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	<title>Storia in Network &#187; Droni &#124; Storia in Network</title>
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	<description>Magazine di divulgazione storica</description>
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		<title>EVOLUZIONE DELLA TATTICA DI GUERRA IN UCRAINA</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Nov 2025 13:14:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Massimo Iacopi - Molte trasformazioni tattiche (droni, munizioni, guerra elettronica) erano già anticipate, ma richiedono risposte tecniche e organizzative per ripristinare la manovra. Servono nuovi assetti delle unità, integrazione interarmi, robot di supporto, difese contro droni e reti d’informazione sicure e rapide. L’adattamento richiede addestramento intenso, capacità industriale e &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di Massimo Iacopi -</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Molte trasformazioni tattiche (droni, munizioni, guerra elettronica) erano già anticipate, ma richiedono risposte tecniche e organizzative per ripristinare la manovra. Servono nuovi assetti delle unità, integrazione interarmi, robot di supporto, difese contro droni e reti d’informazione sicure e rapide. L’adattamento richiede addestramento intenso, capacità industriale e innovazione decentralizzata. In definitiva, il futuro del combattimento terrestre ruota ancora sul “triangolo tattico” mobilità-potenza di fuoco-protezione, riletto alla luce delle nuove tecnologie.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">·</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Io ho combattuto sessanta battaglie</strong> e non ho appreso nulla che non sapessi già dalla prima battaglia!”. Così sembra abbia confessato Napoleone a Sant’Elena. Volendo potremmo riportare la frase all’oggi, nel senso che tre anni di guerra in Ucraina non ci hanno insegnato nulla di più di quanto non sapessimo. In definitiva, tutto era già conosciuto o quasi. I droni, le munizioni circuitanti o stazionarie, la guerra elettronica, la necessità di riarticolare le unità più piccole, dato che l’incredibile capacità di rilevamento e acquisizione sembra aver ucciso la possibilità di  manovra&#8230; Questa quasi impossibilità di muoversi nella zona di contatto sul campo di battaglia senza essere inquadrati e colpiti da munizioni estremamente precise non è una caratteristica di questo conflitto.<br />
Gli ammaestramenti dal conflitto nell’Alto Karabak, dal settembre al novembre 2020, ma anche le diverse sperimentazioni tattiche condotte in numerosi paesi, avevano largamente anticipato questo scenario tattico. Spesso occorre un lungo periodo per mettere in esecuzione, in tempo di pace, i provvedimenti che si ritengono necessari o che si impongono. Questo fatto non costituisce, però, una novità, ma piuttosto una costante della storia militare contemporanea. Ora che il cannone si è scatenato, che la “guerra ad alta intensità”, come si usa dire oggi, si è insediata da oltre tre anni alle porte dell’Europa, potrebbe risultare utile effettuare un rapido giro di orizzonte su quello che può cambiare nel nostro modo di immaginare il duello tattico al suolo. In questo caso specifico occorre diffidare delle semplificazioni e delle lezioni apprese troppo rapidamente sotto la pressione degli eventi. I Britannici hanno perduto centinaia di Spitfire durante la battaglia d’Inghilterra nell’estate del 1940. Ma sarà comunque proprio lo Spitfire, che metterà fine alle deliranti pretese di Hitler nel voler invadere l’Inghilterra.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>Superare il blocco del triangolo tattico</b></h3>
<p style="text-align: justify;">La “dronizzazione della guerra” costituisce il fatto principale di questa guerra sul piano tattico. Il drone, in questo caso, rappresenta la cartuccia di carta, il fucile rigato o ancora la mitragliatrice della nostra epoca. Munizioni circuitanti o stazionarie, droni di tiro per l’artiglieria e altri droni FPV hanno contribuito considerevolmente all’attuale blocco tattico. Per superare tale blocco e ritrovare la manovra dai più piccoli scaglioni saranno necessarie risposte tecniche e tattiche. Le risposte tecniche per contrastare questi strumenti prima o poi verranno trovate. L’impiego di robot in appoggio o come sostituti o rinforzi della fanteria o del genio potrebbe essere una delle risposte tattiche attraverso la manovra, e potrebbe risultare necessario rivedere l’articolazione delle unità di contatto, sia come quantità, sia come organizzazione, per mascherarsi più facilmente sul campo di battaglia, per raggrupparsi più rapidamente, per confondere i sistemi di rilevamento del nemico.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>Guerra elettronica</b></h3>
