STORIA DELLA SVASTICA: DA SIMBOLO A SEGNO

di Renzo Paternoster -

 

 

La svastica ha almeno 5000 anni. Prima che diventasse un simbolo negativo con il nazionalsocialismo, è stata usata – con lievi varianti di forma – come rappresentazione aniconica del principio supremo dell’universo.

La svastica nelle diverse culture

La svastica nelle diverse culture

I simboli nascono con l’uomo, dall’uomo. Un simbolo è una rappresentazione illustrata ed efficace che surroga un concetto, riportando a un piccolo universo di senso. Il simbolo è molto di più di un segno, poiché crea una connessione quasi ontologica tra quello che senza una significazione non sarebbe altro che un segno grafico.
I segni sono generalizzazioni che puntano a un particolare (ad esempio il segno del divieto di sosta); i simboli, invece, colgono il vissuto di un’esperienza percettiva, come può essere un vissuto spirituale o emotivo (ad esempio il simbolo del ♡ rimanda immediatamente all’amore, così un ♡ sintetizza in una forma particolare il concetto di un sentimento, che può essere l’amore, l’emotività, l’amicizia vera).
In definitiva usiamo il segno per trasmettere un’indicazione, poiché esso è una forma fissa che rinvia a un contenuto; mentre il simbolo ha un contenuto polisemico e non convenzionale, che lascia aperte infinite possibilità interpretative.
L’etimologia del termine “simbolo” può aiutarci a comprendere le sue funzioni e il suo valore: dal latino symbŏlum, ossia contrassegno, a sua volta dal greco sýmbolon, derivato di symbállō, ovvero “metto insieme”. Dunque “mettere insieme”, segno e significato.
Ci sono casi in cui un simbolo diventa segno, passando a comunicare qualcosa di comunemente condiviso: è il caso della svastica, che da simbolo diventa segno distintivo che agghiaccia, poiché immediatamente comunicabile con il nazismo.

Santuario Shoin ad Hagi, Giappone

Santuario Shoin ad Hagi, Giappone

La svastica è uno dei simboli più antichi della storia dell’umanità. Sarebbe più corretto riportare il termine al maschile, dunque “lo svastica”, perché nel sanscrito è maschile, tuttavia utilizzo la forma femminile ormai in uso che suona più familiare.
La svastica è una semplice figura geometrica che consiste in una croce a quattro bracci con i terminali piegati con un angolo a 90 gradi in senso orario o antiorario.
L’etimologia spiega quale è stata la sua “funzione” originaria: dal sanscrito svastika, che deriva da svastí, sostantivo neutro che sta per “benessere”, a sua volta composto dal prefisso sv-, ossia “buono”, “che è bene”, e da asti, coniugazione della radice verbale as, cioè “essere”. Il suffisso -ka forma un diminutivo. Per cui svastika è “piccola cosa che porta benessere”.
Il simbolo della svastica si ritrova presso molte popolazioni sin dalla preistoria, dove era variamente interpretato nel quadro del principio supremo dell’universo, maggiormente nel simbolismo solare.
Il motivo della figura geometrica della croce a quattro bracci uncinati, scrive Silvia Ronchey ne La cattedrale sommersa, «dilaga in ogni ansa del labirinto della storia dell’iconografia globale».
L’orientamento ha valenze diverse: nella forma oraria con i rebbi verso destra (卐) indica una fase di generazione, riguarda dunque il futuro, mentre nel verso antiorario con i rebbi verso sinistra (卍) un riassestamento del passato.
Se il termine “svastica” deriva dal sanscrito, il simbolo lo ritroviamo oltre che nelle culture di matrice indoeuropea, anche nelle Americhe del periodo precolombiano, sia nel nord sia nel sud del continente, e in Europa.
La presenza della svastica come simbolo in zone assai differenti e lontane, induce a pensare che questo simbolo per la sua facilità grafica e per le sue svariate valenze sia stato adottato autonomamente e non necessariamente assimilato da una cultura a un’altra.

