<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Storia in Network &#187; Catacombe &#124; Storia in Network</title>
	<atom:link href="https://www.storiain.net/storia/tag/catacombe/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.storiain.net/storia</link>
	<description>Magazine di divulgazione storica</description>
	<lastBuildDate>Thu, 08 Oct 2026 06:03:51 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.5.1</generator>
		<item>
		<title>UN MESSAGGIO IN CODICE?</title>
		<link>https://www.storiain.net/storia/un-messaggio-in-codice/</link>
		<comments>https://www.storiain.net/storia/un-messaggio-in-codice/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 02 Apr 2018 08:07:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Catacombe]]></category>
		<category><![CDATA[Chrismon]]></category>
		<category><![CDATA[Cristianesimo]]></category>
		<category><![CDATA[Cristo]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.storiain.net/storia/?p=7320</guid>
		<description><![CDATA[di Pier Luigi Guiducci - Gli esiti di una nuova ricerca sul monogramma di Cristo ritrovato nell’area dell’ambasciata statunitense a Roma     Quando gli apostoli Pietro e Paolo riuscirono, seguendo itinerari diversi, a raggiungere la capitale dell’impero romano, quest’ultima già accoglieva un nucleo non debole di cristiani. La stessa &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><span style="color: #000000;"><b>di </b><i>Pier Luigi Guiducci -</i></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b><br />
</b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><span style="color: #000000;">Gli esiti di una nuova ricerca sul monogramma di Cristo ritrovato nell’area dell’ambasciata statunitense a Roma </span></strong></em></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Quando gli apostoli Pietro e Paolo riuscirono, seguendo itinerari diversi, a raggiungere la capitale dell’impero romano, quest’ultima già accoglieva un nucleo non debole di cristiani. La stessa <i>Lettera </i>di san Paolo<a title="" href="#_ftn1"><span style="color: #000000;">[1]</span></a> e quella del vescovo di Antiochia, Ignazio<a title="" href="#_ftn2"><span style="color: #000000;">[2]</span></a>, attestano una presenza di fedeli capace di costituire un interlocutore serio, non generico. Sul piano organizzativo i cristiani si riunivano in piccoli gruppi in quelle case che, per dimensioni, potevano accogliere un certo numero di persone per la celebrazione liturgica. In questa fase degli inizi si verificò un primo dramma con le decisioni neroniane (64-67 d.C.) alle quali seguirono, in un modo discontinuo, ulteriori momenti dolorosi. Tra i seguaci di Cristo, pur nelle ore di prova, non venne meno un collegamento. Ciò si realizzò soprattutto in ambito privato. In tale contesto, nelle ore più drammatiche, furono scelti dei modi per comunicare messaggi senza correre il rischio di essere arrestati e condannati. Al riguardo, vennero utilizzati soprattutto dei simboli.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b><i>La Roma dei primi secoli dopo Cristo</i></b></span></h3>
<div id="attachment_7328" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2018/03/Immagine1.png"><img class="size-thumbnail wp-image-7328" alt="Roma in età imperiale" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2018/03/Immagine1-150x150.png" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Roma in età imperiale</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel momento in cui i primi cristiani raggiunsero Roma, l’Urbe si presentava con un volto diverso rispetto al periodo successivo all&#8217;incendio del 64 d.C. Molti monumenti (divenuti in seguito famosi) non erano stati ancora realizzati. L’Anfiteatro Flavio (il Colosseo) verrà costruito nel tardo I secolo (anni di Vespasiano).<strong> </strong>Il Pantheon (nella forma attuale) fu edificato nel II secolo (durante l’impero di Adriano). Esistevano comunque varie strutture significative. Oltre ai templi, alle basiliche civili, ai portici e all&#8217;antico foro con l&#8217;aula del Senato, la capitale era caratterizzata dalla presenza di teatri e di circhi (metà I secolo). La passione della popolazione per i diversi spettacoli traeva origine dall&#8217;èra della Repubblica, e il più grande dei circhi, denominato appunto <i>circus maximus</i>, funzionava già nel IV secolo a.C. Tra la fine della Repubblica (31 a.C.) e il regno del primo imperatore, Ottaviano Augusto (27 a.C.-14 d.C.), vennero realizzate nuove strutture di intrattenimento pubblico nella vasta pianura a nord dell&#8217;area urbana antica: il cosiddetto <em>Campus Martius </em>o Campo di Marte.<a title="" href="#_ftn3"><span style="color: #000000;">[3]<br />
</span></a></span></p>
<div id="attachment_7329" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2018/03/Immagine2.png"><img class="size-thumbnail wp-image-7329" alt="Roma in età imperiale" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2018/03/Immagine2-150x150.png" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Roma in età imperiale</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Questi teatri, unitamente ad altri nuovi monumenti nel Campo di Marte (l&#8217;Altare della Pace, l&#8217;Orologio solare e il Mausoleo di Augusto) costituivano in pratica un nuovo quartiere a impronta monumentale, con un accentuato impiego di marmi e di statue. I teatri romani si presentavano di vaste dimensioni. Il più antico, quello di Pompeo<a title="" href="#_ftn4"><span style="color: #000000;">[4]</span></a>, inaugurato nel 55 a.C., aveva una cavea di circa 150 metri di diametro e una scena di 90. Il Teatro di Balbo<a title="" href="#_ftn5"><span style="color: #000000;">[5]</span></a>, inaugurato nel 13 a.C., aveva un diametro di 90 metri; il Teatro di Marcello, a nord del Colle Capitolino, inaugurato nel 13 o forse nell’11 a.C., era alto 33 metri, con un diametro della cavea di 130 metri, e una capienza di quindicimila spettatori.<br />
Più grandi ancora erano le strutture adibite alle corse dei cavalli, alle gare con bighe. Il<em> Circus</em> <em>Flaminius</em>, demolito nel periodo di Augusto, misurava 400 metri per 260. Il Circo Massimo misurava in lunghezza 600 metri, ed era largo 200. In confronto, il Circo di Caligola e Nerone, posto sull’altra riva del Tevere<a title="" href="#_ftn6"><span style="color: #000000;">[6]</span></a>, rimaneva un edificio modesto (323 metri per 74). Queste strutture di notevoli dimensioni, che attestavano il primato (e il potere) imperiale<a title="" href="#_ftn7"><span style="color: #000000;">[7]</span></a>, e la sua capacità di far convergere un elevato numero di persone verso un unico punto centrale (l’Urbe), dovevano essere note alla primitiva Chiesa di Roma.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b><i>La Chiesa di Roma. I messaggi in codice</i></b></span></h3>
<div id="attachment_7330" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2018/03/Immagine3.png"><img class="size-thumbnail wp-image-7330" alt="Pesce e pane eucaristico. Particolare di pittura su parete. Complesso di San Callisto.  Cripta di Lucina. Roma, inizio III secolo " src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2018/03/Immagine3-150x150.png" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Pesce e pane eucaristico. Pittura su parete. Complesso di San Callisto.</em><br /><em>Cripta di Lucina. Roma, inizio III secolo</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mentre la capitale dell’impero romano assumeva un aspetto maestoso per l’iniziativa di più imperatori, i primi gruppi di cristiani presenti a Roma, durante i periodi di persecuzione<a title="" href="#_ftn8"><span style="color: #000000;">[8]</span></a>, furono spinti a ideare dei messaggi ‘in codice’ anche per non cadere vittima di possibili delatori. Tra i sistemi attuati si trova l’uso della parola: ‘pesce’. Le lettere che la formano in greco, quando scritte in maiuscolo (ΙΧΘΥΣ), costituiscono un acronimo con le iniziali dell’espressione ‘Iēsous Christos Theou Yios Sōtēr’, che significa ‘Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore’ (in greco antico Ἰησοῦς Χριστός, Θεοῦ ͑Υιός, Σωτήρ). In tal modo era possibile per un cristiano capire se in un dato ambiente erano presenti altri correligionari, o distinguere tra una tomba pagana e un loculo cristiano. Alcuni autori sono propensi a individuare nel simbolo del pesce un riferimento all’episodio evangelico della moltiplicazione dei pani e dei pesci (<i>Mt</i> 4,19. <i>Lc</i> 5, 1-10).<a title="" href="#_ftn9"><span style="color: #000000;">[9]</span></a> Probabilmente il pesce ricordava anche l’acqua del battesimo. Non è da dimenticare in questo caso una frase di Tertulliano: “noi, piccoli pesci, che prendiamo il nome dal nostro Ichthys, nasciamo (alla fede) nell’acqua e solo rimanendo in essa siamo salvati”.<a title="" href="#_ftn10"><span style="color: #000000;">[10]</span></a><br />
Oltre all’uso della parola ‘pesce’, i cristiani dei primi secoli individuarono altri modi per favorire una trasmissione di messaggi. Inserivano, ad esempio, il disegno della croce in un contesto più articolato, esempio l’àncora cruciforme.<br />
Unitamente a ciò, i fedeli disegnavano anche altri simboli dai diversi significati: ‘il buon Pastore’ (Cristo guida con amore la Chiesa), l’orante (l’orientamento cristocentrico, l’affidamento a Gesù), l’albero (la vita che cresce e fruttifica in Cristo), la colomba (la pace raggiunta in Cristo), la palma (la vittoria, il martirio, il Paradiso), la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto greco, cioè Alfa e Omega (Cristo è il principio e la fine di tutto), l’àncora (la Chiesa è salda in Cristo; simbolo anche della speranza), la fenice (simbolo della risurrezione), l’agnello (Gesù immolato), il pavone (simbolo di risurrezione e di vita eterna), la barca (la Chiesa).<a title="" href="#_ftn11"><span style="color: #000000;">[11]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b><i>Il Chrismon</i></b></span></h3>
<div id="attachment_7337" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2018/03/Immagine5.png"><img class="size-thumbnail wp-image-7337" alt="Lastra con àncora, pesce e monogramma di Cristo (III secolo). Catacombe di San Sebastiano (Roma) " src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2018/03/Immagine5-150x150.png" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Lastra con àncora, pesce e monogramma di Cristo (III secolo). Catacombe di San Sebastiano (Roma)</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Tra i diversi simboli fu ideato, intorno al III secolo d.C., anche un monogramma<a title="" href="#_ftn12"><span style="color: #000000;">[12]</span></a> particolare. Semplice ma significativo. Attraverso una combinazione di lettere dell’alfabeto greco che formano le iniziali del nome ‘Cristo’<a title="" href="#_ftn13"><span style="color: #000000;">[13]</span></a>, venne disegnato un cristogramma. In pratica si incideva prima la lettera ‘X’ (‘Chi’). Poi, vi si sovrapponeva la lettera ‘P’ (Rho). In tal modo si sottolineava la centralità di Gesù Cristo, Figlio di Dio, senza attirare particolari attenzioni. Si trattava quindi di un atto di fede, di affidamento. Favoriva, inoltre, dei momenti di preghiera e di invocazione al Signore Gesù. Il <i>Chrismon</i> poteva essere inciso (o disegnato) in modo isolato, oppure era posto vicino ad altri simboli cristiani o a delle scritte.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b><i>L’uso del Chrismon</i></b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le molte ricerche nelle catacombe e in altri luoghi anche non cristiani, effettuate dagli studiosi del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana<a title="" href="#_ftn14"><span style="color: #000000;">[14]</span></a> e da altre Istituzioni, hanno consentito nel tempo di individuare più <i>Chrismon</i>., di fotografarli e di studiarli. Per taluni archeologi essi conservano un significato meramente apotropaico (dal greco αποτρέπειν [apotrépein]: ‘allontanare’). Servono, cioè, a respingere le avversità, le forze maligne.<a title="" href="#_ftn15"><span style="color: #000000;">[15]</span></a> Finiscono in tal modo per diventare dei ‘portafortuna’. Tale interpretazione, legata probabilmente allo studio di amuleti in uso presso diverse popolazioni, ha utilità di una rimodulazione alla luce di più evidenze.<i><br />
</i></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;"><i>Atto di fede</i></span></strong><br />
<span style="color: #000000;">Il <i>Chrismon</i> ha costantemente espresso nel tempo un atto di fede. È il suo primo significato. Non si incide infatti il nome di ‘Cristo’ se non si crede in Lui. Se non si pone fiducia, speranza, nel Signore Risorto. In tal senso, il <i>Chrismon</i> rimane segno di Vita, perché riconduce alla Persona dell’unico Salvatore. Ad esempio, nel portico della basilica di Santa Maria in Trastevere, si trova questa epigrafe cristiana: MAXIMINUS IN<b> </b><b> </b><b>.</b><br />
L’iscrizione è concisa, ma proprio per questo risulta importante. L’autore non fornisce i dati biografici del defunto. Vuole solo esprimere la sua ferma e semplice fede in Cristo, la cui Risurrezione è garanzia di vita eterna per il cristiano.<br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;"><i>L’unità della Chiesa in Cristo</i></span></strong><br />
<span style="color: #000000;">Il <i>Chrismon </i>costituisce anche un simbolo di unità ecclesiale, di fraternità. Ad esempio, nella catacomba di Sant’Ippolito (Roma) fu individuata un’immagine degli apostoli Pietro e Paolo. Tra i due testimoni del Signore Gesù è inserito un <i>Chrismon</i>. Il messaggio risulta chiaro: Pietro e Paolo hanno operato nella Chiesa uniti da una medesima fede in Gesù.<a title="" href="#_ftn16"><span style="color: #000000;">[16]</span></a><br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;"><i>Elemento di identificazione</i></span></strong><br />
<span style="color: #000000;">In più casi il simbolo del <i>Chrismon</i> venne utilizzato per aiutare a localizzare sepolture cristiane. Diversi fedeli, infatti, furono inumati in luoghi ove si trovavano pure tombe di pagani. Era quindi utile, in ambienti scarsamente illuminati, conoscere la posizione di un loculo che conteneva la salma di un cristiano.<br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;"><i>L’insegnamento catechetico</i></span></strong><br />
<span style="color: #000000;">Il segno del <i>Chrismon </i>venne pure<i> </i>utilizzato per motivi catechetici. Ad esempio, nel porticato della basilica di San Marco Evangelista al Campidoglio (Roma) è conservato il graffito di una brocca per l’acqua posto accanto a un <i>Chrismon </i>(IV secolo). L’autore ha voluto collegarsi al Vangelo di Giovanni (episodio della samaritana; <i>Gv</i> 4, 1-26). Ne deriva un insegnamento: solo Cristo può donare l’acqua viva.<br />
Un altro messaggio catechetico si trova quando al simbolo originale del Chrismon furono aggiunte ai lati “<b>α</b>” e “<b>ω</b>”: alfa ed omega (prima ed ultima lettera dell&#8217;alfabeto greco). Quest’ultime servivano a ricordare che la Persona di Cristo costituisce l’inizio e il termine di tutte le cose (<i>Apocalisse</i>, 22,13). Ogni aspetto della Creazione proviene da Lui e a Lui è orientato. Per il cristiano tale insegnamento era (ed è) chiaro: proveniamo da Dio e a Lui ritorniamo (vita eterna).<i><br />
</i></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;"><i>Affermazione politico-religiosa</i></span></strong></p>
<div id="attachment_7338" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2018/03/Immagine6.png"><img class="size-thumbnail wp-image-7338" alt="Gli apostoli Pietro e Paolo. Catacombe di Sant’Ippolito (Roma). IV secolo. Parte di lapide  che ricorda  il ragazzo Asello " src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2018/03/Immagine6-150x150.png" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Gli apostoli Pietro e Paolo. Catacombe di Sant’Ippolito (Roma). IV secolo.</em><em></em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il segno del <i>Chrismon</i> fu infine utilizzato in un contesto politico-religioso. Con l’avvento del periodo costantiniano<a title="" href="#_ftn17"><span style="color: #000000;">[17]</span></a> questo cristogramma venne utilizzato in termini di gloria, di trionfo, di vittoria.<a title="" href="#_ftn18"><span style="color: #000000;">[18]</span></a> Eusebio di Cesarea, in un contesto di ‘visione’<a title="" href="#_ftn19"><span style="color: #000000;">[19]</span></a>, lo descrive come un qualcosa che attesta la protezione divina verso Costantino.<a title="" href="#_ftn20"><span style="color: #000000;">[20]</span></a> Anche Lattanzio, in una vicenda legata a un ‘sogno’, si muove sulla stessa linea.<a title="" href="#_ftn21"><span style="color: #000000;">[21]</span></a> Ecco quello che annota Eusebio: “In un’alta asta ricoperta d’oro s’innestava un braccio trasversale in modo da formare una croce; in cima a tutto era fissata una corona intessuta di pietre preziose ed oro; su questa corona due segni, indicanti il nome di Cristo, mostravano, per mezzo delle prime lettere (con il rho che si incrociava giusto nel mezzo), il simbolo della formula salvifica: l’imperatore prese poi l’abitudine di portare anche in seguito questo monogramma inciso sul suo elmo”.<a title="" href="#_ftn22"><span style="color: #000000;">[22]</span></a><br />
Scrive Lattanzio: “[44] Iam mota inter eos fuerant arma civilia. Et quamvis se Maxentius Romae contineret, quod responsum acceperat periturum esse, si extra portas urbis exisset, tamen bellum per idoneos duces gerebatur.<br />
Plus virium Maxentio erat, quod et patris sui exercitum receperat a Severo et suum proprium de Mauris atque Gaetulis nuper extraxerat.<br />
Dimicatum, et Maxentiani milites praevalebant, donec postea confirmato animo Constantinus et ad utrumque paratus copias omnes ad urbem propius admovit et a regione pontis Mulvii consedit.<br />
Imminebat dies quo Maxentius imperium ceperat, qui est a.d. sextum Kalendas Novembres, et quinquennalia terminabantur.<br />
Commonitus est in quiete Constantinus, ut caeleste signum Dei notaret in scutis atque ita proelium committeret. Facit ut iussus est et transversa X littera, summo capite circumflexo, Christum in scutis notat. Quo signo armatus exercitus capit ferrum. Procedit hostis obviam sine imperatore pontemque transgreditur, acies pari fronte concurrunt, summa vi utrimque pugnatur: Neque his fuga nota neque illis”.<a title="" href="#_ftn23"><span style="color: #000000;">[23]</span></a><br />
Con la vittoria di Costantino sui diversi avversari, il <i>Chrismon</i> conferma sempre più un significato religioso (Dio è dalla parte dell’imperatore) e politico (Costantino è il vero monarca a cui spetta il dominio dell’impero).<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b><i>Il ritrovamento del cryptoporticus degli Horti Sallustiani </i></b><a title="" href="#_ftn24"><span style="color: #000000;">[24]</span></a></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel contesto fin qui delineato si colloca un fatto archeologico. Nel 1949-1950, durante i lavori di costruzione di un’officina-garage nella zona compresa tra via Lucullo e via Friuli, vennero riscoperti i resti di un <i>cryptoporticus</i> (risalente alla seconda metà del I secolo d.C.).<a title="" href="#_ftn25"><span style="color: #000000;">[25]</span></a> Fu un evento non marginale. Questo corridoio ‘nascosto’ (<i>crypto</i>) faceva parte, in epoca antica, di una vasta proprietà indicata con il nome di <i>Horti Sallustiani</i>.<a title="" href="#_ftn26"><span style="color: #000000;">[26]</span></a> La zona era appartenuta allo storico, politico e senatore Gaio Sallustio Crispo (86 a.C.-35 a.C.)<a title="" href="#_ftn27"><span style="color: #000000;">[27]</span></a>. Passò in seguito nelle proprietà demaniali. È noto dalla <i>Storia Romana</i> di Dione Cassio (155ca-235ca)<a title="" href="#_ftn28"><span style="color: #000000;">[28]</span></a> che gli imperatori Vespasiano e Nerva<a title="" href="#_ftn29"><span style="color: #000000;">[29]</span></a> abitarono negli edifici che erano posizionati negli <i>Horti</i>, preferendoli a quelli del Palatino. Aureliano fece poi costruire un portico lungo mille passi (detto perciò ‘<em>miliarense</em>’) ove era solito fare la sua passeggiata a cavallo.<a title="" href="#_ftn30"><span style="color: #000000;">[30]</span></a> Nell’area degli <i>Horti</i> erano posizionate molte opere. Si ricordano al riguardo:<br />
- l’obelisco Sallustiano: alcuni pensano che si trovava nella spina del circo di Aureliano. Era copia (fatta a Roma) di un obelisco egizio; <a title="" href="#_ftn31"><span style="color: #000000;">[31]</span></a> il basamento di granito dell’obelisco si trova oggi nei giardinetti dell’Aracoeli;<br />
- il trono Ludovisi: si discute se le immagini che vi sono scolpite rappresentano la ‘nascita di Venere’ o il ritorno di Persefone dagli inferi;<a title="" href="#_ftn32"><span style="color: #000000;">[32]</span></a><br />
- l’acrolito<a title="" href="#_ftn33"><span style="color: #000000;">[33]</span></a> Ludovisi: si tratta di una grande testa femminile;<a title="" href="#_ftn34"><span style="color: #000000;">[34]</span></a><br />
- la statua del ‘Galata morente’: rinvenuta nel 1663<a title="" href="#_ftn35"><span style="color: #000000;">[35]</span></a>; copia marmorea di epoca romana di una scultura bronzea attribuita a Epigono;<br />
- la statua del ‘Galata suicida’: copia marmorea di epoca romana di una scultura bronzea attribuita a Epigono;<a title="" href="#_ftn36"><span style="color: #000000;">[36]</span></a><br />
-<i> </i>sculture originali greche: provengono da antichi templi (di notevole qualità);<br />
- fregi a girali di acanto con sfingi: si possono datare alla prima età augustea;<a title="" href="#_ftn37"><span style="color: #000000;">[37]</span></a><br />
- il frammento di una colossale statua di Apollo: commemorazione della vittoria di Augusto ad Azio su Cleopatra e Antonio e sull’Egitto;<br />
- il ‘trofeo militare’: trovato sotto via Boncompagni (durante lavori di manutenzione);<a title="" href="#_ftn38"><span style="color: #000000;">[38]</span></a><br />
- l’acroterio<a title="" href="#_ftn39"><span style="color: #000000;">[39]</span></a> della ‘Vittoria alata’: risalente al 460 a.C.;<br />
- herma<a title="" href="#_ftn40"><span style="color: #000000;">[40]</span></a> di Ercole barbato: di età augustea, ritrovato nel 1890;<a title="" href="#_ftn41"><span style="color: #000000;">[41]</span></a><br />
- statua acefala<a title="" href="#_ftn42"><span style="color: #000000;">[42]</span></a> e mutila dell’Amazzone inginocchiata: dal frontone del tempio di Apollo Daphnephóros a Eretria (fine VI secolo a.C.);<br />
- gruppo marmoreo di ‘Oreste ed Elettra’: opera dello scultore greco Menelaos (con tracce del colore originale).<br />
Il comprensorio subì degli accentuati danneggiamenti durante l’invasione dei Visigoti di Alarico (410). In seguito, l’estesa proprietà fu segnata da una serie di progressivi mutamenti fino ad arrivare alle ultime vicende che hanno riguardato (in ordine cronologico): la Famiglia Boncompagni-Ludovisi, la Casa Savoia, e l’Amministrazione USA (ambasciata presso lo Stato italiano).<br />
Attualmente la parte più conosciuta degli <i>Horti Sallustiani</i> si trova presso piazza Sallustio, 14 metri al di sotto del piano stradale. Nell’area in questione sono state individuate anche due fosse. Vi erano posizionate anfore impilate l’una sull’altra a formare colonne di oltre sette metri. Tale struttura serviva a favorire il drenaggio del terreno. Costituiva, con buona probabilità, una parte del complesso sistema idraulico di irrigazione dei giardini. Nel periodo luglio-ottobre 2006, nell’ambito dei lavori di riqualificazione ambientale di via Veneto, <em>nel</em> tratto compreso tra largo Fellini e via Boncompagni, sono stati individuati resti<b> </b>di strutture antiche pertinenti ad un&#8217;area marginale <em>degli</em> <em>Horti Sallustiani</em><em>.</em><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b><i>I ritrovamenti archeologici</i></b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nell’attuale periodo, grazie ai ritrovamenti avvenuti nel tempo nell’area degli antichi <i>Horti Sallustiani</i>, è possibile comprendere in qualche modo come doveva presentarsi l’originario assetto del territorio: 1 cisterna; 2 portico; 3 conserva d’acqua; 4 fistula<a title="" href="#_ftn43"><span style="color: #000000;">[43]</span></a> e statua di Minerva (a Copenaghen?); 5 portico decorato con Vittorie; 6 tempio della Fortuna; 7 Niobidi (Copenaghen); 8 edificio e sculture decorative (Sileno al Museo Nazionale Romano, Fauni, piede di tavolo a forma di sfinge); 9 portico e transenne; 10 portico; 11 Niobide (Museo Nazionale Romano); 12 ninfeo; Artemide e Ifigenia (Copenaghen); <i>Nike</i> (Museo dei Conservatori); ara con stagioni, affreschi ecc.; 13 palazzo residenziale; 14 mura serviane e costruzioni addossate; 15 <i>Peplophoros</i><a title="" href="#_ftn44"><span style="color: #000000;">[44]</span></a><i> </i>(Boston); 16-17 sostruzioni; 18 criptoportico; 19 base dell’obelisco; 20 erma di Ercole (Museo dei Conservatori); 21 sostruzioni; 22 trofeo militare; 23-24 sostruzioni; 25 rilievi, Apollo e statua di amazzone; 26 canalizzazione a cielo aperto foderata di marmi; 27 localizzazione ipotetica del tempio di <i>Venere Erycina</i><a title="" href="#_ftn45"><span style="color: #000000;">[45]</span></a>; 28 complesso di statue egizie (Musei Vaticani); 29 ‘guerriero ferito’. Candelabro (Boston); 30 serie di ambienti di età tardo-antica; 31 trono (Boston); 32 <i>platea</i> contenuta da muri di sostruzione (tempio di Venere Erycina?); 33 trono Ludovisi; barbaro in pavonazzetto (Copenaghen); 34 strada e porticato identificato come <i>porticus miliariensis</i>; 35 casa di età adrianea distrutta per l’erezione dell’obelisco e di una piscina ottagonale antistante; 36 terme di età tardo antica; 37 vaso con fauni e baccanti, satiro con Dioniso bambino; 38 padiglione ad emiciclo.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b><i>Gli Horti Sallustiani nelle fonti cristiane</i></b><a title="" href="#_ftn46"><span style="color: #000000;"> [46]</span></a></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2018/03/Immagine7.png"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-7344" alt="immagine7" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2018/03/Immagine7-150x150.png" width="150" height="150" /></a>L’area (in generale) e gli edifici (in particolare) posizionati negli <i>Horti Sallustiani</i> non si trovano menzionati solo nella letteratura classica. Anche in alcune fonti cristiane si possono trovare delle indicazioni sulle quali gli storici hanno realizzato degli approfondimenti. In particolare gli <i>Horti</i> in questione si trovano menzionati nelle ‘Vite’ di alcuni santi. Si tratta di: Crescenzio, Susanna, Lorenzo e Ippolito.<br />
- Crescenzio: un tribunale ‘<i>Sallustii</i>’<a title="" href="#_ftn47"><span style="color: #000000;">[47]</span></a> è citato negli ‘<i>Acta Sancti Crescenti</i>’, in collegamento con il processo che venne celebrato negli anni dell’imperatore Diocleziano contro san Crescenzio. Di questo adolescente rimane un’iscrizione trovata sulla sua tomba nel cimitero di Santa Ciriaca in Roma: ‘<i>Crescentius qui vixit an XI. Mater cum metu posuit</i>’ (‘Crescenzio che visse undici anni. La madre con trepidazione pose’).<br />
- Susanna: nella <i>Passio </i>di questa santa Susanna (redatta in forma definitiva nel VI secolo) si fa riferimento a un ‘<i>forum Sallustii</i>’<a title="" href="#_ftn48"><span style="color: #000000;">[48]</span></a> e a una ‘<i>platea ante</i> <i>palatium Sallustii’</i><a title="" href="#_ftn49"><span style="color: #000000;">[49]</span></a>, all’interno della tenuta imperiale.<br />
- Lorenzo e Ippolito: un ‘<i>palatium Sallustii</i>’<a title="" href="#_ftn50"><span style="color: #000000;">[50]</span></a> è ricordato negli ‘<i>Acta Martyrum</i>’ di questi due santi. La salma del diacono Lorenzo fu deposta nel cimitero di Ciriaca.<a title="" href="#_ftn51"><span style="color: #000000;">[51]</span></a> Ippolito è indicato come militare.<a title="" href="#_ftn52"><span style="color: #000000;">[52]</span></a><br />
Se, da una parte, <i>Acta</i> e <i>Passiones</i> accolgono talvolta passaggi letterari ove traspare più un fine edificante che un’informazione storica<a title="" href="#_ftn53"><span style="color: #000000;">[53]</span></a>, dall’altra, le indicazioni &#8211; al contrario &#8211; di taluni luoghi di epoca antica si sono confermate esatte<a title="" href="#_ftn54"><span style="color: #000000;">[54]</span></a>. Per questo motivo, gli storici nei loro studi procedono con cautela, analizzando dato per dato. Nella fattispecie in esame risultano taluni elementi: 1 palazzo; 2 forum; 3 platea; 4 attività giudiziaria.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b><i>I nuovi studi</i></b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dopo il 1950 non vennero proseguite ricerche nel <i>cryptoporticus </i>posizionato nell’antica area degli <i>Horti Sallustiani.</i> Trascorsero alcuni decenni. Nel 1996-1997, l&#8217;archeologa Silvia Festuccia ha potuto realizzare alcuni scavi per verificare il reale sviluppo planimetrico del sito.<a title="" href="#_ftn55"><span style="color: #000000;">[55]</span></a> Quest’ultimo, secondo Olof Brandt<a title="" href="#_ftn56"><span style="color: #000000;">[56]</span></a>, era probabilmente costituito da almeno tre corridoi ad angolo retto.<br />
Di questi, si può oggi vedere solo quello centrale sud<a title="" href="#_ftn57"><span style="color: #000000;">[57]</span></a>: misura circa 10,9 metri di lunghezza ed è largo 4,2 metri. È interrotto da moderne pareti in entrambe le estremità. Il sito, coperto da una volta, si estende in direzione nordest-sudovest. Si trova a circa 2,5 metri sotto il livello di via Friuli. Tre delle finestre originali sono ancora conservate a 2,90 metri di distanza l&#8217;una dall&#8217;altra. Il corridoio sale verso sud-ovest, dove gira a destra/nord-ovest ma finisce dopo pochi metri. A sinistra/sud-est si trova una piccola stanza.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b><i>Gli affreschi</i></b></span></h3>
<div id="attachment_7345" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2018/03/Immagine8.png"><img class="size-thumbnail wp-image-7345" alt="Resti del cryptoporticus degli Horti Sallustiani con affreschi" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2018/03/Immagine8-150x150.png" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Resti del cryptoporticus con affreschi</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L’area centrale delle pareti del <i>cryptoporticus</i> rimasto (circa 1,60 metri sopra il livello del pavimento e fino alla parte di sostegno della volta) è coperta da affreschi<a title="" href="#_ftn58"><span style="color: #000000;">[58]</span></a> (195-205 d.C.) con decorazioni a pannelli di età antonino severiana<a title="" href="#_ftn59"><span style="color: #000000;">[59]</span></a>: il giallo, il rosso, figure maschili, femminili, Pegaso ed elementi fitomorfi (tralci di edera, di vite, il bastone di Dioniso, foglie di acanto). È stato pure studiato un disegno a carboncino che raffigura un carro con Dioniso e Arianna, copia del bassorilievo di un sarcofago presente nella basilica di Santa Maria Maggiore, spostato poi probabilmente negli anni del pontificato di Sisto V a Villa Montalto.<a title="" href="#_ftn60"><span style="color: #000000;">[60]</span></a> E un cacciatore mitico (Meleagro?) o una divinità (Apollo?) in atteggiamento di riposo sulla volta di uno dei due ambienti individuati in fondo alla galleria. Le pitture murali trovate negli ambienti vicini al corridoio centrale <i>cit</i>. appartengono al I e al III secolo d.C.. La loro conservazione è parziale per le sfavorevoli condizioni climatiche e per i crolli avvenuti nel corso dei secoli. La parte di sostegno del muro nella galleria centrale era originariamente decorata con lastre di marmo.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b><i>I graffiti del cryptoporticus</i></b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Gli interventi di ripulitura e restauro del <i>cryptoporticus</i> <i>cit</i>. hanno pure consentito una migliore osservazione di una serie di graffiti che appartengono a due periodi principali: quello tardo antico, e quello tardo medievale-rinascimentale. Questi documenti vennero già osservati con attenzione da più studiosi: Domenico Faccenna<a title="" href="#_ftn61"><span style="color: #000000;">[61]</span></a>, Michelangelo Cagiano de Azevedo<a title="" href="#_ftn62"><span style="color: #000000;">[62]</span></a> e Carlo Cecchelli<a title="" href="#_ftn63"><span style="color: #000000;">[63]</span></a>. Negli anni ’90 (XX sec.) furono effettuati ulteriori scavi, restauri e ricerche nel <i>cryptoporticus</i>. Nel 2001 è stato definito un progetto di ricerca caratterizzato da una collaborazione tra l&#8217;ambasciata USA e l&#8217;Istituto svedese di studi classici a Roma. Dei graffiti si è occupata la studiosa svedese Anna Holst Blennow, dell&#8217;università di <a href="https://www.google.it/search?q=G%C3%B6teborg&amp;stick=H4sIAAAAAAAAAOPgE-LQz9U3MDbLsVDiBLOqyvKMtFSzk63084vSE_MyqxJLMvPzUDhWafmleSmpRQBd-PdRPgAAAA&amp;sa=X&amp;ved=0ahUKEwi2x4bOz_jYAhUQ36QKHZIfAHIQmxMIpwEoATAY"><span style="color: #000000;">Göteborg</span></a>.<a title="" href="#_ftn64"><span style="color: #000000;">[64]</span></a> I risultati del lavoro, iniziato nel 2002, sono stati divulgati nel 2008 attraverso il volume <i>Unexpected voices</i><a title="" href="#_ftn65"><span style="color: #000000;">[65]</span></a>, a cura di Olof Brand (<i>cit</i>.). Quest’ultimo ha evidenziato anche un fatto: quando furono eseguiti i graffiti <i>cit</i>. esistevano già i dipinti murali (<i>cit</i>.), e il livello del corridoio era stato sollevato. L’archeologo sottolinea inoltre che, con le conoscenze acquisite, sarà possibile con nuovi scavi ritrovare i resti di un’altra parete nord-sud del corridoio, forse con altri dipinti e graffiti, circa 2,4 metri dietro il muro moderno che chiude il corridoio a ovest.<a title="" href="#_ftn66"><span style="color: #000000;">[66]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b><i>I graffiti cristiani</i></b></span></h3>
