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	<title>Storia in Network &#187; Pacelli &#124; Storia in Network</title>
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	<description>Magazine di divulgazione storica</description>
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		<title>I COSIDDETTI “SILENZI” DI PIO XII: QUALCHE CHIARIMENTO (2)</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jul 2025 14:36:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Pier Luigi Guiducci - Il contesto storico, la documentazione, le criticità, le scelte storiche. In questa seconda puntata, le considerazioni di sintesi e alcune fake news dure a morire  &#160; &#160;   Qualche considerazione di sintesi. Le situazioni già note I dati che oggi si possiedono sulla figura e &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><i>di Pier Luigi Guiducci -</i></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Il contesto storico, la documentazione, le criticità, le scelte storiche. In questa seconda puntata, le considerazioni di sintesi e alcune fake news dure a morire </strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i> </i></p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>Qualche considerazione di sintesi. Le situazioni già note</i></h3>
<p style="text-align: justify;">I dati che oggi si possiedono sulla figura e l’opera di Pio XII consentono di annotare una serie di considerazioni sulle quali può essere utile riflettere. Una prima sottolineatura riguarda determinati <i>scoop </i>che tali non sono.<br />
Ad esempio, è stata diffusa la notizia che già dal 1942 Pio XII era stato informato sulle tragedie in atto riguardanti il dramma ebraico. Tale comunicazione trasmette in realtà un dato già noto. Papa Pacelli era a conoscenza sia di quanto avveniva contro la Chiesa cattolica, sia delle persecuzioni antiebraiche e di altre violenze. Per tale motivo, aveva svolto un’azione interna al Vaticano (consultazione dei suoi consiglieri tedeschi), ed era intervenuto presso il nunzio, i vescovi, e il laicato della Germania per spingere in direzione di un contrasto alle politiche hitleriane.<br />
Mentre taluni interlocutori espressero piena adesione, altri fiduciari mostrarono titubanza nel mostrarsi molto espliciti in pubblico. Tale comportamento era legato a diversi motivi: alle famiglie che mostravano dissenso era stato tolto il lavoro e ogni altro beneficio economico (e tali nuclei erano additati al pubblico disprezzo); erano in corso continue rappresaglie da parte delle forze di polizia; esistevano processi per tradimento; continuavano i procedimenti contro i “disfattisti”; esisteva un certo favore dei cattolici tedeschi verso l’idea della Grande Germania e verso il tema della “riscossa” tedesca dopo l’umiliante pace che era seguita al I° conflitto mondiale.<br />
Inoltre, si stava espandendo un progressivo coinvolgimento della gente con riferimento al tema della razza superiore, della razza pura, con conseguente allontanamento da processi di interazione con il mondo ebraico (pur esistenti in precedenza).<br />
E soprattutto occorreva ricordare gli attacchi nazisti contro presuli, sacerdoti, religiosi, laici cattolici, chiese, conventi, scuole cattoliche, ospedali cattolici, parrocchie, manifestazioni religiose, stampa cattolica. Lo stesso rito del battesimo e la stessa processione del <i>Corpus Domini</i> (sotto il baldacchino non c’era l’Ostia ma una grande svastica) erano divenute delle parodie dirette da esponenti nazisti.<i> </i></p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>Qualche considerazione di sintesi. Gli ambiti di ricerca</i></h3>
<p style="text-align: justify;">Un’altra considerazione riguarda i campi di ricerca utilizzati negli studi su Pio XII. Nell’attuale periodo, sono diversi gli autori che studiano con attenzione le carte che riguardano gli anni del pontificato pacelliano. Tale interesse è motivato dal fatto che in periodi precedenti non era possibile consultare l’Archivio Apostolico Vaticano sul periodo di Pio XII<a title="" href="#_ftn1">[1]</a> perché l’intera documentazione era in fase di catalogazione.<a title="" href="#_ftn2">[2]<br />
</a>Questi studi, però, pur confermando dati a volte già noti (es. le mentalità del tempo, il comportamento di alcuni ecclesiastici) riflettono un <i>modus operandi</i> legato a prassi ufficiali, a orientamenti da rendere noti all’esterno della Santa Sede, a vicende che riflettono sia una linea strategica, sia gli evidenti limiti della diplomazia vaticana in periodo bellico.<br />
Tali fondi archivistici, evidentemente, non possono essere considerati completamente esaustivi per più motivi. Una prima ragione è legata al fatto che le confidenze riservate di Pio XII avvenivano a fine giornata. In queste ore, il Papa incontrava i suoi diretti collaboratori. Di tali riunioni serali non esiste alcuna documentazione. Tutto si svolgeva senza annotazioni, verbali o direttive scritte.<br />
Questi momenti, protetti dal silenzio di monsignor Montini, di padre Leiber SI, dell’ingegner Enrico Galeazzi, del principe Carlo Pacelli,<a title="" href="#_ftn3">[3]</a> e di altri, sono da considerare molto importanti perché in quelle ore si faceva riferimento anche alle missioni segrete (corrieri; ecclesiastici provenienti da zone di guerra), alle operazioni umanitarie da attivare, e ai possibili canali di comunicazione con i potenti del tempo.<br />
In tale contesto, gli storici si sono anche resi conto dell’importanza di approfondire meglio la memorialistica del periodo bellico<a title="" href="#_ftn4">[4]</a>, i dossier conservati in archivi di Paesi esteri (ancora non del tutto desecretati), i <i>report </i>dei vari organismi di spionaggio, le posizioni dei media, la corrispondenza ufficiosa tra chi ricopriva importanti ruoli durante il II° conflitto mondiale.<br />
Il fatto, poi, che diverse nazioni hanno solo di recente desecretato molti documenti (es. Stati Uniti), e che alcuni Paesi non consentono agli studiosi di accedere ai propri archivi<a title="" href="#_ftn5">[5]</a>, dimostra che esistono ancora molti scheletri negli armadi sui quali si vuole conservare il più totale dei silenzi.<i> </i></p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>Qualche considerazione di sintesi. Le richieste degli ebrei</i></h3>
<p style="text-align: justify;">Tra le notizie che non sono risultate vere, risulta anche quella secondo la quale furono gli ebrei a chiedere con insistenza una condanna pontificia della <i>Shoah</i>. Tale fatto è stato esaminato dagli storici. È emerso che nei territori ove erano presenti le forze tedesche, gli ebrei chiesero in modo disperato una cosa sola: quella di essere protetti. Di essere salvati. Di essere nascosti. Di fermare in qualche modo le persecuzioni in atto.<a title="" href="#_ftn6">[6]<br />
</a>Unitamente a ciò, sono state proprio le nazioni che si erano dimostrate poco sensibili verso gli ebrei, in taluni casi respingendoli dai loro territori, a sollecitare un intervento della Santa Sede per condannare i fautori di tanti drammi. Davanti a questi Stati la Santa Sede dimostrò una posizione di concretezza.<br />
A una linea che non avrebbe salvato nessuno, preferì sostenere (dove possibile) azioni umanitarie. Queste, e di ciò esiste una biblioteca di documenti, vennero ideate seguendo le strade più diverse<a title="" href="#_ftn7">[7]</a>, e nel più totale dei silenzi.<a title="" href="#_ftn8">[8]</a> Tale fatto lo si trova confermato anche a Roma, quando nel 1943 vennero nascosti moltissimi ebrei in modo silenzioso e prudente.<a title="" href="#_ftn9">[9]<br />
</a>Anche dalle vicende dei “Giusti tra le nazioni” si ricavano ulteriori conferme. Nessuno pretese dichiarazioni di condanna della <i>Shoah</i>, ma tutti questi coraggiosi personaggi idearono strategie umanitarie che arrivarono a un unico obiettivo: salvare la vita agli ebrei.<a title="" href="#_ftn10">[10]<br />
</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>Qualche considerazione di sintesi. </i><i>Colpire la dottrina hitleriana</i></h3>
<p style="text-align: justify;">Se poi si esamina con attenzione il magistero pontificio ci si accorge di un dato. Ogni intervento di Pio XII fu legato a una logica: colpire la dottrina che aveva generato la <i>Shoah</i>. Ciò derivava da una convinzione. Le operazioni di sterminio ebraico (Olocausto) non erano il risultato di una improvvisa scelta. Al contrario, erano state preparate attraverso un insegnamento, sostenuto poi dai gerarchi, dalla propaganda del regime, e dalle forze dell’ordine (che avevano chiuso ogni ambiente culturale cattolico).<br />
Non sarebbe stato possibile, infatti, attivare delle razzie di ebrei nei più diversi luoghi dell’Europa se non ci fosse stato dalla base un consenso ai messaggi hitleriani. E questo sostegno fu legato alle idee trasmesse da Hitler e dai suoi ideologi. Si comprende, in tal modo, il perché di sentimenti ostili verso gli ebrei, che si tramutarono in seguito in odio. E l’odio in genocidio.<br />
È proprio nell’ambito di tale contesto che il Pontefice impresse al suo agire due linee: da una parte colpire l’ideologia del nazionalsocialismo (già condannata da Pio XI), e dall’altra difendere tutti i perseguitati<b>.</b> Non ci furono infatti solo gli ebrei ad essere eliminati, ma anche i cattolici, gli evangelici, gli ortodossi, i testimoni di Geova, i Rom e i Sinti, i malati di mente e gli omosessuali.<br />
A questo punto, per colpire la dottrina di Berlino fu necessario evidenziare alcuni princìpi base: il valore di ogni persona, l’uguaglianza di tutti gli esseri umani, la comune origine e il medesimo destino, la fraternità operaia, il bene comune, la giustizia da applicare in ogni situazione.<br />
Tali princìpi, che il Terzo Reich respinse in modo feroce, possono oggi sembrare dei criteri generici. Disattenti alle realtà concrete. Ma se tali idee vengono proclamate mentre sono soppresse migliaia e migliaia di persone, allora certe affermazioni assumono non solo una linea di chiarezza, ma costituiscono anche una resistenza, e un pressante appello a tutti i cattolici ad agire a favore dei perseguitati.<br />
Il riscontro sulla validità dell’azione pontificia nel senso sopra <i>cit</i>., è legato &#8211; ad esempio &#8211; al fatto che le spie tedesche presenti in Vaticano comunicarono nei loro dispacci a Berlino che Pio XII era un nemico del III° Reich, e che difendeva gli ebrei.<a title="" href="#_ftn11">[11]</a> Per tale motivo, alcuni gerarchi pensarono di prelevare il Papa, e di deportarlo in altro luogo. Però, in considerazione dell’andamento della guerra sfavorevole alla Germania, prevalse l’idea di attendere la fine del conflitto bellico per attuare una generale resa dei conti.<a title="" href="#_ftn12">[12]</a><i> </i></p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>Qualche considerazione di sintesi. </i><i>La situazione interna al Vaticano</i></h3>
<p style="text-align: justify;">Esistono ancora altre considerazioni non sempre evidenziate in modo chiaro da taluni storici. Pio XII, durante gli anni del secondo conflitto mondiale, non operò in un ambiente sereno e pacifico. All’interno del Vaticano, infatti, coesistevano correnti di pensiero molto diverse tra di loro.<br />
- Alcune di queste erano strettamente vicine al Pontefice (es. mons. Giovanni Battista Montini; <i>cit</i>.);<br />
- altre rimanevano sensibili a posizioni filofasciste (es. card. Nicola Canali<a title="" href="#_ftn13">[13]</a>; mons. Francesco Borgongini Duca<a title="" href="#_ftn14">[14]</a>, nunzio in Italia; p. Pietro Tacchi Venturi SI<a title="" href="#_ftn15">[15]</a>; <i>et alii</i>);<br />
- o a idee che non respingevano la visione di una Grande Germania (es. mons. Hudal; <i>cit</i>. <i>et alii</i>);<br />
- o rimanevano prevenute verso il mondo ebraico (es. mons. Angelo Dell’Acqua<a title="" href="#_ftn16">[16]</a>);<br />
- c’era chi sosteneva attivamente azioni a favore dei perseguitati (es. mons. Hugh O&#8217;Flaherty<a title="" href="#_ftn17">[17]</a>; canonici di San Pietro; <i>et alii</i>);<br />
- chi insisteva affinché nel Vaticano prevalesse una linea di totale neutralità (senza accogliere perseguitati; es. card. Canali);<br />
- chi era apertamente filofrancese, nostalgico di Pio XI, interventista in senso antitedesco (card. <em>Eugène</em><em><b> </b></em>Tisserant<a title="" href="#_ftn18">[18]</a>), <i>et al</i>..;<br />
- esistevano poi le convinzioni espresse dai rappresentanti diplomatici rifugiati nell’area vaticana (es. Francis D&#8217;Arcy Osborne<a title="" href="#_ftn19">[19]</a><em>)</em> e quelle degli altri ambasciatori accreditati presso la Santa Sede;<br />
- non mancavano inoltre gli agenti segreti. Il Terzo Reich aveva mobilitato al riguardo la <i>Gestapo</i>, il servizio informazioni del partito nazista, il servizio segreto militare, la cancelleria del partito e i servizi segreti del ministero degli Esteri. Alcuni successi vennero raggiunti nelle intercettazioni telefoniche, nel controllo delle trasmissioni radio, dei cifrati e della corrispondenza. Gli italiani dei servizi di sicurezza, da Forte Boccea, controllavano i radiogrammi vaticani. Erano riusciti ad infiltrare la gendarmeria, la Radio e altri servizi.<a title="" href="#_ftn20">[20]<br />
</a>Pio XII non era assolutamente in grado di controllare tutto quello che avveniva in Vaticano. Per questo motivo scelse di operare sempre più con una ristretta cerchia di collaboratori. Addirittura si arrivò al punto che, in taluni casi, perfino il Segretario di Stato, non venne coinvolto in determinati incontri riservati.<br />
Sulla base di tali dati è antistorico attribuire a Papa Pacelli quelle che furono le idee di taluni ecclesiastici (es. padre Tacchi Venturi SI), e altresì non è corretto assegnare al Papa iniziative di cui quest’ultimo non era a conoscenza (es. monsignor Hudal). Devesi ancora aggiungere che, in diverse occasioni, non solo ci furono persone che disubbidirono alle direttive papali<a title="" href="#_ftn21">[21]</a>, ma che addirittura fecero filtrare all’esterno fatti che dovevano rimanere segreti.<a title="" href="#_ftn22">[22]</a> E non mancarono diplomatici che trasmisero dati falsamente attribuiti a fonte vaticana.<a title="" href="#_ftn23">[23]</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>Qualche considerazione di sintesi. </i><i>Le fake news</i></h3>
<div id="attachment_14935" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="https://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2025/06/Immagine1.png"><img class=" wp-image-14935 " alt="Ostaggi polacchi, religiosi e laici, a Bydgoszcz, Polonia, settembre 1939." src="https://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2025/06/Immagine1.png" width="250" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Ostaggi polacchi, religiosi e laici, a Bydgoszcz, Polonia, settembre 1939.</em></p></div>
<p style="text-align: justify;">Nel contesto fin qui delineato, giova inserire anche alcune considerazioni sull’esistere e il persistere di <i>fake news</i> riguardanti la persona e l’opera di Pio XII. Si riportano qui di seguito degli esempi. Alcuni autori ebrei hanno affermato che Pio XII era al corrente della vicina razzìa degli ebrei romani, ma che non si era mosso. Occorre però ricordare che nessun documento trovato dagli storici avalla tale versione dei fatti.<br />
Si è anche scritto che Papa Pacelli, dopo la razzia degli ebrei romani 1943 era in grado di raggiungere la stazione Ostiense. In questo luogo, poteva distendersi sulle rotaie del binario numero uno in modo da non far partire il treno con gli ebrei prigionieri.<br />
Tale affermazione, però, non considera un dato storico. Le autorità tedesche di Roma avevano ordinato ai propri militari di presidiare gli accessi al Vaticano. In tal caso, se il Pontefice fosse uscito dalla propria residenza, la sua macchina sarebbe stata fermata dai posti di blocco e rimandata indietro. Secondo il codice tedesco di guerra, infatti, erano in corso operazioni militari.<br />
Altra notizia errata rimane legata all’affermazione che il Papa poteva denunciare i fatti del 16 ottobre attraverso la Radio vaticana e l’<i>Osservatore Romano</i>. In presenza di tale asserzione è corretto ricordare, come già annotato, che la Radio Vaticana era segretamente controllata da due tecnici che avevano il compito di disturbare le trasmissioni in caso di iniziative avverse al Terzo Reich e suoi alleati. E anche l’<i>Osservatore Romano </i>era controllato da agenti delle forze occupanti che, sulla base di informatori interni, sarebbero intervenuti per bloccare la distribuzione del quotidiano.<a title="" href="#_ftn24">[24]<br />
</a>Molto carenti sono pure le ricostruzioni storiche presentate in diverse commemorazioni della razzia del 16 ottobre. In più cerimonie si omette il fatto che quando furono arrestati gli ebrei, le forze della resistenza non intesero agire neanche con una operazione di contrasto, e anche le forze politiche del tempo non manifestarono una condanna preferendo occuparsi di altri argomenti.<br />
È da aggiungere inoltre un episodio doloroso. Più di duemila carabinieri erano già stati deportati (7 ottobre 1943), e quindi ogni possibilità di resistenza armata era stata neutralizzata.<a title="" href="#_ftn25">[25]<br />
</a>La comunità ebraica inoltre, attraverso i suoi capi, respinse &#8211; negli anni dell’occupazione tedesca di Roma &#8211; ogni idea di resistenza attiva. Al contrario fu detto agli ebrei, da Ugo Foà<a title="" href="#_ftn26">[26]</a> e da Dante Almansi<a title="" href="#_ftn27">[27]</a>, di rimanere nelle proprie abitazioni. Tale direttiva non tenne in alcuna considerazione gli avvertimenti del rabbino capo Israel Anton Zoller<a title="" href="#_ftn28">[28]</a><em>, </em>e quelli di altri esponenti della comunità ebraica romana. Rimane inoltre il fatto che i dirigenti apicali Foà e Almansi non vennero arrestati dai tedeschi, ma rimasero liberi nelle proprie abitazioni.<a title="" href="#_ftn29">[29]<br />
</a>Non è poi marginale ricordare il fatto che Pio XII venne continuamente deriso e raggirato dagli esponenti della Germania nazista. Proprio durante l’operazione della razzia degli ebrei romani gli venne comunicato che il treno con i deportati avrebbe raggiunto un campo non di sterminio.<br />
La realtà fu diversa. Il 14 ottobre 1943 (quindi prima del 16), Kappler aveva inviato una lettera al comandante del campo di sterminio di Auschwitz, Rudolf Höß.<a title="" href="#_ftn30">[30]</a> Nella missiva lo aveva informato che avrebbe ricevuto intorno al 22-23 ottobre un “carico” di oltre mille ebrei italiani, e di prepararsi a concedere loro il “trattamento speciale”.<br />
Da aggiungere inoltre che l’ambasciatore tedesco presso il Vaticano, Weizsäcker (<i>cit</i>.), mentre da una parte assicurava il Papa che stava tentando azioni umanitarie presso Berlino, dall’altra scriveva ai superiori che a Roma non c’erano problemi, e che Pacelli era inoffensivo e passivo.<br />
Sempre in tema di <i>fake news</i> si ricorda ancora un altro fatto. Secondo autori ebraici, le autorità ecclesiastiche del tempo avevano nel 1944 diramato ordini per non far accogliere ebrei in istituti religiosi. La realtà, al riguardo, era molto diversa. Il comando tedesco, utilizzando anche le forze repubblichine, aveva infranto l’extraterritorialità di alcuni edifici vaticani<a title="" href="#_ftn31">[31]</a>, e le aree di istituti e conventi cattolici (es. Suore di Nostra Signora di Sion). Per questo motivo ci si affrettò, da parte ecclesiastica, a mettere in allarme i responsabili di opere ecclesiali. In termini concreti era consigliabile nascondere gli ebrei in luoghi meno vicini ai centri di comando germanici.<br />
Riguardo alle irruzioni naziste a Roma si ritiene utile studiare pure il lavoro svolto da Dominiek Oversteyns di cui si segnala qui di seguito il <a href="https://www.papapioxii.it/wp-content/uploads/2020/06/Le-61-irruzioni-dei-nazisti-fascisti-.pdf">sito</a>.<br />
La serie di <i>fake news</i> continuò anche in tutto il pontificato pacelliano, fino agli ultimi giorni di Papa Pacelli. Addirittura si arrivò al fatto che una agenzia di stampa comunicò il decesso del Pontefice il 6 ottobre 1958. Ma il Papa morì il 9 ottobre del 1958.<i> </i></p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>Qualche considerazione di sintesi. I collaborazionisti</i></h3>
<p style="text-align: justify;">Tra le considerazioni che si possono trarre studiando la figura e l’opera di Pio XII, una riguarda quanti si comportarono in modo opposto agli appelli umanitari del Pontefice. Su queste persone, molti autori hanno preferito far cadere un velo di silenzio, ma altri ricercatori hanno comunque avuto il coraggio di scrivere in merito.<br />
Si tratta, in particolare, di quanti si schierarono dalla parte delle forze politiche e militari naziste e fasciste. Questi, si possono identificare secondo uno schema generale in: governi collaborazionisti (es. Vidkun Quisling, uomo politico norvegese), partiti collaborazionisti (es. Partito Popolare Francese), forze dell’ordine collaborazioniste, movimenti ideologici collaborazionisti<a title="" href="#_ftn32">[32]</a>, spie professioniste (e infiltrati), delatori occasionali. L’insieme delle forze indicate costituì un movimento notevole che ebbe la capacità di vanificare un alto numero di missioni umanitarie. Alcuni esempi possono dare almeno un’idea del triste fenomeno.<br />
Con inizio alle ore 4 del 16 luglio 1942, vennero catturati dai nazisti, con la fattiva collaborazione della polizia del regime collaborazionista di Vichy, 13.152 ebrei, dei quali 5.804 (il 44%) erano donne e 4.115 (il 31 %) erano bambini e ragazzi fino a 16 anni. La cattura di questi ultimi, come anche delle persone anziane, venne effettuata per iniziativa del regime <i>cit</i>., dato che i nazisti avevano chiesto solo la cattura delle persone tra i 16 ed i 40 anni. Comunque, Adolf Eichmann<a title="" href="#_ftn33">[33]</a> autorizzò la deportazione di queste persone alcuni giorni dopo. Tale Operazione, indicata con il nome di “Vento di Primavera” (<em>Opération Vent Printanier</em>) riguardò anche gli ebrei tedeschi, austriaci, cechi (scappati dal Reich in seguito all’emanazione delle leggi antiebraiche di Norimberga del 1935) e di altre nazionalità, che si trovavano a Parigi.<br />
Esistono poi altri esempi dolorosi. A Roma, il comandante della polizia tedesca, Herbert Kappler<a title="" href="#_ftn34">[34]</a>, si affidò a gruppi di collaborazionisti, le cosiddette bande (es. banda <em>Koch</em><a title="" href="#_ftn35">[35]</a><em>)</em>, composte in genere da ex informatori della polizia segreta fascista e da criminali comuni, specializzate nella caccia agli ebrei.<br />
Dopo il rastrellamento degli ebrei avvenuto il 16 ottobre del 1943, si poté così attuare una seconda razzìa che venne compiuta con singoli arresti e in più giorni. Tale operazione non venne attuata da forze tedesche ma da italiani.<a title="" href="#_ftn36">[36]<br />
</a>In seguito, una banda collaborazionista, tra il 23 e il 24 marzo 1944, arrestò una dozzina di ebrei che furono fucilati nel massacro delle Cave Ardeatine.<br />
A questi fatti si può aggiungere un episodio riprovevole. Nell’Urbe un altro collaborazionista si recava nelle carceri fingendosi un avvocato con agganci nel Tribunale tedesco, allo scopo di ottenere informazioni sui parenti dei reclusi, che venivano immediatamente girate alla polizia tedesca.<br />
Chi collaborava con i nazisti e i repubblichini era interessato soprattutto alle taglie che gli occupanti avevano posto sul capo di ogni ebreo (in media 5mila lire dell’epoca). Si conservano a tutt’oggi le segnalazioni scritte di delatori che indicavano ebrei (sovente famiglie) alle forze tedesche. In tal modo, chi era riuscito a fuggire dalla razzìa del 16 ottobre, venne fermato e deportato.<a title="" href="#_ftn37">[37]<br />
</a>A Torino e a Milano, invece, i comandi tedeschi sfruttarono informatori singoli. Erano personaggi che conoscevano di persona molti ebrei, e i loro nascondigli. Utilizzavano metodi di indagine a volte raffinati e particolarmente odiosi. Un collaborazionista di Torino, ad esempio, si recò a casa di un rabbino fingendo di essere ebreo e di avere un parente in punto di morte. In questo modo riuscì a convincere il rabbino a uscire dal nascondiglio per andare a recitare le preghiere per il presunto moribondo.<br />
A Genova un collaboratore della <i>Gestapo</i> aveva escogitato un metodo ancora più lucroso. Dopo aver arrestato un ebreo, fingeva di lasciarsi corrompere e faceva fuggire la sua vittima, che riarrestava immediatamente. In questo modo, il fascista riusciva a farsi pagare tre volte: due volte dai tedeschi, e una volta dalla vittima.<a title="" href="#_ftn38">[38]<br />
</a>Non furono, comunque, solo i collaborazionisti a disubbidire agli appelli di Pio XII (e a far naufragare molte operazioni umanitarie). Bisogna purtroppo ricordare anche coloro che attivarono iniziative nell’ambito del “mercato nero”, e quanti si fecero pagare oltre misura per un accompagnamento verso il confine (talvolta con preventive intese con i tedeschi che arrestavano alla fine i fuggitivi), per un documento falso o per un alloggio precario.<i> </i></p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>Qualche considerazione di sintesi. Le esaltazioni della figura di Pio XII</i></h3>
<p style="text-align: justify;">Esaminando gli scritti che hanno riguardato (e che riguardano) la persona e l’opera di Pio XII ci si accorge, tra l’altro, di un fatto. Taluni autori, per controbattere a critiche provenienti da determinati ambienti, hanno ritenuto utile percorrere la via dell’esaltazione del Pontefice. In tale orientamento, però, non sempre si è rivolta attenzione allo stato della ricerca storica. Questa impostazione metodologica ha optato con frequenza per tre opzioni: lo scritto apologetico, la scelta di immagini legate a cerimonie fastose, e l’uso di titoli con lodi superlative.<br />
1] Lo scritto apologetico è arrivato, talvolta, a presentare la figura di Pacelli come quella del ‘<i>Papa degli</i> <i>ebrei</i>’ in contrapposizione a chi ha scritto il volume <i>Il Papa di Hitler.</i> Tale scelta ha provocato la reazione di alcuni ambienti ebraici che non attribuiscono a Pacelli dei particolari meriti. Si collocano qui anche altre constatazioni.<br />
Non sempre alcuni autori sono riusciti a dimostrare il collegamento tra il Pontefice e la rete umanitaria che operò a favore dei perseguitati dai nazifascisti. In tal modo, si è creata l’impressione di un Pontefice solitario, isolato, e di tante iniziative private di cattolici che hanno agito per un personale impulso caritativo. Oggi, nuovi studi hanno saputo dimostrare i canali che usava Pio XII per raggiungere i fedeli. Esistono al riguardo le testimonianze dei suoi fiduciari, emissari.<br />
In tale contesto, rimane corretto far riferimento alla carità di molti fedeli, ma a tale realtà deve anche essere affiancato il collegamento tra la Santa Sede e i nunzi<a title="" href="#_ftn39">[39]</a>, le Chiese locali, i vescovi, i parroci, gli organismi di assistenza, le congregazioni religiose, l’Azione Cattolica.<br />
2] La preferenza verso immagini scattate in occasione di talune cerimonie, ha inteso rappresentare un Pontefice che, in sedia gestatoria, affronta ore di consenso popolare, di sostegno filiale. Anche taluni gesti ieratici, e l’apparato ecclesiastico e nobiliare circostante, indicano la sacralità del momento. Tale realtà ha generato nell’attuale periodo delle riserve da parte di taluni autori. La percezione moderna tende, a volte, a considerare Pacelli come un personaggio distaccato, lontano dal mondo reale, dalla vita quotidiana.<br />
Questo contesto, però, non considera altre realtà. In particolare, si tratta di rivedere quelle ore private nelle quali il Pontefice esternò in modo più aperto la sua personalità. Il Papa, ad esempio, manifestò una particolare premura verso i bambini, i malati, i perseguitati, i colpiti dagli effetti bellici. E visse un’esistenza segnata anche da esercizi personali di penitenza.<br />
Inoltre, negli anni successivi al conflitto mondiale, rivolse la sua attenzione anche verso gli sportivi, i ciclisti (era un tifoso di Gino Bartali<a title="" href="#_ftn40">[40]</a>), gli attori del tempo, il personale circense, i cantanti, <i>et alii.</i> Sono queste le occasioni nelle quali Pio XII “usciva” in un certo senso da un comportamento “ufficiale” per esprimere un’immediatezza di contatto e di simpatia.<br />
Ed è proprio in questo <i>animus</i> privato che si collocò l’improvvisa decisione di lasciare il Vaticano per accorrere nel quartiere tiburtino distrutto dai bombardamenti (19 luglio 1943). In quella occasione il Pontefice non avvisò le sue guardie palatine. Uscì in macchina con due sole persone, quando ancora non era cessato l’allarme.<br />
In questa scelta, che si ripeté anche una seconda volta a San Giovanni (19 luglio 1943), Papa Pacelli annullò ogni vincolo protocollare, e condivise in concreto il dolore di tante persone. Con i parroci dei luoghi colpiti, poi, sostenne l’opera di assistenza.<br />
3] La via dell’esaltazione del Pontefice ha percorso anche la strada di elogi espressi in modo accentuato. Tale scelta è stata dettata dalla convinzione che occorreva riconoscere al Papa un ruolo “eccezionale” svolto nella Chiesa del suo tempo. Occorreva quindi dare onore a chi, negli anni Sessanta del XX secolo, venne pure accusato di comportamenti passivi e inerti.<br />
In realtà, questo <i>modus operandi</i> non ha mai aiutato a comprendere la figura di Pacelli perché si è allontanato da un’analisi storica. È noto infatti agli studiosi, che Pio XII non riuscì a fermare né i bombardamenti alleati su città prive di centri militari, né le incursioni aeree su Roma, né quelle che colpirono le aree pontificie posizionate nei Castelli Romani.<br />
A questo punto, rimane costruttivo seguire la strada della ricerca storica. Questa, a volte, affronta anche vicende in chiaroscuro. Tuttavia, tale percorso è corretto, specie quando è affrontato senza polemiche. Quello che oggi è importante, infatti, non è approntare delle “difese ad oltranza”, ma è sviluppare approfondimenti di una vita pacelliana che è stata gravata da molte croci, e segnata da continue scelte umane.<br />
Questi tre aspetti richiedono oggi una rimodulazione. Occorre, intanto, collocare Pio XII nel suo tempo. Considerare, poi, la formazione che il Papa aveva ricevuto (dal 1894 al 1899 studiò teologia all’Università Gregoriana). È necessario, inoltre, essere in grado di individuare nei suoi interventi quel nucleo di pensiero che costituisce un filo rosso che collega le sue esternazioni pubbliche e private. Tale filo rimane segnato da alcune convinzioni base: il primato di Dio, la missione della Chiesa, l’accompagnamento dei fedeli nelle criticità di ogni tempo, la diaconìa della carità.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>Qualche considerazione di sintesi. Condanna dei crimini. I silenzi degli Stati</i></h3>
<p style="text-align: justify;">Esiste, ancora, una considerazione che cerca di passare attraverso molteplici realtà nascoste, non riconducibili a Pio XII. Chi visse negli anni della guerra comprendeva i drammi del tempo e i difficili tentativi mirati a fermare, o attenuare, le immani tragedie in corso. Dopo gli anni Sessanta del XX secolo si fece strada una nuova voce che incolpava il Pontefice di silenzi pur in presenza di fatti criminosi. Per alcuni autori, il Papa doveva esprimere condanne ufficiali.<br />
Ma questa voce pontificia da chi doveva essere ascoltata?<i> </i></p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>… dalla Germania del Terzo Reich?</i></h3>
<div id="attachment_14937" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="https://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2025/06/Immagine3.png"><img class=" wp-image-14937 " alt="Parodia nazista del rito del battesimo." src="https://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2025/06/Immagine3.png" width="250" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Parodia nazista del rito del battesimo.</em></p></div>
<p style="text-align: justify;">Esiste oggi una documentazione, pubblicata da molti autori, che attesta l’inutilità di messaggi indirizzati al Terzo Reich. È noto, infatti, che Hitler, e lo stesso ministero degli Affari Esteri, respinsero o cestinarono tutti i messaggi umanitari della Santa Sede. L’azione dei nunzi fu bloccata. Anche i fedeli cattolici erano a conoscenza dei provvedimenti nazisti che punivano chi divulgava il pensiero del Papa o quello dei vescovi. Tale situazione si aggravò con l’andamento sfavorevole della guerra da parte della Germania. Specie dopo la battaglia di Stalingrado<a title="" href="#_ftn41">[41]</a> e le sconfitte nel Nord Africa (maggio 1943), la posizione del Terzo Reich (regime non cattolico) divenne durissima verso coloro che erano rimasti fedeli alla Chiesa Cattolica. Per tale motivo ricevettero le misure più inflessibili.<br />
In tale contesto, Hitler non volle più ascoltare o leggere messaggi negativi. Li giudicava un’espressione di disfattismo. E pertanto gli autori di tali comunicazioni erano perfino sospettati di essere dei possibili traditori. A questo punto, chi doveva scrivere dei rapporti (incluso l’ambasciatore tedesco a Roma) cercò di mutare strategia. Di inserire delle “considerazioni” serene sui rapporti Santa Sede-Terzo Reich. In pratica, l’inizio e la conclusione del testo erano segnati da frasi non traumatiche, e solo al centro del comunicato venivano inseriti alcuni dati sgraditi a Berlino. Per uno storico ciò è importante. Perché lo conduce a leggere le fonti con attenzione. In modo critico.<br />
