In libreria: Complicità

9788804754053_0_0_424_0_75Chi erano i nazisti? Da chi era composto l’entourage di Hitler? Erano dei criminali e degli psicopatici coloro che negli anni Trenta salirono ai vertici del – le istituzioni della società tedesca? Fu la loro innata malvagità o piuttosto l’ambizione, l’opportunismo, la brama di potere a fare di loro gli artefici di un regime sanguinario? Sono queste le domande al centro del nuovo libro di Richard J. Evans, tra i maggiori storici della Germania nazista. Domande alle quali Evans risponde attingendo alle più recenti evidenze storiografiche, in un’accurata analisi che ricostruisce i profili di leader, funzionari, propagandisti e collaboratori comuni che aiutarono il Führer in molteplici modi. Tra quanti resero possibile la dittatura, la guerra, la persecuzione delle minoranze e il genocidio degli ebrei, molti infatti provenivano da ambienti borghesi, condividevano la cultura e i valori di un mondo segnato dal nazionalismo e dal conservatorismo, e quasi tutti avevano in comune l’esperienza scioccante di una brusca perdita di status e di riconoscimento sociale. Hitler offrì loro una via d’uscita dalla frustrazione e dall’insignificanza, attraverso l’appartenenza alla Volksgemeinschaft, la comunità nazionale basata sulla razza e sull’etnia. Tanto bastò per tacitare il loro senso morale e per trasformarli in pianificatori ed esecutori di crimini spaventosi. Una parabola, del resto, non troppo diversa da quella della maggior parte della popolazione tedesca, che tra propaganda e coercizione, tra consenso e violenza, per quasi un decennio non fece mancare la propria adesione al regime, il più delle volte distogliendo lo sguardo dalle atrocità che venivano commesse sotto i suoi occhi. Da Hermann Göring a Joseph Goebbels, da Heinrich Himmler ad Albert Speer, da Adolf Eichmann a Leni Riefenstahl, Evans ricostruisce poi le vicende e le personalità degli uomini più vicini al Führer, gettando una luce nuova sulle motivazioni che li spinsero a servire il regime. I complici di Hitler è un’opera inquietante e magistrale, che rivela le reali dinamiche del consenso al Terzo Reich, e acquista una nuova urgenza e importanza se messa in dialogo con l’ascesa di uomini forti e aspiranti dittatori che dall’inizio del XXI secolo minacciano le istituzioni democratiche in molti Paesi del mondo, spesso con un notevole sostegno popolare.
Richard J. Evans, I complici di Hitler: gli aiutanti e i carnefici del Terzo Reich, Mondadori, Milano 2026, pp. 660, euro 35,00

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Fabio De Ninno, L’Italia sul mare. La politica di difesa dalla NATO al Mediterraneo allargato, Laterza, Roma-Bari 2026, pp. 296, euro 24,00
Dall’Unità al 1943, l’Italia ha guardato al mare come spazio privilegiato per affermarsi come grande potenza grazie a una forza navale capace di confrontarsi con Francia e Gran Bretagna nel Mediterraneo. Dopo la sconfitta nella Seconda guerra mondiale, nel nuovo contesto della Guerra fredda, il nostro Paese ha dovuto ripensare radicalmente quel ruolo ed è stato ancora sul mare che si è giocato il suo destino geopolitico. Dalla minaccia atomica alla crisi energetica, fino al ritorno del Mediterraneo allargato come teatro di instabilità, il libro mostra come l’Italia abbia cercato – spesso tra contraddizioni e limiti strutturali – di ridefinire il proprio ruolo internazionale attraverso la sicurezza marittima. Difesa, modernizzazione militare, pressioni alleate, dipendenza energetica e scelte di bilancio diventano così strumenti per leggere le trasformazioni strategiche della Repubblica italiana.
Una storia che intreccia politica estera, sicurezza, economia e cultura strategica per spiegare l’origine della crescente presenza militare internazionale dell’Italia attraverso lo spazio marittimo.

Pier Luigi Petrillo, L’Iran degli ayatollah, il Mulino, Bologna 2026, pp. 192, euro 16,00
L’Iran è un paese unico, ma non è un paese solo. Se guardiamo al suo regime, vediamo uno dei sistemi politici più originali del mondo musulmano: uno stato in cui il potere palese e occulto funziona in maniera diversa da tutti gli altri stati islamici (vicini per lo più ostili, che infatti considerano l’Iran una «eresia»). Se guardiamo alla storia e alla geografia, capiamo che l’Iran è un paese cerniera tra mondo arabo e mondo islamico, ma senza appartenere a nessuno dei due: perché ancora oggi è l’antico impero persiano a plasmare la concezione che gli iraniani hanno del loro posto nel mondo. Intrecciando la descrizione della forma di governo – il regime fondato da Khomeini nel 1979 – a dati culturali, politici, sociali ed economici di lungo periodo, questo libro accompagna il lettore in un percorso fatto di mille colori, suoni e contraddizioni, fino a descrivere il senso delle proteste che negli ultimi anni hanno agitato il potere ufficiale. Emerge così un paese dai tanti volti e dalle tante voci caratterizzato, da un lato, dal diffuso desiderio di costruire un futuro diverso e, dall’altro, dal rifiuto di ogni egemonia straniera che possa intaccare il forte orgoglio popolare.