<div id="attachment_7346" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2018/03/Immagine9.png"><img class="size-thumbnail wp-image-7346" alt="Un graffito. Croce monogrammatica. Cryptoporticus degli antichi Horti Sallustiani" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2018/03/Immagine9-150x150.png" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Un graffito. Croce monogrammatica. Cryptoporticus degli antichi Horti Sallustiani</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Durante le ricerche effettuate nel <i>cryptoporticus</i> gli esperti hanno studiato, tra i diversi graffiti, anche quelli che, per le loro caratteristiche, si possono ricondurre al simbolismo cristiano e a quello ebraico. Mentre non è stato difficile individuare il disegno di una <i>Menorah </i>(lampada ad olio a sette bracci), più articolata si è rivelata l’osservazione dei graffiti cristiani. Quest’ultimi si presentano infatti in modi diversi e ciò esige un’osservazione attenta. Al riguardo chi scrive, tenendo conto dei contributi di più autori (Faccenna, Cagiano de Azevedo, Cecchelli, Blennow <i>et al</i>.), ha tentato di comprendere il motivo che spinse alcuni cristiani a disegnare dei simboli attestanti un credo preciso.<br />
La prima impressione è stata quella di aver davanti dei graffiti che sono opera di persone con un basso livello di alfabetizzazione. L’incisione, infatti, non segue delle regole precise ma segue tratti abbastanza abbozzati. Si potrebbe forse ipotizzare l’iniziativa di un soggetto che intende esprimere un qualcosa in cui crede ma che &#8211; in fase esecutiva &#8211; non ripete tipologie riscontrabili ad esempio in area catacombale. Evidentemente, questa sottolineatura deve comunque tener conto di talune realtà contingenti: lo stato deteriorato delle pareti del <i>cryptoporticus</i>, e la perdita di diversi graffiti (o una loro possibile presenza in ambienti ancora non esplorati).<br />
La seconda impressione è stata quella di individuare comunque un messaggio che si vuole trasmettere in modo discreto. Senza attirare troppe attenzioni. E senza innestare dinamiche che potrebbero sfociare in polemiche e in contrapposizioni dagli esiti incerti. Tutto ciò farebbe pensare, quindi, a una comunicazione tra correligionari, secondo un codice di loro conoscenza.<br />
La terza impressione è che i graffiti, pur semplici e poco invasivi, attestino comunque un orientamento-chiave. In un periodo storico nel quale ‘l’aquila’ romana riassumeva un significato religioso (la potenza di Giove), politico (la supremazia dell’impero e della sua massima autorità) e culturale (la civiltà romana), qualche umile cristiano riconosceva &#8211; attraverso il disegno di un <i>Chrismon</i> &#8211; il primato di Dio.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b><i>Lo studio di un Chrismon</i></b></span></h3>
<div id="attachment_7348" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2018/03/Immagine01.png"><img class="size-thumbnail wp-image-7348" alt="catalogato A.6. Cryptoporticus degli antichi Horti Sallustiani. " src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2018/03/Immagine01-150x150.png" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>catalogato A.6. Cryptoporticus degli antichi Horti Sallustiani.</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Tra i diversi graffiti cristiani assume rilevanza un ‘Chrismon’ catalogato A.6.<a title="" href="#_ftn67"><span style="color: #000000;">[67]</span></a>. Presenta delle peculiarità. Da una parte si osservano facilmente le prime due lettere dell’alfabeto greco, ma si scorgono anche altri aspetti:<br />
1) il Chrismon è collocato sotto un graffito incompleto;<br />
2) la linea diagonale che attraversa la gamba sinistra in basso della X, formando un’altra X, è probabilmente il risultato di un danno;<br />
3) il tipo di graffito non risulta disegnato in modo puntuale;<br />
4) l’occhiello del Rho non segue la tipologia costantiniana (o eusebiana);<a title="" href="#_ftn68"><span style="color: #000000;">[68]</span></a><br />
5) il Chrismon è di tipo essenziale; assenza di simboli collaterali;<br />
6) non è laureato <a title="" href="#_ftn69"><span style="color: #000000;">[69]</span></a> iscritto in una cornice quadrata;<br />
7) non è coronato con foglie di alloro;<br />
8) non è inquadrabile in contesti segnati da un messaggio di trionfo, di vittoria;<br />
9) non si trova in ambiente catacombale ma in area pubblica.<br />
Tali elementi, a cui si aggiungono le comparazioni con altri Chrismon (es. epigrafi del III sec.; catacombe di San Sebastiano; …) e lo stesso studio archeologico del <i>cryptoporticus</i> cit., farebbero pensare a una datazione tardo antica. Anche il Loconsole, nel suo studio sul simbolo della croce<a title="" href="#_ftn70"><span style="color: #000000;">[70]</span></a>, risottolinea un orientamento in direzione del III secolo. Il medesimo Autore annota inoltre che il graffito del <i>cryptoporticus</i> è molto simile a quello più noto dell’epigrafe di Verazio Nicatora<a title="" href="#_ftn71"><span style="color: #000000;">[71]</span></a> (III sec.). Evidentemente, come in ogni ricerca storica, non si possono escludere altre ipotesi. Ciò è legato anche al deterioramento della parete che non consente l’acquisizione di ulteriori dati.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b><i>Alcune considerazioni</i></b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Lo studio del Chrismon <i>cit</i>. (A.6), individuato in una parete del <i>cryptoporticus</i> degli antichi <i>Horti Sallustiani</i>, assume un rilievo non debole perché, unitamente ad altri graffiti, attesta una presenza cristiana in un ambiente diverso dalle catacombe e da luoghi di culto. In considerazione di ciò si possono annotare alcune sottolineature mirate a meglio definire un contesto storico e a riflettere sul reale messaggio che il Chrismon intendeva trasmettere.<br />
Un primo punto non marginale riguarda il piano di calpestìo. A livello cronologico esistono due livelli. Quello delle origini e quello rialzato (l’attuale). Ci si è interrogati sul motivo che può aver indotto a modificare l’assetto iniziale. Le ipotesi sono diverse. Una di queste può essere legata al fatto che uno degli ambienti collegato dal<i> cryptoporticus</i> potrebbe essere stato edificato secondo una progettazione che lo rendeva più alto rispetto al piano di calpestìo del corridoio. Da qui l’esigenza di un riadeguamento nell’impostazione dell’ambiente di passaggio per facilitare la funzione di collegamento.<br />
Un secondo aspetto riguarda un’ipotesi formulata dalla Blennow. Ella scrive che se “il graffito A7<a title="" href="#_ftn72"><span style="color: #000000;">[72]</span></a> è un nome, il Chrismon potrebbe avere sia un valore simbolico di vita in Cristo, o (più probabilmente, se una datazione più recente dovesse essere stabilita per il graffito) serve come abbreviazione per (in) Chr (isto) o qualcosa di simile”.<a title="" href="#_ftn73"><span style="color: #000000;">[73]</span></a> Una rimodulazione di tale annotazione sarebbe suggerita dal fatto che le espressioni ricordate dall’autrice sono generalmente usate in ambiente catacombale o in luoghi di culto, non in corridoi di edifici imperiali. Inoltre le dimensioni del Chrismon, e lo stesso modo di realizzare il graffito, sembrerebbero escludere collegamenti con possibili frasi precedenti. Discorso diverso sarebbe se nel corridoio o nelle vicinanze fosse stato ucciso qualche cristiano. In tal caso l’analisi richiederebbe ulteriori riscontri.<br />
Un terzo aspetto fa riferimento a una ipotesi avanzata da qualche autore: la possibilità che, nel progredire del tempo, visitatori del <i>cryptoporticus -</i> in epoca non antica <i>- </i>abbiano inciso il Chrismon oggetto di questo studio. Al riguardo, può essere orientativo un dato. Superata la fase delle persecuzioni, i cristiani non ebbero più la necessità di ricorrere a monogrammi per professare il proprio credo. Mentre da una parte proseguì per un certo tempo l’uso delle sepolture in talune catacombe, dall’altra cominciarono ad essere edificate le prime basiliche cristiane. In tali luoghi, determinati simboli cristiani non vennero annullati ma furono piuttosto ridisegnati secondo uno sviluppo pittorico che poteva manifestarsi in tutta la sua grandezza, libero ormai da condizionamenti<a title="" href="#_ftn74"><span style="color: #000000;">[74]</span></a>.<br />
All’uso del Chrismon seguì l’esaltazione del Croce.<a title="" href="#_ftn75"><span style="color: #000000;">[75]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b><i>Altri simboli cristiani? Il rapporto con gli ebrei</i></b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Esiste poi una considerazione che fa riferimento al fatto che in una parete del <i>cryptoporticus</i> più volte <i>cit.</i> sono stati trovati sia dei simboli cristiani, sia una <i>Menorah</i> ebraica (graffito catalogato A14).<a title="" href="#_ftn76"><span style="color: #000000;">[76]</span></a> Tale fatto ha indotto alcuni autori a ipotizzare quasi una situazione di contrasto<a title="" href="#_ftn77"><span style="color: #000000;">[77]</span></a>, di contrapposizione, di aperta rivalità. All’iniziativa degli uni era in pratica seguita la risposta degli altri. Tale orientamento di pensiero potrebbe, però, essere rimodulato alla luce di determinate evidenze:<br />
- il confronto sofferto tra cristiani ed ebrei non si realizzò sul piano dei simboli ma su precisi contenuti teologici;<br />
- i cristiani proclamavano (e proclamano) la venuta del Messia, gli ebrei rimanevano (e rimangono) in una posizione di attesa. Per i cristiani il Nuovo Testamento costituisce un processo di continuità con le Antiche Scritture dell’ebraismo, per gli ebrei rimane testo sacro il Pentateuco, che fa parte della raccolta nota sotto il nome di <i>Tanakh</i>, che costituisce nella tradizione ebraica la <i>Torah</i> scritta. Unitamente a ciò, assume particolare rilevanza il <a title="Talmud" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Talmud"><span style="color: #000000;"><i>Talmud</i></span></a>, a sua volta diviso in <a title="Mishnah" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mishnah"><span style="color: #000000;"><i>Mishnah</i></span></a> e <a title="Ghemara" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ghemara"><span style="color: #000000;"><i>Ghemara</i></span></a>. Tale testo è una raccolta di discussioni avvenute tra i sapienti e i maestri dentro e fuori il <a title="Sinedrio" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sinedrio"><span style="color: #000000;">Sinedrio</span></a>;<br />
- è utile poi ricordare il fatto che anche per il Cristianesimo l’Antico Testamento (con i suoi simbolismi) è Parola di Dio (nella Bibbia cattolica l’A.T. è formato da 46 Libri);<br />
- inoltre, molti simboli di derivazione ebraica si ritrovano a tutt’oggi in ambito cattolico. Ad esempio, il simbolismo della <i>Menorah</i> è condiviso dai cattolici: si pensi al significato religioso del numero sette (i giorni della Creazione, quelli della settimana…), alla fiamma che arde (fede e testimonianza)…<br />
Tenendo conto di ciò, e del fatto che nella storia della Chiesa antica ricoprirono un ruolo non marginale anche i giudeo-cristiani (rif. la Chiesa che nasce dalla sinagoga), è forse utile vedere nei simboli cristiani ed ebraici del <i>cryptoporticus</i> una situazione che attesta semplicemente un co-presenza di membri delle due grandi religioni monoteiste.</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b><i>Altri graffiti cristiani?</i></b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Esistono pure dei tentativi di interpretazione di alcuni graffiti che sembrerebbero richiamare delle evidenze cristiane. In una parete del <i>cryptoporticus</i> Cagiano de Azevedo ritenne di poter leggere la parola: ‘MARTYR’. In un altro caso, Margherita Guarducci e Cagiano de Azevedo interpretarono un graffito: ‘Adraste’, vocativo del nome ‘Adrastus’. Secondo l’opinione degli studiosi <i>cit</i>. si poteva trattare di un martire venerato nel corridoio (divenuto quindi luogo di culto).<a title="" href="#_ftn78"><span style="color: #000000;">[78]</span></a> Unitamente a ciò, si ricorda un altro fatto. In un punto della parete B, sono stati individuati dei graffiti formati da più linee verticali e orizzontali. A questo punto, la presenza in particolare di tre piccole linee verticali parallele attraversate al centro da una linea orizzontale potrebbe suggerire un’ipotesi:<b> </b>la prima linea verticale a sinistra è una lettera i, la seconda e la terza linea verticale legate da una piccola linea orizzontale è una H (in greco sarebbe una eta che traslitterata in caratteri latini risulta he. Quindi IH=<span style="text-decoration: underline;">Ie</span>sus. Nell’attuale periodo, però, gli orientamenti di Cagiano de Azevedo e della Guarducci non sembrano trovare conferme. Anche con riferimento alla terza ipotesi di lettura c’è chi tende a leggere nei graffiti probabilmente un calcolo.</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b><i>Una linea rossa?</i></b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel contesto delineato sembra emergere una specie di linea rossa che collega tra loro più siti archeologici. Nel 1857, presso un edificio del Palatino (Roma) denominato <i>Paedagogium</i>, fu individuato un graffito blasfemo. Un servo guardava a un crocifisso con la testa di asino. Sotto la figura c’era la scritta in greco: ‘<i>ΑλΕξΑΜΕΝΟς</i><i> C</i><i>ЄΒΕΤΕ</i><i> </i><i>ΘΕΟ</i><i>N</i>’ (che <a title="Traslitterazione" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Traslitterazione"><span style="color: #000000;">traslitterata</span></a> corrisponde ad <i>Alexamenos sebete theon</i>) che significa ‘Alexamenos venera [il suo] dio’. Tale documento, datato III secolo d.C. (alcuni studiosi propendono per date anteriori), ha un particolare rilievo perché dimostra il disprezzo che esisteva nell’Urbe verso i cristiani. Inoltre, attesta il fatto che anche nelle dimore imperiali erano presenti servitori di fede cristiana.<a title="" href="#_ftn79"><span style="color: #000000;">[79]</span></a> Anche nell’anfiteatro Flavio, in tempi ravvicinati, nel corridoio di servizio che immette al terzo livello, è stata studiata una croce disegnata su una linea rossa che collega due grandi lettere: una “T” e una “S”. Chi scrive ha potuto individuare un possibile collegamento interpretando le due lettere come la prima e l’ultima lettera della parola latina ‘<i>taurus</i>’ (toro). Tale espressione costituiva, in tempi antichi, un grido che echeggiava nel Colosseo quando entravano nella cavea i tori. Quest’ultimi rappresentavano per i romani l’emblema della forza, della dominanza e della morte (erano utilizzati anche contro i condannati a morte). Per tale motivo non è difficile pensare all’iniziativa di un cristiano mirata a contrapporre all’esaltazione della potenza animale il segno salvifico della Croce di Cristo Redentore.<a title="" href="#_ftn80"><span style="color: #000000;">[80]</span></a> Considerando poi una serie di elementi (periodo di impiego dei tori nell’arena; caratteri della croce; differenza tra le croci trovate nel primo livello e quella del terzo; analisi del colore; studio dei disegni di croci individuate nelle catacombe di Domitilla, Priscilla e in quella di san Sebastiano) si tende a ipotizzare una datazione di fine III secolo d.C.<br />
I due ritrovamenti inducono a pensare che si tratti, in entrambi i casi, di documenti esistenti in periodo pre-costantiniano. Dopo l’Accordo di Milano del 313, infatti, la Chiesa poté uscire allo scoperto e organizzare senza problemi la propria vita comunitaria. In tale contesto, lo studio del Chrismon individuato nel criptoportico degli antichi <i>Horti Sallustiani</i> induce a pensare a un possibile collegamento con la situazione della Chiesa di Roma precedente la libertà di culto. In tale ipotesi, quindi, la scelta del Cristogramma sarebbe stata dettata dall’impossibilità di manifestare in modo pubblico la propria fede per non rischiare reazioni ostili di varia natura. D’altra parte, non avrebbe significato &#8211; nel IV secolo (e ancor più in seguito) &#8211; continuare a utilizzare il monogramma di Cristo in un modo quasi nascosto (in un corridoio di servizio), considerando le tante manifestazioni di fede realizzate nei decenni (chiese, oratori, sculture, pitture, diaconìe, chrismon impresso su monete e anelli <i>et al</i>.).<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b><i>Quale messaggio trasmette il Chrismon del cryptoporticus?</i></b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Evidentemente, se i cristiani apponevano graffiti con precise finalità (il monogramma di Cristo aveva una propria sacralità), anche il Chrismon esaminato in questo studio (catalogato A6) doveva in qualche modo esprimere un messaggio. Su questo punto si possono valutare più ipotesi.<br />
a) <i>Portafortuna</i>: secondo tale tesi il monogramma di Cristo sarebbe stato usato come antidoto contro ciò che poteva disturbare la vita quotidiana. Diventava una sorta di amuleto in grado di proteggere dalle avversità, dai pericoli, dalle forze del male. Al riguardo, sarebbe utile rimodulare tale interpretazione alla luce dei testi scritturistici che insistono sull’importanza di adorare Dio in spirito e verità (<i>Gv</i> 4, 21-24). Inoltre, la stessa vita ecclesiale del tempo richiamava continuamente ad altri aspetti, incominciando dalla centralità della <i>fractio panis</i>.<a title="" href="#_ftn81"><span style="color: #000000;">[81]</span></a><br />
b) <i>Trionfo</i>: secondo questa tesi il Chrismon (A6) del<i> cryptoporticus</i> potrebbe costituire un’affermazione di gloria, di trionfo, di potenza. In tal senso diventerebbe una risposta anche polemica a quanti professavano altri culti. La posizione succitata potrebbe comunque essere rimodulata tenendo conto del fatto che la glorificazione pubblica del Nome di Cristo trova attuazione solo in epoca post-costantiniana. È con la nuova normativa filocristiana che sarà possibile alla Chiesa presentare anche il Chrismon in contesti di culto, mentre alcuni imperatori (incominciando da Costantino) useranno il Cristogramma in vari contesti (elmo, monete, sigilli, anelli).<br />
c) <i>Indicazione di martirio</i>: è stato anche sostenuto che nell’ambiente del <i>cryptoporticus</i> potrebbe aver trovato la morte qualche cristiano. In tal senso il Chrismon (A6) farebbe memoria di tale episodio, e avrebbe la funzione di ricordare ai fedeli le persecuzioni subìte dalla Chiesa. Al riguardo, può essere utile sottolineare il fatto che l’attuale limitata disponibilità di documenti sui martiri romani suggerisce prudenza nel sostenere questa o quella tesi. È noto inoltre il fatto che talune<i> Passiones</i> sono state scritte a distanza di tempo dall’accadimento dei fatti narrati. Inoltre, in più casi, si osserva nei testi più un fine catechetico che una ricostruzione storica. Nello stesso corridoio, poi, esistono altri graffiti che si leggono con difficoltà per il rovinìo prodotto dal tempo e dalle vicende del luogo.<br />
d) <i>Ricordo di visite</i>: secondo altre interpretazioni il Chrismon (A6) potrebbe essere un graffito lasciato da taluni visitatori che, con tale iniziativa, avrebbero lasciato un segno del proprio passaggio. Tale tesi si collega all’abitudine di più persone di tracciare sui luoghi delle iscrizioni che richiamano a un loro passaggio. È un uso che arriva fino all’attuale periodo. Inoltre, anche nel recente studio (<i>cit</i>.) di un lacerto di muro del corridoio di servizio che immette al terzo livello del Colosseo, sono state trovate annotazioni che arrivano al 1945. Si tratta, però, di firme. Di date. Di frasi. Anche di esclamazioni. Nel caso del cryptoporticus, al contrario, si è in presenza del monogramma di Cristo (un segno sacrale). Difficilmente un cristiano lo lasciava come semplice ricordo di una visita. Ciò induce a pensare ad altri significati.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b><i>Il messaggio in codice</i></b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Alla luce di più considerazioni, tenendo conto degli apporti scientifici che hanno riguardato il <i>cryptoporticus</i> più volte <i>cit</i>., e considerando la storia della Chiesa antica con particolare riferimento a Roma, ci si potrebbe orientare in direzione di un’altra ipotesi: l’affermazione di fede a sostegno di un nucleo di fedeli. Tale sottolineatura accoglie una serie di evidenze:<br />
- il Cristogramma (A6) afferma un nucleo di messaggio ma non è legato a un trionfo<b> </b>collocato in una posizione centrale, dominante, sovrastante. Per osservare il Chrismon lo studioso deve cercarlo. E lo individua in una parete caratterizzata da dipinti e da graffiti di varia natura;<br />
- il modo con il quale è stato realizzato il graffito non richiama a una tipologia di esecuzione ligia a dei canoni. Al contrario, l’esecuzione sembra essere affrettata, mirata più a lasciare un messaggio per pochi che a proclamare un’affermazione per molti;<br />
- la scelta di lasciare un Chrismon in un corridoio di servizio fa pensare a una volontà orientata a mantenere un segno-chiave e non scritte marginali.<br />
Tali dati sembrano suggerire quindi una realtà che non ha ancora affrontato il periodo post costantiniano. Chi lascia il graffito del Chrismon:<br />
- è certamente un cristiano;<br />
- molto probabilmente al servizio della famiglia imperiale;<br />
- di debole livello di alfabetizzazione;<br />
- vuole trasmettere un messaggio ai suoi correligionari;<br />
- sceglie un monogramma per utilizzare poco spazio;<br />
- il messaggio quindi è in codice (capace di essere interpretato da pochi);<br />
- la sua è contemporaneamente una segnalazione di identità e di presenza;<br />
- l’affermazione di identità lo colloca come seguace di Gesù Cristo;<br />
- la sottolineatura di presenza (in un ambiente pagano, con sostenitori di altri culti e fedi) serve ad avvisare altri possibili cristiani.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b> </b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b> </b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b> </b></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<div style="text-align: justify;"><strong><em><span style="color: #808080;">Note</span></em></strong></div>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref1"><span style="color: #000000;">[1]</span></a> Nella <i>Lettera ai Romani</i> Paolo saluta Febe (al servizio della Chiesa di Cencre); Prisca e Aquila (e la comunità che si riunisce nella loro casa); Epèneto; Maria; Andronìco e Giunia (parenti dell’apostolo e compagni di prigionia); Ampliato, Urbano, Stachi, Apelle; quelli della casa di Aristòbulo; Erodione (parente di Paolo); quelli della casa di Narcìso; Trifèna e Trifòsa; Pèrside; Rufo e sua madre; Asìncrito, Flegonte, Erme, Pàtroba, Erma (e i fratelli che sono con loro); Filòlogo e Giulia, Nereo e sua sorella, Olimpas (e i credenti che sono con loro). </span></div>
<div><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref2"><span style="color: #000000;">[2]</span></a> “(…) Dopo aver pregato Dio ho potuto vedere i vostri santi volti ed ottenere più di quanto avevo chiesto (…)” [Dalla <i>Lettera di Ignazio di Antiochia ai Romani</i>, I,1].</span></div>
<div><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref3"><span style="color: #000000;">[3]</span></a> In epoca repubblicana era servito per le esercitazioni militari e di cavalleria.</span></div>
<div><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref4"><span style="color: #000000;">[4]</span></a> Vicino all&#8217;attuale Campo de’ Fiori.</span></div>
<div><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref5"><span style="color: #000000;">[5]</span></a> Esistono dei resti in via Paganica.</span></div>
<div><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref6"><span style="color: #000000;">[6]</span></a> Dove ci sono ora la piazza e la basilica di San Pietro.</span></div>
<div><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref7"><span style="color: #000000;">[7]</span></a> Imperatori della dinastia Giulio-Claudia, di quella dei Flavi, <i>et al</i>.</span></div>
<div><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref8"><span style="color: #000000;">[8]</span></a> P.L. Guiducci, <i>Nell’ora della prova. La testimonianza dei martiri cristiani a Roma dal I al IV secolo</i>, Albatros, Roma 2017.</span></div>
<div><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref9"><span style="color: #000000;">[9]</span></a> I. Schwarz Winklhofer &#8211; H. Biedermann,<i> Il libro dei segni e dei simboli</i>, Bietti, Milano 1974. Cf capitolo quarto, ‘I simboli cristiani’, pp. 90-91.</span></div>
<div><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref10"><span style="color: #000000;">[10]</span></a> Tertulliano, <i>De baptismo</i>, I, 3.</span></div>
<div><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref11"><span style="color: #000000;">[11]</span></a> J. Daniélou, <i>I simboli cristiani primitivi</i>, Edizioni Arkeios, Roma 2000. E. Urech, <i>Dizionario dei simboli cristiani</i>, Arkeios, Roma 2000.</span></div>
<div><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref12"><span style="color: #000000;">[12]</span></a> Già nell’antica Grecia esistevano dei monogrammi. Questi potevano presentarsi come firma, oppure come simbolo di proprietà. Potevano anche costituire un marchio di identificazione su manufatti e merci.</span></div>
<div><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref13"><span style="color: #000000;">[13]</span></a> Χριστός (Khristòs). </span></div>
<div><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref14"><span style="color: #000000;">[14]</span></a> Cf ad esempio: AA.VV., <i>Temi di iconografia paleocristiana</i>, a cura di F. Bisconti, Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, Città del Vaticano 2000.</span></div>
<div><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref15"><span style="color: #000000;">[15]</span></a> Su questo punto cf anche: A. Romeo, <i>O fortuna, velut luna. I simboli apotropaici della Grecia e di Roma</i> <i>antica</i>, in: ‘InStoria’, rivista online di storia&amp;informazione, n. 115, luglio 2017 (CXLVI).</span></div>
<div><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref16"><span style="color: #000000;">[16]</span></a> P.L. Guiducci, <i>Testimoni? La presenza degli apostoli Pietro e Paolo a Roma. Le prove storiche.</i> <i>L’insegnamento. I drammi</i>, Albatros, Roma 2016, p. 84.</span></div>
<div><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref17"><span style="color: #000000;">[17]</span></a> Flavio Valerio Aurelio Costantino (274-337) fu imperatore dal 306 fino alla sua morte.</span></div>
<div>
<p><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref18"><span style="color: #000000;"><b>[18]</b></span></a> AA.VV., <i>Immagini divine. Devozioni e divinità nella vita quotidiana dei Romani, testimonianze archeologiche dell’Emilia Romagna</i>, a cura di J. Ortalli e di ‎D. Neri, Quaderni di Archeologia dell’Emilia Romagna n. 18, All’Insegna del Giglio, Borgo San Lorenzo (FI) 2007, p. 149.<br />
<a title="" href="#_ftnref19"><span style="color: #000000;">[19]</span></a> Cristo appare a Costantino. Eusebio non specifica il luogo esatto dell’apparizione.<br />
<a title="" href="#_ftnref20"><span style="color: #000000;">[20]</span></a> Eusebio di Cesarea, <i>De vita Constantini</i>, I, 29-30. Cf al riguardo: Eusebio di Cesarea, <i>Vita di Costantino</i>, a cura di L. Franco, Rizzoli, Milano 2009.<br />
<a title="" href="#_ftnref21"><span style="color: #000000;">[21]</span></a> Lattanzio, <i>De mortibus</i> <i>persecutorum</i>, c. 44. Cf al riguardo: Lattanzio, <i>Come muoiono i persecutori</i>, introduzione, traduzione e note di M. Spinelli, Città Nuova, Roma 2005.<br />
<a title="" href="#_ftnref22"><span style="color: #000000;">[22]</span></a> Eusebio di Cesarea, <i>op. cit</i>., I, 31.1-2.<br />
<a title="" href="#_ftnref23"><span style="color: #000000;">[23]</span></a> Lattanzio, <i>op. cit</i>., c. 44. L’autore fa quindi riferimento a un segno celeste (<i>caeleste signum Dei</i>).<br />
<a title="" href="#_ftnref24"><span style="color: #000000;">[24]</span></a> S. Festuccia, <i>Un criptoportico sotto gli Horti Sallustiani</i>, in: ‘Forma Urbis’, n. 9, 1997, pp. 23-27.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref25"><span style="color: #000000;">[25]</span></a> Atti dell’Accademia Nazionale dei Lincei, <i>Notizie degli scavi di antichità</i>, Roma 1952, p. 107.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref26"><span style="color: #000000;">[26]</span></a> L&#8217;area è compresa tra i colli <a title="Pincio" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pincio"><span style="color: #000000;">Pincio</span></a> (<i>Collis Hortulorum</i>) e <a title="Quirinale (colle)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Quirinale_(colle)"><span style="color: #000000;">Quirinale</span></a>, tra il proseguimento della via <i>Alta semita</i> (attuale via XX Settembre), la <a title="Via Salaria" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Via_Salaria"><span style="color: #000000;">via Salaria</span></a>, le <a title="Mura Aureliane" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mura_Aureliane"><span style="color: #000000;">Mura Aureliane</span></a> e l&#8217;attuale <a title="Via Veneto" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Via_Veneto"><span style="color: #000000;">via Veneto</span></a>, poco dopo la <a title="Porta Salaria" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Porta_Salaria"><span style="color: #000000;">Porta Salaria</span></a>. Cf anche: AA.VV., <i>Horti romani. Ideologia e auto rappresentazione</i>, Atti del convegno internazionale (Roma, 4-6 maggio 1995), a cura di M. Cima &#8211; E. La Rocca, L’Erma di Bretschneider, Roma 1998. G. Cipriani, <i>Horti Sallustiani</i>, Istituto Nazionale delle Assicurazioni, Roma 1982.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref27"><span style="color: #000000;">[27]</span></a> Cf anche: <cite>A. Roncoroni, Sallustio </cite><cite>(modulo 9)</cite><cite>, in: ‘</cite><cite>Studia Humanitas. Lo sviluppo culturale dell&#8217;età </cite><cite>repubblicana’</cite><cite>, vol. 2, </cite><a title="Carlo Signorelli Editore" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Signorelli_Editore"><span style="color: #000000;">Carlo Signorelli Editore</span></a><cite>, Milano 2002.<br />
</cite></span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref28"><span style="color: #000000;">[28]</span></a> Cassio Dione, Storia romana, introduzione, traduzione e note di G. Norcio, Rizzoli, Milano 1995.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref29"><span style="color: #000000;">[29]</span></a> Quest’ultimo vi morì nel gennaio del 98 d.C.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref30"><span style="color: #000000;">[30]</span></a> <i>Historia Augusta</i>, a cura di D. Magie, Harvard University Press, Cambridge (Massachusetts, USA) 1993.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref31"><span style="color: #000000;">[31]</span></a> Dal 1789 è posizionato davanti a ‘Trinità dei Monti’.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref32"><span style="color: #000000;">[32]</span></a> Attualmente presso il Museo Nazionale Romano di palazzo Altemps.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref33"><span style="color: #000000;">[33]</span></a> Era un tipo di statua della scultura greca arcaica. La testa, le mani e i piedi erano in pietra, marmo o avorio. Il resto del corpo, nascosto dal panneggio, era in legno.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref34"><span style="color: #000000;">[34]</span></a> Oggi si trova al Museo Nazionale Romano di palazzo Altemps.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref35"><span style="color: #000000;">[35]</span></a> Conservata nei Musei Capitolini.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref36"><span style="color: #000000;">[36]</span></a> Oggi conservata al Museo Nazionale Romano di Palazzo Altemps.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref37"><span style="color: #000000;">[37]</span></a> Una parte di questi fregi sono conservati presso il Museo Montemartini (Roma).<br />
