<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Storia in Network &#187; Colosseo &#124; Storia in Network</title>
	<atom:link href="https://www.storiain.net/storia/tag/colosseo/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.storiain.net/storia</link>
	<description>Magazine di divulgazione storica</description>
	<lastBuildDate>Thu, 08 Oct 2026 06:03:51 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.5.1</generator>
		<item>
		<title>IL MISTERO DELLA CROCE NEL COLOSSEO</title>
		<link>https://www.storiain.net/storia/il-mistero-della-croce-nel-colosseo/</link>
		<comments>https://www.storiain.net/storia/il-mistero-della-croce-nel-colosseo/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 01 Mar 2022 07:54:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Archeometria]]></category>
		<category><![CDATA[Colosseo]]></category>
		<category><![CDATA[Cristianesimo]]></category>
		<category><![CDATA[Croce]]></category>
		<category><![CDATA[Persecuzioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.storiain.net/storia/?p=11385</guid>
		<description><![CDATA[di Pier Luigi Guiducci - Un signum crucis rinvenuto nel corridoio interno dell’anfiteatro Flavio sta suscitando numerosi interrogativi tra archeologi e storici della Chiesa. La risposta potrebbe arrivare dalle analisi archeometriche. ♦ All’inizio del Duemila, con il contributo di sponsor, è stato possibile dare inizio a un progetto di ripulitura &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><span style="color: #000000;"><i>di Pier Luigi Guiducci -</i></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><em>Un </em>signum crucis<em> rinvenuto nel corridoio interno dell’anfiteatro Flavio sta suscitando numerosi interrogativi tra archeologi e storici della Chiesa. La risposta potrebbe arrivare dalle analisi archeometriche.</em></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">♦</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">All’inizio del Duemila, con il contributo di sponsor, è stato possibile dare inizio a un progetto di ripulitura e restauro dell’anfiteatro Flavio (<i>Colosseo</i>).<a title="" href="#_ftn1"><span style="color: #000000;">[1]</span></a> Questo intervento ha fatto “riemergere” taluni aspetti del monumento che non era facile individuare con chiarezza in precedenza. In particolare, nel corridoio di servizio che immette al terzo livello (trenta metri sopra il livello stradale, sul lato nord), oltre alla “riscoperta” del colore (rosso) e a quella di “scritte”, è “riapparso” in modo nitido, tra più disegni, quello di una croce. Questo, è posizionato sopra una linea rossa che collega tra loro due lettere: una “T” e una “S”.</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">I primi interrogativi</span></h3>
<div id="attachment_11395" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2022/02/A5.png"><img class=" wp-image-11395 " alt="Il disegno della croce e le due lettere dell'alfabeto (ingrandimento)" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2022/02/A5.png" width="250" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Il disegno della croce e le due lettere dell&#8217;alfabeto (ingrandimento)</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il disegno, pur osservato da varie persone (come il personale addetto al restauro), non è divenuto &#8211; nel migrare del tempo &#8211; oggetto di ricerche sistematiche. Una più decisa attenzione, viceversa, si è rivolta verso altri reperti, comunque significativi, ad esempio verso i <em>tituli picti</em>. Si tratta di numerali, nomi propri, ma anche di simboli, come una palma e una corona, utilizzati, secondo l’opinione di alcuni, per “comunicazioni di servizio” destinate a essere lette solo dopo le operazioni di cava, per il computo, lo stoccaggio e il trasporto dei blocchi di travertino al cantiere dell’anfiteatro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Quando ebbi la possibilità di vedere delle foto del lacerto di muro ove si trova il <em>signum crucis</em>, mi vennero in mente alcuni interrogativi: perché disegnare una croce in un posto anonimo, di passaggio, relativamente illuminato? Perché una croce rappresentata proprio tra due lettere dell’alfabeto? Esisteva un messaggio che si voleva trasmettere? Ebbe così inizio uno studio che ricevette sostegno dall’allora direttrice del Colosseo, la Dott.ssa Rossella Rea<a title="" href="#_ftn2"><span style="color: #000000;">[2]</span></a>, e dal suo staff.<a title="" href="#_ftn3"><span style="color: #000000;">[3]</span></a> Il progetto di ricerca, da me diretto, ha dovuto necessariamente utilizzare più metodi di indagine: dalle procedure consuete usate dagli storici, inclusi quelli della Chiesa<a title="" href="#_ftn4"><span style="color: #000000;">[4]</span></a>, fino ad approdare a una giovane scienza denominata archeometria.<a title="" href="#_ftn5"><span style="color: #000000;">[5]</span></a></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Un chiarimento: l’archeometria</span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ma cos’è l’archeometria? È la misurazione di ciò che è antico. Tale attività scientifica si avvale dei metodi sperimentali di più scienze<a title="" href="#_ftn6"><span style="color: #000000;">[6]</span></a>. Attualmente, lo studio di reperti di epoche lontane riceve un ulteriore apporto dalle analisi di tipo non distruttivo. Per comprendere la loro importanza si possono ricordare, ad esempio, alcuni progetti che sono stati realizzati con esiti positivi: la caratterizzazione non distruttiva dei materiali della <em>Chartula </em>di san Francesco di Assisi<a title="" href="#_ftn7"><span style="color: #000000;">[7]</span></a>; l’analisi dei pigmenti adoperati nelle “vetrine” delle ceramiche dei fratelli Della Robbia<a title="" href="#_ftn8"><span style="color: #000000;">[8]</span></a> (Museo del Bargello, Firenze); l’analisi di un dipinto attribuito al Botticelli (Biblioteca Classense, Ravenna); lo studio del Tesoro monetale di Misurata (Libia); la caratterizzazione qualitativa di alcuni Rotoli del Mar Morto&#8230;</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Alcuni sistemi utilizzati</span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Attualmente, per realizzare indagini non distruttive <em>in situ</em> (che riguardano anche intonaci e murature) esistono vari sistemi. Questi, sono basati sull&#8217;uso di raggi X e di particelle cariche. Si riporta qui di seguito qualche esempio.</span><br />
<span style="color: #000000;"> -<em> Sistema portatile PIXE-alfa</em><a title="" href="#_ftn9"><span style="color: #000000;">[9]</span></a></span><br />
<span style="color: #000000;"> Basato sull&#8217;utilizzo di una sorgente di 210Po a emissione di particelle alpha aventi energia pari a 4.8MeV. Tale sistema consente di ottenere un&#8217;analisi chimica qualitativa e quantitativa confinata ai primissimi micron<a title="" href="#_ftn10"><span style="color: #000000;">[10]</span></a> della superficie da analizzare: pigmenti (in affreschi, tele, tavole, ceramiche), mosaici, leghe metalliche.</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; <em>Sistemi portatili di microfluorescenza X risolta spazialmente e di microfluorescenza X portatile</em></span><br />
<span style="color: #000000;"> Sono basati sull&#8217;emissione di raggi X di varia energia e intensità. Consentono l&#8217;analisi elementale di porzioni anche millimetriche del campione oggetto di studio: inchiostri, miniature&#8230;</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; <em>Sistema portatile XRD</em> <a title="" href="#_ftn11"><span style="color: #000000;">[11]</span></a></span><br />
<span style="color: #000000;"> Sfrutta il principio della diffrazione dei raggi X all&#8217;interno del reticolo cristallino. Tale sistema è indicato per la caratterizzazione mineralogica di pigmenti, affreschi, patine di alterazione&#8230;</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; <em>Sistema portatile XRF</em><a title="" href="#_ftn12"><span style="color: #000000;">[12]</span></a> <em>a controllo di stabilità</em></span><br />
<span style="color: #000000;"> L’intensità del fascio subisce un controllo continuo. Ciò permette di ottenere delle attendibili analisi quantitative. Data l&#8217;energia degli X emessi, tale sistema è indicato in particolare per l’analisi quantitativa di materiali ceramici, ossidiane, metalli.</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; <em>Sistema XPIXE</em></span><br />
<span style="color: #000000;"> Il sistema XPIXE<a title="" href="#_ftn13"><span style="color: #000000;">[13]</span></a> è uno strumento portatile che consente analisi <em>in situ</em>. Consiste in<em> </em>una sorgente radioattiva che emette sia particelle alfa sia raggi X. Una volta colpito il campione, si ha l’emissione di raggi X specifici degli elementi chimici componenti il campione stesso, che vengono in questo modo rivelati. Dall’analisi degli spettri misurati, nella maggior parte dei casi, è possibile derivare la composizione chimica del reperto in studio.</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ripresa di immagini digitali</span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In archeometria è pure utile l’impiego di sistemi per la ripresa di immagini digitali. Queste, vengono analizzate e riprocessate dal computer che fa parte del sistema. Ciò è utile per lo studio e la diagnostica di dipinti e di documenti scritti su supporti vari. Le telecamere e le fotocamere impiegate sono dotate di un sensore sensibile alla luce in un vasto campo spettrale. Ciascun tassello (<i>pixel</i>) del mosaico opera come un elemento dell’immagine da riprodurre. Con l’aumentare del numero totale di <i>pixel</i> aumenta la risoluzione dell’immagine. Attraverso un obiettivo dotato di uno zoom ottico si ottengono ingrandimenti di notevole qualità.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Tali processi consentono di distinguere particolari di dimensioni quasi microscopiche. Le riprese sono utili nel caso di dipinti, di scritte su vari tipi di supporto, di vetrate&#8230;</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Immagini radiografiche</span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sono prese in tempo reale con un convertitore di radiazione, che sostituisce la lastra fotografica, realizzato in diversi modi. Il sistema radioscopico più semplice usa come convertitore uno schermo fluorescente che riproduce nel visibile l’immagine radiografica. Le immagini vengono riprese da una fotocamera digitale. Le radiografie sono realizzate anche con altre tecniche.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ricerca scientifica. Nuovi strumenti. Processi di datazione</span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Quanto annotato è significativo perché orienta verso nuovi apporti scientifici. Tali moderni contributi sono stati utilizzati pure ai processi di datazione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Si spiega, così, l’attenzione che gli storici &#8211; inclusi quelli della Chiesa &#8211; hanno rivolto ai metodi non distruttivi di analisi. Si pensi, ad esempio, alla metodologia RTI<a title="" href="#_ftn14"><span style="color: #000000;">[14]</span></a> applicata a un graffito individuato nelle catacombe di San Gennaro (Napoli)<a title="" href="#_ftn15"><span style="color: #000000;">[15]</span></a>, o all’analisi di fluorescenza X applicata alle pitture murali della Cappella greca nelle Catacombe di Priscilla (Roma).<a title="" href="#_ftn16"><span style="color: #000000;">[16]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Indagine storica, <em>signum crucis</em>, datazione</span></h3>
<div id="attachment_11398" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2022/02/A3.png"><img class=" wp-image-11398 " alt="La dr.ssa Rossella Rea indica alcuni dettagli del corridoio di servizio che immette al terzo  livello dopo i restauri (2013) " src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2022/02/A3.png" width="250" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>La dr.ssa Rossella Rea indica alcuni dettagli del corridoio che immette al terzo </em><em>livello dopo i restauri (2013)</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel contesto fin qui delineato si colloca anche lo studio citato in premessa. In un lacerto (<i>frammento</i>) di muro (corridoio di servizio che immette al terzo livello), si trova il <em>signum crucis</em> oggetto del progetto di ricerca. Fin dalle prime fasi dell’indagine si è cercato di raccogliere ogni dato informativo riguardante l’anello circolare. Sono state così tenute in considerazione le diverse fasi che hanno interessato l’ambiente. Una di queste ha riguardato l’incendio del 217 (III sec. d.C.). Tale evento fece crollare le strutture superiori dell’anfiteatro. I lavori di restauro durarono cinque anni (217-222). Durante questo periodo i giochi vennero trasferiti al Circo Massimo. Il restauro ebbe inizio negli anni di Eliogabalo (218-222) e proseguì con Alessandro Severo<a title="" href="#_ftn17"><span style="color: #000000;">[17]</span></a>. Questi rifece il colonnato sulla <em>summa cavea</em>. Il Colosseo riaprì i suoi ingressi nel 222, ma solo negli anni di Gordiano III<a title="" href="#_ftn18"><span style="color: #000000;">[18]</span></a> i lavori poterono dirsi conclusi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Oltre a fatti legati alla storia del monumento<a title="" href="#_ftn19"><span style="color: #000000;">[19]</span></a>, e alle ricerche scientifiche condotte dalla dott.ssa Rea, si è cercato di studiare anche pubblicazioni antiche<a title="" href="#_ftn20"><span style="color: #000000;">[20]</span></a> e di acquisire stampe che presentano lo stato del corridoio a fine Ottocento<a title="" href="#_ftn21"><span style="color: #000000;">[21]</span></a>. In seguito, con il progredire dell’analisi, sono emersi più interrogativi. Uno di questi ha riguardato la datazione. È possibile stabilire quando vennero disegnati il <em>signum crucis </em>e le due lettere?<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Gli elementi considerati</span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In tale contesto si deve evidenziare il fatto che l’indagine non è stata semplice. Il frammento di muro è completamente ricoperto da molte “scritte” (con annotazione anche di date che riguardano il XIX e il XX secolo) e da disegni. Alcuni di questi, già a una prima osservazione, facevano pensare a una datazione non recente. Da ingrandimenti realizzati con programmi informatici emergono ad esempio il disegno di un serpente e quello di un fallo. Si spiega in tal modo la complessità dello studio, e le fasi di lavoro realizzate in tempi non brevi. Sono state promosse consultazioni con specialisti di varie scienze, attivi in diverse università italiane e in centri di ricerca internazionali. Molteplici gli itinerari di indagine. Tutto questo impegno consente &#8211; nell’attuale periodo &#8211; di indicare alcuni “passaggi” affrontati, inseriti qui di seguito in schemi di riferimento.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <em>Alcune coordinate storiche</em></span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; ricostruzione degli eventi che hanno riguardato la storia dell’<em>Amphitheatrum Flavium</em>; <a title="" href="#_ftn22"><span style="color: #000000;">[22]</span></a></span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; approfondimento delle persecuzioni cristiane avvenute nei territori dell’impero romano e a Roma;<a title="" href="#_ftn23"><span style="color: #000000;">[23]</span></a></span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; attenzione rivolta alle <em>venationes </em>organizzate nell’anfiteatro Flavio con particolare riferimento all’uso dei tori;<a title="" href="#_ftn24"><span style="color: #000000;">[24]</span></a></span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; studio dei graffiti individuati nell’Urbe e nel Colosseo<a title="" href="#_ftn25"><span style="color: #000000;">[25]</span></a>, utilizzando anche database<a title="" href="#_ftn26"><span style="color: #000000;">[26]</span></a> e testi scientifici<a title="" href="#_ftn27"><span style="color: #000000;">[27]</span></a>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <em>Indicazione di taluni approfondimenti<br />
</em>- osservazione del corridoio utilizzando anche la documentazione esistente in merito;</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; studio del lacerto di muro ove, oltre al <em>signum crucis</em>, sono state trovate tracce di colore, disegni, scritte;</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; esame delle tracce di colore;</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; esame della traccia di zoccolatura<a title="" href="#_ftn28"><span style="color: #000000;">[28]</span></a>;</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; esame delle diverse scritte (staccandole in modo elettronico dal loro contesto);</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; esame della lettera “T” e della lettera “S”. Queste presentano un medesimo colore e sono collegate tra loro da una striscia di uguale colore;</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; comprensione del disegno della croce;</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; indagine di aspetti diversi riscontrati nel modo di disegnare<a title="" href="#_ftn29"><span style="color: #000000;">[29]</span></a> le due lettere e il <em>signum crucis</em>;</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; indagine comparata tra il disegno della croce e le croci individuate nelle catacombe romane.<a title="" href="#_ftn30"><span style="color: #000000;">[30]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Database epigrafici</span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Si riportano di seguito dei database di particolare importanza.</span><br />
<span style="color: #000000;"> EAGLE. <em>Electronic Archive of Greek and Latin Epigraphy</em>. Il progetto è stato avviato nel 1997 con il patrocinio dell’Association Internationale d&#8217;Épigraphie Grecque et Latine (AIEGL). Prevede la istituzione di una banca dati generale dell’epigrafia antica e la registrazione delle iscrizioni greche e latine anteriori al VII sec. d.C..<a title="" href="#_ftn31"><span style="color: #000000;">[31]</span></a> Dal progetto dipendono quattro database federati:</span><br />
<span style="color: #000000;"> EDR, <em>Epigraphic Database Roma</em> (<a href="http://www.edr-edr.it"><span style="color: #000000;">http://www.edr-edr.it</span></a>). Ha l’obiettivo di pubblicare tutta la documentazione relativa a Roma, alla penisola italica, alla Sicilia ed alla Sardegna;</span><br />
<span style="color: #000000;"> EDB, <em>Epigraphic Database Bari</em> (<a href="http://www.edb.uniba.it"><span style="color: #000000;">http://www.edb.uniba.it</span></a>). La finalità è di pubblicare tutte le epigrafi cristiane di Roma;</span><br />
<span style="color: #000000;"> EDH, <em>Epigraphische Datenbank Heidelberg</em> (<a href="http://edh-www.adw.uni-heidelberg.de/home"><span style="color: #000000;">http://edh-www.adw.uni-heidelberg.de/home</span></a>). Si propone di pubblicare tutte le evidenze provenienti dalle province dell’Impero, ad eccezione di quelle iberiche;</span><br />
<span style="color: #000000;"> HE, <em>Hispania Epigraphica</em> (<a href="http://eda-bea.es"><span style="color: #000000;">http://eda-bea.es</span></a>). Questo database intende pubblicare tutte le evidenze provenienti dalle province iberiche.</span><br />
<span style="color: #000000;"> È possibile effettuare una ricerca globale, interrogando il database generale, o specifica consultando singolarmente i database federati provvisti di una maschera per le ricerche indicizzate.</span><br />
<span style="color: #000000;"> PETRAE, <em>Programme d&#8217;enregistrement, de traitement et de recherches automatiques en épigraphie</em>. Questo database è un sistema per la registrazione di iscrizioni latine e greche sviluppato presso l&#8217;Istituto <a href="http://ausonius.u-bordeaux-montaigne.fr/" target="_blank"><span style="color: #000000;">Ausonius (Francia). </span></a>Raccoglie testi epigrafici provenienti da diverse regioni in cui lavorano i suoi ricercatori e i loro collaboratori.<a title="" href="#_ftn32"><span style="color: #000000;">[32]</span></a></span><br />
<span style="color: #000000;"> <em>Epigraphische Datenbank Clauss-Slaby</em> (<a href="http://www.manfredclauss.de"><span style="color: #000000;">http://www.manfredclauss.de</span></a>). Rappresenta la più grande banca dati disponibile al momento.<a title="" href="#_ftn33"><span style="color: #000000;">[33]</span></a></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ipotesi che paiono deboli</span></h3>
<div id="attachment_11394" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2022/02/A4.png"><img class=" wp-image-11394 " alt="Il lacerto di muro del Colosseo ove si trova il disegno di una croce tra due lettere dell’alfabeto" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2022/02/A4.png" width="250" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Il lacerto di muro del Colosseo ove si trova il disegno di una croce tra due lettere dell’alfabeto</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel contesto descritto sono state tenute in considerazione più ipotesi sulle quali si mantengono perplessità. Si riportano qui di seguito le principali.</span><br />
<span style="color: #000000;"> -<em> La “T” e la “S” sono la prima e l’ultima lettera di un nome. Esempio: “Thèseus</em><i>”, “Titus”,  “Terentius”, “Tacitus”.</i></span><br />
<span style="color: #000000;"> Però gli antichi romani scrivevano i nomi per intero. Qualche eccezione si trova ad esempio nelle monete (per lo spazio ridotto).</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; <em>La “T” e la “S” costituiscono la prima e l’ultima lettera del nome di un martire cristiano. Esempio: Tarsicius.</em></span><br />
<span style="color: #000000;"> L’affermazione non tiene conto del fatto che san Tarcisio<a title="" href="#_ftn34"><span style="color: #000000;">[34]</span></a> non venne ucciso nel Colosseo, fu lapidato probabilmente in prossimità delle carceri del tempo. È pure da ricordare che, negli anni delle persecuzioni contro i cristiani, si evitava un pubblico riferimento ai martiri.</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; <em>La “T” e la “S” sottintendono una espressione volgare.</em></span><br />
<span style="color: #000000;"> Non si considera, però, l’uso degli antichi romani a scrivere senza remore espressioni sconce, oltraggiose o polemiche sempre per intero.<a title="" href="#_ftn35"><span style="color: #000000;">[35]</span></a> Unitamente a ciò non sono state individuate nella documentazione di merito riferimenti a esclamazioni oscene, triviali, che iniziavano con la “T” e che terminavano con la “S”.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <i>- </i><em>La “T” e la “S” costituivano delle note di cava o di stoccaggio, scritte di lavoro.</em></span><br />
<span style="color: #000000;"> È vero che il corridoio si trova in una sezione dell’Anfiteatro che fu interessata dall’incendio del 217 e fu ricostruita subito dopo. Però tali note seguivano altre impostazioni e dislocazioni (come risulta dagli studi realizzati in merito). Non si spiega, inoltre, la scelta di disegnare una croce tra le due lettere.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <i>- </i><em>Il </em>signum crucis<em> è stato disegnato da chi era abituato a dormire sotto le arcate del Colosseo.</em></span><br />
<span style="color: #000000;"> I luoghi utilizzati da chi in più momenti storici utilizzò gli ambienti del Colosseo come rifugio occasionale, o come dormitorio, sono stati individuati dai ricercatori nei piani inferiori dell’anfiteatro (probabilmente perché più protetti da intemperie e da eventuali crolli). Non si può inoltre dimenticare il fatto che il disegno della croce non è isolato ma rimane esattamente posizionato su una linea rossa che collega la “T” e la “S”.</span><br />
