<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Storia in Network &#187; Editoria &#124; Storia in Network</title>
	<atom:link href="https://www.storiain.net/storia/tag/editoria/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.storiain.net/storia</link>
	<description>Magazine di divulgazione storica</description>
	<lastBuildDate>Thu, 08 Oct 2026 06:03:51 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.5.1</generator>
		<item>
		<title>UNA RIVISTA FEMMINILE NELL’INGHILTERRA VITTORIANA</title>
		<link>https://www.storiain.net/storia/una-rivista-femminile-nellinghilterra-vittoriana/</link>
		<comments>https://www.storiain.net/storia/una-rivista-femminile-nellinghilterra-vittoriana/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 02 Apr 2021 09:52:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Englishwoman’s Domestic Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo femminile]]></category>
		<category><![CDATA[Isabella Mary Beeton]]></category>
		<category><![CDATA[Riviste femminili]]></category>
		<category><![CDATA[Samuel Orchart Beeton]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.storiain.net/storia/?p=10571</guid>
		<description><![CDATA[di Michele Strazza -   The Englishwoman’s Domestic Magazine fu un riuscito tentativo di editoria dedicata alle donne. Il direttore era però un uomo e la sua idea di femminilità rimase sempre strettamente connessa allo svolgimento delle attività domestiche.   Nel 1852, nella Gran Bretagna vittoriana, iniziò le pubblicazioni The &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="right"><b><br />
di Michele Strazza -</b></p>
<p style="text-align: justify;" align="center"><b><i> </i></b></p>
<p style="text-align: justify;" align="center"><strong><i>The Englishwoman’s Domestic Magazine </i><em>fu un riuscito tentativo di editoria dedicata alle donne. Il direttore era però un uomo e la sua idea di femminilità rimase sempre strettamente connessa allo svolgimento delle attività domestiche.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;" align="right"><b> </b></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2021/04/Cover.jpg"><img class="alignleft  wp-image-10576" alt="cover" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2021/04/Cover.jpg" width="150" height="250" /></a>Nel 1852, nella Gran Bretagna vittoriana,</strong> iniziò le pubblicazioni <em>The Englishwoman’s Domestic Magazine,</em> una rivista mensile rivolta ad un pubblico femminile. Costava soltanto due pence e l’editore era Samuel Orchart Beeton (1830-1877), un giovane imprenditore che credeva fermamente nel potere educativo della stampa. Nel primo numero indicava, infatti, tra i suoi obiettivi principali, quello di elevare il livello intellettuale delle giovani inglesi, invitandole ad avventurarsi nella stampa, giacché la rivista avrebbe offerto loro uno spazio adatto ad ospitare e rendere note le loro riflessioni.<br />
In seguito Beeton avrebbe pubblicato anche altre riviste femminili: <em>The Queen</em> (1861-1863) e <em>The Young Englishwoman</em> (1864-1877). Precedentemente, negli anni Cinquanta, aveva dato alle stampe due periodici dedicati al pubblico dei ragazzi: <em>Boy’s Own Magazine</em> e <em>Boy’s Own Journal</em><i>.<br />
</i>Nonostante le idee politiche repubblicane e radicali del suo editore, <em>The Englishwoman’s Domestic Magazine</em> era dedicato alla regina Vittoria. L’illustrazione che appariva in prima pagina era, infatti, il busto della monarca inglese, definita come “the Greatest living Englishwoman”. Dietro campeggiava un abbozzo del castello di Windsor. In basso erano rappresentate due figure classiche, forse due muse greche, con in mano un calamaio e un pennello. Sotto alla pagina erano raffigurate cinque giovani donne: una accarezzava gli animali, un’altra disegnava, tre leggevano un diario.<br />
