LA RIVALITÀ NAVALE FRANCO-INGLESE (1755-1805)

di Massimo Iacopi -

 

Alla fine del XVIII secolo la superiorità navale dell’Inghilterra era ancora lontana dall’essere un fatto acquisito. Ma la Rivoluzione francese modificò radicalmente gli equilibri sui mari.

Nel corso della Guerra di Successione d’Austria, conclusasi nel 1748 con il Trattato di Aquisgrana (Aix la Chapelle), la Francia aveva resistito sul mare, sacrificando le sue forze navali per la difesa dei convogli transatlantici. Gli Inglesi trassero da questo episodio una duplice lezione: in vista di un prossimo conflitto occorreva investire nelle costruzioni navali, in modo da potersi trovare in condizioni di forza all’apertura di nuove ostilità. Cosa che avvenne nel 1755 con le provocazioni contrarie al “diritto delle genti”, rappresentate dal “grande disturbo” degli Acadiani francesi e con la cattura in tempo di pace, da parte dell’ammiraglio Edward Boscawen, di 4 mila pescatori francesi.
In effetti, dal 1748 la Francia non aveva tenuto conto della crescita di potenza della Royal Navy. Lo sforzo finanziario degli Inglesi fu fondamentale per conseguire una superiorità navale. Il sistema di “ricostruzione” dei bastimenti, permise di mantenere una flotta efficace, eliminando i modelli superati e integrando le unità nuove a squadre relativamente omogenee.
I francesi consacrarono minori risorse, di fatto mettendo insieme, anche con gli alleati spagnoli, poco più della metà delle unità inglesi. Per di più, la Francia soffriva di debolezze strutturali: i suoi due fronti marittimi non sono comunicanti, se non al prezzo di 40 giorni di mare fra Tolone e Brest, fatto che complica notevolmente la concentrazione delle forze. I venti d’ovest dominanti ostacolano l’uscita dei vascelli francesi dai porti atlantici, mentre i velieri inglesi ne beneficiano quando prendono il mare verso il sud.
La retata di pescatori di Boscawen mise l’accento sulla questione degli effettivi della marina francese. I bastimenti del re di Francia impiegavano dei marinai di professione, “inquadrati e mobilitati” per servire come militari in tempo di guerra. All’inizio del conflitto, questo sistema costituisce un vantaggio rispetto agli Inglesi, che li recluta attraverso la “stampa”, ma questo svantaggio diminuisce con la durata della guerra, quando i combattimenti hanno già contribuito a formare gli equipaggi inglesi, e col crescere delle perdite. A quel punto i Francesi incontrano difficoltà nei rimpiazzi, tanto più che la Guerra dei Sette Anni vedrà la metà dei marinai francesi prigionieri della Gran Bretagna.

