ASSIRI: UN IMPERO COSTRUITO SUL TERRORE
di Max Trimurti –
Nel IX secolo a.C. gli Assiri ricostituiscono un forza militare conquistatrice. Sottomettono ben presto l’immenso territorio dalla Mesopotamia all’Egitto attraverso un abile impiego di diplomazia e deliberato terrore. Grandi adepti della deportazione, essi sanno mostrarsi anche tolleranti e razionali – senza poter annichilire le resistenze che saranno loro fatali… al primo segno di debolezza.
“I nostri nemici tremano come giunchi nella tempesta”, poiché “non esiste nessuno che non possa essere vinto”. Un avvertimento su un monumento di Ninive – una delle due capitali assire – che non poteva essere più chiaro ed esplicito: “Ogni resistenza è vana”. “Guai ai vinti”. Sono parole del temibile Assarhaddon (che regnò dal 680 al 631 a.C.). I nomadi Cimmeriani, gli abitanti di Harrua (Cilicia) e di Sidone ne hanno fatto le spese nei primi anni del suo regno. Poi tocca ai piccoli regni di Fenicia, i cui nobili sono stati costretti a sfilare davanti al loro vincitore, con le teste mozzate dei loro dirigenti appese al collo. Ed ecco che nell’estate del 671, Taharqa, faraone del ricco e potente Egitto, pretende di bloccare la strada al conquistatore. Ma male gliene incolse! Le forze egiziane che attendevano sulla “Via Maris” (la strada che costeggia il Mediterraneo fra la Palestina e il delta del Nilo) si fanno sorprendere a fronti rovesciate: gli invasori passano attraverso il deserto del Sinai, grazie a un sistema di rifornimenti efficiente e con la complicità delle tribù arabe alleate.
In tre battaglie il faraone perde il suo esercito. Spaventato, assediato nel suo palazzo di Memphis, abbandona la moglie, l’harem e il tesoro per fuggire in Alto Egitto. Assarhaddon, per una volta, modera il suo istinto. Si accontenta di qualche centinaio di teste e sostituisce i governatori locali. Poi il re assiro riparte con le mani piene: le sue truppe portano via buona parte delle ricchezze (oro, avorio, animali esotici…) e una cinquantina di statue preziose. La carovana dei soldati assiri, inoltre, spinge davanti a sé migliaia di prigionieri. Fra questi ci sono numerosi artigiani da impiegare per abbellire Ninive, l’immensa città in pieno sviluppo sul fiume Tigri. Fra i prigionieri ci sono anche diversi indovini e maghi, una specialità in cui gli Egiziani vanno per la maggiore e soprattutto contadini, che verranno impiegati per lo scavo dei canali del delta mesopotamico.
Il primo fra i “super imperi”
Con la conquista dell’Egitto, l’impero neo-assiro raggiunge il suo apogeo. Si estende su un territorio che va dal nord-est dell’Africa ai contrafforti dell’Anatolia e dal fondo del Golfo Persico fino al grande altipiano iraniano. Primo dei “super imperi” – achemenide, macedone e romano – che si succederanno nella regione, il dominio assiro si è ingrandito attraverso fasi di espansione inframezzate da periodi di ripiegamento. Il penultimo di questi periodi di espansione e di prosperità, chiamato medio assiro (1591-911 a.C.), è stato interrotto da una catastrofe che ha colpito tutto il Medioriente. Cambiamento climatico? Tensioni interne? Migrazioni in massa, come quella dei misteriosi “popoli del mare” o dei nomadi aramei? Gli storici ne discutono ancora. Quello che è certo è che la catastrofe del XII secolo a.C. ha cancellato dalla carta diverse brillanti civiltà – Micene in Grecia, i regni di Ugarit e di Hatti (gli Hittiti) in Asia Minore – e ha lasciato gli altri esangui. Egitto e Assiri in testa.
Di fronte a questi colpi, l’Assiria si è ripiegata su Assur e Ninive per qualche decennio. Ma a partire dal 930 a.C. l’Assiria si riprende per un terzo periodo, detto “neo assiro” (dal 934 al 609 a.C.). Si tratta della più interessante e della più importante delle sue fasi, grazie all’energia e la brutalità di un gruppo di re (in particolare 5 su un totale di 20) che imprimeranno il loro sigillo sulla storia per circa tre secoli da Babilonia a Menfi.
