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	<title>Storia in Network &#187; Cosacchi &#124; Storia in Network</title>
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	<description>Magazine di divulgazione storica</description>
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		<title>I COSACCHI ZAPOROGHI, SUDDITI MA NON TROPPO…</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jun 2023 13:11:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Massimo Iacopi -   I Cosacchi Zaporoghi o del Dnepr si stabilirono all&#8217;interno delle attuali frontiere dell&#8217;Ucraina, fra il Dniestr e la foce del Don, in un crocevia di regni e di imperi. Presi a est e a ovest fra le potenze russa e polacco-lituana, e con l&#8217;Impero ottomano &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><i>di Massimo Iacopi -</i></p>
<p style="text-align: justify;"><i> </i></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>I Cosacchi Zaporoghi o del Dnepr si stabilirono all&#8217;interno delle attuali frontiere dell&#8217;Ucraina, fra il Dniestr e la foce del Don, in un crocevia di regni e di imperi. Presi </strong></em><em><strong>a est e a ovest</strong></em><em><strong> fra le potenze russa e polacco-lituana, e con l&#8217;Impero ottomano a sud, tra XVI e XVII secolo riuscirono a ritagliarsi un proprio spazio vitale, bilanciando alleanze e ribellioni.</strong> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">♦</span></p>
<p style="text-align: justify;">Le prime notizie sui Cosacchi venuti dalle frontiere del voivodato di Kiev, appaiono nelle fonti della fine del XV secolo. A questa epoca risultano il più delle volte associati alla città di Tsherkassij, a sud di Kiev sul fiume Dnepr, che serve loro da punto di riferimento e riunione.<br />
Tuttavia, la costituzione di questo gruppo in una società militare organizzata con i suoi propri capi risale agli anni 1530. Nei decenni seguenti, questi contingenti continuano a riunirsi in piccoli accampamenti sui bordi del Dnepr, nei dintorni dell&#8217;attuale città di Zaporizhjia (500 km a sud di Kiev). Nel 1556, il principe e magnate ruteno Dmytro Ivanovic Vyshnenevetskij o Wisniowiecki (morto nel 1563), <i>staroste</i> (capitano) delle città di Tsherkassij e di Kaniv, coordina la costruzione di un nuovo castello sull&#8217;isola di Mala Khortytsia, nell&#8217;oblast di Zaporizhjia, che non risulta direttamente destinato ai Cosacchi, di cui diventerà il primo atamano, ma che serve a rinforzare la loro posizione nella regione. Dopo la distruzione di questo castello da parte dell&#8217;esercito ottomano nel 1557, occorrerà attendere il 1570 affinché i Cosacchi Zaporoghi si stabiliscano su un&#8217;isola vicina, Sitch o Sietch, diventata progressivamente la loro capitale informale.<br />
Il riconoscimento della libertà personale e dalla concessione da parte del re polacco di alcuni privilegi, in cambio del servizio militare, rendono lo statuto cosacco sempre più interessante e attraente. Il numero dei fuggitivi verso la Sitch conosce una crescita continua che spinge il re di Polonia a regolare il fenomeno. Nel 1572, Sigismondo II Augusto (1520-1572) crea il primo Registro cosacco, fissato a 300 persone, con una struttura militare propria: questa lista deve sancire una truppa permanente, remunerata dalla monarchia e dotata di privilegi giuridici e fiscali. Malgrado i successivi allargamenti del Registro, il numero totale di Cosacchi non smette di crescere, superando largamente la lista reale.<br />
La situazione diventa più ambigua nel momento delle grandi campagne militari, quando il potere non esita a rinforzare gli effettivi dell&#8217;esercito anche con i Cosacchi non registrati. Ad esempio, mentre le dimensioni del contingente nel 1617 era stato portato a mille individui, la campagna dell&#8217;anno seguente contro i Moscoviti mobilita 20 mila Zaporoghi senza alcuno statuto particolare. Il Registro concorre a stabilire una specie di aristocrazia cosacca, ma è ugualmente all&#8217;origine di numerose tensioni fra quelli che figurano nella lista e i Cosacchi “dei ranghi”, gelosi dei privilegi dei primi.<br />
