In libreria: Tokyo trial

tokyo1Tra l’aprile 1946 e il novembre 1948, Tokyo fu teatro del più importante processo per crimini di guerra, insieme a quello di Norimberga. Il tribunale internazionale che portò a giudizio ventotto tra le più alte cariche della leadership giapponese rappresentò per le potenze alleate e vincitrici una duplice opportunità: non solo di giudicare i nemici sconfitti, ma anche di stabilire un quadro giuridico che consentisse di perseguire i crimini di guerra e proibire il ricorso alla guerra d’aggressione. Come per la negoziazione delle condizioni di pace per la Germania, la questione non riguardava però soltanto la punizione dei criminali di guerra, ma anche la creazione di un nuovo ordine postbellico. «Nella sua nascita, nel suo decorso e nelle sue conseguenze, il processo di Tokyo fu una sorta di rappresentazione degli enormi mutamenti militari e politici che hanno plasmato l’Asia moderna, oggi la regione strategicamente più importante del mondo.» Per oltre due anni, avvocati di entrambe le parti dibatterono di fronte a un collegio di giudici provenienti non solo da Stati Uniti, Unione Sovietica, Gran Bretagna, Francia, Canada e Paesi Bassi, ma anche dalle nazioni dell’Asia-Pacifico, come Australia, India, Cina, Nuova Zelanda e Filippine. Eppure, nonostante le montagne di documenti prodotti, anziché chiarezza e unanimità il processo portò divisioni e dilemmi. Nel suo dettagliato resoconto, sempre vivace e critico, il già finalista al Premio Pulitzer Gary J. Bass restituisce con grande precisione l’atmosfera di quei giorni e tratteggia i profili psicologici dei tanti protagonisti, mettendone in luce fragilità e contraddizioni. In un’opera ambiziosa e magistrale, frutto di un decennio di scrupolose ricerche che hanno interessato diciotto archivi in oltre sette paesi, Bass fonde con maestria il rigore accademico e una narrazione avvincente, suggerendo fondamentali spunti di riflessione per i dibattiti attuali e futuri sull’approccio della comunità internazionale ai crimini di guerra e al diritto internazionale.
Gary Bass, Il processo di Tokyo: la Seconda guerra mondiale a giudizio – Mondadori, Milano 2025, pp. 864, euro 32,00

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Fabio Isman, L’arte razziata dai nazisti: gli ultimi prigionieri di guerra – il Mulino, Bologna 2025, pp. 232, euro 17,00
Per molte opere d’arte, la guerra è durata assai più a lungo di quanto sia stata realmente combattuta. E per quelle da ritrovare, non si è ancora conclusa. Ne mancano all’appello circa centomila: sono gli ultimi prigionieri di quella guerra.
«Tutti pensano ai nazisti come a degli assassini. Ma prima ancora, sono stati ladri: dal 1933 in poi, ovunque abbiano avuto potere», così Elie Wiesel. Perché si sono impadroniti di una quantità di oggetti di pregio (quadri, gioielli, libri antichi, strumenti musicali o di culto) nettamente superiore alle spoliazioni di Napoleone e di chiunque altro nei tempi più antichi. A distanza di 80 anni dal conflitto non passa quasi settimana che qualcosa non sia ritrovato. Qui si raccontano storie d’arte e di persone: le fatiche per ritrovare il maltolto, i processi in tutto il mondo, le restituzioni e il vissuto cancellato di chi possedeva quei capolavori. Vicende incredibili, autentici thriller per lo più sconosciuti e ignorati.

