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	<title>Storia in Network &#187; Paesi Bassi &#124; Storia in Network</title>
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	<description>Magazine di divulgazione storica</description>
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		<title>GOUDEN EEUW: IL SECOLO D’ORO DEI PAESI BASSI</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2022 07:54:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Paesi Bassi]]></category>
		<category><![CDATA[Provincie Unite]]></category>
		<category><![CDATA[Secolo d'oro]]></category>

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		<description><![CDATA[di Massimo Iacopi -   Nel giro di pochi anni – tra XVI e XVII secolo – la giovane repubblica delle Province Unite divenne una delle prime potenze del mondo, nonché un fiorente centro intellettuale e artistico. Si trattò, anche agli occhi dei contemporanei, di una vera e propria età &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><b>di Massimo Iacopi -</b></p>
<p><b> </b></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Nel giro di pochi anni – tra XVI e XVII secolo – la giovane repubblica delle Province Unite divenne una delle prime potenze del mondo, nonché un fiorente centro intellettuale e artistico. Si trattò, anche agli occhi dei contemporanei, di una vera e propria età dell’oro.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">♦</span></p>
<p style="text-align: justify;">Nell’Europa del Grande Secolo, le Province Unite sono caratterizzate da un sigillo di singolarità e di stranezza: tutti gli osservatori e i visitatori forniscono testimonianze del loro stupore davanti alla metamorfosi di un territorio un tempo ostile, fatto d’acqua, di paludi e di lande, popolato da uomini e donne sostanzialmente rustici: «I vecchi olandesi &#8211; scrive Jean Nicolas de Parival nel 1651 &#8211; erano a suo tempo disprezzati dai loro vicini, a causa dei loro costumi grossolani, della semplicità dei loro abiti e del loro cibo» (<em>Les Delices de la Hollande</em>).<br />
Ebbene, in uno stupefacente “miracolo” (anche questo termine si ripete spesso sotto la penna dei contemporanei), lo spazio terrestre e marittimo viene addomesticato, polverizzato, indagato, “domato” (fra il 1590 ed il 1640, vengono conquistati all’acqua 80 mila ettari) e messo al servizio di uno sviluppo economico senza precedenti, fondato principalmente sull’espansione marittima e commerciale. Questa rappresenta una prima singolarità quando, e ben noto che, ovunque in Europa, la terra costituisce la base della fortuna e del successo sociale.<br />
Per di più, questa vocazione marittima ha dato origine a profitti di una dimensione tale da contrastare le economie vicine: tutta la politica di Jean Baptiste Colbert e di Luigi XIV sarà di opposizione, ivi compresa la guerra nel 1762, alla potenza aggressiva dell’Olanda, questa «repubblica di mercanti di formaggi», secondo un’espressione attribuita al Re Sole. In quell’anno, quando le truppe francesi moltiplicavano le vittorie, sono stati uditi nei templi “sermoni di punizione” (<em>strafpredicaties</em>), che spiegavano i disastri della guerra come la giusta punizione inflitta a quelli che avevano osato abbandonarsi alle colpevoli delizie dell’accumulazione delle ricchezze e alle perversioni morali che le accompagnavano.<br />
Come spiegare tale metamorfosi? Questo insolente successo si basava su quattro pilastri, che costituivano le fondamenta della potenza delle Sette Province Unite, in particolare quelle dell’Olanda.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>Primo pilastro: una giovane nazione</b></h3>
<p style="text-align: justify;">Il primo pilastro è quello della giovinezza di una nazione, forgiata oltre che saldata al ferro ed al fuoco di una lotta di 80 anni (1566-1648) contro la più grande potenza del tempo, la monarchia spagnola di Filippo II d’Asburgo-Spagna. La maggior parte degli abitanti non sopportava più la tutela spagnola (le guarnigioni nelle città, le imposte, la minaccia di introduzione dell’Inquisizione) mentre il protestantesimo non smetteva di svilupparsi. C’era stata inizialmente, nel 1566, la <i>Rivolta dei guezen</i> [1] (gentiluomini venuti a presentare una petizione contro l’Inquisizione alla governatrice dei Paesi Bassi, Margherita d’Asburgo), accompagnata da una ondata di violenza iconoclasta e seguita poi da una repressione feroce condotta da don Fernando Alvarez de Toledo y Pimentel, il Gran duca d’Alba de Tormes: «Conviene infinitamente di più conservare attraverso la guerra, per Dio e per il re un regno impoverito e anche rovinato che, senza la guerra, averlo intero per il demonio e gli eretici, questi settari».<br />
La rivolta, il cui capo era Guglielmo di Nassau, principe d’Orange viene rilanciata nel 1572 dai <em>waterguezen </em>(quelli che erano sfuggiti alla repressione e che si erano rifugiati in Inghilterra, in particolare). Il conflitto sfocia nell’Unione di Arras, nel 1579, alla quale risponde l’Unione di Utrecht e la secessione dei Paesi Bassi in due gruppi di Province, cattoliche e spagnole a sud, protestanti e indipendenti a nord: le Sette “Province Unite” proclameranno la loro indipendenza nel 1581. Esse saranno difese militarmente dalla famiglia Nassau e in particolare da Maurizio di Nassau, che riorganizza l’esercito e protegge le province con una fitta rete di piazzeforti. Le Province Unite si trasformano, in tal modo, in una “isola fortificata”.<br />
Dopo una tregua di dodici anni (1609-1621) e la ripresa dei combattimenti, occorrerà attendere i Trattati di Westfalia, nel 1648, per vedere riconosciuta internazionalmente l’indipendenza della giovane repubblica. Le Province Unite, nate da questa spartizione dei Paesi Bassi fra province cattoliche e protestanti e dalla difesa dei loro privilegi ereditati dal “Circolo di Borgogna” [2], offrono l’esempio quasi unico in Europa della liberazione di un popolo, poco numeroso (2 milioni di persone su un territorio fra i più densamente popolati d’Europa, specialmente l’Olanda e la Zelandia) contro un sovrano considerato come straniero e di conseguenza illegittimo.<br />
Così scrive Jean Louis Guez de Balzac nel 1638 nel suo <em>Discours politique sur l’Etat des Provinces-Unies des Pays Bas</em>: «un popolo è libero a condizioni che esso non voglia più servire». Aggiunge inoltre che «le Province dei Paesi Bassi, che sono sfuggite dalle mani del re di Spagna per averle volute troppo stringere, costituiscono una bella lezione per tutti i sovrani su quello che essi devono nei confronti dei loro popoli e forniscono un esempio memorabile per tutti i popoli su quelli che essi possono nei riguardi dei loro rispettivi sovrani».<br />
Questa liberazione è andata di pari passo con la costruzione di una repubblica decentralizzata, oligarchica, strutturata in una serie di assemblee, stati provinciali e stati generali che si riunivano periodicamente, detentori del potere pubblico incarnato da un pensionario [3], una specie di segretario permanente d’esecuzione con funzioni civili. Agli Stati Generali, che si tengono di norma all’Aia, siedono i rappresentanti delegati da ogni provincia: una ventina in tutto, ma con un solo voto per provincia.<br />
Ogni provincia è sovrana, ciascuna viene diretta da uno Statolder [4] e da una assemblea. L’insieme delle Province Unite, a somiglianza delle singole province, ha ugualmente gli Stati Generali e uno Statolder generale; una funzione tradizionalmente esercitata dalla famiglia Orange-Nassau, che era stata alla testa della lotta contro la Spagna. Anche questo fatto costituisce una singolarità molto forte rispetto alle monarchie che, nello stesso momento si concentrano centralizzando il potere, tendendo a restringere, se non a sopprimere, qualsiasi autonomia o rappresentanza regionale o locale. Tanto per fare un esempio si guardi in Francia il caso della politica di Luigi XIII nei confronti degli stati provinciali.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>Secondo e Terzo pilastro: tolleranza e capitalismo, patto sociale</b></h3>