<a title="" href="#_ftnref38"><span style="color: #000000;">[38]</span></a> Conservato al Museo Montemartini (Roma).<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref39"><span style="color: #000000;">[39]</span></a> Nei templi antichi era l’elemento decorativo o figurato che coronava il vertice e gli angoli del frontone.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref40"><span style="color: #000000;">[40]</span></a> Scultura su pilastro raffigurante una testa umana e l’inizio del busto.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref41"><span style="color: #000000;">[41]</span></a> Nel Museo Montemartini (Roma).<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref42"><span style="color: #000000;">[42]</span></a> Senza capo.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref43"><span style="color: #000000;">[43]</span></a> Tubo per la conduttura delle acque.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref44"><span style="color: #000000;">[44]</span></a> Figura femminile vestita di peplo.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref45"><span style="color: #000000;">[45]</span></a> A Erice (Sicilia) esisteva un tempio dedicato a Venere.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref46"><span style="color: #000000;">[46]</span></a> V. Brunori, <i>The Horti Sallustiani and Villa Ludovisi.</i> Location site of the cryptoporticus. Historical and topographical notes, in: AA.VV., ‘Unexpected voices.<i> </i>The graffiti in the cryptoporticus of the horti sallustiani and papers from a conference on graffiti at the Swedish Institute in Rome, 7 march 2003’, edited by Olof Brandt, Stockholm 2008, p. 14, note 29-31.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref47"><span style="color: #000000;">[47]</span></a> Con riferimento al <em>tribunale</em> “in Palatio <em>Sallustii </em>ad Portam Salariam” cf anche: F. Nardini, <i>Roma antica</i>, secondo volume, Nella Stamperia De Romanis, Roma 1818, p. 93.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref48"><span style="color: #000000;">[48]</span></a> F. Nardini, op. cit., p. 65.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref49"><span style="color: #000000;">[49]</span></a> Cf anche: K.J. Hartswick, <i>The gardens of Sallust</i>, University of Texas Press, Austin 2003, p. 161.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref50"><span style="color: #000000;">[50]</span></a> K.J. Hartswick, <i>op. cit.</i>, p. 20.<br />
<a title="" href="#_ftnref51"><span style="color: #000000;">[51]</span></a> Ciriaca (santa) donò alla comunità cristiana il terreno presso il quale edificare un cimitero, verso la metà del III secolo. Nel 258 vi fu sepolto il diacono e martire Lorenzo.<br />
[<a title="" href="#_ftnref52"><span style="color: #000000;">52]</span></a> Per altri riferimenti ai martiri cristiani e agli Horti Sallustiani cf anche: <i>The roman martyrs</i>, introduction, translations, and commentary of M. Lapidge, Oxford University Press, New York 2018.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref53"><span style="color: #000000;">[53]</span></a> Cf anche: P. Testini, <i>Archeologia cristiana. Nozioni generali dalle origini alla fine del sec. VI.</i> Propedeutica, topografia cimiteriale, epigrafia, edifici di culto, Edipuglia, Bari 1980, pp. 15-17.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref54"><span style="color: #000000;">[54]</span></a> Esempio: <i>Acta Perpetuae et Felicitatis</i>.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref55"><span style="color: #000000;">[55]</span></a> B. Ferrini &#8211; S. Festuccia, <i>Quirinale, Horti Sallustiani. Il criptoportico di via Friuli. Campagna di scavo 1996-1997</i>, in: ‘Bollettino di Archeologia’, n. 28-30, 1994 (pr. 1999), pp. 85-108.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref56"><span style="color: #000000;">[56]</span></a> Docente presso il Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref57"><span style="color: #000000;">[57]</span></a> O. Brandt, <i>A fresh look at the cryptoporticus in the area of the Embassy of the United States of America in Rome</i>, in: AA.VV., ‘Unexpected voices…’, op. cit., p. 37.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref58"><span style="color: #000000;">[58]</span></a> Gli interventi di restauro sugli affreschi sono stati eseguiti da due specialisti: Cristina Vazio e Adriano Luzi.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref59"><span style="color: #000000;">[59]</span></a> L’età antonino-severiana va dal II al III secolo d.C.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref60"><span style="color: #000000;">[60]</span></a> V. Brunori, <i>An unpublished charcoal sketch</i>, in: ‘Unexpected voices…’, <i>op. cit</i>., pp. 87-93.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref61"><span style="color: #000000;">[61]</span></a> <em>D</em>.<em>Faccenna</em>, <i>Criptoportico decorato con pitture nel giardino della Villa Boncompagni-Ludovisi</i>, in: ‘Notizie degli Scavi di Antichità’, n. 5, <em>1951</em>, pp. 107-114.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref62"><span style="color: #000000;">[62]</span></a> M. Cagiano De Azevedo, <i>Criptoportico <em>di</em> Via Lucullo: iscrizioni dipinte e <em>graffiti</em></i> <i>cristiani</i>, in: ‘Notizie degli Scavi di Antichità’, n. 6, 1952, pp. 253-256.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref63"><span style="color: #000000;">[63]</span></a> C. Cecchelli, <i>Il trionfo della Croce. La Croce e i santi segni prima e dopo Costantino</i>, Paoline, Milano 1954 (nel testo si trovano 62 riferimenti al Chrismon).<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref64"><span style="color: #000000;">[64]</span></a> A. Holst Blennow, <i>The graffiti in the cryptoporticus of the Horti Sallustiani in the area of the Embassy of</i> <i>the United States of America in Rome</i>, in: ‘Unexpected voices…’, <i>op. cit</i>., pp. 55-85.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref65"><span style="color: #000000;">[65]</span></a> <i>Op. cit</i>.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref66"><span style="color: #000000;">[66]</span></a> O. Brandt, <i>A fresh look at the cryptoporticus in the area of the Embassy of the United States of America in</i> <i>Rome</i>, in: ‘Unexpected voices…’, <i>op. cit</i>, p. 47.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref67"><span style="color: #000000;">[67]</span></a> A. Holst Blennow, <i>The graffiti in the cryptoporticus of the Horti Sallustiani</i>…, op. cit., p. 57.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref68"><span style="color: #000000;">[68]</span></a> Per le iscrizioni e i graffiti antichi cristiani sono fondamentali le due opere di G. B. De Rossi, <i>Inscriptiones christianae urbis Romae septimo saeculo antiquiores</i>, 1, Roma 1857-1861; 2, Pars I, Roma 1888.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref69"><span style="color: #000000;">[69]</span></a> La ‘laurea’ è un disegno circuente un Chrismon.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref70"><span style="color: #000000;">[70]</span></a> M. Loconsole,<i> Il simbolo della croce tra giudeo-cristianesimo e tarda antichità: un elemento della translatio Hierosolymae</i>, in: ‘Liber Annuus’ (LIII/2003), Jerusalem 2005, pp. 217-284.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref71"><span style="color: #000000;">[71]</span></a> P. Testini, <i>Archeologia cristiana. Nozioni generali dalle origini alla fine del sec. VI</i>, Edipuglia, Bari 1980, p. 207.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref72"><span style="color: #000000;">[72]</span></a> È un graffito che si trova sopra il Chrismon di cui trattasi.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref73"><span style="color: #000000;">[73]</span></a> A.H.Blennow, <i>The graffiti in the cryptoporticus of the Horti Sallustiani</i>, in ‘Unexpected voices …”, op. cit., p. 60.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref74"><span style="color: #000000;">[74]</span></a> Esempio: mausoleo di Galla Placidia (Ravenna), mosaici, metà V secolo.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref75"><span style="color: #000000;">[75]</span></a> Esempio: basilica di San Clemente (Roma). La Croce come nuovo albero di vita. Mosaico del XII secolo.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref76"><span style="color: #000000;">[76]</span></a> A.H.Blennow, <i>The graffiti in the cryptoporticus of the Horti Sallustiani</i>, in ‘Unexpected voices …”, op. cit., p. 61.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref77"><span style="color: #000000;">[77]</span></a> Cf ad esempio: O. Brandt, <i>A fresh look at the cryptoporticus</i>, in: ‘Unexpected voices…’, op. cit., p. 47.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref78"><span style="color: #000000;">[78]</span></a> Può essere utile ricordare il fatto che nella mitologia greca esisteva anche Ἄδραστος / <i>Adrastos</i>. Era re di Argo e di Sicione.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref79"><span style="color: #000000;">[79]</span></a> <i>Museo Palatino</i>, a cura di M.A. Tomei (Soprintendenza Archeologica di Roma), Mondadori Electa, Milano 1997, p. 104.<br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref80"><span style="color: #000000;">[80]</span></a> La relazione scientifica è stata pubblicata in diversi siti. Cf ad esempio:</span><span style="color: #000000;">https://www.qumran2.net/materiale/anteprima.php?file=44917&amp;anchor=documento_1&amp;ritorna=%2Findice.php%3Fid%3D80%26area%3Dstudi%26sottoarea%3Dstoriachiesa&amp;width=1366&amp;height=637.</span><span style="color: #000000;"><br />
</span><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref81"><span style="color: #000000;">[81]</span></a> <i>Fractio panis</i> (gr. κλάσις τοῦ ἄρτου ‘lo spezzare il pane’). Riferimento al rito dell&#8217;Eucaristia. Cf al riguardo: san Paolo (I <i>Cor</i>, 10, 16), l&#8217;autore del terzo Vangelo (<i>Luca</i>, 22,19) e gli <i>Atti degli Apostoli</i> (II, 42, 46; XX, 7, 11).</span></p>
</div>
<div></div>
<div></div>
<p><strong><em>Per saperne di più</em></strong></p>
<p>AA.VV., <em>Horti Romani</em>, Atti del convegno (Roma 1995), a cura di E. La Rocca e di M. Cima, L’Erma di Bretschneider, Roma 1998.<br />
AA.VV., <em>Immagini divine. Devozioni e divinità nella vita quotidiana dei Romani, testimonianze archeologiche dell’Emilia Romagna</em>, a cura di J. Ortalli e di ‎D. Neri, Quaderni di Archeologia dell’Emilia Romagna n. 18, All’Insegna del Giglio, Borgo San Lorenzo (FI) 2007.<br />
AA.VV., <em>L’Età dell’Angoscia. Da Commodo a Diocleziano (180-305 d.C.)</em>, catalogo della mostra, a cura di E. La Rocca, C. Parisi Presicce, A. Lo Monaco, Roma 2015. Cfr. in particolare: L. Buccino, ‘Le domus a Roma nel III secolo d.C.. Proprietà, distribuzione topografica e arredi di lusso’, pp. 116-125.<br />
AA.VV., <em>Temi di iconografia paleocristiana</em>, a cura e con introduzione di F. Bisconti, Pontificio Istituto di Archeologia Sacra, Città del Vaticano 2000.<br />
AA.VV., <em>Unexpected Voices. The graffiti in the Cryptoporticus of the Horti Sallustiani</em>, edited by Olof Brandt, Acta Instituti Romani Regni Sueciae, Stockholm 2008, series in 4°, LIX.<br />
A. Barzanò, <em>Il cristianesimo nell&#8217;Impero romano da Tiberio a Costantino, La svolta costantiniana</em>, Lindau, Torino 2013.<br />
M. Bruzzesi, <em>La ricostruzione dell’assetto topografico della VI regio augustea di Roma dal periodo repubblicano all’età tardo antica</em>, tesi dottorato di ricerca in storia (storia antica), Alma Mater Studiorum &#8211; Università di Bologna, Bologna 2013. Biblioteca dell’Università.<br />
G. Calcani, <em>Dalla pratica augurale alla simbologia della nuova fede: contributo alla storia iconografica del crismon</em>, in: AA.VV., ‘Incisioni figurate della tarda<i> </i>antichità’, Atti del Convegno Internazionale di Studi (Roma, Palazzo Massimo, 22-23 marzo 2012), a cura di F. Bisconti e di M. Braconi, Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, Città del Vaticano 2013, pp. 343-366.<br />
C. Carletti, <em>Epigrafia dei cristiani in occidente dal III al VII secolo. Ideologia e prassi,</em> Edipuglia, Bari 2008.<br />
Id., <em>Il segno del vincitore. La croce nella documentazione epigrafica,</em> in: ‘L’Osservatore Romano’, 20 novembre 2009.<br />
M. Chelli, <em>Manuale dei simboli nell&#8217;arte. L&#8217;era paleocristiana e bizantina</em>, EDUP, Roma 2008.<br />
M. Ciampani, <em>La vita di Costantino secondo Eusebio</em>, Nuova Cultura, Roma 2005.<br />
R. du Mesnil du Buisson, <em>Inscriptions sur jarres de Doura-Europos</em>, Mélanges de la Faculté Orientale de l&#8217;Univ. St. Josèphe (Beyrouth), 36:1, 1959, pp. 1-49.<br />
P. Filacchione &#8211; C. Papi, <em>Archeologia cristiana. Coordinate storiche, geografiche e culturali (secoli</em> I-V), LAS, Roma 2015.<br />
N. Gudea, <em>Kreuzförmige Zeichen auf Gegenständen destäglichen Gebrauches aus vorkonstantinischer Zeit</em>, in: E. Dassmann and J. Engemann (eds.), ‘Akten des XII. Internationalen Kongresses für christliche Archäologie’, Bonn, 22.–28. September 1991, Teil 2 (JAC, Ergänzungsband, 20:2), Münster 1995, pp. 833-848.<br />
P.L. Guiducci &#8211; A.M. Erba, <em>La Chiesa nella storia. Duemila anni di Cristianesimo</em>, Elledici, Torino 2017, versione e-book, primo volume (‘L’epoca antica’).<br />
P. Innocenti &#8211; M.C. Leotta, <em>Horti Sallustiani: le evidenze archeologiche e la topografia</em>, in: ‘Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma’, CV 2004, pp. 149-196.<br />
Lattanzio, <em>Come muoiono i persecutori</em>, a cura di M. Spinelli, Città Nuova, Roma 2005.<br />
M. Loconsole, <em>Il simbolo della croce tra giudeo-cristianesimo e tarda antichità: un elemento della translatio Hierosolymae</em>, in: ‘<em>Liber Annuus’</em> (53/2003), Annual of the Studium Biblicum Franciscanum, Jerusalem 2005, pp. 217-284.<br />
I. Schwarz Winklhofer &#8211; H. Biedermann, <em>Il libro dei segni e dei simboli</em>, Bietti, Milano 1974. Cf capitolo quarto, ‘I simboli cristiani’, pp. 88-113.<br />
G. Sena Chiesa, <em>Il Cristo dissimulato. Simboli cristiani nell’Aquileia di Costantino e dei suoi successori</em>, in: ‘Aquileia Nostra’, anno LXXXIII-LXXXIV, 2012-2013, pp. 359-370.<br />
M. Sordi, <em>I cristiani e l&#8217;impero romano</em>, Jaca Book, Milano 2004.<br />
E. Testa, <em>Il simbolismo dei giudei-cristiani, Studium Biblicum Franciscanum</em>, volume 14 di Collectio maior, Tipografia dei Padri Francescani, Jerusalem 1962. Cf pp.: 167, 409, 417.</p>
<p><strong>Servizi televisivi sul cryptoporticus</strong></p>
<p><iframe width="700" height="394" src="https://www.youtube.com/embed/amtltLE0LDs?feature=oembed" frameborder="0" allow="autoplay; encrypted-media" allowfullscreen></iframe></p>
<p>(LA7, trasmissione ‘diMartedì’, 11 giugno 2016).<b><br />
</b></p>
<p><strong>Archivi fotografici. Cryptoporticus</strong><br />
-http://archeoroma.beniculturali.it/ada/indici/documenti/risultati.php.Cf. n. 2013. Id. 2192.<br />
Collocazione: 275/5. Toponimo: via Lucullo, pitture del criptoportico presso l’Ambasciata Americana. Oggetto: conservazione e sistemazione delle pitture del criptoportico rinvenuto in via Lucullo, presso l’Ambasciata Americana. Data iniziale: 1950. Data finale: 1952.<br />
-Studio fotografico Paolo Soriani. Immagini a colori del cryptoporticus. Pitture. In: <i>Unexpected Voices. The graffiti in the Cryptoporticus of the Horti Sallustiani</i>, op. cit.<br />
-Ambasciata USA presso lo Stato Italiano. Cultural Heritage Office.<br />
-Svenska Institutet i Rom.<br />
-http://www.cristinavazio.it/it/lavori-cristina-vazio-sas/dipinti-murali/83-cryptoportico-horti-sallustiani-roma-restauro-cristina-vazio.html.<br />
-http://foto.ilsole24ore.com/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura/2009/graffiti-ambasciata-usa/graffiti-ambasciata-usa.php.<b><br />
</b></p>
<p><strong>Ringraziamenti</strong><br />
Si ringrazia S.E. l’Ambasciatore degli Stati Uniti d’America presso la Santa Sede per aver favorito lo studio dei graffiti cristiani nel <i>cryptoporticus</i> <i>cit.</i> nella presente monografia.<br />
Particolare riconoscenza si esprime poi verso S.E. l’Ambasciatore degli Stati Uniti d’America presso lo Stato Italiano per aver autorizzato lo studio già ricordato, per aver fornito l’assistenza della Dottoressa Valeria Brunori (Fine Arts Curator at the Embassy of the U.S.A. in Rome), e per l’omaggio di materiale scientifico di particolare valore (testi e foto) che è stato valorizzato.<br />
Si manifesta notevole gratitudine anche verso: l&#8217;Istituto svedese di studi classici a Roma per l’omaggio del volume <i>Unexpected Voices. The graffiti in the Cryptoporticus of the Horti Sallustiani</i>, e la Direzione e il Personale della prestigiosa Casa Editrice L’Erma di <em>Bretschneider</em> che ha consentito l’utilizzo di documenti riguardanti l’area degli antichi <i>Horti Sallustiani</i>.<br />
Si ricordano ancora: la Dottoressa Barbara Jatta, Direttore dei Musei Vaticani, sollecita nella trasmissione di un parere, un gruppo di Specialisti che ha offerto in modo discreto e generoso un particolare aiuto nella ricostruzione degli studi riguardanti il <i>cryptoporticus cit.</i>, e la Dottoressa Claudia Caggiula per le ottime traduzioni.</p>
<p><!--[if !mso]>                     <style> v\:* {behavior:url(#default#VML);} o\:* {behavior:url(#default#VML);} w\:* {behavior:url(#default#VML);} .shape {behavior:url(#default#VML);} </style>                                         <![endif]--><!--[if gte mso 9]><xml>  <o:OfficeDocumentSettings>   <o:RelyOnVML/>   <o:AllowPNG/>  </o:OfficeDocumentSettings> </xml><![endif]--><!--[if gte mso 9]><xml>  <w:WordDocument>   <w:View>Normal</w:View>   <w:Zoom>0</w:Zoom>   <w:TrackMoves/>   <w:TrackFormatting/>   <w:DoNotShowRevisions/>   <w:DoNotPrintRevisions/>   <w:DoNotShowMarkup/>   <w:DoNotShowComments/>   <w:DoNotShowInsertionsAndDeletions/>   <w:DoNotShowPropertyChanges/>   <w:HyphenationZone>14</w:HyphenationZone>   <w:PunctuationKerning/>   <w:ValidateAgainstSchemas/>   <w:SaveIfXMLInvalid>false</w:SaveIfXMLInvalid>   <w:IgnoreMixedContent>false</w:IgnoreMixedContent>   <w:AlwaysShowPlaceholderText>false</w:AlwaysShowPlaceholderText>   <w:DoNotPromoteQF/>   <w:LidThemeOther>IT</w:LidThemeOther>   <w:LidThemeAsian>X-NONE</w:LidThemeAsian>   <w:LidThemeComplexScript>X-NONE</w:LidThemeComplexScript>   <w:Compatibility>    <w:BreakWrappedTables/>    <w:SnapToGridInCell/>    <w:WrapTextWithPunct/>    <w:UseAsianBreakRules/>    <w:DontGrowAutofit/>    <w:SplitPgBreakAndParaMark/>    <w:DontVertAlignCellWithSp/>    <w:DontBreakConstrainedForcedTables/>    <w:DontVertAlignInTxbx/>    <w:Word11KerningPairs/>    <w:CachedColBalance/>   </w:Compatibility>   <m:mathPr>    <m:mathFont m:val="Cambria Math"/>    <m:brkBin m:val="before"/>    <m:brkBinSub m:val="&#45;-"/>    <m:smallFrac m:val="off"/>    <m:dispDef/>    <m:lMargin m:val="0"/>    <m:rMargin m:val="0"/>    <m:defJc m:val="centerGroup"/>    <m:wrapIndent m:val="1440"/>    <m:intLim m:val="subSup"/>    <m:naryLim m:val="undOvr"/>   </m:mathPr></w:WordDocument> </xml><![endif]--><!--[if gte mso 9]><xml>  <w:LatentStyles DefLockedState="false" DefUnhideWhenUsed="true"   DefSemiHidden="true" DefQFormat="false" DefPriority="99"   LatentStyleCount="267">   <w:LsdException Locked="false" Priority="0" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Normal"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="9" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="heading 1"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="9" QFormat="true" Name="heading 2"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="9" QFormat="true" Name="heading 3"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="9" QFormat="true" Name="heading 4"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="9" QFormat="true" Name="heading 5"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="9" QFormat="true" Name="heading 6"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="9" QFormat="true" Name="heading 7"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="9" QFormat="true" Name="heading 8"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="9" QFormat="true" Name="heading 9"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 1"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 2"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 3"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 4"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 5"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 6"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 7"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 8"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 9"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="35" QFormat="true" Name="caption"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="10" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Title"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="1" Name="Default Paragraph Font"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="11" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Subtitle"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="22" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Strong"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="20" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Emphasis"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="59" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Table Grid"/>   <w:LsdException Locked="false" UnhideWhenUsed="false" Name="Placeholder Text"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="1" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="No Spacing"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="60" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Shading"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="61" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light List"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="62" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Grid"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="63" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 1"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="64" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 2"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="65" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 1"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="66" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 2"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="67" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 1"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="68" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 2"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="69" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 3"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="70" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Dark List"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="71" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Shading"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="72" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful List"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="73" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Grid"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="60" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Shading Accent 1"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="61" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light List Accent 1"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="62" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Grid Accent 1"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="63" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 1 Accent 1"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="64" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 2 Accent 1"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="65" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 1 Accent 1"/>   <w:LsdException Locked="false" UnhideWhenUsed="false" Name="Revision"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="34" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="List Paragraph"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="29" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Quote"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="30" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Intense Quote"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="66" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 2 Accent 1"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="67" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 1 Accent 1"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="68" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 2 Accent 1"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="69" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 3 Accent 1"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="70" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Dark List Accent 1"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="71" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Shading Accent 1"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="72" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful List Accent 1"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="73" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Grid Accent 1"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="60" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Shading Accent 2"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="61" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light List Accent 2"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="62" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Grid Accent 2"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="63" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 1 Accent 2"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="64" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 2 Accent 2"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="65" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 1 Accent 2"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="66" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 2 Accent 2"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="67" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 1 Accent 2"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="68" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 2 Accent 2"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="69" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 3 Accent 2"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="70" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Dark List Accent 2"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="71" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Shading Accent 2"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="72" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful List Accent 2"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="73" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Grid Accent 2"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="60" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Shading Accent 3"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="61" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light List Accent 3"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="62" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Grid Accent 3"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="63" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 1 Accent 3"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="64" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 2 Accent 3"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="65" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 1 Accent 3"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="66" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 2 Accent 3"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="67" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 1 Accent 3"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="68" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 2 Accent 3"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="69" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 3 Accent 3"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="70" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Dark List Accent 3"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="71" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Shading Accent 3"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="72" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful List Accent 3"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="73" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Grid Accent 3"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="60" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Shading Accent 4"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="61" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light List Accent 4"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="62" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Grid Accent 4"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="63" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 1 Accent 4"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="64" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 2 Accent 4"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="65" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 1 Accent 4"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="66" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 2 Accent 4"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="67" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 1 Accent 4"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="68" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 2 Accent 4"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="69" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 3 Accent 4"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="70" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Dark List Accent 4"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="71" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Shading Accent 4"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="72" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful List Accent 4"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="73" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Grid Accent 4"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="60" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Shading Accent 5"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="61" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light List Accent 5"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="62" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Grid Accent 5"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="63" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 1 Accent 5"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="64" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 2 Accent 5"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="65" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 1 Accent 5"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="66" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 2 Accent 5"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="67" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 1 Accent 5"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="68" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 2 Accent 5"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="69" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 3 Accent 5"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="70" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Dark List Accent 5"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="71" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Shading Accent 5"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="72" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful List Accent 5"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="73" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Grid Accent 5"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="60" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Shading Accent 6"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="61" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light List Accent 6"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="62" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Grid Accent 6"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="63" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 1 Accent 6"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="64" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 2 Accent 6"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="65" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 1 Accent 6"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="66" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 2 Accent 6"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="67" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 1 Accent 6"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="68" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 2 Accent 6"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="69" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 3 Accent 6"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="70" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Dark List Accent 6"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="71" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Shading Accent 6"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="72" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful List Accent 6"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="73" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Grid Accent 6"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="19" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Subtle Emphasis"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="21" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Intense Emphasis"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="31" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Subtle Reference"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="32" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Intense Reference"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="33" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Book Title"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="37" Name="Bibliography"/>   <w:LsdException Locked="false" Priority="39" QFormat="true" Name="TOC Heading"/>  </w:LatentStyles> </xml><![endif]--><!--[if gte mso 10]>                     <style>  /* Style Definitions */  table.MsoNormalTable 	{mso-style-name:"Tabella normale"; 	mso-tstyle-rowband-size:0; 	mso-tstyle-colband-size:0; 	mso-style-noshow:yes; 	mso-style-priority:99; 	mso-style-qformat:yes; 	mso-style-parent:""; 	mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; 	mso-para-margin:0cm; 	mso-para-margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:10.0pt; 	font-family:"Calibri","sans-serif";} </style>                                         <![endif]--></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.storiain.net/storia/un-messaggio-in-codice/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>LE PERSECUZIONI DEI CRISTIANI A ROMA: I RISULTATI DELLE INDAGINI ARCHEOLOGICHE</title>