La seconda metà del XVI secolo porta a una istituzionalizzazione delle strutture militari della Sitch, con una assemblea, un capo militare (Atamano o hetman) e alcuni ufficiali eletti. Di fatto, le truppe registrate si affiancano spesso alle ribellioni cosacche dirette dall&#8217;atamano eletto, che continua a mantenere il controllo sull&#8217;esercito zaporogo. La rivolta contro le autorità ufficiali diventa un fenomeno ricorrente a partire dalla fine del XVI secolo e la prima metà del XVII secolo.<br />
Posti in una posizione vacillante, con l&#8217;obbligo di rinegoziare il loro statuto per difendere i loro privilegi o per ottenere le paghe promesse per una campagna, gli Zaporoghi si trovano ai margini della legalità di fronte al potere reale polacco. Il re deve, a sua volta, esercitare una pressione permanente su queste truppe poco disciplinate, utili in caso di battaglia ma che possono trasformarsi in una minaccia per la pace e l&#8217;ordine interni e per i rapporti diplomatici con l&#8217;Impero ottomano.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Tensioni religiose</h3>
<p style="text-align: justify;">La cronologia delle prime grandi ribellioni &#8211; quelle di Kosinski e di Nalewajko &#8211; offrono l&#8217;occasione ad alcuni storici per affermare che queste tensioni erano strettamente connesse all&#8217;Unione di Brest, che aveva promulgato, nel 1595-96, il passaggio della metropoli ortodossa di Kiev sotto l&#8217;obbedienza del Papa di Roma e segnato la nascita della Chiesa uniate di Polonia-Lituania. Una attenta analisi mostra tuttavia che il fattore religioso risultava poco presente in queste rivolte, scatenate dalle rivendicazioni personali degli atamani o parzialmente strumentalizzate dal fervente difensore del campo ortodosso, il voivoda di Kiev, Konstantij Wasyl Ostrogski.<br />
Il clero uniate vede questi avvenimenti come un complotto formato dall&#8217;alleanza fra gli Zaporoghi, i rappresentanti del clero ruteno, che si ostinano a non accettare l&#8217;Unione, e il principe ortodosso Ostrogski. Tuttavia, contrariamente a queste accuse, dopo la disfatta di Nalewajko, inflitta dalle truppe reali e fino agli anni 1610, i Cosacchi si guardano bene dall&#8217;intervenire nelle tensioni religiose fra fautori e detrattori dell&#8217;Unione. La situazione cambia dopo il 1608, con la morte del principe Ostogski, che esercitava un forte ascendente politico, economico e militare su tutto il territorio dei voivodati di Kiev e della Volynia. La sua scomparsa lascia un vuoto nel campo ortodosso, che ha bisogno di cercare nuovi appoggi.<br />
Il contesto risulta tanto più preoccupante per il fatto che il re polacco mostra ormai una maggiore fermezza nel suo sostegno agli Uniati. Al contrario, e nello stesso momento, i Cosacchi vedono la loro posizione rinforzata, in quanto Sigismondo III (1566-1632) prepara una nuova spedizione contro la Moscovia ed è incline a fare concessioni per avere i Cosacchi dalla propria parte, fatto che determina un riavvicinamento fra l&#8217;esercito dei Cosacchi e la Chiesa ortodossa.<br />
Per quanto riguarda il clero orientale, è importante contare su un alleato, che per la sua potenza militare risulta indispensabile alla monarchia polacca, anche se rivendica una certa indipendenza. Per i Cosacchi, il legame con una Chiesa non riconosciuta offre un argomento di rilievo nel loro gioco politico con il potere reale. Allo stesso modo, l&#8217;impegno religioso dei Cosacchi serve loro per guadagnare il sostegno della popolazione rutena che, nel voivodato di Kiev, rimane largamente ortodosso e può apportare un aiuto prezioso in caso di eventuali conflitti con il potere polacco. Il riavvicinamento viene sancito attraverso azioni simboliche, come l&#8217;iscrizione nel 1615 di tutto l&#8217;esercito degli Zaporoghi nella Confraternita ortodossa di Kiev. Questa posizione confessionale favorisce ugualmente l&#8217;educazione politica dei Cosacchi, con l&#8217;invio di ambasciate alle Diete polacche e con l&#8217;adozione di pratiche deliberative mutuate dalla nobiltà polacca.<br />
Pertanto, dietro l&#8217;apparenza di un gruppo anti sistema, i Cosacchi Zaporoghi esprimono una cultura della disobbedienza, il cui modello rimanda direttamente alla vita politica della Repubblica polacco-lituana. Una tale trasposizione appare tanto più facile in quanto numerosi ufficiali cosacchi provengono dalla piccola nobiltà locale.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Solo Dio controlla i Cosacchi</h3>
