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	<title>Storia in Network &#187; Antisemitismo &#124; Storia in Network</title>
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	<description>Magazine di divulgazione storica</description>
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		<title>I GESUITI “GIUSTI TRA LE NAZIONI”</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 05:55:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Pier Luigi Guiducci - Attraverso le reti della Compagnia di Gesù, informazioni e iniziative a favore degli ebrei raggiungevano il Vaticano, mentre una direttiva di Pio XII imponeva il salvataggio delle vite umane nel massimo riserbo. · Durante la seconda guerra mondiale, i membri della Compagnia di Gesù vittime &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;" align="right">di Pier Luigi Guiducci -</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Attraverso le reti della Compagnia di Gesù, informazioni e iniziative a favore degli ebrei raggiungevano il Vaticano, mentre una direttiva di Pio XII imponeva il salvataggio delle vite umane nel massimo riserbo.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">·</span></p>
<p style="text-align: justify;">Durante la seconda guerra mondiale, i membri della Compagnia di Gesù vittime della repressione nazista furono 152. Di questi, 43 vennero trucidati nei campi di sterminio, 27 morirono in carcere, e 82 in altri modi.<br />
Alcuni di loro sono stati beatificati, per altri è stato aperto il processo di canonizzazione. Il motivo dell’eliminazione fu una presenza attiva dei religiosi nelle diverse operazioni umanitarie che vennero promosse in opposizione al Terzo Reich. Unitamente a ciò, sono quattordici i sacerdoti gesuiti ufficialmente riconosciuti come ‘Giusti tra le Nazioni’ dall&#8217;istituto <i>Yad Vashem</i> di Gerusalemme per aver salvato ebrei durante la persecuzione nazifascista.<br />
Tali figure generose accolsero l’appello di Pio XII contenuto nel radiomessaggio del 24 agosto 1939. Al riguardo, il Papa &#8211; rivolto ai governanti del tempo &#8211; chiese di continuare a trattare per salvare la pace. In tale occasione affermò tra l’altro: “(…) Noi li supplichiamo per il sangue di Cristo, la cui forza vincitrice del mondo fu la mansuetudine nella vita e nella morte. E supplicandoli, sappiamo e sentiamo di aver con Noi tutti i retti di cuore; tutti quelli che hanno fame e sete di Giustizia &#8211; tutti quelli che soffrono già, per i mali della vita, ogni dolore. Abbiamo con Noi il cuore delle madri, che batte col Nostro; i padri, che dovrebbero abbandonare le loro famiglie; gli umili, che lavorano e non sanno; gli innocenti, su cui pesa la tremenda minaccia; i giovani, cavalieri generosi dei più puri e nobili ideali. Ed è con Noi l’anima di questa vecchia Europa, che fu opera della fede e del genio cristiano. Con Noi l’umanità intera, che aspetta giustizia, pane, libertà, non ferro che uccide e distrugge. Con Noi quel Cristo, che dell’amore fraterno ha fatto il Suo comandamento, fondamentale, solenne; la sostanza della sua Religione, la promessa della salute per gli individui e per le Nazioni (…)”.<a title="" href="#_ftn1">[1]<br />
</a><a href="https://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2026/09/Gesuiti.png"><img class="alignleft  wp-image-16137" alt="gesuiti" src="https://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2026/09/Gesuiti.png" width="250" height="150" /></a>Il 24 dicembre 1940 (Radiomessaggio di Natale) il Pontefice invocò un nuovo ordine internazionale basato sulla giustizia, sul rispetto della libertà e dell&#8217;indipendenza dei popoli, rifiutando la logica della forza e dell&#8217;oppressione; espresse profonda vicinanza a tutte le vittime del conflitto, ai profughi, alle madri rimaste vedove e ai bambini orfani; richiamò i governanti a non calpestare i diritti delle nazioni più deboli e a porre fine alle stragi.<a title="" href="#_ftn2">[2]<br />
</a>In tale contesto rimane significativo indicare, tra quanti risposero ai messaggi di Pio XII, anche molti membri della Compagnia di Gesù.<br />
Attraverso uno studio delle loro operazioni riservate, capace di leggere dietro le posizioni ufficiali e diplomatiche, si può individuare anche la direttiva segreta &#8211; impartita a livello orale &#8211; del Pontefice con la quale si spingeva i gesuiti (e altri) a proteggere le vittime del conflitto e gli stessi ebrei.<br />
Basti ricordare, a titolo di esempio, la frase di Papa Pacelli rivolta al rettore della Gregoriana p. Paolo Dezza (1901-1999): “(…) Eviti di accogliere i militari (…) ma per gli altri ben volentieri: civili, ebrei, perseguitati”.<a title="" href="#_ftn3">[3]</a><b> </b></p>
<h3 style="text-align: justify;" align="center"><b>GESUITI RICONOSCIUTI “GIUSTI” IN ITALIA </b></h3>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cardinale Pietro Boetto</strong> (1871-1946)<br />
In periodo bellico, l’arcivescovo di Genova era il card. Boetto. Nelle ore più buie del secondo conflitto mondiale contribuì a salvare centinaia di <a title="Ebraismo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ebraismo">ebrei</a>. In particolare, sostenne la rete ebraica clandestina di aiuti <span style="color: #000000;"><a title="DELASEM" href="https://it.wikipedia.org/wiki/DELASEM"><span style="color: #000000;">DELASEM</span></a></span><a title="" href="#_ftn4">[4]</a> il cui presidente era il genovese Lelio Vittorio Valobra (1900-1976).<br />
Dopo l&#8217;8 settembre 1943, con l&#8217;occupazione tedesca e l&#8217;inizio delle deportazioni, Valobra fu costretto a fuggire in Svizzera. Prima di partire, chiese aiuto al presule. Il cardinale Boetto accettò di offrire varie forme di sostegno. Lo fece, affidando la gestione della DELASEM al proprio segretario don <span style="color: #000000;"><a title="Francesco Repetto" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Repetto"><span style="color: #000000;">Francesco Repetto</span></a> (1914-1984). Questi, in seguito, sarà riconosciuto “<a title="Giusti tra le nazioni" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Giusti_tra_le_nazioni"><span style="color: #000000;">Giusto tra le nazioni</span></a>” dallo <a title="Yad Vashem" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Yad_Vashem"><span style="color: #000000;"><i>Yad Vashem</i></span></a>.</span><br />
<span style="color: #000000;">Don Repetto trovò appoggio in autorità religiose ebraiche e cristiane. In particolare si tratta dei rabbini <a title="Riccardo Pacifici" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Riccardo_Pacifici"><span style="color: #000000;">Riccardo Pacifici</span></a> (1904-1943) a Genova e <a title="Nathan Cassuto" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Nathan_Cassuto"><span style="color: #000000;">Nathan Cassuto</span></a> (1909-1945) a Firenze (fino alla loro deportazione) e dei vescovi: <a title="Pietro Boetto" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_Boetto"><span style="color: #000000;">Pietro Boetto</span></a> a Genova, <a title="Elia Dalla Costa" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Elia_Dalla_Costa"><span style="color: #000000;">Elia Dalla Costa</span></a> (1872-1961) a Firenze, <a title="Giuseppe Placido Nicolini" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Placido_Nicolini"><span style="color: #000000;">Giuseppe Placido Nicolini</span></a> (1877-1973) ad Assisi, <a title="Maurilio Fossati" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Maurilio_Fossati"><span style="color: #000000;">Maurilio Fossati</span></a> (1876-1965) a Torino, <a title="Alfredo Ildefonso Schuster" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Alfredo_Ildefonso_Schuster"><span style="color: #000000;">Alfredo Ildefonso Schuster</span></a> (1880-1954) a Milano e <a title="Antonio Torrini" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Torrini"><span style="color: #000000;">Antonio Torrini</span></a> (1878- 1973) a Lucca.</span><br />
Per poter gestire l’operazione di distribuire i fondi ricevuti don Repetto poté avvalersi della collaborazione di alcuni volenterosi “corrieri di valuta. Si trattò di ebrei<span style="color: #000000;"> come <a title="Raffaele Cantoni" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Raffaele_Cantoni"><span style="color: #000000;">Raffaele Cantoni</span></a>, <a title="Giorgio Nissim" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Nissim"><span style="color: #000000;">Giorgio Nissim</span></a> o <a title="Salvator Jona (la pagina non esiste)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Salvator_Jona?action=edit&amp;redlink=1"><span style="color: #000000;">Salvator Jona</span></a>, e &#8211; grazie al sostegno offerto a livello locale del card. Boetto &#8211; di un nutrito gruppo di sacerdoti genovesi: don Giovanni Cicali, don Giovanni De Micheli, don <a title="Alessandro Piazza (vescovo)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Alessandro_Piazza_(vescovo)"><span style="color: #000000;">Alessandro Piazza</span></a> (che sarà poi <a title="Diocesi di Albenga" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Diocesi_di_Albenga"><span style="color: #000000;">vescovo di Albenga</span></a>), don Gian Maria Rotondi, don <a title="Carlo Salvi (la pagina non esiste)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Salvi?action=edit&amp;redlink=1"><span style="color: #000000;">Carlo Salvi</span></a>, don Natale Traverso, don Raffaele Storace e don Giuseppe Viola.</span><br />
I sacerdoti furono inviati in missione in diverse Curie Episcopali, in Toscana, Umbria, Marche, Piemonte, Valle d&#8217;Aosta, Lombardia e Veneto, in visite accuratamente pianificate da don Repetto. Quest’ultimo, nel luglio del 1944, fu costretto a nascondersi in montagna perché ricercato dalla Gestapo.<br />
Nel contesto descritto, è da ricordare anche l’interazione umanitaria a favore degli ebrei tra la Curia genovese e il console generale svedese Elow Johannes Kihlgren (1887-1974), altro “Giusto tra le nazioni”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Raffaele de Ghantuz Cubbe</strong> (1904-1983)<br />
Nel periodo bellico questo gesuita era il rettore del Nobile Collegio Mondragone a Frascati. Due famiglie ebree imparentate gli chiesero di nascondere tra gli allievi tre dei loro figli: Graziano Sonnino, che allora aveva 9 anni, suo fratello Mario, di 11, e suo cugino Marco Pavoncello, anche lui di 9 anni. P. Cubbe nascose sotto falso nome i tre bambini ebrei per salvarli dalla deportazione.<br />
Si dimostrò inoltre sempre rispettoso della loro identità ebraica consentendo ai suoi protetti di rispettare le proprie regole alimentari. Nella sua opera umanitaria fu sostenuto dai confratelli p. Primo Renieri, p. Dante Marsecano, p. Alberto Parisi, p. Ulisse Floridi, p. Silvio Benassi e p. Umberto Zaccari.<b> </b></p>
<h3 style="text-align: justify;" align="center"><b>GESUITI RICONOSCIUTI “GIUSTI” IN GRECIA</b></h3>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ioannes Marangos</strong> (1901-1989)<br />
Gesuita di nazionalità greca, riconosciuto “Giusto tra le Nazioni” nel 2010 per aver protetto durante l&#8217;occupazione nazista in Grecia il giovane ebreo Gerard Isaac<b> </b>David. Quest’ultimo, fu nascosto all&#8217;interno di un monastero di Atene per oltre un anno. All&#8217;interno dell’edificio, solo p. Marangos e un altro monaco (Nicholas Xanthakis) erano a conoscenza delle reali origini religiose del ragazzo. P. Marangos mantenne la promessa iniziale fatta alla famiglia, impiegando Gerard come chierichetto ma evitando qualsiasi tentativo di proselitismo o conversione forzata al cattolicesimo.<b> </b></p>
<h3 style="text-align: justify;" align="center"><b>GESUITI RICONOSCIUTI “GIUSTI” IN FRANCIA </b></h3>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pierre Chaillet </strong>(1900-1972)<br />
<a href="https://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2026/09/Chaillet.png"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-16135" alt="chaillet" src="https://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2026/09/Chaillet-150x150.png" width="150" height="150" /></a>Nel 1941, a seguito dell’occupazione tedesca, il p.<b> </b>Chaillet fondò a Lione l&#8217;<em>Amitié chrétienne</em> insieme a figure chiave come l&#8217;abate Alexandre Glasberg (un sacerdote di origine ebraica) e il pastore Roland de Pury. Insieme, cattolici e protestanti unirono così le forze per aiutare le persone internate nei campi posti nel sud della Francia, e per nascondere le famiglie perseguitate dai nazisti.<br />
Nell’agosto del 1942 il gesuita riuscì a nascondere un gruppo di bambini ebrei di Vénissieux. Sempre nel 1941, con il confratello Gaston Fessard (1897-1978), fondò <em>Les cahiers de</em> <em>témoignage chrétien</em>. Si trattava di una pubblicazione clandestina. Condannava espressamente l’antisemitismo.<br />
Nel corso della guerra ne uscirono quattordici numeri, ispirando, nell’estate 1942, le prese di posizione pubbliche della Chiesa cattolica francese contro il nazismo. La rivista si fece inoltre anticipatrice di uno spirito ecumenico per la scelta dell’aggettivo “cristiano” piuttosto che “cattolico”, in omaggio alla collaborazione con gli evangelici della Resistenza.<br />
La mattina del 27 gennaio 1943 p. Chaillet fu arrestato dalla <i>Gestapo </i>a Lione. Nonostante fosse ricercato da mesi per la sua resistenza al nazismo, e per aver fondato la rete di salvataggio <em>Amitié chrétienne</em>, l&#8217;arresto avvenne quasi per caso durante un&#8217;ispezione dei locali dell&#8217;associazione in rue Constantine.<br />
Grazie al suo sangue freddo e a un pizzico di fortuna, la vicenda si concluse con la sua liberazione. Appena bloccato dagli agenti, che lo condussero insieme a due collaboratori presso il tristemente noto <i>Hôtel Terminus</i> (quartiere generale della <i>Gestapo</i> a Lione), p. Chaillet riuscì a inghiottire tutti i fogli e i documenti compromettenti che aveva con sé.<br />
Di fronte ai poliziotti nazisti, si spacciò abilmente per un semplice e ingenuo curato di<b> </b>campagna capitato lì per caso. Tale comportamento trasse in inganno la <i>Gestapo</i>. I poliziotti rilasciarono il gesuita il giorno stesso. Subito dopo la scarcerazione, p. Chaillet fu posto in regime di residenza sorvegliata, ma scelse di entrare clandestinità. Cambiando continuamente rifugio, riuscì a sfuggire ad ulteriori tentativi di cattura, e continuò a dirigere la resistenza spirituale e le operazioni di salvataggio dei bambini ebrei fino alla Liberazione della Francia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Roger Braun</strong> (1910-1981)<br />
<a href="https://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2026/09/Braun.png"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-16136" alt="braun" src="https://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2026/09/Braun-150x150.png" width="150" height="150" /></a>Durante la Seconda guerra mondiale, questo gesuita si dedicò a salvare ebrei perseguitati senza tentativi di proselitismo. Al contrario, cercò di sostenere i suoi protetti nel loro cammino di fede. Il 1° settembre del 1942 p. Braun ricevette la nomina a cappellano dei campi di detenzione di Gurs e Rivesaltes, nel sud della Francia. In quel periodo il rabbino dei due campi era Henri Schilli (1906-1975). Il 2 settembre dello stesso anno il religioso indirizzò anche una .nota di protesta al nunzio apostolico Valerio Valeri (1883-1963), denunciando le persecuzioni e le atrocità subite dagli ebrei in territorio francese.<br />
Per gli ebrei il momento era drammatico. Per questo motivo p. Braun si mantenne in stretto contatto con l&#8217;amministrazione del rabbinato francese, e con i rabbini delle grandi città della zona meridionale. Tramite la sua rete di contatti, riuscì ad aiutare i prigionieri ebrei e perfino a liberarne alcuni. Così, ad esempio, nel settembre del 1942, il gesuita persuase il comandante del campo di Rivesaltes a non deportare trenta bambini ebrei, ma ad affidarli al <em>Secours Suisse</em>.<br />
Questo sacerdote partecipò anche al trasferimento clandestino di bambini ebrei, di oppositori e di zingari in Svizzera e in Spagna, e fece nascondere ebrei in istituti cattolici. Diede rifugio a giovani ebrei in una scuola secondaria gestita dai gesuiti a Tolosa e, grazie a lui, gli studenti di un seminario rabbinico trovarono rifugio in un nascondiglio all&#8217;interno di una chiesa a Limoges.<br />
Si procurò tessere annonarie e falsificò documenti per coloro che proteggeva, continuando a frequentare apertamente gli ebrei. Quando i tedeschi arrestarono il rabbino Abraham Deutsch (1902-1992), e lo incarcerarono a Limoges, p. Braun andò a trovarlo portandogli libri e tefillin.<a title="" href="#_ftn5">[5]</a> Alla fine la <i>Gestapo</i> individuò l’operato segreto del gesuita che si diede alla clandestinità.<br />
Al termine del conflitto, il rabbino Schilli, divenuto negli anni &#8217;50 il direttore del seminario rabbinico di Parigi, raccontò come il principio di solidarietà con gli ebrei fu una caratteristica predominante nelle azioni di p. Braun durante il periodo dell’occupazione tedesca. Al riguardo, si ricorda che il p. Braun, con la veste da gesuita, partecipò pure alle funzioni nella sinagoga di Tolosa.<br />
Negli anni che seguirono il conflitto mondiale il religioso continuò la sua attività a favore degli ebrei. Nel 1967 fondò e diresse la rivista <em>Rencontre entre chrétiens et juifs</em> (a volte chiamata solo <em>Rencontre</em> ), che è stata pubblicata fino al 1986. P. Braun mise inoltre la sua fede al servizio dei diritti umani fondamentali. Fu un membro attivo del comitato centrale della LICA (che in seguito divenne LICRA, la Lega Internazionale contro il Razzismo e l&#8217;Antisemitismo), dove presiedette la sezione di Parigi, seguendo un filosemitismo concreto radicato nella vita della città.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Jean Fleury</strong> (1905-1982)<br />
Nel 1941 venne assegnato a Poitiers. Nel maggio 1942 ottenne l&#8217;incarico di cappellano per i rom e i sinti internati nel locale campo di concentramento di Route de Limoges. In qualità di sacerdote, Fleury si recava ogni giorno in questa area che era adiacente al campo per ebrei. Lì, p. Fleury incontrò il suo amico, il giovane rabbino Elie Bloch (1909-1943) a cui era stato proibito l&#8217;accesso alla zona ebraica, e i due discussero delle criticità del momento. P. Fleury portò a Bloch notizie dal campo e lettere degli internati, e sostenne i suoi sforzi per proteggere le famiglie degli ebrei minorenni e malati. Il gesuita, inoltre, non esitò a confermare la sua amicizia con il rabbino Bloch.<br />
Nel febbraio del 1943, dopo l&#8217;arresto e la deportazione ad Auschwitz del rabbino Bloch con la moglie e la figlia neonata, Fleury divenne l&#8217;unico tramite tra gli ebrei internati e il mondo esterno. Salvò bambini ebrei dal campo e li affidò a famiglie adottive francesi. Sfruttando i suoi stretti rapporti con la resistenza francese e la sua vasta rete, p. Fleury trasferì i bambini nel sud della Francia, fornì loro documenti falsi e permessi di viaggio e, in più di un&#8217;occasione, denaro e cibo.<br />
Nel maggio del 1945, subito dopo la Liberazione, si recò di persona al lager di Dachau per accelerare e organizzare il rimpatrio dei deportati francesi sopravvissuti, nonostante una grave epidemia di tifo in corso.<br />
In tempi successivi, la famiglia Breidick, ebrei residenti in un piccolo villaggio a cinquanta chilometri da Poitiers, testimoniò che, nel settembre del 1943, una giovane donna in bicicletta li aveva avvicinati dicendo che p. Fleury suggeriva di fuggire. Per questo motivo, la messaggera li accompagnò in una vicina scuola cattolica, dove trascorsero la notte. In seguito, rimasero per due settimane presso una famiglia di contadini. Da lì furono trasportati su un piccolo camioncino fino a un monastero di Poitiers, ove vennero accolti da p. Fleury. Due giorni dopo, il gesuita fornì loro documenti falsi e biglietti di viaggio per un treno diretto a Lione, dove aveva organizzato per loro un alloggio in un monastero: un gesto che salvò loro la vita.<br />
Le uniche motivazioni di p. Fleury nel salvare gli ebrei furono umanitarie. Nelle loro testimonianze, molti sopravvissuti espressero la loro gratitudine a questo religioso per i suoi straordinari sforzi di salvataggio e assistenza. Un sopravvissuto scrisse: “Padre Fleury intervenne per salvare chiunque fosse in pericolo, fino al limite delle sue capacità, indipendentemente dal fatto che la persona fosse ebrea, zingara o comunista, e lo fece mettendo a repentaglio la propria vita. Lo fece per amore dell&#8217;umanità”.<a title="" href="#_ftn6">[6]</a> Il rabbino Joseph Bloch (1875-1970), padre del rabbino Elie Bloch, scrisse: “Saremo eternamente grati a Padre Fleury; nella nostra coscienza, egli occupa un posto tra i giusti dell&#8217;umanità”.<a title="" href="#_ftn7">[7]<br />
</a>Dopo la guerra, questo gesuita divenne presidente del <em>Comité des Oeuvres Sociales de la Résistance</em>, e continuò ad aiutare i sopravvissuti. In seguito, il governo francese riconobbe il comportamento encomiabile di Fleury conferendogli la Legion d&#8217;Onore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Émile</strong> <strong>Léon Marie Joseph</strong> <strong>Planckaert </strong>(1906-2006)<br />
Cappellano militare, fu fatto prigioniero dai tedeschi nel 1940 e inviato in un lager nella Polonia occupata. Riuscì a evadere un anno dopo per fare ritorno a Parigi. A partire dal 1942, collaborando con l&#8217;organizzazione umanitaria clandestina CIMADE<a title="" href="#_ftn8">[8]</a>, si adoperò per procurare carte d&#8217;identità false e documenti di viaggio falsificati per i cittadini ebrei perseguitati, aiutandoli a sfuggire alle deportazioni. Lavorò in stretta sinergia con altre figure della Resistenza (come p. Théomir Devaux, 1885-1967<a title="" href="#_ftn9">[9]</a>) per nascondere e proteggere i<b> </b>bambini ebrei rimasti orfani o separati dalle famiglie a causa dei rastrellamenti. Catturato e torturato dalla <i>Gestapo</i>, mantenne il segreto sulle reti di salvataggio ecclesiali e civili, continuando le sue attività fino alla Liberazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Henri Revol </strong>(1904-1992)<br />
Durante il secondo conflitto mondiale, centinaia di rifugiati ebrei affluirono<span style="color: #000000;"> a <a href="https://souvenir74.fr/communes/saint-gervais-les-bains/"><span style="color: #000000;">Saint-Gervais-les-Bains</span></a>.</span> Era una zona di confine dalla quale si cercava di attraversare il confine con la Svizzera.<br />
Dall’11 novembre 1942, la cosiddetta “zona libera”<a title="" href="#_ftn10">[10]</a> fu occupata dai tedeschi, e parte di quest’area passò al controllo italiano. Si trattava dei dipartimenti delle Alpi Marittime, del Var, delle Alte Alpi e delle Basse Alpi, dell&#8217;Isère, della Drôme, della Savoia e dell&#8217;Alta Savoia. A fine 1942, p. <a href="https://souvenir74.fr/figures/pere-henri-revol/" target="_blank"> <span style="color: #000000;">Revol</span></a> riuscì a far uscire clandestinamente alcuni ebrei dal Paese.<br />
L&#8217;8 settembre 1943 i tedeschi occuparono anche i dipartimenti in precedenza citati. E si intensificarono nella zona le persecuzioni contro i rifugiati ebrei.<br />
In quel periodo il religioso viveva in un istituto dei gesuiti a “Fleur des Neiges”, all&#8217;epoca centro dipendente dalla facoltà teologica di Fourvière. A motivo dei drammi in corso, il p. Revol aveva trasformato in segreto la struttura in un punto di snodo e accoglienza per i profughi ebrei e per i giovani refrattari al STO (<em>Service du travail obligatoire</em>). Sfruttando la vicinanza con la frontiera, si era impegnato a organizzare una rete clandestina per permettere a centinaia di fuggitivi di mettersi in salvo attraversando il confine con la Svizzera.<br />
In tale contesto, anche un giovane medico ebreo proveniente da Montpellier chiese a p. Revol di aiutarlo a nascondere temporaneamente ottanta bambini ebrei che avevano perso le loro famiglie durante le retate, per poi farli entrare in modo clandestino in Svizzera. Gli attraversamenti avvennero poi senza difficoltà e i bambini furono salvi.<br />
In seguito, singole persone o famiglie vennero inviate da p. Revol per essere nascoste prima di poter superare il confine con la Svizzera, sorvegliato dagli italiani, sia tra <span style="color: #000000;"><a href="https://souvenir74.fr/communes/annemasse/"><span style="color: #000000;">Annemasse</span></a> </span>e Ginevra, sia attraverso gli alti passi di montagna.<br />
Tra coloro che il gesuita salvò figurano la famiglia Najman, liberata dal campo di Gurs, i coniugi Bukovsky e la signora Edberg.<br />
In modo simile il religioso salvò anche i coniugi Ebbecke. Hans Ebbecke, non ebreo ed ex organista della cattedrale di Strasburgo, specialista di Bach, aveva espresso il desiderio di essere internato a Gurs per stare con la moglie, Annie Ebbecke, una cantante lirica ebrea tedesca. Fu uno dei pilastri della vita musicale del campo.<br />
Una volta liberati dalla prigionia, la coppia trovò rifugio temporaneo presso alcuni agricoltori locali. Poi p. Revol li condusse salvi al confine vicino ad Annemasse.<br />
Nell&#8217;estate del 1944, poco prima della Liberazione, scattarono le ricerche della <i>Gestapo</i> per catturare p.<span style="color: #000000;"><a href="https://souvenir74.fr/figures/pere-henri-revol/" target="_blank"><span style="color: #000000;"> Revol</span></a>.</span> Quest’ultimo, infatti, aveva dato rifugio a dei giovani che appartenevano a un gruppo della Resistenza del Monte Bianco. Tale nucleo si era rifiutato di andare in Germania e di sottoporsi al Servizio di Lavoro Obbligatorio (STO). Purtroppo i tedeschi riuscirono a individuare i resistenti e a giustiziarli.<br />
Il 13 agosto del 1944 il p. Revol fu costretto a fuggire perché era ormai vicina la sua cattura. Rimase nascosto a Grangettes des Communailles, prima di unirsi alla resistenza locale ove operava anche Julien Viallet. Nel 1971 lasciò l’istituto dei gesuiti posto a Fleur des Neiges e si trasferì in un’altra Casa dell’Ordine.<b> </b></p>
<h3 style="text-align: justify;" align="center"><b>GESUITI RICONOSCIUTI “GIUSTI” IN BELGIO </b></h3>
<p style="text-align: justify;"><strong>Jean-Baptiste Janssens</strong> (1889-1964)<br />
Durante la II<sup>a </sup>guerra mondiale, mentre ricopriva la carica di superiore della provincia del Belgio settentrionale, questo gesuita si oppose attivamente alle persecuzioni naziste. Collaborò strettamente con la rete clandestina guidata da Benedykt Grynpas (1902-1979)<a title="" href="#_ftn11">[11]</a> per sottrarre gli ebrei alla deportazione. Sfruttando la sua posizione, fornì e coordinò il rilascio di falsi certificati di battesimo per moltissimi bambini ebrei, permettendo loro di assumere identità fittizie e sfuggire ai rastrellamenti. Arrivò a nascondere un numeroso gruppo di bambini ebrei nella stessa residenza provinciale dei gesuiti a Bruxelles. Come provinciale riuscì a sventare i tentativi dei nazisti di perquisire le comunità dei gesuiti di Bruxelles tutelando in tal modo i perseguitati del tempo.<br />
Sfruttò la sua autorità nella Compagnia di Gesù per spingere e coordinare altri sacerdoti, collegi e istituti religiosi a fare lo stesso, attivando una rete di accoglienza e protezione. Divenne in seguito Preposito Generale della Compagnia di Gesù (dal 1946 al 1964).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Emile Gessler</strong> (1891-1958)<br />
Questo religioso viveva nella residenza dei gesuiti, in Haachtsesteenweg 8, a Bruxelles. Era il segretario del superiore provinciale (p. J.B. Janssens) dei gesuiti fiamminghi in Belgio. Nell’ultimo periodo della II<sup>a</sup> guerra mondiale, Gessler e Janssens avevano nascosto nella Casa una trentina di bambini ebrei a cui non era consentito &#8211; ovviamente &#8211; di giocare fuori per strada. I religiosi ricevevano informazioni dalle donne della ‘Crociata Eucaristica’ (<em>Eucharistische Kruistocht</em>).<a title="" href="#_ftn12">[12]</a> Nessuno seppe mai che i bambini erano ebrei.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Jean-Baptiste De Coster</strong> (1896-1968)<br />
Durante l&#8217;occupazione tedesca del Belgio, De Coster era il preside del collegio di San Giovanni Berchmans a Bruxelles. Sfruttando la sua posizione e la struttura dell&#8217;istituto, ideò una fitta rete di salvataggio per i perseguitati del tempo. Nascose famiglie e gruppi di ebrei all&#8217;interno del collegio, facendoli vivere in modo indipendente e discreto rispetto alle normali attività scolastiche. Permise a molti giovani e bambini ebrei nascosti di frequentare le lezioni insieme agli altri studenti, riducendo l&#8217;impatto della guerra sulla loro istruzione. Collaborò alla falsificazione di certificati di battesimo e di altri documenti d&#8217;identità, impedendo la deportazione di un alto numero di persone (tra cui la famiglia Blinder). Quando il pericolo si accentuava, De Coster trasferiva i rifugiati in alcuni monasteri della zona, facendoli vestire temporaneamente da monaci novizi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alphonse Lambrette</strong> (1884-1970)<br />
Questo religioso insegnava a Bruxelles presso il collegio dei gesuiti situato al boulevard Saint Michel 24. Con altri tre confratelli belgi (De Coster, Gessler e Van Oostayen) Lambrette mise a rischio la propria vita per motivi puramente umanitari, offrendo rifugi sicuri e falsificando documenti. Collaborò in particolare con i membri della rete segreta di salvataggio organizzata da Benedykt Grynpas.<a title="" href="#_ftn13">[13]</a> Sfidando le direttive del regime nazista, contribuì a nascondere ebrei (bambini e famiglie) sottraendoli alla deportazione e a morte certa.<b> </b></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Henri Van Oostayen </strong>(1906-1945)<br />
Durante l&#8217;occupazione nazista, oltre ad essere cappellano della Croce Rossa, questo gesuita nascose ragazzi ebrei presso il collegio “San Giovanni Berchmans” a Bruxelles. A causa delle sue attività clandestine fu scoperto e arrestato (25 luglio 1944). Subì la detenzione <span style="color: #000000;">a Fort <a title="Forte Breendonk" href="https://de.wikipedia.org/wiki/Fort_Breendonk"><span style="color: #000000;">Breendonk</span></a>, a <a href="https://de.wikipedia.org/wiki/KZ_Herzogenbusch"><span style="color: #000000;">Herzogenbusch</span></a>, a <a title="Campo di concentramento di Mauthausen" href="https://de.wikipedia.org/wiki/KZ_Mauthausen"><span style="color: #000000;">Mauthausen</span></a> e a Sachsenhausen. Nel febbraio del 1945 <a title="Campo di concentramento di Sachsenhausen" href="https://de.wikipedia.org/wiki/KZ_Sachsenhausen"><span style="color: #000000;">venne poi trasferito nel lager di Bergen-Belsen. Liberato </span></a><a title="Esercito britannico" href="https://de.wikipedia.org/wiki/British_Army"><span style="color: #000000;">dall&#8217;esercito britannico</span></a> il 15 aprile 1945, morì quattro giorni d</span>opo all&#8217;età di 39 anni. È venerato come martire cattolico del nazismo.<b> </b></p>
<h3 style="text-align: justify;" align="center"><b>GESUITI RICONOSCIUTI “GIUSTI” IN POLONIA </b></h3>
<p style="text-align: justify;"><strong>Adam Sztark </strong>(1907-1942)<br />
Nel 1939, questo gesuita divenne cappellano delle Suore dell&#8217;Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria a Słonim (allora città polacca, oggi in Bielorussia), e custode del santuario mariano nella vicina Żyrowice.<br />
Dopo l&#8217;invasione della città da parte dell&#8217;Armata Rossa, i sovietici diffusero propaganda atea e cercarono di isolare i sacerdoti dalla popolazione. Eppure padre Sztark percorreva decine di chilometri in bicicletta per portare conforto ai malati in ospedale, fingendosi un anziano in visita alla figlia malata, o alle case di riposo, fingendosi un visitatore ebreo.<br />
Nel 1941, ebbe inizio l’invasione tedesca dell’Unione Sovietica. P. Sztark<b> </b>si recava anche in bicicletta nei dintorni di Minsk per catechizzare e confessare i polacchi. Molti non vedevano un sacerdote dalla Rivoluzione bolscevica.<br />
Quando Słonim cadde sotto l&#8217;occupazione nazista tedesca, gli ebrei locali furono fucilati dagli “Einsatzgruppen” (unità mobili di sterminio delle SS). I sopravvissuti furono confinati in un ghetto. A differenza di quanto accadeva nell&#8217;Europa occidentale, la punizione per chi aiutava gli ebrei nella Polonia occupata era la morte, ma questo non scoraggiò padre Sztark.<br />
Il sacerdote possedeva una dote insolita: pur non essendo ebreo, aveva un aspetto “semitico”. Questo gli permetteva di muoversi nel ghetto di Słonim, di distribuire cibo, e di far uscire in modo clandestino bambini ebrei. Quest’ultimi, erano poi nascosti in conventi e orfanotrofi, o affidati a famiglie cristiane.<br />
Fuggire dal perimetro del ghetto, tuttavia, poteva significare la morte. Tale rischio fu evitato una volta dal gesuita. In quell’occasione, saltò dal secondo piano di un edificio dopo essere stato inseguito dai soldati tedeschi. P. Sztark rilasciava anche certificati di battesimo retrodatati agli ebrei.<br />
Quando un bielorusso informò il religioso che i collaborazionisti bielorussi lo avevano condannato a morte, egli rifiutò di fuggire. Il 18 dicembre 1942, p. Sztark e due suore polacche subirono l’arresto. La mattina seguente, furono trasportati a Pietralewicka Hill. Qui, subirono la fucilazione.<b> </b></p>
<h3 style="text-align: justify;" align="center"><b>GESUITI RICONOSCIUTI “GIUSTI” IN UNGHERIA </b></h3>
<p style="text-align: justify;"><strong>Jakob Raile</strong> (1894-1949)<br />
Superiore di una delle Comunità dei gesuiti di Budapest. Quando le Croci Frecciate (i nazifascisti ungheresi) iniziarono a perseguitare gli ebrei, p. Jakob offrì loro un rifugio nella sua Comunità. A questo punto, le milizie &#8211; sospettando operazioni clandestine &#8211; fecero all’improvviso una irruzione. La perquisizione fallì perché gli ebrei erano stati nascosti in cantina. Nei giorni seguenti p. Jakob fece arrivare uniformi della polizia e fabbricò falsi certificati di battesimo che distribuì ai suoi ospiti. Questi, poterono così in parte lasciare la comunità. Il gesuita però continuò a ospitarne un piccolo gruppo al quale riuscì sempre a procurare il cibo, anche quando Budapest venne assediata dai sovietici (dicembre 1944).<b> </b></p>
<h3 style="text-align: justify;" align="center"><b>ALTRI GESUITI CHE PROTESSERO EBREI</b></h3>
<p style="text-align: justify;"><strong>Curia Generalizia della Compagnia di Gesù<br />
</strong>Negli anni dell’occupazione tedesca di Roma, il gesuita svizzero <b>Beat Ambord</b> (1904-1969), risiedeva stabilmente<b> </b>nella Curia Generalizia. Era incaricato delle trasmissioni in lingua tedesca alla Radio Vaticana. Questo religioso mantenne continui contatti con chi proteggeva gli ebrei nascosti nella Case dell&#8217;Ordine e in altri luoghi. P. Ambord interagì pure con il colonnello della Guardia Svizzera Ulrico Ruppen.<a title="" href="#_ftn14">[14]</a> Con questo ufficiale, il gesuita gestì e distribuì un fondo di circa un milione di lire dell&#8217;epoca (ricevuto in via fiduciaria da un benefattore svizzero) per sostenere economicamente famiglie e individui ebrei rimasti senza risorse o nascosti a Roma.<a title="" href="#_ftn15">[15]</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Segreteria particolare di Pio XII<br />
</strong>Lo storico gesuita tedesco, <b>Robert Leiber</b> SJ (1887-1967) fu il segretario particolare di Papa Pacelli. Iniziò a lavorare con quest’ultimo a Monaco e a Berlino negli anni Venti, durante il periodo della nunziatura apostolica (1924-1929). Seguì Pacelli in Vaticano presso la Segreteria di Stato e, successivamente, quando il presule fu eletto Papa con il nome di Pio XII, lo accompagnò negli anni del pontificato (1939-1958) come segretario particolare. Pur non avendo mai ricoperto cariche curiali formali (il suo nome non figurava nemmeno nell&#8217;Annuario Pontificio), il gesuita tedesco gestì i dossier più delicati del pontificato.<br />
Muovendosi tra l’Università Gregoriana (ove insegnava Storia della Chiesa e metodologia storica, e dove risiedeva), il Vaticano (aveva l’ufficio sopra quello del Papa), e la Curia Generalizia della Compagnia di Gesù, il p. Leiber arrivò ad essere un punto di riferimento per i suoi confratelli italiani ed esteri, oltre che per altri interlocutori. Questo religioso &#8211; d’intesa con la Segreteria di Stato &#8211; facilitò aiuti finanziari e coperture logistiche anche vaticane a supporto delle reti di salvataggio degli ebrei ove operavano anche gesuiti.<br />
Unitamente a ciò il p. Leiber si trovò ad essere pure il destinatario di informazioni di <i>intelligence</i>. Tramite i canali della Resistenza tedesca, venne avvisato, ad esempio, dell’imminente attacco tedesco ai Paesi Bassi, al Belgio e al Lussemburgo. Il Vaticano poté così informare i diretti interessati con circa una settimana di anticipo.<a title="" href="#_ftn16">[16]<br />
</a>Il 10 maggio 1940, la <i>Wehrmacht </i>dette inizio all&#8217;invasione occupando i Paesi Bassi e il Belgio in pochissimi giorni. I servizi di sicurezza nazisti intercettarono in seguito i messaggi cifrati del Vaticano. Ciò provocò l’ira di Hitler<a title="" href="#_ftn17">[17]</a> verso Pio XII, considerato una spia degli Alleati.<br />
Nel giudizio dei servizi segreti nazisti, p. Leiber era “lo spirito maligno del Papa”. Tale definizione si trova nei dispacci trasmessi al ministro degli Esteri tedesco Joachim von Ribbentrop. In pratica, l&#8217;<i>intelligence</i> nazista vedeva in Leiber la mente dietro l&#8217;atteggiamento anti-nazista della Santa Sede, e il principale consigliere in grado di influenzare le decisioni di Eugenio Pacelli.<a title="" href="#_ftn18">[18]</a><b> </b></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Leiber e le reti clandestine di salvataggio degli ebrei in Europa<br />
</strong>Nel suo lavoro quotidiano, il p. Leiber, come già ricordato, fu destinatario di una serie di contatti legati anche alle reti clandestine di<b> </b>salvataggio degli ebrei in Italia e in altri Paesi. A sua volta, il gesuita indirizzava ai suoi interlocutori messaggi che includevano dati sensibili. Su queste missive la ricerca storica è ancora al lavoro perché ogni interazione rimaneva coperta da assoluta segretezza. È noto comunque che per lo spionaggio nazista il p. Leiber era “referente pressoché per quasi tutti i Paesi nemici della Germania”, “mantenendo canali aperti con realtà come l&#8217;Austria, il Belgio, la Francia occupata e il Portogallo”. In definitiva le reti clandestine di Leiber includevano &#8211; tra gli altri &#8211; tedeschi, polacchi, austriaci, belgi, francesi, portoghesi, spagnoli, cechi e slovacchi, polacchi, oltre a esponenti USA e GB.<br />
Al riguardo, lo spionaggio nazista riferì in più occasioni che il Vaticano &#8211; guidato da Pio XII e dai suoi collaboratori più stretti come Leiber &#8211; sosteneva attivamente gli ebrei, aiutandoli sia sul piano economico, sia dal punto di vista logistico, per farli fuggire all&#8217;estero (specie verso i Paesi Sudamericani). L’<i>intelligence</i> di Berlino era ormai a conoscenza del fatto che la Santa Sede interagiva strettamente anche con la DELASEM e con le Organizzazioni Ebraiche americane.<a title="" href="#_ftn19">[19]<br />
</a>All’interno di questa dinamica vari interlocutori di p. Leiber svolsero un ruolo significativo in azioni a difesa degli ebrei. Alcuni sono indicati qui di seguito a titolo esemplificativo sulla base dei documenti ritrovati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lothar König</strong> (1906-1946)<br />
Questo religioso tedesco svolse compiti di collegamento per conto dell&#8217;arcivescovo di Monaco e Frisinga, il cardinale Michael von Faulhaber (1869-1952), fermo oppositore del regime. Inoltre coordinava i flussi di informazioni che erano inoltrati in segreto fino a Roma. Questi documenti erano tenuti nascosti durante il viaggio eludendo la sorveglianza della <i>Gestapo</i> grazie a una rete di messaggeri e di corrieri fidati. König fu anche intermediario con i vescovi Conrad Gröber di Friburgo (1872-1948) e Konrad von Preysing (1880-1950) di Berlino. Era inoltre collegato al Circolo di Kreisau<b>.</b><a title="" href="#_ftn20">[20]<br />
</a>P. König scrisse a p. Leiber anche delle missive. Di queste, una è stata ritrovata nell’Archivio Apostolico Vaticano. Datata 14 dicembre 1942, la lettera citava il lager di Dachau e quello di Auschwitz<b>,</b> e faceva riferimento ai forni crematori e alle “morti di massa” destinate ai polacchi e agli ebrei. Nello stesso scritto, tuttavia, König raccomandava la massima prudenza alla Santa Sede e chiedeva di non rendere pubblico quanto rivelato, per timore che le SS potessero rintracciare e giustiziare lui e le sue fonti all&#8217;interno della resistenza. Dopo il fallito <span style="color: #000000;"><a title="Attentato a Hitler del 20 luglio 1944" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Attentato_a_Hitler_del_20_luglio_1944"><span style="color: #000000;">attentato a Hitler del 20 luglio 1944</span></a></span>, la <i>Gestapo</i> cercò di catturare p. König. Il religioso si nascose allora in una <span style="color: #000000;"><a title="Carbonaia" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Carbonaia"><span style="color: #000000;">carbonaia</span></a></span>. In questo luogo visse fino al 1945. Morì poco dopo a causa degli effetti della clandestinità.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><a title="Augustin Rösch (non ancora scritto)" href="https://es.wikipedia.org/wiki/Augustin_R%C3%B6sch?action=edit&amp;redlink=1"><span style="color: #000000;">Augustin Rösch</span></a></strong></span> (1893-1961)<br />
Fu superiore dei Gesuiti della provincia dell’Alta Germania (sede a Monaco di Baviera). La sua opposizione al regime nazista si legò alla denuncia dei crimini nazisti e alla tutela delle vite umane, comprese quelle degli ebrei. Rösch utilizzò l&#8217;influenza e la rete sotterranea della Compagnia di Gesù per nascondere e proteggere ebrei, oppositori politici e religiosi perseguitati. Con la sua guida, i gesuiti bavaresi organizzarono canali di fuga clandestini verso la Svizzera o l&#8217;Austria per sottrarre le persone alle deportazioni della Gestapo.<br />
Nel 1941 entrò in contatto con il Circolo di Kreisau. Fu proprio Rösch a introdurre in questo gruppo il confratello p. Alfred Delp SI. Dopo il tentato colpo di Stato del 20 luglio 1944, p. Rösch riuscì a sfuggire all&#8217;imminente arresto da parte della <i>Gestapo</i>, ma era ricercato dalle autorità di polizia. L&#8217;11 gennaio 1945 fu rintracciato, sottoposto a gravi maltrattamenti durante gli interrogatori, e condotto prima al campo di concentramento di Dachau, poi in un carcere di Berlino.<a title="" href="#_ftn21">[21]</a> Rösch fu rilasciato poco prima dell&#8217;ingresso dell&#8217;esercito sovietico nel Paese, il 25 aprile 1945.<br />
Dopo la fine della II<sup>a</sup> guerra mondiale, continuò a operare per la ricostruzione della società tedesca, ricoprendo anche il ruolo il ruolo di direttore della <i>Caritas</i>.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><a title="Alfred Delp" href="https://es.wikipedia.org/wiki/Alfred_Delp"><span style="color: #000000;">Alfred Delp</span></a></strong> </span>(1907-1945)<br />
Dal 1941 questo gesuita divenne rettore della chiesa di San Giorgio a Monaco-Bogenhausen. P. Delp utilizzò la sua posizione per realizzare una rete sotterranea di soccorso ai perseguitati del tempo. Aiutò attivamente numerosi cittadini ebrei a fuggire oltre il confine svizzero. Fornì loro denaro, documenti falsi e tessere annonarie per il cibo. Quando i perseguitati erano in transito a Monaco, li nascondeva personalmente nella propria canonica o nelle case di parrocchiani fidati.<br />
Nel 1942 Delp entrò a far parte del Circolo di Kreisau. Arrestato dalla <i>Gestapo</i> il 28 luglio del 1944 dopo il fallito attentato a Hitler (progetto di cui p. Delp era in realtà all&#8217;oscuro), venne brutalmente torturato. Durante il processo farsa, il giudice nazista Roland Freisler (1893-1945) manifestò un odio soprattutto verso la sua identità di gesuita. Gli venne offerta la salvezza in cambio dell&#8217;abbandono del suo Ordine religioso, ma rifiutò. Fu impiccato il 2 febbraio 1945 nel carcere di Berlino-Plötzensee. In tale contesto, il gerarca Heinrich Himmler (1900-1945) aveva stabilito che i resti dei prigionieri giustiziati in relazione al complotto del 20 luglio fossero cremati e le loro ceneri disperse nei campi di depurazione. Di conseguenza, il corpo di Delp fu cremato e le sue ceneri disperse in un luogo sconosciuto vicino a Berlino. Il processo di beatificazione del gesuita Delp è stato ufficialmente aperto il 2 febbraio 2026 a Monaco di Baviera.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Leiber dopo il secondo conflitto mondiale<br />
</strong>Dopo la morte di Pio XII (1958), e il termine del suo impegno alla Gregoriana (1960), questo gesuita rimase a Roma come figura autorevole all&#8217;interno della Compagnia di Gesù. Aiutò gli storici a rintracciare e a pubblicare i documenti ufficiali dell&#8217;Archivio vaticano relativi al periodo bellico.<a title="" href="#_ftn22">[22]</a> Scrisse a difesa dell’opera di Pio XII. Mantenne periodici contatti con la famiglia ebrea di Tullia Zevi (1919-2011).<a title="" href="#_ftn23">[23]</a> Purtroppo motivi di salute (soffriva di attacchi acuti di asma) condizionarono progressivamente la sua operatività fino alla sua morte avvenuta a Roma il 18 febbraio 1967.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pontificio Istituto Biblico (Roma)<br />
</strong>Nel periodo dell’occupazione tedesca a Roma, i padri gesuiti del Biblico accolsero e sfamarono famiglie ebree nascoste nelle cantine<b> </b>del palazzo. Tra i religiosi presenti in quel periodo si ricorda, oltre al rettore p. <b>Augustin Bea </b>SI (1881-1968)<a title="" href="#_ftn24">[24]</a>, l’economo p. <b>Gozzolino Birolo</b> (1872-1945). Quest’ultimo, fu operativo al Biblico dal 1930 fino al 1945. Oltre ai suoi compiti ordinari, egli interagì anche con l’ufficio romano della DELASEM. Tra il giugno del 1944 e la primavera del 1945 volle anche redigere gli elenchi degli ebrei nascosti dal mondo cattolico romano e dalla Santa Sede nel periodo dell’occupazione tedesca.<a title="" href="#_ftn25">[25]</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pontificia Università Gregoriana (Roma)<br />
</strong>L’Ateneo dei gesuiti offrì un rifugio sicuro a circa <b>sessanta ebrei</b> per tutti i nove mesi dell&#8217;occupazione tedesca, sottraendoli alle retate della <i>Gestapo</i>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Parrocchia di San Roberto Bellarmino (Roma)<br />
</strong>Con<b> </b>la guida dei padri gesuiti, questa parrocchia situata a p.zza Ungheria, divenne un luogo di accoglienza nel quartiere Parioli, nascondendo numerosi ebrei e giovani ricercati dai fascisti. Al riguardo un documento significativo rimane il diario di p. <b>Audax Luigi Bellincampi</b> (1903-1967).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Istituto Massimo (Roma)<br />
</strong>I<b> </b>diari e i documenti di professori gesuiti dell&#8217;epoca, come quelli di P.<b> Giuseppe Massaruti</b> (1875-1958)<a title="" href="#_ftn26">[26]</a>, testimoniano lo sforzo logistico ed educativo per proteggere i perseguitati e i resistenti civili nella Capitale.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>QUALCHE ANNOTAZIONE DI SINTESI</b></h3>
<p style="text-align: justify;">Dalla ricostruzione storica delineata in questo saggio emerge che &#8211; negli anni del secondo conflitto mondiale &#8211; un numero significativo di membri della Compagnia di Gesù sostenne le reti di salvataggio degli ebrei.<a title="" href="#_ftn27">[27]</a> Grazie ai canali interni dell’Ordine, le informazioni riguardanti le azioni dei gesuiti di più Paesi , raggiungevano la Segreteria di Stato vaticana, e diversi gesuiti che ricoprivano ruoli significativi nella Curia Generalizia e nel Palazzo Apostolico. Tra questi, rimane centrale la figura del p. Robert Leiber. In tale contesto, anche alla luce di taluni documenti<a title="" href="#_ftn28">[28]</a>, risulta attestata una direttiva orale di Pio XII che esortava a salvare vite umane, incluse quelle degli ebrei. Per decine di anni tale direttiva del Pontefice non venne mai ricordata dai più stretti collaboratori di Pacelli perché il Papa aveva ordinato loro l’assoluto silenzio. Ciò trova conferma anche nello stesso comportamento di p. Leiber che, pur difendendo la memoria di Pio XII e le opere cattoliche di protezione degli ebrei romani<a title="" href="#_ftn29">[29]</a>, non volle mai far conoscere particolari dettagli su quanto avvenne nelle operazioni di salvataggio degli ebrei gestite anche da gesuiti.</p>
<p style="text-align: justify;"><b> </b></p>
<div><strong><em><span style="color: #808080;">Note</span></em></strong></div>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref1">[1]</a> <i>Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII</i>, I, Primo anno di Pontificato, 2 marzo 1939 &#8211; 1° marzo 1940, pp. 305-307. Tipografia Poliglotta Vaticana.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref2">[2]</a> <i>Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, </i>2,<i> </i>Secondo anno di Pontificato, 2 marzo 1940 &#8211; 1º marzo 1941, pp. 305- 315, Tipografia Poliglotta Vaticana.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref3">[3]</a> <i>Cf</i> anche: L. Bergonzoni, <i>Clero e Resistenza</i>, Cantelli Editore, Bologna 1964, pp. 112-114.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref4">[4]</a> La DELASEM (Delegazione per l&#8217;Assistenza degli Emigranti Ebrei) è stata la più grande organizzazione ebraica di soccorso attiva in Italia tra il 1939 e il 1947. Fu fondata a Genova nel dicembre del 1939 su impulso dell&#8217;Unione delle Comunità Israelitiche Italiane.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref5">[5]</a> Tefillin (o filatteri): sono due piccoli astucci di cuoio nero che gli uomini ebrei legano al braccio sinistro e alla testa durante la preghiera del mattino nei giorni feriali.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref6">[6]</a> https://yadvashem-france.org/dossier/nom/57/.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref7">[7]</a> https://yadvashem-france.org/dossier/nom/57/.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref8">[8]</a> CIMADE (<i>Comité Inter-Mouvements Auprès Des Évacués; </i>Comitato Inter-Movimentale per gli Evacuati). Associazione umanitaria francese fondata nel 1939, impegnata nell&#8217;assistenza e nella difesa dei diritti di migranti, rifugiati e richiedenti asilo.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref9">[9]</a> P. Théomir Devaux apparteneva alla Congregazione dei Padri di Notre-Dame de Sion. Salvò circa cinquecento bambini ebrei dalla deportazione e dallo sterminio nazista.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref10">[10]</a> Con l&#8217;occupazione della “zona libera”, il regime collaborazionista di Vichy mantenne un&#8217;esistenza puramente nominale, privo di qualsiasi reale sovranità, mentre il controllo effettivo del territorio passò interamente in mano alle forze tedesche (e, fino al 1943, a quelle italiane nella parte sud-orientale del Paese).</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref11">[11]</a> Professore ebreo di lingue semitiche e archeologia presso l&#8217;Università di Lovanio.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref12">[12]</a> Movimento cattolico giovanile fondato nel 1914. Ebbe un particolare sviluppo in Belgio grazie al sacerdote Edoardo Poppe. Durante la II<sup>a</sup> Guerra Mondiale e l&#8217;occupazione nazista del Belgio, la rete parrocchiale e scolastica della Crociata Eucaristica fu parzialmente convertita in una struttura clandestina di soccorso. Con la guida di sacerdoti, educatori e membri del clero belga (spesso legati alla resistenza cattolica), le colonie estive, le case di vacanza e i convitti della Crociata Eucaristica vennero utilizzati per nascondere i bambini ebrei sotto falsi nomi, integrandoli temporaneamente tra i piccoli &#8220;crociati&#8221; cattolici per sottrarli alle retate della <i>Gestapo</i>. I registri del movimento e i tesserini della Crociata Eucaristica venivano falsificati per fornire una copertura d&#8217;identità ai bambini ebrei inseriti nelle strutture parrocchiali. I campi della Crociata, dedicati alla preghiera e alle attività ricreative, divennero luoghi di rifugio a lungo termine, lontano dai grandi centri urbani come Bruxelles e Anversa, ove la ricerca di ebrei era più tragica. Diversi sacerdoti e responsabili del Movimento in Belgio che coordinarono le operazioni di salvataggio sono stati in seguito insigniti del titolo di “Giusti tra le<b> </b>Nazioni”.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref13">[13]</a> Di origine ebraica, Grynpas organizzò in Belgio una rete clandestina di salvataggio per proteggere gli ebrei perseguitati dai nazisti. Lavorando a stretto contatto con la moglie Esther e collaborando con diversi esponenti dell&#8217;Ordine dei Gesuiti, riuscì a nascondere e a trarre in salvo numerose persone in pericolo.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref14">[14]</a> Figura di rilievo della Guardia Svizzera Pontificia. Ricoprì la carica di vicecomandante dal maggio 1942 all&#8217;ottobre 1959.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref15">[15]</a> R. De Felice, <i>Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo</i>, Einaudi, Torino 1961, p. 632.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref16">[16]</a> M. Riebling, <i>Le spie del Vaticano. La guerra segreta di Pio XII contro Hitler</i>, Mondadori, Milano 2016.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref17">[17]</a> Adolf Hitler (1889-1945).</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref18">[18]</a> Su questo punto <i>cf</i> anche: P.L. Guiducci, <i>Il Terzo Reich contro Pio XII</i>. <i>Papa Pacelli nei documenti nazisti,</i> San Paolo, Cinisello Balsamo 2013.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref19">[19]</a> Ad esempio: American Jewish Joint Distribution Committee; Va&#8217;ad ha-Hatsala (“Comitato di soccorso”).</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref20">[20]</a> Il Circolo di Kreisau (<i>Kreisauer Kreis</i>) venne fondato a<i> </i>Berlino dal conte Helmuth James Graf von Moltke (1907-1945). Si proponeva di definire il sistema politico e sociale della Germania post-nazista, di riflettere sul futuro dell’Europa. Von Moltke fu arrestato nel 1944, quando Hitler decise di regolare i conti con tutti i suoi critici e oppositori, ma l’eliminazione fisica del Führer fu sempre estranea alle finalità del gruppo di Kreisau e alla cultura cristiana del suo fondatore.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref21">[21]</a> Preussisches Mustergefängnis Moabit<b>.</b></p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref22">[22]</a> F. Rizzi, <i>Pio XII e Hitler, lettere fantasma</i>, in: ‘Avvenire’ &#8211; Agorà &#8211; 12 novembre 2009.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref23">[23]</a> Dal 1978 fu vice presidente dell&#8217;<span style="color: #000000;"><a title="Unione delle comunità ebraiche italiane" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Unione_delle_comunit%C3%A0_ebraiche_italiane"><span style="color: #000000;">UCEI</span></a></span>, l&#8217;Unione delle comunità ebraiche italiane, ne divenne presidente cinque anni dopo.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref24">[24]</a> Questo gesuita era all&#8217;epoca Rettore del Pontificio Istituto Biblico. Fu pure confessore di Pio XII. In seguito venne creato cardinale. Fu un pioniere del dialogo ebraico-cattolico. Durante il periodo bellico sostenne l&#8217;opera di salvataggio di ebrei all&#8217;interno dell&#8217;Istituto.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref25">[25]</a> Ritrovati nel settembre 2023<b>.</b></p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref26">[26]</a> I suoi diari personali, custoditi oggi presso l’Archivio Storico della Provincia Euro-Mediterranea dei Gesuiti, offrono una cronaca diretta della Seconda guerra mondiale, inclusa una descrizione in tempo reale del bombardamento di Roma del 19 luglio 1943.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref27">[27]</a> Nei documenti vaticani desecretati è emerso che nel 1941 la Nunziatura Apostolica di Berlino inviò a Roma le prove evidenti che le autorità naziste manomettevano regolarmente i sacchi postali diplomatici del Vaticano e ne violavano i sigilli per intercettare i messaggi del Papa.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref28">[28]</a> Una delle prove è la missiva inviata da Pio XII il 30 aprile 1942 al vescovo di Berlino, il conte Konrad von Preysing. Si riporta un passo: “(…) Ci ha recato grande consolazione nel sentire che i Cattolici, e proprio i Cattolici Berlinesi, hanno recato soccorso ai cosiddetti non-ariani nella loro afflizione. In questo senso noi esprimiamo un sentimento di paterno riconoscimento e di intima compassione per il prelato Lichtenberg. Un’ulteriore prova è emersa dai diari storici della rivista dei gesuiti “La Civiltà<b> </b>Cattolica”. Nelle note private del dicembre 1943 scritte dal direttore di allora, il gesuita <i>padre Giacomo Martegani</i>, viene esplicitato l&#8217;interessamento personale del Pontefice per garantire la salvezza e il rifugio dei perseguitati.<br />
Una terza prova fa riferimento alla frase di Papa Pacelli rivolta al rettore della Gregoriana p. Paolo Dezza: “(…) Eviti di accogliere i militari (…) ma per gli altri ben volentieri: civili, ebrei, perseguitati”.</p>
</div>
<div>
<p style="text-align: justify;"><a title="" href="#_ftnref29">[29]</a> R. Leiber SI, <i>Pio XII e gli ebrei di Roma, 1943-1944</i>, 4 marzo 1961, in: ‘La Civiltà Cattolica’, quaderno 2657, pp. 449-458.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Per saperne di più<br />
</em></strong>E. Casale, <em>I gesuiti Giusti</em>, in ‘Popoli’, gennaio 2010, pp. 50-52.<br />
V. A. Lapomarda, <em>100 (Cento) Heroic Jesuits of the Second Worls War</em>, College of the Holy Cross, Worcester, MA, 2015.<br />
<i>Id</i>., <em>The Jesuits and the Third Reich; 2nd Edn</em>, Edwin Mellen Press, Lewiston (NY) 2005.<br />
Redazione, <em>La memoria come impegno</em>, in: ‘Gesuiti Educazione’, Fondazione delle Scuole Ignaziane, Milano, 27 gennaio 2026.</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
]]></content:encoded>
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		<title>GIOVANNI PALATUCCI, “GIUSTO TRA LE NAZIONI”: LE VERITÀ EMERGENTI</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Mar 2025 14:19:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Pier Luigi Guiducci - &#160; L’indagine storica, i nuovi documenti e le evidenze testimoniano le strategie messe in atto dal commissario di P.S. di Fiume per confondere l’apparato burocratico e intralciare le ricerche degli ebrei tra il 1943 e il 1944. · Nel migrare del tempo molti dibattiti sulla &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="right">di Pier Luigi Guiducci -</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;" align="center"><em><strong>L’indagine storica, i nuovi documenti e le evidenze testimoniano le strategie messe in atto dal commissario di P.S. di Fiume per confondere l’apparato burocratico e intralciare le ricerche degli ebrei tra il 1943 e il 1944.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">·</span></p>
<p style="text-align: justify;">Nel migrare del tempo molti dibattiti sulla persona e l’operato del Commissario di P.S. Dr Giovanni Palatucci (1909-1945), nel periodo del secondo conflitto mondiale, si sono sfocati con una nuova documentazione resa pubblica. In particolare, sono state accertate le modalità con le quali questo responsabile dell’ufficio stranieri della Questura di Fiume, ideava strategie capaci di sottrarre ebrei perseguitati a una tragica fine. E contemporaneamente, è stato chiarito il ruolo avuto da un collaborazionista dei nazisti. Tale individuo orientò i militari tedeschi nell’operazione di arresto di Palatucci (13 settembre 1944). Il Reggente la Questura di Fiume fu detenuto a Trieste. Venne in seguito deportato nel KZL <i>(</i><em>Konzentrationslager</em>) di Dachau. Vi giunse il 22 ottobre 1944. Morì in questo campo per tifo. Aveva 36 anni. Nel 1990 Palatucci è stato dichiarato “Giusto tra le Nazioni” per aver difeso più Ebrei.<a title="" href="#_ftn1">[1]</a></p>
<h3 style="text-align: justify;">La memoria e la riconoscenza</h3>
<div id="attachment_14630" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="https://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2025/02/Pal1.jpg"><img class=" wp-image-14630 " alt="Giovanni Palatucci nel 1941 (a sinistra), e nel periodo vicino all’arresto (a destra)." src="https://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2025/02/Pal1.jpg" width="250" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Giovanni Palatucci nel 1941 (a sinistra), e nel periodo vicino all’arresto (a destra).</em></p></div>
<p style="text-align: justify;">Durante il secondo dopoguerra, la Comunità ebraica cominciò a far memoria di coloro che avevano protetto e salvato i perseguitati dal regime nazista, sostenuto anche dalle leggi razziali italiane. Nell’archivio storico della Polizia di Stato italiana, ad esempio, tra più documenti, è pure conservato del materiale riguardante una commemorazione (febbraio 1955) della figura di Palatucci. Si possono leggere interventi del ministro d’Israele Eliahu Sasson<a title="" href="#_ftn2">[2]</a> e del Rabbino Capo di Roma Elio Toaff<a title="" href="#_ftn3">[3]</a> (un’iniziativa analoga venne promossa a Gerusalemme).<a title="" href="#_ftn4">[4]</a> Unitamente a ciò, nell’archivio del Dipartimento Giusti di Yad Vashem, si trovano anche gli atti che riguardano, tra l’altro, la intestazione di una strada, presso Ramat Gan, a Palatucci.<a title="" href="#_ftn5">[5]<br />
</a>Nell’aprile del 1955, l’Unione delle Comunità Israelitiche Italiane presentò un elenco di persone che si erano distinte nell’aiuto agli Ebrei perseguitati dal governo di Berlino e dal regime fascista.<a title="" href="#_ftn6">[6]</a> Tra i 23 nomi (ricevettero una medaglia d’oro) si trova il nominativo di Giovanni Palatucci. Con lui, è anche indicato il commissario di P.S. Olindo Cellurale.<a title="" href="#_ftn7">[7]</a> Quest’ultimo, venne premiato per aver avvisato gli Ebrei di Abbazia di un imminente rastrellamento ad opera delle forze tedesche.<a title="" href="#_ftn8">[8]<br />
</a>I dati sopra riportati, insieme a quelli individuati nei più recenti studi su Palatucci, hanno modificato talune posizioni critiche espresse, negli anni Duemila, da un nucleo ristretto di autori ebrei.<br />
1] È stato, ad esempio, dimostrato che la Polizia italiana di Fiume non era competente per gli arresti, avocati dal comando germanico del Litorale adriatico.<br />
2] Unitamente a ciò assume rilevanza anche un altro fatto: i rintracci e le identificazioni di ebrei furono attuati solo quando i ricercati avevano già subìto l’arresto.<br />
3] C’è poi da sottolineare un’evidenza. Quanto studiato dai ricercatori attesta il comportamento della Questura di Fiume in caso di richieste mirate al rintraccio di singoli o di gruppi di ebrei ricercati. In tali circostanze, da Fiume ci si limitava a comunicare l’ultimo indirizzo noto. Tale informativa risultava ovviamente inutile. Nei dispacci, inoltre, si scriveva di ignorare ove si trovavano in quel momento le persone da arrestare. Colpisce anche il fatto che nelle note della Questura si sottolineava che i ricercati in questione avevano dimostrato un’ottima condotta. Su di loro non erano emersi sospetti o lamentele.<i><br />
</i></p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>Strategie per salvare Ebrei</i></h3>
<p style="text-align: justify;">Attraverso lo studio delle carte del tempo è stato possibile acquisire ulteriori informazioni che riguardano il <em>modus operandi </em>di Palatucci.<br />
1] Colpisce il fatto che in più occasioni il commissario controllava la posta in arrivo prima degli addetti al protocollo. Era un modo per conoscere immediatamente le possibili criticità. Ciò consentiva di ideare delle possibili difese a favore dei perseguitati del tempo.<br />
2] Inoltre, studiando le date di vari messaggi, ci si accorge che il funzionario era abituato a rispondere con ritardi notevoli, oppure inviava messaggi di richiesta di ulteriori chiarimenti. In tal modo faceva passare del tempo per cercare di vanificare in qualche modo l’indagine persecutoria.<br />
3] Unitamente a ciò, Palatucci utilizzava i suoi più stretti collaboratori per accompagnare ebrei verso territori anche non italiani. Si conserva al riguardo una lettera del 22 maggio<i> </i>1955. È scritta da Walter Vertes<a title="" href="#_ftn9">[9]</a>, e indirizzata alla Comunità ebraica di Padova. Si riporta qui di seguito il testo.<br />