<p style="text-align: justify;">La guerra elettronica è una manovra vera e propria che prevede diverse fasi e si articola in diverse fasi offensive e difensive, che viene praticata sia in appoggio generale, sia in appoggio diretto. Senza sorprese, essa deve appoggiarsi su un sistema di informazioni e di comando perfettamente flessibile e in sicurezza. Gli ucraini hanno potuto contare sul sistema <i>Kropiva</i>, collegato dalla catena di comunicazioni <i>Starlink</i>, messa a disposizione dal miliardario Elon Musk. Le potenzialità delle nuove tecnologie debbono poter realizzare un sistema di trasmissioni facilmente utilizzabile dal caporale di una squadra di due o tre soldati fino al colonnello (o generale), comandante di una brigata interarmi di 4 mila uomini. La rapidità di trasmissione dell’informazione, quasi istantanea, sarà uno dei fattori essenziali per il ciclo decisionale e, evidentemente, anche per la designazione dei bersagli. L’intelligenza artificiale diventerà a quel punto preziosa, sia per gestire la massa di dati prodotti sia per redigere un piano che prenda in velocità il processo decisionale nemico. Ma per questo risultano necessari ufficiali di stato maggiore numerosi e ben formati. Significa che si deve organizzare una forma di addestramento rigoroso e molto rapido. La libertà d’azione risulterà strettamente legata alla protezione contro droni e aeronavi nemiche, con mezzi di difesa ridondanti ed efficaci, il cui costo non sia esorbitante rispetto al bersaglio da neutralizzare. Queste tattiche si inscrivono in un contesto elettromagnetico molto disputato.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>Adattarsi per sopravvivere e vincere in un ambiente caotico</b></h3>
<p style="text-align: justify;">Se la fanteria rimane la regina delle battaglie, essa avrà sempre bisogno di battaglioni di linea resilienti e duri all’azione nemica, idonei ad adattarsi nel tenere il terreno, capaci di articolarsi in unità del tipo gruppo franco, nonché in condizione di portare a piedi nelle linee nemiche. L’organizzazione attuale delle unità attorno a una ventina di mezzi e di 150 soldati, largamente ereditata dal 1944 risulta ancora idonea? Non occorre forse immaginare battaglioni più concentrati di quelli di oggi? La dissimulazione (altra versione della protezione) consentirà alla fanteria di ritrovare una certa mobilità di fronte alla potenza di fuoco. Il ruolo del tiratore a grande distanza (cecchino) si dice che è stato rimesso in discussione dalla flessibilità di impiego dei droni, ma anche in questo caso occorre rimanere prudenti, perché il drone può, a sua volta, proteggere e informare i cecchini.<br />
Il carro, così spesso considerato, con una certa compiacenza, superato negli ambienti di certi apostoli del tutto leggero e tutto mobile, rimane tuttavia un elemento essenziale del combattimento. Occorrerà probabilmente rivedere la struttura delle unità e il loro modo di impiego. Una soluzione potrebbe essere quella di continuare a scendere più in basso nell’integrazione interarmi, disponendo ormai di plotoni misti (carri e veicoli di fanteria meccanizzata) nei quali uno difende l’altro, specie dai droni. Procedimento che è stato già adottato in ambiente urbano con i famosi distaccamenti interarmi (DIA). Si tratta del ritorno del cannone d’assalto sotto una nuova forma e della capacità di dispersione-concentrazione.<br />
La cavalleria leggera rimane l’arma della velocità e della capacità di dissimulazione, Accoppiata con droni e munizioni circuitanti e con missili che tirano al di là della vista diretta, sarà in condizioni di interdire lo sbocco di formazioni avversarie, individuate con i radar terrestri o, al contrario, di seminare il caos in profondità nelle linee nemiche. Veicoli discreti, ma resistenti, eventualmente appoggiati da robot potrebbero essere le migliori opportunità.<br />
