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	<title>Storia in Network &#187; Mar Nero &#124; Storia in Network</title>
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	<description>Magazine di divulgazione storica</description>
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		<title>MAR NERO, IL MARE DIMENTICATO DALL’EUROPA</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Oct 2022 10:07:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Max Trimurti - Visto dall’Europa occidentale, è un elemento geograficamente periferico e geopoliticamente marginale. Ciò nonostante, l’area è stata sempre di grande importanza storico-militare. La frammentazione dello spazio postsovietico nel 1991, seguito dall’integrazione di due Paesi rivieraschi supplementari nell’Alleanza Atlantica (NATO) e nell’Unione Europea (UE), quindi le crisi della &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di Max Trimurti -</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Visto dall’Europa occidentale, è un elemento geograficamente periferico e geopoliticamente marginale. Ciò nonostante, l’area è stata sempre di grande importanza storico-militare. La frammentazione dello spazio postsovietico nel 1991, seguito dall’integrazione di due Paesi rivieraschi supplementari nell’Alleanza Atlantica (NATO) e nell’Unione Europea (UE), quindi le crisi della Crimea e del Donbass nel 2014, ne hanno fatto una zona di tensione fra Russia ed Occidente a più di 150 anni dalla guerra di Crimea.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">♦</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">♦</span></p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di un mare strano, per l’origine geologica (un antico lago collegato oggi al Mediterraneo da due correnti inverse) e per i nomi complicati: Ponto Eusino, perché era diventato un’area ospitale per i coloni greci dell’Antichità; Grande Mare del commercio europeo nel Medioevo, a fianco del Mediterraneo; infine Mar Nero, dalla tradizione di denominare i punti cardinali con i colori (Nord-Nero). Il Mar Nero, un’area vasta 436 mila km<sup>2</sup> (senza il Mar d’Azov, di 39 mila km<sup>2</sup>, un suo annesso, quasi lacustre alla foce del Don) e quasi chiusa, comunica con il Mediterraneo attraverso gli Stretti del Bosforo e dei Dardanelli. La sua posizione fra i Balcani e il Caucaso e fra l’Asia minore e le vaste steppe euroasiatiche, ne hanno fatto un limite fra mondi diversi e un crocevia commerciale strategico, una zona di contatto e di conflitti fra popoli e culture diverse: sedentari e nomadi; lingua greca e lingue barbare; arcieri a cavallo e città fortificate; cristiani e mussulmani; popoli migranti o invasori (iraniani, germanici, turco-mongoli) dall’Antichità al Medioevo che si dirigono verso l’Europa oppure insediati sulle sue rive o nel suo hinterland; blocco comunista, quindi Russia e Alleanza occidentale durante e dopo la Guerra Fredda. Poiché nel Mar Nero si versano i più grandi fiumi navigabili d’Europa (Danubio, Don, Dnepr, Dnestr) e il suo bacino di drenaggio si estende su 24 paesi d’Europa e dell’Asia, esso assume una importanza per gran parte dei territori che lo bordeggiano.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>I contatti e le fratture</b></h3>
<p style="text-align: justify;">Le sue coste offrono qualche porto naturale riparato (Burgas, Varna, Sinope e soprattutto Sebastopoli, base navale di primo piano per la Russia). Ma dal delta del Danubio al Caucaso, sulla riva nord, la ridotta profondità delle acque, le foci dei fiumi interrate, i cordoni litorali e, puntualmente ogni inverno, il mare ghiacciato (Odessa e il Mar d’Azov), disturbano la navigazione, resa difficile anche dall’insorgere di brusche tempeste. Nel corso dei secoli sono stati realizzati altri porti (Odessa, Novorossijsk, Costanza). A meno di un chilometro dal mare, il suo litorale risulta oggi popolato da appena una decina di milioni di abitanti con qualche grande città (Odessa, Samsun, Varna, Costanza, Sebastopoli, Soci e Trebisonda/Trabzon) ma nessuna capitale di stati rivieraschi attuali (Bulgaria, Romania, Ucraina, Russia, Georgia e Turchia), nonostante nel corso dei secoli vi si sia insediato un discreto numero di città greche, romane, veneziane e genovesi e nonostante gli antichi Imperi e gli Stati recenti abbiano tentato di conquistare le sue rive e di rendere sicuri i porti.<br />
