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	<title>Storia in Network &#187; Baschi &#124; Storia in Network</title>
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		<title>INDIPENDENTISMO BASCO, TRA POLITICA E LOTTA ARMATA</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Feb 2015 09:31:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Renzo Paternoster - Il popolo basco vive sul territorio di Euskal Herria da almeno 18.000 anni. Il primi avversari che dovettero combattere furono i celti, 2.500 anni avanti Cristo. I romani si installarono sul loro territorio per quasi quattro secoli. Da allora, in molti hanno cercato di assoggettare il &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="right">di Renzo Paternoster -</p>
<p><strong><em>Il popolo basco vive sul territorio di </em>Euskal Herria<em> da almeno 18.000 anni. Il primi avversari che dovettero combattere furono i celti, 2.500 anni avanti Cristo. I romani si installarono sul loro territorio per quasi quattro secoli. Da allora, in molti hanno cercato di assoggettare il popolo basco senza mai riuscire a integrarlo completamente.</em></strong><b><br />
</b></p>
<p><b> </b></p>
<div id="attachment_2672" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2015/01/José-Maria-Iparraguirre-e-il-disco-dellinno-basco.jpg"><img class=" wp-image-2672 " alt="José Maria Iparraguirre, autore dell'inno basco" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2015/01/José-Maria-Iparraguirre-e-il-disco-dellinno-basco.jpg" width="250" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>José Maria Iparraguirre, autore dell&#8217;inno basco</em></p></div>
<p style="text-align: justify;">I Paesi Baschi sono un’entità culturale e geografica ben definita territorialmente: una parte di questo territorio si trova in Francia, a nord dei Pirenei, e l’altra in Spagna, a sud dei Pirenei. Le province orientali sono quelle francesi del Labourd (Lapurdi, in basco), della Bassa Navarra (Beche Nafarroa, in basco), e di Soule (Zuberoa, in basco); esse sono parte del più ampio Dipartimento francese dei Pirenei Atlantici. Per i baschi queste province sono chiamate <em>Ipar Euskal Herria </em>o più brevemente <em>Iparralde.</em> Le province basche spagnole comprendono Biscaglia (Bizkaia, in basco), Guipuzcoa (Guipuzkoa, in basco) e Araba (Alava, in basco); queste costituiscono in Spagna la Comunità Autonoma Basca (Cav). I baschi chiamano queste province <em>Hego Euskal Herria </em>o più brevemente <em>Hegoalde.</em> I nazionalisti baschi considerano, inoltre, la Navarra (Nafarroa, in basco) parte integrante dei Paesi Baschi, rivendicando come loro capitale politica Pamplona (Iruña, in basco).<br />
In spagnolo la regione basca è denominata “País Vasco”, che tradotto letteralmente in italiano è Paese Basco, anche se nella nostra lingua preferiamo utilizzare il plurale, ovvero “Paesi Baschi”. I baschi preferiscono utilizzare due differenti espressioni per designare la loro terra: <em>Euskal Herria</em>, che etimologicamente vuol dire “popolo della lingua basca”, ed <em>Euskadi,</em> un neologismo con un significato politico coniato nel 1900 da quello che è ritenuto il padre del nazionalismo basco e fondatore del “Partito Nazionalista Basco” (Pnv), Sabino de Arana Goiri (1865-1903). <em>Euskadi,</em> che inizialmente si scriveva <em>Euzkadi,</em> è composta dalla radice “euzko” (basco) e dal suffisso “di” (insieme), quindi il termine indica l’unità politica delle sette province basche.<br />
La Comunità Autonoma Basca (Cav), per intenderci la regione basca che si trova in Spagna, ha come capitale Vitoria (Gasteiz, in basco), che è anche il capoluogo della provincia Alava. Altri capoluoghi sono San Sebastian (Donosti, in basco), per la regione Guipuzcoa, e Bilbao (Bilbo, in basco), per la regione Vizcaya.<br />
La lingua parlata dai baschi è l’<em>euskera</em>, che è simbolo fondamentale d’identità di questo popolo. Essa è ritenuta l’unica lingua che preesisteva agli idiomi indo-europei (latine, slave, germaniche, celtiche, ma anche greco e albanese). L’<em>euskera</em>, quindi, è la più antica lingua parlata in Europa, sopravvissuta all’arrivo degli indoeuropei circa quattromila anni fa. Tra gli usi e costumi tradizionali, vi è il tipico copricapo portato inclinato sull’orecchio, che ha preso appunto il nome di “basco”. I baschi hanno anche un inno, <em>Guernikako arbola</em> (l’Albero di Guernika), scritto dal poeta errante José Maria Iparraguirre.</p>
<div id="attachment_2677" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2015/01/Sabino-de-Arana-Goiri.jpg"><img class=" wp-image-2677" alt="Sabino de Arana Goiri" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2015/01/Sabino-de-Arana-Goiri.jpg" width="150" height="250" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Sabino de Arana Goiri</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sottoposti a diversi domini, tra cui quello romano e quello spagnolo, </strong>i baschi non si sono mai assimilati e hanno conservato una forte specificità culturale e linguistica, anche grazie all’autonomia di cui hanno goduto fino al XIX secolo. Tra il V e il VII secolo i baschi si opposero tenacemente alle invasioni germaniche e arabe, riuscendo a conservare il controllo del loro territorio. Una parte di questa popolazione emigrò e, oltrepassando i Pirenei, si stabilì nella Francia sud-orientale, dove diede vita a una comunità basca autonoma.<br />
Dal VII secolo i baschi ricaddero sotto altre autorità statali, pur continuando a usufruire di una notevole autonomia e di cospicui privilegi fiscali, i cosiddetti <em>fueros,</em> ossia statuti concessi dai re agli abitanti di un villaggio, di una città o di una comunità particolare stanziata in un preciso territorio, che regolavano la vita economica, giuridica, amministrativa, sociale e fiscale.<br />