Grégory Cingal, Gli ultimi della lista, Mondadori, Milano 2026, pp. 276, euro 21,00
Agosto 1944. Parigi è ormai vicina alla Liberazione, ma dalla Gare de l’Est continuano a partire treni carichi di deportati, tra cui un convoglio composto da trentasette ufficiali dei servizi segreti alleati. Tra loro, il comandante Forest Yeo-Thomas, inviato speciale di Churchill; il capitano Harry Peulevé, membro dello Special Operations Executive; e il tenente Stéphane Hessel, agente dei servizi segreti della Francia libera. Destinazione: il Block 17 del campo di concentramento di Buchenwald. A tre settimane dall’arrivo, i loro nomi appaiono in una lista di uomini da giustiziare. Cercando la complicità della resistenza clandestina del campo, i tre ufficiali riescono infine a mettere a punto un piano tanto incerto quanto rischioso: darsi alla fuga assumendo l’identità di alcuni prigionieri del vicino Block 46, il “blocco delle cavie”, rimasti vittime degli esperimenti condotti dalle squadre mediche naziste per formulare un vaccino contro il tifo. Gli ultimi della lista ritrae tutte le forze in gioco a Buchenwald, triangoli verdi e rossi (i prigionieri comuni e quelli politici), guardie SS e Gestapo, esplorando gli equilibri alla base di quella che Primo Levi chiamò “la zona grigia”: un’area di compromesso tra persecutori e vittime, dove le possibilità di sopravvivenza dipendevano anche dal grado di complicità, resistenza e doppio gioco nei confronti dell’ordine imposto dai nazisti. Conciliando magistralmente una minuziosa ricerca storica e gli espedienti drammatici del romanzo, Grégory Cingal cattura tutta la tensione emotiva di questa vicenda che ha dell’incredibile, trasponendola in una corsa mozzafiato contro il tempo.

Niccolò Lucarelli, Le relazioni fra Italia e Albania. 1910-1940, Mursia, Milano 2026, pp. 368, euro 20,00
«L’Albania fu l’ultima avventura coloniale dell’impero fascista prima della tragedia della Seconda guerra mondiale, fu l’illusione che avrebbe dovuto aprire all’Italia le porte dei Balcani, fu la terra di operazioni commerciali e industriali non sempre andate a buon fine, spesso con risultati al di sotto delle attese.»
Il volume ripercorre le relazioni italo-albanesi a partire dai moti per l’indipendenza del Paese, cui seguirono l’impegno militare del Regio Esercito nella Grande Guerra, il tentativo di protettorato e le ambigue relazioni politiche ed economiche intrattenute dal fascismo fino all’invasione del 1939 e la successiva occupazione. Trenta anni di storia politica e militare ripercorsa anche attraverso fonti albanesi, tedesche e statunitensi poco note o inedite per l’Italia, documentando i complessi rapporti diplomatici fra i due Paesi e le strategie politiche dei vari governi che, da Giolitti a Mussolini, affrontarono la “questione albanese”. In mezzo, un Paese complesso caratterizzato da un mosaico sociale legato alle proprie tradizioni dove allignavano orgoglio e diffidenza, due caratteri che hanno influenzato lo sviluppo delle relazioni fra i due Paesi.

Nicoletta Dacrema (a cura di), Almanacco di guerra 1914-1916, Franco Angeli, Milano 2026, pp. 216, euro 36,00
Cosa sono gli Almanacchi-di-guerra? Quale ruolo hanno svolto, durante la prima guerra mondiale, come strumenti di propaganda a un tempo politica e culturale? Quali procedure della rappresentazione narrativa del fenomeno bellico si configurano nel fenomeno letterario degli Almanacchi-di-guerra? E, ancora, come si configura, nelle loro pagine, il problema dell’identità ‘austriaca’ e dell’evolversi dell’ideologia dello spazio absburgico in rapporto al mondo tedesco?
Da tali interrogativi prende le mosse questo volume che, con la prima traduzione a livello internazionale del Kriegsalmanach 1914-1916, offre una lettura in “presa diretta” del conflitto da parte della intelligencja imperial-regia nell’epoca più incandescente della Duplice Monarchia.