Cinque anni dopo il primo numero il suo editore convinse la moglie, sposata appena un anno prima, a collaborarvi. E fu proprio Isabella Mary Beeton (1836-1865), ad imprimere una accelerazione al successo della testata. Inizialmente traduceva narrativa francese, ma poi si occupò di una rubrica di cucina. I suoi articoli e, soprattutto, i consigli dispensati furono particolarmente apprezzati dalle lettrici, facendo aumentare la tiratura della rivista.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tra il 1859 e il 1861, infatti, si susseguirono 24 supplementi</strong> di 48 pagine scritti dalla moglie, successivamente raccolti nel volume <em>Mrs Beeton’s book of household management </em>(1861), un vero e proprio manuale della perfetta padrona di casa che, soltanto il primo anno, vendette 60.000 copie.<br />
Isabella morì, a soli 28 anni, nel febbraio del 1865, dopo la nascita del quarto figlio. La causa del decesso fu la “febbre puerperale”. Secondo due biografe di Isabella (Spain N. e Hughes K.) la malattia era stata trasmessa dal marito il quale aveva contratto inconsapevolmente la sifilide in una relazione prematrimoniale con una prostituta.<br />
Nonostante il decisivo apporto della moglie, il volto ufficiale di <em>The Englishwoman’s Domestic Magazine</em> fu sempre quello di Samuel nel suo duplice ruolo di editore e direttore. Anche nella rubrica della corrispondenza (<em>The Englishwoman’s Conversazione</em>) era sempre il direttore a rispondere alle missive e a dispensare consigli.<br />
La rivista ebbe una crescita non soltanto nella vendita, ma anche nella sua strutturazione. Nel 1860 acquisì un formato più grande e passò dalle precedenti 32 pagine alle 48, con un costo di sei pence. Nel 1865 ampliò nuovamente il formato, pur mantenendo lo stesso prezzo. Dal 1860 in poi, contemporaneamente venne proposto, sempre a sei pence, un supplemento con tavole illustrate a colori, modelli per ricami, illustrazioni di moda con modelli da ritagliare ed altro ancora. Con questi abbinamenti “la nuova serie attribuiva visibilmente un’importanza maggiore alla moda, alla confezione degli abiti e al ricamo”, mentre il prezzo stesso della rivista indicava che essa “si rivolgeva ad un pubblico di lettrici appartenenti ad una fascia di mercato superiore”.</p>
<p><strong>Il ruolo centrale del direttore suggeriva</strong> che la presentazione al pubblico restava a cura di una firma maschile e a scrivere sul periodico non erano soltanto donne: “Rivista <em>per</em> donne non è, quindi, sinonimo di rivista scritta <em>da</em> donne”. Del resto, l’espressione “riviste femminili” non indicava affatto che il pubblico fosse esclusivamente femminile. Inoltre, in mancanza di dati precisi sulla sua diffusione, “non si può sapere con certezza quanti fossero, fra gli acquirenti del giornale, quelli che lo leggevano effettivamente”. Si sa, però, “che ogni copia poteva essere letta da più di una persona, o all’interno della famiglia, o perché veniva prestata ad amici o passata alla servitù”. Una cosa è sicura: quasi certamente la rivista era letta anche da uomini.<br />
Come precisa Margaret Beetham, con “riviste femminili” si intendono “quelle che si rivolgevano a un pubblico femminile e che assumevano la femminilità come l’elemento fondante dell’identità personale delle lettrici”: «la rivista di Beeton faceva entrambe le cose, considerando la femminilità come ciò che definiva le sue lettrici e cercando di insegnare loro come fare ad essere femminili. Questo è il presupposto che trova espressione già nelle immagini della copertina. Il modo in cui, nel primo numero, Beeton illustrava i suoi obiettivi indica come la sua idea di femminilità fosse qualcosa di strettamente connesso allo svolgimento delle attività domestiche; in pratica l’editore si presentava come “un amico”, esortando le donne a rendere sereno il loro ambiente familiare. Le definizioni che la rivista offriva del concetto di femminilità non furono mai, in effetti, così piane e lineari, ma in ogni caso facevano della femminilità l’elemento centrale del progetto della rivista e dell’identità delle lettrici».<br />