Il “sistema forale” significava l’accettazione di un signore, politicamente potente, al quale rendere una forma di vassallaggio attraverso tributi e donazioni volontarie, ottenendo così protezione militare. I sovrani dovevano giurare di rispettare i <em>fueros</em> per essere ammessi come “signori” con potere politico sui cittadini baschi.<br />
Più tardi, il padre del nazionalismo basco, Sabino de Arana, intese i <em>fueros</em> come una legislazione sovrana elaborata durante i secoli dagli abitanti del territorio basco, senza ingerenze esterne né concessioni da parte di altri poteri. Con Arana, che denominò i <em>fueros</em> come <em>Lagi Zarrak</em> – ossia “Vecchie leggi” – il “fuerismo” non è più interpretato in chiave regionalista, ma nazionalista radicale. In definitiva Arana vedeva nell’istituzione del <i>fuero</i> un fattore d’identità della Nazione Basca.<br />
Nel 1016 fu fondato il ducato di Vasconia, che comprendeva le tre province odierne e la Navarra. Alla fine del XIV secolo, nel 1379 per la precisione, questi territori passarono in maniera definitiva sotto il dominio della Castiglia.<br />
Nel 1876 il re Alfonso XII, per ritorsione al sostegno dato ai carlisti, revocò l’autonomia già concessa al popolo basco, mentre il governo spagnolo di Canovas procedette a un’occupazione militare del territorio. Questo causò ovviamente in terra basca l’insorgere di un forte movimento di protesta nazionalista, nel cui ambito nacque nel 1894 l’organizzazione nazionalista basca, poi “Euzko Alderdi Jeltzalea”, in lingua spagnola “Partido Nacionalista Vasco” (Pnv).<br />
Alla fine della dittatura del generale Primo de Rivera nel 1931, una scissione del Pnv determinò la nascita di “Accion Nacionalista Vasca” che, censurando il destrismo e il confessionalismo cattolico, fu la prima manifestazione di un nazionalismo basco di sinistra.<br />
Il 15 giugno 1931 i sindaci baschi approvarono a larga maggioranza (427 voti su 528) un progetto denominato “Statuto di Lizarra”, che avrebbe inglobato i quattro territori di Hego Euskal Herria (la regione basca del territorio spagnolo).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2015/01/Mappa.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2675" alt="Mappa" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2015/01/Mappa-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Nel 1936 la regione basca riconquistò uno statuto d’autonomia.</strong> Durante la guerra civile (1936-1939) gran parte dei popoli minoritari combatterono contro le truppe franchiste. L’instaurazione della dittatura segnò l’inizio di una dura repressione nei confronti delle minoranze etniche, non solo perché queste aderirono al fronte popolare, ma soprattutto perché il centralismo franchista non poteva tollerare alcuna rivendicazione autonomista, seppur linguistica o culturale.<br />
Nell’aprile del 1937 l’aviazione tedesca, corsa in aiuto al generale Franco, bombardò crudelmente la città basca di Guernica. Una carneficina che ispirò al famoso pittore Pablo Picasso uno dei suoi quadri più famosi, che rappresentò la denuncia più sconcertante di quella nuova forma di terrore proveniente dal cielo. Nello stesso 1937 il regime abolì lo statuto d’autonomia delle regioni basche del 1936.<br />
La riorganizzazione dello Stato, avviata dal regime dittatoriale di Francisco Franco, favorì la crescita delle aspirazioni indipendentiste dei baschi e l’insorgere dei primi gruppi armati in difesa della “Terra Basca e libertà”.<br />
La nuova Costituzione spagnola del 1978, adottata dopo la caduta del regime franchista, diede vita alla “Comunità Autonoma delle Province Basche”. I baschi ottennero così uno statuto di grande autonomia, comprendente tra l’altro l’istituzione di un Parlamento e di un governo “regionale”, il riconoscimento ufficiale dell’<em>euskera</em> e il suo insegnamento nelle scuole. Questa autonomia accontentò solo in parte le aspirazioni del nazionalismo più radicale basco. In tal modo una parte del popolo si riorganizzò per la lotta politica, mentre un’altra fece ricorso alla violenza, intensificando le azioni armate.<br />
Come già riferito, durante la dittatura di Francisco Franco (1939-1976), qualsiasi tipo di dissidenza e qualunque velleità d’autonomia furono duramente represse dall’esercito. Il nazionalismo franchista perseguitò i baschi impedendo l’uso dell’<em>euskera</em> e vietando l’esposizione della bandiera basca bianco-rosso-verde (l’<em>ikurriña</em>). In questo periodo alcuni giovani nazionalisti baschi delle province di Bizkaia e Guipuzkoa, crearono un movimento, <em>Ekin</em> (Fare), il quale impersonò le istanze più radicali della causa basca. Nel 1958, <em>Ekin</em> divenne <em>Euskadi ta Askatasuna</em>, ossia “Patria Basca e Libertà”. Contemporaneamente, nella regione basca francese si formava il gruppo <em>Enbata.</em></p>
<div id="attachment_2673" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2015/01/LIkurriña-la-bandiera-Paesi-Baschi.jpg"><img class=" wp-image-2673 " alt="L'Ikurriña, la bandiera dei Paesi Baschi" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2015/01/LIkurriña-la-bandiera-Paesi-Baschi.jpg" width="250" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>L&#8217;Ikurriña, la bandiera dei Paesi Baschi</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il gruppo spagnolo <em>Euskadi ta Askatasuna</em>, meglio conosciuto con il suo acronimo ETA,</strong><i> </i>nacque come movimento radicale determinato a rispondere al duro centralismo della dittatura di Franco, facendo anche ricorso alla lotta armata. A partire dal 1966, quando la direzione fu monopolizzata dalla sua ala militare e più radicale, il gruppo assunse connotati decisamente terroristici. Durante il regime di Francisco Franco, ETA fu parte integrante della resistenza antifascista, compiendo continue azioni contro gli esponenti della dittatura e contribuendo, in qualche modo, alla caduta del regime. Le prime azioni armate di Eta risalgono al 1959, quando il gruppo collocò ordigni esplosivi a Bilbao, Santander e Vitoria.<br />