“Mi rivolgo a Codesta Spettabile Comunità con viva preghiera di voler cortesemente segnalare a chi compete il sottoindicato nominativo, distintosi in modo particolare nell’aiutare numerosi ebrei fiumani, specie negli anni 1943/44, periodo delle deportazioni in massa &#8211; a rischio e pericolo della propria vita! Si tratta del Signor Maione Francesco<a title="" href="#_ftn10">[10]</a>, Castello n. 5460, Venezia. Egli era precisamente il più stretto collaboratore dell’allora Commissario della Questura di Fiume, ora defunto Dott. Palatucci, e come tale, pur in veste di funzionario, dava il suo prezioso aiuto ai tanti ebrei, accompagnando anche personalmente una famiglia (di nome Neves) al confine svizzero, salvando così i suoi componenti. Nel 1944, pur essendo in servizio all’uscita della stazione col preciso compito di fermare gli ebrei che tentassero di allontanarsi, permise a tutti di fuggire, dimostrando così il più alto senso umanitario e di uomo di cuore! Lo ritengo pertanto meritevole per essere premiato almeno con un Certificato di benemerenza, giusto riconoscimento per il disinteressato appoggio prestato in quei momenti tristi”.<a title="" href="#_ftn11">[11]</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>Dettagli su una strategia </i></h3>
<div id="attachment_14629" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="https://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2025/02/Pal2.jpg"><img class=" wp-image-14629 " alt="Palatucci (seduto) con i suoi collaboratori:  Antonio Sciaraffia, Francesco Maione e Americo Cucciniello (primo da destra). " src="https://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2025/02/Pal2.jpg" width="250" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Palatucci (seduto) con i suoi collaboratori: Antonio Sciaraffia, Francesco Maione e</em><br /><em>Americo Cucciniello.</em></p></div>
<p style="text-align: justify;">Tra i diversi casi di ebrei in pericolo di cui si occupò Palatucci, rimane significativa la vicenda di Elena Weiss-Berger e della sua famiglia.<br />
L’11 dicembre del 1943 il questore di Fiume (dr. Roberto Tommaselli<a title="" href="#_ftn12">[12]</a>) dispone il rintraccio e la sorveglianza, ma non l’arresto, di 213 ebrei.<a title="" href="#_ftn13">[13]<br />
</a>Tra questi ricercati, sono citati anche gli ebrei fiumani: Giacomo Galandauer, Elena Weiss, Eugenio Galandauer, Cecilia Galandauer, Antonia Galandauer, Laura Berger ved. Weiss, Carlotta Weiss ved. Jakobovits, Edda Jacobovits, Oskar Jacobovits.<br />
Il 15 dicembre dello stesso anno il questore di Ravenna (dr. Arturo Neri) ordina alle Questure di Fiume e di Udine<a title="" href="#_ftn14">[14]</a> l’arresto degli ebrei fiumani perché hanno lasciato senza autorizzazione le località ove dovevano restare, e si sono resi irreperibili. Dette località (nella Romagna) sono sotto il controllo della Questura di Ravenna.<br />
La direttiva del dr. Neri, pur arrivata a Fiume il 15 dicembre 1943, viene protocollata in arrivo solo il 12 febbraio 1944.<a title="" href="#_ftn15">[15]</a> Si tratta di un ritardo di due mesi. Per quale motivo? Sull’originale del telegramma ci sono delle correzioni ai nominativi attribuite a Palatucci. Qualcuno, anni dopo, criticherà queste correzioni accusando Palatucci di aver favorito l’identificazione degli ebrei ricercati.<br />
A questo punto, diventa importante approfondire le vicende successive per comprendere aspetti di una strategia che non doveva essere scoperta.<br />
1] La Questura di Fiume scrive a quella di Udine. E chiede di utilizzare per gli ebrei che Ravenna intende arrestare il solo rintraccio e la sorveglianza (<i>quindi non l’arresto</i>).<br />
2] Il questore di Udine, che aveva anche lui ricevuto la direttiva di Ravenna, scrive allora a quello di Fiume per capire: gli ebrei dovevano essere arrestati (<i>rif.</i> <i>direttiva di</i> <i>Ravenna</i>), o erano solo da rintracciare e sorvegliare (<i>rif. posizione di Fiume</i>)?<br />
3] Palatucci risolve la questione in questo modo: fa svolgere delle ricerche in città. Queste, accertano la non presenza ebrea a Fiume. Poi comincia a far trascorrere del tempo, malgrado i due solleciti di Udine.<br />
Il 4 maggio del 1944 Palatucci, divenuto Reggente della Questura fiumana, risponde a Udine.<br />
Non affronta il quesito (arresto o sorveglianza?). Si limita solo a ricordare la circolare di Fiume del 15 dicembre 1943 (sorveglianza ebrei). In pratica, finge di non conoscere la circolare della Questura di Ravenna (<i>che invece conosceva</i>).<br />
Perché tale comportamento? Per confondere l’apparato burocratico, e per intralciare le ricerche. Nello stesso periodo (maggio 1944) i nove ebrei ricercati da Ravenna si dirigevano da questa città alla volta di Tirano, in Valtellina. L’aiuto a questi perseguitati venne fornito dalla signora Lydia Gelmi Cattaneo<a title="" href="#_ftn16">[16]</a>, di Bergamo.<br />
Si inserisce qui un altro dato. Riguarda le due testimonianze dell’agente Americo Cucciniello<a title="" href="#_ftn17">[17]</a>, conservate presso l’Ufficio Storico della Polizia di Stato. In quella del 22 giugno 1999, il teste dichiara: “Fui chiamato &#8211; posteriormente ai fatti di Cavaglià (Vercelli)<a title="" href="#_ftn18">[18]</a> &#8211; dal dott. Palatucci per andare a Ravenna, dove c’era una famiglia di due persone, moglie e marito, da trasferire a Bergamo dal dott. Scarpa, allora Commissario Capo dell’Ufficio Politico (ora defunto). Il marito della signora fu incamminato in Svizzera, mentre la signora proseguì fino a Torino presso una famiglia di amici del dott. Palatucci; la signora si chiamava Helen Weiss (fiumani commercianti in cristalleria)”.<a title="" href="#_ftn19">[19]</a> Già da queste annotazioni emerge un lavoro di rete a favore degli ebrei. Ma la vicenda non termina qui.<br />
Mentre Elena Weiss e famiglia si stavano mettendo in salvo verso la Svizzera, si attiva di nuovo la Questura di Udine. Questa, specifica che la circolare che chiedeva l’arresto degli ebrei proveniva da Ravenna e non da Fiume. Per opportuno chiarimento l’atto di Ravenna è nuovamente trasmesso a Palatucci<a title="" href="#_ftn20">[20]</a> (che in realtà lo conosceva, e che corregge alcuni nominativi). A Fiume la circolare arriva il 15 maggio 1944, il protocollo è del 29 successivo, ma la risposta non è fornita subito. Solo il 4 giugno, il Reggente fa svolgere delle ricerche con l’annotazione “urge”.<br />
Si rimane colpiti da tale dinamica. La pratica, definita urgente, viene impostata solo dopo tre settimane. Comunque, l’agente incaricato fa una ricerca e relaziona: “Pregiomi riferirmi che il fascicolo ‘Elenco ebrei provincia di Fiume’ non si rinviene in nessun modo. Si allega il fascicolo personale della Weisz [<em>sic</em>] Elena fu Ignazio”.<a title="" href="#_ftn21">[21]</a><i><br />
</i></p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>Un mistero che non è tale</i></h3>
<p style="text-align: justify;">In tale contesto, lo studioso si chiede: per quale motivo non si trovava l’elenco degli ebrei fiumani? C’è una responsabilità dell’Anagrafe? O di un altro agente (Fiorentin<a title="" href="#_ftn22">[22]</a>)? O piuttosto c’è di mezzo Palatucci (la Questura di Fiume ne doveva avere una copia)?<br />
A questo punto, Palatucci fa spedire il seguente messaggio: “Si comunica (…) che per gli stessi [<i>ebrei della famiglia Weiss-Berger-Jakobovits-Galandauer</i>] furono, a suo tempo, diramate le ricerche solo per il rintraccio<a title="" href="#_ftn23">[23]</a>, in quanto nella zona di operazioni “Litorale Adriatico” non è consentito alle Autorità italiane adottare provvedimenti in materia di razza, avendoli le Autorità germaniche riservati alla propria competenza”.<br />
Un’altra mano aggiungeva nella minuta: “Si ritiene, pertanto, che debba essere applicata la circolare della Questura di Ravenna, per quanto concerne i provvedimenti da adottare”.<a title="" href="#_ftn24">[24]<br />
</a>La strategia “sottotraccia” di Palatucci risulta evidente se osservata con attenzione. Da una parte egli addossa ai tedeschi (già impegnati comunque in operazioni belliche) ogni responsabilità. Dall’altra, si fa vedere in apparenza ligio alle decisioni di Ravenna (arresto) ben sapendo che gli ebrei ricercati erano ormai in salvo. Con questo “<i>escamotage</i>” si evitava di far nascere tra i tedeschi sospetti sull’alleato italiano (con conseguenti inchieste interne). A tale tattica si aggiunge un voluto ritardo di quasi sette mesi nel fornire una risposta a chi l’aveva chiesta con urgenza.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>L’arresto di Palatucci. Quali motivazioni?</i></h3>
<p style="text-align: justify;">La vicenda Palatucci, però, non si conclude qui. La Polizia germanica lo arresta (13 settembre 1944) a seguito di intese tra tedeschi e collaborazionisti. Segue un processo, una condanna, e una deportazione a Dachau. In questo <i>lager</i> il Reggente la Questura di Fiume muore (10 febbraio 1945).<br />
Fin dall’inizio dell’operazione emerge l’interrogativo sulle motivazioni dell’arresto, e sull’azione di un delatore. La situazione infatti non è chiara. Il Reggente viene infatti fermato e tradotto in carcere solo da forze tedesche. Le autorità italiane del tempo rimangono all’oscuro di tutto.<br />
A questo punto, il Prefetto del Carnaro informa il Capo della Polizia della R.S.I.: “(…) Per motivi che sconosconsi, il 13 corr. Polizia sicurezza germanica habet proceduto arresto e traduzione Trieste Reggente Palatucci Giovanni (…)”.<a title="" href="#_ftn25">[25]</a> Poi scrive un’altra informativa e annota: “(…) secondo informazione da fonte germanica, il fermo del dr. Palatucci sarebbe stato determinato dal rinvenimento di un piano relativo alla sistemazione di Fiume come città indipendente, tradotto in inglese. Secondo la stessa fonte, tale piano avrebbe dovuto raggiungere la Svizzera, per interessamento del dr. Palatucci ed essere ivi consegnato alle autorità inglesi per l’esame. Mancano altri particolari. Il dr. Palatucci trovasi ancora a Trieste in stato di fermo, a disposizione delle Autorità di Polizia germaniche”.<a title="" href="#_ftn26">[26]<br />
</a>Tale informativa, però, non convince i responsabili della Polizia. Quest’ultima, specie l’Ufficio politico, conservava infatti fascicoli riguardanti i capi dei partiti, l’attività degli azionisti, il movimento degli autonomisti. L’Ufficio aveva informato anche gli altri responsabili della Questura. Unitamente a ciò pure i tedeschi controllavano ogni esponente politico, specie se inserito in gruppi ostili a Berlino.<br />
Occorre poi non dimenticare che Palatucci, a motivo del suo ruolo, seguiva le vicende del tempo, incluse quelle afferenti ai circoli fiumani. Il Reggente, però, manteneva un proprio orientamento non equivoco: Fiume era italiana. Lo conferma, tra l’altro, anche il suo rispetto verso la bandiera posizionata in Questura.<a title="" href="#_ftn27">[27]<br />
</a>Palatucci, in definitiva, non nascondeva in casa documenti “compromettenti”. Da ciò si deduce una possibile azione “sporca” tedesca effettuata nel momento dell’irruzione (“ritrovamento casuale” di materiale altamente compromettente).<br />
C’è, ancora, un dato non debole da valutare. Il Reggente la Questura di Fiume non poteva essere arrestato senza la constatazione di un reato talmente grave da esigere un arresto immediato, un processo con una sola udienza<b>, </b>una<b> </b>condanna.<br />
Di conseguenza, per arrivare a neutralizzare il “reo” era necessaria la “scoperta” di una prova inequivocabile, tale da configurare la flagranza di reato. Solo in questo contesto non era richiesta l’audizione di testi. In quel momento veniva applicato il codice penale tedesco di guerra. Era prevista la pena di morte, con procedura immediata (senza dibattimento), soprattutto per i reati di diserzione e di alto tradimento. Alla luce dei dati ricordati, si configura, però, una situazione non chiara, palesemente equivoca: “fonti germaniche” (quali?) attestano un episodio gravissimo ma non esplicitano in dettaglio gli elementi di accusa. Qualcosa, quindi, non quadra.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>Gli eventi successivi</i></h3>
<div id="attachment_14631" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="https://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2025/02/Pal3.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-14631" alt="Kappler risponde al Capo della Polizia della RSI " src="https://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2025/02/Pal3-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Kappler risponde al Capo della Polizia della RSI</em></p></div>
<p style="text-align: justify;">Le autorità italiane si rendono conto che è necessario acquisire una informazione puntuale. Si teme anche una possibile chiusura della Questura. Non si poteva rimanere legati a dati generici. A questo punto, il Capo della Polizia della RSI scrive (2 novembre 1944) al tenente colonnello delle <i>SS</i> Herbert Kappler<a title="" href="#_ftn28">[28]</a>: “Pregasi dare cortesi informazioni sui motivi che hanno condotto al fermo da parte germanica del Dottor Palatucci (…)”.<a title="" href="#_ftn29">[29]<br />
</a>Erano già trascorsi quasi due mesi dall’arresto del Reggente. Ne dovranno trascorrere altri due prima dell’arrivo della risposta di Kappler: “(…) si comunica che il Palatucci fu arrestato per aver mantenuto contatti con un servizio informativo nemico (…)”.<a title="" href="#_ftn30">[30]<br />
</a>Anche in questo caso la risposta di Kappler risulta equivoca. In una situazione di “alto tradimento” si tace proprio sulle spie nemiche. I tedeschi, è utile ricordare, erano circondati in quel momento da più avversari. Si ricordano, ad esempio, i servizi di <i>intelligence </i>alleati (specie quelli inglesi), ma anche i partigiani titini avevano i loro infiltrati. In realtà, l’elenco non si esaurisce qui. Sono nemici pure gli italiani schierati su posizioni anti-naziste. E gli stessi ebrei erano stati dichiarati “nemici” dalla Repubblica Sociale Italiana (14 novembre 1943).<br />
Lo storico, quindi, deve esaminare una realtà complessa, non facile da decifrare per l’assenza di dati espliciti. A questo punto, i ricercatori si sono chiesti: esistono forse altre strade per arrivare a capire i motivi dell’arresto di Palatucci?</p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>La situazione all’interno della Questura</i></h3>
<p style="text-align: justify;">La ricerca si è quindi focalizzata sull’ambiente di lavoro del Reggente. E sono emerse alcune evidenze. Il 30 luglio del 1944, il Prefetto Spalatin scrive al Capo della Polizia della R.S.I. descrivendo la Questura di Fiume in questi termini: “(…) È in balia di se stessa, diretta dal Commissario Palatucci che non dà alcun affidamento (…)”.<a title="" href="#_ftn31">[31]<br />
</a>Il giudizio è duro. Però lo si deve completare con il seguente dato. Il Reggente diffidava dell’acceso fascista (filo-tedesco) Spalatin. Lo attesta il fatto che aveva trasmesso al Capo della Polizia (scavalcando il diretto superiore) rapporti molto precisi sul triste stato in cui versava la Questura, e sulla passività del Prefetto Spalatin con i nazisti.<br />
Su questa situazione critica si trovano dei cenni (generici) nelle lettere di Giovanni Palatucci alla famiglia. Altri dati sono riportati nella lettera di un poliziotto &#8211; Nunzio Gabriele<a title="" href="#_ftn32">[32]</a> &#8211; allo zio del Reggente, il vescovo Giuseppe Maria Palatucci.<a title="" href="#_ftn33">[33]</a> Nel testo si conferma la positiva interazione del Reggente con gli ebrei, e si aggiungono anche due evidenze:<br />
1] l’atteggiamento sospettoso dei tedeschi verso il Reggente;<br />
2] l’opera nefasta di un individuo, vice commissario di complemento (convinto fascista) ai danni di Giovanni Palatucci. Su questa vicenda scrive Nunzio Gabriele a Mons. Palatucci: “(…) Corse voce che il Dr. Palatucci fosse stato fatto prelevare ad opera di questo sopra citato cattivo individuo. Ciò andò sempre più avvalorandosi perché costui, successivamente, diventò persona di fiducia del comandante tedesco della zona di Trieste e Fiume, dal quale ebbe battezzato un figlio o una figlia. Non ricordo ora il nominativo di quel triste individuo, ma le assicuro, Eccellenza, che esso fu da me denunziato all’Ufficio epurazione al mio rientro in Patria, citando tra gli altri, appunto il caso del Dr. Giovanni Palatucci”.<a title="" href="#_ftn34">[34]</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>Chi è questo cattivo individuo?</i></h3>
<p style="text-align: justify;">Alla luce dei dati forniti da Nunzio Gabriele, e delle informative conservate presso l’Ufficio Storico della Polizia di Stato, si è arrivati a focalizzare l’individuo che tramò ai danni di Palatucci. Si chiama Emilio Filippi. Nel periodo dei fatti esaminati in questo saggio, era commissario ausiliario di Polizia presso la Questura di Fiume. Nasce a Pontecorvo (Frosinone) nel 1911. Si laurea in Scienze Politiche e Sociali. A Napoli entra nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (“capo-manipolo”). A 25 anni comanda tre squadre di “camicie nere”. Nell’Esercito ricopre il grado di sottotenente di complemento. Combatte nella guerra civile spagnola. In tempi successivi, con il secondo conflitto mondiale, Filippi è presente nelle campagne militari in Slovenia e nel Montenegro.<br />
In seguito viene arruolato come Vice Commissario ausiliario. 5 febbraio 1944: il comando germanico a Roma (che lo vuole inserito nell’Urbe o a Fiume<a title="" href="#_ftn35">[35]</a>) riesce a farlo assegnare alla Questura di Fiume. Le note personali che lo accompagnano provengono dal Commissariato Celio (Roma). Sono datate 11 gennaio 1944. Il soggetto è descritto “di buona condotta morale e politica, e ammogliato senza prole con Persich Angela di Nicola”.<a title="" href="#_ftn36">[36]</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>Alcune criticità</i></h3>
<p style="text-align: justify;">A Fiume si verificano dei fatti negativi. Palatucci annota dei rilievi su Filippi. Queste trascrizioni sono state ritrovate in un rapporto del 17 maggio 1944. Il testo si collega a una richiesta del Filippi di trasferimento. Voleva prestare servizio nel Commissariato di P.S. di Portogruaro<a title="" href="#_ftn37">[37]</a>. Nella sua istanza afferma che &#8211; a suo dire &#8211; in quest’ultima località era vacante un posto di funzionario in sott’ordine. Scrive anche sulla necessità di raggiungere la propria famiglia, sfollata da Laurana a Fossalta di Portogruaro.<br />
Palatucci però lo blocca. E informa i superiori. Scrive tra l’altro: “(…) Merita (…) rilevare alcune inesattezze in cui il Filippi è incorso nella redazione dell’istanza. Egli parla, infatti, della propria famiglia, mentre si tratta, se mai, della famiglia della donna, con cui convive, e che è stata da qualche tempo elevata al rango di moglie. Sul conto del Filippi sono state qui raccolte voci di scorrettezze da lui perpetrate durante il servizio militare presso l’Intendenza del Comando della Seconda Armata Ufficio Recupero Materiali e in Spagna, dove esse sarebbero state particolarmente gravi, al punto da fargli rasentare un procedimento penale, miracolosamente scongiurato. Data la presente situazione, non è stato, però, possibile accertare elementi di conferma. (…). Sorti dubbi sulla sussistenza di un vincolo coniugale tra i due, sono stati esperiti accertamenti, ed è risultato che il Filippi e la Persich richiesero alla Parrocchia di Laurana le pubblicazioni matrimoniali che ebbero luogo il 7 o 17 gennaio 1943. Caddero in perenzione, siccome non seguite da matrimonio, il 17 luglio detto. Non consta, dagli accertamenti svolti, che siano state successivamente rinnovate. C’è quindi da ritenere fondatamente che i due vivano semplicemente in concubinato. La Persich è, tuttavia, munita di libretto ferroviario di concessione speciale, quale moglie del Filippi, ed il Filippi percepisce l’indennità di aggiunta di famiglia, come coniugato. La irregolarità della situazione è nota nel vicinato, con quanto vantaggio per il prestigio della Questura è agevole immaginare. (…).<br />
La levatura morale della Persich è caratterizzata, oltre che dai fatti esposti, da una sua dichiarazione fatta alla presenza dei funzionari della Questura: ‘Quando si ha una moglie giovane, tante cose sono più semplici…’. Ciò, ad edificante commento di una sua narrazione circa la intercessione di un funzionario della Polizia germanica, da lei sollecitata a Roma in favore del Filippi. Pare che i due non intendano rinunziare al metodo, se in data 26.4 u.s. la Persich si è presentata a questo capo Provincia, per chiedere un permesso di giorni tre in favore del Filippi, che, però si noti si era ben guardato dal rivolgersi prima allo scrivente. Non è il caso di soffermarsi sulle iniziative galanti, che la Persich ha prese anche nei confronti di qualche persona della Questura. Allo stato delle cose, dunque, la domanda di trasferimento prodotta dal Filippi assume secondaria importanza, benché si sia di avviso che il suo trasferimento a Portogruaro dove si trova la numerosa famiglia della Persich, sia quanto mai inopportuno e suscettibile di gravi inconvenienti. S’impone, invece, un attento esame del caso, ai fini della eliminazione del Filippi dal Corpo di Polizia, alla quale è indegno di appartenere, e agli effetti di accertare le responsabilità penali, in cui egli e la Persich sono incorsi, facendo rilasciare a costei il libretto ferroviario, presentandosi come coniugi, e percependo la citata indennità di aggiunta di famiglia. Si resta in attesa di conoscere i provvedimenti che saranno in proposito adottati”.<a title="" href="#_ftn38">[38]</a><i><br />
</i></p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>Il difficile ruolo di Palatucci</i></h3>
<p style="text-align: justify;">Nel contesto descritto, la posizione di Palatucci risulta molto difficile. È circondato da realtà critiche.<br />
1] Da una parte, l’agente di P.S. Filippi cerca ogni modo per evitare procedimenti disciplinari (e si appoggia sempre più all’occupante tedesco).<br />
2] Dall’altra, Palatucci informa i superiori (10 maggio 1944) dello stato in cui versa la Questura. In pratica, i tedeschi avevano sequestrato i telefoni militari, i mezzi di trasporto, e le armi. Le <i>SS </i>entravano nell’edificio in modo spavaldo, da padroni. La Questura rimaneva priva di una caserma. Gli agenti ausiliari erano poco affidabili. Il Prefetto si mostrava una figura debole. A ciò era da aggiungere il carovita e le deboli condizioni economiche del personale della Questura.<a title="" href="#_ftn39">[39]<br />
</a>Il 4 giugno 1944 il Capo della Polizia della R.S.I. (Tamburini) trasmette a Fiume le sue decisioni: 1] raccogliere prove sul fatto che il Filippi non è coniugato con la Persich; 2] denunciare il Filippi all’autorità giudiziaria per truffa e altri eventuali reati; 3] licenziare il Filippi.<a title="" href="#_ftn40">[40]</a> In definitiva, Tamburini crede in quello che afferma Palatucci, e intende trattare il caso direttamente con il Reggente, scavalcando il Prefetto di Fiume.<br />
Il 7 giugno Palatucci trasferisce l’agente Filippi dalla III<sup>a</sup> Divisione al Gabinetto della Questura. È un modo per controllarlo meglio.<br />
Il 9 giugno Palatucci scrive al Capo della Polizia e al Ministero dell’Interno. Riferisce che il Filippi prima ha dichiarato (8 giugno) di non essere “propenso” al passaggio di compiti, poi ha comunicato che sulla questione avrebbe “conferito con chi di ragione”.<a title="" href="#_ftn41">[41]<br />
</a>Poco dopo, il Reggente riceve una telefonata. È atteso dall’Ufficio del Consigliere Germanico <i>(dr. Karl </i><em>Pachnek</em><em>)</em><i> </i>presso la Prefettura. In questa sede, Palatucci conferma al funzionario sig. Golmayer la propria posizione. Ha dispensato Filippi dal servizio, e intende allontanarlo d’ufficio dalla Polizia. Al riguardo, in questo episodio, sono evidenti taluni tratti della personalità di Palatucci: il senso delle istituzioni<a title="" href="#_ftn42">[42]</a>, la forza d’animo, il dissidio con il Prefetto.<br />
In tale contesto, risulta significativa anche una nota interna (non si conosce l’estensore) che riferisce un fatto. Palatucci aveva chiesto con urgenza il trasferimento di Filippi ad altra sede. Tra i motivi si fa riferimento anche ai pettegolezzi verbalizzati dalla sedicente moglie del Filippi sul conto di funzionari della Questura.<br />
In calce, si possono leggere le disposizioni di Tamburini: “Ordinare il trasferimento a Udine, oppure dimetterlo. Allontanarlo dal servizio”.<a title="" href="#_ftn43">[43]</a> L’11 giugno il Capo della Polizia Tamburini dispone l’immediato trasferimento alla Questura di Udine del Filippi. In caso di rifiuto del soggetto, si doveva dimetterlo dal Corpo.<a title="" href="#_ftn44">[44]</a><i><br />
</i></p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>I nuovi fatti</i></h3>
<p style="text-align: justify;">Il 15 giugno 1944 è registrata un’informativa dal Comune di Laurana. Il Filippi risulta celibe e non residente a Laurana. Conseguenza: la Persich è da considerare nubile.<a title="" href="#_ftn45">[45]<br />
</a>Il 18 luglio, Palatucci informa il Capo della Polizia che il Filippi “proseguendo nella indecorosa condotta di intrighi presso le Autorità germaniche (…) è riuscito a porsi sotto la protezione della locale Sichereitspolizei”. In tal modo ha evitato il trasferimento a Udine. (…) Si ha motivo di ritenere che egli svolga presso tale Polizia opera di confidente, anche a danno della Questura. Ora, il Comandante della Sichereitspolizei, Cap.no Schlunzen<a title="" href="#_ftn46">[46]</a>, con cui si è, tuttavia, in buoni termini, ravvisando nell’opera del Filippi una forma di collaborazione, e non un’attività di delazione, ha finora impedito si iniziassero accertamenti a suo carico, come ha fermato, per motivi analoghi, una procedura disciplinare a carico di un Agente, certo Luperto Antonio, nei cui confronti sarà riferito con separato rapporto. Ha, altresì, posto il veto all’attuazione del trasferimento del Filippi a Udine (…). L’atteggiamento della Polizia germanica è determinato dalla persuasione che si voglia infierire contro il Luperto ed il Filippi, per la loro attività di ‘collaborazione’ con le autorità germaniche, e non, invece per motivi del tutto indipendenti ed anteriori a tali circostanze (…). (…) si trasmette, per debito di Ufficio, l’unita istanza, con cui il Brig. Gino Buricchi<a title="" href="#_ftn47">[47]</a>, addetto alla locale Mensa Agenti, chiede l’autorizzazione di querelarsi contro la moglie, o sedicente moglie del Filippi, per i fatti segnalati con tale nota, e per altri (…)”.<a title="" href="#_ftn48">[48]</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>Una situazione critica</i></h3>
<p style="text-align: justify;">A questo punto si delineano una serie di criticità che influiranno sugli eventi successivi.<br />
1] Filippi, protetto dai tedeschi, accusa i funzionari della Questura di Fiume “di disonestà e irregolarità” nei procedimenti, ma non fornisce chiarimenti sulla propria posizione matrimoniale.<a title="" href="#_ftn49">[49]<br />
</a>2] Palatucci, a sua volta, il 18 luglio 1944 aggiorna il Capo della Polizia su eventi recenti. Alcuni passaggi della relazione risultano molto chiari. “(…) Il controllo germanico su ogni settore della vita pubblica, economica, politica, è assoluto ed incontrollato. L’azione della Polizia germanica continua ad essere esercitata assai spesso su vasta scala, e viene svolta con criterio di durezza e di assoluta mancanza di rispetto della libertà individuale. A partire del 29.6 u.s. è stato condotto un rastrellamento che ha interessato alcune centinaia di persone (…) nei cui confronti si è proceduto ad arresto indiscriminato, nel cuore della notte, e spesso solo per esperire normali accertamenti di Polizia, mancando elementi di colpevolezza. (…) le Autorità italiane o rimangono assolutamente estranee a tali operazioni di Polizia (…), o le avallano e le appoggiano mediante opera di delazione, spesso a fini di vendetta personale (Milizia e P.F.R.<a title="" href="#_ftn50">[50]</a>)”.<br />
Con riferimento agli agenti della Questura, il Reggente annota che esiste “una compagine disciplinare incrinata” con “rilassatezza dei vincoli disciplinari”. Comunque: “Non si lamentano, in verità, casi di diserzione, o esempi gravi di indisciplina, ad eccezione di due, di cui dirò in seguito (…)”.<a title="" href="#_ftn51">[51]</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>Le questioni con la Guardia Nazionale Repubblicana</i></h3>
<p style="text-align: justify;">In tale contesto, oltre a tener testa al Filippi, al Prefetto e ai tedeschi, Palatucci è in difficoltà anche su un altro fronte: quello della Guardia Nazionale Repubblicana. Tale formazione, il 20 maggio 1944, era stata ristrutturata in Milizia Difesa Territoriale. Il III° reggimento era comandato dal tenente colonnello Giuseppe Porcù.<a title="" href="#_ftn52">[52]</a> Il Reggente, attraverso i suoi contatti interni, aveva percepito l’esistere di un disegno nascosto, mirato a colpire la Questura. L’impressione del Palatucci è confermata dai fatti. Porcù era intenzionato realmente a trasferire gli agenti ausiliari della Questura nella Milizia fascista. Lo stesso individuo, d’altra parte, aveva provocato l’arresto di alcuni carabinieri. Devesi inoltre aggiungere il fatto che la G.N.R., dopo l’8 settembre del 1943, aveva assunto il controllo di alcune Questure, e si era tristemente distinta per rastrellamenti, arresti e sequestri. Tutto svolto in modo arbitrario.<br />
Per rendere più duro il suo intervento, Porcù aveva accusato la Questura di presunte irregolarità amministrative. Ciò era avvenuto sulla base di una denuncia fatta in modo doloso da un agente vicino al comandante: Antonio Luperto.<br />
Palatucci, in tale contesto, rimane fermo nei procedimenti attivati. Infatti, aveva già dato inizio (16 giugno 1944) ad accertamenti sulle figure di Porcù e di Luperto.<a title="" href="#_ftn53">[53]</a> Ma avviene un fatto nuovo. Si presenta in Questura un maresciallo (Eichner) della Sichereitspolizei. Chiede di poter accompagnare Luperto al comando della Polizia germanica. Ottiene il permesso. Deve però restituire in seguito l’agente (sottoposto a procedimento disciplinare). Ma la sera stessa Luperto è rilasciato. Da quel momento in poi non lavorerà più in Questura. La Polizia germanica (di cui è un confidente) lo aveva inserito nei propri quadri. Palatucci fa pressioni (senza esito) per riavere Luperto nel proprio Corpo di Polizia. Alla fine, l’interazione con i tedeschi non approda a risultati significativi. Sul piano formale si rende noto che ogni lamentela sul piano disciplinare deve essere inoltrata solo al Reggente la Questura (Palatucci). Ne rimangono esentati solo Luperto e Filippi.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>L’ultima scelta: restare a Fiume</i></h3>
<p style="text-align: justify;">Nell’ultimo periodo della sua permanenza a Fiume, Palatucci è ormai una persona conosciuta e apprezzata in più ambienti. Specie tra gli ebrei in fuga permane una memoria riconoscente. Tale pensiero trova pure conferma nella testimonianza di Tiburzio Berger (detto Tibi).<a title="" href="#_ftn54">[54]</a> Mentre con la sua famiglia è in fuga verso la Svizzera, incontra Palatucci nella stazione ferroviaria di Milano. Su questo episodio riferisce così in una memoria: “(…) Il Dottor Palatucci riconobbe subito mio padre e certamente sapeva che noi eravamo una famiglia ebraica fuggita da Fiume nel tentativo di lasciare l’Italia. Fu proprio il giovane Commissario ad avvicinarsi a mio padre ed a questo punto noi tememmo che ci fermasse e ci consegnasse alla Polizia di Milano, per poi essere ulteriormente consegnati ai tedeschi. Invece il Funzionario si rivolse a mio padre e gli disse: ‘Signor Berger, buongiorno, non abbia paura. Continui pure il suo viaggio che non le metterò alcun ostacolo o impedimento’. Continuammo così la nostra strada ed arrivammo a Como, da dove alcune guide &#8211; già in segreto avvertite che fortunatamente non ci consegnarono ai tedeschi o ai fascisti come al solito accadeva &#8211; ci accompagnarono fino alla rete di confine con la Svizzera, ove potemmo così metterci in salvo. Io, mio padre, mia madre, e le mie quattro sorelle dovevamo così alla generosità e all’altruismo del Dottor Palatucci la salvezza delle nostre vite. Dopo la guerra, ho saputo che il Dottor Palatucci, oltre che la mia famiglia, aveva salvato in Fiume anche tante altre persone di religione ebraica, pagando alla fine con la sua giovane e nobile vita il proprio eroismo”.<a title="" href="#_ftn55">[55]<br />
</a>In tale contesto, a motivo di una situazione fiumana sempre più critica con l’avvicinarsi dei titini, Palatucci avrebbe la possibilità di fuggire. Di mettersi in salvo. Ha più vie di scampo. Può raggiungere una sede meno esposta (scelta messa in atto da alcuni suoi colleghi). Può cercare di far perdere le proprie tracce utilizzando persone fidate. Può accettare l’invito del conte Marcel <em>Frossard</em> de Saugy<a title="" href="#_ftn56">[56]</a> a recarsi in Svizzera. Specie quest’ultima offerta è significativa. Il de Saugy era il direttore tecnico di fabbriche di munizioni in Svizzera e a Budapest.<a title="" href="#_ftn57">[57]</a> Interagiva con i tedeschi sul piano commerciale. Godeva quindi di benefici. Poteva ottenere permessi. Aveva conosciuto Palatucci a Fiume perché non lontano dalla città, a Laurana, c’era un villino di proprietà della madre del conte. Ma Palatucci compie la sua ultima scelta.<br />
Il giovane a cui piaceva la vita, la festa con allegre compagnie, la buona tavola (caffè ristorante Pancera, al centro di Fiume), il nuotare a Buccari, il vestire puntuale nello stile, le sintonìe affettive (rovinate dalla guerra), decide di rimanere a Fiume. Intorno a lui ci sono agenti disarmati, in alcuni casi coniugati, lontani in genere dalle proprie famiglie, con mezzi di sussistenza limitati, in ansia per un domani avvolto da nebbie minacciose.<br />
Non è una scelta facile. Vicino a Palatucci ci sono anche avversari pronti a neutralizzarlo con mezzi abituali in guerra. Ma Palatucci rimane. In Svizzera, al suo posto, invierà due donne ebree.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>Filippi contro Palatucci: il report dell’agente sotto accusa</i></h3>
<p style="text-align: justify;">L’8 agosto del 1944 Filippi fu autorizzato a recarsi a Valdagno, presso la direzione generale della Pubblica Sicurezza. Qui, doveva riferire sulle accuse che aveva indirizzato a Palatucci.<a title="" href="#_ftn58">[58]</a> In tale occasione presenta un report (24 agosto 1944) contro il Reggente. Il testo include riferimenti alla storia personale del Filippi.<br />
Si passa poi a rappresentare episodi ritenuti da quest’ultimo ingiusti (sottrazione della direzione della Divisione, ordine al personale di conferire solo con il Reggente, non assegnazione di pratiche). Ma l’accusa più dura si concentra sull’uso di rilasciare passaporti senza l’autorizzazione del Ministero dell’Interno.<a title="" href="#_ftn59">[59]</a> Il contesto delineato dal Filippi presentava &#8211; però &#8211; zone d’ombra volutamente taciute dal poliziotto. Le restrizioni lamentate dalla guardia erano infatti solo la conseguenza di una politica di autodifesa della Questura. Filippi, infatti, era una spia dei tedeschi. E anche il rilascio dei passaporti era legato ai pericoli incombenti su taluni soggetti, e alla necessità di abbreviare al massimo i tempi del procedimento. L’accusatore di Palatucci, poi, non aveva fatto ovviamente alcun cenno a vicende equivoche della sua vita che rovinavano l’immagine già debole della Questura.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>L’ora della cattura e dell’isolamento</i></h3>
<p style="text-align: justify;">Dopo pochi giorni dalla consegna del documento di Filippi contro Palatucci, quest’ultimo è arrestato in casa da agenti tedeschi. È il 13 settembre 1944. Su questa operazione la Polizia italiana della R.S.I. è tenuta all’oscuro. Si cercano quindi di capire i motivi del provvedimento. Si temono inoltre decisioni contro la Questura (chiusura). In quel momento, l’arresto di un Questore Reggente assume una particolare gravità: a] il comando tedesco ha colpito degli alleati; b] il provvedimento ha riguardato un funzionario di alto grado.<br />
Davanti a tale situazione, gli storici hanno cercato di comprendere le ragioni dell’azione tedesca. Ciò è risultato non facile in assenza del verbale di arresto, e dei successivi atti processuali.<br />
1] Per alcuni autori (es. Napolitano<a title="" href="#_ftn60">[60]</a>) l’accusa a Palatucci può essere stata quella di aver rilasciato dei passaporti senza chiedere la preventiva autorizzazione del Ministero dell’Interno. Un tale fatto si può collegare alla denuncia presentata dal Filippi contro il Reggente.<a title="" href="#_ftn61">[61]</a> Trattandosi di un illecito amministrativo, all’arresto seguiva un processo. La pena prevista era la detenzione in un carcere, o in un lager tedesco. Tale situazione, però, diveniva critica se il beneficiario (o la beneficiaria) del rilascio del documento era un ebreo, o comunque un soggetto che cercava di abbandonare il territorio della R.S.I. Si applicavano allora le norme tedesche penali di guerra.<a title="" href="#_ftn62">[62]<br />
</a>2] Per altri studiosi rimane significativa la comunicazione a firma del col. Kappler. Quest’ultimo, dopo mesi di attesa, risponde alla Polizia della R.S.I. che Palatucci era stato condannato all’internamento a Dachau a motivo dei suoi contatti con il servizio informativo nemico. Tale risposta, però, lascia dubbiosi i responsabili della Polizia perché una interazione con il nemico implicava un processo con una sola udienza, e la condanna alla fucilazione (esistevano precedenti in merito).<br />
3] Esiste anche un pronunciamento dell’Autorità Giudiziaria tedesca: “Il dott. Palatucci durante l’occupazione tedesca risulta aver aiutato molti ebrei a fuggire, per la qual cosa il 13 settembre 1944 venne arrestato dalla Gestapo e a seguito di un processo svoltosi a Trieste davanti a un Tribunale delle<i> SS</i> e della Polizia fu condannato ai lavori forzati e rinchiuso nel campo di concentramento di Dachau”.<a title="" href="#_ftn63">[63]<br />
</a>4] Da ricordare, in ultimo, una tesi che pare debole. Qualcuno ha ritenuto l’arresto di Palatucci basato su una “scoperta” nella sua abitazione di un documento degli autonomisti. Questi fogli dovevano essere consegnati in Svizzera alle forze alleate. Il testo faceva riferimento alla “Libera Città di Fiume”. In pratica si trattava del futuro di Fiume dopo il periodo bellico. Tale ipotesi non convince perché in città le forze dell’ordine conoscevano già i diversi movimenti politici, e perché nell’Ufficio politico della Questura si conservavano fascicoli in merito. Palatucci, quindi, non aveva necessità di nascondere in casa documenti noti a tutti. Inoltre, solo le due ebree salvate dal Reggente e inviate in Svizzera al suo posto potevano recapitare tale materiale. Ma esse erano già in salvo.<i><br />
</i></p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>Nel carcere di Trieste</i></h3>
<p style="text-align: justify;">Nel carcere di Trieste Palatucci fa esperienza dell’isolamento. Dell’abbandono. Chiede aiuto con una lettera (non si è trovato il testo). Riceve solo la visita di due guardie a lui vicine: Alberino Palumbo e Pietro Capuozzo.<a title="" href="#_ftn64">[64]</a> Tra le mani ha solo un piccolo dono. Un pacchetto di sigarette. Nessun altro muove un dito per lui. Ma Palatucci non viene fucilato. Perché? Perché nel frattempo si è mosso il conte<em> Frossard</em> de Saugy. Questo nobile avvicina i tedeschi. Difende il Reggente. Gli salva la vita. Ma non può impedire una condanna al lager di Dachau.<br />
I rapporti di amicizia tra il Reggente e la famiglia Frossard sono provati da una lettera. La scrisse il 21 agosto 1950 la moglie di de Saugy (Gerda), alla madre di Palatucci (21 agosto 1950). Significativa è anche la missiva che il padre di Palatucci (Felice) inviò il 25 agosto 1950 alla consorte di de Saugy. Si riporta qui di seguito un passo importante.<br />
“(…) Ho ricevuto le vostre gentili e gradite lettere e non so come esprimerle i miei sentiti ringraziamenti per il ricordo che serba di mio figlio. Anzitutto le esprimo le mie vivissime condoglianze per la dipartita di suo marito e condivido con lei il grande dolore. So che era un paterno amico di mio figlio e molto lo aiutò a Trieste quando trovavasi nelle mani di quei barbari tedeschi (…). Con l’occasione la prego vivamente per il seguente favore.<br />
Dato che a Roma alla Direzione della Divisione personale della Pubblica Sicurezza, nel fascicolo personale di mio figlio si trovano importanti documenti spediti a suo tempo dal Prefetto di Fiume riguardanti il caro mio figlio quando fu tradotto nelle carceri di Trieste e il comando voleva ancora farlo fucilare<b>, </b>non fu eseguito per il pronto intervento del grande uomo di suo marito che si interessò presso il Comando Tedesco” (segue richiesta di recuperare e valorizzare gli atti conservati a Roma).<a title="" href="#_ftn65">[65]</a><i><br />
</i></p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>In treno verso Dachau</i></h3>
<p style="text-align: justify;">Il 18 ottobre del 1944 Palatucci è consegnato a una scorta tedesca che deve condurlo su un treno. Destinazione: il lager di Dachau. Mentre è rinchiuso in un vagone piombato, scrive una lettera a Maione.<a title="" href="#_ftn66">[66]</a> Per farlo, approfitta di una sosta del treno a Monaco. Si riporta qui di seguito il testo.<br />
“Monaco di Baviera, li 21-10-1944. Carissimo Maione, sono in viaggio per Dachau dove arriveremo oggi o domani. MetteteVi in contatto con il dr. Dubokovic<a title="" href="#_ftn67">[67]</a> cui ho scritto ora sia per il rimpatrio, sia perché attraverso le sue relazioni tedesche, mi faccia pervenire le cose lasciategli e lire quattromila. L’ho pregato di intendersi con Voi. Rendetevi parte diligente. Per il rimpatrio ho scritto anche al Cap. Schlüngen. Fate l’impossibile per ottenermi il rimpatrio al più presto. Tra l’altro, sto male. Ho da tempo una punta d’ernia a sinistra, che negli ultimi due o tre giorni mi ha dato molto fastidio. Forse dovrò operarmi. Contattatemi la mia padrona di casa, regolate il conto anche per questo mese ed il prossimo, e raccomandatele la mia roba. Salutatemi anche Gigi, che ricordo molto amichevolmente, e gli altri amici, che si interessano di me. Penso molto anche a tutto il personale della Questura, sebbene sia un po’ deluso per lo scarso interessamento dimostratomi. Albery<a title="" href="#_ftn68">[68]</a> mi portò un pacchetto di sigarette, e mi commosse. Ricevetti una visita di Capuozzo. Null’altro. Ricordatemi con riconoscenza ad Albery. Il denaro mi occorre anche per l’eventuale operazione. Non saprei quali raccomandazioni farti. RicordateVi di me ed abbiate cura delle mie cose. Soprattutto trattate per il mio rimpatrio. Credete che l’internamento è veramente troppo per le responsabilità che mi attribuiscono. Il treno si è rimesso in moto. Vi abbraccio GioPalatucci. Avete ricevuta la mia lettera in data 17 corr da Trieste?”.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>A Dachau</i></h3>
<p style="text-align: justify;">Nel lager Palatucci interagisce con il sig. Giuseppe Gregorio Gregori<a title="" href="#_ftn69">[69]</a> e con il dr. Feliciano Ricciardelli.<a title="" href="#_ftn70">[70]</a> Questi due testimoni riferiranno in seguito in merito. Gregori sarà compagno del Reggente nella stessa baracca. Ricciardelli vedrà per pochi minuti Palatucci nell’infermeria del lager. Il 10 febbraio 1945 Palatucci muore. Il suo corpo è gettato in una fossa comune. Non sarà più ritrovato.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>Qualche considerazione di sintesi</i></h3>
<p style="text-align: justify;">I documenti studiati da diversi ricercatori, e pubblicati in vari studi, attestano alcune caratteristiche di Giovanni Palattuci che qui di seguito si riassumono.<br />
1] L’assenza di collaborazionismo con le forze tedesche. Al contrario, rimangono agli atti varie denunce del Reggente contro soprusi di ogni tipo di militari del III° Reich. Da considerare, inoltre, la dichiarazione del dott. Camillo Mangani<a title="" href="#_ftn71">[71]</a> del 12 luglio 1946<a title="" href="#_ftn72">[72]</a> ove si specifica che Palatucci “pur non godendo del prestigio del Dr. Tommaselli, perseverò nell’azione antitedesca che ormai era stata eretta a sistema nell’ambiente della questura”. E si aggiunge: “ Il Dr. Palatucci purtroppo non riuscì a fuggire e fu inviato a Dachau ove, si dice, sia morto”.<a title="" href="#_ftn73">[73]<br />
</a>2] Il disprezzo verso i collaborazionisti dei tedeschi.<br />
3] La volontà di non abbandonare i suoi uomini in un’ora critica. Pur avendo la possibilità di essere accolto in Svizzera, il Reggente rimane a coordinare una Questura rimasta fortemente indebolita nei mezzi ed estromessa nelle azioni di istituto.<br />
4] Un sostegno all’italianità della terra fiumana. Tutta la documentazione studiata attesta nel Reggente la volontà di rispettare fino alla fine l’identità del popolo italiano.<br />
5] Un coraggio non dettato da impulsività, ma regolato dalla piena consapevolezza della proprie azioni, e dalle possibili conseguenze a queste legate.<br />
A questi aspetti è da aggiungere una memoria del Palatucci che precede quella degli ambienti famigliari. Oltre alle molte testimonianze ebraiche raccolte in diversi saggi, e alle affermazioni di Mangani, si ricordano anche le stesse note delle autorità comuniste jugoslave. Si riporta qui di seguito la scheda su Giovanni Palatucci ritrovata nell’Archivio di Stato di Fiume.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>D.A.R.-106 (Drzavni Arhiv Rijeka &#8211; Archivio Statale Fiume), Gradska komisija za utvrdivanje ratnih zlocina okupatora i njihovih pomagaca u Rijeci (Commissione cittadina per l’accertamento dei crimini di guerra dell’occupante e dei suoi collaboratori di Fiume), busta 3, Popis osoba osumnjicenih za ratne zlocine i onih koji bi mogli biti osumnjiceni, Elenco dei criminali, Razni popisi osumnjic&#8217;enih za ratne zlocine 1941-1943, Popis vodecih osoba rijec&#8217;kog redarstva (Questura) poslije 1941. str. 11, Elenco dei dirigenti la Questura di Fiume dopo l’anno 1941, Palatucci Giovanni. Il fondo è composto da 2 libri e da 9 buste. La Commissione cit. operò ufficialmente dal settembre 1945 (anche se iniziò i lavori già tra fine giugno e inizio luglio). fino al settembre 1947. Smise di fatto di operare con la fine di quell’anno. La valutazione su Palatucci (rara perché positiva), all’inizio p. 2 dell’elenco cit. è la seguente: “Aiuto commissario in servizio dal 1930 (rectius 1936) alla primavera del 1944. Funzionario di grandi capacità e benefattore. La polizia tedesca lo internò a Dachau”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Diverso fu il commento dei comunisti titini su Emilio Filippi. Si riporta qui di seguito la scheda.<b><br />
</b></p>
<p style="text-align: justify;"><em>FILIPPI &#8211; Aiuto commissario in servizio dopo l’8 settembre 1943 fino al marzo 1945. Di carattere indeciso ed infimo, molto maligno, fiduciario segreto del comandante della milizia Porcù al quale dettagliatamente riportava tutto ciò che accadeva in questura. Si crede sia stato in contatto con i tedeschi e con la loro polizia. Per un certo tempo prese il comando degli agenti come anche la funzione di capo dei carabinieri, apertamente si spacciava per agente addetto alla sorveglianza dei viveri. Partito due giorni prima dell’arrivo dei partigiani.</em> <em>Ha asportato la bicicletta del dott. Palatucci che si trovava internato in Germania. Ha portato con sé anche molti altri oggetti di proprietà degli ebrei internati nelle abitazioni dei quali abitavano i tedeschi. Pare che ora si trovi nei dintorni di Portogruaro</em>.<a title="" href="#_ftn74">[74]</a></p>
<p style="text-align: justify;"><b> </b></p>
<p style="text-align: justify;"><b> </b></p>
<div><strong><em>Note</em></strong></div>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref1">[1]</a> Cf anche: AA.VV., <i>Cattolici in soccorso di Ebrei. Palatucci, Pio XII e il Caso di Campagna</i>, a cura di M. Naimoli e di M.L. Napolitano, Edup, Roma 2024. AA.VV., <i>F</i><i>ecero la scelta giusta. I Poliziotti italiani che si opposero al nazifascismo</i>, a cura di R. Camposano, Ufficio Storico della Polizia di Stato, Roma 2023. P.L. Guiducci, <i>Shoah a Fiume. Giovanni Palatucci “Giusto tra le Nazioni</i>”, EDUCatt, Milano 2024.<br />
<a title="" href="#_ftnref2">[2]</a> Eliahu Sasson (1902-1978).<br />
<a title="" href="#_ftnref3">[3]</a> Elio Toaff (1915-2015).<br />
<a title="" href="#_ftnref4">[4]</a> Ufficio Storico della Polizia di Stato (USPS), Fondo Palatucci, b. 7, I E089.<br />
<a title="" href="#_ftnref5">[5]</a> In tale occasione fu presente anche il rabbino di Budapest Fabiano Herschkoovits. Cf in merito: USPS, Fondo Palatucci, b. 3, fasc. 3 (in ebraico; si fece in seguito una traduzione in italiano).<br />
<a title="" href="#_ftnref6">[6]</a> Unione delle Comunità Israelitiche Italiane. Comitato per le Celebrazioni del decimo Anniversario della Liberazione. Elenco di coloro che saranno insigniti della Medaglia d’Oro a Milano il 17 aprile 1955. Archivio del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano, Serie “Benefattori”, 9/2.<br />
<a title="" href="#_ftnref7">[7]</a> Divenuto in seguito Vice Questore a Vicenza. Fu poi trasferito a Taranto.<br />
<a title="" href="#_ftnref8">[8]</a> https://digital-library.cdec.it/cdec-web/storico/detail/IT-CDEC-ST0038-000037/cellurale-olindo.html.<br />
<a title="" href="#_ftnref9">[9]</a> Gualtiero (detto Walter) Vertes. Nato a Vienna il 30 giugno 1906. Impiegato.<br />
<a title="" href="#_ftnref10">10]</a> Maresciallo di P.S. Francesco Antonio Maione (1904-1972). (<i>n.d.A</i>.).<br />
<a title="" href="#_ftnref11">[11]</a> <i>Walter Vertes alla Comunità Israelitica di Padova</i>, 22 maggio 1955, Archivio CDEC, Fondo Riconoscimenti e Benemeriti, b. 91, fasc. “Comunità Israelitica di Padova”, f. 153.<br />
<a title="" href="#_ftnref12">[12]</a> Dott. Roberto Tommaselli (nato nel 1901). Entrato nella P.S. nel 1924. Ebbe la nomina a Reggente la Questura di Fiume. In seguito venne assegnato alla Questura di Lucca.<br />
<a title="" href="#_ftnref13">[13]</a> Questura di Fiume, circolare del dr. Roberto Tommaselli 0015704.<br />
<a title="" href="#_ftnref14">[14]</a> Questura di Ravenna, circolare telegrafica alle Questure di Fiume e di Udine (tel. 0738). Questa circolare risulta poi copiata su “Modello Z” il 12 febbraio 1944.<br />
<a title="" href="#_ftnref15">[15]</a> N. 00119/Str.<br />
<a title="" href="#_ftnref16">[16]</a> Lydia Gelmi Cattaneo (1902-1994). Tra il 1943 e il 1945 salvò numerosi ebrei. Nel 1974 le venne conferito il titolo di “Giusta tra le Nazioni”.<br />
<a title="" href="#_ftnref17">[17]</a> Agente di P.S. Americo Cucciniello (1920-2004). Nato ad Avellino.<br />
<a title="" href="#_ftnref18">[18]</a> Operazioni di salvataggio della famiglia Sachs (Lilli, il figlio Boris, il nipotino Igor Lipschitz). (<i>n.d.A</i>.).<br />
<a title="" href="#_ftnref19">[19]</a> Testimonianza (seconda) del sig. Americo Cucciniello. 22 giugno 1999. Ufficio Storico della Polizia di Stato, Roma, Fondo Commissione di Studio su Giovanni Palatucci, Busta 1: “Documenti prodotti dal Gruppo di Lavoro”.<br />
<a title="" href="#_ftnref20">[20]</a> Questura di Udine a Questura di Fiume, 11 maggio 1944, n. 001141 (pervenuta il 15 maggio), Archivio Statale di Fiume, Fondo Questura di Fiume.<br />
<a title="" href="#_ftnref21">[21]</a> <i>Rapporto della guardia di P.S. Eugenio Zanette al dott. Giovanni Palatucci</i>, Questura di Fiume, 14 giugno 1944.<br />
<a title="" href="#_ftnref22">[22]</a> Guardia scelta di P.S. Antonio Fiorentin.<br />
<a title="" href="#_ftnref23">[23]</a> In realtà Palatucci non afferma volutamente il vero. Dalle carte della Questura di Fiume non emerge alcuna iniziativa di rintraccio.<br />
<a title="" href="#_ftnref24">[24]</a> La risposta di Palatucci, preparata il 22 giugno 1944, viene spedita il 5 luglio dello stesso anno. Sono trascorsi quasi <b>sette mesi</b> dalla richiesta della Questura di Ravenna di arrestare la Berger e i suoi, e sono passati <b>sei mesi</b> dalla prima comunicazione della Questura di Udine.<br />
<a title="" href="#_ftnref25">[25]</a> Il Prefetto del Carnaro, Spalatin, al Capo della Polizia Eugenio Cerruti, e p.c. Al Ministero dell’Interno, 14 settembre 1944, tel. 18060, n. 059337 Gab ACS, Min. Int., “Personale”, b. 20bis, Palatucci Giovanni, fasc. 6: Deportazione in Germania e decesso nel campo di Dachau.<br />
<a title="" href="#_ftnref26">[26]</a> Il Prefetto del Carnaro, Spalatin, al Capo della Polizia Eugenio Cerruti, e p.c. Al Ministero dell’Interno, 19 settembre 1944, posta da campo 721 (n. 05937, prot. In arrivo n. 555 del 1° ottobre 1944), <i>ibidem</i>.<br />
<a title="" href="#_ftnref27">[27]</a> In una testimonianza di Americo Cucciniello, “ausiliario” nell’ufficio di Palatucci, è riferito che all’ennesima sua insistenza perché raggiungesse una sede meno esposta (come aveva fatto il questore titolare), Palatucci gli indicò la bandiera e affermò, solenne: “Cucciniello, dite a tutti gli amici che finché sventolerà quel tricolore io rimarrò qui al mio posto”.<br />
<a title="" href="#_ftnref28">[28]</a> Tenente colonnello delle <i>SS </i>Herbert Kappler (1907-1978).<br />
<a title="" href="#_ftnref29">[29]</a> <i>Promemoria per il Colonnello Kappler</i>, 2 novembre 1944. Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell’Interno, “Personale”, b. 20bis, Palatucci Giovanni, fasc. 6: Deportazione in Germania e decesso nel campo di Dachau.<br />
<a title="" href="#_ftnref30">[30]</a> Der Befehishaber der sichereitspolizei v. Des SD in Italien al Capo della Polizia Repubblicana, 10 gennaio 1945, ibidem.<br />
<a title="" href="#_ftnref31">[31]</a> <i>Situazione al 30 luglio 1944 (Fiume)</i>, Relazione del Prefetto di Fiume Spalatin per il Capo della Polizia, Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell’Interno, Gabinetto RSI 1943-45, b. 4.<br />
<a title="" href="#_ftnref32">[32]</a> Vice brigadiere di P.S. Nunzio Gabriele.<br />
<a title="" href="#_ftnref33">[33]</a> Mons. Giuseppe Maria Palatucci (1892-1961). Vescovo di Campagna (Salerno). Medaglia d&#8217;oro al merito civile alla memoria.<br />
<a title="" href="#_ftnref34">[34]</a> Nunzio Gabriele a mons. Giuseppe Palatucci, 6 giugno 1952. <i>Positio Ioannis Palatucci</i>, vol. V, pp. 1452-1453.<br />
<a title="" href="#_ftnref35">[35]</a> Appunto della Questura di Roma, 14 gennaio 1944, Ufficio Storico della Polizia di Stato, “Personale Ausiliario”, fasc. “Filippi Emilio”.<br />
<a title="" href="#_ftnref36">[36]</a> Regio Commissariato di P.S. &#8211; Celio al Comando Divisione agenti di P.S. di Roma, 11 gennaio 1944 n. 59 cat. C. L’informativa rispondeva alla richiesta di informazioni del precedente 4 gennaio (R. N° 10 B. 12/13/66). Ufficio Storico della Polizia di Stato, DGPS, “Personale Ausiliario”, fasc. “Filippi Emilio”.<br />
<a title="" href="#_ftnref37">[37]</a> Nel Veneto. (<i>n.d.A</i>.).<br />
<a title="" href="#_ftnref38">[38]</a> <i>Palatucci al Ministero dell’Interno</i> (Valdagno) <i>e al capo della Polizia</i> (Maderno), 17 maggio 1944, n. 0871, Ufficio Storico della Polizia di Stato, DGPS, “Personale Ausiliario”, fasc. “Filippi Emilio”. Sulla prima pagina dell’atto si trova questa annotazione: ”leggere e riferire”.<br />
<a title="" href="#_ftnref39">[39]</a> Il Questore Reggente di Fiume, Giovanni Palatucci al Capo della Polizia, Tullio Tamburini, <i>Relazione sulla situazione della Provincia di Fiume</i>, 10 maggio 1944, n. 02761, Archivio Centrale dello Stato, Min. Int., DGPS, AA.GG.RR., b. 4, f. 26bis.<br />
<a title="" href="#_ftnref40">[40]</a> <i>Il Capo della Polizia della R.S.I., Tullio Tamburini, al Questore Reggente di Fiume, Giovanni Palatucci</i>, 4 giugno 1944, n. 333.9070-1, Ufficio Storico della Polizia di Stato, DGPS, “Personale Ausiliario”, fasc. “Filippi Emilio”.<br />
<a title="" href="#_ftnref41">[41]</a> <i>Il Questore Reggente di Fiume Giovanni Palatucci al Capo della Polizia Tullio Tamburini</i> (Maderno), e p.c. Al Ministero dell’Interno, Direzione Generale della P.S., divisione Personale (Valdagno) 9 giugno 1944, n. 0871 Gab., urgentissima &#8211; raccomandata, Ufficio Storico Polizia di Stato, DGPS, “Personale Ausiliario”, fasc. “Filippi Emilio”.<br />
<a title="" href="#_ftnref42">[42]</a> Si ricordi anche l’arresto, effettuato da Palatucci a Buccari, di un agente siciliano (sposato) e di uno di Caserta (più giovane). Avevano ucciso due ragazze ebree che volevano violentare. Cf anche: A. Picariello, <i>Capuozzo, accontenta questo ragazzo</i>, San Paolo, Cinisello Balsamo 2007, p. 136.<br />
<a title="" href="#_ftnref43">[43]</a> Appunto anonimo, non datato. In calce si leggono le direttive di Tamburini: “Ordinare il trasferimento a Udine, oppure dimetterlo. Allontanarlo dal servizio”.<br />
<a title="" href="#_ftnref44">[44]</a> Il Capo della Polizia della R.S.I. al Prof. Grandinetti (Valdagno), 11 giugno 1944, n. 1639, Ufficio Storico della Polizia di Stato, DGPS, “Personale Ausiliario”, fasc. “Filippi Emilio”.<br />
<a title="" href="#_ftnref45">[45]</a> Il Comune di Laurana alla Questura di Fiume, 15 giugno 1944, segretissima &#8211; riservata personale, n. 9/Ris., Ufficio Storico della Polizia di Stato, DGPS, “Personale Ausiliario”, fasc. “Filippi Emilio”.<br />
<a title="" href="#_ftnref46">[46]</a> Cap. Heinrich Schlünzen. Cf anche: M. Wedekind, <i>Nationalsozialistische Besatzungs- und Annexionspolitik in Norditalien 1943 bis 1945 die Operationszonen “Alpenvorland” und “Adriatisches Küstenland</i>”, Oldenbourg, München, 2003, p. 447. (<i>n.d.A</i>.).<br />
<a title="" href="#_ftnref47">[47]</a>  Brigadiere Gino Buricchi, nato a Radicofani nel 1901. Fucilato il 15 giugno 1945 dai partigiani jugoslavi a Grobnico, nei pressi di Fiume.<br />
<a title="" href="#_ftnref48">[48]</a> Il Questore aggiunto di Fiume Giovanni Palatucci, al Capo della Polizia della R.S.I., 18 luglio 1944, riservatissima &#8211; raccomandata n. 0871 Gab., Ufficio Storico della Polizia di Stato, DGPS, “Personale Ausiliario”, fasc. “Filippi Emilio”.<br />
<a title="" href="#_ftnref49">[49]</a> Riassunto per il Capo della Polizia, senza data, Ufficio Storico della Polizia di Stato, DGPS, “Personale Ausiliario”, fasc. “Filippi Emilio”.<br />
<a title="" href="#_ftnref50">[50]</a> Partito Fascista Repubblicano.<br />
<a title="" href="#_ftnref51">[51]</a> Giovanni Palatucci ad Eugenio Cerruti, 26 luglio 1944, n. 02761: Relazione sulla situazione della provincia di Fiume, Archivio Centrale dello Stato, Min. Inte., DGPS, Div. AA.GG.RR, RSI 1943-45, b. 4, fasc. 26.<br />
<a title="" href="#_ftnref52">[52]</a> Tenente colonnello Giuseppe Porcù. Estromesso dalla carica nel febbraio 1945 per la sua avversione ai tedeschi. Arrestato a Trieste dagli agenti slavi dell’OZNA il 5 maggio del 1945. Il 20 dello stesso mese viene prelevato dal carcere del Coroneo e condotto in località sconosciuta, presumibilmente in Jugoslavia. Si ignora dove e quando sia stato ucciso.<br />
<a title="" href="#_ftnref53">[53]</a> Di tali iniziative Palatucci aveva informato il Prefetto di Fiume (dr. Alberto Spalatin), il Consigliere Germanico presso la Prefettura (dr. Karl <em>Pachnek; </em>operò a Fiume nel periodo 1943-1944)<em>, </em>e l’Obersturmbannführer delle <i>SS</i> Wilhelm <b>T</b>raub (1910-1946).<br />
<a title="" href="#_ftnref54">[54]</a> Tiburzio Berger (nato a Fiume il 26 agosto 1921). Figlio di Eugenio Berger. Padre e figlio lavoravano nel mobilificio di Alberto Berger (fratello di Eugenio).<br />
<a title="" href="#_ftnref55">[55]</a> Deposizione testimoniale giurata di Tibi Berger, 24 ottobre 1999, <i>Positio Servus Dei Ioannis Palatucci</i>, vol. II, pp. 473-478.<br />
<a title="" href="#_ftnref56">[56]</a> Marcel Frossard de Saugy (1885-1949). Nato a Graz (Austria). Di nazionalità svizzera. Coniugato con Gerda von Bülow (nata nel 1883). I Frossard avevano due figlie. Possedevano una villa a Laurana. In questa proprietà, nel 1950, venne ritrovata dalla signora Gerda (in occasione della vendita dell’immobile) una valigia con vestiti ed effetti personali che Palatucci aveva lasciato.<br />
<a title="" href="#_ftnref57">[57]</a> Cf al riguardo M. Reymond, Frossard de Saugy, in: AA.VV., ‘Dictionnaire historique et biographique de la Suisse’, t. III, pp. 281-282, 1926.<br />
<a title="" href="#_ftnref58">[58]</a> Nello stesso periodo Palatucci è convocato a Maderno (Ministero dell’Interno), e incaricato poi di svolgere una missione a Brescia, Bergamo, Como e zone limitrofe.<br />
<a title="" href="#_ftnref59">[59]</a> <i>Dott. Filippi Emilio. Promemoria per il Sig. Questore Apolloni</i>, Capo della Segreteria dell’ecc. Il Capo della Polizia presso il Ministero dell’Interno, 25 agosto 1944, Ufficio Storico della Polizia di Stato, DGPS, “Personale Ausiliario”, fasc. “Filippi Emilio”.<br />
<a title="" href="#_ftnref60">[60]</a> M.L. Napolitano, <i>“Nemico del Reich”: Giovanni e la Questura di Fiume fra il 1943 e il 1944</i>, in: AA.VV., ‘Cattolici in soccorso di ebrei’, <i>op. cit</i>., p. 110.<br />
<a title="" href="#_ftnref61">[61]</a> <i>Dott. Filippi Emilio. Promemoria per il Sig. Questore Apolloni</i>, Capo della Segreteria dell’ecc. Il Capo della Polizia presso il Ministero dell’Interno, 25 agosto 1944, Ufficio Storico della Polizia di Stato, DGPS, “Personale Ausiliario”, fasc. “Filippi Emilio”.<br />
<a title="" href="#_ftnref62">[62]</a> In merito a documenti non regolari rilasciati ai perseguitati del tempo (autorizzazioni, carte di identità) rimane significativa la testimonianza del finanziere Giuseppe Veneroso (1921-2009). Cf A. Picariello, <i>Capuozzo, accontenta questo ragazzo</i>…, <i>op. cit</i>., p. 132ss.. Si ricordi anche quanto riferito da Guelfo Picozzi (nato nel 1924). Cf A. Picariello, <i>Due barche di ebrei per Palatucci</i>, in: ‘Avvenire’, 2 ottobre 2013.<br />
<a title="" href="#_ftnref63">[63]</a> Documento custodito presso il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, agli atti del Gruppo di lavoro su Giovanni Palatucci. Pubblicato in: <i>Giovanni Palatucci, il poliziotto che salvò migliaia di ebrei</i>, Laurus Robuffo, Roma 2002, p. 96.<br />
<a title="" href="#_ftnref64">[64]</a> Su Pietro Capuozzo cf: A. Picariello, <i>Capuozzo, accontenta questo ragazzo</i>, <i>op. cit</i>., p. 249.<br />
<a title="" href="#_ftnref65">[65]</a> M. Bianco &#8211; A. De Simone Palatucci, <i>Giovanni Palatucci. Un Giusto e un martire cristiano</i>, La Scuola di Pitagora, Napoli 2012, pp. 307-308. È stata sottolineata una frase perché significativa.<br />
<a title="" href="#_ftnref66">[66]</a> Francesco Maione (<i>cit</i>.).<br />
<a title="" href="#_ftnref67">[67]</a> Si tratta del dr. Niko Dubokovic, vice console, Consolato NDH a Fiume (<i>n.d.A</i>.).<br />
<a title="" href="#_ftnref68">[68]</a> Alberino Palumbo.<br />
<a title="" href="#_ftnref69">[69]</a> G. Gregori, <i>Dachau, matricola 117295. Memorie di un deportato 1943-1945</i>, Grafiche Fabris, Carré (Vicenza) 1998.<br />
<a title="" href="#_ftnref70">[70]</a> A. Viroli, <i>Ricciardelli, un eroe umile</i>, in: ‘La Voce’, 30, storie e personaggi, sabato 5 maggio 2012.<br />
<a title="" href="#_ftnref71">[71]</a> Camillo Mangani fu per 17 anni direttore del Banco di Roma a Fiume. <i>Guida Generale di Fiume e Provincia</i> <i>del Carnaro</i>, ‘Filiali e Sedi’, 1937, p. 164.<br />
<a title="" href="#_ftnref72">[72]</a> Testimonianza a favore del dr. Roberto Tommaselli (già Capo della Questura di Fiume) in occasione dei procedimenti di epurazione dai ruoli dello Stato di personaggi collusi con il precedente regime fascista.<br />
<a title="" href="#_ftnref73">[73]</a> Camillo Mangani al Capo della Polizia, 12 luglio 1946, N. Prot. 12992/1053.<br />
<a title="" href="#_ftnref74">[74]</a> Drzavni Arhiv Rijeka &#8211; Archivio Statale Fiume, JU-41, Commissione cittadina per l’accertamento dei crimini di guerra dell’occupante e dei suoi collaboratori di Fiume, busta 3: <i>Elenco dei criminali della questura di Fiume a partire</i> <i>dal 1941</i>. Fonte già <i>cit</i>.<br />
<a title="" href="#_ftnref75">[75]</a> Meira Moise (nata a Cherso nel 1923).<br />
<a title="" href="#_ftnref76">[76]</a> <i>Meira Moise </i><i>intervistata da Rosanna Turcinovich Giuricin</i>, in: ‘Arcipelago Adriatico’, periodico del Centro di documentazione multimediale della cultura giuliana, istriana, fiumana, dalmata. Cf in merito il seguente sito: https://www.arcipelagoadriatico.it/interventi/meira-moise-la-voglia-di-sapere-non-ha-eta/<br />
<a title="" href="#_ftnref77">[77]</a> <i>Elisa Sinosich intervistata da Rosanna Turcinovich Giuricin</i>, in: ‘La Voce di Fiume’, 9 novembre 2024. Sono state trascritte in grassetto frasi significative.<br />
<a title="" href="#_ftnref78">[78]</a> Cf anche: A. Picariello, <i>Capuozzo, accontenta questo ragazzo</i>, <i>op. cit</i>., pp. 182-183.<br />
<a title="" href="#_ftnref79">[79]</a> P.L. Guiducci, <i>Shoah a Fiume</i>, EDUCatt, Milano 2024, p. 108.<br />
<a title="" href="#_ftnref80">[80]</a> <i>Guida Generale di Fiume e Provincia del Carnaro</i>, R. Questura, 1940, p. 24.<br />
<a title="" href="#_ftnref81">[81]</a> https://www.dentrosalerno.it/2014/08/15/esclusivo-raffaele-avallone-martire-delle-foibe-testimonianza/.<br />