Ed è proprio studiando i messaggi trasmessi a von Ribbentrop che ci si accorge della “prudenza” usata dai suoi collaboratori. Egli, leggendo annotazioni “tranquille” sui rapporti tedesco-vaticani, arrivò a pensare addirittura a una linea pacelliana forse di sostegno alla Germania. Tale sua convinzione, però, si frantumò quando incontrò a Roma Pio XII (11 marzo 1940). Fu proprio quest’ultimo, che, replicando a una frase del ministro, elencò una serie di atrocità commesse dalle forze del Terzo Reich.</p>
<h3 style="text-align: justify;">… dalla Germania Ovest?</h3>
<p style="text-align: justify;">Dopo la seconda guerra mondiale la Germania venne divisa in due grandi aree: quella controllata da USA, Regno Unito e Francia, e quella rimasta sotto il controllo russo. Nel 1949 fu istituita la Repubblica Federale Tedesca (vicina all’Occidente), che si distingueva dalla Repubblica Democratica Tedesca (comunista). In tale contesto, la RFT si trovò a organizzare l’intero sistema dei propri servizi politici, amministrativi, militari e di <i>intelligence</i>. Per meglio rafforzare quest’ultima area operativa, un significativo numero di criminali nazisti venne arruolato dal Servizio federale per le informazioni (Bnd), l’agenzia di <i>intelligence</i> tedesca. A confermarlo è uno studio dello storico Gerhard Sälter<em>.</em><a title="" href="#_ftn42">[42]</a> Questo studioso è stato membro della Commissione indipendente di storici per le ricerche sul Bnd dal 1945 al 1968.<br />
Dagli archivi del servizio, consultati da <em>Sälter,</em> è emerso che nel periodo di riferimento, dal 10 al 20% dei dipendenti non erano stati “semplici” membri del partito nazionalsocialista, ma avevano preso “<i>parte attiva e in alcuni casi hanno anche svolto un ruolo di primo piano in azioni di omicidio</i>” durante il secondo conflitto mondiale. Tali soggetti, non furono arruolati per caso, ma per effetto di una decisione dei vertici dell’agenzia. Questa, dalla sua fondazione nel 1956 fino al 1968 venne diretta da Reinhard Gehlen<a title="" href="#_ftn43">[43]</a>, già generale dell’esercito tedesco a capo del controspionaggio militare sul fronte orientale.<br />
In tale contesto, Sälter, con le sue ricerche, ha dimostrato il reclutamento mirato da parte del Bnd di criminali nazisti che pianificarono, attuarono e furono complici di omicidi durante il secondo conflitto mondiale. Ci si limita a un esempio. Willi Helmut Schreiber<a title="" href="#_ftn44">[44]</a>, dipendente del Bnd dal 1957 al 1980, fu corresponsabile del massacro di 642 civili compiuto dalla divisione “Das Reich” delle Waffen-SS a Oradour-sur-Glane il 10 giugno 1944. Schreiber era, infatti, ufficiale dello Stato maggiore del reparto e, secondo Saelter, noto per la sua brutalità.<br />
Prima di essere inquadrato nella “Das Reich”, Schreiber aveva servito nelle SS di guardia al campo di concentramento di Buchenwald, poi nel ghetto di Lublino e, dal 1941, era stato dislocato nelle zone dell’Unione Sovietica occupate dai nazisti. In questo Paese, Schreiber era inquadrato nel Gruppo operativo B del Servizio di sicurezza (Sd), uno dei reparti speciali tedeschi formati da SS, polizia ed esercito.<br />
Compito principale di tali unità era l’eliminazione di ebrei, zingari e oppositori politici. In queste unità militarono oltre 30 dipendenti del Bnd, come Gustav Grauer che nel 1941 fu vicecomandante di un reparto del Gruppo operativo A, responsabile delle uccisioni oltre 130 mila civili negli Stati Baltici, per lo più ebrei, in pochi mesi.<a title="" href="#_ftn45">[45]</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>… dagli Alleati?</i></h3>
<p style="text-align: justify;">Sono diverse le evidenze negative che hanno riguardato l’operato degli Alleati durante il secondo conflitto mondiale. Si annotano qui di seguito alcuni esempi.<br />
1] Come dimostrato da Theodore S. Hamerow<a title="" href="#_ftn46">[46]</a> l’Olocausto non venne fermato prima della fine del secondo conflitto mondiale perché anche le democrazie occidentali, secondo questo A., furono percorse al loro interno da una fortissima ondata di antisemitismo. Questa, impedì ai governi di adottare misure concrete in soccorso degli ebrei. Perfino negli Stati Uniti si tentò di far passare le notizie sullo sterminio per semplice propaganda e la questione ebraica come un problema locale. E poi come avrebbero reagito le altre minoranze se si fosse intervenuti solo in favore degli ebrei? La guerra andava combattuta, ma in nome della sicurezza nazionale e non certo per sottrarre gli ebrei al loro destino.<br />
2] Di fronte alle tragedie che colpirono gli ebrei, le forze antinaziste respinsero gli appelli iniziali delle organizzazioni ebraiche per l&#8217;invio di cibo e medicinali ai ghetti europei. Londra e Washington sostennero che le forniture sarebbero state dirottate alle forze tedesche.<br />
3] Esaminando le diverse strategie militari delle forze alleate è facile individuare anche un fatto. Gli eserciti che stavano affrontando il Terzo Reich erano a conoscenza dell’esatta posizione dei campi di sterminio (che avevano fotografato). Per tale motivo, un bombardamento delle linee ferroviarie, ove transitavano i treni verso i lager con le vittime del nazismo, avrebbe bloccato le deportazioni. Malgrado ciò non venne dato alcun ordine di neutralizzare le vie ferrate.<a title="" href="#_ftn47">[47]<br />
</a>4] Esistono, poi, altre vicende che si collegano alle forze alleate. Tra quelle più riprovevoli si collocano gli stupri avvenuti durante l’avanzata degli eserciti (anche in Francia e in Italia), e culminati con gli scempi sovietici a Berlino<a title="" href="#_ftn48">[48]</a>, e l’odissea di milioni di civili cacciati dai territori occupati dall’Armata Rossa.<a title="" href="#_ftn49">[49]<br />
</a>5] Quando vennero organizzati i processi a Norimberga<a title="" href="#_ftn50">[50]</a> e a Tokio<a title="" href="#_ftn51">[51]</a>, le potenze alleate protessero e salvarono quei criminali che accettarono di collaborare con i governi vincitori. Gli ufficiali russi aiutarono coloro che fecero delle deposizioni a favore di esponenti dell’Armata Rossa. Inoltre, accolsero a Mosca quei criminali utili per fronteggiare le nuove forze dell’Occidente, inclusa la Germania Ovest. Stati Uniti e Regno Unito operarono in modo da evitare processi, o comunque condanne gravi, a quanti non ebbero difficoltà a fornire materiale bellico comprensivo delle più diverse ricerche. Tali soggetti vennero inoltre impiegati anche nella nuova lotta con Mosca.<a title="" href="#_ftn52">[52]<br />
</a>In tale contesto, si può ricordare, ad esempio, la figura del generale delle SS Karl Wolff.<a title="" href="#_ftn53">[53]</a> Egli trattò la resa delle forze tedesche in Italia<a title="" href="#_ftn54">[54]</a>. Imprigionato alla fine della guerra fino al 1949, non venne incriminato nel processo di Norimberga<b> </b>per l’intervento di Allen Dulles<a title="" href="#_ftn55">[55]</a>,<b> </b>direttore dell’intelligence<b> </b>USA. Appena scarcerato dagli Alleati, fu portato davanti a un tribunale tedesco. Condannato a quattro anni di prigione. In realtà, vi trascorse una sola settimana grazie all’interessamento dei dirigenti dei servizi segreti USA. Nel 1962 fu ancora processato per aver preso parte alla deportazione di 300mila ebrei verso il lager di Treblinka. Condannato a quindici anni di prigione, venne rilasciato dopo sei anni per motivi di salute.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>… dalla Russia?</i></h3>
<p style="text-align: justify;">In Russia, Josif Stalin<a title="" href="#_ftn56">[56]</a> era arrivato all’apice del potere dopo una lotta politica con Lev Trockij. Questo dittatore venne accusato di ricorrere all&#8217;antisemitismo in taluni interventi contro Trockij, che ebreo. Già nel 1907, Stalin aveva scritto una lettera ove distinse nel bolscevismo tra una “fazione ebraica” e una “vera fazione russa”. Anche il suo segretario, Boris Bažanov<a title="" href="#_ftn57">[57]</a>, dichiarò che il dittatore aveva avuto delle esplosioni di violenza antisemita anche prima della morte di Lenin.<a title="" href="#_ftn58">[58]<br />
</a>Stalin adottò politiche antisemite che vennero rafforzate con la sua posizione ostile all’Occidente. Poiché l&#8217;antisemitismo era associato alla Germania di Hitler, ed era ufficialmente condannato dal sistema sovietico, l&#8217;Unione Sovietica ed altri Stati comunisti usarono il termine di copertura “antisionismo” per le loro politiche antisemite.<br />
L&#8217;antisemitismo emergeva, in particolare, nel linguaggio dell&#8217;opposizione al sionismo. Dopo l&#8217;espulsione di Trockij, proseguirono gli attacchi contro i suoi seguaci, e si diceva: “un ebreo è un trotskista, un trotskista è un ebreo”. Dal 1936 al processo farsa del “Centro terroristico <em>trotskista</em> -zinovievita” (23-30 gennaio 1937), diversi capi bolscevichi, vennero accusati di nascondere le loro origini ebraiche con nomi slavi.<a title="" href="#_ftn59">[59]<br />
</a>Il 13 gennaio 1953 Stalin annunciò al mondo l&#8217;esistenza del “complotto dei medici”. In pratica, nove medici del Cremlino, di cui sei ebrei, avevano assassinato tra il 1945 e il 1948 alcuni stretti collaboratori del dittatore e si preparavano a uccidere i maggiori dirigenti politici e militari dell&#8217;URSS, secondo gli ordini ricevuti dagli imperialisti occidentali e dai sionisti.<br />
Nelle settimane successive, la stampa accentuò le accuse sulla “quinta colonna” ebraica, e dette notizia dell&#8217;ondata di arresti di ebrei accusati di “crimini economici” e di spionaggio. Dopo la morte di Stalin, e per la prima volta, il governo sovietico ammise pubblicamente che il “complotto dei medici” era stato inventato.<a title="" href="#_ftn60">[60]<br />
</a>Unitamente ai dati in precedenza riportati, è utile riferire anche un’altra informazione significativa. A fine aprile del 1945, i russi, entrati a Berlino, occuparono l’Istituto ‘Kaiser Wilhem’ per la fisica. In questo edificio smontarono un ciclotrone di notevoli dimensioni, e lo trasportarono a Stalingrado. Sempre le forze di Mosca riuscirono a installarsi anche nell’Istituto di Lichterfelde (quartiere di Berlino), dove lavorava il barone Manfred Von Ardenne<a title="" href="#_ftn61">[61]</a>, conosciuto come “Atomstar”, il divo dell’atomo. Da questo momento in poi pure la Russia ebbe la possibilità di utilizzare strumenti e personale in precedenza impiegati dal Terzo Reich.<i> </i></p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>… dagli Stati Uniti?</i></h3>
<p style="text-align: justify;">Nonostante il governo USA avesse informazioni credibili sulle persecuzioni attuate dal regime nazista contro gli ebrei, la maggior parte dei politici era in realtà restìa a credere che lo sterminio di massa fosse possibile in concreto. A questo aspetto, si affianca anche un altro dato: l&#8217;assistenza ai rifugiati e il soccorso alle vittime del nazismo non divennero mai una priorità nazionale.<a title="" href="#_ftn62">[62]<br />
</a>In tale contesto, si mosse Henry Morgenthau<a title="" href="#_ftn63">[63]</a>. Fu l&#8217;unico ebreo a ricoprire la carica di segretario di gabinetto durante l&#8217;amministrazione Roosevelt. Nel 1938, consapevole che il sistema di quote di immigrazione statunitense era insufficiente a soddisfare il numero di immigrati che desideravano raggiungere gli Stati Uniti, propose a Roosevelt di acquisire la Guyana britannica e francese per utilizzare questi territori come rifugio per gli immigrati provenienti dalla Germania nazista. Roosevelt non fu favorevole a quella proposta. Ciononostante, Morgenthau continuò a sottoporgli vari piani di salvataggio.<br />
Nel 1943, mesi dopo che il Dipartimento di Stato americano aveva confermato l&#8217;esistenza di una politica e di una pratica tedesca mirate al genocidio degli ebrei europei, Morgenthau si interessò al dibattito sul salvataggio su sollecitazione di alcuni membri del suo staff al Dipartimento del Tesoro.<br />
Questi funzionari erano delusi dalla mancanza di risultati tangibili in seguito alla Conferenza delle Bermuda (primavera 1943). Sospettavano che i funzionari del Dipartimento di Stato USA avessero intenzionalmente ritardato l&#8217;assistenza agli ebrei in Francia e Romania.<br />
A questo punto, i membri dello staff del Tesoro John Pehle, Randolph Paul, Ansel Luxford e Josiah DuBois presentarono a Morgenthau un memorandum di 18 pagine intitolato <i>Rapporto al Segretario</i> <i>sull&#8217;acquiescenza di questo governo nell&#8217;assassinio di ebrei </i>(13 gennaio 1944).<br />
Tre giorni dopo, Morgenthau, Pehle e Paul incontrarono il presidente Roosevelt. Lo esortarono ad accettare uno sforzo più mirato da parte del governo statunitense per fornire soccorso e, se possibile, salvare ebrei e non ebrei minacciati di morte nell&#8217;Europa occupata dai tedeschi. Il 22 gennaio 1944, il presidente emanò un ordine esecutivo che istituiva il <i>War Refugee Board</i> (WRB).<a title="" href="#_ftn64">[64]</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>… dagli Stati Uniti? (segue)</i></h3>
<p style="text-align: justify;">Unitamente a ciò occorre ricordare il finanziamento<b> </b>anche diretto di Wall Street all’ascesa di Hitler. Studiando negli archivi del tribunale militare di Norimberga, è stata trovata la documentazione (poi fotografata) degli ordini di pagamento dei finanziatori di Hitler in occasione delle elezioni del 1933. Un totale di tre milioni di marchi venne versato da importanti imprese e uomini di affari tedeschi, ma soprattutto dalle multinazionali tedesco-americane. Queste, utilizzarono un collegamento tra la <i>Delbruck Schickler Bank</i> e il <i>Nationale Treuhand</i>, amministrato da Rudolf Hess<a title="" href="#_ftn65">[65]</a> e da Hjalmar Schacht.<a title="" href="#_ftn66">[66]<br />
</a>Dei tre milioni di marchi, la maggiore sovvenzione (circa il 30% del totale) fu versata dall’I.G. Farben: 500 mila marchi, a cui si possono aggiungere altri 200 mila marchi, versamento personale di un suo dirigente, A. Steinke della Bubiag.<br />
A questo punto, occorre qui ricordare che l’I.G. Farben<a title="" href="#_ftn67">[67]</a>, organizzata da Herman Schmitz (1925), grazie ai prestiti americani contava tra i suoi dirigenti negli Stati Uniti alcuni tra i più influenti uomini di Wall Street, come Edsel B. Ford della <i>Ford Motor Company</i>, C. E. Mitchell della <i>Federal Reserve Bank</i> di New York e Walter Teagle, della <i>Federal Reserve Bank di New</i> <i>York</i> e della <i>Standard Oil Company of New Jersey</i>, amico e consigliere del presidente Roosevelt. Ma soprattutto va ricordato il nome di Paul Warburg, primo direttore della <i>Federal Reserve Bank di New</i> <i>York</i> e presidente della <i>Bank of Manhattan</i>. Questi, dirigeva la <i>Farben</i> negli Stati Uniti, mentre il fratello Max la dirigeva in Germania.<a title="" href="#_ftn68">[68]<br />
</a>Unitamente a ciò, è da evidenziare anche l’apporto fornito al Terzo Reich da: General Motors, Ford, Standard Oil e IBM.<br />
1] La General Motors acquistò la Opel, la più grande casa automobilistica europea, negli anni Venti (XX sec.). Continuò a detenerla durante la seconda guerra mondiale. Lo storico Henry Ashby Turner, Jr., attraverso un lavoro di ricerca<a title="" href="#_ftn69">[69]</a>, ha fatto conoscere la storia di come la casa automobilistica americana gestì i suoi affari in Germania negli anni del regime nazista, incluso il tentativo di accaparrarsi il progetto Volkswagen. In tale coinvolgimento dell’azienda emerge anche il dramma di quanti, per accentuare la produttività, vennero obbligati a un lavoro forzato.<br />
2] Ma gli affari tra USA e Terzo Reich riguardarono anche il commercio di tungsteno, di gomma sintetica e di molti componenti per l&#8217;industria automobilistica. Tali materiali, necessari anche per la fabbricazione di carri armati, furono spediti a Hitler da Henry Ford.<a title="" href="#_ftn70">[70]</a> Quest’ultimo, non nascose i rapporti commerciali e le sue simpatie per il nazionalsocialismo. Nel suo ufficio aveva un ritratto di Hitler. Non è un segreto che il 30% degli pneumatici prodotti nelle fabbriche Ford furono utilizzati dalla <i>Wehrmacht</i>. Negli anni Trenta del XX secolo, venne costruito uno stabilimento Ford in Germania (a Colonia). Qui, furono prodotte auto fuoristrada militari. La filiale tedesca della Ford iniziò a lavorare a pieno regime per le forze armate producendo più di mille veicoli al mese. Per assicurare i rifornimenti all’esercito tedesco si ricorse al lavoro forzato. Le condizioni di vita degli operai della fabbrica Ford tedesca furono tragiche.<a title="" href="#_ftn71">[71]<br />
</a>3] La Standard Oil of New Jersey assicurò all’industria nazionalsocialista la sua assistenza per la produzione della benzina sintetica, che risolse gran parte dei problemi logistici tedeschi durante la guerra. C’è da aggiungere che la IG Farben, produttrice del Zyklon B (usato nei lager di sterminio per uccidere i prigionieri) si accordò in segreto con la Standard Oil. Il risultato dell’intesa fu che a fine guerra il 93% degli stabilimenti della IG Farben era intatto.<a title="" href="#_ftn72">[72]<br />
</a>4] Pure l’IBM di New York interagì con il Terzo Reich. L’IBM aveva il quasi monopolio sulle macchine per il calcolo. Operava anche una filiale tedesca dell’IBM, la Dehomag (<i>Deutsche Hollerith Maschinen Gesellschaft</i>). Tale azienda continuò ad essere operativa per preservare il monopolio della società in Germania. Le macchine IBM furono utilizzate dai nazisti anche nei campi di sterminio (es. Auschwitz)<em>.</em><a title="" href="#_ftn73">[73]<br />
</a>Ai dati riportati occorre aggiungere ulteriori evidenze emerse da numerose acquisizioni storiche.<br />
1] Si può intanto ricordare il fatto che molti ebrei non riuscirono a raggiungere gli USA perché quest’ultimi non vollero alzare il limite delle immigrazioni nel loro territorio.<br />
2] Utilizzando due bombe atomiche gli USA arrivarono al massimo della distruzione. Le città colpite non erano obiettivi militari. Morirono soprattutto civili.<br />
3] Unitamente a ciò, subito dopo il conflitto, il governo americano utilizzò criminali di guerra nazisti per far progredire gli studi inerenti la missilistica e lo spionaggio oltre la “Cortina di Ferro”. Tale vicenda si collega anche all’<i>Operazione Paperclip</i>.<a title="" href="#_ftn74">[74]</a> Questa, fu il programma di trasferimento negli USA degli scienziati nazisti, per lavorare alla produzione di missili. Vennero accolti circa duemila ex-nazisti e i loro parenti. Tra i beneficiari delle diverse protezioni americane si può ricordare Arthur Rudolph, ex direttore della Mittelwerk, responsabile della produzione dei razzi V2. Fu trasferito negli Stati Uniti nel 1945. Altro individuo protetto fu Otto Von Bolschwing, il braccio destro di Adolf Eichmann. Questi, si stabilì negli USA nel 1954 e fu assunto dalla CIA. Nella lista dei nazisti si trova pure il “boia di Lione”: Nikolaus <em>Barbie</em>, detto Klaus.<a title="" href="#_ftn75">[75]<br />
</a>4] Non si può dimenticare, in ultimo, il fatto che i comandi americani salvarono da sicura morte i criminali nipponici che avevano ucciso nei loro esperimenti batteriologici un numero di persone molto elevato, in cambio dei risultati giapponesi sulle armi batteriologiche.<a title="" href="#_ftn76">[76]</a> In particolare, il criminale di guerra Shirō Ishii<a title="" href="#_ftn77">[77]</a> venne protetto senza problemi.<i> </i></p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>… dal Regno Unito?</i></h3>
<p style="text-align: justify;">Con l’inizio delle ostilità, la propaganda tedesca aveva accusato le autorità britanniche di un fatto particolare. Per Berlino, il Regno Unito era entrato in guerra su istigazione e in difesa della comunità ebraica mondiale. A questo punto, Londra ebbe il timore che il messaggio di Berlino potesse attirare alcuni ambienti inglesi, specie quelli più disagiati, con il rischio di fomentare lo “spiacevole grado di antisemitismo” latente nel Paese.<a title="" href="#_ftn78">[78]</a> A questo punto, nel settembre del 1939 il Ministero per gli Affari Esteri non intese far conoscere i documenti di un <i>Libro Bianco</i> che riguardava i <i>lager</i> in Germania.<a title="" href="#_ftn79">[79]</a> Tale posizione venne decisa proprio per non suffragare le voci di un intervento armato scaturito da un complotto anglo-giudaico. In particolare, il sottosegretario di Stato permanente per gli Affari esteri, sir Alexander Cadogan<a title="" href="#_ftn80">[80]</a>, raccomandò al governo di non pubblicare i resoconti relativi ai lager tedeschi sottolineando che, a suo giudizio, le testimonianze degli stessi ebrei non erano completamente attendibili.<br />
Esistono poi altri dati. Prima, durante e dopo il secondo conflitto mondiale le autorità del Regno Unito limitarono l&#8217;immigrazione ebraica in Palestina in modo da evitare una reazione negativa da parte degli arabi palestinesi. Il governo britannico, inoltre, già nel 1942 aveva ricevuto le prove &#8211; raccolte dai politici polacchi in esilio &#8211; sulla volontà nazista di sterminare gli ebrei europei. Nonostante tutto, alla retorica politica e alla cronaca pubblica, non fece seguito alcuna azione militare da parte del governo britannico.<a title="" href="#_ftn81">[81]</a> Al contrario, si verificò un fatto. Il Maresciallo dell’Aria, sir Arthur Travers Harris<a title="" href="#_ftn82">[82]</a>, soprannominato il macellaio, fu colui che diresse la strategia dei bombardamenti notturni sulle città tedesche. Lo scopo non era solo militare. Egli, colpendo pure le città che non erano obiettivi di guerra, voleva annullare il morale delle popolazioni. Di conseguenza si verificò, a causa delle continue incursioni, un altissimo numero di morti tra i civili che poteva essere evitato. È da aggiungere il fatto che nessuna autorità del Regno Unito fermò Harris.<a title="" href="#_ftn83">[83]</a><i> </i></p>
<h3 style="text-align: justify;">… dal Portogallo?</h3>
<p style="text-align: justify;">Il Portogallo fu governato dal 1933 da un regime autoritario. Era guidato da António de Oliveira Salazar.<a title="" href="#_ftn84">[84]</a> Questi, subiva l’influsso dei regimi fascisti del tempo. Non includeva però in modo aperto l&#8217;antisemitismo sul piano ideologico. Malgrado ciò, nel 1938 il Portogallo introdusse misure di immigrazione che discriminavano i rifugiati ebrei. Le regole sul rilascio dei visti di transito furono ulteriormente inasprite al momento dell&#8217;invasione tedesca della Francia nel maggio-giugno 1940.<a title="" href="#_ftn85">[85]</a></p>
<h3 style="text-align: justify;">… dalla Spagna?</h3>
<p style="text-align: justify;">Durante la seconda guerra mondiale la Spagna mantenne stretti legami economici e politici con la Germania nazista. Il Paese era governato dal <i>caudillo</i> (capo) Francisco Franco.<a title="" href="#_ftn86">[86]</a> Questi, era divenuto il leader assoluto del Paese con il sostegno tedesco e italiano durante la guerra civile spagnola (1936-1939). Tra le sue convinzioni c’era anche quella secondo cui l&#8217;ebraismo fosse l&#8217;alleato sia del capitalismo americano che del comunismo russo. I servizi religiosi ebraici pubblici, come i loro equivalenti protestanti, vennero proibiti fin dagli anni della guerra civile.<br />
Il 13 maggio del 1941 tutti i governatori civili spagnoli ricevettero una lettera della Direzione Generale per la Sicurezza, datata 5 maggio, che ordinava la schedatura completa di tutti gli ebrei, nazionali o stranieri, che risiedevano nelle province spagnole. Ogni voce doveva contenere i dati anagrafici degli ebrei, i nomi dei loro familiari, le attività da loro intraprese, le abitudini, le idee politiche e il loro “grado di pericolosità”. Pericolosità che, secondo i testi ritrovati “è propria della razza (sefardita) a cui appartengono”. In un anno vennero schedati circa 6mila ebrei.<b> </b>La lista completa venne consegnata da José Finat Escrivá de Romaní<a title="" href="#_ftn87">[87]</a>, futuro ambasciatore di Spagna a Berlino, nelle mani del gerarca nazista Himmler.<a title="" href="#_ftn88">[88]</a> Sempre nel 1941 lo <i>status</i> di ebreo fu trascritto per la prima volta sui documenti d&#8217;identità.<a title="" href="#_ftn89">[89]</a> È da aggiungere che Francisco Franco permise a navi e a sottomarini tedeschi e italiani di attraccare nei porti spagnoli, consentì all&#8217;Abwehr di operare in territorio iberico, e inviò la Divisione Azul a combattere sul fronte orientale contro l’Unione Sovietica.<a title="" href="#_ftn90">[90]</a><i> </i></p>
<h3 style="text-align: justify;">… dalla Svizzera?</h3>
<p style="text-align: justify;">La Svizzera si distinse, tra i Paesi neutrali, per essere stata l&#8217;unica nazione ad aver promulgato una legge antisemita tedesca.<a title="" href="#_ftn91">[91]</a> Dal 13 agosto del 1942 venne chiuso il confine francese ai rifugiati, e non fu consentito l&#8217;accesso agli ebrei fino al 12 luglio 1944.<br />
Nel 1942, il presidente della Confederazione Svizzera, Philipp Etter<a title="" href="#_ftn92">[92]</a>, come membro del Comitato Internazionale della Croce Rossa, con sede a Ginevra, persuase l’organismo <i>cit.</i> a non emettere un proclama di condanna riguardo agli “attacchi” tedeschi a “certe categorie di nazionalità”. In tale contesto, occorre ricordare che esistevano nel Terzo Reich numerose filiali di ditte svizzere, stabilitesi soprattutto nelle regioni di confine dei due länder Baden e Württemberg. Qui di seguito si riportano le ditte in questione.<br />
1] Brown, Boveri &amp; Cie. (BBC) Mannheim, attiva nel settore elettronico ed elettrotecnico;<br />
2] le filiali della Lonza AG e della Aluminium-Industrie AG (AIAG), attive nella chimica pesante;<br />
3] le filiali della Nestlé e della Alimentana/Maggi, attive nel settore alimentare;<br />
4] alcune ditte tessili di media grandezza.<br />
Negli anni del secondo dopoguerra sono emerse molte critiche nei confronti della Confederazione Svizzera per una serie di evidenze. Tale Stato risultò il principale banchiere di Hitler. Acquistò da solo circa l’80% dell’oro nazista. Ci furono, poi, i problemi degli averi in giacenza che le banche commerciali non restituirono, poiché gli aventi diritto economico non disponevano della necessaria documentazione. I nazisti, nei campi di sterminio, provvedevano infatti a una distruzione sistematica dei documenti, e non rilasciavano certificati di morte.<br />
Negli anni Novanta (XX sec.), dopo la fine della “Guerra Fredda”, la <i>World Jewish </i><a title="Congresso ebraico mondiale" href="https://en.wikipedia.org/wiki/World_Jewish_Congress#Organization_and_related_bodies"><i>Restitution Organization</i>, e il <i>World Jewish Congress, </i></a> reclamarono queste somme. È in tale contesto molto teso che la Svizzera decise di presentare allora le sue pubbliche scuse. Vennero pure istituite due commissioni d’inchiesta (Volcker<a title="" href="#_ftn93">[93]</a> e Bergier<a title="" href="#_ftn94">[94]</a>), e fu promossa una Fondazione di solidarietà.<br />
Alla fine, nel 1998, una <i>class action</i> statunitense si concluse con un accordo di 1,25 miliardi di dollari tra le due maggiori banche svizzere, UBS e Credit Suisse, e la controparte ebraica.<a title="" href="#_ftn95">[95]</a> A tutt’oggi, comunque la <i>querelle</i> non è comunque conclusa.<i> </i></p>
<h3 style="text-align: justify;">… dalla Francia?</h3>
<p style="text-align: justify;">Nel febbraio del 1939 la Francia<em> </em>rimanderà indietro gli ebrei che la Germania intendeva espellere. Quasi tutti moriranno a Dachau. Tra il 1940 e il 1944, nel territorio francese occupato, in quello continentale del regime collaborazionista di Vichy (capo dello Stato fu il generale Pétain<a title="" href="#_ftn96">[96]</a>) e nel Nordafrica francese,venne attuata la persecuzione, la deportazione e l&#8217;annientamento di ebrei e rom. La persecuzione ebbe il suo culmine con la deportazione degli ebrei nei lager di sterminio. Dei 340mila ebrei che vivevano nel 1940 nella Francia metropolitana, più di 75mila furono internati. In questi luoghi di morte persero la vita circa 72mila 500 persone.<br />
Il governo di Vichy e la polizia francese organizzarono e attuarono le retate. L’amministrazione del generale Pétain riscosse stima tra i francesi. Basti pensare che quando gli inglesi occuparono il Libano, solo 6mila soldati su 31mila accettarono di aderire alla “Francia libera” del generale De Gaulle<a title="" href="#_ftn97">[97]</a>, mentre gli altri vollero rientrare in Francia.<a title="" href="#_ftn98">[98]<br />
</a>A questi dati è utile aggiungere un’altra informazione. Durante l’occupazione di Berlino, le forze francesi riuscirono a catturare l’intero staff dell’Istituto Balistico di Berlino-Gatow. Unitamente a ciò, anche uno dei più importanti esperti di aviazione, l’ex volontario delle SS, Hellmut Von Zborowsky<a title="" href="#_ftn99">[99]</a>, fu assunto dai francesi.<i> </i></p>
<h3 style="text-align: justify;">… dall’Italia?</h3>
<p style="text-align: justify;">Al censimento del 1938 risultavano presenti in Italia più di 47mila ebrei italiani, poco più dello 0,1% della popolazione cha raggiungeva i 45 milioni, oltre a 10mila ebrei di nazionalità straniera. Le leggi razziali introdotte a partire dal 1938 costrinsero molti ebrei a lasciare il Paese volontariamente (almeno seimila emigrarono), altri furono deportati in campi di concentramento in Italia e all’estero (oltre 6mila). Nel volgere di poche settimane persero l’impiego circa 200 insegnanti, 400 dipendenti pubblici, 500 dipendenti privati, 150 militari e 2.500 professionisti, inoltre 200 studenti universitari, 1000 delle scuole secondarie e 4.400 delle elementari furono costretti a lasciare lo studio.<br />
Alla caduta del fascismo gli ebrei rimasti in Italia erano 37mila e 7mila gli ebrei stranieri.<a title="" href="#_ftn100">[100]</a> Il bilancio delle sole persecuzioni razziali è stato: 7.579 sono stati gli ebrei identificati e arrestati, di cui 6.806 deportati nei campi di sterminio, dai quali ne sono ritornati soltanto 837.<a title="" href="#_ftn101">[101]</a> L&#8217;Italia ha formalmente riconosciuto la <i>Shoah</i> con la legge n. 211 del 20 luglio 2000, che ha stabilito il 27 gennaio come “Giorno della Memoria”.<br />
Nell’immediato dopoguerra uno degli interessi del governo fu quello di far allontanare al più presto dal Paese quanti provenivano dai più diversi Paesi. Questo movimento di persone era considerato “un peso” in considerazione del fatto che occorreva affrontare la ricostruzione della nazione. Tale flusso di individui ricevette pure delle facilitazioni nelle procedure amministrative, incluse quelle gestite dalla Croce Rossa Internazionale. Fu facile, quindi, per diversi criminali di guerra, passare per deboli controlli, e inserirsi con falso nome tra coloro che lasciarono l’Italia verso nuove terre.<br />
Un’altra situazione riguardò la scelta di taluni responsabili della giustizia italiana di non dare seguito ai procedimenti penali su stragi naziste avvenute nel Paese. In particolare, i fascicoli di merito<a title="" href="#_ftn102">[102]</a> furono depositati in un armadio (con le ante posizionate verso la parete della stanza) del deposito della Procura Militare di Roma. Dovettero trascorrere molti anni prima del ritrovamento (1994) dei faldoni<i>.</i><a title="" href="#_ftn103">[103]</a><i> </i></p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>… dalla Croazia di Pavelić?</i></h3>
<p style="text-align: justify;">Il 6 aprile del 1941 le forze del III° Reich invasero il regno di Jugoslavia. Questo attacco fu poi sostenuto dall’esercito italiano. In tale contesto, fu istituito lo Stato Indipendente di Croazia (NDH). Fu controllato da Berlino e da Roma. Il suo leader era l’avvocato Ante Pavelić.<a title="" href="#_ftn104">[104]</a> Quest’ultimo, nella gestione del potere, si servì in particolare di un movimento rivoluzionario formato da membri denominati <em>ustaše</em> (ustascia). Per raggiungere l’obiettivo di arrivare a una “Grande Croazia”, etnicamente pura, gli<b> </b>ustaše si resero colpevoli del genocidio dei serbi. Per eliminare questa popolazione furono realizzati campi di sterminio, si attuarono massacri di massa, venne sviluppata una pulizia etnica. Non mancarono poi deportazioni e stupri. Oltre i serbi subirono durissime persecuzioni gli ebrei, i rom e i dissidenti politici.<a title="" href="#_ftn105">[105]</a><i> </i></p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>… dall’Argentina?</i></h3>
<div id="attachment_14936" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="https://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2025/06/Immagine2.png"><img class=" wp-image-14936 " alt="Manifestazione nazista a Buenos Aires, 10 aprile 1938." src="https://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2025/06/Immagine2.png" width="250" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Manifestazione nazista a Buenos Aires, 10 aprile 1938.</em></p></div>
<p style="text-align: justify;">Nel 2020, i media riferiscono una scoperta avvenuta in Argentina. Un ricercatore, Pedro Alberto Filipuzzi, ha ritrovato in un ambiente di una banca ormai inattiva un documento dal titolo: <i>Congresso della</i> <i>Nazione Argentina</i>. Il testo contiene una lista di nomi, con le somme dei “titolari”.<br />