Nel 1961 ETA progettò un’azione militare dagli effetti eclatanti. ETA, infatti, tentò di far deragliare un treno carico di veterani della guerra civile, che si recava a San Sebastian per celebrare il XXV anniversario della guerra stessa e la vittoria franchista. L’attentato, che non ebbe un buon esito, provocò una durissima repressione da parte del regime.<br />
La prima assemblea di ETA si svolse in Francia nella primavera del 1962. Frutto di questo congresso fu un documento, “Princìpi”, che evidenziò le diversità ideologiche interne a ETA, nella quale l’unico elemento di aggregazione era esclusivamente l’aranismo. L’assemblea definì ETA un “movimento nel quale, come in ogni progetto popolare, ricadono tutte le classi sociali”. In quello stesso anno nei territori baschi francesi nacque il gruppo rivoluzionario e nazionalista “Embata”, con il relativo giornale di propaganda.<br />
In questo periodo fece la sua apparizione il libro <em>Vasconia, Estudio dialéctico de una nacionalidad</em>, di Federigo Krutwig, ex direttore dell’Accademia della Lingua Basca. <em>Vasconia,</em> pubblicato in Argentina con lo pseudonimo di Fernando Sarrailh, è senza dubbio ancora oggi un riferimento obbligato per i militanti del nazionalismo basco radicale. Il libro collega il nazionalismo di Sabino de Arana Goiri, filtrato delle sue tesi razziste, ai principi di liberazione nazionale basati sui modelli anticolonialisti tipici di molti Paesi latinoamericani.<br />
Altre assemblee ETA si svolsero nei successivi anni. La terza (1964) approvò i principi e i metodi per l’attuazione di una guerra rivoluzionaria di liberazione delle province basche. Con la quarta assemblea (1965) ci fu, da parte degli <em>etarras,</em> la definitiva adesione al marxismo. Legando la causa nazionale basca a quella sociale, nel quarto congresso ETA si giunse a un compromesso fra le due tendenze interne, quella operaista e quella nazionalista, parlando di “liberazione nazionale basca e di liberazione sociale dei baschi”, come di due aspetti dello stesso problema. La quinta assemblea è la più importante dell’organizzazione poiché, a seguito di scissioni ed espulsioni, si definì la strategia che contraddistinguerà il gruppo negli anni a venire. Il congresso si svolse in due parti. La prima, nel dicembre 1966, si concluse con l’espulsione della maggioranza della frangia operaista e dei militanti provenienti dall’Unione dei Socialisti Baschi (Esba). L’ala operaista sviluppò una nuova organizzazione alla quale fu dato il nome di ETA Berri (ETA Nuova). Nella seconda parte della quinta assemblea, che si tenne nel marzo 1967, fu favorito il consolidamento del concetto di ETA come “movimento socialista basco di liberazione nazionale” e alla rivendicazione del “Fronte Nazionale Basco” come asse portante di tutto il progetto politico. Anche la sesta assemblea, tenutasi nel 1970, fu all’insegna della scissione: le “Cellule Rosse”, favorevoli a un’azione politica più proletaria e meno nazionalista e ancor più attivista militarmente, si staccò dal gruppo. Ancora una volta le tendenze dei “milis”, i partigiani dell’azione armata in senso nazionalista, prevalsero su tutte. La frangia scissionista continuò la sua lotta col nome di ETA VI; mentre il restante gruppo, il più numeroso, si chiamò ETA V.<br />
La prima vittima ETA si registrò quasi dieci anni dopo la nascita del gruppo: a cadere in un agguato, il 7 giugno 1967, fu la guardia civile José Pardines Arcay. Nello stesso anno, il 2 agosto, toccò al commissario della “Brigata Social” (la polizia politica) di Guipuzcoa, Melitòn Manzanas, conosciuto come il “torturatore di Irun”. Nel 1970, a Burgos, i terroristi che uccisero il commissario furono condannati alla pena capitale e giustiziati mediante garrotamento. Gli etarras per rivalsa alzarono il loro livello militare, sino a programmare la loro azione più eclatante: l’omicidio dell’ammiraglio Luis Carrero Blanco, numero due del regime fascista e “delfino” di Franco. Il 20 dicembre 1973, la “Operación Ogro” (il “piano Orco”) fu messa in atto in via Claudio Coello, nel cuore di Madrid: una potentissima carica esplosiva fece compiere un volo di oltre quaranta metri all’automobile di Carrero Blanco.</p>
<div id="attachment_2671" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2015/01/etarras-durante-uno-dei-tanti-comunicati.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-2671" alt="Etarras durante la lettura di un comunicato" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2015/01/etarras-durante-uno-dei-tanti-comunicati-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Etarras durante la lettura di un comunicato</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Contemporaneamente alle azioni ETA in Spagna</strong> comparirono gruppi clandestini che, oltre ad combattere il dissenso politico, estesero il loro campo d’azione contro i nazionalisti baschi. Fra queste bande si distinguevano per spietatezza la cosiddetta “Triple A” (<em>Alianza Apostólica Anticomunista de España</em>) e i “Guerrieri di Cristo Re”. La “Triple A” fu attiva anche dopo la caduta della dittatura e sino al 1981. Questa banda rivendicò le proprie azioni con diverse sigle, tra cui: ATE (<i>Antiterrorismo E<i>TA</i></i>), ANE (<i>Acción Nazional Española</i>), BVE (<i>Batallón Vasco Español</i>). Il fatto che queste bande estesero il loro raggio d’azione anche in territorio francese provocò, da parte del governo di Parigi, una denuncia ufficiale per violazione della sovranità territoriale. Nel 1979, a seguito di colloqui diplomatici fra i rappresentanti di Spagna e Francia, Madrid ottenne da Parigi la soppressione dello status di rifugiati politici per i militanti ETA spagnoli messisi al riparo in Francia, anche se il diritto d’asilo fu mantenuto. Per ritorsione gli <em>etarras</em> intrapresero una campagna militare contro gli interessi francesi in Spagna: diverse concessionarie d’auto francesi furono date alle fiamme, in diversi istituti bancari francesi deflagrarono ordigni, i mezzi dei turisti e dei camionisti francesi bruciati.<br />