<a title="" href="#_ftnref82">[82]</a> https://it.gariwo.net/giusti/shoah-e-nazismo/antonio-bertone-26093.html.<br />
<a title="" href="#_ftnref83">[83]</a> https://digital-library.cdec.it/cdec-web/storico/detail/IT-CDEC-ST0038-000044/palatucci-giovanni.html.<br />
<a title="" href="#_ftnref84">[84]</a> Cf anche: A. Picariello, <i>Capuozzo, accontenta questo ragazzo</i>, <i>op. cit</i>., p. 194ss.<br />
<a title="" href="#_ftnref85">[85]</a> Cf anche: R. De Felice, <i>Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo</i>, Einaudi, Torino 1961, p. 534.<br />
<a title="" href="#_ftnref86">[86]</a> <i>Francesco Vecchione, la normalità e il coraggio. L’uomo di Stato che salvò gli ebrei modenesi 1943-1944</i>, a cura di G. Dori e di C. Piscitelli, numero monografico della rivista ‘Infinitimondi’, Nola 2022.<br />
<a title="" href="#_ftnref87">[87]</a>M. Di Martino, <i>Giuseppe Maria </i>Palatucci, gli ebrei di Campagna<i> e la rete di solidarietà. Viaggio nella storia dell&#8217;internamento fascista regolamentare attraverso l&#8217;archivio di un vescovo</i>, Edizioni San Bonaventura onlus, Napoli 2020.<br />
<a title="" href="#_ftnref88">[88]</a> Cf anche: AA.VV., <i>Giovanni </i>Palatucci e gli ebrei internati a Campagna. Memorie, rappresentazioni e nuove <i>ricerche</i>, a cura di M. Naimoli e di G. Fresolone, Edizioni EdUP, Roma 2017.<br />
<a title="" href="#_ftnref89">[89]</a> Lettera del Sig. Aronne Wachsberger alla Prefettura di Firenze. Datata 29 giugno 1945.<br />
<a title="" href="#_ftnref90">[90]</a> Bernardo Weisz (1891-…). Ad Abbazia dal 1903. (<i>n.d.A.</i>).<br />
<a title="" href="#_ftnref91">[91]</a> Questore Dott. Vincenzo Genovese (nato nel 1893). Convinto antisemita. (<i>n.d.A</i>.).<br />
<a title="" href="#_ftnref92">[92]</a> Questore Dott. Edoardo Amati (<i>n.d.A.</i>).<br />
<a title="" href="#_ftnref93">[93]</a> Dott. Aris Bevilacqua (<i>n.d.A.</i>).<br />
<a title="" href="#_ftnref94">[94]</a> Don Egidio Bertollo (1911-1972). (<i>n.d.A.</i>).<br />
<a title="" href="#_ftnref95">[95]</a> Documento conservato presso il Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano. <i>Fasc.</i> <i>cit</i>.</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><b> </b></p>
<p style="text-align: justify;"><b> </b></p>
<p style="text-align: justify;"><b> </b></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ALLEGATO 1<br />
</strong><em>Palatucci. Testimonianza di Meira Moise.</em><a title="" href="#_ftn75">[75]<br />
</a>“ (…) <b>Come conobbe Palatucci? </b>Andavo a messa nella chiesa di San Vito tutti i giorni. Io e la mia amica Nuccia di Milano assistevamo alla messa e vedevamo ogni giorno questo bellissimo giovane che partecipava alla funzione con grandissima devozione. Non sapevamo che si trattasse di Giovanni Palatucci. Allora abbiamo chiesto in giro e abbiamo saputo che era proprio lui, il Questore. Molto più tardi sono riuscita a sapere ma anche a capire tutto quello che aveva fatto, perché aveva proprio un amore vero per le persone. (…) Lo vedevo, nei primissimi banchi della chiesa di San Vito, poi ho saputo della sua fede profonda che l’ha portato a spendersi per il prossimo. Si parlava molto di lui sia tra gli alunni del liceo ma soprattutto tra le mie compagne di università, non passava inosservato (…)”.<a title="" href="#_ftn76">[76]</a><b><br />
</b></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ALLEGATO 2<br />
</strong><em>Palatucci. Testimonianza di<b> </b>Elisa Sinosich.<br />
</em>“(…) Mio padre Piero lavorava al cantiere, sui Grandi Motori. Partito militare a 19 anni ‘son tornado a casa vecio’ ripeteva, ha partecipato anche alla presa di Sebenico del 1941. Raccontava che si fosse trattato di un accordo in osteria, semo entradi e ghe gavemo deto: se voi non ne sparè noi neanche’. Josip Bumber era l’oste che aveva organizzato l’incontro. Così sono scesi al compromesso e nessuno si è fatto male. Suo fratello, era terzino della Fiumana, i partigiani l’hanno preso e portato via. Fuori dal cantiere ad aspettare mio padre c’erano quelli della Decima MAS, lo portarono in carcere. Mia madre che era amica della fidanzata di Palatucci le chiese aiuto. Palatucci ne venne informato. Lo raggiunse in carcere, e lui gli disse: sono stato richiamato mille volte, ora dovrei andare con la Decima e sparare contro mio fratello che è con i partigiani. Sono stufo. Quella notte la porta della cella rimase aperta ed egli uscì. Cercò una via di fuga. Con una lettera di Palatucci nel 1943<b> </b>si presentò, prima dell’8 Settembre, in Questura a Trieste ed entrò a far parte della Polizia stradale, poi venne trasferito a Padova (…)”.<a title="" href="#_ftn77">[77]</a><b><br />
</b></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ALLEGATO 3<br />
</strong><em>Cenni sulla rete territoriale di Palatucci. Sono indicati alcuni percorsi di salvezza per gli ebrei.<br />
</em><strong><i>Fiume</i><i><br />
</i></strong>-Canale fiumano (esempi).<br />
1] Testimonianza del finanziere Giuseppe Veneroso (<i>cit</i>.), nativo di Pisciotta. All’età di diciotto anni prestava servizio alla frontiera italo-jugoslava (Buccari), compagnia di Sussak (dal 1° maggio 1941 all’8 settembre 1943). Fu testimone del flusso clandestino di ebrei in fuga, e delle protezioni in loco. Attesta l’uso di documenti falsi (autorizzazioni, passaporti).<br />
2] Interazione di Palatucci con i finanzieri maggiore Luigi Fortunato (nato nel 1892), e capitano Alfonso Tatonetti (nato nel 1904).<br />
3] Lettera di Palatucci al Capo della Polizia Tamburini. 10 maggio 1944. Si trova questa frase: “(…) il ponte sull’Eneo (è) sempre aperto sicché i croati di qualunque provenienza po(ssono) tranquillamente venire a Fiume e inoltrarsi nel territorio della Repubblica”.<a title="" href="#_ftn78">[78]<br />
</a>-Abitazioni di copertura (esempi).<br />
Ad es., i Milch, padre e figli, vivevano nascosti, protetti dal dott. Palatucci. L’operazione poi fallì a motivo di un delatore.<a title="" href="#_ftn79">[79]<br />
</a>-Interazioni solidali (esempi)<br />
Il vice Commissario dr. Carmelo Scarpa (nel 1940 era a Fiume; anche Palatucci in quell’anno era vice Commissario<a title="" href="#_ftn80">[80]</a>).<br />
La guardia scelta di P.S. Raffaele Avallone (nato nel 1900). Fucilato dai titini nel 1945. Testimonianza del figlio Francesco Avallone.<a title="" href="#_ftn81">[81]<br />
</a>Tenente Colonnello Antonio Bertone (1905-2000). “Giusto tra le Nazioni”.<a title="" href="#_ftn82">[82]<br />
</a>-Operazioni via mare (esempi).<br />
1] Testimonianza di Pina Castagnaro che abitava con la madre a Fiume tra il 1943 e il 1944. La madre ospitava nella propria abitazione, su richiesta di Palatucci, piccoli nuclei di ebrei, due o tre per volta, che partivano di notte via mare per Bari.<a title="" href="#_ftn83">[83]<br />
</a>2] Testimonianza dell’agente di P.S. Alberino Palumbo (1924-2007. Accompagna di nascosto ebrei per l’imbarco.<a title="" href="#_ftn84">[84]<br />
</a><strong><i>Abbazia<br />
</i></strong>-Commissario di P.S. dr Olindo Cellurale.<br />
Riceve dagli ebrei una medaglia d’oro con la seguente motivazione: “Nella sua qualità di Commissario di P.S. in Abbazia, avuto l’ordine di arrestare gli ebrei della sua zona, volle preventivamente informare i singoli ricercati del pericolo che li sovrastava, dando loro in tal modo la possibilità di mettersi in salvo. Con questo rischiosissimo gesto &#8211; ispirato a sensi di umana solidarietà &#8211; rese nullo il barbaro provvedimento”.<a title="" href="#_ftn85">[85]<br />
</a><strong><i>Svizzera<br />
</i></strong>-Conte Frossard de Saugy (1885-1949).<br />
Propone a Palatucci di lasciare Fiume e di raggiungere, con il suo appoggio, la Confederazione Svizzera.<br />
-Brigadiere di P.S. Francesco Antonio Maione (1904-1972).<br />
Accompagna ebrei, su incarico di Palatucci, in località rifugio<i>.<br />
</i>-Due donne ebree inviate da Palatucci.<br />
Dragica (Carolina) Braun e la figlia Maria Eisler (detta Mika). Provenienti dalla Croazia (Karlovać). Palatucci le aiutò a salvarsi attraverso Frossard de Saugy.<br />
<strong><i>Trieste<br />
</i></strong>-Dr. Feliciano Ricciardelli (1898-1968).<br />
Capo dell’ufficio politico della Questura di Trieste. Amico e conterraneo di Palatucci. Era nato a Montemarano (Avellino), un paese limitrofo a Montella. A Trieste era sostenuto dall’avv. Calogero Pisciotta (1902-1954), e dal maresciallo Nicolò Raho (deceduto nel 1981). Ricciardelli si recò pure a Fiume per prelevare i congiunti di un ebreo del capoluogo giuliano che temevano di non passare indenni i posti di blocco tedeschi. L’operazione ebbe esito positivo.<br />
<strong><i>Torino</i><i><br />
</i></strong><i>-Cf </i>la successiva scheda che riguarda Ravenna.<br />
<strong><i>Cavaglià</i><i><br />
</i></strong>-Prov. di Vercelli. Brigadiere di P.S. Amerigo Cucciniello (1920-2004).<br />
Nativo di Avellino, collaboratore di Palatucci, testimonia un’operazione per difendere ebrei.<br />
<strong><i>Milano<br />
</i></strong>-Il Commissario di P.S. dr. Carmelo Mario Scarpa, amico di Palatucci.<br />
Accoglie in città (novembre 1944) gli ebrei fiumani Americo Ermolli e Ernesto Laufer ebrei inviati dal Reggente di Fiume, facilitando poi il loro trasferimento in Svizzera.<br />
<strong><i>Bergamo<br />
</i></strong>L’aiuto offerto dal Commissario dr. Mario Scarpa.<br />
<i>Cf </i>la successiva scheda che riguarda Ravenna.<br />
<strong><i>Modena</i><i><br />
</i></strong>Dr. Francesco Vecchione (1904-1992).<br />
Fu Capo di Gabinetto della Questura di Modena.<a title="" href="#_ftn86">[86]</a> Grazie a lui vennero salvati diversi ebrei.<br />
<strong><i>Ravenna</i><i><br />
</i></strong>La missione di Cucciniello.<br />
Il brigadiere di P.S. Amerigo Cucciniello (<i>cit</i>.), testimonia un suo spostamento a Ravenna su direttiva di Palatucci. Si era recato a Ravenna dove presso amici fidati aveva trovato rifugio una famiglia fiumana ebrea. Il compito era di condurla a Bergamo, dove con l’aiuto del commissario Mario Scarpa, già in servizio a Fiume, avrebbe raggiunto la Svizzera. Scarpa inviò il marito verso la vicina Confederazione, mentre sistemò la donna, Elena Weits, presso amici di Torino dove rimarrà fino al termine della guerra.<br />
<strong><i>Campagna</i><i><br />
</i></strong><i>P</i>rov. di Salerno. S.E. Mons. Giuseppe Maria Palatucci (1892-1961).<a title="" href="#_ftn87">[87]<br />
</a>Tutela di ebrei ristretti in loco o facilitati in spostamenti.<a title="" href="#_ftn88">[88]</a><b><br />
</b></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ALLEGATO 4<br />
</strong><em>L’ebreo Aronne Wachsberger esprime gratitudine verso Palatucci.<br />
</em>Lettera alla Prefettura di Firenze<a title="" href="#_ftn89">[89]</a> con richiesta del sussidio assistenziale.<b><br />
</b></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ALLEGATO 5<br />
</strong><em>Polizia e Sacerdoti a difesa degli ebrei., Alcuni esempi.<br />
</em>“Spett. Comunità Israelitica di Padova, Innerente stim. Vs. del 23 corr.<br />
Il sottoscritto Weisz Bernardo<a title="" href="#_ftn90">[90]</a> fu Majer, si compiacce di segnalare l’opera veramente meritoria dell’allora Commissario di p.s. di Abbazia Dott. Olindo Cellurale attualmente vice Questore di Vicenza.<br />
Il sucitato ebbe l’incarico e cio nel 1939 (approssimativo) il rastrellamento noturno di diecine di correligionari di Abbazia, che, ad onta delle severissime disposizioni del famigerato e feroce nazifascista Questore di Fiume Comm. Genovesi<a title="" href="#_ftn91">[91]</a>, fece opera altamente umano e meritevole, fornendo consigli agli ebrei del pericolo incombente ragione per cui parecchi sono riusciti ad evitare l’internamento nei campi di concentramento in Calabria, ove molti lasciarono la vita.<br />
Va pure un lode al precedente Questore di Fiume Comm. Amati<a title="" href="#_ftn92">[92]</a>, ed al vice Prefetto Comm. Bevilaqua<a title="" href="#_ftn93">[93]</a> che, per compiacenza con gli ebrei furono allontanati dai rispettivi cariche.<br />
Circa a me personalmente, va segnalato particolarmente l’episodio del 1943, allorche i teutoni calarono ad Padova. &#8211; e sentito l’pericolo incombente mi tenne sempre informato con lodevole iniziative il Paroccho del S. Carlo di Arcella don Egidio Bertollo<a title="" href="#_ftn94">[94]</a>, il quale ci accoglie nella parocchia stessa per 8 giorni consecutivi, dopo di che ci carico egli stesso su un furgone &#8211; con proprio pericolo di vita &#8211; guidando ci portò compreso i miei altri 2 membri della famiglia e masserizie a 30 km. di Padova in borgata &#8211; Onara -, suo luogo nativo, fornendoci stanza e tutti gli alimenti per ben 23 mesi senza alcun compensoe particolarmente in circostanze pericolosissime all’epoca dei famosi rastrellamentidei tedeschi in quella zona, salvandoci di un sicuro annientamento.<br />
Con distinti ossequi Weisz Bernardo<br />
Padova li 28 . nov . 1954”. <a title="" href="#_ftn95">[95]</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">·</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">·</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Per saperne di più<br />
</em></strong>AA.VV., <em>Cattolici in soccorso di Ebrei. Palatucci, Pio XII e il Caso di Campagna</em>, a cura di M. Naimoli e di M.L. Napolitano, Edup, Roma 2024. AA.VV., <em>Fecero la scelta giusta. I Poliziotti italiani che si opposero al nazifascismo</em>, a cura di R. Camposano, Ufficio Storico della Polizia di Stato, Roma 2023. A. Ballarini, <em>Il tributo Fiumano all’Olocausto</em>, Società di Studi Fiumani, Roma 1999. P.L. Guiducci, <em>Shoah a Fiume. Giovanni Palatucci “Giusto tra le Nazioni”</em>, EDUCatt, Milano 2024. A. Picariello, <em>Capuozzo, accontenta questo ragazzo. La vita di Giovanni Palatucci</em>, San Paolo, Cinisello Balsamo 2017. G. Preziosi, <em>La rete segreta di Palatucci</em>, Independently published, Roma 2015. A. Viroli, <em>Gabicce e i suoi misteri irrisolti</em>, in: ‘La Voce’, 29, storie e personaggi, martedì 3 dicembre 2013.<b><br />
</b></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Ringraziamenti<br />
</em></strong>Dott. Raffaele Camposano, Dirigente Superiore della Polizia di Stato, Ufficio Storico (Roma). Sig. Bruno Festa, Storico, Autore del libro ‘<i>Polvere nera. I 600 giorni di Mussolini a Gargnano</i>’. (Gargnano). Dott. Ignazio Pintus, Bibliotecario Archivio di Stato Repubblica e Cantone Ticino (Bellinzona). Dott. Martin Kriwet, Arolsen Archives (Bad Arolsen; Germany). Dott.ssa Paola Cipolla, Archivista, Fondazione CDEC (Milano). Dott. Gian Luigi Bettoli, Storico del Movimento Operaio (Pordenone). Dott. Aldo Viroli, Storico (Rimini).</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L’ANTISEMITISMO AL TEMPO DEL COVID-19</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2021 14:59:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Daniela Franceschi -   Tra no-vax, teorie complottistiche e negazioniste sembra riemergere un odio antiebraico tanto virulento quanto la pandemia in corso. Del resto, le teorie sulle congiure degli ebrei per la conquista del mondo esistono da centinaia di anni&#8230;     L&#8217;antisemitismo è stato spesso paragonato a un &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;" align="center"><b>di Daniela Franceschi -</b></p>
<p align="center"><b> </b></p>
<p style="text-align: justify;" align="center"><strong><em>Tra no-vax, teorie complottistiche e negazioniste sembra riemergere un odio antiebraico tanto virulento quanto la pandemia in corso. Del resto, le teorie sulle congiure degli ebrei per la conquista del mondo esistono da centinaia di anni&#8230;</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;" align="center"><b> </b></p>
<p style="text-align: justify;" align="center"><b> </b></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;antisemitismo è stato spesso paragonato a un virus, ma in realtà si comporta come un parassita: perché ogni volta che c&#8217;è una grave crisi nel mondo, gli antisemiti la usano per diffondere il loro odio per gli ebrei. Non importa quanta sofferenza ci sia, gli antisemiti reagiranno sempre incolpando gli ebrei e poi troveranno un modo per diffondere il loro veleno pernicioso.<br />
La pandemia di COVID-19 che sta attualmente attanagliando il mondo intero non fa eccezione. Un esempio è il fenomeno dello &#8220;Zoombombing&#8221; antisemita coordinato, in cui razzisti e troll invadono gli incontri che si tengono su Zoom e altri siti di videoconferenza per diffondere insulti antisemiti. Un altro è l&#8217;esplosione di teorie del complotto antisemita che hanno iniziato a popolare i social media non appena è emersa la notizia che un nuovo pericoloso virus si stava diffondendo in tutto il mondo. I post su Facebook e Twitter e negli angoli più oscuri di Internet dove si riuniscono gli estremisti, come 4Chan e Gab, sono tutti accomunati dalla stessa odiosa ossessione: gli ebrei sono dietro questa terribile nuova minaccia, e la crisi è l&#8217;ultima opportunità per diffondere il loro odio.<br />
Anche quando queste teorie non iniziano con la comunità ebraica, gli antisemiti colgono l&#8217;occasione per incolpare gli ebrei. Ad esempio, quando si diffuse l&#8217;idea che le torri e le reti 5G stessero causando o diffondendo il nuovo coronavirus, i teorici della cospirazione si affrettarono a suggerire che gli ebrei possedessero l&#8217;industria delle telecomunicazioni o stessero deliberatamente costruendo torri in aree “non ebraiche” delle città.<br />
Mentre il coronavirus continuava a diffondersi in tutto il mondo, emergevano rapidamente messaggi antisemiti e una serie di teorie del complotto che collegavano gli ebrei e Israele alla pandemia.<br />
Ormai tutti sono dolorosamente consapevoli che nel XXI secolo manca l&#8217;immunità non solo alle malattie contagiose, ma anche a piaghe antiche come l&#8217;antisemitismo. Il momento attuale è particolarmente pericoloso a causa dei nuovi sforzi per danneggiare gli ebrei sfruttando le fondate preoccupazioni sul Coronavirus.<br />
Questo articolo analizza la minacciosa combinazione delle ansie su questo nuovo virus con i pregiudizi millenari che demonizzano gli ebrei non solo come assassini di Cristo e Shylock, ma come artefici di malattie. Inoltre, si studieranno le dinamiche di questo antisemitismo “medicalizzato” sui social media, divenuti, loro malgrado, potenti veicoli del suo veleno ideologico.<b><br />
</b></p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>Vaccini, teorie del complotto e social media</b></h3>
<p style="text-align: justify;">Mentre la pandemia di COVID-19 costringeva i paesi al lockdown, diversi laboratori di ricerca medica hanno avviato sperimentazioni cliniche per sviluppare un vaccino che limitasse il tasso di infezione, il bilancio delle vittime e consentisse alle società e alle economie di tornare ad una certa normalità.<br />
Attualmente si sta procedendo a una imponente campagna di vaccinazione in Europa, negli Stati Uniti, in Israele e in altri paesi avanzati. Mentre le sperimentazioni cliniche di solito impiegano dai dieci ai quindici anni prima della somministrazione di un vaccino alla popolazione, la diffusione globale del COVID-19 ha richiesto ai produttori di vaccini di accelerare il loro processo di sperimentazione clinica, per poi chiedere alle agenzie di regolamentazione sanitaria, come l’EMA in Europa, l’approvazione.<br />
Anche se molti sono fiduciosi nello sviluppo di un vaccino funzionante, la decisione di comprimere il processo clinico eseguendo contemporaneamente le fasi di sperimentazione ha generato ansia per la sicurezza del vaccino tra molti segmenti della popolazione. I lockdown a livello nazionale e regionale hanno esacerbato i livelli di ansia, i problemi di salute mentale e solitudine di alcuni individui, oltre a una quantità crescente di tempo trascorso su Internet e sui social media.<br />
I gruppi di Facebook che promuovono le teorie del complotto forniscono risposte facili ad utenti che desiderano certezze. Un recente studio del Center for Countering Digital Hate ha rilevato che i 147 più grandi account di social media anti-vax hanno ottenuto almeno 7,8 milioni di followers dal 2019, con un aumento del 19%, nonostante nel marzo 2019 Facebook abbia annunciato nuove politiche per contrastare la disinformazione anti-vaccino sulla sua piattaforma. Su Twitter, hashtag come #coronahoax, #scamdemic e #plandemic sono di tendenza. In entrambi i casi, i cospirazionisti del covid-19 hanno attribuito la &#8220;bufala&#8221; all &#8216;&#8221;élite globale&#8221; definendo Rothschild e George Soros, &#8220;sionisti&#8221;, così come Bill Gates e i Rockefeller. Numerosi post includevano collegamenti a video su BitChute in cui si afferma di possedere le prove attestanti l’esistenza di un piano per un &#8220;nuovo ordine globale&#8221; orchestrato dagli ebrei.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>Antisemitismo e teoria del complotto </b></h3>
<p style="text-align: justify;">I teorici della cospirazione dividono il mondo in manipolatori e manipolati. I credenti della teoria del complotto provano una grande soddisfazione per aver decifrato la manipolazione. Le teorie del complotto spesso forniscono conforto e rassicurazione spiegando gli eventi mondiali in modo semplicistico; sono in grado di giustificare le complessità della società e fornire spiegazioni per le lamentele o le ansie di un individuo. Sebbene le cospirazioni esistano, le teorie del complotto si nutrono di falsità, disinformazione e pregiudizi che sono già presenti nella società contemporanea. Alcune persone che hanno subito perdite finanziarie, malattie o disastri naturali, si appoggiano alla teoria del complotto per spiegare le origini della loro sofferenza, trovando che le spiegazioni terrificanti siano preferibili all&#8217;incertezza.<br />
Le teorie su un complotto degli ebrei per la conquista del mondo esistono da centinaia di anni. L&#8217;opuscolo della fine del XIX secolo &#8220;I Protocolli degli Anziani di Sion&#8221; fu interpretato dagli antisemiti come prova che gli ebrei stavano tramando per conquistare il mondo. Sebbene il documento sia stato smascherato come un falso, i presunti piani segreti dei leader ebrei che cercavano di ottenere il dominio del mondo sono stati rimessi in circolazione dopo la rivoluzione russa del 1917, dai leader nazisti tra cui Adolf Hitler e dagli antisemiti contemporanei. A partire dagli anni &#8217;90, i cospirazionisti del &#8220;Nuovo Ordine Mondiale&#8221; credono che le libertà occidentali siano sotto attacco da parte una cospirazione dittatoriale e socialista ebraica per stabilire un nuovo ordine globale. È significativo che i cospirazionisti credano che il &#8220;Nuovo Ordine Mondiale&#8221; sarebbe stato istituito attraverso misure repressive prodotte da crisi come le pandemie.<br />
L&#8217;antisemitismo spesso emerge nelle teorie del complotto sul potere e il controllo. La famiglia Rothschild, una ricca famiglia di banchieri dell&#8217;inizio del XIX secolo, compare regolarmente nelle teorie del complotto antiebraico, per descrivere gli ebrei come &#8220;oscuri&#8221; e &#8220;sinistri&#8221;. Dal 2016, l&#8217;immagine di George Soros, un sopravvissuto all&#8217;Olocausto di origini ungheresi, è stata utilizzata in modo simile per rappresentare le intenzioni fraudolente degli ebrei.<b><br />
</b></p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>Il movimento no-vax </b></h3>
<p style="text-align: justify;">La vaccinazione è il processo mediante il quale il sistema immunitario di un individuo viene stimolato da una forma attenuata o inattiva di un batterio, un virus o le sue tossine, al fine di stimolare un&#8217;infezione &#8220;imitativa&#8221;; conferendo così una memoria al sistema immunitario permettendogli di combattere più facilmente la malattia in futuro. Sebbene oggetto di dibattito, le fonti affermano che il processo di vaccinazione risalga al 200 a.C. Più recentemente, diversi testi del XVI secolo descrivono una tecnica di inoculazione praticata in India e Cina per cui le croste del vaiolo venivano macinate e soffiate nelle narici. In occidente, Edward Jenner è considerato il fondatore della vaccinazione, quando inoculò nel 1796 il vaiolo bovino a un ragazzo di 13 anni. L’implementazione di un programma di immunizzazione globale per il vaiolo ha attraversato il XVIII e il XIX secolo ed è culminato nella sua eradicazione nel 1979.<br />
Analogamente al processo di vaccinazione, anche la sua opposizione non è un fenomeno nuovo, con un’ostilità crescente che viene fatta risalire al XVIII secolo. Nel 1772, il reverendo Edmund Massey (Inghilterra) si riferì ai vaccini come a operazioni diaboliche nel suo sermone &#8220;The Dangerous and Sinful Practice of Inoculation&#8221; a causa della loro capacità di impedire la volontà di Dio di punire l&#8217;uomo per i suoi peccati. Una simile opposizione alla vaccinazione può essere trovata negli Stati Uniti anche prima, quando il reverendo John Williams del Massachusetts si riferì alla pratica della vaccinazione come al lavoro del diavolo. Durante il XIX secolo il sentimento anti-vaccinazione trascese l&#8217;ideologia religiosa ed entrò nella sfera politica dopo l&#8217;introduzione, nel 1853 negli Stati Uniti, del Vaccination Act. La legge imponeva la vaccinazione obbligatoria di tutti i bambini contro il vaiolo, con reclusione e pesanti multe per i genitori che non facevano vaccinare i figli. Violente rivolte e una diffusa resistenza a queste misure scoppiarono quasi immediatamente, con gruppi anti-vaccinazione che si formavano per diffondere opuscoli e letteratura varia sui pericoli della vaccinazione.<br />
Esempi più recenti di movimenti anti-vaccinazione possono essere osservati negli anni Settanta in coincidenza con l&#8217;introduzione del vaccino contro difterite, tetano e pertosse (DTP). Un rapporto pubblicato dal Great Ormond Street Hospital for Sick Children affermava che 36 bambini avevano avuto problemi neurologici a seguito della vaccinazione con DTP. La pubblicazione di questo rapporto ha portato a polemiche internazionali, con televisione e giornali che hanno attirato l&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica, portando a una diminuzione dei tassi di vaccinazione.<br />
Nel tentativo di alleviare le preoccupazioni dell&#8217;opinione pubblica, la Commissione congiunta indipendente per la vaccinazione e l&#8217;immunizzazione (JCVI) ha confermato la sicurezza del vaccino, ma le ansie dell&#8217;opinione pubblica sono continuate.<br />
Forse il no-vax più noto del XXI secolo è il medico Andrew Wakefield. Nel febbraio 1998, Wakefield e 12 coautori hanno pubblicato uno studio su <em>The Lancet</em>, collegando erroneamente il vaccino contro il morbillo, la parotite e la rosolia (MMR) all&#8217;autismo nei bambini. Lo studio, che ha seguito 12 bambini con problemi di sviluppo, otto dei quali avevano presumibilmente sviluppato l’autismo associato al vaccino MMR, ha portato a un significativo calo dei tassi di vaccinazione. L&#8217;articolo è rimasto in circolazione per oltre 10 anni, prima che <em>The Lancet</em> lo ritirasse a seguito del giudizio del Consiglio medico generale secondo cui Wakefield non era idoneo alla pratica medica, tuttavia ci sono voluti altri quattro anni prima che i tassi di vaccinazione raggiungessero i livelli del 1998. Wakefield si è trasferito in America dove è stato accolto favorevolmente da coloro che condividono le sue opinioni.<br />
Uno studio recente ha esaminato i fattori psicologici che spingono le persone a rifiutare la vaccinazione. Si è scoperto che le prove scientifiche non cambiano gli atteggiamenti dei negazionisti poiché sono semplicemente considerati errate o artefatte. Lo studio ha evidenziato che i partecipanti che mostravano un pensiero cospiratorio avevano maggiori atteggiamenti anti-vaccinazione. Questa correlazione era più forte nelle nazioni occidentali. Lo studio ha anche scoperto che le persone con atteggiamenti anti-vaccinazione erano più propense a credere che la loro libertà fosse sotto attacco. Infine, i partecipanti che sottoscrivevano una visione del mondo individualistica o gerarchica avevano convinzioni anti-vaccinazione più forti. La pandemia di COVID-19 ha aumentato la propensione al pensiero cospiratorio poiché la sfiducia nei confronti delle vaccinazioni è stata accompagnata da restrizioni alle libertà quotidiane.<b><br />
</b></p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>Antisemitismo e teoria della cospirazione delle malattie infettive </b></h3>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;associazione tra malattie infettive e antisemitismo ha una storia lunga e radicata. La prova della fusione di questi temi è emersa durante la peste bubbonica a metà del XIV secolo. Mentre la morte nera travolgeva l&#8217;Europa in molti luoghi, gli ebrei furono accusati ingiustamente di aver causato la pandemia attraverso l’avvelenamento dei pozzi. Migliaia di ebrei furono espulsi, processati, torturati e persino uccisi durante questo periodo per crimini inesistenti. La portata della persecuzione fu così vasta che portò l&#8217;Europa occidentale a essere virtualmente svuotata degli ebrei, molti dei quali viaggiarono verso est per dare inizio alla grande civiltà ebraica polacca che terminò con l&#8217;Olocausto. Il percorso verso la Shoah è stato costruito, almeno in parte, sull&#8217;associazione antisemita degli ebrei con la malattia.<br />
Il tema è riemerso nel XX secolo, quando Adolf Hitler ha paragonato gli ebrei a &#8220;bacilli dannosi&#8221; e li ha definiti virus. Successivamente, ha trovato una vasta eco nella propaganda nazista, come nel famigerato film <em>Der Ewige Jude </em>(&#8220;L&#8217;Eterno Ebreo&#8221;), in cui gli ebrei sono descritti come topi che diffondono infezioni in tutta Europa. Questi tropi antisemiti sono regolarmente propagati ancora oggi dai teorici della cospirazione e dagli antisemiti.<br />
Le origini delle teorie “plandemiche” del complotto possono, in parte, essere ricondotte a un breve video documentario dell&#8217;ex scienziato Dottor Mikovits. Nel suo &#8220;documentario&#8221; di 26 minuti, attribuisce la pandemia COVID-19 all&#8217;Organizzazione mondiale della sanità, a Big Pharma e a Bill Gates. Sostiene che l&#8217;Istituto nazionale di allergie e malattie infettive, guidato dal dottor Anthony Fauci, ha nascosto la sua ricerca che dimostrava che i vaccini indeboliscono il sistema immunitario. Sebbene Mikovits non attribuisca direttamente la colpa agli ebrei, il termine &#8220;plandemia&#8221; ha acquisito una notevole notorietà sui social media con molti post che indirizzano gli utenti al documentario su BitChute. Gli utenti di Facebook e Twitter hanno ampliato le teorie del complotto &#8220;plandemiche&#8221; emulando i tropi antisemiti di vecchia data. Molti di questi suggeriscono che gli ebrei abbiano creato il coronavirus e che stiano colludendo dietro le quinte per destabilizzare banche e paesi attraverso la diffusione del virus.<b><br />
</b></p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>Dove sta emergendo l&#8217;antisemitismo? </b></h3>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;antisemitismo è apparso sui social media in diverse forme in relazione al movimento anti-vaccinazione. Alcuni utenti pubblicano essi stessi contenuti antisemiti. Su Facebook, questi post sono spesso condivisi dagli stessi utenti in numerosi gruppi cospiratori formatesi dopo lo scoppio della pandemia di COVID-19. Sebbene i gruppi stessi siano raramente istituiti per diffondere l&#8217;antisemitismo, diventano un focolaio di teorie del complotto antisemita. I commenti antisemiti compaiono spesso nelle risposte ai post sulla pandemia, più spesso in relazione ai post su Bill Gates e sui programmi di vaccinazione. I post che sono direttamente ed esplicitamente antisemiti sono più spesso condivisi da utenti con una storia di post antisemiti e un modello di pensiero cospiratorio. Questi utenti sono spesso invitati a visitare siti e blog antisemiti e guardare video antisemiti su YouTube o BitChute.<br />
Poiché Facebook ha subito pressioni per reprimere le &#8220;fake news&#8221; relative alla pandemia COVID-19 che potrebbero ostacolare la salute pubblica, gli utenti hanno espresso il timore che i gruppi anti-vaccinazione possano essere rimossi dal popolare social network.<br />
Il 6 ottobre 2020 Facebook ha annunciato il divieto di pagine Facebook, gruppi e account Instagram di QAnon, che condividono una teoria del complotto spesso antisemita secondo la quale il presidente Trump stava conducendo una guerra contro l&#8217;élite dei pedofili adoratori di Satana. Di conseguenza, diversi gruppi di Facebook hanno chiesto ai propri membri di spostarsi su altre piattaforme tra cui VK, MeWe, Parler e Telegram. Gruppi locali hanno scelto di organizzare anche incontri di persona. Sebbene il movimento di antisemiti, razzisti e teorici della cospirazione verso piattaforme alternative non sia affatto una nuova tendenza, è preoccupante che le ansie sul COVID- 19 e l&#8217;opposizione alle misure governative per fermare la diffusione del virus stiano guidando un nuovo pubblico su piattaforme che spesso promuovono contenuti di estrema destra, l’antisemitismo e le teorie del complotto. Un piccolo numero di gruppi Facebook no-vax ha rimosso in modo autonomo i post antisemiti. Ad esempio, gli amministratori di VACCINE HATERS hanno rimosso i membri che condividevano post antisemiti. Tuttavia, diversi amministratori del gruppo hanno pubblicato essi stessi teorie del complotto antisemita e hanno incluso immagini antisemite come foto di copertina.<br />
Una ricerca dell&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità sulle credenze nel movimento anti-vaccinazione ha identificato una serie di credenze relative alla sicurezza dei vaccini, sugli effetti collaterali come il cancro e l&#8217;autismo, su componenti pericolosi come il mercurio e le cospirazioni sul loro scopo nascosto, infatti, molti credono che i vaccini possano contenere microchip che consentono ai governi o ad altri organismi di rintracciare il luogo in cui si trova una persona immunizzata. Quest&#8217;ultima accusa è stata quella più spesso accreditata per l&#8217;istituzione di un &#8220;Nuovo Ordine Mondiale&#8221;, presumibilmente orchestrato da ebrei e sionisti, fornendo uno spazio per la crescita dell&#8217;antisemitismo all&#8217;interno del movimento.<br />
Abbiamo identificato dei precisi tropi antisemiti durante la pandemia di COVID-19, che analizzeremo nel dettaglio.<b><br />
</b></p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>Se il virus è falso, è una cospirazione ebraica</b></h3>
<p style="text-align: justify;">Ogni volta che emerge una nuova crisi, sia che si tratti di un attacco terroristico, di un crollo economico o di una pandemia globale, la risposta istintiva dei teorici della cospirazione è quella di presumere che la storia &#8220;ufficiale&#8221; non sia vera. Si mette in dubbio l&#8217;idea che il COVID-19 sia reale e si presume che le storie di un virus mortale facciano parte di un complotto ebraico per fuorviare l’opinione pubblica.<br />
Le accuse che la pandemia sia falsa e che i cospiratori ebrei abbiano creato il virus sono le più dominanti nella comunità no-vax. Sebbene la maggior parte degli anti-vax non esprima convinzioni antisemite, queste affermazioni sono diventate più diffuse dall&#8217;inizio delle restrizioni imposte dai governi per limitare la diffusione del virus. Queste accuse sono dirette verso personaggi ebrei come George Soros e la famiglia Rothschild, o non ebree tra cui Bill e Melinda Gates e la famiglia Rockefeller. Personaggi della sanità pubblica, tra cui Neil Ferguson e Anthony Fauci, e altri politici sono accusati di essere ebrei o al soldo degli orchestratori ebrei del &#8220;Nuovo Ordine Mondiale&#8221;.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>Se il virus è reale, è sempre una cospirazione ebraica</b></h3>
<p style="text-align: justify;">Un punto di vista alternativo per i teorici della cospirazione è accettare che il COVID-19 esista davvero, ma presumere che sia stato deliberatamente creato e diffuso per scopi malevoli. Ci sono diverse variazioni su questo tema: che esista un &#8220;programma sionista&#8221; per spopolare il mondo uccidendo un numero enorme di persone; che il coronavirus faccia parte di un complotto che coinvolge Stati Uniti, Israele e Cina; che Israele o gli ebrei abbiano sviluppato il coronavirus e incolpato la Cina per cercare di fomentare la Terza Guerra mondiale; che importanti uomini d&#8217;affari ebrei e non ebrei abbiano un interesse finanziario a diffondere il virus e quindi a sviluppare un vaccino.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>Gli ebrei sono i primi diffusori del virus: “l&#8217;influenza ebraica”</b></h3>
<p style="text-align: justify;">Per secoli, i propagandisti antisemiti hanno descritto gli ebrei come sporchi, impuri associandoli alle malattie. Notizie autentiche dei media sulla prevalenza relativamente alta del coronavirus in alcune comunità ebraiche e sulla percentuale elevata di ebrei britannici morti per COVID-19 hanno incoraggiato gli antisemiti a presumere che gli ebrei siano i principali diffusori del virus, deliberatamente &#8211; per uccidere i “gentili” &#8211; o inavvertitamente. Avendo inizialmente soprannominato il coronavirus “Influenza Wu” (riferendosi a Wuhan), alcuni di questi odiatori online lo hanno ora soprannominato “Influenza ebraica”.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>Svilimento delle immagini dell&#8217;Olocausto </b></h3>
<p style="text-align: justify;">I manifestanti contro le misure per ridurre la diffusione del coronavirus si sono appropriati delle immagini dell&#8217;Olocausto. Dal 2019, gli anti-vax hanno indossato e condiviso il distintivo giallo della Stella di David, che gli ebrei europei dovevano indossare durante l&#8217;Olocausto, per simboleggiare la loro “persecuzione” per mano delle regole governative sui vaccini. Questo utilizzo è cresciuto nel 2020 quando i manifestanti hanno paragonato le restrizioni governative al trattamento degli ebrei durante la Shoah. Questo uso inappropriato delle immagini dell&#8217;Olocausto minimizza e banalizza le esperienze dei sopravvissuti e delle vittime dell&#8217;genocidio ebraico.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>Celebrazione della morte degli ebrei: l’Holocough</b></h3>
<p style="text-align: justify;">Tra gli antisemiti irriducibili e i circoli di estrema destra, la notizia che gli ebrei stanno morendo a causa del COVID-19 in numero sproporzionato ha portato a una celebrazione disgustosa. L&#8217;ultima tappa di questo viaggio odioso è cercare di usare il coronavirus per uccidere gli ebrei. Questa è la conclusione logica di questo antisemitismo, con attivisti di estrema destra che parlano online di essersi infettati, deliberatamente o accidentalmente, e poi di andare nelle sinagoghe e in altri edifici ebraici per cercare di contagiare il maggior numero possibile di ebrei. Hanno persino coniato un termine: <em>Holocough</em>. Questi post possono (o non possono) essere intesi come uno scherzo di cattivo gusto, ma vengono pubblicati su siti estremisti come Gab e 4chan dove si riuniscono autentici terroristi di estrema destra e i loro sostenitori. Assassini terroristi come Brenton Tarrant, colpevole di aver sparato a 51 persone morte in due moschee a Christchurch, Robert Bowers, che ha ucciso 11 fedeli in una sinagoga a Pittsburgh, e Stephan Balliett, che ha ucciso due persone dopo aver tentato di attaccare la Sinagoga di Halle, in Germania, durante Yom Kippur, hanno utilizzato questi siti di social media periferici per pubblicare le loro intenzioni e video live in streaming dei loro attacchi.<br />
Molti potrebbero essere tentati dal liquidare queste teorie come talmente ridicole da essere in qualche modo irrilevanti. Tuttavia, la dura realtà è che collegare gli ebrei a virus, piaghe, ratti e batteri è un fenomeno storico profondamente radicato che si ripete oggi nella propaganda neonazista, anche all&#8217;interno dei circoli online che promuovono e celebrano gli assassini terroristi.<br />
Come per altri paradigmi antisemiti, gli ebrei assassini di bambini o sionisti che vogliono stabilire un nuovo ordine mondiale, le accuse sono assurde e grottesche: ma possono condurre a conseguenze mortali, proprio come hanno sempre fatto.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">♦</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><span style="color: #808080;">Per saperne di più</span></em></strong><br />
<a href="https://www.adl.org/blog/the-antisemitism-lurking-behind-george-soros-conspiracy-theories">https://www.adl.org/blog/coronavirus-crisis-elevates-antisemitic-racist-tropes</p>
<p>https://www.adl.org/blog/anti-vaccine-protesters-misappropriate-holocaust-era-symbol-to-promote-their-cause?fbclid=IwAR2jEbFw_3VU5nv_OTlJurjA3jAGwgtS7koa8hy804hzJJhjcQj827epy7s</p>
<p>https://www.adl.org/blog/the-antisemitism-lurking-behind-george-soros-conspiracy-theories</p>
<p></a><a href="http://www.wiesenthal.com/assets/pdf/deadly-new-virus-intersects.pdf">http://www.wiesenthal.com/assets/pdf/deadly-new-virus-intersects.pdf<br />
</a></p>
<p style="text-align: justify;">Norman Cohn, <em>Licenza per un genocidio. I «Protocolli dei savi anziani di Sion» e il mito della cospirazione ebraica</em>, Castelvecchi 2018.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>SALVARE GLI EBREI PERSEGUITATI NELLA ROMA OCCUPATA</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Jan 2021 17:34:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Antisemitismo]]></category>
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		<description><![CDATA[di Pier Luigi Guiducci - &#160; &#160; La vicenda dei rifugiati nell’Ospedale tiberino dei Fatebenefratelli, e delle persone che si attivarono per loro nel momento più cupo dell’occupazione nazista, è un insegnamento di umanità attuale ancora ai giorni nostri. ♦ Nel trascorrere del tempo, si è cercato, da parte di &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="right"><i>di Pier Luigi Guiducci -</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;" align="center"><em><strong>La vicenda dei rifugiati nell’Ospedale tiberino dei Fatebenefratelli, e delle persone che si attivarono per loro nel momento più cupo dell’occupazione nazista, è u</strong></em><em><strong>n insegnamento di umanità attuale ancora ai giorni nostri. </strong></em></p>
<p style="text-align: justify;" align="center"><span style="color: #ffffff;">♦</span></p>
<p style="text-align: justify;">Nel trascorrere del tempo, si è cercato, da parte di più autori, di studiare meglio gli eventi dolorosi che colpirono Roma nel periodo dell’occupazione tedesca (1943-1944). Con riferimento a tali ricerche rimane significativa anche l’indagine sui perseguitati per cause razziali che trovarono riparo pure in istituzioni ecclesiali. Tra questi organismi si colloca l’Ospedale tiberino dei Fatebenefratelli. Esistono al riguardo diversi lavori scientifici che hanno individuato i nomi degli ebrei che trovarono riparo nel citato nosocomio. Questo saggio utilizza le risultanze di vari studi pubblicati e indica delle evidenze di merito. Al riguardo si specifica che tali ricostruzioni storiche vengono realizzate non per calcolare semplicemente un totale di rifugiati, ma piuttosto per individuare delle vicende di umanità che rimangono a tutt’oggi un insegnamento da non far cadere nell’oblio.<i><br />
</i></p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>Le difficoltà della ricerca</i></h3>
<div id="attachment_10261" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2020/12/Immagine1.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-10261" alt="La comunità dei Fatebenefratelli dell’Ospedale tiberino subito dopo la fine del conflitto." src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2020/12/Immagine1-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>La comunità dei Fatebenefratelli subito dopo la fine del conflitto.</em></p></div>
<p style="text-align: justify;">La ricerca dei nominativi degli ebrei nascosti presso l’Ospedale tiberino dei Fatebenefratelli trae origine da precisi motivi. Da una parte permane l’affermazione corale che le tragedie avvenute a Roma non debbano più ripetersi. Per questo motivo occorre raccontare alle nuove generazioni ciò che avvenne nell’Urbe. Dall’altra, con l’istituzione del ‘Giorno della Memoria’, si è voluto individuare un appuntamento annuo per dare voce ai sopravvissuti (gli ultimi rimasti in vita), ai loro familiari, per indicare i nuovi ‘Giusti tra le Nazioni’ (coloro che protessero gli ebrei perseguitati), per divulgare studi storici, per approfondire delle riflessioni generali sulle radici di tante forme di violenza, per respingere in particolare l’antisemitismo e le sue forme aggressive.<br />
In tale contesto, il processo di memoria ha ricevuto particolari supporti da parte di diversi ricercatori ebrei: Giacomo Debenedetti, Sandro Gai, Anna Foa, Claudio Procaccia, Silvia Haia Antonucci, Marcello Pezzetti e altri. Non mancano poi autori cattolici che hanno studiato la Shoah a Roma: Riccardo Vommaro, Dominiek Oversteyns, Andrea Riccardi, chi scrive, Matteo Luigi Napolitano, Maria Grazia Loparco, Francesco Motto e altri ancora.<br />
Nell’ambito di quanto annotato, anche le ricerche su coloro che salvarono ebrei nascondendoli nell’Ospedale tiberino dei Fatebenefratelli hanno offerto dei dati non deboli. Tali indagini, comunque, non hanno comunque dimenticato: 1] il nucleo di ebrei (protetto dall’infermiera Dora Focaroli) che rimase nascosto nella torre dell’edificio che accoglieva l’Ospedale Israelitico e un centro residenziale per ebrei anziani; 2] la comunità dei Frati minori del convento di San Bartolomeo all’Isola (nascosero molti ebrei); 3] e la persona del commissario di Pubblica Sicurezza, Gennaro Lucignano, che dichiarò ai tedeschi che nessun ebreo era presente sull’Isola Tiberina.<br />
E arriviamo così alla ricerca storica che riguarda gli ebrei nascosti dai Fatebenefratelli. Con riferimento a tali studi occorre dire che l’indagine si è rivelata non semplice per più motivi: 1] perché i registri ufficiali (1943-1944) non indicano l’appartenenza religiosa degli ospiti accolti (per ovvi motivi); 2] perché in più casi non vennero trascritti i nominativi di ebrei; 3] perché diversi rifugiati del tempo non rilasciarono in seguito testimonianze scritte (finita la guerra si vollero dimenticare le disgrazie trascorse); 4] e perché il flusso di ebrei fu segnato da fasi alterne. Alcuni rimasero nascosti per un tempo prolungato (sopportando i molti disagi). Altri, restarono nel nosocomio per un periodo breve cercando nel frattempo un’altra sistemazione (ritenuta più sicura). Non mancarono inoltre coloro che, per diversi motivi, entrarono (in fase di emergenza), uscirono (per avere notizie dei propri cari), e rientrarono (in assenza di aiuti dall’esterno).<i><br />
</i></p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>L’elenco di Adriano Ossicini</i></h3>
<p style="text-align: justify;">Nel contesto delineato, uno degli autori &#8211; che testimoniò sulla razzia del 16 ottobre 1943 &#8211; fu Il professor Adriano Ossicini.<a title="" href="#_ftn1"><sup><sup>[1]</sup></sup></a> In quell’anno non si era ancora laureato in medicina. Proveniva da una famiglia molto attiva nel mondo cattolico, ed era inserito nel movimento partigiano. Quest’ultimo fatto spiega perché la sua presenza nel nosocomio dell’Isola fu in taluni momenti non continuativa. Egli racconta di esser stato testimone del rastrellamento degli ebrei residenti nell’area dell’antico Ghetto. Fa poi riferimento a ebrei in fuga nascosti nel nosocomio. Scrive infine che nella stessa giornata del 16 ottobre lasciò Roma.<a title="" href="#_ftn2"><sup><sup>[2]</sup></sup></a> Non seguì quindi gli eventi successivi. Chi scrive lo ha conosciuto di persona. Nel 1999, Ossicini pubblicò un libro nel quale inserì un elenco di ebrei accolti nel nosocomio.<a title="" href="#_ftn3">[3]</a> Ci si è chiesti: come ottenne i dati? Al riguardo, Ossicini scrive che un amico, Giulio Sella<a title="" href="#_ftn4">[4]</a>, aveva annotato in un elenco i nomi degli ebrei protetti. Aggiunge però di non sapere dove era poi finito questo pro-memoria. Annota un altro dettaglio. Aveva compilato un elenco di ebrei di propria iniziativa, con una ricerca negli archivi dell’Ospedale. Ammette comunque che nei registri del tempo la documentazione era confusa, dovuta all’esigenza di non rivelare la presenza di perseguitati nel nosocomio.<a title="" href="#_ftn5">[5]</a> Secondo questo medico i rifugiati furono 62. Il totale include uomini, donne e alcuni bambini. Sei ebrei furono registrati due volte, perché rientrarono. Si riporta qui di seguito l’elenco (<em>n. indica: nascita</em>).</p>
<p style="text-align: justify;"><b>ANNO 1943</b><br />
– Gabriella Aloisi (n. 31.3.1902; entrata 30.12.1943)<br />
– Clotilde Altobelli (n. 29.9.1872; entrata 10.11.1943 e 15.12.1943)<br />
– Beniamino Anav (n. 26.4.1884; entrata 23.10.1943)<br />
– Ester Astrologo (n. 18.6.1930; entrata 9.11.1943)<br />
– Pierluigi Briganti (n. 23.6.1939; entrata 30.12.1943)<br />
– Virtuosa Citoni (n. 27.12.1875; entrata 17.10.1943)<br />
– Samuele Dell’Ariccia (n. 14.12.1876; entrata 27.10.1943)<br />
– Giacomo Di Castro (n. 9.10.1914; entrata 24.12.1943)<br />
– Cesare Di Porto (n. 30.5.1894; entrata 14.12.1943)<br />
– Giacobbe Di Porto (n. 1870; entrata 5.11.1943)<br />
– Graziano Di Porto (n. 1.2.1891; entrata 19.10.1943)<br />
– Enrica Di Veroli (n. 13.8.1922; entrata 10.12.1943)<br />
– Luciano Efrati (n. 17.1.1932; entrata 2.12.1943)<br />
– Leone Fiorentino (n. 9.1.1878; entrata 6.11.1943 e 11.12.1943)<br />
– Rosa Fiano (n. 24.5.1877; entrata 23.10.1943)<br />
– Alberto Moscati (n. 30.8.1892; entrata 7.11.1943)<br />
– Angelo Moscati (n. 26.3.1876; entrata 31.12.1943)<br />
– Sabatino Sereni (n. 10.10.1897; entrata 29.10.1943)<br />
– Speranza Sonnino (n. 9.5.1891; entrata 4.12.1943)<br />
– Giuditta Spizzichino (n. 18.1.1899; entrata 22.10.1943 e 25.12.1943)<br />
– Augusto Terracina (n. 19.9.1911; entrata 31.12.1943)<br />
– Otello Vivanti (n. 25.4.1917; entrata 19.19.1943)<br />
– Giuditta Elisabetta Vivanti (n. 13.7.1914; entrata 14.11.1943)<br />
– Chiara Vivanti (n. 17.4.1937; entrata 27.12.1943)<br />
– Bettina Vivanti (n. 25.11.1943; entrata … )<br />
– Vittorio Terracina (n. 22.3.1885; entrata 25.10.1943).</p>
<p style="text-align: justify;"><b>ANNO 1944</b><br />
– Romolo Amati (n. 28.7.1927; entrata 18.1.1944)<br />
– Settimio Anav, fratello di Beniamino (n. 28.11.1886; entrata 8.2.1944)<br />
– Rosa Anticoli (n. 25.7.1870; entrata 11.4.1944)<br />
– Maria Bianchini (n. 24.11.1885; entrata 6.2.1944)<br />
– Romeo Bondi (n. 25.3.1891; entrata 3.1.1944)<br />
– Samuele Calò (n. 19.12.1923; entrata 26.3.1944)<br />
– Ester Citoni (n. 28.12.1886; entrata 5.1.1944)<br />
– Emanuele Della Rocca (n. 25.7.1879; entrata 5.1.1944)<br />
– Giacomino Della Rocca (n. 16.6.1922; entrata 31.1.1944)<br />
– Lello Della Rocca (n. 22.10.1926; entrata 7.2.1944)<br />
– Umberto Della Rocca (n. 24.8.1924; entrata 31.1944)<br />
– Rubino Dell’Ariccia (n. 31.7.1895; entrata 18.3.1944)<br />
– Giacomo Di Porto (n. 19.7.1889; entrata 3.1.1944)<br />
– Umberto Di Porto (n. 3.3.1931; entrata 11.1.1944 e 19.5.1944)<br />
– Angelo Di Segni (n. 13.10.1908; entrata 19.1.1944)<br />
– Gilda Di Segni (n. 8.9.1877; entrata 6.4.1944)<br />
– Pellegrino Di Nepi (n. 2.7.1896; entrata 21.4.1944)<br />
– Stella Fiano (n. … ; entrata 5.1.1944)<br />
– Cesare Molinari (n. 13.10.1893; entrata 7.2.1944)<br />
– Guglielmo Molinari (n. 31.10.1926; entrata 7.2.1944)<br />
– Eloisa Pavoncello (n. 30.6.1897; entrata 9.3.1944)<br />
– Emanuele Pavoncello (n. 29.5.1910; entrata 30.1.1944)<br />
– Italia Pavoncello (n. 20.3.1890; entrata 6.1.1944)<br />
– Marco Pavoncello (n. 30.12.1868; entrata 13.1.1944)<br />
– Alceste Pontecorvo (n. 13.12.1897; entrata 2.1.1944)<br />
– Ugo Pucci (n. 1.6.1903; entrata 15.1.1944)<br />
– Ugo Pucci (n. 1.6.1907; entrata 23.4.1944)<br />
– Umberto Sermoneta (n. 3.8.1907; entrata 18.3.1944)<br />
– Eugenio Sonnino (n. 6.12.1912; entrata 13.3.1944 e 30.3.1944)<br />
– Speranza Sonnino (n. 26.6.1931; entrata 11.4.1944)<br />
– Zara Sonnino (n. 31.7.1937; entrata 28.4.1944)<br />
– Benedetto Spizzichino (n. 20.10.1892; entrata 7.1.1944)<br />
– Giacomo Spizzichino (n. 8.6.1900; 26.5.1944)<br />
– Roberto Spizzichino (n. 16.6.1871; entrata 10.1.1944)<br />
– Eugenio Terracina (n. 20.1.1887; entrata 6.1.1944)<br />
– Salvatore Terracina (n. … ; entrata 5.1.1944).<a title="" href="#_ftn6">[6]</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>Una sottolineatura</i></h3>
<p style="text-align: justify;">L’elenco pubblicato da Ossicini fu quasi certamente ottenuto da persone che ben conoscevano la Comunità ebraica. Tra queste il pensiero corre subito al medico ebreo dottor Vittorio Emanuele Sacerdoti.<a title="" href="#_ftn7">[7]</a> Quest’ultimo, già prima del 16 ottobre 1943 curava ebrei. Inoltre, era riuscito a inserire nell’Ospedale tiberino anche dei parenti. Oltre che con Sacerdoti, Ossicini interagì con l’economo dei Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina. Si trattava del polacco fra’ Maurizio Bialek<a title="" href="#_ftn8"><sup><sup>[8]</sup></sup></a> (acceso antinazista). Ebbe inoltre buoni rapporti con il primario di medicina dottor Giovanni Borromeo. Comunque Ossicini conosceva bene anche i gesuiti. Quest’ultima pista è interessante perché conduce alla fine a padre Beat Ambord S.J..</p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>Ulteriori ebrei accolti. Fonte: USC, Shoah Foundation</i></h3>
<p style="text-align: justify;">Nel 1994, per non disperdere le memorie ebraiche in tema di Shoah, venne istituita la<b> </b><em>Survivors of the<b> </b>Shoah Visual History Foundation</em> (Los Angeles). Il fondatore fu Steven Spielberg.<a title="" href="#_ftn9">[9]</a> Nel 2005, questa fondazione, attraverso un accordo con la University of Southern California, si è trasformata in <em>USC Shoah Foundation Institute</em>. Grazie a tale organismo è oggi possibile ascoltare una video intervista<b> </b>che Elio Limentani fece ad Angelo Di Segni. Quest’ultimo fu ricoverato sotto falsa identità nell’Ospedale tiberino dei Fatebenefratelli. I frati compilarono una scheda clinica a nome Antonio Dionisi. Rimase nel nosocomio nove mesi. Pagò una retta. A seguito di una prima ispezione tedesca (senza conseguenze), i medici &#8211; non individuando altra scelta &#8211; praticarono ad Angelo una finta operazione (un taglio all’inguine che ricucirono subito), lo fasciarono dall’addome alle gambe e lo rimandarono in corsia.<a title="" href="#_ftn10"><sup><sup>[10]</sup></sup></a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>Altri ebrei ricoverati. Fonte: ‘Progetto Memoria della Salvezza’</i></h3>
<div id="attachment_10260" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2020/12/Immagine2.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-10260" alt="Luciana Tedesco e Gabriele Sonnino, nascosti da piccoli  nell’Ospedale tiberino dei Fatebenefratelli" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2020/12/Immagine2-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Luciana Tedesco e Gabriele Sonnino, nascosti da piccoli nell’ospedale.</em></p></div>
<p style="text-align: justify;">Oltre all’<em>USC Shoah Foundation Institute</em> occorre tener presente anche il lavoro svolto da coloro che hanno partecipato al ‘Progetto Memoria della Salvezza’.<i> </i>Tale iniziativa, promossa dal Centro di Documentazione Ebraica<i> </i>Contemporanea di Milano (CDEC), è durata nove anni. Il suo obiettivo è stato quello di studiare i modi con i quali molti ebrei ebbero la possibilità di salvarsi malgrado le persecuzioni tedesche e repubblichine. Grazie a tale Progetto sono stati individuati altri ebrei che trovarono rifugio presso l’Ospedale tiberino dei Fatebenefratelli. Si tratta di:<br />
– Aldo, figlio di Beniamino Anav<br />
– Rosa Efrati in Sereni e le figlie: Letizia, Giuliana, Adua<br />
– il giovane Ugo Bassan<br />
– il giovane Fausto Fiorentini<br />
– Umberto Polacco<br />
– i fratelli Giorgio, Vittorio, Onesta Sonnino, figli di Alberto<br />
– Marco Almagià e la moglie Claudia<br />
– Clotilde Almagià in Ajò con la figlia Gabriella, il marito di questa, Alvise Tedesco, e i loro figli: Claudio e Luciana; un’altra figlia di Clotilde, Giorgia, sposata Briganti con il piccolo Pierluigi.<a title="" href="#_ftn11">[11]</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>Ricerca Oversteyns. Lo studio delle fonti</i></h3>
<p style="text-align: justify;">Anche il diacono olandese Dominiek Oversteyns, membro della Famiglia spirituale ‘L&#8217;Opera’ (FSO), ha cercato di fare il punto della ricerca studiando più fonti, e interagendo con la Comunità ebraica di Roma. Egli ha trascritto il quadro delle fonti studiate.<b><br />
</b></p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>Oversteyns: la fonte Ambord </i></h3>
<p style="text-align: justify;">La prima fonte (riguarda il periodo 1945-1954) analizzata da Dominiek Oversteyns riguarda la lista compilata dal religioso padre Beat Ambord S.J.<a title="" href="#_ftn12"><sup><sup>[12]</sup></sup></a> Al riguardo, può essere utile ricostruire la vicenda legata all’iniziativa del gesuita.<br />
Nel 1961, padre Robert Leiber S.J.<a title="" href="#_ftn13"><sup><sup>[13]</sup></sup></a> (già stretto collaboratore di Pio XII), scrisse un articolo sulla ‘Civiltà Cattolica’ dal titolo: <em>Pio XII e gli ebrei di Roma 1943-1944</em>.<a title="" href="#_ftn14">[14]</a> In tale saggio affermò che era stato il confratello padre Ambord S.J. a preparare una lista delle Case religiose che avevano accolto ebrei perseguitati, con i nominativi di quest’ultimi. Leiber inserì nel suo testo anche dei dati sommari. L’indicazione rimane significativa perché, in periodo bellico, padre Ambord era incaricato delle trasmissioni in lingua tedesca alla Radio Vaticana. Aveva inoltre partecipato a operazioni segrete a favore degli ebrei ricercati dai tedeschi e dai repubblichini.<br />
L’elenco del gesuita era suddiviso in: ‘Israeliti rifugiati nelle case religiose femminili’, e ‘Israeliti rifugiati nelle case religiose maschili’. Il documento venne trasmesso ai gesuiti della ‘Civiltà Cattolica’ da Iris Rub-Rothenberger. Tale signorina, originaria di Francoforte, operava in quel tempo presso la Radio Vaticana e collaborava con padre Ambord. Quest’ultima, assicurò che la cifra dei rifugiati nelle Case religiose era stata verificata nelle singole sedi con una ricerca minuziosa iniziata nel 1945. L’originale di tale elenco andò poi perso. In seguito, le ricerche nell’archivio della Radio Vaticana e della ‘Civiltà Cattolica’ non sono riuscite a trovare la lista originale di padre Ambord, o una qualche documentazione con riferimenti all’elenco. Non hanno avuto esito anche le indagini effettuate presso gli archivi dei gesuiti della provincia della Germania Superiore e della Svizzera (dove venne trasferito padre Ambord). Attualmente non si può quindi risalire oltre le informazioni della ‘Civiltà Cattolica’ per verificare l’attendibilità della fonte. In tale contesto, Dominiek Oversteyns ha comunque apportato delle correzioni alla lista Ambord.<a title="" href="#_ftn15">[15]</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>Oversteyns: fonti successive</i></h3>
<p style="text-align: justify;" align="center">Dopo aver fatto riferimento alla fonte Ambord, Dominiek Oversteyns riporta ulteriori fonti (apportando anche correzioni) che si riportano qui di seguito.<br />
– Renzo De Felice: <em>Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo</em>, Einaudi, Torino 1961: con correzioni.<br />
– Renzo De Felice 1963: con correzioni.<br />
– Federica Barozzi: <em>I percorsi della sopravvivenza</em>. Tesi di laurea in Lettere e Filosofia, Università di Roma ‘La Sapienza’, anno accademico 1995-1996, pp. 96-98 e 109-110.1998: senza correzioni.<br />
– Grazia Loparco: <em>Gli ebrei negli istituti religiosi a Roma (1943-1944) dall&#8217;arrivo alla partenza</em>, in: ‘Rivista di storia della Chiesa in Italia’, Vita e Pensiero, Milano 2004, pp. 207-208.<br />
– Grazia Loparco: 2006 corretto ed esteso. Versione su internet CSR del 10 ottobre 2008.<br />
– Israel Gutman, Liliana Picciotto, Bracha Rivlin: <em>I Giusti d&#8217;Italia. I non ebrei che salvarono gli ebrei. 1943-1945</em>, 2<sup>a</sup> ed., Mondadori, Milano 2006, pp. 59-61: Yad Vashem: dossier 4426.<br />
– Andrea Riccardi: <em>L&#8217;inverno più lungo. 1943-44: Pio XII, gli ebrei e i nazisti a Roma</em>, Laterza, Roma-Bari, 2008, pp. 17-18.<br />
– Dominiek Oversteyns: correzioni apportate su Loparco: 2009.<br />
– Grazia Loparco: con correzioni 2010.<br />
– Daniel Della Seta: <em>Ora Mai Più. Le leggi razziali spiegate ai bambini</em>, Associazione culturale ex-alunni scuola elementare Umberto I, Roma 2006, pp. 170-174.<br />
– Flavio Peloso: <em>Giuseppe Sorani: un ebreo in convento</em>, in: ‘Messaggi di Don Orione’<i>,</i> 2003 (35), n. 112, pp. 103-110.<br />
– Oversteyns: 2013 lettura critica e correzioni.<br />
– Oversteyns: 2017 lettura critica e correzioni.<i><br />
</i></p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>Indagine</i> <i>Oversteyns: nosocomio tiberino Fatebenefratelli</i></h3>
<p style="text-align: justify;">Con riferimento all’Ospedale romano dei Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina, Oversteyns riporta i dati che si trascrivono qui di seguito.<br />
1] Prima del 16 ottobre 1943 furono presenti nel nosocomio dei Fatebenefratelli di Roma circa otto ebrei (7 romani + 1 straniero).<br />
2] Il 16 ottobre 1943, in serata, vennero accolti 53 = 8 + 45 ebrei romani (= 52 ebrei romani + 1 straniero).<br />
3] Nel periodo immediatamente successivo al rastrellamento del 16 ottobre si trovavano nel nosocomio fino a 80 ebrei, soprattutto romani.<br />
4] In data 4 giugno 1944 furono protetti circa 66 ebrei (64 romani + 2 stranieri).<a title="" href="#_ftn16"><sup><sup>[16]</sup></sup></a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>Le indicazioni del medico ebreo Vittorio Sacerdoti</i></h3>
<p style="text-align: justify;">Esistono poi dati riferiti dal medico ebreo Vittorio Emanuele Sacerdoti (trovò riparo nell’Ospedale tiberino dei Fatebenefratelli).<a title="" href="#_ftn17"><sup><sup>[17]</sup></sup></a> Il 16 ottobre 1943 lo raggiunsero in Ospedale circa 27 correligionari. Trovarono protezione insieme ad altri. Si arrivò così a una cinquantina di ebrei. In realtà il numero delle persone fu superiore se si tiene conto del fatto che molti perseguitati usarono il nosocomio dei Fatebenefratelli come tappa intermedia.<i><br />
</i></p>
<h3 style="text-align: justify;"><i>Qualche considerazione</i></h3>
<div id="attachment_9258" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2020/01/Sacerdoti-nel-laboratorio-dell’ospedale-dei-Fatebenefratelli-1942..jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-9258" alt="Sacerdoti nel laboratorio dell'ospedale, 1942." src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2020/01/Sacerdoti-nel-laboratorio-dell’ospedale-dei-Fatebenefratelli-1942.-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Sacerdoti nel laboratorio dell&#8217;ospedale, 1942.</em></p></div>
<p style="text-align: justify;">I dati statistici che si possono ricavare dalle fonti citate in precedenza indicano dei flussi variabili.<br />
1] Un primo movimento significativo verso l’Ospedale tiberino dei Fatebenefratelli si delineò nel momento del rastrellamento degli ebrei effettuato il 16 ottobre del 1943. Nell’ambito di questo dramma è pure da registrare il passaggio di alcuni ebrei infermi (ma non gravi) dall’Ospedale Israelitico dell’Isola Tiberina al nosocomio dei Fatebenefratelli. In seguito vari perseguitati trovarono rifugio in altri edifici.<br />
2] Un secondo flusso si attivò quando molti ebrei si resero conto che gli arresti non erano cessati dopo il 16 ottobre 1943. Al contrario, erano ancora in corso. In questo caso, l’iniziativa non era supportata da militari tedeschi, ma da repubblichini (e collaborazionisti). Fu un periodo ove si accentuarono le delazioni.<br />
Dall’insieme dei dati raccolti non è difficile affermare che l’azione di protezione degli ebrei risultò in più casi riuscita. Del resto, lo stesso tenente colonnello delle SS Herbert Kappler<a title="" href="#_ftn18">[18]</a>, con riferimento alla razzìa del 16 ottobre, fu costretto ad informare i propri superiori che “in gran numero di casi” la popolazione aveva offerto agli ebrei “prestazioni di aiuto attivo”. Inoltre si erano osservati “tentativi di nascondere i giudei in abitazioni vicine”.<a title="" href="#_ftn19">[19]</a><br />
È indubbio, quindi, che molteplici persone si attivarono per proteggere gli ebrei perseguitati. Tra queste i frati dell’Ospedale tiberino dei Fatebenefratelli di Roma. Da tale realtà di resistenza alla violenza e all’oppressione deriva un insegnamento di umanità che continua a rimanere particolarmente attuale nel presente periodo.</p>
<p style="text-align: justify;"><b> </b></p>
<p style="text-align: justify;"><b> </b></p>
<p style="text-align: justify;"><b> </b></p>
<p style="text-align: justify;"><b> </b></p>
