EUGÈNE-FRANÇOIS VIDOCQ: DA CRIMINALE A POLIZIOTTO
di Michele Strazza -
Saltimbanco, assassino, combattente, criminale, evaso, collaboratore della polizia e infine poliziotto: la parabola di Eugène-François Vidocq è un vero romanzo. Non a caso ispirò scrittori come Balzac, Hugo e Poe.
Eugène-François Vidocq nacque ad Arras, nel nord della Francia, il 24 luglio 1775. Terzo di sette figli di un fornaio, a 13 anni ruba l’argenteria dei genitori e, con il ricavato, tenta di partire per gli Stati Uniti ma viene derubato dai suoi stessi compagni. Secondo un’altra versione sarebbe stato lui stesso a spendere tutto il denaro in divertimenti e gozzoviglie. Vive facendo lo stalliere e il saltimbanco in un circo prima di ritornare a casa.
Dopo aver ucciso, forse per sbaglio, il suo maestro di spada, sfugge alla giustizia e, nel 1791, si arruola nell’armata rivoluzionaria, combattendo a Valmy e a Jemmapes. Ma la vita militare gli appare troppo stretta e la disciplina non è il suo forte. Dopo risse e duelli, diserta e passa nelle file austriache. Fuggito nuovamente, si rifugia in Belgio con documenti falsi, unendosi a una banda di criminali.
Si ha anche notizia di un suo matrimonio con una certa Marie-Anne-Louise Chevalier, titolare di una drogheria ad Arras. La abbandona poco dopo, provvedendo anche a derubarla dopo aver scoperto che aveva finto di essere incinta. Secondo un’altra versione avrebbe agito in tal modo perché il figlio non era suo.
Si dedica, così, a una vita criminale fatta di furti e truffe che pratica tra il nord della Francia e la capitale Parigi. Arrestato per aver falsificato dei documenti, nel 1797 viene condannato a otto anni di lavori forzati dal tribunale criminale di Douai e associato al carcere parigino di Bicetre per poi essere imbarcato con altri forzati per Brest.
Dopo un tentativo di evasione infruttuoso, il 13 gennaio 1798 sbarca, dopo 24 giorni di mare, nel porto di Brest dove tenta nuovamente, ma inutilmente, di evadere. Il terzo tentativo gli riesce dopo essersi travestito da marinaio per confondersi tra i lavoranti dell’arsenale.
Nel 1799 viene di nuovo arrestato e inviato nel carcere di Tolone da dove evade il 6 marzo del 1800. Nel 1809, arrestato l’ennesima volta, offre la sua collaborazione, in qualità di “informatore”, alla polizia. Nei due anni successivi gli viene applicato un regime carcerario meno severo per consentirgli di ascoltare le conversazioni tra i compagni di detenzione e poi riferirle alla polizia. Al termine di questa attività, in accordo con le autorità, si mette in scena un’evasione fasulla, ridandogli la libertà.
Nel frattempo, egli continua la collaborazione con le autorità di polizia. Questa risulta talmente efficace che, sempre nel 1811, è addirittura il prefetto della capitale francese a incaricarlo di organizzare un’unità in borghese, la Brigade de la Sûreté (Brigata di Sicurezza) con il compito di infiltrarsi tra i criminali.
I successi di questa unità convincono le Autorità a stabilizzarne il ruolo e, nell’ottobre del 1812, il gruppo diventa una vera e propria brigata di polizia di sicurezza guidata da Vidocq e sotto la direzione della Prefettura di Parigi: era nata la Sûreté. Il 17 dicembre 1813, Napoleone Bonaparte in persona firma il decreto che qualifica la struttura come forza di polizia di sicurezza dello Stato, con il nome di Sûreté Nationale.
La brigata continuò, tuttavia, ad avere una connotazione atipica rispetto alle altre forze di polizia e ciò fu forse il segreto del suo successo. Vidocq, diventato pure un esperto nei travestimenti, continuò ad arruolarvi ex criminali e a utilizzare informatori e infiltrati, persino impiegando agenti femminili. Alcuni dei suoi componenti non erano neanche stipendiati, ricevendo in cambio delle proprie prestazioni delle licenze per sale da gioco.