La guerra dei Sette Anni

Gli inizi del conflitto sembrano promettenti sul teatro mediterraneo. La riconquista di Minorca dà fiducia agli Spagnoli, alleati della Francia, e allontana le squadre inglesi dalle rotte del Levante. Grazie alla squadra di Tolone, il commercio di Marsiglia sarà, per tutto il conflitto, relativamente al riparo dalle incursioni inglesi.
Ben diverso il teatro atlantico. La Francia deve mantenere i collegamenti con le sue colonie, inviare rinforzi e allo stesso tempo far pesare sull’Inghilterra la minaccia di uno sbarco. Ma il disastro di Quiberon, alla fine del 1759, mette a mal partito il programma. Il Canada e l’India vengono ben presto abbandonati alla loro sorte. Difficile anche mantenere i collegamenti con le Antille, ricche di zucchero, dove viene perduta Grenada. Umiliati in occasione della firma, nel 1763, del Trattato di Parigi, i Francesi trarranno da questa sconfitta importanti ammaestramenti in vista della guerra successiva. Gli Inglesi, da parte loro, posti davanti alla rivolta delle colonie nord-americane, sottovaluteranno l’ampiezza del recupero effettuato dal vinto della precedente guerra.
Etienne François duca de Choiseul e Cesar Gabriel de Choiseul duca di Praslin, ministri che si succedono nelle funzioni di Segretario di Stato per la Marina, organizzano gli arsenali, gestiscono gli approvvigionamenti e lanciano un programma di costruzioni di nuovi vascelli. Viene migliorata la formazione degli ufficiali e favorito il ringiovanimento dei quadri. La presenza francese sugli oceani si afferma con le spedizioni di Yves Joseph Christophe de Kerguelen-Tremarec, di Louis Antoine de Bougainville e con le campagne di verifica delle longitudini. L’alleanza con gli Spagnoli viene consolidata, in modo tale che, in caso di conflitto, le due marine possano superare l’Inghilterra in numero di unità, specialmente se la marina della quarta potenza navale, l’Olanda, si alleasse con loro.
La Francia adotta come unità di base delle sue squadre il vascello a 74 cannoni. Allestisce anche numerose fregate e corvette, necessarie per le missioni di ricognizione, di convoglio di scorta o per uno sbarco. Le costruzioni vengono ormai effettuate su disegno di ingegneri, che consentono una relativa standardizzazione fra gli elementi delle navi; in tal modo alberi e attrezzi sono intercambiabili, fatto che facilita le riparazioni, durante e dopo il combattimento. I Francesi in Martinica e a Santo Domingo, gli Spagnoli all’Avana hanno organizzato basi logistiche che gli Inglesi, largamente esclusi dalla costa orientale del Nord America a causa della rivolta, trovano più solamente in Giamaica e alle Barbados. La Francia non ha più il Canada da difendere e può contare sull’aiuto di alleati, mentre l’Inghilterra, isolata, è costretta a disperdere le sue forze fra la difesa delle sue coste e le colonie ribelli.
La Francia può contare su 59 vascelli nel 1775, 70 nel 1780 e 62 nel 1785, due anni dopo la pace e quando non è stata ancora ripianata la perdita di 7 vascelli avvenuta nel 1782 durante la battaglia di Saintes. Nel 1780 si aggiungono 60 vascelli spagnoli ai quali nel 1781 vanno aggiunti 20 olandesi, allorché l’attacco inglese costringe le Province Unite a entrare nella contesa. Le forze teoriche dei tre alleati risultano molto superiori a quelle degli Inglesi e questi ne tirano le conseguenze, accelerando le costruzioni navali alla fine della guerra.
Quanto alle fregate, la Francia ne conta una quarantina agli inizi della guerra, 58 nel 1780 e ancora 57 nel 1785; il programma di costruzioni non si è arrestato, nonostante perdite uguali a quelle inglesi. Questi ultimi posseggono il doppio delle fregate, ma i due belligeranti hanno mantenuto le rispettive posizioni, aumentando il totale di queste unità, sempre più impiegate. Anche in questo caso, le forze della Francia, addizionate a quelle della Spagna e dell’Olanda, superano quelle dell’Inghilterra: 144 fregate contro 131. E’ evidente quanto questa alleanza navale sia vitale per la Francia, che, però, con lo scatenarsi della Rivoluzione, si ritroverà in guerra contri i suoi due alleati della vigilia.

La guerra d’indipendenza americana

La battaglia di Ouessant in un quadro di Théodore Gudin del 1848

La battaglia di Ouessant in un quadro di Théodore Gudin del 1848

Nel 1778 la Francia interviene nella guerra d’America. Il glorioso combattimento della Belle Poule infiamma l’opinione pubblica e la battaglia di Ouessant apre l’accesso al largo della flotta francese, mentre la squadra di Jean Baptiste Charles Henri Hector, conte d’Estaing raggiunge l’America per sostenere gli insorti. Gli Inglesi, sfidati in prossimità delle loro coste, in America e nell’oceano Indiano, sono costretti a frazionare le forze, senza poterle concentrare in maniera decisiva, anche se rimangono capaci di sventare gli attacchi su Gibilterra o di vincere la battaglia di Saintes nel 1782.
Le operazioni francesi sono state concepite e pianificate da marinai esperti, di cui si sono circondati i successivi ministri francesi, Antoine Raymond de Sartine, conte d’Alby, e Charles Eugène Gabriel de La Croix, marchese de Castries. Il successo di Louis Guillouet, conte d’Orvilliers a Ouessant decide l’ingresso in guerra della Spagna. La flotta franco-spagnola, riunita in ritardo, fa pesare una minaccia di sbarco che costringerà per lungo tempo la Royal Navy sulla difensiva.
Sul teatro americano, i Francesi conquistano e riconquistano numerose isole, Grenada, Saint Vincent, Dominica, Montserrat, Saint Christophe. Ma un combattimento navale raramente può essere decisivo da solo: anche a Trafalgar, occorrerà Waterloo circa 10 anni dopo, in quanto è a terra che si riportano le vittorie decisive.
Si possono pertanto registrare dei bei fatti d’arme sui mari, ma sarà in America che si dovrà vincere la guerra e nell’autunno del 1781, la manovra dell’ammiraglio francese François de Grasse a Chesapeake assume tutta la sua dimensione strategica. In occasione della battaglia navale di Capo Henry, egli forza gli ammiragli inglesi, Samuel Graves e Samuel primo visconte Hood, a ripiegare su New York, mentre la squadra francese di Barras, arrivando da nord con l’artiglieria d’assedio, si infila a Yorktown. Bloccata per mare, assediata da terra, rintuzzata nelle sue sortite, la guarnigione inglese capitola nell’ottobre e l’indipendenza americana viene virtualmente acquisita già alla fine del 1781 grazie a una manovra, felicemente combinata, fra terra e mare. Gli Inglesi firmano la pace, prima con gli Americani, poi con i Francesi e gli Spagnoli, dopo aver resistito a Gibilterra e battuto i francesi a Saintes, mentre la loro compagnia subisce le catture di Jean François Galaup conte de La Perouse.