<div></div>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref1">[1]</a> Prof. Adriano Ossicini (1920-2019). Suo padre (Cesare; tra i fondatori del Partito Popolare) era amico del padre del dott. Giovanni Borromeo (1898-1961; ‘Giusto tra le Nazioni’; primario di medicina dell’Ospedale tiberino dei Fatebenefratelli).</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref2">[2]</a> Divenne in seguito neuropsichiatra infantile, docente universitario, e uomo politico.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref3">[3]</a> A. Ossicini, <em>Un’isola sul Tevere. Il fascismo al di là dal ponte</em>, Editori Riuniti, Roma 1999.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref4">[4]</a> Giulio Sella era un anziano combattente antifascista. Dopo essere stato a lungo in carcere, cercò di guadagnare qualcosa lavorando come addetto al dormitorio di Santa Maria in Cappella (Trastevere).</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref5">[5]</a> A. Ossicini, <i>op. cit., </i>p. 232.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref6">[6]</a> A. Ossicini, <i>op. cit</i>., pp. 233-234.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref7">[7]</a> Vittorio Emanuele Sacerdoti (1915-2005).</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref8">[8]</a> Maurizio Bialek (1912-2009.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref9">[9]</a> Steven Spielberg (nato nel 1946). Regista. Sceneggiatore. Produttore cinematografico e televisivo.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref10">[10]</a> USC, Shoah Foundation, <i>Videointervista di Elio Limentani a Angelo Di Segni</i>, Roma 5 marzo 1998. Cf anche: L. Picciotto, <em>Salvarsi</em>, Einaudi, Torino 2017, p. 241.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref11">[11]</a> L. Picciotto, <i>op. cit.</i>, p. 241.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref12">[12]</a> P. Beat Ambord SJ (1904-1969). Risiedeva nella Curia Generalizia dei Padri Gesuiti.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref13">[13]</a> P. Robert Leiber (1887-1967).<b> </b></p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref14">[14]</a> In: ‘La Civiltà Cattolica’, 112, 1961, quad. 2657, pp. 449-458.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref15">[15]</a> Cf note successive.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref16">[16]</a> D. Oversteyns F.S.O., <em>De geschiedenis van de Hebreeërs in Rome tijdens de nazibezetting en vervolging in Rome, en de rol van de Eerbiedwaardige Paus Pius XII in het redden van hen,</em> <em>volume I, </em>Editie 3, Privaat &#8211; Rome, 10 maggio 2017, pp. 11-12, 124, 145, 195-196, 514. [Dominiek Oversteyns: <em>La storia degli Ebrei a Roma durante la persecuzione nazista &#8211; fascista e il contributo del Venerabile Papa Pio XII per la loro salvezza,</em> primo volume, terza edizione, edizione privata, Roma, 10 maggio 2017, pp. 11-12, 124, 145, 195-196, 514.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref17">[17]</a> P.L. Guiducci, <em>La testimonianza del medico ebreo dott. Sacerdoti (1915-2005) sulle vicende del 1943-1944 a Roma. Una Resistenza civile nei mesi dell’occupazione nazista di Roma</em>. Questo saggio si trova nel sito: http://www.storico.org/seconda guerra mondiale/testimonianza medico ebreo.html.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref18">[18]</a> Herbert Kappler (1907-1978). A Roma, fu comandante dell&#8217;SD (<i>intelligence</i>), della SiPo e della Gestapo.</p>
</div>
<div>
<p style="text-align: justify;"><a title="" href="#_ftnref19">[19]</a> <i>Rapporto di Herbert Kappler al Capo Supremo delle SS e della Polizia, Karl Wolf</i>, Roma, 16 ottobre 1943. In: AA.VV., <em>‘16 ottobre 1943. La razzia’</em>, a cura di M. Pezzetti, Gangemi Editore, Roma 2017, p. 56.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">♦</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">♦</span></p>
<p><em><strong>Per saperne di più </strong></em></p>
<p>AA.VV., <em>16 ottobre 1943. La razzia</em>, a cura di M. Pezzetti, Gangemi, Roma 2017.<br />
<em>Dopo il 16 ottobre 1943. Gli ebrei a Roma: occupazione, resistenza, accoglienza e delazioni (1943-1944)</em>, a cura di S.H. Antonucci e di C. Procaccia, Viella, Roma 2017.<br />
<em>Giuseppe Sorani, un ebreo in</em> <em>convento</em>, intervista di don Flavio Peloso a don Giuseppe Sorani, (4 giugno 2003), in: ‘Messaggi di don Orione’, n. 112, anno 35, 2003, pp. 102-106 (il padre di Giuseppe Fiorani, Garibaldo, trovò riparo al Fatebenefratelli dell’Isola tiberina).<br />
M. Hesemann, <em>Der Papst und der Holocaust. Pius XII und die geheimen Akten im Vatikan</em>, Langenmüller, Stuttgart (Stoccarda) 2018, p. 370. J.<br />
Ickx,<b> </b><em>The Holy See and Refugees (1933-1945</em><b>)</b>, in: ‘Refugee policies from 1933 until today; challenges and responsibilities’, International Holocaust Remembrance Alliance, IHRA series, vol. 4, Edited by Steven T. Katz and Juliane Wetzel, Metropol, Berlin 2018, pp. 63-95.<br />
L. Picciotto, <em>Salvarsi. Gli ebrei d’Italia sfuggiti alla Shoah. 1943-1945</em>, Einaudi, Torino 2017.<br />
C. Procaccia, <em>Gli ebrei accolti nel Fatebenefratelli durante gli arresti e i rastrellamenti</em>, relazione, convegno: ‘La Comunità del Fatebenefratelli nell’ora delle tenebre. La difesa degli ebrei romani’ (Roma, Ospedale San Giovanni Calibita, 20 novembre 2019). Videoregistrazione effettuata da Radio Radicale (include anche la testimonianza del sopravvissuto Gabriele Sonnino).<br />
F. Tagliacozzo, <em>Gli ebrei romani raccontano la “propria” Shoah</em>. Testimonianze e memorie raccolte e organizzate a cura di R. Di Castro, Giuntina, Firenze 2010, p. 196.</p>
</div>
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		<title>GLI EBREI IN FRANCIA SOTTO IL REGIME DI VICHY</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Jan 2021 17:34:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Daniela Franceschi -     Con l’armistizio del giugno 1940 la Francia fu divisa in due zone: una, a nord e lungo la costa atlantica, occupata dai tedeschi, l’altra a sud, controllata dal governo di Vichy. Quest’ultimo mise in atto una politica apertamente collaborazionista, funzionale agli interessi nazisti. A &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="right"><b>di Daniela Franceschi -</b></p>
<p><b> </b></p>
<p><b> </b></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Con l’armistizio del giugno 1940 la Francia fu divisa in due zone: una, a nord e lungo la costa atlantica, occupata dai tedeschi, l’altra a sud, controllata dal governo di Vichy. Quest’ultimo mise in atto una politica apertamente collaborazionista, funzionale agli interessi nazisti. A cominciare dalla persecuzione antisemita.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">♦</span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 150px;"><em>Il est, dans la vie d&#8217;une nation, des moments qui blessent la mémoire et l&#8217;idée que l&#8217;on se fait de son pays. […] Il est difficile de les évoquer, aussi, parce que ces heures noires souillent à jamais notre histoire, et sont une injure à notre passé et à nos traditions.</em></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 150px;">Ci sono momenti nella vita di una nazione che feriscono la memoria e l’idea che abbiamo del nostro paese. […] È difficile evocarli anche perché queste ore buie infangano per sempre la nostra storia e sono un insulto al nostro passato e alle nostre tradizioni.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 150px;"><em>Jacques Chirac, discorso pronunciato alla commemorazione della retata del Vélodrome d’Hiver, 16 luglio 1995.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">♦</span></p>
<p style="text-align: justify;">Durante la Seconda Guerra mondiale in Francia un regime fascista noto come governo di Vichy sostituì la Terza Repubblica francese. Nel 1995 il governo francese ammise pubblicamente che, poco dopo aver firmato l’armistizio con la Germania nazista nel 1940, il regime di Vichy fu responsabile dell&#8217;attuazione di politiche razziali e della morte di decine di migliaia di ebrei.<br />
La collaborazione del governo di Vichy prese forma in tre modi: la legislazione antisemita, i campi di internamento in Francia e il rastrellamento al Vèlodrome d&#8217;Hiver. Il caso di studio del Vèlodrome d&#8217;Hiver, insieme agli altri aspetti della collaborazione, suggeriscono che il governo di Vichy fu un collaboratore “volontario” della Germania nazista più che un soggetto passivo.<br />
Per quanto concerne la popolazione ebraica è possibile affermare che il regime di Vichy non protesse i suoi cittadini ebrei durante la Seconda guerra mondiale ma li separò dal resto della collettività francese, rendendoli dei paria dal punto di vista sociale e una facile preda per i nazisti. La Francia perse il 25% della sua popolazione ebraica nello sterminio mentre la perdita media nell&#8217;Europa occidentale fu del 40%.<br />
I leader di Vichy, dopo la guerra, hanno esaltato il fatto di aver salvato il 75% degli ebrei in Francia; tuttavia, la storia vede questi numeri come un fallimento. Il problema non è quanti ebrei Vichy ha salvato, ma quanti non ne ha risparmiati. La maggior parte degli ebrei provenienti dalla Francia morti nello sterminio non era francese, bensì di nazionalità straniera residente in Francia.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><b><i>La nascita e il ruolo del regime di Vichy</i></b></h3>
<p style="text-align: justify;">La Francia dichiarò guerra alla Germania il 3 settembre 1939 dopo l&#8217;invasione tedesca della Polonia. Per nove mesi, la Francia combatté una <em>drôle de guerre</em> (“strana guerra”); i primi mesi del conflitto, in cui non ci furono combattimenti, videro una nazione disunita che non credeva alla guerra. Il 10 maggio 1940 i tedeschi invasero la Francia, rendendo palese quanto le tattiche militari francesi fossero inefficienti e obsolete. La mancanza di un’adeguata capacità militare, unita a un esercito demoralizzato, provocò una débâcle militare di notevoli proporzioni. Questo incredibile capovolgimento di fortuna per una delle nazioni vittoriose della Prima guerra mondiale fu definito dallo storico Marc Bloch <em>l&#8217;étrange défaite</em> (“la strana disfatta”).<br />
Dopo aver dichiarato guerra alla Germania, la Francia trascorse nove mesi impegnata in una <em>drôle de guerre </em>senza combattere attivamente fino all&#8217;invasione tedesca del 10 maggio 1940. Paul Reynaud, un conservatore divenuto primo ministro il 19 marzo 1940, riteneva che la Repubblica francese avrebbe potuto resistere all&#8217;invasione. Reynaud nominò l&#8217;eroe della Prima guerra mondiale, il maresciallo Philippe Pétain, vicepresidente del consiglio dei Ministri nel tentativo di rafforzare il morale nazionale.<br />
Pétain era il simbolo vivente del successo militare della Francia. Il suo ruolo nella battaglia di Verdun, quando il popolo francese aveva combattuto unito per proteggere la patria, non era stato dimenticato. Infatti, Verdun incarnava l&#8217;unità nazionale che era scomparsa dalla Francia dopo la Grande guerra.<br />
A differenza di Reynaud, tuttavia, Pétain credeva che la guerra fosse persa già nel maggio del 1940. Il suo obiettivo consisteva nel non cercare di vincere la guerra, ma piuttosto di ottenere una pace accettabile. Pétain riteneva che il popolo francese sarebbe stato perduto se il governo avesse lasciato la Francia metropolitana. A suo parere, il governo doveva concentrarsi sugli interessi francesi, non su quelli internazionali. Inoltre, temeva la dura natura dell&#8217;invasione tedesca, ricordando gli eventi della Prima guerra mondiale. Quindi, un armistizio avrebbe fornito una certa protezione al popolo francese dall&#8217;esercito tedesco. Non vedeva l’armistizio come qualcosa che avrebbe potuto danneggiare la Francia o ridurne il potere come nazione, piuttosto, come dichiarò il 13 giugno 1940 al consiglio di Cangé, uno dei tanti luoghi in cui il consiglio dei Ministri si spostò durante l&#8217;invasione tedesca prima dell&#8217;armistizio, una condizione necessaria per la «perpetuazione dell’eterna Francia».<br />
Reynaud si dimise da capo del governo a Bordeaux la sera del 16 giugno 1940 e propose Pétain come suo successore. Questo nuovo governo, l&#8217;ultimo della Terza Repubblica, fu costituito con l&#8217;unico scopo di chiedere quale fosse la proposta di pace tedesca.<br />
Per Pétain, un armistizio non costituiva una sconfitta; piuttosto, continuando una guerra che la popolazione non voleva combattere, la Francia avrebbe perso tutto causando soltanto ulteriore disperazione. Inoltre, questa decisione non era un atto di codardia, ma una saggia decisione tattica che avrebbe consentito al Paese di sopravvivere.<br />
Mentre alcuni ministri si opposero, Pétain procedette con la trattativa e l’armistizio fu firmato il 22 giugno del 1940. L&#8217;accordo divideva la Francia in due zone: i tedeschi controllavano la zona settentrionale, compresa l&#8217;intera costa atlantica, mentre Vichy controllava la zona meridionale, circa due quinti della Francia. Il controllo nominale del governo di Vichy durò fino al 1942, quando gli sbarchi alleati nel Nord Africa portarono i tedeschi a occupare tutta la Francia. L&#8217;armistizio entrò in vigore tre giorni dopo la firma.<br />
Sebbene la maggior parte dei francesi non credesse nella guerra, rimase una minoranza che pensava che l&#8217;armistizio fosse una sconfitta inaccettabile, tra questi il più importante fu Charles de Gaulle il futuro leader della Resistenza francese, in disaccordo con le cupe prospettive di Pétain. De Gaulle non vedeva l&#8217;armistizio come l&#8217;unica possibilità, né credeva che fosse nel migliore interesse della Francia. De Gaulle era pienamente consapevole che la guerra non era limitata alla Francia, ma diffusa in tutto il mondo. Inoltre, riteneva che la Francia fosse abbastanza forte per difendersi dai tedeschi e che gli alleati sarebbero venuti in suo aiuto, a condizione che i francesi avessero continuato a combattere. Le sue convinzioni lo portarono a fondare il movimento della France Libre.<br />
Dato il potere e l&#8217;influenza limitati di coloro che si opponevano all&#8217;armistizio, Pétain portò avanti i suoi piani per la zona non occupata. Il centro del governo fu spostato a Vichy, una città termale nel sud della Francia. Il 9 luglio 1940, il governo di Vichy non era ancora completo.<br />
Con 624 favorevoli contro 4 contrari l&#8217;Assemblea Nazionale accettò di sospendere la Costituzione della Terza Repubblica del 1875 e di rivederla in modo sostanziale. Il nuovo governo approvò anche un disegno di legge che nominava Pétain capo dello stato francese.<br />
Questa nuova posizione concesse a Pétain pieni poteri governativi, con il controllo completo delle forze armate e il diritto di negoziare e ratificare i trattati. I poteri esecutivi e legislativi precedentemente separati erano ora fusi in un’unica funzione.<br />
Il 10 luglio Pétain procedette a formare l’esecutivo. A differenza del regime repubblicano, il governo di Vichy era molto diverso dal suo predecessore, in particolare nel rendere meno netta la linea di separazione tra governo e amministrazione e nel cambiare i simboli e gli ideali della Repubblica francese.<br />
La nuova costituzione si concentrava sui principi di lavoro, famiglia e patria, che sostituirono il motto repubblicano di libertà, uguaglianza e fraternità. Alcuni membri del nuovo esecutivo, tra cui Pierre Laval, volevano porre fine al regime repubblicano; Pétain era altrettanto ostile alla Terza Repubblica. Credevano che la Terza Repubblica fosse colpevole della sconfitta militare. Quindi, il Parlamento fu sciolto e il governo repubblicano francese cessò di esistere.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>La rivoluzione nazionale</b></h3>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2020/12/Revolution_Nationale_propaganda_poster.jpg"><img class="alignleft  wp-image-10232" alt="revolution_nationale_propaganda_poster" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2020/12/Revolution_Nationale_propaganda_poster.jpg" width="250" height="150" /></a>Il crollo della Terza Repubblica fornì l&#8217;ambiente che consentì ai conservatori di usare il regime di Vichy per rompere gli schemi della Terza Repubblica. Così, la Francia sperimentò una &#8220;rivoluzione nazionale&#8221; in cui i significati di cittadinanza, nazionalità e società cambiarono.<br />
La rivoluzione nazionale combatté i principi dell&#8217;economia del <i>laissez-faire</i>, della società di massa e dei governi parlamentari, tutte pietre miliari del regime repubblicano. I conservatori volevano creare una società elitaria retta da un sistema gerarchico autoritario.<br />
La Chiesa cattolica iniziò a ricevere sostegno politico da Vichy, dato che era in atto un evidente spostamento dal modello laico repubblicano.<br />
Il motto del regime, <em>Travail, Famille, Patrie</em>, era direttamente collegato agli insegnamenti della Chiesa cattolica. Nel sistema educativo, spogliato dei suoi legami religiosi durante la Terzo Repubblica, fu ripristinata l&#8217;istruzione religiosa.<br />
Vichy lavorò anche per ripristinare l&#8217;importanza della famiglia nella società. Per combattere il declino della popolazione dei decenni precedenti, il governo postulava l&#8217;idea che il nucleo familiare fosse il punto focale della società, piuttosto che concentrarsi sui diritti individuali, segno distintivo del regime repubblicano. Mentre l&#8217;idea di fornire benefici alle famiglie numerose fu effettivamente fatta propria del Governo repubblicano, Vichy concentrò molta più attenzione sul nucleo familiare. Le politiche del regime verso l&#8217;aumento dell&#8217;importanza delle famiglie erano in contrasto con la legge sul divorzio del 1884, redatta da Alfred Naquet, un repubblicano ebreo. Vichy non abrogò mai la legge, tuttavia approvò una legislazione che riduceva le cause per divorziare e il periodo di tempo nel quale si poteva chiedere lo scioglimento del matrimonio. Il ruolo della donna nella società fu limitato alla sfera domestica, ribaltando i progressi compiuti durante la belle époque e la Grande guerra nei luoghi di lavoro, quando le donne sostituirono gli uomini chiamati al fronte.<br />
La rivoluzione nazionale si concentrò anche sull&#8217;idea della &#8220;Francia per i francesi&#8221;, un principio che scaturiva dagli elevati livelli di xenofobia presenti in Francia durante gli anni Venti e Trenta. Quando la Francia fu inondata da un flusso imponente di profughi dall&#8217;Europa orientale e dalla Spagna, nel 1927 la Terza Repubblica allentò le leggi sulla naturalizzazione. Vari esponenti di Vichy, come Raphaël Alibert, sostenevano che durante la guerra a causa di questa legislazione repubblicana era stato troppo facile per gli stranieri, in particolare per gli ebrei, diventare francesi.<br />
La legislazione di Vichy limitava i diritti degli stranieri, e gli ebrei erano considerati stranieri per antonomasia. L’impianto legislativo xenofobico e antisemita era parte integrante della identità e del programma di governo. La nuova legislazione spogliava dei loro diritti gli stranieri e gli ebrei, sia francesi che stranieri, acconsentendo persino alla loro deportazione.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>L’antisemitismo di Vichy</b></h3>
<p style="text-align: justify;">Alla vigilia della Seconda guerra mondiale in Francia vivevano 330.000 ebrei, di cui 195.000 francesi e 135.000 stranieri. Gli ebrei francesi non erano un gruppo omogeneo. Circa 90.000 erano &#8220;israeliti&#8221; francesi le cui famiglie erano saldamente radicate nel suolo francese e avevano un alto livello di integrazione e assimilazione nella società; facevano parte della borghesia e vivevano soprattutto a Parigi. Gli altri 105.000 erano stati naturalizzati come cittadini francesi e, sebbene avessero legami con l&#8217;ebraismo, anche loro erano potevano considerarsi integrati nella comunità nazionale.<br />
La maggior parte degli ebrei stranieri arrivò in Francia in cerca di lavoro negli anni Venti e come rifugiata negli anni Trenta e Quaranta. Non esisteva alcuna connessione reale tra le comunità ebraiche francesi e straniere, perché gli ebrei francesi si consideravano prima francesi e poi ebrei. Gli ebrei francesi avevano assimilato la cultura francese. Inoltre, credevano che l&#8217;ascesa dell&#8217;antisemitismo dopo l&#8217;unità nazionale e ancora esistente durante la Prima guerra mondiale fosse dovuto, in parte, agli ebrei stranieri che non erano in grado di assimilarsi nella società.<br />
Pertanto, la legislazione di Vichy, sulla scia del crescente antisemitismo degli anni Trenta, prese di mira la comunità ebraica nella sua interezza senza differenze tra ebrei stranieri e francesi, rappresentando un facile capro espiatorio per la perdita della guerra. Nello specifico, esponenti di Vichy affermavano che il fallito governo del Fronte Popolare aveva perpetuato le idee della Repubblica sotto la leadership di Léon Blum, un socialista, ebreo ed ex dreyfusardo, e che queste idee erano responsabili della sconfitta della Francia. Vichy vide la presenza degli ebrei nella società, in particolare in importanti posizioni di governo durante la Terza Repubblica, come una minaccia per la sicurezza della nazione.<br />
I rappresentanti del regime continuarono a diffondere le idee antisemite di Edouard Drumont e di altri antisemiti dell&#8217;Affare Dreyfus. L’antisemitismo di Vichy differiva da quello nazista in quanto si concentrava sugli aspetti culturali piuttosto che su quelli razziali.<br />
Mentre i nazisti credevano che gli ebrei fossero una razza inferiore nociva che doveva essere eliminata dalla terra, i leader di Vichy credevano che gli ebrei non si adattassero alla cultura francese perché non avrebbero mai potuto assimilarsi nella società francese. L&#8217;antisemitismo francese non cercò di espellere gli ebrei francesi dal suolo francese. La deportazione era una soluzione solo per gli ebrei stranieri. Tuttavia, Vichy privò gli ebrei francesi e stranieri dei loro diritti, rendendoli cittadini di seconda classe. Un ebreo, secondo il regime di Vichy, non avrebbe mai potuto essere fedele alla nazione francese come un cittadino i cui antenati erano nati sul suolo francese, dimenticando volutamente che molte famiglie ebree francesi vivevano in Francia da diverse generazioni.<b><br />
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<h3 style="text-align: justify;"><b>La legislazione antisemita</b></h3>
<p style="text-align: justify;">Dopo l’approvazione della legislazione antiebraica, gli ebrei furono esclusi da vari ambiti professionali, come quello medico e legale. Una varietà di professioni erano aperte solo a coloro che erano francesi da tre o più generazioni. Inoltre, tutte le naturalizzazioni dal 1927 in poi furono riesaminate da un comitato creato il 22 luglio 1940. Nei quattro anni della sua esistenza, questo comitato privò 15.000 persone della loro cittadinanza e identità nazionale. Mentre questo atto non era di natura intrinsecamente antisemita, dal momento che gli ebrei costituivano meno del cinque per cento dei naturalizzati tra il 1927 e il 1940, circa 6.000 di quelli denaturalizzati erano ebrei. Questo tipo di legislazione facilitò il passaggio da leggi anti-stranieri a leggi antisemite.<br />
La violazione del regime di Vichy dei diritti dei cittadini naturalizzati e degli stranieri nasceva dal desiderio di fare della Francia una nazione &#8220;pura&#8221;. Attaccare la comunità ebraica e rendere i suoi membri cittadini di seconda classe faceva raggiungere questo obiettivo.<br />
Dal luglio 1940 al novembre 1942, quando lo sbarco alleato in Nord Africa portò la Germania ad occupare tutta la Francia per ragioni tattiche, Vichy aveva il controllo completo sulla sua legislazione, comprese le leggi antisemite in vigore nella zona non occupata. La legislazione antisemita approvata in questo periodo era una scelta consapevole dei vertici del regime. Secondo i leader di Vichy, l&#8217;afflusso di immigrati ebrei degli anni Trenta aveva indebolito la nazione francese. La comunità ebraica era vista sia come guerrafondaia, perché voleva che la Francia combattesse una guerra già vinta dai tedeschi, sia troppo debole per combattere e proteggere la patria come &#8220;veri&#8221; patrioti.<br />
Dopo la guerra, i leader di Vichy hanno affermato che l&#8217;obiettivo non era quello di uccidere gli ebrei ma semplicemente di spostarli dal suolo francese; tuttavia, resta il fatto che Vichy aiutò i tedeschi a separare, internare e deportare nei campi tedeschi gli ebrei stranieri.<br />
L&#8217;obiettivo della legislazione era rimuovere gli ebrei non francesi dalla Francia e fare degli ebrei francesi dei cittadini di seconda classe.<br />
Queste leggi erano, nel complesso, più severe di quelle tedesche in vigore nella zona occupata. Nella zona occupata il 27 settembre del 1940 fu emanata un&#8217;ordinanza che definiva ebreo una persona di religione ebraica o con più di due nonni ebrei. Gli ebrei dovevano mettere un cartello nelle vetrine per identificare il loro negozi come ebraici ed era vietato tornare nella zona non occupata.<br />
Nell&#8217;ottobre 1940 gli ebrei di tutta la zona occupata dovettero registrarsi, indipendentemente dalla cittadinanza, attraverso un censimento e furono rilasciate carte d&#8217;identità contrassegnate dalla parola “ebreo”.<br />
A partire dall&#8217;ottobre 1940 i nazisti ordinarono che tutti gli ebrei stranieri e francesi si registrassero presso la polizia francese e, poco dopo, quegli elenchi furono consegnati volontariamente alla Gestapo e alle SS. Gli ebrei furono quindi costretti a identificarsi con il timbro di <em>Juif </em>sulle loro carte d&#8217;identità e ad indossare bracciali con la stella di David. Con l&#8217;eccezione della registrazione degli ebrei, nessuna di queste azioni fu imposta dai nazisti; anzi, le autorità tedesche notarono la rapidità e la portata della legislazione francese con stupore, gioia opportunistica e persino occasionale fastidio. Il governo di Vichy era infatti desideroso di legiferare e orgoglioso di seguire il proprio corso sulle questioni razziali.<br />
A Vichy il 3 ottobre 1940 fu ratificato lo Statuto ebraico. In base a questa nuova legislazione gli ebrei non potevano ricoprire cariche pubbliche presso il Consiglio di Stato e le Corti di Cassazione. Ancora più importante, era considerato ebreo chiunque avesse tre nonni di “razza ebraica” o “due nonni e un coniuge di razza ebraica”. La definizione di ebreo in base a questo nuovo statuto ampliava la definizione tedesca del 27 settembre, dato che includeva chiunque avesse origini ebraiche, non solo coloro le cui famiglie praticavano la religione ebraica. Il giorno successivo Vichy approvò una legge che consentiva l’internamento dei cittadini stranieri di “razza ebraica” in campi speciali su decisione del prefetto del dipartimento di residenza. I cittadini stranieri di “razza ebraica” potevano in qualsiasi momento essere “assegnati” in una residenza forzata dal prefetto del dipartimento in cui risiedevano.<br />
Questa legge, insieme allo statuto approvato il giorno prima, trasformò l&#8217;identità di molti ebrei naturalizzati, dato che li privava della cittadinanza francese e li rendeva stranieri nel proprio paese. In base a questo articolo, gli stranieri potevano quindi essere legalmente internati nei campi. Ulteriori articoli furono aggiunti fino al 1942, aumentando le limitazioni alle professioni accessibili, come la professione medica e quella legale. Inoltre, agli ebrei fu vietato insegnare e dedicarsi alle arti; il 9 maggio 1942 fu vietata la pubblicazione di opere di autori ebrei francesi e stranieri. Inoltre, nessun ebreo poteva lavorare per la stampa o la radio.<br />
Il regime di Vichy approvò un&#8217;altra legge il 2 giugno 1941. Il nuovo statuto mirava a eliminare eventuali scappatoie esistenti nella precedente normativa, dato che la definizione di ebreo era legata alla religione. I figli di matrimoni misti poterono ora essere classificati come ebrei, così come persone convertite al cristianesimo ma con nonni ebrei.<br />
Il trattamento degli ebrei francesi peggiorò con questo nuovo statuto, dato che ora potevano essere internati come ebrei stranieri perché lo statuto definiva come ebree persone con nonni ebrei. Pertanto, anche gli ebrei nati in Francia potevano essere internati se i loro nonni fossero stati ebrei praticanti.<br />
Il regime di Vichy era più scrupoloso delle autorità tedesche nella zona occupata. Le leggi della zona non occupata inquadravano la comunità ebraica in un modo molto più ampio di qualsiasi legislazione tedesca precedente. Dal punto di vista del linguaggio, la legislazione di Vichy sembrava essere di tipo religioso mentre quella tedesca razziale. Tuttavia, il termine “razza” in Francia aveva una connotazione diversa rispetto alla Germania. La “razza ebraica” comprendeva persone che appartenevano a una comunità separata che non poteva diventare francese. Nonostante l&#8217;uso della parola “razza”, i membri di Vichy non sposavano l&#8217;antisemitismo razziale promulgato dai nazisti. I francesi usavano la parola razza in un modo più ampio e vago &#8211; una razza francese, una razza cattolica, una razza ebraica &#8211; piuttosto che in modo pseudo-scientifico. Tuttavia, la legislazione era più ampia rispetto alla legislazione tedesca iniziale. La definizione di Vichy di ebreo privava alcuni cittadini francesi della loro identità. Questi ebrei pensavano loro stessi come esclusivamente francesi, ma le nuove leggi li rendevano esclusivamente ebrei.<br />
Mentre Vichy trattava tutti gli ebrei peggio dei cittadini francesi non ebrei, gli ebrei stranieri ricevettero un trattamento ancora più duro nei due anni in cui Vichy ebbe il controllo della zona non occupata. La differenza di trattamento è evidente nella creazione della commissione generale per gli affari ebraici (CGQJ) il 29 marzo 1941. La CGQJ fu creata in risposta alla spinta tedesca per un ufficio ebraico nella zona non occupata ed era diretta da Xavier Vallat, un noto antisemita. Eppure, nonostante le tendenze antisemite di Vallat, furono fatte alcune eccezioni per i veterani di guerra o per coloro che si erano dimostrati &#8220;fedeli&#8221; alla nazione francese.<br />
Gli ebrei naturalizzati esentati sfuggivano alla deportazione, ma venivano comunque trattati come cittadini di seconda classe. Queste eccezioni indussero eminenti leader ebrei a credere che la commissione avrebbe svolto una funzione di cuscinetto tra i tedeschi e gli ebrei di Francia; ciò spiega in parte il fatto che gli ebrei francesi, in particolare, non protestarono contro le leggi discriminatorie ma si limitarono a seguire gli ordini, anche registrandosi nella zona non occupata. Non potevano immaginare che il governo francese li avrebbe lasciati in balia dei tedeschi. Ciò che queste persone non sapevano era che l&#8217;autorità di Vichy stava lentamente diminuendo sotto il comando tedesco.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>La collaborazione con la Germania</b></h3>
<div id="attachment_10233" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2020/12/Laval-shot0038.png"><img class=" wp-image-10233" alt="laval-shot0038" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2020/12/Laval-shot0038.png" width="250" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Laval e Pétain</em></p></div>
<p style="text-align: justify;">Durante i due anni di governo, Vichy promulgò svariate leggi in collaborazione con le autorità tedesche. Alcune erano legate all&#8217;armistizio del 22 giugno del 1940 e concedevano l’autorità ai tedeschi di arrestare e deportare qualsiasi persona, ebrea o meno, che avesse infranto la legge tedesca e cercato asilo in Francia.<br />
Vichy aizzò una propaganda antisemita che ebbe l&#8217;effetto di separare gli ebrei dal resto della società francese e li isolò prima che fossero arrestati e deportati. Anche se Vichy non sterminò gli ebrei sul suolo francese, il regime si conformò alle richieste tedesche relative al trattamento degli ebrei e permise che fossero condotti alla morte.<br />
La polizia francese condusse gli arresti già prima del 1943. L&#8217;internamento e il trasferimento di ebrei dalla zona non occupata fu facilitata dall&#8217;amministrazione francese. Il primo rastrellamento di massa si verificò a Parigi il 14 maggio 1941 con 3.747 uomini ebrei stranieri arrestati e radunati in cinque punti di raccolta, fatti salire su un treno e trasportati nei campi di Pithiviers e Beaune. L&#8217;unica eccezione registrata a questa pratica furono gli arresti del 12 dicembre 1941, quando la polizia militare tedesca arrestò 750 ebrei francesi della classe media a Parigi, tra cui René Blum, fratello di Léon Blum. Furono inviati a Compiègne, per essere poi deportati Auschwitz. Questi ebrei francesi erano intellettuali e uomini d&#8217;affari. I tedeschi non avevano fatto alcuna distinzione tra ebrei stranieri o francesi nei loro arresti, mentre gli arresti guidati da Vichy erano concentrati sugli ebrei stranieri. Tuttavia, Vichy non protestò contro la deportazione di questi ebrei francesi, mostrando come la presunta sovranità di Vichy, che le avrebbe permesso di &#8220;proteggere&#8221; gli ebrei francesi dalla deportazione, dipendeva dalla clemenza tedesca.<br />
Inoltre, Vichy aveva molti campi di internamento che venivano usati come campi intermedi prima della deportazione nei campi tedeschi. I campi di internamento furono costruiti e completamente gestiti dalle forze di polizia francesi e dal governo di Vichy.<br />
Ad esempio, Poitiers, che era nella zona occupata, era controllato dall&#8217;amministrazione francese e rendeva manifesta la collaborazione tra l&#8217;amministrazione francese e l&#8217;occupante tedesco, soprattutto per quanto riguardava la complicità dei francesi nella soluzione finale tedesca.<br />
Drancy, gestito dai francesi fino al 2 luglio del 1943, quando i tedeschi ne presero il controllo sotto la direzione di Aloïs Brunner, era uno dei più famigerati campi di internamento, con condizioni di vita al limite della sopravvivenza. Gli ebrei lì internati furono poi condotti in Germania.<br />
Circa 67.000 ebrei furono internati e deportati. Meno del 3% tornò dopo la guerra.<b><br />
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<h3 style="text-align: justify;"><b>La perdita di consenso del regime</b></h3>
<p style="text-align: justify;">Durante le prime fasi del regime di Vichy, la maggioranza della popolazione francese era soddisfatta della legislazione contro gli stranieri e gli ebrei. La propaganda diffusa dal regime era riuscita a connettersi con la tradizione antisemita e xenofoba profondamente radicata nella società francese. Vichy riuscì a mantenere il sostegno della comunità nazionale nonostante avesse internato centinaia di persone. Tuttavia, con il crescente numero di ebrei arrestati e deportati, soprattutto donne e bambini, il sostegno al regime diminuì.<br />
Un punto di svolta fu rappresentato dal rastrellamento del Vélodrome d&#8217;Hiver, il 16 e 17 luglio del 1942, durante il quale 13.152 ebrei, tra cui 4.051 bambini, furono arrestati e infine deportati. Soltanto 800 persone sopravvissero; nessuno dei bambini tornò.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><b>Il Vélodrome d&#8217;Hiver, 16 e 17 luglio 1942</b></h3>
<p style="text-align: justify;">Il 16 luglio 1942 in Francia segna uno degli eventi più sconvolgenti della Seconda guerra mondiale: l&#8217;arresto e la deportazione di 13.152 uomini, donne e bambini ebrei di Parigi. L’incremento delle retate di ebrei stranieri non era insolito: in quanto stranieri gli ebrei potevano essere internati secondo lo statuto ebraico di Vichy. Tuttavia, questo evento fu diverso.<br />
I tedeschi chiesero che 30.000 ebrei fossero deportati dalla Francia. I leader di Vichy accettarono di deportare 10.000 ebrei dalla zona non occupata e 20.000 dalla zona occupata. Le liste includevano cittadini naturalizzati e bambini nati in Francia. Il primo gruppo doveva provenire dai campi di internamento dove erano detenuti ebrei stranieri della zona meridionale. Quest&#8217;ultimo gruppo doveva essere arrestato dalla polizia francese a Parigi. Réné Bousquet, segretario generale della polizia di Vichy, era felice di conformarsi alle richieste perché avrebbe diretto le forze di polizia francesi in entrambe le zone. Non solo i funzionari di Vichy erano disposti ad arrestare tutti gli ebrei che la Germania richiedeva, ma volevano includere anche i bambini che i tedeschi non avevano richiesto. I tedeschi esitarono, poiché le deportazioni precedenti erano avvenute sotto il pretesto di mandare gli arrestati nei campi di lavoro e radunare i bambini avrebbe scoperto questa finzione.<br />
La richiesta di arrestare i bambini arrivò da Pierre Laval, ministro di Pétain. Le forze di polizia francesi si conformarono alle richieste di Laval, nonostante i tedeschi non avessero risposto affermativamente sulla questione dei bambini.<br />
La mattina presto del 16 luglio 1942 fu l&#8217;inizio di un incubo per molti ebrei a Parigi. Alle 4 del mattino, 4.500 poliziotti francesi si sparsero per Parigi, armati di schede dettagliate con i nomi e gli indirizzi degli ebrei da arrestare. Gli arrestati ricevettero specifiche istruzioni: portare la carta d&#8217;identità, cibo per due giorni, un paio di scarpe, due paia di calzini, due camicie, un maglione, lenzuola, coperte, un piatto, utensili e articoli da toeletta. Il rastrellamento non andò liscio per la polizia. Le voci del rastrellamento si erano diffuse in tutta Parigi. Hélène Berr, una donna ebrea la cui famiglia viveva in Francia da diverse generazioni, ha documentato in un diario la sua vita a Parigi durante l’occupazione. Scrivendo il 15 luglio 1942, la sera prima del rastrellamento, osservava: «Qualcosa sta ribollendo, qualcosa che sarà una tragedia, forse la tragedia. M. Simon è venuto questa sera alle 10:00 per avvertirci che gli era stato detto di un rastrellamento per dopodomani, ventimila persone».<br />
La polizia, per evitare ulteriore caos, iniziò a spostare le persone arrestate presso le destinazioni designate. Gli ebrei senza figli furono messi sugli autobus e portati a Drancy prima di essere deportati ad Auschwitz. Le famiglie con bambini furono collocate nel Vélodrome d&#8217;Hiver, dove vissero per una settimana in condizioni orrende. Oltre 8.000 persone furono tenute in un misero stadio, buio, non aerato, senza cibo e acqua sufficienti. Gli arrestati rimasero in queste condizioni orribili prima di essere trasportati in autobus alla Gare d&#8217;Austerlitz, dove i treni li avrebbero poi condotti in due campi di internamento gestiti dai gendarmi francesi, Pithiviers e Beaune-la-Rolande.<br />
Le condizioni nei campi non erano migliori che nel Vélodrome, ma la situazione divenne più disumana, se mai fosse possibile, il 31 luglio. I tedeschi non avevano ancora acconsentito alla deportazione dei bambini, ma le autorità francesi avevano deciso di iniziare il processo di deportazione. Tutti gli individui oltre i quattordici anni dovevano essere trasportati ad Auschwitz. Annette Muller-Bessmann aveva nove anni quando fu arrestata con i suoi fratelli e la madre nella retata del 16 luglio. Lei fu una dei pochi a sopravvivere perché suo padre, che era sfuggito all&#8217;arresto, riuscì a convincere una suora a far trasferire Annette e i suoi fratelli in una casa per bambini malati in attesa di deportazione. La stessa suora aiutò poi Annette e i suoi fratelli a fuggire in un orfanotrofio, salvando le loro vite. I ricordi dei campi rimasero nella mente di Annette che in seguito ricordò la separazione a Beaune: «I bambini si aggrappavano alle loro madri, ai loro vestiti. Dovevano separarci con il calcio dei fucili, con i manganelli, con secchi d&#8217;acqua gelata. Era una corsa selvaggia, con grida, lacrime, urla di dolore. I gendarmi hanno strappato gli abiti delle donne, ancora alla ricerca di gioielli o denaro. Poi, all&#8217;improvviso, un grande silenzio. Da una parte centinaia di bambini piccoli, dall&#8217;altra le madri e i bambini più grandi. Al centro i gendarmi che impartiscono ordini bruschi».<br />
La deportazione degli adulti fu completata il 7 agosto, lasciando solo 3.500 detenuti nei campi in Francia, tutti bambini. I tedeschi acconsentirono alla deportazione dei bambini ad Auschwitz all&#8217;inizio di agosto. I bambini furono trasferiti per la prima volta a Drancy. Poco dopo essere arrivati a Drancy, i bambini del Vélodrome salirono di nuovo a bordo di un treno, ma questa volta la loro destinazione finale era Auschwitz. Entro il 31 agosto, tutti i bambini del Vel d&#8217;Hiv che avevano lasciato il suolo francese erano morti nelle camere a gas di Auschwitz.<br />
I rastrellamenti massicci colpirono anche il resto della popolazione francese, dove le reazioni furono varie. Alcuni continuarono a mostrare indifferenza, altri acclamarono i poliziotti, ma molti condannarono le retate e aiutarono gli ebrei a sfuggire all&#8217;arresto. Gli eventi del 16 luglio, nonostante gli sforzi del Governo per nascondere le atrocità del Vélodrome, allontanarono l&#8217;opinione pubblica dal regime, alimentando un maggiore sostegno alla Resistenza. Questi eventi scossero anche la comunità ebraica, infrangendo quello stato di compiacenza che l’aveva portata a credere che il governo francese sarebbe in stato grado di proteggerla dalle richieste tedesche.<br />
La questione del coinvolgimento di Vichy nella soluzione finale era in grado di minacciare qualsiasi tipo di unità nazionale dopo la guerra e fu risolto dal generale Charles de Gaulle, che guidò il paese nel dopoguerra. Dopo il conflitto, Charles De Gaulle e altri leader francesi crearono il mito della massiccia adesione del popolo francese al movimento di resistenza.<br />
Il piano di De Gaulle su come interpretare il ruolo del governo francese e del suo popolo durante la guerra ha creato un mito in cui i francesi potevano essere assolti da ogni colpa per le loro azioni. La popolazione francese ha scelto di credere che quanto accaduto durante la guerra fosse opera dei tedeschi e di alcuni francesi rinnegati. L’obiettivo di De Gaulle, cioè la ricostituzione di uno Stato unitario, ha permesso ai francesi di credere semplicemente che il regime di Vichy fosse costituito da pochi individui fuorviati che agirono in base a convinzioni personali, non rappresentando quindi la Francia nella sua interezza. Anche gli ebrei che tornavano dai campi di concentramento erano ansiosi di dimenticare le drammatiche esperienze che gli avevano distinti e separati dai concittadini.<br />
Lo storico Henry Rousso ha coniato il termine di &#8220;Résistancialisme&#8221;, nel suo libro <em>Le Syndrome de Vichy : De 1944 à nos jours</em>, per descrivere la costruzione della memoria francese dopo la Seconda guerra mondiale; un termine mutuato dalla psicoanalisi per affrontare il trauma dell&#8217;occupazione. L’obiettivo del &#8220;Résistancialisme&#8221; era quello di minimizzare il ruolo di Vichy durante la guerra collegando invece la Francia alla Resistenza. Questo paradigma emerse nel dopoguerra, quando si diffuse l’errata impressione di una resistenza unanime e ampia durante il Secondo conflitto. Nella sua recensione del libro di Douglas Porch sulla resistenza francese, Bernard Kaplan scrive che in realtà solo il 5% circa dei francesi era membro della Resistenza. Il Governo francese ha ufficialmente riconosciuto solo 220.000 resistenti, tra uomini e donne, in pratica meno dell&#8217;1% per cento della popolazione in tempo di guerra.<br />
È importante ricordare che sia la resistenza sia la sconfitta della Francia da parte delle potenze dell’Asse hanno sempre avuto un grande peso nell’immaginario e nella memoria collettiva. Nella memoria collettiva francese “il mito della resistenza”, perpetuato da De Gaulle, definì i ruoli e le posizioni che i governi, gli studiosi e il pubblico francesi adottarono dopo la Seconda guerra mondiale. Risulta interessante osservare come anche il leader socialista Francois Mitterrand ritenesse, come De Gaulle, che il regime di Vichy (a cui peraltro aveva aderito in gioventù) non fosse un governo legittimato. Per questa ragione rifiutava risolutamente di accettare la complicità francese negli eventi del rastrellamento del Vélodrome d’Hiver e nella soluzione finale nel suo complesso.<br />
Solo nel 1995 il Governo francese, sotto la guida di Jacques Chirac, ha ufficialmente riconosciuto la responsabilità dello Stato francese nella deportazione degli ebrei e il suo coinvolgimento durante gli anni della guerra. Sebbene l&#8217;idea originale del rastrellamento fosse stata concepita dai nazisti, il governo di Vichy e la polizia francese si mostrarono ansiosi di partecipare in modo indipendente alla retata, per questo ampliarono la fascia di età degli ebrei arrestati, inclusi donne e bambini, e furono responsabili delle condizioni disumane e criminali del Vélodrome.<br />
Ancora oggi è difficile che il grande pubblico conosca questo drammatico evento della storia della Shoah; negli ultimi anni, vi sono state delle opere cinematografiche, come <em>La chiave di Sarah</em> e <em>Vento di primavera</em>, che, sebbene non soddisfacenti da un punto di vista storiografico, hanno cercato di colmare questo vuoto. Segnalo, inoltre, il romanzo neogotico <em>La memoria delle ceneri </em>scritto da me e dal mio collega e amico Simone Valtorta, pubblicato nel giugno del 2020 dalla casa editrice La Torre dei Venti; il romanzo ha come nucleo principale proprio l’arresto degli ebrei parigini da parte della gendarmeria francese nel luglio del 1942.<br />
Le azioni del governo di Vichy, interpretate da studiosi come John Merriman, Michael Marrus e Richard Weisberger quali atti di collaborazionismo, furono in gran parte eseguite in modo autonomo dalle forze di occupazione tedesche. Il governo di Vichy aveva leggi e statuti propri in materia di razza e cittadinanza che impose alla popolazione ebraica e straniera e che si intensificarono e progredirono parallelamente al legame con la Germania nazista e allo sforzo di mantenere l&#8217;indipendenza.<br />
In conclusione, è possibile affermare che il regime di Vichy non seguì passivamente gli ordini della Germania, bensì partecipò intenzionalmente al genocidio ebraico.</p>
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<p style="text-align: justify;"><em><strong>Per saperne di più</strong></em><b><br />
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<p style="text-align: justify;">Aron, Robert. <em>The Vichy Regime: 1940-1944.</em> New York: The MacMillan Company, 1958.<br />
Benbassa, Esther. <em>The Jews of France: A History From Antiquity to the Present</em>. Princeton: Princeton University Press, 1999.<br />
Birnbaum, Pierre. <em>L&#8217;affaire Dreyfus: La République en Péril</em>. Gallimard, 1994.<br />
Curtis, Michael. <em>Verdict on Vichy: Power and Prejudice in the Vichy France Regime. </em>New York: Arcade Publishing, 2002.<br />
Cohen, Erik H. <em>The Jews of France Today: Identity and Values</em>. Boston: Brill Publishers, 2011.<br />
Gordan, Bertram M. <em>Historical Dictionary of World War II France: The Occupation, Vichy, and the Resistance, 1938-1946</em>. Westport: Greenwood Press, 1998.<br />
Halls, W. D. Politics, <em>Society and Christianity in Vichy France</em>. Oxford: Berg, 1995.<br />
Hyman, Paula. <em>From Dreyfus to Vichy: The Remaking of French Jewry, 1906–1939</em>. New York: Columbia University Press, 1979.<br />
Hyman, Paula. <em>The Jews of Modern France. </em>Berkeley: University of California Press, 1998.<br />
Jackson, Julian. <em>France: The Dark Years, 1940–1944</em>. Oxford: Oxford University Press, 2001.<br />
Paxton, Robert O. <em>Vichy France: Old Guard and New Order, 1940–1944</em>. New York: Alfred A. Knopf, 1972.<br />
Paxton, Robert O. and Marrus, Michael. <em>Vichy France and the Jews</em>. New York: Basic Books, Inc, 1981.<br />
Pierrard, Pierre. <em>Juifs et Catholiques Français: de Drumont à Jules Isaac (1886-1945)</em>. Paris, 1970.<br />
Poznanski, Renée<i>. </i><em>Jews in France During World War II. </em>Hanover: Brandeis University Press, 2001.<br />
Rodrigue, Aron. <em>“Rearticulations of French Jewish Identities After the Dreyus Affair.”</em> <i>Jewish Social Studies</i>, New Series. 2. No. 1 (1996).<br />
Rousso, Henry. <em>The Vichy Syndrome: History and Memory in France Since 1944.</em> Cambridge: Harvard University Press, 1986.<br />
Suleiman, Susan R. <em>Crises of Memory and the Second World War</em>. Cambridge: Harvard University Press, 2006.<br />
Weber, Eugen. <em>The Hollow Years: France In the 1930s. </em>New York: W.W. Norton, 1996.<br />
Weisberg, Richard H. <em>Vichy Law and the Holocaust in France</em>. New York: New York University Press, 1996.<br />
Wieviorka, Annette. <em>&#8220;La Rafle, Drame Pédagogique et Hymne à la France.&#8221;</em> <em>La Tribune, </em>March 15, 2012.<br />
Zuccotti, Susan. <em>The Holocaust, The French, And the Jews</em>. New York: Basic Books, 1993.</p>
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		<title>L’UNIVERSITÀ DEL SACRO CUORE E LE PERSECUZIONI EBRAICHE</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Oct 2020 06:32:10 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Agostino Gemelli]]></category>
		<category><![CDATA[Antisemitismo]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda guerra mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[Università Sacro Cuore]]></category>

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		<description><![CDATA[di Pier Luigi Guiducci - L&#8217;atteggiamento dell&#8217;istituzione universitaria milanese e di padre Gemelli di fronte alla persecuzione contro gli ebrei negli ultimi anni del conflitto non si può inquadrare in categorie rigide (fascismo/antifascismo, antisemitismo/filosemitismo). Tali schemi non consentono infatti di comprendere la complessità delle vicende vissute rispetto ai pericoli contingenti. &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p lang="en-US" align="right"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>di Pier Luigi Guiducci -</i></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">L&#8217;atteggiamento dell&#8217;istituzione universitaria milanese e di padre Gemelli di fronte alla persecuzione contro gli ebrei negli ultimi anni del conflitto non si può inquadrare in</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> categorie rigide</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> (fascismo/antifascismo, antisemitismo/filosemitismo). Tali schemi non consentono infatti di comprendere la complessità delle vicende vissute rispetto ai pericoli contingenti. I personaggi coinvolti agirono all&#8217;interno di un </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">contesto ‘di rete’ e </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">nessuna opera a favore degli ebrei si realizzò per iniziativa di un’unica persona.</span></span></span></strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong> </strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Durante il Secondo conflitto mondiale, con l’acuirsi delle persecuzioni razziali, diverse persone &#8211; in modo spontaneo e a rischio di ritorsioni &#8211; aiutarono gli ebrei a sfuggire alla cattura, all’internamento e alla deportazione. Tra questi salvatori ci furono anche docenti, studenti e laureati dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Gesù. L’Ateneo (Rettore padre Gemelli) venne inaugurato a Milano il 7 dicembre del </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">1921</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">. Si</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">attivarono all’inizio due facoltà: Filosofia (poi Lettere e Filosofia; preside padre Gemelli) e Scienze Sociali (con successive modifiche; preside Pietro Bellemo). Gli studenti iscritti al primo anno accademico (1921-1922) erano 68.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote1sym" name="sdfootnote1anc"><sup>1</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Nello stesso anno, in Germania, Adolf Hitler</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote2sym" name="sdfootnote2anc"><sup>2</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> veniva eletto presidente del Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi. </span></span></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i><b>L’occupazione tedesca a Milano</b></i></span></span></h3>
<div id="attachment_9985" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2020/09/Bundesarchiv_Bild_183-B0221-0056-001_Theo_Saevecke.jpg"><img class=" wp-image-9985 " alt="Theo Saevecke" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2020/09/Bundesarchiv_Bild_183-B0221-0056-001_Theo_Saevecke.jpg" width="150" height="250" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Theo Saevecke</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il 13 settembre del </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">1943</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Theodor (</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Theo</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">) Emil Saevecke</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote3sym" name="sdfootnote3anc"><sup>3</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">  ricevette la nomina a responsabile per la Lombardia del comando</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">della Polizia tedesca e del SD</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote4sym" name="sdfootnote4anc"><sup>4</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> (sede a Milano). Il suo ufficio si trovava presso l’albergo Regina. Il servizio sicurezza delle SS aveva sede in corso Littorio 10 (divenuto poi corso Matteotti). Il giornale delle SS italiane era il settimanale ‘Avanguardia’, con redazione in viale Monte Santo 3. </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Saevecke</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> mostrò di essere una persona puntigliosa. Controllò di persona gli arresti di numerosi partigiani.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote5sym" name="sdfootnote5anc"><sup>5</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Fu inoltre responsabile della fucilazione di 15 partigiani a </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">piazzale</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Loreto (10 agosto 1944), della strage di Corbetta (estate 1944), e di trattamenti disumani inflitti ai prigionieri detenuti nei locali dell’albergo Regina &amp; Metropoli (via Santa Margherita 16)</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote6sym" name="sdfootnote6anc"><sup>6</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> e nel carcere di San Vittore (</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">piazza Filangieri 2).</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote7sym" name="sdfootnote7anc"><sup>7</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Con Saevecke interagirono:<br />
- i </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">granatieri </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">della </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Divisione corazzata </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">(</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Panzer</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Division</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">) della Waffen-Ss </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Leibstandarte Adolf</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Hitler</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">. </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Entrarono a Milano il 10 settembre 1943; il loro comando era presso l’albergo Regina;<br />
- una speciale sezione dell’SD </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">(in posizione autonoma)</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> con sede in via Mozart 6. Era diretta dal maggiore Thun (un conte austriaco). Questi, poteva contare sull’aiuto di un certo dottor Kaum (o capitano Kaum, o Komm), del sergente Bury (alias dottor Pucci) e di Pasquale Isopi (alias dottor Fausto Rossi; addetto con altri alle torture);</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote8sym" name="sdfootnote8anc"><sup>8</sup></a></span></span></span></sup><br />
<span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">- la Legione autonoma mobile Ettore Muti: comandata dall’ex-caporale del regio esercito Francesco Colombo</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote9sym" name="sdfootnote9anc"><sup>9</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">. Si trattava di un pregiudicato per reati comuni, nominato vicequestore dal ministro degli Interni (si auto-promosse colonnello). Il vice di Colombo fu il maggiore Bruno De Stefani. La Muti aveva due sedi: in via Rovello 2 e presso la caserma Salinas, in via Tivoli 1 (responsabile capitano Pasquale Cardella);<br />
- il Comando regionale dell’esercito della Repubblica Sociale Italiana (via del Carmine 6);<br />
- la Guardia Nazionale Repubblicana, e il suo Ufficio Politico Investigativo (UPI). Svolgeva compiti di polizia giudiziaria e di polizia militare. Nella GNR vi confluirono le Camicie nere della Milizia e i Carabinieri. Il comando dell’UPI provinciale si trovava in corso di porta Venezia 32 (capitano Ferdinando Bossi);<br />
- il Servizio Ausiliario Femminile: istituito con decreto ministeriale n. 447 del 18 aprile 1944;</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote10sym" name="sdfootnote10anc"><sup>10</sup></a></span></span></span></sup><br />
<span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">- la Xª Flottiglia MAS (dal 1.5.1944, con l&#8217;unificazione di vari battaglioni, fu rinominata Divisione fanteria di marina Xª,</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b> </b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">anche nota come Xª MAS), distaccamento Milano. Responsabile il capitano Gennaro Riccio. Aveva sede nell’albergo Nord, accanto al comando della </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Wermacht</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, in piazza Fiume (divenuta in seguito piazza della Repubblica);<br />
- la Brigata nera Aldo Resega (Corpo ausiliario volontario).</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Costituita nell’estate del 1944 (con sede in via Cadamosto);<br />
- il personale del carcere di San Vittore. Nel IV e nel VI raggio erano rinchiusi i detenuti politici. Nel V raggio si trovavano gli ebrei.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote11sym" name="sdfootnote11anc"><sup>11</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Saevecke proibì interventi sanitari e medici agli ebrei malati, e ridusse il cibo fino a farli quasi morire di inedia e fame; nel carcere era attivo anche un tribunale tedesco;<br />
- il Gruppo Servizi Autonomi (</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">servizio di controspionaggio della RSI)</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> comandato da Tommaso David</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote12sym" name="sdfootnote12anc"><sup>12</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> (nome di copertura: colonnello De Santis). Aveva sede a Milano presso Villa Hike (corso Ravizza). Qui avveniva la preparazione delle spie fasciste chiamate ‘volpi argentate’.<br />
Si trattava di donne molto giovani. Una delle più attive fu Carla Costa (17 anni).</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote13sym" name="sdfootnote13anc"><sup>13</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Alcuni militari tedeschi (prof. Reiner, dr Martell, un tale Caprini, forse di nazionalità italiana, e altri) svolgevano il compito di istruttori. Del gruppo faceva parte anche un certo dr. Kurt Cora, tedesco (28-30 anni). Aveva un ufficio nei pressi di Porta Nuova. Fidanzato con Katia </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>(</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">o Sardonia)</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">: studentessa in ingegneria, 18 anni, svolse compiti per la GESTAPO nell’Italia liberata;</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote14sym" name="sdfootnote14anc"><sup>14</sup></a></span></span></span></sup><br />
<span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">- la banda (</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Reparto Speciale di Polizia Repubblicana)</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> di </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Pietro Koch</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote15sym" name="sdfootnote15anc"><sup>15</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">: aveva come base operativa Villa Fossati. Lo stabile era situato in via Paolo Uccello 9 (quartiere San Siro). L’edificio divenne noto come Villa Triste per le torture che vi si praticavano. Avvenne poi un fatto. Tensioni e attriti che dividevano le diverse polizie italiane e tedesche causarono lo scioglimento della banda Koch. Il 25 settembre del 1944 il gruppo fu arrestato da una Compagnia della Legione Muti al comando del questore Alberto Bettini (</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">un ex colonnello dell&#8217;Aeronautica, mutilato di guerra)</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">. Con l&#8217;aiuto dei tedeschi, Koch riuscì ad evadere il 25 aprile 1945. Da Milano si spostò a Firenze. Qui venne arrestato mentre tentava di scagionare la sua amante (</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">fermata</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">). Fu poi processato a Roma (4 giugno 1945). Condannato a morte, fu fucilato a Forte Bravetta il 5 giugno 1945.</span></span></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i><b>La persecuzione ebraica</b></i></span></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Con riferimento alla </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Shoah</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">,</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Saevecke si rese responsabile della </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">deportazione di 896 ebrei verso i lager di sterminio (solo cinquanta persone sopravvissero). Dal 6 dicembre del 1943 fino al gennaio del 1945 partirono dal binario 21 della Stazione di Milano Centrale ventitré convogli.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote16sym" name="sdfootnote16anc"><sup>16</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Su questo dramma si conserva ancora l’annotazione (inizio dicembre 1943) di Michela Fernanda Momigliano</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote17sym" name="sdfootnote17anc"><sup>17</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> nel suo diario: «(…) Circolano per le strade di Milano gli sgherri della repubblica fascista in automobili, con armi spianate, alla ricerca di ebrei. È stato fissato un premio di novemila lire per ogni ebreo che viene consegnato, anche per i bimbi… Salgono su tutti i treni, entrano in tutte le portinerie, dove</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">contrattano per dividersi i guadagni, ma sono ancora molti i posteri delle &#8220;cinque giornate&#8221;».</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote18sym" name="sdfootnote18anc"><sup>18</sup></a></span></span></span></sup><br />
<span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Devesi ancora ricordare che a Milano i fascisti e i comandi tedeschi sfruttarono pure il lavoro dei </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">delatori</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">. Tali soggetti conoscevano gli ebrei e i loro nascondigli.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote19sym" name="sdfootnote19anc"><sup>19</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Tra questi individui ci fu anche un genovese: Luca Ostéria</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote20sym" name="sdfootnote20anc"><sup>20</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> (noto anche come dott. Ugo Modesti abbreviato in dott. Ugo).  Fu assunto dal servizio di spionaggio politico nell&#8217;ottobre del 1928. Nel suo lavoro si distinse come infiltrato nel Partito Comunista d’Italia (</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">clandestino</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">). Medesima dinamica la usò con i membri antifascisti di Giustizia e Libertà. Organizzò pure un’operazione a danno dei servizi segreti britannici. Le sue informazioni furono rovinose per molte persone (arrestate, internate, eliminate).<br />
Costituitasi la Repubblica Sociale Italiana, Ostéria operò a Milano. Era collegato con l&#8217;Ispettorato Speciale di Polizia (Questura). Si trattava di un ufficio riservato di poliziotti che agivano come spie, in borghese, con una sede nascosta dietro una società di comodo, la </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Società Anonima Vinicola Meridionale</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> (via Sant’Orsola 7). Gli agenti avevano il compito di combattere l’antifascismo e di proteggere i gerarchi.<br />