<p style="text-align: justify;">Il voivoda di Kiev diventa, in tal modo, il bastione degli oppositori degli Uniati, posto sotto una forte influenza cosacca. Approfittando della fragile situazione del potere reale di Varsavia, che lascia loro una certa impunità, gli Zaporoghi osano alcune azioni di rilievo, assassinando nel 1618 un rappresentante del metropolita uniate e procedendo con il concorso del patriarca Teofane III di Gerusalemme (morto nel 1644), alla consacrazione di un nuovo metropolita ortodosso e di sei vescovi per le diverse diocesi, occupate dagli Uniati. Nello stesso tempo, una alleanza di questo tipo pone le gerarchie ortodosse sotto la dipendenza dei Cosacchi, senza poter temperare le loro azioni e costituisce un freno nei loro tentativi di normalizzare i rapporti con le autorità polacche. Questa ambiguità si legge nella memoria indirizzata a Sigismondo III da parte dei vescovi ortodossi nel 1621: “<i>E&#8217; certo che nessuno al mondo, ad eccezione del Signore, apporti tanti benefici alla Cristianità soggiogata così come non lo fanno i Greci con il loro tributo, il re di Spagna con la sua potente flotta e la truppa degli Zaporoghi con il suo coraggio e le sue vittorie… Non solo non c&#8217;è alcun bisogno che i preti li arringhino, ma sono loro stessi che controllano i preti e i cittadini e ricordano loro, a volte con minacce, che la fede non deve soffrire alcun cambiamento e nessuna comunione con gli Uniati apostati. Che Dio li controlli </i>“.<br />
E&#8217; per questo motivo che, negli anni ’20 del XVII secolo, il clero ortodosso cerca di condurre &#8211; senza successo &#8211; una diplomazia religiosa autonoma, aprendo negoziati con i vescovi uniati. Gli ultimi anni del regno di Sigismondo III sono stati marcati da una forte agitazione connessa con le tensioni religiose.<br />
Nella ribellione degli Zaporoghi del tartaro Taras Triasylo Fedorowicz, atamano dei Cosacchi non registrati, nel 1630, la contestazione religiosa viene enunciata chiaramente e suscita reazioni straniere. Nel suo progetto di alleanza contro la Polonia, il re di Svezia Gustavo II Adolfo Vasa (1594-1632) invia una lettera all&#8217;atamano cosacco, presentandosi come “nemico dei Gesuiti e protettore della religione greca”. Questa rivolta produce differenti discorsi autonomi sulla situazione religiosa dei Ruteni. Se gli ufficiali cosacchi si mostrano poco accondiscendenti nei confronti dell&#8217;ambasciata svedese, essendo più inclini a negoziare con il potere polacco, gli uomini di rango che riprendono le lamentele di una parte della popolazione ortodossa, non esitano a sollecitare a viva voce che i Polacchi eliminino gli Zaporoghi comprese donne e bambini se essi si rifiutano di convertirsi al “papismo”. Alcune cronache ortodosse affermano anche che Staniskaw Koniekpolski, incaricato di reprimere la rivolta, aveva ricevuto una spada benedetta dai Domenicani per “estirpare i Ruteni”.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Sorvegliati da vicino</h3>
<p style="text-align: justify;">Le divisioni sfociano in una pace di compromesso che aumenta il numero dei Cosacchi registrati a 8 mila individui, ma vieta gli attacchi in territorio ottomano. Alcune parti, non soddisfatte dell&#8217;accordo, continuano ad alimentare le tensioni e sfociano in nuove rivolte. L&#8217;arrivo sul trono di Ladislao IV (1595-1648) modifica profondamente lo statuto della chiesa ortodossa e, per un breve momento, contribuisce a diminuire i conflitti ereditati dai decenni precedenti. Il figlio di Sigismondo III si mostra attento al ristabilimento della pace civile e accetta di ridare una legalità alla gerarchia ortodossa, a condizione che tutti i vescovi siano rinnovati, e questa volta, confermati dal re. La sede metropolitana viene attribuita al superiore di un monastero delle Grotte di Kiev, Pyotr Mohyla (1596-1647), metropolita discendente da una famiglia principesca moldava e conosciuto per il suo carisma e con un marcato orientamento a favore di un lealismo verso i poteri ufficiali. Con il loro statuto ormai riconosciuto e le visioni personali dei nuovi vescovi ortodossi non possono che allontanarli dagli Zaporoghi, difficili da controllare nelle loro azioni.<br />