Claudio Povolo, Gli irriducibili. Inimicizie, violenza e banditismo in età moderna, pp. 304, euro 28,00
Dove la legge bandiva gli uomini, nacquero i fuorilegge. Esclusi per sempre dalla propria comunità, i banditi divennero spesso degli irriducibili e oppositori del sistema che li aveva espulsi. Tra XVI e XVII secolo, il bando perse la sua funzione tradizionale di mediazione nelle inimicizie familiari per assumere un carattere radicale: chi lo violava poteva essere ucciso impunemente. Per affrontare la complessa situazione sociale le autorità ricorsero a taglie e premi, alimentando la violenza privata e incentivando veri e propri «imprenditori della violenza». Nell’ampia pianura posta sotto il dominio della Repubblica di Venezia e in altri stati territoriali, banditi e cacciatori di taglie si fronteggiarono in un violento clima conflittuale. Claudio Povolo mostra come repressione, cultura della vendetta e nuove concezioni dell’ordine sociale si intrecciarono in un contesto che anticipa moderni miti di fuorilegge e giustizia privata.

Mark Mazower, Sull’antisemitismo, Einaudi, Torino 2026, pp. 374, euro 25,00
Di cosa parliamo, storicamente, quando parliamo di antisemitismo? Si può difendere l’idea di uno Stato palestinese o attaccare le politiche israeliane senza essere etichettati come antisemiti? Essere critici verso il sionismo rende automaticamente antisemiti? È consentito paragonare Israele al Sudafrica o, se vogliamo, al Terzo Reich? Gli ebrei possono dire cose che i non ebrei non possono dire? Chi può parlare a nome degli ebrei e chi no? Viviamo in una tempesta perfetta di incomprensione che soffoca il dibattito e inibisce una discussione ragionevole – oltre a impedire qualsivoglia autentico progresso. Mark Mazower ci mostra in modo chiaro e accurato come siamo arrivati a questo punto, cercando di fare luce piuttosto che attribuire colpe e responsabilità.

Lucio Russo, Il tracollo culturale. La conquista romana del Mediterraneo (146-145 a.C.), Carocci, Roma 2026, pp. 300, euro 27,00
Il biennio 146-145 a.C. costituisce uno spartiacque della storia del mondo mediterraneo in genere non considerato: in quegli anni Roma si impadronì di tutto il Mediterraneo, distruggendo Cartagine, sottomettendo la Grecia e riducendo Egitto e Siria a Stati fantoccio alle sue dipendenze. L’espansione del potere di Roma e di una cultura dominante avversa si accompagnò a un grave regresso culturale, finora in larga parte ignorato, che viene qui descritto illustrandone vari aspetti: il declino della scienza, la fine delle ricerche filosofiche e linguistiche, la profonda trasformazione della tecnologia, che ruppe ogni legame con le acquisizioni scientifiche e la cultura scritta, e la drastica riduzione delle conoscenze geografiche. Grazie all’arricchimento delle fonti consultate e all’ampliamento delle argomentazioni a supporto delle tesi sostenute, questa nuova edizione completamente rivista fornisce una ricostruzione storica ancora più precisa del periodo in esame e mostra come quell’antica tragedia e l’oblio in cui è caduta abbiano condizionato in modo radicale tutta la successiva cultura occidentale fino a oggi.

Pietro Rossi, Il senso della storia. Dal Settecento al Duemila, il Mulino, Bologna 2026, pp. 480, euro 19,00
La nozione di «storia», intesa come una realtà oggettiva che abbraccia le vicende del genere umano in tutte le epoche, sorge in età moderna, insieme ai concetti di progresso e di civiltà. Lo sviluppo dell’umanità acquista così un significato nuovo, quello di un processo graduale da un originario stato selvaggio alla barbarie, e dalla barbarie alla civiltà. Si pongono problemi come quello della direzione di questo sviluppo, del significato positivo o negativo del «progresso», del «soggetto» del processo storico, dell’unità della storia o della pluralità delle civiltà. In questo quadro si colloca la riflessione di autori come Voltaire, Kant, Herder, Hegel, Comte, Marx, Burckhardt, Nietzsche, Spengler, Toynbee. Un multiforme e complicato processo che l’autore illustra dalle origini fino all’incombente marginalità dell’Europa, una deriva drammaticamente attuale.

Omar Coloru, L’assedio di Tiro. 332 a.C. L’impresa epica di Alessandro Magno, Carocci, Roma 2026, pp. 116, euro 15,50
Nel 332 a.C. Alessandro Magno sfidò il mare costruendo un molo per raggiungere l’isola di Tiro, la ricca e potente città fenicia che gli resisteva. In questa azione si fusero ingegno tecnico, violenza e propaganda, trasformando l’assedio in un evento destinato a segnare la memoria storica. Attraverso l’analisi delle fonti antiche e della lunga ricezione del mito di Tiro, il volume mostra come quell’episodio sia divenuto nei secoli un modello ideale di conquista. La città fenicia non fu soltanto paradigma dell’assedio perfetto, ma anche della sfida vittoriosa agli ostacoli imposti dalla natura stessa. Il suo ricordo contribuì inoltre a proiettare l’immagine di Alessandro su altri protagonisti del potere, da Antigono Monoftalmo ai generali e statisti dell’età moderna come Alessandro Farnese e Richelieu, in una continuità simbolica tra guerra, politica e dominio.