Tali cifre, però, erano state sottratte in più casi agli ebrei durante il periodo nazista. Lo studioso, quindi, aveva davanti un dossier che attestava più dati: la fuga di nazisti in Argentina prima della caduta del Terzo Reich, l’appropriazione indebita di beni sottratti ai perseguitati del tempo, e l’uso illegittimo di quanto era stato requisito.<a title="" href="#_ftn106">[106]<br />
</a>Al riguardo, occorre specificare che la lista <i>cit</i>. era nota. Però, nel 1944, il governo di Edelmiro Farrel (dittatore filo tedesco) aveva sciolto la Commissione incaricata di analizzarla, con l’ordine di distruggere il documento. Dopo 80 anni, comunque, la lista viene ritrovata.<br />
A questo punto, Filippuzzi contatta il Centro <i>Simon Wiesenthal</i> (noto per la caccia agli ex nazisti). Questo, a sua volta, si rivolge al <i>Credit Suisse</i>. E reclama la restituzione dei beni trafugati.<br />
Il Centro è stato anche in grado di ricostruire il percorso seguito da questo tesoro (usato in Argentina dai tedeschi). L’iter aveva inizio in Germania. Far sparire quel denaro era importante per i gerarchi. Non c&#8217;era, infatti, la possibilità di cambiare la moneta tedesca con i dollari. Trasferirla in Argentina consentiva di farlo. Veniva scambiata con il foglio verde, e da qui una parte rientrava in Europa. Il trasferimento avveniva attraverso la banca svizzera <i>Schweizerische Kreditanstalt</i>, attualmente <i>Credit Suisse</i>.<br />
Questi conti, avevano tra gli intestatari imprese tedesche come la IG Farben, fornitore del gas Zyklon-B (utilizzato nelle camere di sterminio), e organismi finanziari quali il <i>Banco Tedesco Transatlantico</i>, e il <i>Banco Tedesco dell&#8217;America del Sud</i>.<br />
In tale contesto, occorre ricordare che esisteva a Buenos Aires una significativa comunità tedesca (durante e dopo la IIa guerra mondiale). I governi del tempo accolsero i nuovi arrivati e interagirono con loro. Solo quando la Polizia argentina volle indagare nella sede dell’Unione tedesca delle corporazioni fu possibile individuare la lista <i>cit.</i> Il documento fu consegnato al Parlamento. Ma il procedimento non ebbe seguito.<br />
Nel 2025 il governo del presidente argentino Javier Milei<a title="" href="#_ftn107">[107]</a> ha annunciato la declassificazione di archivi segreti governativi relativi alla presenza di criminali di guerra nazisti fuggiti in Argentina dopo la seconda guerra mondiale. L&#8217;impegno è stato assunto durante un incontro a Buenos Aires con rappresentanti del Centro ‘Simon Wiesenthal’.<i> </i></p>
<h3 style="text-align: justify;">… da Israele?</h3>
<p style="text-align: justify;">Nel 2022, lo storico israeliano Danny Orbach<a title="" href="#_ftn108">[108]</a>, ha pubblicato uno studio sui criminali di guerra nazisti impiegati come mercenari durante la “Guerra Fredda” (immediato dopoguerra).<a title="" href="#_ftn109">[109]</a> Questo A. ha trovato documenti<a title="" href="#_ftn110">[110]</a> che attestano la storia di ex criminali nazisti arruolati da Tel Aviv. In particolare, occorre ricordare che, negli anni post bellici, il <i>Mossad</i> e i servizi di <i>intelligence</i> dell’esercito israeliano non agivano in modo diverso dagli altri servizi segreti occidentali.<br />
Di frequente, opportunismo e realismo politico avevano la prevalenza sulle ideologie. Scavalcavano anche il desiderio di vendetta nei confronti dei responsabili dell’Olocausto. Ciò fu possibile perché Israele si sentiva accerchiato all&#8217;interno del mondo arabo. In base alle sue ricerche, Orbach ha confermato la collaborazione di almeno quattro uomini del Terzo Reich con i servizi segreti israeliani. Tra questi, spicca la figura dell’<i>SS-Obersturmbannführer</i> Otto Skorzeny.<a title="" href="#_ftn111">[111]<br />
</a>Nel 1960 il <i>Mossad </i>era intenzionato a catturare Skorzeny per eliminarlo. Emerse poi la convinzione che poteva essere più utile da vivo. Si decise così di reclutarlo. Per attuare il piano si attese un cambio al vertice dello stesso <i>Mossad</i>, oltre al beneplacito del primo ministro David Ben-Gurion.<a title="" href="#_ftn112">[112]</a> Questi, era fortemente preoccupato per il programma missilistico del presidente egiziano Nasser. In particolare, il primo ministro sapeva che un tedesco, Heinz Krug<a title="" href="#_ftn113">[113]</a>, che aveva collaborato al programma missilistico di Berlino, stava lavorando per gli egiziani. E c’erano anche altri tecnici e scienziati. Tutto questo costituiva un pericolo per Israele. Il <i>Mossad</i>, a questo punto, attivò il “Piano Damocle” (1962) per eliminare ogni elemento nemico. In tale contesto, Avraham Ahituv<a title="" href="#_ftn114">[114]</a>, futuro direttore del servizio di sicurezza interna, lo <i>Shin Bet</i>, si attivò per incontrare anche Skorzeny in un hotel di Madrid. E lo arruolò per neutralizzare Krug. Il compito fu eseguito.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>… dall’Egitto?</i></h3>
<p style="text-align: justify;">Nel 1954 divenne presidente dell’Egitto Gamal Abd el-Nasser.<a title="" href="#_ftn115">[115]</a> Questo generale era intenzionato a rafforzare le proprie forze armate, anche in previsione di possibili conflitti con Israele. Per tale motivo accolse ex appartenenti all’<i>Afrika Korps</i>, alla <i>Gestapo</i>, alla <i>Wermacht</i>, alle SS. Molti di loro si scelsero nomi arabi: c’erano Willi Brenner, il tenente delle SS Ulrich Kraus (alias Mohammed Akbar), Adolf Putsbeck (alias Ben Utrier),<b> </b>Gerd Von<b> </b>Nimzeck (alias Ben Alì), <i>et alii</i>. Tra i protagonisti di questa collaborazione egiziano-tedesca ci fu l’industriale e progettista tedesco Willy Messerschmitt.<a title="" href="#_ftn116">[116]</a> Questi, in una villa di Monaco, siglò un accordo con il governo egiziano (23 febbraio 1959) per la realizzazione di un nuovo caccia intercettore (Helwan HA-300).<i> </i></p>
<h3 style="text-align: justify;">… dalla Croce Rossa Internazionale?</h3>
<p style="text-align: justify;">Durante gli anni del secondo conflitto mondiale, il Comitato Internazionale della Croce Rossa si distinse per una opacità d’intervento. In particolare, non tenne conto dei rapporti sul genocidio nazista organizzato, come l&#8217;uccisione dei prigionieri ebrei polacchi a Lublino. Questo organismo ha cercato in seguito di motivare la sua inerzia, ma &#8211; alla fine &#8211; ha riconosciuto la sua passività durante l&#8217;Olocausto e si è scusato pubblicamente.<a title="" href="#_ftn117">[117]</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>In particolare: la vicenda della BBC</i></h3>
<p style="text-align: justify;">I silenzi sulle vicende in precedenza riportate, sono emersi, in molti casi, attraverso vicende legali e segnalazioni di criminali: questioni di risarcimenti; riacquisizione di beni di proprietà; denunce riguardanti la presenza di ex nazisti in determinati Paesi. Su tutti questi silenzi i dibattiti sono stati sempre tenui. In alcuni casi molti riflettori sono stati spenti.<br />
In tale contesto, il fatto di focalizzare l’attenzione con insistenza sulla figura di Pio XII ha sollevato in più ambienti internazionali delle perplessità, e ha motivato la pubblicazione di nuove ricerche. Si è cercato così di uscire dalle nebbie, e di correggere la disinformazione di merito. Si riporta, al riguardo, un episodio.<br />
Nel dicembre del 2016 la BBC ha ammesso<a href="http://www.bbc.co.uk/complaints/comp-reports/ecu/news6pm29072016">  </a>che la teoria dei “silenzi” della Chiesa Cattolica ed in particolare di Pio XII nei confronti della <i>Shoah</i> non rispecchia la verità dei fatti. Si tratta di una svolta storica. In particolare, durante la diretta della visita di Papa Francesco<a title="" href="#_ftn118">[118]</a> al lager di Auschwitz, avvenuta a luglio, il corrispondente della BBC aveva affermato che “la risposta della Chiesa di fronte alla demonizzazione del popolo ebraico da parte della Germania nazista fu il silenzio”.<br />
Dopo diversi mesi, a seguito di una formale denuncia e di diversi reclami, la BBC ha pubblicato nella sezione “complains” (denunce/contestazioni) un comunicato. L’emittente ammette l’errore del suo giornalista che non ha dato “il giusto peso alle dichiarazioni pubbliche dei Papi successivi e agli sforzi compiuti da Pio XII per salvare gli ebrei dalla persecuzione nazista, ed ha perpetuato così una visione che contrasta con l’equilibrio delle prove”.<br />
Allo stesso tempo la BBC ha auspicato che future coperture mediatiche dell’argomento si preoccupino di “riflettere una comprensione storica più aderente ai fatti”.<a title="" href="#_ftn119">[119]</a><i> </i></p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>In particolare: la Shoah tra commemorazione e scelta politica</i></h3>
<p style="text-align: justify;">Il 2 giugno del 1945 Pio XII, in un discorso ai cardinali, fece esplicito riferimento allo “spettro satanico esibito dal nazionalsocialismo”. Era la condanna ufficiale del nazismo. Unitamente a ciò, il Papa fu anche chiaro nell’affermare che i colpevoli dovevano espiare i delitti da loro commessi.<a title="" href="#_ftn120">[120]</a> E specificò che tale affermazione l’aveva già fatta in precedenti occasioni. In tale contesto, alcuni aspetti vennero considerati prioritari da diversi Paesi.<br />
Oltre alle celebrazioni delle vittorie sui nazisti, fu necessario affrontare il problema dei prigionieri di guerra, quello dei profughi, degli internati civili, dei processi penali, del nuovo assetto politico amministrativo (esautorando chi era stato colluso con i regimi dittatoriali), dei risarcimenti di guerra, delle ricostruzioni di fabbricati, dell’assetto socio-sanitario, dell’indipendenza di taluni Paesi africani.<br />
Unitamente a ciò, nuovi conflitti attirarono l’attenzione mondiale. Da una parte emerse il confronto tra l’Occidente e l’Unione Sovietica (questione della “Cortina di Ferro”) che provocò nuovi morti. Dall’altra ebbe inizio la nuova guerra israelo-araba che a tutt’oggi non ha ancora avuto una definitiva conclusione. Nel 1950 ebbe inizio la guerra di Corea.<br />
1] In tale contesto, la memoria della <i>Shoah</i> rimase impressa tra chi la subì e chi era stato vicino ai perseguitati. Anche se molti ex internati preferirono non parlare dei drammi vissuti, emerse comunque nel mondo ebraico l’importanza di ricordare annualmente l’Olocausto. In particolare, il pensiero religioso ebraico, con riferimento alla <i>Shoah</i>, si è sviluppato dopo la tragedia seguendo diversi orientamenti, in una certa misura era già presenti nel tempo stesso in cui gli eventi si compivano.<br />
Le riflessioni, i ricordi e le testimonianze di rabbini, guide spirituali, e semplici ebrei, si rifanno alle fonti tradizionali della <i>Torah </i>e dell’insegnamento dei Maestri del popolo ebraico. Trasmettono intense espressioni di fede, emozioni e sbigottimento dell’animo del credente di fronte ad eventi e situazioni che risulta non facile inserire negli schemi tradizionali, con i quali il pensiero ebraico nel passato aveva affrontato le esperienze di sofferenze e patimenti.<br />
Esistono, quindi, nelle riflessioni sulla <i>Shoah</i>, tentativi articolati e sofferti di interpretare i tragici eventi non solo nel quadro della storia ebraica, ma anche nell’intreccio degli avvenimenti che li hanno preceduti, e in una collocazione più legata all’evoluzione del popolo ebraico nell’epoca moderna.<br />
In taluni casi, l’avvicinamento ai drammatici interrogativi posti dalla <i>Shoah</i>, ha richiesto nuove riflessioni nei diversi orientamenti del panorama religioso ebraico. E ha fatto nascere rinnovate espressioni di fede. Queste, talvolta, ribadiscono e rafforzano i convincimenti e le scelte ideologiche già maturate. In altri casi, determinano ripensamenti e revisioni, pur rimanendo all’interno di una concezione religiosa.<a title="" href="#_ftn121">[121]<br />
</a>2] In ambienti non ebraici, l’orrore della <i>Shoah</i> venne ricordata soprattutto durante i processi organizzati a Norimberga. Dovranno però trascorrere anni prima di registrare iniziative dell’Occidente. In particolare, l’orientamento di molti Paesi è stato quello di ricordare le vittime di tutti i regimi dittatoriali. Si è sviluppata in tal modo una memoria collettiva.<br />
Questa, non dimentica certamente i milioni di ebrei uccisi, ma tiene conto anche di quanti subirono angherie, persecuzioni, bombardamenti devastanti, violenze di ogni tipo, soprusi, drammi famigliari, condizionamenti durissimi, e di quanti avevano impresso sui propri corpi i segni delle oppressioni, delle invalidità e dei traumi subìti.<br />
Unitamente a ciò, è emersa anche l’esigenza di ricordare tutti coloro che difesero i perseguitati attraverso i più diversi interventi umanitari. Al riguardo, lo stesso Stato italiano, quando istituì nel 2000 il <i>Giorno della Memoria</i>, specificò che si voleva onorare pure “coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”.<a title="" href="#_ftn122">[122]<br />
</a>In tale contesto, la memoria collettiva ha evidenziato più persecuzioni razziali, da quelle armene a quelle ebraiche fino alle vicende che hanno colpito i Balcani e diverse popolazioni africane.<br />
3] In tutti i suoi interventi, Pio XII volle sempre guardare a tutte le vittime dei regimi dittatoriali. Egli era documentato sui genocidi avvenuti nel corso del XX secolo.<br />
Si tratta in particolare:<br />
- dei Massacri Hamidiani. Eccidi subìti dal popolo armeno (1894-1897) durante il regno del sultano dell&#8217;Impero ottomano Abdul Hamid II. Precedono di alcuni anni quelli noti con il nome di “Genocidio Armeno”;<a title="" href="#_ftn123">[123]<br />
</a>- di quello africano, in Namibia, degli <i>Herero</i> e dei <i>Nama</i> (1904-1907);<a title="" href="#_ftn124">[124]<br />
</a>- del <i>Metz Yeghérn</i> : ‘Il Grande Male’; 1915-1922. Strage di cristiani armeni. Più di un milione di armeni furono perseguitati e trucidati, insieme a centinaia di migliaia di vite di cristiani assiri, di greci del Ponto e di altre confessioni cristiane orientali minoritarie. Orribili furono le sofferenze patite dalle donne e dai bambini armeni, con riduzioni in schiavitù e compravendita di esseri umani nei mercati, islamizzazioni forzate, sevizie e perfino crocifissioni;<a title="" href="#_ftn125">[125]<br />
</a>- del <i>Holodomor</i>: 1932-1933. È il nome con il quale si designa il genocidio per fame di oltre sei milioni di persone, perpetrato dal regime sovietico, a danno della popolazione ucraina negli anni 1932-1933;<a title="" href="#_ftn126">[126]<br />
</a>-della <i>Shoah</i> (1939-1945); Olocausto degli ebrei.<br />
I nunzi pontifici, infatti, avevano sempre aggiornato la Santa Sede sulle tragedie in corso, e la stessa documentazione conservata nell’Archivio Apostolico Vaticano ha confermato l’esistenza di informative di merito.<br />
Per questo motivo, il Pontefice alla vigilia del secondo conflitto mondiale, durante e dopo la guerra, condannò tutte le realtà di morte.<br />
Perché tutte furono segnate dall’idea di una negazione della dignità di ogni persona, e tutte propugnavano l’eliminazione di migliaia e migliaia di esseri umani.<br />
Sono diversi, al riguardo, i riferimenti che si trovano nei suoi discorsi, nelle udienze, e nelle direttive che vennero impartite (già prima del pontificato pacelliano) per tentare fin dove possibile azioni umanitarie.<br />
Ma è soprattutto nel discorso del 24 dicembre 1945 che si può meglio comprendere il <i>modus operandi</i> di Papa Pacelli. Si riportano qui di seguito alcune affermazioni.<br />
- “(…) La pace della terra? La vera pace? No, ma solamente il «dopo-guerra» espressione dolorosa e fin troppo significativa! Quanto tempo sarà necessario per guarire il malessere materiale e morale, quanti sforzi per cicatrizzare tante piaghe! (…)”.<br />
- “(…) L’ora presente richiede imperiosamente la collaborazione, la buona volontà, la reciproca fiducia di tutti i popoli. I motivi di odio, di vendetta, di rivalità, di antagonismo, di sleale e disonesta concorrenza, debbono essere tenuti lontano dai dibattiti e dalle risoluzioni politiche ed economiche (…)”.-“(…) è necessario che dappertutto si rinunzi a creare artificiosamente, con la potenza del danaro, di una arbitraria censura, di giudizi unilaterali, di false affermazioni, una cosiddetta pubblica opinione, che muove il pensiero e il volere degli elettori come canne agitate dal vento (…)”.<br />
- “(…) La forza dello Stato totalitario! Crudele e sanguinante ironia! Tutta la superficie del globo, rossa del sangue versato in questi anni terribili, proclama altamente la tirannia di un tale Stato.<br />
L’edificio della pace riposerebbe sopra una base crollante e sempre minacciosa, se non ponesse fine a un siffatto totalitarismo, il quale riduce l’uomo a non essere più che una pedina nel giuoco politico, un numero nei calcoli economici.<br />
Con un tratto di penna esso muta i confini degli Stati<span style="text-decoration: underline;">;</span> con una decisione perentoria sottrae l’economia di un popolo, che pure è sempre una parte di tutta la vita nazionale, alle sue naturali possibilità; con una mal dissimulata crudeltà scaccia anch’esso milioni di uomini, centinaia di migliaia di famiglie, nella più squallida miseria, dalle loro case e dalle loro terre, e le sradica e le strappa da una civiltà e una cultura, alla cui formazione avevano lavorato intere generazioni. Anch’esso pone arbitrari limiti alla necessità, e al diritto di migrazione (…)”.<br />
- “(…) non possiamo tacere la Nostra pena, quando (…) , oltre alle sofferenze inevitabilmente portate dalla guerra, abbiamo saputo di quelle quasi volutamente inflitte ai prigionieri e ai deportati; quando, in alcuni casi, abbiamo veduto prolungarsi senza ragione sufficiente la durata della loro cattività; quando il giogo, già per se stesso opprimente della prigionia, è stato aggravato dal peso di faticosi e non debiti lavori, o quando, in facile disprezzo delle norme sancite da convenzioni internazionali e di quelle anche più inviolabili della coscienza cristiana e civile, si è negato con modi disumani il trattamento dovuto anche ai vinti (…)”.<a title="" href="#_ftn127">[127]<br />
</a>In queste affermazioni risulta evidente la linea di Pio XII. Egli era consapevole che il dopoguerra sarebbe stato foriero di nuove gravi criticità. Rimaneva inoltre convinto che non sarebbero mancati fatti tragici legati a vendette. Respinse pure le manovre di forze economiche tese a divulgare messaggi di parte. Condannò ogni Stato totalitario. E ricordò l’esigenza di trattare con umanità prigionieri e deportati, e di liberare quanti potevano ormai far ritorno in famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">·</span></p>
<div><strong><em>Note</em></strong></div>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div><a title="" href="#_ftnref1">[1]</a> Dal 2 marzo del 2020 sono consultabili i documenti riguardanti gli anni del pontificato pacelliano.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref2">[2]</a> Erano però usciti gli undici volumi degli <em>Actes et documents du Saint-Siège relatifs à la période de la Seconde</em><em> </em><em>Guerre Mondiale</em>.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref3">[3]</a> Principe Carlo Pacelli (1903-1970). Nipote di Pio XII.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref4">[4]</a> Una parte dei <i>Diari</i> del gerarca nazista Joseph Goebbels furono scoperte dai sovietici e inviate a Mosca. Qui, rimasero nascoste fino a quando non furono scoperte dalla storica tedesca Elke Fröhlich nel 1992. I <i>Diari </i>di Heinrich Himmler, capo delle SS, sono stati custoditi per 71 anni nell’Archivio militare russo di Podolsk, località a 30 km a sud di Mosca.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref5">[5]</a> Ad esempio: Federazione Russa (in precedenza c’erano state delle caute aperture). L’Argentina ha dichiarato una disponibilità a far conoscere documenti finora secretati. Gli USA non hanno desecretato tutti i documenti. Anche il Regno Unito non consente ancora di conoscere i contenuti di alcuni dossier. La Serbia non consente a tutt’oggi l’accesso ad alcune sezioni del suo archivio. Nello Stato di Israele esiste a tutt’oggi una documentazione secretata.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref6">[6]</a> Cf anche: J. Ickx, <i>Pio XII e</i> <i>gli ebrei</i>. <i>L’archivista del Vaticano rivela finalmente il ruolo di Papa Pacelli durante</i> <i>la Seconda Guerra Mondiale</i>, Rizzoli, Milano 2021.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref7">[7]</a> Cf ad esempio: E. Deaglio, <i>La banalità del bene. Storia di Giorgio Perlasca</i>, Feltrinelli, Milano 2013.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref8">[8]</a> Cf anche: AA.VV., <i>Fecero la scelta giusta. I Poliziotti italiani che si opposero al nazifascismo</i>, due volumi, a cura di R. Camposano, Polizia di Stato, Roma 2025.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref9">[9]</a> Cf anche: M.G. Loparco, <i>Gli ebrei negli istituti religiosi a Roma (1943-1944) dall’arrivo alla partenza</i>, in: ‘Rivista di Storia della Chiesa in Italia’, anno LVIII, n. 1, Editrice Vita e Pensiero, Milano, gennaio giugno 2004.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref10">[10]</a> M. Gilbert, <i>I giusti. Gli eroi sconosciuti dell&#8217;olocausto</i>, Città Nuova, Roma 2007. U.G. Pacifici Noja e S. Pacifici Noja, <i>Il cacciatore di giusti: storie di non ebrei che salvarono i figli di Israele dalla Shoah</i>, Effatà, Cantalupa Torinese 2010.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref11">[11]</a> P.L. Guiducci, <i>Il Terzo Reich contro Pio XII. Papa Pacelli nei documenti nazisti,</i> San Paolo, Cinisello Balsamo 2013.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref12">[12]</a> Cf anche: C. Catananti, <i>Il Vaticano nella tormenta. 1940-1944. La prospettiva inedita dell’Archivio della</i> <i>Gendarmeria Pontificia</i>, San Paolo, Cinisello Balsamo 2020. M. Dal Bello, <i>La congiura di Hitler. Il rapimento di Pio XII</i>, Città Nuova, Roma 2014.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref13">[13]</a> Mons. Nicola Canali (1874-1900). Creato cardinale nel 1935. Presidente della Pontificia Commissione per la Stato della Città del Vaticano.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref14">[14]</a> Mons. Francesco Borgongini Duca (1884-1954). Nunzio in Italia. Creato cardinale nel 1953.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref15">[15]</a> P. Pietro Tacchi Venturi SI (1861-1956). Storico della Chiesa.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref16">[16]</a> Mons. Angelo Dell’Acqua (1903-1972). Operò nei servizi diplomatici della Santa Sede, e in Segreteria di Stato. Creato cardinale nel 1967.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref17">[17]</a> Mons. Hugh O&#8217;Flaherty (1898-1963). Sacerdote irlandese. Salvò civili, militari e perseguitati ebrei dal pericolo nazista.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref18">[18]</a> Mons. <em>Eugène<b> </b></em>Tisserant<b><i> </i></b>(1884-1972). Creato cardinale nel 1936.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref19">[19]</a> Duca Francis D&#8217;Arcy Osborne (1884-1964).</div>
<div><a title="" href="#_ftnref20">[20]</a> A. Riccardi, <i>L’inverno più lungo</i>, Laterza, Bari-Roma 2008, pp.99-101. Cf anche: M. Canali, <i>Le spie del regime</i>, Il Mulino, Bologna 2004. R.A. Graham, <i>Il Vaticano e lo spionaggio</i>, in: ‘La Civiltà Cattolica’, 1991, IV, pp. 350-361.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref21">[21]</a>Dai documenti dell’Alto Commissario per i reati fascisti risulta che S.E. mons. Luigi Fogàr collaborò con la Polizia politica fascista dal 1939 al 1943 (informatore n. 90). L’attività informativa di Fogàr proseguì anche dopo il 25 luglio 1943. Trasmise alla Polizia politica una lista di tedeschi antinazisti residenti a Roma. L’11 settembre 1943, riferì le dichiarazioni rese dall’ex deputato De Gasperi sull’andamento della guerra. Informò sulle reazioni in Vaticano alla notizia delle atrocità tedesche, e di quelle commesse a Ferrara dai fascisti repubblicani. Rivelò l’ingresso in Vaticano di tre soldati fuggiaschi, accolti da Osborne, ministro plenipotenziario inglese presso la Santa Sede. Riferì inoltre sui propositi degli Alleati riguardo la punizione dei criominali di guerra e le spie dell’OVRA. Denunziato all’Autorità giudiziaria con l’imputazione di aver contribuito con atti rilevanti, quale confidente dell’OVRA, a mantenere in vigore il regime fascista, Fogàr poté usufruire dell’amnistia decisa da Togliatti (1946).</div>
<div><a title="" href="#_ftnref22">[22]</a> Il capo dei servizi vaticani di sicurezza. Cf.: R.A. Graham, <i>Il Vaticano e lo spionaggio</i>, in: ‘La Civiltà Cattolica’, 1991, IV, pp. 350-361.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref23">[23]</a> Lo stesso ministro Galeazzo Ciano, nel 1940, disse a mons. Borgoncini Duca: “Non vi fidate dei diplomatici accreditati presso la Santa Sede, i quali, nei loro telegrammi e rapporti, danno notizie dell’Italia come apprese in Vaticano e fanno anche il mio nome. Noi leggiamo tutto ed anche Mussolini legge tutto. Bisogna che teniate conto della mia posizione, se no, non vi dico più niente”. Cf: <i>Actes et Documents du Saint Siège relatifs à la</i> <i>Seconde Guerre Mondiale</i>, vol. I, n. 274, pp. 412-413.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref24">[24]</a> D. Alvarez &#8211; R.A. Graham, <i>Spie naziste in Vaticano 1939-1945</i>, San Paolo, Cinisello Balsano 2005.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref25">[25]</a> A.M. Casavola, <i>Carabinieri tra resistenza e deportazioni. 7 ottobre 1943-4 agosto 1944, </i>Studium, Roma 2021.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref26">[26]</a> Ugo Foà, presidente comunità ebraica di Roma.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref27">[27]</a> Dante Almansi, presidente delle comunità israelitiche italiane. Tra i suoi vari compiti, fu incaricato di coadiuvare ed occorrendo supplire il Capo della Polizia (carica all&#8217;epoca retta da Emilio De Bono), e di dirigere l&#8217;Ufficio Affari generali e riservati della Direzione generale di Pubblica Sicurezza.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref28">[28]</a> Israel Anton Zoller (1881-1956)<em>. </em></div>
<div><a title="" href="#_ftnref29">[29]</a> A. Foa, <i>Le responsabilità della dirigenza ebraica romana nella deportazione del 16 ottobre 1943,</i> in: ‘Morashà’, 5 novembre 2010. https://morasha.it/le-responsabilita-della-dirigenza-ebraica-romana-nella-deportazione-del-16-ottobre-1943/.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref30">[30]</a> Rudolf Höß (1901-1947).</div>
<div><a title="" href="#_ftnref31">[31]</a> Ad esempio, nella notte tra il 3 e il 4 febbraio 1944, la polizia fascista, supervisionata dal comando delle SS, fece irruzione nell’abbazia di San Paolo fuori le Mura, arrestando le persone che vi erano rifugiate.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref32">[32]</a> Ad esempio: la Guardia <i>Hilinka</i>, in Slovacchia, la Guardia di Ferro in Romania, gli <i>Ustaše</i> in Croazia e le Croci Frecciate in Ungheria.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref33">[33]</a> Adolf Eichmann (1906-1962). Fu tra i maggiori responsabili della <i>Shoah</i>.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref34">[34]</a> Herbert Kappler (1907-1978). Tenente colonnello. Criminale di guerra.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref35">[35]</a> Pietro Koch (1918-1945). M. Griner, <em>La banda Koch</em>. <em>Il reparto speciale di polizia 1943-44</em>, Bollati Boringhieri, Torino 2000.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref36">[36]</a> AA.VV., <i>Dopo il 16 ottobre. Gli ebrei a Roma tra occupazione, resistenza, accoglienza e delazioni (1943-1944)</i>, a cura di S. Haia Antonucci e C. Procaccia, Viella, Roma 2017.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref37">[37]</a> AA.VV., <i>Dopo il 16 ottobre. Gli ebrei a Roma tra occupazione, resistenza, accoglienza e delazioni (1943-1944),</i> a cura di S. Haia Antonucci e C. Procaccia, Viella, Roma 2017.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref38">[38]</a> A. Osti Guerrazzi, <i>Quei volenterosi spioni di Hitler</i>, in: ‘La Stampa’, 26 gennaio 2016. Cf anche: R. Curci, <i>Via San Nicolò 30. Traditori e traditi nella Trieste nazista</i>, Il Mulino, Bologna 2015. G. Ziani, <i>Il sogno e l’incubo</i>, Mgs Press, Trieste 2009.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref39">[39]</a> Tra questi si ricordano: mons. Giuseppe Burzio (incaricato degli affari vaticani in Slovacchia), mons. Filippo Bernardini (nunzio in Svizzera), mons. Angelo Roncalli (nunzio in Turchia, futuro Papa Giovanni XXIII), mons. Angelo Rotta (nunzio a Budapest; “Giusto tra le Nazioni”), mons. Andrea Cassulo (nunzio a Bucarest: “Giusto tra le Nazioni”).</div>
<div><a title="" href="#_ftnref40">[40]</a> Gino Bartali (1914-2000). È stato dichiarato Giusto tra le Nazioni.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref41">[41]</a> Tra l’estate del 1942 e il 2 febbraio 1943.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref42">[42]</a> G. Sälter,<em> </em><cite>Phantome des Kalten Krieges. Die Organisation Gehlen und die Wiederbelebung des Gestapo-Feindbildes “Rote Kapelle“</cite>, Ch. Links, Berlin 2016.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref43">[43]</a> Reinhard Gehlen (1902-1979). <i>Generalmajor</i> della <i>Wehrmacht</i>. Fu capo dei servizi segreti sul fronte orientale durante il secondo conflitto mondiale.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref44">[44]</a> Willi Helmut Schreiber (1917-2008). P. Schuster, <i>SS-Sturmbannführer Helmut Schreiber: leader della Gioventù hitleriana, insignito della Croce di Cavaliere, insignito della fibbia da combattimento ravvicinato in oro</i>, Edizione Storia Contemporanea, Selent (Germania) 2012.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref45">[45]</a> T.C. Petty, <i>Nazis at the Watercooler. War Criminals in Postwar German Government Agencies</i>, Potomac Books, Williamsport (Maryland) 2024.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref46">[46]</a> T.S. Hamerow, <em>Perché l’Olocausto non fu fermato. Europa e America di fronte all’orrore nazista</em><em>,</em> Feltrinelli, Milano 2010.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref47">[47]</a> J.H. Kitchens, <i>The Bombing of Auschwitz Re-examined</i>, in:<i> </i>‘The Journal of Military History’, vol. 58, n. 2, 1994, pp. 233-266.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref48">[48]</a> Cf anche: R. Gremmo, <i>Le &#8220;Marocchinate&#8221;, gli alleati e la Guerra ai civili. Le vittime dell’occupazione militare straniera nell’Italia liberata (1943-1947)</i>, Ed. Storia Ribelle, Biella 2010. R. Lilly, <i>Stupri di guerra. Le violenze commesse dai soldati americani in Gran Bretagna, Francia</i> <i>e Germania 1942-1945</i>, Mursia, Milano 2011. M. Picone Chiodo, <i>E malediranno l’ora in cui partorirono</i>, Mursia, Milano 1987.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref49">[49]</a> G. Knopp, <i>Tedeschi in fuga. L’odissea di milioni di civili cacciati dai territori occupati dall’Armata Rossa alla</i> <i>fine della Seconda guerra mondiale</i>, Corbaccio, Milano 2004.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref50">[50]</a> 1945-1946; 1946-1949.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref51">[51]</a> Iniziato il 3 maggio del 1946.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref52">[52]</a> R. Fatano Cardone, <i>Il processo di Norimberga. Orrori ed errori nel processo più importante del XX secolo</i>, Pensa Multimedia, Lecce 2023.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref53">[53]</a> Karl Friedrich Otto Wolff (1900-1984). Capo di Stato Maggiore di Himmler, e ufficiale di collegamento con Hitler. Verso la fine del conflitto fu capo supremo delle SS e della Polizia tedesca nell’Italia occupata.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref54">[54]</a> <i>Operazione Sunrise</i>: negoziati segreti (febbraio-maggio 1945) tra esponenti del III Reich e dirigenti dei servizi di <i>intelligence</i> USA. Obiettivo: organizzare una resa locale delle forze armate tedesche nell’Italia Settentrionale.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref55">[55]</a> Allen Dulles (1893-1969).</div>
<div><a title="" href="#_ftnref56">[56]</a> Iosif Vissarionovič Stalin (1878-1953).</div>
<div><a title="" href="#_ftnref57">[57]</a> Boris Georgiyevich Bazhanov (1900-1982).</div>
<div><a title="" href="#_ftnref58">[58]</a> Vladimir Il&#8217;ič Ul&#8217;janov (1870-1924). Fu primo ministro della Repubblica russa dal 1917 al 1918, della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa dal 1918 al 1922, e dell&#8217;Unione Sovietica dal 1922 al 1924.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref59">[59]</a> R. Yaacov, <i>Jews and Jewish Life in Russia and the Soviet Union</i>, Routledge, London 1995, pp. 103-106. S. Sebag Montefiore, <i>Young Stalin</i>, Random House, Inc., New York 2008. M. Kun, <i>Stalin. An Unknown Portrait</i>, Central European University Press, Budapest 2003, p. 287. C. Azadovskii e B. Egorov, <i>From Anti-Westernism to Anti-Semitism</i>, ‘Journal of Cold War Studies’, 4:1, Winter 2002, pp. 66–80. Raphael Patai e Jennifer Patai, The Myth of the Jewish Race, Wayne State University Press, 1989, p. 178.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref60">[60]</a> L. Rapoport, <i>La guerra di Stalin contro gli ebrei. L’antisemitismo sovietico e le sue vittime</i>, Rizzoli,Milano 2004.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref61">[61]</a> Manfred Von Ardenne (1907-1997).</div>