La Marina e la Rivoluzione

All’indomani della guerra d’indipendenza americana, il programma di costruzioni navali lanciato da Castries viene proseguito dai suoi successori dopo il 1786 e la Rivoluzione continua il lavoro programmato nei cantieri. Lanciato nel 1793, il tre ponti durerà fino a sotto il regno di Luigi Filippo di Borbone Orleans. Il vascello da 74 cannoni diventa la pedina base di una flotta che dovrà allineare 81 vascelli, ovvero tre armate navali da 27 vascelli, su tre squadre ciascuna di 9 vascelli; ogni squadra da 74 dovrà essere diretta da un vascello da 81 cannoni e ciascuna armata da un tre ponti da 110.
Gli Inglesi temono un tale strumento, anche se ancora incompleto, al punto da non impegnarsi fino all’assedio di Tolone, nel 1793. Questa eredità della monarchia verrà distrutta dalla Rivoluzione. Mentre il materiale continua a crescere di potenza, con il completamento delle unità già messe in cantiere, il personale idoneo a servire nella Marina comincia a fare difetto. Il corpo degli ufficiali, composto per tre quarti da nobili, è diviso. Molti aderiscono alle nuove idee, ma l’esercizio della loro professione diventa impossibile, quando, diventati sospetti a causa delle loro origini, si vedono contestare dalle popolazioni di Brest e di Tolone, mentre gli equipaggi vengono lavorati dalla propaganda rivoluzionaria. Nel 1792 i tre quarti degli effettivi del corpo ufficiali risultano emigrati, mentre il nuovo codice di disciplina, più duro di quello dell’Ancien Regime, provoca la rivolta degli equipaggi. La marina francese, sprovvista di quadri esperti e competenti in numero adeguato, viene terribilmente indebolita e l’ardore repubblicano non risulta sufficiente a supplire alla professionalità, all’addestramento e alla necessaria disciplina a bordo. In mare non si possono applicare le regole della mobilitazione di massa. Per quanto riguarda la situazione degli arsenali e delle infrastrutture, la situazione di Tolone costituisce un esempio significativo: nel 1793 non vengono pagati più i salari, gli operai e le loro famiglie muoiono di fame, le riserve di legname per i vascelli vengono saccheggiati.
A questa data, la marina francese, qualche tempo prima ancora potente e ammirata per la sua disciplina, è incapace di impegnarsi in una nuova guerra contro l’Inghilterra. Alcune flotte verranno indubbiamente riorganizzate con ufficiali giacobini che, come Louis-René-Madeleine Le Vassor de La Touche, conte de Tréville, hanno fornito garanzie al regime, tanto che nel periodo a seguire non saranno né epurati né ghigliottinati, come invece avverrà per ufficiali come Joseph de Flotte e Guy-Armand Simon de Coëtnempren, conte de Kersaint. La guerra di corsa, arma dei deboli, ma efficace nei confronti del traffico commerciale avversario, conoscerà giornate di gloria, ma la Francia non può ottenere risultati significativi contro l’Inghilterra. I transalpini sono senza alleati: sono in guerra con la Spagna e la flotta olandese viene presa d’assalto dai cavalieri di Jean Charles Pichegru. Le colonie si sono ribellate o sono state perdute, le coste francesi molto spesso subiscono il blocco inglese e i pescatori francesi sono ridotti al cabotaggio per non essere catturati. Per l’impossibilità di consolidare le basi umane e materiali della potenza marittima, diventa impossibile impostare anche una strategia marittima.