L’artiglieria è oggi, più di ieri, il dio della guerra, La sua terrificante potenza, accoppiata ormai alla precisione ne fa il vero centro di gravità di qualsiasi nemico schierato sul campo di battaglia. Occorre la superiorità di fuoco. Di fatto, nulla di nuovo. Nel 1979 la Francia mise in servizio i primi pezzi semoventi AMX AU F1 da 155/39, riuniti in un reggimento di 32 pezzi a grande cadenza. Oggi sono disponibili nuovi mezzi come il sistema <i>Caesar</i>, che hanno fornito sul campo buoni risultati. Ma in artiglieria, più che in altri settori, la quantità costituisce una qualità.<br />
Il genio e la logistica sono a volte più difficili da studiare sul piano delle evoluzioni. Il superamento di corsi d’acqua o di linee d’ostacolo sono tornati d’attualità. Come a dimostrare che la guerra rimane la guerra e che i fondamentali di norma non cambiano. Ma occorre fare attenzione alle evidenze. I due avversari in Ucraina combattono in “casa” o comunque nei pressi delle loro linee di confine. Possono appoggiarsi a mezzi civili duali (o solo civili, società di trasporti su ruota, depositi di carburanti , ferrovie, ecc.) per compensare le carenze e perdite. La tecnica di aprire brecce e il fatto di superare di viva forza, sotto il fuoco del nemico, una linea difensiva rinforzata costituisce una delle manovre più difficili da eseguire. Anche in questo caso solo gli strumenti robotizzati sembrano in grado, al momento, di metterle in opera efficacemente e solamente attraverso genieri. I logistici non potranno più agire che in maniera decentralizzata. Anche l’idea del convoglio appare decisamente obsoleta. E queste considerazioni derivano dalle sperimentazioni tattiche condotte in questi ultimi anni.<br />
Gli elicotteri, anche essi coniugati con i droni, dovranno adattarsi prima di muoversi utilmente sul campo di battaglia. Ma già durante la guerra fredda gli elicotteri non erano assolutamente garantiti di essere in condizione di affrontare la già molto densa difesa contraerei. Da cui, le procedure di volo radente messe a punto in questa epoca. I loro missili con capacità al di là della vista diretta possono essere valorizzati insieme alla guida dei droni.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>Combattenti determinati e con capacità di innovazione</b></h3>
<p style="text-align: justify;">Gli eserciti non fanno la guerra, conducono la battaglia tattica. È la nazione che fa la guerra e in guerra le forza morali sono le più difficili da mobilitare. Si può, a riguardo, citare sempre Napoleone: “La forza di un esercito dipende dalla sua dimensione, dal suo addestramento, dalla sua esperienza e dal suo morale. Ma il morale delle truppe ha la prevalenza su tutti gli altri fattori messi insieme”. Le forze morali consentono di mantenere la volontà di combattere, di incassare i colpi e anche di innovare, al fine di adattarsi a una rivoluzione tattico-tecnica quasi quotidiana.<br />
La velocità di trasformazione dei duelli tattici provoca anche una frammentazione del combattimento così come una decentralizzazione delle risposte. Ogni giorno porta la sua novità. Gli stessi combattenti, sia attraverso le informazioni di cui dispongono attraverso le reti social, sia per la capacità di produzione delle stampanti 3D, hanno cambiato la maniera attraverso i quali l’esercito viene a conoscenza del ritorno di esperienza e della messa in opera della trasformazione. Non si tratta più solamente di un procedimento dall’alto verso il basso, ma di una capacità d’innovazione decentralizzata e trasversale proveniente dalla truppe, messa in opera dalla stessa truppa a proprio vantaggio. Fatto che non impedisce, poi, un trasferimento su scala industriale nel caso si riveli utile. Il tempo delle grandi imprese di armamenti statali non è forzatamente superato, ma si è spostato sun livello più reattivo. Occorre essere capaci di produrre molto e rapidamente, specie le munizioni. L’ibridazione delle tecnologie avanzate con altre di estrema rusticità, delle produzioni di massa con le innovazioni locali, è una realtà ormai evidente.<br />