Il 1974 fu l’anno delle frammentazioni. Nel corso della settima assemblea, tenutasi a settembre, il fronte dei lavoratori Eta fondò un proprio partito politico: “<em>Vangile Abertzale Iraultzaileen Alderdia</em>” (Laia), ovvero “Partito dei Lavoratori Rivoluzionari e Nazionalisti Baschi”. Un’altra scissione riguardò altre due fazioni: ETA Militare, che avrebbe voluto continuare con la lotta armata, ed ETA Politico-Militare, che avrebbe voluto abbinare la lotta politica con quelle operaie. Ancora una volta prevalse la linea classica ETA essenzialmente nazionalista.<br />
La fazione ETA Politico-Militare compì diverse azioni militari, tra cui il sequestro e l’uccisione dell’industriale e nazionalista Angel Berazadi. Alcuni mesi più tardi, siamo nel 1976, il principale dirigente di ETA PM, Eduardo Moreno Bergareche (in battaglia, Pertur) sparì misteriosamente senza lasciare traccia. ETA Politico-Militare, a seguito di altre scissioni interne, nel 1982 si dissolse. ETA Militare, nel frattempo, continuò per la sua strada.<br />
Nel 1975 il dittatore Franco morì e la guida della Spagna passò nelle mani del re Juan Carlos che, legalizzando il Partito Comunista Spagnolo, se ne garantì se non l’appoggio almeno la non opposizione. Instaurata la monarchia democratica, il re legalizzò alcune lingue regionali (catalano, basco e galiziano), mentre con il nuovo premier, il democristiano Adolfo Suàrez, presentò al popolo una nuova Costituzione, liberale e fortemente rispettosa delle minoranze presenti nel Paese (nella regione basca, in Galizia e nella Catalogna). Il referendum per l’approvazione della nuova Carta costituzionale fece registrare la vittoria dei “si”, tuttavia l’astensione fu altissima arrivando a superare anche il 50% nelle regioni basche Bizkaia (Bisaglia) e Guipuzkoa (Guipuzcoa). Gli <em>etarras</em> sfruttarono questa astensione politica come una “mancata ratifica basca” per aizzare il nazionalismo basco nella regione.<br />
Con l’amnistia per i prigionieri politici, prevista nella Costituzione, molti militanti Eta furono liberati. Nel frattempo, il 28 aprile 1978, si formò una coalizione politica, <em>Herri Batasuna</em> (Unità Popolare), che presentò un proprio progetto indipendentista per i Paesi Baschi.<br />
Le aspirazioni basche salutarono con soddisfazione lo “Statuto di Autonomia” accordato nel 1979 dallo Stato ai Paesi Baschi (ma anche alla Galizia e alla Catalogna). Tuttavia per i più radicali questo non bastò, e la lotta armata per l’indipendenza continuò. Il 29 luglio dello stesso anno, una serie di esplosioni fece ricadere la Spagna nel terrore: obiettivi degli attacchi Eta furono l’aeroporto di Barajas, la stazione ferroviaria di Chamartin, nella periferia settentrionale di Madrid, e la stazione di Atocha nel centro della capitale. Si contarono sette morti e un centinaio di feriti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2015/01/Manifesto-di-propaganda.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2674" alt="Manifesto di propaganda" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2015/01/Manifesto-di-propaganda-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Negli anni ’80 del XX secolo,</strong> il governo di Madrid decise di combattere la potente organizzazione armata, utilizzando anche speciali e ben preparati gruppi di fuoco, GAL (“<i>Grupos Antiterroristas de Liberación</i>”), reparti speciali antiterrorismo, veri e propri squadroni della morte, che intervenivano con licenza d’uccidere. Nel proprio documento fondativo i GAL annunciarono che a ogni azione ETA sarebbe seguito un attentato contro i suoi militanti o loro simpatizzanti. Sin dalla prima azione, il rapimento di Segundo Marey (1983), i GAL si sono distinti, oltre per la ferocia, soprattutto per l’imprecisione (Marey era totalmente estraneo all’ETA). La <em>guerra sucia</em> (la guerra sporca) portata avanti dai GAL determinò il rapimento e la tortura di molti ipotetici <em>etarras,</em> l’assassinio di ventinove persone (tra cui il dirigente del partito Herri Batasuna, Santi Brouard). Negli anni Novanta esplose lo scandalo dei “<i>Grupos Antiterroristas de Liberación</i>”, che avevano ucciso anche chi fosse stato solo sospettato di appartenere all’indipendentismo armato basco. Lo scandalo coinvolse anche José Luis Barrionuevo, ex ministro degli Interni nel governo Gonzales, che assieme a un ex segretario di Stato per la sicurezza e altri dieci persone (tra cui un ex leader politico, alti funzionari e comandanti della polizia spagnola), tutti coinvolti nel rapimento di Segundo Marey, fu arrestato e processato. Nel corso dell’inchiesta emersero presunti finanziamenti con fondi statali riservati al GAL. L’ex ministro José Luis Barrionuevo fu condannato a dieci anni di reclusione, anche se dopo poco usufruì di un indulto che gli ridusse la pena a tre anni, scarcerandolo.<br />