Terrorizzare per regnare meglio
A partire dal X secolo a.C., l’Assiria si trova in guerra quasi ogni anno per estendere le sue frontiere. Essa dispone di una temibile arma di cui, per certi aspetti, ne è la triste creatrice: il terrore. Uno storico moderno (Josette Elayi) qualifica il suo primo grande sovrano, Assurbanipal come “re sanguinario e sadico che descrive con piacere le atrocità che commette”. Il racconto delle sue campagne, inciso sui muri del tempio di Ninurta, nel palazzo reale di Nimrud lo conferma: “Ho tagliato le loro mani, le loro dita, il loro nasi, le loro orecchie; gli ho strappato gli occhi; ho tagliato le loro teste e le ho poste una sull’altra per formare una pila”. Si possono leggere chilometri di atrocità sui muri del suo palazzo e occorre dire che il sistema funziona… La sola ipotesi di un intervento militare assiro bastava spesso a far curvare le schiene del nemico. Nel giro di qualche anno Assurbanipal sottomette i ricchi regni dell’ovest: Aramei e piccoli Stati sorti dal crollo dell’impero hittita: Bit Adini, Bir Agusi, Subu, Laqe, Kharkemish, Kummuhu e Gurgum.
Inizialmente, queste campagne miravano solo a recuperare i territori perduti in occasione della grande crisi del XII secolo a.C. Assurbanipal II, quindi suo figlio Salmanazar III (re dall’858 al 824 a.C.) son i primi a uscire dai domini storici, avventurandosi in Cilicia e Cappadocia (attuale Turchia), sulle coste libanesi e israeliane odierne, che gli Assiri non avevano mai dominato. Ma questa espansione raggiunge i suoi limiti e scoppia una guerra civile. I clan dei notabili, arricchiti dalle conquiste di alcune città (27, fra le quali Ninive, secondo gli archivi assiri), aspirando all’indipendenza, cominciano a contestare l’autorità reale. Toccherà a Shamshi Adad V (re dall’824 all’810 a.C.), figlio di Salmanazar III, il compito di reprimere questa rivolta. L’impero ha manifestamente bisogno di una pausa: all’Assiria occorrerà circa un secolo e cinque re più “tranquilli” per digerire tutte le conquiste.
Nel 745 a.C. Tiglat Pileser III o Teglath Phalazar, il nuovo re che giunge al potere, non ha nulla del monarca con le… “ciabatte”. Con lui riprende metodicamente l’espansione. Il nuovo sovrano rafforza la sua autorità, trasformando in province i territori e i regni che avevano ancora un po’ di autonomia. Provvede anche alla riforma dell’esercito, che gli porterà, con le vittorie a Gaza e a Damasco, una grande parte di territorio a sud. Ogni anno il re può mobilitare fino a 100 mila combattenti per le sue campagne (secondo le stime del ricercatore italiano Mario Liverani), un contingente doppio dei quello dei suoi predecessori: Assurbanipal, in una delle iscrizioni riportava che la sua più grande forza armata comprendeva 50 mila uomini. In effetti, risulta molto difficile conoscere l’entità degli effettivi che facevano parte di questa formidabile potenza, ma gli Egiziani, come le coalizioni siriane, neo hittite ed aramee erano in grado di mettere insieme da 30 mila a 45 mila uomini al massimo.
Desiderio di ricchezza e missione divina
Tiglat Pileser, uomo intelligente, sa adattarsi alle circostanze: conquista militare pura e semplice quando può saccheggiare (hubtu), minaccia diretta quando occorre estorcere un tributo regolare (madattu) oppure semplice dimostrazione di forza quando occorre ottenere la sottomissione di città di minore importanza. Perché questa sete di conquiste? Indubbiamente per il bottino. I documenti attestano i saccheggi realizzati e la lista dei beni conquistati, così come il numero dei prigionieri. Ma il desiderio di guadagno non è tutto. L’Assiria ha una missione divina. Secondo Eckart Frahm, specialista statunitense di storia assira, la missione, affidata dagli dei, consisteva nel dominare la totalità del mondo conosciuto e il dio era Assur, il grande dio del Pantheon assiro, di cui il re è il rappresentante sulla terra, e quindi “re dei re” e “sovrano dei quattro angoli del mondo”. Ecco, dunque, che, in nome di questa religione conquistatrice, emerge il primo impero universale, nel senso di dominare la totalità delle terre conosciute dell’epoca. I sovrani assiri si dedicheranno con zelo a questa missione: Sargon II distrugge Urartu (un principato sull’altipiano armeno) nel 714 a.C., quindi continua la sua azione a nord. Assahaddon, come visto in precedenza, invade l’Egitto e Assurbanipal completa l’opera conquistando Tebe, più in alto sul Nilo e devastando l’Elam, base di appoggio delle rivolte babilonesi e porta d’accesso verso la futura Persia. La sua capitale cade nel 646 a.C.