Una rubrica centrale del periodico era costituita dalla piccola posta, <em>The Englishwoman’s Conversazione</em>, curata dal direttore. Si trattava di uno spazio dedicato alle lettrici che, insieme ai concorsi di scrittura, davano voce alle donne inglesi delle “middle classes”. In essa Samuel Beeton non si limitava a scrivere le sole risposte, ma riportava interi brani delle lettere, offrendo uno spaccato del modo di pensare delle inglesi del tempo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La presenza, nel periodico, della pubblicità</strong> di diversi prodotti ci introduce, infine, ad un discorso estremamente interessante, quello della considerazione della lettrice anche come “consumatrice”, e questo non soltanto perché acquistava la rivista. Del resto, come già esposto, non sempre lettrici e acquirenti coincidevano. Scrive, a tal proposito, sempre Margaret Beetham: «Non solo infatti quasi sicuramente una stessa copia veniva letta da più persone, ma è anche probabile che, dato lo status legale della donna sposata, che le impediva di avere proprietà o diritti nella sfera economica, in alcune famiglie fosse l’uomo ad acquistare la rivista o a versare alla biblioteca la quota per consentire alla moglie di accedere alla lettura. Nonostante ciò, la lettrice è chiaramente concepita dalla rivista come una consumatrice nel senso economico del termine, come potenziale acquirente non solo della rivista stessa, ma anche degli altri prodotti che vi venivano descritti o pubblicizzati. L’acquisto della rivista trascinava la lettrice in un mondo di beni di consumo, conferendole l’identità di consumatrice. Ciò corrispondeva all’ideologia delle sfere separate: l’uomo avrebbe dovuto svolgere il ruolo di produttore e percettore di reddito, mentre la donna non avrebbe preso parte all’attività produttiva ma, invece, avrebbe assunto su di sé la responsabilità della sfera domestica e dei relativi consumi. L’identità di responsabile dei consumi per la casa e la famiglia conferiva alla donna un notevole grado di responsabilità e di potere, non solo in ambito strettamente domestico ma anche in una sfera economica e sociale più ampia».<br />
Dopo la morte della moglie, Samuel Beeton andò incontro al fallimento. Fu quindi costretto a vendere tutti i titoli del suo vasto impero editoriale ai suoi rivali Ward, Lock e Tyler i quali continuarono la pubblicazione di <em>The Englishwoman’s Domestic Magazine</em>, lasciandone a lui la direzione. Mantenne quest’incarico fino alla morte, nel 1877.<i> </i>Fu sepolto accanto all’adorata moglie Isabella nel cimitero di West Norwood .</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">♦</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">♦</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><span style="color: #808080;">Per saperne di più</span></em></strong><br />
Beetham M., &#8220;<i>Un genere editoriale e il suo pubblico nell’Inghilterra vittoriana: la svolta dello «Englishwoman’s Domestic Magazine»&#8221;</i>, in Franchini S.-Soldani S. (a cura di), <em>Donne e giornalismo. Percorsi e presenze di una storia di genere</em>, Milano, Franco Angeli, 2004.<br />
Freeman S., <em>Sam and Isabella. The story of Mrs. Beeton</em><i>, </i>London, Gollanz, 1977.<br />
Hughes K., <em>The short life and long times of Mrs. Beeton</em><i>, </i>London, Collins, 2006.<br />
Spain N., <em>Mrs. Beeton and her husband</em><i>, </i>London, Collins, 1948.<br />
<em>The Englishwoman’s Domestic Magazine</em><i>, </i>1852, n. 1.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.storiain.net/storia/una-rivista-femminile-nellinghilterra-vittoriana/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>ALDO MANUZIO, EDITORE UMANISTA A VENEZIA</title>
		<link>https://www.storiain.net/storia/aldo-manuzio-editore-umanista/</link>
		<comments>https://www.storiain.net/storia/aldo-manuzio-editore-umanista/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 02 Jan 2020 07:55:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Manuzio]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.storiain.net/storia/?p=9169</guid>
		<description><![CDATA[di Max Trimurti - Alla fine del XV secolo Venezia è la capitale europea della stampa. Merito anche di Aldo Manuzio, inventore del carattere “italico” e delle edizioni tascabili. Nella Venezia della fine del XV secolo, nonostante le devastazioni della peste – con la popolazione ridotta del 50% in un &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di Max Trimurti -</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Alla fine del XV secolo Venezia è la capitale europea della stampa. Merito anche di Aldo Manuzio, inventore del carattere “italico” e delle edizioni tascabili.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Nella Venezia della fine del XV secolo, nonostante le devastazioni della peste – con la popolazione ridotta del 50% in un secolo e mezzo – e le guerre contro gli Ottomani, fervono la vita intellettuale e le attività culturali, artistiche e scientifiche. Anche se l’umanesimo veneziano è meno celebre di quello della sua rivale Firenze, nondimeno la città lagunare ha nei giovani nobili che hanno ricevuto una formazione presso l’Università di Padova il suo centro propulsore.<br />