<p style="text-align: justify;">Il secondo pilastro della potenza olandese è quello del pluralismo religioso, marcato specialmente dalla coabitazione di tutte le varie confessioni della Riforma: luterani, calvinisti, ma anche anabattisti [5], arminiani [6], gomaristi [7], collegianti [8], sociniani [9] e mennoniti [10]. Anche questo aspetto costituisce una specifica caratteristica olandese, nel momento in cui la maggior parte degli Stati europei si costruiscono a partire da una unità religiosa aggressiva e intollerante (un re, una fede, una legge). Questo regime religioso originale trova la sua origine nell’atto di fondazione delle Province Unite: l’Unione di Utrecht (23 gennaio 1579), che riconosce a tutti il diritto di libertà di coscienza. Una libertà religiosa che non procederà senza scossoni, come lo dimostreranno le dispute che divideranno le chiese sui temi della predestinazione e della grazia.<br />
Il terzo pilastro è quello di una nazione fondata su un equilibrio politico e sociale, garantito dall’alleanza di due forze complementari. In primo luogo, la grande borghesia, già capitalista, la cui potenza e fierezza provengono dal commercio su tutti i mari del mondo. Al centro dell’universo olandese, scrive il saggista inglese Simon Schama ne <em>Il disagio dell&#8217;abbondanza: la cultura olandese dell&#8217;epoca d&#8217;oro</em>, si trovava il <em>burgher</em>, che non era esattamente un “borghese”, ma primariamente un cittadino e quindi un <em>homo economicus</em>. Questi <i>burghers</i> hanno contrattato una necessaria alleanza con un’aristocrazia militare in declino, ma indispensabile alla difesa delle nuove frontiere, per fare da frangiflutti a un oceano di monarchie molto spesso ostili: durante gli ultimi decenni del XVI secolo tutte le città sono circondate da bastioni “all’italiana” (muraglie non troppo alte, a stella e più spesse), che impediscono ai cannoni di fare brecce come nelle mura delle città medievali. Oramai ogni conquista di città suppone un assedio lungo e costoso sotto tutti gli aspetti.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>Quarto pilastro: un laboratorio intellettuale</b></h3>
<p style="text-align: justify;">Il quarto pilastro è rappresentato da un “laboratorio intellettuale” che gode di una grande fama in Europa. Questa “aria” singolare che si respira ad Amsterdam e in molte altre città delle Province Unite profuma di libertà e di creatività. E’ il caso dell’Università di Leyda, fondata nel 1575. Vi si insegna chimica, fisica e soprattutto medicina: è suo uno dei primi teatri anatomici d’Europa (1593); Rembrandt vi si reca spesso (dipinge due lezioni d’anatomia, nel 1632 e nel 1656), così come Cartesio, che assiste a diverse dissezioni. Ma in Olanda esiste anche una fiorente arte della stampa, che partecipa attivamente alla diffusione delle nuove idee, al punto tale che gli scienziati di tutta Europa inviano qui i loro manoscritti per farli pubblicare.<br />
L’Olanda viene trovarsi anche negli avamposti nel fenomeno della grande rivoluzione che costituisce la scrittura del mondo in linguaggio matematico &#8211; la rivoluzione scientifica, questo processo che si inquadra in tempi lunghi e che allora riguardava solamente una minoranza di scienziati e letterati. L’ottica e la fabbricazione di strumenti di misura (occhiali o microscopi) rappresentano una delle specialità olandesi: Spinoza fa parte della corporazione dei tagliatori di lenti, come se il vedere meglio filosofico fosse indissociabile dal vedere meglio materiale. Il fisico Christiaan Huygens gli comanda alcuni vetri ottici per i suoi telescopi, Questa alchimia di pluralità delle sette, delle idee, delle “nazioni commerciali”, che si fiancheggiano quotidianamente, specialmente ad Amsterdam dove si ascoltano quasi tutte le lingue del mondo, fa dell’Olanda un crogiolo aperto alle nuove idee: nel 1641 vi viene persino pubblicata una traduzione del <em>Corano</em>.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>Il gran libro del mondo</b></h3>
<p style="text-align: justify;">L’itinerario geografico e intellettuale di Cartesio è indicativo. Desiderando sfogliare “il gran libro del mondo” egli effettuerà due soggiorni in Olanda. Nel 1631 scrive a Guez de Balzac questa famosa lettera nella quale non cessa di tessere elogi per Amsterdam: ci si può acquistare di tutto, ci si sente liberi e si è in sicurezza. «In quale altro paese si può gioire di una libertà così piena, dove si può dormire con minore inquietudine, dove c’é sempre pronta una forza armata, espressamente per difenderci, dove gli avvelenamenti, i tradimenti, le calunnie risultano meno conosciute e dove sia ancora rimasta la maggior parte dell’innocenza dei nostri avi?»<br />
Egli confida anche che, in questa grande città «non esiste alcun uomo, ad eccezione di me, che non svolga attività commerciale, ciascuno vi è talmente preso dal suo profitto che io potrei dimorarvi tutta la mia vita senza mai essere notato da qualcuno». Aggiunge inoltre che si reca a passeggio tutti i giorni «fra la confusione di un gran popolo, con tanta libertà e tranquillità come potreste fare nei vostri viali».<br />
Non è dunque un caso se Spinoza, nato in un famiglia di mercanti ebrei venuti dal Portogallo, ha potuto, proprio in questa nazione, vivere, scrivere e pensare. E’ stata dunque questa aria speciale, che si respirava ad Amsterdam, a Leyda ed in tante altre città dell’Olanda, che gli ha consentito il progresso di pensiero che ha poi aperto la strada per la repubblica e per la democrazia. Una dichiarazione di guerra contro il vecchio ordine del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">♦</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><span style="color: #808080;">Note</span></em></strong><br />
[1] <em>Geuzen</em> (pezzenti) era il nome assunto dalla confederazione di nobili calvinisti olandesi e altri scontenti che nel 1566 si rivoltarono contro il governo spagnolo nei Paesi Bassi. Il gruppo di <em>geuzen</em> che ebbe maggior successo operava sul mare e così furono chiamati <em>Watergeuzen</em> (pezzenti del mare).<br />
[2] Il Circolo di Borgogna, costituito nel 1512, dalla Dieta di Colonia, da Carlo d’Asburgo (futuro Carlo V), duca di Borgogna, faceva parte di uno dei 10 circoli amministrativi in cui era suddiviso l’Impero. Il Circolo si compone principalmente degli Stati borgognoni, ad ovest del Sacro Romano Impero Germanico, ai quali vengono aggiunti i Paesi Bassi nel 1548. Il Circolo era una struttura amministrativa quasi indipendente.<br />
[3] Per Pensionario si intende un&#8217;importante carica politica, presente nella Repubblica delle Sette Province Unite, che deve il suo nome al salario, o <i>pensione</i>, che ricevevano durante il loro servizio. Essi gestivano gli affari legali della città ed erano segretari dell&#8217;assemblea cittadina, nonché rappresentanti e portavoce di essa durante le riunioni degli Stati provinciali. La carica del pensionario era permanente e godeva di notevole autorità. Veniva eletto fra le classi dell&#8217;alta borghesia, quindi i mercanti, che, nella repubblica, ebbero grande influenza, dato che lo stato era la maggiore potenza mondiale riguardo ai commerci a quei tempi. Il gran pensionario (in olandese: <em>Raad(s)pensionaris</em>) è stato il più importante funzionario olandese al tempo della Repubblica delle Sette Province Unite. Formalmente l&#8217;ufficio in sé comprendeva solo funzioni civili nell&#8217;ambito dell&#8217;amministrazione della principale delle Sette Province Unite, ovvero l&#8217;Olanda. In pratica, però, il Gran Pensionario d&#8217;Olanda era, di fatto, il delegato alla politica estera e la figura politica dominante dell&#8217;intera repubblica nel primo e nel secondo periodo di vacanza dello statolderato. La sua importanza crebbe parecchio nel periodo della rivolta del 1572, e ancor di più dal 1586 al 1619, quando John van Oldenbarneveldt è stato in carica. L&#8217;avvocato elaborava e introduceva tutte le risoluzioni, poneva fine ai dibattiti e contava i voti nell&#8217;assemblea provinciale. Quando esso non era in seduta, il pensionario era un membro permanente del collegio dei consiglieri deputati che gestivano l&#8217;amministrazione. Era ministro della giustizia e della finanza.<br />
[4] In origine, sotto il dominio spagnolo, lo <em>Statolder</em> non era che il luogotenente del principe in una parte del territorio, durante una sua assenza. In Olanda gli Statolder stavano a capo del governo civile, ma furono anche comandanti delle truppe del territorio sotto la loro giurisdizione. Se dunque prima lo Statolder, come rappresentante del sovrano, era al disopra degli stati, con l’indipendenza ne diventa l&#8217;incaricato della gestione amministrativa delle province e dello Stato. Gli Statolder tenderanno peraltro verso un governo accentratore e la carica di Statolder Generale diventerà ereditaria nei Nassau. Questa tendenza sarà all’origine, a varie riprese, di conflitti contro le tendenze separatiste, autonomiste e autocratiche dei reggenti.<br />