Gli uomini della Sitch, pur perdendo il sostegno dell&#8217;aristocrazia ecclesiastica rutena, si trovano sempre di più sotto la pressione dei rappresentanti reali, che tentano di limitare le loro attività. Nel 1635, i Polacchi decidono di costruire una nuova fortezza nei pressi delle rapide di Kodak al fine di bloccare l&#8217;accesso alla Sitch e impedire le spedizioni in territorio ottomano. La reazione cosacca non si fa attendere e, nel corso dello stesso anno, un contingente guidato dall’atamano Iwan Sulima (morto nel 1635) distrugge parzialmente la piazzaforte Negli anni 1637-1638 le ribellioni di Pawel Pawluk e di Jakub Ostrzanin o Yakiv Ostryanyn esacerbano ancora di più le tensioni all&#8217;interno dei Cosacchi registrati, poiché diversi di loro &#8211; ed in primo luogo gli agitatori &#8211; si ritrovano nei ranghi alcuni ribelli, mentre altri rimangono fedeli al potere reale. Questi scontri consolidano parimenti l&#8217;alleanza fra i Cosacchi e il mondo rurale ruteno, che partecipa massicciamente ai combattimenti, ponendo gli Zaporoghi nel ruolo di difensori della popolazione plebea di fronte alla pressione dei signori feudali.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Una fermezza tardiva</h3>
<p style="text-align: justify;">In questo contesto le sconfitte cosacche determinano una ripresa in mano di tutta l&#8217;organizzazione istituzionale zaporoga da parte della Polonia. L&#8217;ordinanza approvata dalla Dieta polacca nel 1638 stabilisce che ormai il contingente registrato sarà diretto da un commissario reale e che tutte le cariche principali, dal comandante fino ai colonnelli dei reggimenti saranno riservate a nobili polacchi provenienti direttamente dall&#8217;amministrazione reale e che non provengono dai ranghi degli Zaporoghi. Inoltre, il testo si preoccupa di circoscrivere lo statuto cosacco all&#8217;interno della popolazione locale, vietando non solo ai borghesi e ai loro figli di affiliarsi ai cosacchi, ma anche alle loro figlie di sposare gli uomini i cui nomi figurino sul Registro, sotto pena della confisca dei loro beni. Se questa fermezza politica impedisce nuove rivolte per circa un decennio, essa contribuisce ad aumentare lo scontento contro gli amministratori reali e rinforza il risentimento nei confronti di una gerarchia, percepita come iniqua e arbitraria.<br />
Di fatto, la reazione reale arriva troppo tardi per frenare una evoluzione iniziata alla fine del secolo precedente. Considerati nel loro insieme, i tentativi della monarchia per regolare il modo di vita delle comunità cosacche, sembrerebbero persino aver determinato un aumento degli atti di disobbedienza e di conflitti violenti.<br />
Un tale paradosso riguarda anche la grande insurrezione iniziata nel 1648 sotto la guida dell&#8217;atamano Bogdan Khmelnitski (1595-1657). In effetti, questo conflitto, di una ampiezza senza precedenti, scoppia alla fine del regno di Ladislao IV, anche se marcato da una politica di pacificazione religiosa e di sforzi per limitare le tensioni dirette fra comunità concorrenti. Dietro questa cronologia, si nasconde forse la natura stessa della società dei Cosacchi Zaporoghi che, dopo aver integrato i codici e la cultura della Repubblica delle Due Nazioni, non può ammettere che le aristocrazie rifiutino di inserire le sue rivendicazioni in una procedura di negoziato riservato alla sola nobiltà.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><span style="color: #808080;">Per saperne di più<br />
</span></em></strong>John Hure, <em>Cosacchi</em>, Edizioni Piemme, Casale Monferrato, 1999.<br />
Philip Longworth, <em>Les Cosaques</em>, Paris, Albin Michel, 1972.<br />
Jean-Benoit Scherer, <em>Annales de la Petite-Russie, ou Histoire des Cosaques-Saporogues et des Cosaques de l&#8217;Ukraine, ou de la Petite-Russie depuis leur origine jusqu&#8217;à nos jours:… et de pièces justificative</em>s, t. 2, BookSurge Publishing, 2001.<br />
Christoph Witzenrath, <em>Cossacks and the Russian Empire, 1598–1725: Manipulation, Rebellion and Expansion into Siberia</em>, Routledge, 2007</p>
