IL DUCA DI OLIVARES, SERVITORE DELLA MONARCHIA SPAGNOLA

di Massimo Iacopi -

Gran ministro di Filippo IV, durante il suo governo tentò di adottare riforme fiscali e amministrative ma ottenne successi limitati, mentre la politica estera aggressiva e il coinvolgimento nella guerra dei Trent’anni lo costrinsero ad aumentare la tassazione. Il peso del fisco e la centralizzazione portò a diverse rivolte quali la sollevazione della Catalogna e la guerra di restaurazione portoghese che non fu in grado di reprimere per via degli appoggi francesi.

 

 

 

Contemporaneo di Armand Du Plessis, cardinale di Richelieu, che impiegò tutta la sua autorità per servire Luigi XIII, Gaspar de Guzman y Pimentel (1587-1645), più conosciuto con il titolo di conte-duca di Olivares, ha assicurato la stessa funzione di “ministro principale” nei riguardi di Filippo IV di Spagna (1605-1665). La sua straordinaria longevità nella carica, gli ambiziosi progetti messi in opera per preservare la grandezza della monarchia iberica e per rinnovare l’epoca d’oro di Filippo II, ne fanno la figura politica più importante della penisola del XVII secolo. In un famoso ritratto equestre, Velasquez l’ha immortalato come un personaggio che tiene salde le redini dello Stato. Eppure, di fronte alla situazione di un impero composito, fallirà nel canalizzare i soprassalti di particolarismo locale e nell’arginare le ambizioni di Richelieu, il suo avversario francese.

Gaspar de Guzman nasce nel 1587 a Roma, dove suo padre esercita la carica di ambasciatore, prima di diventare viceré di Sicilia e quindi di Napoli, per conto del re di Spagna, Filippo II. Sarà solo nel 1600, all’età di 13 anni, che il giovane Gaspar scopre la terra dei suoi antenati, quando suo padre al termine di una brillante carriera entra nel Consiglio di Stato. L’adolescente viene allora inviato all’università di Salamanca e, in quanto figlio cadetto, destinato alla carriera ecclesiastica. Il giovane studia diritto canonico e latino, sviluppando un’eloquenza che gli servirà poi nelle sue funzioni politiche – anche se gli avversari non cesseranno di considerarla una faticosa chiacchiera. Nel 1604 la morte del fratello maggiore cambia radicalmente le sue prospettive: raggiunge Valladolid, dove si è stabilita la corte di Filippo III, dove completa la sua formazione mondana. Tre anni più tardi, muore suo padre, deluso per non essere diventato Grande di Spagna, la distinzione suprema cui potevano aspirare le più illustri figure del regno. Gaspar, erede del titolo di terzo conte di Olivares e della fortuna di famiglia, a 20 anni, sposa una delle sue cugine, Dona Ines de Zuniga y Velasco, damigella d’onore della regina.
La corte e il governo sono, a quel tempo, sotto la guida di Francisco Gómez de Sandoval y Rojas (1533-1625), Duca di Lerma, il favorito di Filippo III, che è un sovrano tanto frivolo e indolente quanto suo padre era austero. Olivares ha poche possibilità di beneficiare del sostegno del duca: egli appartiene a una branca cadetta dell’illustre famiglia Guzman, largamente dominata dai Medina Sidonia. Una preminenza peraltro contestata da diverse generazioni dalla sua famiglia, che si stima spogliata di ciò che ritiene di meritare e che è animata da un vivo spirito di rivincita. Gaspare parte dunque per insediarsi sulle sue terre, nei pressi di Siviglia. Egli apprende a brillare nella società aristocratica locale, partecipando ai circolo intellettuali, facendosi mecenate e costituendo quella che sarebbe diventata una delle più grandi biblioteche private dell’Europa del XVII secolo.

Per lasciare libero corso alle sue innegabili ambizioni e al suo gusto per l’ostentazione, nel 1615 si apre uno scenario ben più vasto: a 28 anni diventa gentiluomo della camera del principe. Olivares, oltre a imporsi progressivamente, con molta pazienza, presso il futuro Filippo IV, riesce a posizionarsi abilmente nelle fazioni e nelle guerre intestine della corte, sostenendo Cristobal de Sandoval-Rojas y de la Cerda (1577-1624), il duca di Uceda, in rivolta contro il suo stesso padre, il duca di Lerma. Quando quest’ultimo viene destituito nel 1618, suo figlio eredita una parte delle funzioni senza peraltro esercitare lo stesso ascendente su Filippo III, né beneficiare della delega della sua firma. Olivares a quel punto fa ritornare a Madrid suo zio, l’eminente diplomatico Baltazar de Zuniga y Velasco che, non contento di entrare nel Consiglio di Stato, diventa anche precettore del principe.
Ecco dunque un clan in manovra per imporsi nelle più alte sfere del potere. Quando Filippo III muore nel 1621, ad appena 42 anni, Zuniga diventa naturalmente il principale ministro di Filippo IV, che alla fine concede a Olivares il tanto agognato Grandato di Spagna. Alla morte dello zio, Gaspar de Olivares ha l’abilità di non occupare direttamente il primo piano della scena, ma da dietro le quinte è già l’uomo forte del governo e della corte reale di Spagna.