[5] <em>Anabattisti</em>, dal greco <em>anabaptizein</em> (battezzare di nuovo): per essi, solo persone adulte che hanno fornito dimostrazione di una professione di fede personale possono ricevere il battesimo e non i ragazzi. Essi propugnano inoltre la separazione assoluta della Chiesa e dello Stato ed il principio del ministero laico. Organizzati al seguito di Melchior Hoffman, l’Anabattismo olandese è segnato dall’esperienza millenarista del Regno di Munster nel 1534-35, che darà un’immagine particolarmente negativa dei suoi membri e spiega la durezza delle persecuzione nei loro riguardi.<br />
[6] <em>Arminiani</em>, chiamati anche “rimostrati”, essi riuniscono i discepoli del teologo di Leyda, Jacobus Arminius (1560-1609). Quest’ultimo respinge le tesi ultra calviniste sulla predestinazione:la salvezza non è determinata prima del peccato originale, come lo affermavano gli ultras, ma si limita ai veri credenti. Nel 1610, 44 dei suoi discepoli indirizzano una “rimostranza” agli stati provinciali dell’Olanda affinché sia accettata la visione arminiana della predestinazione. La loro richiesta viene respinta dal Sinodo di Dordrecht nel 1619 e da quel momento i suoi seguaci si costituiscono in chiesa separata,inizialmente clandestina e quindi dal 1631 riconosciuta. La loro visione della supremazia dei poteri civili sulla Chiesa fa guadagnare loro molte simpatie nell’ambito della società olandese.<br />
[7] <em>Gomaristi</em>. Derivano da Franciscus Gomarus (Franz Gomaer 1563-1641), predicatore e teologo olandese calvinista. Abile ed ardente difensore dell&#8217;Ortodossia calvinista, protestò contro gli insegnamenti di Arminio, suo collega dal 1603 a Leida, considerandoli una pericolosa negazione della dottrina dell&#8217;elezione. Questa controversia cresce e si diffonde attraverso le chiese riformate olandesi, vedendo contrapposte le fazioni dei &#8220;Gomaristi&#8221; e degli &#8220;Arminiani&#8221;. La morte di Arminio (1609) è seguita dalla Rimostranza arminiana del 1610 e dalla contro-rimostranza del 1611.<br />
[8] <em>Collegianti</em>. Gruppo religioso conosciuto per la sua pratica radicale della tolleranza, ma più ancora per aver fatto parte del piccolo circolo formato intorno a Spinoza. I suoi membri, si riunivano in un “collegio”, da cui il nome, per praticare la lettura e l’esegesi della Bibbia in nome della dottrina della “libera profezia”. Adepti del battesimo degli adulti e della comunione, essi rifiutavano l’adesione ad una chiesa confessionale in particolare, per difendere una chiesa cristiana universale.<br />
[9] <em>Sociniani</em>. Essi si appoggiano su una lettura razionalista della Bibbia e negano i dogmi della Trinità, della Resurrezione dei corpi e della predestinazione. Il loro nome deriva dal teologo italiano Fausto Sozzini, morto nel 1604. La loro corrente viene fortemente repressa in Olanda,a causa della negazione della natura divina del Cristo.<br />
[10] <em>Mennoniti</em>. Formano il terzo gruppo religioso nell’ambito delle Province unite del secolo d’oro ed il più prospero economicamente. Essi devono il loro nome a Menno Simons (1496-1561),prete cattolico di origine frisone, che aveva lasciato la chiesa nel 1536. Allo stesso modo degli anabattisti, dai quali si sono distaccati dopo il 1535, essi si caratterizzano per il loro rifiuto di prestare giuramento, per la pratica del battesimo degli adulti e per il principio del ministero laico, ma se ne distinguono per la loro condanna del porto delle armi e di qualsiasi ricorso alla violenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">♦</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><span style="color: #808080;">Per saperne di più</span></em></strong><br />
Schama Simon, <em>Il disagio dell&#8217;abbondanza. La cultura olandese dell&#8217;epoca d&#8217;oro</em>, Milano, Mondadori, 1993;<br />
J. Huizinga, <em>La civiltà olandese del Seicento</em>, Torino, Einaudi, 2008;<br />
Jonathan I. Israel, <em>Les Lumières Radicales: La philosophie, Spinoza et la naissance de la modernité (1650-1750)</em>, Paris, éditions Amsterdam, 2005;<br />
Henri Méchoulan, C. Secrétan et al., <em>Amsterdam XVIIe siècle</em>, Paris, éditions Autrement, 1993;<br />
Margócsy, Dániel, <em>Commercial Visions: Science, Trade, and Visual Culture in the Dutch Golden Age</em>, University of Chicago Press, 2014;<br />
Secretan C., Antoine-Mahut D., <em>Les Pays-Bas aux XVIIe et XVIIIe siècles. Nouveaux regards</em>, Honoré Champion, 2015.</p>
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		<title>PROVINCE UNITE: LA RICCHEZZA COME STRATEGIA</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Oct 2018 06:34:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Massimo Iacopi - Con il termine “Paesi Bassi” veniva designato, agli inizi del Rinascimento, un insieme di sette Province che coprivano approssimativamente il territori attuali del Belgio, dell’Olanda e del Lussemburgo. Riunite dal duca di Borgogna, erano entrate a far parte dei domini degli Asburgo di Spagna. Nella seconda &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di Massimo Iacopi -</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Con il termine “Paesi Bassi” veniva designato, agli inizi del Rinascimento, un insieme di sette Province che coprivano approssimativamente il territori attuali del Belgio, dell’Olanda e del Lussemburgo. Riunite dal duca di Borgogna, erano entrate a far parte dei domini degli Asburgo di Spagna. Nella seconda metà del XVI secolo, una parte di esse si ribellò al dominio spagnolo, fondando un nuovo Stato che ben presto rivaleggerà con la più grandi potenze nella costruzione di un impero mondiale.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Paesi Bassi sono, nel XVI secolo, una delle regioni d’Europa in cui la percentuale di abitanti che sa “leggere e scrivere” è fra le più elevate d’Europa (almeno il 25 della popolazione) e dispongono sul loro territorio rinomati centri universitari come Lovanio o Utrecht, oltre ad essere la terra natale del grande umanista Erasmo da Rotterdam. Questo fatto spiega da un lato la forte penetrazione del Protestantesimo, visione più individuale e più intellettuale del Cristianesimo e, dall’altro, la spartizione del potere politico fra i rappresentanti de re e delle assemblee locali, gli Stati Provinciali e Regionali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Calvinismo e “Democrazia”</strong><br />
La Spagna di Filippo II d’Asburgo Spagna sembra decisa, a partire dagli anni 1560, a limitare l’autonomia dei Paesi Bassi ed a restaurare il Cattolicesimo. Nel 1565, una delegazione dei principali nobili delle Province (in quanto le istituzioni elettive dell’epoca erano, di fatto, monopolizzate dalle grandi famiglie borghesi ed aristocratiche) non può evitare la repressione diretta da Don Fernando Álvarez de Toledo y Pimentel, terzo Duca d’Alba e provocata da una spinta di violenze iconoclaste, fomentate dai calvinisti. Gli Olandesi fanno risalire l’inizio della loro guerra d’indipendenza, la cosiddetta “Guerra degli 80 anni” (1568-1648), con la data della prima vittoria dei ribelli, guidati da Guglielmo d’Orange-Nassau, detto il Taciturno, a Heiligerlee sul duca d’Alba. Ma solo nel 1579 si produrrà la frattura nei Paesi Bassi spagnoli: in risposta all’Unione di Arras delle Province meridionali, decise a restare cattoliche e fedeli alla Spagna, le Province del Nord formeranno l’Unione di Utrecht, i cui Stati Generali, considerato che Filippo II non era più degno di essere il loro sovrano, decideranno per la formazione di una “Repubblica della Province Unite nel 1588.<br />
Il successo finale di questi “mendicanti del mare”, così come erano stati apostrofati dagli Spagnoli, si spiega per la concomitanza di diversi fattori. In primo luogo il valore degli Olandesi, specialmente come marinai, in quanto le loro flotte commerciali e da pesca risultavano già le più attive dell’Europa – specialmente per la pesca delle aringhe, il “re dei pesci”. Ma anche il sostegno della Francia e dell’Inghilterra, pronte a sfruttare ogni occasione per controbilanciare la potenza spagnola: nel 1588, una flotta che gli Inglesi denomineranno ironicamente la “Invincibile Armada”, viene respinta nella Manica.<br />