Ostéria, oltre che con i fascisti, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">collaborò anche con Saevecke in p</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">iù operazioni, e ne divenne un diretto fiduciario. Dal febbraio del 1944, però, consapevole dell’imminente sconfitta dell’Asse, mutò radicalmente comportamento. Cominciò a collaborare con quelli che fino a poco tempo prima erano i suoi avversari. Ricercato dai suoi ex-camerati, riuscì a dileguarsi e a raggiungere la Svizzera (febbraio 1945). In seguito (giugno 1945), fu pronto a sostenere le iniziative dell’on. Ferruccio Parri.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote21sym" name="sdfootnote21anc"><sup>21</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Dopo la caduta del governo Parri, Luca Ostéria visse a Milano con la famiglia. Lavorò come ispettore per l&#8217;Associazione Nazionale Partigiani Italiani. Nel 1985 tornò a vivere nella natia Genova, dove morì a 83 anni.</span></span></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i><b>Le azioni umanitarie in periodo bellico</b></i></span></span></h3>
<div id="attachment_9991" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2020/09/Avanguardia.jpg"><img class=" wp-image-9991" alt="avanguardia" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2020/09/Avanguardia.jpg" width="250" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Avanguardia<em>, 19/8/1944: articolo che denuncia la presenza di ebrei nei conventi</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Nel periodo bellico, specie negli anni 1943-1945, furono promosse nell’ambiente della Cattolica </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">(all’interno e all’esterno)</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> numerose </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">azioni umanitarie</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> a favore dei colpiti dagli effetti della guerra e dalle persecuzioni razziali.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote22sym" name="sdfootnote22anc"><sup>22</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Tali iniziative dovettero affrontare continue </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">criticità</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">. Si pensi ad esempio alle politiche antiebraiche (dal </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">1938</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> in poi), allo spionaggio dell’OVRA</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote23sym" name="sdfootnote23anc"><sup>23</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, ai ripetuti bombardamenti (anche la Cattolica venne colpita, 15-16.10.1943)</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote24sym" name="sdfootnote24anc"><sup>24</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, ai rastrellamenti tedeschi a Milano (</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">e aree lombarde</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">), alle lotte tra i diversi schieramenti. Su tali vicende sono state raccolte e pubblicate numerose testimonianze. Anche le più recenti ricerche riguardanti Milano hanno confermato più dati. Tra questi: l’azione di infiltrati del regime, la rete di aiuti ai perseguitati del tempo.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote25sym" name="sdfootnote25anc"><sup>25</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Tali soccorsi furono legati a molti supporti che inclusero:<br />
</span><em>persone della Cattolica che operavano in team con il Rettore:<br />
</em><span style="font-size: small;">- Ezio Franceschini</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote26sym" name="sdfootnote26anc"><sup>26</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> (Ordinario di Letteratura latina medievale); padre Carlo da Milano OFMCapp; Armida Barelli</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote27sym" name="sdfootnote27anc"><sup>27</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> (non prese la tessera del partito nazionale fascista</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote28sym" name="sdfootnote28anc"><sup>28</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">);<br />
<em>curia di Milano:<br />
</em>[in piazza Fontana 2, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">a duecento metri dall’Albergo Regina, sede dei comandi tedeschi</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">]<br />
- cardinale Ildefonso Schuster</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote29sym" name="sdfootnote29anc"><sup>29</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">: denunciò il razzismo nella predica del 13 novembre 1938. La religiosa Teresa Frigerio (delle Suore di Maria Bambina) della Casa Santa Maria (via Orti 27) ha testimoniato, con rif. agli ebrei, che il presule «chiamava al telefono, alla sera, quasi sempre verso le 23, e la parola d’ordine era: </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">‘Arriva la Madonnina del Duomo!</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">’ e poco dopo arrivavano loro, in piccoli gruppi. Li trattenevano fino a quando avevano procurato loro il biglietto per il transito in Svizzera».</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote30sym" name="sdfootnote30anc"><sup>30</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Il 17 gennaio del 1944 l’autorità tedesca chiese all’arcivescovo informazioni sulla ripartizione territoriale dell’arcidiocesi e sulla composizione personale delle diocesi. Il cardinale Schuster non rispose.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote31sym" name="sdfootnote31anc"><sup>31</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Il presule si adoperò poi per una resa nazi-fascista a Milano senza spargimento di sangue;<br />
- mons. Giuseppe Bicchierai</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote32sym" name="sdfootnote32anc"><sup>32</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">: responsabile attività assistenziali e caritative diocesane;<br />
- don Ecclesio Terraneo</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote33sym" name="sdfootnote33anc"><sup>33</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">: segretario del cardinale Schuster, in stretto collegamento con l’avvocato Giuseppe Sala e la San Vincenzo;</span><br />
<em>movimento dei sacerdoti:</em><br />
<span style="font-size: small;">- don Eugenio Bussa</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote34sym" name="sdfootnote34anc"><sup>34</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">: vice direttore del Patronato Sant&#8217;Antonio nel quartiere Isola Garibaldi, poi parroco della chiesa del Santo Volto (per l’aiuto dato a ebrei è stato riconosciuto ‘Giusto tra le Nazioni’);<br />
- don Carlo Gnocchi</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote35sym" name="sdfootnote35anc"><sup>35</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">: nel 1944 entrò in contatto con la Resistenza attraverso il gruppo delle Fiamme Verdi e la struttura clandestina dei Reali Carabinieri. Ricevette il compito di preparare documenti falsi per ebrei e perseguitati politici. Svolse anche attività di collegamento con gli Alleati (nome in codice: ‘Chino’). Fece la spola tra la Lombardia e il Canton Ticino. Il 17 ottobre venne arrestato dalle SS e rinchiuso nel carcere milanese di San Vittore. Sottoposto in seguito a regime di polizia. Fu poi latitante fino alla fine del conflitto;</span><br />
<em>attività dei religiosi:<br />
</em><span style="font-size: small;">- i religiosi cappuccini: fra Agosti OFMCap</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote36sym" name="sdfootnote36anc"><sup>36</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">: per l’aiuto dato a famiglie ebree venne arrestato a Milano nel 1944. Deportato a Flossenbürg e poi a Dachau;<br />
- fra Carlo da Milano OFMCap: stretto collaboratore di padre Gemelli;<br />
- fra Genesio OFMCap</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote37sym" name="sdfootnote37anc"><sup>37</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">: dalla Comunità Ebraica ricevette un attestato di riconoscenza nell’aprile del 1950 per l’opera svolta a favore dei perseguitati dalle lezzi razziali;<br />
- fra </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Cecilio Maria OFMCap</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote38sym" name="sdfootnote38anc"><sup>38</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">: ospitò in convento e sfamò diversi ebrei ed emarginati, occupandosi dei poveri e degli sfollati durante i bombardamenti;<br />
- don Paolo Liggeri</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote39sym" name="sdfootnote39anc"><sup>39</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> (</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">e collaboratori),</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> membro dell’Istituto Secolare </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Compagnia di San Paolo;</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">il 24 marzo del 1944 agenti dell’Ufficio Politico Investigativo, con il maresciallo delle SS Karl Koch, fecero irruzione nell’edificio ove operava il sacerdote. Questi fu arrestato con 14 ebrei. Dopo un interrogatorio, furono tutti trasferiti nel braccio IV di San Vittore. Don Liggeri fu accusato di aver fornito aiuto a ebrei e a renitenti alla leva. Nel giugno 1944 venne trasferito nel campo di transito di Fossoli. Nel luglio invece a Bolzano per poi, a fine agosto, essere trasferito a Mauthausen e poi nel sottocampo di Gusen. Infine, nel dicembre a Dachau;<br />
- i religiosi Servi di Maria: padre Davide Maria Turoldo OSM</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote40sym" name="sdfootnote40anc"><sup>40</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">:</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">durante l&#8217;occupazione nazista   di Milano collaborò con il gruppo OSCAR e con la Resistenza; dal suo convento distribuiva il periodico clandestino &#8217;</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>l&#8217;Uomo&#8217;;</i><br />
- padre Camillo De Piaz OSM</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote41sym" name="sdfootnote41anc"><sup>41</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">: venne incaricato dal CLN Alta Italia di assistere le famiglie dei perseguitati politici; divenne amico di Eugenio Curiel, il giovane fisico </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">ebreo</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">triestino, protagonista della Resistenza milanese, abbattuto da una raffica di mitra in piazzale Baracca (24 febbraio 1945);<br />
- Istituto delle Missioni Estere (PIME): padre Aristide Pirovano</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote42sym" name="sdfootnote42anc"><sup>42</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">; per salvare dalla morte ebrei e perseguitati politici, finì nel carcere di San Vittore; bastonato e torturato dai militari tedeschi perché si rifiutò di rivelare i nomi di altri ‘ribelli’;<br />
- Comunità dei Padri Barnabiti (via della Commenda 5): in questi religiosi il </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">filosemitismo</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> fu aperto dal padre Giovanni Semeria</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote43sym" name="sdfootnote43anc"><sup>43</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">. Durante il Secondo conflitto mondiale si distinsero per le azioni di carità padre Nazareno Marinelli di Perugia</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote44sym" name="sdfootnote44anc"><sup>44</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> e padre Mario Salvadeo di Lomello.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote45sym" name="sdfootnote45anc"><sup>45</sup></a></span></span></span></sup><br />
<span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">- don Francesco Beniamino Della Torre SDB (‘don Della’)</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote46sym" name="sdfootnote46anc"><sup>46</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">: laureato in lettere alla Cattolica di Milano (1938). La casa salesiana di via Copernico, vicina alle sedi dei comandi tedeschi e fascisti, ospitò le riunioni degli esponenti politici della Resistenza;<br />
<em>attività delle religiose:</em></span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote47sym" name="sdfootnote47anc"><sup>47</sup></a></span></span></span></sup><br />
<span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">- suor Enrichetta Alfieri</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote48sym" name="sdfootnote48anc"><sup>48</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">: suora della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret. Operò nel carcere di San Vittore con undici consorelle; per la sua azione umanitaria fu </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">accusata di spionaggio, arrestata</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> il 23 settembre 1944 e imprigionata;<br />
- madre Donata Castrezzati</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote49sym" name="sdfootnote49anc"><sup>49</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, superiora delle Poverelle dell&#8217;Istituto Palazzolo di </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Milano (via Gattamelata 73, via Aldini 72); aiutò ebrei e perseguitati politici  con l&#8217;aiuto di suor Simplicia Vimercati e suor Clara Filippini (subirono il carcere). Madre Donata venne poi arrestata e incarcerata;</span><br />
<em>figure di laici:<br />
</em><span style="font-size: small;">- professoressa Fernanda Wittgens</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote50sym" name="sdfootnote50anc"><sup>50</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">: direttrice Pinacoteca di Brera, Sovrintendente delle Gallerie della Lombardia. Il 14 luglio 1944, a causa della delazione di un giovane ebreo tedesco a cui aveva organizzato l’espatrio, venne arrestata. Nel 2014 è stata riconosciuta ‘Giusta tra le Nazioni’;<br />
- dottoressa Adele Cappelli Vegni</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote51sym" name="sdfootnote51anc"><sup>51</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> (amica della Wittgens): medico e volontaria in Istituti di assistenza e Opere Pie; fece della sua villa sul lago di Como un importante snodo logistico per l’espatrio di ebrei e perseguitati politici provenienti da tutta la Lombardia;<br />
- sorelle Zina</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote52sym" name="sdfootnote52anc"><sup>52</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> e Mariarosa</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote53sym" name="sdfootnote53anc"><sup>53</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Tresoldi (amiche della Wittgens): due maestre elementari che ospitarono in casa (via Verga 15) con gravissimi rischi ebrei e ricercati politici destinati alla fuga;<br />
- professoressa Angela Crippa Leoni</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote54sym" name="sdfootnote54anc"><sup>54</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">: aiutò almeno un centinaio di ebrei a fuggire verso la Svizzera.  È stata riconosciuta ‘Giusta tra le Nazioni’ nel 1978;<br />
- Gianni Mattioli</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote55sym" name="sdfootnote55anc"><sup>55</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">: collaborò nell&#8217;organizzare la fuga in Svizzera di ebrei perseguitati;<br />
- </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Achille Malcovati</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote56sym" name="sdfootnote56anc"><sup>56</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">: militare (</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">pluridecorato</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">). Nella sua casa milanese nascose ebrei e partigiani;<br />
<em>membri delle forze dell’ordine:</em><br />
- dottor </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Carmelo Mario Scarpa: funzionario di origini salernitane della Questura di Milano. Aveva in precedenza conosciuto a Fiume il dottor Giovanni Palatucci.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote57sym" name="sdfootnote57anc"><sup>57</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Nel capoluogo lombardo protesse anche la fuga di ebrei fiumani (Americo Ermolli ed Ernesto Laufer;</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">inverno del 1944), d’intesa con il frate minore padre Enrico Zucca OFM</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote58sym" name="sdfootnote58anc"><sup>58</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> (superiore del convento di Sant&#8217;Angelo);<br />
- guardie di Finanza: facilitarono la fuga in Svizzera di ebrei e di perseguitati politici;</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote59sym" name="sdfootnote59anc"><sup>59</sup></a></span></span></span></sup><br />
<em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">organismi resistenziali, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">promossi anche per difendere gli ebrei perseguitati:</span></span></span></em><br />
<span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">- la rete (</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Società di San Vincenzo de’ Paoli)</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> promossa dall’avvocato Giuseppe Sala</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote60sym" name="sdfootnote60anc"><sup>60</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> (con studio a Milano in via Borgonuovo 18). Questi, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">poté contare anche sull’aiuto di Piero</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Gnecchi Ruscone</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote61sym" name="sdfootnote61anc"><sup>61</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> (Patronato di San Vincenzo per giovani operai), e del </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">presidente del consiglio centrale di Milano della San Vincenzo ingegnere Bruno Setti</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote62sym" name="sdfootnote62anc"><sup>62</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">;<br />
- l’Opera</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Scoutistica </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Cattolica Aiuto Ricercati</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> (</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">OSCAR</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">; mutò poi denominazione). Nata il 12 settembre sul nucleo del gruppo scout ‘Aquile Randagie’. Vi operavano una quarantina di membri (sacerdoti e laici). Questo nucleo di resistenti si riuniva di frequente in corso del Littorio 14, oggi corso Matteotti (convento dei Servi di Maria adiacente alla chiesa di San Carlo al Corso). La OSCAR aveva tre distaccamenti: Milano Crescenzago, Varese città e Varese zona.</span><br />
I suoi animatori principali furono:<br />
<span style="font-size: small;">don Andrea Ghetti</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote63sym" name="sdfootnote63anc"><sup>63</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">(‘</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Baden</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">’); laureato in filosofia con padre Gemelli (tesi di psicologia sperimentale; si rifiutò nella sessione di laurea di indossare l&#8217;obbligatoria camicia nera fascista); definito dai fascisti ‘traditore da capestro’; aiutò numerosi ebrei, perseguitati politici e militari alleati;<br />
Giulio Cesare Uccellini</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote64sym" name="sdfootnote64anc"><sup>64</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> (‘</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Kelly</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">’): impiegato alla Banca d’Italia; lasciò il suo lavoro per dedicarsi allo scoutismo;  favorì l’espatrio in Svizzera di ex prigionieri alleati e salvò dalla deportazione piccoli ebrei;<br />
don Enrico Bigatti</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote65sym" name="sdfootnote65anc"><sup>65</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, don Aurelio Giussani</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote66sym" name="sdfootnote66anc"><sup>66</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, don Natale Motta</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote67sym" name="sdfootnote67anc"><sup>67</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> (laureato in lettere alla Cattolica con le congratulazioni di padre Gemelli)</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote68sym" name="sdfootnote68anc"><sup>68</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">.</span></span></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i><b>La reazione del regime</b></i></span></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">La posizione dei fascisti di Salò fu durissima verso i cattolici che proteggevano gli ebrei.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote69sym" name="sdfootnote69anc"><sup>69</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Si riporta al riguardo un passo tratto da un rapporto della Guardia Nazionale Repubblicana (GNR) del 2 febbraio 1945: «(…) I peggiori nemici del regime sono innanzitutto l’Azione Cattolica e la OSCAR e poi la Società di San Vincenzo de’ Paoli maschile e femminile. (…) Si può affermare, senza pericolo di essere smentiti, che il 70% degli abbietti israeliti è passato per le loro lunghe mani per essere poi portato a salvamento dai loro ribelli o banditi».</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote70sym" name="sdfootnote70anc"><sup>70</sup></a></span></span></span></sup><br />
<span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Al riguardo, è utile ricordare che nell’Azione Cattolica operavano molte figure presenti nell’Università fondata da padre Gemelli: la Barelli </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">(ramo femminile), </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Giancarlo </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Brasca</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote71sym" name="sdfootnote71anc"><sup>71</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, Giuseppe Lazzati</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote72sym" name="sdfootnote72anc"><sup>72</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> e altri. Su questo tema si può anche evidenziare</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> il disappunto del console generale tedesco Gerhard Wolf</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote73sym" name="sdfootnote73anc"><sup>73</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> assegnato a Milano (novembre 1944-maggio 1945) che lamentò il «comportamento di numerosi Ecclesiastici nei riguardi del ribellismo, condotta che dà a divedere (</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>sic</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">) un atteggiamento di aperta ostilità allo Stato da parte di certi Circoli del Clero italiano».</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote74sym" name="sdfootnote74anc"><sup>74</sup></a></span></span></span></sup></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Padre Gemelli</i></span></span></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Per seguire un criterio storico occorre iniziare dalla figura di chi ha realizzato l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Gesù: padre Agostino Gemelli.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote75sym" name="sdfootnote75anc"><sup>75</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Nel periodo di fondazione questo religioso cercò di ottenere dallo Stato liberale il riconoscimento ufficiale dell&#8217;Ateneo. Non avendolo ricevuto, fu costretto ad aspettare fino al </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">1924</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">. Non sono quindi esatte le affermazioni di importanti autori che restringono le istanze del francescano ai soli anni del fascismo. Padre Gemelli, in particolare, si trovò a fronteggiare nel tempo più ostacoli.<br />
1] Da una parte, il regime approvò progressivamente una serie di normative che, in ambito cattolico, lasciarono in vita (dopo il 2 settembre 1931) solo le associazioni di Azione Cattolica. Intanto, nel 1920, erano stati </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">istituiti i</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Gruppi Universitari Fascisti (GUF). Dipendevano dal segretario del Partito Nazionale Fascista. Erano impegnati in attività politico-culturali, sportive e assistenziali.<br />
2] Dall’altra, l’Università Cattolica di Milano (</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ateneo non statale</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">), per poter muovere i primi passi, ebbe necessità di approvazioni giuridiche e di nulla osta per le singole attività istituzionali.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote76sym" name="sdfootnote76anc"><sup>76</sup></a></span></span></span></sup><br />
<span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Per non subire eccessive costrizioni, padre Gemelli, sostenuto da monsignor Francesco Olgiati</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote77sym" name="sdfootnote77anc"><sup>77</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, Ludovico Necchi</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote78sym" name="sdfootnote78anc"><sup>78</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, Armida Barelli ed Ernesto Lombardo</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote79sym" name="sdfootnote79anc"><sup>79</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, sostenne una linea in tema di diritti dell’Ateneo potendo contare sull’appoggio di Pio XI.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote80sym" name="sdfootnote80anc"><sup>80</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Unitamente a ciò, non tagliò i canali di comunicazione con le autorità del tempo per evitare ispezioni, attriti, provvedimenti censori e scontri.<br />
Il regime, comunque, pur gestendo una linea dettata da pragmatismo, ‘sopportò’ la nascita della Cattolica e considerò &#8211; di fatto &#8211; padre Gemelli un soggetto da tener d’occhio.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote81sym" name="sdfootnote81anc"><sup>81</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Informatori e, in talune occasioni, agenti di Polizia, riferirono dal 1929 fino al 1944 al Ministero dell&#8217;Interno i suoi interventi e le azioni promosse. Tale linea si spiega facilmente. Del Rettore era noto, infatti, il carattere non debole. Si conosceva, in particolare, la sua allergia a ogni </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">imposizione</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> di idee altrui, da applicare </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">senza discutere</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> a ogni ambito socio-culturale. Ciò lo si evince dai comportamenti del francescano, dai documenti del tempo</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote82sym" name="sdfootnote82anc"><sup>82</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, e dalle stesse vicende legate al 1925.</span></span></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i><b>1925: festa liturgica di Cristo Re</b></i></span></span></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">L’11 dicembre del </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">1925</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Pio XI stabilì la festa liturgica di Cristo Re con l&#8217;enciclica </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Quas Primas</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> (“Nella prima &#8230;”). In un periodo segnato da diversi totalitarismi tale decisione trasmise anche un messaggio: ogni regno umano è destinato a crollare. Solo quello di Cristo è superiore a ogni iniziativa umana e rimane eterno. In particolare, il Papa volle fissare la festività all&#8217;ultima domenica di ottobre, e cioè </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">in corrispondenza con l&#8217;anniversario della ‘marcia su Roma’.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote83sym" name="sdfootnote83anc"><sup>83</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Da questo momento in poi padre Gemelli, e le persone a lui vicine, accentuarono in ogni occasione il tema della Regalità di Cristo. Vennero promossi: un convegno internazionale (1926), un’apposita Opera e due Istituti di laici consacrati. Nel canto “</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Noi vogliam Dio</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">”, inoltre, furono inserite strofe di contestazione ai vari Duci del tempo: «Noi vogliam Dio </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>- </b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">a lui giuriamo</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b> / </b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">serbar fedeli &#8211; la mente e il cuor, / </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">servirlo liberi </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">- tutti vogliamo, / sia questo il nostro &#8211; supremo onor! / RIT. Deh! benedici, o Madre, / al grido della fe&#8217;, / noi vogliam Dio &#8211; ch&#8217;è nostro Padre, / noi vogliam Dio &#8211; ch&#8217;è nostro Re».</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote84sym" name="sdfootnote84anc"><sup>84</sup></a></span></span></span></sup></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i><b>1926-1934: le criticità del tempo</b></i></span></span></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il 9 novembre del </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">1926, con decreto del prefetto di Roma, fu sciolto d’autorità il Partito Popolare Italiano. Il regime eliminava le opposizioni. Padre Gemelli si adoperò per salvaguardare le idee di questa formazione, e accolse in Cattolica elementi provenienti dalle fila dello schieramento di don Luigi Sturzo.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote85sym" name="sdfootnote85anc"><sup>85</sup></a></span></span></span></sup><br />
<span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Nel 1929, durante i lavori del VII Congresso Nazionale di Filosofia, padre Gemelli respinse una osservazione di Mussolini sull&#8217;insegnamento della filosofia nella Cattolica definendo le «parole del Capo del Governo (. . .) un&#8217;offesa».</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote86sym" name="sdfootnote86anc"><sup>86</sup></a></span></span></span></sup><br />
<span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Nel 1931 fu imposto ai professori universitari il giuramento di fedeltà al regime fascista. Pio XI era contrario. Si arrivò alla fine a un compromesso: i professori cattolici potevano giurare, ma con la riserva di non contraddire i princìpi cattolici. Il Papa incaricò poi padre Gemelli di trattare con Balbino Giuliano</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote87sym" name="sdfootnote87anc"><sup>87</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> e con Mussolini l’esclusione dal giuramento dei soli professori dell’Università Cattolica. La deroga venne concessa, ma con un’altra riserva </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">(da parte del regime fascista):</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> si doveva proporre ai docenti della Cattolica un giuramento volontario. Tutti giurarono volontariamente </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">(con la riserva indicata da Pio XI),</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> tranne quattro professori.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote88sym" name="sdfootnote88anc"><sup>88</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Tra questi padre Gemelli.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote89sym" name="sdfootnote89anc"><sup>89</sup></a></span></span></span></sup><br />
<span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Nel 1934, la spia n. 390 (</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Alessandro Pozzi?</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">) riferì ai superiori le seguenti affermazioni </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">ascoltate in ambiente cattolico. «</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Non è questione di tempo, è questione di preparazione. Il tempo è nelle mani di Dio. Si può aspettare senza impazienza. Questa resistenza al fascismo non è nuova. È la più grave e la più diffusa. Il fascismo è cosa di uomini, quindi mortale, la Chiesa è cosa di Dio, quindi immortale. Non si tratta altro che di attendere e di restare sempre pronti per la successione. Quindi nessun contributo fattivo al regime, ma ossequio formale e attesa non disgiunta da preghiere perché Dio liberi al più presto o per il meglio. Colla preghiera così concepita si organizza la resistenza degli animi, la resistenza morale».</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote90sym" name="sdfootnote90anc"><sup>90</sup></a></span></span></span></sup><br />
<span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Nel </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">1934</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> (settembre) monsignor Montini</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote91sym" name="sdfootnote91anc"><sup>91</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> scrisse a padre Gemelli: «Le rimetto la lettera del Signor Rodolfo Wreszinski, studente ebreo, del quale ebbi l’onore di parlarLe il 31 agosto u.s. Le sarò grato se Ella vorrà rimetterla al Prof. Calderini, e se vorrà poi farmi avere un cenno per la risposta allo scrivente».</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote92sym" name="sdfootnote92anc"><sup>92</sup></a></span></span></span></sup><br />
<span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il Rettore rispose: «Rev.mo Monsignore, mi pregio avvertirla che il Preside della Facoltà di Lettere e filosofia, prof. Calderini, si è messo direttamente in rapporto epistolare con il padre del signor Rodolfo Wreszinski».</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote93sym" name="sdfootnote93anc"><sup>93</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Nell’ottobre 1934 padre Gemelli scrisse a monsignor Montini sulla questione del signor Wreszinski. C’era un motivo. Alla Cattolica serviva il nulla osta per accogliere un corso del professor Wreszinski. Questi, membro di una Confessione non cattolica, aveva bisogno di una autorizzazione vaticana.<br />
Si riporta il testo della lettera: «Tempo fa Ella mi fece scrivere dal signor Wreszinski, il quale si mise in comunicazione col nostro Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia, Prof. Calderini Aristide, e che come suo padre è professore di Egittologia alla Università di Berlino.</span><br />
Lo scopo di costui era di tenere un breve corso nel nostro Ateneo. Le trattative hanno condotto a buon fine ed hanno concluso per un corso da tenersi nel prossimo inverno. Se non ché io non posso far tenere alcun corso ad altro professore, se non vi è il nulla osta della Santa Sede, rilasciato dalla S. Congregazione dei Seminari e delle Università degli studi.<br />
<span style="font-size: small;">Poiché, come Ella sa, il Wreszinski è israelita, mi trovo in qualche difficoltà a domandare il nulla osta, e perciò ritengo opportuno che come Ella ha presentato la cosa a me, ora la presenti a Sua Eminenza il Card. Bisleti e ottenga che Egli mi dia il nulla osta. Il Wreszinski è scienziato di valore e parlerà, come si capisce, soltanto di questioni riguardanti la sua scienza».</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote94sym" name="sdfootnote94anc"><sup>94</sup></a></span></span></span></sup><br />
<span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Tale documentazione rimane significativa. Attesta in padre Gemelli la disponibilità a interagire con un </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">professore ebreo </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">nell’ambito delle iniziative culturali della Cattolica. Solo le normative fasciste del momento costrinsero il Rettore a suggerire a monsignor Montini di coinvolgere monsignor Bisleti</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote95sym" name="sdfootnote95anc"><sup>95</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> per rendere più forte il sostegno.</span></span></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i><b>Eventi successivi (1938)</b></i></span></span></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Nel fascicolo di luglio</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">1938, la rivista ‘Vita e Pensiero’ (diretta da padre Gemelli), pubblicò un articolo di Mario Turla dal titolo: </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>I Protocolli dei Saggi di Sion</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">. Fu una dura critica contro il periodico ‘La vita italiana’ (diretto da Giovanni Preziosi, acceso antisemita). Nel testo si affermò che costituiva un “dovere di giustizia” affermare l’inautenticità, la grossolanità e la contraddittorietà sconfinante nella “stupidità” dei ben noti Protocolli.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote96sym" name="sdfootnote96anc"><sup>96</sup></a></span></span></span></sup><br />
<span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il 30 agosto del 1938, il</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> fondatore della Cattolica scrisse a Pio XI per informare di un fatto. Si riporta qui di seguito il testo della nota vaticana che riferisce l’episodio. «Scrive padre Gemelli al Santo Padre che il Prefetto di Milano ha chiamato il redattore capo delle pubblicazioni dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e lo ha obbligato a sottoscrivere la dichiarazione che non pubblicherà il discorso del Santo Padre sul </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">razzismo</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> del 28 luglio.<br />
La cosa è tanto più enorme trattandosi di una Università e di una scuola Pontificia. Pur troppo (</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>sic</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">) fu fatto anche in altri casi, ma questi possono tenersi rappresentati dal caso presente quando si pensi che cosa è l’Università Cattolica per il Papa. Quindi o lui provvede, o provvede il Santo Padre, parlando o scrivendo come crederà bene. Lo si deve alla Chiesa».</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote97sym" name="sdfootnote97anc"><sup>97</sup></a></span></span></span></sup><br />
<span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Tale documento conferma una linea seguita da padre Gemelli: egli si oppose al riconoscimento di politiche eugenetiche offensive della dignità umana (in sintonìa con l’enciclica </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Casti Connubii</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> di Pio XII</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote98sym" name="sdfootnote98anc"><sup>98</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">), avversò i programmi di sterilizzazione e le pratiche abortive, non fu mai un teorico della scienza razzista. </span></span></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i><b>1939-1945</b></i></span></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Nel </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">1939 ebbe inizio il Secondo conflitto mondiale. In quell’anno l’avvocato Cutelli</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote99sym" name="sdfootnote99anc"><sup>99</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> scrisse a padre Gemelli presentando una nuova rivista fascista: ‘</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Il diritto razzista’</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">. Contestualmente si chiedeva l’adesione.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote100sym" name="sdfootnote100anc"><sup>100</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Il 31 luglio padre Gemelli rispondeva a Cutelli con una breve lettera. E annotò: «Non posso, secondo il Vostro desiderio, mandarvi la mia adesione».<br />
Nel 1940 l</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">’Italia entrò in guerra. Padre Gemelli è seguito da informatori del regime.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote101sym" name="sdfootnote101anc"><sup>101</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Sono registrati discorsi, iniziative, attività. </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Dopo l&#8217;8 settembre </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">1943</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> la Wehrmacht occupò gran parte dell&#8217;Italia centro-settentrionale. In questo periodo si acuirono le persecuzioni razziali (rastrellamenti, internamenti, deportazioni). D’intesa con il Rettore, alcune persone a lui vicine, nascosero famiglie ebraiche nel seminterrato e nel rifugio antiaereo del collegio universitario Marianum (via Ludovico Necchi 1), situato accanto alla Cattolica.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote102sym" name="sdfootnote102anc"><sup>102</sup></a></span></span></span></sup><br />
<span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">In questo periodo padre Gemelli si attivò per aiutare il matematico prof. Vito Volterra</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote103sym" name="sdfootnote103anc"><sup>103</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, Carlo Foà (maestro del fisiologo Enoch Peserico</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote104sym" name="sdfootnote104anc"><sup>104</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">) e altri. Ricevettero sostegno anche due docenti</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">espulsi dall’Università di Vienna (1934): il prof. Rudolf Allers</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote105sym" name="sdfootnote105anc"><sup>105</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> (psicologo e psichiatra; emigrò in USA), e la prof.ssa Carla Zawisch</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote106sym" name="sdfootnote106anc"><sup>106</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> (istologa).<br />
Sul piano accademico, l’Università Cattolica, pur lesionata in modo grave, attivò quanto previsto nel calendario accademico (5 novembre </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">1943</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">). Riaperte le iscrizioni, ripresero le lezioni, le sessioni d’esame e le sedute di laurea, ma non furono rilasciati diplomi di alcun tipo ma semplici dichiarazioni di segreteria.<br />
Tale espediente permise di non dover rilasciare alcun documento ufficiale nel nome del nuovo governo repubblicano fascista (RSI). Contravvenendo alle direttive della Repubblica Sociale, le segretarie accettarono le iscrizioni di studenti ricercati per l’attività di resistenza al regime.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote107sym" name="sdfootnote107anc"><sup>107</sup></a></span></span></span></sup></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i><b>Padre Gemelli e Gino Sacerdote</b></i></span></span></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Gino Sacerdote fu un ingegnere ebreo. La sua attività scientifica riguardò le aree della fonetica, dell’audiologia, della metrologia. Nel </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">1938, a motivo delle leggi razziali, dovette lasciare la collaborazione con l’Istituto Elettrotecnico Nazionale Galileo Ferraris. Durante il periodo bellico frequentò il laboratorio di psicologia della Cattolica. Nel 1941 collaborò con padre Gemelli alla pubblicazione del lavoro: &#8216;</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Un metodo per l’analisi statistica</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>dell’intensità sonora del linguaggio&#8217;</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">.<br />
Questo studioso, a fine conflitto, riconobbe la protezione ricevuta dal Rettore della Cattolica. Ricordò anche un fatto. Nel gennaio del 1944 si trovava «relegato in una stanzetta del laboratorio [</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">dove Odaliso Galli</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote108sym" name="sdfootnote108anc"><sup>108</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> lo ricorda nascosto</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">] quando fu annunciata una visita di Farinacci.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote109sym" name="sdfootnote109anc"><sup>109</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Dopo un’inquieta attesa vedo tornare il Rettore padre Gemelli, il quale racconta di un vano tentativo di farlo aderire a Salò, cui aveva risposto sviando il discorso, esprimendo la cattiva impressione provocata dalla fucilazione di Ciano».</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote110sym" name="sdfootnote110anc"><sup>110</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Sacer</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">dote morì nel 1997 a 92 anni.</span></span></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i><b>Padre Gemelli e Cesare Musatti</b></i></span></span></span></h3>
<div id="attachment_9988" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2020/09/Gemelli-Musatti.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-9988" alt="Cesare Musatti e Agostino Gemelli nel dopoguerra" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2020/09/Gemelli-Musatti-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Cesare Musatti e Agostino Gemelli nel dopoguerra</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">In tale contesto, occorre anche ricordare un fatto. Padre Gemelli non ebbe difficoltà a interagire con una figura particolare: quella del prof. Cesare Musatti.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote111sym" name="sdfootnote111anc"><sup>111</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Questi era </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">ateo</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> (non battezzato e non circonciso), </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">padre ebreo, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">madre cattolica non praticante.<br />
Il Senato accademico dell&#8217;Università di Padova lo sospese dall&#8217;incarico (</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">anno accademico 1938/1939</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">) perché insegnava una “scienza ebraica”. Il docente ripresentò la domanda d&#8217;incarico nell&#8217;anno accademico successivo. La commissione competente istituita presso la Direzione generale per la demografia e la razza aveva comunque stabilito che lo psicoanalista nonostante non fosse stato circonciso, doveva essere considerato “ebreo” perché nato “da almeno un genitore ebreo”.</span><br />
Nella facoltà di Lettere Musatti aveva sostenitori. In Senato accademico, però, il rettore Carlo Anti si oppose per una ragione di ‘opportunita&#8217; politica (mai precisata, stando ai verbali), nel corso del dibattito (14 luglio e 6 ottobre 1939). Per avvalorare la posizione del “no” all&#8217;ingresso di Musatti nell&#8217;Ateneo, il rettore chiese chiarimenti anche al ministro dell&#8217;Educazione nazionale Giuseppe Bottai.<br />
<span style="font-size: small;">Alla fine lo psicoanalista non ebbe il posto. Secondo il Senato accademico (tesi del rettore Anti)</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">esisteva una “contingente inopportunità politica”. La “colpa” politica di Musatti era quella di portare “un illustre e inequivocabile nome ebraico” &#8211; che gli era stato trasmesso per di più da un padre deputato socialista &#8211; e di insegnare una “scienza ebraica”. L&#8217;ostilità verso un suo reincarico era stata infatti apertamente motivata in Senato accademico dai rappresentanti delle facoltà di Legge e Medicina con “l&#8217;indirizzo spiccatamente psicoanalitico del suo corso”.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote112sym" name="sdfootnote112anc"><sup>112</sup></a></span></span></span></sup><br />
<span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">In tale contesto, il rettore della Cattolica invitò Musatti al Centro sperimentale di psicologia applicata aperto nel</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">1939</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> presso il Centro Nazionale Ricerche. In seguito gli chiese di tenere</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">relazioni (a pagamento) ai “seminari del venerdì” organizzati presso il Laboratorio di psicologia della Cattolica. Il francescano sostenne inoltre l’accesso dello psicoanalista alla cattedra dell’Università di Milano (facoltà di Lettere e Filosofia) nel 1947. </span></span></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i><b>1945: la lettera di Cadorna</b></i></span></span></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il 10 maggio del </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">1945</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, il gen. Raffaele Cadorna</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote113sym" name="sdfootnote113anc"><sup>113</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> scrisse una lettera a padre Gemelli ove evidenziò il fatto che il Rettore nei mesi dell’occupazione tedesca aveva fatto della propria Università un rifugio per gli antifascisti.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote114sym" name="sdfootnote114anc"><sup>114</sup></a></span></span></span></sup></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i><b>1945: le commissioni di epurazione</b></i></span></span></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Alla fine del secondo conflitto mondiale si vollero allontanare dai propri ruoli lavorativi quanti avevano sostenuto il fascismo. Si istituirono così delle commissioni. Queste si occuparono anche delle Università. Fino a questo momento padre Gemelli aveva mantenuto un ruolo di ‘protezione’ dell’Università Cattolica, e ‘di copertura’ delle azioni umanitarie a favore dei perseguitati dall’ex-regime. Per svolgere tale compito sviluppò una politica di ‘apparenze’ che dovevano ‘convincere’ i gerarchi che l’Università Cattolica non era una ‘nemica’. In un clima generale segnato da dure contrapposizioni ideologiche, rappresaglie ed esecuzioni sommarie</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote115sym" name="sdfootnote115anc"><sup>115</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, si esaminò anche la figura di padre Gemelli.<br />
Una seconda commissione di epurazione</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote116sym" name="sdfootnote116anc"><sup>116</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> (con Ezio Franceschini, Melchiorre Roberti</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote117sym" name="sdfootnote117anc"><sup>117</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> e Giovanni Soranzo</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote118sym" name="sdfootnote118anc"><sup>118</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">) si occupò della posizione del Rettore della Cattolica di Milano. Riferì poi al comando alleato in questi termini: «Quando fu chiamato da Pio XI a fondare e a presiedere la Pontificia Accademia delle Scienze, nella quale entrarono subito undici Premi Nobel e non vi fu distinzione di religione e di razza, padre Gemelli non esitò ad accogliere ebrei</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote119sym" name="sdfootnote119anc"><sup>119</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> messi al bando dalla vita civile italiana, come S.E. Levi Civita</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote120sym" name="sdfootnote120anc"><sup>120</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, e S.E. Volterra.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote121sym" name="sdfootnote121anc"><sup>121</sup></a></span></span></span></sup><br />
<span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Alla loro morte padre Gemelli fu l&#8217;unico che ne tessé pubblicamente l&#8217;elogio come Presidente della Pontificia Accademia, alla presenza di Sua Santità Pio XII, e fra il silenzio unanime e codardo della stampa italiana asservita al regime.<br />
<span style="font-size: small;">Essendo stata la famiglia del celebre Hertz</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote122sym" name="sdfootnote122anc"><sup>122</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> ridotta alla miseria dai nazisti, in un’adunanza della Pontificia Accademia padre Gemelli presentò a Sua Santità Pio XI il manoscritto di un lavoro postumo dell&#8217;illustre scienziato e ottenne dal Pontefice una somma rilevante per sovvenire alle necessità della famiglia.</span><br />
Di questo atto a favore di un ebreo egli diede relazione fra gli applausi di un pubblico dibattito ammirato nell&#8217;aula dell&#8217;Università Cattolica nel febbraio del 1939 […].<br />
<span style="font-size: small;">Iniziatasi ufficialmente anche in Italia la persecuzione razziale padre Gemelli protesse, salvò, aiutò nella fuga o nella sistemazione all&#8217;estero, o clandestina, in patria molti ebrei, fra i quali si possono ricordare per il loro valore scientifico e per la loro fama il prof. Carlo Foà</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote123sym" name="sdfootnote123anc"><sup>123</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, il chirurgo prof. Mario Donati</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote124sym" name="sdfootnote124anc"><sup>124</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, il prof. G. Todesco</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote125sym" name="sdfootnote125anc"><sup>125</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, il prof. Gino Sacerdote</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote126sym" name="sdfootnote126anc"><sup>126</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, in collaborazione con il quale egli pubblicò anche un lavoro scientifico nel 1941 […], quando il solo nome di autori ebrei non si poteva citare neppure in libri scientifici, e il farlo poteva comportare gravi sanzioni […]».</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote127sym" name="sdfootnote127anc"><sup>127</sup></a></span></span></span></sup></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i><b>Il prof. Franceschini</b></i></span></span></span></h3>
<div id="attachment_9989" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2020/09/Franceschini.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-9989" alt="Il prof. Franceschini" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2020/09/Franceschini-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Ezio Franceschini</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Tra le persone che furono a più stretto contatto con padre Gemelli figura il prof. </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ezio Franceschini</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">. Nacque in Valsugana. Dopo la laurea in lettere (1928), fu assistente universitario volontario presso la cattedra di Letteratura latina   di Padova (1931-1934). Ottenne poi la libera docenza in Letteratura Latina Medievale e ne fu nominato professore incaricato.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote128sym" name="sdfootnote128anc"><sup>128</sup></a></span></span></span></sup><br />
<span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Nel 1938 vinse il primo concorso in Italia per una cattedra di Letteratura Latina Medievale. Dall&#8217;anno successivo fu titolare di quell&#8217;insegnamento (che già deteneva per incarico dal 1936) all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.<br />
Quando si acuirono le persecuzioni anti ebraiche e altre operazioni nazi-fasciste, questo docente si attivò con vari conoscenti (incluso il personale della Cattolica) per organizzare una rete di protezione a favore delle vittime del regime.<br />
Contemporaneamente, con altri professori di diverso orientamento ideologico e politico, sostenne il movimento resistenziale (Veneto-Lombardia).<br />
<span style="font-size: small;">A Padova sorse il gruppo FRAMA. Tale acronimo derivava dalle iniziali dei prof.ri Franceschini e Concetto Marchesi.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote129sym" name="sdfootnote129anc"><sup>129</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Questi, era un latinista, rettore dell&#8217;Università di Padova, ed esponente del Partito Comunista Italiano. Tale organismo condannò la sua scelta di restare rettore anche con il governo fascista di Salò e lo sospese di fatto dal partito.  Ricercato dai nazi-fascisti dovette lasciare Padova e raggiungere Milano. Prima di fuggire, scrisse un appello invitando gli studenti all’insurrezione. Franceschini interagì con Marchesi (clandestino) nel capoluogo lombardo. Poi, lo aiutò a raggiungere la Svizzera (febbraio 1944).</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote130sym" name="sdfootnote130anc"><sup>130</sup></a></span></span></span></sup><br />
<span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">A Padova comunque il gruppo FRAMA rimase operativo. Si occupò pure dei militari prigionieri di guerra.<br />
<span style="font-size: small;">Nel frattempo Franceschini, utilizzando il laboratorio di psicologia di padre Gemelli, ospitò le riunioni del comando Corpo Volontari della Libertà. In vari scritti usò firme false (Ettore, Zia Maria, Andrea Zanoni…). Verso la fine del conflitto nascose tra le ossa di cinquanta scheletri del Settecento (nei locali seminterrati dell’Ateneo) una cassetta. Conteneva importanti documenti sulla Resistenza e sul gruppo FRAMA. All’operazione fu presente Marisa Scolari</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote131sym" name="sdfootnote131anc"><sup>131</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, la segretaria di padre Gemelli. I nazi-fascisti non trovarono mai quelle carte (furono recuperate dopo il periodo bellico).</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote132sym" name="sdfootnote132anc"><sup>132</sup></a></span></span></span></sup><br />
<span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il 4 dicembre 1944 ci fu un’</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">irruzione dei militi della Muti in Cattolica.</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Comunque, il 2 dicembre 1944 una sconosciuta aveva fatto avere a Franceschini un biglietto anonimo che lo avvisava di scappare subito. Poche ore dopo il docente fuggì.<br />
Riparò in casa di Melchiorre Moranti. Si tagliò la barba. Divenne Andrea Zanoni di Tolentino. Sospese l’insegnamento e proseguì l’impegno nella Resistenza. Era diventato ancora più guardingo. Portava in tasca una foto di Mussolini. Quando la sera veniva fermato (e capitò) la baciava al cospetto dei poliziotti e gridava “Viva il duce”.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote133sym" name="sdfootnote133anc"><sup>133</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Per il suo impegno resistenziale, Franceschini fu poi membro della commissione di epurazione che presentò al  comando USA la relazione che scagionò padre Gemelli.<br />
Dal 1953 al 1965 fu preside della</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">facoltà di Lettere della Cattolica. Alla morte del prof. Francesco Vito</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote134sym" name="sdfootnote134anc"><sup>134</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, venne eletto terzo rettore della Cattolica (1965-1968). Nel 1968 venne colpito da trombosi cerebrale a Solda. Rallentò gli impegni ma andò avanti. Dal 1977 al 1980 scrisse anche per il giornale dei ragazzi ‘Giovani Amici’ (UCSC) alcuni simpatici racconti. Tra questi: ‘</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Incontro con padre Gemelli</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">’.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote135sym" name="sdfootnote135anc"><sup>135</sup></a></span></span></span></sup><br />
<span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">In ambito religioso, fece parte (dal 1932) dell&#8217;Istituto dei Missionari della Regalità di NSGC, fondato da padre Gemelli (1928). Toccò poi a lui il compito di rifondare l&#8217;Istituto in qualità di presidente (1942). Morì nell’ospedale di Padova (21 marzo 1983). Nel discorso che fece in occasione del suo collocamento fuori ruolo (1976), disse ai presenti: «Una cosa sola posso dire. Ho odiato l’ingiustizia e l’iniquità e l’ho combattuta dovunque mi si è rivelata. Ho odiato la menzogna e l’insincerità e le ho combattute dovunque le ho trovate. Ho amato tutti. Non ho alcun nemico. Non c’è stato giorno di questa mia vita, spesso faticosa, in cui non sia stato pienamente e completamente felice. Lo dico con trepidazione e tremore: felice. Sempre».</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote136sym" name="sdfootnote136anc"><sup>136</sup></a></span></span></span></sup></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i><b>Il religioso cappuccino padre Carlo da Milano</b></i></span></span></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Padre Gemelli e il prof. Franceschini, nel periodo più drammatico della guerra, poterono contare anche sull’aiuto</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> di vari francescani. Tra loro c’era un sacerdote milanese, frate cappuccino. Si chiamava padre Carlo da Milano, al secolo dott. Domenico Varischi</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote137sym" name="sdfootnote137anc"><sup>137</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">. Il suo convento era in viale Piave. Aveva, tra l’altro, organizzato &#8211; per diretto incarico del card. Schuster &#8211; l’Opera Assistenza Spirituale Incursioni a favore delle vittime dei bombardamenti. </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Proprio padre Gemelli, che lo stimava anche come studioso, lo aveva nominato Assistente dell’Associazione Ludovico Necchi.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote138sym" name="sdfootnote138anc"><sup>138</sup></a></span></span></span></sup><br />
<span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Questo religioso, sostenuto dal personale della Cattolica, dal 15-16 agosto 1943 in poi </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">nascose almeno un centinaio di ebrei in case di religiosi, di laureati, di amici, in cantine, cascine in</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> campagna, e anche nel piano seminterrato e nel rifugio antiaereo del collegio universitario </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Marianum</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">.<br />
Non bastava comunque nascondere ebrei. Occorreva fornire dei documenti falsi. A questo punto venne organizzato l’ufficio ‘falsi’ della Cattolica.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote139sym" name="sdfootnote139anc"><sup>139</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Per alcuni mesi fu inserito </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">in un locale</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> messo a disposizione da padre Gemelli. </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Con riferimento a questa fase storica rimane significativa la testimonianza del prof. Franceschini: «(…) Qui da noi fu Padre Carlo </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">&#8216;</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">da Milano</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">&#8216;</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> che nell’ottobre del 1943, venuto per primo a conoscenza delle imminenti azioni di persecuzione contro gli ebrei, fece del suo ufficio il centro anche di questa opera di carità. Si trattava di assisterli, di sistemarli, di trovare loro rifugio o di avviarli subito, nei casi più urgenti e più gravi, alla frontiera, in maniera possibilmente sicura.<br />