Ritratto equestre in armatura del principe Gaspar de Guzmán, di Gaspar de Crayer.

Ritratto equestre in armatura del principe Gaspar de Guzmán, di Gaspar de Crayer.

Grande Scudiero (1622), Gran Cancelliere delle Indie (1623), Gran Maestro dell’Ordine Militare d’Alcantara (1624), Duca di San Lucar (1625), Gran Ciambellano (1636): sono i titoli e le cariche ottenute che dimostrano ampiamente la rapida ascesa dell’Olivares. Ma egli è anche il principale ministro, sinceramente disinteressato, devoto al suo signore e preoccupato per la grandezza di una Spagna diventata ingovernabile. Certamente, Filippo IV, il “re pianeta” si trova alla testa di quel famoso “Impero sul quale il sole non tramonta mai” poiché può vantarsi di regnare sia sulla penisola iberica (Portogallo compreso), su buona parte dell’Italia, i Paesi Bassi e la Franca Contea, sia sulle colonie americane. Ma la sola titolarità di sovrano spagnolo fornisce anche una realtà territoriale molto frammentata, discontinua persino all’interno della stessa Spagna. Uno storico ha scritto in effetti che “La Spagna è un singolare plurale di cui la Castiglia rappresenta il nucleo federatore” (Pierre Chaunu, Charles Quint, Fayard, 2000). Filippo IV, re assoluto in Castiglia, è appena un monarca costituzionale in Catalogna e deve far fronte anche a una serie di semi-autonomie regionali. Contrariamente al Regno di Francia, territorio compatto e già largamente centralizzato dagli intendenti, nessun agente d’esecuzione lo rappresenta direttamente in Spagna nelle differenti province, profondamente attaccate ai loro fueros, alle loro libertà tradizionali. Due soli elementi assicurano la coesione di questo insieme: la religione e il re. In tale contesto si può comprendere l’ambizione professata da Olivares: “Vostra Maestà consideri che l’affare più importante della vostra monarchia è che voi diventiate veramente re di Spagna”.
Risulta pertanto necessario un vasto piano di riforme (amministrative, fiscali, economiche, militari) al fine di unificare i territori e allinearli alla Castiglia, che, d’altronde, non può più sostenere da sola l’onere della monarchia. È a questo ingrato compito che Olivares, lavoratore infaticabile, consacrerà per 20 anni l’essenziale della sua politica interna. Per guadagnare in efficacia, deve cortocircuitare il lento e complesso sistema polinodale costituto da una moltitudine di consigli – tematici o geografici – troppo spesso paralizzato da conflitti di competenze e di responsabilità giurisdizionali. In tale contesto vengono istituite numerose commissioni (le juntas: giunte di riforme, giunta marittima, giunta del commercio), spesso composte da tecnici, uomini reclutati per la loro competenza fra i personaggi della famiglia o fra i propri clienti. Olivares si dedica in primo luogo all’economia, un campo nel quale si scontrerà con l’opposizione delle città e delle Cortes, le assemblee regionali. In linea generale, egli fallirà nel ristabilire in questo settore la credibilità della Spagna, minata dall’inflazione e dalle ricorrenti bancarotte.