<div><a title="" href="#_ftnref62">[62]</a> A.D. Morse, <i>While Six Million Died. A Chronicle of American Apathy</i>, Random House, New York 1968. D.S. Wyman, <i>The Abandonment of the Jews. America and the Holocaust</i>, Pantheon Books, New York 1984.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref63">[63]</a> Henry Morgenthau Jr. (1891-1967).</div>
<div><a title="" href="#_ftnref64">[64]</a> Fonte: <i>Holocaust Encyclopedia</i>.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref65">[65]</a> Rudolf Hess (1894-1987). Fu nominato ufficialmente numero tre del partito nazista, dopo Hitler e Göring.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref66">[66]</a> Hjalmar Schacht (1877-1970). Fu presidente della <i>Reichsbank</i>, la banca centrale tedesca, e ministro dell&#8217;economia dal 1934 al 1937.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref67">[67]</a> Azienda chimica tedesca.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref68">[68]</a> A.C. Sutton, <i>Wall Street and the Rise of Hitler, </i>’76 Press, Seal Beach (California) 1976. Gli altri due volumi che completano la trilogia di questo A. sono: <i>Wall Street and the Bolshevik Revolution, </i>Arlington House, New York 1974, e <i>Wall Street and Franklin Delano Roosvelt, </i>Arlington House, New York 1975.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref69">[69]</a> H. Ashby Turner, Jr., <i>General Motors and the Nazis. The struggle for control of Opel, Europe&#8217;s biggest</i> <i>carmaker</i>, Yale University Press, New Haven 2005.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref70">[70]</a> Henry Ford (1863-1947).</div>
<div><a title="" href="#_ftnref71">[71]</a> Nel 1938, la Ford fu premiata da Hitler con la medaglia dell&#8217;Ordine dell&#8217;Aquila tedesca.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref72">[72]</a> AA.VV., <i>Dietro le quinte del nazismo. Precursori, finanziatori …</i> , serie gli speciali ‘Storia in rete’, 2024, p. 52ss..</div>
<div><a title="" href="#_ftnref73">[73]</a> E. Black, <i>IBM and the Holocaust. The Strategic Alliance between Nazi Germany and America&#8217;s Most Powerful Corporation, </i>Dialog Press, Twickenham 2012.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref74">[74]</a> A. Jacobsen, <i>Operazione Paperclip</i>, Piemme, Casale Monferrato 2014.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref75">[75]</a> P. Hammerschmidt, <em>Klaus Barbie, nom de code Adler</em><em>, Les Arènes, Paris 2017.</em></div>
<div><a title="" href="#_ftnref76">[76]</a> R. Carne, <i>Unità 731</i>, IGS, Roma 2014. S.H. Harris, <i>Factories of Death: Japanese Biological Warfare, 1932-1945, and the American Cover-Up</i>,: Routledge, New York and London 2002.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref77">[77]</a> <em>Shirō Ishii</em> (1892-1959).</div>
<div><a title="" href="#_ftnref78">[78]</a> <i>Cf</i>: War Cabinet, <i>Memorandum del Ministro degli Interni</i>, 23 settembre 1942.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref79">[79]</a> <i>Libro bianco polacco: </i>serie di rapporti resi noti dal Ministero dell&#8217;Informazione del governo polacco in esilio a Londra.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref80">[80]</a> Alexander Cadogan (1884-1968).</div>
<div><a title="" href="#_ftnref81">[81]</a> B. Wasserstein, <i>Britain and the Jews of Europe, 1939-1945</i>, Leicester University Press, London 1999.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref82">[82]</a> Sir Arthur Travers Harris (1892-1984). Generale britannico.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref83">[83]</a> N. Longmate, <i>The Bombers. The RAF offensive against Germany 1939-1945</i>, Hutchinson, London 1983.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref84">[84]</a> António de Oliveira Salazar (1889-1970).</div>
<div><a title="" href="#_ftnref85">[85]</a> I. Flunser Pimentel, <i>Portugal and the Holocaust</i>, in: C.B. Stuczynski, B. Feitler (a cura), ‘Portuguese Jews, New Christians, and &#8216;New Jews&#8217;. A Tribute to Roberto Bachmann, Brill, Leiden 2018, pp. 441-455.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref86">[86]</a> Francisco Franco (1892-1975).</div>
<div><a title="" href="#_ftnref87">[87]</a> José Finat Escrivá de Romaní (1904-1995).</div>
<div><a title="" href="#_ftnref88">[88]</a> F. Santos, <i>Españoles en la Alemania nazi</i>, <em>Ediciones Endymion</em>, Madrid 2012.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref89">[89]</a> M. Alpert, <i>Spain and the Jews in the Second World War</i>, in: ‘Jewish Historical Studies’, vol. 42, 2009, pp. 201-210. S.G. Payne, <i>Franco and Hitler. Spain, Germany and World War II</i>, Yale University Press, New Haven 2008.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref90">[90]</a> P. Preston, <i>Francisco Franco</i>, Arnoldo Mondadori, Milano 1997.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref91">[91]</a> R. Hilberg<a title="Raul Hilberg" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Raul_Hilberg">, </a> <i>Perpetrators Victims Bystanders. The Jewish Catastrophe 1933–1945</i>, <a title="Secker &amp; Warburg (la pagina non esiste)" href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Secker_%26_Warburg&amp;action=edit&amp;redlink=1">Secker&amp;Warburg</a>, London 1995 [1992], p. 258.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref92">[92]</a> Philipp Etter (1891-1977).</div>
<div><a title="" href="#_ftnref93">[93]</a> La Commissione fu istituita nel 1996. Doveva indagare su conti ebraici bloccati nelle banche svizzere. Il presidente fu Paul Volcker, ex presidente della <i>Federal Reserve</i> statunitense. I membri erano tre rappresentanti dell&#8217;Associazione svizzera dei banchieri, e tre esponenti di organizzazioni ebraiche.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref94">[94]</a> La Commissione Bergier (Berna), venne istituita dal governo svizzero il 12 dicembre 1996. L’iniziativa fu legata alla causa intentata dal Congresso Ebraico Mondiale contro le banche svizzere accusate di aver trattenuto valori appartenenti alle vittime dell&#8217;Olocausto. La commissione presentò la sua relazione finale nel marzo 2002.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref95">[95]</a> Comitato indipendente di personalità eminenti, <i>Rapporto sui conti dormienti delle vittime della</i> <i>persecuzione nazista nelle banche svizzere</i>, Staempfli Publishers Ltd, Berna 1999.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref96">[96]</a> Henri-Philippe-Omer Pétain (1856-1951).</div>
<div><a title="" href="#_ftnref97">[97]</a> Generale Charles De Gaulle (1890-1970). Guidò la lotta dei francesi contro il nazismo.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref98">[98]</a> P. Lugaro, <i>Capitolo III, L&#8217;epopea della Croce di Lorena, paragrafo Il problema del Medio Oriente</i>, in: <i>Id.,</i> <i>De Gaulle</i>, edizione speciale per la collana ‘I protagonisti di Famiglia Cristiana’, Famiglia Cristiana, San Paolo, Milano 2002, p. 83.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref99">[99]</a> Hellmut Von Zborowsky (1905-1969).</div>
<div><a title="" href="#_ftnref100">[100]</a> Di essi 42 non furono in realtà arrestati: si suicidarono o furono uccisi mentre sfuggivano all’arresto o morirono per gravi disagi o privazioni.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref101">[101]</a> Fonte: Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref102">[102]</a> Si trattava di 695 fascicoli, e di un Registro Generale riportante 2.274 notizie di reato, raccolte dalla Procura generale del Tribunale supremo militare, relative a crimini di guerra commessi sul territorio italiano durante la campagna d’Italia (1943-1945) dalle truppe nazifasciste.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref103">[103]</a> F. Giustolisi, <i>L&#8217;Armadio della vergogna</i>, Nutrimenti, Roma 2004.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref104">[104]</a> Ante Pavelić (1889-1959).</div>
<div><a title="" href="#_ftnref105">[105]</a> Per le molte pubblicazioni cf anche: P.L. Guiducci, <i>Dossier Stepinac. Alojzije Stepinac (1898-1960). Un</i> <i>arcivescovo tra <em>ustaše</em>, cetnici, nazisti, fascisti e comunisti,</i> Àlbatros, Roma 2018.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref106">[106]</a> P.A. Filipuzzi <i>La ruta del dinero de los nazis argentinos. La Organización Nazi. Unión Alemana de Gremios.</i> <i>Listado de miembros</i>, Colofón, Ciudad de México 2020.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref107">[107]</a> Javier Milei (nato nel 1970).</div>
<div><a title="" href="#_ftnref108">[108]</a> Docente all&#8217;Università ebraica di Gerusalemme.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref109">[109]</a> D. Orbach,<i> Fugitives. A History of Nazi Mercenaries During the Cold War</i>, Hurst@Co. Publishers ltd, London 2022.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref110">[110]</a> Documenti d’archivio finora inediti della Cia, del Mossad e del Bundesnachrichtendienst (il servizio di intelligence della Germania federale).</div>
<div><a title="" href="#_ftnref111">[111]</a> Otto Skorzeny (1908-1975).</div>
<div><a title="" href="#_ftnref112">[112]</a> David Ben-Gurion (1886-1973).</div>
<div><a title="" href="#_ftnref113">[113]</a> Heinz Krug (1913-1962).</div>
<div><a title="" href="#_ftnref114">[114]</a> Avraham Ahituv (1930-2009).</div>
<div><a title="" href="#_ftnref115">[115]</a> Gamal Abd el-Nasser (1918-1970). Presidente della Repubblica egiziana dal 1954 al 1970.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref116">[116]</a> <em>Wilhelm Emil Messerschmitt</em> (1898-1978).</div>
<div><a title="" href="#_ftnref117">[117]</a> J.-C. Favez, <i>The Red Cross and the Holocaust</i>, Cambridge University Press, Cambridge (UK) 1999.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref118">[118]</a> Papa Francesco (1936-2025). Nato Jorge Mario Bergoglio. Il suo pontificato è durato dal 2013 fino alla morte.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref119">[119]</a> https://it.aleteia.org/2017/01/23/bbc-ammissione-silenzio-pioxii-shoah-notizia-falsa.</div>
<div><a title="" href="#_ftnref120">[120]</a> Discorso di Sua Santità Pio XII “Nell’accogliere”, 2 giugno 1945.<b><i> </i></b></div>
<div><a title="" href="#_ftnref121">[121]</a> <i>Il pensiero religioso ebraico sulla Shoah</i>, Fondazione per la Cultura, Palazzo Ducale di Genova, 13 aprile 2025, con Rav Giuseppe Momigliano.</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref122">[122]</a> Legge 20 luglio 2000, n. 211, “Istituzione del &#8220;Giorno della Memoria&#8221; in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti”, art. 1.<br />
<a title="" href="#_ftnref123">[123]</a> Cf anche: M. Sciarretta, <i>Attilio Monaco (1858-1932). Un console italiano a </i><a href="http://www.padus-araxes.com/rassegna/RAI-def/RAI-ISSN/RAI-2012.pdf"><i>Erzerum durante i massacri hamidiani, </i></a>in: ‘Rassegna Armenisti Italiani’, XIII, Padus-Araxes, 2012, pp. 11-21.<br />
<a title="" href="#_ftnref124">[124]</a> J.B. Gewald,<i> The Herero and Nama Genocides, 1904-1908</i>, in: ‘Encyclopedia of Genocide and Crimes Against<i> </i>Humanity’, Macmillan Reference, New York 2004.<br />
<a title="" href="#_ftnref125">[125]</a> M. Impagliazzo, <i>Il martirio degli armeni. Un genocidio dimenticato</i>, La Scuola, Brescia 2016.<br />
<a title="" href="#_ftnref126">[126]</a> E. Cinnella, <i>Ucraina. Il genocidio dimenticato, 1932-1933</i>, Della Porta Editori, Pisa 2015.<br />
<a title="" href="#_ftnref127">[127]</a> Discorso di Sua Santità Pio XII “Negli ultimi sei anni”, 24 dicembre 1945.</p>
</div>
<p style="text-align: justify;"><i> </i></p>
<p style="text-align: justify;"><i> </i></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><span style="color: #888888;">Per saperne di più</span></em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">AA.VV., <i>La Chiesa cattolica in Europa centro-orientale di fronte al nazionalsocialismo (1933-1945)</i>, a cura di J. Mikrut, Gabrielli Editori, Verona 2019. AA.VV. <i>Perseguitati per la fede. Le vittime del</i> <i>Nazionalsocialismo in Europa centro-orientale</i>, a cura di J. Mikrut, Gabrielli Editori, Verona 2019. S. Baruzzo,<i> Il “silenzio” di Pio XII e l’Olocausto. Una questione mal posta</i>, in: ‘ilpensierostorico.com’, 31 gennaio 2023. G. <a href="https://www.ibs.it/libri/autori/giovanni-coco">Coco</a>, <i>Un mosaico di silenzi</i>, <a href="https://www.ibs.it/libri/editori/mondadori">Mondadori</a>, Milano 2025. J.-D. Durand, <em>Pio XII e la Shoah. La storia tra approccio scientifico e passioni</em>, in: J.-D. Durand, U. Gentiloni-Silveri, A. Giovagnoli, M. Impagliazzo, ‘<em>Nel mare aperto della storia. Studi in onore di Andrea Riccardi’</em>, Bari-Roma, Laterza, Bari-Roma 2021. M.F. Feldkamp, <i>Pius XII und Deutschland</i>, Böhlau, Göttingen 2000. P.L. Guiducci, <i>Il Terzo Reich contro Pio XII</i>, San Paolo, Cinisello Balsamo 2013. T.S. Hamerow, <em>Perché l’Olocausto non fu fermato. Europa e America di fronte all’orrore nazista</em>, Feltrinelli, Milano 2010. J. Ickx, <i>Pio XII e</i> <i>gli ebrei</i>, Rizzoli, Milano 2021. M.L. Napolitano, <i>Il secolo di</i> <i>Pio XII</i>, Luni Editrice, Milano 2023. <i>Id</i>., <i>Pio XII tra guerra e pace: profezia e diplomazia di un Papa</i> <i>(1939-1945)</i>, Città Nuova, Roma 2002. A. Riccardi, <i>La guerra del silenzio</i>, Laterza, Bari-Roma 2022. M. Riebling, <i>Le spie del</i> <i>Vaticano. La guerra segreta di Pio XII contro Hitler</i>, Mondadori, Milano 2016. S. Samerski, <i>Pancratius Pfeiffer der verlängerte Arm von Pius XII</i>, Ferdinand Schöningh, Paderborn 2013. G. Vecchio, <i>Il soffio dello spirito. Cattolici nelle Resistenze europee</i>, Collana Istituto Alcide Cervi, Viella, Roma 2022. Z. Waszkiewicz, <i>La politica del Vaticano verso la Polonia negli anni della seconda guerra mondiale</i>, in: ‘Studi trentini di scienze storiche’, 65/3, 1986, pp. 367-384.</p>
<p style="text-align: justify;"><i> </i></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><span style="color: #888888;">Ringraziamenti</span></strong></em><i></i></p>
<p style="text-align: justify;">P. Peter Gumpel SI (†). Ing. Luciano Le Donne. Ing. Dominiek Oversteyns, della Famiglia spirituale “L&#8217;Opera”, diacono permanente. Dott. Johan Ickx.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>I COSIDDETTI “SILENZI” DI PIO XII: QUALCHE CHIARIMENTO (1)</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jun 2025 06:26:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Pier Luigi Guiducci - Il contesto storico, la documentazione, le criticità, le scelte storiche.     Nell’attuale periodo storico alcune recenti pubblicazioni[1] hanno riproposto all’attenzione dei lettori un tema che attira interesse. Si tratta dei cosiddetti “silenzi” di Pio XII[2] davanti ai drammi del secondo conflitto mondiale. Tali scritti &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><span style="color: #000000;"><i>di Pier Luigi Guiducci -</i></span></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><span style="color: #000000;">Il contesto storico, la documentazione, le criticità, le scelte storiche.</span></strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nell’attuale periodo storico alcune recenti pubblicazioni<a title="" href="#_ftn1"><span style="color: #000000;">[1]</span></a> hanno riproposto all’attenzione dei lettori un tema che attira interesse. Si tratta dei cosiddetti “silenzi” di Pio XII<a title="" href="#_ftn2"><span style="color: #000000;">[2]</span></a> davanti ai drammi del secondo conflitto mondiale. Tali scritti propongono una diversa lettura storica del pontificato di Papa Eugenio Pacelli. L’obiettivo perseguito, però, ha avuto l’esito di confondere molte persone. Il termine “silenzio”, infatti è sinonimo di non intervento, non interesse, distacco. Altri autori, però, hanno pubblicato contemporaneamente vari studi evidenziando azioni a sostegno dei perseguitati riconducibili a una regìa vaticana. In presenza, allora, di messaggi tra loro non in sintonìa, può essere utile annotare alcuni dati di chiarimento per dimostrare un dato: Pio XII non fu un soggetto inerte.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;">Gli anni della nunziatura a Berlino (1917-1929)</h3>
<div id="attachment_14878" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="https://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2025/05/Pace1.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-14878" alt="Pacelli nunzio apostolico" src="https://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2025/05/Pace1-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Pacelli nunzio apostolico</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Durante i dodici anni trascorsi in Germania, Eugenio Pacelli poté conoscere a fondo il mondo tedesco. A Monaco di Baviera si trovò anche a vivere in un periodo politico caratterizzato dalla <a title="Repubblica di Weimar" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_di_Weimar"><span style="color: #000000;">Repubblica di Weimar</span></a><a title="" href="#_ftn3"><span style="color: #000000;">[3]</span></a>. Il 19 aprile 1919, nel corso di una <a title="Rivolta spartachista" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rivolta_spartachista"><span style="color: #000000;">rivolta spartachista</span></a><a title="" href="#_ftn4"><span style="color: #000000;">[4]</span></a>, di ispirazione comunista (iniziata il 4 gennaio del 1919), l’arcivescovo dovette affrontare un’ora critica. Alcuni rivoluzionari fecero irruzione all’interno della nunziatura. Malgrado il capo dei ribelli, Seidl de Chemnitz, fosse armato, la vicenda si concluse senza ulteriori violenze, grazie anche all’intervento del capitano Francesco De Luca.<a title="" href="#_ftn5"><span style="color: #000000;">[5]</span></a> Nel 1920 Pacelli fu il primo a essere nominato <a title="Nunziatura apostolica in Germania" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Nunziatura_apostolica_in_Germania"><span style="color: #000000;">nunzio per l&#8217;intera Germania</span></a>. Si trasferì a <a title="Berlino" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Berlino"><span style="color: #000000;">Berlino</span></a>. Nel 1925 fu nominato anche nunzio apostolico in <a title="Prussia" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Prussia"><span style="color: #000000;">Prussia</span></a>.<a title="" href="#_ftn6"><span style="color: #000000;">[6]</span></a><br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;">Porte chiuse dalla Russia</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Trasferitosi a Berlino, Pacelli promosse trattative &#8211; cessate in modo definitivo nel 1928 &#8211; anche con l&#8217;ambasciatore Nikolai Nikolaevich Krestinski<a title="" href="#_ftn7"><span style="color: #000000;">[7]</span></a>, e con il commissario agli Esteri dell&#8217;URSS, Georgij Vasil&#8217;evič Čičerin<a title="" href="#_ftn8"><span style="color: #000000;">[8]</span></a> . L’obiettivo fu quello di migliorare, fin dove possibile, la situazione della Chiesa cattolica in quella nazione, cercando di mantenere anche una certa flessibilità. Fu tutto inutile. Nel 1929, Pacelli venne richiamato a Roma dal Papa. Lasciò la Germania per essere creato cardinale (16 dicembre).<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;">Lo studio di Dominiek Oversteyns</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ho avuto la possibilità di conoscere Dominiek Oversteyns. Per 25 anni questo studioso belga ha ricercato i documenti che riguardano, tra l’altro, gli anni della nunziatura a Berlino di mons. Pacelli. Alla fine ha posto in evidenza dei testi che attestano la realtà critica nella quale dovette operare il futuro Papa. <a href="https://www.papapioxii.it/wp-content/uploads/2020/06/Fig.-3.14.2.-Hitler-contestato-326-volte-dal-Nunzio-Pacelli-in-Germani-dal-14-novembre-1923-fino-al-12-dicembre-1929.pdf">Questo il sito che riporta il suo lavoro</a>.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;">In particolare (1928-1929)</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In tale contesto, è significativo confrontare alcuni passi del <em>Mein Kampf</em> (“La mia battaglia”, 1925)<a title="" href="#_ftn9"><span style="color: #000000;">[9]</span></a> di Adolf Hitler<a title="" href="#_ftn10"><span style="color: #000000;">[10]</span></a>, precisamente quelli del secondo capitolo del tomo secondo, sulla formazione della gioventù, con tre discorsi (maggio e settembre 1928, febbraio 1929), che il nunzio Pacelli dedicò allo stesso argomento. Per approfondire gli interventi del nunzio Pacelli si rimanda al lavoro di Oversteyns <a href="https://www.papapioxii.it/wp-content/uploads/2020/06/Un-esempio-Le-44-contestazioni-e-critiche-di-Eugenio-Pacelli-contro-Hitler-e-il-programma-del-NSDAP-che-il-nunzio-fece-nel-suo-discorso-XLII-del-1-settembre-1929.pdf">che qui di seguito si cita</a>.</span></p>
<h3 style="text-align: justify;">In particolare: condanna antisemitismo razziale (1928)</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Già prima dell’ascesa al potere di Hitler, il Sant’Uffizio, con proprio decreto del 25 marzo 1928, condannò “il moderno antisemitismo razziale”.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;">Inizio delle politiche razziali (1933)</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel 1933 l&#8217;ascesa al potere di Hitler in Germania dette inizio a molteplici normative che privarono gli ebrei dei diritti civili, e che attivarono durissime violenze ai loro danni.<b> </b>Nessuna nazione protestò per affermazioni che facevano trapelare futuri drammi. Nel 1935 furono approvate le leggi antisemite di Norimberga, che costituirono un modello per le leggi razziali di Mussolini<a title="" href="#_ftn11"><span style="color: #000000;">[11]</span></a> del 1938. Non si levò nel mondo occidentale alcuna manifestazione di protesta. In quello stesso anno, con l’<i>Anschluss </i>(‘annessione’), l&#8217;Austria fu incorporata nella Germania.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;">Messa all’Indice del libro di Rosenberg (1934)</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel 1934 il Sant’Uffizio mise all’Indice dei libri proibiti il testo dell’ideologo del Terzo Reich, Alfred Rosenberg<a title="" href="#_ftn12"><span style="color: #000000;">[12]</span></a>. Quest’ultimo, aveva scritto un lavoro dal titolo: ‘Il Mito del XX secolo’ (<em>Der Mythus des 20. Jahrhunderts</em>). Il fatto destò scalpore tra i gerarchi del Terzo Reich perché l’autore era delegato del Führer per l&#8217;educazione e la formazione intellettuale e filosofica del partito nazionalsocialista. Divenne pure Responsabile Esteri per il Partito e ministro dei territori occupati.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;">La <em>Mit Brennender Sorge</em> (14 marzo 1937)</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="https://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2025/05/Pace2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-14877" alt="pace2" src="https://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2025/05/Pace2-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Con la <em>Mit Brennender Sorge </em>(“Con vibrante preoccupazione”) Pio XI<a title="" href="#_ftn13"><span style="color: #000000;">[13]</span></a> condannò il culto della razza, quello dello Stato, e il neopaganesimo. L’enciclica venne diffusa in tedesco per far comprendere a tutto il mondo che il Papa si rivolgeva solo alla Germania. Negli archivi vaticani si conservano i fogli originali del documento. E sono evidenti le integrazioni e le correzioni che vennero annotate dal Segretario di Stato monsignor Eugenio Pacelli.<br />
Il 22 luglio del 1937, <em>Das Schwarze Corps</em>, quotidiano delle SS, pubblicò una caricatura satirica. Nel disegno il cardinale Pacelli abbraccia una donna ebrea che rappresenta la Francia e il comunismo. In alto venne posta la dicitura: “Il viaggio in Francia del Cardinale”. In basso la frase: “Non è troppo bella ma cucina bene”. L’attacco contro Pacelli fu quello di essere falso e opportunista. Il cardinale era stato a Lourdes (1935) e a Lisieux (1937), e nelle omelie aveva condannato le dottrine del nazionalsocialismo.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;">Alcune affermazioni dell’enciclica</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Si riportano qui di seguito alcune affermazioni della <em>Mit Brennender Sorge</em>.<br />
“(…) Non si può considerare come credente in Dio colui che usa il nome di Dio retoricamente, ma solo colui che unisce a questa venerata parola una vera e degna nozione di Dio. [...] Chi, con indeterminatezza panteistica, identifica Dio con l’universo, materializzando Dio nel mondo e deificando il mondo in Dio, non appartiene ai veri credenti. [...]<br />
Né è tale chi, seguendo una sedicente concezione precristiana dell’antico germanesimo, pone in luogo del Dio personale il fato tetro e impersonale, rinnegando la sapienza divina e la sua provvidenza; un simile uomo non può pretendere di essere annoverato fra i veri credenti”. (paragrafo 2).<br />
“Se la razza o il popolo, se lo Stato o una sua determinata forma, se i rappresentanti del potere statale o altri elementi fondamentali della società umana hanno nell’ordine naturale un posto essenziale e degno di rispetto; chi peraltro li distacca da questa scala di valori terreni, elevandoli a suprema norma di tutto, anche dei valori religiosi e, divinizzandoli con culto idolatrico, perverte e falsifica l’ordine, da Dio creato e imposto, è lontano dalla vera fede in Dio e da una concezione della vita ad essa conforme. [...]<br />
Solamente spiriti superficiali possono cadere nell’errore di parlare di un Dio nazionale, di una religione nazionale, e intraprendere il folle tentativo di imprigionare nei limiti di un solo popolo, nella ristrettezza etnica di una sola razza, Dio, Creatore del mondo, e legislatore dei popoli, davanti alla cui grandezza le nazioni sono piccole come gocce in un catino d’acqua”. (paragrafo 2).<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Le reazioni in Germania </i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Quando fu diffusa la <em>Mit Brennender Sorge</em>, il regime nazista venne preso alla sprovvista. Ma reagì con accentuata durezza. Il potere centrale ordinò di sequestrare le copie del testo. Di bloccare la diffusione del documento. Di accentuare le vessazioni contro i cattolici. Furono inscenati nuovi processi verso esponenti del clero (con l&#8217;accusa di frode fiscale, o di abusi sessuali), con il supporto della stampa nazionalsocialista. Soppressi alcuni giornali cattolici. Sciolte diverse associazioni cattoliche. Nel maggio 1937 oltre mille sacerdoti e religiosi subirono il carcere. Di questi, 304 vennero deportati nel lager di Dachau (1938).<a title="" href="#_ftn14"><span style="color: #000000;">[14]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><em>Syllabus</em> antirazzista (13 aprile 1938)</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il 13 aprile del 1938, Pio XI fece indirizzare dalla Sacra Congregazione per i seminari e le università un <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Syllabus_antirazzista"><span style="color: #000000;"><em>Syllabus </em>antirazzista</span></a>, a tutti i rettori e i decani di facoltà. Nel documento si condannavano otto proposizioni, di cui sei razziste. Nel testo si ingiungeva ai professori di teologia di confutare, con il metodo proprio a ogni disciplina, le pseudo verità scientifiche con le quali il nazismo giustificava la sua ideologia razzista. Volutamente, la dichiarazione venne resa pubblica il 3 maggio, il giorno della visita di Hitler a Roma.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;">Conferenza di Évian (luglio 1938)</h3>
<div id="attachment_14876" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="https://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2025/05/Pace3.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-14876" alt="pace3" src="https://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2025/05/Pace3-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Vignetta di </em>Der Stürmer<em> (1939) contro Pacelli</em></p></div>
<h3 style="text-align: justify;">Conferenza di Monaco (29-30 settembre 1938)</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nella sera tra il 29 e il 30 settembre 1938 si svolsero a Monaco di Baviera i lavori di una Conferenza tra quattro Paesi. Furono presenti i rappresentanti del Regno Unito (Neville Chamberlain<a title="" href="#_ftn18"><span style="color: #000000;">[18]</span></a>), della Francia (Édouard Daladier<a title="" href="#_ftn19"><span style="color: #000000;">[19]</span></a>), del Terzo Reich (Adolf Hitler<a title="" href="#_ftn20"><span style="color: #000000;">[20]</span></a>) e dell’Italia (Benito Mussolini). La questione da affrontare riguardava le rivendicazioni tedesche sulla regione cecoslovacca dei Sudeti.<a title="" href="#_ftn21"><span style="color: #000000;">[21]</span></a> Si arrivò a un accordo. La Germania poté annettersi estese aree della Cecoslovacchia. L’intesa fu caratterizzata da una politica di <em>appeasement</em> (pacificazione) verso il <i>Führer</i>. All’incontro non venne però invitata la Cecoslovacchia. Eppure esisteva un’alleanza tra questa e la Francia e il Regno Unito. Quanto concordato a Monaco, però, venne presto disatteso da Hitler. Le successive manovre di quest’ultimo condussero in breve tempo alla dissoluzione della Cecoslovacchia, e alla sua annessione di fatto al Reich.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;">La Notte dei Cristalli[22] (<em>Kristallnacht</em>, 9-10 novembre 1938)</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Tra il 9 e il 10 novembre del 1938 si scatenò in tutta la Germania, nell’annessa Austria, e nella regione dei Sudeti della Cecoslovacchia, un violentissimo attacco antiebraico. Il piano era stato preordinato. Tale disegno fu celato dietro un fatto avvenuto a Parigi. Si trattò dell’uccisione di Ernst von Rath, un funzionario tedesco, da parte di un 17enne ebreo polacco.<a title="" href="#_ftn23"><span style="color: #000000;">[23]</span></a> Vennero attaccate centinaia di sinagoghe, soggette ad atti di vandalismo, saccheggiate e distrutte. Molte furono date alle fiamme. Ai vigili del fuoco si ordinò di lasciar bruciare le sinagoghe, ma di evitare che le fiamme si propagassero agli edifici vicini.<br />
Le vetrine di moltissimi negozi ebrei rimasero distrutte e la merce venne rubata. I cimiteri ebraici subirono profanazioni. Molti ebrei furono attaccati da squadre di truppe d’assalto (SA). Almeno 91 ebrei morirono durante quel pogrom.<a title="" href="#_ftn24"><span style="color: #000000;">[24]<br />
</span></a>Il 30 novembre 1938, tre settimane dopo la <em>Kristallnacht</em>, il cardinale Pacelli, segretario di Stato di Pio XI, trasmise un telex alle nunziature e alle delegazioni apostoliche, e una lettera a 61 arcivescovi di tutto il mondo richiedendo 200mila visti per cattolici “non ariani” (<em>ex non ariano genere provenientes</em>). Il futuro Pio XII inviò anche un&#8217;altra lettera scritta in latino e datata 9 gennaio 1939.<a title="" href="#_ftn25"><span style="color: #000000;">[25]<br />
</span></a>Al riguardo, occorre sottolineare un punto. Il Concordato del 20 luglio 1933, firmato dalla Santa Sede con la Germania, garantiva che gli ebrei convertiti sarebbero stati trattati come cristiani. Usare quindi questa posizione legale permise alla Chiesa di aiutare appunto i cattolici “non ariani”.<br />
Esiste, al riguardo, una prova del fatto che Pacelli non si riferisse solo agli “ebrei convertiti”. Tale dato lo si trova nella frase della lettera ove il cardinale chiede che gli arcivescovi si dovevano preoccupare di difendere “il loro culto religioso, i loro costumi e le loro tradizioni” (<em>omnia quae ad religionis cultum, instituta et mores pertinent</em>).<br />
Un altro indizio del reale intento delle richieste del Vaticano deriva dalle risposte originali dei vescovi e dei nunzi alla richiesta, nelle quali i presuli fanno riferimento spesso a “ebrei perseguitati”, non a “ebrei convertiti” o a “cattolici non ariani”.<a title="" href="#_ftn26"><span style="color: #000000;">[26]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;">Le voci cattoliche soffocate. Un esempio</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Furono diversi i cattolici che intervennero contro la <em>Kristallnacht</em>. Tra questi, emerge la figura del sacerdote Bernhard Lichtenberg.<a title="" href="#_ftn27"><span style="color: #000000;">[27]</span></a> Era il rettore della cattedrale berlinese di Sant’Edvige. Egli arrivò a condannare direttamente dal pulpito le persecuzioni naziste contro gli ebrei, e le soppressioni dei malati mentali. Venne arrestato e imprigionato. Mantenne la sua denuncia in modo fermo. Morì mentre veniva trasportato verso il lager di Dachau. Tutte le voci che criticarono in vario modo la <em>Kristallnacht </em>furono alla fine soffocate in modo violento dai nazisti.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;">Il fascismo contro chi avversava le leggi razziali (17 novembre 1938)</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Già in fase di approvazione delle leggi razziali italiane, si cercò di limitare alcuni effetti (es. senatore Filippo Crispolti<a title="" href="#_ftn28"><span style="color: #000000;">[28]</span></a>). Dopo la promulgazione del regio decreto legge del 17 novembre 1938 (<em>Provvedimenti per la difesa della razza italiana</em>) emersero più voci di dissenso. Si riportano qui di seguito alcuni esempi.<br />