I marinai di Napoleone

Eppure, ancora nel 1800, la Francia dispone di numerose unità relativamente recenti e moderne, frutto dei programmi ereditati dall’Ancien Regime e proseguiti sotto la Rivoluzione. La Francia è ancora in condizioni di attaccare Napoli, di prendere Malta e di sbarcare in Egitto. Ma, dopo Abukir, non sarà in grado di rimpatriare le sue truppe, né di minacciare le coste inglesi dopo Trafalgar.
Napoleone Bonaparte riceve dei buoni servigi dai suoi marinai. Indubbiamente gli ufficiali del 1792 sono ormai per la maggior parte emigrati, ma il personale esperto di Luigi XVI, che ha fatto le sue esperienze nella guerra d’America, è in grado di esprimere degli ottimi comandanti come Denis Decres, Laurent Truguet, Honoré Joseph Antoine conte Ganteaume, Latouche-Treville, Pierre César Charles Guillaume marchese de Sercey, Louis Thomas Villaret de Joyeuse. Anche lo sfortunato Pierre Charles Silvestre de Villeneuve, accusato di tutte le colpe possibili, aveva avuto successo nella parte preliminare della manovra transoceanica che gli era stata comandata: attirare verso le Antille la flotta inglese, per rientrare in Europa e proteggere, con l’aiuto degli Spagnoli, ridiventati alleati, l’ipotetico sbarco preparato presso il campo di Boulogne. Troppo spesso, i marinai di Napoleone vengono schiacciati dalla personalità del generale corso che non accetta le limitazioni operative poste dalla situazione francese sul mare. Tutto il contrario di quello che accade per Horatio Nelson, il vincitore di Trafalgar, che, da parte sua, riceve gli ordini da un Ammiragliato composto da veri lupi di mare.
Poiché Napoleone, dopo il 1805, è troppo occupato altrove, egli non conta più sulla sua Marina. Alla fine avrà la meglio il blocco marittimo imposto dagli Inglesi su quello continentale (ma occorreranno, per il successo finale, la Campagna di Francia e la battaglia di Waterloo). Non riusciranno a cambiare nulla, né i successi individuali lontani di un Robert Sourcouf, né la riorganizzazione, troppo tardiva, di Anversa da parte di Pierre Victor Malouet, un intendente della marina di Luigi XVI, che è stato al servizio di Napoleone come Prefetto. L’Inghilterra, surclassando qualsiasi potenza concorrente sui mari, è ormai in condizioni di consolidare, nel corso del XIX secolo, lo sviluppo del suo commercio e del suo impero.
Dallo scontro franco-inglese sui mari possono essere tratte alcune interessanti considerazioni. Il dominio della potenza navale implica preliminarmente l’esistenza, nel tempo, di una volontà politica coerente e costante. Se manca questo aspetto fondamentale, i raggiustamenti, imposti dagli eventi, obbligano a costose reimpostazioni di programmi che non riescono però a far fronte alle urgenze. Questa volontà si traduce in investimenti orientati alle infrastrutture, agli arsenali, alle costruzioni, alla formazione, all’addestramento degli uomini, ecc. Le flotte non si possono organizzare dall’oggi al domani, devono essere programmate e preesistere a un qualsiasi eventuale conflitto.
Per l’Inghilterra, le urgenze vitali, all’epoca, non potevano venire che dal mare, da cui la costanza della loro politica, mentre la Francia ha dovuto sempre premunirsi contro invasioni terrestri o pensare a estendere il suo dominio nell’Europa continentale, fatto che spiega le intermittenze della sua politica marittima.
Occorre, soprattutto, una volta supposti come acquisiti i mezzi essenziali, una strategia pertinente che consenta la concentrazione delle forze e la dispersione o il frazionamento di quelle dell’avversario. E’ in questo contesto che le innovazioni tattiche acquisiscono tutto il loro valore, quelle di Suffren de Saint-Tropez, quelle di Nelson, sempre offensive, come anche le innovazioni tecniche nell’equipaggiamento e nella condotta dei vascelli. Infine, la determinazione e la volontà degli uomini resta certamente essenziale. Nella guerra d’America, la volontà di rivincita dei marinai di Luigi XVI emerge nettamente, come anche il furore di Nelson nei confronti dei rivoluzionari francesi.
A differenza dell’Inghilterra, la Francia è rimasta troppo incentrata sull’Europa, a eccezione forse della guerra d’America, la vera prima guerra mondiale, nel corso della quale essa disponeva di forze navali considerevoli sotto tutti gli aspetti. In tal modo, dopo il 1783, nulla era ancora deciso nella rivalità con l’Inghilterra. Le potenze dell’epoca, compresa la Gran Bretagna, non si sbagliavano nel dare importanza alla marina di Luigi XVI. Il seguito della storia sfugge, evidentemente dalle mani di questo sovrano e alle previsioni dei suoi ministri. L’emorragia di quadri provoca l’implosione della flotta francese, come l’addestramento e la determinazione della Royal Navy condizionano le vittorie britanniche. In ogni caso, la durata nel tempo è la “conditio sine qua non” per gli investimenti umani e materiali nel campo navale. I cambi di politica e le tergiversazioni comportano il fallimento e possono essere ripianate solo nel lungo termine.