<span style="color: #000000;"> -<em> La “T” e la “S” non sono lettere dell’alfabeto romano.</em></span><br />
<span style="color: #000000;"> L’affermazione appare debole rivedendo gli alfabeti del tempo. Da considerare inoltre il fatto che le scritte individuate nell’area archeologica sono in latino.</span><br />
<span style="color: #000000;"> - <em>La “T” e la “S” e il </em>signum crucis<em> sono</em> <em>da</em> <em>collocare in una fase temporale medievale.</em></span><br />
<span style="color: #000000;"> In questo periodo non c’era bisogno di disegnare una piccola croce in un luogo poco consono alla <i>devotio crucis</i>. Il Cristianesimo era ormai affermato. Per questo motivo le incisioni di croci medievali già individuate nel Colosseo, si trovano tutte in prossimità dell’arena, quindi ben visibili.</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; <em>La “T” e la “S” e il </em>signum crucis<em> si devono datare con riferimento all’epoca moderna.</em></span><br />
<span style="color: #000000;"> In questo periodo storico il <i>signum crucis</i> ha ormai acquisito una tale diffusione che è ormai presente in ogni luogo. Nell’anfiteatro Flavio erano posizionate le stazioni della <i>Via Crucis</i> (poi spostate), una cappella (che rimane) e una grande croce nell’arena (che subì spostamenti).</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Una possibile interpretazione</span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Lo studio del disegno della croce (corridoio di servizio del Colosseo che immette al terzo livello), dopo le ricerche in precedenza citate, ha fornito dati che inducono a ritenere non debole una ipotesi. La datazione potrebbe essere collegata alla fine del III secolo d.C. È in questo periodo, infatti, che le persecuzioni contro i cristiani assunsero un carattere sistematico.<a title="" href="#_ftn36"><span style="color: #000000;">[36]</span></a> Inoltre, nelle <i>venationes</i> è documentato (anche da monete) l’uso dei tori. Unitamente a ciò, occorre sottolineare che il numero delle persone uccise nell’anfiteatro Flavio rimase significativo, e si trovano attestazioni in merito nella letteratura latina.<a title="" href="#_ftn37"><span style="color: #000000;">[37]</span></a> Da non dimenticare, inoltre, il fatto che nelle catacombe romane trovarono sepoltura i corpi di più martiri cristiani. La loro memoria favorì un culto.<a title="" href="#_ftn38"><span style="color: #000000;">[38]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Alcune considerazioni di sintesi</span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La “fatica” a leggere un lacerto di muro ove si trovano scritte e disegni di ogni tipo è certamente un fatto oggettivo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Molti studiosi si sono orientati sulla “scoperta” del colore (ad es. il rosso). Importante, al riguardo, il contributo offerto anche dalla prof.ssa Silvia Orlandi, docente di epigrafia latina (Università di Roma 1, La Sapienza).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Non è mancata, poi, un’attenzione verso i graffiti del Colosseo, il cosiddetto passaggio di Commodo, la cavea dell’anfiteatro, l’area ipogea, il disegno posto sopra la <em>Porta Triumphalis</em><a title="" href="#_ftn39"><span style="color: #000000;">[39]</span></a> .</span><br />
<span style="color: #000000;"> Pur tuttavia, non pare debole lo studio del disegno della croce trovato nel corridoio di servizio.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Quello che colpisce, infatti, è il luogo del ritrovamento (un ambiente di rapido passaggio, anonimo). È un corridoio che conduce verso un orinatoio. In questo punto nessuno avrebbe mai disegnato una croce. Non lo avrebbero fatto per gioco, per passatempo nel periodo delle persecuzioni. Quando ciò è accaduto (in un edificio del Palatino) il disegno della croce era visibilmente blasfemo, e l’uomo crocifisso aveva una testa di asino.</span><br />
<span style="color: #000000;"> E non lo avrebbero fatto in seguito perché il Cristianesimo era divenuto ormai religione di Stato e i crocifissi erano rappresentati in modo molto diverso.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Si vede poi nel disegno complessivo una marcata differenza. Le due lettere “T” ed “S” sono state disegnate in modo “animoso”, “di getto”. La croce no. Il <em>signum crucis</em> è rappresentato in modo molto umile ma preciso. Esprime quindi una volontà. E la sua collocazione tra le due lettere non è casuale perché il <em>signum </em>poggia proprio sulla linea rossa che collega le due lettere.</span><br />
<span style="color: #000000;"> A questo punto rimane una possibile chiave di lettura: le due lettere sono le iniziali di una esclamazione: <em>“taurus”</em> (toro). Grido molto in uso nell’anfiteatro. Esaltazione della forza bruta, del sangue, della dominanza assoluta. E il disegno della piccola croce rimane la testimonianza di fede e di affidamento nel Signore di un cristiano anonimo che vede tanti condannati (anche cristiani) morire per il passatempo di centinaia di spettatori.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">♦</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<div><strong><em><span style="color: #808080;">Note</span></em></strong></div>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref1"><span style="color: #000000;">[1]</span></a> Anni 2012-2012 e 2015-2016.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref2"><span style="color: #000000;">[2]</span></a> Direttore del Colosseo, responsabile della tutela del Foro della Pace e dei Fori Imperiali, responsabile della tutela di una porzione del Centro storico (Quirinale, Boncompagni Ludovisi, Castro Pretorio), direttore scientifico degli scavi archeologici Metro C per le due tratte da via Casilina Vecchia a via dei Fori Imperiali.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref3"><span style="color: #000000;">[3]</span></a> Alloggiato in alcune stanze interne all’Anfiteatro.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref4"><span style="color: #000000;">[4]</span></a> Studio del contesto, analisi comparate, fonti primarie, fonti secondarie.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref5"><span style="color: #000000;">[5]</span></a> P.L. Guiducci, <em>Un nuovo messaggio cristiano dal Colosseo? Studio del disegno di una croce</em>, EDUCatt, Milano 2021, pp. 53.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref6"><span style="color: #000000;">[6]</span></a> Fisiche, chimiche, biologiche, geologiche e informatiche.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref7"><span style="color: #000000;">[7]</span></a> La benedizione di san Francesco a frate Leone fu scritta nel settembre del 1224. Due anni dopo il santo moriva. Il testo è ancora leggibile. Presenta il “Tau” impresso su di un lato, simbolo con il quale Francesco si firmava. La <em>Chartula</em>, nome con cui viene indicato il reperto, è conservata nel reliquiario del Sacro Convento accanto al saio del fraticello d&#8217;Assisi. Queste le parole rivolte a fra&#8217; Leone da Francesco: “Il Signore ti benedica e ti custodisca. Mostri a te il suo volto e abbia misericordia di te. Volga a te il suo sguardo e ti dia pace. Il Signore ti dia la sua grande benedizione”.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref8"><span style="color: #000000;">[8]</span></a> La vetrina dei Della Robbia si ottiene macinando e sciogliendo in acqua ossido di stagno e selce pura. A questi elementi era aggiunto l’ossido di stagno per il colore bianco, il cobalto per l’azzurro e il rame per il verde. .</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref9"><span style="color: #000000;">[9]</span></a> Particle Induced X-RayEmission.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref10"><span style="color: #000000;">[10]</span></a> Unità di misura di lunghezza, simbolo mm, pari a 1 milionesimo di metro, detta anche micrometro.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref11"><span style="color: #000000;">[11]</span></a>  X-ray diffraction.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref12"><span style="color: #000000;">[12]</span></a> XRF: X-Ray Fluorescence.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref13"><span style="color: #000000;">[13]</span></a> X-ray and Particle Induced X-ray Emission.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref14"><span style="color: #000000;">[14]</span></a> Reflectance Transformation Imaging. </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref15"><span style="color: #000000;">[15]</span></a> Cf anche: A. Bosco &#8211; E. Minucci, <em>La metodologia RTI in contesto archeologico. Il caso di un graffito nelle catacombe di San Gennaro (Napoli)</em>, in: ‘Newsletter di Archeologia CISA’, vol. 10, 2019, pp. 115-136.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref16"><span style="color: #000000;">[16]</span></a> Intervento ENEA.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref17"><span style="color: #000000;">[17]</span></a> Regnò dal 222 al 235.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref18"><span style="color: #000000;">[18]</span></a> Gordiano III fu imperatore dal 238 al 244.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref19"><span style="color: #000000;">[19]</span></a> Varie ristrutturazioni.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref20"><span style="color: #000000;">[20]</span></a> Ad esempio: Iusti Lipsi[i], <em>De Amphitheatro liber. In quo forma ipsa loci expressa, &amp; ratio spectandi. Cum aeneis figuris</em>, Antverpiae (Anversa, Belgio): Ex officina Plantiniana, apud Ioannem Moretum, 1598. Carlo Fontana, <em>L&#8217;Anfiteatro Flavio descritto e delineato dal Cavaliere Carlo Fontana</em>, Vaillant, 1725, IV, 176. Francesco Rovira Bonet Perpinianen, <em>Breve e divota notizia della vita, martirio, virtù, e miracoli di alcuni Santi dell’Anfiteatro Flavio volgarmente detto il Colosseo</em>, Roma 1759.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref21"><span style="color: #000000;">[21]</span></a> Ad esempio: <em>Corridoio del Colosseo</em> (terzo livello), incisione ottocentesca. Studio Bibliografico Ermete Trismegisto (Roma).</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref22"><span style="color: #000000;">[22]</span></a> La sua costruzione venne iniziata dall’imperatore Vespasiano (70 d.C.). L’opera fu conclusa dall’imperatore Tito (inaugurazione: 21 aprile dell’80 d.C.). , </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref23"><span style="color: #000000;">[23]</span></a> Cf anche: P.L. Guiducci, <em>Le persecuzioni dei cristiani a Roma. I risultati delle indagini archeologiche</em>, in: ‘Storia in Network’, rivista storica mensile online, novembre 2017.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref24"><span style="color: #000000;">[24]</span></a> Cf anche: M. Poma, <em>Non solo leoni al Colosseo. Gli animali nel mondo dei giochi dell’antica Roma</em>, in: ‘InStoria. Rivista online di storia &amp; informazione’, mensile, n. 149, maggio 2020 (CLXXX).</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref25"><span style="color: #000000;">[25]</span></a> Gli archeologi e i restauratori hanno individuato graffiti originali che inneggiavano ai gladiatori e alle loro gesta con palme, corone, punte di spade e frecce.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref26"><span style="color: #000000;">[26]</span></a> Sono citati in questo studio.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref27"><span style="color: #000000;">[27]</span></a> Cf anche: L. Canali, <em>Graffiti latini. Scrivere sui muri a Roma antica</em>, Bompiani, Milano 1991.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref28"><span style="color: #000000;">[28]</span></a> Motivo architettonico o decorativo svolto nella parte inferiore di una parete. </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref29"><span style="color: #000000;">[29]</span></a> Cf anche: P. Bruni, <em>Manuale di grafologia. Guida completa all’interpretazione della scrittura,</em> Vallardi, Milano 2021.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref30"><span style="color: #000000;">[30]</span></a> Esempi: catacombe di Domitilla, di Priscilla&#8230;</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref31"><span style="color: #000000;">[31]</span></a> Devono essere corredate da alcuni dati fondamentali, da un minimo di apparato critico e, dove possibile, da una riproduzione fotografica.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref32"><span style="color: #000000;">[32]</span></a> Ogni foglio presenta il testo dell&#8217;iscrizione in versione maiuscola e minuscola, accompagnato da metadati su tutti gli aspetti del monumento: supporto, frammenti, campi epigrafici ed elementi del testo (date, paleografia, sfarografia critica, traduzione, osservazioni). I file sono collegati agli indici e alla bibliografia generale. Presentano un&#8217;importante documentazione grafica. Le sezioni digitale e parole chiave accompagnano le altre con la stesura libera.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref33"><span style="color: #000000;">[33]</span></a> Non prevede alcun tipo di apparato critico-bibliografico o controllo ragionato del testo, dello scioglimento e delle integrazioni.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref34"><span style="color: #000000;">[34]</span></a> P.L. Guiducci, <em>San Tarcisio e il sacrificio della vita</em>, in: ‘Storia in Network’. Magazine di divulgazione storica’ online, dicembre 2021.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref35"><span style="color: #000000;">[35]</span></a> Cf anche: A. Varone, <em>Erotica Pompeiana. Iscrizioni d’amore sui muri di Pompei,</em> <a href="https://www.lerma.it/catalogo/collana/24"><span style="color: #000000;">Studia Archaeologica</span></a>, 71, L’Erma di Bretschneider, Roma 1994.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref36"><span style="color: #000000;">[36]</span></a>  Persecuzioni di Decio (imperatore dal 249 al 251), Valeriano (imperatore dal 253 al 260), Diocleziano (imperatore dal 284 al 305).</span></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref37"><span style="color: #000000;">[37]</span></a> Già il filosofo Seneca (4 a.C. &#8211; 65 d.C.) aveva in precedenza riprovato i giochi del circo. In alcune delle sue <i>Epistulae morales ad Lucilium</i> palesa disgusto e condanna per i giochi circensi (per gli spettacoli delle fiere, per quelli dei gladiatori, per quelli ippici).</span><br />
<span style="color: #000000;">[38] L. Hertling &#8211; E. Kirschbaum, <em>Le catacombe romane e i loro martiri</em>, Pontificio Istituto Biblico, Roma 1996.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref39"><span style="color: #000000;">[39]</span></a> Rappresenta la mappa di una Gerusalemme ideale del I sec. d.C.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">♦</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #808080;"><em>Per saperne di più</em></span></strong><br />
AA.VV., <em>Archeometria e restauro. L’innovazione tecnologica</em>, a cura di S. Siano, Nardini, Firenze 2012. AA.VV., <em>Elementi di archeometria. Metodi fisici per i beni culturali</em>, a cura di A. Castellano, M. Martini, E. Sibilia, EGEA, Milano 2007. A. Buonopane, <em>Manuale di Epigrafia Latina</em>, Carocci, Roma 2009. C. Carretti, <em>Il segno del vincitore. La croce nella documentazione epigrafica</em>, in ‘L’Osservatore Romano’, 20 novembre 2009. A. Donati, <em>Epigrafia romana. La comunicazione nell&#8217;antichità</em>, <a title="Il Mulino" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Il_Mulino">Il Mulino</a>, Bologna 2002. P.L. Guiducci, <em>Nell’ora della prova. La testimonianza dei martiri cristiani a Roma dal I al IV secolo</em>, prefazione di p. Peter Gumpel SI, Albatros, Roma 2017. Id., <em>Un nuovo messaggio cristiano dal Colosseo?,</em> EDUCatt, Milano 2021. U. Leute, <em>Archeometria. Un’introduzione ai metodi fisici in archeologia e in storia dell’arte</em>, Carocci, Roma 1993. Marziale, <em>Liber de spectaculis</em>. R. Rea, <em>Il Colosseo. Nuova guida</em>, Electa, Milano 2019.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #808080;"><strong><em>Ringraziamenti</em></strong></span><br />
Prof.ssa Anna Candida Felici, Università degli Studi Roma 1 La Sapienza, Dipartimento Scienze di Base ed Applicate per l’Ingegneria. Prof. Gabriele Cifani, Archeologo, Università degli Studi Roma 2 Tor Vergata, Dipartimento di Storia. Dott.ssa Donata Magrini, Ricercatrice Scientifica, Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale, Consiglio Nazionale delle Ricerche (Sesto Fiorentino). Dott.ssa Claudia Principe, Ricercatrice Scientifica, Istituto di Geoscienze e Georisorse, Consiglio Nazionale delle Ricerche (Pisa e Lucca). Prof.ssa Francesca Rizzo, Professoressa Associata di Fisica Nucleare e Subnucleare Università degli Studi di Catania, Responsabile Laboratorio Analisi Non Distruttive In Situ (LANDIS), sede IBAM di Catania. Prof. Alfredo Petralia, Università degli Studi di Catania (Catania).</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.storiain.net/storia/il-mistero-della-croce-nel-colosseo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>INDIVIDUATO NEL COLOSSEO IL DISEGNO  DI UNA CROCE</title>
		<link>https://www.storiain.net/storia/individuato-nel-colosseo-il-disegno-di-una-croce/</link>
		<comments>https://www.storiain.net/storia/individuato-nel-colosseo-il-disegno-di-una-croce/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 02 Jan 2018 07:40:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Colosseo]]></category>
		<category><![CDATA[Cristianità]]></category>
		<category><![CDATA[Persecuzione religiosa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.storiain.net/storia/?p=6901</guid>
		<description><![CDATA[ di Pier Luigi Guiducci - Nel corridoio di servizio che immette al terzo livello del Colosseo un signum crucis sembra confermare la &#8220;damnatio ad bestias&#8221; inflitta anche ai cristiani.     Nel corso dei decenni l’Amphitheatrum Flavium (Colosseo)[1], è stato più volte oggetto di indagini. Basti citare, ad esempio, quelle &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;" align="center"><span style="color: #000000;"><b> di Pier Luigi Guiducci -</b></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="center"><em><strong><span style="color: #000000;">Nel corridoio di servizio che immette al terzo livello del Colosseo un </span></strong></em><strong><span style="color: #000000;">signum crucis</span></strong><em><strong><span style="color: #000000;"> sembra confermare la &#8220;damnatio ad bestias&#8221; inflitta anche ai cristiani. </span></strong></em></p>
<p><span style="color: #000000;"><b> </b><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel corso dei decenni l’<em>Amphitheatrum Flavium</em> (Colosseo)<a title="" href="#_ftn1"><span style="color: #000000;">[1]</span></a>, è stato più volte oggetto di indagini. Basti citare, ad esempio, quelle che hanno riguardato i sotterranei dell’arena.<a title="" href="#_ftn2"><span style="color: #000000;">[2]</span></a> Tra gli obiettivi: focalizzare con esattezza il disegno complessivo dell’opera, le fasi di splendore e quelle mortificate da periodi di decadenza ove si arrivò a utilizzare il luogo anche come cava dalla quale prelevare marmi e pietre per costruzioni in altri siti.<i> </i>In tale contesto, non è neanche mancata un’attenzione degli storici della Chiesa.<a title="" href="#_ftn3"><span style="color: #000000;">[3]</span></a> Il fatto è da collegare a una <em>traditio </em>che riferisce di un elevato numero di martiri cristiani sacrificati nel Colosseo. Sulla base di scritti ascetici e di contributi omiletici si costruirono nell’antico anfiteatro: una croce (1750), una chiesetta<a title="" href="#_ftn4"><span style="color: #000000;">[4]</span></a>, le stazioni della <i>Via Crucis</i> (1750), e si utilizzò il luogo per promuovere rappresentazioni sacre (1528, 1531, 1534, 1537, 1539), e momenti assembleari liturgici in occasione degli Anni Santi (1675, 1750… fino al grande giubileo dell’anno 2000).<a title="" href="#_ftn5"><span style="color: #000000;">[5]</span></a> Tale tendenza, però, ha trovato nel tempo resistenze da parte di più autori.<a title="" href="#_ftn6"><span style="color: #000000;">[6]</span></a> La tesi-chiave è stata: nel grandioso edificio i cristiani non furono mai uccisi. Di conseguenza, le affermazioni dei rappresentanti della Chiesa dovevano essere considerate erronee, fornivano orientamenti non corretti ai fedeli. Malgrado ciò, la venerazione cristiana verso il luogo in questione non si è interrotta. Ciò si riscontra in diverse croci ritrovate nel migrare del tempo.<a title="" href="#_ftn7"><span style="color: #000000;">[7]</span></a> Di recente, è stato poi individuato il disegno di una croce<a title="" href="#_ftn8"><span style="color: #000000;">[8]</span></a> su un lacerto d’intonaco sulla cui datazione è possibile formulare delle ipotesi. A questo punto, emergono tre questioni-chiave: 1) nel Colosseo morirono anche i cristiani? 2) Quale significato conservò il Colosseo per la Chiesa di Roma nei diversi secoli? 3) Quali nuovi ritrovamenti inducono a pensare che tra i condannati si trovarono anche dei cristiani?<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Nel Colosseo morirono cristiani?</b></span></h3>
<div id="attachment_6923" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/12/Una-ricostruzione-del-Circo-Massimo.png"><img class="size-thumbnail wp-image-6923" alt="Una ricostruzione del circo Massimo" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/12/Una-ricostruzione-del-Circo-Massimo-150x150.png" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Una ricostruzione del circo Massimo</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel corso dell’epoca moderna alcuni autori hanno sostenuto che nessun cristiano subì la morte nel Colosseo.<a title="" href="#_ftn9"><span style="color: #000000;">[9]</span></a> Diverse le argomentazioni: 1) le condanne a morte vennero eseguite nel Circo Massimo o in quello di Nerone; 2) i cristiani subirono la morte in più luoghi dell’Urbe o in località vicine a Roma; 3) per i cittadini romani era prevista la morte per decapitazione (con talune eccezioni).<br />
Tale orientamento potrebbe essere rimodulato. Per più motivi. Occorre intanto premettere che il martirio di cristiani nel periodo neroniano non avvenne probabilmente all’interno del circo dell’imperatore<a title="" href="#_ftn10"><span style="color: #000000;">[10]</span></a> ma nell’area circostante (forse lungo la via Cornelia<a title="" href="#_ftn11"><span style="color: #000000;">[11]</span></a>). È necessario, poi, tener conto di alcuni dati.<br />
1) Il Circo Massimo fu costruito soprattutto per la corsa dei carri.<a title="" href="#_ftn12"><span style="color: #000000;">[12]</span></a> Lo attesta la spina centrale e l’esistenza di dodici <em>carceres</em><a title="" href="#_ftn13"><span style="color: #000000;">[13]</span></a>.<br />
2) Con le prime <em>venationes </em>(caccia e uccisione di animali selvatici) ci si rese conto dei pericoli che incombevano sugli spettatori. Occorrevano sbarramenti robusti. Soprattutto era necessario strutturare un trasporto sicuro degli animali, una loro custodia temporanea (<i>vivaria</i>), e una costruzione di passaggi protetti in direzione dell’arena (con uso di montacarichi). Tutto questo trovò una soluzione definitiva con la costruzione dell’anfiteatro Flavio.<br />
3) Esiste una letteratura che attesta le condanne <em>ad bestias</em> di diversi cristiani nei circhi. Si pensi, ad esempio, a quanto scrive Quinto Settimio Fiorente Tertulliano (160 d.C.-220 d.C.): <em>Si Tiberis ascendit in moenia, si Nilus non ascendit in rura, si caelum stetit, si terra movit, si fames, si lues, statim “Christianos ad leonem</em> (Se il Tevere supera gli argini, se il Nilo non si riversa nei campi, se dal cielo non scende pioggia, se si verifica un terremoto, se ci sono carestia o pestilenza, subito si grida “I cristiani al leone”).<a title="" href="#_ftn14"><span style="color: #000000;">[14]</span></a><br />
