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	<title>Storia in Network &#187; Fatebenefratelli &#124; Storia in Network</title>
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	<description>Magazine di divulgazione storica</description>
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		<title>LA PERSECUZIONE DEGLI EBREI A ROMA NEI RICORDI DEL DOTTOR SACERDOTI</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Feb 2020 08:03:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Pier Luigi Guiducci - &#160; Medico ebreo, testimone e vittima delle discriminazioni razziali, svolse la sua opera in clandestinità tra le mura dell’ospedale Fatebenefratelli. In una intervista rilasciata nel 1998, raccontò i drammi e le astuzie per salvare quante più persone possibile dai rastrellamenti nazisti.       La figura &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="right"><i>di Pier Luigi Guiducci -</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><em><strong>Medico ebreo, testimone e vittima delle discriminazioni razziali, svolse la sua opera in clandestinità tra le mura dell’ospedale Fatebenefratelli. In una intervista rilasciata nel 1998, raccontò i drammi e le astuzie per salvare quante più persone possibile dai rastrellamenti nazisti.    </strong></em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La figura del medico ebreo dott. Vittorio Emanuele Sacerdoti conserva a tutt’oggi un significato non debole. Nei mesi in cui Roma venne dichiarata in modo unilaterale ‘città aperta’, fu testimone di tragedie. Sono fatti che sconvolsero la vita della Comunità ebraica dell’Urbe, specie il rastrellamento del 16 ottobre 1943 ad opera di militari tedeschi. In realtà, questo sanitario aveva già subìto sulla propria persona le dure conseguenze delle leggi razziali italiane. Non poteva più esercitare la professione di medico nell’ospedale civile di Ancona e altrove. Alla fine, accolto e protetto dai Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina, si unì ai frati e al personale del nosocomio in una resistenza all’oppressione nazi-fascista. Partecipò alla difesa degli ebrei. E li curò. In tal modo egli rappresenta un aspetto della Resistenza: quello dell’opposizione civile. La sua testimonianza venne videoregistrata il 15 maggio 1998 per iniziativa della <i>Shoah Foundation</i> di Los Angeles.<a title="" href="#_ftn1"><span style="color: #000000;">[1]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Alcuni dati biografici </i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Vittorio Emanuele Sacerdoti nacque a Roma il 22 luglio 1915. I suoi genitori erano Rodolfo e Celeste Dolce Almagià.<a title="" href="#_ftn2"><span style="color: #000000;">[2]</span></a> La famiglia, allietata da quattro figli<a title="" href="#_ftn3"><span style="color: #000000;">[3]</span></a>, risiedeva ad Ancona. In questa città vivevano circa mille ebrei. Il rabbino era Heimann Rosenberg.<a title="" href="#_ftn4"><span style="color: #000000;">[4]</span></a> Dopo il ginnasio e il liceo, il giovane Vittorio si iscrisse alla facoltà di medicina dell’università di Bologna.<a title="" href="#_ftn5"><span style="color: #000000;">[5]</span></a> Qui soggiornò dal 1934-1935 (I anno) al 1939-1940 (VI anno).<br />
A motivo delle leggi razziali fu espulso dall’ospedale civile ‘Umberto I’ di Ancona. In questo nosocomio aveva iniziato a far pratica vicino al primario chirurgo prof. Giulio Bombi.<a title="" href="#_ftn6"><span style="color: #000000;">[6]</span></a> Nell’intervista del 1988 il dott. Sacerdoti ricorda con precisione un incontro traumatico. Fu chiamato all’improvviso dal direttore dell’ospedale. E questi gli disse: “Tu d’oggi in poi non verrai più qua. Tu sei un nemico della Patria. Vattene. E non ti far più vedere”.<br />
La situazione divenne critica. Il dott. Sacerdoti non poteva esercitare la sua professione ad Ancona, ma solo tra gli ebrei rimasti in città (diversi erano fuggiti). Nell’intervista ricordata egli afferma: “Io non avevo futuro”. A questo punto, uno zio di Sacerdoti, il prof. Marco Almagià<a title="" href="#_ftn7"><span style="color: #000000;">[7]</span></a> (fisiopatologo), chiese aiuto al dott. Giovanni Borromeo<a title="" href="#_ftn8"><span style="color: #000000;">[8]</span></a>, un antifascista. Questi, dal 1934 era primario di medicina presso l’ospedale tiberino dei Fatebenefratelli, situato a Roma sull’Isola Tiberina. Tale interazione si concretizzò rapidamente perché Borromeo era stato a suo tempo allievo di Almagià, seguendo le sue lezioni di patologia generale presso l’Università di Roma.<br />
Il dott. Sacerdoti raggiunse l’Urbe nel 1941. Nel complesso dei Fatebenefratelli gran parte dei medici assistenti era stata richiamata alle armi. La direzione del nosocomio aveva quindi necessità di sanitari. Sacerdoti si presentò a Borromeo in sala Assunta. Il giovane medico, considerate le persecuzioni in atto, non aveva difficoltà a espletare compiti anche di basso livello. Borromeo, però, disse subito a un infermiere: “Fra Joseph, un camice per il dottore”.  Solo per motivi precauzionali Sacerdoti non venne inserito in organico. In tal modo, evitando trascrizioni su registri amministrativi, lo si tutelò da improvvisi controlli esterni.<br />
Con riferimento a questa accoglienza, il dott. Sacerdoti ha poi affermato: “da niente ero ritornato nella mia personalità”, c’era un rapporto “con persone alla pari”, l’ambiente era antifascista.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Difficoltà e nuovi eventi </i></span></h3>
<div id="attachment_9258" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2020/01/Sacerdoti-nel-laboratorio-dell’ospedale-dei-Fatebenefratelli-1942..jpg"><img class=" wp-image-9258 " alt="Sacerdoti nel laboratorio dell'ospedale dei fatebenefratelli 1942." src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2020/01/Sacerdoti-nel-laboratorio-dell’ospedale-dei-Fatebenefratelli-1942..jpg" width="250" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Sacerdoti nel laboratorio dell&#8217;ospedale dei Fatebenefratelli, 1942.</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In fase di ingresso si verificò comunque un fatto. A raccontarlo è lo stesso Sacerdoti. Un commissario di Polizia, di origine veneta, lo fermò. Si rese conto di aver davanti un perseguitato. Per aiutarlo, gli fece capire che si doveva presentare come uno studente di medicina che faceva pratica in corsia. L&#8217;ospedale &#8211; per norma concordataria &#8211; era classificato struttura privata, e comunque non sottoposto a vincoli pubblici o statali. Da qui, una relativa tolleranza delle autorità fasciste. Comunque, Sacerdoti, tramite Elio Ottolenghi (un parente), ricevette anche dei documenti falsi. Divenne in tal modo ‘Vittorio Salviucci’, nato a Salerno in corso Vittorio Emanuele.<br />
I medici che lavoravano al Fatebenefratelli rimanevano un piccolo gruppo. Nel reparto medicina c’era solo il dott. Sacerdoti con il collega dott. Lorenzo Lapponi.[9] In seguito si aggiunse il dott. Paolo Santambrogio [10], reduce dall’Albania. Nell’area della chirurgia operavano il prof. Bernardino Masci [11] e il dott. Giuseppe Rizzi. L’oculista era il dott. Riccardo Galeazzi Risi. [12]<br />
</span><span style="color: #000000;">Diversi erano i compiti da svolgere. Sacerdoti racconta, ad esempio, che si doveva occupare anche di esami radiologici e delle analisi di laboratorio. Unitamente alle attività interne, il giovane medico si rese pure disponibile per fare delle endovenose a domicilio. Fu il prof. Alfredo Calò<a title="" href="#_ftn13"><span style="color: #000000;">[13]</span></a>, altro medico ebreo (chirurgo primario anche presso il carcere romano di <em>Regina Coeli</em>), a segnalarlo a più famiglie ebree. In tal modo, poco alla volta, il dott. Sacerdoti divenne il medico di fiducia di varie persone. Nel frattempo, seguiva le vicende del tempo leggendo alcuni giornali: <em>La Tribuna</em> di Losanna, <em>Le Temps</em> di Parigi, e l’<em>Osservatore Romano</em> (specie la rubrica <em>Acta Diurna</em>). Partecipava inoltre a incontri amichevoli con i propri correligionari. Tra questi, era presente pure la figlia del rabbino Israel Anton Zoller<em>.</em><a title="" href="#_ftn14"><span style="color: #000000;">[14]</span></a> Di quest’ultimo ebbe modo di ascoltare delle conversazioni sull’ebraismo.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Roma ‘città aperta’ (settembre 1943)</i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dopo il cosiddetto ‘armistizio breve’ (8 settembre 1943), la realtà italiana fu sconvolta. Anche Roma subì l’occupazione tedesca. In tale contesto, nei mesi che seguirono, l’ospedale tiberino dei Fatebenefratelli divenne un punto strategico per molte persone.<br />
Si trattava di fuggiaschi, di carabinieri che avevano rifiutato l’internamento in Germania, di membri della polizia coloniale (PAI), di disertori, di combattenti della Resistenza, di politici, e alla fine, dopo la liberazione, anche di fascisti che avevano militato nella Repubblica Sociale Italiana.<br />
Unitamente a ciò, il personale del nosocomio dovette organizzarsi per prestare assistenza non solo ai militari feriti sui fronti di guerra, ma anche ai civili che erano stati colpiti dai bombardamenti degli Alleati. Al riguardo il dott. Sacerdoti ricorda l’incursione su Frascati avvenuta l’8 settembre del 1943 (cinquecento morti e un numero elevato di feriti). Molti abitanti dei Castelli, in gravi condizioni, vennero trasportati nell’ospedale dell’Isola Tiberina.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Realtà emergenti dopo l’occupazione tedesca</i></span></h3>
<div id="attachment_9257" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2020/01/Rifugiati-nel-chiostro-del-convento-di-San-Lorenzo-al-Verano-dopo-il-bombardamento-del-1943..jpg"><img class=" wp-image-9257 " alt="Rifugiati nel chiostro del convento di San Lorenzo al Verano dopo il bombardamento del 1943." src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2020/01/Rifugiati-nel-chiostro-del-convento-di-San-Lorenzo-al-Verano-dopo-il-bombardamento-del-1943..jpg" width="250" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Rifugiati nel chiostro del convento di San Lorenzo al Verano dopo il bombardamento del 1943.</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In tale contesto, per il nosocomio, oltre all’espletamento dei normali compiti istituzionali, si aggiunsero ulteriori ambiti operativi: 1) la protezione dei ricercati, 2) la cura di quanti erano rimasti feriti a seguito di conflitti a fuoco con i tedeschi, 3) la pianificazione di progetti resistenziali.<br />
1) La protezione dei ricercati fu decisa senza esitazioni pur conoscendo i rischi. È da considerare, al riguardo, che il Fatebenefratelli &#8211; offrendo un’assistenza rivolta a tutta la popolazione &#8211; rimaneva un luogo ove potevano accedere facilmente anche dei delatori. Inoltre, il nosocomio era posizionato tra due aree urbane<a title="" href="#_ftn15"><span style="color: #000000;">[15]</span></a> che, per motivi legati alla presenza di famiglie e di lavoratori ebrei, costituivano luoghi frequentati assiduamente da spie del regime.<a title="" href="#_ftn16"><span style="color: #000000;">[16]</span></a> Di questi, oggi si conoscono i nomi.<a title="" href="#_ftn17"><span style="color: #000000;">[17]</span></a> Unitamente a ciò, si rendeva indispensabile tentare di attivare una rete di solidarietà in ambito territoriale così da realizzare dei ‘corridoi’ di salvezza in più quartieri dell’Urbe. Su questo punto il dott. Sacerdoti, nell’intervista del 1998, ricorda l’aiuto che gli ebrei ricevettero dal clero e l’apertura dei conventi. E sottolinea che certamente una mobilitazione cattolica così articolata non poteva sussistere senza “un ordine dall’alto”.<br />
2) Gli scontri a Porta San Paolo (settembre 1943) tra tedeschi e oppositori registrarono un significativo numero di morti e feriti. I casi gravi trovarono accoglienza anche al Fatebenefratelli. In questo nosocomio morì ad esempio, sul tavolo operatorio, l’ufficiale Enzo Fioritto.<a title="" href="#_ftn18"><span style="color: #000000;">[18]</span></a> Non aveva più un braccio e presentava una grave ferita a una spalla. Il dott. Sacerdoti fu presente al suo decesso. In tale contesto, un medico<a title="" href="#_ftn19"><span style="color: #000000;">[19]</span></a> coinvolse in segreto alcuni colleghi del Fatebenefratelli per curare quanti, colpiti dal fuoco nazista<b>,</b> rimanevano nascosti nelle zone più diverse. Si trattò di una scelta coraggiosa. I sanitari dovettero raggiungere i ricercati nei loro nascondigli. Lo fecero rischiando la vita. Al riguardo, nell’intervista Sacerdoti afferma che anche lui aiutava i partigiani rimasti feriti. Su questa vicenda non fornisce ulteriori dettagli.<br />
3) I progetti resistenziali espressero una comune esigenza: concordare delle risposte militari all’occupazione tedesca, e preparare un sollevamento popolare.<a title="" href="#_ftn20"><span style="color: #000000;">[20]</span></a> Alcuni membri della Resistenza chiesero ai frati del nosocomio il permesso di posizionare una radio rice-trasmittente per attivare collegamenti con le forze antitedesche. La richiesta fu accolta. Con l’aiuto dell’inserviente Scarabotti l’apparecchio venne collocato nell’area del noviziato (preclusa al personale del nosocomio). Nel laboratorio analisi si organizzarono pure degli incontri. Furono discusse linee politiche e operative. Tra i partecipanti: l’economo fra’ Maurizio Bialek<a title="" href="#_ftn21"><span style="color: #000000;">[21]</span></a>, alcuni generali che sostenevano la Resistenza (Sabato Martelli<a title="" href="#_ftn22"><span style="color: #000000;">[22]</span></a> e Roberto Lordi<a title="" href="#_ftn23"><span style="color: #000000;">[23]</span></a>), Edoardo Volterra<a title="" href="#_ftn24"><span style="color: #000000;">[24]</span></a> (che si presentò un giorno avvolto da un mantello che celava dei mitra<a title="" href="#_ftn25"><span style="color: #000000;">[25]</span></a>), il primario Borromeo (vicino alla Democrazia Cristiana), esponenti dell’area repubblicana e liberale. Ogni tanto si vedeva anche il conte Dalla Torre<a title="" href="#_ftn26"><span style="color: #000000;">[26]</span></a> che lavorava in Vaticano. In seguito, come ricorda il dott. Sacerdoti, ci fu l’arrivo ‘dei giovani’. Tra questi, Adriano Ossicini<a title="" href="#_ftn27"><span style="color: #000000;">[27]</span></a> (dei Cristiano-Comunisti). Il padre di Adriano, Cesare<a title="" href="#_ftn28"><span style="color: #000000;">[28]</span></a>, era amico del dott. Borromeo.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Il Movimento dei Cristiano-Sociali </i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Si deve ricordare che nel 1941 venne fondato il Movimento Cristiano Sociale.<a title="" href="#_ftn29"><span style="color: #000000;">[29]</span></a> Ne furono promotori Silvestra Tea Sesini<a title="" href="#_ftn30"><span style="color: #000000;">[30]</span></a>, Gerardo Bruni<a title="" href="#_ftn31"><span style="color: #000000;">[31]</span></a>, Anna Maria Enriques Agnoletti<a title="" href="#_ftn32"><span style="color: #000000;">[32]</span></a> e il dott. Lorenzo Lapponi. Quest’ultimo era chirurgo al Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina. Tale Movimento costituiva una formazione di sinistra dei cattolici italiani.<a title="" href="#_ftn33"><span style="color: #000000;">[33]</span></a> Divenne poi Partito Cristiano Sociale. I suoi membri cominciarono a riunirsi in clandestinità e ad attivare azioni resistenziali specie nel Lazio e in Toscana.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Il rastrellamento del 16 ottobre 1943 </i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il 16 ottobre del 1943, intorno alle 5,30, ebbe inizio il rastrellamento degli ebrei in più quartieri di Roma. Anche nell’area dell’antico Ghetto si verificarono dinamiche disumane. Il dott. Sacerdoti fu subito informato da un frate della Comunità: “Dottore venga, stanno portando via gli ebrei”. Dalle finestre del nosocomio fu possibile vedere sia un soldato tedesco che trascinava un ragazzo, sia gruppi di ebrei che erano spinti a forza verso dei camion che Sacerdoti considerò ‘strani’. Erano infatti coperti da un telone grigio che non consentiva di vedere all’interno. Gli arrestati erano soprattutto bambini, donne e anziani. Giovani e adulti erano fuggiti nella convinzione che i tedeschi cercassero solo gli uomini. Non fu così. Vennero deportate intere famiglie. Anche neonati.<br />