La linea di frattura fra il litorale e l’hinterland si spiega con i rilievi e il popolamento: a nord, la steppa eurasiatica (Ucraina e il sud della Russia) e le montagne della Crimea; a est il Caucaso. A sud la catena pontica separava le città orientate verso il mare e il commercio dei popoli dell’interno che non possedevano pratica marittima e con i quali le città scambiavano pellicce, cereali, schiavi e prodotti dell’Oriente, arrivati sino al mare attraverso i fiumi dell’Europa e le carovane dell’Asia, attraverso il nord fino ad Azov, e dal sud fino a Trebisonda. Il controllo del commercio, vitale per il rifornimento delle città e delle capitali dall’antichità fino al XVIII secolo, richiedeva un completo dominio del Mar Nero. Uno dei commerci più prosperi e duraturi, ma meno conosciuto su questo mare, è stata la tratta di schiavi bianchi, cristiani o pagani (in particolare quello degli Slavi catturati dai Tatari a nord della steppa in Polonia, in Russia e in Ucraina). Essa veniva praticata da mercanti musulmani, ebrei e cristiani, con destinazione i paesi musulmani (Impero ottomano, Africa e Arabia). Questo traffico umano costituiva la risorsa principale del Khanato tataro della Crimea, sotto vassallaggio ottomano, fino alla conquista russa avvenuta alla fine del XVIII secolo. Oggi, la zona del Mar Nero è diventata strategica per i trasporti di idrocarburi che transitano dal Caspio verso l’Europa, in un gioco complesso di interessi nazionali e nel braccio di ferro fra Occidente e la Russia.<br />
La frattura religiosa è oggi sulla faglia nord-sud. Il Cristianesimo si è diffuso a partire dall’Asia Minore (costa sud) e dalla costa ovest verso la Crimea e il litorale nord ancora pagano (III-XI secolo). Più tardi, l’islam si è diffuso dal sud verso tutte le coste. I cambiamenti politici e gli spostamenti di popolazioni dopo il XVIII secolo hanno semplificato la carta religiosa: la costa turca è ormai mussulmana, le altre coste cristiane ortodosse, a eccezione di una diaspora residua (Tatari e Abkhazi).</p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>Gli Stati-nazione che discendono verso il mare</b></h3>
<p style="text-align: justify;">Alcune delle nazioni oggi rivierasche non possedevano una tradizione marittima. Il loro nucleo era continentale e il mare, in origine, non faceva parte del loro immaginario nazionale. La Russia e i piccoli stati nazionali hanno approfittato del declino dell’Impero ottomano per estendersi fino al Mar Nero. Quest’ultimo si è trasformato in un obiettivo commerciale e strategico e in un orizzonte nazionale, entrando nelle tradizioni storiche di questi Paesi, nei loro sogni letterari e nei loro programmi di ripopolamento dal XVIII al XX secolo. I Turchi, venuti dalle steppe e insediatisi in Anatolia dall’XI secolo, hanno strappato a poco a poco la costa del Ponto, anticamente popolata dai Greci, impadronendosi di Trebisonda e della Crimea alla fine del XV secolo, dopo aver preso Constantinopoli nel 1453. Il Mar Nero oggi non è più un lago ottomano, ma la Turchia è riuscita a conservare tutta la costa del Ponto dell’Asia Minore, dalla Bulgaria alla Georgia.<br />