Maurizio Marzi Wildauer, Il genio di Trieste: nascita e destino di una città cosmopolita – Rubbettino, Soveria Mannelli 2025, pp. 296, euro 24,00
«Una città, allora, è soprattutto ciò che altri prima di noi ne hanno fatto, affinché sia ciò che è; e, allo stesso tempo, è ciò che contribuisce a far di noi ciò che siamo. Questa capacità di essere determinata dai suoi abitanti e, insieme di determinarli, costituisce da sempre il segreto più intimo e recondito che ogni città, piena di storia e di passati, tiene celato nelle sue fibre più nascoste».
Cosa rende davvero solida una società? Le leggi? I commerci? La tolleranza? O, piuttosto, un senso condiviso di appartenenza, una memoria collettiva, un legame profondo con i luoghi dell’abitare? Il Genio di Trieste spiega le modalità con cui gli Asburgo traghettarono la Trieste del Settecento verso la modernità e mostra come proprio in quel processo si celino le radici del drammatico conflitto etnico che, decenni dopo, avrebbe sconvolto il confine orientale. Attraverso un’indagine storica che si snoda dal 1719 alla fine della Grande guerra, l’autore disegna un sorprendente parallelo tra la Trieste cosmopolita di inizio Novecento e l’Europa di oggi. Anche allora, nel 1914, la città sembrava incarnare un modello avanzato di convivenza, dove le differenze culturali, religiose ed etniche apparivano assorbite da un comune slancio liberale e capitalista. Eppure, quella società crollò sotto i colpi dei nazionalismi, svelando la sua natura fragile: una Atopia, un non-luogo privo di radici culturali e valoriali, incapace di resistere all’irruzione della politica nella storia.

Stefano Marcuzzi, L’Europa e la NATO alla fine della Guerra fredda: il crollo dell’ordine bipolare e il dilemma della sicurezza collettiva (1989-1999) – il Mulino, Bologna 2025, pp. 512, euro 32,00
Nel mondo incerto che segue la fine della Guerra fredda, la NATO si trova di fronte alla sfida di ridefinire il proprio ruolo in una nuova Europa. Questo libro racconta la trasformazione dell’Alleanza Atlantica attraverso una prospettiva che mette al centro non solo le due superpotenze, ma soprattutto le dinamiche interne del continente europeo. Gran Bretagna, Francia, Italia, Germania e Polonia emergono come protagoniste di una complessa partita politica, in cui rivalità, ambizioni e compromessi contribuiscono a plasmare il futuro della sicurezza europea. Attraverso un’analisi attenta delle strutture interne della NATO e del ruolo dei suoi Segretari generali, l’autore mostra come decisioni strategiche e tensioni operative si intreccino in un equilibrio delicato tra diplomazia e forza militare. Le crisi nei Balcani diventano il punto di svolta di questa trasformazione: un laboratorio di intervento, dibattito e ridefinizione del significato stesso dell’Alleanza. Un saggio che offre una chiave di lettura nuova sulla rinascita della NATO e sulla costruzione della sicurezza europea del XXI secolo.

Giorgio Rochat, Le guerre italiane 1935-1943: dall’impero d’Etiopia alla disfatta – Einaudi, Torino 2025, pp. 462, euro 15,00
Otto anni di guerre ininterrotte. In Etiopia, un fragile impero presto perduto. La guerra civile spagnola. Sulle Alpi contro la Francia. Contro la Grecia, un fallimento. Contro gli inglesi nel Mediterraneo e in Africa settentrionale, con alterne vicende. La dura occupazione dei Balcani da Lubiana all’Egeo. Guerra anche in Russia, fino al Don. Tutte guerre di espansione, alla ricerca del principale obiettivo della dittatura di Mussolini. Che tuttavia non seppe condurle con la determinazione necessaria per coinvolgere davvero gli italiani. Fino ad arrivare alla disastrosa sconfitta del conflitto mondiale.
Guerre in buona parte dimenticate, rimosse. Questo volume le racconta, spiegando la tragica superficialità con cui furono affrontate e condotte: l’insufficienza degli alti comandi e degli armamenti, i limiti di addestramento delle truppe, le loro capacità di resistenza e sacrificio in conflitti che non capivano ma che combattevano per obbligo, disciplina, spirito di corpo. Guerre tragiche da restituire alla memoria della nostra nazione.