4) Sono conservati dati su cristiani uccisi durante lo svolgimento dei ‘giochi’ del Colosseo.<a title="" href="#_ftn15"><span style="color: #000000;">[15]</span></a><br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>In particolare: i luoghi del martirio</b></span></h3>
<div id="attachment_6919" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/12/Interno-del-Colosseo.png"><img class="size-thumbnail wp-image-6919" alt="Interno del Colosseo" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/12/Interno-del-Colosseo-150x150.png" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Interno del Colosseo</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In tale contesto, attraverso la letteratura scientifica riguardante la Chiesa antica, si possono acquisire più informazioni riguardanti i luoghi di martirio. In Africa, ad esempio, era noto l’anfiteatro di Cartagine<a title="" href="#_ftn16"><span style="color: #000000;">[16]</span></a> (<em>Carthago</em>; vi morirono nel 203 Perpetua e Felicita, originarie di <em>Thuburbo Minus</em>).<a title="" href="#_ftn17"><span style="color: #000000;">[17]</span></a> In Gallia si trovava l’anfiteatro di Lione (<em>Lugdunum</em>).<a title="" href="#_ftn18"><span style="color: #000000;">[18]</span></a> Più cristiani vi trovarono la morte. Tra questi la schiava Blandina. Le persecuzioni iniziarono prima del giugno del 177.<a title="" href="#_ftn19"><span style="color: #000000;">[19]</span></a> In oriente, nell’anfiteatro di Pergamo avvenne il martirio di Carpo e compagni.<a title="" href="#_ftn20"><span style="color: #000000;">[20]</span></a> Nell’area di Smirne, diversi cristiani subirono la <em>damnatio ad bestias </em><a title="" href="#_ftn21"><span style="color: #000000;">[21].</span></a> Esisteva, inoltre, un’attenzione non debole verso gli spettacoli dell’anfiteatro Flavio.<br />
Proprio sant’Agostino (354-430), nel libro<i> </i>delle <em>Confessioni</em>, ricorda la figura di un suo amico che si chiamava Alipio. Quest’ultimo, era stato sottratto dal vescovo di Ippona al fascino dei giochi gladiatori che si svolgevano a Cartagine (<em>Confessioni</em> VI, 7.11). Però, una volta raggiunta Roma poco prima del maestro, si era lasciato nuovamente trascinare dall’ebbrezza degli spettacoli cruenti dell’anfiteatro Flavio (<em>Confessioni </em>VI, 8.13). Alla fine, Agostino riuscì a farlo allontanare in modo definitivo dalle rappresentazioni sanguinose. Nei luoghi in precedenza citati vennero fatti confluire (in più occasioni): schiavi, prigionieri di guerra, condannati a morte per diversi reati (anche parricidio).<a title="" href="#_ftn22"><span style="color: #000000;">[22]</span></a> I cristiani, in genere, facevano parte della prima e della terza categoria. Si spiegano così talune vicende di accettazione e di respingimento del martirio.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>La vicenda di Ignazio di Antiochia </b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Queste vicende sono documentate. E forniscono indicazioni. Una storia riguarda Ignazio, vescovo di Antiochia di Siria (35ca-107ca). Si tratta di un padre della Chiesa. È anche un padre apostolico.<a title="" href="#_ftn23"><span style="color: #000000;">[23]</span></a> Per grandezza, la sua città era la terza del mondo antico gravitante intorno al ‘<i>Mare nostrum’</i>. Durante il regno di Traiano fu imprigionato e condannato <em>ad bestias</em> nell’anfiteatro Flavio.<a title="" href="#_ftn24"><span style="color: #000000;">[24]</span></a> Per tale motivo, sotto scorta, venne imbarcato su una nave diretta al porto dell’Urbe. Gli storici non conoscono i dettagli dell’itinerario. È noto, però, che Ignazio &#8211; durante l’iter via mare &#8211; poté scrivere messaggi a più Chiese locali, inclusa quella di Roma.<a title="" href="#_ftn25"><span style="color: #000000;">[25]</span></a> Nel testo indirizzato ai fedeli dell’Urbe sollecitò i suoi correligionari a non esperire tentativi per salvarlo dalla morte nell’arena. Tale contesto motiva due considerazioni.<br />
1) È improbabile pensare a una nave allestita per trasportare un solo cristiano dalla Siria a Roma. È noto infatti che, dopo aver sconfitto i Daci, Traiano organizzò nel Colosseo combattimenti tra gladiatori per 123 giorni (107 d.C.). Vennero promosse anche le <em>venationes</em>. Furono uccise 11mila fiere e impiegati circa 10mila gladiatori. Da ciò si deduce che fu necessario reperire un elevato numero di persone per poter organizzare i ‘giochi’. Evidentemente furono soprattutto i prigionieri di guerra a soccombere, ma non mancò chi aveva subìto condanne a morte.<a title="" href="#_ftn26"><span style="color: #000000;">[26]</span></a> Proprio lo studio di tale contesto (che ripete situazioni analoghe avvenute con Tito) induce a pensare che altri cristiani, oltre a Ignazio, furono costretti ad affrontare animali feroci nel Colosseo. Molti di loro vennero probabilmente condotti nell’Urbe via mare.<br />
2) In presenza di un trasporto di condannati a Roma dai diversi territori dell’impero, si comprende meglio l’atteggiamento del santo (evidente nei suoi scritti). Al riguardo, si ricorda che per taluni critici il desiderio di Ignazio di morire tra le belve del Colosseo è da considerare anomalo. Non condivisibile. Si argomenta: nessuno può volere &#8211; in modo inerme &#8211; incontrare un leone (reso più aggressivo dalle tecniche di incitamento del tempo). Se la vicenda, però, si legge in un contesto più ampio, ci si accorge che muta la dinamica. Ignazio avrà incontrato altri cristiani (della sua terra o di altri Paesi). Sarà stato quindi testimone di drammi. Di scene di disperazione. Avrà compreso che, in quelle particolari ore, l’unico contributo possibile rimaneva un messaggio di sostegno (sul piano umano) e un’orazione personale (sul versante religioso). In tal senso, senza ignorare paure, angosce dei prigionieri, inevitabili scene di panico, egli scelse di proseguire in una paternità difficile. E negli appunti che trasmise ad alcune comunità cristiane evidenziò punti che richiamavano alla coesione, alla vita ecclesiale.<a title="" href="#_ftn27"><span style="color: #000000;">[27]</span></a><br />
Comunque, l’informazione storica che è possibile acquisire<a title="" href="#_ftn28"><span style="color: #000000;">[28]</span></a>, non indica solo la figura del martire Ignazio, ma anche quella di altri cristiani di area orientale. Si ricordano: Abdon e Sennen (III sec.-251ca). Nella Chiesa di Roma il loro culto è attestato dalla <em>Depositio martyrum </em>del ‘cronografo del 354’: <em>III kal</em>. <em>augusti Abdos et Semnes in Pontiani</em>, <em>quod est ad Ursum pileatum</em>. La notizia si ritrova nel martirologio geronimiano. L&#8217;indicazione del cimitero di Ponziano<a title="" href="#_ftn29"><span style="color: #000000;">[29]</span></a> trova conferma anche dagli antichi itinerarî delle tombe dei martiri romani. Si tende a ritenere che le loro reliquie siano rimaste per qualche tempo in un sarcofago di mattoni.<a title="" href="#_ftn30"><span style="color: #000000;">[30]</span></a> Questa tomba è sormontata da un affresco, in cui i due santi sono rappresentati vestiti di una specie di costume orientale<a title="" href="#_ftn31"><span style="color: #000000;">[31]</span></a>, e di un mantello, agganciato sul petto, che si apre su di una tunica. <i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>La vicenda di Quintus</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Non tutti i cristiani accettarono di essere sbranati dai leoni. Anche questo dato rimane significativo. Oltre ad attestare delle scelte personali, conferma pure il fatto che nelle arene furono trascinati diversi seguaci di Cristo. È il caso, ad esempio, di un certo Quintus. La sua vicenda si trova descritta nel <em>Martyrium Polycarpi</em> (‘Martirio di Policarpo’; II sec.).<a title="" href="#_ftn32"><span style="color: #000000;">[32]</span></a> La morte di quest’ultimo è narrata in una lettera che i fedeli di Smirne inviarono a quelli di Filomelio (in Lidia, odierna Turchia) e ad altri cristiani. Nello sviluppo del racconto c’è un riferimento a un certo Quintus, nativo della Frigia. Si trovava da poco tempo a Smirne. In piena persecuzione anti-cristiana si presentò al magistrato (il pro-console Lucio Stazio Quadrato<a title="" href="#_ftn33"><span style="color: #000000;">[33]</span></a>). Era convinto di poter affrontare il martirio. Però, quando vide le belve avvicinarsi ebbe paura, e mutò atteggiamento. In pratica, rinnegò la propria fede (sacrificò agli dei). L’episodio conferma che tra i condannati <em>ad bestias</em> c’erano anche cristiani. Chi morì martire e chi cercò di salvarsi.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Quale significato conservò il Colosseo per la Chiesa di Roma nei secoli?</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Al termine del periodo delle persecuzioni, la Chiesa di Roma dovette affrontare più urgenze. Riguardarono: il rafforzamento del <em>corpus </em>dottrinale (esistevano anche correnti eterodosse), la vita liturgica, l’edificazione di chiese, l’assetto organizzativo interno (con valorizzazione anche dei diaconi). In tale contesto, non si dimenticò comunque la testimonianza dei martiri. Oltre le catacombe, esistevano infatti specifiche memorie, momenti di culto e una più non debole <em>traditio</em>. In particolare, ci si rese conto della necessità di preparare anche un martirologio, cioè un testo nel quale annotare i nomi di coloro che avevano testimoniato la propria fede in Cristo fino alla morte. È a questo punto che ebbero inizio anche dei problemi. Non esisteva infatti una documentazione impostata in modo sistematico. Anche se alcune notizie erano supportate da riscontri, diversi dati biografici rimanevano scarni. Si aggiunse poi un’altra <em>quaestio</em>: la maggioranza dei cristiani uccisi durante le persecuzioni rimaneva in genere anonima. I cadaveri dei santi (quando non si riusciva a recuperarli in tempo) facevano la fine di tutti coloro che erano stati uccisi a motivo di una condanna (fosse comuni in luoghi posti ai margini dell’abitato). Aggiungasi, inoltre, che l’assenza di dati su vari cristiani è pure legata al fatto che le esecuzioni riguardarono gente di basso livello sociale. La loro fine non interessava nessuno (tranne i correligionari). Di conseguenza, le autorità del tempo e gli stessi carcerieri non si preoccuparono di registrare dati su chi attendeva il momento di essere esposto alle fiere. Davanti a tale problema, nelle <em>Passiones </em>si cercò di colmare in qualche modo le frequenti lacune con commenti del curatore, o con l’inserimento di dati non supportati talvolta da puntuali riscontri storici. Si comprende allora la reazione di più critici che, nei secoli successivi, dimostrarono l’inesattezza di molti testi, e il persistere di schemi ’fantasiosi’. In realtà, nella divulgazione di storie edificanti, l’obbiettivo-base non fu quello di diffondere dati spuri, ma fu piuttosto quello di fornire un itinerario catechetico basato su ‘<em>exempla</em>’. In tal modo, gli ‘atti di eroismo’ diventavano delle esortazioni a conservare nel proprio cammino vocazionale e in quello comunitario la forza delle virtù teologali (fede, speranza, carità).<br />
Evidentemente, con il trascorrere del tempo, anche all’interno della Chiesa ci si rese conto della necessità di sostituire metodi catechetici divenuti ormai anacronistici, con dei piani pastorali ove la riflessione sulla santificazione non era di natura ‘derivata’ (seguire esempi altrui), ma traeva origine piuttosto dall’evento battesimale, percorrendo poi l’originale e irripetibile crescita in Cristo di ogni singola persona.<a title="" href="#_ftn34"><span style="color: #000000;">[34]</span></a> A questo punto, quale significato attribuire ai martiri e ai luoghi ove quest’ultimi testimoniarono la propria fede nel Signore risorto?<br />
1) Il primo significato fu quello di recuperare il senso di un vissuto quotidiano cristiano. Non è solo l’evento ‘straordinario’ (la <em>passio</em>) che sancisce una fedeltà a Cristo, ma è anche il <i>fiat</i> offertoriale che si vive nei luoghi del proprio esodo terreno (<em>hic et nunc</em>).<br />
2) Il secondo significato fu quello di valorizzare la <em>communio Ecclesiae</em>. L’eroismo del singolo è importante, ma è anche significativo un moto corale di fedeli verso appuntamenti spirituali-chiave: <em>Eucharistía</em>, <em>Verbum Dei</em>, <em>charitas</em>.<br />
3) Il terzo significato fu quello di collocare il passaggio tra la croce segno di morte (di non-speranza), e la Croce della Redenzione (<em>arbor Vitae</em>), da collocare nell’intero “evento pasquale”. Per tale motivo, diversi fedeli vollero segnare delle croci anche nei luoghi che videro la tragica morte di molti condannati in epoca antica (tra questi, anche cristiani), e che in tempi successivi divennero ambienti di lavoro e ricoveri.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Il ‘signum Crucis’ nel Colosseo</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il contesto fin qui delineato può aiutare a comprendere perché in diversi periodi i fedeli abbiano voluto lasciare il segno di una croce sulle pietre del Colosseo. A livello storico (fino al 2002), lungo il I ordine, sono stati individuati numerosi graffiti e alcune tracce relative alla presenza di ‘targhe proprietarie’ oggi non più esistenti. Come evidenzia la dott.ssa Rossella Rea, i graffiti sono attestati sulle superfici dei pilastri di travertino. Unica eccezione il documento redatto lungo i blocchi di tufo delle parete orientale del corridoio LXXIIII. I documenti sono concentrati lungo i pilastri perimetrali del versante settentrionale dell’edificio. Scarse, al contrario, le attestazioni sulla superficie dei pilastri retrostanti, nonché lungo il settore meridionale. Le ‘targhe proprietarie’, poste al di sopra o ai lati delle arcate, appaiono invece equamente distribuite lungo il perimetro del monumento. Su un totale di 55 graffiti, 13 sono croci, 18 simboli fallici, 24 scritte eterogenee. I campi iscritti sono concentrati in numero di 25 lungo il I ambulacro, 4 lungo il II, 8 lungo il III, 4 sulla superficie esterna dei pilastri e uno, come ricordato in precedenza, lungo la parete di un corridoio. I graffiti sono, in generale, incisi profondamente sulle superfici in travertino. Uniche eccezioni i documenti XXXVII, 37, 1 e LXIII, 66, III. In alcuni casi la lettura è incompleta, come nel cuneo nord, 39, I, a quota m +3,58, e nel XXXVI, 37, I, a causa della consunzione della superficie scrittoria verificatasi dopo la redazione del documento e della diffusa patina nera, peculiare dei pilastri del versante settentrionale.<a title="" href="#_ftn35"><span style="color: #000000;">[35]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Le croci nel Colosseo</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le croci che sono state individuate dagli studiosi nel Colosseo si possono ricondurre a cinque tipi:<br />
1) croce greca a bracci equilateri: LIIII, 56, I; XXXVI, 37, II; XXXII, 32, semicolonna esterna; V, 5, III; LXIII, 66, III;<br />
2) croce latina semplice, con terminali espansi, sormontante colle: LXV, 67, III; XLII, 44, I; XLIIII, 46, I; XXXVI, 37, II;<br />
3) a doppio braccio orizzontale: LV, 56, I; LIIII, 56, I;<br />
4) con due bracci orizzontali sovrapposti e tagliati dal braccio verticale: LXIII, 66, III;<br />
5) sormontante scudo sannitico quadripartito: L, 52, I. Quest’ultimo tipo sembra diffondersi nel periodo posteriore alla Crociate, quindi dalla fine del XIII secolo.<br />
Le quote alle quali le croci sono state realizzate variano da un minimo di m +1,30 a un massimo di m +4,35: rispettivamente LXIII, 66, III e V, 5, III.<a title="" href="#_ftn36"><span style="color: #000000;">[36]</span></a> Scrive al riguardo la Rea: “La presenza delle croci, e forse anche dei falli, è legata a una valenza apotropaica a favore degli ambienti utilizzati quali <em>domus </em>o semplici ricoveri per animali e utensili, e quindi come protezione della proprietà, della casa, del bestiame, degli attrezzi da lavoro. Non è casuale infatti la loro dislocazione, anche se rada, presso gli ambienti interni prossimi all’arena, oltre che adiacente ai ricoveri realizzati negli ambulacri I e II a ridosso della viabilità settentrionale; al contrario, sono quasi totalmente assenti nel versante opposto, utilizzato come cava”.<a title="" href="#_ftn37"><span style="color: #000000;">[37]</span></a> In tale contesto, può forse essere utile una sottolineatura. L’aggettivo ‘apotropaico’ (dal greco <em>αποτρέπειν</em>, <em>apotrépein </em>= ‘allontanare’), usato nel testo <i>cit</i>ato, è in genere attribuito a un atto, oggetto o persona in grado di allontanare gli influssi maligni. Nei periodi in esame esistevano certamente nelle persone preoccupazioni quotidiane e paure per l’avvenire che motivavano una ricerca di forme di rassicurazione. Studiando, però, gli insegnamenti ecclesiali del tempo si ritrovano anche due significati non deboli: la scelta di segnare una croce in ambiente domestico per facilitare un’<em>oratio</em> adeguata ai livelli culturali delle persone ivi presenti, e per conservare un <em>memento</em>. Il <em>signum Crucis</em> rimandava infatti alle prove della vita ma anche alla comunione con i defunti attraverso la Persona dell’unico Redentore.<br />
</span></p>
<div id="attachment_6906" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/12/Croce-a-bracci-equilateri-Colosseo.png"><img class="size-thumbnail wp-image-6906" alt="Croce a bracci equilateri, Colosseo" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/12/Croce-a-bracci-equilateri-Colosseo-150x150.png" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Croce a bracci equilateri, Colosseo</em></p></div>
<div id="attachment_6908" class="wp-caption alignleft" style="width: 270px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/12/croce-a-bracci-equilateri-a-sinistra-Colosseo.png"><img class=" wp-image-6908   " alt="Croce a bracci equilateri a sinistra, Colosseo" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/12/croce-a-bracci-equilateri-a-sinistra-Colosseo.png" width="260" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Croce a bracci equilateri a sinistra, Colosseo</em></p></div>
<h3 style="text-align: justify;"></h3>
<h3 style="text-align: justify;"></h3>
<div id="attachment_6916" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/12/croce-sormontante-scudo-sannitico-quadripartito.png"><img class="size-thumbnail wp-image-6916" alt="Croce sormontante scudo sannitico quadripartito" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/12/croce-sormontante-scudo-sannitico-quadripartito-150x150.png" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Croce sormontante scudo sannitico quadripartito</em></p></div>
<h3 style="text-align: justify;"></h3>
<h3 style="text-align: justify;"></h3>
<h3 style="text-align: justify;"></h3>
<h3 style="text-align: justify;"></h3>
<div id="attachment_6913" class="wp-caption alignleft" style="width: 140px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/12/Croce-latina-semplice-con-terminali-espansi-Colosseo.png"><img class=" wp-image-6913   " alt="Croce latina semplice con terminali espansi, Colosseo" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/12/Croce-latina-semplice-con-terminali-espansi-Colosseo.png" width="130" height="250" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Croce latina semplice con terminali espansi, Colosseo</em></p></div>
<h3 style="text-align: justify;"></h3>
<h3 style="text-align: justify;"></h3>
<h3 style="text-align: justify;"></h3>
<div id="attachment_6915" class="wp-caption alignleft" style="width: 140px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/12/Croce-latina-semplice-con-terminali-espansi-sormontante-colle-Colosseo.png"><img class=" wp-image-6915   " alt="Croce latina semplice con terminali espansi sormontante colle, Colosseo" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/12/Croce-latina-semplice-con-terminali-espansi-sormontante-colle-Colosseo.png" width="130" height="250" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Croce latina semplice con terminali espansi sormontante colle, Colosseo</em></p></div>
<div id="attachment_6911" class="wp-caption alignleft" style="width: 140px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/12/croce-latina-semplice-a-sinistra-III-sec.-Colosseo.png"><img class=" wp-image-6911  " alt="Croce latina semplice a sinistra, III secolo, Colosseo" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/12/croce-latina-semplice-a-sinistra-III-sec.-Colosseo-150x150.png" width="130" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Croce latina semplice a sinistra, III secolo, Colosseo</em></p></div>
<div id="attachment_6909" class="wp-caption alignleft" style="width: 140px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/12/Croce-latina-ad-àncora-catacombe-di-Domitilla-.png"><img class=" wp-image-6909   " alt="Croce latina ad ancora, Catacombe di Domitilla" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/12/Croce-latina-ad-àncora-catacombe-di-Domitilla-.png" width="130" height="250" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Croce latina ad ancora, Catacombe di Domitilla</em></p></div>
<p>&nbsp;</p>
<dl class="wp-caption alignnone" id="attachment_6914" style="width: 130px;">
<dd class="wp-caption-dd"></dd>
</dl>
<dl class="wp-caption  alignnone" id="attachment_6914" style="width: 130px;">
<dd class="wp-caption-dd"><em></em></dd>
</dl>
<h3 style="text-align: justify;"></h3>
<h3 style="text-align: justify;"></h3>
<div id="attachment_6914" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/12/Croce-latina-semplice-III-sec.png"><img class="size-thumbnail wp-image-6914" alt="Croce latina semplice, III secolo" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/12/Croce-latina-semplice-III-sec-150x150.png" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Croce latina semplice, III secolo</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h3 style="text-align: justify;"></h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3 style="text-align: justify;"></h3>
<h3 style="text-align: justify;"></h3>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_6910" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/12/Croce-latina-semplice-Colosseo.png"><img class="size-thumbnail wp-image-6910" alt="Croce latina semplice, Colosseo" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/12/Croce-latina-semplice-Colosseo-150x150.png" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Croce latina semplice, Colosseo</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3 style="text-align: justify;"></h3>
<div id="attachment_6912" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/12/Croce-latina-semplice-bis-Colosseo.png"><img class="size-thumbnail wp-image-6912" alt="Croce latina semplice, Colosseo" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/12/Croce-latina-semplice-bis-Colosseo-150x150.png" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Croce latina semplice, Colosseo</p></div>
<h3 style="text-align: justify;"></h3>
<div id="attachment_6907" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/12/Croce-a-bracci-equilateri-a-destra-Colosseo.png"><img class=" wp-image-6907   " alt="Croce a bracci equilateri a destra, Colosseo" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/12/Croce-a-bracci-equilateri-a-destra-Colosseo.png" width="300" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Croce a bracci equilateri a destra, Colosseo</p></div>
<h3 style="text-align: justify;"></h3>