		<link>https://www.storiain.net/storia/le-persecuzioni-dei-cristiani-a-roma-i-risultati-delle-indagini-archeologiche/</link>
		<comments>https://www.storiain.net/storia/le-persecuzioni-dei-cristiani-a-roma-i-risultati-delle-indagini-archeologiche/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 01 Nov 2017 10:39:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Catacombe]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa cattolica]]></category>
		<category><![CDATA[Colosseo]]></category>
		<category><![CDATA[Cristianesimo]]></category>
		<category><![CDATA[Martiri]]></category>
		<category><![CDATA[Persecuzione]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.storiain.net/storia/?p=6666</guid>
		<description><![CDATA[di Pier Luigi Guiducci -   Nell’arco dei secoli si sono sovente confrontate tra loro due diverse correnti di pensiero. Da una parte si presentava Roma come la città dei martiri. Dall’altra, si cominciò a mettere in discussione il numero dei martiri, le loro storie fino a negare il martirio &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;" align="center"><span style="color: #000000;">di <i>Pier Luigi Guiducci -<br />
</i></span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><span style="color: #000000;">Nell’arco dei secoli si sono sovente confrontate tra loro due diverse correnti di pensiero. Da una parte si presentava Roma come la città dei martiri. Dall’altra, si cominciò a mettere in discussione il numero dei martiri, le loro storie fino a negare il martirio di cristiani nel Colosseo. A questo punto, qual è la verità?</span></strong></em></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nell’arco dei secoli si sono sovente confrontate tra loro due diverse correnti di pensiero. Da una parte si presentava Roma come la città dei martiri (con riferimento al I-IV secolo). E si sviluppava un culto che dalle catacombe si prolungava nelle chiese urbane dedicate a chi aveva testimoniato la fede in Cristo fino allo spargimento del proprio sangue. Venne perfino costruita un’edicola sacra all’interno dell’anfiteatro Flavio, e poi la piccola chiesa di Santa Maria della Pietà al Colosseo. Dall’altra, si cominciò a mettere in discussione il numero dei martiri, le loro storie (contestando le <em>fontes</em>) fino a negare completamente il martirio di cristiani nel Colosseo. Le conclusioni, in definitiva, disegnavano ombre sugli studi cattolici e sulle consuetudini, e arrivavano a sollevare ampie riserve sull’ubicazione del sepolcro dell’apostolo Pietro nell’<em>ager Vaticanus</em>.<a title="" href="#_ftn1"><span style="color: #000000;">[1]</span></a> A questo punto, qual è la verità?<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Le prime evidenze</i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel momento in cui le ricerche archeologiche hanno assunto caratteri sempre più scientifici, ci si è resi conto di un fatto: l’antica Roma è stata anche una città di martiri cristiani. Si tratta, però, di specificare meglio le risultanze degli scavi e degli studi condotti ad esempio nella necropoli posta vicino all’antica via Cornelia, nelle catacombe (San Callisto, San Sebastiano, Sant’Ippolito, Priscilla <i>et al</i>.), nelle chiese paleocristiane, al Palatino (<i>graffito</i>), nell’area del teatro di Balbo (<em>chrismon</em><i> segnati su lucerne<a title="" href="#_ftn2"><span style="color: #000000;"><b>[2]</b></span></a></i>), nel Colosseo<a title="" href="#_ftn3"><span style="color: #000000;">[3]</span></a> (<i>graffito</i>), nel <em>cryptoporticus</em> posizionato nella zona compresa tra via Lucullo e via Friuli (area di proprietà dell’ambasciata USA; <em>chrismon</em>).<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Roma nel I secolo dopo Cristo</i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/11/Immagine.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6673" alt="immagine" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/11/Immagine-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Nel contesto delineato, occorre cercare di comprendere com’era Roma nel I secolo dopo Cristo (nel periodo cioè delle persecuzioni neroniane). Partendo da un contesto politico, è utile ricordare una prima successione di imperatori. Sono quelli della dinastia giulio-claudia: <a title="Augusto" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Augusto"><span style="color: #000000;">Augusto</span></a> (27 a.C.- 14), <a title="Tiberio" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tiberio"><span style="color: #000000;">Tiberio</span></a> (14-37), <a title="Caligola" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Caligola"><span style="color: #000000;">Caligola</span></a> (37-41), <a title="Claudio" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Claudio"><span style="color: #000000;">Claudio</span></a> (41-54) e <a title="Nerone" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Nerone"><span style="color: #000000;">Nerone</span></a> (54-68). Negli anni dell’ultimo imperatore non era stato ancora costruito né l’anfiteatro Flavio (inizio lavori con Vespasiano nel 72 d.C., inaugurato con Tito otto anni dopo), né l’anfiteatro castrense (risale agli inizi del III secolo d.C.). Esisteva il Circo Massimo (le prime installazioni in legno risalirebbero al VI secolo a.C.) e il teatro di Balbo (13 a.C.). Sul piano religioso diverse norme speciali garantivano la protezione del culto ebraico nell’Urbe. Gli Ebrei<a title="" href="#_ftn4"><span style="color: #000000;">[4]</span></a> erano esenti dal partecipare al culto dell’imperatore. Questo avveniva non sul piano formale (perché a livello legale non esisteva nessuna esenzione di questo genere), ma di fatto. Le autorità si accontentavano di una forma di omaggio indiretta. Quest’ultima, si manifestava nelle iscrizioni in formule come “Deo aeterno pro salute Augusti” (si trovano ad es. nella sinagoga ad Ostia), e simili. Unitamente a ciò gli ebrei erano dispensati dal dovere di festeggiare le festività pagane, salvo quelle in onore dell’imperatore (ma erano esenti dalle manifestazioni cultuali). Nell’ambito del sistema viario, i romani avevano costruito più percorsi. Tra questi, ai fini del presente studio, si ricordano la via Clodia (orientata verso la Toscana), la via <em>Triumphalis</em> (conduceva a Veio) e la via Cornelia (verso Caere &#8211; Cerveteri).<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>La via Cornelia</i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le vie romane servivano principalmente per fini militari e commerciali, ma anche per facilitare in genere i collegamenti tra zone diverse dell’impero. Ai lati di queste strade si trovavano di frequente monumenti, trofei, <em>horti</em><a title="" href="#_ftn5"><span style="color: #000000;">[5]</span></a>, abitazioni di vario tipo. Vi erano pure posizionate delle aree mortuarie. Qui, venivano sepolte persone di ogni ceto sociale. La via Cornelia, in particolare, attraverso la <a title="Porta Cornelia" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Porta_Cornelia"><span style="color: #000000;">Porta Cornelia</span></a> (posizionata in prossimità del <a title="Ponte Elio" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ponte_Elio"><span style="color: #000000;">ponte Elio</span></a>), si lasciava alle spalle l’Urbe e si snodava verso ovest, lungo il muro settentrionale del <a title="Circo di Nerone" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Circo_di_Nerone"><span style="color: #000000;">Circo di Nerone</span></a>. Proprio in quel tratto iniziale era posizionata anche una necropoli.<a title="" href="#_ftn6"><span style="color: #000000;">[6]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Il Circo di Nerone</i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Quello che viene denominato Circo di Nerone fu in realtà un progetto realizzato nel 37 d.C. dall’imperatore <a title="Caligola" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Caligola"><span style="color: #000000;">Caligola</span></a><a title="" href="#_ftn7"><span style="color: #000000;">[7]</span></a>. Quest’ultimo, per segnarne la spina, fece collocare un obelisco egizio prelevato da Alessandria d’Egitto dove decorava il <em>Forum Julii</em>. L&#8217;ippodromo per un lungo periodo fu adibito ad uso privato e non pubblico. L’opera venne realizzata nell’area degli ‘Horti di Agrippina’. La proprietaria del terreno era infatti la madre di Caligola, Agrippina Maggiore.<a title="" href="#_ftn8"><span style="color: #000000;">[8]</span></a> Quando quest’ultima morì, il possedimento passò in eredità a Nerone (33 d.C.). Questi, fece ristrutturare il Circo. La struttura, in gran parte di legno con murature leggere integrate con opere di giardinaggio, rimase sempre una proprietà privata. Comunque, in talune occasioni, l’imperatore utilizzava il Circo per rendersi popolare con la gente dell’Urbe. Ai ‘giochi’ del tempo (specie corse di cavalli, bighe e quadrighe) potevano così assistere i cittadini controllati da militari. L’imperatore era invece protetto dai pretoriani (guardia del corpo).<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Il sistema carcerario del tempo</i></span></h3>
<div id="attachment_6674" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/11/Immagine2.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-6674" alt="Ricostruzione del carcere Tullianum" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/11/Immagine2-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Ricostruzione del carcere Tullianum</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L’ordine pubblico a Roma era controllato dalla corte pretoria (la comandava un prefetto) e dalla corte urbana (agli ordini di un prefetto urbano). In seguito, nell’ambito dell’organizzazione militare, furono istituiti tra il II e il III secolo i ‘frumentarii’. Si trattava di guardie che procedevano agli arresti. Provenivano dalle legioni. Svolgevano un servizio di sicurezza e di spionaggio. Le persone che erano colpevoli di reati erano rinchiuse in luoghi di segregazione. Per i nemici dello Stato esisteva un carcere chiamato <em>Tullianum </em>(in seguito ‘Mamertino’), a ridosso della Via Sacra nel Foro. Esistevano poi diverse altre carceri pubbliche sulle quali la documentazione rimane deficitaria. La conferma della loro esistenza si ricava anche da un brano del politico e giurista Ulpiano (morto nel 228 d.C.) che riporta un rescritto dell’imperatore Adriano, quando quest’ultimo si stava occupando di formalizzare i regolamenti per la gestione dei carcerati. Il brano, in particolare, riguardava i <em>pannicularia</em>, cioè la gestione degli effetti personali dei carcerati. Inoltre, dall’inizio del III sec. d.C. esistevano dei funzionari (i <em>commentarienses</em>) che avevano compiti di polizia penitenziaria.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>L’incendio del 64 d.C.</i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nella notte tra il 18 e il 19 luglio del 64 d.C. nella zona del Circo Massimo scoppiò un violento incendio.<a title="" href="#_ftn9"><span style="color: #000000;">[9]</span></a> Non fu possibile spegnere le fiamme in tempi brevi. Questa calamità durò sette-otto giorni. Diverse regioni (quartieri) di Roma furono colpite (alcune distrutte). A questo punto si crearono dei gravi problemi. Da una parte era alto il numero di persone rimaste senza casa. Dall’altro, era necessario assistere i cittadini colpiti dall’evento nelle loro necessità primarie, e provvedere a una ricostruzione di più aree urbane. Quando si verificò il dramma Nerone non era nell’Urbe (stava ad Anzio). Una volta informato, raggiunse la capitale e dette ordine di organizzare i soccorsi. Furono messe a disposizione degli abitanti di Roma zone ove alloggiare (sia pure in modo precario), e ci si preoccupò di distribuire viveri. Malgrado tali interventi (ai quali si aggiunsero nuovi criteri edilizi), si diffuse tra la popolazione la convinzione che l’incendio era di natura dolosa. In molti pensavano a una strategia mirata: far crollare il valore di vaste aree cittadine con successivo loro acquisto a basso prezzo. L’ideatore di tale piano fu individuato nello stesso Nerone. Era noto infatti che il monarca intendeva farsi costruire un grande palazzo non lontano dal Palatino.<a title="" href="#_ftn10"><span style="color: #000000;">[10]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Le accuse ai cristiani</i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">I rapporti trasmessi all’imperatore informavano delle tensioni esistenti tra la popolazione. Si profilava il rischio di una rivolta (fatto non inusuale nell’Urbe<a title="" href="#_ftn11"><span style="color: #000000;">[11]</span></a>). Per evitarla era necessario trovare un capro espiatore. Non si potevano accusare i senatori. La nobiltà era intoccabile. L’esercito era da tutelare. Esistevano poi diverse comunità protette. Tra queste quella degli ebrei (presenti a Roma dal II secolo a.C.). Allora chi colpire? Furono così individuati i cristiani. Costituivano infatti l’anello più debole della catena. Limitati nel numero, non presenti in posti di potere, erano stati accusati in più occasioni di comportamenti non degni di un <em>cives romanus</em> (riunioni segrete con fini immorali). Per diverse persone del tempo era arrivata l’occasione per neutralizzare una setta di individui che gli ebrei rigoristi consideravano eretici. I cristiani, infatti, provenivano dal mondo ebraico (di cui avevano conservato alcune usanze) ma, in modo graduale, si stavano allontanando dal mondo della sinagoga per professare una diversa dottrina (cristocentrica) e per celebrare dei nuovi riti (<em>Fractio panis</em>).<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Gli arresti e i processi</i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Cominciarono a questo punto gli arresti e le detenzioni. Ma i militari come riuscirono a individuare i cristiani, visto che questi non avevano segni distintivi? Qualche accertamento, probabilmente, era stato fatto in occasione del precedente provvedimento dell’imperatore Claudio<a title="" href="#_ftn12"><span style="color: #000000;">[12]</span></a> che espulse (momentaneamente) i Giudei da Roma “<em>impulsore Chresto</em>” (49 d.C.). In questo caso, però, non si fece una netta distinzione tra ebrei e cristiani. Quest’ultimi, infatti, non erano ritenuti membri di una religione autonoma ma parte integrante dell’ebraismo (setta minoritaria). Nel 68 d.C., al contrario, avvenne un fatto nuovo. Furono catturati i cristiani ma non gli ebrei. Viene da chiedersi: come fecero le autorità del tempo a distinguere esattamente i cristiani dagli ebrei? Riguardo a questo interrogativo esistono più ipotesi. Una delle tesi evidenzia il fatto che &#8211; in precedenza &#8211; ebrei ortodossi, non potendo condannare i seguaci di Cristo, erano ricorsi ai tribunali del tempo. L’iniziativa, però, non aveva avuto l’esito sperato perché i romani in materia religiosa erano tolleranti, non interessati ai confronti teologici. Comunque, dalle denunce, risultavano dei nomi con l’indicazione delle abitazioni. Un’altra tesi preferisce indicare una possibile azione di delatori. I potenti del tempo avevano una rete di informatori (anche infiltrati). In tale contesto, in tempi che si ritiene diversi, subirono l’arresto anche gli apostoli Pietro e Paolo. La tradizione successiva ha voluto indicare nel carcere <em>Tullianum </em>(poi Mamertino) il luogo di detenzione degli apostoli. Ma gli storici rimangono in genere di diverso avviso. Tale edificio era riservato ai nemici dello Stato. Pietro, umile pescatore di Galilea, non poteva essere considerato nemico dello Stato. Inoltre, Paolo era <em>cives romanus</em>. Si trovava già sotto custodia (cf ‘<em>Atti degli Apostoli’</em>). E dopo la seconda condanna venne, quasi sicuramente, scortato direttamente dal tribunale al luogo del supplizio (in località <em>Aquae Salviae</em><em>).<br />
</em></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L’esecuzione di Pietro</span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sulle modalità dell’uccisione di Pietro non esistono resoconti contemporanei. Il fatto che fosse stato crocifisso a testa in giù risale a documenti successivi (non in sintonia con la prassi romana). Permangono piuttosto degli interrogativi: 1) dove vennero posizionati i pali destinati ai condannati? 2) Che fine facevano i corpi degli uccisi? 3) Dove Pietro ebbe la prima sepoltura?<br />
1) Per rispondere al primo quesito è utile ricordare due punti:<br />
- i romani avevano l’abitudine di crocifiggere i condannati lungo le strade più importanti del tempo (specie quando si trattava di nuclei di individui). Si pensi, ad esempio, a quanto avvenne dopo la repressione della rivolta di Spartaco e dei suoi gladiatori (73-71 a.C.);<br />
- l’agonìa dei condannati, i loro tormenti, le grida, il sangue: tutto doveva essere osservato a distanza ravvicinata. La gente del tempo aveva uno ‘spettacolo’ da vedere, ma memorizzava anche un ‘<em>memento</em>’, un messaggio: chi andava contro lo Stato avrebbe ricevuto ‘quel’ trattamento. Tenendo conto di ciò, si può presumere una crocifissione dei cristiani soprattutto nel primo tratto della via Cornelia. In tale contesto, è da escludere un posizionamento dei pali ‘dentro’ il Circo di Nerone perché quest’ultimo era un’area caratterizzata da una simbologia astralogica<a title="" href="#_ftn13"><span style="color: #000000;">[13]</span></a>, oppure sul colle Gianicolo (non avrebbe consentito un’osservazione ‘<em>de visu</em>’ delle agonìe legate alla <em>crucifixio</em> o alla <em>vivi crematio</em> (<em>damnatio ad flammas</em>).<a title="" href="#_ftn14"><span style="color: #000000;">[14]</span></a><br />
2) Per rispondere al secondo quesito è necessaria una premessa:<br />
- esisteva una <em>damnatio memoriae</em> nei casi più eclatanti (personaggi politici apicali caduti in disgrazia);<br />
- chi era condannato a morte con accuse infamanti aveva come prospettiva una fossa comune anonima (i cristiani furono addirittura accusati di odiare il genere umano);<br />
- in talune realtà minori la salma del condannato era restituita a possibili richiedenti.<br />
Nel caso dell’apostolo Pietro si trattava di una persona anonima per il potere del romano. Era inserito in un gruppo di condannati accusati di avere in odio il genere umano. Venne quindi trattato come un qualunque malfattore. Inoltre la sua agonìa non ebbe alcun conforto perché le guardie del tempo consentivano di osservare i crocifissi ma non di avvicinarsi a loro.<br />
3) Per rispondere al terzo quesito è necessario tener presente alcune criticità:<br />
- per recuperare la salma del martire era necessario interagire con chi era preposto alla sorveglianza;<br />
- per deporre il corpo di Pietro in un luogo capace di rispettare la memoria si dovevano evitare le guardie che circondavano l’area del Circo (presenti specialmente nei pressi del ponte di Nerone).<br />
Considerando quindi il contesto indicato, la scelta non poté che orientarsi su una prassi diffusa (pagare i soldati per riprendere il corpo del martire). Si individuò contemporaneamente un punto (il più vicino possibile) adatto a scavare una buca (per deporre la salma). Utilizzando la necropoli pagana della via Cornelia non si perse tempo e si riuscì a non attirare l’attenzione di qualche possibile delatore. La tomba di Pietro rimase in quel periodo molto povera per più motivi: per l’urgenza di seppellirlo (lo scavo fu poi coperto con un tetto di mattoni, ‘a cappuccina’), e per la persecuzione che proseguì ancora per qualche anno solo all’interno delle mura dell’Urbe.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Gli eventi successivi</span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le persecuzioni neroniane si protrassero oltre il 64 d.C. I cristiani non furono quindi eliminati in un’unica occasione. La logica sottesa a tale fatto è che occorreva dimostrare al popolo (rimasto senza un’abitazione) che la politica governativa continuava ad essere inflessibile verso chi si era reso colpevole di gravi reati. In tale contesto, si comprende allora la tendenza degli storici a collocare la decapitazione di san Paolo intorno al 67 d.C. Solo quando il Cristianesimo divenne una religione non avversata dall’imperatore (accordo di Milano del 313 d.C. tra Costantino e Licinio) si poté sviluppare un culto pubblico ai martiri (i cui sepolcri rimanevano comunque noti). Tale orientamento fu caratterizzato da processi di memoria (<em>traditio</em> e scritti) e da momenti liturgici (celebrazioni).<a title="" href="#_ftn15"><span style="color: #000000;">[15]</span></a> Tra il 318 e il 322 venne edificata la basilica di San Pietro. Da questo momento in poi si snoda una storia secolare. Negli anni compresi tra il 1939 e il <a title="1949" href="https://it.wikipedia.org/wiki/1949"><span style="color: #000000;">1949</span></a> furono eseguiti nell’area sottostante la basilica vaticana di San Pietro una serie di scavi che consentirono di individuare una necropoli<a title="" href="#_ftn16"><span style="color: #000000;">[16]</span></a> e il sepolcro dell’apostolo Pietro. In seguito, l’epigrafista Margherita Guarducci, studiò (1952-1965) un muro, posizionato accanto al succitato sepolcro, caratterizzato da un elevato numero di graffiti.<a title="" href="#_ftn17"><span style="color: #000000;">[17]</span></a><br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Le evidenze archeologiche</i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dagli studi succitati emersero una serie di dati non deboli:<br />
- per costruire la basilica costantiniana non si utilizzò (come sarebbe stato ovvio, e sicuro per la solidità della nuova costruzione), lo spazio piano tra Gianicolo e Vaticano (che era stato occupato dal Circo), ma si volle fare corrispondere il punto centrale della basilica, all’intersezione tra navata centrale e transetto, con la sepoltura dell’apostolo;<br />
- non utilizzando lo spazio piano succitato, si dovette affrontare un gravoso lavoro ingegneristico. Fu necessario realizzare una vasta piattaforma artificiale, da un lato tagliando le pendici del colle Vaticano, dall’altro seppellendo e utilizzando come fondamenta le strutture della necropoli sviluppatasi lungo il lato settentrionale del circo tra I e IV secolo. Ciò poteva essere motivato solo da una ragione di particolare importanza (<i>sepolcro di Pietro</i>);<br />
- l’asse di simmetria dell’intera basilica costantiniana coincide con quello del parallelepipedo fatto edificare dall’imperatore per proteggere la tomba di san Pietro e il muro dei graffiti;<br />
- la posizione della fossa dell’apostolo rimane anomala rispetto alla collocazione delle tombe del tempo. Tale fatto attesta la fretta dello scavo, la povertà dei mezzi, e l’esigenza di un luogo abbastanza nascosto;<br />
- in seguito, vennero posizionate varie tombe vicino al sepolcro di san Pietro. Tali lavori, comunque, rispettarono sempre l’area prospiciente il punto di sepoltura dell’apostolo;<br />
- il ritrovamento di una colonnina, sopra la tomba di Pietro, conferma quanto già indicato dal presbitero romano Gaio in uno scritto indirizzato all’eretico Proclo. Quest’ultimo, seguace del frigio Montano, vantava la presenza a Ierapoli di Frigia della tomba dell’apostolo Filippo. Affermava Gaio: “Io posso mostrarti i trofei [tà trópaia] degli apostoli [Pietro e Paolo]. Se vorrai recarti nel Vaticano o sulla via di Ostia, troverai i trofei di coloro che fondarono questa Chiesa [di Roma]” (Eusebio,<em> Historia ecclesiastica</em> II, 25, 7);<a title="" href="#_ftn18"><span style="color: #000000;">[18]</span></a><br />
- su un piccolo frammento di intonaco (cm 3,2 x 5,8), proveniente dal cosiddetto “muro rosso” sul quale si addossò l’edicola, vennero incise le seguenti lettere greche: PETR[...] ENI[...]. Il graffito è stato interpretato con la frase “Pétr[os] enì” (= Pietro è qui), oppure, sempre nella prospettiva della presenza di Pietro, con un’invocazione a lui rivolta: “Pétr[os] en i[réne]” (= Pietro in pace);<br />
- nel ‘muro dei graffiti’ (della metà del III secolo), posto accanto al sepolcro di Pietro, si legge il nome di Pietro in forma monogrammatica. L’epigrafista Guarducci interpretò i graffiti come invocazioni di pellegrini per i propri defunti, rivolte a Cristo, Maria e Pietro;<br />
- nel mausoleo pagano dei Valerii (non distante dalla tomba di san Pietro) è stata individuata (e fotografata) un’epigrafe (seconda metà III secolo) con una preghiera all’apostolo Pietro: “Petrus roga Iesus Christus pro sanc(tis) hom(ini)b(us) chrestia(nis) (ad) co(r)pus tuum sepultis”.<a title="" href="#_ftn19"><span style="color: #000000;">[19]</span></a><br />
- la Guarducci, attraverso il signor Giovanni Segoni (un operaio della ‘Fabbrica di San Pietro’), poté anche acquisire una cassetta contenente delle ossa umane. Quest’ultime, erano state ritrovate in un loculo del “muro rosso”. Risultarono (analisi del prof. Correnti) pertinenti a un solo uomo, di corporatura robusta, morto in età avanzata. Erano incrostate di terra e mostravano di essere avvolte in un panno di lana colorato di porpora e intessuto d’oro<a title="" href="#_ftn20"><span style="color: #000000;">[20]</span></a>; rappresentavano frammenti di tutte le ossa del corpo ad esclusione di quelle dei piedi;<a title="" href="#_ftn21"><span style="color: #000000;">[21]</span></a><br />
- sotto l’attuale altare papale si trovò una successione di monumenti e di altari: uno sotto l’altro, uno dentro l’altro. Ciò significava che quel luogo (“della Confessione”) era stato da secoli oggetto del culto di Pietro. <i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>La tomba dell’apostolo Paolo</i></span></h3>
<div id="attachment_6675" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/11/Immagine3.png"><img class="size-thumbnail wp-image-6675" alt="San Paolo, catacomba di Santa Tecla" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/11/Immagine3-150x150.png" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>San Paolo, catacomba di Santa Tecla</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dopo i ritrovamenti avvenuti presso l’antica necropoli della via Cornelia (attualmente posizionata sotto la basilica vaticana di San Pietro), è stato possibile effettuare una serie di indagini anche nell’area ove venne sepolto san Paolo. In particolare, nel sarcofago dell’apostolo è stata praticata una perforazione per inserire una speciale sonda mediante la quale sono state rilevate tracce di un prezioso tessuto di lino colorato di porpora, laminato di oro zecchino e di un tessuto di colore azzurro con filamenti di lino. È stata anche rilevata la presenza di grani di incenso rosso e di sostanze proteiche e calcaree. Inoltre, piccolissimi frammenti ossei, sottoposti all&#8217;esame del carbonio 14 da parte di esperti ignari della loro provenienza, sono risultati appartenere a persona vissuta tra il primo e il secondo secolo. In seguito, nel 2009, presso le catacombe di Santa Tecla, posizionate vicino all’attuale basilica romana di San Paolo fuori le Mura, è stato ritrovato un dipinto (fine IV sec.) che raffigura il volto dell’apostolo san Paolo. Quest’ultimo è rappresentato con l’aspetto di un filosofo, lo sguardo pensoso, la fronte alta, la calvizie incipiente, la barba appuntita.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>L’immagine di Pietro e Paolo</i></span></h3>
<div id="attachment_6676" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/11/Immagine4.png"><img class=" wp-image-6676 " alt="Pietro e Paolo, catacomba di sant’Ippolito" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/11/Immagine4.png" width="250" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Pietro e Paolo, catacomba di sant’Ippolito</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La raffigurazione degli apostoli Pietro e Paolo è stata individuata in diverse catacombe (es. in quella dei santi Marcellino e Pietro, lungo l’antica via Labicana oggi via Casilina). Di particolare interesse è pure la lastra sepolcrale marmorea ritrovata nella catacomba di Sant’Ippolito. Tale reperto colpisce per la sua semplicità. L’autore, infatti, rappresentando i volti delle due ‘colonne della Chiesa’, ha inteso presentare due volti che non attestano ‘autorità’ ma ‘fraternità’. Tale impostazione dell’opera la si può comprendere in base a due motivi. Da una parte, la realtà della Chiesa di Roma, in quel momento, non aveva ancora sviluppato un’articolata dottrina riconducibile agli insegnamenti (comunque già diffusi) dei due apostoli. Dall’altra, si è voluto evidenziare una ‘vicinanza’ dei due testimoni di Cristo per evidenziare il fatto che, dopo il ‘Concilio di Gerusalemme’ del 46 d.C. (ove emerse una discordanza di posizioni tra Pietro e Paolo sul tema della circoncisione), le due ‘colonne’ dell’Urbe avevano operato in unità d’intenti.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>I ritrovamenti. Le invocazioni agli apostoli Pietro e Paolo</i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nelle indagini condotte presso le catacombe romane di San Sebastiano (fine Ottocento / Novecento) venne individuato anche un semplice e quasi dimesso cortile porticato su tre lati (<em>triclia</em>). Dagli anni 250-260 d.C. e fino a circa il primo decennio-ventennio del IV secolo (cioè fino alla costruzione della basilica costantiniana che vi si sovrappose), tale luogo fu molto frequentato. I visitatori erano richiamati da una tradizione che in quel sito aveva fissato una memoria degli apostoli Pietro e Paolo. Le infrastrutture della <em>triclia</em> (pozzo, canalizzazione, banchi in muratura), e soprattutto le circa cinquecento iscrizioni graffiate sull&#8217;intonaco delle pareti, indicano in questo ambiente un centro di culto funerario. I cristiani vi consumavano il pasto rituale del <em>refrigerium</em>. E lasciavano testimonianza scritta di un atto devozionale compiuto in onore di Pietro e Paolo. Tale venerazione è legata un motivo storico. Nel 250 d.C., durante la persecuzione dei cristiani voluta dall’imperatore Valeriano, le salme dei due apostoli vennero collocate nell’area delle catacombe di San Sebastiano. In tal modo furono protette da profanazioni. Dopo cinquanta anni, le reliquie dei due martiri tornarono nei sepolcri di origine.<a title="" href="#_ftn22"><span style="color: #000000;">[22]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>I ritrovamenti. ‘Alessameno adora Dio’</i></span></h3>
<div id="attachment_6677" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/11/Immagine5.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-6677" alt="Il graffito &quot;Alessameno adora Dio&quot;, Antiquarium del Palatino" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/11/Immagine5-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Il graffito &#8220;Alessameno adora Dio&#8221;, Antiquarium del Palatino</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel 1856, durante una campagna di scavi al Palatino, presso l’edificio denominato ‘<em>Paedagogium</em>’ (luogo di preparazione dei servitori che lavoravano nel palazzo imperiale), fu rinvenuto un graffito particolare (prima metà del III secolo d.C.). Si tratta di un uomo crocifisso con la testa di asino. In basso, alla sua sinistra, una figura maschile lo guarda. Tra le due figure una frase in greco: “Alessameno adora dio”. Tale ritrovamento fece fin dall’inizio comprendere che si era in presenza di una testimonianza storica significativa. Attestava infatti, nel generale clima persecutorio del tempo, comportamenti derisori verso i cristiani. Osservando l’immagine si possono estrapolare dei dati:- il reperto conferma l’accusa rivolta ai cristiani di adorare una testa di asino (cf ad es. Tertulliano: <em>Ad Nationes., </em>I, 14,1);- la posizione del crocifisso è di tipo dispregiativo (la figura è osservata dalla parte posteriore);- le posizioni delle mani di Alessameno (una in alto e una in basso) accentuano l’elemento derisorio;- il tipo di tunica indossata da Alessameno riconduce a quella dei servitori che lavoravano nei palazzi dei nobili (ciò attesta la presenza di cristiani tra quanti lavoravano nel palazzo imperiale e in sedi adiacenti).<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>I ritrovamenti. Le iscrizioni di Papa Damaso</i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mentre nel periodo avverso alla nuova religione si univano alle azioni oppressive scritti oltraggiosi e blasfemi, in tempi successivi fu possibile promuovere un’azione mirata a esaltare la testimonianza dei martiri, e a individuare i luoghi della loro sepoltura. Rilevante in merito fu l’iniziativa di Papa Damaso I (santo; pontificato: 1° ottobre 366 &#8211; 11 dicembre 384). Egli compose pure un certo numero di brevi <a title="Epigramma" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Epigramma"><span style="color: #000000;">epigrammi</span></a> su vari martiri e santi, e degli inni (<em>Carmina</em>). Nel corso di alcune indagini venne individuato nelle catacombe di San Sebastiano anche l’epigramma dedicato al martire romano Eutichio. Si riporta qui di seguito il testo.<br />