Quelli che si salvarono caddero in tempi successivi nella rete degli arresti a causa dei delatori. Ormai la notizia del rastrellamento in corso si era diffusa. Per tale motivo più ebrei telefonarono ad altri correligionari per avvisare del dramma in atto. Ebbe inizio in tal modo la ricerca disperata di un rifugio.<br />
Diversi perseguitati che conoscevano il dott. Sacerdoti corsero verso il nosocomio. Chiesero aiuto. Erano circa 27. Trovarono protezione insieme ad altri ricercati che si presentarono nelle stesse ore e in momenti successivi.<a title="" href="#_ftn34"><span style="color: #000000;">[34]</span></a> L’intera manovra di accoglienza ricevette l’appoggio concreto dei frati del nosocomio. Occorre ricordare al riguardo che, in quel periodo, il complesso dell’ospedale tiberino dei Fatebenefratelli accoglieva, oltre all’area dei servizi sanitari, anche la curia generale dei frati, quella provinciale, la sede dei novizi e il polo per la formazione infermieristica.<a title="" href="#_ftn35"><span style="color: #000000;">[35]</span></a> Si attivò quindi un movimento di solidarietà che si aggiunse alle attività istituzionali e a quelle religiose, e che comportò &#8211; oltre ai rischi &#8211; anche la necessità di provvedere a un supporto per le esigenze primarie.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>L’irruzione dei tedeschi </i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il movimento frenetico di persone in fuga non passò comunque inosservato. Per questo motivo, soldati della <em>Wehrmacht </em>con un proprio medico<em>,</em> poco dopo la razzìa, si presentarono all’improvviso per ispezionare i diversi locali del Fatebenefratelli. In tale occasione, il prof. Borromeo fece riunire gli ebrei in una corsia che era stata ricavata utilizzando l’area della sala Assunta vicina all’altare. Venne detto che in tale ambiente, che una grande vetrata separava da altre file di letti, c’erano i pazienti colpiti da un morbo di tipo neurodegenerativo e molto contagioso. Tutto era stato inventato dal primario. Quest’ultimo descrisse i caratteri del morbo ai militari che, alla fine, non procedettero a ulteriori riscontri. Cessato il pericolo, cominciò a girare una battuta (ideata probabilmente dallo stesso dott. Sacerdoti): erano stati salvati i ‘malati’ affetti dal ‘morbo di K’. In questo caso, ‘K’ stava a indicare Kesserling.<a title="" href="#_ftn36"><span style="color: #000000;">[36]</span></a> Nell’intervista, Sacerdoti fornì una serie di dettagli.<br />
1) Raccontò che il riferimento al &#8216;morbo di K&#8217; non venne usato solo per gli ebrei ma per chiunque era in fuga da tedeschi e fascisti.<br />
2) Ricordò il pericolo che gravò sull’ospedale israelitico (posizionato sull’Isola Tiberina), e la figura dell’infermiera Teodora (Dora) Focaroli. Quest’ultima affrontò con molto coraggio il dramma del 16 ottobre 1943.<a title="" href="#_ftn37"><span style="color: #000000;">[37]</span></a> Alcuni infermi ebrei trovarono accoglienza al Fatebenefratelli. Altri vennero accompagnati all’ospedale Littorio (attuale San Camillo). Gli anziani della casa di riposo furono nascosti in una torre inserita nel complesso che accoglieva anche l’ospedale israelitico.<br />
Dopo il 16 ottobre 1943, Sacerdoti, che viveva in un appartamento vicino all’Isola Tiberina, si trasferì nel nosocomio. I frati gli assegnarono una stanza ove dormiva anche il medico dott. Giuseppe Rizzi. È da ricordare inoltre il fatto che il dott. Sacerdoti fu chiamato anche a curare gli ebrei rimasti nascosti nell’edificio che accoglieva l’ospedale israelitico. I medici che vi lavoravano erano stati costretti a nascondersi altrove.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Le vicende del 1944</i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Pure nei mesi del 1944 l’ospedale tiberino dei Fatebenefratelli continuò a rimanere un luogo di rifugio. Il dott. Sacerdoti ricorda la partigiana dei GAP Carla Capponi.<a title="" href="#_ftn38"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[38]</sup></sup></span></a> Quest’ultima fu ricoverata per qualche tempo nel nosocomio dopo l’attentato di via Rasella (23 marzo) e il successivo eccidio delle Cave Ardeatine (24 marzo). Alla fine del mese di maggio 1944, un’irruzione tedesca mise a rischio gli ebrei nascosti nel centro ospedaliero. In tale ora drammatica, i frati riuscirono a buttare nel Tevere i pezzi della radio ricetrasmittente usata dai partigiani per i collegamenti con le forze alleate. Conclusa l’operazione nessun ebreo venne individuato.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Dopo la liberazione di Roma</i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nella giornata del 4 giugno 1944 il dott. Sacerdoti si trovava nella farmacia del dott. Giovanni Amoroso. Vi era stato assegnato dal servizio medico della Resistenza. In quel giorno le prime truppe alleate fecero ingresso a Roma. Nell’intervista ricorda un fatto: malgrado il ribaltamento della situazione militare all’interno dell’Urbe, alcuni fascisti continuarono a sparare dall’Aventino. Ci fu qualche ferito. Comunque, la situazione venne presto riequilibrata. Nel dopoguerra il dott. Sacerdoti si mise alla ricerca dei propri cari (passò per Tolentino, Macerata…). Alla fine, li ritrovò. Anche loro si erano rifugiati fuori Ancona per non essere catturati dai nazi-fascisti. In questi anni il dott. Sacerdoti ebbe modo di conoscere e di curare anche alcuni ebrei che erano sopravvissuti ai campi di sterminio. Erano rimasti in pochi. Uno morì a Roma per tifo. Un altro cadde in depressione. Una donna, pur avendo subìto degli esperimenti nazisti sul proprio corpo, riuscì a diventare madre. L’attività di medico di famiglia del dott. Sacerdoti venne svolta in un ambulatorio che si trovava in via Catalana 10. L’impegno professionale presso l’ospedale Fatebenefratelli durò fino al 1950. In seguito, con il ritorno di diversi medici al nosocomio, il dott. Sacerdoti lavorò con il dott. Giuseppe Rizzi in un ambulatorio territoriale alla Garbatella. Disponeva anche di un apparecchio radiologico e di un laboratorio analisi.<br />
Tale scelta rispondeva a un certo suo ‘spirito indipendente’ (non si inserì nel sistema mutualistico), ma anche al desiderio di essere operativo in territori ancora non urbanizzati, ove la popolazione era numerosa. In zona si trovavano anche dei pastori. Pur trascorrendo il tempo, le persone che il dott. Sacerdoti aveva contribuito a proteggere con l’aiuto dei frati del Fatebenefratelli non lo dimenticarono. Ne è prova il fatto che Luciana e Claudio Tedesco fecero piantare in Israele dieci alberi in suo onore a memoria dell’aiuto prestato da Sacerdoti alla loro famiglia durante le persecuzioni razziali.<a title="" href="#_ftn39"><span style="color: #000000;">[39]</span></a><br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;">Alcune sottolineature</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Vittorio Sacerdoti è deceduto il 3 agosto del 2005, all&#8217;età di 90 anni. È stato seppellito nel cimitero ebraico di Ancona. La Comunità ebraica di Roma lo continua a ricordare con gratitudine per la generosità con la quale ha prestato la sua opera di medico, per l’attività antifascista, e per aver salvato la vita a più ebrei nel 1943-1944. Ad esempio, ha scritto di lui Mario Mari: “Vittorio Sacerdoti per noi era semplicemente Vittorio. Amico di famiglia da una vita, da buon ebreo è stato anche padrino di battesimo di mio nipote. Caro Vittorio, semplice come l’acqua, disponibile verso ogni condizione sociale, mi sei stato esempio di riferimento”.<a title="" href="#_ftn40"><span style="color: #000000;">[40]</span></a><br />
Di lui è simpatico accennare anche a quella leggera venatura umoristica che mantenne pure in ore tristi. Nell’intervista del 1998, ad esempio, ricordò un dettaglio: le analisi delle urine di Pio XII [41] erano effettuate nel laboratorio del Fatebenefratelli (se ne occupava direttamente il primario). In quel caso, sulla fialetta, l’etichetta non riportava il nome e cognome del paziente ma solo l’espressione <em>Pastor Angelicus</em>.<br />
Oltre a questo aspetto esiste, ancora, un dato storico non debole. Nell’intervista il dott. Sacerdoti ha ricordato la presenza al Fatebenefratelli di due personaggi: il conte Dalla Torre e l’oculista Galeazzi Lisi.<br />
Giuseppe Dalla Torre fu chiamato nel 1920 alla direzione dell’<em>Osservatore Romano</em>. Nel <a title="1934" href="https://it.wikipedia.org/wiki/1934"><span style="color: #000000;">1934</span></a> affidò al giovane <a title="Guido Gonella" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_Gonella"><span style="color: #000000;">Guido Gonella [42]</span></a> una rubrica di commento della politica internazionale: nacquero così gli <em>Acta Diurna</em>. [43] La presenza di Dalla Torre al Fatebenefratelli, confermata due volte dal dott. Sacerdoti, aiuta a evidenziare un dato non secondario: il Vaticano poteva conoscere alcune manovre alleate e taluni dati sulle operazioni tedesche grazie anche a coloro che, dentro il Fatebenefratelli usavano la radio ricetrasmittente. Dalla Torre, in pratica, acquisiva notizie dai resistenti e le trasmetteva a Pio XII e a Guido Gonella.<br />
Ma c’è di più. Anche Riccardo Galeazzi Risi non è una figura anonima. Era il medico personale del Papa.<a title="" href="#_ftn44"><span style="color: #000000;">[44]</span></a> Questo significa che ogni informazione che Galeazzi ascoltava dai resistenti presenti al Fatebenefratelli arrivava poi in tempi rapidi al Pontefice.<br />
Tutto questo, a cui si aggiunge il fatto che il Vicario del Papa per la Diocesi di Roma era protettore dell’Ordine di San Giovanni di Dio, e carissimo amico di Pio XII (si davano del tu)<a title="" href="#_ftn45"><span style="color: #000000;">[45]</span></a>, avvalora un ulteriore elemento: Pacelli sapeva delle attività che si svolgevano al Fatebenefratelli, le sosteneva, le seguiva attraverso propri fiduciari, e &#8211; tramite collaboratori &#8211; partecipava all’erogazione di generi di prima necessità. Tutto questo avveniva a poca distanza dai centri di comando tedeschi, dalle sedi del Fascio, dai luoghi ove operavano i collaborazionisti, e dalle zone che furono il luogo di crudeli persecuzioni.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Qualche nota di sintesi</i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L’attenzione rivolta alla figura del dott. Vittorio Emanuele Sacerdoti rimane a tutt’oggi significativa perché fornisce una serie di dati che fanno meglio comprendere alcune dinamiche. Da una parte questo medico fu testimone delle discriminazioni razziali e delle persecuzioni (rastrellamento del 16 ottobre 1943).<br />
Dall’altra, nell’intervista del 1998, egli sottolinea due volte che nel periodo di Roma ‘città aperta’ non si aveva notizia degli stermini che si stavano realizzando nell’Est. Tutto questo attesta l’esistere di un clima di incertezza che si accentuava con le notizie fornite dagli uffici propaganda degli opposti eserciti. Malgrado ciò, egli conferma l’opera svolta da una rete di solidarietà che unì tra loro cattolici ed ebrei e che rimane un segno di luce in un contesto di drammi e di rovine.</span></p>
<p><strong><em>Ringraziamenti</em></strong><br />
Dott.ssa Laura Brazzo, Responsabile dell’Archivio Storico della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC; Milano). Dott.ssa Giulia Mannelli, Responsabile della Biblioteca della Fondazione Basso (Roma). USC <i>Shoah Foundation</i> (Los Angeles).</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">♦</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Note<br />
