I PONTIERI DI NAPOLEONE CANCELLANO I FIUMI

di Massimo Iacopi –

 

I pontieri del Genio di Napoleone furono specialisti nel realizzare attraversamenti improvvisati per consentire alla Grande Armée di affrancarsi dall’ostacolo rappresentato dai corsi d’acqua.

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Essling, 22 maggio 1809, ore 7.30 del mattino. Da più di tre ore l’esercito francese di Germania (1) attacca le forze austriache per uscire dalla testa di ponte, costituita la vigilia sulla riva sinistra del Danubio, dove l’Arciduca Carlo d’Asburgo Teschen si è rifugiato. Le unità hanno attraversato il fiume in tre ponti improvvisati, che consentono di far passare i fanti, i cavalieri e i pezzi di artiglieria e tutti i cassoni delle munizioni. Napoleone dispone di 60mila uomini e 144 cannoni. Di fronte ha 90mila austriaci con più di 250 cannoni. Nonostante l’inferiorità numerica, egli non attende i suoi rinforzi e decide di attaccare il centro del dispositivo austriaco per approfittare del suo schieramento concavo e diluito, intorno alla testa di ponte. Ma poco dopo il generale corso è costretto a sospendere l’offensiva, in quanto le divisioni francesi vengono fatte oggetto di un terribile fuoco di sbarramento di artiglieria. Verso le ore 21 il combattimento si arresta e i francesi si rifugiano nell’isola di Lobau. Napoleone subisce per l’occasione il suo primo pesante rovescio.

Il Danubio, fiume patriota

La battaglia del ponte Traun vicino Ebelsberg il 5 maggio 1809

La battaglia del ponte Traun vicino Ebelsberg, 5 maggio 1809

Il rovescio di Essling mette in luce il ruolo vitale esercitato dal Corpo dei Pontieri, le cui capacità sono state sottovalutate nel corso delle operazioni di attraversamento del Danubio. Il sito di passaggio, scelto a valle di Vienna all’altezza di Ebersdorf e dell’isola di Lobau, comprende diverse isole che separano il fiume in tre bracci, che occorre superare in successione. I due primi bracci, fra la riva destra e l’isola di Lobau sono larghi da 440 a 360 metri. Il terzo misura 160 metri. Non sono ostacoli trascurabili, soprattutto nel periodo di piena, conseguente allo scioglimento delle nevi. Di fatto, Napoleone decide di anticipare la sua offensiva per evitare un rafforzamento dell’esercito dell’arciduca Carlo.
Quattro ponti flottanti vengono costruiti fra il 18 e il 20 maggio per raggiungere l’isola di Lobau. L’ultimo ponte, fra l’isola e la riva sinistra, viene costruito in tre ore nella notte fra il 20 ed il 21 a partire dall’equipaggio di ponte austriaco di 60 battelli, catturato dal generale Andrea Massena a Landshut il 21 aprile. Ma dall’inizio del combattimento, i danni subiti dai diversi ponti disponibili mettono in seria difficoltà i piani di Napoleone. Il 21 maggio i supporti del secondo braccio cedono sotto l’impatto di un battello carico, lanciato dagli Austriaci e spinto dalla corrente del fiume. Poi tocca al ponte del primo braccio, che si rompe nel pomeriggio per la crescita dell’acqua di piena che fa salire il livello del Danubio di oltre 1 metro. I ponti vengono riparati, poi nuovamente rotti nel corso del pomeriggio dall’onda di piena. Nella notte, un’ulteriore crescita del livello delle acque di oltre 4 metri spezza uno dei grandi ponti. Il 22 maggio gli austriaci moltiplicano il lancio di mezzi flottanti che distruggono, ancora una volta, i ponti sul grande braccio del fiume. Il rifornimento delle munizioni è paralizzato e i Francesi vengono costretti a ripiegare a sud del Danubio.
Napoleone apprende la lezione e sei settimane più tardi prepara meticolosamente l’attraversamento del suo esercito, come atto preliminare per la battaglia di Wagram. Egli affida questo compito a ufficiali delle “Armi Dotte” (2): il generale Henri Gatien Bertrand, comandante del Genio dell’Esercito (3), assistito dal generale Joseph Rogniat (4) comandante del genio del 2° Corpo e del generale Luois François Foucher de Careil, comandante in seconda dell’artiglieria dell’esercito francese.
I tre ufficiali fanno inizialmente tutto il possibile per fortificare l’isola di Lobau, strategico trampolino di lancio per sbarcare sulla riva sinistra del Danubio. Rinforzano la solidità e la sicurezza dei ponti che consentono il trasferimento dalla riva sud verso l’isola: ciascuno dei due grandi bracci viene attraversato da un ponte su pali e uno di battelli. Queste opere sono protette da un ostacolo flottante, fissato a pali, e da una flottiglia di barche cariche di marinai incaricati di bloccare i carichi lanciati dall’avversario. Rogniat e Foucher effettuano la ricognizione della riva nord per localizzare i punti eventuali di attraversamento. Questa attività non è altro che un’illusione, destinata a richiamare l’attenzione degli Austriaci nei punti meno idonei. Napoleone, in effetti, ha previsto di aggirare le difese del nemico sbarcando, non a nord, ma a est delle fortificazioni realizzate fra Aspern, Essling ed Ezersdorf.