Il simbolismo esatto della svastica è sconosciuto. A primo acchito intuitivamente il simbolo rimanda subito a un moto di rotazione attorno a un centro, ma le interpretazioni sono molteplici. Innanzitutto come ogni croce, rappresenta il sole nella variante rotatoria o la rotazione del mondo, ma anche i quattro punti cardinali, le quattro fasi della luna, i quattro venti, le quattro stagioni; un centro da cui si irradia una forza creativa, il giro della ruota della vita, i quattro gradi della conoscenza (immaginazione, credenza, le verità intellegibili basate sulla conoscenza, pura intellezione), la figura dell’essere vivente con due braccia e due gambe, la fertilità e la vita, il movimento del tempo, una benaugurale cometa, l’inizio e la fine.
Dunque la svastica è simbolo apotropaico, simbolo religioso e assieme astronomico.

Il reperto rinvenuto in Bulgaria

Il reperto rinvenuto in Bulgaria

La più antica immagine conosciuta della svastica sarebbe emersa da scavi archeologici condotti in Bulgaria nel 2016. Nel villaggio di Riben, nel nord-ovest del Paese, durante gli scavi allestiti per esaminare una fortificazione romana del III secolo d.C., scavando più in profondità gli archeologi si sono imbattuti in un sito probabilmente databile al periodo neolitico. E fra gli oggetti individuati, ora sottoposto a ulteriori analisi per determinare se possa precedere i pittogrammi egiziani, c’era un frammento di ceramica con un pittogramma inciso a forma di svastica.
Di sicuro, in base a scoperte archeologiche sappiamo che la svastica compare in Egitto, pochi secoli prima della nascita di Cristo, ed è presente nelle culture di riferimento di jainisti, buddisti e induisti, nei culti di Odino e di Thor. Tracce antiche della svastica si ritrovano anche in Europa centrale e settentrionale, in particolare nei popoli di Germania, Irlanda, Scozia, Islanda, Finlandia, e quelli della regione della Lapponia.
Il simbolismo della svastica si trova in reperti archeologici appartenenti ai popoli della valle dell’Indo nell’Asia meridionale, nel Tibet (qui nella religione prebuddhistica è utilizzata nella forma con gli uncini che girano in senso antiorario), alle antiche civiltà mesopotamiche e iraniche, alle genti del basso Danubio, alla civiltà micenea e troiana e agli Ashanti in Africa, nell’ebraismo (ad esempio tra le decorazioni della sinagoga di Tel Hum), nel primo cristianesimo (si può trovare la svastica nel pavimento a mosaico della chiesa della Natività a Betlemme).
In epoca moderna e contemporanea, prima dell’avvento del nazionalsocialismo in Germania, il simbolo della svastica è usato in ambito commerciale, su avvisi pubblicitari, nello sport, nelle attività sociali.
Negli Stati Uniti d’America è molto usata prima dell’avvento del nazismo. Probabilmente i “bianchi” l’hanno ereditata dai nativi reinterpretandola come unione delle quattro “elle” di Luck (fortuna), Life (vita), Love (amore) e Liberty (libertà).
Nel nord del continente americano, nello Stato di Ontario, c’è un paese chiamato Swastika; la Coca Cola la utilizza nei suoi gadget (ad esempio nel 1925 la Coca Cola produsse un orologio a forma di una svastica); nel 1916 la ditta Pacific Coast Biscuits la impressiona sulle scatole dei suoi biscotti; nel 1921 Baden-Powell, il fondatore dei Boy Scout, crea un distintivo a forma di svastica che definisce “ponte dell’amicizia”. In Canada una squadra di hockey su ghiaccio femminile la adotta dal 1905 come simbolo.
Nelle sue varianti la ritroviamo anche in Italia, nei mosaici delle domus, nel mausoleo di Galla Placidia, ad Agrigento nella valle dei templi, a Paestum, a Milano scolpita in Sant’Ambrogio, a Ravenna in San Vitale.
A Bali ancora oggi è utilizzata nelle cerimonie come forma di saluto l’espressione Om Swastiastu, per augurare prosperità e benessere. Per questo la ritroviamo anche incisa o dipinta in prossimità di porte, ingressi e luoghi sacri.
In Europa nel 1883 fu fondata la svedese ASEA (Allmänna Svenska Elektriska Aktiebolaget), che aveva una svastica come logo aziendale; la birra danese Carlsberg ha come marchio la svastica dal 1881 e sino al 1938; in Germania fu fondato nel 1907 l’Ordo Novi Templi, organizzazione para-religiosa che propugnava la lotta tra ariani e “razze inferiori”, che utilizza nel suo stendardo un drappo giallo sul quale campeggia una svastica rossa attorniata da quattro gigli rossi.
Con l’avvento del nazismo, il simbolo della svastica pian piano si trasforma in segno distintivo, divenendo Hakenkreuz, la croce uncinata del popolo ariano.