</em></strong><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref1"><span style="color: #000000;">[1]</span></a> Shoah Foundation Institute (Los Angeles), testimony of Vittorio Emanuele Sacerdoti. Oral History. VHA Interview Code: 41839. 15 maggio 1998. Intervistatrice: Elisabeth Levy Picard. Durata: 02:53:25.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref2"><span style="color: #000000;">[2]</span></a> Rodolfo Sacerdoti, nato a Modena l’11 giugno 1881. Era commerciante all’ingrosso di carboni. Celeste Dolce Almagià, nata ad Ancona il 26 agosto 1884. Il loro matrimonio venne combinato a Roma da alcuni parenti residenti nell’Urbe.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref3"><span style="color: #000000;">[3]</span></a> In ordine cronologico (dal più grande al più piccolo): Sara, Enzo, Vittorio Emanuele, Cesarina.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref4"><span style="color: #000000;">[4]</span></a> Haim Ben Yosef Rosenberg (Rosemberg; 1876-1938). Rav di Ancona dal settembre 1909 fino alla morte. Dal 1941 al 1943 fu rabbino capo di Ancona Elio Toaff (1915-2015).</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref5"><span style="color: #000000;">[5]</span></a> Piazza Altamura 14, Ancona.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref6"><span style="color: #000000;">[6]</span></a> Bombi divenne anche direttore del Centro Trasfusionale A.V.I.S. di Ancona.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref7"><span style="color: #000000;">[7]</span></a> Marco Almagià (1877-1969). Diversi membri della famiglia Almagià, nel periodo delle persecuzioni anti ebraiche, furono accolti al Fatebenefratelli. Cf al riguardo la testimonianza della figlia (Luisa) di Marco Almagià: ACDEC, Intervista di Manoela Menasci a Luisa Almagià, Roma 6 dicembre 1997. Seconda cassetta in particolare.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref8"><span style="color: #000000;">[8]</span></a> Giovanni Borromeo (1898-1961). Primario ospedaliero. Antifascista. Dichiarato ‘Giusto tra le Nazioni’. Medaglia d’argento al valor militare.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref9"><span style="color: #000000;">[9]</span></a> Lorenzo Lapponi nacque a Roma il 16 gennaio 1912. Abilitato nel 1935 come medico chirurgo alla Regia Università di Genova. Divenne tenente nel corpo sanitario degli ufficiali generali del corpo d’armata. Nel 1954 fu tra i fondatori dell’Associazione Italiana dei Centri Trasfusionali. Morì nel 1964.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref10"><span style="color: #000000;">[10]</span></a> Paolo Santambrogio, primario analista dell&#8217;Ospedale Fatebenefratelli di Roma.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref11"><span style="color: #000000;">[11]</span></a> Bernardino Masci (1888-1944). Aveva come aiuti i dottori Gaspare Capparoni e Carlo Petacci. Cf anche: M. Mazzoni, Al servizio della vita umana, in: ‘Notizie dalla Delfico’, n. 5, Biblioteca Provinciale ‘Melchiorre Dèlfico’, Teramo, 3 febbraio 2007, pp. 36-38. In questo articolo è anche delineata l’organizzazione interna dell’ospedale dei Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref12"><span style="color: #000000;">[12]</span></a> Riccardo Galeazzi Risi (1891-1968).</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref13"><span style="color: #000000;">[13]</span></a> Alfredo Calò. Istituto di Patologia Speciale della Regia Università di Roma.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref14"><span style="color: #000000;">[14]</span></a> Israel Anton Zoller (1881-1956).</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref15"><span style="color: #000000;">[15]</span></a> L’area dell’antico Ghetto e Trastevere.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref16"><span style="color: #000000;">[16]</span></a> Alcuni delatori erano ebrei. Al riguardo si ricorda Celeste Di Porto (1925-1981), residente in via della Reginella 2, legata a Vincenzo Antonelli (banda Pollastrini e Bardi). Era solita operare tra l’area dell’antico Ghetto e i quartieri limitrofi. Altra persona pericolosa fu Enrica Di Porto, detta Erichetta l’incipriata, amante di Domenico Di Meo.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref17"><span style="color: #000000;">[17]</span></a> Gli ebrei a Roma: occupazione, resistenza, accoglienza e delazioni (1943-1944), a cura di S. Haia Antonucci e C. Procaccia, Viella, Roma 2017.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref18"><span style="color: #000000;">[18]</span></a> Vincenzo Fioritto (1921-1943), studente universitario, sottotenente del IV° Reggimento carristi. Medaglia d’Oro al Valor Militare.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref19"><span style="color: #000000;">[19]</span></a> Il nominativo di questo medico non è noto, ma non è difficile fare delle ipotesi attendibili.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref20"><span style="color: #000000;">[20]</span></a> A Napoli la popolazione si sollevò dal 27 al 30 settembre 1943.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref21"><span style="color: #000000;">[21]</span></a> Fra Maurizio (al secolo: Stanislao) Bialek (1912-2009). Polacco. Economo dell’Ospedale dell’Ordine del Fatebenefratelli, Isola Tiberina (Roma). Medaglia d’argento al valor militare (1946).</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref22"><span style="color: #000000;">[22]</span></a> Sabato Martelli Castaldi (1896-1944). Ucciso poi alle Cave Ardeatine.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref23"><span style="color: #000000;">[23]</span></a> Roberto Lordi (1894-1944). Ucciso poi alle Cave Ardeatine.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref24"><span style="color: #000000;">[24]</span></a> Edoardo Volterra (1904-1984). I suoi genitori furono Vito e Virginia Almagià.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref25"><span style="color: #000000;">[25]</span></a> Fu capo di zona militare nella regione dei Castelli romani, ove organizzò bande armate e piccoli Comitati di resistenza contro i tedeschi. Fu denunciato da una spia e ricercato dalle polizie tedesca e fascista.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref26"><span style="color: #000000;">[26]</span></a> Giuseppe Dalla Torre del Tempio di Sanguinetto (1885-1967).</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref27"><span style="color: #000000;">[27]</span></a> Adriano Ossicini (1920-2019).</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref28"><span style="color: #000000;">[28]</span></a> Cesare Ossicini (1884-1935): avvocato, fondatore con don Sturzo del Partito Popolare. Dirigente dell’Azione Cattolica. Cofondatore e poi presidente della Federazione delle Associazioni Sportive Cattoliche, in seno alla quale nel 1916 nacque l’ASCI, di cui fu il primo Vice Commissario Centrale. Morì assistito dal dott. Giovanni Borromeo.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref29"><span style="color: #000000;">[29]</span></a> Fondato nel 1941. Cf anche: V. Tedesco, Il contributo di Roma e della provincia nella lotta di liberazione, Amministrazione Provinciale di Roma, Roma 1967, p. 53 e p. 262.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref30"><span style="color: #000000;">[30]</span></a> Silvestra Tea Sesini (1887-1960).</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref31"><span style="color: #000000;">[31]</span></a> Gerardo Bruni (1896-1975). Fu l&#8217;unico rappresentante del Partito Cristiano Sociale nell&#8217;Assemblea Costituente della Repubblica Italiana.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref32"><span style="color: #000000;">[32]</span></a> Anna Maria Enriques Agnoletti (1907-1944). Partigiana. Fucilata dai nazisti. Insignita di medaglia d&#8217;oro al valor militare alla memoria.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref33"><span style="color: #000000;">[33]</span></a> Cf anche: R. Vommaro, La resistenza dei Cattolici a Roma (1943-1944), Odradek, Roma 2009, p. 77.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref34"><span style="color: #000000;">[34]</span></a> Si arrivò a una cinquantina di ebrei. In realtà il numero delle persone nascoste è superiore se si considera il fatto che molti perseguitati usarono il Fatebenefratelli come tappa intermedia. Adriano Ossicini redasse, in tempi successivi, un elenco degli ebrei registrati come degenti: 62 tra uomini, donne e alcuni bambini. Sei furono registrati due volte, perché rientrarono. Cf A. Ossicini, Un’isola sul Tevere. Il fascismo al di là del ponte, Editori Riuniti, Roma 1999, pp. 219-222. Anche il dott. Sacerdoti, nell’intervista del 1988, fa riferimento a ebrei che uscivano e che poi tornavano.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref35"><span style="color: #000000;">[35]</span></a> I Fatebenefratelli cominciarono a sostenere in Italia la formazione infermieristica dal 1853.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref36"><span style="color: #000000;">[36]</span></a> Albert Konrad Kesselring (1885-1960). Feldmaresciallo. Dall&#8217;estate 1943 ebbe il comando di tutte le forze tedesche in Italia. Il riferimento alla lettera K poteva avere più significati. Sul piano strettamente medico: morbo di Koch (tubercolosi), morbo di Krebs (problemi di metabolismo), et al.<br />
<a title="" href="#_ftnref37"><span style="color: #000000;">[37]</span></a> F. Giansoldati, Dora Focaroli, l’infermiera che ha salvato decine di ebrei all’Isola Tiberina, in Il Messaggero, lunedì 27 maggio 2019.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref38"><span style="color: #000000;">[38]</span></a> Carla Capponi (1918-2000). Esponente dei Gruppi Armati Proletari (G.A.P.). Medaglia d’oro al valor militare.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref39"><span style="color: #000000;">[39]</span></a> Si conserva al CDEC di Milano copia della locandina del Keren Kayemeth Leisrael: ‘10 alberi in onore del dott. Vittorio Sacerdoti’.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref40"><span style="color: #000000;">[40]</span></a> Testimonianza di Mario Mari, in: <a href="https://it-it.facebook.com/groups/romacittaaperta/"><span style="color: #000000;">https://it-it.facebook.com/groups/romacittaaperta/</span></a>. 21 novembre 2019.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref41"><span style="color: #000000;">[41]</span></a> Pio XII: nato nel 1876 (Eugenio Pacelli). Pontefice dal 2 marzo <a title="1939" href="https://it.wikipedia.org/wiki/1939"><span style="color: #000000;">1939</span></a> al 9 ottobre <a title="1958" href="https://it.wikipedia.org/wiki/1958"><span style="color: #000000;">1958</span></a> (anno della morte).</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref42"><span style="color: #000000;">[42]</span></a> Guido Gonella (1905-1982).</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref43"><span style="color: #000000;">[43]</span></a> Acta Diurna: rubrica di informazione su fatti internazionali.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref44"><span style="color: #000000;">[44]</span></a> Il fratello, Enrico Pietro Galeazzi (1896-1986), ebbe da Pio XII il titolo di architetto dei sacri palazzi apostolici e le cariche di direttore generale dei servizi tecnici e di quelli economici.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref45"><span style="color: #000000;">[45]</span></a> Cardinale Francesco Marchetti Selvaggiani (1871- 1951).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b> </b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #808080;"><em>Per saperne di più</em></span></strong><br />
<span style="color: #000000;">AA.VV., <em>Roma durante l’occupazione nazifascista. Percorsi di ricerca</em>, Franco Angeli, Milano 2009.<br />
P.L. Guiducci, <em>Il III Reich contro Pio XII. Papa Pacelli nei documenti nazisti</em>, San Paolo, Cinisello Balsamo 2013.<br />
G. Micheli, <em>L’Isola Tiberina e i Fatebenefratelli</em>, CENS, Milano 1995.<br />
A. Ossicini, <em>Il Fascismo al di là del ponte</em>, in: AA.VV., <em>‘Chiesa, mondo cattolico e società civile durante la Resistenza’</em>, Edizioni di Storia e Letteratura, volume 12 della collana ‘Ricerche per la storia religiosa di Roma’, Roma 2009, pp. 133-150.<br />
V. Sacerdoti, <i>intervista rilasciata alla redazione del quotidiano ‘La</i> <i>Repubblica’</i>, 16 ottobre 2004.<br />
R. Vommaro, <em>La Resistenza dei cattolici a Roma (1943-1944),<b> </b></em>Odradek, Roma 2009.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><span style="color: #808080;"> </span></em></strong></p>
<div style="text-align: justify;"></div>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
]]></content:encoded>
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		<title>NAZISTI, EBREI E LA COMUNITÀ DEI FATEBENEFRATELLI</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jan 2020 07:55:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Pier Luigi Guiducci - Durante l’occupazione tedesca di Roma l’ospedale dei Fatebenefratelli divenne un riferimento chiave per gli ebrei in fuga e per la Resistenza.   Nei mesi dell’occupazione tedesca di Roma (1943-1944) si riuscì ad attivare una rete di protezione degli ebrei perseguitati e di altre persone ricercate &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="right"><i>di Pier Luigi Guiducci -</i></p>
<p style="text-align: justify;" align="right"><em><strong>Durante l’occupazione tedesca di Roma l’ospedale dei Fatebenefratelli divenne un riferimento chiave per gli ebrei in fuga e per la Resistenza.</strong></em></p>
<p align="right"><i> </i></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nei mesi dell’occupazione tedesca di Roma (1943-1944) si riuscì ad attivare una rete di protezione degli ebrei perseguitati e di altre persone ricercate dai nazi-fascisti. Su questo fatto gli storici hanno potuto ricostruire varie dinamiche.<a title="" href="#_ftn1"><span style="color: #000000;">[1]</span></a> Inoltre, più Istituzioni scientifiche (USC Shoah Foundation, CDEC di Milano, Dipartimento Cultura della CER di Roma…) hanno promosso molteplici interviste per conservare la memoria delle violenze, dei rastrellamenti, degli eccidi e delle deportazioni.<a title="" href="#_ftn2"><span style="color: #000000;">[2]</span></a> Oggi, i testimoni romani di un tempo sono deceduti. Questo, però, non deve essere un motivo per abbandonare un impegno chiave: quello di trasmettere il ricordo delle tragedie e di consegnare alle nuove generazioni un messaggio di pace e di fraternità.<a title="" href="#_ftn3"><span style="color: #000000;">[3]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>I Fatebenefratelli sull’Isola Tiberina </b></span></h3>
<div id="attachment_9155" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2019/12/Immagine2.png"><img class="size-thumbnail wp-image-9155" alt="L'ospedale dei Fatebenefratelli nel 1934" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2019/12/Immagine2-150x150.png" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>L&#8217;ospedale dei Fatebenefratelli nel 1934</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Tra coloro che maggiormente s’impegnarono a nascondere ebrei in fuga si collocano i frati che operavano nell’ospedale dei Fatebenefratelli di Roma, sull’Isola Tiberina. Nel 1943 i professi (avevano emesso i voti) erano 33. Di questi, otto erano stranieri: due polacchi, due spagnoli, un irlandese, un austriaco, un bavarese, un portoghese. C’erano poi cinque novizi e sei postulanti.<br />
Con riferimento a questo nosocomio possono essere utili alcuni cenni storici. Nel 1930 il superiore generale, lo spagnolo fra Faustino Calvo<a title="" href="#_ftn4"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[4]</sup></sup></span></a>, ricevette aiuti dalle province dell’Ordine per ristrutturare il nosocomio. Lasciò immutate, per il valore storico, solo la chiesa e la sala Assunta. Il rimanente venne ricostruito. Gli spazi aumentarono grazie all’acquisto e alla demolizione dei modesti edifici adiacenti.<br />