“Eutichio martire i crudeli ordini del tiranno<br />
non meno che i mille modi di far male dei carnefici<br />
poté allora vincere e lo mostrò la gloria di Cristo.<br />
Allo squallore del carcere segue nuovo tormento per le membra;<br />
frammenti di coccio fan sì che il sonno non venisse;<br />
dodici giorni passarono, non gli dan nulla da mangiare;<br />
e gettato in una voragine il santo sangue lava<br />
tutte le ferite inferte dal tremendo potere di morte.<br />
Di notte nel sonno turban dei sogni la mente,<br />
indica quale luogo nascondesse le membra del santo.<br />
Si cerca, e trovato si venera, protegge, concede ogni cosa.<br />
Damaso ne ha celebrato il merito, tu venera il sepolcro”.<a title="" href="#_ftn23"><span style="color: #000000;">[23]</span></a><br />
Il testo è significativo sul piano storico perché fornisce alcuni dati: 1) l’esistenza di carceri ove i prigionieri attendevano la sentenza; 2) il degrado ambientale degli ambienti riservati a chi era sottoposto a misura detentiva; 3) la privazione del cibo; 4) la collocazione dei perseguitati in una “voragine” (simile a quella del ‘<em>Tullianum</em>’).<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Il verbale del processo a san Giustino e compagni (II sec.) </i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se il ritrovamento delle epigrafi è stato significativo sul piano storico (individuazione dei martiri sepolti), anche la conservazione di <em>Acta </em>riguardanti i processi contro alcuni cristiani rimane utile perché (pur talvolta con aggiunte successive) fornisce diversi dati. Tra gli <em>Atti</em>, si ricorda il processo (presieduto a Roma dal prefetto Quinto Giunio Rustico<a title="" href="#_ftn24"><span style="color: #000000;">[24]</span></a>) al martire Giustino e ai suoi compagni. Attualmente gli studiosi possono utilizzare e analizzare tre fonti (A,B,C).<a title="" href="#_ftn25"><span style="color: #000000;">[25]</span></a> Si riporta qui di seguito l’interrogatorio (fonte A):<br />
“(…) il prefetto domandò a Giustino: “Che genere di vita conduci”.<br />
Rispose Giustino: “Irreprensibile e incensurabile da chiunque”.<br />
(…) “Quali principî pratichi?”.<br />
(…) “Ho cercato di apprendere tutti i principî, ma ho aderito a quelli veritieri dei cristiani, anche se essi non trovano il consenso di quanti hanno false opinioni”.<br />
(…) “Sono quelli dunque i principî che trovano il tuo consenso?”.<br />
(…) “Sì, poiché vi credo”.<br />
(…) “Di che credenza si tratta?”.<br />
(…) “Quella che ci rende devoti al Dio dei cristiani, che riteniamo unico e originario autore della creazione del mondo intero, e al figlio di Dio Gesù Cristo, la cui venuta quale araldo della salvezza degli uomini e maestro di virtuosi precetti già era stata annunciata dai profeti. Ma riterrei di far torto alla sua divinità se dicessi di riconoscerlo quale mero profeta, poiché già è stato annunciato che costui, del quale ho detto, è il Figlio di Dio. Sappi infatti che da tempo i profeti hanno predetto la venuta del Figlio di Dio tra gli uomini”.<br />
(…) “Dove vi riunite?”.<br />
(…) “Dove ciascuno vuole o può.<a title="" href="#_ftn26"><span style="color: #000000;">[26]</span></a> Credi forse che sia possibile riunirci tutti nello stesso luogo?”.<br />
(…) “Suvvìa, dove vi riunite? In quale posto?”.<br />
(…) “Da quando sono tornato per la seconda volta<a title="" href="#_ftn27"><span style="color: #000000;">[27]</span></a> nella città dei romani, abito presso un certo Martino, sopra i bagni di Timiotino<a title="" href="#_ftn28"><span style="color: #000000;">[28]</span></a>, non conosco nessun altro luogo di riunione se non quello. Se qualcuno voleva venire a trovarmi, lo mettevo a parte dei principî della verità”.<br />
(…) “Insomma, sei cristiano?”.<br />
(…) Sì, sono cristiano”.<br />
Il prefetto Rustico domandò a Caritone: “(…) anche tu sei cristiano?”.<br />
(…) “Sono cristiano, per comando di Dio”.<br />
Il prefetto Rustico si volse a Carito: “ A te la parola, Carito”.<br />
(…) Sono cristiana, per dono di Dio”.<br />
Il prefetto Rustico domandò a Evalpisto: “E tu, che cosa sei?”.<br />
(…) Anch’io sono cristiano e partecipo della medesima speranza”.<br />
Il prefetto Rusticò domandò a Ierace: “Sei cristiano?”.<br />
(…) Sì, sono cristiano, e venero il medesimo Dio”.<br />
Il prefetto Rustico domandò: “È stato Giustino a farvi diventare cristiani?”.<br />
Rispose Ierace: “Lo ero da tempo”.<br />
Peone si levò e disse: “Anch’io sono cristiano”.<br />
Rustico domandò: “Chi ti ha istruito?”.<br />
Rispose Peone: “ Me l’hanno trasmesso i miei genitori”.<br />
Evelpisto disse: “Ascoltavo volentieri la parola di Giustino, ma è stato dai miei genitori che ho preso l’esser cristiano”.<br />
Rustico domandò: “Dove sono i tuoi genitori?”.<br />
(…) “In Cappadocia<a title="" href="#_ftn29"><span style="color: #000000;">[29]</span></a>”.<br />
Rustico a Ierace: “E i tuoi genitori dove sono?”.<br />
“(…) Sono morti. Quanto a me, da parecchio tempo sono venuto via dalla Frigia<a title="" href="#_ftn30"><span style="color: #000000;">[30]</span></a>”.<br />
Rustico domandò a Liberiano: “Non sarai cristiano anche tu?”.<br />
“(…) Sono anch’io un devoto cristiano”.<br />
Il prefetto fa a Giustino: “Se sarai fustigato e decapitato, credi che salirai in cielo?”.<br />
“(…) Confido di ottenerlo con la mia perseveranza, se non cesso di perseverare. So che questo è riservato a quanti hanno vissuto rettamente, ma solo alla conflagrazione<a title="" href="#_ftn31"><span style="color: #000000;">[31]</span></a> del mondo”.<br />
“(…) Comunque pensi che salirai in cielo?”.<br />
Rustico disse: “Se non obbedite, sarete giustiziati”.<br />
Ribatté Giustino: “ È nei nostri voti di essere salvati, una volta giustiziati”.<br />
Rustico sentenziò: “Quanti non hanno voluto sacrificare agli dei siano fustigati e condotti all’esecuzione secondo la procedura di legge”.<br />
I santi martiri, rendendo gloria a Dio, vennero al luogo solito delle esecuzioni<a title="" href="#_ftn32"><span style="color: #000000;">[32]</span></a> (…)”.<br />
Questo testo è importante perché: 1] è possibile sapere che Peone ed Evelpisto erano cristiani fin dall’infanzia; che Evelpisto era discepolo di Giustino; che Evelpisto e Ierace provenivano dall’Asia Minore. Non si possiedono informazioni su questi martiri all’infuori del documento <i>cit</i>.. 2] Peone probabilmente si era alzato tra il pubblico per unirsi agli imputati. 3] Prima dell’esecuzione della condanna era costume flagellare i criminali condannati.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Santa Cecilia (III sec.)</i></span></h3>
<div id="attachment_6678" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/11/Immagine6.jpg"><img class=" wp-image-6678 " alt="Il luogo ove venne ritrovato il corpo di santa Cecilia, catacombe di san Callisto" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/11/Immagine6.jpg" width="250" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Il luogo ove venne ritrovato il corpo di santa Cecilia, catacombe di san Callisto.</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel contesto delineato, le indicazioni fornite da Papa Damaso (<i>cit</i>.), unitamente ad altre fonti quali la <em>traditio</em> e gli <em>Acta</em> (<i>cit</i>.), sono state molto utili per le diverse indagini effettuate ‘<em>in loco’</em>. Quest’ultime sono riuscite a verificare più dati riguardanti un numero non debole di martiri. Si ricorda, al riguardo, lo studio del sepolcro della martire Cecilia nelle catacombe di San Callisto.<a title="" href="#_ftn33"><span style="color: #000000;">[33]</span></a> Il corpo della santa venne poi traslato all’interno dell’Urbe.<br />
Dal 1977 Neda Parmegiani e Alberto Pronti hanno eseguito nel <em>titulus </em>trasteverino di Santa Cecilia accertamenti e rilievi accurati delle strutture sotterranee accessibili, e saggi stratigrafici. Tra i risultati, si ricorda l’accertamento di un ambiente termale in ottimo stato di conservazione proprio sotto la cappella ove la tradizione religiosa indicava il <em>calidarium </em>in cui la santa titolare patì il martirio. Tale fatto imprime ulteriore forza a qualche aspetto topografico della complessa narrazione agiografica.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Santa Agnese (fine III sec., inizio IV)</i></span></h3>
<div id="attachment_6679" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/11/Immagine7.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-6679" alt="Il luogo dove probabilmente fu uccisa santa Agnese. " src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/11/Immagine7-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Il luogo dove forse fu uccisa santa Agnese.</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La più antica testimonianza letteraria che ricorda la figura di Santa Cecilia (11-13 anni) è contenuta nel primitivo documento della Chiesa romana, anteriore al 336, chiamato <em>Depositio Martyrum</em>. Il testo in questione ricorda che il <em>dies natalis</em> di Agnese (cioè il giorno del martirio e quindi della successiva nascita alla vita eterna) era il 21 gennaio.<br />
Il corpo della martire venne posizionato in una galleria al primo piano delle catacombe che da lei presero poi il nome <a title="" href="#_ftn34"><span style="color: #000000;">[34].</span></a> Il cranio (e il resto delle ossa) venne successivamente spostato (al più tardi nel corso del IX secolo) nel <em>Sancta Sanctorum</em> in Laterano.<br />
In seguito, Papa Pio X (1903-1914) donò la reliquia alla chiesa di Sant’Agnese in Agone (nei cui sotterranei è situato quello che è ritenuto il presunto luogo del martirio dell’adolescente), in piazza Navona, a Roma.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>San Sebastiano (III sec.)</i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Militare romano, Sebastiano venne ucciso perché cristiano. Un dato storico certo è l&#8217;inserimento del suo nome nella <em>Depositio martyrum</em>, il più antico calendario della Chiesa di Roma (risalente al <a title="354" href="https://it.wikipedia.org/wiki/354"><span style="color: #000000;">354</span></a>). Tale fatto ne testimonia il culto sin dai primi secoli. Anche se non è facile ricostruire i diversi momenti del suo martirio, si è propensi a pensare a una condanna a morte avvenuta attraverso una trafittura con frecce. Nei secoli successivi, molti pittori e scultori vollero ‘rappresentare’ il martirio di questo soldato presentandolo vestito di poche vesti, di bella presenza, con tratti a volte quasi femminei. Si diffuse così, in taluni ambienti, l’opinione che Sebastiano fosse gay. E alcuni vollero indicarlo come ‘patrono’ degli omosessuali. In realtà furono lasciati nell’ombra alcuni dati storici rilevanti che qui di seguito si riassumono:<br />
- tutti i condannati a morte erano spogliati delle vesti;<br />
- i commilitoni del militare dovevano a turno scagliare delle frecce per dimostrare la propria fedeltà all’imperatore;<br />
- l’agonia del condannato veniva prolungata colpendo parti del corpo non vitali; si trattava di una tortura: la persona soffriva per il dolore e perdeva sangue, ma non moriva in tempi rapidi.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>San Lorenzo (III sec.)</i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il martirio di questo diacono (10 agosto 258) avvenne dopo l’uccisione del Papa Sisto II, mentre Daciano era il prefetto di Roma. Non vi sono dubbi sull&#8217;esistenza del santo, sul fatto e sul luogo del suo martirio e sulla data della sua sepoltura. La salma di Lorenzo venne deposta in una tomba vicino alla via Tiburtina, in un terreno di proprietà della vedova Ciriaca. Dalle fonti rimaste si deduce che esisteva a Roma una rete di assistenza. Il 19 luglio del 1943 un bombardamento aereo rovinò la basilica di San Lorenzo fuori le Mura. Un’opera di ricostruzione permise, comunque, di riedificare le parti andate distrutte. Nella catacomba di San Lorenzo (o di Ciriaca; distribuita su cinque livelli) vennero in seguito scoperti (<a title="1947" href="https://it.wikipedia.org/wiki/1947"><span style="color: #000000;">1947</span></a>-<a title="1949" href="https://it.wikipedia.org/wiki/1949"><span style="color: #000000;">1949</span></a>) i santuari di altri due martiri, Abbondio ed Erennio.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>I ritrovamenti. Il nome di Pietro nel presbiterio costantiniano</i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel 1999 è stata ritrovata un’iscrizione di cantiere recante il nome di Pietro, rinvenuta sulla pedana del presbiterio dell’antica basilica romana di San Pietro (databile tra il 319 e il 326 d.C.). La scritta tardo-latina “At Petru” (‘ad Petrum’) è un accusativo di luogo che indica la destinazione della pietra per la tomba del primo Papa.<a title="" href="#_ftn35"><span style="color: #000000;">[35]</span></a> L’eccezionalità dell’iscrizione sta nel fatto che reca il nome dell’apostolo per intero, inciso in forma chiara e completa, con lettere alte circa 5 cm, e che si pone a poco più di due metri dal trofeo di Gaio, cioè dalla tomba di Pietro.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>I ritrovamenti. Il </i><em>chrismon</em><i> nel </i><em>cryptoporticus</em><i> degli </i><em>Horti Sallustiani</em></span></h3>
<div id="attachment_6680" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/11/Immagine8.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-6680" alt="Il cryptoporticus accanto al garage dell’ambasciata USA a Roma." src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/11/Immagine8-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Il </em>cryptoporticus<em> accanto al garage dell’ambasciata USA a Roma.</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Gli <em>Horti</em> di proprietà di Gaio Sallustio Crispo (86-34 a.C.; storico e senatore), erano costituiti da una villa suburbana e da giardini. Nella vasta area di verde c’erano padiglioni, porticati, statue, fontane, templi (uno dedicato a Venere Ericina), criptoportici, terme e ninfei. Nel 20 d.C l’intera zona fu acquisita dal demanio imperiale. Negli anni di Adriano (117-138), gli <em>Horti </em>vennero arricchiti e ampliati. Aureliano (270-275) vi costruì un ippodromo. Le criticità ebbero inizio con il ‘sacco di Roma’ (410). Da quel momento iniziò una fase di decadenza.<a title="" href="#_ftn36"><span style="color: #000000;">[36]</span></a> La parte più conosciuta degli <em>Horti Sallustiani</em> si trova presso piazza Sallustio (14 metri al di sotto del piano stradale). Consiste in un edificio (visitabile) che risale al periodo adrianeo, formato da un&#8217;aula circolare di 11 metri di diametro e 13 di altezza, sulle cui pareti si aprono due serie di nicchie.<a title="" href="#_ftn37"><span style="color: #000000;">[37]</span></a> Quasi certamente, il grande padiglione era una <em>coenatio </em>estiva. A seconda del numero degli ospiti si poteva utilizzare o meno una sala posteriore. La datazione di questo ambiente (desunta dai bolli laterizi) è posteriore al 126 d.C. Arretrato rispetto all&#8217;ingresso del corpo centrale del complesso, in direzione nord, un edificio a più piani è stato identificato come un&#8217;<em>insula</em> di tipo signorile. Sono visibili tre locali, alcuni dei quali con mosaici a tessere bianche e nere e resti di affreschi, oltre ad una latrina.<br />
Altre evidenze appartenenti ad edifici facenti parte degli <em>Horti </em>sono: un’imponente cisterna (epoca adrianea) realizzata su due piani<a title="" href="#_ftn38"><span style="color: #000000;">[38]</span></a>, e un <em>cryptoporticus </em>affrescato (nel garage dell&#8217;ambasciata americana sul lato prospiciente via Friuli). Infine, lungo via Lucullo, è visibile un muro a nicchie.<br />
Il <em>cryptoporticus</em>, in particolare, corridoio di collegamento tra edifici, fu rinvenuto nel 1949 durante i lavori di costruzione di un garage nella zona compresa tra via Lucullo e via Friuli. Quarant’anni dopo, l’archeologa Silvia Festuccia, sviluppò delle indagini per verificare il reale sviluppo planimetrico del sito. In seguito venne attuato un progetto di ricerca su iniziativa dell’ambasciata USA e dell’Istituto svedese di studi classici a Roma. Nell’ambiente in esame, la ricercatrice Anna Blennow, dell’università di Göteborgs, ha studiato una serie di graffiti. Tale fatto è importante per due motivi: per l’individuazione di simboli cristiani, e per il fatto che tali reperti si fanno risalire alla fine del III secolo d.C.<a title="" href="#_ftn39"><span style="color: #000000;">[39]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Il </i><em>chrismon.</em> Alcune ipotesi</span></h3>
<div id="attachment_6681" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/11/Immagine9.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-6681" alt="Il chrismon ritrovato nel cryptoporticus nella zona compresa tra via Lucullo e via Friuli, a Roma." src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/11/Immagine9-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Il </em>chrismon<em> ritrovato nel </em>cryptoporticus<em> nella zona compresa tra via Lucullo e via Friuli, a Roma.</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nell’indagine eseguita dalla Blennow è stato possibile evidenziare più graffiti. Risalgono probabilmente a fasi temporali diverse. Con riferimento a quella più antica (III secolo), la ricercatrice ha osservato pure un <em>chrismon </em>ed altri cristogrammi. Il monogramma di Cristo - o Chi Rho - è una combinazione di lettere dell&#8217;<a title="Alfabeto greco" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Alfabeto_greco"><span style="color: #000000;">alfabeto greco</span></a>, che formano un’abbreviazione del nome di <a title="Cristo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cristo"><span style="color: #000000;">Cristo</span></a>.<br />
L’uso di lasciare graffiti sui muri con il segno del <em>chrismon </em>risale al periodo pre-costantiniano. Di probabile origine nella parte orientale dell’impero romano (ove era diffuso il greco), il <i>chrismon </i>venne utilizzato in contesti di uso privato, con inizio dal III secolo. Lo si trova anche in sarcofagi. La sua diffusione pubblica avvenne durante gli anni di Costantino (imperatore dal 306 al 337). Da questo momento in poi lo si individua nelle chiese e basiliche cristiane, nelle monete, e sulle stesse lucerne utilizzate in ambienti domestici o di lavoro. In tale contesto, il fatto di trovare anche altri graffiti con il <em>chrismon </em>nel <em>cryptoporticus </em>succitato, pone allo storico un quesito: quale significato attribuire a questi cristogrammi? Si tratta di un semplice segno devozionale, apposto in modo augurale? È un simbolo di natura protettiva legato a un’invocazione? O è piuttosto un messaggio criptato attraverso il quale i cristiani del tempo segnalavano la loro presenza ai correligionari? Chi scrive è dell’avviso che può trattarsi sia di un’invocazione, sia di un messaggio in codice. Da escludere comunque la tesi di un graffito apposto per passatempo. Al riguardo, occorre sottolineare il fatto che il III e l’inizio del IV secolo d.C. furono segnati da persecuzioni anti-cristiane. Per tale motivo è spontaneo pensare a un pensiero di supplica rivolto a Cristo Salvatore, e all’esigenza di raggiungere in qualche modo i propri correligionari in pericolo. Occorreva, infatti, proteggere chi poteva essere già stato individuato dalla pubblica autorità (o chi correva il rischio di poter essere localizzato). D’altra parte, l’essenzialità del messaggio (<em>Chi Ro</em>) e la stessa posizione del graffito nell’ambiente del <i>cryptoporticus</i> (poco individuabile a una prima occhiata) sembra confermare tale tesi.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>I </i><em>chrismon</em><i> e la comunità cristiana del tempo</i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L’individuazione dei <i>chrismon </i>nell’area del <em>cryptoporticus </em>(<i>cit.</i>)<i> </i>acquista un ulteriore significato se si colloca tale ‘messaggio’ nell’ambito della più vasta mappa territoriale ove erano presenti nuclei di cristiani, e se si tiene conto della stessa zona degli <em>Horti </em>(<i>cit</i>.). 1) Nel periodo considerato (III sec.), la comunità cristiana si era certamente sviluppata secondo linee diversificate (lo attestano le stesse persecuzioni). In fase iniziale, un nucleo non debole di cristiani si distribuì nella zona di Trastevere, <em>Trans Tiberim</em> (qui vi insiste pure una ‘memoria’ riconducibile all’apostolo Paolo). Tale gruppo, forse dopo il 64-67 d.C. (persecuzioni di Nerone), si riorganizzò utilizzando ambienti diversi da quelli della comunità ebraica. Ciò ebbe il fine di acquisire un’autonomia sul piano religioso e organizzativo. In tal senso, la presenza cristiana si orientò probabilmente verso l’attuale area di Santa Maria in Trastevere, mentre altri seguaci di Cristo vissero (con possibile residenza) nell’area del Palatino (cf il graffito di Alessameno; <i>cit</i>.), dell’Aventino, dell’Esquilino, nei terreni vicini alle attuali via Cassia e via Salaria, e in altri punti dell’Urbe. Tutto questo attesta un disegno insediativo che in modo graduale arrivò a utilizzare i più diversi ambienti della capitale dell’impero romano. In definitiva, quindi, il <em>chrismon </em>del <em>cryptoporticus</em> <i>cit</i>. è anche segno di una presenza diffusa di cristiani in più realtà urbane. 2) Unitamente a ciò, il fatto di trovare dei <em>chrismon </em>in un <em>cryptoporticus </em>(<i>cit</i>.) di proprietà dei pubblici poteri, attesta che almeno alcuni cristiani erano presenti in ambienti socialmente elevati. Probabilmente si trattava di servitori o di militari, ma non è da escludere un’adesione di autorità politiche alla nuova <em>religio</em>.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>I ritrovamenti. La </i><em>crux</em><i> tra i graffiti del Colosseo</i></span></h3>
<div id="attachment_6682" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/11/Immagine10.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-6682" alt="L'intonaco della galleria di servizio del terzo livello del Colosseo.  La piccola croce è a sinistra. " src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2017/11/Immagine10-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>L&#8217;intonaco della galleria di servizio del terzo livello del Colosseo.</em><br /><em>La piccola croce è a sinistra.</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mentre nel 2012 si scoprivano a Roma &#8211; poco distante da piazzale del Verano &#8211; delle gallerie catacombali posizionate lungo la via Tiburtina (con individuazione di un <em>chrismon</em>), proseguivano nel frattempo i lavori di ripulitura del Colosseo grazie a una sponsorizzazione privata. Quando fu inaugurato dall’imperatore Tito nell’80 d.C., l’anfiteatro Flavio si presentava al suo esterno di colore bianco (i marmi ricoprivano la facciata). All’interno, l’edificio era dipinto con vari colori. In tale contesto, archeologi e restauratori hanno scoperto (2013) alcuni metri quadrati di decorazioni policrome rimaste intatte. Ciò è avvenuto su una galleria intermedia al terzo livello, a trenta metri d’altezza dal livello stradale.<a title="" href="#_ftn40"><span style="color: #000000;">[40]</span></a> Dopo la sorpresa iniziale, legata al fatto che la galleria fungeva da passaggio secondario, e dove c’erano anche degli urinatoi, gli studiosi hanno individuato strati di iscrizioni finora nascosti dalla sporcizia accumulata e dalla calcificazione. Le scritte in rosso, sbiadite dall&#8217;antichità, si confondono tra i graffiti in nero, lasciati dai visitatori dell&#8217;anfiteatro in tempi moderni. In tale contesto, in un punto dell’intonaco, è stata individuata una <i>crux</i>. Al riguardo, occorre sottolineare che in più ambienti del Colosseo sono già state individuate delle croci.<a title="" href="#_ftn41"><span style="color: #000000;">[41]</span></a> Questi segni, però, hanno una datazione tarda. Il reperto ritrovato, al contrario, sembrerebbe collocarsi in epoca antica. Se così fosse, potrebbe attestare un gesto cristiano di <i>pietas</i> (affidamento a Dio dei morenti nell’arena). Tale ipotesi trova supporto anche da un dato storico. Se, da una parte, l’anfiteatro Flavio non fu edificato per le persecuzioni anti-cristiane, dall’altra, non si può escludere la presenza di cristiani tra i condannati a morte. Si pensi infatti alla vicenda del vescovo Ignazio di Antiochia. Questo martire fu condannato <em>ad bestias</em>. Morì nell’anno 107 d.C. in occasione delle feste organizzate per la vittoriosa campagna militare dell’imperatore Traiano contro i Traci. Prima di raggiungere l’Urbe, scrisse ai cristiani di Roma invitandoli a non intervenire per sottrarlo al martirio.<a title="" href="#_ftn42"><span style="color: #000000;">[42]</span></a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></p>
<div><strong><em><span style="color: #808080;">Note</span></em></strong></div>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref1"><span style="color: #000000;">[1]</span></a> In epoca romana, l’attuale zona del Vaticano, si presentava come un’area sub-urbana ove erano presenti boschi, terreni incolti e ville di notevoli proporzioni. Essa faceva parte della XIV regione augustea, il <em>Transtiberim</em>, situata sulla riva destra del Tevere fuori le mura aureliane. Il <i>Transtiberim </i>includeva il Vaticano (a nord), il Gianicolo (al centro), Trastevere e l’isola Tiberina (a sud). Arrivava fino alla foce del Tevere.<br />
<a title="" href="#_ftnref2"><span style="color: #000000;">[2]</span></a> Oggi conservati nel museo nazionale romano della Crypta Balbi.<br />
<a title="" href="#_ftnref3"><span style="color: #000000;">[3]</span></a> Termine ideato nel periodo medievale.<br />
<a title="" href="#_ftnref4"><span style="color: #000000;">[4]</span></a> Finché esistette un regno giudaico con cui Roma era legata da rapporti di amicizia ed alleanza, gli Ebrei godettero generalmente dello status di stranieri appartenenti ad una cittadinanza riconosciuta, <em>peregrini alicuius civitatis</em>. Non mancavano gli Ebrei con la cittadinanza romana (<em>cives romani</em>) o perché servi liberati (manomessi) da cittadini romani o per concessione speciale dei governatori, talvolta in seguito a servizio militare; vi erano infine gli ebrei nella posizione di schiavi dei romani (servi).<br />
<a title="" href="#_ftnref5"><span style="color: #000000;">[5]</span></a> È stato possibile ricostruire gli antichi giardini romani studiando i resti delle radici delle piante e le <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pittura_romana_di_giardino"><span style="color: #000000;">pitture dei giardini</span></a> (in dimore signorili esistevano raffigurazioni di giardini).<br />
<a title="" href="#_ftnref6"><span style="color: #000000;">[6]</span></a> P. Zander, <em>La Necropoli di San Pietro, </em>Fabbrica di San Pietro &#8211; Editore De Rosa, Città del Vaticano &#8211; Roma 2015.<br />
<a title="" href="#_ftnref7"><span style="color: #000000;">[7]</span></a> Regnò per meno di quattro anni (dal <a title="37" href="https://it.wikipedia.org/wiki/37"><span style="color: #000000;">37</span></a> al <a title="41" href="https://it.wikipedia.org/wiki/41"><span style="color: #000000;">41</span></a>, anno della sua morte).<br />
<a title="" href="#_ftnref8"><span style="color: #000000;">[8]</span></a> Agrippina <i>maior</i>, per distinguerla dalla figlia Agrippina <i>minor</i> (madre di Nerone).<br />
<a title="" href="#_ftnref9"><span style="color: #000000;">[9]</span></a> Nell’antica Roma erano frequenti gli incendi per il diffuso utilizzo di materie combustibili (es. legna).<br />
<a title="" href="#_ftnref10"><span style="color: #000000;">[10]</span></a> Ciò sarebbe avvenuto con la costruzione della Domus Aurea.<br />
<a title="" href="#_ftnref11"><span style="color: #000000;">[11]</span></a> Negli anni del suo potere, Nerone dovette affrontare la rivolta di Gaio Calpurnio Pisone (65 d.C.). Inoltre,  morì suicida (6 giugno 68 d.C.) a causa di una ribellione dei pretoriani che elessero nuovo imperatore Servio Sulpicio Galba.<br />
<a title="" href="#_ftnref12"><span style="color: #000000;">[12]</span></a> Tiberio Claudio Cesare Augusto Germanico fu imperatore dal 41 al 54 d.C.<br />
<a title="" href="#_ftnref13"><span style="color: #000000;">[13]</span></a> Esisteva in particolare una simbologia <a title="Astrologia" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Astrologia"><span style="color: #000000;">astrologica</span></a>. L’arena rappresentava la terra, e il fossato che circondava la pista, il mare. L’obelisco (<i>spina</i>) simboleggiava il sole alla sommità del cielo. I sette giri di pista della corsa dei carri riproducevano l&#8217;orbita dei sette pianeti e il susseguirsi dei sette giorni della settimana. Le dodici porte delle rimesse dei carri che si affacciavano sul circo figuravano i luoghi dello <a title="Zodiaco" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Zodiaco"><span style="color: #000000;">zodiaco</span></a>.<br />
<a title="" href="#_ftnref14"><span style="color: #000000;">[14]</span></a> Sia Marziale (in <em>Epigrammi Liber X</em> 25) che Giovenale (in <em>Satire </em>VIII, 235) fanno riferimento al tormento della cosiddetta “tunica molesta”. Si trattava di un indumento impregnato di sostanze infiammabili, avvolto intorno al corpo del condannato.<br />
<a title="" href="#_ftnref15"><span style="color: #000000;">[15]</span></a> Cf anche: http://www.vatican.va/jubilee_2000/magazine/documents/ju_mag_01031997_p-68_it.html.<br />
<a title="" href="#_ftnref16"><span style="color: #000000;">[16]</span></a> Ventidue edifici sepolcrali.<br />
<a title="" href="#_ftnref17"><span style="color: #000000;">[17]</span></a> M. Guarducci, <em>I graffiti sotto la Confessione di San Pietro in Vaticano</em>, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1958.<br />
<a title="" href="#_ftnref18"><span style="color: #000000;">[18]</span></a> Gaio aveva indicato dei ‘trofei’. Quello di san Pietro era una piccola edicola appoggiata a un muro intonacato e dipinto in rosso (il cosiddetto “muro rosso”). Si trattava di una mensa sorretta da due colonnine di marmo con una nicchia in corrispondenza dello spazio tra le due colonnine. Sul pavimento, al di sotto di un chiusino, c’era una tomba nella nuda terra. L’edicola, databile al II secolo, venne identificata dagli scavatori con il “trofeo di Gaio”, noto da un passo di Eusebio di Cesarea che riporta le affermazioni del presbitero Gaio (anni del pontificato di Papa Zefirino, tra il 198 e il 217).<br />
<a title="" href="#_ftnref19"><span style="color: #000000;">[19]</span></a> M. Guarducci, <em>Cristo e S. Pietro in un documento precostantiniano della necropoli Vaticana</em>, 1953, p. 18.<br />
<a title="" href="#_ftnref20"><span style="color: #000000;">[20]</span></a> Una situazione che si è ripresentata anche durante le indagini riguardanti la tomba dell’apostolo Paolo.<br />
<a title="" href="#_ftnref21"><span style="color: #000000;">[21]</span></a> È da ricordare che i romani, quando volevano affrettare la morte di un condannato, gli tagliavano i piedi. Il crocifisso, non avendo più un sostegno dal basso, moriva dissanguato e per asfissia.<br />
<a title="" href="#_ftnref22"><span style="color: #000000;">[22]</span></a> Le indagini effettuate non hanno infatti individuato nelle catacombe un luogo che attesti una conservazione delle reliquie dei due apostoli dopo le persecuzioni anti-cristiane.<br />
<a title="" href="#_ftnref23"><span style="color: #000000;">[23]</span></a> <i>Epigrammata damasiana</i>, 21.<br />
<a title="" href="#_ftnref24"><span style="color: #000000;">[24]</span></a> Rustico (100-170) fu prefetto di Roma dal 163 al 167. Esponente dello stoicismo. Maestro di Marco Aurelio (imperatore dal 161 al 180).<br />
<a title="" href="#_ftnref25"><span style="color: #000000;">[25]</span></a> <em>Atti e Passioni dei martiri</em>, introduzione di A.A.R. Bastiaensen, testo critico e commento a cura di studiosi vari, Fondazione Lorenzo Valla, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 2014 (7 ed.). Cf pp. 52-57. E il commento agli ‘<em>Acta Iustini</em>’ a cura di A. Hilhorst, pp. 391-396.<br />
<a title="" href="#_ftnref26"><span style="color: #000000;">[26]</span></a> Risposta fornita in modo da sviare le indagini dei persecutori.<br />
<a title="" href="#_ftnref27"><span style="color: #000000;">[27]</span></a> Un dato importante per gli storici.<br />
<a title="" href="#_ftnref28"><span style="color: #000000;">[28]</span></a> Il luogo non è stato identificato dagli storici.<br />
<a title="" href="#_ftnref29"><span style="color: #000000;">[29]</span></a> Regione storica dell’Anatolia.<br />
<a title="" href="#_ftnref30"><span style="color: #000000;">[30]</span></a> Regione storica dell’Anatolia centrale.<br />
<a title="" href="#_ftnref31"><span style="color: #000000;">[31]</span></a> Esplosione del mondo: cioè la fine dei tempi.<br />
<a title="" href="#_ftnref32"><span style="color: #000000;">[32]</span></a> Gli storici non sono riusciti a identificare questo luogo.<br />