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		<title>BOHDAN CHMEL&#8217;NYC&#8217;KYJ: UN PADRE DELLA NAZIONE MOLTO CORTEGGIATO</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Apr 2023 14:55:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Massimo Iacopi - Agli occhi degli ucraini Bohdan Chmel&#8217;nyc&#8217;kyj è il fondatore del loro Paese. Per Mosca, invece, sarebbe l&#8217;eroe dell&#8217;unificazione dell&#8217;Impero sotto l&#8217;egida russa. ♦ Sulla piazza di Santa Sofia di Kiev, si erge un monumento celebre: la statua equestre dell&#8217;atamano o Hetmano (titolo attribuito al capo dei Cosacchi, &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di Massimo Iacopi -</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Agli occhi degli ucraini <em>Bohdan</em> Chmel&#8217;nyc&#8217;kyj è il fondatore del loro Paese. Per Mosca, invece, sarebbe l&#8217;eroe dell&#8217;unificazione dell&#8217;Impero sotto l&#8217;egida russa.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">♦</span></p>
<p style="text-align: justify;">Sulla piazza di Santa Sofia di Kiev, si erge un monumento celebre: la statua equestre dell&#8217;atamano o Hetmano (titolo attribuito al capo dei Cosacchi, che svolgeva funzioni politiche e militari) Bohdan Chmel&#8217;nyc&#8217;kyj (1595-1657). La statua dell&#8217;atamano cosacco sta alla capitale dell&#8217;Ucraina come il “cavaliere di Bronzo” &#8211; la statua di Pietro il Grande (1672-1725) &#8211; sta a San Pietroburgo: allo stesso tempo emblema della città e simbolo nazionale. Il monumento a Chmel&#8217;nyc&#8217;kyj, opera dello scultore russo Mikhail Mikéshin (1835-1896), inaugurata nel 1888 sotto il regime zarista, portava a suo tempo l&#8217;iscrizione “<i>A Bohdan Chmel&#8217;nyc&#8217;kyj. La Russia, una e indivisibile”</i>. Russi ed Ucraini, tuttavia, non vedevano il personaggio con la stessa logica: per gli uni, l&#8217;atamano rappresenta l&#8217;eroe nazionale ucraino, precursore dell&#8217;indipendenza della nazione; per gli altri è un eroe nazionale russo, attore dell&#8217;unificazione delle terre russe sotto lo scettro dello zar di Russia.<br />
Chmel&#8217;nyc&#8217;kyj nasce intorno al 1595 in una famiglia della piccola nobiltà ortodossa dell&#8217;Ucraina occidentale. Suo padre, ufficiale dell&#8217;esercito dei Cosacchi Zaporoghi (o del Nipro), viene ucciso dai Tatari o Tartari nel corso del 1620. Bogdan studia a Kiev quindi nei Collegi dei Gesuiti di Iaroslav e di Lviv (Leopoli). Entrato nell&#8217;esercito cosacco, al soldo del re di Polonia, egli partecipa alla campagna, nel corso della quale suo padre rimane ucciso. Fatto prigioniero, egli rimane in cattività per due anni presso i Tartari, dove apprende a parlare la loro lingua, come anche il turco. Riscattato dai suoi parenti Bohdan entra, al suo rientro, nell&#8217;esercito cosacco zaporogo e partecipa alle sue campagne marittime contro le città costiere ottomane e, successivamente, alle campagne condotte dalla Polonia contro la Moscovia e l&#8217;Impero turco.<br />
Il suo destino subisce una svolta nel 1648 quando un vicino, nobile polacco cattolico, approfittando della sua assenza, si impadronisce del suo dominio, sequestrando la sua donna e uccidendo il figlio di dieci anni. Un episodio tragico ed esemplare delle tensioni etniche, sociali e religiose che travagliano l&#8217;Ucraina sotto il regime della Repubblica delle Due Nazioni (Regno di Polonia e Granducato di Lituania). Non essendo riuscito a ottenere giustizia dalle autorità Bogdan si reca in esilio con un gruppo di fedeli nel territorio degli Zaporoghi.<br />
Da quel momento ha inizio una ribellione aperta: i suoi uomini attaccano e sconfiggono la guarnigione dell&#8217;esercito reale che staziona nella regione della Sitch (fortezza, assemblea e poi capitale informale dei cosacchi del Nipro) e guadagnano alla loro causa i Cosacchi della regione. Eletto Atamano dell&#8217;esercito cosacco degli Zaporoghi il 24 gennaio 1648, Chmel&#8217;nyc&#8217;kyj stringe un&#8217;alleanza con il khan tartaro della Crimea. Fra il 21 aprile e il 16 maggio 1648, i Cosacchi, rinforzati da cavalieri tartari, distruggono l&#8217;esercito reale polacco nella <i>Battaglia delle Acque gialle</i> (a Jovti o Zhovti Vody nei pressi del Nipro o Dnieper non lontano da Tshercassy).<br />