Il più dotato di questi giovani intellettuali è Ermolao Barbaro il Giovane (1454-1493) che cerca di riconciliare i due filosofi della Grecia antica, Platone e Aristotele, esamina le traduzioni dello scienziato mussulmano Averroé (Abū al-Walīd Muḥammad ibn Aḥmad Ibn Rushd), traccia un vasto programma di rinnovamento degli studi filosofici e intraprende una nuova traduzione degli scritti di Aristotele. E’ possibile che sia lui uno dei tre personaggi raffigurati nell’enigmatico quadro <em>I tre filosofi</em> (1505) del Giorgione.<br />
La pittura incontra anche a Venezia una prima epoca d’oro con i fratelli Gentile (1429-1507) e Giovanni (1433-1516) Bellini e il cognato Andrea Mantegna (1431-1506), con Vittore Carpaccio (1465-1525 circa), le cui tele divulgano al pubblico i nuovi canoni architettonici ispirati all’Antichità, con Giorgione, naturalmente, e il suo giovane concorrente arrivato dal Cadore, Tiziano Vecellio (1489 circa-1576), autore, nella chiesa francescana dei Frari, di quella <em>Assunzione </em>che rivoluzionerà la pittura religiosa del tempo introducendo a Venezia lo splendore dei colori vivi.<br />
Venezia attira anche numerosi maestri tagliatori di pietre provenienti dalla Lombardia, dalle Alpi bergamasche e dal Ticino. Fra essi, i Lombardo (un cognome derivato dalle loro origini) architetti e scultori che edificano la chiesa di Santa Maria dei Miracoli, segnando la fine del gotico fiammeggiante e inaugurando il rinascimento architettonico.<br />
E’ in questo ambiente che arriva da Roma un giovane che darà un impulso decisivo all’Umanesimo e al Rinascimento a Venezia ed in tutta l’Europa.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Precettore di latino e greco</h3>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2019/12/Aldus_Manutius.jpg"><img class="alignleft  wp-image-9172" alt="aldus_manutius" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2019/12/Aldus_Manutius.jpg" width="150" height="250" /></a>Aldo Pio Manuzio nasce fra il 1449 e il 1452 a Bassiano, un villaggio del Lazio meridionale. Egli riceve una formazione letteraria a Roma quindi si trasferisce a Ferrara dove apprende il greco. Egli diventa allora, su consiglio dell’umanista Pico della Mirandola (1463-1494), il precettore dei figli di Lionello Pio, signore di Carpi. L’esperienza nell’insegnamento lo persuade dell’importanza degli studi classici e della necessità di apprendere la filosofia degli Antichi direttamente dalla lingua greca.<br />
Verso l’anno 1489 Manuzio si installa a Venezia, sede di numerose stamperie, città arricchita dal commercio e dall’industria, dove può sperare di incontrare mecenati e una manodopera esperta, ma forse anche attirato dalla ricchezza dei manoscritti greci e latini delle biblioteche private o dai circoli dei patrizi conquistati dall’Umanesimo.<br />
Egli vi annoda rapidamente strette relazioni con i nobili eruditi. Alvise Barbaro (1454-1533), Bernardo Bembo (1433-1519) e i suoi figli, Marco e Pietro. Di Venezia scrive che è “un luogo che si assomiglia al mondo intero piuttosto che ad una città”, e della quale avrà molte volte l’occasione per sottolineare il cosmopolitismo e la funzione di crocevia culturale e scientifico fra Oriente e Occidente.<br />
Venezia ha accolto e adottato la stampa a partire dal 1469 e diverse decine di laboratori pubblicano fra il 1485 ed il 1494 non meno di 1336 titoli. Manuzio scrive, nel novembre del 1495, che in tempi torbidi per le guerre e le epidemie, “dove l’uso delle armi risultava più conosciuto di quello dei libri”, egli non avrebbe avuto pace fino a quando non avesse prodotto una abbondante edizione di buoni libri.<br />
