STORIA E CINEMA: I SETTE FRATELLI CERVI

di Umberto Berlenghini -

Il film di Gianni Puccini dedicato alla tragica fine dei fratelli Cervi, fuciliati dai fascisti nel dicembre 1943, fu sovvenzionato dal PCI e vide tra i suoi interpreti, oltre a Gian Maria Volontè e a Carla Gravina, anche un giovane Don Backy. Nei ricordi di Gianni Amelio le vicissitudini e le curiosità legate alle riprese.

(Su gentile concessione della Direzione Comunicazione Rai per Rai Cultura)

Festival di Sanremo, 1967. Don Backy ha appena terminato la sua esibizione con L’immensità che Gianni Puccini, seduto di fronte alla tv, decide che sarà proprio il cantante toscano a interpretare Agostino Cervi nel film I sette fratelli Cervi. Il regista torinese è rimasto colpito dall’espressione spaesata ed emozionata che Backy ha quella sera: il cantante lavorerà per la prima volta in un film drammatico, su un fatto accaduto poco più di venti anni prima a Reggio Emilia. La parte di Agostino, uno dei sette fratelli Cervi fucilati dai fascisti nel dicembre 1943, del quale era nota la passione per la musica e il canto, è perfetta per Backy e non sarà necessario alcun provino.

7fcOggi Aldo Caponi, in arte Don Backy, che da poco ha superati gli 80 anni, rivendica la sua versatilità nella musica e nel cinema e scorrendo il suo curriculum è difficile dargli torto. Le sue parole sono in qualche modo confermate da Gianni Amelio, allora ventiduenne, alla terza esperienza di aiuto regista di Puccini, il quale ricorda come Backy fosse guidato dal talento di artista a tutto tondo. Backy parla con piacere di Puccini, un regista che lasciava che gli attori esprimessero la loro creatività; di Riccardo Cucciolla, nel film Gelindo Cervi, Backy sottolinea mitezza e gentilezza, due qualità che all’attore barese fecero guadagnare l’appellativo di “nostro topino”.
Il rapporto che Backy ebbe con Gian Maria Volonté fu di profonda amicizia, nata proprio sul set di Puccini e proseguita su quello di Banditi a Milano, dove Backy approdò grazie a una lettera di presentazione di Puccini e alle insistenze di Volonté che convinsero Carlo Lizzani ad affidargli il ruolo di Sante Notarnicola, alias Sandro Giannantonio, altro personaggio realmente esistito.
Amelio definisce inusuale l’atteggiamento di Volonté verso Backy, conoscendo gli scarsi entusiasmi che l’attore milanese solitamente riservava ai suoi colleghi. Durante le sei settimane di riprese de I sette fratelli Cervi, la “strana coppia” Volonté-Backy trascorreva le serate libere nelle trattorie della campagna reggiana, dove Volonté arringava i convenuti con una sorta di comizi politici interrotti ogni tanto dalle ballate suonate da Backy. I due andarono anche al Piccolo di Milano per la prima di Marat-Sade in cui Carla Gravina, in quel momento compagna di Volonté, oltre che sua moglie nel film di Puccini, era una delle interpreti. Fu in quell’occasione che Backy convinse Volonté ad accantonare per una volta il suo look “militar-rivoluzionario” in favore di un abito elegante.

Alcide Cervi, interpretato da Oleg Žakov

Alcide Cervi, interpretato da Oleg Žakov

La vicenda dei Cervi è oggi una di quelle più celebrate della Resistenza e il merito va anche al film di Puccini. In quel momento esisteva soltanto il libro di memorie scritto da Alcide Cervi, il padre, che morì due anni dopo l’uscita del film. Fu il PCI emiliano a comprendere l’esigenza di raccontare quella tragica vicenda con uno strumento popolare qual era il cinema, e per farlo scelse Puccini anche per la sua lunga militanza nel partito. Puccini avrebbe dato al film la necessaria impronta storica, anche ideologica, evitando qualsiasi concessione alla spettacolarizzazione come forse avrebbe fatto un altro regista.
Amelio era ospite nella casa romana di Puccini quando quest’ultimo lo svegliò di prima mattina per dargli la notizia del loro prossimo lavoro, interamente sovvenzionato dal PCI. L’operazione che il partito di Luigi Longo fece per il film sui Cervi – sembra suggerire oggi Amelio – è analoga all’attività attuale delle Film Commission regionali, dove la promozione del territorio di oggi sta a quella della lotta partigiana di ieri. Straordinaria e massiccia fu la partecipazione dei reggiani. Con Puccini assente per ragioni di salute, la sequenza dello sciopero dei lavoratori fu girata da Amelio e Volonté: era una domenica e quelle centinaia di comparse erano giunte sul set a loro spese, vestite con le loro tute di lavoro. Quanto alla scena dell’arresto dei Cervi, Amelio ricorda lo sconforto che provò di fronte al fermo rifiuto delle comparse a vestire i panni dei soldati fascisti. Il regista calabrese ricorse a un piccolo inganno, garantendo loro che avrebbe posizionato la sua macchina da presa lontano per girare solo il “totale”; Amelio però tacque sulle altre due macchine nascoste che avrebbero ripreso i “fascisti” da vicino. Quelle furono le uniche comparse a essere pagate.

L’uscita del film coincise con una polemica, nata per il divieto ai minori di 14 anni, che fu tolto dopo nove giorni, senza che il lavoro di Puccini subisse tagli. Anni dopo Amelio e Volonté assistettero a una proiezione del film in Piazza Santa Maria in Trastevere, su un grande lenzuolo usato come schermo; al termine della serata l’attore si rivolse al regista e con commossa soddisfazione disse che il film di Puccini aveva raggiunto l’obiettivo che tutti si erano dati: quello cioè di lasciare in eredità la storia dei Cervi lontana da qualsiasi retorica, facendo diventare quei fratelli i nostri fratelli.

La scheda del film
I sette fratelli Cervi, di Gianni Puccini – 1968 – 100’.
Con Gian Maria Volonté, Lisa Gastoni, Oleg Jakov, Serge Reggiani.
Produzione Centro Film, Distribuzione CIDIF.
Prima cinema 17 febbraio 1968 al Teatro Municipale di Reggio Emilia; prima tv Rai 8 settembre 1976.
1943. Recluso nel carcere di Reggio Emilia, Aldo Cervi (Volonté) conosce il comunista Ferrari (Reggiani), che lo introduce alle opere di Antonio Gramsci. Uscito di prigione, Aldo incontra Lucia Sarzi (Gastoni), attrice e attivista della Resistenza, la quale spinge Aldo ad abbracciare la lotta armata insieme ai partigiani. Aldo convince i suoi sei fratelli a seguirlo sulle montagne, mitra in mano. Catturati dai fascisti, il 28 dicembre i sette fratelli Cervi vengono fucilati a Reggio Emilia. A tenere viva la memoria e il sacrificio dei suoi figli è papà Alcide (Jakov), che racconterà la sua tragica esperienza fino alla fine dei suoi giorni.

Fonti
“La Stampa”, 18 febbraio 1968
AA.VV., Gian Maria Volonté: un attore contro, Milano, Rizzoli 2005
Conversazione dell’autore con Don Backy, 24 settembre 2019
Conversazione dell’autore con Gianni Amelio, 26 settembre 2019

Per saperne di più
Alcide Cervi, Renato Nicolai, I miei sette figli, Roma, Editori Riuniti, 1955
Dario Fertilio, L’ultima notte dei fratelli Cervi: un giallo nel triangolo della morte, Venezia, Marsilio, 2012