Seguono, quindi, altri successi. Le truppe polacche vengono disfatte e l&#8217;esercito di Chmel&#8217;nyc&#8217;kyj si ingrandisce mentre l&#8217;eco delle due gesta scatena una insurrezione generale. Nel mese di febbraio, il grande atamano della Corona polacca, Nicolas o Mikolaj Potocki (1595-1651), dichiara al re di Polonia che “<i>non esiste né città né villaggio in cui non risuonino gli appelli alla ribellione e dove la vita e le proprietà dei signori e dei gestori di fondi agricoli non siano minacciati”</i>. Ovunque i contadini si affiancano ai Cosacchi o massacrano i signori polacchi e gli Ebrei che percepiscono privatamente le rendite dell&#8217;affitto della terra.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Sanguinosi massacri (pogrom)</h3>
<div id="attachment_12541" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2023/04/Khmelnytskyi_Chernihiv.jpg"><img class=" wp-image-12541" alt="khmelnytskyi_chernihiv" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2023/04/Khmelnytskyi_Chernihiv.jpg" width="150" height="250" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Bohdan Chmel&#8217;nyc&#8217;kyj</em></p></div>
<p style="text-align: justify;">Diverse decine di migliaia di ebrei muoiono nel corso di massacri: “Noi cristiani – scrive a quel tempo un prelato ucraino &#8211; dobbiamo rovesciare e dare alle fiamme i vostri luoghi di culto ebraici nel corso dei quali voi bestemmiate contro Dio: noi dobbiamo sequestrarvi le vostre sinagoghe e trasformarle in chiese; noi dobbiamo scacciarvi dalle nostre città e dai nostri Stati, in quanto nemici di Cristo e dei cristiani; passarvi a fil di spada, annegarvi nei nostri fiumi, farvi perire in tutti i modi”.<br />
Nell&#8217;ottobre 1648, l&#8217;atamano assedia Lviv (Leopoli), principale città dell&#8217;Ucraina occidentale. Viene conquistato il castello e la città è costretta a pagare un riscatto. Il 17 dicembre Chmel&#8217;nyc&#8217;kyj effettua il suo ingresso a Kiev, che lo accoglie da trionfatore. Pur riconoscendo formalmente la sovranità del re di Polonia, egli agisce ormai come padrone <i>de facto</i> dell&#8217;Ucraina ortodossa. Egli negozia una ampia autonomia del paese, nell&#8217;ambito della Repubblica delle Due Nazioni, ma mantiene diversi problemi sul “fuoco”: allo stesso tempo egli offre i suoi servigi al Sultano ottomano ed allo zar di Mosca. Gli anni che seguono l&#8217;alternanza di guerre aperte e periodi di negoziati con la Polonia. I negoziati inciampano sul numero di effettivi da mantenere in servizio nell&#8217;esercito cosacco e sulla questione religiosa &#8211; i Polacchi rifiutano l&#8217;ingresso alla Dieta del metropolita ortodosso di Kiev.<br />
Alle disgrazie della guerra si aggiungono quelle della carestia e della peste. I Tartari di Crimea moltiplicano le loro razzie nonostante la loro alleanza di circostanza con gli Zaporoghi. Succede anche che Ebrei e Polacchi caduti nelle mani dei Cosacchi, vengano venduti ai Tartari e finiscono sul mercato degli schiavi a Costantinopoli. Per contro, le truppe polacche saccheggiano e bruciano i villaggi considerati ribelli. Intere regioni si spopolano dei propri abitanti. Nella Polonia vera e propria, il re Giovanni II Casimiro Vasa (1609-1672) risulta indebolito dalla crescente opposizione dei Magnati e della Dieta.<br />
A Mosca, lo zar Alessio Mikhajlovic (1629-1676), secondo sovrano della dinastia Romanov, esita a rispondere positivamente alle offerte di Chmel&#8217;nyc&#8217;kyj: i Cosacchi zaporoghi sono considerati da molto tempo come Lituani o Polacchi, piuttosto che “fratelli russi”, la loro alleanza con i Tartari di Crimea, nemici ereditari di Mosca, li rende ancora più sospetti. Noti per la loro indisciplina, essi sarebbero sudditi difficili agli occhi del super centralizzato ed autoritario Stato moscovita. Riconoscerli come sudditi, implicherebbe, inoltre, l&#8217;entrata in guerra aperta con la Polonia. Sarà solo dopo lunghe deliberazioni che lo zar Alessio assume le sue decisioni: nell&#8217;ottobre 1653 egli convoca lo <i>Zemski Sobor</i> (Congresso delle Terre Russe che riunisce, nobiltà, clero e borghesia), che fornisce la sua approvazione al passaggio dei Cosacchi sotto l&#8217;autorità dello zar.<br />