È indubbiamente il progetto di Unione delle Armi, elaborato nel 1625, che simbolizza meglio l’opera del ministro. Egli immagina per tutto il territorio della Corona un contributo in uomini per la difesa comune. Nel momento in cui la monarchia tenta di mantenere le sue posizioni in Europa, 140 mila uomini devono essere mobilitabili secondo un sistema di quote, come complemento ai 300 mila già in servizio.
Questa riorganizzazione delle risorse economiche e militari deve poter permettere la condotta di una politica estera attiva e articolata. Dopo un lungo periodo di pace, consolidato dal matrimonio franco-spagnolo del 1615, nuove tensione e conflitti infiammano nuovamente il vecchio Continente. Dal 1618 gli Asburgo devono affrontare la rivolta della Boemia, che scatena a sua volta la Guerra dei Trent’anni. Vienna si appella alla solidarietà familiare per reprimere le agitazioni. Nel 1609 vengono sospese le ostilità fra le Province Unite, protestanti e secessioniste, e i Paesi Bassi, cattolici, rimasti alla Spagna. Ma nel 1621, dopo una tregua di 12 anni, il conflitto riprende per iniziativa di Olivares.
In questo contesto, la Francia resta un temibile avversario. Uno degli assi principali della politica estera di Richelieu, al potere dal 1624, è in effetti la rottura dell’accerchiamento del da parte dei possedimenti spagnoli, effettuando lo sforzo sulle frontiere: cantoni svizzeri e corridoi alpini, ducati indipendenti del nord Italia, strategici per la monarchia spagnola. La sua parola d’ordine: arrestare a ogni costo i progressi della Spagna.
Nonostante queste molteplici minacce, l’anno 1625, annus mirabilis, porta momentaneamente Filippo IV, e con lui Olivares, all’apice della gloria per mezzo del mantenimento delle posizioni e di quanto acquisito. Il lungo assedio di Breda si conclude con la vittoria di Ambrogio Spinola, marchese de los Balbases (1569-1630): “al giorno d’oggi Dio è spagnolo e combatte per la nostra nazione”. Gli Olandesi vengono scacciati dalla Bahia de Todos os Santos, in Brasile, mentre uno sbarco inglese a Cadice, nello stesso anno, viene messo in scacco e respinto.

Ma gli anni che seguono sono marcati da una serie di rovesci, in primo luogo economici. Dopo la bancarotta del 1627, la cattura della flotta della Nuova Spagna minaccia la prosecuzione della guerra finanziata dai prestiti basati sull’ipoteca di 8 milioni di fiorini d’argento che dovevano arrivare dall’America. Nell’Italia del nord, la successione del ducato di Mantova, disputata fra il duca Carlo di Gonzaga-Nevers (1580-1637) e quello di Savoia, sostenuto dalla Spagna, porta al lungo assedio della piazzaforte di Casale Monferrato, che si concluderà con la vittoria delle armi francesi. Le critiche cominciano a moltiplicarsi nei riguardi di questi caposaldi meridionali, fino a quando la situazione si degrada nuovamente nel nord, con la perdita della fortezza di Maastricht e l’offensiva svedese contro il Sacro Romano Impero. La guerra aperta contro la Francia, a partire dal 1635, non è favorevole alla Spagna: se la vittoria di Fontarabia sui Francesi del 1638 consolida per un momento l’azione dell’Olivares, gli Olandesi annientano la flotta spagnola al largo delle Dune nel 1639, segnando la fine della potenza navale spagnola.

Nella penisola iberica, la politica di Olivares, considerata bellicista e troppo centralizzatrice, suscita la reazione delle regioni periferiche. Il ministro vuole approfittare della minaccia rappresentata dalle truppe francesi sulla Catalogna per obbligare quest’ultima a partecipare allo sforzo di guerra, imponendo l’Unione delle Armi fino a quel momento rifiutata. La popolazione insorge contro questa violazione della loro costituzione e il viceré di Catalogna, Dalmacio o Dalmau de Queralt, conte di Santa Coloma, viene assassinato a Barcellona. Il Portogallo prende ben presto esempio dalla ribellione catalana, mente in Andalusia una cospirazione ordita da Gaspar Pérez de Guzmán el Bueno, IX Duca di Medina Sidonia tende a staccare la regione da Madrid. Nella stessa Castiglia, la nobiltà critica aspramente le posizioni di un ministro autoritario, dal carattere difficile, al quale viene rimproverato di aver piazzato nelle istituzioni troppe delle sue creature e di aver monopolizzato l’accesso al re Filippo IV, diventato, secondo alcuni, una marionetta nelle mani di “un traditore del re”.
Il 17 gennaio 1643 Olivares cade in disgrazia solo qualche settimana dopo la morte di Richelieu, che invece ha conservato fin sul letto di morte la fiducia di re Luigi XIII. Egli si ritira inizialmente nei dintorni di Madrid e difende, in una memoria, la logica e la convenienza della sua azione, mentre si moltiplicano i libelli che denunciano la sua politica, con tanto più vigore quanto più la situazione spagnola tende a degradarsi sui vari teatri d’operazioni europei. Suo nipote Luis Mendez De Haro (1598-1661), che lo sostituisce presso Filippo IV, non può fare nulla a suo favore. Esiliato a Toro, Gaspar de Guzman si spegne nel 1645. Con lui sparisce l’ultimo testimone del secolo d’oro spagnolo che, dopo aver diffuso il suo splendore sull’Europa e sul mondo, cedeva il passo al Grand Siècle del re Sole.

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Per saperne di più
Elliot J.H., Richelieu e Olivares, Torino, Einaudi, 1990
Benigno F., L’ombra del re. Ministri e lotta politica nella Spagna del Seicento, Venezia, Marsilio Editori, 1992
Marañón G., Il Conte Duca di Olivares: la passione del comando, Milano, Longanesi, 1951