(…) Un centinaio ne sistemò, direttamente o indirettamente, P. Carlo, cercando rifugi, nascondigli e anche, per chi non ne aveva, mezzi finanziari. Da rifugio tutto poteva servire: case di religiosi, di laureati, di amici, i locali sotterranei del devastatissimo </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Marianum</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote140sym" name="sdfootnote140anc"><sup>140</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">(il nostro collegio universitario delle signorine), cantine in città, cascine in campagna.<br />
Venivano qui da tutte le parti; ed io penso che il caro amico non dimenticherà facilmente quella giornata, proprio dell’8 dicembre, di due anni or sono, che gli portò contemporaneamente, e senza preavviso, sei o sette comitive di ebrei sfuggiti a Padova alla caccia delle SS tedesche e indirizzate a lui da quel Padre Cortese</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote141sym" name="sdfootnote141anc"><sup>141</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, dei Conventuali del Santo, che più tardi pagherà anche questa sua opera con l’arresto, la tortura e la morte».</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote142sym" name="sdfootnote142anc"><sup>142</sup></a></span></span></span></sup><br />
<span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il prof. Franceschini, nelle sue memorie, descrisse l’agire di padre Carlo da Milano con sottolineature rapide. Incisive. Con riferimento all’ufficio del francescano annotò: «Lì era possibile vedere un frate cappuccino tirar fuori dai nascondigli più impensati, e fin dal cappuccio della sua tonaca, carte d’identità, timbri, fotografie, lasciapassare italiani e tedeschi, chissà come e dove santamente rubati. I documenti arrivavano ad esempio dal Distretto Militare di Milano, allora di sede ad Abbiategrasso, da un nostro laureato, il dottor</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Giancarlo Brasca (po</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">i direttore di sede) che vi prestava servizio anche con questo intento, mentre altri giungevano dal Distretto di Sondrio, tramite un altro nostro laureato, il dottor</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Filippo Ponti»</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote143sym" name="sdfootnote143anc"><sup>143<br />
</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Padre Carlo da Milano, per facilitare gli espatri dei perseguitati, fu sostenuto anche da Giuseppe Dossetti (futuro membro della Costituente, poi sacerdote), e dalla giovane Leonilde (</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Nilde</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">) Iotti (futuro membro della Costituente e presidente Camera dei Deputati).</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote144sym" name="sdfootnote144anc"><sup>144</sup></a></span></span></span></sup></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i><b>Pio XII</b></i></span></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">A metà settembre del 1943 padre Gemelli inviò padre Carlo da Milano in Vaticano per ricevere direttive da Pio XII</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote145sym" name="sdfootnote145anc"><sup>145</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> e da esponenti della Segreteria di Stato (Montini </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>in primis</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">). Il Papa dette questa direttiva: «Dite a padre Gemelli di continuare più che può e meglio che può (…), senza far rumore e senza fare assolutamente della politica. Per questo egli deve rimanere sul luogo, in attesa di giorni migliori».</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote146sym" name="sdfootnote146anc"><sup>146</sup></a></span></span></span></sup></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i><b>Resistenza, operazioni nazi-fasciste, rappresaglie</b></i></span></span></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Padre Carlo, per la sua attività a favore degli ebrei, venne individuato dalla polizia politica. Fu costretto ad abbandonare Milano. L’ufficio ‘falsi’ dell’Associazione Ludovico Necchi, comunque, proseguì la sua attività con il prof. Franceschini fino al crollo del regime nazi-fascista. Alle carte di identità con timbri autentici o falsi, si unirono i documenti bilingui di lavoro e certificati militari di tutte le specie; dai fogli di permesso e di licenza, per convalescenza o altri motivi, a quei fogli di congedo che erano molto utili per i numerosi renitenti alle successive chiamate fasciste e per i partigiani.<br />
<span style="font-size: small;">Nel periodo qui in esame si verificarono poi altri fatti così descritti dalla Carlotti: «Centinaia e centinaia furono inoltre i laureati e gli studenti dell’ateneo che soffrirono nei campi di concentramento tedeschi. Il professor Franceschini accenna al numero di ottantacinque (di cui undici caduti). Di molti è impossibile precisare anche il nome. In un solo campo, quaranta di essi vollero ricordare, nel giugno del 1944, la festa del Sacro Cuore con un messaggio a padre Gemelli, ringraziandolo “per l&#8217;apostolico zelo e la paterna sollecitudine avuta nella loro educazione intellettuale e morale”, ed esprimendo la certezza che la prova a cui la divina Provvidenza li aveva sottoposti sarebbe stata “la premessa indispensabile per la ricostituzione di un&#8217;Italia migliore”».</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote147sym" name="sdfootnote147anc"><sup>147</sup></a></span></span></span></sup><br />
<span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Riguardo agli studenti della Cattolica, eliminati perché attivi tra i partigiani, rimane significativa la figura di Emiliano (Emi) Rinaldini.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote148sym" name="sdfootnote148anc"><sup>148</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> In tale contesto, padre Gemelli, in più occasioni, cercò di avere notizie dei propri studenti.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote149sym" name="sdfootnote149anc"><sup>149</sup></a></span></span></span></sup><br />
<span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Dopo la guerra padre Carlo tornò ai suoi ordinari impegni sacerdotali. Morì a Milano. Aveva 87 anni. Ha lasciato un memoriale di grande interesse.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote150sym" name="sdfootnote150anc"><sup>150</sup></a></span></span></span></sup></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i><b>Qualche considerazione di sintesi</b></i></span></span></h3>
<div id="attachment_9987" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2020/09/Milano-panzer.png"><img class="size-thumbnail wp-image-9987" alt="Un corazzato tedesco in piazza del Duomo a Milano" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2020/09/Milano-panzer-150x150.png" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Un corazzato tedesco in piazza del Duomo a Milano</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Approfondire un tema quale ‘l’Università Cattolica del Sacro Cuore e le persecuzioni ebraiche’, implica uno studio attento a più realtà.<br />
<span style="font-size: small;">1] Si avverte intanto l’utilità di superare </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">due estremi: l’esaltazione di figure dell’Ateneo, e l’avversione ad alcune persone, anche importanti, dell’Università.<br />
2] Sarebbe opportuno anche non insistere sull’uso di categorie rigide</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> (fascista/antifascista, antisemita/prosemita). Tali schemi, presentati come non modificabili, possono risultare non adatti a comprendere la complessità di talune vicende, e l’orientamento di alcuni passi che dovevano essere attenti ai pericoli del momento.<br />
3] La ricerca su dati personaggi non può inoltre essere avulsa da un </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">contesto ‘di rete’. In</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> particolare, nessuna opera a favore di ebrei, si realizzò per iniziativa di un’unica persona. Furono sempre necessari supporti di varia natura (incominciando dai silenzi strategici). Lo ammetterà lo stesso padre Gemelli.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote151sym" name="sdfootnote151anc"><sup>151</sup></a></span></span></span></sup><br />
<span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">4] Emerge pure l’utilità di valorizzare gli attuali contributi storici percorrendo anche </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">nuove piste di ricerca</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">. Ci si limita a qualche esempio:<br />
- sembrano da completare gli studi che riguardano il rapporto tra padre Gemelli e i francescani che operarono a Milano (e in area lombarda). Proprio il Rettore &#8211; per meglio seguire gli studenti &#8211; volle ad esempio chiamare padre Carlo da Milano (</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">difensore di ebrei).</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> L’impressione è che sarebbe utile continuare a consultare gli archivi di talune Famiglie francescane (OFM; OFM cap; OFM conv);<br />
- tra gli stretti collaboratori di padre Gemelli non ci fu solo il prof. Franceschini ma, ad esempio, anche Armida Barelli (</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">e collaboratrici)</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">. Attraverso di lei fu possibile attivare una molteplicità di contatti (</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">persone che difesero ebrei)</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, ed acquisire informazioni delicate. Sarebbe utile focalizzare meglio i singoli interlocutori della ‘Sorella maggiore’;<br />
- pure l’interazione tra padre Gemelli e gli esponenti dell’Azione Cattolica milanese </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">(e nazionale) </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">pare costituire un percorso di studio da proseguire. È vero che talvolta negli archivi abbonda il materiale pastorale, ma è anche vero che proprio diversi esponenti dell’A.C. furono tra coloro che sostennero gli ebrei perseguitati;<br />
- emerge ancora l’utilità di meglio approfondire l’interazione tra padre Gemelli e il card. Schuster </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">(e collaboratori).</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> L’arcivescovo di Milano fornì aiuti a quanti difendevano ebrei. Lo fece in modo non appariscente. Si mosse tenendo conto delle criticità del tempo;<br />
- c’è infine un punto non debole: gli studi su padre Gemelli hanno insistito sulla ricerca scientifica, sulle fondazioni, sui testi da lui pubblicati, sulle conferenze, sulle posizioni forti evidenziate in ore nelle quali era acceso il confronto su temi sensibili</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> (es. l’autenticità dei miracoli avvenuti a Lourdes).<br />
Ciò premesso, pare utile recuperare anche aspetti meno noti del suo animo. Tale impegno avrebbe il pregio di spiegare meglio il pensiero del fondatore. Si pensi, ad esempio, ad alcune pagine del suo libro ‘</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Il Francescanesimo</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">’.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote152sym" name="sdfootnote152anc"><sup>152</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> In taluni passaggi è molto chiaro l’approccio dell’autore al progetto di vita di ogni persona. </span></span></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i><b>Università Cattolica e rete solidale</b></i></span></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ciò premesso, non è difficile individuare nel periodo delle persecuzioni anti-ebraiche una rete di solidarietà che a Milano </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">(e altrove) </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">cercò di proteggere molti ebrei. Nell’ambito di questa rete si ritrovano anche professori e studenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Gesù.<br />
L’orientamento di base, da un punto di vista cattolico, ebbe come motivo ispiratore la Figura di Cristo, ‘Re dell’Universo’ e ‘Sacro Cuore’.<br />
1] Dalla riflessione sulla </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Regalità</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> del Figlio di Dio derivò la memoria: dei crolli di ‘potenze’ umane, della transitorietà di ‘glorie’, della povertà di ‘trionfi’ terreni. E si accentuò il tema della Presenza divina accanto a ogni figlio in pericolo.<br />
2] Dalla meditazione sul </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Sacro Cuore</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> di Gesù si accentuò il tema della misericordia e l’urgenza di diventare le mani pietose del Buon Pastore. Tale linea non rafforzò un confessionalismo ma aperse piuttosto gli animi dei membri della Cattolica e dei soci dell’A.C. alla visione dell’umanità redenta dal Sangue dell’unico Salvatore. Si superarono in tal modo confini e barriere umane per attivare una </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>charitas</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> rivolta a ogni sofferente e perseguitato.<br />
Questi due aspetti furono recepiti dai fedeli. Ne è prova, ad es., una strofa del canto ‘</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Pietà Signor del</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>nostro patrio suolo</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">’: «L&#8217;Italia vera, che Ti adora, o Dio; / che ti proclama suo Signor,</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> suo Re; / alle fraterne colpe eterno oblio, / fidente implora, o dolce Cuor, da Te. / Dio di clemenza Dio Salvator / salvate Italia nostra pel vostro sacro Cuor».</span></span></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i><b>Aspetti del primo Rettore della Cattolica</b></i></span></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Nel contesto delineato rimane poi significativa la figura di padre Gemelli. Seguendo un metodo storico, si possono individuare nel primo Rettore della Cattolica più aspetti: 1] quello del fondatore, 2] quello del cavaliere pronto alla battaglia, 3] quello di un sostenitore della dottrina cattolica, 4] quello di un difensore dei perseguitati. Sono quattro realtà </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">da non separare tra loro</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">ma da studiare in modo congiunto.</span><br />
<i>1] Il fondatore</i><br />
<span style="font-size: small;">Fondare una Università come la Cattolica di Milano non fu né semplice, né rapido. Tra gli oppositori si contestava la nascita di quello che si riteneva un neo-guelfismo. Era considerato un tentativo per eliminare altre correnti di pensiero. E per accentuare un confessionalismo. Diversi esponenti del libero pensiero accusavano padre Gemelli di regressione. Contestavano l’avvicinamento tra </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>fides et ratio</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">. Lo interpretavano come un ritorno immotivato e deleterio a posizioni medievali</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> (san Tommaso).<br />
A questo punto, toccò a padre Gemelli dimostrare che </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">fede e ragione non sono tra loro incompatibili.</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Ai massoni e agli anticlericali contestò l’identificazione di ‘Religione’ con ‘ignoranza’. Spiegò il valore della fede. E chiarì anche l’importanza del contributo delle diverse aree scientifiche. Proprio su quest’ultimo punto esisteva una situazione difficile. L’Italia aveva dimostrato in anni precedenti di offrire un debole apporto culturale.</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Si ricorda al riguardo che </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">negli ultimi anni dell’Ottocento i cattolici italiani godevano in Europa di un credito limitato nel campo degli studi. Al congresso internazionale degli scienziati cattolici del 1897 (Friburgo, 16-20 agosto), lo storico belga Godefroid Kurth</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote153sym" name="sdfootnote153anc"><sup>153</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> rivolse dure critiche. A chi proponeva di scegliere Roma per la riunione degli scienziati da tenersi l’anno successivo rispose: «Il nostro è un congresso scientifico. Ora io vi domando: ci vien forse da Roma e dall’Italia la luce scientifica? Dove sono le sue alte scuole, i suoi istituti, le sue pubblicazioni?».</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote154sym" name="sdfootnote154anc"><sup>154</sup></a></span></span></span></sup><br />
<span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>2] Cavaliere</i></span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote155sym" name="sdfootnote155anc"><sup>155</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i> pronto alla battaglia</i><br />
Padre Gemelli ricevette dalla natura un carattere forte e non facilmente domabile. Pronto al confronto immediato. Tale aspetto emerge ogni volta che il fondatore trattò temi sensibili. Egli affrontò in termini critici la </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">dottrina</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> socialista, quella massone, il positivismo senza fede, l’esaltazione dell’uomo priva dei riferimenti a Dio creatore e padre, le violenze ai perseguitati. Cercò inoltre di fronteggiare un pensiero filosofico segnato dall’idealismo</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote156sym" name="sdfootnote156anc"><sup>156</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, presente in Italia con le Scuole di Croce</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote157sym" name="sdfootnote157anc"><sup>157</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> e di Gentile.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote158sym" name="sdfootnote158anc"><sup>158</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Il Rettore francescano accolse con favore il superamento della Questione romana </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">(Concordato),</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> la ricollocazione dei crocifissi nelle scuole, l’introduzione nella scuola primaria della religione cattolica, l’istituzione dell’esame di Stato per le scuole medie, la riforma dell’ordinamento universitario (permise nel 1924 all’Università Cattolica di essere riconosciuta dallo Stato). Mutò poi la linea benevola con un orientamento pragmatico privo di calore. Ciò avvenne quando il regime si allineò in modo più stretto con la politica hitleriana, quando furono resi più costrittivi i provvedimenti statali, quando si acuirono le azioni punitive verso persone innocenti, e verso lo stesso mondo cattolico milanese. </span></span></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i><b>Le omissioni su padre Gemelli</b></i></span></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">In tempi successivi, si vollero vedere in padre Gemelli limiti nell’approccio con altre religioni e nel comportamento verso giovani comunisti. Però, chi criticò il fondatore non parlò mai di varie realtà. 1] Ad esempio: diversi aspetti riguardanti un filosofo ebreo, Felice Momigliano</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote159sym" name="sdfootnote159anc"><sup>159</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, vennero taciuti. Questo A., accogliendo un neo-idealismo, volle spingere in direzione di una </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">nuova religiosità. </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Tale orientamento avrebbe consentito, nelle intenzioni dell’A., di armonizzare tra loro lo spirito nazionale, la giustizia sociale e l’afflato religioso. Padre Gemelli non condivise tale posizione e avversò l</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">’anticlericalismo.</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> In tale contesto, il Momigliano, come esponente del libero pensiero, contrastò le istituzioni culturali confessionali (e quindi anche l’Ateneo di padre Gemelli) e le correnti anti-moderniste (nelle istituzioni ecclesiastiche vigeva il giuramento anti-modernista).</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote160sym" name="sdfootnote160anc"><sup>160</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Inoltre, si rivelò molto duro lo scontro con lo stesso ebraismo istituzionale. Vicino a protestanti e a massoni, Momigliano sostenne poi la presentazione di</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Gesù di Nazareth alla stregua di un semplice profeta. Ciò non poteva trovare accoglienza nel mondo cattolico. Padre Gemelli, dopo il suicidio di Momigliano, scrisse in modo estemporaneo delle annotazioni che attestavano animosità. In seguito, in modo umile, volle scusarsi pubblicamente. In definitiva, per il Rettore, il filosofo era stato un avversario sul piano scientifico, ma non un nemico.<br />
2] Anche la vicenda di due giovani comunisti (Giuseppe Boretti</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote161sym" name="sdfootnote161anc"><sup>161</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> e</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Eugenio Giovanardi</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote162sym" name="sdfootnote162anc"><sup>162</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">) è citata da più autori cancellando evidenze significative. Già nel 1923 il governo Mussolini aveva processato dei comunisti (proseguendo nel tempo con ulteriori operazioni di polizia). Ma c’è un altro fatto. I soggetti citati erano stati già arrestati dalle forze dell’ordine in due occasioni: nel </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">1931 (manifestazione di solidarietà con il maestro Arturo Toscanini), e nel giugno 1932 (inc</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">ontro con Giorgio Amendola). Risultavano quindi schedati. Avevano ricevuto ‘ammonizioni’. Erano sorvegliati. A questo punto, nel </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">1933</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, come membri del Partito comunista clandestino, vollero inserirsi pure in Cattolica per svolgere attività anti-governativa. Distribuirono un foglio clandestino (‘Unità antifascista’). Furono presto individuati da più persone </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">(non da padre Gemelli che lavorava in ufficio).</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Il Rettore si trovò in una situazione difficile (mese di febbraio). Da una parte non poteva disconoscere un episodio critico </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">(c’era la flagranza), </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">dall’altra doveva proteggere la vita di un Ateneo giovane, ed evitare dure rappresaglie del regime contro i due attivisti. La soluzione individuata evitò il peggio agli arrestati. La loro dimostrazione fu considerata non pericolosa perché non violenta. Ciò aprì la strada al provvedimento di confino (Isola d’Elba). In pratica fu evitato il Tribunale Speciale (tale organismo colpì al contrario duramente proprio nel 1933 il Movimento guelfo d’azione), e il carcere. Comunque, la resistenza dei due giovani al regime proseguì. Boretti, alla fine, morì combattendo in Spagna </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">(brigata Garibaldi). </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Giovanardi partecipò anche lui alla guerra civile spagnola. Divenne in seguito un funzionario del PCI.</span><br />
<i>3] P. Gemelli e il magistero pontificio</i><br />
<span style="font-size: small;">Occorre ancora sottolineare un punto significativo. Nel suo operato padre Gemelli non si allontanò dal magistero pontificio. Al contrario, lo sostenne nelle ore più critiche. Con Pio X difese il principio </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Salus extra ecclesiam non est</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote163sym" name="sdfootnote163anc"><sup>163</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Con Pio XI respinse l’ateismo, la filosofia del materialismo dialettico (portatrice automatica dell&#8217;ateismo filosofico in ambito comunista), la dottrina della razza (stirpe) e del sangue, e accolse ebrei nella Pontificia Accademia delle Scienze.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote164sym" name="sdfootnote164anc"><sup>164</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Con Pio XII partecipò a progetti umanitari </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">anche a favore di ebrei co</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">n l’aiuto di studenti e professori della Cattolica, e di altri volontari. Al riguardo, si comprende bene padre Gemelli se si leggono alcuni passaggi dell’enciclica </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Quas primas</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">. In questo documento Papa Ratti scrisse che la solennità di Cristo Re doveva essere </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">“un rimedio efficacissimo a quella peste che pervade l&#8217;umana società. La peste dell&#8217;età nostra è il cosiddetto laicismo, coi suoi errori e i suoi empi incentivi”</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">. “Perché più abbondanti siano i desiderati frutti &#8211; aggiungeva il Pontefice &#8211; e durino più stabilmente nella società umana, è necessario che venga divulgata la cognizione della regale dignità di nostro Signore quanto più è possibile”.<br />
Nell&#8217;enciclica </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Quas primas</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Pio XI volle evidenziare che</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b> </b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">la regalità di Cristo implicava per i cattolici il dovere di operare in modo da tendere verso l&#8217;ideale dello Stato cattolico</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">: “Accelerare e affrettare questo ritorno [</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>alla regalità sociale di Cristo</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">] coll&#8217;azione e coll&#8217;opera loro, sarebbe dovere dei cattolici”.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote165sym" name="sdfootnote165anc"><sup>165</sup></a></span></span></span></sup><br />
<span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><i>4] Difensore dei perseguitati</i><br />
<span style="font-size: small;">In padre Gemelli l’idea di perseguitare delle persone per il solo motivo della razza era da considerare un assurdo, una bestialità. Nel periodo precedente la sua conversione religiosa, si inserì tra i socialisti proprio per difendere</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> il valore di ogni persona,</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> specie in un periodo di scontri sociali.</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">In tal senso fu inizialmente vicino al pensiero di Filippo Turati.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote166sym" name="sdfootnote166anc"><sup>166</sup></a></span></span></span></sup><br />
<span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Esiste poi un altro aspetto poco evidenziato.</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Nel 1909 fondò la ‘Rivista di filosofia neoscolastica’ e nel 1914 la rivista ‘Vita e Pensiero’. Con tali pubblicazioni sostenne un ritorno a posizioni gnoseologiche ed epistemologiche tomiste. Divenne in tal modo uno dei principali esponenti del neotomismo italiano, noto anche come neoscolastica. Tale linea si contrappose alle dominanti dottrine filosofiche di stampo idealista. La neoscolastica fu elaborata soprattutto per contrastare la </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Weltanschauung</i></span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote167sym" name="sdfootnote167anc"><sup>167</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> positivista e materialista. Padre Gemelli, infatti, non poteva accogliere un materialismo che privava la persona di una propria </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">dignità originaria </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">e di un fine ultraterreno. In tal senso egli si oppose a qualsiasi approccio meccanicistico all’uomo, e tornò a ri-sottolineare il valore di ogni essere umano (a prescindere dalla religione professata).<br />
Quando venne fondata la Cattolica, padre Gemelli interagì senza problemi con </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">studiosi ebrei</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, e invitò ai “Venerdì della Cattolica” anche </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">relatori ebrei.<br />
L’acuirsi delle persecuzioni antiebraiche vide padre Gemelli, pur segnato dalle conseguenze di alcuni gravi infortuni (il primo nel 1940), in posizioni distanti da quelle del regime. Non approvò le normative esistenti, le violenze in corso, sostenne canali resistenziali (Franceschini, padre Carlo da Milano e altri), intervenne presso la Santa Sede per avere notizie dei suoi allievi internati. </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Nel maggio del 1957 venne istituito </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">presso la facoltà di Lettere </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">e</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Filosofia dell&#8217;</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Università Cattolica del</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Sacro Cuore</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> di Milano un posto convenzionato di professore di ruolo per l&#8217;insegnamento di </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">ebraico e lingue semitiche comparate. Padre Gemelli morì nell’ospedale San Giuseppe (15 luglio 1959) senza vedere l’inaugurazione (5 novembre 1961) della facoltà di Medicina a Roma (i cui laureati dovevano essere capaci di aiutare ogni sofferente). </span></span></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i><b>Dopo la Shoah: il caso del comandante SS di Milano</b></i></span></span></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">All’inizio di questo saggio è stata ricordata la figura del comandante SS Theodor Emil Saevecke. Per motivi non chiari, mentre a Milano si discuteva se determinate figure (anche religiose) erano state antisemite e collaborazioniste dell’ex-regime, si faceva però stranamente silenzio proprio su colui che a Milano e nell’area lombarda era stato uno dei più feroci persecutori di ebrei. È corretto, quindi, riferire alcuni dati.<br />
In patria non subì mai alcun processo. In Italia, e questo può sorprendere, questo ufficiale nazista &#8211; acceso antisemita e responsabile di deportazioni e di stragi &#8211; fu processato</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> (in contumacia) </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">solo negli anni Novanta. Il tribunale militare di Torino lo riconobbe colpevole di &#8220;violenza con omicidio in danno di cittadini italiani&#8221;. Il 9 giugno 1999 fu emessa una sentenza che lo condannava all’ergastolo. La corte escluse, con una motivazione </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">particolare e specifica, l’applicabilità in favore dell’imputato delle cause di giustificazione tanto della “rappresaglia” quanto della “sanzione collettiva”.</span><br />
Avvenne però un fatto. Il governo federale tedesco respinse la richiesta di estradizione. In tal modo, l’ex ufficiale nazista, rimase libero fino alla morte.<br />
<span style="font-size: small;">Ma come si arrivò a istruire il processo solo negli anni Novanta? Tale evento fu possibile perché per decenni vennero occultati documenti chiave. L’individuazione di questi atti avvenne perché il procuratore militare Antonino Intelisano, durante il processo all’ex-nazista Erich Priebke (1994), fece espletare delle ricerche anche in una stanza di Palazzo Cesi.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote168sym" name="sdfootnote168anc"><sup>168</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Venne individuato così un armadio con lo sportello rivolto verso il muro. Vi erano celati 695 fascicoli riguardanti le stragi nazifasciste avvenute in Italia. Tali procedimenti non avevano avuto un seguito. In tale occasione si ritrovarono anche i faldoni </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">relativi anche ai crimini di Saevecke.<br />
Le indagini, a questo punto si estesero. Grazie al </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Freedom of Information Act</i></span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i><a href="#sdfootnote169sym" name="sdfootnote169anc"><sup>169</sup></a></i></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> fu possibile consultare documenti declassificati dal Dipartimento di Stato USA, dall&#8217;</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Office of Strategic Services </i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">(OSS) e dalla CIA. Si riscontrò che Saevecke fu reclutato dai servizi USA a fine conflitto. Nome in codice:  </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Cabanio. </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">A motivo di tale ruolo, le indagini relative al suo caso, istruite già alla fine della guerra dallo </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Special Investigation Branch</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, furono accantonate. Tale decisione venne adottata malgrado le foto degli eccidi, le oltre 40 testimonianze, e la confessione di Saevecke ai militari americani d&#8217;occupazione (stragi di piazzale Loreto e di Corbetta).<br />
Saevecke venne poi inserito tra gli effettivi della Polizia della Germania-Ovest. Fece carriera senza problemi. Divenne vicedirettore dei servizi di sicurezza del Ministero degli Interni. Nelle ore notturne del 27 ottobre 1962 si verificò un episodio. L’ex-ufficiale delle SS guidò un’irruzione (non legale, con intenti intimidatori) ai danni dei redattori di ‘</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Der S</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>piegel’</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> (Bonn e Amburgo). Ci furono reazioni contro Saevecke. Gli inquirenti formularono accuse anche riguardo alla sua partecipazione a crimini di guerra in due Paesi (Tunisia e Italia). A questo punto, le autorità tedesche dovettero chiedere informative a interlocutori italiani sull&#8217;operato di Saevecke durante la guerra. Dalle indagini espletate da un giudice milanese (Guido Salvini)</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote170sym" name="sdfootnote170anc"><sup>170</sup></a></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> risultò un fatto.<br />
Nel 1963, a motivo della richiesta tedesca, la Procura generale militare e il Gabinetto del Ministero della Difesa si scambiarono il fascicolo dell’ufficiale nazista per un non breve periodo di tempo</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">. E non lo trasmisero a Bonn. Il 20 mag</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">gio 1963 l’incartamento fu archiviato. In tal modo, l’ex comandante delle SS di Milano poté proseguire il suo lavoro in Polizia fino alla pensione (1971).</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Morì nel 2004 nella sua abitazione in </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Bassa Sassonia. </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Aveva 93 anni</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">.</span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="#sdfootnote171sym" name="sdfootnote171anc"><sup>171</sup></a></span></span></span></sup></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">♦</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Per saperne di più</span></span></em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">AA.VV., </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Cattolici ambrosiani per la libertà. Nel 50° della Liberazione</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, a cura di G. De Antonellis, Nuove Edizioni Duomo (NED), Milano 1995. AA.VV., </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Umberto Antonio Padovani nel centenario della nascita</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>,</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> a cura di </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">P</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">.  </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Faggiotto</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">,  CEDAM, Padova 1995 (cf il rif. al ‘gruppo di casa Padovani’, attivo a Milano). G. Barbareschi, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Memoria di sacerdoti ‘ribelli per amore’ 1943-1945</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, Centro Ambrosiano, Milano 2018. A. Barelli, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>La sorella maggiore racconta. <a href="http://www.isacem.it/it/pubblicazioni/la-sorella-maggiore-racconta" target="_blank">Storia della GF dal 1918 al 1948</a></i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.isacem.it/it/pubblicazioni/la-sorella-maggiore-racconta" target="_blank">, </a>ediz. critica a cura di S. Ferrantin e P. Trionfini, AVE, Roma 2015. G. Bianchi &#8211; ‎B. De Marchi, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Per amore ribelli. Cattolici e Resistenza</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, Vita e Pensiero, Milano 1976. M. Bocci, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Agostino Gemelli rettore e francescano. Chiesa regime democrazia</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, Morcelliana, Brescia 2003. </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Id</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">., </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>L’Università Cattolica nelle carte degli archivi</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, in:  ‘</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Storia dell’Università Cattolica del Sacro</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Cuore’</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, vol. II, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Le Fonti</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, Vita e Pensiero, Milano 2008, Carte P. Carlo da Milano, pp. 138-141. L. Borgomaneri, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Hitler a Milano. I crimini di Theodor Saevecke capo della Gestapo</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, Datanews, Roma 1997. Camera dei Deputati-Senato della Repubblica, XIV Legisl., Doc. XXIII, n. 18 bis, Commiss. Parlamentare di </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> (istit.con L. 15 maggio 2003, n. 107), ‘Relazione di Minoranza’ (relatore on. Carlo Carli), presentata alla Commissione il 24.1.2006. M. Casella, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>L’Azione Cattolica del tempo di Pio XI e di Pio XII (1922 -1958)</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, in:  ‘</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Dizionario Storico del Movimento Cattolico in Italia’ &#8211; I &#8211; I fatti e le idee</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>, </i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Marietti, Torino 1981. S. Duranti, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Leggi razziali fasciste e persecuzione antiebraica in Italia</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, UNICOPLI, Milano 2019. P. Fargion &#8211; M. Polacco, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Il vescovo degli ebrei. Storia di una famiglia ebraica durante la Shoah</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, Editrice Puntoacapo, Pasturana 2019 (cf il rif. a Giancarlo Brasca).</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Fondazione Memoriale della Shoah, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Memoriale della Shoah di Milano</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, opuscolo di 36 pagine, Milano 2015. E. Franceschini, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Un anno difficile per il P. Gemelli e la sua università: il 1945</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, in: ‘Aevum’, 55, 1981, 3, pp. 395-480. B. Gariglio (a cura), </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Cattolici e Resistenza nell’Italia settentrionale</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, Il Mulino, Bologna 1997. C.L. Martini, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Catena di salvezza. Solidarietà nella lotta contro la barbarie nazifascista</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, Edizioni Messaggero, Padova 2010. F. Molinari, La figura di P. Gemelli fondatore dell’Università Cattolica di Milano e i rapporti della Polizia fascista, in: ‘La Scuola Cattolica’, n. 114, 1986, pp. 459-493. V. Peri, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Ezio Franceschini. Profilo di un protagonista, in: ‘</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Aevum’</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">,</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">anno 60, fasc. 3 (settembre-dicembre 1986), pp. 465-505.</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">L. Picciotto,</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i> </i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Gli ebrei in provincia di Milano 1943/1945. Persecuzione e deportazione</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, Provincia Milano- CDEC, Milano 1992 (e Proedi 2004). L. Realini,</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Milano, fronte interno 1941-1943 Ebrei, antifascisti, clero e militari nelle segnalazioni dell’Uoc</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, in: ‘Italia Contemporanea’, fasc. 258, 2010, pp. 108-125. Redazione, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>A lezione di ebraico. L’amicizia tra Alessandro Elishà da Fano e Achille Ratti</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, in: ‘L’Osservatore Romano’, 9-10 dicembre 2013. </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">G. Romanato, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Gemelli e Pio XI: due progetti coincidenti</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, in: AA.VV., ‘Agostino Gemelli e il suo tempo’, Vita e Pensiero, Milano 2010 (atti convegno 2009; inseriti nel VI volume della ‘Storia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore’, a cura di M. Bocci). P. Trionfini, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>L’«antifascismo cattolico» di Gioacchino Malavasi</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, Edizioni Lavoro, Roma 2004. G. Vecchio, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Lombardia,</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>1940-1945. Vescovi, preti e società alla prova della guerra</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, Morcelliana, Brescia 2005. P. Zerbi </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Il beato cardinale Ildefonso Schuster e l&#8217;Università Cattolica</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, in: ‘</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Vita e Pensiero’</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, marzo 1996.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Archivi<br />
</span></span></span></strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>(con documenti che riguardano anche Milano e la Cattolica,</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>periodo bellico)</i></span><br />
-Archivio Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (Milano).<br />
-Archivio Storico della Resistenza Bresciana e dell’Età Contemporanea (Brescia).<br />
<span style="font-size: small;">-Archivio Centrale dello Stato (Roma), Presidenza del Consiglio dei Ministri. Commissione per la pubblicazione delle liste dei confidenti dell’OVRA (1946-1947).</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Inventario </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>online</i></span></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"> (elettronico).<br />
buste 2 (numerate 10 e 11).</span><br />
-http://progetti.unicatt.it/storico-fondi-conservati-presso-l-archivio-generale-carte-padre-carlo-da-milano.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Libri in PDF</span></span></strong><br />
<span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">https://www.comune.cinisello-balsamo.mi.it/pietre/IMG/pdf/Hitler_a_Milano_I_crimini_di_Theodor_Saevecke-2.pdf</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Pietre d’inciampo a Milano</span></span></strong><br />
<span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">http://www.pietredinciampo.eu/milano/. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ringraziamenti</span></span></strong></em><br />
<span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Prof.ssa Maria Bocci, Ordinario di Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze della formazione dell&#8217;UCSC. Dott.ssa Velania La Mendola, ‘Vita e Pensiero’, Responsabile Comunicazione e Ufficio Stampa. Avv. Andrea Patanè, Direttore del Collegio </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Augustinianum</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">. Dott. Nicola Gadaleta, Dipartimento di Storia, Università della Repubblica di San Marino. Prof. Paolo Trionfini, Direttore dell’Istituto per la Storia dell’Azione Cattolica e del Movimento Cattolico in Italia Paolo VI. Dott.ssa Simona Ferranti, dell’ISACEM (</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>cit</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">.). Dott. Daniele Clarizia, Presidenza Associazione ‘</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Agostini Semper</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">’.</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Dott. Stefano Bodini, Storico, Biblioteca Padri Barnabiti di Milano.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">♦</span></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>NOTE</strong></em></p>
<div id="sdfootnote1" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote1anc" name="sdfootnote1sym">1</a><span style="font-size: small;"> Il riconoscimento statale avvenne con il regio decreto 2 ottobre 1924, n. 1661.</span></div>
<div id="sdfootnote2" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote2anc" name="sdfootnote2sym">2</a><span style="font-size: small;"> Adolf Hitler (1889-1945). Cancelliere del Reich  dal 1933. F</span><span style="font-size: small;">ü</span><span style="font-size: small;">hrer della Germania dal 1934 al 1945.</span></div>
<div id="sdfootnote3" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote3anc" name="sdfootnote3sym">3</a><span style="font-size: small;">Theodor Emil Saevecke (1911-2004).</span></div>
<div id="sdfootnote4" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote4anc" name="sdfootnote4sym">4</a><span style="font-size: small;"> Il servizio segreto delle SS (</span><span style="font-size: small;"><i>Befehlshaber der Sicherheitspolizei und des SD</i></span><span style="font-size: small;">, BdS). </span></div>
<div id="sdfootnote5" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote5anc" name="sdfootnote5sym">5</a><span style="font-size: small;"> Il 20 settembre 1943  venne costituito a Milano il comitato militare del PCI. Nel mese di ottobre tale organismo si trasformò in comando generale delle Brigate d&#8217;assalto Garibaldi (direzione: Luigi Longo e Pietro Secchia).</span></div>
<div id="sdfootnote6" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote6anc" name="sdfootnote6sym">6</a><span style="font-size: small;"> Tra il 10 e il 12 settembre 1943 l’Albergo venne occupato dalla divisione </span><span style="font-size: small;"><i>Waffen SS</i></span><span style="font-size: small;"> Adolf Hitler. Il 13 settembre fu quindi requisito, circondato da barriere di filo spinato e illuminato da cellule fotoelettriche. Nell’edificio si insediò il comando della </span><span style="font-size: small;"><i>Sicherheitspolizei </i></span><span style="font-size: small;">(SIPO-SD, Polizia di sicurezza), che comprendeva la GESTAPO, la Polizia Politica, la </span><span style="font-size: small;"><i>Kripo</i></span><span style="font-size: small;">, la Polizia Criminale e il </span><span style="font-size: small;"><i>Sicherheitsdienst</i></span><span style="font-size: small;">, il Servizio di Sicurezza delle SS. In questo stabile ebbe sede anche l</span><span style="font-size: small;">’Ufficio IV B4, incaricato della persecuzione antiebraica.</span></div>
<div id="sdfootnote7" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote7anc" name="sdfootnote7sym">7</a><span style="font-size: small;"> Cf anche: AS MI &#8211; Gabinetto di prefettura secondo versamento &#8211; busta n. 396 &#8211; fascicolo categoria 37: documento del 2/11/1944 &#8220;Appunti al Duce. Carceri giudiziarie&#8221; firmato da Mario Bassi.</span></div>
<div id="sdfootnote8" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote8anc" name="sdfootnote8sym">8</a><span style="font-size: small;"> F. Fucci, </span><span style="font-size: small;"><i>Spie per la libertà. I servizi segreti della Resistenza italiana</i></span><span style="font-size: small;">, Mursia, Milano 1983, p. 381.</span></div>
<div id="sdfootnote9" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote9anc" name="sdfootnote9sym">9</a><span style="font-size: small;"> Francesco Colombo, detto ‘Franco’ (1899-1945).</span></div>
<div id="sdfootnote10" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote10anc" name="sdfootnote10sym">10</a><span style="font-size: small;"> U. Munzi, </span><span style="font-size: small;"><i>Donne di Salò</i></span><span style="font-size: small;">, Sperling&amp;Kupfer, Segrate 1999.</span></div>
<div id="sdfootnote11" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote11anc" name="sdfootnote11sym">11</a><span style="font-size: small;"> Furono </span><span style="font-size: small;">in un primo tempo concentrati all’ultimo piano del IV. In seguito, aumentando il loro numero, vennero allocati anche nei piani inferiori.</span></div>
<div id="sdfootnote12" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote12anc" name="sdfootnote12sym">12</a><span style="font-size: small;">Tommaso David</span><span style="font-size: small;"> (1875- 1959). Nato a Esperia (prov. di Frosinone).</span></div>
<div id="sdfootnote13" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote13anc" name="sdfootnote13sym">13</a><span style="font-size: small;"> Carla Costa (1927-1980). Cf anche: Redazione, </span><span style="font-size: small;"><i>Carla, “volpe argentata” con Katia, Alba, Gianna, Mirella</i></span><span style="font-size: small;">, in: ‘Acta’ dell’Istituto Storico Repubblica Sociale Italiana, anno X, n. 3, (31) settembre &#8211; novembre 1996.</span></div>
<div id="sdfootnote14" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote14anc" name="sdfootnote14sym">14</a><span style="font-size: small;"> Fonti: </span><span style="font-size: small;">C. Jadecola, </span><span style="font-size: small;"><i>La “vivace” avventura umana di Tommaso David</i></span><span style="font-size: small;">,</span><span style="font-size: small;">in: ‘Studi Cassinati’,</span><span style="font-size: small;">n. 3, 2010. R. Festorazzi, </span><span style="font-size: small;"><i>Le volpi argentate</i></span><span style="font-size: small;">,</span><span style="font-size: small;">in: ‘Focus Storia’, n. 113, marzo 2016.</span></div>
<div id="sdfootnote15" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote15anc" name="sdfootnote15sym">15</a><span style="font-size: small;"> Pietro Koch (1918- 1945).</span></div>
<div id="sdfootnote16" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote16anc" name="sdfootnote16sym">16</a><span style="font-size: small;"> F. Costantini, </span><span style="font-size: small;"><i>I luoghi della memoria ebraica di Milano</i></span><span style="font-size: small;">, Mimesis, Sesto San Giovanni 2016.</span></div>
<div id="sdfootnote17" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote17anc" name="sdfootnote17sym">17</a><span style="font-size: small;"> Michela Fernanda Momigliano (1889-1992).</span></div>
<div id="sdfootnote18" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote18anc" name="sdfootnote18sym">18</a><span style="font-size: small;"> Il dattiloscritto è oggi conservato nell’Archivio della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, Milano.</span></div>
<div id="sdfootnote19" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote19anc" name="sdfootnote19sym">19</a><span style="font-size: small;"> Cf anche: N. Moccia, </span><span style="font-size: small;"><i>Il male comune nella storia. Le donne collaborazioniste processate a Milano dal</i></span><span style="font-size: small;"><i>1945 al 1947</i></span><span style="font-size: small;">,</span><span style="font-size: small;">Mimesis, Sesto San Giovanni 2018.</span></div>
<div id="sdfootnote20" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote20anc" name="sdfootnote20sym">20</a><span style="font-size: small;"> Luca Ostéria (1905-1988). </span></div>
<div id="sdfootnote21" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote21anc" name="sdfootnote21sym">21</a><span style="font-size: small;"> On. Ferruccio Parri (1890-1981). Politico (Partito d’Azione). Partigiano (‘Maurizio’).</span><span style="font-size: small;">Primo presidente del Consiglio dei Ministri (governo di unità nazionale; 21.6.1945-10.12.1945). Cf anche: F. Aragona, </span><span style="font-size: small;"><i>Aspetti controversi della politica di Ferruccio Parri. Il caso della “Squadra Ugo” tra informazione istituzionale e spionaggio politico</i></span><span style="font-size: small;">, in: ‘Storia e Futuro’, Rivista di Storia e Storiografia on line, n. 52, aprile 2020.</span></div>
<div id="sdfootnote22" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote22anc" name="sdfootnote22sym">22</a><span style="font-size: small;"> Cf anche: M. Bocci, </span><span style="font-size: small;"><i>La resistenza silenziosa in Università Cattolica</i></span><span style="font-size: small;">, in: ‘Vita e Pensiero’, n. 3, 2020.</span></div>
<div id="sdfootnote23" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote23anc" name="sdfootnote23sym">23</a><span style="font-size: small;"> Polizia segreta fascista.</span></div>
<div id="sdfootnote24" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote24anc" name="sdfootnote24sym">24</a><span style="font-size: small;"> Nel complesso le incursioni effettuate su Milano e provincia furono centinaia.</span></div>
<div id="sdfootnote25" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote25anc" name="sdfootnote25sym">25</a><span style="font-size: small;"> C. Bianchi Iacono, </span><span style="font-size: small;"><i>Aspetti dell’opposizione dei cattolici di Milano alla Repubblica Sociale Italiana</i></span><span style="font-size: small;">, Morcelliana, Brescia 1998.</span></div>
<div id="sdfootnote26" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote26anc" name="sdfootnote26sym">26</a><span style="font-size: small;"> Prof. Ezio Franceschini (1906-1983). Tra i suoi scritti storici cf anche: </span><span style="font-size: small;"><i>Il mio no al fascismo</i></span><span style="font-size: small;">, in: ‘Vita e Pensiero’, fasc. 6, 1975.</span></div>
<div id="sdfootnote27" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote27anc" name="sdfootnote27sym">27</a><span style="font-size: small;"> Sig.na Armida Barelli (1882-1952; venerabile). Dirigente nazionale Gioventù Femminile di A.C.. Vice-Presidente Generale dell’A.C.. Co-fondatrice dell’Ist. Missionarie della Regalità di NSGC., dell’Opera della Regalità di NSGC, e dell’Università Cattolica. La Barelli fu la ‘cassiera’ dell’Ateneo. Ideò la ‘Giornata Universitaria’ per raccogliere fondi. Amministratrice dell’Editrice ‘Vita e Pensiero’ (Cattolica).</span></div>
<div id="sdfootnote28" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote28anc" name="sdfootnote28sym">28</a><span style="font-size: small;"> Sui rapporti con il fascismo cf anche: M. Sticco, </span><span style="font-size: small;"><i>Una donna fra due secoli</i></span><span style="font-size: small;">, OR, Milano 1983, p. 479s..</span></div>
<div id="sdfootnote29" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote29anc" name="sdfootnote29sym">29</a><span style="font-size: small;"> Card. Alfredo Ildefonso Schuster (1880-1954; beato).</span></div>
<div id="sdfootnote30" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote30anc" name="sdfootnote30sym">30</a><span style="font-size: small;"> S. Mengotto, </span><span style="font-size: small;"><i>Lombardia 1943-45: Gli Ebrei salvati dalle suore</i></span><span style="font-size: small;">, in: ‘Azione Cattolica Ambrosiana’, 27 gennaio 2018 (sito on line).</span></div>
<div id="sdfootnote31" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote31anc" name="sdfootnote31sym">31</a><span style="font-size: small;"> Lagebericbt n. 6 dell’l l febbraio 1944.</span></div>
<div id="sdfootnote32" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote32anc" name="sdfootnote32sym">32</a><span style="font-size: small;"> Mons. Giuseppe Bicchierai (1898-1987).</span></div>
<div id="sdfootnote33" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote33anc" name="sdfootnote33sym">33</a><span style="font-size: small;"> Mons. Ecclesio Terraneo (1887-1972).</span></div>
<div id="sdfootnote34" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote34anc" name="sdfootnote34sym">34</a><span style="font-size: small;"> Don Eugenio Bussa (1904-1977). Organizzò (febbraio 1943) a Serina (Val Brembana) una casa di sfollamento per i bambini del rione. Vi furono ospitati molti bambini ebrei. A. Losi, </span><span style="font-size: small;"><i>Don Eugenio Bussa, una vita per il sacerdozio</i></span><span style="font-size: small;">, Greco&amp;Greco Editori, Milano 2002.</span></div>
<div id="sdfootnote35" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote35anc" name="sdfootnote35sym">35</a><span style="font-size: small;"> Don Carlo Gnocchi (1902-1956; beato). D. Corbetta, </span><span style="font-size: small;"><i>Ribelle per amore. Don Gnocchi nella Resistenza</i></span><span style="font-size: small;">, Oltre edizioni, Sestri Levante 2015.</span></div>
<div id="sdfootnote36" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote36anc" name="sdfootnote36sym">36</a><span style="font-size: small;"> Fra Giannantonio Agosti OFMCap (1886-1967). </span></div>
<div id="sdfootnote37" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote37anc" name="sdfootnote37sym">37</a><span style="font-size: small;"> Fra Genesio Premazzi da Gallarate OFMCap (battezzato con il nome di Alessandro; 1896-1977).</span></div>
<div id="sdfootnote38" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote38anc" name="sdfootnote38sym">38</a><span style="font-size: small;">Fra Cecilio Maria</span><span style="font-size: small;"> OFMCap (</span><span style="font-size: small;">Antonio Pietro Cortinovis</span><span style="font-size: small;">; 1885-1984; venerabile).</span></div>
<div id="sdfootnote39" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote39anc" name="sdfootnote39sym">39</a><span style="font-size: small;"> Don Paolo Liggeri (1911-1996).</span></div>
<div id="sdfootnote40" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote40anc" name="sdfootnote40sym">40</a><span style="font-size: small;"> P. Davide Maria Turoldo OSM (1916-1992). </span><span style="font-size: small;">Si laureò in Filosofia </span><span style="font-size: small;">presso la Cattolica di Milano (1946). </span></div>
<div id="sdfootnote41" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote41anc" name="sdfootnote41sym">41</a><span style="font-size: small;"> P. Camillo De Piaz OSM (1918-2010). Studiò Lettere moderne presso la Cattolica di Milano. </span></div>
<div id="sdfootnote42" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote42anc" name="sdfootnote42sym">42</a><span style="font-size: small;"> Mons. </span><span style="font-size: small;">Aristide Pirovano</span><span style="font-size: small;"> 1915-1997.</span></div>
<div id="sdfootnote43" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote43anc" name="sdfootnote43sym">43</a><span style="font-size: small;">A. Gentili B.,</span><span style="font-size: small;"><i> Filosemitismo in padre Giovanni Semeria (1867-1931), barnabita</i></span><span style="font-size: small;">, in: AA.VV., ‘</span><span style="font-size: small;">I modernisti, gli</span><span style="font-size: small;">ebrei e l’ebraismo’, a cura di A. Botti, C. Facchini e P. Zanini, rivista ‘Modernism’, vol. 5, Morcelliana, Brescia 2019.</span></div>
<div id="sdfootnote44" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote44anc" name="sdfootnote44sym">44</a><span style="font-size: small;">P. Nazareno Marinelli di Perugia B. (1888-1966).</span></div>
<div id="sdfootnote45" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote45anc" name="sdfootnote45sym">45</a><span style="font-size: small;">P. Mario Salvadeo di Lomello B. (1921-2011). Cf anche: S. Bodini, </span><span style="font-size: small;"><i>Le attività partigiane presso il Convento di San Barnaba a Milano</i></span><span style="font-size: small;">, in: ‘Barnabiti Studi’, n. 35, 2018, pp. 289-303.</span></div>
<div id="sdfootnote46" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote46anc" name="sdfootnote46sym">46</a><span style="font-size: small;"> Don Francesco Beniamino Della Torre SDB (1912-1969).</span></div>
<div id="sdfootnote47" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote47anc" name="sdfootnote47sym">47</a><span style="font-size: small;"> AA.VV., </span><span style="font-size: small;"><i>Le suore e la Resistenza</i></span><span style="font-size: small;">, a cura di G. Vecchio, In Dialogo, Milano 2010.</span></div>
<div id="sdfootnote48" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote48anc" name="sdfootnote48sym">48</a><span style="font-size: small;"> Sr Enrichetta Alfieri (1891-1951; beata).</span></div>
<div id="sdfootnote49" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote49anc" name="sdfootnote49sym">49</a><span style="font-size: small;"> Madre Donata Castrezzati (1885-1967).</span></div>
<div id="sdfootnote50" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote50anc" name="sdfootnote50sym">50</a><span style="font-size: small;"> Prof.ssa Fernanda Wittgens (1903-1957). </span></div>
<div id="sdfootnote51" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote51anc" name="sdfootnote51sym">51</a><span style="font-size: small;"> Dott.ssa Adele Cappelli Vegni (1889-1976). </span></div>
<div id="sdfootnote52" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote52anc" name="sdfootnote52sym">52</a><span style="font-size: small;"> Zina Tresoldi (1903-1990).</span></div>
<div id="sdfootnote53" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote53anc" name="sdfootnote53sym">53</a><span style="font-size: small;"> Mariarosa Tresoldi (1885-1968).</span></div>
<div id="sdfootnote54" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote54anc" name="sdfootnote54sym">54</a><span style="font-size: small;"> Angela Crippa Leoni (1893-1978?, nota come ‘prof.ssa Lina’). </span></div>
<div id="sdfootnote55" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote55anc" name="sdfootnote55sym">55</a><span style="font-size: small;"> Gianni Mattioli (1903-1977). Cugino della prof.ssa Wittgens. Collezionista d’arte.</span></div>
<div id="sdfootnote56" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote56anc" name="sdfootnote56sym">56</a><span style="font-size: small;">Achille Malcovati</span><span style="font-size: small;"> (1897-1962).</span></div>
<div id="sdfootnote57" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote57anc" name="sdfootnote57sym">57</a><span style="font-size: small;"> Dott. Giovanni Palatucci (1909-1945). Fu reggente della Questura di Fiume. Riconosciuto ‘Giusto tra le Nazioni’.</span></div>
<div id="sdfootnote58" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote58anc" name="sdfootnote58sym">58</a><span style="font-size: small;"> P. Enrico Zucca (deceduto nel 1979).</span></div>
<div id="sdfootnote59" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote59anc" name="sdfootnote59sym">59</a> <span style="font-size: small;">L. Luciani &#8211; G. Severino, </span><span style="font-size: small;"><i>Gli aiuti ai profughi ebrei ed ai perseguitati: il ruolo della Guardia di Finanza</i></span><span style="font-size: small;"><i>(1943-1945), </i></span><span style="font-size: small;">II ediz.; Museo storico della Guardia di Finanza, Roma 2008.</span></div>