I libri vengono diffusi dai numerosi librai della città e Manuzio si mette in collegamento con il libraio Andrea Torresano detto Asolano (1451-1528), con il quale costituisce una società (1495), nel capitale della quale entra Pietro Francesco Barbarigo, figlio e nipote di due dogi, Marco ed Agostino. Il Barbarigo contribuisce con il 50% del capitale, Torresano con il 40% e Manuzio con il 10%.</p>
<h3 style="text-align: justify;">I manoscritti più affidabili</h3>
<div id="attachment_9173" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2019/12/The_House_of_Aldus_A.D._1502_-_Frederick_Wilson_del._LCCN90712939.jpg"><img class=" wp-image-9173 " alt="The house of Aldus, di Frederick Wilson" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2019/12/The_House_of_Aldus_A.D._1502_-_Frederick_Wilson_del._LCCN90712939.jpg" width="250" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">The house of Aldus, <em>di Frederick Wilson</em></p></div>
<p style="text-align: justify;">Audace imprenditore, capace di mettere l’economia al servizio della cultura, Manuzio è convinto che senza denaro la stampa non ha un futuro certo. Supplica gli amici di comprare i suoi libri: “datemi del denaro affinché io vi possa procurare i migliori libri dell’Ellenismo, in quanto senza denaro sarebbe impossibile stamparli”.<br />
Spirito metodico, inizia col pubblicare la <em>Grammatica </em>di Constantino Lascaris (1434-1501), utilizzando i caratteri incisi dal suo amico bolognese Francesco Griffo (1450-1518). Nel novembre 1495 edita il primo tomo delle Opere di Aristotele, più precisamente la <i>Logica</i>, concepita come prolegomeni (introduzione) alle scienze.<br />
Manuzio dedica molta attenzione nel recuperare i manoscritti più affidabili, effettuando una ricostruzione filologica dei testi e mettendo in evidenza i passaggi dubbi. Trae queste opere dall’oblio, anche a costo di realizzare una edizione provvisoria, che potrà essere superata dagli ulteriori progressi della conoscenza, atteggiamento che è tipico di un procedimento scientifico.<br />
Nel 1496 pubblica il <em>De Aetna</em>, del suo amico Pietro Bembo, in cui l’autore, sul modello dei dialoghi di Platone, racconta al padre l’ascensione del vulcano in occasione di un viaggio in Sicilia dove si era recato per perfezionare la conoscenza del greco. Per questo libro il suo amico stampatore Francesco Griffo incide un carattere raffinato denominato poi “Bembo”.<br />
Nel 1499 Manuzio edita gli scritti antichi d’astronomia (<em>Scriptores astronomici veteres</em>) e lo stesso anno esce dalla stamperia l’<em>Hypnetonomachia Poliphili</em> (il sogno di Poliphile), un racconto onirico ed erotico scritto in un latino imbastardito del 1467 da un autore anonimo. Si è molto discusso sull’identità dell’autore e dell’incisore, ma nessuno ha mai messo in discussione il fatto che si tratti di uno dei capolavori della stampa di tutti i tempi. L’anno seguente, a testimonianza del suo eclettismo, Manuzio pubblica le <em>Lettere devote</em> (<em>Epistole devotissime</em>) di Santa Caterina da Siena.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Leggere senza il supporto di un leggio</h3>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2019/12/Manuzio_2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-9174" alt="manuzio_2" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2019/12/Manuzio_2-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Nel marzo 1501 Manuzio ottiene il privilegio per un nuovo carattere messo a punto ancora una volta da Francesco Griffo. Si tratta “di una lettera corsiva, di cancelleria, di una grande bellezza, mai realizzata”, elegante e ispirata alla scrittura della cancelleria pontificia. Questo nuovo carattere, che verrà denominato “Italico”, viene destinato ai classici latini, che vengono pubblicati con un formato anch’esso inedito.<br />
Maneggevole, l’in 8° (<em>in-octavo</em>: il foglio stampato viene piegato tre volte, dando, in tal modo, 8 foglietti ovvero 16 pagine) viene destinato non più alla sola clientela ristretta del grosso in-folio, ma a un pubblico più largo, attirato da questa edizione tascabile che Manuzio denomina “enchiridi”. Questi libri si possono portare in viaggio e leggere senza il supporto di un leggio. Insomma, si tratta di attirare verso il libro numerosi nuovi clienti; questo successo commerciale arriva a compensare la carenza di guadagni delle edizioni greche, di lenta diffusione.<br />