<a title="" href="#_ftnref33"><span style="color: #000000;">[33]</span></a> Sepolta all’inizio nelle catacombe di San Callisto. Nell’821 le sue spoglie vennero traslate nella basilica a lei dedicata. Durante i lavori di ristrutturazione effettuati nel <a title="1599" href="https://it.wikipedia.org/wiki/1599"><span style="color: #000000;">1599</span></a> dal card. <a title="Paolo Emilio Sfondrati" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Emilio_Sfondrati"><span style="color: #000000;">Paolo Emilio Sfondrati</span></a>, (nipote di <a title="Papa Gregorio XIV" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Gregorio_XIV"><span style="color: #000000;">Papa Gregorio XIV</span></a>), fu aperto il sepolcro di marmo e nella ulteriore cassa di cipresso che esso racchiudeva si ritrovò il corpo quasi integro della santa, vestito di bianco e con il segno delle ferite sul collo.<br />
<a title="" href="#_ftnref34"><span style="color: #000000;">[34]</span></a> Le catacombe, alle quali si accede da un ingresso situato presso il nartece, si sviluppano su tre livelli in quattro regioni, delle quali l’unica pre-costantiniana è la <em>regio I</em>. Quest’ultimo settore è databile alla seconda metà del III secolo, vi è stata localizzata la tomba di Agnese.<br />
<a title="" href="#_ftnref35"><span style="color: #000000;">[35]</span></a> P. Filacchione &#8211; C. Papi, <em>Archeologia cristiana</em>, LAS, Roma 2015, p. 63.<br />
<a title="" href="#_ftnref36"><span style="color: #000000;">[36]</span></a> In questo complesso furono rinvenute opere marmoree come il Trono Ludovisi, l’acrolito Ludovisi, l’<a href="http://www.romasotterranea.it/obelisco-sallustiano-a-trinit--dei-monti.html"><span style="color: #000000;">obelisco Sallustiano</span></a>, i due gruppi del ‘Galata morente’ e del ‘Galata suicida’, frammenti di una colossale statua di Apollo e fregi a girali d’acanto con sfingi.<br />
<a title="" href="#_ftnref37"><span style="color: #000000;">[37]</span></a> La volta è “a spicchi&#8221; . Simmetrici, ai lati dell’aula, vi sono due vestiboli rettangolari: fungevano da ninfei e sulle pareti scorreva acqua. Dalla sala circolare si accede ad una sala rettangolare con una nicchia nella parete di fondo. L&#8217;ambiente ha una copertura formata da due volte a botte sovrapposte e poteva essere isolato dall&#8217;aula centrale con delle tende.<br />
<a title="" href="#_ftnref38"><span style="color: #000000;">[38]</span></a> Si trova all’interno del Collegio Germanico.<br />
<a title="" href="#_ftnref39"><span style="color: #000000;">[39]</span></a> <em>Unexpected voices. The graffiti in the cryptoporticus of the horti sallustiani, and papers from a conference on graffiti at the Swedish Institute in Rome</em>, 7 march 2003, edited by Olof Brandt, <em>Acta Instituti Romani Regni Sueciae</em> , Series in 4°, LIX, Stockholm 2008.<br />
<a title="" href="#_ftnref40"><span style="color: #000000;">[40]</span></a> La zona dovrebbe essere riaperta al pubblico in tempi non lunghi.<br />
<a title="" href="#_ftnref41"><span style="color: #000000;">[41]</span></a> Su questo punto cf: R. Rea, <em>Graffiti e targhe proprietarie</em>, in AA.VV., ‘<em>Rota Colisei. La valle del Colosseo attraverso i secoli</em>’, a cura di R. Rea, Electa, Milano 2002, pp.231-239.<br />
<a title="" href="#_ftnref42"><span style="color: #000000;">[42]</span></a> <em>Lettere di Ignazio di Antiochia. Lettere e martirio di Policarpo di Smirne,</em> Città Nuova, Roma 2009.</span></p>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.storiain.net/storia/le-persecuzioni-dei-cristiani-a-roma-i-risultati-delle-indagini-archeologiche/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>LE RICERCHE STORICHE SUI PRIMI SECOLI DELLA CHIESA</title>
		<link>https://www.storiain.net/storia/le-ricerche-storiche-sui-primi-secoli-della-chiesa/</link>
		<comments>https://www.storiain.net/storia/le-ricerche-storiche-sui-primi-secoli-della-chiesa/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 01 Jan 2017 19:50:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Bibbia]]></category>
		<category><![CDATA[Catacombe]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa cattolica]]></category>
		<category><![CDATA[Cristianesimo]]></category>
		<category><![CDATA[Gesù]]></category>
		<category><![CDATA[Vangelo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.storiain.net/storia/?p=5699</guid>
		<description><![CDATA[di Pier Luigi Guiducci - Quali sono i riscontri archeologici e documentali su Gesù e la sua famiglia? Come e quando è stata fondata la Chiesa di Roma? E quale ruolo vi hanno svolto Pietro e Paolo? Le vicende delle prime comunità cristiane sono ricche di testimonianze spesso poco note &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><span style="color: #000000;">di Pier Luigi Guiducci -</span></p>
<p style="text-align: justify;" align="center"><span style="color: #000000;"><em><strong>Quali sono i riscontri archeologici e documentali su Gesù e la sua famiglia? Come e quando è stata fondata la Chiesa di Roma? E quale ruolo vi hanno svolto Pietro e Paolo? Le vicende delle prime comunità cristiane sono ricche di testimonianze spesso poco note al grande pubblico.</strong></em></span></p>
<div id="attachment_5713" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2016/12/Dintorni-di-Tiberiade-al-tempo-di-Gesù.png"><img class="size-thumbnail wp-image-5713" alt="Dintorni di Tiberiade al tempo di Gesù" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2016/12/Dintorni-di-Tiberiade-al-tempo-di-Gesù-150x150.png" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Dintorni di Tiberiade al tempo di Gesù</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Lo studio della vita della Chiesa nei primi secoli ha coinvolto l’interesse di più storici. Specie in epoca moderna, e nei decenni successivi, si è cercato di approfondire una serie di aspetti con l’intento di raggiungere diverse finalità. Con riferimento alla Terra Santa si riportano qui di seguito alcuni esempi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In ambito cattolico, il contributo offerto dai francescani della <em>Custodia Terræ Sanctæ</em> è stato (e continua a rimanere) significativo. Basti pensare alle ricerche effettuate a Betlemme, Nazareth, Gerusalemme (Getsemani, Dominus Flevit, Santo Sepolcro, Ascensione), Cafarnao, Ain Karem, El-Qubeibeh/Emmaus, Herodion, Kafr Kanna, Macheronte, Magdala, Nebo (Siyagha, Mukhayyet), Tabgha, Tabor&#8230;<a title="" href="#_ftn1"><span style="color: #000000;">[1]</span></a></span><br />
<span style="color: #000000;"> A questo apporto si aggiunge quello di altri archeologi cattolici che hanno lavorato a Gerusalemme, Nazareth, fino ad arrivare ai lavori diretti a Hierapolis dal prof. Francesco D’Andria, e a Cesarea Marittima dal prof. Antonio Frova.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Esiste pure un debito di gratitudine verso personalità ebraiche che hanno offerto contributi con riferimento a passi del <em>Talmud</em>, e a scavi archeologici in siti importanti (piscina di Siloe o Siloam a Gerusalemme, Cana di Galilea, Herodion), e verso ricercatori palestinesi (sito archeologico di Khirbet El Tireh, a due chilometri da Ramallah, luogo di sepoltura del primo martire cristiano: Stefano).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Tutto questo non deve far dimenticare l’opera di ricerca svolta da molti altri esperti. L’inglese Kathleen Kenyon, ad esempio, condusse nel 1963 degli scavi nella zona del <em>Muristan</em>, a sud della basilica del Santo Sepolcro. Fu lei a dimostrare che la collinetta del Golgota era effettivamente all’esterno delle mura di Gerusalemme (confermando in tal modo <i>Eb</i> 13,12: “egli patì fuori dalle mura della città”). E nel 1991 due studiosi greci, George Lavas e Saki Mitropoulos ritrovarono nell’area del Golgota un anello all’interno del quale era inserita in epoca antica una croce per le condanne a morte.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Non sono comunque mancati, in più periodi, autori che hanno preferito inoltrarsi lungo confronti segnati da una certa vis polemica. Sul piano archeologico, si ricorda ad esempio la vicenda dell’ossario del I secolo d.C. Sul reperto venne individuata una scritta in aramaico: “Giacomo, figlio di Giuseppe, fratello di Gesù”. La frase suggerì ad alcuni delle conclusioni riguardanti la composizione della Sacra Famiglia. In seguito, studi approfonditi hanno ridimensionato le tesi sostenute.<a title="" href="#_ftn2"><span style="color: #000000;">[2]</span></a> Già in precedenza, comunque, la cronaca aveva registrato polemiche. Alcuni sostennero, ad esempio, che la narrazione dell’episodio evangelico di Emmaus conteneva un’indicazione sbagliata (“erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus”, <i>Lc</i> 24,13).<a title="" href="#_ftn3"><span style="color: #000000;">[3]</span></a> Altri, ritennero erronea l’indicazione di Giovanni riguardante i cinque portici posizionati a Gerusalemme presso una piscina chiamata in ebraico Betzaetà (<i>Gv</i> 5,1-18).<a title="" href="#_ftn4"><span style="color: #000000;">[4]</span></a> Anche in questi casi, l’archeologia ha fornito i riscontri necessari.</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Gesù di Nazareth è esistito?</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Già nei primi secoli d.C. la figura di Gesù trovò delle forti opposizioni. Per gli ebrei più ortodossi, la sua persona era vista come quella di un impostore (‘falso messia’). Un giudizio appesantito dall’accusa di blasfemìa (‘Figlio di Dio’). Ciò spiega due conseguenze: o se ne parlava male (sono state ritrovati scritti rabbinici ostili)<a title="" href="#_ftn5"><span style="color: #000000;">[5]</span></a>, o si manteneva il silenzio più tombale.<a title="" href="#_ftn6"><span style="color: #000000;">[6]</span></a> A questo gruppo di contemporanei, si aggiunse pure un nucleo di soggetti che contestò in modo animoso aspetti-chiave della ‘Buona Novella’, come la <em>Passio Christi</em> (si diceva: “un dio non può soffrire, non può essere inchiodato a una croce, non può morire”),<a title="" href="#_ftn7"><span style="color: #000000;">[7]</span></a> e la Risurrezione (la tesi era: il corpo era scomparso perché trafugato di notte dai discepoli).<a title="" href="#_ftn8"><span style="color: #000000;">[8]</span></a></span><br />
<span style="color: #000000;"> In tempi successivi, e a noi più vicini, si è voluto contestare anche l’esistenza storica di Gesù. Si è quindi parlato di un mito.<a title="" href="#_ftn9"><span style="color: #000000;">[9]</span></a> Di una favola.<a title="" href="#_ftn10"><span style="color: #000000;">[10]</span></a> Altri autori hanno poi messo in discussione più dati evangelici. Ad esempio, è stato scritto che Gesù non poteva essere definito ‘nazareno’ perché nel I secolo Nazareth ‘non esisteva’.</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>I riscontri</b></span></h3>
<div id="attachment_5714" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2016/12/XE-MAPYA-KAIRE-MARIA-Ave-Maria.png"><img class="size-thumbnail wp-image-5714" alt="XE MAPYA (KAIRE MARIA) = Ave Maria" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2016/12/XE-MAPYA-KAIRE-MARIA-Ave-Maria-150x150.png" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>XE MAPYA (KAIRE MARIA) = Ave Maria</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Una serie di scavi condotti a Nazareth in più periodi, ha fatto riemergere ciò che rimane di un modesto villaggio agricolo.<a title="" href="#_ftn11"><span style="color: #000000;">[11]</span></a> Gli archeologi sono riusciti a riportare alla luce resti di abitazioni, con forni, canali e cisterne per l’acqua, vasche per il bagno, silos e depositi per lo stoccaggio dei prodotti agricoli, anelli per legare gli animali e pressoi per il vino e l’olio, insieme a molto materiale di uso comune, come vetri, pentole, bicchieri e vasi di ceramica che indicano il periodo in cui l’area era abitata, cioè tra il I e il II secolo. Nel 2009, l’archeologa israeliana Yardenna Alexandre (Israel Antiquities Authority) ha scoperto una casa risalente proprio al I secolo d.C. Vari biblisti (tra questi Carlo Maria Martini, Gianfranco Ravasi e Romano Penna) e lo stesso Benedetto XVI (Joseph Ratzinger) hanno poi dimostrato che i testi evangelici non sono stati scritti per trasmettere delle opere storiche, ma per comunicare un <em>kèrigma</em> (annuncio di Cristo incarnato, morto e risorto).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Esistono ancora, oltre a scritti cristiani, anche documenti che in modo diretto o indiretto, fanno riferimento alla storicità di Gesù. Si tratta di testi di Giuseppe Flavio<a title="" href="#_ftn12"><span style="color: #000000;">[12]</span></a>, Tacito, Plinio il Giovane, Svetonio, Luciano di Samosata, Marco Aurelio, Minucio Felice, Celso, e di un passo tratto dal <em>Talmud</em> babilonese.<a title="" href="#_ftn13"><span style="color: #000000;">[13]</span></a></span><br />
<span style="color: #000000;"> Non è debole, poi, il fatto, che i più recenti studi sulle datazioni di importanti scritti cristiani <em>(Vangeli,</em> <em>Atti degli Apostoli</em>, <em>Lettere apostoliche</em>) abbiano confermato una vicinanza temporale ai fatti collegati alla vicenda di Gesù di Nazareth.<a title="" href="#_ftn14"><span style="color: #000000;">[14]</span></a> Ciò acquista rilevanza, considerando anche il fatto che nel 1835 il fondatore della Scuola di Tubinga, Chrétie Baur (1792-1860) sollevò ad esempio una criticità, sostenendo l’idea che le epistole di Paolo a Tito e a Timoteo costituivano dei falsi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Aggiungasi, infine, che diverse indicazioni fornite dagli evangelisti hanno avuto riscontro da scavi archeologici. Si pensi, ad esempio, all’iscrizione che menziona Ponzio Pilato o al ritrovamento del sepolcro di Caifa. Unitamente a ciò, il ritrovamento a Nazareth della più antica attestazione epigrafica di culto mariano (grazie a padre Bellarmino Bagatti ofm), ha dimostrato l’esistere di una radicata devozione in epoca antica: XE MAPYA (KAIRE MARIA) = Ave Maria.</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>La famiglia di Gesù<br />
</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nell’attuale periodo, la questione del ‘Cristo storico’ non sembra essere ricorrente. Riaffiora invece un interrogativo. Riguarda la ‘Famiglia di Gesù’.<a title="" href="#_ftn15"><span style="color: #000000;">[15]</span></a> In pratica si dice: se le tre Persone presenti a Nazareth costituiscono una ‘sacra’ famiglia, come può un nucleo così speciale diventare esempio per le famiglie odierne (condizionate da limiti)? E si argomenta indicando alcuni dati: Cristo è vero Dio e vero Uomo; Maria riceve dei doni particolarissimi da Dio; e Giuseppe, padre ‘legale’, può contare &#8211; nell’ora della prova &#8211; sul sostegno di un angelo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Evidentemente, davanti a tale quesito si snoda un percorso teologico e un itinerario storico. La prima strada riconduce al Mistero dell’Incarnazione e all’Evento pasquale (Passione, Morte e Risurrezione del Figlio di Dio). La seconda via è collaterale ma non marginale. Conserva infatti un significato non debole. Sono proprio i dati storici a favorire una migliore comprensione di taluni temi-chiave: la ‘normalità’ di Nazareth, la ‘crescita’ di Cristo, i ‘vissuti’ di Giuseppe e di Maria.</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Il confronto tra storici</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Anche sul piano storico non sono mancati comunque dei confronti tra studiosi. Mentre alcuni autori hanno cercato di dimostrare l’attendibilità dei dati evangelici<a title="" href="#_ftn16"><span style="color: #000000;">[16]</span></a>, altri si sono dimostrati più critici. In particolare, hanno manifestato riserve, perplessità, sul ‘silenzio’ degli evangelisti riguardo all’infanzia di Gesù.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Per qualche scrittore non è accaduto niente di particolare. La tesi, però, non tiene conto di alcuni dati forniti da Matteo e da Luca<a title="" href="#_ftn17"><span style="color: #000000;">[17]</span></a>, e anche di vicende motivate dal teso rapporto tra romani ed ebrei (la ribellione anti-romana di Sepphoris dopo la morte di Erode il Grande<a title="" href="#_ftn18"><span style="color: #000000;">[18]</span></a>; e le rivolte legate al censimento del 6<b> </b>d.C. organizzato da Sulpicio Quirinio e Coponio).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Per altri ricercatori si sono invece verificati dei fatti sui quali si è voluto tacere. Questa tesi ha inteso avvolgere nel mistero i fatti dell’infanzia, pur esprimendo delle ipotesi.<a title="" href="#_ftn19"><span style="color: #000000;">[19]</span></a></span><br />
<span style="color: #000000;"> Non è mancato, poi, chi ha scelto di scrivere nuovi testi per raccontare fatti collegati alla crescita umana del Messia (utilizzando una certa ‘creatività’).<a title="" href="#_ftn20"><span style="color: #000000;">[20]</span></a> Si colloca qui, ad esempio, il <em>Vangelo dell&#8217;infanzia di Tommaso</em>, chiamato anche <em>Vangelo dello pseudo-Tommaso</em>. È uno dei <em>Vangeli apocrifi</em>, scritto in greco e databile alla seconda metà del II secolo. Non va confuso con il <em>Vangelo di Tommaso</em> (chiamato anche ‘Quinto Vangelo’ o ‘Vangelo di Didimo<a title="" href="#_ftn21"><span style="color: #000000;">[21]</span></a> Tommaso’), opera anch&#8217;essa apocrifa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Infine, c’è anche chi (Nicolas Notovich) ha divulgato opere che trattano di una presenza itinerante di Gesù in terre lontane.<a title="" href="#_ftn22"><span style="color: #000000;">[22]</span></a></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Il vissuto quotidiano</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Tra le diverse posizioni che si possono prendere in considerazione, si ritrovano tesi caratterizzate da un criterio maggiormente legato al concetto di divinità. Secondo l’affermazione-chiave il Figlio di Dio rimaneva una Persona ‘straordinaria’. Nella sua vita terrena, già possedeva tutto lo scibile umano. Non aveva necessità di imparare da maestri. La natura divina gli consentiva di controllare tutto. Di modificare ogni evento a suo favore. Tale linea, però, si scostava dalla ‘logica’ dell’Incarnazione (“<em>Et Verbum caro factum est</em><em>”</em>; Gv 1,14). La vita della famiglia di Gesù fu infatti segnata da una continua partecipazione a quanto accadeva in quel tempo. Matteo (<i>Mt</i> 2,22), Luca (<i>Lc</i> 2,1) e Marco (<i>Mc </i>6,3), ad esempio, ne fanno riferimento in modo discreto. E lo stesso Giovanni, nel <i>prologo</i> del suo <em>Vangelo</em> sottolinea: “e venne ad abitare in mezzo a noi” (<i>Gv</i> 1,14).</span><br />
<span style="color: #000000;"> In tale contesto, si trova quindi una normalità che si traduce in situazioni molto concrete: nello stare con gli altri (es. pellegrinaggi in carovana), nel seguire i dettami della Legge (es. circoncisione; <i>Lc </i>2,21), nel partecipare agli incontri in sinagoga (<i>Lc </i>4,16), nel celebrare le feste ebraiche (es. Pasqua, dall’ebraico <em>Pesach,</em> passaggio), nell’affrontare i problemi di ogni giorno (inclusi quelli lavorativi). In tal senso, sembra debole la tesi di chi afferma che alla Sacra Famiglia fu riservata in terra una vita ‘beata’. Speciale. Completamente ‘diversa’ da quella di altri nuclei. Priva di preoccupazioni e di incognite.<a title="" href="#_ftn23"><span style="color: #000000;">[23]</span></a></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i> </i><b>Yosef di Nazareth, <em>téktón</em><br />
</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nella sua vita terrena, Giuseppe <em>(Yosef)</em> non fu immune da dubbi, incertezze, esitazioni, responsabilità, problemi contingenti. Dovette affrontare situazioni diverse. Ad esempio: superare l’ora del ripudio (gravidanza ‘inaspettata’ di Maria) dopo il fidanzamento<a title="" href="#_ftn24"><span style="color: #000000;">[24]</span></a>, proteggere la sposa prossima al parto (per raggiungere Betlemme erano stati percorsi 130 chilometri), gestire una fuga da pericoli sovrastanti, condurre la famiglia in pellegrinaggio a Gerusalemme, portare avanti un impegno lavorativo che, considerate le modeste dimensioni di Nazareth, dovette estendersi ai luoghi del circondario (es. Sepphoris, distante sei chilometri<a title="" href="#_ftn25"><span style="color: #000000;">[25]</span></a>, o Cafarnao). Dai Vangeli di Matteo e Marco è noto che Giuseppe esercitò il lavoro di <em>téktón</em>. I Padri latini della Chiesa tradussero questo termine con la parola ‘falegname’. Forse, si dimenticò che nella Palestina del I secolo il legno non era impiegato solo per fabbricare aratri e mobili. Lo si utilizzava, infatti, anche per costruire case.<a title="" href="#_ftn26"><span style="color: #000000;">[26]</span></a> In tal senso, il padre legale di Gesù fu più esattamente un carpentiere.</span><br />
<span style="color: #000000;"> L’ultima prova dolorosa per Giuseppe riguardò l’ora della morte. Era stato per dei decenni il <em>Redemptoris custos</em>, eppure &#8211; chiudendo gli occhi su questa terra &#8211; non poté più svolgere una funzione di sostegno ai Suoi.<a title="" href="#_ftn27"><span style="color: #000000;">[27]</span></a> D’altra parte, Simeone &#8211; “uomo giusto e timorato di Dio” &#8211; aveva predetto che solo l’anima di Maria sarebbe stata trafitta da una spada (<i>Lc</i> 2,25-35). Su Giuseppe fece silenzio.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Myrhiàm di Nazareth</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Anche Maria, nell’esodo terreno, fu chiamata ad affrontare molteplici vicende. Pur incinta, dimostra &#8211; nell’episodio della Visitazione (<i>Lc </i>1,39-56) &#8211; di essere una donna risoluta. Si allontana (sola o con altre donne?) in modo rapido (“in fretta”) dalla propria abitazione. E raggiunge quella di una parente vicina al parto.<a title="" href="#_ftn28"><span style="color: #000000;">[28]</span></a> Per lo storico, l’episodio è importante. Conferma l’esistenza di una forte solidarietà femminile che si collocava in una più estesa dinamica di clan. Quando qualcuno si trovava in difficoltà, era il proprio clan ad aiutarlo.<a title="" href="#_ftn29"><span style="color: #000000;">[29]</span></a> Per l’assistenza alle gravidanze e ai parti ci si affidava al sostegno delle donne. Ciò implicava un impegno di prossimità non breve (Maria resterà con la parente non giorni ma mesi).<i> </i>Si sapeva, infatti, che potevano sorgere complicazioni. Ed era anche noto il fatto che ogni parto rimaneva un evento comunque a rischio (specie se la primipara non era giovane, come nel caso di Elisabetta).<a title="" href="#_ftn30"><span style="color: #000000;">[30]</span></a> Alla parente che assisteva toccavano più compiti: aiutare a cucinare, lavare, attingere acqua, sostenere eventuali lavori agricoli, accudire animali&#8230;</span><br />
<span style="color: #000000;"> Da tale episodio si ricava un’ulteriore dato. Si nota in Maria l’abitudine a interagire con i suoi contemporanei. Iniziando dai più vicini (Nazareth). Altri fatti, poi, sono indicatori di situazioni che in tempo ravvicinato (fuga da Erode, pellegrinaggio a Gerusalemme) e in anni successivi (critiche di parenti al Figlio, sostegno a Gesù e ai suoi discepoli, Passione e Morte di Cristo) segneranno il vissuto di questa Donna. Inoltre, l’episodio dell’affidamento di Maria all’apostolo Giovanni (<i>Gv </i>19,27) conferma l’inesistenza di altri figli o figlie della Madonna.</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Yeshua di Nazareth</span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel contesto delineato, pure la persona di Gesù (<em>Yeshua</em>)<a title="" href="#_ftn31"><span style="color: #000000;">[31]</span></a> rimase inserita nelle realtà del tempo, nel rispetto di regole, usi, abitudini.<a title="" href="#_ftn32"><span style="color: #000000;">[32]</span></a> Egli seguì un itinerario di crescita e di sottomissione. Gli evangelisti, su questo punto, fanno riferimento a uno sviluppo globale (<i>Lc</i> 2,52). Infatti, sarà proprio percorrendo più fasi temporali che Gesù condivise la condizione umana con le sue luci, le ombre, le ambiguità, le contraddizioni, i conflitti, le gioie, i dolori. È una crescita che si fa osservazione, comprensione dei vissuti, lettura di fatti quotidiani, interazione con i coetanei e con il mondo degli adulti, esperienza di lavoro.<a title="" href="#_ftn33"><span style="color: #000000;">[33]</span></a> Quando arriverà l’ora della missione tra la gente, Cristo, nei comportamenti quotidiani e nell’insegnamento a singoli e a gruppi, indicherà aspetti esistenziali individuati già negli anni vissuti a Nazareth. Il desiderio di avere bambini accanto a sé (<i>Mt</i> 19,13-15) rifletterà, ad esempio, i giochi fatti in anni precedenti nel modesto villaggio della Galilea. E la stessa attenzione alle vedove (<i>Lc</i> 7,11-17), agli infermi (<i>Mt</i> 4,23-25), o l’abitudine a entrare nelle case (<a title="Vangelo secondo Luca" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Vangelo_secondo_Luca"><span style="color: #000000;"><i>Lc</i></span></a><i> </i><a href="http://www.laparola.net/wiki.php?riferimento=Luca19%2C5&amp;formato_rif=vp"><span style="color: #000000;">19,5</span></a>), sarà un qualcosa che già a Nazareth aveva trovato una sua fase iniziale.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Se quindi la crescita del Figlio di Dio non fu ridotta solo a un fatto fisico, anche la sua sottomissione<a title="" href="#_ftn34"><span style="color: #000000;">[34]</span></a> ai genitori non è da leggere in chiave di mera ubbidienza (<i>Lc</i> 2,51). L’essere sottomesso rimanda infatti a un’interazione ‘con’, e a un’acquisizione di input formativi. Gesù, in pratica, non viene meno ai doveri di ogni ebreo.<a title="" href="#_ftn35"><span style="color: #000000;">[35]</span></a> Esiste di conseguenza un itinerario religioso segnato da tre poli: il nucleo familiare (recita di preghiere, benedizioni in famiglia recitate da Giuseppe, consumazione di cibi regolata da norme cultuali); la sinagoga (dimensione più estesamente comunitaria; ambiente educativo<a title="" href="#_ftn36"><span style="color: #000000;">[36]</span></a>; luogo di celebrazione della vita in Dio); il Tempio di Gerusalemme (la Casa del Padre; Gesù ascolta e pone domande ai maestri del tempo, seduto per terra, in cerchio, come da prassi ebraica).</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>La ricostruzione del volto di Gesù</b></span></h3>
<div id="attachment_5715" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2016/12/Ricostruzione-del-volto-di-Gesù-adolescente-fatta-dalla-Polizia-di-Stato.png"><img class="size-thumbnail wp-image-5715" alt="Ricostruzione del volto di Gesù adolescente fatta dalla Polizia di Stato" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2016/12/Ricostruzione-del-volto-di-Gesù-adolescente-fatta-dalla-Polizia-di-Stato-150x150.png" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Ricostruzione del volto di Gesù adolescente fatta dalla Polizia di Stato</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel contesto delineato, gli storici sono ormai concordi su due punti. Il primo riguarda un dato non marginale: quella della Sacra Famiglia non fu una ‘vita nascosta’. E il secondo evidenzia un altro aspetto: non ci sono dati per stabilire il livello economico del nucleo. Lo stesso concetto di ‘povertà’ deve essere usato con prudenza. Si deve, infatti, tener conto di un modo di vivere (villaggio rurale, Palestina, I secolo) diverso da quello legato a tempi successivi. Probabilmente bastavano delle risorse modeste. Appare quindi debole l’accentuazione di due estremi: a) l’insistere su una famiglia in difficoltà economica, b) e l’accentuare un alto ruolo sociale legato alle famiglie di provenienza<a title="" href="#_ftn37"><span style="color: #000000;">[37]</span></a>, e all’impresa lavorativa di Giuseppe.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Unitamente a ciò, chi scrive ha rivolto attenzione anche a un fatto recente che ha riguardato il volto di Gesù adolescente. Si è voluto, infatti, superare una tendenza che ha attraversato i secoli: quella di rappresentare l’immagine del fanciullo applicando a quest’ultima i canoni artistici dei diversi periodi e le indicazioni dettate &#8211; di volta in volta &#8211; dalle autorità ecclesiastiche del tempo.<a title="" href="#_ftn38"><span style="color: #000000;">[38]</span></a> Nelle raffigurazioni in questione i criteri erano soprattutto dogmatici (centralità di Cristo), inseriti in un contesto di gloria, di vittoria, di insegnamento, di obbedienza al Padre, di Grazia. Emergeva in tal modo una pedagogia che, coinvolgendo anche il mondo emotivo del fedele, lo sospingeva a una prima riflessione, e poi a una più prolungata meditazione. Qualcuno (ad esempio san Francesco, a Greccio, 1223) cercherà poi di ricondurre l’attenzione dei suoi contemporanei anche all’essenzialità dell’Incarnazione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In tempi a noi più vicini, collegati agli studi sul Volto della Sindone conservata nel duomo di Torino, si è voluto muovere qualche passo per tentare un esperimento: cercare di ‘ricostruire’ in qualche modo il volto di Gesù adolescente partendo dall’immagine dell’Uomo della Sindone.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Sul piano tecnico si è mossa la Polizia di Stato (2015) che, attraverso uno specifico programma informatico, e valorizzando l’esperienza dei suoi operatori, ha sviluppato un processo identificativo secondo una retrodatazione temporale. L’operazione non è stata comunque un fatto automatico, meccanico. È servita anche la preparazione scientifica dei tecnici per fissare dei parametri e per cancellare dal Volto i segni delle percosse. L’esito delle ricerche, di tipo sperimentale, è stato poi divulgato.<a title="" href="#_ftn39"><span style="color: #000000;">[39]</span></a></span><br />
<span style="color: #000000;"> La pubblicazione del ‘volto’ ricostruito dalla Polizia di Stato ha destato interesse. Sono emerse pure delle osservazioni. Una di queste ha riguardato il colore dei capelli. In realtà, non è possibile arrivare a delle certezze assolute perché il telo della Sindone è di colore ocra. Pur tuttavia, si ricorda che nella Palestina c’erano persone con capelli neri o anche fulvi (es. I <i>Sam</i> 16,12; rif. <em>il giovane Davide</em>).</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>La fondazione della Chiesa di Roma</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il dibattito tra gli studiosi, comunque, non ha riguardato solo la questione del ‘Gesù storico’ e il vissuto della sacra Famiglia a Nazareth. Dall’attenzione rivolta alla Palestina del I secolo, si è passati a focalizzare anche un percorso missionario che ha condotto i primi cristiani a raggiungere la capitale dell’impero: Roma.<a title="" href="#_ftn40"><span style="color: #000000;">[40]</span></a> Su tale argomento, specie in periodi segnati da scismi interni alla Chiesa cattolica, si è voluto &#8211; da talune parti &#8211; scolorare determinati punti-chiave. Si è cominciato dalla fondazione della Chiesa di Roma, smentendo una sua centralità. È stato poi messo in discussione il ruolo di Pietro, non riconoscendolo capo della Chiesa. Anche sulla figura di Paolo non sono mancati rilievi. Il racconto che vuole Paolo di Tarso più volte imprigionato dai romani non è giudicato da taluni attendibile. Si discute su un quarto viaggio missionario. Vengono evidenziati i dati spuri di più testi apocrifi (<em>Atti di Paolo</em>, <em>Atti di Paolo e Tecla</em>, <em>Lettera agli Alessandrini</em>&#8230;).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Alla fine, si è arrivati a negare il primato petrino e la successione apostolica. In tale dinamica hanno influito più fattori. Risulta evidente anche una logica ‘politica’ mirata a ‘tagliare’ il legame con Roma per affermare un principio di indipendenza, di ruolo primario. Per arrivare a questo obiettivo sono stati utilizzati pure argomenti storici.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il contesto delineato non ha favorito la ricerca sugli inizi della Chiesa. Nelle ore meno serene, in presenza di affermazioni segnate da tensione<a title="" href="#_ftn41"><span style="color: #000000;">[41]</span></a>, si è preferito rispondere soprattutto in termini di autorità, di disciplina. Malgrado ciò, il trascorrere del tempo, pur in situazioni caratterizzate dalla presenza di antiche religioni, dal sorgere di nuove confessioni e dall’istituzione di Chiese nazionali, non ha fermato un lavoro di conservazione delle memorie, la venerazione dei martiri, e l’edificazione di luoghi di culto. In seguito, con il mutamento di più situazioni, gli studi storici hanno ricevuto un particolare sostegno, fino ad arrivare al recente periodo. Attualmente è estremamente elevato il numero di pubblicazioni riguardanti la presenza cristiana nell’Urbe e il ruolo del Papa.<a title="" href="#_ftn42"><span style="color: #000000;">[42]</span></a></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>I fondatori della Chiesa di Roma</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Con riferimento ai confronti storici già ricordati, una prima questione-chiave ha riguardato la fondazione della Chiesa di Roma. Al riguardo, un dato rimane acquisito. Fu un gruppo di cristiani anonimi ad arrivare nell’Urbe, e a costituire il primo nucleo di seguaci di Gesù di Nazareth. Questo fatto, specie in epoca moderna, è stato utilizzato per sostenere la tesi che gli apostoli Pietro e Paolo non possono essere definiti ‘fondatori’ della Chiesa di Roma. Se non sono fondatori, si argomenta, la comunità cristiana che venne costituita e che si sviluppò nel tempo, deve essere considerata solo una delle tante Chiese locali. Senza particolari titoli privilegiati. Tale conclusione mantiene, però, un punto debole. I primi arrivati vissero e comunicarono certamente la ‘buona novella’, ma rimasero comunque una presenza segnata ancora da un’interazione con il giudaismo.<a title="" href="#_ftn43"><span style="color: #000000;">[43]</span></a> Fu l’arrivo di Pietro e di Paolo a costituire ‘la novità’ per più motivi:</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; Pietro non era un semplice seguace della nuova religione, ma costituiva il testimone per eccellenza;<a title="" href="#_ftn44"><span style="color: #000000;">[44]</span></a></span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; Cristo stesso aveva conferito a Pietro il mandato di ‘pascere’, cioè di guidare il gregge di Dio (la Chiesa nascente); <i>Gv</i> 21,15-19;</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; nella capitale Pietro aveva versato il proprio sangue per Cristo (crocifissione; probabilmente all’inizio della persecuzione anti-cristiana di Nerone, anno 64 d.C.);</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; Paolo era divenuto ‘apostolo per vocazione’ (<i>Rm</i> 1,1) dopo l’evento avvenuto lungo la via che conduceva a Damasco (<a href="http://www.laparola.net/wiki.php?riferimento=At9%2C1-9&amp;formato_rif=vp"><span style="color: #000000;"><i>At</i> 9,1-9</span></a>);</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; Paolo non aveva solo sostenuto lo sviluppo della Chiesa nascente ma era divenuto ‘l’apostolo dei gentili’ (<a href="http://www.laparola.net/wiki.php?riferimento=At9%2C15&amp;formato_rif=vp"><span style="color: #000000;"><i>At</i> 9,15</span></a>);</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; Paolo già aveva interagito con i cristiani di Roma attraverso l’invio di una <em>Lettera</em>, scritta a <a title="Corinto" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Corinto"><span style="color: #000000;">Corinto</span></a> tra il <a title="55" href="https://it.wikipedia.org/wiki/55"><span style="color: #000000;">55</span></a>e il <a title="58" href="https://it.wikipedia.org/wiki/58"><span style="color: #000000;">58</span></a>;</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; nell’Urbe Paolo aveva insegnato (<i>At</i> 28,30);</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; a Roma Paolo aveva versato il proprio sangue per Cristo, essendo stato <a title="Decapitato" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Decapitato"><span style="color: #000000;">decapitato</span></a> presso le <em>Aquæ Salviæ</em>, poco a sud di Roma, probabilmente nell&#8217;anno 67 d.C.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nel contesto delineato, pare riduttivo parlare di una semplice ‘visita’ di Pietro e Paolo a Roma. Al contrario, sembra più esatto evidenziare un impegno di testimonianza arrivato al culmine. Raggiungere l’Urbe significava per gli apostoli il completamento di una missione. Gesù aveva infatti invitato i propri discepoli ad andare in tutto il mondo, e a predicare il Vangelo a ogni creatura (<i>Mc</i> 16,15).<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>La permanenza degli apostoli Pietro e Paolo a Roma</b></span></h3>