Károly Kerényi, Gli eroi della Grecia – il Saggiatore, Milano 2025, pp. 520, euro 22,00
Che cosa possiamo riconoscere di profondamente umano negli eroi del mito? Il coraggio, o forse la fragilità? L’ambizione, o invece la tracotanza? Vertice della ricerca filologica e storica di Károly Kerényi sulla genesi e le forme della mitologia, Gli eroi della Grecia è un classico contemporaneo, qui riproposto in una nuova edizione illustrata da Sarah Mazzetti.
Convinto che gli eroi non siano soltanto individui capaci di imprese straordinarie o i protagonisti di antiche leggende, quanto piuttosto la rappresentazione delle più abissali passioni umane, Károly Kerényi ci invita in queste pagine a rileggere e riscoprire le storie dell’antichità greca: da Cadmo, Cecrope e Perseo, che ricorrendo a pietre, spade e denti di drago fondarono le più importanti città dell’Ellade, all’invincibile Eracle, che sconfisse ogni mostro del pianeta per poi morire a causa di un dono dell’amata Deianira; dall’errore dell’ansioso Orfeo che condannò Euridice alla morte eterna a quello del distratto Teseo che uccise Egeo, fino a quello dell’inconsapevole Edipo che maledisse per sempre la sua famiglia; dai campioni omerici Achille, Ettore e Odisseo ai meno noti Anfiarao, Eumolpo e Telefo, che osò sfidare l’esercito greco ben prima dei troiani.
Non esiste un Olimpo per gli eroi, uomini e donne mortali come tutti noi eppure straordinari, vincolati alla finitudine terrena eppure in grado di raggiungere l’immortalità grazie alle loro azioni. Indagando di ognuno l’archetipo che si cela dietro al mito, tra imprese titaniche e passioni smisurate, questo libro ci invita a guardare a essi come a specchi deformanti, rivelatori dei nostri pregi e debolezze, della nostra forza e della nostra vulnerabilità.

Romain Rolland, Gandhi, la grande anima – Diarkos, Sant’Arcangelo di Romagna 2025, pp. 144, euro 14,00
Quello che fa Romain Rolland, tra i più significativi intellettuali francesi dello scorso secolo, è un ritratto profondo e dettagliato del mahātmā Gandhi, padre politico dell’India moderna, leader spirituale e uomo d’azione, che con la forza della non violenza ha cambiato per sempre il modo di pensare e praticare la resistenza all’oppressione. Dai suoi esordi come giovane avvocato in Sud Africa, dove maturò i principi della disobbedienza civile, fino alla guida del movimento per l’indipendenza dell’India dall’Impero britannico, Rolland ripercorre i momenti cruciali della sua grandiosa esistenza. Il pacifismo radicale, propugnato con coraggio e determinazione in un mondo sempre più diviso dai nazionalismi e incendiato dai conflitti armati, ha avvicinato i due pensatori d’Oriente e Occidente, aprendo porte di rispetto e tolleranza che ancora oggi illuminano il nostro presente. Un’opera imprescindibile per comprendere l’eredità della “grande anima” e il valore universale del suo messaggio di pace e giustizia.

Nicoletta Dacrema (a cura di), Almanacco di guerra 1914-1916 – Franco Angeli, Milano 2025, pp. 216, euro 36,00
Cosa sono gli Almanacchi-di-guerra? Quale ruolo hanno svolto, durante la prima guerra mondiale, come strumenti di propaganda a un tempo politica e culturale? Quali procedure della rappresentazione narrativa del fenomeno bellico si configurano nel fenomeno letterario degli Almanacchi-di-guerra? E, ancora, come si configura, nelle loro pagine, il problema dell’identità ‘austriaca’ e dell’evolversi dell’ideologia dello spazio absburgico in rapporto al mondo tedesco?
Da tali interrogativi prende le mosse questo volume che, con la prima traduzione a livello internazionale del Kriegsalmanach 1914-1916, offre una lettura in “presa diretta” del conflitto da parte della intelligencja imperial-regia nell’epoca più incandescente della Duplice Monarchia.