Cancellare i fiumi

Per assicurare un flusso rapido di sbarco delle truppe e saturare le difese austriache, vengono varati 9 ponti dall’isola di Lobau verso la riva sinistra del fiume, a partire dalle ore 22.00 del 4 luglio. Alle 4 del mattino, 70mila uomini hanno già attraversato il fiume. Gli Austriaci, sorpresi, sono obbligati a ritirarsi verso Wagram. Napoleone si dice soddisfatto nel 24° Bollettino della Grande Armée: “Il Danubio non esiste più. Il generale conte Bertrand ha fatto eseguire lavori che suscitano sbigottimento ed ispirano l’ammirazione… Le opere sul Danubio sono fra le più belle che siano state mai realizzate in campagna”.
La sconfitta di Essling e la vittoria di Wagram sono la conseguenza della gestione improvvisata nel forzamento del Danubio nel primo caso, e di una perfetta pianificazione nel secondo. Il successo di questa operazione si deve all’esperienza dei pontieri napoleonici (il termine deriva da pontone, che designa una barca in rame, facilmente trasportabile). Il corpo dei pontieri era stato creato nel 1795 a partire da alcune compagnie di battellieri del Reno, arruolati all’inizio delle guerre rivoluzionarie. Il corpo viene integrato nell’Arma di Artiglieria, in quanto ha come missione quello di facilitare il passaggio dei corsi d’acqua, specialmente per carichi i più pesanti. Al primo battaglione costituito viene affidato il compito del servizio dei ponti sul Reno, ma il secondo battaglione, creato nel 1797, modifica la scelta dei compiti originari, venendo assegnato direttamente a una forza operativa, l’esercito della Sambre e della Mosa.
Il nuovo imperativo categorico della mobilità che caratterizza le forze moderne, implica di dotare ogni armata francese di unità specializzate nel superamento di ostacoli. Sotto l’Impero, l’accrescimento degli effettivi della Grande Armée si accompagna in parallelo a un aumento del corpo dei pontieri che comprende, al suo apogeo nel 1813, 28 compagnie, per un totale di 3900 uomini. Essi assolvono tre tipi di missioni: assicurare l’attraversamento e il forzamento dei corsi d’acqua in presenza del nemico, manutenzionare e riparare i materiali e le opere realizzate (ponti di battelli, di pontoni, materiali destinati al trasporto di battelli), manovrare le scialuppe cannoniere su fiumi e laghi.
I pontieri non hanno l’esclusiva delle operazioni di attraversamento. Sono infatti in concorrenza con gli zappatori del Genio. Specializzati nei lavori in terra e di scavo, questi ultimi dispongono di conoscenze relative ai lavori in legno e terra e quindi si occupano anche dei ponti fissi. Essi intervengono tuttavia, più in una logica di ripristino che del superamento di un ostacolo topografico. In pratica, il personale dei due Corpi viene spesso impiegato indifferentemente per gestire la costruzione delle opere fisse o flottanti.