Allo stesso modo di Rommel, che aggirava le linee di mine britanniche di Ain-el Gazala alla fine del maggio 1942 per portarsi alle spalle dei suoi avversari e impadronirsi della base di Tobruk, occorre riapprendere a combattere in profondità. Non solo a colpire, ma anche a manovrare in profondità con unità allo stesso tempo mobili e protette. Si tratta di un’immensa sfida. Il concetto del combattimento aero-meccanizzato (idea del generale americano James Gavin del 1947) risulta probabilmente da reinventare. Altri strumenti di lotta rimangono ancora difficili da individuare. Robot killer dalla forme umanoidi, sciami di droni, missili terra-terra a lunga portata, capacità di disturbo elettronico, propaganda per mistificare le opinioni e quindi i combattenti. Tutto è possibile. La rapidità di adattamento sarà indubbiamente la prima delle qualità.<br />
La guerra è essenzialmente una “scienza sperimentale la cui esperienza non può essere acquisita a priori (espressione utilizzata dal matematico Poincaré), Allo stesso modo risulta azzardato e pretenzioso voler indovinare e dire ciò che potrà essere domani. Oggi, con ogni evidenza, l’attrito sembra dominare. Sopravvivere sul campo di battaglia tattico è già di per sé un obiettivo. Eppure, occorre ritrovare la manovra, in quanto essa sola consente la vittoria. A un prezzo certamente elevato, ma che garantisce la sopravvivenza della Nazione.<br />
In queste condizioni, come si potrà condurre una guerra domani? Come ieri, rispettando i fondamentali della tattica e utilizzando le immense risorse della tecnologia, guardandosi nel contempo dall’illusione tecnofila. Non è questo il minore dei paradossi che dovranno risolvere chi avrà l’incarico della condotta tattica della battaglia dei comandanti del futuro.<br />
Il triangolo tattico rappresenta un modo originale di interpretare la battaglia terrestre appoggiandosi su tre elementi: mobilità, potenza di fuoco e protezione. Rendendo intellegibile la tattica, esso rivela cosa è successo sui campi di battaglia di ieri e di oggi: perché i Greci formavano una falange o perché le mitragliatrici hanno provocato tanti danni nel 1914; perché la Legione romana ha dominato i campi di battaglia per lunghi secoli; perché i carri francesi sono stati battuti dai panzer tedeschi nel 1940. E cosa potrebbe verificarsi con l’arrivo dei robot sul campo di battaglia terrestre…</p>
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		<title>DRONI E NUOVI SISTEMI DI DIFESA</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jul 2025 14:37:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Massimo Iacopi -   Parallelamente all’intensificarsi della guerra dei droni ha luogo un altro scontro, più discreto ma non meno cruciale: quello dei sistemi di difesa contraerei. L’incremento di efficacia della lotta anti-drone (LAD) complica significativamente l’impiego dei velivoli senza pilota e potrebbe rimetterne in discussione l’efficacia sui diversi &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;" align="right">di Massimo Iacopi -</p>
<p style="text-align: justify;"><i> </i></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Parallelamente all’intensificarsi della guerra dei droni ha luogo un altro scontro, più discreto ma non meno cruciale: quello dei sistemi di difesa contraerei. L’incremento di efficacia della lotta anti-drone (LAD) complica significativamente l’impiego dei velivoli senza pilota e potrebbe rimetterne in discussione l’efficacia sui diversi teatri d’operazioni.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><i> </i></p>
<p style="text-align: justify;">I droni da combattimento si sono progressivamente imposti come strumenti capaci di rivoluzionare la tattica sul campo di battaglia. Questa crescita di potenza si è accelerata in occasione della guerra dell’Alto Karabakh, nel 2020, durante la quale il drone turco Bayraktar TB2 si è messo in evidenza nelle missioni di ricognizione e di attacchi di precisione, rivestendo un ruolo determinante nel successo dell’Azerbaigian.<br />
Passando per Siria, Gaza, ma soprattutto Ucraina, questi vettori senza piloti, principalmente aerei, offrono agli eserciti una capacità d’azione impensabile fino a pochi anni fa, ottenendo nel contempo l’allontanamento dei combattenti dal fronte. Essi consentono una miriade di possibili missioni: interventi di precisione a basso costo, reperimento e scelta bersagli/obiettivi, ricognizione avanzata, saturazione delle linee di difesa avversarie… Tuttavia, questo dominio tecnologico non è rimasto incontestato. Se i droni hanno contribuito largamente a diversi successi tattici ucraini di fronte alle forze russe, la controffensiva tecnologica ha segnato una svolta decisiva. Disturbatori elettronici sofisticati, laser ad alta energia, intercettori autonomi e altre contromisure vengono utilizzate per neutralizzare questa minaccia aerea ormai onnipresente.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>Strumenti sempre più sofisticati</b></h3>