La Moscovia inizia la sua discesa verso sud nel XVI secolo, inizialmente per mettere al sicuro la sua frontiera di fronte ai popoli nomadi e saccheggiatori delle steppe, quindi per assicurarsi un accesso a un mare caldo, sotto Pietro I il Grande (che occupa la fortezza di Azov) e soprattutto con Caterina II, che però non riuscirà a realizzare il progetto di succedere all’Impero bizantino. In ogni caso, attraverso la conquista della Tauride e della nuova Russia (Crimea e Ucraina), la zarina riuscirà comunque a ottenere una vasta facciata sul Mar Nero, con la fondazione di Sebastopoli nel 1783 e di Odessa nel 1794, il tutto incrementato, poi, dai territori fino al delta del Danubio (1812) e l’annessione del litorale georgiano e caucasico (1809-1829). La Russia diventa, in tal modo, una potenza navale nel Mar Nero a danno dei Turchi.<br />
I principati rumeni di Moldavia e di Valacchia (fra il Dnestr, Carpazi e Danubio) avevano raggiunto il delta (Galati e Braila), ma non il mare prima del 1856 (bocche del Danubio e porzione della costa della Bessarabia). La loro facciata si sposta verso sud nel 1878 e nel 1913, con la Dobrugia meridionale, perduta dopo la Seconda guerra mondiale.<br />
Anche gli Ucraini non erano un popolo marinaio, ma essi si rifanno ai Cosacchi Zaporoghi della steppa vicina al Mar Nero, che conducevano raid in mare nel XVII secolo. E’ attraverso le conquiste russe del XVIII e XIX secolo, quindi per mezzo della creazione di una repubblica nel seno dell’URSS, e l’aggiunta della Crimea da parte di Nikita Kruscev nel 1954, che l’Ucraina ha ereditato, in occasione dell’indipendenza del 1991, la facciata marittima più lunga fino al 1994. Ma contrariamente alla Russia, essi non hanno una vocazione imperiale e non hanno avuto il tempo di acquisire una tradizione navale propria, né di costituire una flotta operativa. Il litorale del Mar Nero viene così frammentato fra sei Stati molto diversi, due religioni (cristiani ortodossi e islam), tre alfabeti (cirillico, latino e georgiano) e una decina di lingue.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>Zona di cooperazione, zona di conflitti</b></h3>
<p style="text-align: justify;">Il commercio ha provocato guerre (Genova contro Venezia) ma anche compromessi (fra coloni greci e popoli autoctoni, fra mercanti genovesi e veneziani e Bizantini, tataro-Mongoli e Ottomani). Dopo diversi accordi internazionali rimessi in discussione nel XX secolo, la Convenzione di Montreux del 1936, sempre in vigore, decide il libero passaggio degli Stretti turchi sotto precise condizioni. La fine della Guerra Fredda ha determinato la creazione di organi di cooperazione, ma i conflitti d’interessi, i litigi di frontiera e la delimitazione delle zone marittime (sfruttamento degli idrocarburi), le vecchie diffidenze, hanno posto dei freni.<br />
La Romania ha spinto verso un Forum del dialogo e del partenariato (2006), i Russi e gli Ucraini si erano messi d’accordo sullo Statuto di Sebastopoli (1997 e 2010), come anche sul Mare d’Azov, dichiarato mare interno russo-ucraino con spartizione delle zone marittime (2003). La crisi fra i due paesi nel 2014 ha sconvolto tale situazione.<br />
Il Mar Nero è stato e rimane una zona di conflitti, per il controllo delle sue acque e delle sue coste, a causa delle lotte fra nazioni e religioni e dei rischi di disequilibrio fra le potenze.<br />
Il crollo (1991) dell’URSS, l’estensione ad est della NATO (2004) e dell’Unione Europea (adesione della Romania e della Bulgaria nel 2007) e le “rivoluzioni arancioni”, sostenute dall’Occidente, nelle Repubbliche ex sovietiche rivierasche del Mar Nero (Ucraina e Georgia) hanno prodotto grandi sconvolgimenti. Nel 1991, l’indipendenza dell’Ucraina e della Georgia fa perdere alla Russia i tre quarti di affaccio marittimo, cancellando tre secoli di storia russa e riportandola alla situazione di Pietro I il Grande. Delle quattro “città eroiche” della Grande Guerra Patriottica sul Mar Nero, la Russia ne perde due (Odessa e Kerch), rimanendo con le città di Sebastopoli e Novorossijsk. Gli Statuti di Sebastopoli e della flotta costituiscono l’oggetto di compromessi precari