<h3 style="text-align: justify;"></h3>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Le iscrizioni</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Oltre le croci, sono state ritrovate nel Colosseo anche delle iscrizioni. Quest’ultime, riportano in generale nomi di frequentatori del monumento e alcune date. Il 1538 (I, 1, III) è l’anno che precede l’ultima rappresentazione sacra svoltasi nell’Anfiteatro Flavio, mentre nel 1675 (LXXIIII, 77, III) fu indetto un Giubileo da Papa Clemente X: forse in tale occasione furono dipinte, sugli archi degli ingressi posti alle estremità dell’asse maggiore, le rappresentazioni di Gerusalemme a ovest e di Roma a est. A partire dall’anno 1534 (nord, 39, I) e fino al 1540, durante il pontificato di Paolo III, il Colosseo fu utilizzato quale cava: i nomi ritrovati (Ludovico, Micela e Romolo) fanno pensare a dei cavasassi. Di difficile scioglimento sono le varie sigle e/o iniziali di nomi, alcuni dei quali si ripetono: LUCR (XXII, 32, I) e LUCRE (XXX, 30, I), entrambi a m +3,60 su pilastri limitrofi; POST, in LUCRE POST (XXX, 30, I) e nel graffito su due righe XXX, 30, I, sulla mezzeria esterna orientale; mentre forse FC (LVII, 58, II) rappresenta la forma sincopata di FECE, come NICOLO FECE (XI, 41, I).<a title="" href="#_ftn38"><span style="color: #000000;">[38]</span></a><br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Le posizioni dei reperti</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La maggior parte delle iscrizioni è redatta da m +2,90 a m +3,80, rarefacendosi nei livelli superiori. I graffiti a livello più basso sono una croce a doppio braccio (m +1,30), un simbolo fallico (m +1,35), una croce greca (m +1,47) e una latina (m +1,50). Da quota m +1,50 ca fino a m +2,20 è una fascia senza epigrafi, tra i m +2,20 e i m +2,50 appaiono solo due simboli fallici; da m +2,60 circa a m +2,80 circa è una seconda, sottile fascia senza epigrafi. I graffiti riprendono, in quantità notevole, tra m +2,80 e m +4,00.  <i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>I lavori di ripulitura realizzati al Colosseo</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In tale contesto una nuova fase di ripulitura del Colosseo (con operazioni di restauro) si è svolta a partire dall’ottobre del 2012. Da tale data, diversi ponteggi hanno cominciato a celare le arcate dell’anfiteatro. Nel 2013 il progetto è stato presentato alla stampa, con comunicazioni riguardanti alcune scoperte. Dalla pulitura e consolidamento delle pareti sono riaffiorate tracce di intonaco rivestito di affreschi policromi, oltre a una serie di iscrizioni color rosso.<a title="" href="#_ftn39"><span style="color: #000000;">[39]</span></a> Sotto strati di graffiti e scritte è apparsa una fascia rossa di zoccolatura. Rimangono anche pochi resti di decorazioni, probabilmente con foglie su fondo bianco; tracce di azzurrite, un pigmento utilizzato nella pittura antica. Tali colori fanno pensare alla composizione di motivi vegetali e di figure simboliche. Inoltre, sono state ritrovate decorazioni particolari, successive all’incendio del 217 d.C.. Ci sono due falli con probabile funzione apotropaica (scacciare la cattiva sorte). Nel 2016 i visitatori dell’edificio hanno potuto vedere un primo risultato del complesso progetto. Attraverso progressive fasi di ripulitura sono stati acquisiti dati significativi. Archeologi e restauratori, in una galleria intermedia (di servizio), con copertura a volta, dalla quale si accede al terzo livello<a title="" href="#_ftn40"><span style="color: #000000;">[40]</span></a> (sul lato nord), sono riusciti a individuare decorazioni pittoriche. All’inizio, ciò ha destato sorpresa, in considerazione del passaggio secondario, e per il fatto che anticamente vi erano pure collocati degli urinatoi. Unitamente a ciò sono apparsi forme e simboli fallici (unici esempi ritrovati nei piani superiori, frequentissimi invece al piano terra). L’importanza dei documenti è legata a un motivo: attualmente le superfici intonacate superstiti rappresentano solo l’uno per cento del totale delle superfici del Colosseo. Esse rivelano un palinsesto di graffiti e disegni che, come nel caso di Pompei, aiutano a ricostruire la vita dell’anfiteatro nel corso della sua storia. Il piano di calpestio, poi, della galleria intermedia <i>citata</i> è il risultato di una serie di interventi di messa in sicurezza della pavimentazione e risulta pertanto più elevato rispetto al piano originale oggi visibile nel tratto scoperto.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Lo studio di un lacerto <a title="" href="#_ftn41"><span style="color: #000000;"><b>[41]</b></span></a> d’intonaco</b></span></h3>
<div id="attachment_6917" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/12/Il-lacerto-d’intonaco-studiato-dal-prof-Guiducci.png"><img class=" wp-image-6917 " alt="Il lacerto di intonaco studiato dal prof. Guiducci" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/12/Il-lacerto-d’intonaco-studiato-dal-prof-Guiducci.png" width="250" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Il lacerto di intonaco studiato dal prof. Guiducci</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le pareti del corridoio in precedenza <i>citate</i> sono state fotografate e fatte conoscere via internet <a title="" href="#_ftn42"><span style="color: #000000;">[42].</span></a> A questo punto, osservando l’immagine di un lacerto d’intonaco ho individuato una croce. La lunghezza massima dell’intero reperto è di cm 120, l’altezza massima è di cm 54. Dalla fine del lacerto d’intonaco a terra ci sono 1,35 m; dalla linea rossa di campitura sommitale della parete in rosso sono 1,63 m. Grazie al permesso ottenuto dalla direzione del Colosseo (dott.ssa Rossella Rea, archeologa), mi è stato possibile salire fino alla galleria intermedia posizionata al terzo livello. Qui, con la direttrice <i>citata</i>, due archeologhe (dr.sse Francesca Montella, e Maria Laura Cafini) e la restauratrice sig.ra Sonia Paula Lanzellotti, ho studiato il documento <em>in loco</em>. In seguito, ho proseguito l’approfondimento del reperto utilizzando la consulenza dell’archeologa prof.ssa Cristina Gennaccari (Musei Vaticani), e quella dell’ingegnere Luciano Le Donne (processi informatici). Durante la fase di lettura del documento, sono state affrontate talune criticità. Nel lacerto si riscontra la presenza di colore rosso originale nella parte inferiore, e di carboncino e matita per le scritte moderne <a title="" href="#_ftn43"><span style="color: #000000;">[43].</span></a> In quest’ultime vi compaiono i nomi, le date e a volte il luogo di origine del visitatore. In particolare:<br />
-partendo da sinistra si nota la scritta “WANDA e AMEDEO”… “20-2-1859”… “1945”… “GINO”… “ISERE”;<br />
-spostandoci poi verso il centro si distingue: “SERGIO IOLANDA”… “MU (…)”… “DE (…)”… “ISERE”… “STEVE”… J. MILBER STRASBURG 1892”…;<br />
-proseguendo verso destra sembra di intravedere in alto un possibile debole profilo grigio di un volto inciso. Più in basso è possibile leggere: “Feo (…)”. Sono evidenti, ancora: una parola che si riferisce all’apparato genitale femminile, il numero “82”, le scritte: “BIGOR”… “MARZO 1868”… “SILVANE”… “MARIA”… “P. FOSSATI 14.1.953”… “ALBERTO 1952”.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Il disegno di due grandi lettere: la “T” e la “S”</b></span></h3>
<div id="attachment_6921" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/12/Le-due-lettere-“T”-e-“S”.png"><img class=" wp-image-6921 " alt="Le due lettere T e S" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/12/Le-due-lettere-“T”-e-“S”.png" width="250" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Le due lettere T e S</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Pur in presenza di una debole luce che illuminava il passaggio sopra <i>citato</i>, i disegni dipinti in rosso si distinguevano forse in modo abbastanza visibile sullo sfondo bianco dell&#8217;intonaco. È proprio in tale contesto che una mano ignota volle tracciare due grandi lettere. Si tratta di una “T” e di una “S”. Dopo la seconda lettera il tratto di linea prosegue curvando in basso verso sinistra fino ad arrivare alla “T”. Esiste quindi un collegamento tra le due lettere. Tutto ciò pare esprimere: rilievo, risalto, sottolineatura. Emerge allora un secondo problema: che significato attribuire alle due grandi lettere? Quest’ultime, a un attento esame, non sembrerebbero indicare la prima e ultima lettera di un nome.<a title="" href="#_ftn44"><span style="color: #000000;">[44]</span></a> Darebbero piuttosto l’idea di voler esprimere &#8211; pur in una ristretta parte di muro &#8211; un’esclamazione. Di esaltare una realtà considerata importante. Una possibile conferma di ciò si potrebbe ricavare proprio dalla linea che collega le due lettere tra loro. A questo punto l’interrogativo è: quale termine può essere contenuto tra la lettera iniziale “T” e quella finale “S”? Un’indicazione potrebbe derivare dalle esclamazioni in uso durante le <em>venationes</em>. Rivedendo vari esempi ci si accorge che esiste una parola-chiave che inizia con “T” e che termina con “S”. Si tratta di “taurus”. Cioè: “toro”. Se si propende per tale lettura le due lettere esprimono allora, in modo sintetico, un’esclamazione molto chiara: “<em>taurus! taurus! taurus!</em>”. Tale grido era ripetuto di frequente dagli spettatori che, specie dai livelli più alti del Colosseo (riservati alla gente del popolo), attendevano l’entrata di un toro aizzato (dai <i>succursores</i>) contro un altro animale (es. elefante)<a title="" href="#_ftn45"><span style="color: #000000;">[45]</span></a>, o di un toro spinto contro i <em>taurarii </em>(che lo affrontavano in piedi, con una picca o una lancia), o di un toro che si avventava contro degli inermi condannati a morte.<br />
Proprio questa esclamazione aiuta a ricordare il periodo storico nel quale venne utilizzato un elevato numero di animali nei ‘giochi’ del Colosseo. Tale arco temporale va dall’80 d.C. al 523 (ultime <em>venationes</em> promosse da Anicius Maximus). È noto, però, che fin dal IV secolo d.C. cominciò l’uso di prelevare materiali dell’anfiteatro (la legislazione filo-cristiana non approvava i combattimenti tra gladiatori). Nel 523 l’edificio si presentava ormai privo del colonnato. Esistevano gravi danni alla cavea, agli ingressi e in altri punti. Tale fatto motivò probabilmente un’organizzazione delle <em>venationes</em> secondo programmi meno estesi rispetto a quelli, ad esempio, di un Tito o di un Traiano. Si tende quindi a ritenere che l’uso dei tori nei ‘giochi’ del Colosseo rimase circoscritto a una fase temporale più ridotta: esigeva, infatti, un sistema di trasporto e di controllo degli animali non indifferente.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Una sottolineatura</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il riferimento al toro assume ulteriore valenza se si considera il fatto che a Roma era diffuso il mitraismo (religione misterica) e il culto alla dea Cybele.<br />
1.<i> </i>Il culto di Mitra (divinità persiana)<em> </em>cominciò a diffondersi a Roma verso la fine del I secolo, dopo la conquista dell&#8217;Armenia (ove era diffuso lo zoroastrismo). Raggiunse il suo apogeo tra il <a title="III secolo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/III_secolo"><span style="color: #000000;">III</span></a> e il <a title="IV secolo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/IV_secolo"><span style="color: #000000;">IV secolo</span></a> (molto popolare tra i soldati romani). Il mitreo costituiva il centro del culto (una cavità o caverna naturale adattata). In ogni tempio mitraico, il posto d&#8217;onore era occupato da una rappresentazione del dio Mitra, raffigurato in genere nell&#8217;atto di uccidere un <a title="Bos taurus" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Bos_taurus"><span style="color: #000000;">toro</span></a> sacro, (<a title="Tauroctonia" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tauroctonia"><span style="color: #000000;">tauroctonia</span></a>).<a title="" href="#_ftn46"><span style="color: #000000;">[46]</span></a><br />
2. Proprio sul Palatino, il 10 aprile del 191 a.C. venne dedicato un tempio alla <em>Magna Mater </em><a title="" href="#_ftn47"><span style="color: #000000;">[47]. </span></a>Ogni anno si celebravano delle cerimonie chiamate <em>Ludi Megalenses</em> (dal 4 al 10 aprile di ogni anno). Accanto alla figura di questa divinità era associata quella di un giovane pastore, molto bello, chiamato Attis. Si tramandava al riguardo (esistono più versioni) che proveniva dalla Frigia. Un giorno, in preda a un’esaltazione provocata da un’entità avversa, si tagliò i genitali. E morì sotto un albero di pino. La dea raccolse gli organi rimasti a terra, li seppellì, e ottenne da Zeus l’esenzione del corpo del defunto dalla corruzione e dalla dissoluzione. Il culto di Cibele era segnato dal <em>Taurobolio </em>(sacrificio di un toro), connesso con il <em>Criobolio </em>(sacrificio di un ariete). Si trattava di una sorta di battesimo di sangue.<a title="" href="#_ftn48"><span style="color: #000000;">[48]</span></a> Il fedele o il sacerdote (che doveva essere consacrato) scendeva sul fondo di una fossa. Questa, era chiusa da tavole di legno forate e appena accostate, sulle quali veniva sgozzato un toro. Attraverso le fessure del legno, colava il sangue che bagnava l’uomo sottostante. Quest’ultimo usciva poi dalla fossa. E si mostrava ai partecipanti in adorazione. Era purificato. “Rinato” a una nuova vita. Il sacrificio <i>cit</i>. assicurava una protezione divina in ambito pubblico e privato.<a title="" href="#_ftn49"><span style="color: #000000;">[49]</span></a> La comprensione di tale culto fa capire perché gli antichi romani riservavano una particolare attenzione al toro.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Il ritrovamento della ‘crux’</b></span></h3>
<div id="attachment_6920" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/12/La-crux-ritrovata-nel-corridoio-di-servizio-che-immetteva-al.png"><img class=" wp-image-6920 " alt="La crux ritrovata nel corridoio di servizio che immetteva al terzo livello del Colosseo" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/12/La-crux-ritrovata-nel-corridoio-di-servizio-che-immetteva-al.png" width="250" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>La crux ritrovata nel corridoio di servizio che immetteva al terzo livello del Colosse</em>o</p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel contesto delineato, l’attenzione dello studioso è attirata anche da un altro fatto. Vicino alla grande lettera “P”, e comunque tra la medesima lettera e la “S”, si individua il disegno di una croce latina. Le particolarità di quest’ultima sono:<br />
-si tratta di una <em>crux </em>di tipo semplice;<br />
-ha il medesimo colore rosso della “P” e della “S”;<br />
-è vicina alla “P” ma è visibilmente staccata da quest’ultima;<br />
-è posizionata lungo la linea che collega la “P” e la “S”;<br />
-le dimensioni della <em>crux </em>sono molto ridotte rispetto alle già <i>citate</i> lettere;<br />
-il tratto non è debole; esprime un’intenzionalità precisa;<br />
-la base della <em>crux </em>è rovinata, sembra di scorgere un ‘colle’;<br />
-accanto alla <em>crux </em>ci sono scritte moderne: in alto, a destra, in basso (“MU…T”… “1945”);<br />
-a sinistra della <em>crux </em>non si individuano scritte.<br />
Si pone a questo punto una nuova <em>quaestio</em>: quale interpretazione dare a una <em>crux</em> che non si trova in una zona prossima all’arena? Al riguardo, è da ricordare che più di una ricerca aveva già individuato delle croci nell’anfiteatro Flavio. Ma non posizionate nei livelli superiori <a title="" href="#_ftn50"><span style="color: #000000;">[50].</span></a> Erano <em>signa fidei</em>. La loro dislocazione è stata individuata presso gli ambienti interni prossimi all’arena, oltre che adiacente ai ricoveri realizzati negli ambulacri I e II a ridosso della viabilità settentrionale. Ora, il ritrovamento di una croce a un livello superiore pone almeno un interrogativo: perché disegnare un <em>signum fidei</em> proprio in un ambiente ‘marginale, poco illuminato, vicino a degli urinatoi? Nascono da qui delle ipotesi.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Le ipotesi sul <em>signum fidei</em></b></span></h3>
<div id="attachment_6922" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/12/Le-lettere-“T”-“S”-e-la-croce.png"><img class=" wp-image-6922 " alt="Le lettere T, S e la croce" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/12/Le-lettere-“T”-“S”-e-la-croce.png" width="250" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Le lettere T, S e la croce</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Con riferimento al ‘<em>signum fidei’</em> ritrovato di recente si possono annotare alcuni quesiti e cercare di dare delle possibili risposte.<br />
1) La <em>crux</em> è stata dipinta per favorire l’<em>oratio fidelium</em>? L’ipotesi pare debole perché in genere i fedeli avevano la possibilità di pregare direttamente in posti vicini all’arena. Lo attestano i graffiti di croci (<i>cit</i>.). Inoltre, per favorire una sosta davanti alla croce, si poneva quest’ultima in un luogo facilmente accessibile a più persone. Esisteva inoltre una chiesetta.<br />
2) La <em>crux </em>attesta una <em>devotio Crucis</em>? Al riguardo si ricorda che la <i>devotio Crucis</i> venne favorita con il pio esercizio della Via Crucis (1750). Inoltre, proprio sull’arena venne eretta una croce.<br />
3) La <em>crux </em>è una <em>memoria</em> in presenza della quale si celebravano dei culti? Tale ipotesi non convince perché il disegno è chiaro ma non è posizionato secondo i criteri classici della ‘memoria’ (<em>positio centralis</em>), e soprattutto non si trova in un ambiente adeguato a favorire preghiere corali e meditazioni.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Una possibile tesi</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A questo punto, sembrerebbe di essere arrivati a una via senza uscita. E si potrebbe concludere: il disegno della <em>crux </em>fu l’iniziativa isolata di qualcuno che, in un momento di inattività, volle ‘aggiungere’ su un muro anche un <em>signum </em>religioso. Tale tesi, però, è contraddetta da alcune considerazioni.<br />
1. Nessun fedele disegnava una croce ‘per gioco’. Per ‘passatempo’. Senza una ‘motivazione’.<br />
2. La <em>crux </em>sembra essere una ‘risposta’ aggiunta a chi in precedenza aveva disegnato le due lettere “T” ed “S”.<br />
3. Il voler ricondurre l’attenzione di chi transitava in quell’ambiente su un simbolo religioso pare richiamare dei contenuti: il realismo della croce (sofferenza) e il significato salvifico (Cristo salva).<br />
In tale contesto, sembra emergere una possibile ipotesi. In un contesto ove molte persone morivano nell’arena (anche cristiani), qualche seguace di Gesù di Nazareth volle sottolineare <i>pietas</i> e affidamento. In tal modo, mentre da una parte si esaltava il vigore, la forza, il sangue, la dominanza, dall’altra l’immagine di una piccola croce, abbastanza celata (per le persecuzioni?)<a title="" href="#_ftn51"><span style="color: #000000;">[51]</span></a>, venne utilizzata per richiamare un’altra realtà. Dolorosa. Ma salvifica.<br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><em>Note</em></strong><span style="color: #808080;"><strong><em><br />
</em></strong></span></span><a title="" href="#_ftnref1">[1]</a> Si tratta di un anfiteatro di forma ellittica. La circonferenza è di 527 metri. L’asse maggiore: 188 metri, quello minore 156. L’altezza è di 57 metri. L’edificio era in grado di contenere fino a 70mila posti. L’arena misura 76 metri x 46. I primi tre piani sono costituiti da arcate inquadrate da semicolonne. Il quarto piano è scompartito da lesene. Vi erano inseriti i pali che sorreggevano il grande <em>velarium </em>a spicchi che serviva a riparare gli spettatori dal sole.<br />
<a title="" href="#_ftnref2">[2]</a> Tra i molti studi cf anche: AA.VV., <em>Il Colosseo. Studi e ricerche</em>, Gangemi, Roma 2002. E. Brienza, <em>Valle del Colosseo e pendici nord orientali del Palatino. La via tra Valle e Foro. Dal dato stratigrafico alla narrazione virtuale (64 d.C. &#8211; 138 d.C.)</em>, Quasar, Roma 2017. R. Rea, <em>Anfiteatro Flavio</em>, Istituto Poligrafico dello Stato, Roma 1996.<br />
<a title="" href="#_ftnref3">[3]</a> Rafforzata dalla presenza di vari santi che visitarono il Colosseo: Ignazio di Loyola, Camillo de’ Lellis, Filippo Neri, Benedetto Giuseppe Labre.<br />
<a title="" href="#_ftnref4">[4]</a> Santa Maria della Pietà al Colosseo. È inserita in uno dei fornici dell’anfiteatro. Esisteva già come edicola sacra negli anni di pontificato di Paolo IV (1555-1559).<br />
<a title="" href="#_ftnref5">[5]</a> Il Colosseo fu dedicato alla memoria di tutti martiri da Papa Benedetto XIV nel 1744.<br />
<a title="" href="#_ftnref6">[6]</a> Cf ad es.: F. Gori, <em>Le memorie storiche. I giuochi e gli scavi dell’anfiteatro Flavio. I pretesi martiri cristiani del Colosseo</em>, Francesco Capaccini Editore, Roma 1875.<br />
<a title="" href="#_ftnref7">[7]</a> Su questo punto cf anche: R. Rea, <em>Graffiti e targhe proprietarie</em>, in AA.VV., ‘<em>Rota Colisei. La valle del Colosseo attraverso i secoli</em>’, a cura di R. Rea, Electa, Milano 2002, pp.231-239.<br />
<a title="" href="#_ftnref8">[8]</a> P.L. Guiducci, <em>Le persecuzioni dei cristiani a Roma. I risultati delle indagini archeologiche</em>, in ‘Storia in Network’, novembre 2017. http://www.storiain.net/storia/le-persecuzioni-dei-cristiani-a-roma-i-risultati-delle-indagini-archeologiche/. Cf paragrafo: ‘I ritrovamenti. La crux tra i graffiti del Colosseo’.<br />
<a title="" href="#_ftnref9">[9]</a> Su questo punto non mancano anche articoli giornalistici. Cf ad esempio: C. Valenziano, <em>Il crollo di un mito</em>, in ‘la Repubblica’, 18 giugno 1992.<br />
<a title="" href="#_ftnref10">[10]</a> Utilizzato soprattutto per le corse dei cavalli.<br />
<a title="" href="#_ftnref11">[11]</a> Collegava Roma con <i>Caere</i>. O lungo la <em>Triumphalis </em>(congiungeva Roma a Veio).<br />
<a title="" href="#_ftnref12">[12]</a> http://www.sovraintendenzaroma.it/i_luoghi/roma_antica/monumenti/circo_massimo.<br />
<a title="" href="#_ftnref13">[13]</a> Si tratta della struttura di partenza.<br />
<a title="" href="#_ftnref14">[14]</a> Tertulliano (<em>Apologeticum </em>40, 2). Tertulliano scrisse anche un testo dal titolo <em>De spectaculis.</em> Nello scritto espresse la sua esecrazione per gli spettacoli e i giochi gladiatorî, fornendo utili dati sulle origini degli stessi.<br />
<a title="" href="#_ftnref15">[15]</a> Eusebio di Cesarea, uno storico del IV secolo, dedica un intero capitolo della sua <em>Storia Ecclesiastica </em>alla vita e all’opera letteraria di Ignazio di Antiochia (santo; condannato <em>ad bestias</em> a Roma).<br />
<a title="" href="#_ftnref16">[16]</a> Vi potevano trovare posto tra le 30mila e le 50mila persone. Cf anche: E. Gandolfo &#8211; A. Polo, <em>Testimonianze cristiane nell’Africa romana. Alla ricerca delle prime comunità cristiane (II-VI sec. d.C.)</em>, Edizioni Istituto San Gaetano, Vicenza 1999, p. 41.<br />
<a title="" href="#_ftnref17">[17]</a> <em>La passione di Perpetua e Felicita</em>, testo latino a fronte, a cura di M. Formisano, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 2008.<br />
<a title="" href="#_ftnref18">[18]</a> Nel II secolo poteva ospitare circa 27mila spettatori.<br />
<a title="" href="#_ftnref19">[19]</a> Eusebio di Cesarea, <em>Storia Ecclesiastica</em>, V libro.<br />
<a title="" href="#_ftnref20">[20]</a> Conteneva circa 25mila spettatori.<br />
<a title="" href="#_ftnref21">[21]</a> Su questo punto cf anche: C. Vismara, <em>Il supplizio come spettacolo</em>, in: N. Savarese, <em>‘Teatri romani. Gli spettacoli nell’antica Roma’</em>, CuePress, Imola 2015, p. 149.<br />
<a title="" href="#_ftnref22">[22]</a> Cf anche: D. Augenti, <em>Spettacoli del Colosseo nelle cronache degli antichi</em>, L’Erma di Bretschneider, Roma 2001.<br />
<a title="" href="#_ftnref23">[23]</a> Indicato come uno dei successori dell’apostolo Pietro alla guida della Chiesa locale di Antiochia.<br />