Tra il 1828 e il 1829 Vidocq pubblicò le sue Memorie che conobbero un grande successo. Dopo essersi creato molteplici nemici a causa dei suoi sistemi poco ortodossi, nel 1832 Vidocq fu accusato di aver istigato crimini durante le rivolte bonapartiste e costretto a presentare le proprie dimissioni.
Nel 1833 fondò il Bureau de renseignements pour le commerce (“Ufficio informazioni per il commercio”), la prima agenzia di investigatori privati che forniva ai commercianti, dietro pagamento, servizi informativi e di sorveglianza.
Come ha sottolineato Massimiano Bucchi, il modello di business era estremamente moderno: pagando una sorta di abbonamento, le aziende accedevano alla banca dati di Vidocq, ottenendo così informazioni riservate su collaboratori e clienti. Su richiesta, poi, gli agenti del Bureau approfondivano i casi con tecniche di spionaggio industriale, senza disdegnare anche indagini su questioni private o famigliari.
Nel 1842 venne arrestato per avere rubato dei fondi in un caso di malversazione che lui stesso aveva aiutato a risolvere. Dopo una condanna a cinque anni di prigione e a pagare una multa di tremila franchi, la corte d’appello lo scagionò del tutto dagli addebiti.
Passò gli ultimi anni della sua vita a scrivere diversi romanzi ispirati alle sue avventure. Alcuni storici ritengono che sia stato aiutato dall’amico scrittore Honoré de Balzac. Quando la moglie Fleuride morì nel settembre 1847 chiuse l’agenzia d’investigazione, pur continuando a collaborare ad alcuni casi con la polizia.
All’età di 82 anni, Eugène-François Vidocq morì a Parigi l’11 maggio 1857.
Pur ritenendo eccessivi alcuni suoi racconti e molte sue affermazioni contenute nelle Memorie, come quello di definirsi fondatore della scienza forense, non vi è dubbio che sia stato tra i primi a usare in modo sistematico metodi poi divenuti parte integrante delle tecniche di investigazione. Un esempio è la creazione di un ampio e dettagliato database. Scrive Bucchi: «Partendo dalla propria capacità prodigiosa di memorizzare volti e corporature, Vidocq sviluppa un sistema di schede indicizzate, e grazie ai suoi agenti infiltrati nelle gang e nelle carceri, registra i dati di oltre trentamila criminali sulla base dell’aspetto fisico, delle false identità utilizzate, delle modalità con cui compiono i reati e vi abbina perfino un campione della loro grafia. Questo ricco database gli permette di individuare rapidamente e con precisione potenziali sospetti di un crimine e spesso anche di intervenire in modo preventivo. Nel 1831, osservando una porta che è stata aperta per commettere un furto alla Biblioteca nazionale, conclude con sicurezza che un lavoro così pulito può averlo fatto solo un certo Fossard, che però risulta in carcere. In realtà Vidocq ha fatto centro anche stavolta: Fossard, per l’appunto, è evaso otto giorni prima».
Presta grande attenzione a ogni dettaglio sulla scena del crimine e comprende con largo anticipo, seppur con una applicazione rudimentale, il potenziale dell’analisi delle impronte di passi e di quelle digitali. Anticipa artigianalmente anche la futura scienza balistica.
La sua figura leggendaria, capace di ispirare scrittori come Honoré de Balzac, Victor Hugo ed Edgar Allan Poe. è stata immortalata, anche recentemente, in diverse pellicole cinematografiche. Ricordiamo, tra le altre, Vidocq. La maschera senza volto (2001), in cui Vidocq è interpretato da Gérard Depardieu, nonché L’imperatore di Parigi (2018) con Vincent Cassel.
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Per saperne di più
Bucchi M., Eugène-François Vidocq, da criminale a criminologo, “Il Foglio”, 28 ottobre 2024.
Sadurní J.M., Vidocq. Il primo detective della storia, in “Storica. National Geographic”, 12 settembre 2022.
François Eugène Vidocq, Le memorie di Vidocq, traduzione di Ferdinando Bruno, Luni Editrice, Sesto San Giovanni (MI), 2024.