Nel 1984 iniziò il trasferimento forzato degli <em>etarras</em> stanziati nel territorio francese verso Paesi latinoamericani e nordafricani. Questa politica garantì al governo di Mitterrand di concorrere alla vendita alla Spagna di una ricca commessa di carri armati e di un sistema di difesa a bassa quota (<i>Roland</i>). La repressione spagnola e la politica francese non riuscirono però a fiaccare la resistenza basca che, ricompattata, alzò il livello di fuoco. Con decine di attacchi e con cadenza settimanale, gli <em>etarros</em> hanno colpito illustri membri del governo, caserme della Guardia Civil e dell’Erzaintza (la polizia basca), coinvolgendo anche ignari civili.<br />
Nell’aprile del 1995 ETA lanciò una proposta di pace, conosciuta come “Alternativa Democratica”. La proposta offriva un cessate il fuoco incondizionato in cambio del diritto all’autodeterminazione del Pais Vasco. Il rifiuto del governo spagnolo determinò altre azioni terroristiche, tra cui un attentato con un&#8217;autobomba imbottita di venti chili di dinamite che causò la morte del tenente colonnello Pedro Antonio Blanco García.<br />
Il 15 settembre 1998, dopo accordi interni al fronte nazionalista basco, ETA dichiarò un “cessate il fuoco”. Nel maggio 1999 furono intavolate nuove trattative tra ETA e governo spagnolo, grazie anche alla mediazione del vescovo di Zamora, il basco monsignor Juan Maria Uriarte. Il 15 maggio Eta inviò le sue richieste scritte al capo del governo Aznar. Quest’ultimo formò una commissione di tre membri che, il 19 dello stesso mese, si incontrò con gli <em>etarras</em> Mikel Arbizu Iriarte (capo politico Eta) e Belen Gonzales Penalba (nome di battaglia Carmen). Alla riunione partecipò anche monsignor Uriarte. Eta richiedeva una “dichiarazione pubblica sulla libertà di autodeterminazione” del popolo basco e la liberazione di centinaia di militanti baschi detenuti nelle carceri spagnole. Eta offriva in cambio la deposizione delle armi a tempo indefinito. Il governo spagnolo si disse disposto a trattare con Eta a proposito della situazione degli <em>etarras</em> detenuti, pur non riconoscendoli come prigionieri politici. Tuttavia il governo rifiutò di mettere in gioco la questione dell’autodeterminazione. Il 3 dicembre 1999, un comunicato pubblicato dal giornale indipendentista “Gara”, annunciava: «è compito della direzione Eta far sapere ai commando operativi quando ricominciare le loro azioni». La tregua era stata sospesa.</p>
<div id="attachment_2676" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2015/01/María-Soledad-_Marisol_-Iparraguirre-agli-esordi.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-2676" alt="María Soledad “Marisol” Iparraguirre " src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2015/01/María-Soledad-_Marisol_-Iparraguirre-agli-esordi-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>María Soledad “Marisol” Iparraguirre</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>All’inizio del 2000 ripresero le ostilità,</strong> con una serie di attentati e omicidi mirati. Le nuove azioni dell’ETA sono coincise con la sostituzione del gruppo dirigente guidato da Mikel Albizu (in battaglia Antza), con quello diretto da María Soledad “Marisol” Iparraguirre (alias Anboto), prima donna a entrare nella direzione ETA.<br />
L’11 settembre 2001 l’Unione Europea dichiarò ETA un’organizzazione terroristica.<br />
Il 20 ottobre del 2011 ETA ha annunciato la cessazione della lotta armata, ma senza sciogliersi: la politica armata del gruppo, che in quarant’anni si è reso responsabile della morte di 829 persone, sembra definitivamente interrotta.<br />
Il 15 luglio 2014, attraverso un comunicato, ETA dichiara che ha iniziato lo «smantellamento delle strutture logistiche e operative derivanti dalla pratica della lotta armata» e di aver rafforzato «la struttura diretta a realizzare le questioni politiche, con l’obiettivo di agevolare le conversazioni tra i diversi agenti politici per avanzare nel processo di pace».<br />
Sicuramente si è aperta una nuova e delicata fase che, tuttavia, non rappresenta comunque la fine della contesa che contrappone il nazionalismo basco allo stato spagnolo e, in minor intensità, alla Francia. Al momento le armi continuano a tacere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><span style="color: #808080;">Per saperne di più</span></em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Bruni L., <em>Storia dell’ETA</em> &#8211; Giovanni Tranchida Editore, Milano, 1990.<br />
Astrain L. N., <em>La ragione basca </em>- Edizioni Punto Rosso, Milano, 2000.<br />
Laurenzano M., <em>ETA. Il nazionalismo radicale basco 1973-1980 </em>- Semar, Roma, 2000.<br />
Botti A., <em>La questione Basca. Dalle origini allo scioglimento di Batasuna</em> &#8211; Mondadori, Milano, 2003.<br />
Lagonegro G., <em>Storia politica di Euskadi Ta Askatasuna e dei Paesi Baschi </em>- Tranchida, Milano, 2005.<br />
M. Laurenzano, <em>Paese basco e libertà. Storia contemporanea di ETA</em> -<b> </b>Red Star Press, Roma 2012.<br />
A. Cirulli, <em>L’ascia e il serpente. L’ETA e il nazionalismo basco dopo la lotta armata </em>- Datanews, Roma 2012</p>
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		<title>RONCISVALLE, QUANDO LA STORIA SI TRASFORMA IN MITO</title>