<a title="" href="#_ftnref24">[24]</a> <span style="color: #000000;"><a title="Eusebio di Cesarea" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Eusebio_di_Cesarea"><span style="color: #000000;">Eusebio di Cesarea</span></a>,</span> nel <em>Chronicon</em>, trattando dell&#8217;anno 107/108, scrive che Ignazio, vescovo di Antiochia, fu portato a Roma ed esposto alle fiere. Cf anche: <em>Martyrium Antiochenum</em><em> VI</em><i>, </i><em>3</em><i>. 8.</i><br />
<a title="" href="#_ftnref25">[25]</a> E. Prinzivalli &#8211; M. Simonetti, <em>Testi cristiani delle origini</em>, Mondadori, Milano 2010. Cf “Le lettere di Ignazio”, pp. 279 ss.<br />
<a title="" href="#_ftnref26">[26]</a> In tali occasioni vennero impiegati anche schiavi ma non quelli che servivano a supportare il sistema economico del tempo.<br />
<a title="" href="#_ftnref27">[27]</a> Le prime sei lettere sono state tramandate, con l&#8217;eccezione della lettera ai Romani, dal codice Mediceo Laurenziano 57,7 (databile all’XI secolo). Parte della lettera alla comunità di Smirne è contenuta nel papiro Berlinese 10581 <span style="color: #000000;">(<a title="V secolo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/V_secolo"><span style="color: #000000;">V secolo</span></a>).</span> La lettera ai Romani è contenuta nel codice Parigino greco 1451 (risalente ai secoli X-XI), dov&#8217;è incorporata nello scritto intitolato <i>Martirio di Ignazio</i>.<br />
<a title="" href="#_ftnref28">[28]</a> Diversi corpi di martiri furono sepolti nelle catacombe ma di loro non si conosce il luogo ove vennero uccisi. Su questo punto cf anche: A. Amore, <em>I Martiri di Roma</em>, a cura di A. Bonfiglio, Tau Editrice, Pian di Porto (Todi) 2013.<br />
<a title="" href="#_ftnref29">[29]</a> Vi si celebrava il loro anniversario.<br />
<a title="" href="#_ftnref30">[30]</a> Scoperto dal Bosio nella camera situata ai piedi della scala d&#8217;entrata della catacomba.<br />
<a title="" href="#_ftnref31">[31]</a> Cioè di un alto cappuccio ripiegato a forma di berretto frigio.<br />
<a title="" href="#_ftnref32">[32]</a> <em>Martirio di san Policarpo vescovo di Smirne</em>, in: <em>‘Atti e passioni dei martiri</em>’, a cura di A.A.R. Bastiaensen, A. Hilhorst, G.A.A. Kortekaas, A.P. Orbán, M.M. Van Assendelft, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 2014 (VII ed.). Cf pp. 6-45 e 371-383.<br />
<a title="" href="#_ftnref33">[33]</a> Cfr anche: <em>Annali d’Italia dal principio dell’era volgare sino all’anno 1750</em>, compilati da L. Antonio Muratori<i> </i>…, volume 7, Giuseppe Antonelli Editore, Venezia 1846, p. 733.<br />
<a title="" href="#_ftnref34">[34]</a> Su questo punto cf anche: S. Sofia Boesch Gajano, <em>Dai leggendari medievali agli Acta Sanctorum. Forme di trasmissione e nuove funzioni dell&#8217;agiografia</em>, in: <em>‘Rivista di storia e letteratura religiosa’</em>, XXI (1985), pp. 219-244.  <em>De Rosweyde aux Acta Sanctorum: la recherche hagiographique des Bollandistes à travers quatre siècles, Actes du Colloque international</em> (Bruxelles, 5 octobre 2007), édités par Robert Godding et alii, Société des Bollandistes, Bruxelles 2009, pp.149-284. V. Saxer, <em>La ricerca agiografica dai Bollandisti in poi</em>, in: <em>‘Augustinianum’</em>, XXIV (1984), pp. 333-345.<br />
<a title="" href="#_ftnref35">[35]</a> R. Rea, <em>Graffiti e targhe proprietarie</em>, in op. cit., pp. 231-233. Le numerazioni indicano la catalogazione.<br />
<a title="" href="#_ftnref36">[36]</a> R. Rea, <em>Graffiti e targhe proprietarie</em><em>, op. cit., </em>p. 233.<br />
<a title="" href="#_ftnref37">[37]</a> R. Rea, <em>Graffiti e targhe proprietarie</em><em>,</em> op. cit., p. 233.<br />
<a title="" href="#_ftnref38">[38]</a> R. Rea, <em>Graffiti e targhe proprietarie</em>, op. cit., pp. 233-234.<br />
<a title="" href="#_ftnref39">[39]</a> Sul piano scientifico, i pigmenti rossi sono numerosi e suddivisibili in cinque gruppi: i pigmenti a base di ossidi di ferro, il rosso piombo, il cinabro, il realgar e le lacche. Il gruppo più numeroso è quello degli ossidi di ferro che sono, sostanzialmente, ocre rosse di varia origine geografica o geologica.<br />
<a title="" href="#_ftnref40">[40]</a> A circa 30 metri d’altezza dal livello stradale.<br />
<a title="" href="#_ftnref41">[41]</a> Frammento.<br />
<a title="" href="#_ftnref42">[42]</a> A.R. Williams, <i>C</i><em>he cosa significano gli antichi graffiti scoperti al Colosseo? La ristrutturazione dell’anfiteatro Flavio fa riemergere alcune antiche iscrizioni, nascoste da secoli di sporcizia e calcificazione. Ma il loro significato non è ancora del tutto chiaro</em>, in: ‘National Geographic Italia’, 30 gennaio 2013.<br />
<a title="" href="#_ftnref43">[43]</a> I segni in carboncino di notevoli dimensioni visibili in alto a sinistra e al centro ricorrono anche in un secondo lacerto situato a metà galleria.<br />
<a title="" href="#_ftnref44">[44]</a> Esempi: <em>Tarsicius, Theseus</em>. La tendenza non era di indicare nomi annotando di questi la prima e l’ultima lettera. Si scriveva il nome intero.<br />
<a title="" href="#_ftnref45">[45]</a> Su questo punto cf il <em>Liber de spectaculis</em> dello scrittore latino Marco Valerio Marziale. Seneca fa riferimento a un toro e a un orso legati insieme e incitati a massacrarsi a vicenda, per finire poi uccisi da un <em>confector</em>, che dà loro il colpo di grazia (<em>Sull’ira</em>, 3, 43, 2).<br />
<a title="" href="#_ftnref46">[46]</a> C. Pavia, <em>Guida dei mitrei di Roma antica</em>, Gangemi, Roma 1999.<br />
<a title="" href="#_ftnref47">[47]</a> Oggi sono visibili solo i resti del basamento.<br />
<a title="" href="#_ftnref48">[48]</a> Ebbe largo sviluppo in epoca imperiale (non prima della seconda metà del II secolo d.C.).<br />
<a title="" href="#_ftnref49">[49]</a> Per ulteriori approfondimenti cf anche: <span style="color: #000000;"><a title="Maarten Jozef Vermaseren (la pagina non esiste)" href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Maarten_Jozef_Vermaseren&amp;action=edit&amp;redlink=1"><span style="color: #000000;">M. J. Vermaseren</span></a>, </span><em>Cybele and Attis: the Myth and the Cult</em>, Thames and Hudson, London 1977.<br />
<a title="" href="#_ftnref50">[50]</a> R. Rea, <em>Graffiti e targhe proprietarie</em>, op. cit., p. 233.<br />
<a title="" href="#_ftnref51">[51]</a> Le persecuzioni anticristiane ebbero termine con l’Accordo di Milano del 313 d.C. tra Costantino e Licinio.</p>
<p style="text-align: justify;"><i> </i></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><span style="color: #808080;">Per saperne di più</span></em></strong><br />
AA.VV, <em>Il Colosseo</em><em>, </em>a cura di A. Gabucci, Electa, Milano 1999.<em><br />
</em>AA.VV.,<em> </em><em>La Croce. Iconografia e interpretazione (secoli I-inizio XVI)</em><em>. Vol. 1: ‘Dal mondo pagano al Cristianesimo. Croce e iconografia nel periodo patristico’, </em>a cura di B. Ulianich, Elio de Rosa Editore, Roma 2007.<em><br />
</em>AA.VV., <em>Temi di iconografia paleocristiana</em><em>, </em>a cura di F. Bisconti, Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, Città del Vaticano 2000.<br />
A. Amore, <em>I Martiri di Roma</em>, a cura di A. Bonfiglio, Tau Editrice, Pian di Porto (Todi) 2013.<br />
G.-H. Baudry,<em> </em><em>Simboli cristiani delle origini. I-VII secolo</em><em>, </em>Jaca Book, Milano 2016.<br />
A. Carfora, <em>I cristiani ai leoni. I martiri cristiani nel contesto mediatico dei giochi gladiatori</em>, Il Pozzo di Giacobbe Editore, Trapani 2009.<br />
C. Carletti, <em>Epigrafia dei cristiani in Occidente dal III al VII secolo. Ideologia e prassi</em>, Edipuglia, Bari 2008.<br />
C. Corti, <em>La croce nei primi quattro secoli. Dal buio alla luce</em>, San Paolo, Cinisello Balsamo 2013.<br />
<em>Graffiti latini</em>, a cura di L. Canali e di G. Cavallo, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 1998.<br />
J. Daniélou, <em>I simboli cristiani primitivi</em>, Edizioni Arkeios, Roma 2000.<br />
M. Guarducci, <em>Misteri dell&#8217;alfabeto. Enigmistica degli antichi cristiani</em>, Rusconi, Milano 1993.<br />
P.L. Guiducci, <em>Nell’ora della prova. La testimonianza dei martiri cristiani a Roma dal I al IV secolo</em>, Albatros-Il Filo, Roma 2017.<br />
C. Lo Giudice, <em>L’impiego degli animali negli spettacoli romani. Venatio e damnatio ad bestias</em>, in: ‘Italies’, 12, 2008, pp. 361-395. Cf https://italies.revues.org/1374.<br />
Marziale, <em>Liber de spectaculis</em>. Il testo fu scritto nell’80 d.C. per raccontare e celebrare l’inaugurazione dell’anfiteatro Flavio da parte di Tito.<br />
<span style="color: #000000;"><a title="Fik Meijer" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/fik-meijer"><span style="color: #000000;">F. Meijer</span></a>,</span> <em>Un giorno al Colosseo. Il mondo dei gladiatori</em>, Laterza, Bari-Roma 2006 (II ed.).<br />
Seneca, <em>Epistulae morales ad Lucilium</em>. Questo filosofo esecra le esecuzioni dei condannati a morte.<br />
R. Rea, <em>Il Colosseo</em>, <em>teatro per gli spettacoli di caccia. Le fonti e i reperti, </em>in: AA.VV., ‘Sangue e arena’, a cura di A. La Regina, Electa, Milano 2001, pp. 223-243.<br />
P. Testini, <em>Archeologia cristiana, </em>EdiPuglia, Bari 1980.<br />
M.C. Tocci, <em>Dal simbolo solare al signum crucis. Archeologia dell’idea per un’immagine</em>, Editoriale Progetto 2000, Cosenza 2013.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b><br />
</b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b> </b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b> </b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>ALLEGATO 1: <b>immagini del lacerto d’intonaco usando un programma informatico in grado di evidenziare la “T”, la “S” e la croce.</b> </strong></span></p>
<p><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/12/Immagini-fotografiche-del-lacerto-d’intonaco-usando-un-programma-informatico-in-grado-di-evidenziare-la-“T”-la-“S”-e-la-croce..png"><img class=" wp-image-6918 alignleft" alt="immagini-fotografiche-del-lacerto-dintonaco-usando-un-programma-informatico-in-grado-di-evidenziare-la-t-la-s-e-la-croce" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/12/Immagini-fotografiche-del-lacerto-d’intonaco-usando-un-programma-informatico-in-grado-di-evidenziare-la-“T”-la-“S”-e-la-croce..png" width="1472" height="756" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b><br />
</b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">ALLEGATO 2: database epigrafici</span></strong><br />
<span style="color: #000000;">EDR, Epigraphic Database Roma (<a href="http://www.edr-edr.it"><span style="color: #000000;">http://www.edr-edr.it</span></a>)<br />
EDH, Epigraphische Datenbank Heidelberg (<a href="http://edh-www.adw.uni-heidelberg.de/home"><span style="color: #000000;">http://edh-www.adw.uni-heidelberg.de/home</span></a>)<br />
EDB, Epigraphic Database Bari (<a href="http://www.edb.uniba.it"><span style="color: #000000;">http://www.edb.uniba.it</span></a><br />
HE, Hispania Epigraphica (<a href="http://eda-bea.es"><span style="color: #000000;">http://eda-bea.es</span></a>)<br />
PETRAE, Programme d&#8217;enregistrement, de traitement et de recherches automatiques en épigraphie<br />
Epigraphische Datenbank Clauss &#8211; Slaby (<a href="http://www.manfredclauss.de"><span style="color: #000000;">http://www.manfredclauss.de</span></a>)</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>Ringraziamenti</strong><br />
Per gli aiuti ricevuti, l’A. esprime una particolare riconoscenza alla Dottoressa Rossella Rea (Archeologa), Direttrice del Parco archeologico del Colosseo, alla Dottoressa Francesca Montella (Archeologa), Funzionaria della Direzione del Parco <i>cit</i>., alla Restauratrice Signora Sonia Paula Lanzellotti, alla Professoressa Cristina Gennaccari (Archeologa) dei Musei Vaticani, all’Ingegnere Luciano Le Donne per il prezioso lavoro informatico. Senza il loro sostegno non sarebbe stato possibile realizzare il lavoro descritto in questo studio.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><span style="color: #808080;"> </span></em></strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.storiain.net/storia/individuato-nel-colosseo-il-disegno-di-una-croce/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>LE PERSECUZIONI DEI CRISTIANI A ROMA: I RISULTATI DELLE INDAGINI ARCHEOLOGICHE</title>
		<link>https://www.storiain.net/storia/le-persecuzioni-dei-cristiani-a-roma-i-risultati-delle-indagini-archeologiche/</link>
		<comments>https://www.storiain.net/storia/le-persecuzioni-dei-cristiani-a-roma-i-risultati-delle-indagini-archeologiche/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 01 Nov 2017 10:39:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Catacombe]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa cattolica]]></category>
		<category><![CDATA[Colosseo]]></category>
		<category><![CDATA[Cristianesimo]]></category>
		<category><![CDATA[Martiri]]></category>
		<category><![CDATA[Persecuzione]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.storiain.net/storia/?p=6666</guid>
		<description><![CDATA[di Pier Luigi Guiducci -   Nell’arco dei secoli si sono sovente confrontate tra loro due diverse correnti di pensiero. Da una parte si presentava Roma come la città dei martiri. Dall’altra, si cominciò a mettere in discussione il numero dei martiri, le loro storie fino a negare il martirio &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;" align="center"><span style="color: #000000;">di <i>Pier Luigi Guiducci -<br />
</i></span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><span style="color: #000000;">Nell’arco dei secoli si sono sovente confrontate tra loro due diverse correnti di pensiero. Da una parte si presentava Roma come la città dei martiri. Dall’altra, si cominciò a mettere in discussione il numero dei martiri, le loro storie fino a negare il martirio di cristiani nel Colosseo. A questo punto, qual è la verità?</span></strong></em></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nell’arco dei secoli si sono sovente confrontate tra loro due diverse correnti di pensiero. Da una parte si presentava Roma come la città dei martiri (con riferimento al I-IV secolo). E si sviluppava un culto che dalle catacombe si prolungava nelle chiese urbane dedicate a chi aveva testimoniato la fede in Cristo fino allo spargimento del proprio sangue. Venne perfino costruita un’edicola sacra all’interno dell’anfiteatro Flavio, e poi la piccola chiesa di Santa Maria della Pietà al Colosseo. Dall’altra, si cominciò a mettere in discussione il numero dei martiri, le loro storie (contestando le <em>fontes</em>) fino a negare completamente il martirio di cristiani nel Colosseo. Le conclusioni, in definitiva, disegnavano ombre sugli studi cattolici e sulle consuetudini, e arrivavano a sollevare ampie riserve sull’ubicazione del sepolcro dell’apostolo Pietro nell’<em>ager Vaticanus</em>.<a title="" href="#_ftn1"><span style="color: #000000;">[1]</span></a> A questo punto, qual è la verità?<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Le prime evidenze</i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel momento in cui le ricerche archeologiche hanno assunto caratteri sempre più scientifici, ci si è resi conto di un fatto: l’antica Roma è stata anche una città di martiri cristiani. Si tratta, però, di specificare meglio le risultanze degli scavi e degli studi condotti ad esempio nella necropoli posta vicino all’antica via Cornelia, nelle catacombe (San Callisto, San Sebastiano, Sant’Ippolito, Priscilla <i>et al</i>.), nelle chiese paleocristiane, al Palatino (<i>graffito</i>), nell’area del teatro di Balbo (<em>chrismon</em><i> segnati su lucerne<a title="" href="#_ftn2"><span style="color: #000000;"><b>[2]</b></span></a></i>), nel Colosseo<a title="" href="#_ftn3"><span style="color: #000000;">[3]</span></a> (<i>graffito</i>), nel <em>cryptoporticus</em> posizionato nella zona compresa tra via Lucullo e via Friuli (area di proprietà dell’ambasciata USA; <em>chrismon</em>).<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Roma nel I secolo dopo Cristo</i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/11/Immagine.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6673" alt="immagine" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/11/Immagine-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Nel contesto delineato, occorre cercare di comprendere com’era Roma nel I secolo dopo Cristo (nel periodo cioè delle persecuzioni neroniane). Partendo da un contesto politico, è utile ricordare una prima successione di imperatori. Sono quelli della dinastia giulio-claudia: <a title="Augusto" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Augusto"><span style="color: #000000;">Augusto</span></a> (27 a.C.- 14), <a title="Tiberio" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tiberio"><span style="color: #000000;">Tiberio</span></a> (14-37), <a title="Caligola" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Caligola"><span style="color: #000000;">Caligola</span></a> (37-41), <a title="Claudio" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Claudio"><span style="color: #000000;">Claudio</span></a> (41-54) e <a title="Nerone" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Nerone"><span style="color: #000000;">Nerone</span></a> (54-68). Negli anni dell’ultimo imperatore non era stato ancora costruito né l’anfiteatro Flavio (inizio lavori con Vespasiano nel 72 d.C., inaugurato con Tito otto anni dopo), né l’anfiteatro castrense (risale agli inizi del III secolo d.C.). Esisteva il Circo Massimo (le prime installazioni in legno risalirebbero al VI secolo a.C.) e il teatro di Balbo (13 a.C.). Sul piano religioso diverse norme speciali garantivano la protezione del culto ebraico nell’Urbe. Gli Ebrei<a title="" href="#_ftn4"><span style="color: #000000;">[4]</span></a> erano esenti dal partecipare al culto dell’imperatore. Questo avveniva non sul piano formale (perché a livello legale non esisteva nessuna esenzione di questo genere), ma di fatto. Le autorità si accontentavano di una forma di omaggio indiretta. Quest’ultima, si manifestava nelle iscrizioni in formule come “Deo aeterno pro salute Augusti” (si trovano ad es. nella sinagoga ad Ostia), e simili. Unitamente a ciò gli ebrei erano dispensati dal dovere di festeggiare le festività pagane, salvo quelle in onore dell’imperatore (ma erano esenti dalle manifestazioni cultuali). Nell’ambito del sistema viario, i romani avevano costruito più percorsi. Tra questi, ai fini del presente studio, si ricordano la via Clodia (orientata verso la Toscana), la via <em>Triumphalis</em> (conduceva a Veio) e la via Cornelia (verso Caere &#8211; Cerveteri).<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>La via Cornelia</i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le vie romane servivano principalmente per fini militari e commerciali, ma anche per facilitare in genere i collegamenti tra zone diverse dell’impero. Ai lati di queste strade si trovavano di frequente monumenti, trofei, <em>horti</em><a title="" href="#_ftn5"><span style="color: #000000;">[5]</span></a>, abitazioni di vario tipo. Vi erano pure posizionate delle aree mortuarie. Qui, venivano sepolte persone di ogni ceto sociale. La via Cornelia, in particolare, attraverso la <a title="Porta Cornelia" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Porta_Cornelia"><span style="color: #000000;">Porta Cornelia</span></a> (posizionata in prossimità del <a title="Ponte Elio" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ponte_Elio"><span style="color: #000000;">ponte Elio</span></a>), si lasciava alle spalle l’Urbe e si snodava verso ovest, lungo il muro settentrionale del <a title="Circo di Nerone" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Circo_di_Nerone"><span style="color: #000000;">Circo di Nerone</span></a>. Proprio in quel tratto iniziale era posizionata anche una necropoli.<a title="" href="#_ftn6"><span style="color: #000000;">[6]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Il Circo di Nerone</i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Quello che viene denominato Circo di Nerone fu in realtà un progetto realizzato nel 37 d.C. dall’imperatore <a title="Caligola" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Caligola"><span style="color: #000000;">Caligola</span></a><a title="" href="#_ftn7"><span style="color: #000000;">[7]</span></a>. Quest’ultimo, per segnarne la spina, fece collocare un obelisco egizio prelevato da Alessandria d’Egitto dove decorava il <em>Forum Julii</em>. L&#8217;ippodromo per un lungo periodo fu adibito ad uso privato e non pubblico. L’opera venne realizzata nell’area degli ‘Horti di Agrippina’. La proprietaria del terreno era infatti la madre di Caligola, Agrippina Maggiore.<a title="" href="#_ftn8"><span style="color: #000000;">[8]</span></a> Quando quest’ultima morì, il possedimento passò in eredità a Nerone (33 d.C.). Questi, fece ristrutturare il Circo. La struttura, in gran parte di legno con murature leggere integrate con opere di giardinaggio, rimase sempre una proprietà privata. Comunque, in talune occasioni, l’imperatore utilizzava il Circo per rendersi popolare con la gente dell’Urbe. Ai ‘giochi’ del tempo (specie corse di cavalli, bighe e quadrighe) potevano così assistere i cittadini controllati da militari. L’imperatore era invece protetto dai pretoriani (guardia del corpo).<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Il sistema carcerario del tempo</i></span></h3>