Se i sovrani assiri hanno una reputazione di brutali conquistatori, la loro volontà di universalità non è comunque sinonimo di dominio schiacciante, in quanto esso li spinge anche a cambiare lo sguardo sulla società e a renderla “più inclusiva, multietnica e multiculturale”. In poche parole, gli Assiri interagiscono con tutti i popoli che li circondano, senza che si possano discernere delle vere e proprie gerarchie etniche. Non è certo che gli Assiri abbiano avuto il sentimento di una cultura assira inteso come sistema chiuso che occorreva difendere. Contrariamente ad altri imperi, essi non effettuano alcun tentativo per promuovere attivamente la loro religione, la loro lingua e la loro letteratura, al di fuori della loro regione d’origine.
Mobilità sociale, effervescenza culturale
Questo atteggiamento conosce a volte fenomeni di segno contrario. Di fatto, frequentemente si assiste all’adozione di elementi della cultura, delle tecniche e delle lingue delle popolazioni che hanno dominato. Un esempio? L’arameo, lingua parlata dai popoli sottomessi delle province del nord-ovest, diventa in due secoli la lingua dei conquistatori. I funzionari apprezzano questa lingua alfabetica, dalla scrittura corsiva e facile da apprendere – molto di più dell’accadico utilizzato a palazzo con i suoi caratteri cuneiformi, difficili da utilizzare. Questo multiculturalismo porta anche il re a introdurre una vera rivoluzione politica per diminuire l’influenza dei dignitari delle grandi famiglie feudali. Egli innalza ad alte dignità presso di lui alcuni “uomini nuovi”, funzionari che devono la loro carica solo a lui che non sono necessariamente di origine assira.
Gli Assiri sono stati spesso considerati come militari ottusi, crudeli e superstiziosi. Tuttavia, gli Assiri hanno conosciuto un’effervescenza culturale impressionante. Come il passaggio da un’astrologia superstiziosa a una astronomia scientifica, da una medicina affidata agli dei a una vera scienza dei sintomi, da un’economia basata su scambi a una coscienza premonetaria dei tassi, con prezzi in funzione del tempo e dello spazio. Si sviluppa l’aritmetica, così come l’ingegneria;. Si introduce il minuto di 60 secondi e il cerchio diviso in 360°. È proprio questa effervescenza che affascina ancora oggi gli storici. Un periodo prospero che ha fatto dell’Assiria l’ispiratore di altri imperi universali – neo babilonese, persiano, seleucide e anche… ottomano.
I primi archeologhi e specialmente Emilio Botta, lo scopritore nel 1842 di Nimrud (Mossul) e del palazzo di Sargon II (re dal 721 al 705 a.C.), figlio di Tiglat Pileser III, sono stati anch’essi affascinati dalla dimensione dei monumenti, dai diversi canali, i bastioni e i palazzi. L’impero è ricco d’oro e di schiavi, frutto di un’altra innovazione assira, di cui il mondo, anche in questo caso, ne avrebbe fatto volentieri a meno: la deportazione di massa. Un paese ribelle viene conquistato? Donne, vecchi, ragazzi e soldati vengono massacrati, ma gli artigiani e gli agricoltori vengono scelti adeguatamente e in sumero sufficiente per contribuire a sviluppare un territorio lontano da loro. Nel 705 a.C., il re di Giuda, Ezechias, smette di versare il suo tributo e, per sua sfortuna, in Assiria prende in mano la situazione Sannacherib, il quarto grande sovrano neo assiro: egli attacca rapidamente il piccolo regno, l’annienta e deporta 200 mila dei suoi sudditi – cifra di origine assira e quindi, probabilmente, esagerata.
La logica della deportazione
Il ricercatore israeliano Bustenay Oded ha dimostrato che le deportazioni non si limitano necessariamente agli artigiani e ai contadini. A volte i soldati vengono portati in un’altra provincia per esservi insediati con le rispettive famiglie. Si è calcolato che in 300 anni sono stati probabilmente deportati circa 4,5 milioni di persone, delle quali l’85% rafforzano anche il cuore del territorio storico assiro. Grazie a questi apporti le città imperiali si gonfiano a dismisura. Dur Shurrukin, la capitale di Sargon II, può accogliere 75 mila abitanti e il profeta biblico Giona valuta anche che l’altra capitale, Ninive, ne conta 120 mila; un dato che farebbe di quest’ultima la città più popolata del suo tempo, prima ancora delle grandi metropoli egiziane.