Occorre dire che la Spagna era costretta a disperdere i suoi sforzi sull’insieme del globo al fine di poter controllare i suoi possedimenti. Di fatto, Inglesi ed Olandesi faranno del tutto per danneggiare gli interessi coloniali ispanici e proprio gli Olandesi soppianteranno progressivamente i Portoghesi nell’Oceano indiano, in maniera provvisoria nel Brasile e l’ammiraglio Piet Pieterszoon Heyn riuscirà, nel 1628, ad impossessarsi dei galeoni che trasportavano, due volte all’anno, i carichi di metallo e beni preziosi dalle colonie spagnole e dalle Filippine verso l’Europa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una potenza senza strategia</strong></p>
<div id="attachment_7881" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2018/10/Allegoria-delle-Province-Unite-1620.jpg"><img class=" wp-image-7881 " alt="Allegoria delle Province Unite, 1620" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2018/10/Allegoria-delle-Province-Unite-1620.jpg" width="250" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Allegoria delle Province Unite, 1620</em></p></div>
<p style="text-align: justify;">Le Province Unite dovranno la loro indipendenza, sia alle sconfitte spagnole – fra le quali quella del 19 maggio 1643 a Rocroi, di fronte a Luigi II di Borbone Condé, quarto duca d’Enghien che contribuisce a distruggere l’immagine di invulnerabilità della “temibile fanteria dell’esercito spagnola”, sia alle loro vittorie, che saranno in maggioranza difensive. Nel 1648, alla firma del Trattato di Osnabruck (insieme a quello di Munster appartiene ai “Trattati di Westfalia” che impongono il principio dello Stato Nazione come fondamento dell’ordine giuridico e politico nell’Europa moderna), che sancisce la loro indipendenza, esso sono già diventate effettivamente una grande potenza commerciale e coloniale, e rimarranno tale fino a tutto il XVII secolo. E tutto questo nonostante le divisioni interne, sia religiose (fra calvinisti ortodossi e gli “arminiani”, che rifiutavano la predestinazione), sia politiche, fra i difensori di una concezione repubblicana e federalista, che auspicavano la conservazione di una larga autonomia degli Stati e i fautori di un potere più centralizzato e quasi monarchico, incarnato da Maurizio di Nassau, il figlio del “Taciturno”. Questi, in effetti, è stato poi nominato <i>Stathoulder</i> per cinque Province. Il periodo di guerra risulterà favorevole allo <i>Stathoulder</i>, che riesce a vincere le reticenze degli Stati ed a schiacciare provvisoriamente i repubblicani, facendo giustiziare il loro capofila Johan van Oldenbarnevelt, nel 1619. Ma dopo il ritorno alla pace e la morte di Guglielmo II d’Orange, gli Stati riassumono il controllo della situazione, lasciando vacante il posto di <i>Stathoulder</i> per decenni, periodo che corrisponde veramente “all’Età d’oro” olandese, anche sul piano artistico.<br />
La potenza delle Province Unite non risulta, pertanto, la conseguenza di un progetto imperialista, guidato da una volontà politica, ma la risultante di una visione prioritariamente mercantile: fare del tutto per favorire l’arricchimento della borghesia d’affari, che aveva il controllo delle strutture “federali”. Tale atteggiamento sottintende, come sarà sostenuto da Max Weber, uno stretto legame fra la riuscita sociale e la salvezza dell’anima, ovvero il successo nella società costituisce il mezzo per ottenere la certezza della salvezza. O forse, più prosaicamente, la semplice ricerca di maggiori ricchezze ed agi e l’intuizione di una possibile ridistribuzione a cascata (ruscello) sulle classi più povere, non ancora teorizzata e che molto somiglia alla <i>Flat Tax</i> odierna. Esisteva, comunque, una concezione del mondo dietro questa espansione commerciale, una concezione “liberale”, nel senso pieno ed etimologico del termine, difesa specialmente dal giurista Ugo Grotius nella sua opera, <i>Mare liberum</i>, pubblicata nel 1609. Il suo lavoro costituisce una dissertazione sulle libertà del mare nella quale il giurista attacca il monopolio del commercio con le Indie, rivendicato dal Portogallo e la logica patrimoniale che aveva portato le potenze iberiche a dividersi il mondo nuovo (Trattati di Tordesillas, del 1494, e di Saragozza, del 1529), sotto l’alto patronato del papa spagnolo Borgia, fatto che evidentemente impressionava certamente un paese diventato protestante.<br />
Lo strumento di questa potenza “apolitica” è stata logicamente una impresa commerciale: la Compagnia unificata delle Indie Orientali, conosciuta con l’acronimo olandese di VOC. Come evidenziato dallo stesso nome, la VOC risultava dalla fusione di diverse Compagnie anteriori, che avevano iniziato a contestare il monopolio portoghese nei collegamenti con l’Asia del Sud Est. Dopo diversi tentativi bloccati, gli Olandesi riescono, fra il 1598 ed il 1602, ad inviare 65 navi nell’Oceano Indiano, da dove alcuni battelli si spingeranno fino in Cina e nel Giappone, ottenendo guadagni che arriveranno fino al 265% sulle merci trasportate. Per evitare un concorrenza che poteva rischiare di diminuire fortemente i profitti, saranno gli Stati Generali delle Province Unite, e dunque il loro “Parlamento”, che nel 1602, imporranno la fusione dei concorrenti, dando origine al nuovo soggetto commerciale ed al suo statuto.<br />
La VOC non smetterà da quel momento di ricevere privilegi commerciali, ma anche diplomatici, che l’autorizzano a trattare con gli Stati sovrani ed a mantenere un vero e proprio esercito privato, prefigurando in tal modo le compagnie di sicurezza, recentemente ingaggiate dall’esercito americano per assicurare determinate operazioni militari in occasione dei sui interventi all’estero. Agli inizi degli anni 1670, la VOC risulta alla testa di ben 150 bastimenti di commercio e di 40 navi da guerra. Basti considerare che nello stesso periodo la marina di Luigi XIV, il Re Sole, ne conta appena qualcuna di più, prima che nel 1672, il ministro Jean Baptiste Colbert incrementi la sua consistenza a circa 120 battelli. L’esercito della VOC comprende più di 12 mila soldati, necessari per la polizia sui suoi battelli e per la protezione dei suoi stabilimenti commerciali, una organizzazione che, all’occasione, poteva trasformarsi in uno strumento offensivo, come nel caso della progressiva conquista dell’Indonesia (fondazione di Batavia nel 1619 e conquista di Malacca nel 1641).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Talassocrazia e capitalismo</strong><br />
La VOC è stata un vero e proprio braccio armato dell’espansionismo olandese nell’Oceano Indiano, imponendo progressivamente ai sovrani locali, dalle coste dell’India a quelle della Malesia e dell’arcipelago indonesiano, un monopolio sulle esportazioni di spezie (del pepe in particolare) e di tessile, produzioni di grande interesse per gli Europei. La compagnia assicura ugualmente una grande parte del “commercio verso le Indie”, che oggi chiameremmo “scambi interregionali, al quale alla fine del XVII secolo erano addette circa un centinaio di navi. La VOC ha finanziato, fra il 1642 ed il 1644, le esplorazioni di Abel Tasman nel sud dell’Oceano Indiano e nell’Ovest del Pacifico, scoprendo oltre all’isola di Mauritius anche la Tasmania, la Nuova Zelanda, le Tonga o le Figi. La VOC risulta, di gran lunga, la più importante compagnia commerciale del tempo: alla sua costituzione, il suo capitale equivaleva a 60 tonnellate d’oro, ovvero 10 volte di più della sua rivale inglese. Essa è stata, inoltre la prima grande società anonima della storia, con un capitale diviso in azioni di 3 mila fiorini, detenute da poco più di 300 azionari e quotata alla Borsa di Amsterdam. L’organo supremo di direzione della VOC era il <i>Consiglio dei 17 Signori</i>, di cui 8 rappresentanti della città di Amsterdam, che si riuniva ordinariamente tre volte all’anno.<br />