<div id="attachment_6674" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/11/Immagine2.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-6674" alt="Ricostruzione del carcere Tullianum" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/11/Immagine2-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Ricostruzione del carcere Tullianum</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L’ordine pubblico a Roma era controllato dalla corte pretoria (la comandava un prefetto) e dalla corte urbana (agli ordini di un prefetto urbano). In seguito, nell’ambito dell’organizzazione militare, furono istituiti tra il II e il III secolo i ‘frumentarii’. Si trattava di guardie che procedevano agli arresti. Provenivano dalle legioni. Svolgevano un servizio di sicurezza e di spionaggio. Le persone che erano colpevoli di reati erano rinchiuse in luoghi di segregazione. Per i nemici dello Stato esisteva un carcere chiamato <em>Tullianum </em>(in seguito ‘Mamertino’), a ridosso della Via Sacra nel Foro. Esistevano poi diverse altre carceri pubbliche sulle quali la documentazione rimane deficitaria. La conferma della loro esistenza si ricava anche da un brano del politico e giurista Ulpiano (morto nel 228 d.C.) che riporta un rescritto dell’imperatore Adriano, quando quest’ultimo si stava occupando di formalizzare i regolamenti per la gestione dei carcerati. Il brano, in particolare, riguardava i <em>pannicularia</em>, cioè la gestione degli effetti personali dei carcerati. Inoltre, dall’inizio del III sec. d.C. esistevano dei funzionari (i <em>commentarienses</em>) che avevano compiti di polizia penitenziaria.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>L’incendio del 64 d.C.</i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nella notte tra il 18 e il 19 luglio del 64 d.C. nella zona del Circo Massimo scoppiò un violento incendio.<a title="" href="#_ftn9"><span style="color: #000000;">[9]</span></a> Non fu possibile spegnere le fiamme in tempi brevi. Questa calamità durò sette-otto giorni. Diverse regioni (quartieri) di Roma furono colpite (alcune distrutte). A questo punto si crearono dei gravi problemi. Da una parte era alto il numero di persone rimaste senza casa. Dall’altro, era necessario assistere i cittadini colpiti dall’evento nelle loro necessità primarie, e provvedere a una ricostruzione di più aree urbane. Quando si verificò il dramma Nerone non era nell’Urbe (stava ad Anzio). Una volta informato, raggiunse la capitale e dette ordine di organizzare i soccorsi. Furono messe a disposizione degli abitanti di Roma zone ove alloggiare (sia pure in modo precario), e ci si preoccupò di distribuire viveri. Malgrado tali interventi (ai quali si aggiunsero nuovi criteri edilizi), si diffuse tra la popolazione la convinzione che l’incendio era di natura dolosa. In molti pensavano a una strategia mirata: far crollare il valore di vaste aree cittadine con successivo loro acquisto a basso prezzo. L’ideatore di tale piano fu individuato nello stesso Nerone. Era noto infatti che il monarca intendeva farsi costruire un grande palazzo non lontano dal Palatino.<a title="" href="#_ftn10"><span style="color: #000000;">[10]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Le accuse ai cristiani</i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">I rapporti trasmessi all’imperatore informavano delle tensioni esistenti tra la popolazione. Si profilava il rischio di una rivolta (fatto non inusuale nell’Urbe<a title="" href="#_ftn11"><span style="color: #000000;">[11]</span></a>). Per evitarla era necessario trovare un capro espiatore. Non si potevano accusare i senatori. La nobiltà era intoccabile. L’esercito era da tutelare. Esistevano poi diverse comunità protette. Tra queste quella degli ebrei (presenti a Roma dal II secolo a.C.). Allora chi colpire? Furono così individuati i cristiani. Costituivano infatti l’anello più debole della catena. Limitati nel numero, non presenti in posti di potere, erano stati accusati in più occasioni di comportamenti non degni di un <em>cives romanus</em> (riunioni segrete con fini immorali). Per diverse persone del tempo era arrivata l’occasione per neutralizzare una setta di individui che gli ebrei rigoristi consideravano eretici. I cristiani, infatti, provenivano dal mondo ebraico (di cui avevano conservato alcune usanze) ma, in modo graduale, si stavano allontanando dal mondo della sinagoga per professare una diversa dottrina (cristocentrica) e per celebrare dei nuovi riti (<em>Fractio panis</em>).<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Gli arresti e i processi</i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Cominciarono a questo punto gli arresti e le detenzioni. Ma i militari come riuscirono a individuare i cristiani, visto che questi non avevano segni distintivi? Qualche accertamento, probabilmente, era stato fatto in occasione del precedente provvedimento dell’imperatore Claudio<a title="" href="#_ftn12"><span style="color: #000000;">[12]</span></a> che espulse (momentaneamente) i Giudei da Roma “<em>impulsore Chresto</em>” (49 d.C.). In questo caso, però, non si fece una netta distinzione tra ebrei e cristiani. Quest’ultimi, infatti, non erano ritenuti membri di una religione autonoma ma parte integrante dell’ebraismo (setta minoritaria). Nel 68 d.C., al contrario, avvenne un fatto nuovo. Furono catturati i cristiani ma non gli ebrei. Viene da chiedersi: come fecero le autorità del tempo a distinguere esattamente i cristiani dagli ebrei? Riguardo a questo interrogativo esistono più ipotesi. Una delle tesi evidenzia il fatto che &#8211; in precedenza &#8211; ebrei ortodossi, non potendo condannare i seguaci di Cristo, erano ricorsi ai tribunali del tempo. L’iniziativa, però, non aveva avuto l’esito sperato perché i romani in materia religiosa erano tolleranti, non interessati ai confronti teologici. Comunque, dalle denunce, risultavano dei nomi con l’indicazione delle abitazioni. Un’altra tesi preferisce indicare una possibile azione di delatori. I potenti del tempo avevano una rete di informatori (anche infiltrati). In tale contesto, in tempi che si ritiene diversi, subirono l’arresto anche gli apostoli Pietro e Paolo. La tradizione successiva ha voluto indicare nel carcere <em>Tullianum </em>(poi Mamertino) il luogo di detenzione degli apostoli. Ma gli storici rimangono in genere di diverso avviso. Tale edificio era riservato ai nemici dello Stato. Pietro, umile pescatore di Galilea, non poteva essere considerato nemico dello Stato. Inoltre, Paolo era <em>cives romanus</em>. Si trovava già sotto custodia (cf ‘<em>Atti degli Apostoli’</em>). E dopo la seconda condanna venne, quasi sicuramente, scortato direttamente dal tribunale al luogo del supplizio (in località <em>Aquae Salviae</em><em>).<br />
</em></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L’esecuzione di Pietro</span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sulle modalità dell’uccisione di Pietro non esistono resoconti contemporanei. Il fatto che fosse stato crocifisso a testa in giù risale a documenti successivi (non in sintonia con la prassi romana). Permangono piuttosto degli interrogativi: 1) dove vennero posizionati i pali destinati ai condannati? 2) Che fine facevano i corpi degli uccisi? 3) Dove Pietro ebbe la prima sepoltura?<br />
1) Per rispondere al primo quesito è utile ricordare due punti:<br />
- i romani avevano l’abitudine di crocifiggere i condannati lungo le strade più importanti del tempo (specie quando si trattava di nuclei di individui). Si pensi, ad esempio, a quanto avvenne dopo la repressione della rivolta di Spartaco e dei suoi gladiatori (73-71 a.C.);<br />
- l’agonìa dei condannati, i loro tormenti, le grida, il sangue: tutto doveva essere osservato a distanza ravvicinata. La gente del tempo aveva uno ‘spettacolo’ da vedere, ma memorizzava anche un ‘<em>memento</em>’, un messaggio: chi andava contro lo Stato avrebbe ricevuto ‘quel’ trattamento. Tenendo conto di ciò, si può presumere una crocifissione dei cristiani soprattutto nel primo tratto della via Cornelia. In tale contesto, è da escludere un posizionamento dei pali ‘dentro’ il Circo di Nerone perché quest’ultimo era un’area caratterizzata da una simbologia astralogica<a title="" href="#_ftn13"><span style="color: #000000;">[13]</span></a>, oppure sul colle Gianicolo (non avrebbe consentito un’osservazione ‘<em>de visu</em>’ delle agonìe legate alla <em>crucifixio</em> o alla <em>vivi crematio</em> (<em>damnatio ad flammas</em>).<a title="" href="#_ftn14"><span style="color: #000000;">[14]</span></a><br />
2) Per rispondere al secondo quesito è necessaria una premessa:<br />
- esisteva una <em>damnatio memoriae</em> nei casi più eclatanti (personaggi politici apicali caduti in disgrazia);<br />
- chi era condannato a morte con accuse infamanti aveva come prospettiva una fossa comune anonima (i cristiani furono addirittura accusati di odiare il genere umano);<br />
- in talune realtà minori la salma del condannato era restituita a possibili richiedenti.<br />
Nel caso dell’apostolo Pietro si trattava di una persona anonima per il potere del romano. Era inserito in un gruppo di condannati accusati di avere in odio il genere umano. Venne quindi trattato come un qualunque malfattore. Inoltre la sua agonìa non ebbe alcun conforto perché le guardie del tempo consentivano di osservare i crocifissi ma non di avvicinarsi a loro.<br />
3) Per rispondere al terzo quesito è necessario tener presente alcune criticità:<br />
- per recuperare la salma del martire era necessario interagire con chi era preposto alla sorveglianza;<br />
- per deporre il corpo di Pietro in un luogo capace di rispettare la memoria si dovevano evitare le guardie che circondavano l’area del Circo (presenti specialmente nei pressi del ponte di Nerone).<br />
Considerando quindi il contesto indicato, la scelta non poté che orientarsi su una prassi diffusa (pagare i soldati per riprendere il corpo del martire). Si individuò contemporaneamente un punto (il più vicino possibile) adatto a scavare una buca (per deporre la salma). Utilizzando la necropoli pagana della via Cornelia non si perse tempo e si riuscì a non attirare l’attenzione di qualche possibile delatore. La tomba di Pietro rimase in quel periodo molto povera per più motivi: per l’urgenza di seppellirlo (lo scavo fu poi coperto con un tetto di mattoni, ‘a cappuccina’), e per la persecuzione che proseguì ancora per qualche anno solo all’interno delle mura dell’Urbe.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Gli eventi successivi</span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le persecuzioni neroniane si protrassero oltre il 64 d.C. I cristiani non furono quindi eliminati in un’unica occasione. La logica sottesa a tale fatto è che occorreva dimostrare al popolo (rimasto senza un’abitazione) che la politica governativa continuava ad essere inflessibile verso chi si era reso colpevole di gravi reati. In tale contesto, si comprende allora la tendenza degli storici a collocare la decapitazione di san Paolo intorno al 67 d.C. Solo quando il Cristianesimo divenne una religione non avversata dall’imperatore (accordo di Milano del 313 d.C. tra Costantino e Licinio) si poté sviluppare un culto pubblico ai martiri (i cui sepolcri rimanevano comunque noti). Tale orientamento fu caratterizzato da processi di memoria (<em>traditio</em> e scritti) e da momenti liturgici (celebrazioni).<a title="" href="#_ftn15"><span style="color: #000000;">[15]</span></a> Tra il 318 e il 322 venne edificata la basilica di San Pietro. Da questo momento in poi si snoda una storia secolare. Negli anni compresi tra il 1939 e il <a title="1949" href="https://it.wikipedia.org/wiki/1949"><span style="color: #000000;">1949</span></a> furono eseguiti nell’area sottostante la basilica vaticana di San Pietro una serie di scavi che consentirono di individuare una necropoli<a title="" href="#_ftn16"><span style="color: #000000;">[16]</span></a> e il sepolcro dell’apostolo Pietro. In seguito, l’epigrafista Margherita Guarducci, studiò (1952-1965) un muro, posizionato accanto al succitato sepolcro, caratterizzato da un elevato numero di graffiti.<a title="" href="#_ftn17"><span style="color: #000000;">[17]</span></a><br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Le evidenze archeologiche</i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dagli studi succitati emersero una serie di dati non deboli:<br />
- per costruire la basilica costantiniana non si utilizzò (come sarebbe stato ovvio, e sicuro per la solidità della nuova costruzione), lo spazio piano tra Gianicolo e Vaticano (che era stato occupato dal Circo), ma si volle fare corrispondere il punto centrale della basilica, all’intersezione tra navata centrale e transetto, con la sepoltura dell’apostolo;<br />
- non utilizzando lo spazio piano succitato, si dovette affrontare un gravoso lavoro ingegneristico. Fu necessario realizzare una vasta piattaforma artificiale, da un lato tagliando le pendici del colle Vaticano, dall’altro seppellendo e utilizzando come fondamenta le strutture della necropoli sviluppatasi lungo il lato settentrionale del circo tra I e IV secolo. Ciò poteva essere motivato solo da una ragione di particolare importanza (<i>sepolcro di Pietro</i>);<br />
- l’asse di simmetria dell’intera basilica costantiniana coincide con quello del parallelepipedo fatto edificare dall’imperatore per proteggere la tomba di san Pietro e il muro dei graffiti;<br />
- la posizione della fossa dell’apostolo rimane anomala rispetto alla collocazione delle tombe del tempo. Tale fatto attesta la fretta dello scavo, la povertà dei mezzi, e l’esigenza di un luogo abbastanza nascosto;<br />
- in seguito, vennero posizionate varie tombe vicino al sepolcro di san Pietro. Tali lavori, comunque, rispettarono sempre l’area prospiciente il punto di sepoltura dell’apostolo;<br />
- il ritrovamento di una colonnina, sopra la tomba di Pietro, conferma quanto già indicato dal presbitero romano Gaio in uno scritto indirizzato all’eretico Proclo. Quest’ultimo, seguace del frigio Montano, vantava la presenza a Ierapoli di Frigia della tomba dell’apostolo Filippo. Affermava Gaio: “Io posso mostrarti i trofei [tà trópaia] degli apostoli [Pietro e Paolo]. Se vorrai recarti nel Vaticano o sulla via di Ostia, troverai i trofei di coloro che fondarono questa Chiesa [di Roma]” (Eusebio,<em> Historia ecclesiastica</em> II, 25, 7);<a title="" href="#_ftn18"><span style="color: #000000;">[18]</span></a><br />
- su un piccolo frammento di intonaco (cm 3,2 x 5,8), proveniente dal cosiddetto “muro rosso” sul quale si addossò l’edicola, vennero incise le seguenti lettere greche: PETR[...] ENI[...]. Il graffito è stato interpretato con la frase “Pétr[os] enì” (= Pietro è qui), oppure, sempre nella prospettiva della presenza di Pietro, con un’invocazione a lui rivolta: “Pétr[os] en i[réne]” (= Pietro in pace);<br />
- nel ‘muro dei graffiti’ (della metà del III secolo), posto accanto al sepolcro di Pietro, si legge il nome di Pietro in forma monogrammatica. L’epigrafista Guarducci interpretò i graffiti come invocazioni di pellegrini per i propri defunti, rivolte a Cristo, Maria e Pietro;<br />
- nel mausoleo pagano dei Valerii (non distante dalla tomba di san Pietro) è stata individuata (e fotografata) un’epigrafe (seconda metà III secolo) con una preghiera all’apostolo Pietro: “Petrus roga Iesus Christus pro sanc(tis) hom(ini)b(us) chrestia(nis) (ad) co(r)pus tuum sepultis”.<a title="" href="#_ftn19"><span style="color: #000000;">[19]</span></a><br />
- la Guarducci, attraverso il signor Giovanni Segoni (un operaio della ‘Fabbrica di San Pietro’), poté anche acquisire una cassetta contenente delle ossa umane. Quest’ultime, erano state ritrovate in un loculo del “muro rosso”. Risultarono (analisi del prof. Correnti) pertinenti a un solo uomo, di corporatura robusta, morto in età avanzata. Erano incrostate di terra e mostravano di essere avvolte in un panno di lana colorato di porpora e intessuto d’oro<a title="" href="#_ftn20"><span style="color: #000000;">[20]</span></a>; rappresentavano frammenti di tutte le ossa del corpo ad esclusione di quelle dei piedi;<a title="" href="#_ftn21"><span style="color: #000000;">[21]</span></a><br />
- sotto l’attuale altare papale si trovò una successione di monumenti e di altari: uno sotto l’altro, uno dentro l’altro. Ciò significava che quel luogo (“della Confessione”) era stato da secoli oggetto del culto di Pietro. <i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>La tomba dell’apostolo Paolo</i></span></h3>
<div id="attachment_6675" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/11/Immagine3.png"><img class="size-thumbnail wp-image-6675" alt="San Paolo, catacomba di Santa Tecla" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/11/Immagine3-150x150.png" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>San Paolo, catacomba di Santa Tecla</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dopo i ritrovamenti avvenuti presso l’antica necropoli della via Cornelia (attualmente posizionata sotto la basilica vaticana di San Pietro), è stato possibile effettuare una serie di indagini anche nell’area ove venne sepolto san Paolo. In particolare, nel sarcofago dell’apostolo è stata praticata una perforazione per inserire una speciale sonda mediante la quale sono state rilevate tracce di un prezioso tessuto di lino colorato di porpora, laminato di oro zecchino e di un tessuto di colore azzurro con filamenti di lino. È stata anche rilevata la presenza di grani di incenso rosso e di sostanze proteiche e calcaree. Inoltre, piccolissimi frammenti ossei, sottoposti all&#8217;esame del carbonio 14 da parte di esperti ignari della loro provenienza, sono risultati appartenere a persona vissuta tra il primo e il secondo secolo. In seguito, nel 2009, presso le catacombe di Santa Tecla, posizionate vicino all’attuale basilica romana di San Paolo fuori le Mura, è stato ritrovato un dipinto (fine IV sec.) che raffigura il volto dell’apostolo san Paolo. Quest’ultimo è rappresentato con l’aspetto di un filosofo, lo sguardo pensoso, la fronte alta, la calvizie incipiente, la barba appuntita.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>L’immagine di Pietro e Paolo</i></span></h3>
<div id="attachment_6676" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/11/Immagine4.png"><img class=" wp-image-6676 " alt="Pietro e Paolo, catacomba di sant’Ippolito" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/11/Immagine4.png" width="250" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Pietro e Paolo, catacomba di sant’Ippolito</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La raffigurazione degli apostoli Pietro e Paolo è stata individuata in diverse catacombe (es. in quella dei santi Marcellino e Pietro, lungo l’antica via Labicana oggi via Casilina). Di particolare interesse è pure la lastra sepolcrale marmorea ritrovata nella catacomba di Sant’Ippolito. Tale reperto colpisce per la sua semplicità. L’autore, infatti, rappresentando i volti delle due ‘colonne della Chiesa’, ha inteso presentare due volti che non attestano ‘autorità’ ma ‘fraternità’. Tale impostazione dell’opera la si può comprendere in base a due motivi. Da una parte, la realtà della Chiesa di Roma, in quel momento, non aveva ancora sviluppato un’articolata dottrina riconducibile agli insegnamenti (comunque già diffusi) dei due apostoli. Dall’altra, si è voluto evidenziare una ‘vicinanza’ dei due testimoni di Cristo per evidenziare il fatto che, dopo il ‘Concilio di Gerusalemme’ del 46 d.C. (ove emerse una discordanza di posizioni tra Pietro e Paolo sul tema della circoncisione), le due ‘colonne’ dell’Urbe avevano operato in unità d’intenti.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>I ritrovamenti. Le invocazioni agli apostoli Pietro e Paolo</i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nelle indagini condotte presso le catacombe romane di San Sebastiano (fine Ottocento / Novecento) venne individuato anche un semplice e quasi dimesso cortile porticato su tre lati (<em>triclia</em>). Dagli anni 250-260 d.C. e fino a circa il primo decennio-ventennio del IV secolo (cioè fino alla costruzione della basilica costantiniana che vi si sovrappose), tale luogo fu molto frequentato. I visitatori erano richiamati da una tradizione che in quel sito aveva fissato una memoria degli apostoli Pietro e Paolo. Le infrastrutture della <em>triclia</em> (pozzo, canalizzazione, banchi in muratura), e soprattutto le circa cinquecento iscrizioni graffiate sull&#8217;intonaco delle pareti, indicano in questo ambiente un centro di culto funerario. I cristiani vi consumavano il pasto rituale del <em>refrigerium</em>. E lasciavano testimonianza scritta di un atto devozionale compiuto in onore di Pietro e Paolo. Tale venerazione è legata un motivo storico. Nel 250 d.C., durante la persecuzione dei cristiani voluta dall’imperatore Valeriano, le salme dei due apostoli vennero collocate nell’area delle catacombe di San Sebastiano. In tal modo furono protette da profanazioni. Dopo cinquanta anni, le reliquie dei due martiri tornarono nei sepolcri di origine.<a title="" href="#_ftn22"><span style="color: #000000;">[22]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>I ritrovamenti. ‘Alessameno adora Dio’</i></span></h3>
<div id="attachment_6677" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/11/Immagine5.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-6677" alt="Il graffito &quot;Alessameno adora Dio&quot;, Antiquarium del Palatino" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/11/Immagine5-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Il graffito &#8220;Alessameno adora Dio&#8221;, Antiquarium del Palatino</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel 1856, durante una campagna di scavi al Palatino, presso l’edificio denominato ‘<em>Paedagogium</em>’ (luogo di preparazione dei servitori che lavoravano nel palazzo imperiale), fu rinvenuto un graffito particolare (prima metà del III secolo d.C.). Si tratta di un uomo crocifisso con la testa di asino. In basso, alla sua sinistra, una figura maschile lo guarda. Tra le due figure una frase in greco: “Alessameno adora dio”. Tale ritrovamento fece fin dall’inizio comprendere che si era in presenza di una testimonianza storica significativa. Attestava infatti, nel generale clima persecutorio del tempo, comportamenti derisori verso i cristiani. Osservando l’immagine si possono estrapolare dei dati:- il reperto conferma l’accusa rivolta ai cristiani di adorare una testa di asino (cf ad es. Tertulliano: <em>Ad Nationes., </em>I, 14,1);- la posizione del crocifisso è di tipo dispregiativo (la figura è osservata dalla parte posteriore);- le posizioni delle mani di Alessameno (una in alto e una in basso) accentuano l’elemento derisorio;- il tipo di tunica indossata da Alessameno riconduce a quella dei servitori che lavoravano nei palazzi dei nobili (ciò attesta la presenza di cristiani tra quanti lavoravano nel palazzo imperiale e in sedi adiacenti).<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>I ritrovamenti. Le iscrizioni di Papa Damaso</i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mentre nel periodo avverso alla nuova religione si univano alle azioni oppressive scritti oltraggiosi e blasfemi, in tempi successivi fu possibile promuovere un’azione mirata a esaltare la testimonianza dei martiri, e a individuare i luoghi della loro sepoltura. Rilevante in merito fu l’iniziativa di Papa Damaso I (santo; pontificato: 1° ottobre 366 &#8211; 11 dicembre 384). Egli compose pure un certo numero di brevi <a title="Epigramma" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Epigramma"><span style="color: #000000;">epigrammi</span></a> su vari martiri e santi, e degli inni (<em>Carmina</em>). Nel corso di alcune indagini venne individuato nelle catacombe di San Sebastiano anche l’epigramma dedicato al martire romano Eutichio. Si riporta qui di seguito il testo.<br />
“Eutichio martire i crudeli ordini del tiranno<br />
non meno che i mille modi di far male dei carnefici<br />
poté allora vincere e lo mostrò la gloria di Cristo.<br />
Allo squallore del carcere segue nuovo tormento per le membra;<br />
frammenti di coccio fan sì che il sonno non venisse;<br />
dodici giorni passarono, non gli dan nulla da mangiare;<br />
e gettato in una voragine il santo sangue lava<br />
tutte le ferite inferte dal tremendo potere di morte.<br />
Di notte nel sonno turban dei sogni la mente,<br />
indica quale luogo nascondesse le membra del santo.<br />
Si cerca, e trovato si venera, protegge, concede ogni cosa.<br />
Damaso ne ha celebrato il merito, tu venera il sepolcro”.<a title="" href="#_ftn23"><span style="color: #000000;">[23]</span></a><br />
Il testo è significativo sul piano storico perché fornisce alcuni dati: 1) l’esistenza di carceri ove i prigionieri attendevano la sentenza; 2) il degrado ambientale degli ambienti riservati a chi era sottoposto a misura detentiva; 3) la privazione del cibo; 4) la collocazione dei perseguitati in una “voragine” (simile a quella del ‘<em>Tullianum</em>’).<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Il verbale del processo a san Giustino e compagni (II sec.) </i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se il ritrovamento delle epigrafi è stato significativo sul piano storico (individuazione dei martiri sepolti), anche la conservazione di <em>Acta </em>riguardanti i processi contro alcuni cristiani rimane utile perché (pur talvolta con aggiunte successive) fornisce diversi dati. Tra gli <em>Atti</em>, si ricorda il processo (presieduto a Roma dal prefetto Quinto Giunio Rustico<a title="" href="#_ftn24"><span style="color: #000000;">[24]</span></a>) al martire Giustino e ai suoi compagni. Attualmente gli studiosi possono utilizzare e analizzare tre fonti (A,B,C).<a title="" href="#_ftn25"><span style="color: #000000;">[25]</span></a> Si riporta qui di seguito l’interrogatorio (fonte A):<br />
“(…) il prefetto domandò a Giustino: “Che genere di vita conduci”.<br />
Rispose Giustino: “Irreprensibile e incensurabile da chiunque”.<br />
(…) “Quali principî pratichi?”.<br />
(…) “Ho cercato di apprendere tutti i principî, ma ho aderito a quelli veritieri dei cristiani, anche se essi non trovano il consenso di quanti hanno false opinioni”.<br />
(…) “Sono quelli dunque i principî che trovano il tuo consenso?”.<br />
(…) “Sì, poiché vi credo”.<br />
(…) “Di che credenza si tratta?”.<br />