<div id="attachment_3597" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2015/09/Petrus_et_Paulus_4th_century_etching.jpg"><img class=" wp-image-3597 " alt="Pietro e Paolo in una incisione del IV secolo rinvenuto in una catacomba" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2015/09/Petrus_et_Paulus_4th_century_etching.jpg" width="250" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Pietro e Paolo in una incisione del IV secolo rinvenuta in una catacomba</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Una seconda questione-chiave ha riguardato la stessa permanenza di Pietro e Paolo nell’Urbe. Alcune voci critiche, infatti, hanno evidenziato gli scarsi dati riguardanti la presenza degli apostoli nella capitale, insistendo soprattutto su un vuoto documentativo riguardante Pietro. Ad esempio, è stato scritto che nella <em>Lettera</em> di Paolo ai romani non si trovano saluti rivolti a Pietro (<i>Rm</i> 16,1-15).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Tale posizione, tuttavia, si è scolorata alla luce di acquisizioni letterarie e archeologiche. Già un presbitero romano di nome Gaio aveva fatto riferimento ai ‘trofei’ (<em>tà trópaia</em>)<a title="" href="#_ftn45"><span style="color: #000000;">[45]</span></a> di Pietro (colle vaticano) e di Paolo (via Ostiense).<a title="" href="#_ftn46"><span style="color: #000000;">[46]</span></a> Gli stessi padri della Chiesa e gli scrittori cristiani avevano indicato nell’Urbe il luogo del martirio dei due apostoli.</span><br />
<span style="color: #000000;"> A questo punto, si inserisce il contributo dell’archeologia. Grazie a più scavi, sono state riportate alla luce realtà significative: la tomba di Pietro, quella di Paolo, le prime raffigurazioni degli apostoli nelle catacombe, una serie di invocazioni incise sui muri rivolte ai due apostoli (sempre in catacombe), scoperte di siti che confermano la <em>traditio </em>(es. casa del senatore Pudente; ambienti presso San Paolo alla Regola).</span><br />
<span style="color: #000000;"> D’altra parte, gli stessi <em>Atti degli Apostoli</em> confermano in modo chiaro una presenza non breve di Paolo, prigioniero, a Roma.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Rimane, allora, l’ultimo interrogativo: perché su Pietro esistono meno dati, visto il silenzio degli <em>Atti </em>in merito?</span><br />
<span style="color: #000000;"> La risposta è legata all’apostolato svolto da Pietro, diverso da quello di Paolo. Mentre quest’ultimo (di formazione rabbinica), attraverso dei viaggi missionari, volle sviluppare una predicazione che rifletteva uno studio della Parola del Messia, che esternava delle proprie riflessioni, e che cercava di offrire anche una prima ‘sistematizzazione’ di elementi della teologia dogmatica, Pietro (umile pescatore di Galilea) &#8211; al contrario &#8211; trasmise ai suoi ascoltatori il proprio vissuto accanto a Gesù. Egli, quindi, non avvertì l’esigenza di ‘consegnare’ una ‘dottrina’, ma fu costantemente impegno a ‘raccontare’ la vicenda di Cristo, anche con riferimenti ad aspetti probabilmente non riportati nei Vangeli (si trattava di una dinamica catechetica formata da domande e da risposte).</span><br />
<span style="color: #000000;"> In tale contesto, Pietro percorse un itinerario di ‘testimonianza’ fino a Roma, seguendo delle tappe che non conosciamo, anche se non mancano dei dati provenienti da testi apocrifi (<em>Vangelo di Pietro</em>, <em>Atti di Pietro</em>, <em>Lettera di Pietro a Filippo</em>&#8230;). Probabilmente, la permanenza dell’apostolo nell’Urbe si ridusse a un periodo breve (diversamente da quella di Paolo). Ma colui che aveva avuto il mandato di ‘pascere’, ebbe comunque la possibilità di raccontare, negli ambienti ove fu ospitato<i>,</i> fatti dell’Incarnazione del Figlio di Dio e l’evento pasquale. Lo attesta il fatto che un discepolo, Marco, volle poi utilizzare i ricordi di Pietro nella stesura del suo Vangelo.<a title="" href="#_ftn47"><span style="color: #000000;">[47]</span></a> Pietro, infatti, non possedeva la cultura necessaria per scrivere testi articolati, modulati a misura dei diversi interlocutori. Aveva, però, la diretta conoscenza dell’insegnamento di Gesù, e di quanto era avvenuto dopo la Risurrezione del Messia. Utilizzò quindi la sua personale esperienza che fece conoscere trasmettendo <em>loghia</em> (detti) e fatti di Cristo. Altri, in seguito, trascrissero quanto avevano ascoltato.<a title="" href="#_ftn48"><span style="color: #000000;">[48]</span></a></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Primato petrino e successione apostolica</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Una terza questione-chiave ha riguardato il primato petrino e la successione apostolica. Con riferimento a questi punti, è utile memorizzare alcuni dati. La prima comunità cristiana che si costituì a Roma costituì certamente un ‘segno’ importante. Unitamente a ciò, ebbe in sé anche dei limiti, incluse differenti linee di pensiero.<a title="" href="#_ftn49"><span style="color: #000000;">[49]</span></a> Un fatto legato alla stessa recente formazione. La presenza degli apostoli Pietro e Paolo rese più forte l’unità ecclesiale (lo conferma la venerazione verso le loro tombe), ma non poté condurre a innovazioni interne di particolare rilievo, ad esempio in ambito organizzativo. Queste si verificarono in tempi successivi. Inoltre, la persecuzione neroniana aveva comunque indebolito, ma non<i> </i>cancellato, la presenza cristiana.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Queste coordinate storiche rimangono importanti per comprendere un fatto. La Chiesa di Roma degli inizi non acquistò rilevanza grazie a un potere politico o a una forza numerica. Piuttosto, ‘crebbe’ in un ruolo particolare poggiando la sua autorità morale su testimoni della fede, su martiri. Non si trova, quindi, un desiderio di ‘prevalenza’ su altre Chiese Si individua, al contrario, una trasmissione di verità ricevute, e una <i>sequela Christi</i> che arriva fino allo spargimento del proprio sangue.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Lo stesso presbitero Gaio, quando ricordò a Proclo<a title="" href="#_ftn50"><span style="color: #000000;">[50]</span></a> l’importanza della Chiesa dell’Urbe, argomentò la sua posizione indicando semplicemente due sepolcri.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Da qui, si può trarre una conseguenza: il primato petrino si tradusse prima di tutto in una diaconìa di carità. In una <em>ecclesialis communio</em>.<a title="" href="#_ftn51"><span style="color: #000000;">[51]</span></a> E si concretizzò pure in una <i>diaconia in </i><em>unitatem veritatis</em> nell’impegno a ‘confermare nella fede’ i fratelli. Quest’ultimo aspetto si dimostrò rilevante in epoca antica e in seguito. Per un motivo. Perché diverse persone, fin dagli inizi del Cristianesimo, cominciarono a diffondere delle ‘proprie’ interpretazioni in materia dottrinale. E perché tali insegnamenti, eterodossi in tutto o in parte, divennero motivo di disorientamento e di divisione tra i battezzati.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>La successione apostolica. Il cammino nel tempo</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel contesto delineato, la successione apostolica si configurò come una normale <em>sequentia de mandato</em>. Pietro era morto martire, durante la persecuzione di Nerone (si pensa nel 64). I fedeli rimasti, deboli nel numero ma memori delle testimonianze dei martiri<a title="" href="#_ftn52"><span style="color: #000000;">[52]</span></a>, non intesero vanificare il lavoro apostolico sorretto da più eroismi.<a title="" href="#_ftn53"><span style="color: #000000;">[53]</span></a> E scelsero una persona. La ritennero capace di prendere il posto di colui che aveva ricevuto il mandato di pascere il <em>gregem Christi</em>. Fu individuato Lino. Il <em>Liber Pontificalis</em> riferisce che era originario della Tuscia. Alla luce dei dati disponibili, colpisce un fatto. Tale successione venne vissuta con uno spirito particolare. Si cercò di essere fedeli alla volontà dell’unico Maestro. Tutto ciò conduce a un’altra considerazione. Fu proprio l’attenzione rivolta alla Parola di Dio (‘Rivelazione’) a condurre verso ulteriori scelte: la difesa del <em>patrimonium fidei</em>, la valorizzazione della vita sacramentale, l’organizzazione della comunità cristiana, la traduzione in opere concrete delle affermazioni contenute nella ‘buona novella’ (es. edificazione di chiese, di diaconìe, missioni in più territori, corrispondenze tra Chiese), la difesa dei fedeli nelle ore di persecuzione.</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Difesa del <em>patrimonium fidei</em></b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il nucleo della dottrina cristiana, fin dall’inizio, dovette essere difeso all’esterno della Chiesa, e al suo interno. Al di fuori della vita comunitaria esistevano una molteplicità di fedi religiose che includevano pure i culti orientali (Cibele, Iside, Mitra&#8230;). Si adoravano molteplici divinità: Giove, Giunone, Minerva, Marte, Diana, Venere, Esculapio, Tellus<a title="" href="#_ftn54"><span style="color: #000000;">[54]</span></a>, Vesta&#8230; Lo stesso imperatore assunse il titolo di <em>pontefice massimo</em><strong>.</strong><a title="" href="#_ftn55"><span style="color: #000000;">[55]</span></a> Venne anche acclamato <em>dominus et deus</em>. Inoltre, durante le cerimonie sacre si praticavano con frequenza sacrifici animali, e si offrivano alle divinità cibi e <a title="Libagione" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Libagione"><span style="color: #000000;">libagioni</span></a>.<a title="" href="#_ftn56"><span style="color: #000000;">[56]</span></a></span><br />
<span style="color: #000000;"> All’interno della Chiesa, il patrimonio di fede dovette essere difeso da correnti di pensiero che, sostenendo posizioni eterodosse, creavano fratture nella vita comunionale.<a title="" href="#_ftn57"><span style="color: #000000;">[57]</span></a> Si pensi, ad esempio, alle correnti del docetismo (negazione natura umana e corporea di Cristo), dell’adozionismo (Gesù fu una creatura speciale), dell’arianesimo (sosteneva che vi fu un tempo in cui il <a title="Verbo (cristianesimo)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Verbo_(cristianesimo)"><span style="color: #000000;">Verbo di Dio</span></a> non era esistito, fu creato in seguito), dell’apollinarismo (<a title="Cristo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cristo"><span style="color: #000000;">Cristo</span></a> non ebbe un&#8217;anima razionale come l&#8217;uomo; nell&#8217;incarnazione il Verbo assunse un corpo senza l&#8217;anima, per cui le manifestazioni della vita intellettiva dell&#8217;anima in Cristo furono dovute unicamente al Verbo), del donatismo (i <a title="Sacramento" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sacramento"><span style="color: #000000;">Sacramenti</span></a> non sono efficaci di per sé, ma restano dipendenti dalla dignità di chi li amministra), del montanismo (forte rigorismo, specie in ambito sessuale), dello gnosticismo (la salvezza dell&#8217;anima dipende da una forma di conoscenza superiore e illuminata [<em>gnosi</em>] dell&#8217;uomo, del mondo e dell&#8217;universo, frutto del vissuto personale e di un percorso di ricerca della verità)<a title="" href="#_ftn58"><span style="color: #000000;">[58]</span></a>, <i>et al</i>..<a title="" href="#_ftn59"><span style="color: #000000;">[59]</span></a></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Valorizzazione della vita sacramentale</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La comunità cristiana, pur distribuita in più nuclei per esigenze organizzative (ci si riuniva all’inizio nelle case)<a title="" href="#_ftn60"><span style="color: #000000;">[60]</span></a>, attribuì una particolare importanza alla vita sacramentale, segnata da una liturgia molto semplice. Ogni incontro era caratterizzato da letture, commenti, canti, dalla <em>fractio panis</em>. Per entrare nella vita ecclesiale occorreva un periodo di preparazione. Alla fine, nella notte pasquale il catecumeno riceveva il Battesimo, la Confermazione e l’Eucaristia. Da questo momento in poi partecipava ai riti religiosi. In tale contesto, fu soprattutto la <em>fractio panis</em> ad essere presa di mira da taluni calunniatori. La Chiesa di Roma si dovette difendere, e uno scrittore cristiano &#8211; Giustino, nato a Flavia Neapolis nel II secolo<i>,</i> &#8211; cercò di spiegare a interlocutori pagani come si svolgeva la celebrazione eucaristica:</span><br />
<span style="color: #000000;"> «(…) A nessun altro è lecito partecipare all’Eucaristia, se non a colui che crede essere vere le cose che insegniamo, e che sia stato purificato da quel lavacro istituito per la remissione dei peccati e la rigenerazione, e poi viva così come Cristo ha insegnato.<a title="" href="#_ftn61"><span style="color: #000000;">[61]</span></a></span><br />
<span style="color: #000000;"> Noi infatti crediamo che Gesù Cristo, nostro Salvatore, si è fatto uomo per l’intervento del Verbo di Dio. Si è fatto uomo di carne e sangue per la nostra salvezza. Così crediamo pure che quel cibo sul quale sono state rese grazie con le stesse parole pronunciate da lui, quel cibo che, trasformato, alimenta i nostri corpi e il nostro sangue, è la carne e il sangue di Gesù fatto uomo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Gli apostoli nelle memorie da loro lasciate e chiamate vangeli, ci hanno tramandato che Gesù ha comandato così: preso il pane e rese grazie, egli disse: “Fate questo in memoria di me. Questo è il mio corpo”. E allo stesso modo, preso il calice e rese grazie, disse: “Questo è il mio sangue” e lo diede solamente a loro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Da allora noi facciamo sempre memoria di questo fatto nelle nostre assemblee e chi di noi ha qualcosa, soccorre tutti quelli che sono nel bisogno, e stiamo sempre insieme. Per tutto ciò di cui ci nutriamo benediciamo il creatore dell’universo per mezzo del suo Figlio Gesù e dello Spirito Santo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> E nel giorno chiamato del Signore<a title="" href="#_ftn62"><span style="color: #000000;">[62]</span></a> ci raccogliamo in uno stesso luogo, dalla città e dalla campagna, e si fa la lettura delle memorie degli Apostoli e degli scritti dei Profeti, fin che il tempo lo permette.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Quando il lettore ha terminato, il preposto tiene un discorso per ammonire ed esortare all’imitazione di questi buoni esempi. Quindi tutti insieme ci alziamo ed eleviamo preghiere; poi, finito di pregare, viene recato, come si è detto, pane, vino e acqua; e il capo della comunità nella stessa maniera eleva preghiere e ringraziamenti con tutte le sue forze e il popolo acclama, dicendo: “<i>Amen</i>!”. <a title="" href="#_ftn63"><span style="color: #000000;">[63]</span></a></span><br />
<span style="color: #000000;"> Quindi si fa la distribuzione e la spartizione a ciascuno degli alimenti consacrati e se ne manda per mezzo dei diaconi anche ai non presenti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> I facoltosi e volenterosi spontaneamente danno ciò che vogliono; e quanto viene raccolto è consegnato al capo, il quale ne sovviene gli orfani, le vedove, i bisognosi per malattie o altro, i detenuti e i forestieri capitati (…).<a title="" href="#_ftn64"><span style="color: #000000;">[64]</span></a></span><br />
<span style="color: #000000;"> Ci aduniamo tutti dunque il giorno del Sole<a title="" href="#_ftn65"><span style="color: #000000;">[65]</span></a>, perché è il primo giorno in cui Dio, cambiate tenebre e materia, plasmò il mondo, e in cui Gesù Cristo, Salvatore nostro, risorse dai morti. Lo crocifissero infatti nel giorno precedente quello di Saturno<a title="" href="#_ftn66"><span style="color: #000000;">[66]</span></a> e l’indomani di quel medesimo giorno, cioè nel giorno del Sole, essendo apparso ai suoi apostoli e ai discepoli, insegnò quelle cose che vi abbiamo trasmesso perché le prendiate in seria considerazione».<a title="" href="#_ftn67"><span style="color: #000000;">[67]</span></a></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Organizzazione della comunità cristiana</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel migrare del tempo, la Chiesa di Roma avvertì sempre più la necessità di dotarsi di una propria organizzazione. In una fase iniziale, infatti, i primi fedeli arrivati nell’Urbe rimanevano ancora collegati con la comunità ebraica, con i suoi riti, con le prescrizioni, con le preghiere da recitare in precisi momenti. Lo stesso imperatore Claudio, nell’anno 49, in un suo provvedimento punitivo, non fece distinzione tra ebrei e cristiani, perché giudicava quest’ultimi una setta ereticale di origine ebraica.<a title="" href="#_ftn68"><span style="color: #000000;">[68]</span></a> Successivamente, affiorando le diversità dottrinali, tale osmosi venne meno. Lo sviluppo organizzativo si delineò in più tempi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nella fase degli inizi (incontri nelle case) fu probabilmente lo stesso padrone dell’abitazione ove si riunivano i fedeli a guidare i momenti dell’incontro religioso.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In un secondo periodo, quando si passò dalle <em>domus ecclesiae</em><a title="" href="#_ftn69"><span style="color: #000000;">[69]</span></a> ai <em>tituli</em><a title="" href="#_ftn70"><span style="color: #000000;">[70]</span></a>, le celebrazioni liturgiche furono guidate da vescovi e da sacerdoti (la Chiesa di Roma aveva ormai una propria gerarchia ecclesiastica).<a title="" href="#_ftn71"><span style="color: #000000;">[71]</span></a></span><br />
<span style="color: #000000;"> Successivamente, quando videro la luce le prime chiese paleocristiane, il disegno organizzativo interno della Roma cristiana era ormai completato.</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Le opere derivanti dalla Buona Novella</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nell’organizzazione progressiva della Chiesa di Roma, un’attenzione particolare venne rivolta alle ‘opere’, cioè a quelle iniziative mirate a sostenere le diverse necessità dei fedeli. Si collocano qui, tra l’altro, le <i>diaconìe</i>, il sostegno agli infermi e la sepoltura dei defunti.<a title="" href="#_ftn72"><span style="color: #000000;">[72]</span></a></span><br />
<span style="color: #000000;"> L’istituzione di <i>diaconìe</i> nell’Urbe ebbe il fine di organizzare un’assistenza sociale a favore degli indigenti e a sostegno di situazioni di urgenza. Vi si sviluppò in modo graduale un disegno globale: soccorsi in natura, aiuti in denaro, ospitalità. Tali centri furono caratterizzati da un’autonomia economica e amministrativa. A Roma, tra il II e il III secolo, in pieno centro, esistevano quattro diaconìe: Santa Maria in via Lata (l’odierno Corso), San Giorgio al Velabro, Santa Maria in Cosmedin, San Teodoro sotto il Palatino. In seguito si aggiunsero quelle di San Marcello, San Marco, San Lorenzo in Damaso.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il sostegno ai malati si concretizzò con azioni religiose (presenza di sacerdoti) e con supporti assistenziali vari (provenienti in genere dalle diaconìe). In tale attenzione ebbe un’importanza particolare l’unzione degli infermi.<a title="" href="#_ftn73"><span style="color: #000000;">[73]</span></a></span><br />
<span style="color: #000000;"> La sepoltura delle persone decedute si svolse all’inizio nelle comuni aree riservate ai defunti. Tombe di pagani e di cristiani si trovarono una accanto all’altra. In seguito, durante i periodi delle persecuzioni, i vescovi di Roma incaricarono i propri diaconi di dirigere lavori per la costruzione di catacombe. Fu in questi luoghi che vennero deposte le salme dei martiri. Avvenne così un passaggio molto significativo: dalla città dei morti (necropoli) al luogo del riposo (cimitero).<a title="" href="#_ftn74"><span style="color: #000000;">[74]</span></a></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>“Nell’ora della prova”</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La difesa dei fedeli nelle ore di persecuzione si sviluppò seguendo più strade. A differenza di quanto scritto da taluni autori, le sanguinose azioni anti-cristiane non furono un fatto continuativo, e non si svilupparono tutte con la medesima intensità nelle diverse aree dell’impero. Si devono, quindi, ricordare anche periodi di tolleranza. Quest’ultimi, consentirono alle Chiese locali, inclusa Roma, di svilupparsi. In tale contesto, la cronaca riporta un dramma che accadde improvvisamente. Si verificò proprio nella capitale dell’impero. Nel 64, un incendio, durato una settimana, distrusse gran parte dell’Urbe.<a title="" href="#_ftn75"><span style="color: #000000;">[75]</span></a> Il fatto motivò un accentuato rancore della popolazione verso l’imperatore del tempo: Nerone. Lo si accusava di aver fatto appiccare il fuoco. Ciò doveva servire a far crollare il valore dei terreni e ad acquistare le aree a basso costo per edificare un imponente palazzo imperiale.<a title="" href="#_ftn76"><span style="color: #000000;">[76]</span></a> Il fine di riprendere il controllo di una situazione sfuggita di mano, l’imperatore dovette trovare un capro espiatorio. Fu individuato nei cristiani. Erano gli ultimi arrivati. Non potevano fare affidamento sui potenti del tempo. Esistevano su di loro molte dicerìe. Nel gruppo dei condannati fu incluso l’apostolo Pietro. La persecuzione, comunque, fu limitata alla sola città di Roma. E terminò con il suicidio dell’imperatore.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Le ricerche storiche riguardanti il <em>Tullianum</em></b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel recente periodo, in occasione della riapertura al pubblico dell’antico carcere <em>Tullianum</em> (poi <em>Mamertinum</em> in epoca medievale), a Roma, è riemerso un interrogativo: vi furono internati gli apostoli Pietro e Paolo? O il solo Pietro? Al riguardo, è utile ricordare che la struttura in questione acquistò la sua funzione penale intorno al VII secolo a.C., senza perdere comunque un valore simbolico.<a title="" href="#_ftn77"><span style="color: #000000;">[77]</span></a> Non costituì una prigione per delinquenti comuni. Si trattava piuttosto di un luogo dove rinchiudere (e uccidere) i nemici dell’Urbe. Era formato da due piani sovrapposti di grotte scavate alle pendici meridionali del <a title="Campidoglio" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Campidoglio"><span style="color: #000000;">Campidoglio</span></a>, a fianco delle <a title="Scale Gemonie" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Scale_Gemonie"><span style="color: #000000;">Scale Gemonie</span></a>.<a title="" href="#_ftn78"><span style="color: #000000;">[78]</span></a> La più profonda risale all&#8217;età arcaica (<a title="VIII secolo a.C." href="https://it.wikipedia.org/wiki/VIII_secolo_a.C."><span style="color: #000000;">VIII</span></a>-<a title="VII secolo a.C." href="https://it.wikipedia.org/wiki/VII_secolo_a.C."><span style="color: #000000;">VII secolo a.C.</span></a>). Venne ricavata nella cinta muraria di età regia che &#8211; all&#8217;interno delle <a title="Mura serviane" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mura_serviane"><span style="color: #000000;">Mura Serviane</span></a> - proteggeva il Campidoglio. La seconda, successiva e sovrapposta, è di età repubblicana. Tra i detenuti più illustri si possono ricordare ad esempio: il re dei Sanniti Gaio Ponzio<a title="" href="#_ftn79"><span style="color: #000000;">[79]</span></a>, il re della Numidia Giugurta (160 a.C. ca-104 a.C.), il capo delle tribù galliche Vercingetorix (80 a.C.-46 a.C., re degli Arverni), <a title="Simone di Giora" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Simone_di_Giora"><span style="color: #000000;">Simone di Giora</span></a>, <a title="Assedio di Gerusalemme (70)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Assedio_di_Gerusalemme_(70)"><span style="color: #000000;">difensore di Gerusalemme</span></a> (nel <a title="71" href="https://it.wikipedia.org/wiki/71"><span style="color: #000000;">71</span></a> d.C.), i congiurati di Catilina<i> </i>(<a title="Publio Cornelio Lentulo Sura" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Publio_Cornelio_Lentulo_Sura"><span style="color: #000000;">Lentulo</span></a>, <a title="Cetego" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cetego"><span style="color: #000000;">Cetego</span></a> <i>et al</i>., 60 a.C.).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il periodo che i prigionieri trascorrevano nel <em>Tullianum</em> poteva essere breve. In genere, l&#8217;esecuzione avveniva subito dopo la grande processione romana del <a title="Trionfo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Trionfo"><span style="color: #000000;">trionfo</span></a> (come nel caso di <a title="Giugurta" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Giugurta"><span style="color: #000000;">Giugurta</span></a>). Laprigionia poteva, però, anche protrarsi nel tempo, come avvenne per <a title="Vercingetorige" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Vercingetorige"><span style="color: #000000;">Vercingetorix</span></a>, che rimase rinchiuso sei anni prima di essere eliminato.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dal VII secolo d.C. il <em>Tullianum</em> perse la sua funzione di prigione, e iniziò a essere usato per il culto cristiano. I due ambienti divennero cappelle. Il fatto è da collegare con una tradizione. Quest’ultima affermava che anche gli apostoli Pietro e Paolo erano stati reclusi nel <em>Tullianum</em> prima di affrontare il martirio (si mostra a tutt’oggi una colonna alla quali furono legati). In questo stesso periodo, il luogo mutò nome, e cominciò ad essere chiamato carcere Mamertino. Nel corso del tempo, sopra il <em>Tullianum</em> fu edificata la chiesa di San Pietro in Carcere.<a title="" href="#_ftn80"><span style="color: #000000;">[80]</span></a> In seguito, nel 1540, la confraternita dei Falegnami prese in consegna il luogo e vi edificò la chiesa di San Giuseppe dei Falegnami, terminata nel 1663. Con riferimento al culto cristiano, le indagini archeologiche hanno individuato pure i resti di alcuni affreschi (VIII-IX secolo, XI-XIV secolo). Tra questi, una delle prime raffigurazioni della Madonna della Misericordia (XIII secolo).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Sulla presenza degli apostoli Pietro e Paolo nel carcere <em>Tullianum</em> gli storici rimangono cauti per diversi motivi. Il luogo venne utilizzato per controllare e neutralizzare i grandi nemici dell’impero romano. Ora, è difficile pensare che l’amministrazione dell’Urbe considerasse i due testimoni di Cristo come dei grandi nemici. Un po’ perché i tribunali romani in genere non si lasciavano coinvolgere in questioni religiose (considerate dei fatti interni tra sostenitori di dottrine). E un po’ perché Paolo, possedendo la cittadinanza romana, ebbe la possibilità &#8211; in attesa del primo processo &#8211; di alloggiare in un ambiente in affitto. Mentre, in prossimità del secondo processo, fu probabilmente relegato in qualche ambiente non distante dal tribunale.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Pietro, poi, individuato e catturato dai <em>vigiles,</em> fu rinchiuso con altri cristiani in un luogo adibito alla custodia di gente certamente non famosa. Era uno sconosciuto. Al massimo si sapeva di lui che era un capo religioso. Ma tutto questo non importava a nessuno (tranne forse a qualche ebreo ortodosso per il quale l’apostolo doveva essere condannato avendo abbandonato la religione dei padri). C’è anche da sottolineare il fatto che Pietro e gli altri cristiani furono condannati a morte solo per un evento contingente (l’incendio di Roma del 64 d.C.). In tale occasione, l’imperatore Nerone si scagliò contro i seguaci della nuova religione solo perché aveva bisogno di un capro espiatorio. Lo dimostra il fatto che la persecuzione avvenne solo all’interno dell’Urbe, e che tutto poi ebbe termine con la morte del monarca. Quindi, in conclusione, Pietro e Paolo morirono certamente a Roma ma non perché considerati dai tribunali dei grandi nemici.</span><br />
<span style="color: #000000;"> A questo punto, si possono sviluppare due ipotesi. La prima, cerca di tener conto dello sviluppo di un culto cristiano presso il <em>Tullianum.</em> Diversi autori (Bisconti, Mazzoleni et. al.) sono convinti che là dove esiste un culto deve essere esistito comunque un fatto iniziale, un episodio, che rimanda a un martire. Tale tesi si è dimostrata in più casi confermata. Per questo motivo non è debole pensare a un’articolazione edilizia del <em>Tullianum</em> più estesa di quella che si pensa di conoscere. L’edificio, infatti, poteva avere più aree di reclusione. Una riservata a soggetti considerati molto pericolosi per lo Stato. E una, molto più estesa, capace di accogliere un alto numero di detenuti. È in questa seconda area che potrebbero essere stati rinchiusi pure gli apostoli.<a title="" href="#_ftn81"><span style="color: #000000;">[81]</span></a></span><br />
<span style="color: #000000;"> La seconda ipotesi, al contrario, tiene conto della posizione del circo di Caligola (divenuto poi di Nerone) alle pendici del <em>Mons Vaticanus.</em> Ora, se l’imperatore Nerone organizzava i suoi <em>ludi circenses</em> nel proprio circo è facile supporre che chi era obbligato ad affrontare la morte in quel luogo doveva necessariamente essere confinato in qualche locale vicino. Ciò da una parte consentiva di facilitare lo spostamento dei prigionieri, e &#8211; dall’altra &#8211; favoriva una collocazione di ambienti carcerari in luoghi non troppo interni all’Urbe. Il fetore, infatti, che usciva dalle prigioni del tempo era notevole.<a title="" href="#_ftn82"><span style="color: #000000;">[82]</span></a></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Lo sviluppo successivo</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dopo il periodo neroniano, le persecuzioni anti-cristiane si verificarono con caratteristiche tra loro diverse. Più studi hanno cercato di indagare su fatti avvenuti durante gli anni di Domiziano (81-96), Traiano (98-117), Adriano (117-138). Dai documenti del tempo, è noto che i cristiani erano prima interrogati. Dovevano poi giurare nel nome della ‘Fortuna <em>(Tyche)</em> di Cesare’ nelle aree di lingua greca, e nel nome del ‘Genio di Cesare’ in quelle di lingua latina.<a title="" href="#_ftn83"><span style="color: #000000;">[83]</span></a> Erano ritenuti nemici dello Stato<a title="" href="#_ftn84"><span style="color: #000000;">[84]</span></a>, atei convinti.<a title="" href="#_ftn85"><span style="color: #000000;">[85]</span></a> Nella mentalità del tempo, si era convinti che il loro comportamento recava offesa agli dèi, attirava la loro ira e provocava disgrazie alla popolazione<a title="" href="#_ftn86"><span style="color: #000000;">[86]</span></a> e alle autorità statali.<a title="" href="#_ftn87"><span style="color: #000000;">[87]</span></a></span><br />