<p style="text-align: justify;">Sebbene i droni appaiano come apparecchiature ultra tecnologiche, che dispongono di una autonomia crescente, nondimeno essi rimangono vincolati ai sistemi di comunicazione. Per eseguire le loro missioni questi strumenti senza pilota hanno infatti bisogno di un collegamento costante con gli operatori o con un sistema di guida. Di fatto, tale dipendenza costituisce un tallone d’Achille di fronte allo sviluppo dei sistemi di guerra elettronica, che, a loro volta, hanno per missione quella di disturbare o interrompere le trasmissioni che collegano il drone al suo posto di controllo. La Russia, attaccata frontalmente dai droni ucraini, figura fra gli attori più avanzati tecnologicamente in questo settore. Essa ha schierato sul campo diversi sistemi di disturbo elettronico di nuova generazione, fra i quali risultano più efficaci il Krasukha 4 e il Tirada 2. Il Krasukha 4, un dispositivo montato su veicolo, è stato specificamente concepito per neutralizzare i radar aeroportati e interferire con le comunicazioni satellitari dei droni. Utilizzato in Ucraina, esso ha evidenziato la sua capacità nel disorientare i droni da ricognizione e i droni kamikaze, disturbando i loro segnali GPS e ostacolando la loro telemetria. Questa azione rende più difficile la navigazione dei droni, in particolare il tipo FPV (First Person View), massicciamente utilizzato dagli Ucraini, forzandoli spesso a distruggersi al suolo o a perdere il loro bersaglio; episodi di questo genere si sono registrati specialmente nella regione di Kursk a partire dall’inizio del 2025. L’apparecchiatura Tirada 2 consente ugualmente di disturbare le comunicazioni satellitari, puntando direttamente ai collegamenti che legano i droni agli operatori. Questo tipo di tecnologia rappresenta una reale minaccia e un ostacolo per i droni tipo Bayraktar TB2 impiegati dagli Ucraini.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>Le armi a energia diretta: verso una neutralizzazione istantanea?</b></h3>
<p style="text-align: justify;">I disturbatori costituiscono, in effetti, la prima linea di difesa, ma le loro capacità di neutralizzazione rimangono limitate di fronte ai droni autonomi o funzionanti su frequenze difficilmente disturbabili. È proprio in questo contesto che le armi ad energia diretta (AED o DEW, Direct Energy Weapons) e in particolare i laser ad alta potenza sono apparsi una soluzione rivoluzionaria. Sono infatti caratterizzate dall&#8217;emissione di energia concentrata che viene trasferita al bersaglio senza l&#8217;utilizzo di un proiettile. Il processo di trasferimento può assumere forme diverse: microonde, raggi laser, raggi di particelle e persino onde sonore. Capaci di distruggere un drone in una frazione di secondo, senza necessità di munizioni tradizionali, questi sistemi offrono una risposta istantanea ed economica alla proliferazione dei droni da combattimento.<br />
Sono stati gli Israeliani a sviluppare per primi un laser operativo anti droni: l’Iron Beam. Questo apparecchio, concepito dall’impresa Rafael Advanced Defense System, offre un laser ad alta energia capace di bruciare un drone nel giro di qualche secondo a una distanza superiore a 7 chilometri. Uno dei vantaggi principali di questo sistema è rappresentato dal suo costo di utilizzo. Considerando che il sistema funziona semplicemente attraverso l’alimentazione elettrica, ogni tiro costa meno di tre dollari statunitensi, contro le diverse decina di migliaia di dollari necessari per un missile intercettore. In definitiva, oggi risulta ormai possibile rispondere a un attacco massiccio di droni, come quello dell’Iran contro l’Iron Dome israeliano, a costi drasticamente ridotti.<br />