Manuzio, in tal modo, fa del libro uno strumento di cultura a buon mercato di cui egli ha reso più facile la lettura, introducendo segni di punteggiatura intermediari (la virgola), apostrofi, virgolette, accenti, numerazione delle pagine e indice. Le due edizioni dei poeti latini superano frequentemente i 3 mila esemplari. Dopo aver stampato le tragedie di Sofocle, pubblica nel 1503 diciotto tragedie di Euripide nel suo formato preferito.<br />
Manuzio ha messo a punto anche un marchio editoriale – un delfino attorcigliato ad un’ancora di marina, circondata dal nome proprio, Aldus – che contribuisce al suo successo, ma che purtroppo non gli evita le contraffazioni, in particolari da parte di librai italiani e lionesi, che trasgrediscono il doppio privilegio (autorizzazione esclusiva di stampare un libro, approvato dalla censura; questa viene concessa allo stampatore al fine di proteggerlo dalle contraffazioni), veneziano e pontificio, concesso a Manuzio.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Al ritmo delle alleanze</h3>
<p style="text-align: justify;">Nel 1505 sposa la giovane Maria, figlia del suo associato Andrea Torresano e trasferisce la sua stamperia e il domicilio nella casa del suocero. In quest’epoca Manuzio entra in relazione con Erasmo da Rotterdam, che gli propone le sue traduzioni latine delle tragedie di Euripide (<em>Ifigenia in Aulide</em>, in particolare). Nel 1508 Erasmo viene a stabilirsi nella casa di Manuzio a San Paterniano, nel cuore del quartiere di San Marco.<br />
Dalle presse escono altre opere di Erasmo, gli <em>Adagi </em>(1508) e <i>l’</i><em>Elogio della follia</em> (1515). In una ventina di anni, Manuzio edifica la sua biblioteca ideale, “una biblioteca che aveva per frontiera il mondo stesso”, secondo le affermazioni di Erasmo.<br />
Le relazioni con gli ambienti umanisti europei legati al re di Francia, all’imperatore Massimiliano d’Asburgo e a papa Giulio II fanno temere Aldo per i suoi affari e la sua libertà, nel momento in cui una coalizione europea (la Lega di Cambrai), stipulata, su istigazione del pontefice, infligge a Venezia, il 14 maggio 1509, la terribile sconfitta di Agnadello. Le truppe della lega si impadroniscono delle province italiane della Serenissima e si accampano sulle rive della laguna. Manuzio, che non si sente più sicuro, preferisce chiudere il suo laboratorio e si rifugia presso Lucrezia Borgia, duchessa di Ferrara.<br />
Il rovesciamento delle alleanze per iniziativa del papa, preoccupato di mantenere un equilibrio nella penisola fra i re di Francia e di Spagna, provoca la sconfitta dei Francesi a Ravenna (aprile 1512). Nel frattempo, il vecchio protettore di Aldo, Alberto III Pio di Savoia (1475-1531), signore di Carpi, ha negoziato un riavvicinamento fra Venezia e il pontefice e così l’editore stampatore può finalmente ritornare a Venezia per riprendere l’attività.<br />
Nel marzo 1513 pubblica una prestigiosa edizione delle opere di Platone che dedica a Giovanni de’ Medici, recentemente eletto al soglio pontificio con il nome di papa Leone X. Costantemente sollecitato dagli autori, pressato dai tipografi che reclamano le prove di stampa da correggere con minuzia, Aldo Manuzio si consuma nella sua attività quotidiana. Nonostante sia gravemente ammalato, trova ancora il tempo di pubblicare in 8°, nel gennaio 1515, il <em>De Rerum Natura </em>di Tito Lucrezio Caro, prima di morire il 6 febbraio dello stesso anno.<br />
Per i funerali, il suo corpo viene esposto nella chiesa di San Paterniano, sopra un catafalco circondato dai libri che ha editato, un giusto omaggio all’uomo che ha traghettato la cultura dall’età del manoscritto a quella del libro stampato e che tanto si è prodigato per la conoscenza della scienza antica in un mondo che si ingrandiva rapidamente a seguito delle scoperte geografiche.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.storiain.net/storia/aldo-manuzio-editore-umanista/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