- Pio XI: “(…) l’antisemitismo è inammissibile. Noi siamo spiritualmente semiti” (6 settembre 1938);<a title="" href="#_ftn29"><span style="color: #000000;">[29]<br />
</span></a>- membri della Segreteria di Stato vaticana (card. Luigi Maglione; mons. Pacelli <em>et alii</em>);<br />
- vescovi: mons. Antonio Santin, arcivescovo di Trieste e Capodistria<a title="" href="#_ftn30"><span style="color: #000000;">[30]</span></a>; card. Alfredo Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano; card. Elia Dalla Costa, arcivescovo di Firenze<a title="" href="#_ftn31"><span style="color: #000000;">[31]</span></a>; <em>et alii</em>;<br />
- delegati vescovili: mons. Vincenzo Russo, delegato vescovile della diocesi di Vasto, e assistente di Azione Cattolica<a title="" href="#_ftn32"><span style="color: #000000;">[32]</span></a>, <em>et alii</em>;<br />
- cattolici vari: padre Enrico Rosa SI della <i>Civiltà Cattolica</i>; Sante Maggi, direttore de <i>L’Italia</i>; Egilberto Martire, direttore della <i>Rassegna Romana;</i> madre Maria Elisabeth Hesselblad<a title="" href="#_ftn33"><span style="color: #000000;">[33]</span></a>, <em>et alii</em>;<br />
- politici: Luigi Einaudi, Giuseppe Di Vittorio…;<br />
- intellettuali: Gabriele d’Annunzio, Filippo Tommaso Marinetti…;<br />
- filosofi: Benedetto Croce<a title="" href="#_ftn34"><span style="color: #000000;">[34]</span></a>, Giovanni Gentile<a title="" href="#_ftn35"><span style="color: #000000;">[35]</span></a>…;<br />
- gerarchi fascisti: Italo Balbo.<a title="" href="#_ftn36"><span style="color: #000000;">[36]<br />
</span></a>In tale contesto, si cercò &#8211; fin dove possibile &#8211; di attenuare l’applicazione di taluni aspetti normativi.<a title="" href="#_ftn37"><span style="color: #000000;">[37]<br />
</span></a>Su questi interventi la ricerca storica si è poco inoltrata per vari motivi. Da una parte, perché un decreto ministeriale aveva imposto “la proibizione di pubblicare commenti sulla questione razziale divergenti dal senso del Governo nazionale”. Dall’altra, perché molti zelanti funzionari del tempo cancellarono le prove di comportamenti non in sintonìa con il regime (ma tali posizioni si possono ritrovare nelle valutazioni interne conservate negli archivi di varie amministrazioni del tempo). E, in ultimo, perché la propaganda mussoliniana fu impegnata per anni ad esaltare il consenso popolare verso Mussolini.<br />
È il regime fascista, in conclusione, che bloccò gli organi di stampa cattolici. Fu vietato di intervenire contro il <em>Manifesto della razza</em><a title="" href="#_ftn38"><span style="color: #000000;">[38]</span></a><i>, </i>e di divulgare le parole già pronunciate da Pio XI. L’8 agosto 1938 mons. Giovanni Battista Montini (sostituto della Segreteria di Stato)<a title="" href="#_ftn39"><span style="color: #000000;">[39]</span></a>, informò il governo USA di questi provvedimenti, in modo che all’estero non si dicesse che il Vaticano e la stampa cattolica avevano taciuto sulla nuova normativa per debolezza o per complicità con il regime. Un altro aspetto interessante riguarda i rapporti tra il cardinale Pacelli e James G. McDonald<a title="" href="#_ftn40"><span style="color: #000000;">[40]</span></a>, alto commissario per i profughi tedeschi (ebrei e non ebrei), il quale rimase in costante contatto con l’ingegner Enrico Galeazzi<a title="" href="#_ftn41"><span style="color: #000000;">[41]</span></a> e tramite lui ottenne di vedere più volte il futuro Papa, come attestano i dossier conservati nell’Archivio privato Galeazzi.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Incoronazione Papa Pio XII (12 marzo 1939)</i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Alla cerimonia di incoronazione di Pio XII furono presenti quaranta delegazioni in rappresentanza dei rispettivi Paesi. L’unica delegazione assente fu quella del Terzo Reich.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Condanna antisemitismo (marzo 1939)</i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel marzo del 1939, Pio XII fece consegnare alle autorità italiane un <em>Promemoria</em>, redatto in mesi precedenti per volontà di Pio XI. Nel testo si trova un richiamo alla pace, e viene espressa viva preoccupazione per l&#8217;antisemitismo in crescita, inclusa la promulgazione delle leggi razziali. Il documento fu consegnato all&#8217;ambasciatore presso la Santa Sede.<a title="" href="#_ftn42"><span style="color: #000000;">[42]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>La vicenda del </i><em>St. Luis </em>(13 maggio 1939)</span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il 13 maggio del 1939, salpò dal porto di Amburgo un transatlantico. Era il <em>St. Louis</em>. A bordo si trovavano 937 profughi, quasi tutti ebrei. Il comandante, il tedesco Gustav Schröder, era intenzionato a salvarli. Il <i>St. Louis</i> attraversò l’Atlantico, e fece attracco a Cuba. Solo in 22 riuscirono a scendere. Tutti gli altri furono respinti. Nuova rotta verso gli USA. Respinti. Nuova rotta verso il Canada. Respinti. Erano “clandestini”, non avevano “diritti”. Il <em>St. Louis </em>fece poi attracco in Belgio. (porto di Anversa). La condizione fu una sola: ci doveva essere un’equa ripartizione dei profughi senza diritti. Il 17 giugno del 1939, un mese e quattro giorni dopo la partenza, ai clandestini sfiniti viene concesso finalmente di sbarcare. L’Inghilterra ne accoglie 288, la Francia 224, l’Olanda 181 e il Belgio 214. Di questi sopravvissero alla guerra solo in 365. Il resto morì. Molti nei campi di sterminio di Auschwitz e di Sobibor.<a title="" href="#_ftn43"><span style="color: #000000;">[43]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;">Tentativi per fermare la guerra (agosto 1939)</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Una serie di eventi fecero comprendere ai governi del tempo che l’attacco tedesco alla Polonia era ormai imminente. Pio XII intervenne con un radiomessaggio (24 agosto 1939) per fermare il conflitto, e arrivò a dire: “(…) gl’imperi non fondati sulla giustizia non sono benedetti da Dio (…)”. Il Papa propose inoltre a Germania e Polonia di soprassedere per quindici giorni alle misure militari per riunire una Conferenza internazionale di pace.<a title="" href="#_ftn44"><span style="color: #000000;">[44]</span></a><sup>. </sup>Fu tutto inutile.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;">L’invasione della Polonia (1° settembre 1939)</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il 1° settembre del 1939 le forze tedesche invasero la Polonia (che si arrese il 6 ottobre). In conformità al protocollo segreto del Patto di non aggressione (agosto 1939), stipulato tra la Germania e l’Unione Sovietica (29 settembre 1939), le due nazioni si spartirono la Polonia. La linea di divisione fu fissata lungo il fiume Bug. Con questa manovra crollavano i tentativi dell’Occidente per fermare la politica espansionistica di Hitler. Malgrado tale realtà oggettiva, in tempi successivi si accusò Pio XII di non essere intervenuto a favore della Polonia.<br />
Ci si chiede: con centinaia di carri armati presenti nei territori invasi, e con un’aviazione tedesca che non aveva rivali, che cosa doveva fare il Pontefice? Eppure, Pio XII si mosse. Egli era stato informato che tedeschi e sovietici avevano bloccato ogni via di accesso. Sapeva che anche le linee di comunicazione erano state interrotte. La posta diplomatica era controllata. Era noto inoltre che un numero elevato di cattolici era stato internato<a title="" href="#_ftn45"><span style="color: #000000;">[45]</span></a>, e che permaneva il divieto di inviare in Polonia un nunzio apostolico.<br />
In questa situazione la Santa Sede fu costretta ad affidare gli affari religiosi polacchi alle cure del nunzio in Germania, mons. Cesare Orsenigo<a title="" href="#_ftn46"><span style="color: #000000;">[46]</span></a>, con tenui risultati. Per questo motivo, il card. Luigi Maglione<a title="" href="#_ftn47"><span style="color: #000000;">[47]</span></a> inviò a Orsenigo (13 aprile 1940) un telegramma nel quale si invitava il nunzio a non ostacolare o scoraggiare i “Vescovi, che giudicano dovere del loro ministero pastorale presentare denunce e proteste contro le violazioni dei diritti e delle libertà della Chiesa”.<a title="" href="#_ftn48"><span style="color: #000000;">[48]<br />
</span></a>In tale contesto Pio XII si trovò davanti a una realtà complessa. La posizione tedesca era totalmente avversa alla Chiesa cattolica. Inoltre, il card. August Hlond<a title="" href="#_ftn49"><span style="color: #000000;">[49]</span></a> (arcivescovo di Gniezno-Varsavia e primate di Polonia) aveva lasciato la Polonia disobbedendo all’ordine di Pio XII di rimanere nella propria diocesi. Da aggiungere, poi, che i russi, ostili al Papa, controllavano una parte della Polonia.<br />
Pacelli, di conseguenza, si rese conto che una denuncia ufficiale dei drammi in corso non avrebbe mutato di un millimetro le criticità. Decise comunque di segnalare al mondo in modo ufficiale la situazione polacca.<a title="" href="#_ftn50"><span style="color: #000000;">[50]<br />
</span></a>In particolare, nell’Enciclica <em>Summi Pontificatus</em> Pio XII volle sottolineare quanto segue: “(…<em>) </em>I popoli, travolti nel tragico vortice della guerra, sono forse ancora soltanto agli «inizi dei dolori», ma già in migliaia di famiglie regnano morte e desolazione, lamento e miseria. Il sangue di innumerevoli esseri umani, anche non combattenti, eleva uno straziante lamento specialmente sopra una diletta nazione, quale è la Polonia, che per la sua fedeltà verso la Chiesa, per i suoi meriti nella difesa della civiltà cristiana, scritti a caratteri indelebili nei fasti della storia, ha diritto alla simpatia umana e fraterna del mondo (…)”.<br />
Accanto a questa iniziativa, il Papa attivò azioni umanitarie (dove possibile) attraverso contatti con: nunzi, fiduciari pontifici, presuli tedeschi, vescovi polacchi (e loro collaboratori), diplomatici svizzeri e spagnoli, Croce Rossa tedesca, Croce Rossa Internazionale<em>.</em><a title="" href="#_ftn51"><span style="color: #000000;">[51]</span></a><br />
Attualmente, il già citati Dominiek Oversteyns è riuscito a tracciare le linee d’intervento della Santa Sede a favore della Polonia. Si riportano qui di seguito<a href="https://www.papapioxii.it/wp-content/uploads/2022/05/Fig.-3.16.-Pubblicazione-dal-2014-in-poi-e-le-reazioni.pdf"><i> </i>i risultati di questo studioso</a>.</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Polonia. Due testimonianze</i><a title="" href="#_ftn52"><span style="color: #000000;">[52]</span></a></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Con riferimento alle vicende polacche, esiste una testimonianza che rilasciò il cardinale Ersilio Tonini<a title="" href="#_ftn53"><span style="color: #000000;">[53]</span></a><strong> </strong>(arcivescovo di Ravenna). Il presule raccontò tra l’altro: “(…) Durante la seconda guerra mondiale un sacerdote mio compagno di studi, monsignor Quirino Paganuzzi<a title="" href="#_ftn54"><span style="color: #000000;">[54]</span></a><b>,</b> fu nominato cappellano del Sovrano Militare Ordine di Malta. Ebbe il compito di accompagnare il treno di aiuti diretti in Polonia. In una di quelle occasioni, Pio XII gli chiese di consegnare un messaggio a mons. Sapieha.<a title="" href="#_ftn55"><span style="color: #000000;">[55]</span></a> Intendeva infatti denunciare i crimini che si stavano compiendo, e voleva un parere dell’episcopato polacco. Fu Sapieha a scongiurare il Santo Padre di non fare nulla: il popolo polacco avrebbe pagato cara, in termini di ritorsione, quella denuncia così coraggiosa”.<a title="" href="#_ftn56"><span style="color: #000000;">[56]<br />
</span></a>Anche lo storico paolino, Rosario F. Esposito<a title="" href="#_ftn57"><span style="color: #000000;">[57]</span></a> ha confermato i fatti sopra descritti: “(…) a Cracovia, nel pomeriggio del 14 agosto del 1942, il cappellano militare sulla piazza di Cracovia, Josef Kaul, arruolato nella <i>Wehrmacht</i>, prelevò mons. Quirino Paganuzzi (nato nel 1914 a Varsi, diocesi di Piacenza, compagno di classe e ordinato sacerdote con monsignor Tonini, il 18 aprile 1937, per anni operante nell’ufficio del maestro di camera del Pontefice e come ambasciatore per missioni segrete nei Paesi occupati dall’Asse).<br />
Dalla stazione di Cracovia, con un’auto militare, Kaul accompagnò l’ospite al palazzo arcivescovile, posto dirimpetto al comando delle SS”. Per prudenza, i documenti di Pio XII erano in pacchi camuffati con etichette di spaghetti, e in fiaschi con etichette di Chianti.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Polonia. La testimonianza del cappellano Josef Kaul</i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">“(…) L’arcivescovo lesse prima fra lacrime di gioia uno scritto autografo del Santo Padre. Poi ruppe i sigilli del pacco gonfio consegnato da Quirino e aprì il pacco; vidi che si trattava di un’enciclica stampata in lingua polacca, opera di Pio XII. L’argomento principale dell’enciclica e il titolo erano questi: <em>Differenza ideologica e opposizione al Nazionalsocialismo</em>.<br />
Il cardinale ne prese un foglio e cominciò a leggerlo. All’improvviso si batté una mano sul capo, lasciò cadere il foglio ed esclamò: ‘Per l’amor di Dio! È assolutamente impossibile che io comunichi al mio clero questa enciclica di Sua Santità, e tanto meno posso comunicarla al mio popolo di Polonia. Basta che una sola copia arrivi nelle mani del Sd (<em>Sicherheits Dienst</em>) e le nostre teste cadranno. In tal caso, la Chiesa della Polonia sarà perduta.<br />
Ma il Santo Padre non sa dunque in che posizione ci troviamo? Questa enciclica deve essere immediatamente bruciata’. E senza pensarci su gettò l’intero pacco sul fuoco (…)”.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;">Polonia. La testimonianza di monsignor Paganuzzi</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">“(…) Sapieha aprì i plichi, li lesse, li commentò con la sua simpatica voce. Poi aprì lo sportello della stufa murale, appiccò il fuoco e vi gettò quella corrispondenza… Infine, per giustificarsi davanti alla mia faccia attonita, mi disse: ‘Ringrazio tanto il Santo Padre… nessuno più di noi polacchi è grato per l’interessamento del Papa per noi. Non occorre però una dimostrazione esterna dell’amore e dell’interessamento del Papa per i nostri guai, quando ciò non serve che ad aumentarli. Questo è proprio il caso’.<br />
(…) ‘Ma non sa che se io do pubblicità a queste cose e se me le trovano in casa non bastano tutte le teste dei polacchi per la rappresaglia che il gauleiter nazista <strong>Frank</strong><a title="" href="#_ftn58"><span style="color: #000000;">[58]</span></a><b> </b>ordinerà? Meglio non parlarne. Altro che ebrei… Qui ci ammazzano tutti. Con quale utilità andiamo a dire una cosa che tutti sanno? Ma è naturale che il Papa è con noi… ma perché dire il compianto e la condanna del Papa, se serve ad aumentare i nostri guai?<br />
Lo vede come ci hanno ridotto! Ma il fatto più doloroso è proprio il dover lasciare quei disgraziati senza aiuto, isolati da tutto il mondo. Sono dei moribondi ai quali manca anche il conforto di una parola. Non possiamo, non dobbiamo dirla, per non abbreviare i loro giorni.<br />
Noi viviamo la tragedia di quegli infelici e nessuno più di noi vorrebbe aiutarli, nessuno più di noi è nell’impossibilità di aiutarli. Tra ebrei e polacchi non c’è alcuna differenza. Ci hanno tolto il pane, la libertà. Che almeno ci resti la vita e la speranza di vedere la fine del nostro calvario (…)”.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;">Polonia. Una lettera di monsignor Sapieha a Pio XII</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Pio XII il 28 agosto 1942 fece pervenire all&#8217;arcivescovo Sapieha una lettera di incoraggiamento. Il presule rispose il 28 ottobre. Ringraziò il Papa, ma annotò quanto segue: &#8220;(…) Ci dispiace moltissimo di non poter comunicare pubblicamente ai fedeli la lettera di Sua Santità, dato che ciò fornirebbe soltanto l&#8217;opportunità per nuove persecuzioni; il solo fatto che noi siamo sospettati di essere in segreta comunicazione con la Santa Sede ha già provocato delle vittime&#8221;.<a title="" href="#_ftn59"><span style="color: #000000;">[59]</span></a> <i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;">Omelia di Pio XII (29 ottobre 1939)</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il 29 ottobre del 1939, festa liturgica di Cristo Re, Pio XII conferì nella basilica di San Pietro la consacrazione episcopale a dodici vescovi missionari di varie nazioni, tra cui quattro indigeni. Nell’omelia il Papa affermò che: “(…) mentre il desiderio di cose terrene, gli odi intestini e le gelosie troppo spesso scindono e dividono gli animi degli uomini, la Chiesa di Dio, Madre amantissima di tutti i popoli, abbraccia con immensa carità tutta l’umana famiglia, senza distinzione di stirpe e di grado, e provvede, sia con la preghiera che con l’opera esterna, alla salvezza e alla vera felicità di tutti (…)”.<a title="" href="#_ftn60"><span style="color: #000000;">[60]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;">La posizione degli Stati davanti alla Shoah</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Solo dopo l&#8217;invasione tedesca della Polonia (settembre 1939), e con la successiva dichiarazione di guerra di Regno Unito e Francia, si verificò in Occidente un primo debole mutamento nelle posizioni di indifferenza verso i drammi ebraici.. Il nuovo corso, però, fu segnato da debolezze, contraddizioni e oggettivi limiti. Risentì inoltre di un antisemitismo.<a title="" href="#_ftn61"><span style="color: #000000;">[61]</span></a> Le origini di quest’ultimo non erano recenti e si trovavano in molteplici nazioni.<br />
In tempi più ravvicinati, tra le tante azioni che singoli autori attribuirono agli ebrei ci fu anche quella di aver preparato teoricamente la Rivoluzione russa. Karl Marx<a title="" href="#_ftn62"><span style="color: #000000;">[62]</span></a>, teorico del socialismo scientifico, era di origine in parte ebraica (il padre si era convertito dall&#8217;ebraismo al luteranesimo). Di origine ebraica era Emma Goldman<a title="" href="#_ftn63"><span style="color: #000000;">[63]</span></a>, filosofa anarchica lituana. Sono poi da ricordare Rosa Luxemburg<a title="" href="#_ftn64"><span style="color: #000000;">[64]</span></a>, fondatrice del Partito Comunista Tedesco; Lev Trockij<a title="" href="#_ftn65"><span style="color: #000000;">[65]</span></a>, fondatore dell’Armata Rossa. Da aggiungere, inoltre, che dei dodici membri del Comitato Centrale del Partito Comunista Russo del 1918, nove erano ebrei.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;">Pio XII e von Ribbentrop (marzo 1940)</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L’11 marzo del 1940 il ministro degli Esteri del Terzo Reich, Joachim von Ribbentrop<a title="" href="#_ftn66"><span style="color: #000000;">[66]</span></a>, raggiunse il Vaticano per un colloquio con Pio XII. Berlino voleva rendere più “flessibile” la Santa Sede dopo le 55 Note di protesta che quest’ultima (denunce di violazioni del Concordato) aveva indirizzato al governo nazista (1933-1939). Di queste Note solo 12 avevano avuto risposta.<br />
Ora, davanti al politico c’era Pacelli. E quest’ultimo elencò vari punti irrinunciabili: la sospensione degli attacchi contro il Cristianesimo e contro la Chiesa negli scritti del Partito e dello Stato; la cessazione degli influssi anti-ecclesiastici sui giovani in ambito scolastico consentendo ai membri cattolici delle organizzazioni giovanili statali e di altre organizzazioni simili di adempiere ai loro doveri religiosi; il ripristino della libertà della Chiesa di difendersi apertamente dagli attacchi pubblici; l’astensione da ulteriori sequestri di beni della Chiesa. Von Ribbentrop, in conclusione, non raggiunse gli obiettivi prefissati.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;">La reazione tedesca</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La propaganda hitleriana esaltò l’incontro di von Ribbentrop in Vaticano. La stampa tedesca riferì di un trionfo del nazionalsocialismo, di una vicinanza del Papa al Terzo Reich e, di conseguenza, di una noncuranza della Santa Sede verso la condizione dei polacchi cattolici. Mentre si verificarono questi fatti, proseguirono le persecuzioni naziste verso gli esponenti della Chiesa cattolica polacca. Ai primi di ottobre 1941 ebbe inizio quella che le autorità tedesche chiamarono <i>“</i><em>Azione per la distruzione della Chiesa polacca</em><i>”.</i> In sole quarant’otto ore, vennero arrestati e internati in tre campi più di cinquecento religiosi. Il numero delle chiese private di pastori aumentò da una quarantina a 122.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;">Lettera di Pio XII a Hitler (maggio 1940)</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">13 maggio 1940. Pio XII ricevette in udienza Dino Alfieri<a title="" href="#_ftn67"><span style="color: #000000;">[67]</span></a>. Si trattava dell’ambasciatore italiano presso la Santa Sede. Alfieri, in tale occasione, si congedò dal Papa perché lo avevano destinato a Berlino. Per tale motivo il Pontefice gli disse: “Gli italiani sanno sicuramente e completamente le orribili cose che avvengono in Polonia. Noi dovremmo dire parole di fuoco contro simili cose, e solo ci trattiene dal farlo il sapere che renderemmo la condizione di quegli infelici, se parlassimo, ancora più dura”<a title="" href="#_ftn68"><span style="color: #000000;">[68]</span></a>.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;">Il soccorso a persone anche di stirpe semitica (dicembre 1940)</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel dicembre del 1940, Papa Pacelli fece un esplicito riferimento agli ebrei. Disse tra l’altro: “(…) Né minore conforto è per Noi l’essere stati in grado di consolare, con l’assistenza morale e spirituale dei Nostri Rappresentanti o con l’obolo dei Nostri sussidi, ingente numero di profughi, di espatriati, di emigranti, anche fra quelli di stirpe semitica: ai polacchi ha potuto essere particolarmente largo il Nostro soccorso, come a quelli per i quali il contributo della carità dei Nostri figli degli Stati Uniti d’America Ci rendeva più facile il Nostro paterno interessamento (…)”.<a title="" href="#_ftn69"><span style="color: #000000;">[69]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;">Un vescovo tedesco contro Hitler (1941)</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel giugno del 1941, pochi giorni prima dell’invasione tedesca dell’Unione Sovietica, il gerarca Martin Bormann<a title="" href="#_ftn70"><span style="color: #000000;">[70]</span></a>, volle indirizzare ai <i>Gauleiter</i> (governatori regionali) una direttiva che sottolineava la netta incompatibilità tra Cristianesimo e nazionalsocialismo. L’ordine fu quello di avversare l’attività delle chiese cristiane nel territorio del Terzo Reich. A questo punto, il vescovo di Münster, mons. Clemens August von Galen<a title="" href="#_ftn71"><span style="color: #000000;">[71]</span></a>, dopo una consultazione con Pio XII, pronunciò tre omelie antinaziste. Il 13 e 20 luglio intervenne contro l&#8217;occupazione e la confisca di conventi e monasteri, e contro l&#8217;espulsione violenta dei religiosi, che cessarono (30 luglio) per ordine di Hitler. Il 3 agosto attaccò il programma <i>Aktion T4</i> mirato a eliminare disabili psichici e fisici, malati lungodegenti e terminali, e pazienti non tedeschi. Il regime del tempo, pur volendo eliminare questo presule, decise di attendere la fine della guerra, anche per evitare reazioni in Vestfalia ove von Galen godeva di forte sostegno. Comunque le operazioni di eutanasia proseguirono, spostando i centri specialistici in Polonia, presso i lager di sterminio.<a title="" href="#_ftn72"><span style="color: #000000;">[72]</span></a><br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;">Le denunce dei vescovi francesi (1942)</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In agosto e settembre 1942, vigorose proteste contro le deportazioni degli ebrei dalla Francia furono esternate da parte dell&#8217;arcivescovo Jules Saliège<a title="" href="#_ftn73"><span style="color: #000000;">[73]</span></a> di Tolosa (“Giusto tra le Nazioni”), del vescovo Pierre-Marie Théas<a title="" href="#_ftn74"><span style="color: #000000;">[74]</span></a> di Montaubon (“Giusto tra le Nazioni”), e del cardinale Pierre Gerlier<a title="" href="#_ftn75"><span style="color: #000000;">[75]</span></a> di Lione (“Giusto tra le Nazioni”). In tale contesto, Pio XII mandò il suo nunzio a protestare presso il governo di Vichy contro “gli inumani arresti e le deportazioni di ebrei dalla zona d’occupazione francese in Slesia e in certe parti della Russia”.<a title="" href="#_ftn76"><span style="color: #000000;">[76]</span></a> <em>Radio Vaticana</em> commentò le lettere episcopali per sei giorni di seguito, in un momento in cui ascoltare questa emittente in Germania e in Polonia era un crimine per cui alcuni furono condannati a morte. Come ritorsione, nell’autunno del 1942, l’ufficio di Goebbels diffondeva dieci milioni di copie di un opuscolo che definiva Pio XII “il Papa filo-ebraico”<em>,</em> e citava in modo chiaro suoi interventi in Francia.<a title="" href="#_ftn77"><span style="color: #000000;">[77]</span></a><br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;">I fatti accaduti in Olanda (1942)</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nell’agosto del 1941, le autorità tedesche, che avevano occupato l’Olanda, emanarono diverse normative per escludere gli ebrei dalla vita sociale. In seguito, ebbero inizio le deportazioni. I vescovi cattolici e quelli di altre confessioni si opposero alle operazioni in corso (telegramma dell&#8217;11 luglio 1942). Il 15 dello stesso mese le deportazioni furono accentuate.<br />
Il 20 luglio le autorità tedesche comunicarono ai vescovi cattolici ed evangelici che avrebbero risparmiato gli ebrei convertiti al cristianesimo. I presuli, però, non dovevano più criticare il comportamento del Terzo Reich verso gli ebrei.<br />
L&#8217;episcopato evangelico cessò di protestare. Quello cattolico rispose invece con una lettera pastorale. Il testo doveva essere letto in tutte le chiese domenica 26 luglio. La replica tedesca fu immediata. In una Nota del 31 luglio il <i>Reichskommissar</i> (Commissario del Reich), Arthur Seyss-Inquart<a title="" href="#_ftn78"><span style="color: #000000;">[78]</span></a>, ordinò quanto segue: “Visto che i vescovi cattolici si sono immischiati nella faccenda &#8211; malgrado non fossero toccati personalmente &#8211; tutti gli ebrei cattolici verranno deportati entro questa settimana. Non si tenga conto di nessun intervento in loro favore. Il commissario generale Schmidt<a title="" href="#_ftn79"><span style="color: #000000;">[79]</span></a> darà risposta pubblica ai vescovi il 2 agosto 1942”. Nella successiva deportazione fu inserita anche Edith Stein<a title="" href="#_ftn80"><span style="color: #000000;">[80]</span></a>.<br />
Successivamente il 2 agosto &#8211; a deportazione iniziata &#8211; il Commissario generale parlò in pubblico: <i>“</i>(…) Anche in alcune chiese protestanti sono state lette delle dichiarazioni… tuttavia i rappresentanti delle chiese protestanti ci hanno fatto sapere che tali notificazioni non rientravano nelle loro intenzioni, ma che non sono riusciti per motivi puramente tecnici ad impedire dappertutto che venissero lette.Se invece il clero cattolico non vuole prendersi la pena di trattare con noi, saremo costretti da parte nostra a considerare i cattolici di puro sangue ebraico come i nostri peggiori nemici e quindi a deportarli al più presto in oriente”<em>.</em><a title="" href="#_ftn81"><span style="color: #000000;">[81]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;">Lettera di Pacelli a von Preysing (30 aprile 1942)</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In una lettera del 30 aprile 1942 indirizzata al vescovo di Berlino, Konrad von Preysing,<a title="" href="#_ftn82"><span style="color: #000000;">[82]</span></a> Pio XII elogiò l&#8217;aiuto dato agli ebrei: “ (…) Ci ha recato grande consolazione nel sentire che i cattolici, e proprio i cattolici berlinesi, hanno recato soccorso ai cosiddetti non-ariani nella loro afflizione (…)”. <a title="" href="#_ftn83"><span style="color: #000000;">[83]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;">Lettera del metropolita Szeptyckyj (14 novembre 1942)</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il 14 novembre del 1942 il metropolita ucraino di Lwow, mons. Andrea Szeptyckyj<a title="" href="#_ftn84"><span style="color: #000000;">[84]</span></a> rispose a una lettera di Pio XII. Nella missiva si trova anche questo passo: “Non oso pubblicare questa lettera, piena di saggi consigli e di vere e sincere consolazioni, perché ciò facendo, nei tempi cattivi che stiamo vivendo, esporrei un messaggio del Vicario di Cristo a confisca ufficiale”.<a title="" href="#_ftn85"><span style="color: #000000;">[85]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;">La lettera di padre König a padre Leiber (14 dicembre 1942)</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Tra le carte ritrovate nell’attuale periodo nell’Archivio Apostolico Vaticano c’è una missiva datata 14 dicembre 1942. La scrive un gesuita tedesco, p. Lothar König, al segretario particolare del Papa, il prelato tedesco Robert Leiber.<a title="" href="#_ftn86"><span style="color: #000000;">[86]</span></a> König fu un intermediario tra il “Circolo di Kreisau” (un nucleo di oppositori al nazismo<a title="" href="#_ftn87"><span style="color: #000000;">[87]</span></a>), e i vescovi tedeschi, specie mons. Conrad Gröber<a title="" href="#_ftn88"><span style="color: #000000;">[88]</span></a> di Friburgo e mons. von Preysing<a title="" href="#_ftn89"><span style="color: #000000;">[89]</span></a> di Berlino. Nel testo del gesuita <i>cit</i>. si fa riferimento al forno crematorio situato nel lager di Bełzec (Polonia occupata dai tedeschi). Viene pure menzionato il campo di Auschwitz.<br />
Tale documento, però, venne preceduto nel 1942 da altre informative. Esistevano riferimenti da parte USA. Don Pirro Scavizzi<a title="" href="#_ftn90"><span style="color: #000000;">[90]</span></a>, che come cappellano aveva viaggiato nell’Est Europa, ne aveva informato direttamente il Papa. Si deve poi ricordare la lettera di mons. Andrej Szeptycki<a title="" href="#_ftn91"><span style="color: #000000;">[91]</span></a>, metropolita greco-cattolico di Leopoli. Inoltre, Giovanni Malvezzi<a title="" href="#_ftn92"><span style="color: #000000;">[92]</span></a>, dirigente IRI, aveva visto in Polonia la drammatica situazione di ebrei e polacchi. Papa Pacelli, quindi, riceveva continue informative sui drammi in corso.<br />
Nel contesto delineato, occorre evidenziare un punto chiave. Nella lettera del 14 dicembre 1942, p. König raccomandava al suo interlocutore una particolare prudenza nell’uso dei dati ricevuti. Si riporta qui di seguito il passaggio chiave.<br />
“I numeri sono ufficiali (…).C’è anche un rapporto di vari testimoni (…). Entrambi gli allegati sono stati ottenuti con il massimo rischio. Non solo è a rischio la mia testa, ma anche la testa degli altri se non vengono usati con la massima prudenza e cura (…)”.<a title="" href="#_ftn93"><span style="color: #000000;">[93]<br />
</span></a>Non si doveva rivelare che i report provenivano dalla Chiesa tedesca. Infatti, una eventuale fuga di notizie avrebbe provocato nuove e più feroci persecuzioni contro i cattolici. Ciò conferma quanto trasmesso anche da altri ecclesiastici del tempo. Il rischio delle rappresaglie era sempre in agguato.<br />
Il problema base era legato a interrogativi chiave che qui di seguito si riportano.<br />
- Come fermare queste tragedie?<br />
- Come affrontare le autorità tedesche?<br />
- Con un discorso ufficiale di sdegnata riprovazione?<br />
- O piuttosto chiedendo alle Forze Alleate di concentrare i propri sforzi bellici anche intorno alle aree ove stavano morendo migliaia di persone?<br />
Si cercò di seguire la strada di un’interazione con i comandi alleati. Ma i potenti del tempo (USA e Regno Unito <i>in primis</i>), concentrati sulle vicende belliche, non manifestarono attenzioni verso la <i>Shoah</i>, e non assegnarono alcuna priorità a operazioni mirate a distruggere le aree circostanti i campi di sterminio.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;">Radiomessaggio di Pio XII (dicembre 1942)</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Giovedì 24 dicembre 1942, Pio XII si rivolse a tutti i fedeli attraverso un Radiomessaggio. Il titolo del suo intervento fu: ‘Alla vigilia del Santo Natale’. Il testo conteneva anche un esplicito riferimento alle persecuzioni anti ebraiche. Si riporta qui di seguito il passaggio.<br />