(…) “Quella che ci rende devoti al Dio dei cristiani, che riteniamo unico e originario autore della creazione del mondo intero, e al figlio di Dio Gesù Cristo, la cui venuta quale araldo della salvezza degli uomini e maestro di virtuosi precetti già era stata annunciata dai profeti. Ma riterrei di far torto alla sua divinità se dicessi di riconoscerlo quale mero profeta, poiché già è stato annunciato che costui, del quale ho detto, è il Figlio di Dio. Sappi infatti che da tempo i profeti hanno predetto la venuta del Figlio di Dio tra gli uomini”.<br />
(…) “Dove vi riunite?”.<br />
(…) “Dove ciascuno vuole o può.<a title="" href="#_ftn26"><span style="color: #000000;">[26]</span></a> Credi forse che sia possibile riunirci tutti nello stesso luogo?”.<br />
(…) “Suvvìa, dove vi riunite? In quale posto?”.<br />
(…) “Da quando sono tornato per la seconda volta<a title="" href="#_ftn27"><span style="color: #000000;">[27]</span></a> nella città dei romani, abito presso un certo Martino, sopra i bagni di Timiotino<a title="" href="#_ftn28"><span style="color: #000000;">[28]</span></a>, non conosco nessun altro luogo di riunione se non quello. Se qualcuno voleva venire a trovarmi, lo mettevo a parte dei principî della verità”.<br />
(…) “Insomma, sei cristiano?”.<br />
(…) Sì, sono cristiano”.<br />
Il prefetto Rustico domandò a Caritone: “(…) anche tu sei cristiano?”.<br />
(…) “Sono cristiano, per comando di Dio”.<br />
Il prefetto Rustico si volse a Carito: “ A te la parola, Carito”.<br />
(…) Sono cristiana, per dono di Dio”.<br />
Il prefetto Rustico domandò a Evalpisto: “E tu, che cosa sei?”.<br />
(…) Anch’io sono cristiano e partecipo della medesima speranza”.<br />
Il prefetto Rusticò domandò a Ierace: “Sei cristiano?”.<br />
(…) Sì, sono cristiano, e venero il medesimo Dio”.<br />
Il prefetto Rustico domandò: “È stato Giustino a farvi diventare cristiani?”.<br />
Rispose Ierace: “Lo ero da tempo”.<br />
Peone si levò e disse: “Anch’io sono cristiano”.<br />
Rustico domandò: “Chi ti ha istruito?”.<br />
Rispose Peone: “ Me l’hanno trasmesso i miei genitori”.<br />
Evelpisto disse: “Ascoltavo volentieri la parola di Giustino, ma è stato dai miei genitori che ho preso l’esser cristiano”.<br />
Rustico domandò: “Dove sono i tuoi genitori?”.<br />
(…) “In Cappadocia<a title="" href="#_ftn29"><span style="color: #000000;">[29]</span></a>”.<br />
Rustico a Ierace: “E i tuoi genitori dove sono?”.<br />
“(…) Sono morti. Quanto a me, da parecchio tempo sono venuto via dalla Frigia<a title="" href="#_ftn30"><span style="color: #000000;">[30]</span></a>”.<br />
Rustico domandò a Liberiano: “Non sarai cristiano anche tu?”.<br />
“(…) Sono anch’io un devoto cristiano”.<br />
Il prefetto fa a Giustino: “Se sarai fustigato e decapitato, credi che salirai in cielo?”.<br />
“(…) Confido di ottenerlo con la mia perseveranza, se non cesso di perseverare. So che questo è riservato a quanti hanno vissuto rettamente, ma solo alla conflagrazione<a title="" href="#_ftn31"><span style="color: #000000;">[31]</span></a> del mondo”.<br />
“(…) Comunque pensi che salirai in cielo?”.<br />
Rustico disse: “Se non obbedite, sarete giustiziati”.<br />
Ribatté Giustino: “ È nei nostri voti di essere salvati, una volta giustiziati”.<br />
Rustico sentenziò: “Quanti non hanno voluto sacrificare agli dei siano fustigati e condotti all’esecuzione secondo la procedura di legge”.<br />
I santi martiri, rendendo gloria a Dio, vennero al luogo solito delle esecuzioni<a title="" href="#_ftn32"><span style="color: #000000;">[32]</span></a> (…)”.<br />
Questo testo è importante perché: 1] è possibile sapere che Peone ed Evelpisto erano cristiani fin dall’infanzia; che Evelpisto era discepolo di Giustino; che Evelpisto e Ierace provenivano dall’Asia Minore. Non si possiedono informazioni su questi martiri all’infuori del documento <i>cit</i>.. 2] Peone probabilmente si era alzato tra il pubblico per unirsi agli imputati. 3] Prima dell’esecuzione della condanna era costume flagellare i criminali condannati.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Santa Cecilia (III sec.)</i></span></h3>
<div id="attachment_6678" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/11/Immagine6.jpg"><img class=" wp-image-6678 " alt="Il luogo ove venne ritrovato il corpo di santa Cecilia, catacombe di san Callisto" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/11/Immagine6.jpg" width="250" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Il luogo ove venne ritrovato il corpo di santa Cecilia, catacombe di san Callisto.</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel contesto delineato, le indicazioni fornite da Papa Damaso (<i>cit</i>.), unitamente ad altre fonti quali la <em>traditio</em> e gli <em>Acta</em> (<i>cit</i>.), sono state molto utili per le diverse indagini effettuate ‘<em>in loco’</em>. Quest’ultime sono riuscite a verificare più dati riguardanti un numero non debole di martiri. Si ricorda, al riguardo, lo studio del sepolcro della martire Cecilia nelle catacombe di San Callisto.<a title="" href="#_ftn33"><span style="color: #000000;">[33]</span></a> Il corpo della santa venne poi traslato all’interno dell’Urbe.<br />
Dal 1977 Neda Parmegiani e Alberto Pronti hanno eseguito nel <em>titulus </em>trasteverino di Santa Cecilia accertamenti e rilievi accurati delle strutture sotterranee accessibili, e saggi stratigrafici. Tra i risultati, si ricorda l’accertamento di un ambiente termale in ottimo stato di conservazione proprio sotto la cappella ove la tradizione religiosa indicava il <em>calidarium </em>in cui la santa titolare patì il martirio. Tale fatto imprime ulteriore forza a qualche aspetto topografico della complessa narrazione agiografica.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Santa Agnese (fine III sec., inizio IV)</i></span></h3>
<div id="attachment_6679" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/11/Immagine7.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-6679" alt="Il luogo dove probabilmente fu uccisa santa Agnese. " src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/11/Immagine7-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Il luogo dove forse fu uccisa santa Agnese.</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La più antica testimonianza letteraria che ricorda la figura di Santa Cecilia (11-13 anni) è contenuta nel primitivo documento della Chiesa romana, anteriore al 336, chiamato <em>Depositio Martyrum</em>. Il testo in questione ricorda che il <em>dies natalis</em> di Agnese (cioè il giorno del martirio e quindi della successiva nascita alla vita eterna) era il 21 gennaio.<br />
Il corpo della martire venne posizionato in una galleria al primo piano delle catacombe che da lei presero poi il nome <a title="" href="#_ftn34"><span style="color: #000000;">[34].</span></a> Il cranio (e il resto delle ossa) venne successivamente spostato (al più tardi nel corso del IX secolo) nel <em>Sancta Sanctorum</em> in Laterano.<br />
In seguito, Papa Pio X (1903-1914) donò la reliquia alla chiesa di Sant’Agnese in Agone (nei cui sotterranei è situato quello che è ritenuto il presunto luogo del martirio dell’adolescente), in piazza Navona, a Roma.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>San Sebastiano (III sec.)</i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Militare romano, Sebastiano venne ucciso perché cristiano. Un dato storico certo è l&#8217;inserimento del suo nome nella <em>Depositio martyrum</em>, il più antico calendario della Chiesa di Roma (risalente al <a title="354" href="https://it.wikipedia.org/wiki/354"><span style="color: #000000;">354</span></a>). Tale fatto ne testimonia il culto sin dai primi secoli. Anche se non è facile ricostruire i diversi momenti del suo martirio, si è propensi a pensare a una condanna a morte avvenuta attraverso una trafittura con frecce. Nei secoli successivi, molti pittori e scultori vollero ‘rappresentare’ il martirio di questo soldato presentandolo vestito di poche vesti, di bella presenza, con tratti a volte quasi femminei. Si diffuse così, in taluni ambienti, l’opinione che Sebastiano fosse gay. E alcuni vollero indicarlo come ‘patrono’ degli omosessuali. In realtà furono lasciati nell’ombra alcuni dati storici rilevanti che qui di seguito si riassumono:<br />
- tutti i condannati a morte erano spogliati delle vesti;<br />
- i commilitoni del militare dovevano a turno scagliare delle frecce per dimostrare la propria fedeltà all’imperatore;<br />
- l’agonia del condannato veniva prolungata colpendo parti del corpo non vitali; si trattava di una tortura: la persona soffriva per il dolore e perdeva sangue, ma non moriva in tempi rapidi.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>San Lorenzo (III sec.)</i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il martirio di questo diacono (10 agosto 258) avvenne dopo l’uccisione del Papa Sisto II, mentre Daciano era il prefetto di Roma. Non vi sono dubbi sull&#8217;esistenza del santo, sul fatto e sul luogo del suo martirio e sulla data della sua sepoltura. La salma di Lorenzo venne deposta in una tomba vicino alla via Tiburtina, in un terreno di proprietà della vedova Ciriaca. Dalle fonti rimaste si deduce che esisteva a Roma una rete di assistenza. Il 19 luglio del 1943 un bombardamento aereo rovinò la basilica di San Lorenzo fuori le Mura. Un’opera di ricostruzione permise, comunque, di riedificare le parti andate distrutte. Nella catacomba di San Lorenzo (o di Ciriaca; distribuita su cinque livelli) vennero in seguito scoperti (<a title="1947" href="https://it.wikipedia.org/wiki/1947"><span style="color: #000000;">1947</span></a>-<a title="1949" href="https://it.wikipedia.org/wiki/1949"><span style="color: #000000;">1949</span></a>) i santuari di altri due martiri, Abbondio ed Erennio.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>I ritrovamenti. Il nome di Pietro nel presbiterio costantiniano</i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel 1999 è stata ritrovata un’iscrizione di cantiere recante il nome di Pietro, rinvenuta sulla pedana del presbiterio dell’antica basilica romana di San Pietro (databile tra il 319 e il 326 d.C.). La scritta tardo-latina “At Petru” (‘ad Petrum’) è un accusativo di luogo che indica la destinazione della pietra per la tomba del primo Papa.<a title="" href="#_ftn35"><span style="color: #000000;">[35]</span></a> L’eccezionalità dell’iscrizione sta nel fatto che reca il nome dell’apostolo per intero, inciso in forma chiara e completa, con lettere alte circa 5 cm, e che si pone a poco più di due metri dal trofeo di Gaio, cioè dalla tomba di Pietro.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>I ritrovamenti. Il </i><em>chrismon</em><i> nel </i><em>cryptoporticus</em><i> degli </i><em>Horti Sallustiani</em></span></h3>
<div id="attachment_6680" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/11/Immagine8.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-6680" alt="Il cryptoporticus accanto al garage dell’ambasciata USA a Roma." src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/11/Immagine8-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Il </em>cryptoporticus<em> accanto al garage dell’ambasciata USA a Roma.</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Gli <em>Horti</em> di proprietà di Gaio Sallustio Crispo (86-34 a.C.; storico e senatore), erano costituiti da una villa suburbana e da giardini. Nella vasta area di verde c’erano padiglioni, porticati, statue, fontane, templi (uno dedicato a Venere Ericina), criptoportici, terme e ninfei. Nel 20 d.C l’intera zona fu acquisita dal demanio imperiale. Negli anni di Adriano (117-138), gli <em>Horti </em>vennero arricchiti e ampliati. Aureliano (270-275) vi costruì un ippodromo. Le criticità ebbero inizio con il ‘sacco di Roma’ (410). Da quel momento iniziò una fase di decadenza.<a title="" href="#_ftn36"><span style="color: #000000;">[36]</span></a> La parte più conosciuta degli <em>Horti Sallustiani</em> si trova presso piazza Sallustio (14 metri al di sotto del piano stradale). Consiste in un edificio (visitabile) che risale al periodo adrianeo, formato da un&#8217;aula circolare di 11 metri di diametro e 13 di altezza, sulle cui pareti si aprono due serie di nicchie.<a title="" href="#_ftn37"><span style="color: #000000;">[37]</span></a> Quasi certamente, il grande padiglione era una <em>coenatio </em>estiva. A seconda del numero degli ospiti si poteva utilizzare o meno una sala posteriore. La datazione di questo ambiente (desunta dai bolli laterizi) è posteriore al 126 d.C. Arretrato rispetto all&#8217;ingresso del corpo centrale del complesso, in direzione nord, un edificio a più piani è stato identificato come un&#8217;<em>insula</em> di tipo signorile. Sono visibili tre locali, alcuni dei quali con mosaici a tessere bianche e nere e resti di affreschi, oltre ad una latrina.<br />
Altre evidenze appartenenti ad edifici facenti parte degli <em>Horti </em>sono: un’imponente cisterna (epoca adrianea) realizzata su due piani<a title="" href="#_ftn38"><span style="color: #000000;">[38]</span></a>, e un <em>cryptoporticus </em>affrescato (nel garage dell&#8217;ambasciata americana sul lato prospiciente via Friuli). Infine, lungo via Lucullo, è visibile un muro a nicchie.<br />
Il <em>cryptoporticus</em>, in particolare, corridoio di collegamento tra edifici, fu rinvenuto nel 1949 durante i lavori di costruzione di un garage nella zona compresa tra via Lucullo e via Friuli. Quarant’anni dopo, l’archeologa Silvia Festuccia, sviluppò delle indagini per verificare il reale sviluppo planimetrico del sito. In seguito venne attuato un progetto di ricerca su iniziativa dell’ambasciata USA e dell’Istituto svedese di studi classici a Roma. Nell’ambiente in esame, la ricercatrice Anna Blennow, dell’università di Göteborgs, ha studiato una serie di graffiti. Tale fatto è importante per due motivi: per l’individuazione di simboli cristiani, e per il fatto che tali reperti si fanno risalire alla fine del III secolo d.C.<a title="" href="#_ftn39"><span style="color: #000000;">[39]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Il </i><em>chrismon.</em> Alcune ipotesi</span></h3>
<div id="attachment_6681" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/11/Immagine9.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-6681" alt="Il chrismon ritrovato nel cryptoporticus nella zona compresa tra via Lucullo e via Friuli, a Roma." src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/11/Immagine9-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Il </em>chrismon<em> ritrovato nel </em>cryptoporticus<em> nella zona compresa tra via Lucullo e via Friuli, a Roma.</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nell’indagine eseguita dalla Blennow è stato possibile evidenziare più graffiti. Risalgono probabilmente a fasi temporali diverse. Con riferimento a quella più antica (III secolo), la ricercatrice ha osservato pure un <em>chrismon </em>ed altri cristogrammi. Il monogramma di Cristo - o Chi Rho - è una combinazione di lettere dell&#8217;<a title="Alfabeto greco" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Alfabeto_greco"><span style="color: #000000;">alfabeto greco</span></a>, che formano un’abbreviazione del nome di <a title="Cristo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cristo"><span style="color: #000000;">Cristo</span></a>.<br />
L’uso di lasciare graffiti sui muri con il segno del <em>chrismon </em>risale al periodo pre-costantiniano. Di probabile origine nella parte orientale dell’impero romano (ove era diffuso il greco), il <i>chrismon </i>venne utilizzato in contesti di uso privato, con inizio dal III secolo. Lo si trova anche in sarcofagi. La sua diffusione pubblica avvenne durante gli anni di Costantino (imperatore dal 306 al 337). Da questo momento in poi lo si individua nelle chiese e basiliche cristiane, nelle monete, e sulle stesse lucerne utilizzate in ambienti domestici o di lavoro. In tale contesto, il fatto di trovare anche altri graffiti con il <em>chrismon </em>nel <em>cryptoporticus </em>succitato, pone allo storico un quesito: quale significato attribuire a questi cristogrammi? Si tratta di un semplice segno devozionale, apposto in modo augurale? È un simbolo di natura protettiva legato a un’invocazione? O è piuttosto un messaggio criptato attraverso il quale i cristiani del tempo segnalavano la loro presenza ai correligionari? Chi scrive è dell’avviso che può trattarsi sia di un’invocazione, sia di un messaggio in codice. Da escludere comunque la tesi di un graffito apposto per passatempo. Al riguardo, occorre sottolineare il fatto che il III e l’inizio del IV secolo d.C. furono segnati da persecuzioni anti-cristiane. Per tale motivo è spontaneo pensare a un pensiero di supplica rivolto a Cristo Salvatore, e all’esigenza di raggiungere in qualche modo i propri correligionari in pericolo. Occorreva, infatti, proteggere chi poteva essere già stato individuato dalla pubblica autorità (o chi correva il rischio di poter essere localizzato). D’altra parte, l’essenzialità del messaggio (<em>Chi Ro</em>) e la stessa posizione del graffito nell’ambiente del <i>cryptoporticus</i> (poco individuabile a una prima occhiata) sembra confermare tale tesi.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>I </i><em>chrismon</em><i> e la comunità cristiana del tempo</i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L’individuazione dei <i>chrismon </i>nell’area del <em>cryptoporticus </em>(<i>cit.</i>)<i> </i>acquista un ulteriore significato se si colloca tale ‘messaggio’ nell’ambito della più vasta mappa territoriale ove erano presenti nuclei di cristiani, e se si tiene conto della stessa zona degli <em>Horti </em>(<i>cit</i>.). 1) Nel periodo considerato (III sec.), la comunità cristiana si era certamente sviluppata secondo linee diversificate (lo attestano le stesse persecuzioni). In fase iniziale, un nucleo non debole di cristiani si distribuì nella zona di Trastevere, <em>Trans Tiberim</em> (qui vi insiste pure una ‘memoria’ riconducibile all’apostolo Paolo). Tale gruppo, forse dopo il 64-67 d.C. (persecuzioni di Nerone), si riorganizzò utilizzando ambienti diversi da quelli della comunità ebraica. Ciò ebbe il fine di acquisire un’autonomia sul piano religioso e organizzativo. In tal senso, la presenza cristiana si orientò probabilmente verso l’attuale area di Santa Maria in Trastevere, mentre altri seguaci di Cristo vissero (con possibile residenza) nell’area del Palatino (cf il graffito di Alessameno; <i>cit</i>.), dell’Aventino, dell’Esquilino, nei terreni vicini alle attuali via Cassia e via Salaria, e in altri punti dell’Urbe. Tutto questo attesta un disegno insediativo che in modo graduale arrivò a utilizzare i più diversi ambienti della capitale dell’impero romano. In definitiva, quindi, il <em>chrismon </em>del <em>cryptoporticus</em> <i>cit</i>. è anche segno di una presenza diffusa di cristiani in più realtà urbane. 2) Unitamente a ciò, il fatto di trovare dei <em>chrismon </em>in un <em>cryptoporticus </em>(<i>cit</i>.) di proprietà dei pubblici poteri, attesta che almeno alcuni cristiani erano presenti in ambienti socialmente elevati. Probabilmente si trattava di servitori o di militari, ma non è da escludere un’adesione di autorità politiche alla nuova <em>religio</em>.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>I ritrovamenti. La </i><em>crux</em><i> tra i graffiti del Colosseo</i></span></h3>
<div id="attachment_6682" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/11/Immagine10.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-6682" alt="L'intonaco della galleria di servizio del terzo livello del Colosseo.  La piccola croce è a sinistra. " src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/11/Immagine10-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>L&#8217;intonaco della galleria di servizio del terzo livello del Colosseo.</em><br /><em>La piccola croce è a sinistra.</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mentre nel 2012 si scoprivano a Roma &#8211; poco distante da piazzale del Verano &#8211; delle gallerie catacombali posizionate lungo la via Tiburtina (con individuazione di un <em>chrismon</em>), proseguivano nel frattempo i lavori di ripulitura del Colosseo grazie a una sponsorizzazione privata. Quando fu inaugurato dall’imperatore Tito nell’80 d.C., l’anfiteatro Flavio si presentava al suo esterno di colore bianco (i marmi ricoprivano la facciata). All’interno, l’edificio era dipinto con vari colori. In tale contesto, archeologi e restauratori hanno scoperto (2013) alcuni metri quadrati di decorazioni policrome rimaste intatte. Ciò è avvenuto su una galleria intermedia al terzo livello, a trenta metri d’altezza dal livello stradale.<a title="" href="#_ftn40"><span style="color: #000000;">[40]</span></a> Dopo la sorpresa iniziale, legata al fatto che la galleria fungeva da passaggio secondario, e dove c’erano anche degli urinatoi, gli studiosi hanno individuato strati di iscrizioni finora nascosti dalla sporcizia accumulata e dalla calcificazione. Le scritte in rosso, sbiadite dall&#8217;antichità, si confondono tra i graffiti in nero, lasciati dai visitatori dell&#8217;anfiteatro in tempi moderni. In tale contesto, in un punto dell’intonaco, è stata individuata una <i>crux</i>. Al riguardo, occorre sottolineare che in più ambienti del Colosseo sono già state individuate delle croci.<a title="" href="#_ftn41"><span style="color: #000000;">[41]</span></a> Questi segni, però, hanno una datazione tarda. Il reperto ritrovato, al contrario, sembrerebbe collocarsi in epoca antica. Se così fosse, potrebbe attestare un gesto cristiano di <i>pietas</i> (affidamento a Dio dei morenti nell’arena). Tale ipotesi trova supporto anche da un dato storico. Se, da una parte, l’anfiteatro Flavio non fu edificato per le persecuzioni anti-cristiane, dall’altra, non si può escludere la presenza di cristiani tra i condannati a morte. Si pensi infatti alla vicenda del vescovo Ignazio di Antiochia. Questo martire fu condannato <em>ad bestias</em>. Morì nell’anno 107 d.C. in occasione delle feste organizzate per la vittoriosa campagna militare dell’imperatore Traiano contro i Traci. Prima di raggiungere l’Urbe, scrisse ai cristiani di Roma invitandoli a non intervenire per sottrarlo al martirio.<a title="" href="#_ftn42"><span style="color: #000000;">[42]</span></a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></p>
<div><strong><em><span style="color: #808080;">Note</span></em></strong></div>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref1"><span style="color: #000000;">[1]</span></a> In epoca romana, l’attuale zona del Vaticano, si presentava come un’area sub-urbana ove erano presenti boschi, terreni incolti e ville di notevoli proporzioni. Essa faceva parte della XIV regione augustea, il <em>Transtiberim</em>, situata sulla riva destra del Tevere fuori le mura aureliane. Il <i>Transtiberim </i>includeva il Vaticano (a nord), il Gianicolo (al centro), Trastevere e l’isola Tiberina (a sud). Arrivava fino alla foce del Tevere.<br />
<a title="" href="#_ftnref2"><span style="color: #000000;">[2]</span></a> Oggi conservati nel museo nazionale romano della Crypta Balbi.<br />
<a title="" href="#_ftnref3"><span style="color: #000000;">[3]</span></a> Termine ideato nel periodo medievale.<br />
<a title="" href="#_ftnref4"><span style="color: #000000;">[4]</span></a> Finché esistette un regno giudaico con cui Roma era legata da rapporti di amicizia ed alleanza, gli Ebrei godettero generalmente dello status di stranieri appartenenti ad una cittadinanza riconosciuta, <em>peregrini alicuius civitatis</em>. Non mancavano gli Ebrei con la cittadinanza romana (<em>cives romani</em>) o perché servi liberati (manomessi) da cittadini romani o per concessione speciale dei governatori, talvolta in seguito a servizio militare; vi erano infine gli ebrei nella posizione di schiavi dei romani (servi).<br />
<a title="" href="#_ftnref5"><span style="color: #000000;">[5]</span></a> È stato possibile ricostruire gli antichi giardini romani studiando i resti delle radici delle piante e le <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pittura_romana_di_giardino"><span style="color: #000000;">pitture dei giardini</span></a> (in dimore signorili esistevano raffigurazioni di giardini).<br />