L&#8217;8 gennaio 1654 l&#8217;assemblea dell&#8217;esercito dei Cosacchi Zaporoghi, la <i>Rada</i>, riunita a Pereiaslav, a 75 chilometri a sud est di Kiev, ascolta l&#8217;atamano che avanza una domanda del tutto retorica: “<i>E&#8217; meglio essere sudditi del khan tartaro di Crimea, del sultano ottomano di Costantinopoli, del re di Polonia o dello zar di Mosca?</i>“. I primi due sono <i>basurmans</i> (mussulmani), quindi nemici ereditari, nonostante l&#8217;alleanza (o meglio la tregua) temporanea con i Tartari. Il terzo ha mancato ai suoi doveri di sovrano. L&#8217;assemblea approva pertanto la proposta di Chmel&#8217;nyc&#8217;kyj di porsi “<i>sotto la alta mano”</i> dello zar cristiano ortodosso d&#8217;Oriente. L&#8217;argomento dell&#8217;identità religiosa ha giocato con tutto il suo peso nella questione. L&#8217;atamano, a quel punto, presta giuramento di fedeltà a “<i>Sua Maestà lo zar di tutte le Russie ed ai suoi successori”</i>, di fronte agli ambasciatori moscoviti.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Nascita della Piccola Russia</h3>
<p style="text-align: justify;">Chmel&#8217;nyc&#8217;kyj, nel momento di giurare, chiede preliminarmente agli ambasciatori di prestare giuramento in nome dello zar. Il capo delegazione russa si rifiuta, in quanto un sovrano autocrate non presta giuramento nei confronti di un suo suddito e così saranno solo Chmel&#8217;nyc&#8217;kyj ed i membri dell&#8217;assemblea della Rada a giurare. Al termine della cerimonia di fedeltà, gli ambasciatori consegnano all&#8217;atamano una lettera dello zar, uno stendardo, una mazza d&#8217;arme ed una chapka, insegna dell&#8217;autorità che gli viene delegata dal sovrano. Il malinteso ha però immediatamente inizio: per Chmel&#8217;nyc&#8217;kyj e gli Zaporoghi, il loro passaggio al servizio dello zar di Mosca rappresenta solo un atto contrattuale, che impegna in ugual modo le due parti; per i Moscoviti, al contrario, si tratta di un impegno incondizionato. L&#8217;autonomia ottenuta dagli Zaporoghi, a seguito di questa assemblea risulta per gli uni un “Trattato”, mentre per gli altri una semplice concessione di privilegi revocabili.<br />
Poco tempo dopo, lo zar Alessio cambia il suo titolo: egli non è più lo “Zar di tutte le Russie (Grande Russia, Russia bianca e Piccola Russia)”, ma lo “Zar di tutta la Russia, grande e piccola”; Kiev viene aggiunta alla lista delle città di cui egli è il “Grande Principe”. L&#8217;Ucraina diventa ufficialmente “Piccola Russia“: il cambiamento di vocabolario non è anodino o semplicemente “innocente”. Il termine Ucraina, designa una regione di frontiera (sottinteso a quel tempo del regno di Polonia). L&#8217;espressione “Piccola Russia” già utilizzata in precedenza, specialmente dal clero ortodosso, mette invece l&#8217;accento sulla relazione con le altre terre russe, vale a dire ortodosse e specialmente con la Grande Russia, la Russia Bianca (Bielorussia) e la Piccola Russia (Ucraina). Ben prima di Pietro il Grande, la Moscovia comincia a considerarsi come un impero, la cui vocazione è quella di riunire sotto lo stesso scettro tutti i popoli ortodossi. Simultaneamente, questa espansione contribuisce a trasformare la cultura russa: il clero ucraino affluisce a Mosca e vi introduce l&#8217;influenza dell&#8217;umanesimo del Rinascimento tardivo.<br />
La guerra con la Polonia ha avuto inizio dalla fine del 1653. L&#8217;anno seguente l&#8217;esercito russo-cosacco invade il granducato di Lituania, mentre la Polonia subisce nello stesso tempo una invasione svedese a nord e ad ovest ed il re Giovanni II Casimiro è costretto a rifugiarsi nella Slesia. La Russia si trova, ben presto, di fronte alla Svezia, contro la quale entra in guerra nel 1656. Questo nuovo conflitto porta Alessio a entrare in una coalizione anti-svedese e a ricercare un accordo con la Polonia: si tratta della tregua conclusa a Vilnius nell&#8217;ottobre 1656, con la quale la Russia restituisce tutti i territori conquistati in precedenza. Chmel&#8217;nyc&#8217;kyj, escluso dai negoziati, diviene furioso: egli ha combattuto per lo zar di Mosca e perde di colpo, con una firma, tutte le conquiste effettuate ad ovest dell&#8217;Ucraina. Egli si rivolge alla Svezia, rinnovando in tal modo la strategia del ribaltamento di alleanze che gli era così ben riuscito tre anni prima. Ma la sua morte, avvenuta il 27 luglio 1657, ha contribuito ad evitare una rottura aperta con Mosca.</p>