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		<pubDate>Thu, 01 May 2014 09:58:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Max Trimurti - Da questa cocente ed oscura disfatta subita dall’esercito di Carlo Magno nel 778, nasce la Chanson de Roland, il primo capolavoro della lingua francese antica. Nel 774, dopo aver acquisito il controllo del regno longobardo in Italia, Carlo Magno prende la decisione di eliminare l’ostacolo costituito &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di Max Trimurti -</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Da questa cocente ed oscura disfatta subita dall’esercito di Carlo Magno nel 778, nasce la </strong></em><strong>Chanson de Roland</strong><em><strong>, il primo capolavoro della lingua francese antica.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Nel 774, dopo aver acquisito il controllo del regno longobardo in Italia, Carlo Magno prende la decisione di eliminare l’ostacolo costituito dai Sassoni in Germania. Lancia contro di loro una prima campagna che lo porta a Paderborn, dove, nell’estate 777, riunisce una grande assemblea (<em>plaid</em>). La campagna, sebbene coronata da successo, non risultata definitiva, in quanto i Sassoni, attaccati alle loro tradizioni ancestrali e guidati dal loro capo Widukind, si ribellano all’occupazione franca ed alla cristianizzazione forzata. Gli scontri dureranno fino al 779.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perché attaccare la Spagna?</strong><br />
Occorre prendere in considerazione questo quadro generale per il motivo per cui Carlo Magno riceve a Paderborn un ospite musulmano venuto dalla Spagna, Suleiman ibn Yakzan ibn Al-Arabi, <em>wali</em> (governatore) di Barcellona e di Gerona (spesso presentato a torto come <em>wali</em> di Saragozza, che era invece Husain ibn Yahya al-Ansari). Suleiman, in conflitto con l’emiro ommayyade di Cordova, Abd al-Rahman, veniva a proporre di mettersi sotto l’autorità del re franco, offrendogli la sottomissione dei territori di cui era responsabile.<br />
Mentre il piccolo regno delle Asturie &#8211; fondato dai Visigoti e scampato alla conquista mussulmana del 711 &#8211; era riuscito, sotto la guida de re Alfonso I e dei suoi successori, ad iniziare la <em>reconquista</em>, recuperando la Galizia, la Rioja ed il Leon, Carlo Magno ha molto probabilmente pensa di porsi, per mezzo di una spedizione in Spagna, come capo naturale della Cristianità davanti ai suoi nemici. Secondo Pierre Riché: “<i>Forse egli sognava di riprendere la Spagna a questi Arabi, contro i quali suo padre e suo nonno avevano aspramente lottato”</i>. Sta di fatto che Carlo Magno risponde positivamente all’invito di Suleiman. Gli <em>Annali di Metz</em> forniscono una giustificazione religiosa a questa decisione: “<i>Il re Carlo, commosso dalla preghiere e dai lamenti dei Cristiani di Spagna, che si trovavano sotto il giogo dei saraceni”</i>. Ma Eginardo, il biografo di Carlo Magno, ci fornisce una visione più politica: “<i>Il re, rimane persuaso dal predetto Saraceno, che egli poteva facilmente impossessarsi di qualche città della Spagna”</i>.</p>
<div id="attachment_1414" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2014/04/Charlemagne-by-Durer.jpg"><img class=" wp-image-1414 " alt="Carlo Magno in un dipinto di Albrecht Dürer" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2014/04/Charlemagne-by-Durer.jpg" width="150" height="250" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Carlo Magno in un dipinto di Albrecht Dürer</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nella primavera del 778 il re franco</strong> si porta in Aquitania, recentemente incorporata alla stato carolingio, dove, il 19 aprile, celebra le ricorrenze della Pasqua. Nella regione, egli ha mobilitato una forza militare considerevole, ripartita in due eserciti. Uno, dove si erano riuniti gli uomini provenienti dall’Austrasia, dalla Burgundia, dalla Baviera, dalla Provenza e dalla Longobardia, si muove in direzione sud-est, verso la Septimania e Barcellona, attraverso il colle di Perthus. Il secondo esercito, comandato da Carlo Magno in persona e composto da uomini dell’ovest, della Neustrasia e dell’Aquitania, attraversa la Guascogna, recentemente sottomessa, con direzione sud. L’esercito di Carlo deve attraversare i Pirenei attraverso il passo di Roncisvalle, un itinerario classico per una colonna militare di una certa consistenza, sin da tempo dei Romani.<br />
I Franchi arrivano in tal modo a Pamplona, minacciata dai Mussulmani ma controllata dai Cristiani. Carlo Magno, per impressionare le popolazioni locali, mette in mostra tutta la sua forza. In effetti, il suo vero obiettivo è la città di Saragozza e la traversata del fiume Ebro viene effettuata attraverso un guado. Una volta giunti davanti a Saragozza, i Franchi subiscono una grande delusione: la città, promessa dal saraceno in occasione dell’incontro di Paderborn, non solo non apre le porte, ma dimostra nei fatti tutta la sua ostilità. In effetti il suo wali, probabilmente inizialmente d’accordo con Suleiman (l’interlocutore di Carlo Magno), ha nel frattempo cambiato opinione e rifiuta di consegnargli la città. La cosa infligge un duro colpo all’orgoglio del re franco, che si rende conto di essere stato vittima di un raggiro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Vengono iniziati dei negoziati con il <em>wali</em> di Saragozza</strong>, che si concludono nel nulla. Carlo, a questo punto, fa mettere in catene Suleiman, nonostante la consegna di ostaggi e di oro da parte di quest’ultimo, destinati ad attenuare il risentimento del franco. Ma Carlo è un uomo pratico: dal momento che l’affare è fallito, occorre ritirarsi il più presto possibile, anche perché la situazione dei Sassoni, non ancora consolidata, rischia nuovamente di deteriorarsi e di esigere la sua presenza. Nel percorso di ritorno, un colpo di mano mussulmano riesce a liberare Suleiman (che finirà comunque assassinato dal suo ex complice, il wali di Saragozza). Giunto a Pamplona, Carlo Magno distrugge la città, “per impedire di ribellarsi” (spiegazione ufficiale fornita dagli <em>Annali Reali</em>), anche se, in effetti, questa era una città cristiana. Decisione forse voluta perché gli abitanti della “nobile città fortificata dei Navarresi” erano sospettati di connivenza con i Mussulmani. Comunque sia, questa azione del re franco costerà molto cara, come il seguito degli avvenimenti si incaricherà di dimostrare.</p>