Italia, il tempo dell’opportunismo

Le condizioni di intervento dei pontieri vengono sconvolte dalla prima campagna d’Italia del 1796-97, marcata da molteplici combattimenti per l’attraversamento di corsi d’acqua. L’Italia del Nord è compartimentata dal Po e dai suoi affluenti di destra, come il Tanaro e la Bormida, e da quelli di sinistra, come il Ticino, l’Adda e il Mincio. Tutti questi corsi d’acqua condizionano i piani d’operazioni e le condizioni tattiche di attraversamento.
L’esercito francese d’Italia non dispone di equipaggi di ponte, fatto che spinge Napoleone ad appoggiarsi sulle risorse locali. Egli dispone, tuttavia, di un ufficiale pontiere competente ed energico nella persona di Antoine François Andreossy (6). La manovra di Lodi risulta fra le più famose operazioni di forzamento durante la Campagna d’Italia. Essa combina una diversione su Valenza e una incursione per attraversare il Po all’altezza di Piacenza. Durante la progressione dell’avanguardia, che supera 60 chilometri in 36 ore, Andreossy riesce a catturare diversi battelli di trasporto austriaci che consentono alle prime forze di attraversare il Po, con mezzi discontinui, al fine di stabilire la testa di ponte il 7 maggio 1796. Egli stabilisce, in seguito un ponte volante, facendo passare 500 uomini all’ora. La divisione del generale Amedeo Emanuele Laharpe attraversa di notte, alla luce delle torce, mentre la divisione del generale Pierre François Augerau attraversa il fiume 10 km a monte su un altro battello. Le truppe del genio del generale François de Chasseloup Laubat raggiungono la testa di ponte per organizzarvi il trinceramento, in modo da resistere ai contrattacchi austriaci. Andreossy costruisce nel frattempo un ponte flottante per aumentare il flusso di attraversamento con un passaggio continuo.
Dal mattino dell’8 maggio Napoleone dispone di una massa critica di forze sulla riva sinistra del Po per respingere gli Austriaci. La capacità tecnica del forzamento di un corso d’acqua e la sua velocità di esecuzione sono state la chiave del successo dell’operazione. L’operazione successiva sarà quella del superamento dell’Adda. Gli Austriaci contano di impiegare il fiume come ostacolo e difesa, Bonaparte lancia le sue forze sul punto di passaggio di Lodi, senza dare il tempo al nemico di organizzare una qualche difesa. Per disarticolare l’avversario, il 10 maggio combina un passaggio a guado a monte e un passaggio di viva forza da parte di una colonna di granatieri sul ponte di Lodi. Ancora una volta, sprovvisto di mezzi di attraversamento, Napoleone gioca sul tempo e la sorpresa per impadronirsi di infrastrutture esistenti ed evitare attraversamenti discontinui. Venti giorni più tardi impiega gli stessi metodi per impadronirsi del ponte di Borghetto e attraversare il Mincio, fatto che obbliga una parte dell’esercito austriaco a ritirarsi verso il Tirolo, mentre il resto si trincera nella città di Mantova.
La campagna d’Italia inaugura un metodo che privilegia la cattura rapida di infrastrutture grazie alla sorpresa e utilizzando solo modi classici di attraversamento basati su ponti volanti o ponti flottanti. L’assenza di equipaggi di ponte viene trasformata da Bonaparte in opportunità per accelerare il ritmo dei suoi passaggi, in coerenza con i vincoli di rapidità che impone alle sue manovre.