fra i due Stati nel 1997 e nel 2010, mentre il Mare d’Azov, come già ricordato, viene dichiarato mare interno, con la spartizione delle acque territoriali. La NATO, seguendo le tesi dell’americano Zbigniew Brzezinski, dichiara nel 1997 la volontà di espandersi più a est di fronte alla Russia. Gli USA prevedono l’integrazione dell’Ucraina con la Crimea e della Georgia nello spazio euro-atlantico, soluzione inaccettabile per la Russia. La reazione nazionalista russa viene scatenata, inizialmente, con la secessione dell’Abkhazia dalla Georgia (1992-1994) e dell’Ossezia del sud, sostenuta da Mosca, successivamente il colpo di stato di Maidan a Kiev fa passare l’Ucraina nel campo occidentale. Dal 2014 al 2019 avviene il colpo di mano russo e la reintegrazione della Crimea e della base navale di Sebastopoli nella Russia e la militarizzazione della Crimea, posizione strategica al centro del Mar Nero, nonché lo sviluppo di basi navali sulla costa del Caucaso, Abkhazia compresa. La carta politica viene sconvolta, l’Ucraina e la Georgia perdono una buona metà delle loro coste, ormai sotto la sovranità de facto o il controllo della Russia, che vede moltiplicata per due volte e mezzo la sua zona marittima. L’Ucraina chiude la frontiera terrestre della penisola di Crimea e taglia il rifornimento di acqua potabile proveniente dal Dnepr. Nel 2018-2019 la Russia unisce la Crimea al continente russo, costruendo il ponte ferroviario e stradale di Kerch (Ponte Crimea), vecchia idea degli zar, di Hitler e di Stalin, realizzato da Vladimir Putin. I Russi possono in tal modo disturbare le attività commerciali e militari ucraine per il controllo dell’ingresso nel Mar di Azov sotto il ponte di Kerch, che ha dato luogo ad incidenti nel corso del 2018. La secessione russa del Donbass ha fatto regredire la frontiera dell’Ucraina sulla costa nord del Mar di Azov fino a 15 km dal porto di Mariupol.<br />
Per la Turchia, nulla è cambiato su terra e sul mare, ma essa sviluppa le sue basi sulle sue coste, pur cercando di frenare le misure anti-russe, a causa di interessi comuni nella zona. Nel 2021 la NATO ha lanciato l’Operazione “Brezza di mare” consistente nel far costeggiare la costa della Crimea da navi da guerra (sorvolate dalla caccia russa), al fine di manifestare il suo rifiuto del fatto compiuto. Le basi militari si sviluppano sulle coste russe, ucraine e turche. La NATO possiede installazioni in Romania e in Bulgaria e campi di addestramento in Ucraina (non sulla costa del Mar Nero) L’obiettivo ufficiale di queste operazioni è quello di promuovere la pace e la stabilità nella regione, ma questa rischia di diventare ”una pericolosa zona di scontro militare”, secondo il presidente russo.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>In conclusione</b></h3>
<p style="text-align: justify;">Ci sono due Stati politicamente instabili (Ucraina e Georgia) che l’Occidente vorrebbe integrare al suo sistema politico-militare e due membri di pieno diritto di questa Alleanza, ma recenti (Romania e Bulgaria). Tutti e quattro sono militarmente deboli senza l’appoggio degli Occidentali, a fronte di due potenze militarizzate, forti e stabili come Russia e Turchia. Esiste ormai una frontiera di fatto fra la Georgia e l’Abkhazia, che gli abitanti georgiani hanno dovuto abbandonare in massa. I litigi fra l’Ucraina e la Romania sono stati in parte risolti attraverso un arbitrato internazionale sulla delimitazione delle zone marittime, promettenti di idrocarburi (2009). Ma l’insabbiamento del delta del Danubio consente all’Ucraina di estendere il suo territorio fino nei pressi del porto rumeno di Sulina, posto sullo sbocco del braccio principale.<br />