<div id="sdfootnote60" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote60anc" name="sdfootnote60sym">60</a><span style="font-size: small;"> Avv. Giuseppe Sala (1886-1974). Già responsabile di A.C..</span><span style="font-size: small;">Presid. del Consiglio superiore lombardo</span><span style="font-size: small;">della Società di S. Vincenzo de Paoli.</span></div>
<div id="sdfootnote61" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote61anc" name="sdfootnote61sym">61</a><span style="font-size: small;">Piero</span><span style="font-size: small;">Gnecchi Ruscone (1902-1997). Il Patronato era in via Benvenuto Cellini 14 (Milano).</span></div>
<div id="sdfootnote62" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote62anc" name="sdfootnote62sym">62</a><span style="font-size: small;"> Per iniziativa di Setti, respons. servizio protezione antiaerea, si costituirono nuclei partigiani che nel Politecnico avevano un deposito d’armi. </span></div>
<div id="sdfootnote63" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote63anc" name="sdfootnote63sym">63</a><span style="font-size: small;"> Don Andrea Ghetti (1912-1980).</span></div>
<div id="sdfootnote64" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote64anc" name="sdfootnote64sym">64</a><span style="font-size: small;"> Giulio Cesare Uccellini (1904-1957).</span><span style="font-size: small;">Nel 2017 i suoi resti vennero traslati nella cappella di San Giorgio, presso la Casa Scout (v. Marco Burigozzo 11), e tumulati sotto il pavimento,   accanto ai resti di ‘Baden’ (don Ghetti).</span></div>
<div id="sdfootnote65" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote65anc" name="sdfootnote65sym">65</a><span style="font-size: small;"> Don Enrico Bigatti (1910-1960).</span></div>
<div id="sdfootnote66" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote66anc" name="sdfootnote66sym">66</a><span style="font-size: small;"> Don Aurelio Giussani (1915-1977).</span></div>
<div id="sdfootnote67" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote67anc" name="sdfootnote67sym">67</a><span style="font-size: small;"> Don Natale Motta (1910-1992).</span></div>
<div id="sdfootnote68" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote68anc" name="sdfootnote68sym">68</a><span style="font-size: small;"> C. Bianchi Iacono, </span><span style="font-size: small;"><i>Aspetti dell&#8217;opposizione dei cattolici di Milano alla Repubblica Sociale Italiana</i></span><span style="font-size: small;">, Morcelliana, Brescia 1998.</span></div>
<div id="sdfootnote69" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote69anc" name="sdfootnote69sym">69</a><span style="font-size: small;"> Su questo punto cf anche: Redazione, </span><span style="font-size: small;"><i>Schuster e la Milano antifascista</i></span><span style="font-size: small;">, in: ‘ Avvenire’,</span><span style="font-size: small;">martedì 4 ottobre 2011.</span></div>
<div id="sdfootnote70" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote70anc" name="sdfootnote70sym">70</a><span style="font-size: small;"> Archivio Storico della Diocesi di Milano, Sezione Resistenza, fasc. Ghetti don Andrea, </span><span style="font-size: small;"><i>Rapporto GNR ai superiori, alla Legione Muti e alla Decima Mas, 31 febbraio 1945</i></span><span style="font-size: small;">. Copia in Archivio Centro di Document. Ebraica Contemp. (Milano), Fondo Opera di Soccorso, serie 8°, fasc. OSCAR.</span></div>
<div id="sdfootnote71" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote71anc" name="sdfootnote71sym">71</a><span style="font-size: small;"> Dr Giancarlo Brasca (1920-1979). Sui rapporti con padre Gemelli cf: P. Zerbi, </span><span style="font-size: small;"><i>L’uomo della preghiera</i></span><span style="font-size: small;">, in AA.VV., ‘Giancarlo Brasca: nel XX anniversario della morte (1979- 1999)’, Vita e Pensiero, Milano 1999, pp. 17-28.</span></div>
<div id="sdfootnote72" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote72anc" name="sdfootnote72sym">72</a><span style="font-size: small;"> Giuseppe Lazzati (1909-1986; venerabile). Si laureò in Cattolica in Lettere nel 1931.</span></div>
<div id="sdfootnote73" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote73anc" name="sdfootnote73sym">73</a><span style="font-size: small;">Gerhard Wolf</span><span style="font-size: small;"> (1896-1971). Da non confondere con il generale delle SS Karl Wolff.</span></div>
<div id="sdfootnote74" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote74anc" name="sdfootnote74sym">74</a><span style="font-size: small;"> Si rimanda a: C. Verga, V. Cagnoni, </span><span style="font-size: small;"><i>Le aquile randagie</i></span><span style="font-size: small;">, Ed. Fiordaliso, Roma 2002, p. 56.</span></div>
<div id="sdfootnote75" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote75anc" name="sdfootnote75sym">75</a><span style="font-size: small;"> P. Agostino Gemelli ofm (al secolo Edoardo Gemelli; 1878-1959). Sacerdote. Francescano (Ordine dei Frati Minori). Medico. Psicologo. Ordinario di psicologia. Accademico d’Italia. Oltre la Cattolica, fondò l’Opera Impiegate (1912), l’Istituto delle Missionarie (1919) e dei Missionari (1928) dell’Opera della Regalità di Nostro Signor Gesù Cristo.</span><span style="font-size: small;">Nel 1929 con la Barelli fondò l’Opera della Regalità  all&#8217;interno delle Missionarie della Regalità di N.S.G.C. </span></div>
<div id="sdfootnote76" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote76anc" name="sdfootnote76sym">76</a><span style="font-size: small;"> Il riconoscimento giuridico dell’UCSC condizionava il valore legale dei titoli rilasciati. Da questo fatto dipendeva la convenienza per gli studenti di iscriversi e l’impatto sociale dell’Ateneo. </span></div>
<div id="sdfootnote77" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote77anc" name="sdfootnote77sym">77</a><span style="font-size: small;"> Mons. Francesco Olgiati (1886-1962).</span><span style="font-size: small;"> Libera docenza in Storia della filosofia (1924). Insegnò: storia della filosofia moderna, filosofia, religione e pedagogia, e dal 1926-1927 anche filosofia del diritto. Ottenne (1930) la cattedra di Storia della filosofia moderna. Professore ordinario (1933). Co-fondatore della Cattolica. Di questo Ateneo, durante la II</span><sup><span style="font-size: small;">a</span></sup><span style="font-size: small;"> Guerra Mondiale, nel 1943-1945, fu preside della facoltà di Lettere e Filosofia.</span></div>
<div id="sdfootnote78" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote78anc" name="sdfootnote78sym">78</a><span style="font-size: small;"> Ludovico Necchi (1876-1930; venerabile). Medico. Coniugato. Padre di tre figli. Esponente dell’A.C.. Politico. Presid. Naz.le dell’Unione Popolare. Co-fondatore della Cattolica.</span><span style="font-size: small;"> Vi insegnò </span><span style="font-size: small;">Biologia generale (facoltà di Filosofia). </span></div>
<div id="sdfootnote79" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote79anc" name="sdfootnote79sym">79</a><span style="font-size: small;"> Ernesto Lombardo (1846-1935).</span><span style="font-size: small;"> Conte. </span><span style="font-size: small;">Industriale del cotone.</span><span style="font-size: small;">Uno dei maggiori benefattori dell&#8217;Università Cattolica del Sacro Cuore.</span></div>
<div id="sdfootnote80" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote80anc" name="sdfootnote80sym">80</a><span style="font-size: small;"> Pio xi (</span><span style="font-size: small;">Ambrogio Damiano Achille Ratti; 1857-1939). Il suo pontificato durò dal 1922 fino alla morte.</span></div>
<div id="sdfootnote81" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote81anc" name="sdfootnote81sym">81</a><span style="font-size: small;"> Roma, Archivio Centrale dello Stato (ACS): Ministero dell&#8217;Interno. Direzione generale della Pubblica Sicurezza, Divisione Polizia Politica, cat. 1, busta 570 Gemelli padre Agostino. &#8211; La busta contiene 96 rapporti.</span></div>
<div id="sdfootnote82" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote82anc" name="sdfootnote82sym">82</a><span style="font-size: small;"> Sui controlli delle autorità di polizia nei confronti del rettore cf: M. Bocci, </span><span style="font-size: small;"><i>Agostino Gemelli rettore e francescano. Chiesa, regime, democrazia</i></span><span style="font-size: small;">, Morcelliana, Brescia 2003, pp. 115-157 &#8211; pp. 179-214.</span></div>
<div id="sdfootnote83" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote83anc" name="sdfootnote83sym">83</a><span style="font-size: small;"> Manifestazione debolmente armata, organizzata dal Partito Nazionale Fascista a sostegno di Benito Mussolini (1883-1945).</span></div>
<div id="sdfootnote84" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote84anc" name="sdfootnote84sym">84</a><span style="font-size: small;"> Su questo punto cf la testimonianza di Piergiorgio Frassati (1901-1925; beato). In: A. Sicari</span><span style="font-size: small;"><i>, Ritratti di Santi</i></span><span style="font-size: small;">, 2, Jaca Book, Milano 1991.</span></div>
<div id="sdfootnote85" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote85anc" name="sdfootnote85sym">85</a><span style="font-size: small;"> Don Luigi Sturzo (1871-1959; servo di Dio).</span><span style="font-size: small;">Sacerdote. Co-fondatore del Partito Popolare Italiano.</span></div>
<div id="sdfootnote86" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote86anc" name="sdfootnote86sym">86</a><span style="font-size: small;"> Atti del VII Congresso Nazionale di Filosofia. Roma 26-29 maggio 1929, Casa Ed. d&#8217;Arte Bestetti e Tumminelli, Milano-Roma 1929, p. 386. M. Sticco, </span><span style="font-size: small;"><i>Padre Gemelli. Appunti per la biografia di un uomo difficile</i></span><span style="font-size: small;">, Opera della Regalità, Milano 1975, p. 187.</span></div>
<div id="sdfootnote87" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote87anc" name="sdfootnote87sym">87</a><span style="font-size: small;"> On. Balbino Giuliano</span><span style="font-size: small;"> (1879-1958). Massone. Aderì al fascismo. Deputato per il PNF (nel 1924 e nel 1929). Sottosegr. di Stato al Ministero della Pubblica Istruzione (1924-1925). Ministro dell’Educazione Nazionale del governo Mussolini (1929-1932). Impose ai professori universitari il giuramento di fedeltà al regime (dodici rifiutarono). </span></div>
<div id="sdfootnote88" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote88anc" name="sdfootnote88sym">88</a><span style="font-size: small;"> Francesco Rovelli (1878-1964;</span><span style="font-size: small;">sacerdote; prof. di istituzioni di diritto pubblico presso la Cattolica),</span><span style="font-size: small;"> Giovanni Soranzo (1881-1963; prof. di storia medievale presso la Cattolica), Mario Rotondi (1900-1984; civilista e commercialista; per evitare il giuramento ottenne il trasferimento da Pavia alla Cattolica),</span><span style="font-size: small;"> e padre Gemelli.</span></div>
<div id="sdfootnote89" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote89anc" name="sdfootnote89sym">89</a><span style="font-size: small;"> Cf anche </span><span style="font-size: small;"><i>Rapporto dell&#8217;informatore n. 390</i></span><span style="font-size: small;">. Milano, 1932 giugno 26. In: Roma, Archivio Centrale dello Stato: Ministero dell&#8217;Interno. Direzione Generale della P.S.. Divisione Polizia Politica cat. 1, busta 570 Gemelli padre Agostino (</span><span style="font-size: small;"><i>copia dattiloscritta</i></span><span style="font-size: small;">)</span></div>
<div id="sdfootnote90" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote90anc" name="sdfootnote90sym">90</a><span style="font-size: small;"> Affermazioni riportate anche da M. Bocci in: </span><span style="font-size: small;"><i>Agostino Gemelli rettore e francescano …, op. cit., </i></span><span style="font-size: small;">p. 331.</span></div>
<div id="sdfootnote91" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote91anc" name="sdfootnote91sym">91</a><span style="font-size: small;"> Mons. Giovanni Battista Montini (1887-1978).</span><span style="font-size: small;">Il 13 dicembre 1937  divenne Sostituto della Segreteria di Stato. Il 1º novembre del 1954 Pio XII lo nominò arcivescovo di Milano.  Creato cardinale da Giovanni XXIII. Nel 1963 fu eletto Papa (Paolo VI). Il suo pontificato durò fino alla morte.</span></div>
<div id="sdfootnote92" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote92anc" name="sdfootnote92sym">92</a><span style="font-size: small;"> AUC, </span><span style="font-size: small;"><i>Gemelli</i></span><span style="font-size: small;">, Corrispondenza, b. 50, f. 71, c. 675, 8 settembre 1934.</span></div>
<div id="sdfootnote93" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote93anc" name="sdfootnote93sym">93</a><span style="font-size: small;"> AUC, </span><span style="font-size: small;"><i>Gemelli</i></span><span style="font-size: small;">, Corrispondenza, b. 50, f. 72, c. 688, 25 settembre 1934.</span></div>
<div id="sdfootnote94" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote94anc" name="sdfootnote94sym">94</a><span style="font-size: small;"> AUC, </span><span style="font-size: small;"><i>Gemelli</i></span><span style="font-size: small;">, Corrispondenza, b. 53, f. 76, c. 723, 20 luglio 1934.</span></div>
<div id="sdfootnote95" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote95anc" name="sdfootnote95sym">95</a><span style="font-size: small;"> Card. Gaetano Bisleti (1856-1937).</span></div>
<div id="sdfootnote96" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote96anc" name="sdfootnote96sym">96</a><span style="font-size: small;"> Opera falsa, accentuatamente antisemita.</span><span style="font-size: small;">Realizzata nei primi anni del XX sec.  nella Russia imperiale. </span></div>
<div id="sdfootnote97" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote97anc" name="sdfootnote97sym">97</a><span style="font-size: small;"><i>Nota vaticana su una lettera del p. Agostino Gemelli sui vincoli posti dal governo alla stampa cattolica</i></span><span style="font-size: small;">, in: G. Sale, ‘Le leggi razziali in Italia e il Vaticano’, documenti, Jaca Book, Milano 2009, p. 206.</span></div>
<div id="sdfootnote98" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote98anc" name="sdfootnote98sym">98</a><span style="font-size: small;"> “(…) Le pubbliche autorità, poi, non hanno alcuna potestà diretta sulle membra dei sudditi; quindi, se non sia intervenuta colpa alcuna, né vi sia motivo alcuno di infliggere una pena cruenta, non possono mai, in alcun modo, ledere direttamente o toccare l’integrità del corpo, né per ragioni « eugeniche », né per qualsiasi altra ragione” (Pio XII, </span><span style="font-size: small;"><i>Casti Connubii</i></span><span style="font-size: small;">, II, </span><span style="font-size: small;">31 dicembre 1930).</span></div>
<div id="sdfootnote99" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote99anc" name="sdfootnote99sym">99</a><span style="font-size: small;"> Avv. Stefano Mario Cutelli (nato nel 1902). Si iscrisse al PNF il 1° maggio del 1921 partecipando poi alla ‘marcia su Roma’.</span></div>
<div id="sdfootnote100" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote100anc" name="sdfootnote100sym">100</a><span style="font-size: small;"> Archivio Università Cattolica,</span><span style="font-size: small;"><i> Gemelli</i></span><span style="font-size: small;">, Corrispondenza, b. 79, f. 122, c. 1136.</span></div>
<div id="sdfootnote101" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote101anc" name="sdfootnote101sym">101</a><span style="font-size: small;"> Su questo punto cf anche: lettera dell’avv. Mario Speroni al direttore del quotidiano ‘Varesenews’, 9 novembre 2016 (</span><span style="font-size: small;"><i>I professori che fecero il gran rifiuto al fascismo furono 18 e non 12</i></span><span style="font-size: small;">).</span></div>
<div id="sdfootnote102" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote102anc" name="sdfootnote102sym">102</a><span style="font-size: small;"> Fonte: Testimonianza del prof. Ezio Franceschini, in: AA.VV., </span><span style="font-size: small;"><i>Storia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Le fonti</i></span><span style="font-size: small;">, a cura di A. Cova, I tomo, Milano 2007, p. 292.</span></div>
<div id="sdfootnote103" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote103anc" name="sdfootnote103sym">103</a><span style="font-size: small;"> Prof. Vito Volterra (1860-1940). Matematico. Cf anche A.C. Jemolo, ‎ </span><span style="font-size: small;"><i>Lettere a Mario Falco</i></span><span style="font-size: small;">, tomo II (1928-1943), a cura di M. Vismara Missiroli,  Giuffrè Editore, Milano 2010, p. 410.</span></div>
<div id="sdfootnote104" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote104anc" name="sdfootnote104sym">104</a><span style="font-size: small;"> Enoch Peserico (1897-1978). Figlio di una Bassani. Cognato di Giuseppe Toffanin (1891-1980; amico di padre Gemelli), e fratello dell&#8217; avv. Paolo Toffanin; 1890-1971).</span></div>
<div id="sdfootnote105" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote105anc" name="sdfootnote105sym">105</a><span style="font-size: small;">Prof. Rudolf Allers</span><span style="font-size: small;">(1883-1963).</span></div>
<div id="sdfootnote106" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote106anc" name="sdfootnote106sym">106</a><span style="font-size: small;"> Prof.ssa Carla Zawisch von Ossenitz (1888-1961). Docente di Anatomia, istologia ed embriologia. </span></div>
<div id="sdfootnote107" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote107anc" name="sdfootnote107sym">107</a><span style="font-size: small;"> I. Montanari, </span><span style="font-size: small;"><i>Agostino Gemelli psicologo. Una ricostruzione storiografica</i></span><span style="font-size: small;">, EDUCatt &#8211; Ente per il Diritto allo Studio Universitario dell’Università Cattolica, Milano 2017, p. 20.</span></div>
<div id="sdfootnote108" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote108anc" name="sdfootnote108sym">108</a><span style="font-size: small;"> Odaliso Galli era un tecnico (uomo di fiducia di padre Gemelli) che lavorava nel Laboratorio di psicologia sperimentale dell’Università Cattolica di Milano. Fin dall’inizio dell’attività fu lui a costruire gli apparecchi di ricerca e gli strumenti psicotecnici.</span></div>
<div id="sdfootnote109" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote109anc" name="sdfootnote109sym">109</a><span style="font-size: small;"> Roberto Farinacci (1892-1945). Giornalista. Gerarca fascista. Fucilato nel 1945.</span></div>
<div id="sdfootnote110" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote110anc" name="sdfootnote110sym">110</a><span style="font-size: small;"> G. Cosmacini, </span><span style="font-size: small;"><i>Gemelli</i></span><span style="font-size: small;">, Rizzoli, Milano 1985, p. 245.</span></div>
<div id="sdfootnote111" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote111anc" name="sdfootnote111sym">111</a><span style="font-size: small;"> Prof. Cesare Luigi Eugenio Musatti (1897-1989). Psicologo. Psicoanalista. Cf anche M. Fornaro, </span><span style="font-size: small;"><i>Sui rapporti tra Gemelli e Musatti</i></span><span style="font-size: small;">, in: ‘Ricerche di Psicologia’, fasc. 4, 2013, pp. 437-448. </span></div>
<div id="sdfootnote112" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote112anc" name="sdfootnote112sym">112</a><span style="font-size: small;"> Su questo punto cf anche: R. Finzi , </span><span style="font-size: small;"><i>L&#8217;università italiana e le leggi antiebraiche</i></span><span style="font-size: small;">, Editori Riuniti, Roma 2003. </span></div>
<div id="sdfootnote113" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote113anc" name="sdfootnote113sym">113</a><span style="font-size: small;"> Gen. Raffaele Cadorna (1889-1973). Durante la lotta di  resistenza partigiana, assunse (luglio 1944) il comando del Corpo Volontari della Libertà (formazione militare della Resistenza).</span></div>
<div id="sdfootnote114" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote114anc" name="sdfootnote114sym">114</a><span style="font-size: small;"> NARA, RG.331, Education, box 1507, 10000/144/376, </span><span style="font-size: small;"><i>lettera di Cadorna a Gemelli</i></span><span style="font-size: small;">, 10/05/1945.</span></div>
<div id="sdfootnote115" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote115anc" name="sdfootnote115sym">115</a><span style="font-size: small;"> Cf anche:  F. Parri, </span><span style="font-size: small;"><i>Scritti 1915/1975</i></span><span style="font-size: small;">, a cura di E. Collotti, G. Rochat, G. Pelazza Solaro, P. Speziale, Feltrinelli, Milano 1976, p. 145.</span></div>
<div id="sdfootnote116" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote116anc" name="sdfootnote116sym">116</a><span style="font-size: small;"> Nella prima commissione che trattò il caso Gemelli si fece rif. a una vicenda che riguardava due giovani comunisti attivi in Cattolica. Tali soggetti, in realtà, erano stati già individuati dalla Polizia Politica.</span></div>
<div id="sdfootnote117" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote117anc" name="sdfootnote117sym">117</a><span style="font-size: small;"> Prof. Melchiorre Roberti (1879 -1961). Ordinario di Storia del diritto italiano.</span></div>
<div id="sdfootnote118" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote118anc" name="sdfootnote118sym">118</a><span style="font-size: small;"> Prof. Giovanni Soranzo (1881-1963). Ordinario di Storia medievale e moderna.</span></div>
<div id="sdfootnote119" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote119anc" name="sdfootnote119sym">119</a><span style="font-size: small;"> Si ricorda che Papa Ratti, quando era ancora monsignore a Milano, strinse amicizia con il rabbino capo Alessandro Elishà da Fano (1847-1935). Questi gli insegnò l’ebraico. L’ecclesiastico condusse anche i suoi allievi in sinagoga per ascoltare le lezioni del rabbino.</span></div>
<div id="sdfootnote120" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote120anc" name="sdfootnote120sym">120</a><span style="font-size: small;"> Prof. Tullio Levi-Civita (1873-1941). Matematico e fisico. Nel 1938, per le leggi razziali, fu rimosso dall&#8217;insegnamento ed estromesso dalle accademie scientifiche nazionali.</span></div>
<div id="sdfootnote121" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote121anc" name="sdfootnote121sym">121</a><span style="font-size: small;"> Prof. Vito Volterra (1860-1940). Matematico e fisico. Rifiutò il giuramento fascista.</span></div>
<div id="sdfootnote122" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="#sdfootnote122anc" name="sdfootnote122sym">122</a><span style="font-family: Calibri, serif;"><span style="font-size: small;"> Il fisico </span></span><span style="font-family: Calibri, serif;"><span style="font-size: small;">Heinrich Hertz </span></span><span style="font-family: Calibri, serif;"><span style="font-size: small;">nacque ad Amburgo nel 1857. </span></span><span style="font-family: Calibri, serif;"><span style="font-size: small;"> Morì a Bonn nel 1894, a soli 36 anni. Il nipote, </span></span><span style="font-family: Calibri, serif;"><span style="font-size: small;">Gustav Ludwig Hertz (1887-1975), ebbe il Nobel per la Fisica (1922).</span></span><span style="font-family: Calibri, serif;"><span style="font-size: small;">Quando i nazisti salirono al potere nel 1933, Hertz, a causa delle leggi antiebraiche, fu costretto a dimettersi nel 1934 da direttore dell’Istituto di Fisica dell’Univ. di Charlottenburg (Berlino).</span></span></span></span></div>
<div id="sdfootnote123" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote123anc" name="sdfootnote123sym">123</a><span style="font-size: small;"> Prof. Carlo Foà (1880-1971).</span><span style="font-size: small;"> Massone. </span><span style="font-size: small;">Fisiologo, patologo, endocrinologo. Accademico d’Italia. Lasciò l’Italia nel 1938 a causa delle leggi razziali.</span></div>
<div id="sdfootnote124" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote124anc" name="sdfootnote124sym">124</a><span style="font-size: small;"> Prof. Mario Donati (1879-1946). Chirurgo e accademico d’Italia.</span><span style="font-size: small;">Nel  1938 a causa delle leggi razziali, nonostante si fosse battezzato, venne allontanato dalla Clinica Chirurgica della Regia Università di Milano (era il direttore). Si rifugiò in Svizzera. </span></div>
<div id="sdfootnote125" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote125anc" name="sdfootnote125sym">125</a><span style="font-size: small;"> Prof. Giorgio Todesco (1897-1958). Insegnò in vari Atenei. Dal novembre del 1947 fu ordinario di Fisica sperimentale all’Università di Parma.</span></div>
<div id="sdfootnote126" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote126anc" name="sdfootnote126sym">126</a><span style="font-size: small;"> Prof. Gino Sacerdote (1905-1997). Docente di Comunicazioni elettriche presso l’Istituto Elettrotecnico Nazionale ‘Galileo Ferraris’ di Torino.</span></div>
<div id="sdfootnote127" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote127anc" name="sdfootnote127sym">127</a><span style="font-size: small;"> C. Aita, </span><span style="font-size: small;"><i>Chiesa e Società nella ‘Rivista del clero italiano’ (1920-1940).</i></span><span style="font-size: small;"> Cap. 8°: ‘</span><span style="font-size: small;">I rapporti con i non cattolici’</span><span style="font-size: small;">, tesi di laurea, Università di Firenze, Firenze 2000.</span></div>
<div id="sdfootnote128" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote128anc" name="sdfootnote128sym">128</a><span style="font-size: small;">Mantenne l’incarico fino al 1951.</span></div>
<div id="sdfootnote129" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote129anc" name="sdfootnote129sym">129</a><span style="font-size: small;"> Prof. Concetto Marchesi (1878-1957). Storico della letteratura latina. Fu relatore della tesi di laurea di Ezio Franceschini.</span></div>
<div id="sdfootnote130" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote130anc" name="sdfootnote130sym">130</a><span style="font-size: small;"> F. Giannantoni, P. Brunetti, F. Busetto, I. Paolucci, </span><span style="font-size: small;"><i>Il Gruppo FRAMA.</i></span><span style="font-size: small;"><i>Il comunista Marchesi e il cattolico Franceschini nella</i></span><span style="font-size: small;"><i>Resistenza</i></span><span style="font-size: small;">, in: ‘</span><span style="font-size: small;">Triangolo Rosso’</span><span style="font-size: small;">, nuova serie, anno XXIV, n. 1-2, ANED, Milano gennaio-marzo 2008, pp. 30-41.</span></div>
<div id="sdfootnote131" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote131anc" name="sdfootnote131sym">131</a><span style="font-size: small;"> Marisa Scolari (1912-1989). Fece parte dell’Opera della Regalità.</span></div>
<div id="sdfootnote132" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote132anc" name="sdfootnote132sym">132</a><span style="font-size: small;"> E. Franceschini, </span><span style="font-size: small;"><i>Uomini liberi. Scritti sulla Resistenza</i></span><span style="font-size: small;">, a cura di F. Minuto Peri, Edizioni del Galluzzo, Firenze 1993. </span><span style="font-size: small;"><i>L’archivio di Ezio Franceschini sulla Resistenza. Regesto dei documenti</i></span><span style="font-size: small;">, a cura di F. Minuto Peri, Edizioni del Galluzzo, Firenze 1993. </span><span style="font-size: small;"><i>L’archivio di Ezio Franceschini sulla Resistenza. Il carteggio del Gruppo Frama (1943-1945)</i></span><span style="font-size: small;">, a cura di F. Minuto Peri, Edizioni del Galluzzo, Firenze 1998.</span></div>
<div id="sdfootnote133" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote133anc" name="sdfootnote133sym">133</a><span style="font-size: small;"> F. Giannantoni, Il ‘Gruppo FRAMA’. Il comunista Marchesi e il cattolico Franceschini …, in: </span><span style="font-size: small;"><i>op. cit.</i></span></div>
<div id="sdfootnote134" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote134anc" name="sdfootnote134sym">134</a><span style="font-size: small;"> Prof. Francesco Vito (1902-1968).</span><span style="font-size: small;"> Dal 1935 fino alla morte fu ordinario di Economia Politica presso la Cattolica di Milano.</span></div>
<div id="sdfootnote135" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote135anc" name="sdfootnote135sym">135</a><span style="font-size: small;"> E. Franceschini, </span><span style="font-size: small;"><i>La valle più bella del mondo</i></span><span style="font-size: small;">, Vita e Pensiero, Milano 1994, p. 73s..</span></div>
<div id="sdfootnote136" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote136anc" name="sdfootnote136sym">136</a><span style="font-size: small;"> Redazione, </span><span style="font-size: small;"><i>Università Cattolica: ricordo di Ezio Franceschini rettore dal 1965 al </i></span><span style="font-size: small;"><i>1968</i></span><span style="font-size: small;">, in: Servizio Informazione Religiosa (AgenSIR; </span><span style="font-size: small;"><i>on line</i></span><span style="font-size: small;">), 13 dicembre 2006.</span></div>
<div id="sdfootnote137" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote137anc" name="sdfootnote137sym">137</a><span style="font-size: small;"> P. Carlo da Milano (Domenico Varischi; </span><span style="font-size: small;">1903-1990).</span></div>
<div id="sdfootnote138" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote138anc" name="sdfootnote138sym">138</a><span style="font-size: small;"> Fondata da padre Gemelli per mantenere i rapporti tra tutte le persone della comunità universitaria e continuare a diffondere i tradizionali valori dell&#8217;Ateneo nel mondo del lavoro e delle professioni.</span></div>
<div id="sdfootnote139" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote139anc" name="sdfootnote139sym">139</a><span style="font-size: small;"> Per l’attività svolta dall’ufficio falsi di p. Carlo da Milano cf: E. Franceschini, I. </span><span style="font-size: small;"><i>L’Università Cattolica del Sacro Cuore nella lotta per la liberazione (8 dicembre 1945). </i></span><span style="font-size: small;">II. </span><span style="font-size: small;"><i>Relazione della vita accademica (26 novembre 1945)</i></span><span style="font-size: small;">, Vita e Pensiero, Milano </span><span style="font-size: small;"> 1946. Testo ripubblicato in: ‘Storia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore’,  vol. I, a cura di A. Cova, Vita e Pensiero, Milano 2007.</span><span style="font-size: small;">Cf anche: A.L. Carlotti (a cura), </span><span style="font-size: small;"><i>Il memoriale di padre Carlo, fonte autentica per la storia della Cattolica nella Resistenza</i></span><span style="font-size: small;">, in: ‘Vita e Pensiero’, fasc. 6, 1975, pp. 90-107.</span></div>
<div id="sdfootnote140" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote140anc" name="sdfootnote140sym">140</a><span style="font-size: small;"> Il </span><span style="font-size: small;"><i>Marianum </i></span><span style="font-size: small;">(per studentesse) si trovava in via Necchi 1, vicino alla Cattolica. Venne poi trasferito in altra zona.</span><span style="font-size: small;"> Anche l’</span><span style="font-size: small;"><i>Augustinianum</i></span><span style="font-size: small;"> (per studenti) si trovava in via Necchi. Venne poi trasferito in altro luogo. </span><span style="font-size: small;">Nel 1992 il rettore della Cattolica (Adriano Bausola)  decise di riportare l&#8217;Augustinianum in via Necchi, nell&#8217;antica sede del Collegio Marianum.</span></div>
<div id="sdfootnote141" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote141anc" name="sdfootnote141sym">141</a><span style="font-size: small;"> P. Placido Cortese (1907-1944; Servo di Dio). Francescano conventuale. Difese i perseguitati del tempo. Tradito da due spie fu arrestato (8 ottobre 1944). Venne trasferito nei locali della GESTAPO di p.za Oberdan a Trieste. Torturato fino alla morte. La salma fu forse cremata nella Risiera di San Saba. </span></div>
<div id="sdfootnote142" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote142anc" name="sdfootnote142sym">142</a><span style="font-size: small;"> Il discorso rettorale nel quale venne descritto l’episodio del </span><span style="font-size: small;"><i>Marianum </i></span><span style="font-size: small;">(protezione ebrei) fu quello pronunciato dal prof. Franceschini l’8 dicembre 1945, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico 1945-1946. E. Franceschini, I. </span><span style="font-size: small;"><i>L’Università Cattolica del Sacro Cuore nella lotta per la liberazione (8 dicembre 1945), op. cit..</i></span><span style="font-size: small;">, p. 292.</span></div>
<div id="sdfootnote143" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote143anc" name="sdfootnote143sym">143</a><span style="font-size: small;"><i>Ivi. </i></span><span style="font-size: small;">Due nominativi sono stati evidenziati in grassetto perché significativi.</span></div>
<div id="sdfootnote144" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote144anc" name="sdfootnote144sym">144</a><span style="font-size: small;">Giuseppe Dossetti</span><span style="font-size: small;"> (1913-1996; perfezionatosi in diritto romano alla Cattolica), Nilde Iotti (1920-1999; laureata alla Cattolica). M. Boneschi, </span><span style="font-size: small;"><i>Milano, l’avventura di una città. Tre secoli di storie</i></span><span style="font-size: small;">,</span><span style="font-size: small;"><i>idee, battaglie che hanno fatto l&#8217;Italia</i></span><span style="font-size: small;">,</span><span style="font-size: small;"> Ledizioni, Milano 2014, p. 326.</span></div>
<div id="sdfootnote145" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote145anc" name="sdfootnote145sym">145</a><span style="font-size: small;"> Pio XII (Eugenio Pacelli; 1876-1958; Venerabile). Il suo pontificato durò dal 1939 fino alla sua morte.</span></div>
<div id="sdfootnote146" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote146anc" name="sdfootnote146sym">146</a><span style="font-size: small;"> G. Cosmacini, </span><span style="font-size: small;"><i>Gemelli</i></span><span style="font-size: small;">, </span><span style="font-size: small;"><i>op. cit</i></span><span style="font-size: small;">., p. 244.</span></div>
<div id="sdfootnote147" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote147anc" name="sdfootnote147sym">147</a><span style="font-size: small;"> A.L. Carlotti, </span><span style="font-size: small;"><i>Il memoriale di padre Carlo, fonte autentica per la storia della Cattolica nella Resistenza</i></span><span style="font-size: small;">, in : ‘Vita e Pensiero’, n. 6, 1975.</span></div>
<div id="sdfootnote148" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote148anc" name="sdfootnote148sym">148</a><span style="font-size: small;"> Ad es. Emiliano (Emi) Rinaldini. Nato nel 1922. Ucciso nel 1945. Cf ‘La Civiltà Cattolica’, vol. 109, Edizioni 2585-2588, p. 77 (</span><span style="font-size: small;"><i>Il sigillo di sangue</i></span><span style="font-size: small;">. Dal diario di Emiliano Rinaldini, pp. 224, Brescia, La Scuola, 1956-1957).</span></div>
<div id="sdfootnote149" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote149anc" name="sdfootnote149sym">149</a><span style="font-size: small;"> ‘Gemelli Agostino, O.F.M. rett. università cattolica del Sacro Cuore di Milano’, in: L’Archivio della Commissione Soccorsi (1939-1958). Inventario. A cura di F. Di Giovanni e G. Roselli, tomo 3, Città del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano, 2019, pp. 107, 312, 908, 1009, 1071, 1111, 1203, 1223, 1302, 1355, 1475.</span></div>
<div id="sdfootnote150" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote150anc" name="sdfootnote150sym">150</a><span style="font-size: small;"> P. Carlo Varischi, </span><span style="font-size: small;"><i>Relazione circa il contributo della Università Cattolica del Sacro Cuore alla lotta di Liberazione (1943-1945)</i></span><span style="font-size: small;">. Il fondo, conservato in Cattolica, è costituito da due parti. I parte: relazione suddivisa in 18 paragrafi (la Cattolica nel biennio resistenziale). II parte: 58 allegati (relazioni, lettere, motivazioni di medaglie d’oro, notizie circa l’attività di professori, laureati e studenti della Cattolica).</span></div>
<div id="sdfootnote151" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote151anc" name="sdfootnote151sym">151</a><span style="font-size: small;"> “Tutti i miei collaboratori si ricordino che agli occhi degli uomini io appaio come uno che ha fatto delle opere: queste non sarebbero né nate, né fiorite senza lo zelo, la pietà, l’intelligenza, e soprattutto la vita soprannaturalmente ispirata della signorina Barelli” (</span><span style="font-size: small;"><i>dal testamento di padre Gemelli</i></span><span style="font-size: small;">).</span></div>
<div id="sdfootnote152" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote152anc" name="sdfootnote152sym">152</a><span style="font-size: small;"> A. Gemelli, </span><span style="font-size: small;"><i>Il Francescanesimo</i></span><span style="font-size: small;">, Porziuncola Edizioni, nuova ediz., Assisi 2001.</span></div>
<div id="sdfootnote153" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote153anc" name="sdfootnote153sym">153</a><span style="font-size: small;"> Godefroid Kurth (1847-1916).</span><span style="font-size: small;">Autore di numerose ricerche sull&#8217;Alto Medioevo.</span></div>
<div id="sdfootnote154" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote154anc" name="sdfootnote154sym">154</a><span style="font-size: small;"> Si rimanda a: P. De Lucia, </span><span style="font-size: small;"><i>Gemelli, Rosmini e l’accusa di fenomenismo</i></span><span style="font-size: small;">, in: ‘Divus Thomas’, Edizioni Studio Domenicano, Bologna 2011, vol. 114, fasc. 1, pp. 111-131.</span></div>
<div id="sdfootnote155" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote155anc" name="sdfootnote155sym">155</a><span style="font-size: small;"> Termine che si ritrova nella spiritualità francescana.</span></div>
<div id="sdfootnote156" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote156anc" name="sdfootnote156sym">156</a><span style="font-size: small;"> L&#8217;idealismo di questo tipo, considerava la Religione come un momento dell’evoluzione dello spirito, fase da superare con una successiva maturazione. Esso risultava quindi radicalmente antireligioso.</span></div>
<div id="sdfootnote157" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote157anc" name="sdfootnote157sym">157</a><span style="font-size: small;"> On. Benedetto Croce (1866-1952).</span></div>
<div id="sdfootnote158" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote158anc" name="sdfootnote158sym">158</a><span style="font-size: small;"> On. Giovanni Gentile (1875-1944).</span></div>
<div id="sdfootnote159" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote159anc" name="sdfootnote159sym">159</a><span style="font-size: small;"> Dott. Felice Momigliano (1866-1924). Morì suicida a Roma gettandosi da una finestra di casa e lasciando la moglie Augusta Torre, che aveva sposato nel 1919.</span></div>
<div id="sdfootnote160" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote160anc" name="sdfootnote160sym">160</a><span style="font-size: small;"> Cf Enciclica</span><span style="font-size: small;"><i> Pascendi</i></span><span style="font-size: small;"> di Pio X (Giuseppe Melchiorre Sarto; 1835-1914). Pontefice dal 1903 fino alla morte.</span></div>
<div id="sdfootnote161" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote161anc" name="sdfootnote161sym">161</a><span style="font-size: small;"> Giuseppe Boretti (1910-1938).</span></div>
<div id="sdfootnote162" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote162anc" name="sdfootnote162sym">162</a><span style="font-size: small;"> Eugenio Giovanardi (1913-1986).</span></div>
<div id="sdfootnote163" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote163anc" name="sdfootnote163sym">163</a><span style="font-size: small;"> Il </span><span style="font-size: small;"><i>Catechismo</i></span><span style="font-size: small;"> di Pio X (nato nel 1835; Pontefice dal 1903 al 1914; santo) del 1905. riaffermava il principio dogmatico agli artt. 169, 171 e 172.</span></div>
<div id="sdfootnote164" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote164anc" name="sdfootnote164sym">164</a><span style="font-size: small;"> Sull’ebraismo rimaneva la visione di un popolo disperso, segnato da tragedie. Tra queste la </span><span style="font-size: small;"><i>Passio Christi</i></span><span style="font-size: small;">. P. Gemelli ripeté tale</span><span style="font-size: small;"> interpretazione storica </span><span style="font-size: small;">in una conferenza tenuta all’Università di Bologna il 9 gennaio del 1939 (</span><span style="font-size: small;"><i>convegno sul chirurgo medioevale Guglielmo da Saliceto</i></span><span style="font-size: small;">). Fonte: R. Università di Bologna, </span><span style="font-size: small;"><i>Annuario dell’Anno Accademico 1938-1939</i></span><span style="font-size: small;">, pp. 107-115.</span></div>
<div id="sdfootnote165" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote165anc" name="sdfootnote165sym">165</a><span style="font-size: small;">Pio XI</span><span style="font-size: small;">, Lettera </span><span style="font-size: small;">Enciclica </span><span style="font-size: small;"><i>Quas primas</i></span><span style="font-size: small;">, 11 dicembre 1925, </span><span style="font-size: small;">AAS</span><span style="font-size: small;"> 17 (1925), pp. 593-610. </span></div>
<div id="sdfootnote166" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote166anc" name="sdfootnote166sym">166</a><span style="font-size: small;"> Filippo Turati (1857-1932).</span><span style="font-size: small;">Fu </span><span style="font-size: small;">tra i fondatori (Genova, 1892) del Partito dei Lavoratori Italiani. Questa formazione politica divenne poi (Reggio Emilia, 1893) il </span><span style="font-size: small;">Partito Socialista dei Lavoratori Italiani</span><span style="font-size: small;">. Si arrivò infine (congresso di Parma, 1895) a una nuova denominazione: Partito Socialista Italiano. </span></div>
<div id="sdfootnote167" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote167anc" name="sdfootnote167sym">167</a><span style="font-size: small;"> Concezione del mondo, della vita, e della posizione occupata dall&#8217;uomo.</span></div>
<div id="sdfootnote168" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote168anc" name="sdfootnote168sym">168</a><span style="font-size: small;"> Sede della Procura generale militare della Repubblica presso la Corte di Cassazione.</span></div>
<div id="sdfootnote169" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote169anc" name="sdfootnote169sym">169</a><span style="font-size: small;"> Legge sulla libertà di informazione. Emanata negli Stati Uniti il 4 luglio 1966.</span></div>
<div id="sdfootnote170" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote170anc" name="sdfootnote170sym">170</a><span style="font-size: small;"> In qualità di consulente della commissione parlamentare che indagava sulle stragi nazi-fasciste.</span></div>
<div id="sdfootnote171" style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote171anc" name="sdfootnote171sym">171</a><span style="font-size: small;"> F. Giustolisi, </span><span style="font-size: small;"><i>L’armadio della vergogna</i></span><span style="font-size: small;">, Nutrimenti, Roma 2004.</span></div>
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		<title>RADIUS E “GLI EBREI IN ITALIA” DI PAOLO ORANO</title>
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		<pubDate>Fri, 01 May 2020 09:22:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Daniela Franceschi -   Un saggio antisemita del 1938 recensito da Emilio Radius sulle pagine del “Corriere della Sera”. Alla base dell’opera, specchio di un’epoca che si avvicinava all’introduzione delle leggi razziali, vi era la tesi secondo cui esistesse un’assoluta incompatibilità fra identità ebraica e italiana.     Il &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;" align="center"><b>di Daniela Franceschi -</b></p>
<p style="text-align: justify;" align="center"><b> </b></p>
<p style="text-align: justify;" align="center"><em><strong>Un saggio antisemita del 1938 recensito da Emilio Radius sulle pagine del “Corriere della Sera”. Alla base dell’opera, specchio di un’epoca che si avvicinava all’introduzione delle leggi razziali, vi era la tesi secondo cui esistesse un’assoluta incompatibilità fra identità ebraica e italiana.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;" align="center"><b> </b></p>
<p style="text-align: justify;" align="center"><b> </b></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il 1937 vide la pubblicazione di vari saggi</strong> chiaramente antisemiti:<em> Gli Ebrei in Italia</em> di Paolo Orano; la ristampa del falso storico <em>I protocolli dei Savi Anziani di Sion</em>, edito da «La vita italiana» di Giovanni Preziosi; <em>Sotto la maschera di Israele </em>di Gino Sottochiesa; <em>Il mito del sangue</em> di Julius Evola, teorico del razzismo italiano.<br />
Il libro di Paolo Orano, che ebbe vasta fama e consensi, denunciava l’assoluta incompatibilità fra identità ebraica e italiana, con un’aperta svalutazione dell’ebraismo italiano. L’autore ingiungeva agli ebrei di integrarsi completamente nella società nazionale e abbracciare la religione di Stato, in caso contrario avrebbero subito gravi conseguenze. Interessante, a questo riguardo, riportare il paragrafo in cui Orano si rivolgeva, in modo diretto, agli ebrei: «Venuta è l’ora della chiarificazione […] Ciò che io dico e chiedo è invocato da molti Israeliti d’Italia che nella persistenza dell’equivoco, nella sospensione del problema, vedono prepararsi, perché il destino è severo, risoluzioni non meno severe. È il problema che deve essere abolito. L’Italia fascista non ne vuole. Il dire di più sarebbe superfluo». Il libro non era altro che una «dichiarazione di guerra a tutto campo nei confronti degli Ebrei Italiani».<br />
L’articolo che Emilio Radius, importante collaboratore del «Corriere della Sera», dedicò al testo di Orano (Emilio Radius, <em>Gli Ebrei in Italia</em>, «Corriere della Sera», 18 maggio 1937) non era una recensione classica, giacché il giornalista citava il saggio solo nella parte conclusiva del suo intervento.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2020/04/Orano.jpg"><img class="alignleft  wp-image-9552" alt="orano" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2020/04/Orano.jpg" width="150" height="250" /></a>L’analisi, pubblicata nella pagina culturale del giornale,</strong> si apriva con l’asserzione dell’antinomia esistente fra «romanità ed ebraismo», che poteva essere «lenita, civilmente dissimulata […] non può, se vogliamo attenerci al buon realismo delle nostre tradizioni vive, essere negata o esclusa per sempre da ogni dibattito». La «tragedia ebraica», il non aver riconosciuto Gesù come Messia, rendeva comprensibile, secondo Radius, «l’intelligenza sempre sveglia e la perenne inquietudine di quelle genti. L’una e l’altra caratteristica sembrano essere prodotte dalla stessa causa, derivare dal fatto che gli Israeliti continuano ad attendere l’evento risolutivo che per i Cristiani si verificò duemila anni or sono». A parere del giornalista, la contrapposizione con «l’anima del Cristiano, e specialmente del Cattolico o Romano, riposa su una fondamentale certezza che ha già tutti i pregi del vetusto e dell’antico: l’anima dell’Israelita, tenuta in agitazione da una promessa non ancora mantenuta, anela a un rinnovamento radicale, a un rovesciamento di valori, cerca le vie del Signore attraverso i più diversi movimenti religiosi, filosofici, scientifici e sociali e, com’è naturale, si rifiuta poi di riconoscere il nuovo Regno nel conseguimento degli scopi di quelli; […] il mito trozkiano della rivoluzione permanente, sorta di nomadismo politico, opposto al reale o al presunto stabilirsi in Russia d’una dottrina e d’una prassi statiche. Per l’uomo che fu il braccio destro di Lenin e per i suoi seguaci della stessa razza, la Russia sovietica non è più la terra di Canaan, ma una provincia dell’immenso esilio, Babilonia anch’essa!».<br />
Nel contrapporre all’intelligenza ebraica quella latina, il giornalista faceva notare come quest’ultima possedesse «perfino la giacitura del Paese», l’Italia; non poteva affermarsi lo stesso per l’intelligenza ebraica, giudicata incapace di integrarsi in qualsiasi ambiente. Degne figlie di un’intelligenza ebraica sempre inquieta, a giudizio dell’articolista, erano le opere di Albert Einstein e di Sigmund Freud, che destavano «un senso di disagio, di smarrimento e di vertigine». È singolare che il giornalista scrivesse di un’intelligenza ebraica, quando si riferiva chiaramente ad un’identità ebraica.<br />
Nel paragrafo conclusivo, Radius scriveva che le successive considerazioni avrebbero preso spunto dal libro di Paolo Orano. Tuttavia, osserviamo come anche la prima parte del suo contributo riprendesse molte delle tesi esposte nel saggio, per esempio il contrasto fra identità ebraica e latina, intendendo un’identità che fondeva insieme perfettamente l’appartenenza alla religione cattolica ed all’Italia, la svalutazione dell’ebraismo.<br />
L’analisi sopra esposta, continuava il giornalista, riguardava in modo marginale gli ebrei italiani, poiché «la scarsità numerica degli Israeliti, la condizione di cui godono, la loro indole placata dall’assuefazione fatta a una vita aperta e sicura, la saldezza etica e l’equità del Regime fascista, la chiarezza e la generosità del Concordato, ci fanno ragionevolmente sperare che non si abbiano a registrare nemmeno nell’avvenire cause di attrito». È importante ricordare che il Governo fascista, dopo la firma del Concordato, sottopose i culti non cattolici, definiti culti ammessi nel Regno, a regole molto rigorose e a forti limitazioni per quanto concerneva l’organizzazione interna.<br />
Le comunità ebraiche italiane erano esortate ad opporsi con efficacia ad «un’organizzazione internazionalistica, un mito tutt’altro che limpidi e, comunque, non soltanto contrari, ma diametralmente contrari agli sviluppi e ai presupposti della politica italiana del Mediterraneo e dell’Oriente […] l’ormai famoso sionismo». Il sionismo, strumento indiretto di dominio britannico, era quindi incompatibile con gli interessi italiani.<br />
Radius concludeva domandando esplicitamente alle comunità ebraiche italiane se avessero vagliato con attenzione il loro appoggio alla causa sionista, considerata un errore, «una pietra d’inciampo». In modo perentorio, il giornalista intimava agli Ebrei Italiani di troncare ogni rapporto con il sionismo, così da giovare, piuttosto che nuocere, all’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La linea editoriale antisionista del «Corriere della Sera»</strong> si era già evidenziata in precedenza, per poi conoscere un’amplificazione durante la campagna antisemita che accompagnò le Leggi razziali.<br />
La prima dichiarazione ufficiale del regime fascista sulla questione ebraica consisté nella diffusione alla stampa dell’Informazione diplomatica numero 14, il 16 febbraio 1938; si trattava della risposta del regime agli articoli di vari giornali stranieri che denunciavano il crescente antisemitismo in Italia. La nota iniziava affermando che «l’impressione che il Governo fascista sia in procinto di inaugurare una politica antisemita […] è completamente errata e si considerano le polemiche come suscitate soprattutto dal fatto che le correnti dell’antifascismo mondiale fanno regolarmente capo a elementi ebraici», continuava negando l’avvicinarsi di «misure politiche, economiche, morali contrarie agli Ebrei in quanto tali». Nella conclusione si precisava che «il Governo fascista si riserva tuttavia di vigilare sull’attività degli Ebrei venuti di recente nel nostro Paese e di far sì che la parte degli Ebrei nella vita complessiva della Nazione non risulti sproporzionata ai meriti intrinseci dei singoli e all’importanza numerica della loro comunità». L’Informazione diplomatica fu pubblicata, su ordine del Ministero della Cultura Popolare, da tutti i giornali in prima pagina, su una colonna, senza commenti. Il «Corriere della Sera» non fece eccezione.</p>
<p><span style="color: #ffffff;">♦</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><span style="color: #808080;">Per saperne di più</span></em></strong><br />
Anonimo, <em>La situazione degli Ebrei in Italia in una precisazione dell’«Informazione diplomatica»</em>, «Corriere della Sera», 17 febbraio 1938.<br />
Enzo Collotti, <em>Il fascismo e gli Ebrei. Le Leggi razziali in Italia</em>, Roma-Bari, Laterza, 2006.<br />
Michel David, <em>La psicanalisi nella cultura italiana</em>, Torino, Bollati Boringhieri, 1970.<br />
Daniela Franceschi, <em>A dieci anni dalla Dichiarazione Balfour. Antisionismo un po’ confuso nel fascistizzato «Corriere della Sera»</em>, «Il tempo e l’idea», settembre-ottobre 2004, pagina 112.<br />
Daniela Franceschi, <em>In sostegno alle rivolte arabe in Palestina. L’antisionismo nel fascistizzato «Corriere della Sera»</em>, «Il tempo e l’idea», seconda metà di dicembre 2004, pagine 183-184.<br />
Meir Michaelis, <em>Mussolini e la questione ebraica</em>, Milano, Comunità, 1982.<br />
Michele Sarfatti, <em>Mussolini contro gli Ebrei. Cronaca dell’elaborazione delle Leggi del 1938</em>, Torino, Zamorani, 1994.<br />
Emilio Radius, <em>Gli Ebrei in Italia</em>, «Corriere della Sera», 18 maggio 1937.<br />
Angelo Ventura, <em>La persecuzione fascista contro gli Ebrei nell’università italiana</em>, in «Rivista storica italiana», (1997), fascicolo I.</p>
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		<title>IL “CORRIERE DELLA SERA” E LE LEGGI RAZZIALI IN ROMANIA</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Mar 2020 10:56:10 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Antisemitismo]]></category>
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		<description><![CDATA[di Daniela Franceschi - La Romania è “una vera e propria colonia della razza d’Israele, e l’antisemitismo rumeno assume l’aspetto d’un movimento irredentista”. Così Virginio Lilli riprendeva sulle colonne del quotidiano milanese il tema tipico della polemica antiebraica, quella del controllo della vita economica e sociale di un Paese da &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;" align="center">di Daniela Franceschi -</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>La Romania è “una vera e propria colonia della razza d’Israele, e l’antisemitismo rumeno assume l’aspetto d’un movimento irredentista”. Così Virginio Lilli riprendeva sulle colonne del quotidiano milanese il tema tipico della polemica antiebraica, quella del controllo della vita economica e sociale di un Paese da parte degli ebrei.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">♦</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Negli anni Trenta l’antisemitismo</strong> era molto radicato nella vita politica della Romania; sia la Legione dell’Arcangelo Michele di Corneliu Codreanu, da cui nacque nel 1930 la Guardia di Ferro, sia il Partito nazionale cristiano di Goga e Cuza, entrambi movimenti d’estrema destra, consideravano l’antiebraismo il cardine della loro azione politica, e allo stesso tempo, benché d’ispirazione cristiana, subivano l’influenza del fascismo e del nazismo.<br />
La “stagione” dei diritti<i> </i>degli ebrei rumeni fu molto breve. Infatti, dopo la concessione dell’uguaglianza politica e civile nel 1923, nel 1934 si ebbe una prima limitazione alla presenza ebraica nelle imprese, ma fu nel 1938, con i provvedimenti emanati dal Governo Goga-Cuza, che gli israeliti furono espulsi da ogni ambito culturale, economico e politico.<br />
Per quanto concerne il rapporto fra l’Italia e la Romania, è importante considerare la politica estera del regime fascista; Mussolini aveva cercato di assumere un ruolo di primo piano nella costruzione di un nuovo ordine europeo, sostenendo tutti i movimenti di natura nazionalista e fascista nell’area balcanica e nell’Europa centro-orientale. L’espansione dei regimi fascisti e autoritari in Europa, soprattutto negli anni Trenta, rappresentò dunque un successo per il fascismo italiano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il “Corriere della Sera” informò sulla nuova Legislazione rumena</strong> con un breve articolo, pubblicato nello spazio delle Recentissime Telegrafiche. Il servizio non era firmato, in ogni modo si può supporre che l’autore fosse Virgilio Lilli, corrispondente da Bucarest per il quotidiano.<br />
A parere di Lilli, malgrado “i poco decorosi interventi di alcune Potenze straniere”, “l’energica azione” del Governo Goga continuava, concentrandosi sulla revisione dei certificati di naturalizzazione “concessi all’elemento semita”. L’articolo proseguiva informando che i diritti politici degli israeliti erano sospesi per la durata della revisione, in modo da evitare che gli ebrei usassero “l’arma del voto nelle elezioni generali”. In conclusione, si ricordava che il Comitato per l’organizzazione dei Sindacati sollecitava il tempestivo intervento del Governo per porre fine “allo sconcio che la Confederazione generale del lavoro e delle esistenti 260 federazioni operaie sia per l’ottanta per cento in mano di ebrei socialisti e comunisti”.<br />
Il giornalista si soffermò più a lungo sull’antisemitismo rumeno in un articolo successivo. Durante il viaggio sul treno diretto a Bucarest, il corrispondente aveva conversato con un rumeno, chiedendogli di spiegare il concetto di nazionalismo rumeno. Secondo l’interlocutore, il nazionalismo rumeno era antisemitismo, poiché “semitismo in Romania è un’idea negativa, mentre positiva è quella di antisemitismo (…) e dal momento che il nazionalismo è un’idea positiva, da noi in Romania l’antisemitismo è nazionalismo”. L’interlocutore proseguiva affermando che “il fascismo iniziò la sua azione come antibolscevismo (…) ebbene, il nazionalismo romeno, questo particolare nazionalismo, che un giorno potrebbe avere un contesto parallelo a quello dei nazionalismi occidentali, nasce come antisemitismo”. Non vi furono, da parte del corrispondente, commenti sfavorevoli, soltanto delle osservazioni prettamente formali sul concetto di positività<i> </i>e universalità dell’idea di nazionalismo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Destano molto interesse le osservazioni del giornalista</strong> riguardo alla minoranza ebraica in Romania, che a suo giudizio possedeva il settanta per cento della forza produttiva del Paese. La Romania appariva “come una vera e propria colonia della razza d’Israele, e l’antisemitismo rumeno assume, in pieno regno rumeno, il paradossale aspetto d’un movimento irredentista”. Lilli riprendeva, dunque, un tema tipico della polemica antiebraica, il controllo di ogni aspetto della vita economica e sociale da parte degli ebrei. A prova di questa asserzione, riportava una lunga serie di dati statistici, elaborati dagli apparati governativi.<br />
La concezione dell’antisemitismo rumeno come una forma di “<i>lotta di liberazione” </i>di un popolo oppresso da parte di una potenza straniera, personificata dagli ebrei, non era un’idea originale del giornalista, la ritroviamo anche in una lettera di Corneliu Codreanu del 1924.<br />
Degna di attenzione la parte conclusiva dell’articolo, in cui il giornalista argomentava che “ebrea è in Romania la così detta classe dirigente, la borghesia che traffica senza produrre, la finanza, il magazzino, l’impiego privato, le libere professioni, quello che a torto i liberali chiamano il cuore della Nazione. Ecco la situazione: nella Nazione romena il così detto cuore è ebreo. È un cuore vecchio, che ha profonde radici, amministra tutto il sangue del Paese, un cuore che respira aria di Francia, di Inghilterra, di Russia, senza essere francese, inglese, russo, un cuore senza patria e senza scrupoli. Il caso è estremamente patetico e complicato. Improvvisamente la Romania ha deciso di strapparsi quel così detto cuore dal petto. Le consorterie straniere gridano al suicidio, i partiti parlamentari romeni vorrebbero temporeggiare, i nazionalisti salutano una resurrezione (…) con leale senso della realtà l’osservatore straniero può rilevare che tutta la Romania è antisemita. La Romania ai rumeni è un imperativo romeno, nazionale. In questo senso ancora si può parlare di una Romania nazionalista, in questo senso il riacceso antisemitismo romeno d’oggi deve considerarsi come il primo decisivo passo verso lo Stato totalitario.” Un “<i>primo decisivo passo” </i>che Virgilio Lilli sembrava auspicare vivamente, e con lui anche il regime fascista italiano.</p>
<div id="attachment_9366" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2020/02/A.c_cuza.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-9366" alt="Alexandre Cuza" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2020/02/A.c_cuza-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Alexandre Cuza</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Governo Goga-Cuza fu breve,</strong> dal dicembre del 1937 al febbraio del 1938, ciò nonostante Virgilio Lilli si occupò della figura dell’economista Alexandre Cuza. Nella prima parte del suo intervento, il giornalista argomentava che la morte<i> </i>del Governo non avrebbe comportato la morte<i> </i>dell’antisemitismo, poiché sarebbe stato come dare per morta<i> </i>l’intera Romania.<br />
In un paragrafo significativamente intitolato <em>Sessant’anni di lotta</em>, Lilli ripercorreva la vita accademica dell’economista, soffermandosi anche sul suo percorso politico, decisamente variegato ma sempre accompagnato dall’antisemitismo. L’opposizione dei Paesi cristiani “alla razza ebraica” costituiva il neocristianesimo; in effetti, Cuza univa nelle sue teorie temi religiosi e razzisti.<br />
Cuza iniziava l’intervista concessa all’inviato del “Corriere della Sera” tracciando un quadro generale dell’influenza semita sulla vita europea, in cui “le energie dissolvitrici dell’internazionalismo ebraico, dai Paesi sovietici ai Paesi massonici, sono una continua erosione dello spirito di conservazione della razza cristiana”. Una situazione così pericolosa e minacciosa per l’Europa, doveva, a parere di Cuza, essere affrontata dagli Stati cristiani mediante l’espulsione di tutti gli ebrei dai confini nazionali.<br />
Nella parte finale dell’intervista, Cuza si soffermava sugli aspetti economici della lotta; gli ebrei avevano distrutto la classe media della Romania, in questo modo un Paese era impossibilitato a sopravvivere. L’economista esclamava “che cosa volete che noi facciamo con una classe media ebraica? Una classe media straniera e per di più votata al solo traffico, di essenza negativa, incurante del Paese, priva, nei riguardi del Paese, di qualsiasi spirito di creazione?”.<br />
Il giornalista chiedeva all’interlocutore se un Governo troppo antisemita avrebbe potuto reggere non solo alle pressioni provenienti dalle altre Nazioni ma anche dagli ebrei, “che durante il periodo Goga hanno paralizzato i traffici, hanno sospeso gli acquisti, hanno, in una parola, arrestato il movimento delle loro attività economiche, che sono per la maggior parte le attività economiche del Paese”. Cuza ribatteva che il Governo aveva espulso gli israeliti dall’impiego pubblico e privato, dalle professioni liberali, in pratica dall’economia del Paese così da liberarlo da simili pressioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In conclusione, alla domanda se caduto il Gabinetto Goga,</strong> la politica interna avrebbe subito delle variazioni, l’economista rispondeva affermando che per “gli ebrei rumeni è comunque finita. Qualsiasi Governo romeno sarà antisemita”. Come previsto da Cuza, la Legislazione antisemita fu mantenuta fino al termine della seconda guerra mondiale. In questo modo si chiudeva la breve stagione dei diritti degli ebrei rumeni.<br />
Il senatore Luigi Luzzatti aveva scritto, in un articolo pubblicato sul “<i>Corriere della Sera”</i> nel marzo del 1913, che se la Romania avesse emancipato gli israeliti, gli ultimi “servi<i>” </i>d’Europa, “essa avrebbe emancipato anche la propria anima da quei peccati inesorabili che hanno la sorgente nella persecuzione e nell’intolleranza”; venticinque anni dopo, la Romania, l’Ungheria e l’Italia ratificavano una Legislazione antiebraica che trasformava gli israeliti da cittadini in servi<i>, </i>dimostrando quanto fosse lontana l’emancipazione dell’anima europea da quei “peccati inesorabili”.<br />