In tale iniziativa fra Calvo ricevette il sostegno di Pio XI (Papa Ratti). Questi, nell’udienza<a title="" href="#_ftn5"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[5]</sup></sup></span></a> del 24 maggio 1930 si complimentò per la decisione di dare un volto nuovo all’ospedale Tiberino. Auspicò inoltre che divenisse un modello d’avanguardia per tutto l’Ordine unendo tra loro “carità antica e mezzi modernissimi”. Dopo quattro anni di lavori, seguiti dal priore fra Leonardo Ilundáin Sagüés<a title="" href="#_ftn6"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[6]</sup></sup></span></a> e dal provinciale fra Camillo Viglione<a title="" href="#_ftn7"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[7]</sup></sup></span></a>, il nuovo ospedale venne inaugurato il 3 aprile 1934.<br />
Dopo i lavori, i posti letto erano saliti a 350: parte in corsie, di cui la sola vasta era la sala Assunta con 41 letti di medicina (divisi a metà da una vetrata), e parte in camere per solventi. L’ospedale disponeva inoltre dei servizi di radiologia e di pronto soccorso, di diversi ambulatori e di una Scuola per Infermieri, autorizzata appositamente dal Governo per i religiosi, perché in quel tempo in Italia tali centri didattici accettavano solo donne.<a title="" href="#_ftn8"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[8]</sup></sup></span></a><br />
Le strutture rispettavano i migliori standard. Si cercavano adesso dei professionisti validi, capaci di utilizzarle al meglio. A priore della Comunità dell’Isola era stato eletto dal capitolo generale fra Faustino Giulini.<a title="" href="#_ftn9"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[9]</sup></sup></span></a> Questi, si affrettò a completare l’organico.<br />
Nella prima riunione con i frati della Comunità (27 aprile 1934), fra Giulini comunicò i risultati di un concorso per primario medico. In tale occasione venne approvata la nomina del dott. Giovanni Borromeo. Da questo momento ebbe inizio una feconda intesa operativa tra il sanitario e i membri dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Il contributo dei laici: Giovanni Borromeo</b></span></h3>
<div id="attachment_9159" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2019/12/Immagine6.png"><img class="size-thumbnail wp-image-9159" alt="Il dottor Giovanni Borromeo" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2019/12/Immagine6-150x150.png" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Il dottor Giovanni Borromeo</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il dottor Giovanni Borromeo<a title="" href="#_ftn10"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[10]</sup></sup></span></a>, nato a Roma il 15 dicembre 1898, proveniva da una famiglia profondamente cattolica. Il nonno Ercole (medico)<a title="" href="#_ftn11"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[11]</sup></sup></span></a>, nato nel 1854, si era arruolato volontario tra le truppe del generale Nicolas Oudinot per liberare Roma nel 1849, così da consentire al Papa di far ritorno nell’Urbe.<br />
Il padre Pietro era medico (nato nel 1869), fu eletto deputato in Parlamento nelle file del Partito Popolare Italiano (fondato da don Luigi Sturzo ed altri nel 1919). Giovanni s’iscrisse nel 1916 a medicina. Però, già nel mese di dicembre, dovette raggiungere il fronte. Fu decorato con medaglia di bronzo al valor militare. Nel 1922 si laureò con il massimo dei voti. A Roma iniziò il suo cursus professionale negli ‘Ospedali Riuniti’. Arrivò presto a ricoprire il ruolo di ‘aiuto’. Vinse nel 1931 il concorso per ‘primario’. Per accedere a tale livello era obbligatoria l’iscrizione al partito nazionale fascista. Egli preferì rimanere ‘aiuto’. Sperando in seguito in una maggiore tolleranza, Giovanni, nel 1934, si presentò di nuovo al concorso. Lo vinse. Ma nuovamente gli venne chiesto il possesso della tessera del partito fascista. E lui rinunciò.<br />
Decise allora di partecipare al concorso bandito il 18 marzo 1934 dall’ospedale dei Fatebenefratelli per il posto di ‘primario medico’, lasciato libero dal dott. Giuseppe Proli.<a title="" href="#_ftn12"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[12]</sup></sup></span></a> Nella riunione dei frati del 10 giugno 1934, fu discusso su chi scegliere come ‘aiuto’ del dott. Borromeo. Ci si orientò alla fine per il dott. Marco Marini.<a title="" href="#_ftn13"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[13]</sup></sup></span></a> Si legge al riguardo nel verbale che i suoi “titoli sono stati esaminati dal nostro Direttore Sanitario dott. Alfredo Ramoni e dal dottor Borromeo, i quali hanno dato parere favorevole”. Borromeo sostenne attivamente il completamento delle attrezzature del nosocomio.<a title="" href="#_ftn14"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[14]</sup></sup></span></a> E si distinse per le capacità diagnostiche. Attestò al riguardo il prof. Filippo Rocchi<a title="" href="#_ftn15"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[15]</sup></sup></span></a> che, in situazioni incerte, il primario non cessava di studiare il caso clinico fino a quando arrivava a conclusioni basate su prolungate indagini.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>La figura di fra Maurizio Bialek</b></span></h3>
<div id="attachment_9156" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2019/12/Immagine3.png"><img class="size-thumbnail wp-image-9156" alt="Frate Maurizio Bialek nel 1947" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2019/12/Immagine3-150x150.png" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Frate Maurizio Bialek nel 1947</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Oltre i superiori che operarono attivamente nell’ospedale dell’Isola Tiberina, ci fu anche un non debole numero di frati che ricoprivano più ruoli: cappellani, medici, infermieri, farmacisti, operatori di supporto a diverso livello. Tra queste persone, occorre ricordare la figura di un giovane polacco. Si tratta di fra Maurizio Bialek, responsabile dell’ufficio economato.<a title="" href="#_ftn16"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[16]</sup></sup></span></a> Nato in Polonia il 27 settembre 1912 (frazione Zajaczkow, municipio di Mniszków, provincia di Łódź) emise i voti semplici il 24 settembre 1931. Arrivò a Roma il 3 gennaio 1936.<a title="" href="#_ftn17"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[17]</sup></sup></span></a> Nell’Urbe, professò i voti solenni il 29 settembre 1936. Rimase nella Comunità tiberina fino al 6 luglio 1959. Fu poi trasferito alla sede di Napoli.<a title="" href="#_ftn18"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[18]</sup></sup></span></a> Ottenne anche la cittadinanza italiana (14 febbraio 1957). Morì a Roma il 20 novembre 2009. Quando Bialek si inserì nella Comunità dell’Urbe dimostrò di essere una persona dinamica. Pronta al sorriso. Facile all’ironia. Parlava perfettamente l’italiano. La sintonìa con i frati fu immediata. I suoi interventi erano ascoltati e riuscivano ad influire sulle decisioni della Comunità.<br />
Per comprendere ciò, va precisato un punto. In quel momento non era presente un priore effettivo. Infatti, fra Faustino Giulini, alla fine del 1936, era stato trasferito come superiore alla Farmacia Vaticana. A quel punto, il superiore generale, fra Narciso Durchschein<a title="" href="#_ftn19"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[19]</sup></sup></span></a>, di origine tedesca (Baviera), aveva preferito &#8211; fino alla convocazione del nuovo capitolo generale &#8211; non nominare un priore. E si era assegnato tale titolo in modo formale, come risulta dai verbali di Comunità. La gestione pratica dell’ospedale rimaneva affidata a un frate vicario. Per tale<i> </i>compito scelse il suo consigliere fra Leonardo Ilundáin Sagüés.<a title="" href="#_ftn20"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[20]</sup></sup></span></a> Questi, era una persona mite. Interagì molto bene con fra Maurizio Bialek.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>La guerra civile spagnola </b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dal luglio del 1936 all’aprile 1939 la Spagna fu devastata da una guerra civile che vide contrapposti tra loro due fronti. Da una parte c’erano i <a title="Nazionalismo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Nazionalismo"><span style="color: #000000;">nazionalisti</span></a>, autori di un colpo di Stato ai danni della Repubblica. Dall’altra, combattevano i repubblicani, composti da truppe fedeli al governo in carica, guidato dal <a title="Fronte Popolare (Spagna)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Fronte_Popolare_(Spagna)"><span style="color: #000000;">Fronte Popolare</span></a> di ispirazione <a title="Marxismo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Marxismo"><span style="color: #000000;">marxista</span></a>. Durante tale conflitto, la parte più anarchica del Fronte Popolare attivò delle durissime persecuzioni contro i cattolici, uccidendo membri della gerarchia ecclesiastica, esponenti del clero, religiosi, e laici (migliaia di morti). Tale vicenda spiega perché diversi consacrati cercarono rifugio in Italia, spingendosi fino a Roma. Tra questi perseguitati ci fu chi trovò accoglienza anche nell’ospedale dei Fatebenefratelli all’Isola Tiberina.<a title="" href="#_ftn21"><span style="color: #000000;">[21]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Le leggi razziali in Italia</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In Italia, negli ospedali (e in tutta la pubblica amministrazione) il personale aveva l’obbligo di essere iscritto al partito nazionale fascista. Nel complesso tiberino dei Fatebenefratelli la situazione fu diversa. Il nosocomio, per norma concordataria, era considerato una struttura privata, non sottoposta a vincoli pubblici o statali. Da qui, una relativa tolleranza delle autorità fasciste. Inoltre, i frati non sostenevano le dottrine fasciste e naziste. Grazie a tale situazione, il dott. Borromeo (cattolico liberale) e i suoi colleghi furono liberi di esprimere le proprie convinzioni, le idee politiche. Potevano così far conoscere critiche alle stesse normative in vigore. In particolare, Borromeo (e il personale del nosocomio) considerava assurde le leggi razziali del 1938.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Ulteriori vicende ospedaliere</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel 1939 i Fatebenefratelli acquistarono dagli eredi dell’on. Carlo Roncoroni una tenuta agricola con villa padronale (detta ‘La Pellegrina’). Posizionata nell’area nord di Roma, si trova lungo la via Cassia. ‘Villa San Pietro’ (l’apostolo è il patrono della provincia religiosa) venne trasformata in casa di riposo per sacerdoti malati ed invalidi. L’antico edificio delle scuderie fu ristrutturato così da diventare un padiglione per accogliere i malati lungodegenti (cronici). Dal 17 novembre 1941 il direttore sanitario di questo centro fu il dott. Borromeo. Tale incarico lo mantenne fino alla morte. Nei diversi anni del suo lavoro poté seguire i progressivi sviluppi dell’opera. Nel 1949 venne avviata la costruzione di un edificio la cui prima ala viene adibita a ricoveri geriatrici.<br />
Nel 1955, trasferiti a Genzano i malati mentali nel nuovo istituto psichiatrico dell’Ordine, la struttura sulla via Cassia fu classificata ospedale generale. Nel 1956 si ultimò il complesso ospedaliero strutturato a monoblocco con pianta ad H.<a title="" href="#_ftn22"><span style="color: #000000;">[22]</span></a> A Villa San Pietro il dott. Borromeo lavorò anche come primario. Ebbe come aiuto il dott. Salvatore Casa. Questi, già nel 1943 lavorava con lui all’Isola Tiberina. La stretta interazione esistente tra gli ospedali San Pietro e Tiberino fu facilitata dal fatto che nel 1942 la curia generalizia dei Fatebenefratelli aveva trasferito alla provincia romana l’intero complesso posto sull’Isola Tiberina. Quest’ultimo, però, tornò alle dipendenze del superiore generale nel 1953.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Il medico ebreo Vittorio Sacerdoti</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel 1941, a seguito di contatti intercorsi tra Borromeo e il suo ex-professore ebreo Marco Almagià<a title="" href="#_ftn23"><span style="color: #000000;">[23]</span></a> (Università ‘La Sapienza’ di Roma), un giovane medico ebreo, il dott. Vittorio Sacerdoti<a title="" href="#_ftn24"><span style="color: #000000;">[24]</span></a>, raggiunse il complesso tiberino dei Fatebenefratelli. Era stato espulso dall’ospedale civile di Ancona.<a title="" href="#_ftn25"><span style="color: #000000;">[25]</span></a> Il nuovo arrivato chiese di poter restare, disposto ad espletare compiti anche generici. Borromeo, al contrario, dette ordine di dargli subito un camice da medico.<a title="" href="#_ftn26"><span style="color: #000000;">[26]</span></a> Sacerdoti si occupò pure degli esami radiologici e del laboratorio analisi. (che allora era al secondo piano). Gli fu poi consegnato un documento di identità falso. Il suo nuovo nome era Vittorio Salviucci.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>L’occupazione tedesca di Roma</b></span></h3>
<div id="attachment_9165" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2019/12/Immagine7.png"><img class="size-thumbnail wp-image-9165" alt="Militari tedeschi a Roma, 1943" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2019/12/Immagine7-150x150.png" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Militari tedeschi a Roma, 1943</em></p></div>