Beresina, una vittoria in forma di disastro

Il forzamento più mitico delle campagne napoleoniche è costituito dal passaggio della Beresina, che salva la cattura dell’imperatore, del suo stato maggiore e di più di 25mila uomini. L’operazione fornisce la testimonianza di un soprassalto tattico di Napoleone nel pieno disastro strategico della campagna di Russia. Essa dimostra inoltre la intercambiabilità (porosità) fra i corpi dei pontieri e del genio zappatori, strettamente associati come a Wagram.
L’esercito francese, che ha evacuato Mosca il 19 ottobre 1812, viene accerchiato dalle forze russe di Michail Ilarionovic Kutuzov a est, di Wittgenstein a nord e di Shigakov a ovest. I Francesi potrebbero attraversare la Beresina e ritrovare le comunicazioni verso la Polonia attraverso Vilnius, ma i Russi bruciano il solo ponte disponibile di Borissov il 24 ottobre, prima di ritirarsi a ovest del corso d’acqua.
Per uscire dalla nassa (gabbia), Napoleone viene obbligato a mettere in opera un’operazione classica di passaggio difensivo. Il problema è il fatto che, conformemente alla sua dottrina di “attraversamento opportunistico” che lo convince di potersi impadronire del ponte di Borissov, egli ha ordinato il 19 novembre a Orcha di bruciare gli equipaggiamenti di ponte. Per fortuna, il generale Jean Baptiste Eblé, il responsabile del servizio, ha eseguito solo parzialmente l’ordine imperiale: conserva infatti 6 cassoni contenenti strumenti, utensili, chiodi, giunti chiodati per legno e ferro, oltre a due vetture di carbone per alimentare le forge che accompagnano i traini d’artiglieria. Eblé ha chiesto a ciascuno dei suoi 400 pontieri di prendere a Smolensk utensili, chiodi, giunti e ferro.
Grazie a queste precauzioni, Eblé possiede tutto il materiale necessario per fabbricare un ponte, tenuto conto che il legname è disponibile sul luogo dell’attraversamento. La sua iniziativa viene implementata e completata dalla localizzazione effettuata dal generale di cavalleria Jean Baptiste Corbineau, che scopre il guado di Studianka, 15 km a monte di Borissov. Questa informazione consente a Napoleone di giocare d’astuzia come a Wagram: egli simulerà un passaggio di viva forza a Borissov, mentre Eblé preparerà il vero attraversamento di Studianka. Egli viene assistito dal comandante del Genio, general Chasseloup Laubat e dai suoi zappatori.
Per attraversare il fiume, largo 100 metri con una profondità massima di 2 metri, vengono costruiti due ponti, uno per pedoni e per cavalieri e uno per i cassoni d’artiglieria. I lavori hanno inizio nella serata del 25 novembre. Il primo ponte è pronto per le ore 13 del giorno dopo. Alle 16 il ponte dei carriaggi viene messo in servizio. Quest’opera, il cui piano di calpestio è stato realizzato con pezzi di legno sparsi per mancanza di tavole abbastanza solide, subirà un certo degrado a causa delle scosse risultanti dalla circolazione delle vetture. Si rompe per ben tre volte, fatto che obbliga i pontieri a intervenire nelle acque gelate.
Nella serata del 27 novembre i pontieri hanno salvato la Grande Armée, almeno le truppe che ancora costituivano la grande unità e che hanno potuto attraversare il fiume. Questo magnifico successo tattico viene seguito dal dramma del 29 novembre, quando viene ordinata la distruzione dei ponti, fatto che suscita l’affollamento dei ritardatari, che muoiono affogati. Quasi 10 mila verranno catturati dai Russi. Ma Napoleone è riuscito a salvarsi con i resti della sua Armata e il sacrificio dei pontieri contribuirà ad allungare di tre anni la saga imperiale.

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Note
(1) L’Esercito francese di Germania viene costituito da Napoleone nel 1809, per succedere alla Grande Armée, disciolta dopo il trasferimento di una parte delle sue unità in Spagna.
(2) Le armi del Genio e dell’Artiglieria che presuppongono conoscenze scientifiche per la loro messa in opera ed impiego, vengono qualificate come “Armi Dotte”.
(3) Aiutante di Campo di Napoleone nel 1805, il generale Henri Gatien Bertrand accompagnerà l’imperatore nell’isola d’Elba, quindi a Sant’Elena, dove Napoleone gli detta le sue Memorie.
(4) Ufficiale del genio che partecipa a numerosi assedi come quelli di Danzica, di Tarragona e di Valenza, Joseph Rogniat è conosciuto specialmente per le sue Considerazioni sull’arte della guerra, pubblicate nel 1816, nelle quali l’ufficiale critica alcune manovre di Napoleone.
(5) Considerato come uno dei migliori artiglieri della Grande Armée Luois François Foucher de Careil si illustra nuovamente ad Austerlitz, Jena e la Moscova, prima di terminare la sua carriera sotto la Restaurazione.
(6) Direttore del servizio dei ponti durante la prima campagna d’Italia e la campagna d’Egitto, Antoine François Andreossy diviene Capo di stato maggiore di Bonaparte al momento del 18 brumaio, quindi dirige l’amministrazione dell’artiglieria e del genio, prima di effettuare missioni diplomatiche (ambasciatore a Londra, Vienna e Constantinopoli).

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Per saperne di più
Beraud Staphane, La Revolution militaire napelonienne, tomo 2, “Les Batailles”, Bernard Giovanangeli Editeur, 2013.
Beraud Staphane, Bonaparte en Italie, Naissance d’un stratege, Bernard Giovanangeli Editeur, 2008.
Colson Bruno, Le General Rogniat, ingeneur et critique de Napoleon, PuEconomica 2006.
Heymes Alain, Jean Baptiste Eblè, de Valmy a la Berezina, Le Livre chez vous, 2011.
Mikaberidze Alexander, Berezina 1812, Napoleon’s Hollow Victory, Osprey Publishing, 2022.