<div id="attachment_1412" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2014/04/Batalla.roncesvalles-XV.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1412" alt="La battaglia di Roncisvalle in una miniatura del XV secolo" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2014/04/Batalla.roncesvalles-XV-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>La battaglia di Roncisvalle in una miniatura del XV secolo</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>La trappola di Roncisvalle</strong><br />
Nonostante la volontà di esaltare il re dei Franchi, diventato imperatore nel Natale dell’800, il suo biografo Eginardo racconta che egli ha subito, ritornando dalla Spagna, un cocente rovescio nei Pirenei dovuto alla “<i>perfidia dei Vasconi”</i>,<i> </i>ovvero i Baschi. Nella sua <em>Vita Karoli</em> (redatta intorno all’826) egli scrive: “<i>Mentre l’esercito sfilava in una lunga colonna, obbligato dalla natura e della ristrettezza dei luoghi, i Vascones, che avevano organizzato un’imboscata in cima alla montagna, si slanciano sulla colonna che scortava i bagagli e respingono i soldati che la proteggevano in una valle situata al di sopra e quindi ingaggiano il combattimento, uccidendoli fino all’ultimo uomo. Dopo di ciò, facendo man bassa dei bagagli e favoriti dal calar della notte, essi si sono dispersi con la più grande celerità. I Vasconi erano avvantaggiati in questa azione dalla leggerezza del loro armamento e dalla configurazione geografica dei luoghi. In questo combattimento, Eggihardo, prevosto della tavola reale, Anselmo, conte di palazzo e Orlando/Rolando (Rotland), prefetto della Marca di Bretagna, rimangono uccisi insieme a tanti altri.</i>”<br />
Lo scontro ha avuto luogo il sabato 15 agosto del 778, alla fine del pomeriggio. L’episodio illustra la combattività dei montanari che, per mezzo della loro perfetta conoscenza dei luoghi e di tecniche di guerriglia, adattate alle condizioni geografiche, hanno potuto mettere a completo profitto l’effetto sorpresa ed avere ragione di soldati agguerriti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A dire il vero, i Vasconi avevano dimostrato</strong> da lungo tempo la loro capacità di resistenza e di reazione nei confronti di chi pretendeva imporsi su di loro. Già i Romani non avevano potuto occupare in maniera permanente i Pirenei centrali. Anche se le popolazioni che vi vivevano, prevalentemente pastori, non sembravano minacciose, ma godevano comunque di una reputazione di crudeltà e di ferocia ben consolidata: Paolino da Nola, intorno al 390, scriveva al suo vecchio maestro Ausone, per rassicurarlo, spiegandogli che egli viveva in un ambiente urbano e non “<i>nella selvaggia Vasconia”</i>, paese di un “<i>popolo barbaro”</i>, dai costumi feroci e disumani.<br />
Più di due secoli più tardi, Isidoro di Siviglia, descriveva i Vasconi come abitanti “<i>le ampie solitudini dei monti Pirenei”</i>. Questi rudi montanari avevano accolto, nel V secolo, i Bagaudi – bande itineranti di vagabondi celtici che vivevano di saccheggi – che si erano associati a loro per operazioni di brigantaggio. Restii alla romanizzazione ed alla cristianizzazione, i Vasconi si erano insediati nel nord dei Pirenei, dando il loro nome alla Guascogna. A sud dei Pirenei, nei territori controllati ormai dai Visigoti, questi ultimi avevano avuto grandi difficoltà a respingere o semplicemente a contenere i raid lanciati dai Vasconi, nonostante le successive campagne organizzate contro di essi, nel corso del VI e VII secolo. Nel 711, quando si scatena l’invasione mussulmana nel sud della Spagna, il re visigoto Rodrigo era impegnato a condurre una spedizione nel nord, proprio contro i Vasconi… Dopo la conquista, i Mussulmani della valle dell’Ebro e del Duoro, incontreranno le stesse difficoltà, proprio come contro i Cristiani delle Asturie. In definitiva, Carlo Magno, lanciando il suo esercito attraverso dei percorsi che attraversavano il cuore dei territori dei Vasconi – ovvero dei Baschi – doveva necessariamente sapere di andare incontro ad un grosso rischio.</p>
<div id="attachment_1416" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2014/04/Mort_de_Roland-XV.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1416" alt="La morte di Rolando in una miniatura del XV secolo" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2014/04/Mort_de_Roland-XV-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>La morte di Rolando in una miniatura del XV secolo</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma il re franco aveva l’abitudine di reagire</strong> con razionalità ai colpi della sorte. Il primo imperativo per Carlo Magno era quello di consolidare la tutela franca sull’Aquitania, mal sopportata dalle popolazioni locali, che potevano essere tentate di approfittare di un indebolimento del prestigio carolingio per emanciparsi. In questo caso verrà adottata una soluzione, apparentemente astuta. L’Aquitania, eretta in regno, per vellicare le suscettibilità regionali, verrà affidata nel 781 al figlio di Carlo Magno, Luigi. Si trattava di un bambino di tre anni che, proprio per questo fatto, verrà circondato da uomini di fiducia del potere centrale. Questi, insediati a Tolosa con il giovane monarca, riceveranno delle offerte di servizio da parte di piccoli principi mussulmani dell’altra parte dei Pirenei. Ecco, dunque, una nuova occasione per rimettere piede in Spagna e per stabilire il potere franco ad est delle zone in cui la spedizione del 778 aveva fallito. E sarà proprio in questa ottica, che Gerona, Urgel ed il territorio della Cerdagna verranno occupati. Ma l’emiro di Cordova, di fronte a questa nuova tendenza espansionistica, reagisce prontamente, riuscendo ad infliggere una ulteriore sconfitta, nel 793, al duca Guglielmo, cugino di Carlo Magno. Il duca sarà, comunque e posteriormente aureolato, poiché, ritiratosi in un luogo desertico in Linguadoca (Gellone), vi fonderà un monastero, al quale rimarrà legato il suo nome (San Guglielmo le Desert).