<p style="text-align: justify;" align="center"><span style="color: #000000;">Dopo il cosiddetto armistizio (resa senza condizioni) tra il Regno del Sud e gli Alleati (8 settembre 1943), i tedeschi invasero l’Italia occupando i centri strategici. Il<i> </i>10 settembre<em> 1943</em>, la zona sud di Roma divenne teatro di uno degli episodi più drammatici della Resistenza: la battaglia di Porta San Paolo. Le forze dei resistenti non riuscirono a fermare l’attacco di due divisioni tedesche. L’Urbe fu occupata (dal 10 settembre 1943 al 4 giugno 1944) dalle formazioni del III Reich, favorite dalla carenza di precise direttive militari da parte dei comandi italiani. In questo periodo i frati dei Fatebenefratelli svolsero un ruolo importante di accoglienza e sostegno. Dopo gli scontri militari a Monterosi, Bracciano, Manziana e nell’area sud di Roma, diversi feriti (in condizioni gravissime) vennero trasportati al pronto soccorso dei Fatebenefratelli. Nel frattempo, alcuni ebrei chiesero aiuto ai frati dell’Isola.<strong> </strong>Ciò si trova attestato anche da uno studio del diacono olandese Dominiek Oversteyns. In pratica, già prima del 16 ottobre 1943 furono presenti nell’ospedale dei Fatebenefratelli di Roma circa 8 ebrei (7 romani + 1 straniero).<a title="" href="#_ftn27"><span style="color: #000000;">[27]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>La protezione dei perseguitati</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In quel tragico periodo, nell’ospedale sull’Isola Tiberina trovarono rifugio, oltre agli ebrei, anche molti antifascisti, e perfino sbandati polacchi e russi. Pietro Scarabotti, addetto alla manutenzione dell’edificio, suggerì ai frati dei possibili nascondigli. Tra questi, uno dei più capienti si trovava sotto la botola d’accesso alle fognature. Il passaggio si trovava nel pavimento della stanza riservata ai malati infettivi (quattro letti), posta dietro l’altare della sala Assunta. La botola venne nascosta con un tappeto. A date ore, su istruzione del loro maestro, fra Clemente Petrillo<a title="" href="#_ftn28"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[28]</sup></sup></span></a>, alcuni aspiranti la sollevavano per consegnare il vitto alle persone nascoste. Ricordava fra Fabiano<a title="" href="#_ftn29"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[29]</sup></sup></span></a>, presente in quel periodo all’Isola come aspirante, che più volte la sorella dell’attore Aldo Fabrizi (la ‘sora Lella’) portava pentoloni di pasta o di minestra per i perseguitati.<a title="" href="#_ftn30"><span style="color: #000000;">[30]<br />
</span></a>Altre persone ottennero rifugio nel nosocomio. Furono ricoverate dal dott. Borromeo con false diagnosi e generalità nelle camere per solventi.<a title="" href="#_ftn31"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[31]</sup></sup></span></a> La loro cartella non era mai lasciata in giro.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Il rastrellamento del 16 ottobre 1943</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A inizio mattina del 16 ottobre 1943 ebbe inizio a Roma una razzìa di ebrei decisa (e duramente sollecitata) da Berlino. Per favorire tale manovra 1500 carabinieri erano stati in precedenza deportati in Germania (7 ottobre 1943). Inoltre, i tedeschi furono avvantaggiati dall’assenza di azioni partigiane<a title="" href="#_ftn32"><span style="color: #000000;">[32]</span></a> e dal precedente silenzio imposto sull’intera operazione. I nazisti, comunque, non furono i soli a tacere sul progetto in preparazione. Anche gli Alleati, decrittando i messaggi dei nemici, erano pienamente informati sulla prossima operazione ma decisero di mantenere una totale linea di silenzio per non far sapere ai loro avversari che potevano seguire ogni mossa del nemico.<br />
In seguito, più testimoni del tempo, hanno riferito sulla terribile vicenda (Settimia Spizzichino, Enza Pignatelli, Vittorio Sacerdoti, Adriano Ossicini<a title="" href="#_ftn33"><span style="color: #000000;">[33]</span></a>, Mario Mieli, Enzo Camerino, Ester Moresco, Lello Di Segni…).<a title="" href="#_ftn34"><span style="color: #000000;">[34]</span></a> I loro racconti sono stati tutti pubblicati.<br />
Sfuggendo all’accerchiamento dei militari, vari ebrei dall’area dell’antico Ghetto riuscirono comunque a salvarsi, anche con l’aiuto di cittadini presenti in quelle ore. Oltrepassato il ponte, si diressero correndo verso l’ospedale dei Fatebenefratelli sapendo di trovare il medico ebreo Sacerdoti, che già conoscevano. Furono subito nascosti con il decisivo intervento dei frati, e di fra Maurizio Bialek in particolare. Mentre il rastrellamento proseguiva, il responsabile della Comunità religiosa avvisò il cardinale protettore dell’Ordine, Francesco Marchetti Selvaggiani.<a title="" href="#_ftn35"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[35]</sup></sup></span></a> Questi, era anche il Vicario del Pontefice nella diocesi di Roma.<br />
Il presule parlò con Pio XII (che approvò e sostenne le azioni umanitarie) e con i suoi più diretti collaboratori (specie mons. Luigi Traglia<a title="" href="#_ftn36"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[36]</sup></sup></span></a>). Furono attivati contatti con organismi religiosi e di assistenza, e con singoli fiduciari (ad esempio il nipote del Pontefice) per azioni da svolgere in modo discreto.<br />
Mentre sul piano ufficiale, il Segretario di Stato vaticano cardinale Luigi Maglione<a title="" href="#_ftn37"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[37]</sup></sup></span></a> interagiva con l’ambasciatore tedesco presso la Santa Sede (Ernst Heinrich von Weizsäcker<a title="" href="#_ftn38"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[38]</sup></sup></span></a>), a livello ufficioso si attivava un’iniziativa. Dopo una riunione tra Pio XII, monsignor Montini e l’avvocato Carlo Pacelli<a title="" href="#_ftn39"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[39]</sup></sup></span></a>, fu preparato il testo di una lettera in tedesco per il comandante militare di Roma, generale Reiner Stahel.<a title="" href="#_ftn40"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[40]</sup></sup></span></a> Si chiedeva di fermare la razzìa per motivi strategici, così da non obbligare il Papa a una pubblica condanna.<br />
Carlo Pacelli consegnò la missiva al vescovo austriaco Alois Hudal.<a title="" href="#_ftn41"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[41]</sup></sup></span></a> Il documento, infatti, doveva apparire come un’iniziativa di quest’ultimo. Hudal firmò. In seguito, il p. Pancrazio Pfeiffer<a title="" href="#_ftn42"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[42]</sup></sup></span></a> consegnò la missiva a Stahel.<a title="" href="#_ftn43"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[43]</sup></sup></span></a> Questi, riuscì a stabilire un contatto telefonico con il capo delle SS Heinrich Himmler.<a title="" href="#_ftn44"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[44]</sup></sup></span></a> Lo convinse, con argomenti di strategia militare, a fermare i rastrellamenti.<a title="" href="#_ftn45"><span style="color: #000000;">[45]</span></a> Con l’ordine di Himmler cessò l’operazione tedesca a Roma. In tal modo, chi non era stato ancora raggiunto dai militari, poté sfuggire alla cattura e fu salvo.<a title="" href="#_ftn46"><span style="color: #000000;">[46]</span></a><br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>L’interazione con il capitano delle SS Dannecker</b></span></h3>
<div id="attachment_9157" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2019/12/Immagine4.png"><img class="size-thumbnail wp-image-9157" alt="Il capitano delle SS Theo Dannecker: guidò la razzia degli ebrei a Roma il 16 ottobre 1943 " src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2019/12/Immagine4-150x150.png" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Il capitano delle SS Theo Dannecker: guidò la razzia degli ebrei a Roma il 16 ottobre 1943</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Cominciò, a questo punto, un’interazione con il fiduciario di Hitler, il capitano Theodor Dannecker.<a title="" href="#_ftn47"><span style="color: #000000;">[47]</span></a> Si tentò di far liberare gli ebrei rinchiusi nel collegio militare di via della Lungara. Questo ufficiale, però, non rispondeva né al generale Albert Kesserling<a title="" href="#_ftn48"><span style="color: #000000;">[48]</span></a>, né a Stahel, né al tenente colonnello Herbert Kappler<a title="" href="#_ftn49"><span style="color: #000000;">[49]</span></a>, né a Eugen Dollmann<a title="" href="#_ftn50"><span style="color: #000000;">[50]</span></a>, né a Rudolf Rahn.<a title="" href="#_ftn51"><span style="color: #000000;">[51]</span></a> Dipendeva infatti dall’Ufficio Centrale per la Sicurezza del Reich.<a title="" href="#_ftn52"><span style="color: #000000;">[52]</span></a> Esisteva poi un’altra realtà. Il Pontefice, come documentato da più ricerche, aveva intorno (proprio all’interno dell’area vaticana) una rete di spionaggio tedesca<a title="" href="#_ftn53"><span style="color: #000000;">[53]</span></a> e fascista (OVRA).<a title="" href="#_ftn54"><span style="color: #000000;">[54]</span></a> Spie erano presenti tra i tecnici della Radio (per bloccare eventuali denunce del Papa), nella redazione dell’Osservatore Romano (per distruggere copie con articoli ostili ai regimi del tempo). La posta era controllata (anche quella trasmessa con valigia diplomatica). Da Forte Bravetta si ascoltavano le comunicazioni della Santa Sede. Inoltre, tutti gli accessi che conducevano ai Palazzi Vaticani erano controllati da tedeschi armati (oltre le postazioni militari dislocate a piazza San Pietro), e servivano autorizzazioni dell’occupante per accedere all’area vaticana<a title="" href="#_ftn55"><span style="color: #000000;">[55].</span></a><br />
Si riuscì comunque a liberare (malgrado la normativa tedesca di guerra) le coppie miste, e i figli di coppie miste. Altri ebrei, con affermazioni non veritiere, riuscirono poi a superare i controlli e a salvarsi. Ma più di mille internati rimasero nel collegio militare di via della Lungara. Fino alla stazione Ostiense, binario 1, si tentò di salvare ancora qualche ebreo.<a title="" href="#_ftn56"><span style="color: #000000;">[56]</span></a><br />
In tale contesto si deve evidenziare un ulteriore dato. Nel periodo successivo al 16 ottobre proseguirono a Roma gli arresti degli ebrei. Ma stavolta le operazioni non furono basate su elenchi forniti ai tedeschi ma sull’apporto offerto da italiani, e soprattutto dai delatori. Per tale motivo si tende a ritenere che gli elenchi in mano ai tedeschi furono probabilmente distrutti. In tal modo si ostacolò la ‘caccia all’ebreo’.<a title="" href="#_ftn57"><span style="color: #000000;">[57]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>La situazione nell’ospedale tiberino dei Fatebenefratelli</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel contesto descritto l’ospedale tiberino dei Fatebenefratelli divenne un riferimento chiave per gli ebrei in fuga. Oggi diversi studi hanno cercato di identificare le persone che vi trovarono protezione. E più nominativi sono stati individuati. Il loro numero non è stato comunque accertato in modo esatto perché vi furono dinamiche diverse. Qualcuno rimase pochi giorni dentro l’edificio. Altri, trovarono protezione per periodi più prolungati. tempo Non mancarono poi i casi di volle uscire (soprattutto per la ricerca dei propri cari) e in seguito rientrò.<br />
Per la professoressa Grazia Loparco<a title="" href="#_ftn58"><span style="color: #000000;">[58]</span></a> il numero dei protetti fu 46.<a title="" href="#_ftn59"><span style="color: #000000;">[59]</span></a> Per il medico Ossicini 61.<a title="" href="#_ftn60"><span style="color: #000000;">[60]</span></a> Per il ricercatore Oversteyns occorre calcolare anche gli ebrei accolti prima del 16 ottobre 1943. Inoltre, sia per la studiosa Picciotto<a title="" href="#_ftn61"><span style="color: #000000;">[61]</span></a> che per Guiducci<a title="" href="#_ftn62"><span style="color: #000000;">[62]</span></a> esistono dei nominativi non inclusi nei totali. In tale contesto, in base alla testimonianza del medico fra Timoteo Cambuli<a title="" href="#_ftn63"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[63]</sup></sup></span></a>, tutti i suoi colleghi, specie i dottori Marini, Salvatore Casa, Tenaglia e Vittorio Sacerdoti, si mostrarono solidali con i frati e con il primario Borromeo. Quest’ultimo, comunque, per il suo comportamento umanitario, rischiava l’arresto. Così, monsignor Montini, che in quel tempo era Sostituto della Segreteria di Stato, per garantirgli una qualche protezione gli fece avere una tessera che lo qualificava guardia nobile pontificia.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>1943. Irruzione tedesca </b></span></h3>
<div id="attachment_9158" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2019/12/Immagine5.png"><img class="size-thumbnail wp-image-9158" alt="La sala Assunta divisa da una vetrata. In fondo, dove si intravede un altare, ebbe luogo la vicenda del ‘morbo di K’ " src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2019/12/Immagine5-150x150.png" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>La sala Assunta divisa da una vetrata. In fondo, dove si intravede un altare, ebbe</em><br /><em>luogo la vicenda del ‘morbo di K’</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dopo il 16 ottobre 1943 il nosocomio dell’Isola Tiberina fu uno dei luoghi considerati sospetti dai tedeschi. Questi, avevano visto le fughe degli ebrei verso l’ospedale. Per tale motivo venne alla fine decisa un’irruzione. A fine ottobre, un ragazzo corse in ospedale per avvertire i frati e il dottor Borromeo che stavano per arrivare due camion con i tedeschi. Arrivò il primo veicolo. Il secondo, però, fece un ritardo di circa trenta minuti. Aveva sbagliato percorso. Tale fatto, consentì ai frati e al dottor Borromeo di organizzarsi. Il primario fece inserire i perseguitati in sala Assunta. In particolare, furono accolti nell’ambiente ove era posizionato un altare. Una grande vetrata separava tale zona dalla corsia che ospitava i letti di medicina uomini. Borromeo dette ai falsi degenti alcuni consigli.<br />
Tutti dovevano rimanere in silenzio. Solo lui avrebbe parlato con i tedeschi. I ‘malati’ dovevano piuttosto tossire con frequenza in direzione dei militari. Ciò avrebbe creato nei soldati la paura per un contagio. Il caposala della sala Assunta, il polacco fra Giuseppe Kuras<a title="" href="#_ftn64"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[64]</sup></sup></span></a>, chiese a fra Silvestro Ghetti<a title="" href="#_ftn65"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[65]</sup></sup></span></a> di spiegare le direttive del dottor Borromeo ai polacchi sbandati.<br />