Gli USA, a loro volta, hanno sviluppato un sistema che utilizza lo stesso principio: il DE-M-SHORAD. Quest’ultimo può essere installato su veicoli blindati, come lo Stryker, consentendo una protezione mobile contro i droni e le granate di mortaio.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>Sviluppo generalizzato della lotta anti-drone (LAD)</b></h3>
<p style="text-align: justify;">La guerra in Ucraina è il primo conflitto in cui la lotta anti-drone si è imposta come una componente indispensabile nei combattimenti. Questo non è avvenuto in occasione del conflitto nell’Alto Karabakh, durante il quale le batterie contraeree armene si sono rivelate completamente superate e inadeguate.<br />
L’Ucraina si è dotata di una difesa multi strato anti-drone. Con uno spiegamento massiccio di batterie LAD, al fine di proteggere principalmente siti sensibili, equipaggiate di radar specializzati, cannoni contraerei, missili o ancora di disturbatori elettronici. Le basi militari sono spesso protette con sistemi che combinano guerra elettronica e difesa cinetica, specialmente con i sistemi NASAMS e Gepard, estremamente efficaci contro i droni kamikaze iraniani Shahed 136, impiegati dalla Russia.<br />
Le difese ucraine rivendicano nei loro comunicati ufficiali tassi di intercettazione di questi droni molto vicini al 75%. Le grandi città come Kiev, Odessa e Leopoli possiedono tutte sistemi di allarme e di difesa efficaci, che consentono un rilevamento precoce dei bersagli e una migliore reattività a un attacco di droni a sciame. L’Ucraina dispone in tal modo di una vera strategia proattiva di fronte ai droni, in cui ogni settore di territorio e le relative infrastrutture coperte da mezzi adeguati.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>Efficacia e redditività sempre più discusse</b></h3>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2025/06/LAD.jpg"><img class="alignleft  wp-image-14991" alt="lad" src="https://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2025/06/LAD.jpg" width="250" height="150" /></a>Se i droni continuano a rivestire un ruolo basilare nei colpi alle infrastrutture strategiche, la loro efficacia diminuisce di fronte ai bersagli mobili e protetti. L’esempio degli attacchi ucraini sui depositi petroliferi russi, specialmente quello di Smolensk nel dicembre 2024, illustra perfettamente il loro potenziale distruttore. Puntando su installazioni fisse e debolmente difese, i droni consentono di colpire il nemico in profondità, minimizzando al massimo i rischi per gli operatori.<br />
Ma quando si tratta di un campo di battaglia dinamico, questa efficacia e ben lungi dall’essere sistematica. In primo luogo, le colonne di blindati, specialmente da parte russa, sono abituate ad applicare sistematicamente manovre di dispersione e di diversione. Queste operazioni rendono molto più difficili l’identificazione e la distruzione di bersagli da parte di droni d’attacco. Tra l’altro, i veicoli risultano sempre di più equipaggiati da disturbatori imbarcati, capaci di interferire sulle traiettorie, come anche nel creare falsi bersagli termici e radar per ingannare i droni, simulando falsi echi e falsi veicoli in movimento, o creando interferenze. Numerose imprese si sono specializzate nella LAD, come l’americana Dedrone e la francese Cerbait.<br />
Di fronte allo sviluppo delle difese anti-drone a basso costo si è accresciuta la necessità di produrre droni più moderni e sofisticati. L’esempio più efficace di ciò che si sta verificando è il disequilibrio fra il costo di un drone Shahed 136 (20 mila dollari) e un disturbatore portatile (5 mila dollari) che ogni soldato può portare nello zaino.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>I droni rimangono un’arma necessaria e imprescindibile</b></h3>
<p style="text-align: justify;">In Ucraina il loro impiego si è intensificato nelle unità di fanteria e nei gruppi specialisti. È stata persino creata una brigada di droni: l’Aerorozvidka. Diversi video mostrano droni FPV ucraini che neutralizzano carri russi T-71 e T-80. colpendo direttamente i loro punti vulnerabili, come i motori e le torrette. Circa il 75% dei carri distrutti lo sono stati per mezzo di droni. Questi ultimi vengono utilizzati anche per effettuare imboscate su convogli logistici russi, rendendo più difficile il rifornimento delle munizioni e dei viveri sulla linea del fronte. Inoltre, l’Ucraina ha saputo sviluppare droni navali che hanno indebolito la flotta russa nel Mar Nero, con la distruzione di navi da sbarco come la <i>Zar Kunikov</i> il 13 febbraio 2024 o ancora una nave da pattugliamento come la <i>Sergei Kotov</i>, al largo della Crimea, solo un mese prima.<br />