<span style="color: #000000;"> Le persecuzioni anticristiane proseguirono negli anni di Marco Aurelio (161-180), Commodo (180-192), di Settimio Severo (193-211). Per tentare di fermarle, alcuni scrittori cristiani si rivolsero agli imperatori e ad altre autorità trasmettendo delle lettere a difesa della nuova religione. Questi testi sono noti come <em>Apologie.</em> Tali iniziative si prolungarono per un periodo non breve.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nuovi attacchi si verificarono negli anni di Massimino il Trace (235-238)<a title="" href="#_ftn88"><span style="color: #000000;">[88]</span></a> e Decio (249-251)<a title="" href="#_ftn89"><span style="color: #000000;">[89]</span></a>. Quest’ultimo, nel 250, stabilì che tutti i cittadini romani dovevano offrire un sacrificio agli dèi e all’imperatore. Chi si rifiutava subìva una durissima punizione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ore critiche ci furono anche negli anni di Valeriano (253-260). Nel 260, però, Gallieno (260-268) abolì i decreti del padre (Valeriano), concesse ai vescovi la possibilità di rientrare dall’esilio, ordinò di riconsegnare alle chiese i loro beni. La situazione sembrò trovare un equilibrio. Ma si trattò di una fase provvisoria. Furono infatti decise nuove persecuzioni negli anni di Diocleziano (284-305)<a title="" href="#_ftn90"><span style="color: #000000;">[90]</span></a>. Rimase, però, diversa la linea adottata da Massenzio a Roma (306-312). La sua posizione non fu ostile alla nuova religione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il 30 aprile 311 l’imperatore Galerio (305-311)<a title="" href="#_ftn91"><span style="color: #000000;">[91]</span></a>, decise di emanare un provvedimento a favore dei cristiani. Con tale editto, noto come editto di Nicomedia, promulgato anche a nome di Costantino e di Licinio, fu decisa la fine dei provvedimenti di Diocleziano. Vennero restituite alle Chiese i beni non ancora alienati dopo la confisca. Si ordinò la ricostruzione degli edifici di culto. Il Cristianesimo divenne ufficialmente <em>religio licita</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nello stesso anno (novembre 311) Massimino Daia (305-313)<a title="" href="#_ftn92"><span style="color: #000000;">[92]</span></a> ordinò nuove persecuzioni nella parte dell&#8217;impero orientale posto sotto la sua giurisdizione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Si arrivò alla fine all’accordo di Milano del febbraio 313 tra Costantino (augusto d’occidente, 313-324) e Licinio (augusto d’oriente, 313-324). Nel rescritto imperiale, trasmesso ai diversi governatori, si specificava: «sia consentito ai cristiani e a tutti gli altri la libertà di seguire la religione che ciascuno crede, affinché la divinità che sta in cielo, qualunque essa sia, a noi e a tutti i nostri sudditi dia pace e prosperità».<a title="" href="#_ftn93"><span style="color: #000000;">[93]</span></a> In pratica si confermò l’editto di Galerio.</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>La ricerca storica sulle persecuzioni</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sulle persecuzioni anti-cristiane dei primi secoli gli studiosi hanno cercato di percorrere più tracce d’indagine per poter acquisire dei dati sicuri, non leggendari. La ricerca è partita dagli <em>Atti dei martiri</em>, dai testi delle <em>Apologie,</em> dai provvedimenti imperiali, da disposizioni di legati romani, da corrispondenze del tempo, da testi di storici antichi, da riscontri anche archeologici. Nel contesto delineato, proprio l’attività archeologica ha consentito di ritrovare reperti significativi. Può essere utile riportare qui di seguito qualche esempio.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Lavori di scavo durati anni e terminati nel 1978 hanno definitivamente riportato alla luce ciò che resta dell’anfiteatro romano di Lione (l’antica <em>Lugdunum).</em> Qui gli storici situano il supplizio di sei dei <a title="Martiri di Lione" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Martiri_di_Lione"><span style="color: #000000;">martiri di Lione</span></a>, fra cui <a title="Blandina di Lione" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Blandina_di_Lione"><span style="color: #000000;">santa Blandina</span></a>, nell&#8217;estate del <a title="177" href="https://it.wikipedia.org/wiki/177"><span style="color: #000000;">177</span></a>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Sono stati anche ritrovati dei libelli che risalgono alla persecuzione di Decio. Attestano l’abiura di singoli cristiani e il sacrificio offerto agli dèi. Attualmente sono conservati cinque libelli originali: uno conservato ad <a title="Oxford" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Oxford"><span style="color: #000000;">Oxford</span></a>, uno a <a title="Berlino" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Berlino"><span style="color: #000000;">Berlino</span></a>, due a <a title="Vienna" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Vienna"><span style="color: #000000;">Vienna</span></a> e uno ad <a title="Alessandria d'Egitto" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Alessandria_d%27Egitto"><span style="color: #000000;">Alessandria</span></a>.</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Le indagini svolte nell’Urbe</b></span></h3>
<div id="attachment_5717" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2016/12/Alessameno-venera-il-suo-dio.png"><img class="size-thumbnail wp-image-5717" alt="Alessameno venera [il suo] dio" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2016/12/Alessameno-venera-il-suo-dio-150x150.png" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Alessameno venera [il suo] dio</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Di grande interesse fu una scoperta avvenuta a Roma nel 1857. Mentre si scavava nell’area del <em><a title="Paedagogium" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Paedagogium"><span style="color: #000000;">Paedagogium</span></a></em><a title="" href="#_ftn94"><span style="color: #000000;">[94]</span></a> (colle Palatino), fu trovato un graffito. I ricercatori rimasero colpiti dal fatto di vedere il disegno di un crocifisso con la testa di asino (o di mulo). Accanto al crocifisso venne individuata una figura maschile in atto di venerazione. In basso, gli studiosi riuscirono a leggere una frase in greco: <em>Alexamenos sebete theon</em>, che significa ‘Alessameno venera [il suo] dio’. L’immagine si fa risalire probabilmente al III secolo (alcuni indicano anche date anteriori fino all’85 d.C.). Attesta una posizione duramente anti-cristiana. L’accentuata derisione verso Gesù di Nazareth s’individua nella scelta di ritrarre quest’ultimo con una testa d’asino. Il fatto si collega a scritti del tempo ove si riportano una serie di dicerìe sui cristiani. Tra queste, quella che i fedeli adoravano una testa d’asino.<a title="" href="#_ftn95"><span style="color: #000000;">[95]</span></a> Configurandosi al riguardo una bestemmia, taluni autori cattolici hanno preferito non citare nei loro scritti tale rinvenimento. Riveste interesse anche la figura di Alessameno. Era un servitore cristiano che lavorava nel palazzo dell’imperatore? La derisione verso la sua persona è duplice: da una parte la posizione delle braccia (una rivolta verso il crocifisso, l’altra verso terra) appare disarticolata, quasi goffa. Dall’altra, lo si presenta come un individuo che venera una testa d’asino.</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Le ricerche sui martiri romani</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel contesto delineato, la più estesa area d’indagine a Roma ha riguardato l’esplorazione delle catacombe, e l’individuazione dei sepolcri di martiri. Tale impegno ha attraversato più periodi storici e non è ancora terminato. Nuove scoperte arricchiscono, infatti, le conoscenze già possedute. Al riguardo, esistono molte considerazioni. Lo storico che si inoltra nello studio dei martiri romani dei primi secoli, deve certamente avere il coraggio di affrontare molte salite, e di passare continuamente in mezzo a più estremi. Con il trascorrere del tempo, infatti, si sono verificati più fatti che non facilitano gli approfondimenti. Si possono indicare, al riguardo, tre esempi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nel momento in cui venivano uccisi i vari testimoni della fede (primi secoli della storia della Chiesa), i loro contemporanei furono direttamente coinvolti nelle tragedie in corso, e non erano nella condizione di scrivere in modo pacato delle memorie dettagliate. Ciò motiva l’esistenza di tradizioni solo orali.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Un secondo esempio è legato al fatto che la circolazione di dati informativi, nel periodo degli inizi della Chiesa, non risultava facile. Diversi dettagli erano raccontati alle più diverse persone (predicatori itineranti, semplici cittadini, presbiteri…) che, con buona volontà, fornivano poi dei resoconti a confratelli di altre Chiese locali. In queste comunicazioni, che poggiavano su dati reali, poteva a volte svolgere un ruolo negativo o la debole memoria, o il coinvolgimento emotivo di chi parlava, o il fatto di aver appreso le vicende da terzi (che a loro volta riferivano quanto appreso da altre fonti).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Occorre poi aggiungere un terzo elemento che può addolorare ma che è esistito: la distruzione di un elevato numero di siti archeologici cristiani. Tale fatto, purtroppo, non si è verificato solo in Paesi lontani da Roma, ma anche nella stessa Urbe. La crescita dell’espansione edilizia in generale, la stessa costruzione di edifici a uso pubblico<a title="" href="#_ftn96"><span style="color: #000000;">[96]</span></a>, il ridisegno viario, gli scavi per parcheggi interrati, hanno in molteplici casi distrutto catacombe e altri ambienti di enorme valore. Ad esempio, agli inizi del 1956, durante gli scavi per le <a title="Fondazioni" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Fondazioni"><span style="color: #000000;">fondazioni</span></a> di un nuovo palazzo in via Dino Compagni (vicino via Latina), fu scoperta per caso una catacomba. Il ritrovamento venne tenuto nascosto fino alla fine dei lavori di costruzione dell’edificio sovrastante. Tale fatto provocò danni alle pitture e alle strutture della catacomba, causati sia da improvvisati tombaroli che dalle gettate di cemento armato. L’antico ingresso dell’ipogeo è oggi ostruito dalla costruzione; si accede nelle due gallerie parallele da un tombino posto nel marciapiede in via Latina.<a title="" href="#_ftn97"><span style="color: #000000;">[97]</span></a></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Le tendenze emerse</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In tale contesto, si sono progressivamente strutturate due tendenze estreme che hanno, a loro volta, innestato dibattiti, polemiche e dure contrapposizioni.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Da una parte, si è inteso privilegiare una linea centrata su un’affermazione-chiave: siccome i riscontri storici sono, in talune situazioni, limitati, occorre prendere atto del fatto che non si può affermare una verità storica su determinati martiri. Meglio, quindi, fermarsi e non andare oltre.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dall’altra, si è voluto integrare i dati mancanti in materia biografica ‘costruendo’ storie molto deboli sul piano storico (quando non apertamente fantasiose). Da qui, il nascere in ambienti scientifici di rilievi fortemente critici, con il rafforzamento dell’idea che la ricerca sui martiri ha fornito risultati non soddisfacenti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Tra questi due estremi, si deve, però, percorrere anche la strada dell’indagine paziente e graduale. Se da una parte occorre non cadere nel rischio di affermare ciò che è privo di riscontro storico, dall’altra &#8211; però &#8211; si deve prendere atto che il possedere dati incompleti, parziali, non implica ‘automaticamente’ la cancellazione di riferimenti che attingono a memorie che, a loro volta, si collegano a specifici episodi. Se si ha l’accortezza, di togliere in modo non rude una serie di ‘impostazioni’ mirate all’edificazione dei fedeli e a sviluppare una catechesi popolare, si ritorna ad avere in mano degli elementi storici che, pur scarni, documentano un’essenzialità d’informazione. Le storie dei martiri, infatti, furono molto semplici nel loro dramma. I cristiani venivano individuati e interrogati. Se non ripudiavano la propria fede erano uccisi. Tutto si svolgeva in modo rapido. Ciò è documentato anche dai verbali degli interrogatori che sono arrivati fino all’attuale periodo.<a title="" href="#_ftn98"><span style="color: #000000;">[98]</span></a></span><br />
<span style="color: #000000;"> C’è, infine, un ultimo aspetto da considerare. I martiri vennero certamente uccisi a motivo della loro fede. Non si deve, però, pensare a degli ‘eroi’ insensibili alla paura, all’angoscia, al panico, al terrore, al dolore fisico e psichico. Ad eccezione di quanti riuscirono a imporsi un auto-controllo e a sostenere i confratelli, non dovettero comunque mancare coloro che affrontarono le tragedie del momento manifestando tutta la propria umanità. Non furono ‘impassibili’. Furono umani.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ciò, non deve condurre a una facile conclusione: chi subì per forza una condanna a morte non si può considerare testimone di Cristo fino allo spargimento del proprio sangue. Mancherebbe l’elemento della volontà.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Tale ragionamento, però, si rivela debole per alcuni motivi. Chi venne condannato a morte non sputò mai su qualche immagine cristiana per dimostrare la propria vicinanza agli dèi pagani. Non pregò né Giove, né la figura divinizzata dell’imperatore. Non chiese di gettare incenso davanti ai simulacri sacri. Manifestò solo ciò che gli restava: la propria umanità. Nella violenta cancellazione del domani, nella distruzione dei nuclei famigliari, nelle situazioni ove solo le urla dei condannati bastavano a far capire che cosa stava avvenendo in quel momento, i crolli fisici segnarono la conclusione di un’esistenza terrena, ma non il termine di un cammino di fede. Nell’ora della prova, si può infatti respingere il dramma. Si può gridare fino allo spasimo. Ma ciò non significa cancellare una scelta esistenziale. Un orientamento-chiave. Una fede legata a un semplice Nome. Quello di Gesù.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><span style="color: #808080;">Note</span></em></strong><br />
<span style="color: #000000;">[1] P. Pizzaballa, <em>La presenza francescana in Terra santa, Gerusalemme</em>, Franciscan Printing Press, Gerusalemme 2005.<br />
[2] Su questo punto si rimanda a: A. Lombatti, <em>Inchiesta sulla Bibbia</em>, Lulu Press UK, London 2010, p. 241ss.<br />
[3] L’antica Emmaus è da individuare probabilmente con il villaggio arabo di Imwas. Nel 1967 un’operazione dell’esercito israeliano eliminò l’abitato. Venne realizzato il Canada Park.<br />
[4] A seguito dei restauri intrapresi sulla chiesa di Sant&#8217;Anna in Gerusalemme (1888) furono ritrovati i resti di due grandi piscine con cinque portici. Un affresco riscoperto, situato su uno dei muri, rappresenta un angelo che smuove l&#8217;acqua (particolare ricordato nel Vangelo).<br />
[5] Giustino, Girolamo ed Epifanio riferiscono in merito a maledizioni giudaiche contro i cristiani. Giustino, in particolare, si rivolge direttamente ai giudei contestando il fatto che nelle sinagoghe si maledivano coloro che avevano aderito al Cristianesimo.<br />
[6] L&#8217;ebraismo proibisce il culto della persona come forma di idolatria, poiché la credenza centrale della religione è l&#8217;unità assoluta e singolarità di Dio.<br />
[7] Per il teologo gnostico Basilide (e per altri autori) l&#8217;umanità e le sofferenze di Gesù Cristo furono apparenti, non reali. In tal modo veniva rimosso lo ‘scandalo della crocifissione’.<br />
[8] Se il corpo fosse stato rubato, non si comprenderebbero le parole evangeliche che indicano il sudario del Cristo piegato in un angolo, a differenza delle bende lasciate per terra.<br />
[9] Un modo di vedere, tuttavia, per gran parte estraneo al dibattito scientifico e ai risultati ottenuti dal metodo storico-critico.<br />
[10] Rif. Luigi Cascioli, <em>La favola di Cristo. Inconfutabile dimostrazione della non esistenza di Ges</em>ù, autopubblicato, 2002.<br />
[11] L’antica Nazareth era un agglomerato di case costruite lungo un pendio. Di frequente si utilizzavano ambienti sotterranei. Venivano ricavati abbastanza facilmente nel tenero calcare della montagna. Le abitazioni in muratura erano costruite in superficie o addossate alle grotte.<br />
[12] Rilevante il contributo offerto dal prof. Shlomo Pinés (1908-1990) dell’università ebraica di Gerusalemme.<br />
[13] Molto importante è risultata la traduzione del rabbino Isidore Epstein (1894-1962).<br />
[14] Su questo punto cfr. anche: http://camcris.altervista.org/datavang.html.<br />
[15] Gesù è l&#8217;adattamento italiano del nome aramaico יֵשׁוּעַ (Yeshua), che significa ‘YHWH è salvezza’ o ‘YHWH salva’.<br />
[16] Ne è un esempio il classico libro di Werner Keller, <em>La Bibbia aveva ragione</em>, Garzanti, Milano 2007 (nuova edizione).<br />
[17] Un esempio: a dodici anni, i bambini che preparavano la loro iniziazione religiosa, il bar mitzvah, si recavano con la famiglia al Tempio di Gerusalemme, dove potevano incontrare i dottori della legge e parlare con loro.<br />
[18] In Galilea, negli anni di Erode Antipa, operò a Sepphoris una banda capeggiata da Giuda, figlio di un certo Ezechia (aveva già causato disordini nel periodo di Erode il Grande), che provocò più incidenti, occupò il palazzo reale e si impossessò di molte armi (Flavio Giuseppe, Guerra Giudaica, 2-56; Id., <em>Antichità Giudaiche</em>, 17,10,5).<br />
[19] Secondo il teologo evangelico tedesco Christian Geyer (1862-1929), sarebbero vissuti contemporaneamente due bambini Gesù. Uno era della linea natanica (Lc 3,31), mentre l’altro proveniva dalla linea salomonica (Mt 1,6). Tale situazione è rimasta immutata fino al momento in cui l’io di Zaratustra del fanciullo salomonico è trapassato nel fanciullo natanico per far posto più tardi, con il battesimo, all’entità del Cristo.<br />
[20] G. Ravasi, <em>Un divino ‘enfant terrible’. Nascita e infanzia di Gesù secondo i vangeli apocrif</em>i, in ‘L’Osservatore Romano’, 25 dicembre 2010.<br />
[21] Dato però che Tommaso è un soprannome, poiché Tōma in aramaico significa ‘gemello’,e dato che Didimo (Δίδυμος in greco) ha il medesimo significato, Didimo Tommaso risulta una tautologia (non specifica nulla). Probabilmente il nome originale dell&#8217;apostolo era Giuda. Tale nome è indicato in Taziano il Siro, nella Didaché, in sant&#8217;Efrem il Siro, e nella Storia di Abgar.<br />
[22] Secondo un manoscritto, pubblicato da Nicolas Notovich, Issa (Gesù) avrebbe lasciato la Palestina, all&#8217;età di tredici anni. Unitosi a dei mercanti, attraversò la Mesopotamia e la Persia, Arrivò fino al Sindh. Studiò la dottrina buddista. Passò poi in un’altra regione dell’India. Si dedicò allo studio dei ‘Veda’. Dopo sei anni entrò in conflitto con i bramini perché si rivolgeva anche ai fuori casta. Insegnava ad aiutare i poveri. A sostenere i deboli. A non fare nulla di male. A non desiderare le cose altrui. A non adorare una quantità di idoli, ma a rivolgere ogni preghiera al Dio unico ed eterno. Lasciata l’India, passò in Persia. Qui ebbe scontri con i magi. All’età di 29 anni, Issa (Gesù) fece ritorno in Palestina.<br />
[23] Sull’aspetto delle incognite cfr. anche Lc 2,25-35.<br />
[24] In Palestina le donne si fidanzavano all&#8217;età di 12-13 anni. Si sposavano a 13-14. Gli uomini si sposavano tra i 18 e i 24 anni.<br />
[25] Sefforis fu la capitale amministrativa e commerciale della Galilea. Tra il 10 e il 20 d.C. il tetrarca Erode Antipa la fece ricostruire. Non si esclude che gli abitanti di Nazareth abbiano contribuito a tale ricostruzione prestando la propria manodopera.<br />
[26] Oltre ai serramenti in legno, i tetti a terrazza delle case israelite erano allestiti con travi connesse tra loro con rami, argilla, fango e terra pressata.<br />
[27] Dall’episodio del miracolo di Cana e da espressioni di Gesù Crocifisso, gli storici ritengono che Giuseppe sia morto poco prima dell’inizio della missione di Cristo tra i suoi contemporanei.<br />
[28] In località Ain Karem. La località è situata a circa otto chilometri dalla città vecchia di Gerusalemme.<br />
[29] Un accenno all’esistenza di clan familiari si trova in Lc 3,1.<br />
[30] Le donne partorivano in casa o sotto una tenda (se facevano parte di una tribù nomade).<br />
[31]Nel VI secolo il monaco Dionigi il Piccolo, originario della Scizia, determinò nell&#8217;anno 754 di Roma la nascita di Gesù. Sbagliò di almeno quattro anni. Attualmente, il nostro calendario è in ritardo di almeno quattro anni rispetto alla data effettiva della nascita di Gesù.<br />
[32] Tra gli ebrei dell&#8217;epoca, i bambini a cinque anni iniziavano l&#8217;istruzione religiosa e l&#8217;apprendimento del mestiere del padre.<br />
[33] Gesù era conosciuto come “il figlio del carpentiere” Giuseppe (Mt 13,55) e “carpentiere” egli stesso (Mc 6,3).<br />
[34] L’espressione “era sottomesso” sta a significare: era rispettoso dei ruoli di ogni persona. Ne derivava un’ubbidienza.<br />
[35] Ogni ebreo doveva essere pio (religioso) e giusto (rispettoso della Legge).<br />
[36] Gesù parlava correntemente aramaico. Sicuramente sapeva leggere (e scrivere) in ebraico. È ignoto se conoscesse il latino o il greco.<br />
[37] Ad esempio, i genitori di Maria non sono mai nominati nei testi biblici canonici. La loro storia fu narrata per la prima volta negli apocrifi <em>Protovangelo di Giacomo</em> e <em>Vangelo dello pseudo-Matteo</em>.<br />
[38] Su questo punto Y. Christe, <em>L’image du Christ jeune</em>, in: ‘La Vie spirituelle’, 704, 1993, 189-207. Cfr. anche: H. Pfeiffer, <em>Ragioni storiche, teologiche e politiche per la tradizione del volto di Gesù nei secol</em>i, in: ‘ Il volto dei volti. Cristo’, vol. II, Velar, Gorle-Bergamo 1998; Id. <em>L’immagine di Cristo nell’arte</em>, Città Nuova, Roma 1986; Id. <em>La storia dell’immagine di Cristo nell’arte</em>, in P. Coda-L. Gavazzi (edd.), ‘L’immagine del divino’, Mondadori, Milano 2005, 48-58; G. Schiller, <em>Ikonographie der christlichen Kunst</em>, voll. I-III, Mohn, Gütersloh 1966-1971; P. Szubiszewski, “Cristo”, in <em>Enciclopedia dell’Arte Medieval</em>e, V, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 1994, 493-521.<br />
[39] <em>Police Create Image of Jesus as a Child Using Shroud of Turin</em>, Computer Forensics, in ‘ABC News’, 5 maggio 2015.<br />
[40] Su questo punto cfr. ad esempio anche: M. Simonetti, <em>Il Vangelo e la storia. Il cristianesimo antico (secoli I-IV)</em>, Carocci, Roma 2010. T. Verdon, <em>Il cristianesimo a Roma nel I secolo, da Augusto a Nerone</em>, in ‘L’Osservatore Romano’, 21-22 settembre 2009.<br />
[41] Esempi. 1] il primato romano era ritenuto privo di fondamento scritturistico (scisma del 1054 tra Chiesa greca e latina). 2] Nella teologia protestante non esiste successione apostolica legata all&#8217;Ordine sacro. Il concetto di apostolicità rimane nel senso di un collegamento ideale con l&#8217;insegnamento degli apostoli, attraverso un’operosa fedeltà all&#8217;insegnamento del <em>Nuovo Testamento</em>.<br />
[42] Per tale motivo ci si limita solo a un esempio: S. Falasca &#8211; G. Ricciardi, <em>Itinerari dello Spirito. La Roma cristiana</em>, San Paolo, Cinisello Balsamo 2014.<br />
[43] Le prime testimonianze di contatti ufficiali tra Gerusalemme e Roma risalgono alle ambascerie inviate dai Maccabei a partire dal 161 a.C.. Il nucleo originario, la cui datazione viene indicata tra il II e il I sec. a.C., si accrebbe notevolmente con l&#8217;arrivo dei prigionieri portati a Roma tra il 63 e il 61 a.C. ( in seguito alla campagna militare di Pompeo in Giudea).<br />
[44] http://www.treccani.it/enciclopedia/santo-pietro-apostolo/.<br />
[45] Monumenti celebrativi posti sopra il luogo di sepoltura degli apostoli Pietro e Paolo.<br />
[46] Eusebio di Cesarea, nella sua <em>Historia Ecclesiastica</em> (II, 25, 5), riporta un passo significativo. Riguarda un presbitero romano di nome Gaio, presente al tempo di Papa Zefirino (199-217). Questi dichiara che a Roma si conservavano le memorie funerarie di Pietro e Paolo: “Io posso mostrare i trofei (tà tròpaia) degli apostoli: se vai infatti sul colle Vaticano o sulla via Ostiense, troverai i trofei di coloro che fondarono questa chiesa”.<br />
[47] La tradizione collega il <em>Vangelo</em> <em>di Marco</em> con Roma. Solo Giovanni Crisostomo assegna il Vangelo ad Alessandria. Il testo fu scritto per i cristiani non palestinesi (di origine pagana). Al riguardo, si osserva una scarsa preoccupazione di mostrare il legame del <em>Vangelo</em> con l&#8217;<em>Antico Testamento</em>. Per questo motivo l’evangelista deve spiegare le usanze giudaiche (Mc 7, 3-4; 14,12; 15,42), dare dettagli geografici (Mc 1, 5-9; 11,1), sottolineare l&#8217;importanza del messaggio evangelico per i pagani (Mc 7,27; 8, 1-9; 10,12, 11,17; 13,10) e tradurre parole aramaiche (Mc 3,17; 5,41.34; 10,46; 14,36; 15, 22.24). Inoltre i riferimenti alla persecuzione (Mc 8, 34-38; 10, 38-39; 13, 9-13) sembrano avallare la tradizione di una provenienza romana.<br />
[48] Su questo punto cfr. anche: C.M. Martini, <em>Il segreto della Prima lettera di Pietro</em>, Piemme, Casale Monferrato 2005. E. Scognamiglio, <em>Il ritorno del Signore. Lectio divina sulla seconda Lettera di Pietro</em>, Paoline, Milano 2007.<br />
[49] Su questo punto cfr. anche Rm 2, 25-29.<br />
[50] Un rappresentante dell’eresia montanista radicata nella Frigia.<br />
[51] Alcuni storici insistono nell’affermare la presenza di una ‘federazione’ tra Chiese. La posizione appare debole perché non tiene conto del comune aspetto dottrinario e dell’interazione tra comunità.<br />
[52] Tacito, Annali, XV, 44.<br />
[53] Si ritiene che la persecuzione neroniana si attuò in più fasi. Nerone morì il 9 giugno 68 d.C.<br />
[54] Tellus fu la dea romana della Terra, protettrice della fecondità, dei morti e contro i terremoti.<br />
[55] Titolo che in precedenza spettava al capo del collegio dei sacerdoti.<br />
[56] J. Champeaux, <em>La religione dei romani</em>, Il Mulino, Bologna 2002.<br />
[57] Su questo punto cfr. anche Rm 16,17; I Cor 1,10; 1, 10-16; 3,4; 11,18;11,19; II Pt 2,1-3.<br />
[58] In linea generale (co-presenza di più dottrine), gli gnostici tendevano a distinguere tra un Dio vetero-testamentario (potenza inferiore del malvagio Demiurgo, creatore di tutto il mondo materiale), e un Dio neo-testamentario (Eone perfetto ed eterno, generatore degli eoni Cristo e Sophia, incarnati sulla Terra rispettivamente come Gesù e Maria Maddalena). Si insisteva nel rifiutare la risurrezione del corpo di Cristo. Quest’ultimo, dopo la morte, era tornato sulla Terra solo nella sua forma divina, liberato dal corpo materiale. Ai discepoli aveva rivolto un insegnamento segreto (tramandato per via occulta a favore di pochi eletti, senza tener conto della gerarchia ecclesiastica). Infine, gli gnostici affermavano che la salvezza doveva essere raggiunta attraverso delle esperienze personali. Non era necessario lo studio dei testi canonici.<br />
[59] http://it.cathopedia.org/wiki/Eresie_dei_primi_secoli.<br />
[60] Ogni abitazione poteva accogliere un numero limitato di persone.<br />
[61] Per tale motivo venne istituito il catecumenato.<br />
[62] La domenica è il giorno del Signore.<br />
[63] ‘Amen’: ‘così sia’.<br />
[64] Quest’ultimo passaggio offre un dato storico importante. Riguarda le opere assistenziali nella Chiesa primitiva.<br />
[65] Il dies solis era il ‘giorno del Sole’ (in onore della divinità del Sol Invictus). Con il Cristianesimo divenne il ‘dies Domini’.<br />
[66] Venere.<br />
[67] Giustino, Prima apologia a favore dei cristiani, cap. 67 (PG 6, 427-431).<br />
[68] Svetonio, <em>Vita Claudii</em>, XXIII.4.<br />
[69] Case private a disposizione della comunità.<br />
[70] Ambienti usati stabilmente per i riti cristiani. Assumevano il nome dal proprietario che aveva donato l’immobile, o dalla persona che aveva trasformato la struttura in luogo di culto.<br />
[71] Cfr. anche: C. Pavia, <em>Guida delle catacombe romane. Dai Tituli all’ipogeo di via Dino Compagni</em>, Gangemi Editore, Roma 2015.<br />
[72] Su questo punto cfr. anche: http://www.ucroma.it/wp-content/uploads/2008/11/corso-storia-della-chiesa-di-roma-pdf-per-ucroma.pdf.<br />
[73] P. Adnès, <em>L’Unzione degli infermi, Storia e teologia</em>, San Paolo, Cinisello Balsamo 1996.<br />
[74] V. Fiocchi Nicolai, F. Bisconti, D. Mazzoleni, <em>Le catacombe cristiane di Roma. Origini, sviluppo, apparati decorativi, produzione epigrafica</em>, Schnell Steiner, Regensburg 1998.<br />
[75] Erano comunque frequenti gli incendi a Roma.<br />
[76] Il palazzo che venne effettivamente edificato fu la ‘Domus Aurea’.<br />
[77] Indubbia la funzione sacrale legata alla presenza di acqua sorgiva (esistenza di un piccolo pozzetto) sottolineata anche dal rinvenimento di un contesto votivo databile dal V alla fine del III secolo a.C.<br />
[78] Scalinata di accesso al colle Campidoglio.<br />
[79] Vincitore dei romani nel 321 a.C. (battaglia delle ‘Forche Caudine’).<br />
[80] La consacrazione sarebbe avvenuta nel IV secolo con Papa Silvestro I (morto nel 335), ma la costruzione della chiesa vera e propria fu effettuata su richiesta di Paolo III (Pontefice dal 1534 al 1549).<br />
[81] Sulla parete ad est del <em>Tullianum</em> esiste tuttavia un portale in ferro che conduce ad altri ambienti, tutt&#8217;ora poco esplorati.<br />
[82] Gaio Sallustio Crispo <em>De Catilinae coniuratione</em>.<br />
[83] Il Genio era la divinità personale che proteggeva e governava la vita di ogni persona.<br />
[84] Non sacrificando agli dèi rinnegavano la religione di Stato, si dimostravano così ‘ostili’ a quanto unificava l’impero.<br />
[85] Perché non credevano negli dèi pagani.<br />
[86] Calamità naturali, carestie, epidemie.<br />
[87] Invasioni dei barbari, sconfitte militari.<br />
[88] Fu il primo barbaro a raggiungere la porpora imperiale.<br />
[89] Proveniva dalla provincia dell’Illiria.<br />
[90] Acclamato imperatore dalle legioni.<br />
[91] Di modesta famiglia illirica.<br />
[92] Proveniente da una famiglia dedita alla pastorizia.<br />
[93] Lattanzio, <em>De mortibus persecutorum</em>, capitolo XLVIII.<br />
[94] Luogo ove si preparavano coloro che dovevano svolgere compiti all’interno del palazzo imperiale.<br />
[95] Marco Minucio Felice,<em> Octavius, VIII</em>, 4-IX, 7. L’opera è datata fine II sec -inizio III.<br />
[96] Il Ministero dei Trasporti e il palazzo delle Ferrovie vennero edificati sull’area ove si trovava il cimitero di Nicomede (inizio via Nomentana).<br />
[97] F. Bisconti, <em>Il restauro dell’ipogeo di via Dino Compagni. Nuove idee per la lettura del programma decorativo del cubicolo “A”</em>, Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, Città del Vaticano 2003. L. De Santis &#8211; G. Biamonte, <em>Le catacombe di Roma</em>, Newton &amp; Compton Editori, Roma 1997, pp. 281-289.<br />
[98] Atti e Passioni dei Martiri, Mondadori, Milano 1987.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><span style="color: #808080;">Per saperne di più</span></em></strong><br />
<span style="color: #000000;"> Pier Luigi Guiducci, <em>Gesù di Nazareth è esistito? La ricerca. Le fonti non cristiane. I riscontri</em>, Albatros, Roma 2016.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Id., <em>Tuo padre ed io ti cercavamo… La Sacra Famiglia di Nazareth. Tre vocazioni. Tre sì a Dio</em>, Albatros, Roma.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Id., <em>Per la fede. Per i fratelli. Elementi</em> <em>significativi della storia della Chiesa di Roma dal I al IV secol</em>o, Albatros, Roma 2015.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Id., <em>Testimoni? La presenza degli apostoli Pietro e Paolo a Roma. Le prove storiche</em>. L’insegnamento. I drammi, Albatros, Roma 2016.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Id., <em>Nell’ora della prova. La testimonianza dei martiri cristiani a Roma dal I al IV secolo</em>, Albatros, Roma.</span><br />
<span style="color: #000000;"> AA.VV, <em>Storia della Chiesa cattolica</em>, Ed. Paoline, Cinisello Balsamo 1989.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Alberto Torresani, <em>Storia della Chiesa. Dalla comunità di Gerusalemme a Benedetto XVI</em>, Ares, Milano, 2005.</span></p>
<div style="text-align: justify;"></div>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.storiain.net/storia/le-ricerche-storiche-sui-primi-secoli-della-chiesa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