Quando iniziò l’ispezione, il primario &#8211; in un corretto tedesco &#8211; descrisse al medico militare della Wehrmacht i casi clinici. Si arrivò poi ai falsi degenti. Borromeo spiegò che si trattava di soggetti colpiti da una patologia devastante. Tremendamente contagiosa. Anche nelle situazioni di non decesso, il paziente era segnato per sempre da gravi esiti: paralisi, demenza, cecità. In tale contesto, qualche finto malato rimase a guardare i tedeschi con occhi che esprimevano terrore. Il primario chiarì che tale comportamento segnava nel soggetto l’inizio di una fase di istupidimento. I militari, ascoltando Borromeo, si trassero indietro. Anche il loro medico preferì non rimanere a lungo nel reparto.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Il morbo di K</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il dottor Borromeo non dette un nome specifico alla malattia che si era inventato. Fu uno dei suoi aiuti, probabilmente il dottor Sacerdoti (persona finemente umorista), a definire ‘morbo di K’ la patologia descritta ai tedeschi<i>. </i>Il ‘K’ poteva essere interpretato in più modi: ad esempio morbo di Koch (tubercolosi), morbo di Krebs (disturbo del metabolismo). Nell’ambiente dei Fatebenefratelli, però, ‘K’ significava Kesserling o Kappler. Comunque, tale espressione venne utilizzata per indicare non solo gli ebrei in fuga ma ogni ricercato dalle autorità del tempo. In tempi successivi, come racconterà in seguito il dottor Salvatore Casa ai figli, ci furono altre ispezioni militari, ad opera di italiani e di tedeschi. Non vennero comunque riscontrate delle irregolarità.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Il contributo dei frati alla Resistenza</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mentre l’ospedale dei Fatebenefratelli rimaneva un rifugio per vari perseguitati, si verificò un altro fatto. Il nosocomio, grazie al consenso dei frati, fu pure luogo di incontri tra membri della Resistenza.<a title="" href="#_ftn66"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[66]</sup></sup></span></a> Nel laboratorio analisi si svolsero riunioni clandestine alle quali partecipò anche il generale dell’Aeronautica Roberto Lordi<a title="" href="#_ftn67"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[67]</sup></sup></span></a>, paziente del dott. Borromeo. In tale contesto, alcuni membri del CLN chiesero ai frati di installare una radio ricetrasmittente per attivare collegamenti con le forze alleate. Ottenuto il consenso, la radio venne posta nel Noviziato, cioè nell’unico luogo dell’ospedale dove il personale non entrava mai. Fu collegata ai tubi dell’acqua calda che partivano dallo scantinato. Ciò dava maggiore potenza al segnale. L’iniziativa, molto pericolosa, venne seguita da frate Maurizio Bialek. Con tale strumento si segnalavano alle forze alleate, e ai militari italiani rimasti fedeli alla monarchia, anche i movimenti delle truppe avversarie e i nomi delle spie romane al servizio dei nazisti.<a title="" href="#_ftn68"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[68]</sup></sup></span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>I politici: l’avvocato Spataro e la comunità dei frati</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Tra i politici che trovarono un provvisorio rifugio nel nosocomio tiberino dei Fatebenefratelli ci fu anche l’avvocato Giuseppe Spataro.<a title="" href="#_ftn69"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[69]</sup></sup></span></a> Nella sua stanza, oltre a incontrare membri del CLN, ebbe modo di scrivere articoli per il giornale clandestino ‘Il Popolo’. Tale aspetto riveste importanza con riferimento al n. 3, del 10 marzo 1944, 182° giorno dell’occupazione nazifascista. Si tratta del terzo numero anomalo, comparendo nel palchetto di sinistra il motto ‘Pace/Giustizia/Libertà’, poi &#8211; come negli altri due numeri<i> </i>anomali<i> &#8211; </i>non c’è la frase collocata normalmente sotto la testata ‘Una democrazia rappresentativa (…)’. Le quattro pagine che compongono il giornale misurano 27&#215;39 cm. Nell’articolo posto in quarta pagina della rubrica ‘Fatti, notizie e commenti’, viene contestata l’esistenza di una circolare della Chiesa volta a impedire l’ospitalità ad estranei (quindi anche agli ebrei) nei conventi. Si riporta il testo: «È assolutamente falso che la Sacra Congregazione dei Religiosi abbia diramato una circolare per proibire ai conventi di dare ospitalità ad estranei. Nessuna pubblicazione di tale ordine è apparsa negli organi ufficiali della Santa Sede né i superiori dei conventi hanno ricevuta alcuna comunicazione al riguardo».<br />
Anche da ricerche svolte presso l’Archivio storico del Vicariato di Roma non risultano direttive che obbligano a non accogliere stranieri (e ebrei). Si evince pertanto che, in un clima di incertezza e di voci incontrollate, sono state talvolta date per certe (e annotate) frasi di persone in ansia per la situazione legata all’occupazione tedesca e in allarme per possibili perquisizioni. Nelle memorie della chiesa parrocchiale di San Gioacchino (Roma), ad esempio, alla data del 2 novembre 1943, si legge: “(…) arriva una grave notizia ‘domani avrà inizio la perquisizione di tutti gli istituti religiosi’ …”.<a title="" href="#_ftn70"><span style="color: #000000;">[70]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Maggio 1944: nuova irruzione tedesca </span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A fine maggio 1944 avvenne un fatto che avrebbe potuto avere delle conseguenze molto negative. Probabilmente, attraverso un radiogoniometro, i tedeschi captarono le onde radio trasmesse dalla ricetrasmittente posizionata nel nosocomio tiberino dei Fatebenefratelli. Il fatto era grave perché costituiva un reato penale in tempo di guerra. I militari tedeschi fecero irruzione nell’ospedale e cominciarono la ricerca dell’apparecchio. I frati della Comunità vennero ristretti in un ambiente posto sotto il refettorio. Furono minacciati di morte. Dovevano dire dov’era la ricetrasmittente. Ma nessuno parlò.<br />
Come raccontò fra Bartolomeo Coladonato<a title="" href="#_ftn71"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[71]</sup></sup></span></a>, i soldati salirono al primo piano. Qui c’era l’ufficio del priore, frate Natale Paolini.<a title="" href="#_ftn72"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[72]</sup></sup></span></a> Il responsabile della Comunità in quel momento non era presente. I tedeschi incontrarono l’economo, frate Maurizio Bialek, e chiesero del priore. Frate Maurizio si rese conto della situazione di pericolo. Rispose che avrebbe chiamato subito il priore. In realtà, come ricorda frate Fabiano, dette istruzioni a frate Clemente per far sparire la radio ricetrasmittente. Corse poi nell’area riservata ai frati, e nascose dietro a un quadro<a title="" href="#_ftn73"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[73]</sup></sup></span></a> le carte compromettenti che aveva in camera.<br />
Fatto ciò, sempre secondo la testimonianza di frate Fabiano, il fidato Scarabotti sistemò Bialek (accovacciato) sul piccolo sgabello di fra Alipio Filippini<a title="" href="#_ftn74"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[74]</sup></sup></span></a>, in un modesto armadio a muro. Vi collocò poi un mobile per meglio celare il nascondiglio. Nel frattempo, fra Clemente era riuscito a portare la radio sul terrazzo del noviziato, che era molto vicino al fiume. Buttò i pezzi in acqua.<br />
Da un articolo giornalistico del 2004 risulterebbe che uno dei soldati tedeschi posti di vedetta nei pressi dell’ospedale, notò i movimenti del frate che gettava in Tevere i pezzi della radio. Però, come poi raccontò alla figlia Vera, questo tedesco non lo segnalò. Forse tale comportamento è da addebitare all’ormai clima di disfatta diffuso tra le forze del III Reich.<a title="" href="#_ftn75"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[75]</sup></sup></span></a> Comunque, in un primo momento, i tedeschi che giravano nel nosocomio furono insospettiti da alcuni fili volanti che notarono al pianterreno. Scarabotti spiegò che si trattava di una sua idea, molto artigianale, per trasmettere corrente a una piccola pompa che inviava l’acqua della fontanella del cortile ai piani alti, rimasti a secco per un guasto esistente nell’allaccio comunale. L’ispezione proseguì. Furono arrestati alcuni soldati polacchi, ma gli ebrei non vennero riconosciuti.<a title="" href="#_ftn76"><span style="color: #000000;">[76]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Dopo la Liberazione</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Pochi giorni dopo ebbe fine l’occupazione tedesca di Roma. I perseguitati poterono uscire da tutti i luoghi ove si erano rifugiati. Malgrado l’ora di festa ci furono dei momenti di tensione. Frate Clemente raccontava con amarezza che si presentarono nel nosocomio dei facinorosi. Cercavano eventuali fascisti nascosti per processi sommari. A guidare il gruppo era proprio uno di quelli che era riuscito a salvarsi in precedenza grazie alla protezione dei frati. Cominciavano le violenze post-belliche. Tra queste, una si verificò non lontano dall’Isola Tiberina. Si trattò del linciaggio del direttore del carcere di ‘Regina Coeli’, dottor Donato Caretta (18 settembre 1944). Dopo pesanti sevizie, fu buttato alla fine nel Tevere. Venne finito con dei colpi di remo sul capo.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Riconoscimenti ai frati e a laici</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le azioni svolte dai frati dei Fatebenefratelli trovarono in seguito più attestati di riconoscenza. A Maurizio Bialek venne conferita nel 1946 la medaglia d’argento al valor militare.<a title="" href="#_ftn77"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[77]</sup></sup></span></a> Si riporta qui di seguito la motivazione<a title="" href="#_ftn78"><span style="color: #000000;">[78]</span></a>: «Economo di un ospedale durante la dominazione tedesca in Roma, incurante dei gravi rischi cui continuamente si esponeva, si prodigava per assistere ed occultare prigionieri di guerra alleati e patrioti, prodigando loro faticosamente e con entusiasmo tutto il necessario per la resistenza ed il sabotaggio. Concedeva coraggiosamente il libero uso dell’ospedale per le riunioni del comando militare clandestino e per l’installazione di apparecchi radio-telegrafici. Sospettato, continuava imperterrito la sua pericolosa attività. Allorché l’ospedale fu circondato da numerose forze di polizia e sottoposto a perquisizione, con mirabile sangue freddo e tempestiva azione riusciva a salvare dalla cattura numerosi patrioti ed occultare abilmente il preziosissimo materiale clandestino. Nobile esempio di patriottismo animato da alto senso di umanità e di dedizione assoluta alla causa della libertà».<br />
Analoga medaglia ricevette pure il dottor Borromeo per l’impegno nel “curare partigiani, patrioti e ebrei ricercati dalla polizia nazifascista” e per “dare e far dare asilo, sostegno e conforto a tanti perseguitati”.<a title="" href="#_ftn79"><span style="color: #000000;">[79]</span></a> Il Comune di Roma gli dedicò una strada a Monte Spaccato (area Gianicolense), mentre lo Stato di Israele lo proclamò <i>Giusto tra le nazioni</i> (13 ottobre 2004). Il diploma corrispondente e la relativa medaglia d’oro furono consegnati il 2 marzo 2005 dall’ambasciatore israeliano Ehud Gol ai figli Pietro<a title="" href="#_ftn80"><span style="color: #000000;">[80]</span></a> e Beatrice<a title="" href="#_ftn81"><span style="color: #000000;">[81]</span></a> durante una cerimonia in sala Assunta.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Gli anni del dopoguerra </b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel 1946, quando furono rinnovate le cariche dell’Ordine, fra Maurizio Bialek venne eletto priore dell’ospedale tiberino. Riconfermato poi in tale ruolo nel 1950. Unitamente a ciò, tra il 1946 e il 1959, risulta eletto nel consiglio provinciale e in quello generale. Ricevette pure il compito di economo generale. Nel 1949, il dott. Borromeo fu scelto come successore ad interim del direttore sanitario, che era ancora il dottor Ramoni. In seguito, nel capitolo conventuale del 21 dicembre 1951, la sua nomina divenne definitiva, con voto unanime, “per la sua rettitudine e attaccamento alla Casa”. Questi suoi sentimenti vennero nuovamente evidenziati quando i frati festeggiarono i suoi 25 anni di primariato.<a title="" href="#_ftn82"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[82]</sup></sup></span></a> Egli confidò di sentirsi “felice di avere speso con fraterna dedizione al servizio dell’ospedale i migliori anni della sua vita di medico”, e rimarcò la sua devozione ai Fatebenefratelli “alla cui famiglia sentiva di appartenere per affetto e per lunga consuetudine di lavoro comune al sollievo degli infermi”. Per tale vicinanza alla Famiglia Ospedaliera egli, considerato il fatto che nessuno dei suoi figli aveva studiato medicina, donò la sua biblioteca medica ai Fatebenefratelli.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Qualche annotazione di sintesi</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il 24 agosto del 1961, in una stanza del Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina, moriva il dottor Borromeo. Nel medesimo nosocomio, in ordine di tempo, avvenne il decesso: del caposala dell’Assunta, il polacco fra Giuseppe Kuras (21 ottobre 1982), e della già citata ‘sora Lella’ (1993), quella che portava da mangiare ai perseguitati. Nel 2019, nel reparto ortopedia, ha concluso la sua vita terrena l’antico partigiano Ossicini, divenuto poi medico psichiatra e senatore. Frati e note figure del mondo politico e sociale hanno voluto terminare il proprio percorso esistenziale proprio in quell’ospedale che li vide compiere azioni profondamente umanitarie. È bello sottolineare al riguardo che i figli hanno proseguito l’impegno sociale dei padri. Mi piace ricordare che attualmente la figlia di Ossicini, Cristina, è medico pediatra all’Isola. Mentre i protagonisti di un tempo riposano oggi in diversi cimiteri (la tomba di Maurizio Bialek è al Laurentino, Roma), altri fatti riconducono agli eventi del 1943-1944. Il 21 giugno del 2016 la Fondazione Internazionale ‘Raoul Wallenberg’ ha riconosciuto che l’ospedale tiberino servì “come rifugio per persone innocenti, perseguitate dai nazisti”. Tale frase è incisa in una targa posta sul muro esterno della sala Assunta, vicino al cortile delle tartarughe. Al momento della cerimonia, tra i presenti, c’erano pure due ebrei sopravvissuti (all’epoca molto piccoli): Gabriele Sonnino e Luciana Tedesco.<a title="" href="#_ftn83"><span style="color: #000000;">[83]</span></a></span></p>