Un antico mosaico a Uzayzy in Giordania

Un antico mosaico a Uzayzy in Giordania

In Germania, il suo utilizzo in politica comincia con i movimenti ispirati dal Volkisch, ideologia etno-nazionalista che poi avrebbe spronato successive degenerazioni politiche.
La storia della svastica nazista nasce da una serie di equivoci.
A fine Ottocento l’archeologo Heinrich Schliemann, scavando in un tumulo a Hisarlik sulla costa egea della Turchia, credette di aver riscoperto l’antica Troia. Qui ritrovò su tantissimi reperti una raffigurazione di una croce con le braccia piegate. Così l’archeologo collegò la svastica a forme simili trovate su del vasellame recuperato in Germania, concludendo che questo simbolo fosse indoeuropeo. Associandolo alle antiche migrazioni dei protoindoeuropei, l’archeologo suppose che fosse un potente simbolo sacro dell’antico popolo germanico di razza ariana.
Già era credenza diffusa negli ambienti scientifici dell’esistenza di una famiglia di lingue detta “indoeuropea” con radici comuni sia sul piano terminologico sia su quello grammaticale. Gli studi etnografici evidenziarono anche una certa comunanza indoeuropea riguardo ai miti e alle credenze. Nella logica dell’epoca tutto questo fu meccanicamente traslato in termini razziali.
Ora, basandosi sulla credenza diffusa in alcuni ambienti scientifici della teoria che da un unico “tipo” umano si sarebbero originate tutte le altre razze umane (suddivise in caucasici, mongoli, etiopi, amerindi, malesi), e dal successivo ordinamento gerarchico di questi gruppi umani, Hitler e i teorici del nazionalsocialismo trassero l’idea che il popolo tedesco fosse discendente diretto dei nobili guerrieri “Arii”, antico popolo nomade appartenente al gruppo indoiranico dei popoli indoeuropei.
Nel 1861 il tedesco Friedrich Maximilian Müller, filosofo, filologo, storico delle religioni, linguista e orientalista tedesco, iniziò a parlare di “razza ariana”, superiore alle altre razze per la sua nobile discendenza. Il concetto di “razza ariana” divenne così l’asse ideologico del nazismo.