Se la VOC apparteneva ad Olandesi ed era diretta da “nazionali”, essa può essere comunque considerata come la prima compagnia “transnazionale” della storia nella misura in cui le sue operazioni avevano come contesto territoriale l’oltremare. Essa di dedica essenzialmente ad una attività commerciale, senza una vera colonizzazione, se si considera come eccezione la fondazione della Colonia del Capo, la punta meridionale dell’Africa, nel 1652, per consentire uno scalo sulla “Rotta delle Indie” e per soccorrere le navi colpite da naufragio nei suoi pericolosi dintorni (all’origine dell’attuale Africa del Sud e del suo popolamento di “Afrikaners”, discendenti, appunto dei coloni olandesi e anche protestanti francesi). Per contro, il suo equivalente per le Indie “occidentali” cercherà in primo luogo di impiantarsi nell’America del Nord e nelle Antille (creando, fra gli altri, la Nuova Amsterdam nell’isola di Manhattan). Ma questa WIC non raggiungerà mai lo sviluppo della sua omologa orientale; essa perderà una parte dei suoi possedimenti &#8211; fra i quali al futura New York – a partire dalla seconda guerra anglo-olandese e cesserà la sua attività nel 1674.<br />
Non è per puro caso se queste grandi compagnie siano nate nei Paesi Bassi, dove sono stati messi a punto alcuni strumenti essenziali del capitalismo: se la banca è apparsa in Italia ed in Lombardia nel corso del Medioevo e se la pratica del finanziamento partecipativo per le spese delle spedizioni marittime esisteva già a Venezia, le società per azioni e le “Borse” dei valori sono state effettivamente inventate nelle Fiandre: il termine e la sua relativa pratica appare a Bruges agli inizi del XV secolo e la Borsa di Anversa è attestata da documenti del 1531, in attesa della creazione, nel 1611, di quella di Amsterdam.<br />
E’ anche nella capitale olandese che è stata fondata, nel 1609, una banca pubblica, controllata dalla municipalità, la <i>Wisselbank</i>, dotata del monopolio del cambio e primo esempio di una banca di deposito. Il capitalismo olandese associava strettamente interessi privati e potenza pubblica, anche se quest’ultima appariva largamente sotto il controllo ed al servizio dei primi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una fragile età dell’oro</strong><br />
Il dominio dei Paesi Bassi agli inizi del XVII secolo si è avvalso della concomitanza di favorevoli circostanze. Mentre la Spagna egli Imperiali risultavano occupati altrove dalla Guerra dei Trent’Anni, l’Inghilterra va incontro ad un periodo di regressione, rispetto al periodo elisabettiano, specialmente suo mari, durante il regno di Carlo I Stuart, marcato da scontri politici e religioso e culminato da due guerre civili (1942-45 e 1648-49) e nell’esperienza repubblicana (1648-1653), sotto Olivier Cromwell. Per quanto concerne la Francia, scossa dalle convulsioni di due Reggenze e dalla Fronda, essa non ha potuto rivaleggiare con la prima potenza marittima del tempo, alla quale forniva il suo sostegno nella sua lotta anti imperiale. Localmente, infine, la rivolta contro la Spagna comporterà la rovina di Anversa, messa a sacco nel 1576 ed in parte abbandonata dai suoi abitanti verso le Province Unite, che contribuiranno a bloccare le bocche dell’Escaut a partire dal 1585; l’asfissia di questo porto importante ed il declino del principale polo economico dei Paesi Bassi, faciliterà l’ascesa di Amsterdam.<br />
L’età d’oro delle Province Unite restava comunque fragile, in quanto la base territoriale dello stato era decisamente vulnerabile: poco tempo dopo la sua indipendenza ufficiale, la giovane nazione si trova coinvolta in due guerre contro l’Inghilterra, la cui potenza marittima di rinforza a seguito degli Atti di Navigazione del 1651; queste leggi sono dei provvedimenti protezionistici destinati a finanziare la costruzione di una marina da guerra. Con queste leggi, gli Inglesi impongono un monopolio alle navi inglesi per le importazioni e contemporaneamente minacciano l’attività della flotta olandese che, all’epoca, assicurava una gran parte dei noli del commercio internazionale in Europa (il 70% del commercio nel Baltico, ad esempio). Le Province Unite usciranno da questo confronto senza grandi danni grazia all’opera di eccezionali ammiragli, come Maarten Tromp e Michiel de Ruyter. Quest’ultimo infligge alla <i>Royal Navy</i> una sconfitta ed una umiliazione memorabile con il suo raid del giugno 1667 nell’estuario del Tamigi. E’ a quel punto che l’Inghilterra prende coscienza della vulnerabilità di Londra e comprende che per il futuro non dovrà mai lasciare ad una forte potenza navale il controllo della facciata nord del mare del Nord e specialmente delle bocche dell’Escaut.<br />
Nel 1672, l’alleato francese, già impegnato in una guerra doganale dal 1667, cambia atteggiamento e combina un’offensiva terrestre con la terza guerra anglo-olandese sul mare. L’attacco francese risulta fatale per i repubblicani, il Grande Pensionario (carica a mezza strada fra il Primo Ministro e il Ministro degli Affari Esteri) Jan de Witt e suo fratello vengono massacrati dalla folla di scontenti e la carica di <i>Stadhoulder</i> viene ristabilita a vantaggio di Guglielmo d’Orange. L’ammiraglio Ruyter riesce a produrre ancora miracoli, come nella zona di Texel, dove riesce ad allontanare la minaccia di uno sbarco, mentre l’invasione terrestre viene bloccata al prezzo dell’inondazione di polders recentemente guadagnati al mare. Ma il sud del paese risulterà devastato ed i conflitti interni contribuiscono ad indebolire la Repubblica: lo <i>Stadhloulde</i>r spedisce l’ammiraglio de Ruyter, amico di De Witt, nel Mediterraneo, dove viene battuto dall’ammiraglio Abraham Duquesne nella battaglia di Augusta (nota anche col nome di Agosta) e muore a seguito delle ferite riportate in combattimento (22 aprile 1676). La politica estera dei Paesi Bassi si appiattisce sempre di più su quella dell’Inghilterra, specialmente da quando lo <i>Stadhoulder</i> Guglielmo III d’Orange Nassau accede al trono di Inghilterra con sua moglie Maria Stuart, al posto del suocero Giacomo II Stuart, a seguito della “Gloriosa Rivoluzione”.<br />
Il XVIII secolo sarà quello del declino delle Province Unite, irrimediabilmente superate su piano navale dall’Inghilterra ed obbligate ad appoggiarsi a potenze protettrici, per scongiurare l’incombente minaccia francese, ovviamente l’Inghilterra, ma anche la Prussia per scelta di Guglielmo IV d’Orange Nassau, che ottiene la reintroduzione della carica di Stadhoulder, dopo una nuova vacanza di 45 anni con due novità: la carica di estende a tutta la Repubblica, diventando ereditaria e preparando la strada per la monarchia. I Repubblicani, diventati “patrioti”, tenteranno di contrastare la politica conservatrice di Guglielmo IV, ma una disastrosa quarta guerra anglo-olandese (1780-1784) e l’intervento prussiano metteranno fine ad un inizio di rivoluzione. L’occupazione del Paese da parte della Francia a partire dal 1795 e la dissoluzione della VOC nel 1799, verranno a confermare il passaggio in secondo piano della potenza olandese, che conserverà tuttavia una gran parte del suo impero coloniale fino all’indomani della seconda Guerra Mondiale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><span style="color: #808080;">Per saperne di più</span></em></strong><br />
Israël, J.I., <em>The Dutch Republic: Its Rise, Greatness, and Fall 1477–1806</em>. Oxford: Clarendon Press, 1995<br />
Reynolds, Clark G., <em>Navies in History</em>. Annapolis: Naval Institute Press, 1998<br />
Schama, Simon, <em>The Embarrassment of Riches: An Interpretation of Dutch Culture in the Golden Age.</em> New York: Random House USA, 1988</p>
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		<title>DALLE INDIE OLANDESI ALL’INDONESIA</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Mar 2018 07:11:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Max Trimurti - Per circa tre secoli e mezzo gli Olandesi hanno dominato le Indie orientali, asservendo i sultanati locali e imponendo un regime coloniale basato sulle colture forzate. I Portoghesi, grandi navigatori, hanno aperto per primi le porte dell’Asia all’Europa, stabilendo agli inizi del XVI secolo uno “Stato &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di Max Trimurti -</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Per circa tre secoli e mezzo gli Olandesi hanno dominato le Indie orientali, asservendo i sultanati locali e imponendo un regime coloniale basato sulle colture forzate.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">I Portoghesi, grandi navigatori, hanno aperto per primi le porte dell’Asia all’Europa, stabilendo agli inizi del XVI secolo uno “Stato dell’India orientale”, diventato successivamente “Stato portoghese dell’India”. Si trattava, in effetti, una serie di insediamenti commerciali che costituivano la base di una potente talassocrazia padrona dell’oceano indiano, dove i lusitani avevano soppiantato il traffico musulmano.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>L&#8217;arrivo degli Olandesi</b></h3>