<div><strong><em><span style="color: #808080;">Note</span></em></strong></div>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref1"><span style="color: #000000;">[1]</span></a> Ad esempio il Progetto ‘<i>Memoria della salvezza</i>’. Promosso dal Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC; Milano). Durato nove anni. Obiettivo: riflettere su come molti Ebrei poterono salvarsi malgrado le persecuzioni nazi-fasciste.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref2"><span style="color: #000000;">[2]</span></a> Ad esempio la <i>USC, Shoah Foundation</i> di Los Angeles, il CEDC, e la stessa Comunità Ebraica di Roma.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref3"><span style="color: #000000;">[3]</span></a> Tra le fonti principali di questo studio: G. Magliozzi o.h., <i>Morbo di K, una bugia da rischiarci la fucilazione!</i>, in: ‘Archivo Hospitalario’, n. 16, 2018, pp. 257-276.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref4"><span style="color: #000000;">[4]</span></a> Nato a Castromocho (Palencia) il 15 febbraio 1864. Emise la professione semplice il 6 gennaio 1885, quella solenne il 25 luglio 1890. Superiore generale nell’aprile 1928. Al termine dei sei anni tornò in Spagna. Eletto provinciale di Castiglia, morì durante tale incarico (14 dicembre 1936). Cf. O. M. Bueno o.h., <i>Historia de la Provincia de San Juan de Dios (Castilla) (1934-1968)</i>, Hermanos de San Juan de Dios, Madrid 1969, pp. 97-106.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref5"><span style="color: #000000;">[5]</span></a>Per il resoconto dell’udienza cf.: D. Manfellotto D. &#8211; M. Fabello o.h. &#8211; M. Nonis, <i>L’Isola della Salute</i>, in: AA.VV., <i>L’Isola Tiberina dall’antichità ai nostri giorni</i>, Pool Grafica Editrice, Roma 1996, p. 246.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref6"><span style="color: #000000;">[6]</span></a> Nato in Navarra (Osacar, Juslapeña), l’8 marzo 1879. Emise la professione semplice il 30 giugno 1905, quella solenne il 24 dicembre 1908. Venne a Roma (1922) come consigliere generale. Al termine dei sei anni vi restò ancora, prima come priore dell’Isola fino al 1934, e poi di nuovo come consigliere generale fino al 1939, quando tornò in Spagna. Morì nell’ospedale dell’Ordine (San Baudilio) il 5 maggio 1951. Da notare che dal 1937 al 1939, rimasto vacante all’Isola l’ufficio di priore, ne fu nominato vicario. Cf. G. Russotto o.h., <i>Profili ospedalieri</i><i>: p. Leonardo Ilundain. 1879-1951</i>, in ‘Vita Ospedaliera’, VI, 1951, 6, pp. 135-137.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref7"><span style="color: #000000;">[7]</span></a> Nato a Campoli del Monte Taburno (Benevento) il 31 ottobre 1877. Emise la professione semplice il 2 aprile 1899, e quella solenne il 6 giugno 1902. Ordinato sacerdote il 19 dicembre 1915. Priore all’Isola nel 1927-1928. Superiore della provincia romana dal 1928 al 1940. Morì il 1 dicembre 1956. Cf. G. Russotto o.h., <i>P. Camillo Viglione, cappellano ospedaliero edificante</i>, in ‘Vita Ospedaliera’, XII, 1957, 1, pp. 2-6.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref8"><span style="color: #000000;">[8]</span></a> Sulla ristrutturazione dell’ospedale dei Fatebenefratelli cf: E. Martire, <i>L’Isola della Salute. Dal</i> <i>tempio romano di Esculapio all’ospedale di S. Giovanni di Dio</i> (estratto da ‘Rassegna Romana’), Tip. Unione Arti Grafiche, Città di Castello 1934.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref9"><span style="color: #000000;">[9]</span></a> Nato a San Bernardino-Crema (Cremona) il 10 novembre 1885. Emise la professione semplice il 16 agosto 1908, quella solenne l’8 settembre 1919. Morì a Roma nell’ospedale San Pietro l’11 settembre 1967.  Cf:  G. Magliozzi o.h., <i>Nel 50° della morte di fra Faustino Giulini, infermiere di ben quattro Pontefici</i>, in: ‘Vita Ospedaliera’, LXXII, 2017, 9, p. 15. G. Russotto o.h., <i>Il fatebenefratello infermiere di San Pio X</i>, in: ‘Antologia per un Giubileo’, Centro Studi ‘S. Giovanni di Dio’, Roma 1980, vol. IV, pp. 262-270.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref10"><span style="color: #000000;">[10]</span></a> 1898-1961. Cf al riguardo il ricordo del figlio Pietro Borromeo: <i>Il Giusto che inventò il morbo di K</i>, Fermento, Roma 2007. L’avv. Pietro Borromeo nacque nel 1937. Deceduto nel 2019.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref11"><span style="color: #000000;">[11]</span></a> Proveniente da una famiglia di lontana origine milanese.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref12"><span style="color: #000000;">[12]</span></a> Sulla qualifica del dott. Giuseppe Proli come primario medico, cf la <i>Guida Monaci</i> del 1934 alla voce ‘Ospedale Fatebenefratelli’.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref13"><span style="color: #000000;">[13]</span></a> Come risulta dal libro matricola, rimase in servizio fino al 31 gennaio 1968.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref14"><span style="color: #000000;">[14]</span></a> Lo fece notare l’on. Egilberto Martire (1887-1952) nell’illustrare i lavori di rinnovamento dell’ospedale. Cf. E. Martire, <i>op. cit</i>., p. 91.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref15"><span style="color: #000000;">[15]</span></a> Cf. F. Rocchi, <i>Giovanni Borromeo</i>, in: ‘Atti dell’Accademia Lancisiana di Roma’, anno 1961-1962, fascicolo I, p. 64.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref16"><span style="color: #000000;">[16]</span></a> Cf anche: P. R. Bartrop, <i>Resisting the Holocaust. </i><i>Upstanders, partisans, and survivors</i>, ABC-CLIO Corporate, Santa Barbara (California) 2016, p. 36.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref17"><span style="color: #000000;">[17]</span></a> Come annotato a p. 41 nel registro <em>Famiglia Religiosa di S. Giovanni Calibita 1939-1953.<br />
</em><a title="" href="#_ftnref18"><span style="color: #000000;">[18]</span></a> Fu attivo a Napoli fino al 12 luglio 1961, data in cui lasciò l’Ordine, avendo ottenuto dalla Santa Sede il rescritto di secolarizzazione n. 871/61 del 30 giugno 1961.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref19"><span style="color: #000000;">[19]</span></a> Nato a Weissenhorn (Neu-Ulm) il 15 aprile 1866. Emise la professione semplice il 14 giugno 1891. Quella solenne il 14 ottobre 1894. Fu eletto superiore generale nell’aprile 1934. Nel 1939 tornò in Baviera. Morì nell’ospedale dell’Ordine a Regensburg il 15 maggio 1945. Cf. J.L. Martínez Gil o.h., <i>Superiores Generales, Santos y Beatos de la Orden de San Juan de Dios (1536-2010)</i>, Editorial Hospitalaria, Madrid 2010, pp. 423-426 (il nome del paese natio è scritto corretto solo in calce al ritratto).</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref20"><span style="color: #000000;">[20]</span></a> Nel sito della Real Academia de la Historia (Madrid) si trova la scheda ‘Ilundáin Sagüés, Leonardo’<b>. </b>Cf al<b> </b>riguardo:<b> </b><a href="http://dbe.rah.es/biografias/67813/leonardo-ilundain-sages"><span style="color: #000000;">http://dbe.rah.es/biografias/67813/leonardo-ilundain-sages</span></a>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref21"><span style="color: #000000;">[21]</span></a> Cf V. Cárcel Ortí, <i>Obispos y Sacerdotes pr</i><i>ó</i><i>fugos en Roma durante la guerra civil</i>, cf il sito: https://www.colegioespanol.org/images/formacion/vicentecarcel/9.pdf. Pagine: 20, 85, 87, 93, 96, 97, 107, 127.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref22"><span style="color: #000000;">[22]</span></a> Per le vicende iniziali dell’attuale ospedale San Pietro, cf. G. Magliozzi o.h., <i>Un Ospedale per gli anni </i>’<i>80</i>, in: ‘Vita Ospedaliera’, XXXVIII, 1983, 6, pp. 83-84<i>.<br />
</i><a title="" href="#_ftnref23"><span style="color: #000000;">[23]</span></a> Fisiopatologo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref24"><span style="color: #000000;">[24]</span></a> Sacerdoti nacque a Roma il 22 luglio del 1915 (la famiglia viveva comunque ad Ancona). Muore il 3 agosto 2005.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref25"><span style="color: #000000;">[25]</span></a> Assisteva il primario di chirurgia prof. Giulio Bombi. Quest’ultimo, ad Ancona, dopo l’armistizio, sostenne la Resistenza. Con autoambulanze della croce gialla fece arrivare in montagna armi abbandonate per rifornire i partigiani. Cf: R. Bislani, <i>Pillole di storia fidardense</i>. In: sito istituzionale del Comune di Castelfidardo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref26"><span style="color: #000000;">[26]</span></a> P.L. Guiducci, <i>La testimonianza del medico ebreo dott. Sacerdoti (1915-2005) sulle vicende del 1943-1944 a Roma</i>. <a href="http://www.storico.org/seconda_guerra_mondiale/testimonianza_medicoebreo.html"><span style="color: #000000;">http://www.storico.org/seconda_guerra_mondiale/testimonianza_medicoebreo.html</span></a>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref27"><span style="color: #000000;">[27]</span></a> <a href="http://www.papapioxii.it/approfondimenti/lopera-a-favore-degli-ebrei-di-roma/"><span style="color: #000000;">http://www.papapioxii.it/approfondimenti/lopera-a-favore-degli-ebrei-di-roma/</span></a>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref28"><span style="color: #000000;">[28]</span></a> Nato a Montaperto-Montemiletto (Avellino) il 23 settembre 1915. Emise la professione semplice il 24 ottobre 1933, e quella solenne il 24 settembre 1939. Si trovava all’Isola come maestro dei novizi e postulanti. Morì a Benevento, nell‘ospedale dell‘Ordine, il 7 settembre 1983. Cf. G. Russotto o.h., <i>La repentina scomparsa di padre Clemente, servo buono e fedele</i>, in: ‘Vita Ospedaliera’, XXXVIII, 1983, 9, pp. 120-121.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref29"><span style="color: #000000;">[29]</span></a> Nato a Porto Torres (Sassari) il 2 febbraio 1921. Si trovava all’Isola come aspirante. Emise poi la professione semplice il 20 aprile 1947, e quella solenne il 25 aprile 1950. Morì a Villa San Pietro il 6 dicembre 2014. Cf. <i>La festa di fra Fabiano Sechi nella Solennità dei SS. Pietro e Paolo</i>, in: ‘Vita Ospedaliera’, LII, 1997, 9, pp. 12-13. Cf. anche: G. D’Uva, <i>In ricordo di fra Fabiano. Un uomo semplice al servizio di Gesù</i>, in: ‘Vita Ospedaliera’, LX, 2015, 1, p. 16.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref30"><span style="color: #000000;">[30]</span></a> La ‘sora Lella’ gestirà in seguito un ristorante all’Isola Tiberina. Comunque, già allora si occupava di ristorazione, vendendo al dettaglio cibi cucinati in casa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref31"><span style="color: #000000;">[31]</span></a> Consentivano una maggiore riservatezza.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref32"><span style="color: #000000;">[32]</span></a> L. Picciotto, <i>Salvarsi</i>, Einaudi, Roma 2017, p. 500.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref33"><span style="color: #000000;">[33]</span></a> 1920-2019. Studente in medicina, fece pratica nel nosocomio tiberino dei Fatebenefratelli (il padre di Ossicini, per ragioni politiche e religiose, era amico del padre del dott. Borromeo). Il 18 maggio 1943, per la sua opposizione al regime fascista, fu  arrestato dopo una retata e finì in carcere. Si riuscì comunque a liberarlo. Sull’esperienza realizzata all’Isola Tiberina Adriano Ossicini scrisse nel 1999 il libro: <i>Un&#8217; isola sul Tevere. Il fascismo al di là del ponte</i>, Editori Riuniti, Roma (uscite nuove edizioni).</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref34"><span style="color: #000000;">[34]</span></a> Cf anche: <a href="http://www.16ottobre1943.it/it/testimonianze.aspx"><span style="color: #000000;">http://www.16ottobre1943.it/it/testimonianze.aspx</span></a>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref35"><span style="color: #000000;">[35]</span></a> 1871-1951.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref36"><span style="color: #000000;">[36]</span></a> 1895-1977. Divenne in seguito cardinale. Fu vicino a don Giuseppe Morosini prima della sua fucilazione a Forte Bravetta.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref37"><span style="color: #000000;">[37]</span></a> 1877-1944. Fu aiutato da due sostituti: mons. Domenico Tardini (1888-1961; affari straordinari) e da mons. Giovanni Battista Montini (1897-1978; affari ordinari; futuro Paolo VI nel 1963).</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref38"><span style="color: #000000;">[38]</span></a> 1882-1951. Mantenne un comportamento equivoco.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref39"><span style="color: #000000;">[39]</span></a> 1903-1970. Nipote di Pio XII.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref40"><span style="color: #000000;">[40]</span></a> 1892-1955. Fu compagno di studi di Pancrazio Pfeiffer.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref41"><span style="color: #000000;">[41]</span></a> 1885-1963. Austriaco. Rettore della chiesa di Santa Maria dell’Anima.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref42"><span style="color: #000000;">[42]</span></a> 1872-1945. Tedesco. Superiore generale della Società del Divin Salvatore.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref43"><span style="color: #000000;">[43]</span></a>  Episodio descritto nella ‘<i>Positio</i>’ riguardante la causa di beatificazione del venerabile Eugenio Pacelli. Archivio Postulazione Padri Gesuiti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref44"><span style="color: #000000;">[44]</span></a> 1900-1945. Morì suicida.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref45"><span style="color: #000000;">[45]</span></a> Questa e altre conversazioni erano ascoltate dagli Alleati che le trascrivevano.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref46"><span style="color: #000000;">[46]</span></a> Stahel in seguito fu punito duramente per tale iniziativa. Venne assegnato a Vilnius e in altre località. Non fece più ritorno.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref47"><span style="color: #000000;">[47]</span></a> <a title="1913" href="https://it.wikipedia.org/wiki/1913"><span style="color: #000000;">1913</span></a>-<a title="1945" href="https://it.wikipedia.org/wiki/1945"><span style="color: #000000;">1945</span></a>. Oltre a quello di Roma, si occupò di altri durissimi rastrellamenti. Morì suicida. In merito alla trattativa sono stati ritrovati sul tavolo di p. Pancrazio Pfeiffer (dopo la sua morte) alcuni appunti. Su questo punto si rimanda a: P. van Meijl, <i>Pater Pancratius Pfeiffer SDS und sein Einsatz für die Juden während der Deutschen Besatzung in Rom (1943-1944)</i>. [Hrsg.: Österreichische Provinz der Salvatorianer, Wien]. Wien, 2007, 154 S.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref48"><span style="color: #000000;">[48]</span></a> 1885-1960. Feldmaresciallo. Dall&#8217;estate 1943, e soprattutto dopo l&#8217; 8 settembre 1943, assunse il comando supremo di tutte le forze tedesche in Italia.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref49"><span style="color: #000000;">[49]</span></a> 1907-1978. Comandante dei servizi di polizia e di sicurezza tedeschi. Arrestato da militari inglesi a fine guerra. Processato a Roma. Condannato all’ergastolo. Nel 1976 gli fu diagnosticato un tumore al colon. Trasferito a Roma all’ospedale militare del Celio. Il 15 agosto 1977 , grazie a varie complicità, fuggì in Germania. Morì il 9 febbraio 1978.