Poiché Hitler non riusciva a digerire una visione della storia cristiana della Germania, soprattutto per le connessioni storiche del cristianesimo con quelle ebraiche, accolse l’idea della “arianità” dei tedeschi. In quanto simbolo dell’arianità, la svastica fu così adottata da Hitler dapprima come simbolo del suo movimento, in seguito dal 1933 al 1945 come segno rappresentativo del III Reich.
In questo modo, sacralizzando la sua ideologia, la svastica fu cinta da una corona di quercia (l’antica corona civica, una delle più importanti onorificenze militari della Roma imperiale) il tutto retto da un’aquila ad ali spiegate (simbolo del potere imperiale), diventando Parteiadler, aquila del partito, stemma del Nationalsozialistische deutsche Arbeiterpartei e poi della Germania nazista. La versione dello sfondo rosso con una grande svastica nera su un cerchio bianco, divenne invece dal 15 settembre 1935 la bandiera del III Reich.
Il simbolo della svastica non era perfettamente sconosciuto ad Hitler. Il giovane Adolf viveva in un piccolo villaggio vicino al monastero benedettino di Lambach, nell’Austria superiore. Proprio in questa abazia, durante l’anno scolastico 1897/1898, il piccolo Adolf svolse il compito di chierichetto, partecipando anche al coro di voci bianche. Proprio in questo luogo di culto cristiano scolpita nel muro, al di sopra della grotta della fontana nel cortile, c’era una svastica con la data 1860. Un’altra si trovava anche sul portale del monastero. Tale simbolo compare pure nello stemma personale dell’abate del monastero Theodorich Hagn, oggi ancora presente nella sacrestia dell’abbazia.
Nella visione hitleriana la svastica rappresentava il punto “fisso” (la Germania e i tedeschi) cui sarebbe dovuta avvenire la rotazione del mondo. Dunque un antico simbolo sacro divenne il concentrato dei presunti valori della tradizione storica germanica, il richiamo alla “razza ariana” e il riferimento al destino di purificazione e dominio sugli altri popoli da parte della stessa Germania.

Decorazioni indù in occasioni festive come i matrimoni

Decorazioni indù in occasioni festive come i matrimoni

Morto il nazismo, muore la svastica come segno. Oggi la svastica è divenuta esclusivamente un segno che rappresenta un passato che vorremmo tutti cancellare. Non proprio tutti, visto che puntualmente ricompare quando l’odio razziale si manifesta pubblicamente. Proprio con il segno della svastica riemerge un passato intriso di violenza e disumanità, quando si assiste ai vandalismi di gruppi razzisti che insudiciato sinagoghe, cimiteri ebraici o semplici muri con il “segno del nazismo”, oppure quando si presentano gruppi nostalgici neonazisti, magari con una svastica dissimulata attraverso sottili variazioni.
Con l’estinzione del nazionalsocialismo, la svastica riacquista il significato originario di simbolo, ma ora in senso negativo, poco importa la sua origine e l’uso iniziale prettamente religioso.
Da parte dell’induismo si è cercato di salvare questo simbolo dalla contrarietà popolare e, soprattutto degli ebrei, maggiori “beneficiari” del razzismo letale nazista. Infatti nel 2008, a conclusione di un incontro solenne avvenuto il 20 febbraio a Gerusalemme tra il Gran Rabbinato d’Israele e l’Hindu Dharma Acharya Sabha è sottoscritta una dichiarazione congiunta in cui, tra gli altri punti, si riconosceva la valenza religiosa del simbolo della svastika, rigettando l’utilizzo inappropriato o strumentale dello stesso, come nel caso del nazismo.
Tuttavia la svastica si è ormai macchiata indelebilmente, portando in sé la colpa di aver rappresentato un partito genocida. L’idea di una sua primitiva bellezza, ormai, è irrealizzabile.

Per saperne di più
S. Briosi, Il simbolo e il segno, Mucchi, Modena 1994.
ManWoman, Gentle Swastika: Reclaiming the Innocence, Last Gasp of San Francisco, San Francisco 2001 (trad. it. Hitler non ha inventato la svastica, Coniglio Editore, Roma 2008).
J. Ries, Simbolo. Le costanti del sacro, Jaca Book, Milano 2008.
S. Ronchey, La cattedrale sommersa. Alla ricerca del sacro perduto, Rizzoli, Milano 2017.
S. Heller, The Swastika: Symbol Beyond Redemption?, Allworth Press, New York 2000 (trad. it., Storia universale della svastica. Come un simbolo millenario è diventato emblema del male assoluto, UTET, Milano 2020)