<p style="text-align: justify;">I lucrosi proventi del commercio delle spezie non potevano non scatenare le bramosie di altri concorrenti. All’inizio del XVII secolo saranno i marinai delle Province Unite a sostituire i Portoghesi. Dopo una prima incursione di una flotta olandese nell’arcipelago indonesiano, nel 1596, i Batavi effettuarono il loro primo viaggio alle Molucche nel 1599.<br />
Meno di tre anni più tardi viene costituita la VOC (<em>Vereenigde Oostindische Compagnie</em>), la Compagnia Olandese delle Indie orientali. Nel 1605 i nuovi arrivati diventano padroni delle Molucche. I Portoghesi sono scacciati dalla regione nel 1660, mantenendosi tuttavia nell’isola di Timor.<br />
La fondazione dell’impero olandese è il risultato di un uomo eccezionale, Jan Pieterzoon Coen, ufficiale della VOC e, ben presto, governatore generale delle Indie olandesi, dal 1619 al 1623 e dal 1627 al 1629.<br />
Da quel momento, lo sviluppo del territorio – il quale assumerà la denominazione di Indonesia a partire dagli anni ’20 del XX secolo – seguirà di pari passo quello del capitalismo. A differenza dei Portoghesi, gli Olandesi non si interesseranno mai della cultura dei popoli entrati in contatto con loro. Il periodo che va dal 1600 al 1940 vede la successione di diverse fasi, che non possono essere dissociate da quello che accade in Europa.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>Ascesa e caduta della Compagnia delle Indie</b></h3>
<p style="text-align: justify;">Costituita nel 1602 con un capitale di circa 6,5 milione di <em>guilders</em> (fiorini), la VOC è una società anonima moderna e attrattiva, tipica del capitalismo nascente. Essa possiede poteri quasi comparabili a quelli di un governo ed è in grado di condurre guerre, negoziare trattati, coniare moneta e stabilire delle colonie. Per due secoli le Indie orientali non verranno colonizzate dalla Repubblica delle Province Unite, ma da una Società anonima. Le popolazioni indigene, d’altronde, chiameranno i coloni <em>Kompeni </em>(“Quelli della Compagnia”). Fino al 1800 la VOC sarà la più importante compagnia europea, titolare di un monopolio nel commercio delle spezie (essenzialmente pepe, cannella e chiodi di garofano). Per circa un secolo, essa pagherà ai suoi azionari dei dividendi annuali molto rilevanti [1].<br />
A partire dal 1692 il declino della Compagnia diventa sensibile, fino allo scioglimento nel 1800. La Repubblica Batava, succeduta alle Province Unite nel 1795, assumerà a suo conto i debiti della Compagnia (134 milioni di fiorini) in cambio dei territori che controllava nelle Indie. È in questo modo che la “repubblica sorella” della Repubblica francese, nata dal Trattato dell’Aia, acquisisce il sui dominio coloniale in Asia. La compagnia aveva dovuto far fronte, per tutto il XVIII secolo, alle lotte che opponevano i diversi pretendenti al trono del Regno del Mataram, a Giava. Questi conflitti hanno fatalmente implicato gli Olandesi, costretti a scegliere fra chi era più utile per i loro interessi. La quarta guerra anglo-olandese (1780-1784) segna, per di più, la fine della supremazia olandese nelle acque indonesiane, conseguenza lontana dell’abbandono all’Inghilterra, a partire dalla fine del XVII secolo, della preponderanza marittima e coloniale. Il Trattato di Parigi del 1784, ponendo il principio della libertà dei mari, modifica anche la situazione monopolistica di cui avevano beneficiato gli Olandesi. Essi dovranno ormai mettersi d’accordo non solo con i Britannici, ma anche con un nuovo arrivato: gli Stati Uniti d’America.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>L’Impero francese<br />
</b></h3>
<div id="attachment_7281" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2018/03/Daendels-Herman-Willem-1763-1818-governatore-delle-Indie-Orientali-fino-al-1811.jpg"><img class=" wp-image-7281 " alt="Herman Willem Daendels" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2018/03/Daendels-Herman-Willem-1763-1818-governatore-delle-Indie-Orientali-fino-al-1811.jpg" width="150" height="250" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Herman Willem Daendels</em></p></div>
<p style="text-align: justify;">Per l’Olanda gli anni dal 1780 al 1830 sono caratterizzati da confusione e incertezza. Nel 1795 una rivoluzione ispirata dalla rivoluzione francese porta al potere una effimera Repubblica batava (1795-1806). Questo evento segna l’introduzione nei territori coloniali delle idee di libertà, di uguaglianza e di liberismo economico. La Repubblica batava termina la sua vita con l’insediamento di Luigi Bonaparte, fratello di Napoleone sul trono del “Regno di Olanda”. Il nuovo sovrano, entrato in conflitto con l’Imperatore sulla questione del “blocco continentale”, abdicherà quattro anni più tardi e da quel momento il suo regno verrà annesso all’impero francese. Nelle Indie orientali il periodo francese è segnato soprattutto dall’azione di governo del generale Herman Willem Daëndels (1763-1818), un militare olandese che aveva partecipato alle guerre della Rivoluzione. Daëndels, una volta sul posto, opera in maniera intraprendente: combatte la corruzione con grande vigore, non esitando a destituire tutti i funzionari corrotti. Il generale provvede inoltre a ridefinire l’aspetto amministrativo di Giava, suddividendola in nove “prefetture”, organizza la difesa del territorio, apre nuove strade, mette in riga i principi locali e istituisce una Direzione delle Acque e delle Foreste, per fornire i materiali necessari alle costruzioni navali militari. Daëndels sviluppa altresì gli “effettivi” dell’esercito imperiale e organizza una flottiglia per lottare contro i pirati.<br />
Purtroppo il generale non è in condizione di superare le difficoltà poste dal blocco inglese, che impedisce gli scambi commerciali con l’Europa, e deve anche fare fronte alla sorda ostilità dei piantatori olandesi, dei “compradores” cinesi [2] e dei principi locali. A poco a poco la colonia non riesce più a vivere delle proprie risorse e ben presto viene intaccato il suo capitale. Daëndels ricorrerà persino alla stampa di carta moneta. Al momento della sua partenza la situazione finanziaria risulterà decisamente catastrofica.<br />
L’Inghilterra prenderà possesso delle Indie olandesi nel 1811 che restituirà poi all’Olanda nel 1815. Il britannico Stamford Raffles sopprime le corvée, le consegne forzate (ad eccezione del caffè, a causa del suo alto rendimento), ma impone ai Giavanesi, sul modello del land revenue dell’India britannica, il pagamento di una <em>landrente</em>, una specie di tassa annuale che verrà mantenuta dagli Olandesi al momento del loro ritorno. Questo periodo di incertezze vede l’amministrazione coloniale incorporare, nell’ambito del suo apparato, in maggior misura rappresentanti delle aristocrazie locali. Ma la guerra di Giava (1825-1830) marcherà un atteggiamento di resistenza nei confronti degli Olandesi, i quali dovranno fronteggiare a Sumatra una ribellione di ispirazione wahabita, la Guerra dei Padri (1821-1838). Inoltre, in questa guerra segnerà l’intervento, per la prima volta in questa regione dell’Asia, di un nuovo attore: gli Stati Uniti d’America (3).</p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>Il sistema delle colture forzate</b></h3>
<p style="text-align: justify;">Dopo la guerra di Giava, nel corso della quale gli Olandesi completano la conquista dell’isola, nelle Indie olandesi viene imposto il “sistema delle colture” (<em>Kultuurstelsel</em>). Johannes Van der Bosch (1780-1844), nominato governatore generale nel 1830, conosceva bene la politica dello schiavismo. A lui fu imposto di massimizzare la rendita proveniente dalle Indie orientali. Convinto che la produzione locale non avrebbe potuto mai fare concorrenza a quella delle colonie a base schiavista, egli lascia i Giavanesi liberi di coltivare a modo loro e instaura il <em>Kultuurstelsel</em>. Questo sistema di monocolture si basa di fatto sulla coltura forzata: i contadini devono produrre cinque volte di più della produzione anteriore al 1830. Il potere coloniale stabilisce un sistema pianificato delle produzioni destinate all’esportazione, che segnerà durevolmente l’agricoltura indonesiana. Il governo si fa cedere un quinto delle basse terre e reclama da ogni uomo adulto un quinto del suo lavoro, ovvero da 60 a 65 giorni di corvée all’anno. Per di più, i prodotti ottenuti vengono obbligatoriamente ceduti allo Stato a un prezzo fissato in precedenza. Per mantenere questo regime draconiano, gli Olandesi si faranno aiutare dai reggenti giavanesi e dai loro agenti cinesi. La messa in opera di questo sistema verrà tuttavia limitato a qualche regione dell’immenso arcipelago (Giava, costa ovest di Sumatra, nord di Celebes).<br />