“Questo voto [di non darsi riposo, finché ... divenga legione la schiera di coloro, che… anelano al servizio della persona e della sua comunanza nobilitata in Dio, n.d.A.] l&#8217;umanità lo deve alle centinaia di migliaia di persone, le quali, senza veruna colpa propria, talora solo per ragione di nazionalità o di stirpe, sono destinate alla morte o ad un progressivo deperimento”.<br />
In realtà, già nella sua prima enciclica<a title="" href="#_ftn94"><span style="color: #000000;">[94]</span></a>, il Papa aveva fatto riferimento al fatto che la Chiesa guardava con attenzione a un “ordinato svolgimento di forze e tendenze particolari, le quali hanno radici nei più riposti penetrali d&#8217;ogni stirpe (…).” Inoltre il Pontefice fece anche riferimento “ai doveri derivanti all&#8217;umanità dall&#8217;unità d&#8217;origine<b> </b>e comune destinazione (…)”.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;">L’informativa dello spionaggio tedesco a Berlino (dicembre 1942)</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A seguito delle affermazioni pontificie, gli agenti segreti tedeschi, operanti a Roma scrissero, tra l’altro, a Berlino: “(…) Qui egli virtualmente accusa il popolo tedesco di ingiustizia nei riguardi degli ebrei e si fa portavoce dei criminali di guerra ebrei”.<a title="" href="#_ftn95"><span style="color: #000000;">[95]</span></a><i><br />
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<h3 style="text-align: justify;">Rappresaglie dopo il radiomessaggio di Pio XII del dicembre 1942</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L’intervento del Papa a difesa degli ebrei (radiomessaggio del 1942), e le omelie di vescovi tedeschi, ebbero in Germania l’effetto di acuire i maltrattamenti anche verso i preti cattolici rinchiusi nel lager di Dachau. Una volta, ad esempio, in occasione di un Venerdì Santo, le guardie torturarono sessanta sacerdoti. Li legarono con le mani dietro la schiena, incatenarono i polsi e li issarono, lacerando loro le articolazioni, uccidendo e rendendo invalidi diversi sacerdoti.<a title="" href="#_ftn96"><span style="color: #000000;">[96]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;">Lettera di Pio XII al cardinale Bertram (3 gennaio 1943)</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In tale contesto, il 13 settembre 1942 il cardinale Adolf Bertram<a title="" href="#_ftn97"><span style="color: #000000;">[97]</span></a> domandò a Pio XII una parola di sostegno al clero e al popolo tedesco. Il Papa inviò una lettera (3 gennaio 1943), lasciando al cardinale la scelta di renderla nota nelle chiese. Il presule non volle decidere da solo. Ritenne rischioso interrogare i vescovi per lettera. E attese la riunione collegiale di Fulda (17-19 agosto 1943). In tale occasione, i vescovi ritennero di non pubblicare<b> </b>la lettera del Pontefice<b> </b>per non provocare una dura reazione del governo e del partito.<a title="" href="#_ftn98"><span style="color: #000000;">[98]</span></a><br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;">Conferenza alle Bermuda (aprile 1943)</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nell’aprile del 1943, rappresentanti del Regno Unito e degli Stati Uniti si incontrarono alle Bermuda per discutere la questione dei rifugiati ebrei che erano stati liberati dalle Forze Alleate, e degli ebrei rimasti nell&#8217;Europa occupata dai nazisti. La Conferenza non recò alcun cambiamento sul piano politico. Il governo USA non cambiò le quote di immigrazione per accogliere i rifugiati. E quello inglese non modificò la propria politica di immigrazione per consentire agli ebrei di entrare in Palestina.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;">Discorso di Pio XII ai cardinali (2 giugno 1943)</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In mesi successivi, Papa Pacelli, in un discorso del 2 giugno 1943 al Sacro Collegio, aggiunse un passaggio sugli ebrei, coloro che “per ragione<b> </b>della loro nazionalità<b> </b>o della loro stirpe” sono “destinati talora, anche senza propria colpa, a costrizioni sterminatrici”.<a title="" href="#_ftn99"><span style="color: #000000;">[99]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;">Temuti provvedimenti contro ebrei (17 settembre 1943)</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Desta interesse un appunto del Sostituto alla Segreteria di Stato Domenico Tardini.<a title="" href="#_ftn100"><span style="color: #000000;">[100]</span></a> È datato 17 settembre del 1943. Il titolo dello scritto è: <em>Temuti provvedimenti contro gli Ebrei in Italia</em>. Si riporta il testo: “Studiare se non convenga fare una raccomandazione in termini generali all’Ambasciata di Germania presso la Santa Sede in favore della popolazione civile di qualunque razza, specialmente per i più deboli (donne, vecchi, fanciulli, gente del popolo…”. Il prelato sottolinea il fatto che in quel momento i tedeschi sono alla caccia dei disertori italiani. Afferma, però, che gli ebrei sono terrorizzati, e che corrono voci assai poco rassicuranti circa imminenti provvedimenti contro i capi di famiglie ebraiche. Occorreva quindi interagire con l’ambasciatore tedesco Weizsäcker<em>.</em><a title="" href="#_ftn101"><span style="color: #000000;">[101]</span></a> Da questo appunto si evince che la Santa Sede seguiva la realtà ebraica romana.<br />
A questo punto, mons. Montini parlò con Pio XII. E il Pontefice propose di esperire un ulteriore passo presso il diplomatico (realizzato). L’azione vaticana rimaneva comunque critica. Per proteggere gli ebrei sarebbe stato necessario un appoggio di esponenti del regime nazista e di quello repubblichino. Tale interazione, però, non esisteva. Infatti: 1] i tedeschi ricevevano<em> in primis </em>direttive da Berlino, 2] Hitler non voleva sentir parlare di ebrei e di Chiesa Cattolica, 3] i fascisti sostenevano i provvedimenti razziali. In definitiva, l’unica concreta soluzione era quella di nascondere<b> </b>gli ebrei, possibilmente in zone con una debole presenza di tedeschi. Ebbero così inizio una serie di azioni umanitarie che solo dopo la guerra vennero gradualmente alla luce.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;">Gli studi di Dominiek Oversteyns sul 16 ottobre 1943</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A inizio mattina del 16 ottobre 1943, ebbe inizio a Roma una razzìa di ebrei. Questi vennero poi ristretti nel Collegio Militare di via della Lungara. E, in ultimo, furono deportati (più di mille) nei campi di sterminio (ove quasi tutti morirono). Già prima dell’operazione alcuni ebrei si erano allontanati dalle proprie abitazioni. Alcuni avevano raggiunto luoghi fuori Roma. Altri si trovavano già nascosti in strutture cattoliche.<a title="" href="#_ftn102"><span style="color: #000000;">[102]</span></a> Il rabbino capo (Israel Anton Zoller)<em>,</em> con diversi esponenti della Comunità, aveva messo in guardia le autorità ebraiche (di Roma e dell’Italia), ma queste non gli dettero attenzione. Anzi, dissero ai correligionari di rimanere a casa. L’operazione tedesca, coordinata da Theodor Dannecker<a title="" href="#_ftn103"><span style="color: #000000;">[103]</span></a>, affiancato da Kappler, si sviluppò in più quartieri della città.<br />
Nel frattempo era stato avvisato Pio XII. E con il Papa fu concordata una strategia. Sul piano ufficiale (poco rilevante) venne convocato l’ambasciatore tedesco. Ma è soprattutto sul piano ufficioso che si sviluppò una linea di difesa degli ebrei. Unitamente a ciò si mossero comuni cittadini, religiosi e sacerdoti. Oltre alla principessa Enza Pignatelli Aragona Cortés<a title="" href="#_ftn104"><span style="color: #000000;">[104]</span></a>, altri cattolici avvisarono gli ebrei del pericolo in corso. Da ricordare, poi, che diverse persone &#8211; che assistevano alla retata &#8211; coprirono gli ebrei consentendo loro di fuggire. Più ricercati dai tedeschi vennero nascosti in chiese, conventi, istituti religiosi, ospedali.<br />
In tale contesto, si collocò anche un disegno vaticano ufficioso. il Pontefice inviò suo nipote, Carlo Pacelli, dal vescovo Alois Hudal<a title="" href="#_ftn105"><span style="color: #000000;">[105]</span></a>. Questi, seguiva i cattolici tedeschi e austriaci a Roma. Gli fu chiesto di scrivere una lettera al comandante militare di Roma, il generale Rainer<b> </b>Stahel<a title="" href="#_ftn106"><span style="color: #000000;">[106]</span></a>, per chiedere di fermare gli arresti. Si riporta il testo della missiva.“(…) Un&#8217;alta carica del Vaticano molto vicina al Santo Padre mi ha appena riferito che questa mattina sono iniziati arresti di ebrei di nazionalità italiana. Io chiedo fortemente negli interessi dei rapporti pacifici tra il Vaticano e il comando militare tedesco, di dare l&#8217;ordine che questi arresti vengano immediatamente sospesi a Roma e nei dintorni. Io temo che il Papa possa prendere altrimenti una posizione che potrebbe essere utilizzata dalla propaganda antitedesca come arma contro noi tedeschi”.<a title="" href="#_ftn107"><span style="color: #000000;">[107]<br />
</span></a>La lettera venne poi consegnata a mano al generale Stahel da padre Pancratius Pfeiffer<a title="" href="#_ftn108"><span style="color: #000000;">[108]</span></a>, superiore generale della Società del Divin Salvatore. L’alto ufficiale parlò di persona con Himmler.<a title="" href="#_ftn109"><span style="color: #000000;">[109]</span></a> Fece capire che il rastrellamento in corso poteva provocare una sollevazione della popolazione, e che lui non aveva un numero sufficiente di soldati per neutralizzare eventuali rivolte. Himmler si convinse, e dette l’ordine di fermare la razzìa ancora in corso.<a title="" href="#_ftn110"><span style="color: #000000;">[110]</span></a> Su tale contatto telefonico fu testimone Dietrich Beelitz.<a title="" href="#_ftn111"><span style="color: #000000;">[111]<br />
</span></a>Accanto a questa iniziativa, si collocarono ulteriori tentativi vaticani. Si cercò di far liberare dei prigionieri inseriti nel gruppo degli arrestati (come risulta da bigliettini trovati nella camera del p. Pfeiffer dopo la sua morte), e si operò per dirigere il trasporto ferroviario degli ebrei verso un campo di lavoro, e non in direzione di un lager di sterminio. Dalla scheda di trasporto risulta che il treno doveva dirigersi in Baviera, ma venne poi indirizzato verso la Polonia. In pratica si trattò di un <i>bluff </i>di Kappler.<a title="" href="#_ftn112"><span style="color: #000000;">[112]<br />
</span></a>Questo ufficiale tedesco, sia nei rapporti ai superiori, che nel processo a suo carico, trasmise sempre dei dati non veri (es. orari dell’operazione) per diminuire l’entità della razzìa, e per rendere meno grave la propria posizione.<br />
Su questa vicenda tragica si possono studiare anche i risultati delle <a href="https://www.papapioxii.it/approfondimenti/lopera-a-favore-degli-ebrei-di-roma/">ricerche di Dominiek Oversteyns</a>.<em> </em><em></em></span></p>
<h3 style="text-align: justify;">Corsivo dell’Osservatore Romano (25-26 ottobre 1943)</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dopo la razzìa del 16 ottobre la popolazione, e le autorità romane e vaticane, vissero con il timore di ulteriori attacchi tedeschi. Alla fine, sull’<em>Osservatore Romano</em> del 25-26 ottobre 1943 venne pubblicato un corsivo. Tra l’altro, vi era scritto: “(…) Con l’accrescersi di tanti mali è divenuta, si direbbe, quasi più operosa la carità universalmente paterna del Sommo Pontefice, la quale non si arresta davanti ad alcun confine né di nazionalità, né di religione, né di stirpe. Questa multiforme ed incessante azione di Pio XII in questi ultimi tempi si è anche maggiormente intensificata per le aumentate sofferenze di tanti infelici.”<a title="" href="#_ftn113"><span style="color: #000000;">[113]<br />
</span></a>Il testo conteneva un messaggio in codice per i cattolici. Il Pontefice faceva pressioni su tutti i fedeli per promuovere azioni a difesa degli ebrei perseguitati. In questo periodo tragico vennero registrati diversi interventi della Segreteria di Stato a favore di ebrei.<br />
Basti ricordare almeno il via libera all’azione di un gesuita (7 marzo 1944) a favore dei figli di alcune madri ebree<a title="" href="#_ftn114"><span style="color: #000000;">[114]</span></a>, o l’interazione con le Suore del Buono e Perpetuo Soccorso o con quelle di Maria Bambina.<a title="" href="#_ftn115"><span style="color: #000000;">[115]</span></a><br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;">L’eccidio delle Cave Ardeatine (23 marzo 1944)</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il 23 marzo del 1944, alcuni membri dei Gruppi di Azione Patriottica (GAP), attuarono a Roma un attentato contro un gruppo di militari tedeschi che stava transitando in via Rasella. Lo scoppio di dodici chili di tritolo, nascosti in un carretto dell&#8217;immondizia, provocò la morte di 32 soldati dell’11ª Compagnia del Terzo Battaglione del <i>Polizeiregiment</i> “<i>Bozen</i>”, appartenente alla <i>Ordnungspolizei </i>(Polizia d’Ordine), e composto da reclute altoatesine. Rimasero uccisi anche dei civili, incluso un dodicenne. La vicenda provocò una rappresaglia. Vennero eliminate alle Cave Ardeatine 335 persone appartenenti ai più diversi ceti sociali.<br />
Di queste: 154 a disposizione dell&#8217;<i>Aussenkommando</i>, sotto inchiesta di polizia; 23 in attesa di giudizio del Tribunale militare tedesco; 16 già condannate dallo stesso tribunale a pene varianti da 1 a 15 anni; 75 appartenenti alla comunità ebraica romana; 40 a disposizione della Questura romana fermate per motivi politici; 10 fermate per motivi di pubblica sicurezza; 10 arrestate nei pressi di via Rasella; una persona già assolta dal Tribunale militare tedesco; sette persone tuttora non identificate.<br />
Su questo dramma Pio XII venne informato dal cappellano di Regina Coeli. Ma la notizia rimaneva incompleta. Arrivò anche in Vaticano una telefonata di un dipendente del Governatorato. Si accennava a via Rasella e si evidenziava una possibile risposta tedesca. A questo punto, la Segreteria di Stato chiese delucidazioni all’Ambasciata tedesca, ma ne ottenne risposte vaghe. Lo stesso superiore dei Salvatoriani, il p. Pancrazio Pfeiffer<a title="" href="#_ftn116"><span style="color: #000000;">[116]</span></a>, cercò di accedere ai comandi tedeschi ma trovò tutti gli uffici chiusi. La rappresaglia, poi, si completò nelle 24 ore, rendendo impossibile attivare altri tentativi umanitari.<a title="" href="#_ftn117"><span style="color: #000000;">[117]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;">Dopo il secondo conflitto mondiale (1945). Condanna della Shoah</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Al termine della seconda guerra mondiale furono diverse le realtà che vennero immediatamente affrontate. Si pensi, ad esempio, alla questione dei profughi, degli sfollati, dei prigionieri di guerra da rimpatriare, degli internati ristretti in campi recintati, degli abitati da ricostruire, delle nuove alleanze politiche, dei diversi assetti della pubblica amministrazione, dei processi su chi si era compromesso con l’ex regime fascista, <em>et al.<br />
</em>Di tutto si parlò ma non della<i> Shoah</i><b>.</b> I temi principali rimasero la vittoria militare, l’onore da tributare ai soldati alleati morti in guerra, le onorificenze a chi aveva militato nella Resistenza, i processi ai criminali di guerra, la ricostruzione, <em>et al</em>.<br />
Su questo punto è stato scritto: “(…) Fino alla fine degli anni Sessanta, dunque, la memoria ha dovuto lottare innanzitutto contro l’oblio. Un oblio tenace, alla cui costruzione concorreva soprattutto la volontà prevalente delle nuove élites politiche della Germania occidentale e dei diversi Stati variamente implicati nella politica dello sterminio di evitare che la condanna dell’ignominia formalmente pronunciata si traducesse nel riconoscimento pieno delle proprie responsabilità nella sua concreta realizzazione: oblio, dunque, come conseguenza di una politica programmaticamente rivolta a favorire un’amnesia collettiva sullo sterminio degli ebrei e sulla collaborazione che il progetto nazista trovò in numerosi Paesi europei sia sottoposti sia formalmente non sottoposti alla dominazione tedesca (…)”. <a title="" href="#_ftn118"><span style="color: #000000;">[118]<br />
</span></a>Solo Pio XII, in udienze private e in colloqui riservati, espresse per tre volte<b> </b>la sua condanna della <i>Shoah</i>. Ciò avvenne quando:<br />
1] incontrò Moshe Sharrett<a title="" href="#_ftn119"><span style="color: #000000;">[119]</span></a> (22 aprile 1945). Si trattava del futuro ministro degli Esteri e primo ministro di Israele. Questi, dopo l’udienza con il Papa, inviò un <i>report</i> all&#8217;organo esecutivo della <i>Jewish</i> <i>Agency</i>. Annotò tra l’altro: “(…) Gli dissi [al Papa] che il mio primo dovere era ringraziarlo, e tramite lui la Chiesa cattolica, a nome del popolo ebraico per tutto ciò che avevano fatto nei vari Paesi per salvare gli ebrei. Siamo profondamente grati alla Chiesa cattolica.<a title="" href="#_ftn120"><span style="color: #000000;">[120]</span></a> Evidentemente, ogni volta che si faceva riferimento ad ebrei salvati si faceva memoria della <i>Shoah</i>, condannando i tanti crimini avvenuti;<br />
2] accolse Leon Kubowitzky<a title="" href="#_ftn121"><span style="color: #000000;">[121]</span></a> (29 luglio 1945). Questi, era il segretario generale del Congresso mondiale ebraico. Tale esponente ebraico ringraziò il Papa per i suoi interventi umanitari nel corso del secondo conflitto mondiale. A nome, poi, del Congresso <i>cit.</i>, donò 20mila dollari all’Obolo di San Pietro “come segno di riconoscenza per l’opera svolta dalla Santa Sede nel salvare gli ebrei dalle persecuzioni fasciste e naziste”.<a title="" href="#_ftn122"><span style="color: #000000;">[122]</span></a> Pure in tale circostanza si fece riferimento alla <i>Shoah</i> e alla sua condanna;<br />
3] interagì in Vaticano (29 novembre 1945) con ottanta ebrei liberati dai campi di concentramento.<a title="" href="#_ftn123"><span style="color: #000000;">[123]</span></a> In tale udienza, come provato da una foto, il Papa accantonò ogni prassi protocollare, e parlò ai presenti in piedi, davanti a loro, in modo spontaneo. Fu in tale occasione che il Pontefice ebbe occasione di ascoltare le storie di taluni perseguitati, e di condannare il dramma della<i> Shoah</i>.<br />
In tutti questi tre incontri, come riferirono i testimoni degli eventi, fu costante il riferimento agli orrori della <i>Shoah</i> e alla sua condanna.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;">La ricerca di Dominiek Oversteyns</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel contesto fin qui riportato si collocano anche le ricerche dell’Oversteyns. Per esaminare la documentazione di questo studioso olandese si riporta qui di seguito <a href="https://www.opera-fso.org/blog-1/papa-silenzioso-fatti-parlanti">il sito da visitare</a>. Si aggiunge inoltre <a href="https://www.papapioxii.it/approfondimenti/lopera-a-favore-degli-ebrei-di-roma/">il sito che riguarda l’azione di Pio XII a favore degli ebrei romani</a>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">.</span></p>
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<div><strong><em><span style="color: #808080;">Note</span></em></strong></div>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref1"><span style="color: #000000;">[1]</span></a> <i>Cit</i>. nelle indicazioni bibliografiche.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref2"><span style="color: #000000;">[2]</span></a> <em>Pio XII</em> (nato Eugenio Pacelli; 1876-1958; Venerabile). Il suo pontificato durò dal 1939 alla morte. </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref3"><span style="color: #000000;">[3]</span></a> Espressione con la quale si indica il<i> Reich</i> (Stato) tedesco nel periodo tra il novembre 1918 e il 1933.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref4"><span style="color: #000000;">[4]</span></a> <b> </b>Sciopero generale<b> </b>divenuto sommossa popolare. La Germania era reduce dal primo conflitto mondiale. La Lega spartachista era un’organizzazione rivoluzionaria. Si richiamava a Spartaco, il gladiatore che<b> </b>aveva guidato una rivolta di schiavi contro la repubblica romana<b> </b>nel I<b> </b>secolo a.C.. Obiettivo della Lega era quello di rendere operativo un modello di Stato basato su assemblee dei lavoratori, come i soviet russi. La ribellione venne repressa.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref5"><span style="color: #000000;">[5]</span></a> il capitano Francesco De Luca era addetto militare a Monaco dalla fine della guerra. Avrebbe dovuto svolgere soltanto mansioni consolari. In realtà coordinava i servizi d&#8217;informazione agli ordini del brigadiere-generale Roberto Bencivenga, capo della missione militare che rappresentava l&#8217;Italia a Berlino in attesa che venissero ristabilite le normali relazioni diplomatiche. Cf anche: A, Tornielli, <i>Pio XII</i>, Piemme, Casale Monferrato 2001, pp. 68-69.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref6"><span style="color: #000000;">[6]</span></a> Cf anche: A. von Teuffenbach, <i>Eugenio Pacelli. Pio XII tra storia, politica e fede</i>, Art Data, Londra 2008, p. 112.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref7"><span style="color: #000000;">[7]</span></a> Nikolai Nikolaevich Krestinski (1883-1938).</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref8"><span style="color: #000000;">[8]</span></a> Georgij Vasil&#8217;evič Čičerin (1872-1936). Cf anche: M. Serri, <i>Pacelli a cena con il diavolo</i>, in: ‘La Stampa’, 12 ottobre 2006.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref9"><span style="color: #000000;">[9]</span></a> A. Hitler, <i>Mein Kampf. La mia battaglia</i>, Liberamente, Ravenna 2017.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref10"><span style="color: #000000;">[10]</span></a> Adolf Hitler (1889-1945). Politico austriaco naturalizzato tedesco. Cancelliere del Reich in Germania dal 1933, e Führer dal 1934. Instaurò un regime dittatoriale che durò fino alla sua morte.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref11"><span style="color: #000000;">[11]</span></a> Benito Mussolini (1883-1945). Duce del fascismo.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref12"><span style="color: #000000;">[12]</span></a> Alfred Rosenberg (1893-1946).</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref13"><span style="color: #000000;">[13]</span></a> Pio XI (nato Achille Ratti; 1857-1939). Il suo pontificato durò dal 1922 alla morte.   </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref14"><span style="color: #000000;">[14]</span></a> E. Gentile, <i>Contro Cesare. Cristianesimo e totalitarismo nell&#8217;epoca dei fascismi</i>, Feltrinelli, Milano 2010.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref15"><span style="color: #000000;">[15]</span></a> Franklin Delano Roosevelt (1882-1945). Presidente degli Stati Uniti d&#8217;America dal 1933 al 1945. </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref16"><span style="color: #000000;">[16]</span></a> https://ilbolive.unipd.it/it/news/cultura/evian-6-luglio-1938-quando-migranti-ebrei-furono. Università di Padova.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref17"><span style="color: #000000;">[17]</span></a> Il Messico, la Danimarca e l’Olanda dettero il consenso a dare asilo a qualche centinaio di ebrei.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref18"><span style="color: #000000;">[18]</span></a> Neville Chamberlain (1869-1940).</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref19"><span style="color: #000000;">[19]</span></a> Édouard Daladier (1884-1970).</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref20"><span style="color: #000000;">[20]</span></a> Adolf Hitler (1889-1945).<b><i> </i></b><i>Führer</i> (guida) della Germania.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref21"><span style="color: #000000;">[21]</span></a> Viveva in quei territori una significativa comunità di tedeschi.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref22"><span style="color: #000000;">[22]</span></a> Il termine <i>Kristallnacht</i> fa riferimento alle schegge dei vetri frantumati che provenivano delle finestre delle sinagoghe, delle case e delle vetrine dei negozi di proprietà di ebrei e che erano stati saccheggiati e distrutti durante i disordini.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref23"><span style="color: #000000;">[23]</span></a> Pochi giorni prima, le autorità tedesche avevano espulso migliaia di cittadini ebrei polacchi che vivevano in Germania e Herschel Grynszpan (l’attentatore) aveva saputo che tra loro c’erano i suoi genitori, residenti in Germania dal 1911.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref24"><span style="color: #000000;">[24]</span></a> M. Gilbert, <i>9 novembre 1938. La Notte dei cristalli</i>, Corbaccio, Milano 2008 [2006].</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref25"><span style="color: #000000;">[25]</span></a> Archivio Segreto Vaticano, Affari Ecclesiastici Straordinari, Stati Ecclesiastici, 1938-1939, pos. 575 p.o., fasc. 606 bis.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref26"><span style="color: #000000;">[26]</span></a> Redazione, <i>Duecentomila visti per i “non ariani”</i>, in: ‘L’Osservatore Romano’, 3 luglio 2010.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref27"><span style="color: #000000;">[27]</span></a> Rev. Bernhard Lichtenberg (1875-1943; Beato). Sacerdote cattolico. O. Ogiermann: <i>Contro il nazismo. Un martire cristiano. Bernhard Lichtenberg, prevosto del duomo di Sant’Edvige a Berlino</i>, prefazione di Carlo Manziana, Morcelliana, Brescia 1974. Cf anche: F. Comina<i>, La lama e la croce. Storie di cattolici che si opposero a Hitler</i>, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2024.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref28"><span style="color: #000000;">[28]</span></a> Filippo Crispolti (1857-1942). Senatore.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref29"><span style="color: #000000;">[29]</span></a> <em>Fonte: La Documentation Catholique </em><em>(</em><em>1938</em><em>), pp. 1459-1460;</em><em> cit. in </em><em>J.G.M. Willebrands,</em><em> Church and Jewish People: New Considerations (</em><em>Paulist, 1992),</em><em> </em><em>p. 60.</em></span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref30"><span style="color: #000000;">[30]</span></a> A. Santin, <i>Al Tramonto</i>, Lint, Trieste 1978, pp. 60-63.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref31"><span style="color: #000000;">[31]</span></a> Cf anche: AA.VV., <i>La chiesa fiorentina e il soccorso agli ebrei. Luoghi, istituzioni, percorsi (1943-1944),</i> a cura di F. Cavarocchi e E. Mazzini, Viella, Roma 2019.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref32"><span style="color: #000000;">[32]</span></a> Cf : G. Perri, <i>Il caso Lichtner,</i> Jaca Book, Milano 2010, p. 174.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref33"><span style="color: #000000;">[33]</span></a> Madre Maria Elisabeth Hesselblad (1870-1957; Santa) fondatrice della congregazione delle suore dell’Ordine del Santissimo Salvatore di Santa Brigida.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref34"><span style="color: #000000;">[34]</span></a> M. Grasso, <i>Contro le leggi razziali. Benedetto Croce e la lettera di Antonio De Ferrariis Galateo sugli ebrei</i>, Editore Kurumuny, Calimera 2023.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref35"><span style="color: #000000;">[35]</span></a> P. Simoncelli, <em>Non credo neanch&#8217;io alla razza</em><i>. Gentile e i colleghi ebrei</i>, Le Lettere, Bagno a Ripoli 2013. . </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref36"><span style="color: #000000;">[36]</span></a> G. Bruno Guerri, <i>Italo Balbo</i>, Bompiani, Milano 2013.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref37"><span style="color: #000000;">[37]</span></a> Fu prevista la figura degli <i>ebrei arianizzati</i>. Si trattava di quegli ebrei che, in virtù della legge n. 1024 del 13 luglio 1939-XVII, ricevettero per decreto la dichiarazione di appartenenza alla razza ariana. A tali soggetti, le leggi razziali furono applicate con alcune deroghe e limitazioni.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref38"><span style="color: #000000;">[38]</span></a> Il Manifesto della Razza (o <em>Manifesto degli scienziati razzisti</em>) fu pubblicato, con il titolo <em>Il fascismo e i problemi della razza</em>, il 14 luglio 1938 su <em>Il Giornale d’Italia</em><em>. </em>Venne poi ripreso in ag. sul primo numero della rivista <em>La difesa della razza</em>, diretta da T. Interlandi e voluta da Mussolini in persona. </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref39"><span style="color: #000000;">[39]</span></a> Mons. Giovanni Battista Montini (1897-1978; Santo). Venne eletto Papa nel 1963.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref40"><span style="color: #000000;">[40]</span></a> James Grover McDonald (1886 -1964).</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref41"><span style="color: #000000;">[41]</span></a> Ing. Enrico Pietro Galeazzi (1896-1986).</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref42"><span style="color: #000000;">[42]</span></a> <i>Osservatore Romano</i>, 7 febbraio 2013, p. 23.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref43"><span style="color: #000000;">[43]</span></a> G. Thomas e M. Morgan Witts, <i>Voyage Of The Damned</i>, Motorbooks Intl, Beverly 1974.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref44"><span style="color: #000000;">[44]</span></a> N. Padellaro, <i>Pio XII</i>, Saie, Torino 1956<i>, </i>p. 209.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref45"><span style="color: #000000;">[45]</span></a> L’attacco alla Chiesa cattolica in Polonia venne condotto in quattro tempi: 1) nel periodo immediatamente successivo all’invasione dell’autunno 1939; 2) durante i primi tre mesi del 1940, quando i tedeschi presero di mira i sacerdoti delle diocesi di Gniezno e Poznań; 3) nell’agosto 1940, quando circa duecento sacerdoti furono deportati nei campi di di Sachsenhausen e Buchenwald; 4) ai primi di ottobre del 1941, con l’<em>Azione per la distruzione della Chiesa polacca</em>, che portò all’arresto di oltre cinquecento sacerdoti del Warthegau.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref46"><span style="color: #000000;">[46]</span></a> Mons. Cesare Orsenigo (1873-1946). Arcivescovo.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref47"><span style="color: #000000;">[47]</span></a> Mons. Luigi Maglione (1877-1944). Cardinale.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref48"><span style="color: #000000;">[48]</span></a> <i>Cit</i>. in: D.I. Kertzer, <em>Un papa in guerra. La storia segreta di Mussolini, Hitler e Pio XII</em>, Garzanti, Milano 2022, p. 591, nota 6.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref49"><span style="color: #000000;">[49]</span></a> Mons. <em>August Hlond</em> (1881-1948; Venerabile). Cardinale.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref50"><span style="color: #000000;">[50]</span></a> Enciclica <i>Summi Pontificatus</i>, 20 ottobre 1939.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref51"><span style="color: #000000;">[51]</span></a> A. Duce, <i>Pio XII e la Polonia (1939-1945)</i>, Studium, Roma 1997. Z. Waszkiewicz, <i>La politica del Vaticano verso la Polonia negli anni della seconda guerra mondiale</i>, in: ‘Studi trentini di scienze storiche’, 65/3, 1986, pp. 367-384.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref52"><span style="color: #000000;">[52]</span></a> Cf anche: https://www.giannellachannel.info/archivio-segreto-pio-xii-nazismo/.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref53"><span style="color: #000000;">[53]</span></a> Mons. Ersilio Tonini (1914-2013). Cardinale.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref54"><span style="color: #000000;">[54]</span></a> Mons. Quirino Paganuzzi (1914-1974).</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref55"><span style="color: #000000;">[55]</span></a> Mons. Józef Sapieha (1867-1951). Cardinale.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref56"><span style="color: #000000;">[56]</span></a> Episodio riportato anche dal quotidiano ‘La Stampa’.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref57"><span style="color: #000000;">[57]</span></a> Rosario F. Esposito (1921-2007). Autore del libro <i>Processo al Vicario</i>, edizioni Saie, Torino 1964.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref58"><span style="color: #000000;">[58]</span></a> Frank Karl Hermann (1898-1946). Governatore nazista. (<i>ndA</i>).</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref59"><span style="color: #000000;">[59]</span></a> <i>Actes et documents du Saint-Siège relatifs à la période de la Seconde Guerre Mondiale</i>, vol. III/2, 1967, p. 670.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref60"><span style="color: #000000;">[60]</span></a> <i>Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII</i>, I, Primo anno di Pontificato, 2 marzo 1939 &#8211; 1° marzo 1940, pp. 357-360, Tipografia Poliglotta Vaticana.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref61"><span style="color: #000000;">[61]</span></a> T.S. Hamerow, <em>Perché l’Olocausto non fu fermato. Europa e America di fronte all’orrore nazista</em>, Feltrinelli, Milano 2010.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref62"><span style="color: #000000;">[62]</span></a> Karl Marx (1818-1883).</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref63"><span style="color: #000000;">[63]</span></a> Emma Goldman (1869-1940).</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref64"><span style="color: #000000;">[64]</span></a> Rosa Luxemburg (1870-1919).</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref65"><span style="color: #000000;">[65]</span></a> Lev Trockij: pseudonimo del rivoluzionario e uomo politico russo <em>Lejba Bronštein</em> (1879-1940).</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref66"><span style="color: #000000;">[66]</span></a> Joachim von Ribbentrop (1893-1946). Ministro degli esteri della Germania nazista dal 1938 al 1945,</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref67"><span style="color: #000000;">[67]</span></a> <em>Edoardo Alfieri detto Dino</em> (1886-1966).</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref68"><span style="color: #000000;">[68]</span></a> <em>Actes et Documents du Saint Siège relatifs à la Seconde Guerre Mondiale</em>, Libreria Editrice Vaticana, vol. I, Città del Vaticano 1965, p. 455.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref69"><span style="color: #000000;">[69]</span></a> <i>Discorso di Sua Santità Pio XII al Sacro Collegio dei cardinali e alla prelatura romana</i>, Sala del Concistoro, martedì 24 dicembre 1940.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref70"><span style="color: #000000;">[70]</span></a> Martin Bormann (1900-1945). Capo della cancelleria del Partito Nazionalsocialista Tedesco dei<b> </b>Lavoratori<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Partito_Nazionalsocialista_Tedesco_dei_Lavoratori#cite_note-9"><span style="color: #000000;"><sup>[</sup></span></a> NSDAP (<i>Parteikanzlei</i>) e segretario personale di Adolf Hitler.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref71"><span style="color: #000000;">[71]</span></a> Mons. Clemens August von Galen (1878-1946; Beato). Creato cardinale nel 1946. Cf anche: S. Falasca, <em>Un vescovo contro<b> </b>Hitler</em>. Von <i>Galen, Pio XII e la resistenza al nazismo</i>, San Paolo, Cinisello Balsamo 2006.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref72"><span style="color: #000000;">[72]</span></a> S. Berger, <i>Experten der Vernichtung: Das T4-Reinhardt-Netzwerk in den Lagern Belzec, Sobibor und Treblinka</i>, Hamburger Edition, Amburgo 2018.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref73"><span style="color: #000000;">[73]</span></a> Mons. Jules-Géraud Saliège (1870-1956).</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref74"><span style="color: #000000;">[74]</span></a> Mons. Pierre-Marie Théas (1894-1977).</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref75"><span style="color: #000000;">[75]</span></a> Mons. Pierre Gerlier (1880-1965). Creato cardinale nel 1937.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref76"><span style="color: #000000;">[76]</span></a> D.G. Dalin, <em>Pius XII and the Jews. A defense</em>, in: ‘<em>The weekly Standard’</em><i>,</i> volume 6, n. 23, New York 26-2-2001. </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref77"><span style="color: #000000;">[77]</span></a> <em>L. Yagil, </em><em>Chrétiens et Juifs sous Vichy</em> (1940-1944). Sauvetage et désobéissance civile, Cerf, coll. ‘Histoire’, Paris 2005.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref78"><span style="color: #000000;">[78]</span></a> Arthur Seyss-Inquart (1892-1946).</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref79"><span style="color: #000000;">[79]</span></a> Fritz Schmidt (1903-1943). Fu uno dei quattro ministri del <i>Reichskommissar </i>Arthut Seyss-Inquart.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref80"><span style="color: #000000;">[80]</span></a> <em>Edith Stein</em>, in religione suor Teresa Benedetta della Croce, (1891-1942; Santa).</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref81"><span style="color: #000000;">[81]</span></a> Cf anche: M. Figliola, <i>Due Nunzi nella tempesta. I documenti di Paolo Giobbe e Cesare Orsenigo negli</i> <i>Archivi Vaticani</i>. L&#8217;occupazione nazista e la Chiesa olandese (1940-1943), Edusc, Roma 2024. E. Stein,<i> Scritti</i>, Mimep-Docete, Pessano con Bornago (MI) 2021. https://www.santateresaverona.it/santa-teresa-benedetta-della-croce-edith-stein/.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref82"><span style="color: #000000;">[82]</span></a> Mons. Konrad von Preysing (1880-1950). Consacrato vescovo nel 1932. Creato cardinale nel 1946.</span></div>