Il Mar Nero zona di cooperazione? Dal 1992 esiste un’organizzazione fra i Paesi della regione (Russia compresa), rivieraschi e non, per il commercio, la tecnica e l’ambiente, ma i cui risultati sono stati finora molto modesti. Esistono delle linee di traghetti fra tutti i porti dei Paesi rivieraschi, ma non tra Russia e Ucraina. La Turchia, pur essendo membro della NATO, difende lo statu quo nel Mar Nero. La lunga esperienza, unica, storica, che ha portato a un modus vivendi e a una certa convergenza d’interessi con la Russia nel Mar Nero sarebbe una garanzia di stabilità in questo periodo di incertezze. Ma le differenze, le divergenze e gli antagonismi risultano attualmente troppo forti perché si possa sviluppare un’identità regionale condivisa.</p>
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		<title>LA RUSSIA NEL MEDITERRANEO, UNA STRATEGIA DIFENSIVA</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Apr 2021 09:52:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Massimo Iacopi -   L’intervento russo in Siria a difesa di Bashar el Assad, nell’autunno 2015, sorprese il mondo occidentale. In realtà, è dal XVIII secolo che il Cremlino cerca di far valere i propri interessi nell’area del Mediterraneo orientale. ♦ Gli zar hanno da sempre ritenuto che lo &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><b>di Massimo Iacopi -</b></p>
<p style="text-align: justify;"><b> </b></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>L’intervento russo in Siria a difesa di Bashar el Assad, nell’autunno 2015, sorprese il mondo occidentale. In realtà, è dal XVIII secolo che il Cremlino cerca di far valere i propri interessi nell’area del Mediterraneo orientale.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">♦</span></p>
<p style="text-align: justify;">Gli zar<b> </b>hanno da sempre ritenuto che lo spazio del Ponto e del Mediterraneo formassero un solo insieme, al cui interno la Russia aveva legittimamente il suo ruolo. Sin dai suoi inizi, la Rus di Kiev si organizza sul controllo della ”rotta dai Variaghi ai Bizantini”, vale a dire sul controllo delle vie fluviali e marittime che portano dal Baltico a Costantinopoli. Per lungo tempo, il Mar Nero é stato denominato mare russo, perché solo i russi vi navigavano. E’ proprio attraverso il Mar Nero che la Russia riceve il suo battesimo cristiano nel 988, a Chersoneso, l’attuale Sebastopoli, concretizzando, in tal modo, l’alleanza con l’Impero bizantino. Eredi del mondo greco ortodosso, i russi si sono da sempre recati in pellegrinaggio al Monte Athos, uno dei loro principali luoghi santi. Considerandosi i protettori dei cristiani d’Oriente, nei Balcani ieri, in tutto il medio Oriente oggi, essi hanno condotto &#8211; fra il XVI e il XX secolo &#8211; più di dodici guerre contro l’Impero Ottomano e i suoi vassalli, come i tatari di Crimea.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>Sognare Costantinopoli</b></h3>
<p style="text-align: justify;">Va comunque sottolineato il fatto che la reale motivazione di queste guerre è stata sempre essenzialmente geopolitica. Nel Mediterraneo come nel Baltico la Russia si é sempre augurata di poter disporre di un libero accesso ai mari caldi, liberi dai ghiacci e al grande commercio internazionale. In questo contesto, il “sogno greco” della zarina <b>Caterina II</b>, che strappa agli ottomani e guadagna alla Russia la Crimea ed il sud dell’attuale Ucraina, corrisponde specularmente alla guerra del Nord di <b>Pietro il Grande</b>, per acquisire uno sbocco russo nel Baltico. Shesmé, località turca di fronte all’isola di Chio (5 luglio 1770), Patrasso (6-8 novembre 1872), Navarino (20 ottobre 1827) costituiscono episodi in cui la flotta russa ha riportato le sue più belle vittorie contro i turchi nel Mediterraneo. Successi che, però, suscitano immediatamente inquietudini fra le potenze occidentali. Associato ai britannici, nelle operazioni contro la Repubblica francese, l’ammiraglio <b>Fedor Fedorovic Ushakov</b> si impadronisce di Corfù nel 1799, caccia i francesi dalle isole Ionie, assalta con successo Napoli e propone il suo aiuto all’ammiraglio <b>Orazio Nelson</b>, in occasione di un loro incontro per l’attacco a Malta. L’ammiraglio inglese però, in segreto, mette in guardia Londra nei confronti della Russia, in quanto egli teme che San Pietroburgo possa insediarsi durevolmente nel Mediterraneo, sulla rotta delle Indie. I suoi timori non sono infondati: dal 1770 al 1900 la flotta russa dispone di un punto di appoggio nell’isola di Poros nel Peloponneso. Una base preziosa contro l’Impero ottomano, che la Russia pianifica di abbattere per arrivare a Costantinopoli, la città santa dell’ortodossia e, soprattutto, la chiave degli stretti turchi e dell’accesso diretto al mare Egeo. Costantinopoli costituisce l’obiettivo della guerra di Crimea, scatenata ufficialmente per il primato ortodosso sui luoghi santi di Gerusalemme. La stessa città è ancora l’obiettivo della campagna del 1878, nel corso della quale l’esercito russo è costretto ad interrompere la sua offensiva sotto la pressione dell’Inghilterra, proprio quando l’esercito ottomano è ormai in rotta e la strada per gli stretti ormai aperta. L’obbiettivo dell’Accordo di Racconigi (1909) vede San Pietroburgo impegnarsi a sostenere le pretese italiane su Tripoli, a patto che Roma sostenga quelle russe sugli stretti. Il sogno di Costantinopoli durerà fino alla Prima guerra mondiale, concretizzato da un accordo fra Parigi e Londra nel quale viene promessa la città degli stretti alla Russia, se questa non concluderà una pace separata con la Germania. Questo accordo rimarrà lettera morta con la Rivoluzione russa del 1917 e la conseguente capitolazione russa sul fronte orientale.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>Il timore di un contenimento della Nato</b></h3>
<p style="text-align: justify;">Questo scontro russo-turco, multisecolare, deve essere ben presente nella memoria proprio oggi nel momento in cui Mosca e Ankara oscillano fra cooperazione di circostanza e forti tensioni, anche se gli obiettivi russi nel Mediterraneo sembrano oggi cambiati. La rotta degli Stretti non costituisce più, per la Russia, una rotta commerciale di importanza strategica. Se Novorossisk rappresenta il primo porto russo per il traffico dei containers, la maggior parte degli scambi russi transita oggi per il Baltico. Quanto agli altri porti russi nel Mar Nero, la loro attività risulta di bassa intensità e le loro capacità di stoccaggio e di approdo appaiono limitate. Per quanto precede, non sono oggi i fattori economici quelli che determinano la strategia russa nel Mediterraneo orientale, bensì piuttosto la problematica del terrorismo da un lato, e quello del contenimento della NATO dall’altro.<br />
<b>Vladimir Putin</b> si è deciso ad intervenire in Siria perché la Russia non poteva tollerare l’insediamento di uno stato islamico nell’area e soprattutto non poteva perdere le facilitazioni navali, da sempre godute in Siria. In effetti, da un punto di vista della sicurezza, ci sono solamente 800 km fra la frontiera settentrionale della Siria e le creste del Caucaso. Mosca, cosciente del sostegno turco agli islamisti, aveva ipotizzato con una certa accuratezza e temuto, che la prossima tappa di questi fanatici, contrariamente alle loro dichiarazioni ufficiali, sarebbe stata Grozny in Cecenia, e non Gerusalemme. Nel 2015 nei ranghi dello Stato islamico e fra quelli dei guerriglieri del Fronte di Al Nosra risultavano dai 4 ai 7mila cittadini russi e degli ex Stati sovietici. In particolare, i <em>foreign fighters</em> russi hanno frequentemente fornito un largo contribuito al Fronte di Al Nosra, con la loro esperienza di combattimento, acquisita proprio contro i russi in Cecenia. Questi combattenti non avrebbero poi mancato di prendere la strada della Cecenia, con la benedizione dell’ambiguo capo di stato turco <b>Tayiip Recep Erdogan</b> utilizzando questa carne da cannone per consolidare la sua influenza in Trancaucasia oggi, in Ciscaucasia, forse, domani, con qualche deviazione in… Tripolitania. Secondo tale logica, in effetti, i colpi assestati dai russi nell’autunno del 2015 in Siria, hanno interessato prioritariamente e in grande rilevanza le forze di Al Nosra, la formazione con la maggiore presenza di islamisti originari dello spazio post sovietico. L’intervento discende da una strategia classica di difesa sul fronte esterno, tendente a distruggere l’avversario a distanza dal territorio nazionale.</p>