Van der Bosch modifica l’amministrazione in profondità. Le carriere si svilupperanno in funzione dei successi delle colture di Stato. Ci saranno premi di produzione e, rapidamente, anche abusi: i quadri sanno perfettamente che tutte le loro attività saranno tollerate a patto che il rendimento delle colture risulti positivo. Da questo stato di cose derivano corvée, tasse illegali, furti, maltrattamenti, senza contare i casi di carestia. La struttura dei villaggi viene sconvolta; il capo del villaggio, in precedenza una figura carismatica, diventa un semplice agente al servizio dello Stato. E la cosa più incredibile è il fatto che in Olanda, a eccezione del Ministro delle Colonie e del re, nessuno si interessa delle questioni coloniali.<br />
Il “sistema delle colture” è stato, nondimeno, un incontestabile successo dal punto di vista del capitalismo olandese. Esso consentirà una produzione massiccia di derrate coloniali da esportazione (caffè e zucchero), con un risultato totale di 300 milioni di fiorini per il periodo che va dal 1840 al 1859. Questo sistema essenzialmente mercantilista troverà degli ammiratori fra i Britannici, ma anche presso gli Americani: il console statunitense a Batavia suggerirà al suo governo l’applicazione del regime olandese agli schiavi americani liberati.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>Il periodo liberale (1870-1900)</b></h3>
<div id="attachment_7261" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2018/02/Rastrellamento-durante-la-Guerra-di-Aceh.jpg"><img class=" wp-image-7261 " alt="Rastrellamento durante la guerra di Aceh (1873-1904)" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2018/02/Rastrellamento-durante-la-Guerra-di-Aceh.jpg" width="250" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Rastrellamento durante la guerra di Aceh (1873-1904)</em></p></div>
<p style="text-align: justify;">Il “sistema delle colture” consente di gettare le basi del futuro periodo detto “economico liberale”, che vede il potere olandese iniettare massicce dosi di capitale per mettere in opera delle colture di rendita. Questo sistema sarà caratterizzato dal nepotismo: gli impresari del governo, i piantatori privati, gli agenti commerciali e i funzionari civili olandesi provenivano spesso dalle stesse famiglie. Il fatto provocò la collera dei alcuni capitalisti olandesi esclusi dalla spartizione. Fu questo il vero motivo per cui il sistema delle colture venne abbandonato nel 1870 e non, come spesso è stato detto, per cause morali. Del resto, durante il periodo liberale lo sfruttamento fu sempre intenso. La fine del sistema delle colture risulterà progressivo e legato all’applicazione delle leggi agrarie. Nel 1870 lo zucchero verrà tolto dalle colture obbligatorie (forzate), quindi, successivamente, toccherà al chiodo di garofano, alla noce moscata e al tè, ma il provvedimento non riguarderà il caffè [4].<br />
Durante questo periodo si evidenzia una evoluzione del capitalismo, passato dalla libera concorrenza a un capitalismo di cartello. Alla fine del XIX secolo la maggior parte delle imprese saccarifere si aggregano. Si spartiscono il mercato, decidono il volume della produzione, fissano il prezzo e si dividono i profitti. Fino agli anni ’70 del XIX secolo, dall’80 al 90% del valore totale delle esportazioni andrà in Olanda. Con la fine del sistema delle colture, questa parte percentuale calerà rapidamente a favore delle esportazioni verso l’Asia (Singapore, l’India e il Giappone).<br />
Il rapido sviluppo dell’economia delle piantagioni va di pari passo con l’espansione degli Occidentali nell’Asia del sud-est (Inglesi in Birmania e in Malesia, Francesi in Indocina, Americani nelle Filippine). Il miglioramento dei trasporti e delle comunicazioni &#8211; basti pensare all’apertura del Canale di Suez nel 1869 &#8211; contribuirà a questo sviluppo.<br />
L’economia coloniale dell’Asia del sud-est raggiunge una crescita senza precedenti fra il 1870 e il 1920. Nel 1890 viene creata la compagnia reale per lo sfruttamento delle risorse petrolifere nelle Indie olandesi. Nel 1907 si fonde con la Shell (Britannica) per diventare la <i>Royal Dutch Shell</i>, che controlla circa l’85% della produzione di idrocarburi nella regione prima del secondo conflitto mondiale. Questo periodo vede anche, fra il 1873 ed il 1903, la guerra d’Aceh (nel nord dell’isola di Sumatra), il più lungo e il più sanguinoso dei conflitti affrontato dall’Olanda nell’arcipelago.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>Il periodo della &#8220;via morale” (1900-1930)</b></h3>
<p style="text-align: justify;">All’alba del XX secolo nell’opinione pubblica fanno breccia i primi problemi di coscienza a causa della pauperizzazione della popolazione indigena delle Indie orientali. Gli ultimi decenni della dominazione olandese sono dominati dal tema delle riforme. Tuttavia, la “politica etica” o “la politica della via morale”, derivava soprattutto da un calcolo economico.<br />
Potendo contare unicamente solo sugli espatriati per far funzionare una colonia in forte sviluppo, l’amministrazione olandese crea inizialmente scuole per indigeni, in modo che questi ultimi diventino buoni lavoratori, ma anche dottori, impiegati d’ufficio, insegnanti e amministratori locali. Viene messa in opera una politica mirante a favorire l’islam pacifico dei notabili per respingere quello dei fanatici wahabiti. Nel 1908 nasce una specie di stamperia nazionale (o piuttosto governativa), il <em>Balai Pustaka</em>. Essa consentirà, tra le altre cose, di standardizzare le lingue locali, e in particolare il malese; tutto questo avrà come effetto una maggiore efficacia amministrativa. Nel 1914 nell’arcipelago erano presenti 680 biblioteche, salite a 1618 nel 1920 e a 2528 nel 1930. Questo periodo vede nascere un ceto intellettuale indonesiano e i primi proletari. Non mancano anche i primi antagonismi etnici interni fra Cinesi e Indonesiani.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>La crescita del nazionalismo (1930-1945)</b></h3>
<div id="attachment_7280" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2018/03/Sukarno-Ahmed-1901-1970-1°-presidente-dellIndonesia.jpg"><img class=" wp-image-7280 " alt="Ahmed Sukarno" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2018/03/Sukarno-Ahmed-1901-1970-1°-presidente-dellIndonesia.jpg" width="150" height="250" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Ahmed Sukarno</em></p></div>
<p style="text-align: justify;">Dopo la grande depressione lo zucchero cessa di essere il principale prodotto d’esportazione e viene soppiantato dal caucciù e dal petrolio. Nel corso degli anni ‘30 gli Olandesi cominciano a prendere le distanze nei confronti della politica “della via morale” a causa di una conseguenza inattesa, suscettibile di minacciare le basi stesse della società coloniale: la comparsa del nazionalismo indonesiano, che a partire dal 1928 trova sbocco nel PNI (<em>Partai Nasional Indonesia</em>), guidato da Sukarno (Soekarno, 1901-1970).<br />
Durante la seconda guerra mondiale il Giappone invade l’Asia del sud-est: Hong Kong cade il 25 dicembre 1941, quindi la penisola malese (8 dicembre 1941–31 gennaio 1942) e Singapore il 15 febbraio 1942. Il 10 gennaio 1942 le truppe giapponesi invadono l’Indonesia. Due mesi più tardi l’8 marzo, dopo qualche scontro, l’amministrazione olandese e l’esercito reale delle Indie olandesi cessano di combattere. Per gli Indonesiani la sconfitta degli Olandesi dimostra che l’uomo bianco non è invincibile di fronte a un popolo asiatico.<br />