<div style="text-align: justify;">
<p><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref83"><span style="color: #000000;">[83]</span></a> Fonte: Secondo volume degli <i>Actes et documents du Saint Siège relatifs à la Seconde guerre mondiale</i>, intitolato ‘Les lettres de Pie XII aux évêques allemands, 1939-1944’.<br />
[<a title="" href="#_ftnref84"><span style="color: #000000;">84]</span></a> Mons. Aleksander Szeptycki (1865-1944). Arcivescovo.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref85"><span style="color: #000000;">[85]</span></a> Testo riportato in: R.A. Graham, <em>Il Vaticano e il Nazismo</em>, Edizioni Cinque Lune, Roma 1975, p. 190, nota.<br />
[</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref86"><span style="color: #000000;">86]</span></a> P. Robert Leiber SI (1887-1967). Professore di storia della Chiesa, e segretario particolare di Pio XII.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref87"><span style="color: #000000;">[87]</span></a> Il circolo di Kreisau venne fondato a Berlino nel 1943 dal conte Helmuth James Graf von Moltke. Frequentato da alti membri ecclesiastici, da civili e da militari della dissidenza interna avversa a Hitler. </span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref88"><span style="color: #000000;">[88]</span></a> Mons. Conrad Gröber (1872-1948). Arcivescovo di Friburgo.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref89"><span style="color: #000000;">[89]</span></a> Mons. <em>Konrad von Preysing (1880-1950). Vescovo di Berlino. Creato cardinale nel 1946.<br />
</em></span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref90"><span style="color: #000000;">[90]</span></a> Don Pirro Scavizzi (1884-1964). Parroco romano di Sant’Eustacchio. Cappellano nei treni dell’Ordine di Malta.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref91"><span style="color: #000000;">[91]</span></a> Arcivescovo Andrej Szeptycki (1865-1944).<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref92"><span style="color: #000000;">[92]</span></a> Giovanni Malvezzi (1887-1972).<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref93"><span style="color: #000000;">[93]</span></a> M.L. Napolitano, <i>Pio XII, il Papa “che sapeva”</i>, in: ‘Vatican News’, 19 settembre 2023.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref94"><span style="color: #000000;"><i><b>[94]</b></i></span></a><i> Summi Pontificatus. </i>20 ottobre 1939.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref95"><span style="color: #000000;">[95]</span></a> G. Miccoli, <i>Santa Sede, guerra e Shoah. Una proposta di discussione</i>, in: ‘Annali dell&#8217;Istituto storico italo-germanico in Trento’, 31, 2005, p. 255.<br />
[<a title="" href="#_ftnref96"><span style="color: #000000;">96]</span></a> J. Bernard, <i>Pfarrerblock,</i> <i>25487. Un prete a Dachau 1941-1942</i>, San Paolo, Cinisello Balsamo 2007.</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref97"><span style="color: #000000;">[97]</span></a> Mons. Adolf Bertram (1859-1945). Creato cardinale nel 1919. Fu presidente della Conferenza Episcopale della Germania.<br />
</span><a title="" href="#_ftnref96">[</a><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref98"><span style="color: #000000;">98]</span></a> A. Martini, <em>La vera storia e </em><em>&#8216;</em><i>Il Vicario</i><em>&#8216;</em><em> di Rolf Hochhuth</em>, in: ‘La Civiltà Cattolica’, 1964, vol. II, p. 450.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref99"><span style="color: #000000;">[99]</span></a> <i>Discorso di Sua Santità Pio XII al Sacro Collegio nel giorno del suo onomastico</i>, mercoledì 2 giugno 1943. In:<i> ‘</i>Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII’, V, Quinto anno di Pontificato, 2 marzo 1943 &#8211; 1° marzo 1944, pp. 73-80, Tipografia Poliglotta Vaticana.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref100"><span style="color: #000000;">[100]</span></a> Mons. Domenico Tardini (1888-1961). Creato cardinale nel 1958.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref101"><span style="color: #000000;">[101]</span></a> Ernst von Weizsäcker (1882-1951). Su questo punto cf.: P. Blet, <i>Pio XII e la seconda guerra mondiale</i>, San Paolo, Cinisello Balsamo 1999, p. 281. Weizsäcker fu un personaggio equivoco. Nei suoi messaggi a Berlino trasmise più volte dati non veri.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref102"><span style="color: #000000;">[102]</span></a> Nell’archivio Generale della Società del Sacro Cuore, ad esempio, è stato trovato un documento significativo. Si tratta del Giornale della Casa «Villa Lante» nel quale le religiose annotavano i fatti quotidiani riguardanti l’Istituto. Risulta che già il 6 ottobre 1943 mons. Montini aveva convocato in Vaticano la superiora generale, madre Manuela Vicente, pregandola “in nome del Santo Padre, di alloggiare tre famiglie minacciate, come molte altre, di essere prese dai tedeschi”. Successivamente l’aveva esortata ad allestire adeguati rifugi presso le proprie case religiose allo scopo di dare asilo agli ebrei perseguitati.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref103"><span style="color: #000000;">[103]</span></a> <em>Theodor Dannecker (1913-1945).</em> <i>SS-Hauptsturmführer</i>. Fu inviato a Roma da Hitler.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref104"><span style="color: #000000;">[104]</span></a> Aveva avvisato a inizio mattina Pio XII della razzìa in corso.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref105"><span style="color: #000000;">[105]</span></a> Mons. Alois Hudal (1885-1963). Vescovo. Rettore della chiesa di Santa Maria dell’Anima. Rappresentante della Chiesa cattolica austriaca.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref106"><span style="color: #000000;">[106]</span></a> Gen. <em>Rainer<b> </b></em>Stahel (1892-1955). Comandante militare di Roma dal settembre 1943. Fu compagno di studi di padre Pancratius Pfeiffer.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref107"><span style="color: #000000;">[107]</span></a> <i>Notes de la Secrétairerie d’Etat</i>, 1-10-1943, ‘<em>Actes et documents du Saint-Siège relatifs à la période<b> </b>de la<b> </b>Seconde Guerre Mondiale’</em>, vol. IX, p. 495.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref108"><span style="color: #000000;">[108]</span></a> Padre Pancratius Pfeiffer (1872-1945).<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref109"><span style="color: #000000;">[109]</span></a> Heinrich Luitpold <em>Himmler</em> (1900-1945). Reichsführer delle Schutzstaffel dal 1929, comandante della Polizia dal 1936 e delle Forze di sicurezza del Terzo Reich dal 1939. Ministro dell&#8217;Interno del Reich.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref110"><span style="color: #000000;">[110]</span></a> H. Tittmann, <i>Il Vaticano di Pio XII. Uno sguardo dall’interno</i>, Milano 2005, p. 179.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref111"><span style="color: #000000;">[111]</span></a> Dietrich Beelitz (1906-2002). Fu Capo di stato maggiore generale della 3° armata corazzata (dal 2 giugno 1942 al 5 novembre 1943). Capo di stato maggiore generale della 10° armata (dal 1° novembre 1944 fino al termine della guerra in Italia, 2 maggio 1945).<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref112"><span style="color: #000000;">[112]</span></a> P.L. Guiducci<i>, Shoah a Roma. Salvare gli ebrei</i>, Educatt, Milano 2023. Questo libro si può scaricare: https://www.auditorium.info/pierluigi-guiducci-shoah-a-roma-16-ottobre-1943-salvare-gli-ebrei/.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref113"><span style="color: #000000;">[113]</span></a> <i>Cit</i>. <i>Osservatore Romano</i>, 25-26 ottobre 1943.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref114"><span style="color: #000000;">[114]</span></a> Mons. Montini, sotto al foglio di udienza, annotò: “Ex. Aud. SS.mi, 8-3-44. Si rimette alla sua responsabilità”. Lo stesso giorno, sul medesimo documento, si trova scritto: “Comunicato: 8-3-44. Padre Martinelli ringrazia”. <i>Notes de la </i><em>Secrétairerie d</em><i>&#8216;</i><em>Etat</em>, <em>Actes et documents du Saint-Siège relatifs à la période de la Seconde Guerre Mondiale</em>, vol. IX, p. 171.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref115"><span style="color: #000000;">[115]</span></a> G. Loparco, <i>Gli Ebrei negli istituti religiosi a Roma (1943-1944). Dall’arrivo alla partenza</i>, in: ‘ Rivista di Storia della Chiesa in Italia’, 58, 2004, I, pp. 185 e 187.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref116"><span style="color: #000000;">[116]</span></a> P. Pancrazio Pfeiffer (1872-1945).<br />
[<a title="" href="#_ftnref117"><span style="color: #000000;">117]</span></a> P.L. Guiducci, <i>Un attentato inutile. Via Rasella. Roma, 23 marzo 1944. Contesto storico. Decisione. Morti.</i> <i>Rappresaglia. Evidenze</i>, in: https://sanpaolinosvoice2com.wordpress.com/. 27 aprile 2025.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref118"><span style="color: #000000;">[118]</span></a> A. De Bernardi, <i>La memoria della Shoah e la ricerca storica</i>, in: ‘Italia Contemporanea’, giugno 2002, p. 289.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref119"><span style="color: #000000;">[119]</span></a> Moshe Sharrett (1894-1965). Politico ucraino naturalizzato israeliano.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref120"><span style="color: #000000;">[120]</span></a> Cf anche: Moshe Sharrett, <i>Diario personale</i>. Pubblicato in parte a cura di Livia Rokach. Cf inoltre: Agenzia <i>Zenit</i>, 28 gennaio 2005.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref121"><span style="color: #000000;">[121]</span></a> Leon Kubowitzky (1896-1966).<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref122"><span style="color: #000000;">[122]</span></a> L. Cremonesi, <i>Il grazie a Pio XII dal Congresso mondiale ebraico</i>, in: ‘Tempi’, 11 agosto 1999 (tempi.it).<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref123"><span style="color: #000000;">[123]</span></a> Cf <em>Acta Apostolicae Sedis</em><em>,</em> 37, 1945, p. 317 s.</span></p>
</div>
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		<title>PIO XII: IL PRIVATO OLTRE L’UFFICIALITÀ</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Feb 2025 07:50:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Pier Luigi Guiducci -   Le testimonianze rilasciate da chi ha avuto modo di conoscere e frequentare il pontefice, mettono in luce le numerose azioni svolte a tutela dei piccoli, dei più deboli, degli emarginati e degli umili. · Nel migrare del tempo, la figura e l’opera di Pio &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;" align="right"><i>di Pier Luigi Guiducci -</i></p>
<p style="text-align: justify;" align="center"><b> </b></p>
<p style="text-align: justify;" align="center"><span style="color: #000000;"><strong><em>Le testimonianze rilasciate da chi ha avuto modo di conoscere e frequentare il pontefice, mettono in luce le numerose azioni svolte a tutela dei piccoli, dei più deboli, degli emarginati e degli umili.</em></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">·</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel migrare del tempo, la figura e l’opera di Pio XII<a title="" href="#_ftn1"><span style="color: #000000;">[1]</span></a> è stata presentata in diversi modi. Evidentemente, un’attenzione particolare è stata rivolta alle sue virtù. Unitamente a ciò, conservano un particolare valore il suo magistero, i discorsi, i radiomessaggi, le esortazioni, le encicliche, le proclamazioni dogmatiche. Si tratta di una vasta eredità, rafforzata dalle opere di carità, che il Concilio Vaticano II e i Papi successivi sapranno accogliere e valorizzare. Accanto agli aspetti citati, la storia consegna anche un Papa “privato”, un Pacelli capace di “uscire” dagli schemi del tempo, e di manifestare in modo aperto il proprio <i>animus</i>. Tale realtà si riscontra, in particolare, nelle situazioni riguardanti anche i piccoli, i deboli, gli emarginati e gli umili.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>Testimonianza di Suor Pascalina Lehnert.</strong><a title="" href="#_ftn2"><span style="color: #000000;"><strong>[2]</strong><br />
</span></a>Il Nunzio Pacelli, in Germania<a title="" href="#_ftn3"><span style="color: #000000;">[3]</span></a>, andava spesso a piedi per la campagna e si divertiva ad intrattenersi a parlare con le persone che incontrava. Spesso i bambini che lo incontravano gli chiedevano: «Che cosa mi hai portato?». E Pacelli era molto contento nel dar loro la frutta, dolci e pane che aveva portato con sé. Una volta disse ad un bambino: «Che fai tutto il giorno vicino alle tue mucche?», e questi rispose: «Sei tanto stupido da non capire che sorveglio le mucche? E tu che fai? Non potresti farmi i compiti?». E così il Nunzio si fermò lì e con tanta pazienza fece delle operazioni aritmetiche.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <em>(Positio, pag. 113).<br />
</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>Testimonianza di Suor Pascalina Lehnert.</strong><em><br />
</em>In un monastero di suore a Monaco, il Nunzio rimase più di qualche giorno per la vestizione e professione di duecento suore. Avevamo provveduto a far pervenire al Monastero la biancheria per il cambio, ma, siccome questa era usata e rammendata, la suora addetta al guardaroba la mise da parte e ne provvide della nuova. Non mancò di far notare al Nunzio che non gli si addiceva quella biancheria che a stento avrebbe potuto portare un povero. Al che il Nunzio replicò: «Stia tranquilla, non diamo ai poveri la vecchia, ma la nuova… Ma non dica niente alle mie suore, poiché, per questo, abbiamo sempre guerra in casa».</span><br />
<span style="color: #000000;"> <em>(Positio, pag. 112).</em><i><br />
</i></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><i>Testimonianza di Padre Virginio Rotondi SI.</i><a title="" href="#_ftn4"><span style="color: #000000;">[4]</span></a> </strong></span><br />
<span style="color: #000000;"> Un giorno, il Padre Como<a title="" href="#_ftn5"><span style="color: #000000;">[5]</span></a>, dei gesuiti, accompagnò un gruppo di lavoratori in una delle udienze speciali, che Pio XII concedeva numerosissime. Com’è noto, il Papa parlava, anche se brevissimamente, con ciascuno. Fu così che un operaio gli disse: «Ho sette figli e sono rimasto disoccupato». Il Santo Padre allora disse a Padre Como: «Mi mandi un appunto». Qualche giorno dopo io fui cercato da Padre Como, che mi chiese come avrebbe potuto far arrivare quell’appunto nelle mani del Papa. Io l’ho preso e, ricordo, lo portai al magazzino privato per consegnarlo a Madre Pascalina<a title="" href="#_ftn6"><span style="color: #000000;">[6]</span></a>, la quale, appena capì di che cosa si trattasse, esclamò: «Meno male! Sono tre giorni che il Santo Padre mi dice: “Deve arrivare un appunto, deve arrivare un appunto”.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <em>(Positio, pag. 242).<br />
</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>Testimonianza di Giulio Pacelli.<a title="" href="#_ftn7"><span style="color: #000000;">[7]</span></a></strong><strong> Pio XII in mezzo al popolo.</strong><em><br />
</em>Quando gli alleati non vollero più ascoltare la sua voce e fecero cadere le prime bombe su Roma<a title="" href="#_ftn8"><span style="color: #000000;">[8]</span></a>, il 19 luglio 1943<a title="" href="#_ftn9"><span style="color: #000000;">[9]</span></a>, Pio XII uscì dal Vaticano subito<a title="" href="#_ftn10"><span style="color: #000000;">[10]</span></a>, prima ancora che venisse dato il segnale del cessato allarme, e si recò tra la gente colpita nel quartiere Tiburtino. Durante quel bombardamento io ero a casa. Uscii immediatamente anch’io e mi recai al Verano per vedere se era stata colpita la tomba di famiglia<a title="" href="#_ftn11"><span style="color: #000000;">[11]</span></a> e così, per strada, incontrai mio zio, in mezzo a una folla di povera gente che piangeva e pregava con lui.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Quello che vidi sul suo volto in quei momenti non lo potrò mai dimenticare. Io che lo conoscevo bene, capivo quanta sofferenza ci fosse nel suo animo e quanto desiderio di aiutare, di consolare, di far sentire a quella gente che il papa voleva loro bene. Stringeva le mani delle persone che gli stavano più vicine e sembrava non riuscisse a staccarsi da loro.<br />
<i>(R. Allegri,</i><em> Intervista al principe Giulio Pacelli,</em> 1973)</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><i>Testimonianza del card. Fiorenzo Angelini.</i></strong><a title="" href="#_ftn12"><span style="color: #000000;"><strong>[12]</strong><br />
</span></a>Stavo celebrando un matrimonio tra sfollati a porte chiuse, uscimmo perché sentimmo i bombardamenti e vidi il fumo verso piazza Tuscolo. Presi l’olio degli infermi e alcune particole e mi avvicinai alla zona. Mentre ero lì, venne sganciata una nuova bomba, mi salvai per miracolo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nel via vai arrivai ad una strada in salita e vidi una macchina nera che veniva giù e mi accorsi subito che all’interno c’era Pio XII insieme al conte Enrico Pietro Galeazzi<a title="" href="#_ftn13"><span style="color: #000000;">[13]</span></a> e l’allora monsignor Giovanni Battista Montini, futuro Paolo VI.<a title="" href="#_ftn14"><span style="color: #000000;">[14]<br />
</span></a>Allargai le braccia, fermai la macchina perché lì vicino c’era una bomba di aereo inesplosa. La gente accorse immediatamente come una fiumana, il Papa scese dalla macchina, sembrava il prete dei poveri, il sacerdote degli afflitti, il sacerdote dei feriti uno che tutta la vita avesse fatto e compiuto la sua vita pastorale tra la gente.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Papa Pacelli pregò con le persone accorse e allora si levò quel grido di pace che di lì a poco venne ascoltato.<a title="" href="#_ftn15"><span style="color: #000000;">[15]<br />
</span></a>(<i>Benedetta Capelli, </i><em>Bombardamento di Roma e Pio XII [13 agosto 1943].</em><a title="" href="#_ftn16"><span style="color: #000000;">[16]</span></a><em><br />
</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>Testimonianza di Suor Maria Conrada Grabmair.</strong><a title="" href="#_ftn17"><span style="color: #000000;"><strong>[17]</strong><br />
</span></a>Una volta squillò il telefono e il Papa rispose senza essere riconosciuto. Apprese che una donna al portone di bronzo chiedeva insistentemente della penicillina per la figlia gravemente malata di polmonite. Era questo allora un farmaco introvabile e solo il Santo Padre riusciva ad ottenerne di quando in quanto qualche flacone. Nel frigorifero dell’appartamento ve n’era un solo flacone e il Papa, vedendo la nostra titubanza, ordinò: «Si deve dare per salvare la ragazza. E subito».</span><br />
<span style="color: #000000;"> <em>(Positio, pag. 180).<br />
</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>Testimonianza di Padre Peter Gumpel SI.</strong><a title="" href="#_ftn18"><span style="color: #000000;"><strong>[18]</strong><br />
</span></a>Ho avuto il privilegio di conoscerlo, quando ero un giovane docente al Germanico di Roma. Ogni incontro mi permetteva di sperimentare l’affabilità e la capacità di ascolto del pontefice. La vulgata ci racconta di un Pio XII algido e ieratico; era invece un uomo che ti metteva a tuo agio e &#8211; quando pronunciava un discorso &#8211; voleva sempre essere sicuro che le fonti bibliografiche da lui utilizzate fossero attendibili: era in questo molto scrupoloso. Amava ringraziare di persona per i libri che gli avevo potuto procurare. Più di una volta ho cercato di inginocchiarmi a ogni udienza privata, come si usava allora, e lui tutte le volte me lo ha impedito: gli bastava un normale saluto. Come mi colpiva che ogni volta, terminato il colloquio, mi volesse accompagnare fino alla porta del suo studio in Vaticano. Era un uomo che vedeva tutto alla luce della fede e dell’eternità.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <i>(Intervista di Filippo Rizzi a Padre Gumpel SI, 2013).</i><a title="" href="#_ftn19"><span style="color: #000000;">[19]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>Testimonianza di Pio XII su Gino Bartali.<a title="" href="#_ftn20"><span style="color: #000000;">[20]</span></a></strong><strong> L’umiltà di un ciclista.</strong><em><br />
</em>Siete pronti? I fronti contrari, nel campo religioso e morale, si vengono sempre più chiaramente delineando: è l’ora della prova. La dura gara, di cui parla san Paolo, è in corso; è l’ora dello sforzo intenso. Anche pochi istanti possono decidere la vittoria. Guardate il vostro Gino Bartali, membro dell’Azione cattolica; egli ha più volte guadagnato l’ambita “maglia”. Correte anche voi in questo campionato ideale, in modo da conquistare una ben più nobile palma: <em>Sic currite ut comprehendatis </em>(1 <i>Cor</i> 9, 24).</span><br />
<span style="color: #000000;"> <em>(</em><i>Pio XII, </i><em>Discorso agli uomini di Azione Cattolica, 7 settembre 1947). </em><strong><i><br />
</i></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>Testimonianze riassunte dal Comitato Pio XII.<em><br />
</em></strong>«Questa, privata del primo marito,  millecent’anni e più dispetta e scura  fino a costui si stette sanza invito» (<i>Divina Commedia</i>, Paradiso, Canto XI). Così, Povertà, dopo Cristo, in Francesco d’Assisi trovò un altro marito.</span><br />
<span style="color: #000000;"> L’immagine è bella, ma forse il giudizio di Dante troppo severo. La storia della Chiesa, nelle pieghe di quella “classe media della santità”, può raccontare innumerevoli storie di santità nella povertà &#8211; storie di uomini e donne santi che, come, prima e dopo Francesco, hanno sposato Madonna Povertà.</span><br />
<span style="color: #000000;"> E tra queste storie ce n’è una, dalla storia più recente della Chiesa, forse finora trascurata, o forse da qualcuno dolosamente coperta. Suor Pascalina, nelle sue memorie<a title="" href="#_ftn21"><span style="color: #000000;">[21]</span></a> dal vivo sugli anni al servizio di Pio XII, racconta che, una volta, le suore dell’appartamento pontificio gli fecero trovare delle scarpe nuove, senza dirgli nulla &#8211; quando quelle che indossava si erano ormai consumate oltre il tollerabile.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il Papa se ne accorse subito, e quando provò a protestare, gli fu risposto: «Ma Santità, scarpe del genere non le porta più neanche un povero, ma solo un vagabondo». Al ritorno dall’udienza, però, non fu più possibile opporgli rifiuti: «Dove sono le mie scarpe da vagabondo?».</span><br />
<span style="color: #000000;"> Di episodi come questi, la biografia di Papa Pacelli è piena; ed è ben noto il suo amore per gli anelli e le croci pettorali essenziali. Sempre Pascalina Lehnert racconta di quando le suore gli fecero trovare un anello con una pietra preziosa che il Papa dovette ritenere eccessivamente vistosa, tanto da indossarlo tenendola ben nascosta verso l’interno della mano.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La sua povertà, come ogni virtù cristiana, si muove in due direzioni. Innanzitutto, è orientata al Dio che si è fatto povero, ed è offerta a Lui, come piccola &#8211; ma a volte non troppo &#8211; mortificazione. «Il lavoro unito al sacrificio vale anche di più», obiettò al medico che gli chiedesse come mai in tutto il Palazzo Apostolico vi fosse il condizionatore, ma non nelle stanze dove viveva e lavorava il Successore di Pietro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> E poi, la seconda direzione: verso i fratelli. Che sono figli, per un Papa. E si tratta, per Pio XII, di figli che conoscono la povertà quella vera, quella della guerra e &#8211; non meno grave &#8211; quella del dopoguerra. Così, il Papa, per quanto possibile, non vuole che gli siano risparmiate quelle privazioni che i suoi figli conoscono bene.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Durante la guerra, al tavolo del Papa non è servito il caffè, e non si accendono mai i riscaldamenti &#8211; perché i suoi figli non sanno più cosa sia il caffè e soffrono il freddo. E non si priva certo solo del caffè: bisogna guardare le foto che lo ritraggono negli ultimi anni della guerra per avere un’idea di quante privazioni si imponesse.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Per molti anni, nonostante i consigli contrari del medico, il Papa rinuncia ai soggiorni a Castel Gandolfo, perché i suoi figli non possono permettersi vacanze. E chi gli sta vicino sa quanto Pio XII amasse la residenza di Castel Gandolfo. Bisogna pregarlo per fargli indossare una talare nuova, e la sua stanza da letto è quanto di più spoglio si possa immaginare: le foto che lo ritraggono sul letto di morte ne danno prova certa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nel 1958, muore praticamente senza soldi; quelli che aveva erano stati già distribuiti ai poveri che ne facevano richiesta &#8211; come quando prese tutti i soldi in cassaforte per portarli a San Lorenzo, a Roma, nelle ore successive al bombardamento.<a title="" href="#_ftn22"><span style="color: #000000;">[22]<br />
</span></a>È la stessa povertà cui invita i suoi sacerdoti nel 1950: «Anche il Sacerdote, che non fa professione di povertà con particolare voto, deve essere sempre guidato dallo spirito e dall’amore di questa virtù; amore che deve dimostrare con la semplicità e la modestia del tenore di vita, dell’abitazione e nella generosità verso i poveri» (<i>Menti Nostrae</i>, 1950).<a title="" href="#_ftn23"><span style="color: #000000;">[23]<br />
</span></a>Non è il caso si ricordare le attività di sollievo ai poveri che la Santa Sede mise in piedi, su impulso di Pio XII, durante la guerra; un’attività che Pio XII già curava personalmente ai tempi in cui era Nunzio Apostolico in Baviera, e poi a Berlino.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Sono diverse le fonti che attestano la frenetica attività che, in tutto il pontificato di Pio XII, coinvolge il Magazzino Privato del Santo Padre.</span><br />
<span style="color: #000000;"> E, si sa, la voce della carità si diffonde presto; così, negli anni, cominciarono a bussare sempre più persone &#8211; come quando, in uno dei tanti episodi raccontati da Suor Pascalina, una vecchietta lo attendeva la mattina, all’angolo della strada, all’uscita dalla Nunziatura di Monaco, per chiedergli i soldi per la spesa. Il Nunzio, che non portava soldi con sé, la fece accomodare in casa, e non la lasciò andar via fino a quando la vecchietta non avesse preso dalla cucina tutto ciò di cui abbisognasse, offrendosi di aiutarla a portare i sacchetti a casa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Commuovono e spaventano, pur nel linguaggio dell’epoca, le parole con cui, il 6 gennaio 1946, il Papa invitata tutti i suoi figli a soccorrere i bambini che si trovassero in condizioni di povertà.</span><br />
<span style="color: #000000;"> «Fra le sciagure senza numero prodotte dall’orribile conflagrazione, nessuna al Nostro cuore paterno reca una ferita più dolorosa di quella che si abbatte su una moltitudine di innocenti fanciulli, che a milioni, come Ci è riferito, privi delle cose necessarie alla vita, in molte nazioni cadono vittime del freddo, dell’inedia e delle malattie; e che spesso, abbandonati da tutti, non solo mancano di pane, di vestiti, di tetto, ma anche di quell’affetto, di cui la tenera età sente così vivo il bisogno».</span><br />
<span style="color: #000000;"> E poi l’appello alla responsabilità: «Coloro che sono di scarse possibilità economiche diano di gran cuore, tutto quello che possono; coloro poi che vivono nell’abbondanza e nel lusso, si ricordino bene che lo stato di miseria, di inedia e di nudità di tanti poveri bambini costituisce una severa e tremenda accusa presso il Dio delle misericordie, qualora dimostrino animo insensibile e fredda indifferenza, né prestino il loro generoso soccorso». (<em>Quemadmodum</em>, 1946).<a title="" href="#_ftn24"><span style="color: #000000;">[24]<br />