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il potere carolingio riuscirà tuttavia ad insediarsi a sud dei Pirenei,</strong> grazie alla conquista di Barcellona nell’801 da parte del principe Luigi, ormai in età di servire efficacemente gli interessi di suo padre. La marca carolingia di Spagna diventerà più tardi la Catalogna. Ad ovest, Pamplona e la Navarra cadono quindi sotto il controllo dei Franchi. Ma nell’812, Luigi è costretto a domare una nuova rivolta dei Vasconi, che si era estesa dalla Guascogna alla Navarra. Di ritorno da Pamplona in Aquitania, il principe, reso prudente dai ricordi di Roncisvalle, si proteggerà dalle insidie della traversata dei Pirenei, prendendo un considerevole numero di ostaggi dai montanari dei luoghi. Una nuova spedizione punitiva lanciata contro Pamplona, nell’824, si concluderà ancora con un fallimento: le truppe carolingie cadranno al ritorno in una ulteriore sanguinosa imboscata. La Navarra era decisamente al di fuori della portata delle ambizioni franche ed essa diventerà un regno indipendente, destinato a giocare, successivamente un ruolo di rilievo nel futuro della storia francese.</p>
<div id="attachment_1413" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2014/04/Rolando-suona-lolifante.jpg"><img class=" wp-image-1413 " alt="Rolando suona l'olifante" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2014/04/Rolando-suona-lolifante.jpg" width="150" height="250" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Rolando suona l&#8217;olifante</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>La potenza del mito</strong><br />
La sconfitta di Roncisvalle sarebbe potuta rimanere solo uno sfortunato e secondario episodio nel contesto dell’avventura carolingia. Ma la poesia, impadronendosene, lo trasfigurerà in un’epopea eroica, la cui eco marcherà profondamente la letteratura medievale e tutto l’immaginario collettivo europeo.<br />
Occorre, per convincersene, rileggere la <em>Chanson de Roland</em>. Secondo questo testo, Carlo Magno, che aveva già passato sette anni in Spagna, si dirige verso Saragozza, il cui capo è un certo Marsilio. Carlo Magno conquista diverse città e quindi riparte verso la “<i>dolce Francia”</i>, lasciando al suo nipote Rolando/Orlando, ai suoi 12 pari ed a 20.000 soldati franchi il compito di assicurare il buon svolgimento del ritorno. Ecco, però che viene ingaggiata una battaglia fra Cristiani e Mussulmani e Orlando/Rolando, tradito da Gano/Ganelone, nonostante i prodigi della “<i>Durlindana, la sua buona spada”</i>, deve “<i>suonare l’Olifante”</i>, per avvertire Carlo Magno, in quanto “<i>gli Etiopi dal grande naso e dalle gradi orecchie”</i> sono troppo numerosi. Morto il suo amico <i>Oliviero</i>, Orlando tenta invano di spezzare la sua spada su una grossa pietra ma se la “<i>spada cigola”</i> essa “<i>non si spezza, né si frantuma”</i>. Quando infine Carlo Magno arriva sul posto, “Orlando è morto”. L’imperatore a quel punto ingaggia un combattimento contro “l’ammiraglio (emiro)” e vendica come si deve la perdita di Orlando e dei suoi prodi compagni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La <em>Chanson </em>dimostra che il ricordo</strong> era stato perpetuato dalla tradizione orale, che alimenterà, in seguito, numerosi scritti. Uno di essi, denominato <em>Pseudo-Turpin</em>, ha avuto una grande influenza sul <em>Libro di San Giacomo</em> ed il pellegrinaggio di Compostela. Ma l’eco letteraria legata a Roncisvalle si ritrova, nel XII e XIII secolo, anche in Spagna, dove contribuisce a velicare, come era logico, l’identità ispanica. Tracce importanti si trovano anche nella letteratura italiana, nell’<em>Orlando Furioso</em> di Ludovico Ariosto e nel Canto XXII dell’<em>Inferno</em> di Dante. In Germania un prete bavarese consacra nove mila versi a glorificare Rolando nel suo <em>Ruolandesliet.</em> Anche in Inghilterra, in Danimarca e in Norvegia le gesta di Rolando offrono spunti per saghe e composizioni letterarie. Oggi una statua di Rolando fa bella mostra di sé nella piazza di Brema. Naturalmente, il ricordo di Roncisvalle è ancora presente nei canti dei pastori baschi, e rappresenta una delle migliori espressioni del radicamento della loro identità culturale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><span style="color: #808080;">Per saperne di più<br />
</span></em></strong><span style="color: #808080;"><span style="color: #000000;">G. Narracci, <em>Roncisvalle</em> &#8211; Lampi di Stampa, 2006<br />
A. Cesareo, <em>Fede e potere. Ritratto inedito di Carlo Magno nei «Gesta Karoli» di Notkero Balbulo</em> &#8211; MGC Edizioni, 2012</span></span><em><span style="color: #808080;"><br />
</span></em><span style="color: #808080;"><span style="color: #000000;">D. Hagermann, <em>Carlo Magno. Il signore dell&#8217;Occidente</em> &#8211; Einaudi, </span></span><span style="color: #000000;">2004</span><em><span style="color: #808080;"><br />
</span></em><span style="color: #000000;"><a title="Pierre Narbaitz" href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Pierre_Narbaitz"><span style="color: #000000;">Pierre Narbaitz</span></a>, <em>Orria, ou la bataille de Roncevaux (15 août 778) </em>- Editions Zabal, 1978<em><br />
</em>J. Claret, <em>La Unarde, le mystère de Roncevaux</em> &#8211; Editions Rabiou, 2010<em><br />
</em></span></p>
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