L’attacco ucraino nella notte del 10 maggio 2025 illustra perfettamente il ruolo chiave rappresentato dai droni. Questo raid aereo composto da diverse centinaia di apparecchi è stato il più importante contro la Russia dall’inizio del conflitto. Solo i droni consentono incursioni di questo genere sul territorio nemico, giungendo persino nella regione di Mosca, dove 91 apparecchi sono stati danneggiati. Più di 20 mila droni sarebbero stati impiegati dagli Ucraini, con circa 300 apparecchi distrutti quotidianamente, ovvero poco meno di 9 mila al mese per l’insieme delle forze presenti. Come ricordato da soldati ucraini in una intervista accordata a France 24 nel febbraio 2025, “il ricorso ai droni costituisce una necessità per sopravvivere in questo conflitto che coniuga guerra di trincea e guerra high tech”. Numerosi video mostrano le azioni dei droni di sorveglianza della 127a brigata di difesa territoriale ucraina, di fronte all’offensiva russa a Kharkiv.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>Modelli e missioni diversificate</b></h3>
<p style="text-align: justify;">Ogni tipo di drone risponde a specifici bisogni, che vanno dalla ricognizione strategica ad attacchi di precisione, passando attraverso operazioni di disturbo, assillo, imboscata e distruzione logistica. Questa evoluzione testimonia un cambiamento profondo nella condotta dei conflitti, in cui i droni non costituiscono più un semplice appoggio ma piuttosto un vettore operativo basilare.<br />
Ad esempio, da parte ucraina vengono utilizzati numerosi droni kamikaze o d’attacco come gli FPV, Beaver, ASU-1 Valkyrja, i Cajan (drone tattico leggero), Vampire, R18, Punisher oppure lo stesso TB2, polivalente, anch’esso prodotto in territorio ucraino. I Russi impiegano principalmente i Lancet 3, Kronstadt Orion, ma anche i droni iraniani Shahed 136 (valore stimato 20 mila dollari) e Mohajer 16. Oltre ai droni aerei vengono naturalmente impiegati i droni marittimi e terrestri, anche se questi ultimi risultano meno sviluppati.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>Costante capacità di adattamento</b></h3>
<p style="text-align: justify;">I droni tradizionali come il TB2 evidenziano i loro limiti di fronte ai disturbatori elettronici e alla difesa contraerea. Per correggere queste vulnerabilità, si stanno sviluppando droni di bassa segnatura radar e bassa osservabilità (<i>Low observable</i>), di difficile rilevamento da parte dei radar e resistenti alle interferenze. Il drone <i>Ghost</i> della impresa Anduril Industries, combina furtività radar e termica e può proseguire la sua missione anche in caso di disturbo elettronico.<br />
Peraltro, al fine di sfuggire ai sistemi di difesa, di ridurre la dipendenza dalle comunicazioni, ma anche per migliorare le capacità, i droni integrano nei circuiti sistemi intelligenza artificiale. Questa misura consente di superare l’eventuale disturbo elettronico, di adattare le traiettorie in tempo reale e soprattutto, di costituire uno sciame intelligente al fine di saturare il campo di battaglia e di effettuare manovre complesse in maniera autonoma. Questa è una delle sfide maggiori sul campo di battaglia: i droni in grande numero possono coordinare i loro attacchi senza supervisione umana. Il programma Cohesion di Thales consente di aggiustare il livello di autonomia degli sciami allo scopo di rispondere alle esigenze delle forze durante le diverse fasi della missione.<br />
Infine, dagli inizi del 2025, le forze ucraine hanno trasformato il drone FVP per equipaggiarlo di fucili d’assalto e non di cariche esplosive. Questo sistema consente dunque di mirare direttamente e a più riprese il combattente avversario. Questo droni diventano in tal modo riutilizzabili e possono assolvere nel tempo diverse missioni, a testimonianza evidente della notevole adattabilità di tali strumenti. A puro titolo di curiosità conviene ricordare che per un certo periodo i combattenti delle trincee ucraine sono stati riforniti di doppiette a pallini, da utilizzare come difesa diretta da attacchi di sciami di droni.</p>
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