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref50"><span style="color: #000000;">[50]</span></a> 1900-1985. Tra il <a title="1938" href="https://it.wikipedia.org/wiki/1938"><span style="color: #000000;">1938</span></a> e il <a title="1944" href="https://it.wikipedia.org/wiki/1944"><span style="color: #000000;">1944</span></a> Dollmann divenne un punto di riferimento per i rapporti tra i tedeschi e i dirigenti fascisti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref51"><span style="color: #000000;">[51]</span></a> 1900-1975. Plenipotenziario del III Reich e ambasciatore presso il governo della <a title="Repubblica Sociale Italiana" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_Sociale_Italiana"><span style="color: #000000;">Repubblica Sociale Italiana</span></a>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref52"><span style="color: #000000;">[52]</span></a> Il responsabile era Ernst Kaltenbrunner (1903-1946).</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref53"><span style="color: #000000;">[53]</span></a> <a href="https://www.google.com/search?sa=X&amp;biw=1366&amp;bih=625&amp;tbm=bks&amp;tbm=bks&amp;q=inauthor:%22David+Alvarez%22&amp;ved=0ahUKEwjCm-2Q9NrkAhXJZ1AKHSKeCfMQ9AgIPDAD"><span style="color: #000000;">D. Alvarez</span></a> &#8211; ‎<a href="https://www.google.com/search?sa=X&amp;biw=1366&amp;bih=625&amp;tbm=bks&amp;tbm=bks&amp;q=inauthor:%22Robert+A.+Graham%22&amp;ved=0ahUKEwjCm-2Q9NrkAhXJZ1AKHSKeCfMQ9AgIPTAD"><span style="color: #000000;">R.A. Graham</span></a>, <i>Spie naziste contro il Vaticano 1939-1945</i>, San Paolo, Cinisello Balsamo 2005.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref54"><span style="color: #000000;">[54]</span></a> Cf anche: G. Mecucci, <i>Le spie fasciste in Vaticano</i>, in: ‘l’Unità’, martedì 4 agosto 1998, p. 2, rubrica ‘cultura’.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref55"><span style="color: #000000;">[55]</span></a> Cf anche: P.L. Guiducci, <i>Il Terzo Reich contro Pio XII. Papa Pacelli nei documenti nazisti</i>, San Paolo, Cinisello Balsamo 2013, p. 127ss.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref56"><span style="color: #000000;">[56]</span></a> P.L. Guiducci, <i>Il Terzo Reich contro Pio XII, op. cit.</i>, p. 244.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref57"><span style="color: #000000;">[57]</span></a> A. Foa, <i>Portico d&#8217;Ottavia n. 13. Una casa del ghetto nel lungo inverno del &#8217;43</i>, Laterza, Roma-Bari 2013.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref58"><span style="color: #000000;">[58]</span></a> Suora salesiana. Storica. Docente universitaria. Pontificia Facoltà di Scienze dell&#8217;Educazione ‘Auxilium’ di Roma.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref59"><span style="color: #000000;">[59]</span></a> Cf. Appendice II, doc. n. 22 in: G. Loparco, <i>Gli ebrei negli istituti religiosi a Roma (1943-1944). Dall&#8217;arrivo alla partenza, </i>in: ‘Rivista di Storia della Chiesa in Italia’, n. 1, 2004, pp. 107-210.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref60"><span style="color: #000000;">[60]</span></a> A. Ossicini, <i>Un&#8217; isola sul Tevere, op. cit.. </i>Cf allegato.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref61"><span style="color: #000000;">[61]</span></a> Liliana Picciotto. Ricercatrice del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (Milano). Cf il suo libro: <i>Salvarsi</i> (Einaudi, Torino 2017.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref62"><span style="color: #000000;">[62]</span></a> Pier Luigi Guiducci (nato a Roma nel 1951). Docente di storia della Chiesa presso la Pontificia Università Lateranense. Lezioni di storia della Chiesa. Epoca contemporanea.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref63"><span style="color: #000000;">[63]</span></a> Nato a Fordongianus (Oristano) il 19 febbraio 1925. Emise la professione semplice il 2 luglio 1943. Prestava la sua opera all’Isola nel laboratorio analisi. Emise poi la professione solenne il 5 giugno 1948 e la rinnovò col nuovo nome di fra Archelao l’8 dicembre 1991. Venne ordinato sacerdote il 19 marzo 1977. Morì a Benevento nell‘ospedale dell‘Ordine il 2 maggio 2017. Cf <i>I 25 anni di fra&#8217; Timoteo Cambuli. </i><i>Fordongianus in festa per un figlio illustre</i>, in: ‘Il Messaggero Sardo’, anno I, n. 2, settembre 1969, p. 18.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref64"><span style="color: #000000;">[64]</span></a> Era nato in Polonia, a Lukawiec (Podkarpackie) nel 1900. Emise la professione semplice il 26 marzo 1926, e quella solenne il 7 aprile 1929. Venne a Roma nel 1936 e, tranne un intervallo di 9 anni in Inghilterra nel l‘ospedale dell‘Ordine a Scorton, da cui tornò nel 1956, fu sempre all’Isola. Qui morì il 21 ottobre 1982. Cf. G. Russotto o.h., <i>Il luminoso ricordo di fra Giuseppe Kuras o.h.</i>, in: ‘Vita Ospedaliera’, XXXVII, 1982, 11, pp. 174-175.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref65"><span style="color: #000000;">[65]</span></a> Nato il 5 febbraio 1910 a Modigliana (Forlì). Emise la professione semplice il 25 dicembre 1931, e quella solenne il 25 dicembre 1934. Morì nell‘ospedale San Pietro (Roma) il 22 luglio 1998. Cf. P. Cicinelli o.h., <i>Il ricordo e l</i><i>’</i><i>insegnamento di padre Silvestro</i>, in: ‘Vita Ospedaliera‘, LIII, 1998, 9, pp. 6-7.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref66"><span style="color: #000000;">[66]</span></a> A Roma era attivo un Comitato di Liberazione Nazionale.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref67"><span style="color: #000000;">[67]</span></a> 1894-1944. Arrestato alla fine da Kappler, venne rinchiuso a via Tasso. Fu poi eliminato alle Cave Ardeatine nel 1944.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref68"><span style="color: #000000;">[68]</span></a> Sulla collaborazione con <i>Radio Bari</i> cf. M. Francini, <i>op. cit.</i>, p. 253.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref69"><span style="color: #000000;">[69]</span></a> 1897-1979. Delegato della Democrazia Cristiana presso la giunta militare del Comitato di Liberazione Nazionale. Cf anche: M. Francini, <i>Il Tevere sotto il letto</i>, Centro di Documentazione Giornalistica, Roma 1982, p. 253.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref70"><span style="color: #000000;">[70]</span></a> Su questo punto: <a href="https://www.sangioacchino.org/node/40"><span style="color: #000000;">https://www.sangioacchino.org/node/40</span></a>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref71"><span style="color: #000000;">[71]</span></a> Nato a Rutigliano (Bari) il 20 aprile 1927. Entrò come aspirante il 26 novembre 1942 a Benevento. L‘anno seguente a motivo della guerra passò all’Isola Tiberina, dove iniziò il postulantato. Venne ammesso al noviziato il 2 gennaio 1945 e alla professione semplice l’11 febbraio 1946. Emise quella solenne il 26 aprile 1951. Il 1° novembre 1953 fu eletto priore di Frascati (cf <i>Status Provinciae Romanae Sancti Petri Apostoli Ordinis Hospitalarii S. Joannis de Deo (Fatebenefratelli)</i>, Tip. S.     Giuseppe, Roma 1954, p. 29). Fu ordinato sacerdote il 27 novembre 1989. Attualmente vive nella Comunità romana nell’ospedale San Pietro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref72"><span style="color: #000000;">[72]</span></a> Nato a Moggio (Udine) il 12 settembre 1911. Emise la professione semplice il 9 dicembre 1929. Quella solenne il 25 settembre 1935. Faceva parte della provincia milanese. Morì a Brescia il 4 giugno 1987. Cf R. Fabello o.h., <i>Fra Paolini: una vita operosa e obbediente</i>, in: ‘Fatebenefratelli’, IX, 1987, 3, p. 31.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref73"><span style="color: #000000;">[73]</span></a> Cf. M. Francini, <i>op. cit.</i>, p. 254.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref74"><span style="color: #000000;">[74]</span></a> Nato a Brescia il 20 dicembre 1863, emise i voti il 19 dicembre 1897 e trascorse l‘intera vita religiosa all’Isola. Qui morì il 12 dicembre 1952. Cf G. Russotto o.h., <i>Giornata di fra Alipio infermiere</i>, in: ‘Antologia per un Giubileo’, Centro Studi ‘S. Giovanni di Dio’, Roma 1980, vol. IV, pp. 208-219.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref75"><span style="color: #000000;">[75]</span></a> Cf. Araujov, <i>Una nave incagliata in mezzo al Tevere</i>, in: ‘L’Unità’, 12 giugno 2004, edizione di Roma, p. 4.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref76"><span style="color: #000000;">[76]</span></a> A. Riccardi, <i>L’inverno più lungo. 1943-44: Pio XII, gli ebrei e i nazisti a Roma</i>, Laterza, Roma-Bari 2008, p. 17. Su questa vicenda cf anche: G. Benzoni, <i>La vita ribelle. Memorie di un’aristocratica italiana tra belle</i> <i>époque e Repubblica</i>, Il Mulino, Bologna 1985, p. 203.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref77"><span style="color: #000000;">[77]</span></a> Cf. <i>La medaglia d‘argento al valor militare </i>‘<i>sul campo</i><i>’</i><i> a Fr. Maurizio Bialek</i>, in ‘Vita Ospedaliera’, I, 1946, 6, p. 120.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref78"><span style="color: #000000;">[78]</span></a> Testo confermato il 3 ottobre 1952 con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Ministero della Difesa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref79"><span style="color: #000000;">[79]</span></a> Per il testo integrale della motivazione, cf il libro di Pietro Borromeo, <i>op. cit.</i>, pp. 60-61.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref80"><span style="color: #000000;">[80]</span></a> Avvocato. Morto nel 2019.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref81"><span style="color: #000000;">[81]</span></a> Coniugata Guerrieri.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref82"><span style="color: #000000;">[82]</span></a> Cf. G. Russotto o.h., <i>Nel “suo” Ospedale</i>, in: ‘Antologia per un Giubileo’, Centro Studi ‘S. Giovanni di Dio’, Roma 1980, vol. IV, pp. 305-306.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref83"><span style="color: #000000;">[83]</span></a> Cf anche: <a href="http://www.lfmagazine.it/gabriele-sonnino-gli-angeli-del-ghetto/"><span style="color: #000000;">http://www.lfmagazine.it/gabriele-sonnino-gli-angeli-del-ghetto/</span></a>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><span style="color: #808080;">Per saperne di più</span></em></strong></p>
<p><em>Archivi</em></p>
<p style="text-align: justify;">-Archivio Generalizio dei Fatebenefratelli, <i>Isola Tiberina</i>, registro <i>Famiglia Religiosa di S. Giovanni Calibita 1939-1953, e </i>registro dei<i> Verbali dei Capitoli Conventuali dal 1928 al 1956.</i></p>
<p style="text-align: justify;">-Archivio della Provincia Romana dei Fatebenefratelli, antichi registri delle <i>Famiglie Religiose dei singoli Conventi.</i></p>
<p style="text-align: justify;">-Archivio del Convento di Napoli, attuale registro della <i>Famiglia Religiosa.</i></p>
<p style="text-align: justify;">-Archivio dell’ospedale San Pietro, <i>Stato di servizio</i> del dottor Giovanni Borromeo dal 17 novembre 1941 al 24 agosto 1961.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i> </i></b></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Studi vari</em></p>
<p style="text-align: justify;">AA.VV., <i>Roma, 16 ottobre 1943. Anatomia di una deportazione</i>, Guerini e Associati, Milano 2006.</p>
<p style="text-align: justify;">P. Cicinelli o.h., <i>Il ricordo e l</i><i>’</i><i>insegnamento di padre Silvestro</i>, in: ‘Vita Ospedaliera’, LIII, 1998, 9, pp. 6-7.</p>
<p style="text-align: justify;">G. D’Uva, <i>In ricordo di fra Fabiano. Un uomo semplice al servizio di Gesù</i>, in ‘Vita Ospedaliera’, LX, 2015, 1, p. 16.</p>
<p style="text-align: justify;">G. Debenedetti, <i>16 ottobre 1943</i>, Einaudi, Torino 2015.</p>
<p style="text-align: justify;">R. Fabello o.h., <i>Fra Paolini: una vita operosa e obbediente</i>, in: ‘Fatebenefratelli’, IX, 1987, 3, p. 31.</p>
<p style="text-align: justify;"><i>I 25 anni di fra&#8217; Timoteo Cambuli. </i><i>Fordongianus in festa per un figlio illustre</i>, in: ‘Il Messaggero Sardo’, anno I, n. 2, settembre 1969, p. 18.</p>
<p style="text-align: justify;">A.Foa, <i>Portico d&#8217;Ottavia 13</i>, Laterza, Roma-Bari 2013.</p>
<p style="text-align: justify;">P.L. Guiducci, <i>Tutti gli ebrei del maresciallo Lucignano</i>, in: ‘Avvenire’, 15 maggio 2019.</p>
<p style="text-align: justify;"><i>La festa di fra Fabiano Sechi nella Solennità dei SS. Pietro e Paolo</i>, in: ‘Vita Ospedaliera’, LII, 1997, 9, pp. 12-13.</p>
<p style="text-align: justify;">Id., <i>P. Camillo Viglione, cappellano ospedaliero edificante</i>, in: ‘Vita Ospedaliera’, XII, 1957, 1, pp. 2-6.</p>
<p style="text-align: justify;">Id., <i>Nel “suo” ospedale</i>, in: ‘Vita Ospedaliera’, XVI, 1961, 9, p. 282.</p>
<p style="text-align: justify;">Id., <i>Giornata di fra Alipio infermiere</i>, in: ‘Antologia per un Giubileo’, Centro Studi “S. Giovanni di Dio”, Roma 1980, vol. IV, pp. 208-219.</p>
<p style="text-align: justify;">G. Magliozzi o.h., <i>Nel 50° della morte di fra Faustino Giulini, infermiere di ben quattro Pontefici. Morì nell’ospedale San Pietro l’11 settembre 1967</i>, in: ‘Vita Ospedaliera’, LXXII, 2017, 9, p. 15.</p>
<p style="text-align: justify;">O. Marcos Bueno o.h., <i>Historia de la Provincia de San Juan de Dios (Castilla) (1934-1968)</i>, Hermanos de San Juan de Dios, Madrid 1969, pp. 97-106.</p>
<p style="text-align: justify;">J.L. Martínez Gil o.h., <i>Superiores Generales, Santos y Beatos de la Orden de San Juan de Dios (1536-2010)</i>, Editorial Hospitalaria, Madrid 2010, pp. 423-426.</p>
<p style="text-align: justify;">G. Russotto o.h., <i>Profili ospedalieri: p. Leonardo Ilundain. 1879-1951</i>, in: ‘Vita Ospedaliera’, VI, 1951, 6, pp. 135-137.</p>
<p style="text-align: justify;">Id., <i>Il fatebenefratello infermiere di San Pio X</i>, in: ‘Antologia per un Giubileo’, Centro Studi ‘S. Giovanni di Dio’, Roma 1980, vol. IV, pp. 262-270.</p>
<p style="text-align: justify;">Id., <i>Nel “suo” ospedale</i>, in: ‘Antologia per un Giubileo’, Centro Studi ‘S. Giovanni di Dio’, Roma 1980, vol. IV, pp. 305-306.</p>
<p style="text-align: justify;">Id., <i>Il luminoso ricordo di fra Giuseppe Kuras o.h.</i>, in: ‘Vita Ospedaliera’, XXXVII, 1982, 11, pp. 174-175.</p>
<p style="text-align: justify;">Id., <i>La repentina scomparsa di padre Clemente, servo buono e fedele</i>, in: ‘Vita Ospedaliera’, XXXVIII, 1983, 9, pp. 120-121.</p>
<p style="text-align: justify;"><i>Status Provinciae Romanae Sancti Petri Apostoli Ordinis Hospitalarii S. Joannis de Deo (Fatebenefratelli)</i>, Tip. S. Giuseppe, Roma 1954, p. 29.</p>
<p style="text-align: justify;">F. Tagliacozzo, <i>Gli ebrei romani raccontano la “propria” Shoah</i>, La Giuntina, Milano 2011, pp. 196 e 230.</p>
</div>
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