L’importazione manu militari di braccia da lavoro consente di costruire, specialmente nelle province di nuova conquista, infrastrutture di dimensioni sconosciute fino a quel momento. Ponti, dighe, canali, fortezze: il paese viene inquadrato, equipaggiato e modernizzato. Vengono creati depositi e appare una certa specializzazione economica (vino nelle montagne Curde, cereali nel Djezireh siriano e olive in Palestina. In Egitto, i porti fino al quel momento chiusi agli stranieri vengono aperti a tutte i mercanti e Sidone, sulla costa libanese, prospera grazie al commercio su lunga distanza. La diffusione della moneta viene facilitata dal conio in argento, metallo abbondante dopo la conquista di Kharkemish (717 a.C.) e delle sue miniere. Per assicurare questa pax Assira e facilitare la circolazione degli eserciti, viene realizzata una rete di strade che collegano le province.
E l’inevitabile decadenza
Per mantenere sotto controllo questo smisurato caleidoscopio umano, in cui la rivolta di norma cova spesso sotto le ceneri di una sottomissione di facciata, occorre un pugno di ferro.
A partire dal 652 a.C. Assurbanipal, l’ultimo dei cinque grandi sovrani assiri, deve far fronte alle insurrezioni di Babilonia (la rivale mai veramente domata) e del suo potente vicino Elam nel nord est. Il re distrugge la prima e annienta l’esercito del secondo e nel 640 a.C. può festeggiare la vittoria.
Quando Assurbanipal muore, nel 631 a.C., nessuno può immaginare che con lui scompare anche l’ultimo grande sovrano assiro. Nel periodo successivo la decadenza dell’Assiria è rapida. Suo figlio e successore Assur-etil-iliani (re dal 626 al 623 a.C.) muore affrontando suo fratello Sin-shar-ihskun, che gli contestava il trono. A questo punto un re caldeo, Napobolassar, approfitta dei disordini per impadronirsi di Babilonia nel 626 a.C. Gli Assiri avrebbero potuto raggruppare le loro forze e riprendere la città, ma nello stesso tempo si palesa un’altra minaccia: i Medi dell’altipiano iraniano.
Assurbanipal, schiacciando l’Elam, ha lasciato un vuoto di potenza nel nord est dell’impero assiro, di cui ne hanno approfittato i turbolenti vicini. In particolare i Medi, numerosi e disciplinati, penetrano nella valle del Tigri per associarsi al probabile festino. L’esercito assiro, attaccato su due fronti, viene aggirato. In particolare, i Babilonesi puntano diritto su Assur nel 615 a.C., ma il loro assalto viene respinto. I Medi assediano nuovamente la città, che alla fine cade e subito dopo cade anche Ninive, l’immensa capitale dalle 14 porte. Gli Assiri scoprono a quel punto, con orrore e disappunto, che queste uscite monumentali, larghe 7 metri sono impossibili da sbarrare. Scavi degli anni ’90 del XX secolo hanno dimostrato che i difensori hanno tentato in tutta fretta di ridurre la larghezza del passaggio a due metri per mezzo di un ostacolo costituito da un argine di mattoni crudi. Una mossa disperata che non impedirà la caduta delle porte e la resa della città nel giro di tre mesi. Tre anni più tardi, toccherà all’ultimo re assiro, Assur-uballit II (re dal 612 al 609 a.C.) di cadere a sua volta. Nessuno o quasi in quello che è stato l’immenso territorio dell’Assiria, piange la scomparsa dell’impero, perché un altro ha già provveduto a rimpiazzarlo. Quello Neobabilonese.
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Per saperne di più
Frederick Mario Fales, L’impero Assiro, Laterza, 2001.
Chiara Dezzi Bardeschi, Mesopotamia. La culla della civiltà, Giunti, 2006.
Mario Liverani, Antico Oriente: storia, società, economia, nuova ed., Bari-Roma, Laterza, 2009.
Vincenzo Mistrini, Gli assiri: la prima superpotenza dell’Oriente Antico, Gorizia, LEG, 2022.