<a title="" href="#_ftnref6"><span style="color: #000000;">[6]</span></a> P. Zander, <em>La Necropoli di San Pietro, </em>Fabbrica di San Pietro &#8211; Editore De Rosa, Città del Vaticano &#8211; Roma 2015.<br />
<a title="" href="#_ftnref7"><span style="color: #000000;">[7]</span></a> Regnò per meno di quattro anni (dal <a title="37" href="https://it.wikipedia.org/wiki/37"><span style="color: #000000;">37</span></a> al <a title="41" href="https://it.wikipedia.org/wiki/41"><span style="color: #000000;">41</span></a>, anno della sua morte).<br />
<a title="" href="#_ftnref8"><span style="color: #000000;">[8]</span></a> Agrippina <i>maior</i>, per distinguerla dalla figlia Agrippina <i>minor</i> (madre di Nerone).<br />
<a title="" href="#_ftnref9"><span style="color: #000000;">[9]</span></a> Nell’antica Roma erano frequenti gli incendi per il diffuso utilizzo di materie combustibili (es. legna).<br />
<a title="" href="#_ftnref10"><span style="color: #000000;">[10]</span></a> Ciò sarebbe avvenuto con la costruzione della Domus Aurea.<br />
<a title="" href="#_ftnref11"><span style="color: #000000;">[11]</span></a> Negli anni del suo potere, Nerone dovette affrontare la rivolta di Gaio Calpurnio Pisone (65 d.C.). Inoltre,  morì suicida (6 giugno 68 d.C.) a causa di una ribellione dei pretoriani che elessero nuovo imperatore Servio Sulpicio Galba.<br />
<a title="" href="#_ftnref12"><span style="color: #000000;">[12]</span></a> Tiberio Claudio Cesare Augusto Germanico fu imperatore dal 41 al 54 d.C.<br />
<a title="" href="#_ftnref13"><span style="color: #000000;">[13]</span></a> Esisteva in particolare una simbologia <a title="Astrologia" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Astrologia"><span style="color: #000000;">astrologica</span></a>. L’arena rappresentava la terra, e il fossato che circondava la pista, il mare. L’obelisco (<i>spina</i>) simboleggiava il sole alla sommità del cielo. I sette giri di pista della corsa dei carri riproducevano l&#8217;orbita dei sette pianeti e il susseguirsi dei sette giorni della settimana. Le dodici porte delle rimesse dei carri che si affacciavano sul circo figuravano i luoghi dello <a title="Zodiaco" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Zodiaco"><span style="color: #000000;">zodiaco</span></a>.<br />
<a title="" href="#_ftnref14"><span style="color: #000000;">[14]</span></a> Sia Marziale (in <em>Epigrammi Liber X</em> 25) che Giovenale (in <em>Satire </em>VIII, 235) fanno riferimento al tormento della cosiddetta “tunica molesta”. Si trattava di un indumento impregnato di sostanze infiammabili, avvolto intorno al corpo del condannato.<br />
<a title="" href="#_ftnref15"><span style="color: #000000;">[15]</span></a> Cf anche: http://www.vatican.va/jubilee_2000/magazine/documents/ju_mag_01031997_p-68_it.html.<br />
<a title="" href="#_ftnref16"><span style="color: #000000;">[16]</span></a> Ventidue edifici sepolcrali.<br />
<a title="" href="#_ftnref17"><span style="color: #000000;">[17]</span></a> M. Guarducci, <em>I graffiti sotto la Confessione di San Pietro in Vaticano</em>, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1958.<br />
<a title="" href="#_ftnref18"><span style="color: #000000;">[18]</span></a> Gaio aveva indicato dei ‘trofei’. Quello di san Pietro era una piccola edicola appoggiata a un muro intonacato e dipinto in rosso (il cosiddetto “muro rosso”). Si trattava di una mensa sorretta da due colonnine di marmo con una nicchia in corrispondenza dello spazio tra le due colonnine. Sul pavimento, al di sotto di un chiusino, c’era una tomba nella nuda terra. L’edicola, databile al II secolo, venne identificata dagli scavatori con il “trofeo di Gaio”, noto da un passo di Eusebio di Cesarea che riporta le affermazioni del presbitero Gaio (anni del pontificato di Papa Zefirino, tra il 198 e il 217).<br />
<a title="" href="#_ftnref19"><span style="color: #000000;">[19]</span></a> M. Guarducci, <em>Cristo e S. Pietro in un documento precostantiniano della necropoli Vaticana</em>, 1953, p. 18.<br />
<a title="" href="#_ftnref20"><span style="color: #000000;">[20]</span></a> Una situazione che si è ripresentata anche durante le indagini riguardanti la tomba dell’apostolo Paolo.<br />
<a title="" href="#_ftnref21"><span style="color: #000000;">[21]</span></a> È da ricordare che i romani, quando volevano affrettare la morte di un condannato, gli tagliavano i piedi. Il crocifisso, non avendo più un sostegno dal basso, moriva dissanguato e per asfissia.<br />
<a title="" href="#_ftnref22"><span style="color: #000000;">[22]</span></a> Le indagini effettuate non hanno infatti individuato nelle catacombe un luogo che attesti una conservazione delle reliquie dei due apostoli dopo le persecuzioni anti-cristiane.<br />
<a title="" href="#_ftnref23"><span style="color: #000000;">[23]</span></a> <i>Epigrammata damasiana</i>, 21.<br />
<a title="" href="#_ftnref24"><span style="color: #000000;">[24]</span></a> Rustico (100-170) fu prefetto di Roma dal 163 al 167. Esponente dello stoicismo. Maestro di Marco Aurelio (imperatore dal 161 al 180).<br />
<a title="" href="#_ftnref25"><span style="color: #000000;">[25]</span></a> <em>Atti e Passioni dei martiri</em>, introduzione di A.A.R. Bastiaensen, testo critico e commento a cura di studiosi vari, Fondazione Lorenzo Valla, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 2014 (7 ed.). Cf pp. 52-57. E il commento agli ‘<em>Acta Iustini</em>’ a cura di A. Hilhorst, pp. 391-396.<br />
<a title="" href="#_ftnref26"><span style="color: #000000;">[26]</span></a> Risposta fornita in modo da sviare le indagini dei persecutori.<br />
<a title="" href="#_ftnref27"><span style="color: #000000;">[27]</span></a> Un dato importante per gli storici.<br />
<a title="" href="#_ftnref28"><span style="color: #000000;">[28]</span></a> Il luogo non è stato identificato dagli storici.<br />
<a title="" href="#_ftnref29"><span style="color: #000000;">[29]</span></a> Regione storica dell’Anatolia.<br />
<a title="" href="#_ftnref30"><span style="color: #000000;">[30]</span></a> Regione storica dell’Anatolia centrale.<br />
<a title="" href="#_ftnref31"><span style="color: #000000;">[31]</span></a> Esplosione del mondo: cioè la fine dei tempi.<br />
<a title="" href="#_ftnref32"><span style="color: #000000;">[32]</span></a> Gli storici non sono riusciti a identificare questo luogo.<br />
<a title="" href="#_ftnref33"><span style="color: #000000;">[33]</span></a> Sepolta all’inizio nelle catacombe di San Callisto. Nell’821 le sue spoglie vennero traslate nella basilica a lei dedicata. Durante i lavori di ristrutturazione effettuati nel <a title="1599" href="https://it.wikipedia.org/wiki/1599"><span style="color: #000000;">1599</span></a> dal card. <a title="Paolo Emilio Sfondrati" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Emilio_Sfondrati"><span style="color: #000000;">Paolo Emilio Sfondrati</span></a>, (nipote di <a title="Papa Gregorio XIV" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Gregorio_XIV"><span style="color: #000000;">Papa Gregorio XIV</span></a>), fu aperto il sepolcro di marmo e nella ulteriore cassa di cipresso che esso racchiudeva si ritrovò il corpo quasi integro della santa, vestito di bianco e con il segno delle ferite sul collo.<br />
<a title="" href="#_ftnref34"><span style="color: #000000;">[34]</span></a> Le catacombe, alle quali si accede da un ingresso situato presso il nartece, si sviluppano su tre livelli in quattro regioni, delle quali l’unica pre-costantiniana è la <em>regio I</em>. Quest’ultimo settore è databile alla seconda metà del III secolo, vi è stata localizzata la tomba di Agnese.<br />
<a title="" href="#_ftnref35"><span style="color: #000000;">[35]</span></a> P. Filacchione &#8211; C. Papi, <em>Archeologia cristiana</em>, LAS, Roma 2015, p. 63.<br />
<a title="" href="#_ftnref36"><span style="color: #000000;">[36]</span></a> In questo complesso furono rinvenute opere marmoree come il Trono Ludovisi, l’acrolito Ludovisi, l’<a href="http://www.romasotterranea.it/obelisco-sallustiano-a-trinit--dei-monti.html"><span style="color: #000000;">obelisco Sallustiano</span></a>, i due gruppi del ‘Galata morente’ e del ‘Galata suicida’, frammenti di una colossale statua di Apollo e fregi a girali d’acanto con sfingi.<br />
<a title="" href="#_ftnref37"><span style="color: #000000;">[37]</span></a> La volta è “a spicchi&#8221; . Simmetrici, ai lati dell’aula, vi sono due vestiboli rettangolari: fungevano da ninfei e sulle pareti scorreva acqua. Dalla sala circolare si accede ad una sala rettangolare con una nicchia nella parete di fondo. L&#8217;ambiente ha una copertura formata da due volte a botte sovrapposte e poteva essere isolato dall&#8217;aula centrale con delle tende.<br />
<a title="" href="#_ftnref38"><span style="color: #000000;">[38]</span></a> Si trova all’interno del Collegio Germanico.<br />
<a title="" href="#_ftnref39"><span style="color: #000000;">[39]</span></a> <em>Unexpected voices. The graffiti in the cryptoporticus of the horti sallustiani, and papers from a conference on graffiti at the Swedish Institute in Rome</em>, 7 march 2003, edited by Olof Brandt, <em>Acta Instituti Romani Regni Sueciae</em> , Series in 4°, LIX, Stockholm 2008.<br />
<a title="" href="#_ftnref40"><span style="color: #000000;">[40]</span></a> La zona dovrebbe essere riaperta al pubblico in tempi non lunghi.<br />
<a title="" href="#_ftnref41"><span style="color: #000000;">[41]</span></a> Su questo punto cf: R. Rea, <em>Graffiti e targhe proprietarie</em>, in AA.VV., ‘<em>Rota Colisei. La valle del Colosseo attraverso i secoli</em>’, a cura di R. Rea, Electa, Milano 2002, pp.231-239.<br />
<a title="" href="#_ftnref42"><span style="color: #000000;">[42]</span></a> <em>Lettere di Ignazio di Antiochia. Lettere e martirio di Policarpo di Smirne,</em> Città Nuova, Roma 2009.</span></p>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.storiain.net/storia/le-persecuzioni-dei-cristiani-a-roma-i-risultati-delle-indagini-archeologiche/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;ORIGINE DELLA VIA CRUCIS AL COLOSSEO</title>
		<link>https://www.storiain.net/storia/la-via-crucis-al-colosseo/</link>
		<comments>https://www.storiain.net/storia/la-via-crucis-al-colosseo/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2016 07:16:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Benedetto XIV]]></category>
		<category><![CDATA[Colosseo]]></category>
		<category><![CDATA[Cristianesimo]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Via Crucis]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.storiain.net/storia/?p=4692</guid>
		<description><![CDATA[di Stefano Pierfederici - Risale al 1750 la prima celebrazione nell’anfiteatro Flavio del percorso di Cristo che si avvia alla crocifissione sul Golgota. Un’iniziativa voluta da Benedetto XV per restituire al monumento, divenuto ricovero di banditi e malfattori, la sua memoria di luogo di martirio dei cristiani nella Roma imperiale. &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di Stefano Pierfederici -</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Risale al 1750 la prima celebrazione nell’anfiteatro Flavio del percorso di Cristo che si avvia alla crocifissione sul Golgota. Un’iniziativa voluta da Benedetto XV per restituire al monumento, divenuto ricovero di banditi e malfattori, la sua memoria di luogo di martirio dei cristiani nella Roma imperiale.</strong></em></p>
<div id="attachment_4700" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2016/03/S_Leonardo.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-4700" alt="San Leonardo" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2016/03/S_Leonardo-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>San Leonardo</em></p></div>
<p style="text-align: justify;">San Leonardo di Porto Maurizio a conclusione dell&#8217;anno santo 1750, quasi a sigillo di tutto il suo impegno, inaugurò ufficialmente la Via Crucis al Colosseo.<br />
Era stato papa Benedetto XIV a volere questa iniziativa cogliendo l&#8217;occasione del giubileo per diffondere nella città di Roma questa devozione, la cui importanza si stava diffondendo proprio in quegli anni nella religiosità popolare, soprattutto grazie a frate Leonardo. Erano ormai diversi anni che il padre francescano andava erigendo in ogni paese dove arrivava le stazioni della Via Crucis, sembra addirittura 572, e sua era stata l&#8217;importante innovazione di commentare e spiegare ogni stazione, affinché anche tale rito venisse a giovamento spirituale dei fedeli [1].<br />
L&#8217;idea di far svolgere la Via Crucis nel Colosseo è presente in frate Leonardo già nel dicembre 1749, quando il santo predicatore rivolse un&#8217;istanza ufficiale alla magistratura romana del Campidoglio allo scopo di ottenere il relativo permesso. Recita il documento: «Ill.mi, ecc.mi signori. Fra Leonardo da Porto Maurizio della Riforma di San Francesco nel Ritiro di San Bonaventura, U. Mo. O.re, delle E.E. L.L. con ogni devoto rispetto le rappresenta aveva esposto a N. S. porre in esercizio la S.ma divozione della Via Crucis anche nel Colosseo, il che fu sommamente applaudito dalla S.a S.a, e solamente le insinuò farne convenienza con l&#8217;Ec.mo Magistrato Romano, onde l&#8217;O.re, per adempiere la Mente di S.a Beatitudine, divotamente si dà l&#8217;honore rappresentarlo alle E.E. V.V. a ciò voglino anche loro benignamente compiacersi condiscendere all&#8217; adempimento di sì devotissima rimembranza della Pretiosissima Passione di N.S.G». [2]<br />
Il permesso fu concesso il 13 dicembre 1749 e dopo pochi mesi si diede inizio ai lavori per costruire all&#8217;interno del Colosseo le quattordici stazioni della Via Crucis.</p>
<div id="attachment_4699" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2016/03/Benoit_XIV.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-4699" alt="Benedetto XIV" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2016/03/Benoit_XIV-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Benedetto XIV</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non era la prima volta che l&#8217;anfiteatro Flavio</strong> veniva fatto oggetto di interventi ristrutturativi. L&#8217;edificio era stato sempre luogo di venerazione perché si riteneva che al suo interno vi fossero stati martirizzati i seguaci cristiani al tempo della Roma imperiale. Già dal Medioevo vi era stata eretta una cappella, quella della Pietà; in seguito vi si erano tenute delle sacre rappresentazioni finché papa Clemente X non lo aveva consacrato alla memoria della Passione. Lo stesso pontefice nel 1675, visto che era diventato covo di banditi e malfattori, aveva provveduto a far murare tutti gli archi esterni e a limitare lo spazio interno, che sarebbe servito solo per tenervi gli uffici della Via Crucis [3]; in seguito il carmelitano Angelo Paoli, più appropriatamente, aveva ottenuto dal papa il permesso di sostituire i muri con delle cancellate, ma dopo il terremoto del 1703, che lo aveva danneggiato seriamente, era stato nuovamente lasciato in stato d&#8217;abbandono fino al 1714.<br />
In quell&#8217; anno si ricominciò un parziale e sommario restauro dell&#8217;edificio, specialmente all&#8217; interno. I molti passaggi fra gli archi furono chiusi e ne rimasero solo due per accedere all&#8217;arena. Dopo qualche anno all’interno di uno degli archi maggiori fu dipinta un&#8217;immagine della città di Gerusalemme e nei quattordici archi più piccoli si dipinsero i corrispondenti misteri della Via Crucis; in questo modo il Colosseo riprese ad essere frequentato dai fedeli che vi recitavano le preghiere di quel rito sacro [4]. Tale felice condizione non durò a lungo, le cappelline cominciarono a sgretolarsi, il luogo ridivenne asilo per delinquenti di ogni specie e insieme deposito di stabbio e carretti, finché nel 1743 il titolare della chiesa del Colosseo venne aggredito e lasciato in fin di vita sotto gli archi.<br />
Sopravvissuto, costui ricevette la visita di Benedetto XIV che, appreso lo stato pessimo in cui versava l&#8217;anfiteatro, decise di restaurarlo a sue spese e di chiuderlo completamente, lasciando solo qualche cancello per accedervi; emanò quindi un editto in cui si comminavano sanzioni corporali per chi si fosse fermato nei pressi o all&#8217; interno dell&#8217;edificio, sia di giorno che di notte [5].</p>
<div id="attachment_4698" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2016/03/Coliseo_medieval.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-4698" alt="Il Colosseo in una illustrazione medievale" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2016/03/Coliseo_medieval-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Il Colosseo in una illustrazione medievale</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel 1746 nacque in alcuni fedeli l&#8217;idea</strong> di costituire una confraternita che avesse la sede in una chiesa fatta erigere fra gli archi del Colosseo e che restaurasse le stazioni della Via Crucis, per essere di aiuto a chi praticava questo ufficio, perché «ogn&#8217;uno ben riconosce a qual segno si accrescerebbe la divozione verso questo Santuario, non solamente ne gli abbitanti di Roma, ma eziando ne&#8217; pellegrini, che da tutto il Mondo Cattolico, nel vicino Anno Santo 1750, concorreranno alla visita de&#8217; Limini de&#8217; SS. Apostoli Pietro, e Paolo, e delle Basiliche»[6].<br />
Arriviamo così al 1750, anno nel quale appunto, dopo la richiesta di padre Leonardo, il papa stesso contribuì alle spese dei lavori e delle pitture; oltre al pontefice parteciparono al finanziamento dell&#8217; opera cardinali e prelati, principesse e principi [7] nonché frate Leonardo stesso, con il denaro raccolto allo scopo con le elemosine [8]. In mezzo all&#8217;arena venne eretta una semplice croce e intorno si restaurarono le antiche cappelline che Benedetto XIV affidò in custodia a quei fedeli di cui aveva approvato la costituzione in &#8220;Confraternita degli Amanti di Gesù e Maria&#8221;.<br />
Costoro si impegnarono a celebrare ogni venerdì e domenica, due ore prima dell&#8217; Ave Maria, la devozione della via Crucis; così il 26 dicembre padre Leonardo potè annunciare ai fedeli dal pulpito di S. Andrea della Valle che l&#8217; indomani si sarebbe tenuta al Colosseo una solenne Via Crucis, dopo la benedizione del pontefice alle quattordici stazioni [9].<br />
Il giorno fissato il frate predicatore si avviò a piedi scalzi all&#8217;anfiteatro, seguito dal popolo che cantava le litanie; in quel luogo che «era pieno per la platea e d&#8217; ogni intorno per le mura» [10] fu piantata la croce, consacrando quella devozione che entrò così a far parte della tradizione religiosa popolare [11]. Con questa celebrazione si concluse anche l&#8217;attività del francescano a Roma e fu per lui grande consolazione sapere «che quel Colosseo, che era divenuto un luogo malfamato, fosse divenuto un santuario, essendo la Via Crucis più frequentata di Roma» [12].</p>
<div id="attachment_4702" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2016/03/Colosseo-Diliff.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-4702" alt="Il Colosseo - Diliff" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2016/03/Colosseo-Diliff-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Il Colosseo &#8211; </em>Diliff</p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Vogliamo lasciare la descrizione</strong> della conclusione dell&#8217;anno santo alle testimonianze di due dei protagonisti del giubileo, Benedetto XIV e la confraternita di Trinità de&#8217; Pellegrini; ci pare di scorgere nelle loro parole la consapevolezza del grande impegno profuso, insieme ad una affiorante stanchezza, mitigata dalla bontà della loro peculiare vocazione.<br />
Scrive il papa al De Tencin: «Nella prossima passata vigilia di Natale facemmo la funzione di chiudere la Porta Santa di S. Pietro. La giornata fu bella, ed è indicibile il concorso, che vi fù di nobiltà forastiera, ed il concorso fu più che ordinario dell&#8217;altre persone. Ritornammo la sera stessa della vigilia di Natale a Monte Cavallo, e nella mattina del Natale cantammo pontificalmente la Messa nella Cappella dello stesso palazzo, e per complemento dell&#8217;Anno Santo dammo dalla loggia la Benedizione al popolo, che non contento d&#8217;aver occupata la piazza, si vide anche esteso sino a S. Silvestro, e per tutta la strada della Dataria. Nel tempo in cui chiudemmo la Porta Santa in S. Pietro, furono chiuse dai cardinali Legati le Porte Sante delle altre basiliche, né mancò il card. Carafa di portarsi con molta proprietà alla basilica di S. Paolo chiudendo quella Porta Santa in luogo del card. Ruffo Decano incommodato» [13].<br />
All&#8217;ospizio di Trinità, dopo la chiusura delle porte sante e diminuito sensibilmente l&#8217;afflusso di pellegrini, la confraternita riebbe un po’ di respiro e il 28 del mese, ricorrenza dei SS. Innocenti, «&#8230;si chiusero le nostre solenni Fonzioni con il dovuto rendimento di grazie. Alle ore 22 si espose il SS.mo all&#8217;altare maggiore con decente illuminazione, e facendosi orazione dalli nostri sacerdoti a vicenda, sulle 23 e mezza venne l&#8217;E.mo Protettore, e l&#8217;E.mo Sig. Card. Guadagni Vicario, il quale vestito Pontificalmente, e servito dalli nostri sacerdoti di casa, e da dei nostri F.lli tutti con torce si portò in mezzo all&#8217;altare maggiore, ed intonò il <em>Te Deum</em>, fu fatto con sparo di mortaletti à spese di diversi F.lli, e poi cantatosi il <em>Tantum Ergo</em> si diede la Benedizione, e fu una fonzione veramente magnifica, e divota che rendeva tenerezza, e componzione. Li sud.ti due E.mi assisterono con altri Prelati, e Nobiltà alla Lavanda, e Tavola e quindi partiti si concesse alli F.lli un santo sfogo di cantare il <em>Te Deum</em>, di nuovo in più parti dell&#8217; Ospizio, e fu cantato ne&#8217; Refettori, nel Quartiere delle Donne, ed all&#8217;Imbandimento con nuovo sparo di mortaletti, e suono di campane, poi si condussero li Pellegrini à letto, e per la strada in vece delle litanie, come al solito, fù cantato il <em>Te Deum</em>» [14].</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><span style="color: #808080;">Note</span></em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">[1] Cfr. Liberato di Stolfi, <em>S. Leonardo e la sua predicazione</em>, in “Studi Francescani”, a. XIV (1952).<br />
[2] Arch. Cap.,”Decreti di Congregazione e Magistrati”,del 29.12.1750, Cred. VII. T.40; anche G. Brigante Colonna, <em>Il Santo Ligure che impiantò la Via Crucis nel Colosseo</em>,in “Urbe”, VIII (1943), 11-12.<br />
[3] Cfr. Pastor L. Von, <em>Storia dei Papi</em>, vol. XVI, Roma 1967, p. 127; G. Brigante Colonna, loc. cit.<br />
[4] BNVE. Sez. Manosc., G. Marangoni, “Delle Memorie Sacre e Profane dell&#8217;Anfiteatro Flavio di Roma volgarmente detto il Colosseo”, Roma, 1746.<br />
[5] BNVE. Sez. Manosc., Marangoni, <em>op. cit.</em>, p. 69; Pastor, op. cit., p. 128.<br />
[6] BNVE. Sez. Manosc. Marangoni, <em>op. cit</em>. p.71.<br />
[7] Bibl. Cas., D. O. n 5109 del 18-4-1750.<br />
[8] Bibl. Cas., D. O. n 5220, del 2-1-1751.<br />
[9] Bibl. Cas., D. O. n 5217 del 26-12-1750.<br />
[10] Liberato di Stolfi,<em> op. cit</em>., p. 94.<br />
[11] La Via Crucis si tenne fino al 1874, quando per decreto dell&#8217;on. Scialoia furono rimosse le quattordici stazioni, la croce, il pulpito e la cappelletta dedicata alla Pietà: cfr. G. Brigante Colonna, <em>op. cit</em>.; ma dal 1919 si riprese di nuovo a svolgere la celebrazione della Via Crucis al Colosseo, consuetudine che è giunta fino ai giorni nostri.<br />
[12] L. di Stolfi, loc. cit.<br />
[13] Morelli E. (a cura di), <em>Le lettere di BenedettoXIV al Card. De Tencin dai testi originali</em>, lettera del 30-12-1750, vol. I-III, Roma 1955-1984.<br />
[14] ASR, OTPM, p. 356. 8</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.storiain.net/storia/la-via-crucis-al-colosseo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