</span></a>Così, i poveri diventano per Pio XII <i>il punto debole</i>, cui mai sapeva dire di no &#8211; insieme ai bambini, e ai malati. Impressiona, scorrendo i messaggi del Papa ai malati, quante volte egli impieghi il termine “tenerezza”.<a title="" href="#_ftn25"><span style="color: #000000;">[25]</span></a> E questa tenerezza non poteva che essere egualmente riservata anche ai piccoli e agli indigenti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Una certa patina ufficiale sembra farcelo dimenticare. Le immagini solenni in sedia gestatoria, con tiara e flambelli tradiscono un po’ l’immagine privata di Pio XII, ma soltanto perché l’uomo contemporaneo &#8211; così sofisticato &#8211; non riesce a tenere insieme tutto. Non che Pio XII disdegnasse la solennità dei riti. In quei riti &#8211; si può dire &#8211; la persona di Pacelli si dissolveva nella persona più grande del Papa, Vicario di Cristo. Quei riti erano, e sono, quasi un esercizio di mortificazione &#8211; nel senso etimologico -, perché insegnano a “non appartenersi”.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Pio XII sapeva di non appartenersi: «Io appartengo tutto alla Santa Sede», amava dire &#8211; e quei riti, a volte così eccessivi, glielo ricordavano continuamente, e non gli impedivano, sceso dalla sedia gestatoria, di vivere la sua povertà, sulle orme di Cristo. «Dietro a lo sposo, sì la sposa piace» (<i>Divina Commedia</i>, Paradiso, Canto XI); e Pio XII non ambiva ad altro, che a piacere a questo Sposo.<a title="" href="#_ftn26"><span style="color: #000000;">[26]</span></a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>La testimonianza del prof. Guiducci<a title="" href="#_ftn27"><span style="color: #000000;">[27]</span></a></strong><strong>, storico della Chiesa.</strong><em><br />
</em>La sera del 4 giugno 1944, dopo nove mesi di occupazione tedesca, Roma è libera e il suo popolo acclama il Pontefice, Pio XII, come il salvatore della città tributandogli il titolo di <i>Defensor civitatis</i>. A 70 anni esatti da quegli eventi, mercoledì 4 giugno si è tenuto nella Capitale un incontro presso la Curia generalizia dei padri Gesuiti per ricordare le iniziative adottate da Pacelli in quelle drammatiche circostanze.</span><br />
<span style="color: #000000;"> All’appuntamento, organizzato dalla postulazione della causa di canonizzazione di Pio XII, hanno preso parte, tra gli altri, l’ebreo romano, poi convertito, Renato Astrologo &#8211; sopravvissuto al bombardamento del quartiere San Lorenzo grazie al riparo presso le monache di clausura del monastero di Santa Susanna in via XX Settembre &#8211; e lo storico Pier Luigi Guiducci, docente alla Lateranense e alla Salesiana. Autore, quest’ultimo, di numerosissimi studi, supportati da materiale originale, sull’impegno del pontefice a favore degli ebrei, oltre che scopritore di un carteggio che dimostrerebbe l’opposizione del Papa alle violenze sessuali perpetrate nei confronti delle donne, e non solo, sul finire del conflitto mondiale, quando i “goumiers”, nord africani incorporati nell’esercito francese per combattere i nazisti che occupavano l’Italia centrale, ebbero via libera, come per una sorta di “ricompensa”, agli stupri di massa. Nel Lazio si arriverà a una cifra di alcune migliaia di violenze.<a title="" href="#_ftn28"><span style="color: #000000;">[28]<br />
</span></a>Un dato documentato da referti medici e denunce ai Carabinieri (anche se di altre migliaia si ha solo una memoria orale), che include donne e uomini, preti e suore, bambini e anziani. «A difendere la popolazione c’erano i sacerdoti del posto &#8211; racconta Guiducci -. Fra tutti spicca la figura del parroco di Esperia, don Alberto Terilli<a title="" href="#_ftn29"><span style="color: #000000;">[29]</span></a>, che nascose tre donne in sacrestia. Alcuni goumiers vi irruppero sfondando la porta e violentarono le donne. Il prete, trascinato in piazza, subì violenza per una notte e morì dopo due giorni per gli oltraggi ricevuti».</span><br />
<span style="color: #000000;"> A chi accusa il Vaticano di essere intervenuto tardi per fermare una tale barbarie, che ispirò anche il romanzo di Alberto Moravia <i>La ciociara</i>, lo storico replica che «questo non è vero». Da una corrispondenza epistolare intercorsa tra il cardinale francese Eugène Tisserant<a title="" href="#_ftn30"><span style="color: #000000;">[30]</span></a> e il generale Alphonse Juin<a title="" href="#_ftn31"><span style="color: #000000;">[31]</span></a>, scovata appunto da Guiducci in un archivio privato oltralpe<a title="" href="#_ftn32"><span style="color: #000000;">[32]</span></a>, emerge «la volontà di Pio XII di fermare le violenze. Il Papa, attraverso la Segreteria di Stato, farà trasmettere da Tisserant un dossier di denunce».</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ci sarà anche un fatto importante: «Quando i francesi festeggeranno a Siena liberata l’annuale festa della loro Repubblica, Tisserant sarà invitato ufficialmente da Juin, ma Pio XII non autorizzerà il cardinale a lasciare il Vaticano. Dopo le tragedie in Ciociaria non c’era nulla da festeggiare».</span><br />
<span style="color: #000000;"> Forte solo «dell’autorità morale», Pio XII fece il possibile per scongiurare quelle che sono passate alla storia come “marocchinate”. E se in seguito alla guerra poco poté essere fatto per punire i violentatori e coloro che li avevano “tollerati”, la ragione va cercata altrove.</span><br />
<span style="color: #000000;"> «Il problema più evidente &#8211; denuncia in ultimo Guiducci &#8211; fu legato al trattato di pace con l’Italia del 1947 che impegnava il nostro Paese a rinunciare a presentare reclami agli Alleati per qualunque situazione avvenuta durante il secondo conflitto mondiale.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <i>(Mariaelena Finessi, </i><em>RomaSette.it, 5 giugno 2014)</em>.<em><br />
</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>La testimonianza di donna Orsola dei Principi Pacelli<a title="" href="#_ftn33"><span style="color: #000000;">[33]<br />
</span></a></strong>Lo hanno spesso descritto come freddo e austero ma con noi della famiglia era affettuoso, divertente e a volte ci sorprendeva con battute in romanesco. Voleva molto bene a mio padre e mia madre. E a me e ai miei fratelli, che eravamo i suoi nipotini. Ricordo che andavamo a trovarlo nell’appartamento pontificio in Vaticano e anche a Castel Gandolfo, la sua residenza estiva.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Io ero molto vivace, avevo l’argento vivo addosso, e in quei lunghi corridoi silenziosi mi mettevo a correre e ridere ad alta voce. I miei genitori ovviamente mi rimproveravano, cercavano di farmi stare composta, ma il Papa sorrideva, mi prendeva per mano e si metteva a giocare con me.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Le occasioni in cui si andava a trovarlo erano il Natale e il 2 giugno, giorno di sant’Eugenio, per festeggiare il suo onomastico. Ho ricordi nitidi di quei momenti. Si lasciava la macchina nel cortile di San Damaso, davanti al Palazzo Apostolico. Poi si entrava in ascensore e si saliva direttamente fino all’appartamento privato del Papa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Le stanze erano per me misteriose. Per niente lussuose, anzi un po’ spartane, contenevano oggetti esotici e affascinanti. Avevo l’impressione di entrare in un libro di fiabe. Nello studio del Papa, per esempio, mi colpiva sempre la pelle di un leone. Era un dono che aveva ricevuto da Pio XI. Mi rapiva, restavo a guardarla estasiata.</span><br />
<span style="color: #000000;"> E poi c’era un “cavallo elettrico”. Il Papa lo teneva nel bagno e gli serviva per fare ginnastica appena sveglio. Quando era giovane ed era nunzio apostolico in Baviera, aveva preso l’abitudine di cavalcare e così ora, con quell’attrezzo ginnico, ripeteva gli stessi movimenti benefici per la sua salute. Di quelle visite ricordo anche i biscotti che le suore facevano trovare a noi bambini e la cioccolata calda fumante».</span><br />
<span style="color: #000000;"> Quando stava con noi della famiglia, il Papa era rilassato, cordiale e disponibile. Nonostante le sue giornate fossero piene di impegni, riusciva sempre a trovare tempo per i suoi parenti. Si interessava di quello che facevamo, di come andavamo a scuola o di quello che sognavamo per il futuro. Ascoltava e dava anche dei consigli.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ricordo con tenerezza un Natale in cui mio fratello Filippo aveva imparato una poesia apposta per recitarla davanti al Papa. Pio XII era entusiasta e si era messo comodo per ascoltarla. Ma Filippo, vinto dall’emozione, all’ultimo momento si era rifiutato. Teneva le manine dietro la schiena e con aria imbronciata esclamava: “Io non dicio!”.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il Papa si mise a ridere, poi lo prese in braccio e lo tenne sulle ginocchia riempiendolo di coccole. In quel momento, ai miei occhi di bimba, non era il Pontefice, ma uno zio affettuoso cui gettare le braccia al collo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> (Roberto Allegri,<em> intervista a donna Orsola dei principi Pacelli).</em><a title="" href="#_ftn34"><span style="color: #000000;">[34]</span></a><em><br />
</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>La testimonianza di S.E. Tonucci<a title="" href="#_ftn35"><span style="color: #000000;">[35]</span></a></strong><strong>, Nunzio Apostolico (2025).</strong><em><br />
</em>“Durante gli anni del mio servizio a Londra, Monsignor Igino Cardinale<a title="" href="#_ftn36"><span style="color: #000000;">[36]</span></a> era Nunzio Apostolico in Belgio. Stava allora pubblicando un grosso manuale sulla diplomazia della Santa Sede in inglese, e un paio di volte venne a Londra per mantenere i contatti con l’editore e per correggere personalmente le bozze.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Durante quei giorni, era ospitato in una camera per ospiti a fianco del mio ufficio e, nei momenti di stanchezza, veniva a vedermi e chiacchierare un po’. Ugualmente, dopo cena, mi invitava ad andare da lui, per vedere insieme la televisione. Di fatto, più che guardare le trasmissioni, mi parlava di tanti argomenti ed io lo seguivo con interesse. Cardinale era stato Delegato Apostolico a Londra fino a cinque o sei anni prima, e i suoi ricordi e le sue analisi erano per me utilissimi per capire meglio la situazione della Gran Bretagna.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Con molto piacere ascoltavo anche i suoi ricordi degli anni trascorsi a Roma, come Capo del Protocollo della Segreteria di Stato, quando occasionalmente esercitava la funzione di segretario del Papa Pio XII, che non aveva un suo segretario particolare. Attraverso i suoi racconti, la personalità del Papa, che avevo visto solo due volte e molto da lontano, ma per il quale ho sempre avuto una grande ammirazione, acquistava per me una dimensione nuova, molto più reale e concreta e con molti spunti di umanità.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Sapevo, dai ricordi del Cardinale Tardini, della povertà nella quale viveva il Papa. Cardinale mi confermò questo aspetto, spiegandomi che in tutti gli anni di pontificato, Pacelli mantenne sempre una sua piccola croce pettorale e non volle mai cambiarla. Un giorno l’anello di congiunzione della croce si ruppe. Mentre il gioiello era ad aggiustare, il Papa aveva un’udienza e si preparava ad andare senza la croce. Cardinale insistette perché ne mettesse una, tra quelle che aveva a disposizione: non stava bene che ricevesse persone senza la croce! Il Papa accettò malvolentieri e, finita l’udienza, restituì immediatamente la croce provvisoria, in attesa di avere indietro la sua riparata.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Un altro particolare curioso: ogni tanto, da buon romano, Pacelli usciva con espressioni in romanesco. Ne ricordo una, in riferimento a qualche collaboratore scontento: “E baccajavano pure!”. (…)”.<a title="" href="#_ftn37"><span style="color: #000000;">[37]</span></a><em><br />
</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>Alcune considerazioni di sintesi<br />
</strong>Vi sono molti modi per avvicinare la figura e l’opera di Pio XII. Tra questi percorsi di ricerca rimane particolarmente attuale lo studio dell’humanitas di questo Papa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> 1] Certamente la Positio<a title="" href="#_ftn38"><span style="color: #000000;">[38]</span></a><b> </b>offre al riguardo diverse informazioni. Il volume III, suddiviso in due parti<a title="" href="#_ftn39"><span style="color: #000000;">[39]</span></a>, raccoglie le deposizioni di sessantuno testimoni solo per la parte del processo cosiddetto “romano”; e trentasei altre deposizioni sono state raccolte negli altri luoghi legati alla vita del Venerabile.</span><br />
<span style="color: #000000;"> 2] Rimangono inoltre molto utili le opere storiche su Pio XII di Autori che hanno raccolto i documenti della Santa Sede riguardanti il periodo del secondo conflitto mondiale, fino agli Studiosi che hanno dimostrato la non verità di affermazioni critiche (quando non polemiche) indirizzate alla persona e all’opera di Pio XII.</span><br />
<span style="color: #000000;"> 3] Unitamente a ciò, conserva pure un particolare interesse l’approfondimento delle interazioni avvenute tra il Venerabile Pacelli e le figure di apostoli che la Chiesa additerà in seguito ai fedeli. Si ricordano qui, ad esempio, alcuni Santi<b> </b>che collaborarono con il Pontefice in Vaticano e in altri luoghi: mons. Angelo Giuseppe Roncalli<a title="" href="#_ftn40"><span style="color: #000000;">[40]</span></a> (poi Papa Giovanni XXIII). Durante il secondo conflitto mondiale si distinse per l’aiuto rivolto ai perseguitati dal regime nazista.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Mons. Giovanni Battista Montini<a title="" href="#_ftn41"><span style="color: #000000;">[41]</span></a> (poi Papa Paolo VI). Negli anni della guerra fu un fedele collaboratore di Pio XII, specie nell’organizzazione di un articolato sistema di assistenza ai bisognosi del tempo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Don Luigi Orione<a title="" href="#_ftn42"><span style="color: #000000;">[42]</span></a>: “padre dei poveri e insigne benefattore dell’umanità dolorante e abbandonata”, così Pio XII lo definì nel telegramma inviato in occasione della sua morte, avvenuta il 12 marzo 1940.</span><br />
<span style="color: #000000;"> E non sono da dimenticare anche i Beati che interagirono con Papa Pacelli in situazioni molto delicate. Tra diversi esempi, si possono ricordare:</span><br />
<span style="color: #000000;"> il vescovo (poi cardinale) Clemens August<b> </b>von Galen<a title="" href="#_ftn43"><span style="color: #000000;">[43]</span></a>. Nel 1925 conobbe Eugenio Pacelli, che dal 1920 era nunzio apostolico era per l&#8217;intera Germania;, con cui strinse un&#8217;amicizia che durò per tutta la vita. Si distinse per la resistenza al nazismo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Mons. Luigi Novarese<a title="" href="#_ftn44"><span style="color: #000000;">[44]</span></a>: il 18 ottobre 1949, Pio XII lo ricevette in udienza presente mons. Montini, e lo esortò a continuare l’apostolato del Centro Volontari della Sofferenza senza lasciarsi abbattere dalle difficoltà.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Sig.na Armida Barelli<a title="" href="#_ftn45"><span style="color: #000000;">[45]</span></a>: la sua azione socio-pastorale fu decisiva per sostenere le nuove opere cattoliche che si stavano organizzando. Nel 1946, venne nominata da Pio XII vice presidente generale dell&#8217;Azione Cattolica.<a title="" href="#_ftn46"><span style="color: #000000;">[46]<br />
</span></a>Don Carlo Gnocchi<a title="" href="#_ftn47"><span style="color: #000000;">[47]</span></a>: Pio XII accolse quest’ultimo e i suoi mutilatini l’11 luglio 1948 (udienza particolare a don Gnocchi e ai mutilatini); 20 maggio 1950 (incontro con i mutilatini per l’inaugurazione del Centro di Roma); 27 agosto 1953 (udienza ai mutilatini europei partecipanti al Campo d’Agosto; 8 agosto 1954 (udienza ai partecipanti al Raduno dei Dirigenti d’Europa dei Mutilatini di guerra).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Da citare pure importanti figure di Venerabili. Ad esempio: suor Lucia dos Santos<a title="" href="#_ftn48"><span style="color: #000000;">[48]</span></a>, veggente di Fatima). Fu lei a chiedere a Pio XII, a nome della Madonna, la consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria, e la comunione riparatrice dei primi sabati.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Don Pirro Scavizzi<a title="" href="#_ftn49"><span style="color: #000000;">[49]</span></a>: durante la seconda guerra mondiale, fu presente sui treni ospedale dell’Ordine di Malta in sei missioni. Operò anche nei centri ospedalieri che accoglievano soldati feriti e civili colpiti dai bombardamenti. Protesse ebrei. Nel 1947 fu nominato da Pio XII suo Prelato Domestico.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Madre Luigia Tincani<a title="" href="#_ftn50"><span style="color: #000000;">[50]</span></a>. Notevole l’apporto che dette alla cultura in genere e alla promozione di atenei universitari. Nel 1949 fu nominata da Pio XII superiora a vita dell’Unione Santa Caterina da Siena &#8211; Missionarie della Scuola).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Tra i Servi di Dio spicca la figura di padre Felice Cappello SI<a title="" href="#_ftn51"><span style="color: #000000;">[51]</span></a>. Riferì in seguito Suor Pascalina Lehnert: “(…) Ricordo di aver visto diverse volte, in Vaticano, Padre Cappello, che veniva ricevuto da Pio XII e con Lui si intratteneva a colloquio, ma non so su quali argomenti (…)”.<a title="" href="#_ftn52"><span style="color: #000000;">[52]<br />
</span></a>Proprio seguendo questo “iter sanctitatis” sono emersi molti dettagli sull’umanità di Pio XII.<a title="" href="#_ftn53"><span style="color: #000000;">[53]</span></a> Tale qualità ha saputo cancellare ogni buonismo e paternalismo per aprirsi a una condivisione reale di ogni esodo umano.<em></em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><em> </em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><em> </em></span></p>
<div><strong><em>Note</em></strong></div>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref1">[1]</a> Pio XII (nato Eugenio Pacelli): 1876-1958. Il suo pontificato è durato dal 1939 alla morte. Nel 2009 ha ricevuto il titolo di Venerabile.<br />
<a title="" href="#_ftnref2"><i><b>[2]</b></i></a> Suor Pascalina Lehnert (1894-1983). Coordinò il lavoro domestico che si svolgeva nell’appartamento di Pio XII dal 1923 fino alla morte del Pontefice.<em><br />
</em><a title="" href="#_ftnref3">[3]</a> Periodo: 1917-1929.<br />
<a title="" href="#_ftnref4">[4]</a> P. Virginio Rotondi SI. (1912-1990). Fondatore e direttore dell’opera sociale “Oasi”.<br />
<a title="" href="#_ftnref5">[5]</a> P. Guglielmo Como SI. (1903-1978).<br />
<a title="" href="#_ftnref6">[6]</a> Durante il Pontificato si occupò anche della supervisione del Magazzino privato del Papa, che raccoglieva i doni e le elemosine che da tutto il mondo arrivavano al Papa, per ridistribuirli ai più bisognosi.<br />
<a title="" href="#_ftnref7">[7]</a> Principe Giulio Pacelli (1910-1984). Nipote di Pio XII.<br />
<a title="" href="#_ftnref8">[8]</a> Quartieri San Lorenzo, Prenestino, Tiburtino e Tuscolano. (<i>n.d.A</i>.).<br />
<a title="" href="#_ftnref9">[9]</a> Circa tremila morti. (<i>n.d.A</i>.).<br />
<a title="" href="#_ftnref10">[10]</a> Pio XII arrivò direttamente dal Vaticano a bordo di una Topolino guidata dal conte Galeazzi. (<i>n.d.A</i>.).<br />
<a title="" href="#_ftnref11">[11]</a> Era stata colpita (<i>n.d.A</i>.).<br />
<a title="" href="#_ftnref12">[12]</a> Mons. Fiorenzo Angelini (1916-2014). Nel 1943 era un giovane viceparroco della chiesa della Natività, vicino a San Giovanni. Nominato vescovo (1956). Creato poi cardinale (1991).<br />
<a title="" href="#_ftnref13">[13]</a> Conte Enrico Pietro Galeazzi (1896-1986). Architetto dei Sacri Palazzi Apostolici, Direttore Generale dei Servizi tecnici e di quelli economici del Vaticano.<br />
<a title="" href="#_ftnref14">[14]</a> Cf nota successiva.<br />
<a title="" href="#_ftnref15">[15]</a> Pio XII doveva celebrare una messa in suffragio delle vittime del 19 luglio nella chiesa dei Santi Fabiano e Venanzio a piazza di Villa Fiorelli. Al termine avrebbe dovuto esserci anche una processione fino a San Giovanni. Ecco perché di questa seconda occasione ci sono anche le immagini cinematografiche. In questo caso la presenza del Papa era prevista, e la coincidenza con il bombardamento fu casuale.<br />
<a title="" href="#_ftnref16">[16]</a> In: ‘Vatican News’, 2 marzo 2019.<br />
<a title="" href="#_ftnref17">[17]</a> Suor Maria Conrada Grabmair. Religiosa bavarese. Fu dal 1938 addetta alla cucina e alle pulizie dell’appartamento privato prima del Cardinal Pacelli e poi di Papa Pio XII.<em><br />
</em><a title="" href="#_ftnref18">[18]</a> Padre Peter Gumpel SI (1923-2022). P.L. Guiducci, <em>Padre Peter Gumpel, il ricordo di un amico</em>, in: ‘Gesuiti’, News, Cultura, 16 ottobre 2022.<br />
<a title="" href="#_ftnref19">[19]</a> In: ‘Avvenire’, <em>Agorà</em>, venerdì 15 novembre 2013.<br />
<a title="" href="#_ftnref20">[20]</a> Gino Bartali (1914-2000). Ciclista su strada. Vinse tre Giri d’Italia, di cui due consecutivi, (1936, 1937, 1946), e due Tour de France (1938, 1948), oltre a numerose altre corse tra gli anni Trenta e Cinquanta, tra le quali due Giri di Svizzera consecutivi, quattro Milano-Sanremo, tre Giri di Lombardia e un Tour de Romandie (Svizzera). Proclamato anni dopo (2013) “Giusto tra le Nazioni” per l’aiuto offerto agli Ebrei perseguitati.<br />
<a title="" href="#_ftnref21">[21]</a> P. Lehnert, <i>Pio XII. Il privilegio di servirlo</i>, traduzione dal tedesco di M. Guarducci, Rusconi, Milano 1984 (<i>n.d.A</i>.).<br />
<a title="" href="#_ftnref22">[22]</a> Il denaro portato da Pio XII venne poi distribuito attraverso il parroco della vicina chiesa dell’Immacolata a San Lorenzo.<i> (n.d.A.).<br />
</i><a title="" href="#_ftnref23">[23]</a> Pio XII, <i>Menti Nostrae</i>, Esortazione al Clero del mondo cattolico sulla santità della vita sacerdotale. 23 settembre 1950 (Anno Santo). <i>(n.d.A.).<br />
</i><a title="" href="#_ftnref24">[24]</a> Pio XII, Lettera Enciclica <i>Quemadmodum, L’assistenza ai fanciulli indigenti, </i>Roma, presso San Pietro, il 6 gennaio, Epifania di nostro Signore Gesù Cristo, nell&#8217;anno 1946, VII del Nostro pontificato<i>. (n.d.A.).<br />
</i><a title="" href="#_ftnref25">[25]</a> Cf anche: <i>Radiomessaggio di Sua Santità Pio XII ai malati di tutto il mondo</i>. Lunedì 21 novembre 1949. <i>Discorso di Sua Santità Pio PP. XII a migliaia di infermi del “Centro Volontari della Sofferenza</i>”, lunedì 7 ottobre 1957.<i> </i>(<i>n.d.A.</i>)<i>.<br />
</i><a title="" href="#_ftnref26">[26]</a> Comitato Papa Pacelli, 17 gennaio 2014. https://www.papapioxii.it/.<br />
<a title="" href="#_ftnref27">[27]</a> Pier Luigi Guiducci (1951-…). Storico della Chiesa e giurista. Autore anche del volume<em> Il Terzo Reich contro Pio XII </em>(San Paolo; 2013).<br />
<a title="" href="#_ftnref28">[28]</a> Cf anche: Redazione, <i>Nuovi documenti: Pio XII contro le “marocchinate” in Ciociaria</i>, in: ‘Storia in Rete’, 18 giugno 2014. Intervista al prof. Guiducci (<i>n.d.A.).<br />
</i><a title="" href="#_ftnref29">[29]</a> Don Alberto Terilli (1880-1944). (<i>n.d.A</i>.).<br />
<a title="" href="#_ftnref30">[30]</a> Card. Eugène Tisserant (1884-1972). (<i>n.d.A</i>.).<br />
<a title="" href="#_ftnref31">[31]</a> Generale Alphonse Juin (1888-1967). Divenne maresciallo di Francia nel 1952. (<i>n.d.A</i>.).<br />
<a title="" href="#_ftnref32">[32]</a> Le lettere intercorse tra Tisserant e Juin erano conservate in Francia da Hennequin Paule a Mas Galangau (Montferrer). Questa anziana signorina era la pronipote di Tisserant. (<i>n.d.A</i>.).<br />
<a title="" href="#_ftnref33">[33]</a> Donna<strong> </strong>Orsola dei Principi Pacelli (nata nel 1937). Pronipote di Pio XII. (<i>n.d.A</i>.).<br />
<a title="" href="#_ftnref34">[34]</a> In: ‘Famiglia Cristiana’, 5 ottobre 2018.<br />
<a title="" href="#_ftnref35">[35]</a> S.E. Mons. Giovanni Tonucci (nato nel 1941). Lavorò nella Segreteria di Stato vaticana. Prestò in seguito servizio presso le Nunziature Apostoliche nella Repubblica Federale Socialista di Jugoslavia (1984-1987) e negli Stati Uniti d’America (1987-1989). A Washington era anche Osservatore Permanente Aggiunto presso l’Organizzazione degli Stati Americani. Nominato Nunzio Apostolico in Bolivia il 21 ottobre 1989, fu elevato alla dignità di Arcivescovo, con il titolo di Torcello. Ha servito come Nunzio Apostolico in Bolivia fino al 1996. In quell’anno, a marzo, fu nominato Nunzio Apostolico in Kenya. Fu poi accreditato come Osservatore Permanente della Santa Sede ai programmi delle Nazioni Unite con sede in Nairobi: UNEP, per i problemi ecologici, e Habitat, per gli insediamenti umani. Nel mese di ottobre 2004, fu trasferito alla Nunziatura Apostolica di Stoccolma, come Rappresentante Pontificio presso i Paesi Nordici: Svezia, Danimarca, Finlandia, Islanda e Norvegia. Il 18 ottobre 2007 fu nominato Arcivescovo della Prelatura Territoriale di Loreto, e Delegato Pontificio del Santuario della Santa Casa. Dall’8 marzo 2014, è stato anche Delegato Pontificio per il Santuario di S. Antonio in Padova.<br />
<a title="" href="#_ftnref36">[36]</a> S.E. Mons. Igino Eugenio Cardinale (1916-1983). (<i>n.d.A</i>.).<br />
<a title="" href="#_ftnref37">[37]</a> S.E. Mons. Giovanni Tonucci (nato nel 1941), <i>Lettera al Prof. Pier Luigi Guiducci</i>, datata giovedì 2 gennaio 2025. Archivio privato Prof. Guiducci.<br />
<a title="" href="#_ftnref38">[38]</a> Congregazione per le cause dei Santi, <i>CONGREGATIO DE CAUSIS SANCTORUM Prot. N 1088 ROMANA. BEATIFICATIONIS ET CANONIZATIONIS Servi Dei PII XII (EUGENII PACELLI) SUMMI PONTIFICATUS (1876-1958). POSITIO SUPER VITA ET VIRTUTIBUS.</i> Romae, 1999.<br />
<a title="" href="#_ftnref39">[39]</a> Congregazione per le cause dei Santi, <i>CONGREGATIO DE CAUSIS SANCTORUM Prot. N 1088 ROMANA. BEATIFICATIONIS ET CANONIZATIONIS Servi Dei PII XII (EUGENII PACELLI) SUMMI PONTIFICATUS (1876-1958). </i><i>POSITIO SUPER VITA ET VIRTUTIBUS. </i><i>SUMMARIUM DEPOSITIONES TESTIUM Vol III, PARS I e Processu Romano, PARS II e Processibus Rogatorialibus Varsaviensi, Ianuensi, Lisbonensi, Matritensi, Montisvidei, Monacensi, Berolinensi..</i> Romae 1999, pp, XXV, XXXII, 1-540 + 541-906.<br />
<a title="" href="#_ftnref40">[40]</a> Angelo Giuseppe Roncalli (1881-1963). Il suo pontificato durò dal 1958 alla morte.<br />
<a title="" href="#_ftnref41">[41]</a> Giovanni Battista Montini (1897-1978). Il suo pontificato durò dal 1963 alla morte.<br />
<a title="" href="#_ftnref42">[42]</a> Don Luigi Orione (1872-1940). Fondatore della Piccola Opera della Divina Provvidenza.<br />
<a title="" href="#_ftnref43">[43]</a> Mons. Clemens August<b> </b>von Galen (1878-1946). Vescovo di Münster. Creato cardinale nel 1946. Cf anche: S. Falasca, <i>Un vescovo contro Hitler. Von Galen, Pio XII e la resistenza al nazismo</i>, San Paolo, Cinisello Balsamo 2006.<br />
<a title="" href="#_ftnref44">[44]</a> Mons. Luigi Novarese (1914-1984). Fondatore delle associazioni Centro Volontari della Sofferenza, Silenziosl Operai della Croce, Lega Sacerdotale Mariana e Fratelli degli ammalati.<br />
<a title="" href="#_ftnref45">[45]</a> Sig.a Armida Barelli (1882-1952). Dirigente dell’Azione Cattolica Italiana. Co-fondatrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Co-fondatrice delle Missionarie della Regalità di Nostro Signore Gesù Cristo. Co-fondatrice dell’Opera della Regalità di Nostro Signore Gesù Cristo.<br />
<a title="" href="#_ftnref46">[46]</a> Cf anche: P.L. Guiducci, <i>Armida Barelli, La donna che discuteva con il “Magnifico Terrore”</i>, EDUCatt, Milano 2021.<br />
<a title="" href="#_ftnref47">[47]</a> Don Carlo Gnocchi (1902-1956). Cappellano degli Alpini in Russia. Nel 1945 venne nominato direttore dell&#8217;&#8221;Istituto Grandi Invalidi&#8221; di Arosio. Accolse i primi orfani e mutilati di guerra. Nel 1948  fondò la &#8220;Fondazione Pro Infanzia Mutilata&#8221;. Fu poi nominato consulente alla Presidenza del Consiglio per i mutilatini di guerra. Nel 1951 la Fondazione venne sciolta. Beni e strutture furono donati alla nuova &#8220;Fondazione Pro Juventute&#8221;.<br />
<a title="" href="#_ftnref48">[48]</a> Suor Lucia dos Santos (1907-2005). Fa parte dei tre veggenti che, vicino Fatima, sperimentarono la vicinanza tangibile della Vergine Maria (1917)<em>.</em> Con lei furono presenti alle apparizioni i suoi cugini, i fratelli Giaconta (Santa) e Francesco Marto (Santo).<br />
<a title="" href="#_ftnref49">[49]</a> Don Pirro Scavizzi (1884-1964). Cappellano militare sui treni ospedale. Operò a Roma nelle parrocchie di San Vitale (vicario) e di Sant’Eustachio (parroco). Aderì all’Istituto Imperiali Borromeo Antonelli, e si dedicò alle Missioni al popolo. Fu anche assistente ecclesiastico nei treni UNITALSI.<br />
<a title="" href="#_ftnref50">[50]</a> Madre Luigia Tincani (1889-1976). Religiosa, pedagogista, filosofa. Fondatrice della congregazione delle Missionarie della Scuola, e della Libera Università Maria Santissima Assunta di Roma.<br />
<a title="" href="#_ftnref51">[51]</a> P. Felice Cappello sj (1879-1962). Sacerdote. Docente all’Università Gregoriana. Canonista. Denominato “il confessore di Roma”.<br />
<a title="" href="#_ftnref52">[52]</a> <em>Cf Positio, p. 86 e p. 97.<br />
</em><a title="" href="#_ftnref53">[53]</a> Cf anche: F. Peloso, <i>Papa Pio XII dormiva per terra. Ricordi di Don Orione</i>, in: ‘Messaggi di Don Orione”. Il testo dell’articolo si può leggere in: https://messaggidonorione.it/articolo.asp?ID=1387.<br />
<a title="" href="#_ftnref54">[54]</a> D. Verrastro, <i>Tra spirito e materia</i>, in: ‘<em>Mélanges de l’École française de Rome &#8211; Italie et Méditerranée modernes et contemporaines’</em>, 134-2; 2022, pp. 295-309.<br />
<a title="" href="#_ftnref55">[55]</a> Discorso di Sua Santità Pio XII “<i>Negli ultimi sei anni</i>”, 24 dicembre 1945.<br />
[<a title="" href="#_ftnref56">56]</a> Pio XII, Lettera Enciclica <i>Fulgens Corona</i>. Indizione dell’Anno Mariano. Roma, presso San Pietro, l&#8217;8 settembre, festa della natività di Maria ss.ma, nell&#8217;anno 1953, XV del Nostro pontificato.<br />
<a title="" href="#_ftnref57">[57]</a> Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, X, Decimo anno di Pontificato, 2 marzo 1948-1° marzo 1949, pp. 153-155, Tipografia Poliglotta Vaticana.<br />
<a title="" href="#_ftnref58">[58]</a> <em>Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, XI, Undecimo anno di Pontificato, 2 marzo 1949-1° marzo 1950, pp. 35-36, Tipografia Poliglotta Vaticana.<br />
</em><a title="" href="#_ftnref59">[59]</a> Radiomessaggio di Sua Santità Pio PP. XII nella “<i>Giornata della Madre e del Bambino</i>”. Domenica 6 gennaio 1957.<i> </i>Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, XVIII, Diciottesimo anno di Pontificato, 2 marzo 1956-1° marzo 1957, pp. 753-757, Tipografia Poliglotta Vaticana.<span style="color: #000000;"><em><br />
</em></span></p>
</div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><em> </em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Ringraziamenti<br />
</em></strong>S.E. Mons. Giovanni Tonucci, Nunzio Apostolico.<br />
<em>Padre Pascual Cebollada SI</em>., Postulatore della Compagnia di Gesù.<br />
Responsabili della Comunità Montana XIX Arco degli Aurunci.<br />
Padre Peter Gumpel SJ. (†). Aiutò il Postulatore padre Paolo Molinari SI nella Causa di Pio XII. Nel 1983 poi, al P. Gumpel, divenuto relatore presso la Congregazione delle Cause dei santi, fu assegnato il compito ufficiale di relatore della causa di Pio XII.<br />
Diacono permanente <em>Dominiek</em> Oversteyns, Autore di diversi studi su Papa Pacelli.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><em> </em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><em><span style="color: #808080;">Per saperne di più</span><br />
</em></strong>P.G. Accornero,<em> Quando nel letto del Papa nacquero 36 bimbi scampati alle bombe, </em>in: ‘La Voce e il Tempo’, 19 febbraio 2024 (https://vocetempo.it/contatti/). R. Allegri,<em> Pio XII visto da vicino. Un’intervista a un nipote del “pastore angelico”. </em>L’intervista avvenne nel 1973. Il testo si trova anche su ‘ <a href="https://piusppxii.wordpress.com/"><span style="color: #000000;">https://piusppxii.wordpress.com/</span></a>’ (11 ottobre 2017). P.L. Guiducci,<em> Pio XII, defensor civitatis,</em> in: ‘Storia in Network’, 2 novembre 2019. M. Lindeijer SI, <em>La carità spirituale di Pio XII</em>, in:<i> </i>AA.VV., <em>‘Pio XII. Il Papa della Carità’</em>,<i> </i>atti convegno presso la Pontificia<i> </i>Università Lateranense (Roma), a cura del Comitato Pacelli, 13 marzo 2014.<i> </i>M. Marchione<b>, </b><em>Crociata di carità. L&#8217;impegno di Pio XII per i prigionieri della seconda guerra mondiale</em>,<b> </b>Sperling &amp; Kupfer, Segrate 2006. <em>Pio XII. Il Papa dei bambini, </em>Shalom, Piane (AN) 2004. Q. Paganuzzi,<em> Pro Papa Pio. L’opera di pace di Pio XII durante la seconda guerra mondiale nella testimonianza di uno dei suoi collaboratori, </em>Nuova Omicron, Genova 1998. D. Tardini,<em> Pio XII visto da vicino. Con un diario inedito del 1954, </em>a cura di C.F. Casula, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2021. A. Tornielli,<em> Pio XII. La sensibilità del Pastor Angelicus, </em>in: ‘La Stampa’, 31 agosto 2011.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i> </i></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><em><span style="color: #808080;"> </span></em></strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
</div>
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