La strategia giapponese a Giava era basata sulla mobilitazione del movimento nazionalista. Nelle altre parti dell’arcipelago, gli occupanti si appoggiarono piuttosto sui capi tradizionali locali. I nazionalisti diventeranno ben presto i portavoce dei programmi giapponesi. A tal fine essi utilizzeranno dei metodi già impiegati in occasione della mobilitazione della società nipponica nel corso degli anni ‘30 (militarismo, culto dell’autorità, organizzazione delle masse, ecc.). In tal modo vengono create la <i>PETA</i> [5] a Giava e il <em>Giyugun </em>a Sumatra, due organizzazioni paramilitari con il compito di reclutare i giovani indonesiani. Un altro movimento, questa volta politico, avrà un’importanza capitale per il futuro dell’Indonesia indipendente: il Putera (<em>Pusat Tenaga Rakyat</em>, il Centro del potere popolare). Fondato nel 1943 e finanziato dai Giapponesi, esso avrà come capo Sukarno, futuro primo Presidente della Repubblica d’Indonesia dal 1945 al 1967. Queste organizzazioni diventeranno il vivaio dei futuri quadri militari e politici dell’Indonesia indipendente e ciò per diversi decenni. I giovani ufficiali di questi movimenti saranno fortemente influenzati dall’ideologia giapponese dell’epoca. Il paese, nondimeno, verrà sistematicamente spogliato delle sue ricchezze (petrolio, legname, caucciù) da parte dei Giapponesi e dalla fine del 1942 molti scontri opporranno gli occupanti con gli abitanti a causa del sistema di lavoro forzato [6].<br />
Il 7 settembre 1944, a seguito della dichiarazione del ministro giapponese Koiso, l’Indonesia si vede promettere l’indipendenza. I nazionalisti, guidati da Sukarno si lanceranno nella breccia. Se la maggior parte dei nazionalisti sosteneva il Giappone dal 1942, ciò era dovuto al fatto che il Giappone aveva dedicato loro molte attenzioni e perché ai loro occhi Tokyo rappresentava la via migliore per giungere all’indipendenza. Tuttavia, la progressiva ritirata giapponese cambia gli equilibri in campo. Nel febbraio 1945 la PETA insorge contro l’esercito del Sol Levante.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>La nascita dell’Indonesia</b></h3>
<div id="attachment_7260" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2018/02/Firma-del-trattato-che-nel-1949-sancì-la-sovranità-indonesiana.jpg"><img class=" wp-image-7260 " alt="Firma del trattato che nel 1949 sancì la sovranità indonesiana" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2018/02/Firma-del-trattato-che-nel-1949-sancì-la-sovranità-indonesiana.jpg" width="250" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>La firma del trattato che nel 1949 sancì la sovranità indonesiana</em></p></div>
<p style="text-align: justify;">Il 1° giugno 1945 Sukarno introduce i principi fondamentali della costituzione indonesiana: lo Stato sarà repubblicano e unitario. L’indipendenza del paese era stata fissata per il 24 agosto, ma il 15, il Giappone capitola dopo i bombardamenti di Nagasaki e di Hiroshima. I giovani nazionalisti non volendo più mercanteggiare l’indipendenza del loro paese con chicchessia, spingono Sukarno ad affrettare i tempi. Il 17 agosto Sukarno proclamerà l’indipendenza. Il nuovo regime dispone a quel punto di qualche settimana prima dell’arrivo degli Alleati (settembre 1945).<br />
Fra il 17 agosto 1945 – data della dichiarazione unilaterale di indipendenza – e il 1949 – data di riconoscimento ufficiale dell’indipendenza all’ONU – l’Indonesia andrà incontro a un periodo di agitazioni [7].<br />
Gli Inglesi sbarcano il 16 settembre 1945, seguiti da truppe olandesi. L’amministrazione olandese viene ristabilita in tutte le aree in cui si insediano le truppe inglesi. Fino alla fine del 1945 si moltiplicano gli scontri fra Olandesi e Indonesiani. La vecchia potenza coloniale non vuole mollare la presa e fa valere i suoi diritti, proprio mentre gli Stati Uniti giocano la carta della decolonizzazione. I nazionalisti indonesiani, da parte loro, si aggrappano alla loro giovane nazione autoproclamatasi indipendente e lottano armi alla mano. Durante la guerriglia si metteranno in evidenza figure atipiche come quella di Raymond Westerling [8]. Gli Olandesi cercheranno di dividere i nazionalisti. Utilizzando a loro vantaggio alcuni membri indonesiani della KNIL (Esercito reale delle Indie olandesi), proveranno a regnare dividendo gli avversari, creando ovunque dei nuclei ostili a Sukarno e al suo giovane governo insediato a Giakarta.<br />
Non bisogna dimenticare, in questo periodo agitato, il PKI (Partito comunista indonesiano) che si oppone a qualsiasi accordo con l’Olanda e che tenta di prendere il potere con le armi, non esitando ad affrontare anche l’esercito indonesiano. Questi attacchi sono visti dai militari anticomunisti indonesiani come un “colpo di pugnale alle spalle” proprio nel momento in cui erano in corso le trattative con l’Olanda e mentre il governo di Sukarno cercava di consolidare la sua legittimità su tutto il territorio.<br />
Durante questo periodo gli Stati Uniti effettueranno pressioni sull’Olanda affinché rinunci alle sue ambizioni coloniali [9]. Dopo gli Accordi di Linggadjati (marzo 1947) e quelli firmati a bordo della <em>USS Renville </em>(gennaio 1948), ottenuti sotto la pressione internazionale dell’ONU, gli Accordi della Tavola Rotonda (L’Aia, novembre 1949) sanciscono il trasferimento della sovranità e la creazione di un Commonwealth chiamato <i>Unione olando-indonesiana</i> (27 dicembre 1949). Il 17 agosto 1950, tutti gli stati artificiali creati dall’Olanda nella regione si uniscono a Giava e a Sumatra per formare uno stato unitario [10]. Il 10 agosto 1954 l’Indonesia dichiara la soppressione dell’Unione con l’Olanda e la fine di qualsiasi dipendenza.<br />
Nel contesto della guerra fredda, Sukarno sceglierà la via del “non allineamento. Nei fatti il non allineamento di Giakarta avrà una connotazione nettamente socialista, se non comunista, con Sukarno costretto a dare sempre maggiori pegni ai movimenti marxisti per consolidare il suo potere. L’esercito indonesiano (<em>Tentara Nasional Indonesia</em>), all’origine della creazione dello Stato indonesiano, culla del nazionalismo e garante della Costituzione, comincia a preoccuparsi della situazione. I comunisti e l’esercito andranno inevitabilmente verso lo scontro e nel 1965 il generale Suharto (Soeharto, 1921-2008) si impadronirà del potere per mantenerlo sino al 1998.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><span style="color: #808080;">Note</span></em></strong><br />
[1] I dividendi si elevavano al 125% nel 1610, al 50% nel 1642, al 36% nel 1671, al 24% nel 1673 e si abbasseranno al 15% nelle annate peggiori.<br />
[2] <em>Comprador</em>: Cinesi che svolgono il suolo di intermediari nelle operazioni finanziarie e mercantili fra Europei ed Cinesi.<br />
[3] Nella battaglia di Kuala Batee, a sud est di Aceh nel febbraio 1832, 70 anni prima dell’intervento americano nelle Filippine.<br />
[4] Il caffè sparirà dal sistema delle colture nel 1918.<br />
[5] PETA: <i>Pembla Tanah Air</i>, esercito dei volontari difensori della Patria.<br />
[6] Un rapporto della Nazioni Unite ha riportato la cifra di 4 milioni di persone morte a causa della carestia e del lavoro forzato, di cui 30 mila civili europei internati.<br />
[7] Il periodo fra queste due date (1945 e 1949) viene comunemente denominato dagli Indonesiani come la <em>Revolusi</em>, la Rivoluzione.<br />
[8] Westerling Raymond, “Mes Aventures en Indonesia”, Hachette, 1952 e Venner Dominique, “Westerling, Guerrilla Story”, Hachette, 1977.<br />
[9] Nello stesso momento, in Indocina, mentre la Francia tenta di ristabilire la sua sovranità, gli USA aiutano finanziariamente e forniscono armi ai Vietminh comunisti di Ho Chi Minh (missione del maggiore Patty).<br />
[10] L’Indonesia è indipendente, ma la parte occidentale della Papuasia-Nuova Guinea rimane sotto la tutela olandese. Entrerà a far parte della Repubblica indonesiana nel 1962.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><span style="color: #808080;">Per saperne di più</span></em></strong><br />
Nagtegaal, Luc, <em>Riding the Dutch Tiger: The Dutch East Indies Company and the Northeast Coast of Java, 1680-1743</em>, Koninklyk Instituut Voor Taal Land, 1996.<br />
J. L. van Zanden,<em> An Economic History of Indonesia: 1800-2010</em>, Routledge, 2012.<br />
Cayrac-Blanchard, Françoise, <em>L&#8217;Indonésie &#8211; L&#8217;armée et le pouvoir</em>, L’Harmattan, 1992.<br />
Merle Calvin Ricklefs, <em>A history of modern Indonesia since c. 1200</em>, Stanford University Press, 2001.<br />
Adrian Vickers, <em>A History of Modern Indonesia</em>, Cambridge University Press, 2005.</p>
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