<h3 style="text-align: justify;">L&#8217;annessione della Crimea</h3>
<p style="text-align: justify;">Seguendo lo stesso principio l’annessione della Crimea consente oggi al Cremlino di tenere le forze della Nato a debita distanza dal suo litorale sud. La Russia, con il ritorno della penisola nel suo ambito territoriale, dispone di una portaerei inaffondabile nel Mar Nero che consente il controllo di tutto il bacino del Ponto Eusino. Oltre alle infrastrutture navali di Sebastopoli la flotta del Mar Nero può ormai contare sulle basi e i cantieri navali di Eupatoria, Feodosia e di Kerch, associati alla base portuale di Novorossisk. Disponendo oggi della squadra più potente della regione &#8211; con un incrociatore, cinque fregate, quattro corvette, sette sottomarini Kilo, di cui sei di ultima generazione, navi che verranno progressivamente a disporre di missili <i>3M54/ 3M14-Kalibr</i> e <i>3M55 Oniks</i> &#8211; la Russia è in condizioni di dominare e distruggere tutte le forze navali a nord del Bosforo. Al potenziale di questa flotta, tuttavia, occorre aggiungere il sistema mobile costiero <i>KP-300 Bastion-P antinavale</i> (in funzione antiportaerei), basato a terra, con una portata di 300 km e gli aerei da combattimento, schierati principalmente in Crimea, dotati anch’essi dei missili analoghi ai predetti.<br />
Il Mar Nero risulta, di fatto, vietato alle navi avversarie. Esso è bordato di basi missilistiche di difesa aerea con un raggio d’azione dai 300 ai 400 km in funzione di sistemi installati, che hanno trasformato lo spazio pontico, grazie a questi dispositivi complementari e ridondanti, in una zona di esclusione per gli aerei nemici in caso di crisi importanti. in Crimea Mosca ha schierato sistemi di difesa antiaerea allargata che iniziano a essere equipaggiati con missili (missili intercettori di ultima generazione del sistema S-400) <i>40N6</i> con portata di 400 km, corrispondente alla distanza che separa Sebastopoli dallo stretto del Bosforo. A questi sistemi vanno aggiunti gli S-300 delle basi di Gaoudauta in Abkhazia, di Gyumri in Armenia e gli S-400 Triumph della base di Hmeimim in Siria che coprono il Mar Nero e la maggior parte dello spazio aereo turco. Complessivamente, si tratta di un bastione difficilmente superabile o attraversabile.<br />
Per i russi, tuttavia, al di là degli Stretti turchi il rapporto di forze si inverte. Bloccati dai turchi &#8211; che provvederebbero a chiudere il passaggio degli Stretti in caso di ostilità &#8211; la flotta russa dispone nel Mediterraneo del solo punto di appoggio di Tartous/Latakia: questo, sebbene rinforzato e in corso di potenziamento, non può essere paragonabile a una Gibilterra. La base russa in Siria non può sfidare a lungo la superiorità aeronavale della Nato nella zona. E’ pur vero però che Mosca, negli ultimi tempi, risulta sempre più presente nell’Africa del Nord. Ciò nonostante né l’Egitto né l’Algeria &#8211; fedeli clienti dell’ industria di difesa russa &#8211; sono da considerare come alleati sicuri, in grado di consentire al Cremlino di disporre della massima libertà d’azione nel caso di un conflitto importante. In definitiva, se la Russia nel Mediterraneo orientale non può comunque essere sottovalutata in ragione della sua potenza e per la sue capacità di proiezione, la sua strategia nell’area rimane peraltro essenzialmente difensiva.</p>
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