<h3 style="text-align: justify;">La fine di un miraggio</h3>
<p style="text-align: justify;">Questa è la via che sceglie, dopo il figlio Yuri, il suo secondo successore Ivan Vyhovski (inizi 1600-morto nel 1664); filo polacco, egli negozia, nel 1658, un accordo con la Repubblica delle Due Nazioni che avrebbe fatto dell&#8217;Ucraina un “grande principato russo”, terzo membro della predetta Repubblica, a parità di condizioni con il Regno di Polonia ed il Granducato di Lituania. Ma la sorte delle armi determinerà un’altra conclusione ed i Cosacchi Zaporoghi non avranno soddisfazione, né dalla Polonia, né dalla Russia. La Repubblica delle Due Nazioni inizia un lungo periodo di declino che porterà prima alla sua subordinazione e quindi alla sua pura e semplice scomparsa dalla carta geografica (spartizione del 1667). Lo Stato russo, da parte sua, cambia di natura ed inizia a coltivare prospettive espansionistiche in tutte le direzioni. I Cosacchi, si sottomettono, a poco a poco, all&#8217;autorità di Mosca, diventando ben presto un semplice strumento di questa politica.<br />
L&#8217;interpretazione dell&#8217;insurrezione di Bohdan Chmel&#8217;nyc&#8217;kyj divergerà, pertanto, a seconda delle epoche e degli storici. Per la storiografia ucraina, si tratta di una “<i>rivoluzione di liberazione nazionale”</i>. Gli ucraini, però, si dividono di fronte alla personalità di questo personaggio emblematico: per la maggioranza egli rappresenta il precursore dell&#8217;indipendenza dell&#8217;Ucraina, ma altri gli rimproverano la sua alleanza con i Tartari e la sua sottomissione a Mosca. Al contrario, gli storici russi sotto gli zar come in epoca sovietica, presentano l&#8217;atamano come l&#8217;eroe dell&#8217;unificazione delle terre russe, l&#8217;uomo che ha offerto l&#8217;Ucraina alla Russia (ma ne siamo proprio certi che questa era la vera intenzione dell&#8217;atamano?). Questa interpretazione filo moscovita costituisce il senso iniziale eretto a Kiev nel 1888. La storiografia sovietica si spinta ancora oltre: essa ricollocato l&#8217;insurrezione del 1648 nel contesto della lotta di classe e trasforma Khmelnitski in un capo di una rivolta contadina ucraina contro la feudalità polacca. In Occidente, infine, le persecuzioni antisemite alle quali si sono applicati i fautori dell&#8217;atamano, invitavano a considerare con uno sguardo critico l&#8217;immagine positiva attribuita al personaggio.<br />
Tutti questi giudizi sono evidentemente anacronistici, Chmel&#8217;nyc&#8217;kyj, nobile e proprietario terriero, si preoccupava ben poco del mondo contadino e soprattutto non aveva alcuna intenzione di rimettere in discussione l&#8217;ordine sociale. Agli inizi, sebbene ribelle, egli si professava come suddito fedele del re di Polonia. È stata l&#8217;impossibilità di ottenere soddisfazione per l&#8217;ingiustizia subita che l&#8217;ha spinto nelle braccia dello zar. In linea di principio, l&#8217;atamano avrebbe preferito essere dipendente da un potere lontano, che gli avrebbe consentito una indipendenza de <i>facto.<br />
</i>Non si è mai riusciti a capire se l&#8217;atamano abbia mai coltivato l&#8217;idea di una piena indipendenza. Non ci sono elementi certi per dirimere questo aspetto. In ogni caso, egli aspirava a rendere ereditaria la carica di atamano all&#8217;interno della sua famiglia. Sembra, in effetti, che Chmel&#8217;nyc&#8217;kyj non avesse piani ben definiti a riguardo e che le circostanze hanno avuto ragione della sua volontà e come accade spesso nella storia, gli eventi risultano più grandi del loro attore principale.</p>
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<p><strong><em><span style="color: #808080;">Per saperne di più<br />
</span></em></strong>Barberi Marco, <em>I ribelli venuti dalla steppa</em>, Focus Storia, ottobre 2011;<br />
Gordeyev Andrew, <em>The History of Cossacks</em>, Moscow, 1992;<br />
Hure John, <em>Cosacchi</em>, Edizioni Piemme, Casale Monferrato, 1999;<br />
Tolstoj Lev, <em>I Cosacchi</em>, Oscar Mondadori, Milano, 1992.</p>
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