Lo stesso giornale che aveva pubblicato i contributi del senatore Luigi Luzzatti per l’emancipazione degli ebrei rumeni, pubblicava adesso corrispondenze apertamente antiebraiche, in ossequio alle direttive del Governo fascista. Il “<i>Corriere della Sera”</i> rimase lontano dai toni sguaiati di giornali come “<i>Il Giornalissimo”</i> di Telesio Interlandi, “<i>Il travaso delle idee”</i>, il “<i>Marc’Aurelio”</i> e “<i>Il Bertoldo”</i>, tuttavia, proprio la sua autorevolezza fu d’aiuto al regime per la diffusione dell’antisemitismo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">♦</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">♦</span></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><span style="color: #808080;">Per saperne di più</span></strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"> Jerzy Borejsza, <em>Schulen des Hasses, Faschistiche Systeme in Europa</em>, Frankfurt am Main, Fischer Verlag, 1999.<br />
Daniela Franceschi, <em>Luigi Luzzatti per gli ebrei della Romania</em>, novembre-prima metà di dicembre 2003, “Il tempo e L’Idea”, pp. 181-182.<br />
Carol Iancu, <em>Les juifs en Romanie (1919-1938): de l’émancipation à la marginalisation</em>, Paris-Louvain, Peeters, 1996.<br />
Giuseppe Vitale, <em>La svastica e l’arcangelo. Nazionalismo e antisemitismo in Romania tra le due guerre</em><i>, </i>Rimini, Il Cerchio, 2000.</p>
<p style="text-align: justify;"><i>Articoli del “Corriere della Sera”</i><br />
Anonimo, <em>L’azione del Governo rumeno contro gli ebrei</em>, “Corriere della Sera”, 23 gennaio 1938.<br />
Virgilio Lilli, <em>Il nazionalismo romeno come antisemitismo</em>, “Corriere della Sera”, 3 febbraio 1938.<br />
Virgilio Lilli, <em>Romania d’oggi. Il signor Cuza l’antisemita</em>, “Corriere della Sera”, 19 febbraio 1938.<br />
Luigi Luzzatti, <em>Un appello alla democrazia europea per salvare la libertà religiosa</em>, “Corriere della Sera, 3 marzo 1913.<br />
Luigi Luzzatti, <em>La nostra felina umana natura</em>, “Corriere della Sera”, 27 marzo 1913.<br />
Luigi Luzzatti, <em>Ancora degli ebrei oppressi in Romania</em>, “Corriere della Sera”, 12 agosto 1913.<br />
Luigi Luzzatti, <em>Un appello alla Società delle Nazioni</em>, “Corriere della Sera”, 24 febbraio 1925.</p>
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		<title>LA PERSECUZIONE DEGLI EBREI A ROMA NEI RICORDI DEL DOTTOR SACERDOTI</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Feb 2020 08:03:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Pier Luigi Guiducci - &#160; Medico ebreo, testimone e vittima delle discriminazioni razziali, svolse la sua opera in clandestinità tra le mura dell’ospedale Fatebenefratelli. In una intervista rilasciata nel 1998, raccontò i drammi e le astuzie per salvare quante più persone possibile dai rastrellamenti nazisti.       La figura &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="right"><i>di Pier Luigi Guiducci -</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><em><strong>Medico ebreo, testimone e vittima delle discriminazioni razziali, svolse la sua opera in clandestinità tra le mura dell’ospedale Fatebenefratelli. In una intervista rilasciata nel 1998, raccontò i drammi e le astuzie per salvare quante più persone possibile dai rastrellamenti nazisti.    </strong></em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La figura del medico ebreo dott. Vittorio Emanuele Sacerdoti conserva a tutt’oggi un significato non debole. Nei mesi in cui Roma venne dichiarata in modo unilaterale ‘città aperta’, fu testimone di tragedie. Sono fatti che sconvolsero la vita della Comunità ebraica dell’Urbe, specie il rastrellamento del 16 ottobre 1943 ad opera di militari tedeschi. In realtà, questo sanitario aveva già subìto sulla propria persona le dure conseguenze delle leggi razziali italiane. Non poteva più esercitare la professione di medico nell’ospedale civile di Ancona e altrove. Alla fine, accolto e protetto dai Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina, si unì ai frati e al personale del nosocomio in una resistenza all’oppressione nazi-fascista. Partecipò alla difesa degli ebrei. E li curò. In tal modo egli rappresenta un aspetto della Resistenza: quello dell’opposizione civile. La sua testimonianza venne videoregistrata il 15 maggio 1998 per iniziativa della <i>Shoah Foundation</i> di Los Angeles.<a title="" href="#_ftn1"><span style="color: #000000;">[1]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Alcuni dati biografici </i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Vittorio Emanuele Sacerdoti nacque a Roma il 22 luglio 1915. I suoi genitori erano Rodolfo e Celeste Dolce Almagià.<a title="" href="#_ftn2"><span style="color: #000000;">[2]</span></a> La famiglia, allietata da quattro figli<a title="" href="#_ftn3"><span style="color: #000000;">[3]</span></a>, risiedeva ad Ancona. In questa città vivevano circa mille ebrei. Il rabbino era Heimann Rosenberg.<a title="" href="#_ftn4"><span style="color: #000000;">[4]</span></a> Dopo il ginnasio e il liceo, il giovane Vittorio si iscrisse alla facoltà di medicina dell’università di Bologna.<a title="" href="#_ftn5"><span style="color: #000000;">[5]</span></a> Qui soggiornò dal 1934-1935 (I anno) al 1939-1940 (VI anno).<br />
A motivo delle leggi razziali fu espulso dall’ospedale civile ‘Umberto I’ di Ancona. In questo nosocomio aveva iniziato a far pratica vicino al primario chirurgo prof. Giulio Bombi.<a title="" href="#_ftn6"><span style="color: #000000;">[6]</span></a> Nell’intervista del 1988 il dott. Sacerdoti ricorda con precisione un incontro traumatico. Fu chiamato all’improvviso dal direttore dell’ospedale. E questi gli disse: “Tu d’oggi in poi non verrai più qua. Tu sei un nemico della Patria. Vattene. E non ti far più vedere”.<br />
La situazione divenne critica. Il dott. Sacerdoti non poteva esercitare la sua professione ad Ancona, ma solo tra gli ebrei rimasti in città (diversi erano fuggiti). Nell’intervista ricordata egli afferma: “Io non avevo futuro”. A questo punto, uno zio di Sacerdoti, il prof. Marco Almagià<a title="" href="#_ftn7"><span style="color: #000000;">[7]</span></a> (fisiopatologo), chiese aiuto al dott. Giovanni Borromeo<a title="" href="#_ftn8"><span style="color: #000000;">[8]</span></a>, un antifascista. Questi, dal 1934 era primario di medicina presso l’ospedale tiberino dei Fatebenefratelli, situato a Roma sull’Isola Tiberina. Tale interazione si concretizzò rapidamente perché Borromeo era stato a suo tempo allievo di Almagià, seguendo le sue lezioni di patologia generale presso l’Università di Roma.<br />
Il dott. Sacerdoti raggiunse l’Urbe nel 1941. Nel complesso dei Fatebenefratelli gran parte dei medici assistenti era stata richiamata alle armi. La direzione del nosocomio aveva quindi necessità di sanitari. Sacerdoti si presentò a Borromeo in sala Assunta. Il giovane medico, considerate le persecuzioni in atto, non aveva difficoltà a espletare compiti anche di basso livello. Borromeo, però, disse subito a un infermiere: “Fra Joseph, un camice per il dottore”.  Solo per motivi precauzionali Sacerdoti non venne inserito in organico. In tal modo, evitando trascrizioni su registri amministrativi, lo si tutelò da improvvisi controlli esterni.<br />
Con riferimento a questa accoglienza, il dott. Sacerdoti ha poi affermato: “da niente ero ritornato nella mia personalità”, c’era un rapporto “con persone alla pari”, l’ambiente era antifascista.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Difficoltà e nuovi eventi </i></span></h3>
<div id="attachment_9258" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2020/01/Sacerdoti-nel-laboratorio-dell’ospedale-dei-Fatebenefratelli-1942..jpg"><img class=" wp-image-9258 " alt="Sacerdoti nel laboratorio dell'ospedale dei fatebenefratelli 1942." src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2020/01/Sacerdoti-nel-laboratorio-dell’ospedale-dei-Fatebenefratelli-1942..jpg" width="250" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Sacerdoti nel laboratorio dell&#8217;ospedale dei Fatebenefratelli, 1942.</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In fase di ingresso si verificò comunque un fatto. A raccontarlo è lo stesso Sacerdoti. Un commissario di Polizia, di origine veneta, lo fermò. Si rese conto di aver davanti un perseguitato. Per aiutarlo, gli fece capire che si doveva presentare come uno studente di medicina che faceva pratica in corsia. L&#8217;ospedale &#8211; per norma concordataria &#8211; era classificato struttura privata, e comunque non sottoposto a vincoli pubblici o statali. Da qui, una relativa tolleranza delle autorità fasciste. Comunque, Sacerdoti, tramite Elio Ottolenghi (un parente), ricevette anche dei documenti falsi. Divenne in tal modo ‘Vittorio Salviucci’, nato a Salerno in corso Vittorio Emanuele.<br />
I medici che lavoravano al Fatebenefratelli rimanevano un piccolo gruppo. Nel reparto medicina c’era solo il dott. Sacerdoti con il collega dott. Lorenzo Lapponi.[9] In seguito si aggiunse il dott. Paolo Santambrogio [10], reduce dall’Albania. Nell’area della chirurgia operavano il prof. Bernardino Masci [11] e il dott. Giuseppe Rizzi. L’oculista era il dott. Riccardo Galeazzi Risi. [12]<br />
</span><span style="color: #000000;">Diversi erano i compiti da svolgere. Sacerdoti racconta, ad esempio, che si doveva occupare anche di esami radiologici e delle analisi di laboratorio. Unitamente alle attività interne, il giovane medico si rese pure disponibile per fare delle endovenose a domicilio. Fu il prof. Alfredo Calò<a title="" href="#_ftn13"><span style="color: #000000;">[13]</span></a>, altro medico ebreo (chirurgo primario anche presso il carcere romano di <em>Regina Coeli</em>), a segnalarlo a più famiglie ebree. In tal modo, poco alla volta, il dott. Sacerdoti divenne il medico di fiducia di varie persone. Nel frattempo, seguiva le vicende del tempo leggendo alcuni giornali: <em>La Tribuna</em> di Losanna, <em>Le Temps</em> di Parigi, e l’<em>Osservatore Romano</em> (specie la rubrica <em>Acta Diurna</em>). Partecipava inoltre a incontri amichevoli con i propri correligionari. Tra questi, era presente pure la figlia del rabbino Israel Anton Zoller<em>.</em><a title="" href="#_ftn14"><span style="color: #000000;">[14]</span></a> Di quest’ultimo ebbe modo di ascoltare delle conversazioni sull’ebraismo.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Roma ‘città aperta’ (settembre 1943)</i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dopo il cosiddetto ‘armistizio breve’ (8 settembre 1943), la realtà italiana fu sconvolta. Anche Roma subì l’occupazione tedesca. In tale contesto, nei mesi che seguirono, l’ospedale tiberino dei Fatebenefratelli divenne un punto strategico per molte persone.<br />
Si trattava di fuggiaschi, di carabinieri che avevano rifiutato l’internamento in Germania, di membri della polizia coloniale (PAI), di disertori, di combattenti della Resistenza, di politici, e alla fine, dopo la liberazione, anche di fascisti che avevano militato nella Repubblica Sociale Italiana.<br />
Unitamente a ciò, il personale del nosocomio dovette organizzarsi per prestare assistenza non solo ai militari feriti sui fronti di guerra, ma anche ai civili che erano stati colpiti dai bombardamenti degli Alleati. Al riguardo il dott. Sacerdoti ricorda l’incursione su Frascati avvenuta l’8 settembre del 1943 (cinquecento morti e un numero elevato di feriti). Molti abitanti dei Castelli, in gravi condizioni, vennero trasportati nell’ospedale dell’Isola Tiberina.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Realtà emergenti dopo l’occupazione tedesca</i></span></h3>
<div id="attachment_9257" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2020/01/Rifugiati-nel-chiostro-del-convento-di-San-Lorenzo-al-Verano-dopo-il-bombardamento-del-1943..jpg"><img class=" wp-image-9257 " alt="Rifugiati nel chiostro del convento di San Lorenzo al Verano dopo il bombardamento del 1943." src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2020/01/Rifugiati-nel-chiostro-del-convento-di-San-Lorenzo-al-Verano-dopo-il-bombardamento-del-1943..jpg" width="250" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Rifugiati nel chiostro del convento di San Lorenzo al Verano dopo il bombardamento del 1943.</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In tale contesto, per il nosocomio, oltre all’espletamento dei normali compiti istituzionali, si aggiunsero ulteriori ambiti operativi: 1) la protezione dei ricercati, 2) la cura di quanti erano rimasti feriti a seguito di conflitti a fuoco con i tedeschi, 3) la pianificazione di progetti resistenziali.<br />
1) La protezione dei ricercati fu decisa senza esitazioni pur conoscendo i rischi. È da considerare, al riguardo, che il Fatebenefratelli &#8211; offrendo un’assistenza rivolta a tutta la popolazione &#8211; rimaneva un luogo ove potevano accedere facilmente anche dei delatori. Inoltre, il nosocomio era posizionato tra due aree urbane<a title="" href="#_ftn15"><span style="color: #000000;">[15]</span></a> che, per motivi legati alla presenza di famiglie e di lavoratori ebrei, costituivano luoghi frequentati assiduamente da spie del regime.<a title="" href="#_ftn16"><span style="color: #000000;">[16]</span></a> Di questi, oggi si conoscono i nomi.<a title="" href="#_ftn17"><span style="color: #000000;">[17]</span></a> Unitamente a ciò, si rendeva indispensabile tentare di attivare una rete di solidarietà in ambito territoriale così da realizzare dei ‘corridoi’ di salvezza in più quartieri dell’Urbe. Su questo punto il dott. Sacerdoti, nell’intervista del 1998, ricorda l’aiuto che gli ebrei ricevettero dal clero e l’apertura dei conventi. E sottolinea che certamente una mobilitazione cattolica così articolata non poteva sussistere senza “un ordine dall’alto”.<br />
2) Gli scontri a Porta San Paolo (settembre 1943) tra tedeschi e oppositori registrarono un significativo numero di morti e feriti. I casi gravi trovarono accoglienza anche al Fatebenefratelli. In questo nosocomio morì ad esempio, sul tavolo operatorio, l’ufficiale Enzo Fioritto.<a title="" href="#_ftn18"><span style="color: #000000;">[18]</span></a> Non aveva più un braccio e presentava una grave ferita a una spalla. Il dott. Sacerdoti fu presente al suo decesso. In tale contesto, un medico<a title="" href="#_ftn19"><span style="color: #000000;">[19]</span></a> coinvolse in segreto alcuni colleghi del Fatebenefratelli per curare quanti, colpiti dal fuoco nazista<b>,</b> rimanevano nascosti nelle zone più diverse. Si trattò di una scelta coraggiosa. I sanitari dovettero raggiungere i ricercati nei loro nascondigli. Lo fecero rischiando la vita. Al riguardo, nell’intervista Sacerdoti afferma che anche lui aiutava i partigiani rimasti feriti. Su questa vicenda non fornisce ulteriori dettagli.<br />
3) I progetti resistenziali espressero una comune esigenza: concordare delle risposte militari all’occupazione tedesca, e preparare un sollevamento popolare.<a title="" href="#_ftn20"><span style="color: #000000;">[20]</span></a> Alcuni membri della Resistenza chiesero ai frati del nosocomio il permesso di posizionare una radio rice-trasmittente per attivare collegamenti con le forze antitedesche. La richiesta fu accolta. Con l’aiuto dell’inserviente Scarabotti l’apparecchio venne collocato nell’area del noviziato (preclusa al personale del nosocomio). Nel laboratorio analisi si organizzarono pure degli incontri. Furono discusse linee politiche e operative. Tra i partecipanti: l’economo fra’ Maurizio Bialek<a title="" href="#_ftn21"><span style="color: #000000;">[21]</span></a>, alcuni generali che sostenevano la Resistenza (Sabato Martelli<a title="" href="#_ftn22"><span style="color: #000000;">[22]</span></a> e Roberto Lordi<a title="" href="#_ftn23"><span style="color: #000000;">[23]</span></a>), Edoardo Volterra<a title="" href="#_ftn24"><span style="color: #000000;">[24]</span></a> (che si presentò un giorno avvolto da un mantello che celava dei mitra<a title="" href="#_ftn25"><span style="color: #000000;">[25]</span></a>), il primario Borromeo (vicino alla Democrazia Cristiana), esponenti dell’area repubblicana e liberale. Ogni tanto si vedeva anche il conte Dalla Torre<a title="" href="#_ftn26"><span style="color: #000000;">[26]</span></a> che lavorava in Vaticano. In seguito, come ricorda il dott. Sacerdoti, ci fu l’arrivo ‘dei giovani’. Tra questi, Adriano Ossicini<a title="" href="#_ftn27"><span style="color: #000000;">[27]</span></a> (dei Cristiano-Comunisti). Il padre di Adriano, Cesare<a title="" href="#_ftn28"><span style="color: #000000;">[28]</span></a>, era amico del dott. Borromeo.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Il Movimento dei Cristiano-Sociali </i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Si deve ricordare che nel 1941 venne fondato il Movimento Cristiano Sociale.<a title="" href="#_ftn29"><span style="color: #000000;">[29]</span></a> Ne furono promotori Silvestra Tea Sesini<a title="" href="#_ftn30"><span style="color: #000000;">[30]</span></a>, Gerardo Bruni<a title="" href="#_ftn31"><span style="color: #000000;">[31]</span></a>, Anna Maria Enriques Agnoletti<a title="" href="#_ftn32"><span style="color: #000000;">[32]</span></a> e il dott. Lorenzo Lapponi. Quest’ultimo era chirurgo al Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina. Tale Movimento costituiva una formazione di sinistra dei cattolici italiani.<a title="" href="#_ftn33"><span style="color: #000000;">[33]</span></a> Divenne poi Partito Cristiano Sociale. I suoi membri cominciarono a riunirsi in clandestinità e ad attivare azioni resistenziali specie nel Lazio e in Toscana.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Il rastrellamento del 16 ottobre 1943 </i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il 16 ottobre del 1943, intorno alle 5,30, ebbe inizio il rastrellamento degli ebrei in più quartieri di Roma. Anche nell’area dell’antico Ghetto si verificarono dinamiche disumane. Il dott. Sacerdoti fu subito informato da un frate della Comunità: “Dottore venga, stanno portando via gli ebrei”. Dalle finestre del nosocomio fu possibile vedere sia un soldato tedesco che trascinava un ragazzo, sia gruppi di ebrei che erano spinti a forza verso dei camion che Sacerdoti considerò ‘strani’. Erano infatti coperti da un telone grigio che non consentiva di vedere all’interno. Gli arrestati erano soprattutto bambini, donne e anziani. Giovani e adulti erano fuggiti nella convinzione che i tedeschi cercassero solo gli uomini. Non fu così. Vennero deportate intere famiglie. Anche neonati.<br />
Quelli che si salvarono caddero in tempi successivi nella rete degli arresti a causa dei delatori. Ormai la notizia del rastrellamento in corso si era diffusa. Per tale motivo più ebrei telefonarono ad altri correligionari per avvisare del dramma in atto. Ebbe inizio in tal modo la ricerca disperata di un rifugio.<br />
Diversi perseguitati che conoscevano il dott. Sacerdoti corsero verso il nosocomio. Chiesero aiuto. Erano circa 27. Trovarono protezione insieme ad altri ricercati che si presentarono nelle stesse ore e in momenti successivi.<a title="" href="#_ftn34"><span style="color: #000000;">[34]</span></a> L’intera manovra di accoglienza ricevette l’appoggio concreto dei frati del nosocomio. Occorre ricordare al riguardo che, in quel periodo, il complesso dell’ospedale tiberino dei Fatebenefratelli accoglieva, oltre all’area dei servizi sanitari, anche la curia generale dei frati, quella provinciale, la sede dei novizi e il polo per la formazione infermieristica.<a title="" href="#_ftn35"><span style="color: #000000;">[35]</span></a> Si attivò quindi un movimento di solidarietà che si aggiunse alle attività istituzionali e a quelle religiose, e che comportò &#8211; oltre ai rischi &#8211; anche la necessità di provvedere a un supporto per le esigenze primarie.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>L’irruzione dei tedeschi </i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il movimento frenetico di persone in fuga non passò comunque inosservato. Per questo motivo, soldati della <em>Wehrmacht </em>con un proprio medico<em>,</em> poco dopo la razzìa, si presentarono all’improvviso per ispezionare i diversi locali del Fatebenefratelli. In tale occasione, il prof. Borromeo fece riunire gli ebrei in una corsia che era stata ricavata utilizzando l’area della sala Assunta vicina all’altare. Venne detto che in tale ambiente, che una grande vetrata separava da altre file di letti, c’erano i pazienti colpiti da un morbo di tipo neurodegenerativo e molto contagioso. Tutto era stato inventato dal primario. Quest’ultimo descrisse i caratteri del morbo ai militari che, alla fine, non procedettero a ulteriori riscontri. Cessato il pericolo, cominciò a girare una battuta (ideata probabilmente dallo stesso dott. Sacerdoti): erano stati salvati i ‘malati’ affetti dal ‘morbo di K’. In questo caso, ‘K’ stava a indicare Kesserling.<a title="" href="#_ftn36"><span style="color: #000000;">[36]</span></a> Nell’intervista, Sacerdoti fornì una serie di dettagli.<br />
1) Raccontò che il riferimento al &#8216;morbo di K&#8217; non venne usato solo per gli ebrei ma per chiunque era in fuga da tedeschi e fascisti.<br />
2) Ricordò il pericolo che gravò sull’ospedale israelitico (posizionato sull’Isola Tiberina), e la figura dell’infermiera Teodora (Dora) Focaroli. Quest’ultima affrontò con molto coraggio il dramma del 16 ottobre 1943.<a title="" href="#_ftn37"><span style="color: #000000;">[37]</span></a> Alcuni infermi ebrei trovarono accoglienza al Fatebenefratelli. Altri vennero accompagnati all’ospedale Littorio (attuale San Camillo). Gli anziani della casa di riposo furono nascosti in una torre inserita nel complesso che accoglieva anche l’ospedale israelitico.<br />
Dopo il 16 ottobre 1943, Sacerdoti, che viveva in un appartamento vicino all’Isola Tiberina, si trasferì nel nosocomio. I frati gli assegnarono una stanza ove dormiva anche il medico dott. Giuseppe Rizzi. È da ricordare inoltre il fatto che il dott. Sacerdoti fu chiamato anche a curare gli ebrei rimasti nascosti nell’edificio che accoglieva l’ospedale israelitico. I medici che vi lavoravano erano stati costretti a nascondersi altrove.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Le vicende del 1944</i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Pure nei mesi del 1944 l’ospedale tiberino dei Fatebenefratelli continuò a rimanere un luogo di rifugio. Il dott. Sacerdoti ricorda la partigiana dei GAP Carla Capponi.<a title="" href="#_ftn38"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[38]</sup></sup></span></a> Quest’ultima fu ricoverata per qualche tempo nel nosocomio dopo l’attentato di via Rasella (23 marzo) e il successivo eccidio delle Cave Ardeatine (24 marzo). Alla fine del mese di maggio 1944, un’irruzione tedesca mise a rischio gli ebrei nascosti nel centro ospedaliero. In tale ora drammatica, i frati riuscirono a buttare nel Tevere i pezzi della radio ricetrasmittente usata dai partigiani per i collegamenti con le forze alleate. Conclusa l’operazione nessun ebreo venne individuato.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Dopo la liberazione di Roma</i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nella giornata del 4 giugno 1944 il dott. Sacerdoti si trovava nella farmacia del dott. Giovanni Amoroso. Vi era stato assegnato dal servizio medico della Resistenza. In quel giorno le prime truppe alleate fecero ingresso a Roma. Nell’intervista ricorda un fatto: malgrado il ribaltamento della situazione militare all’interno dell’Urbe, alcuni fascisti continuarono a sparare dall’Aventino. Ci fu qualche ferito. Comunque, la situazione venne presto riequilibrata. Nel dopoguerra il dott. Sacerdoti si mise alla ricerca dei propri cari (passò per Tolentino, Macerata…). Alla fine, li ritrovò. Anche loro si erano rifugiati fuori Ancona per non essere catturati dai nazi-fascisti. In questi anni il dott. Sacerdoti ebbe modo di conoscere e di curare anche alcuni ebrei che erano sopravvissuti ai campi di sterminio. Erano rimasti in pochi. Uno morì a Roma per tifo. Un altro cadde in depressione. Una donna, pur avendo subìto degli esperimenti nazisti sul proprio corpo, riuscì a diventare madre. L’attività di medico di famiglia del dott. Sacerdoti venne svolta in un ambulatorio che si trovava in via Catalana 10. L’impegno professionale presso l’ospedale Fatebenefratelli durò fino al 1950. In seguito, con il ritorno di diversi medici al nosocomio, il dott. Sacerdoti lavorò con il dott. Giuseppe Rizzi in un ambulatorio territoriale alla Garbatella. Disponeva anche di un apparecchio radiologico e di un laboratorio analisi.<br />
Tale scelta rispondeva a un certo suo ‘spirito indipendente’ (non si inserì nel sistema mutualistico), ma anche al desiderio di essere operativo in territori ancora non urbanizzati, ove la popolazione era numerosa. In zona si trovavano anche dei pastori. Pur trascorrendo il tempo, le persone che il dott. Sacerdoti aveva contribuito a proteggere con l’aiuto dei frati del Fatebenefratelli non lo dimenticarono. Ne è prova il fatto che Luciana e Claudio Tedesco fecero piantare in Israele dieci alberi in suo onore a memoria dell’aiuto prestato da Sacerdoti alla loro famiglia durante le persecuzioni razziali.<a title="" href="#_ftn39"><span style="color: #000000;">[39]</span></a><br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;">Alcune sottolineature</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Vittorio Sacerdoti è deceduto il 3 agosto del 2005, all&#8217;età di 90 anni. È stato seppellito nel cimitero ebraico di Ancona. La Comunità ebraica di Roma lo continua a ricordare con gratitudine per la generosità con la quale ha prestato la sua opera di medico, per l’attività antifascista, e per aver salvato la vita a più ebrei nel 1943-1944. Ad esempio, ha scritto di lui Mario Mari: “Vittorio Sacerdoti per noi era semplicemente Vittorio. Amico di famiglia da una vita, da buon ebreo è stato anche padrino di battesimo di mio nipote. Caro Vittorio, semplice come l’acqua, disponibile verso ogni condizione sociale, mi sei stato esempio di riferimento”.<a title="" href="#_ftn40"><span style="color: #000000;">[40]</span></a><br />
Di lui è simpatico accennare anche a quella leggera venatura umoristica che mantenne pure in ore tristi. Nell’intervista del 1998, ad esempio, ricordò un dettaglio: le analisi delle urine di Pio XII [41] erano effettuate nel laboratorio del Fatebenefratelli (se ne occupava direttamente il primario). In quel caso, sulla fialetta, l’etichetta non riportava il nome e cognome del paziente ma solo l’espressione <em>Pastor Angelicus</em>.<br />
Oltre a questo aspetto esiste, ancora, un dato storico non debole. Nell’intervista il dott. Sacerdoti ha ricordato la presenza al Fatebenefratelli di due personaggi: il conte Dalla Torre e l’oculista Galeazzi Lisi.<br />
Giuseppe Dalla Torre fu chiamato nel 1920 alla direzione dell’<em>Osservatore Romano</em>. Nel <a title="1934" href="https://it.wikipedia.org/wiki/1934"><span style="color: #000000;">1934</span></a> affidò al giovane <a title="Guido Gonella" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_Gonella"><span style="color: #000000;">Guido Gonella [42]</span></a> una rubrica di commento della politica internazionale: nacquero così gli <em>Acta Diurna</em>. [43] La presenza di Dalla Torre al Fatebenefratelli, confermata due volte dal dott. Sacerdoti, aiuta a evidenziare un dato non secondario: il Vaticano poteva conoscere alcune manovre alleate e taluni dati sulle operazioni tedesche grazie anche a coloro che, dentro il Fatebenefratelli usavano la radio ricetrasmittente. Dalla Torre, in pratica, acquisiva notizie dai resistenti e le trasmetteva a Pio XII e a Guido Gonella.<br />
Ma c’è di più. Anche Riccardo Galeazzi Risi non è una figura anonima. Era il medico personale del Papa.<a title="" href="#_ftn44"><span style="color: #000000;">[44]</span></a> Questo significa che ogni informazione che Galeazzi ascoltava dai resistenti presenti al Fatebenefratelli arrivava poi in tempi rapidi al Pontefice.<br />
Tutto questo, a cui si aggiunge il fatto che il Vicario del Papa per la Diocesi di Roma era protettore dell’Ordine di San Giovanni di Dio, e carissimo amico di Pio XII (si davano del tu)<a title="" href="#_ftn45"><span style="color: #000000;">[45]</span></a>, avvalora un ulteriore elemento: Pacelli sapeva delle attività che si svolgevano al Fatebenefratelli, le sosteneva, le seguiva attraverso propri fiduciari, e &#8211; tramite collaboratori &#8211; partecipava all’erogazione di generi di prima necessità. Tutto questo avveniva a poca distanza dai centri di comando tedeschi, dalle sedi del Fascio, dai luoghi ove operavano i collaborazionisti, e dalle zone che furono il luogo di crudeli persecuzioni.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><i>Qualche nota di sintesi</i></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L’attenzione rivolta alla figura del dott. Vittorio Emanuele Sacerdoti rimane a tutt’oggi significativa perché fornisce una serie di dati che fanno meglio comprendere alcune dinamiche. Da una parte questo medico fu testimone delle discriminazioni razziali e delle persecuzioni (rastrellamento del 16 ottobre 1943).<br />
Dall’altra, nell’intervista del 1998, egli sottolinea due volte che nel periodo di Roma ‘città aperta’ non si aveva notizia degli stermini che si stavano realizzando nell’Est. Tutto questo attesta l’esistere di un clima di incertezza che si accentuava con le notizie fornite dagli uffici propaganda degli opposti eserciti. Malgrado ciò, egli conferma l’opera svolta da una rete di solidarietà che unì tra loro cattolici ed ebrei e che rimane un segno di luce in un contesto di drammi e di rovine.</span></p>
<p><strong><em>Ringraziamenti</em></strong><br />
Dott.ssa Laura Brazzo, Responsabile dell’Archivio Storico della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC; Milano). Dott.ssa Giulia Mannelli, Responsabile della Biblioteca della Fondazione Basso (Roma). USC <i>Shoah Foundation</i> (Los Angeles).</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">♦</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Note<br />
</em></strong><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref1"><span style="color: #000000;">[1]</span></a> Shoah Foundation Institute (Los Angeles), testimony of Vittorio Emanuele Sacerdoti. Oral History. VHA Interview Code: 41839. 15 maggio 1998. Intervistatrice: Elisabeth Levy Picard. Durata: 02:53:25.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref2"><span style="color: #000000;">[2]</span></a> Rodolfo Sacerdoti, nato a Modena l’11 giugno 1881. Era commerciante all’ingrosso di carboni. Celeste Dolce Almagià, nata ad Ancona il 26 agosto 1884. Il loro matrimonio venne combinato a Roma da alcuni parenti residenti nell’Urbe.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref3"><span style="color: #000000;">[3]</span></a> In ordine cronologico (dal più grande al più piccolo): Sara, Enzo, Vittorio Emanuele, Cesarina.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref4"><span style="color: #000000;">[4]</span></a> Haim Ben Yosef Rosenberg (Rosemberg; 1876-1938). Rav di Ancona dal settembre 1909 fino alla morte. Dal 1941 al 1943 fu rabbino capo di Ancona Elio Toaff (1915-2015).</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref5"><span style="color: #000000;">[5]</span></a> Piazza Altamura 14, Ancona.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref6"><span style="color: #000000;">[6]</span></a> Bombi divenne anche direttore del Centro Trasfusionale A.V.I.S. di Ancona.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref7"><span style="color: #000000;">[7]</span></a> Marco Almagià (1877-1969). Diversi membri della famiglia Almagià, nel periodo delle persecuzioni anti ebraiche, furono accolti al Fatebenefratelli. Cf al riguardo la testimonianza della figlia (Luisa) di Marco Almagià: ACDEC, Intervista di Manoela Menasci a Luisa Almagià, Roma 6 dicembre 1997. Seconda cassetta in particolare.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref8"><span style="color: #000000;">[8]</span></a> Giovanni Borromeo (1898-1961). Primario ospedaliero. Antifascista. Dichiarato ‘Giusto tra le Nazioni’. Medaglia d’argento al valor militare.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref9"><span style="color: #000000;">[9]</span></a> Lorenzo Lapponi nacque a Roma il 16 gennaio 1912. Abilitato nel 1935 come medico chirurgo alla Regia Università di Genova. Divenne tenente nel corpo sanitario degli ufficiali generali del corpo d’armata. Nel 1954 fu tra i fondatori dell’Associazione Italiana dei Centri Trasfusionali. Morì nel 1964.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref10"><span style="color: #000000;">[10]</span></a> Paolo Santambrogio, primario analista dell&#8217;Ospedale Fatebenefratelli di Roma.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref11"><span style="color: #000000;">[11]</span></a> Bernardino Masci (1888-1944). Aveva come aiuti i dottori Gaspare Capparoni e Carlo Petacci. Cf anche: M. Mazzoni, Al servizio della vita umana, in: ‘Notizie dalla Delfico’, n. 5, Biblioteca Provinciale ‘Melchiorre Dèlfico’, Teramo, 3 febbraio 2007, pp. 36-38. In questo articolo è anche delineata l’organizzazione interna dell’ospedale dei Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref12"><span style="color: #000000;">[12]</span></a> Riccardo Galeazzi Risi (1891-1968).</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref13"><span style="color: #000000;">[13]</span></a> Alfredo Calò. Istituto di Patologia Speciale della Regia Università di Roma.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref14"><span style="color: #000000;">[14]</span></a> Israel Anton Zoller (1881-1956).</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref15"><span style="color: #000000;">[15]</span></a> L’area dell’antico Ghetto e Trastevere.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref16"><span style="color: #000000;">[16]</span></a> Alcuni delatori erano ebrei. Al riguardo si ricorda Celeste Di Porto (1925-1981), residente in via della Reginella 2, legata a Vincenzo Antonelli (banda Pollastrini e Bardi). Era solita operare tra l’area dell’antico Ghetto e i quartieri limitrofi. Altra persona pericolosa fu Enrica Di Porto, detta Erichetta l’incipriata, amante di Domenico Di Meo.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref17"><span style="color: #000000;">[17]</span></a> Gli ebrei a Roma: occupazione, resistenza, accoglienza e delazioni (1943-1944), a cura di S. Haia Antonucci e C. Procaccia, Viella, Roma 2017.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref18"><span style="color: #000000;">[18]</span></a> Vincenzo Fioritto (1921-1943), studente universitario, sottotenente del IV° Reggimento carristi. Medaglia d’Oro al Valor Militare.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref19"><span style="color: #000000;">[19]</span></a> Il nominativo di questo medico non è noto, ma non è difficile fare delle ipotesi attendibili.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref20"><span style="color: #000000;">[20]</span></a> A Napoli la popolazione si sollevò dal 27 al 30 settembre 1943.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref21"><span style="color: #000000;">[21]</span></a> Fra Maurizio (al secolo: Stanislao) Bialek (1912-2009). Polacco. Economo dell’Ospedale dell’Ordine del Fatebenefratelli, Isola Tiberina (Roma). Medaglia d’argento al valor militare (1946).</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref22"><span style="color: #000000;">[22]</span></a> Sabato Martelli Castaldi (1896-1944). Ucciso poi alle Cave Ardeatine.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref23"><span style="color: #000000;">[23]</span></a> Roberto Lordi (1894-1944). Ucciso poi alle Cave Ardeatine.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref24"><span style="color: #000000;">[24]</span></a> Edoardo Volterra (1904-1984). I suoi genitori furono Vito e Virginia Almagià.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref25"><span style="color: #000000;">[25]</span></a> Fu capo di zona militare nella regione dei Castelli romani, ove organizzò bande armate e piccoli Comitati di resistenza contro i tedeschi. Fu denunciato da una spia e ricercato dalle polizie tedesca e fascista.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref26"><span style="color: #000000;">[26]</span></a> Giuseppe Dalla Torre del Tempio di Sanguinetto (1885-1967).</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref27"><span style="color: #000000;">[27]</span></a> Adriano Ossicini (1920-2019).</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref28"><span style="color: #000000;">[28]</span></a> Cesare Ossicini (1884-1935): avvocato, fondatore con don Sturzo del Partito Popolare. Dirigente dell’Azione Cattolica. Cofondatore e poi presidente della Federazione delle Associazioni Sportive Cattoliche, in seno alla quale nel 1916 nacque l’ASCI, di cui fu il primo Vice Commissario Centrale. Morì assistito dal dott. Giovanni Borromeo.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref29"><span style="color: #000000;">[29]</span></a> Fondato nel 1941. Cf anche: V. Tedesco, Il contributo di Roma e della provincia nella lotta di liberazione, Amministrazione Provinciale di Roma, Roma 1967, p. 53 e p. 262.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref30"><span style="color: #000000;">[30]</span></a> Silvestra Tea Sesini (1887-1960).</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref31"><span style="color: #000000;">[31]</span></a> Gerardo Bruni (1896-1975). Fu l&#8217;unico rappresentante del Partito Cristiano Sociale nell&#8217;Assemblea Costituente della Repubblica Italiana.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref32"><span style="color: #000000;">[32]</span></a> Anna Maria Enriques Agnoletti (1907-1944). Partigiana. Fucilata dai nazisti. Insignita di medaglia d&#8217;oro al valor militare alla memoria.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref33"><span style="color: #000000;">[33]</span></a> Cf anche: R. Vommaro, La resistenza dei Cattolici a Roma (1943-1944), Odradek, Roma 2009, p. 77.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref34"><span style="color: #000000;">[34]</span></a> Si arrivò a una cinquantina di ebrei. In realtà il numero delle persone nascoste è superiore se si considera il fatto che molti perseguitati usarono il Fatebenefratelli come tappa intermedia. Adriano Ossicini redasse, in tempi successivi, un elenco degli ebrei registrati come degenti: 62 tra uomini, donne e alcuni bambini. Sei furono registrati due volte, perché rientrarono. Cf A. Ossicini, Un’isola sul Tevere. Il fascismo al di là del ponte, Editori Riuniti, Roma 1999, pp. 219-222. Anche il dott. Sacerdoti, nell’intervista del 1988, fa riferimento a ebrei che uscivano e che poi tornavano.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref35"><span style="color: #000000;">[35]</span></a> I Fatebenefratelli cominciarono a sostenere in Italia la formazione infermieristica dal 1853.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref36"><span style="color: #000000;">[36]</span></a> Albert Konrad Kesselring (1885-1960). Feldmaresciallo. Dall&#8217;estate 1943 ebbe il comando di tutte le forze tedesche in Italia. Il riferimento alla lettera K poteva avere più significati. Sul piano strettamente medico: morbo di Koch (tubercolosi), morbo di Krebs (problemi di metabolismo), et al.<br />
<a title="" href="#_ftnref37"><span style="color: #000000;">[37]</span></a> F. Giansoldati, Dora Focaroli, l’infermiera che ha salvato decine di ebrei all’Isola Tiberina, in Il Messaggero, lunedì 27 maggio 2019.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref38"><span style="color: #000000;">[38]</span></a> Carla Capponi (1918-2000). Esponente dei Gruppi Armati Proletari (G.A.P.). Medaglia d’oro al valor militare.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref39"><span style="color: #000000;">[39]</span></a> Si conserva al CDEC di Milano copia della locandina del Keren Kayemeth Leisrael: ‘10 alberi in onore del dott. Vittorio Sacerdoti’.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref40"><span style="color: #000000;">[40]</span></a> Testimonianza di Mario Mari, in: <a href="https://it-it.facebook.com/groups/romacittaaperta/"><span style="color: #000000;">https://it-it.facebook.com/groups/romacittaaperta/</span></a>. 21 novembre 2019.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref41"><span style="color: #000000;">[41]</span></a> Pio XII: nato nel 1876 (Eugenio Pacelli). Pontefice dal 2 marzo <a title="1939" href="https://it.wikipedia.org/wiki/1939"><span style="color: #000000;">1939</span></a> al 9 ottobre <a title="1958" href="https://it.wikipedia.org/wiki/1958"><span style="color: #000000;">1958</span></a> (anno della morte).</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref42"><span style="color: #000000;">[42]</span></a> Guido Gonella (1905-1982).</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref43"><span style="color: #000000;">[43]</span></a> Acta Diurna: rubrica di informazione su fatti internazionali.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref44"><span style="color: #000000;">[44]</span></a> Il fratello, Enrico Pietro Galeazzi (1896-1986), ebbe da Pio XII il titolo di architetto dei sacri palazzi apostolici e le cariche di direttore generale dei servizi tecnici e di quelli economici.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref45"><span style="color: #000000;">[45]</span></a> Cardinale Francesco Marchetti Selvaggiani (1871- 1951).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b> </b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #808080;"><em>Per saperne di più</em></span></strong><br />
<span style="color: #000000;">AA.VV., <em>Roma durante l’occupazione nazifascista. Percorsi di ricerca</em>, Franco Angeli, Milano 2009.<br />
P.L. Guiducci, <em>Il III Reich contro Pio XII. Papa Pacelli nei documenti nazisti</em>, San Paolo, Cinisello Balsamo 2013.<br />
G. Micheli, <em>L’Isola Tiberina e i Fatebenefratelli</em>, CENS, Milano 1995.<br />
A. Ossicini, <em>Il Fascismo al di là del ponte</em>, in: AA.VV., <em>‘Chiesa, mondo cattolico e società civile durante la Resistenza’</em>, Edizioni di Storia e Letteratura, volume 12 della collana ‘Ricerche per la storia religiosa di Roma’, Roma 2009, pp. 133-150.<br />
V. Sacerdoti, <i>intervista rilasciata alla redazione del quotidiano ‘La</i> <i>Repubblica’</i>, 16 ottobre 2004.<br />
R. Vommaro, <em>La Resistenza dei cattolici a Roma (1943-1944),<b> </b></em>Odradek, Roma 2009.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></p>
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<p style="text-align: justify;"><strong><em><span style="color: #808080;"> </span></em></strong></p>
<div style="text-align: justify;"></div>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
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		<title>NAZISTI, EBREI E LA COMUNITÀ DEI FATEBENEFRATELLI</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jan 2020 07:55:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Pier Luigi Guiducci - Durante l’occupazione tedesca di Roma l’ospedale dei Fatebenefratelli divenne un riferimento chiave per gli ebrei in fuga e per la Resistenza.   Nei mesi dell’occupazione tedesca di Roma (1943-1944) si riuscì ad attivare una rete di protezione degli ebrei perseguitati e di altre persone ricercate &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="right"><i>di Pier Luigi Guiducci -</i></p>
<p style="text-align: justify;" align="right"><em><strong>Durante l’occupazione tedesca di Roma l’ospedale dei Fatebenefratelli divenne un riferimento chiave per gli ebrei in fuga e per la Resistenza.</strong></em></p>
<p align="right"><i> </i></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nei mesi dell’occupazione tedesca di Roma (1943-1944) si riuscì ad attivare una rete di protezione degli ebrei perseguitati e di altre persone ricercate dai nazi-fascisti. Su questo fatto gli storici hanno potuto ricostruire varie dinamiche.<a title="" href="#_ftn1"><span style="color: #000000;">[1]</span></a> Inoltre, più Istituzioni scientifiche (USC Shoah Foundation, CDEC di Milano, Dipartimento Cultura della CER di Roma…) hanno promosso molteplici interviste per conservare la memoria delle violenze, dei rastrellamenti, degli eccidi e delle deportazioni.<a title="" href="#_ftn2"><span style="color: #000000;">[2]</span></a> Oggi, i testimoni romani di un tempo sono deceduti. Questo, però, non deve essere un motivo per abbandonare un impegno chiave: quello di trasmettere il ricordo delle tragedie e di consegnare alle nuove generazioni un messaggio di pace e di fraternità.<a title="" href="#_ftn3"><span style="color: #000000;">[3]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>I Fatebenefratelli sull’Isola Tiberina </b></span></h3>
<div id="attachment_9155" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2019/12/Immagine2.png"><img class="size-thumbnail wp-image-9155" alt="L'ospedale dei Fatebenefratelli nel 1934" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2019/12/Immagine2-150x150.png" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>L&#8217;ospedale dei Fatebenefratelli nel 1934</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Tra coloro che maggiormente s’impegnarono a nascondere ebrei in fuga si collocano i frati che operavano nell’ospedale dei Fatebenefratelli di Roma, sull’Isola Tiberina. Nel 1943 i professi (avevano emesso i voti) erano 33. Di questi, otto erano stranieri: due polacchi, due spagnoli, un irlandese, un austriaco, un bavarese, un portoghese. C’erano poi cinque novizi e sei postulanti.<br />
Con riferimento a questo nosocomio possono essere utili alcuni cenni storici. Nel 1930 il superiore generale, lo spagnolo fra Faustino Calvo<a title="" href="#_ftn4"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[4]</sup></sup></span></a>, ricevette aiuti dalle province dell’Ordine per ristrutturare il nosocomio. Lasciò immutate, per il valore storico, solo la chiesa e la sala Assunta. Il rimanente venne ricostruito. Gli spazi aumentarono grazie all’acquisto e alla demolizione dei modesti edifici adiacenti.<br />
In tale iniziativa fra Calvo ricevette il sostegno di Pio XI (Papa Ratti). Questi, nell’udienza<a title="" href="#_ftn5"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[5]</sup></sup></span></a> del 24 maggio 1930 si complimentò per la decisione di dare un volto nuovo all’ospedale Tiberino. Auspicò inoltre che divenisse un modello d’avanguardia per tutto l’Ordine unendo tra loro “carità antica e mezzi modernissimi”. Dopo quattro anni di lavori, seguiti dal priore fra Leonardo Ilundáin Sagüés<a title="" href="#_ftn6"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[6]</sup></sup></span></a> e dal provinciale fra Camillo Viglione<a title="" href="#_ftn7"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[7]</sup></sup></span></a>, il nuovo ospedale venne inaugurato il 3 aprile 1934.<br />
Dopo i lavori, i posti letto erano saliti a 350: parte in corsie, di cui la sola vasta era la sala Assunta con 41 letti di medicina (divisi a metà da una vetrata), e parte in camere per solventi. L’ospedale disponeva inoltre dei servizi di radiologia e di pronto soccorso, di diversi ambulatori e di una Scuola per Infermieri, autorizzata appositamente dal Governo per i religiosi, perché in quel tempo in Italia tali centri didattici accettavano solo donne.<a title="" href="#_ftn8"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[8]</sup></sup></span></a><br />
Le strutture rispettavano i migliori standard. Si cercavano adesso dei professionisti validi, capaci di utilizzarle al meglio. A priore della Comunità dell’Isola era stato eletto dal capitolo generale fra Faustino Giulini.<a title="" href="#_ftn9"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[9]</sup></sup></span></a> Questi, si affrettò a completare l’organico.<br />
Nella prima riunione con i frati della Comunità (27 aprile 1934), fra Giulini comunicò i risultati di un concorso per primario medico. In tale occasione venne approvata la nomina del dott. Giovanni Borromeo. Da questo momento ebbe inizio una feconda intesa operativa tra il sanitario e i membri dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Il contributo dei laici: Giovanni Borromeo</b></span></h3>
<div id="attachment_9159" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2019/12/Immagine6.png"><img class="size-thumbnail wp-image-9159" alt="Il dottor Giovanni Borromeo" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2019/12/Immagine6-150x150.png" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Il dottor Giovanni Borromeo</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il dottor Giovanni Borromeo<a title="" href="#_ftn10"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[10]</sup></sup></span></a>, nato a Roma il 15 dicembre 1898, proveniva da una famiglia profondamente cattolica. Il nonno Ercole (medico)<a title="" href="#_ftn11"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[11]</sup></sup></span></a>, nato nel 1854, si era arruolato volontario tra le truppe del generale Nicolas Oudinot per liberare Roma nel 1849, così da consentire al Papa di far ritorno nell’Urbe.<br />
Il padre Pietro era medico (nato nel 1869), fu eletto deputato in Parlamento nelle file del Partito Popolare Italiano (fondato da don Luigi Sturzo ed altri nel 1919). Giovanni s’iscrisse nel 1916 a medicina. Però, già nel mese di dicembre, dovette raggiungere il fronte. Fu decorato con medaglia di bronzo al valor militare. Nel 1922 si laureò con il massimo dei voti. A Roma iniziò il suo cursus professionale negli ‘Ospedali Riuniti’. Arrivò presto a ricoprire il ruolo di ‘aiuto’. Vinse nel 1931 il concorso per ‘primario’. Per accedere a tale livello era obbligatoria l’iscrizione al partito nazionale fascista. Egli preferì rimanere ‘aiuto’. Sperando in seguito in una maggiore tolleranza, Giovanni, nel 1934, si presentò di nuovo al concorso. Lo vinse. Ma nuovamente gli venne chiesto il possesso della tessera del partito fascista. E lui rinunciò.<br />
Decise allora di partecipare al concorso bandito il 18 marzo 1934 dall’ospedale dei Fatebenefratelli per il posto di ‘primario medico’, lasciato libero dal dott. Giuseppe Proli.<a title="" href="#_ftn12"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[12]</sup></sup></span></a> Nella riunione dei frati del 10 giugno 1934, fu discusso su chi scegliere come ‘aiuto’ del dott. Borromeo. Ci si orientò alla fine per il dott. Marco Marini.<a title="" href="#_ftn13"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[13]</sup></sup></span></a> Si legge al riguardo nel verbale che i suoi “titoli sono stati esaminati dal nostro Direttore Sanitario dott. Alfredo Ramoni e dal dottor Borromeo, i quali hanno dato parere favorevole”. Borromeo sostenne attivamente il completamento delle attrezzature del nosocomio.<a title="" href="#_ftn14"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[14]</sup></sup></span></a> E si distinse per le capacità diagnostiche. Attestò al riguardo il prof. Filippo Rocchi<a title="" href="#_ftn15"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[15]</sup></sup></span></a> che, in situazioni incerte, il primario non cessava di studiare il caso clinico fino a quando arrivava a conclusioni basate su prolungate indagini.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>La figura di fra Maurizio Bialek</b></span></h3>
<div id="attachment_9156" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2019/12/Immagine3.png"><img class="size-thumbnail wp-image-9156" alt="Frate Maurizio Bialek nel 1947" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2019/12/Immagine3-150x150.png" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Frate Maurizio Bialek nel 1947</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Oltre i superiori che operarono attivamente nell’ospedale dell’Isola Tiberina, ci fu anche un non debole numero di frati che ricoprivano più ruoli: cappellani, medici, infermieri, farmacisti, operatori di supporto a diverso livello. Tra queste persone, occorre ricordare la figura di un giovane polacco. Si tratta di fra Maurizio Bialek, responsabile dell’ufficio economato.<a title="" href="#_ftn16"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[16]</sup></sup></span></a> Nato in Polonia il 27 settembre 1912 (frazione Zajaczkow, municipio di Mniszków, provincia di Łódź) emise i voti semplici il 24 settembre 1931. Arrivò a Roma il 3 gennaio 1936.<a title="" href="#_ftn17"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[17]</sup></sup></span></a> Nell’Urbe, professò i voti solenni il 29 settembre 1936. Rimase nella Comunità tiberina fino al 6 luglio 1959. Fu poi trasferito alla sede di Napoli.<a title="" href="#_ftn18"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[18]</sup></sup></span></a> Ottenne anche la cittadinanza italiana (14 febbraio 1957). Morì a Roma il 20 novembre 2009. Quando Bialek si inserì nella Comunità dell’Urbe dimostrò di essere una persona dinamica. Pronta al sorriso. Facile all’ironia. Parlava perfettamente l’italiano. La sintonìa con i frati fu immediata. I suoi interventi erano ascoltati e riuscivano ad influire sulle decisioni della Comunità.<br />
Per comprendere ciò, va precisato un punto. In quel momento non era presente un priore effettivo. Infatti, fra Faustino Giulini, alla fine del 1936, era stato trasferito come superiore alla Farmacia Vaticana. A quel punto, il superiore generale, fra Narciso Durchschein<a title="" href="#_ftn19"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[19]</sup></sup></span></a>, di origine tedesca (Baviera), aveva preferito &#8211; fino alla convocazione del nuovo capitolo generale &#8211; non nominare un priore. E si era assegnato tale titolo in modo formale, come risulta dai verbali di Comunità. La gestione pratica dell’ospedale rimaneva affidata a un frate vicario. Per tale<i> </i>compito scelse il suo consigliere fra Leonardo Ilundáin Sagüés.<a title="" href="#_ftn20"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[20]</sup></sup></span></a> Questi, era una persona mite. Interagì molto bene con fra Maurizio Bialek.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>La guerra civile spagnola </b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dal luglio del 1936 all’aprile 1939 la Spagna fu devastata da una guerra civile che vide contrapposti tra loro due fronti. Da una parte c’erano i <a title="Nazionalismo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Nazionalismo"><span style="color: #000000;">nazionalisti</span></a>, autori di un colpo di Stato ai danni della Repubblica. Dall’altra, combattevano i repubblicani, composti da truppe fedeli al governo in carica, guidato dal <a title="Fronte Popolare (Spagna)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Fronte_Popolare_(Spagna)"><span style="color: #000000;">Fronte Popolare</span></a> di ispirazione <a title="Marxismo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Marxismo"><span style="color: #000000;">marxista</span></a>. Durante tale conflitto, la parte più anarchica del Fronte Popolare attivò delle durissime persecuzioni contro i cattolici, uccidendo membri della gerarchia ecclesiastica, esponenti del clero, religiosi, e laici (migliaia di morti). Tale vicenda spiega perché diversi consacrati cercarono rifugio in Italia, spingendosi fino a Roma. Tra questi perseguitati ci fu chi trovò accoglienza anche nell’ospedale dei Fatebenefratelli all’Isola Tiberina.<a title="" href="#_ftn21"><span style="color: #000000;">[21]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Le leggi razziali in Italia</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In Italia, negli ospedali (e in tutta la pubblica amministrazione) il personale aveva l’obbligo di essere iscritto al partito nazionale fascista. Nel complesso tiberino dei Fatebenefratelli la situazione fu diversa. Il nosocomio, per norma concordataria, era considerato una struttura privata, non sottoposta a vincoli pubblici o statali. Da qui, una relativa tolleranza delle autorità fasciste. Inoltre, i frati non sostenevano le dottrine fasciste e naziste. Grazie a tale situazione, il dott. Borromeo (cattolico liberale) e i suoi colleghi furono liberi di esprimere le proprie convinzioni, le idee politiche. Potevano così far conoscere critiche alle stesse normative in vigore. In particolare, Borromeo (e il personale del nosocomio) considerava assurde le leggi razziali del 1938.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Ulteriori vicende ospedaliere</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel 1939 i Fatebenefratelli acquistarono dagli eredi dell’on. Carlo Roncoroni una tenuta agricola con villa padronale (detta ‘La Pellegrina’). Posizionata nell’area nord di Roma, si trova lungo la via Cassia. ‘Villa San Pietro’ (l’apostolo è il patrono della provincia religiosa) venne trasformata in casa di riposo per sacerdoti malati ed invalidi. L’antico edificio delle scuderie fu ristrutturato così da diventare un padiglione per accogliere i malati lungodegenti (cronici). Dal 17 novembre 1941 il direttore sanitario di questo centro fu il dott. Borromeo. Tale incarico lo mantenne fino alla morte. Nei diversi anni del suo lavoro poté seguire i progressivi sviluppi dell’opera. Nel 1949 venne avviata la costruzione di un edificio la cui prima ala viene adibita a ricoveri geriatrici.<br />
Nel 1955, trasferiti a Genzano i malati mentali nel nuovo istituto psichiatrico dell’Ordine, la struttura sulla via Cassia fu classificata ospedale generale. Nel 1956 si ultimò il complesso ospedaliero strutturato a monoblocco con pianta ad H.<a title="" href="#_ftn22"><span style="color: #000000;">[22]</span></a> A Villa San Pietro il dott. Borromeo lavorò anche come primario. Ebbe come aiuto il dott. Salvatore Casa. Questi, già nel 1943 lavorava con lui all’Isola Tiberina. La stretta interazione esistente tra gli ospedali San Pietro e Tiberino fu facilitata dal fatto che nel 1942 la curia generalizia dei Fatebenefratelli aveva trasferito alla provincia romana l’intero complesso posto sull’Isola Tiberina. Quest’ultimo, però, tornò alle dipendenze del superiore generale nel 1953.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Il medico ebreo Vittorio Sacerdoti</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel 1941, a seguito di contatti intercorsi tra Borromeo e il suo ex-professore ebreo Marco Almagià<a title="" href="#_ftn23"><span style="color: #000000;">[23]</span></a> (Università ‘La Sapienza’ di Roma), un giovane medico ebreo, il dott. Vittorio Sacerdoti<a title="" href="#_ftn24"><span style="color: #000000;">[24]</span></a>, raggiunse il complesso tiberino dei Fatebenefratelli. Era stato espulso dall’ospedale civile di Ancona.<a title="" href="#_ftn25"><span style="color: #000000;">[25]</span></a> Il nuovo arrivato chiese di poter restare, disposto ad espletare compiti anche generici. Borromeo, al contrario, dette ordine di dargli subito un camice da medico.<a title="" href="#_ftn26"><span style="color: #000000;">[26]</span></a> Sacerdoti si occupò pure degli esami radiologici e del laboratorio analisi. (che allora era al secondo piano). Gli fu poi consegnato un documento di identità falso. Il suo nuovo nome era Vittorio Salviucci.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>L’occupazione tedesca di Roma</b></span></h3>
<div id="attachment_9165" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2019/12/Immagine7.png"><img class="size-thumbnail wp-image-9165" alt="Militari tedeschi a Roma, 1943" src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2019/12/Immagine7-150x150.png" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Militari tedeschi a Roma, 1943</em></p></div>
<p style="text-align: justify;" align="center"><span style="color: #000000;">Dopo il cosiddetto armistizio (resa senza condizioni) tra il Regno del Sud e gli Alleati (8 settembre 1943), i tedeschi invasero l’Italia occupando i centri strategici. Il<i> </i>10 settembre<em> 1943</em>, la zona sud di Roma divenne teatro di uno degli episodi più drammatici della Resistenza: la battaglia di Porta San Paolo. Le forze dei resistenti non riuscirono a fermare l’attacco di due divisioni tedesche. L’Urbe fu occupata (dal 10 settembre 1943 al 4 giugno 1944) dalle formazioni del III Reich, favorite dalla carenza di precise direttive militari da parte dei comandi italiani. In questo periodo i frati dei Fatebenefratelli svolsero un ruolo importante di accoglienza e sostegno. Dopo gli scontri militari a Monterosi, Bracciano, Manziana e nell’area sud di Roma, diversi feriti (in condizioni gravissime) vennero trasportati al pronto soccorso dei Fatebenefratelli. Nel frattempo, alcuni ebrei chiesero aiuto ai frati dell’Isola.<strong> </strong>Ciò si trova attestato anche da uno studio del diacono olandese Dominiek Oversteyns. In pratica, già prima del 16 ottobre 1943 furono presenti nell’ospedale dei Fatebenefratelli di Roma circa 8 ebrei (7 romani + 1 straniero).<a title="" href="#_ftn27"><span style="color: #000000;">[27]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>La protezione dei perseguitati</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In quel tragico periodo, nell’ospedale sull’Isola Tiberina trovarono rifugio, oltre agli ebrei, anche molti antifascisti, e perfino sbandati polacchi e russi. Pietro Scarabotti, addetto alla manutenzione dell’edificio, suggerì ai frati dei possibili nascondigli. Tra questi, uno dei più capienti si trovava sotto la botola d’accesso alle fognature. Il passaggio si trovava nel pavimento della stanza riservata ai malati infettivi (quattro letti), posta dietro l’altare della sala Assunta. La botola venne nascosta con un tappeto. A date ore, su istruzione del loro maestro, fra Clemente Petrillo<a title="" href="#_ftn28"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[28]</sup></sup></span></a>, alcuni aspiranti la sollevavano per consegnare il vitto alle persone nascoste. Ricordava fra Fabiano<a title="" href="#_ftn29"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[29]</sup></sup></span></a>, presente in quel periodo all’Isola come aspirante, che più volte la sorella dell’attore Aldo Fabrizi (la ‘sora Lella’) portava pentoloni di pasta o di minestra per i perseguitati.<a title="" href="#_ftn30"><span style="color: #000000;">[30]<br />
</span></a>Altre persone ottennero rifugio nel nosocomio. Furono ricoverate dal dott. Borromeo con false diagnosi e generalità nelle camere per solventi.<a title="" href="#_ftn31"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[31]</sup></sup></span></a> La loro cartella non era mai lasciata in giro.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Il rastrellamento del 16 ottobre 1943</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A inizio mattina del 16 ottobre 1943 ebbe inizio a Roma una razzìa di ebrei decisa (e duramente sollecitata) da Berlino. Per favorire tale manovra 1500 carabinieri erano stati in precedenza deportati in Germania (7 ottobre 1943). Inoltre, i tedeschi furono avvantaggiati dall’assenza di azioni partigiane<a title="" href="#_ftn32"><span style="color: #000000;">[32]</span></a> e dal precedente silenzio imposto sull’intera operazione. I nazisti, comunque, non furono i soli a tacere sul progetto in preparazione. Anche gli Alleati, decrittando i messaggi dei nemici, erano pienamente informati sulla prossima operazione ma decisero di mantenere una totale linea di silenzio per non far sapere ai loro avversari che potevano seguire ogni mossa del nemico.<br />
In seguito, più testimoni del tempo, hanno riferito sulla terribile vicenda (Settimia Spizzichino, Enza Pignatelli, Vittorio Sacerdoti, Adriano Ossicini<a title="" href="#_ftn33"><span style="color: #000000;">[33]</span></a>, Mario Mieli, Enzo Camerino, Ester Moresco, Lello Di Segni…).<a title="" href="#_ftn34"><span style="color: #000000;">[34]</span></a> I loro racconti sono stati tutti pubblicati.<br />
Sfuggendo all’accerchiamento dei militari, vari ebrei dall’area dell’antico Ghetto riuscirono comunque a salvarsi, anche con l’aiuto di cittadini presenti in quelle ore. Oltrepassato il ponte, si diressero correndo verso l’ospedale dei Fatebenefratelli sapendo di trovare il medico ebreo Sacerdoti, che già conoscevano. Furono subito nascosti con il decisivo intervento dei frati, e di fra Maurizio Bialek in particolare. Mentre il rastrellamento proseguiva, il responsabile della Comunità religiosa avvisò il cardinale protettore dell’Ordine, Francesco Marchetti Selvaggiani.<a title="" href="#_ftn35"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[35]</sup></sup></span></a> Questi, era anche il Vicario del Pontefice nella diocesi di Roma.<br />
Il presule parlò con Pio XII (che approvò e sostenne le azioni umanitarie) e con i suoi più diretti collaboratori (specie mons. Luigi Traglia<a title="" href="#_ftn36"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[36]</sup></sup></span></a>). Furono attivati contatti con organismi religiosi e di assistenza, e con singoli fiduciari (ad esempio il nipote del Pontefice) per azioni da svolgere in modo discreto.<br />
Mentre sul piano ufficiale, il Segretario di Stato vaticano cardinale Luigi Maglione<a title="" href="#_ftn37"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[37]</sup></sup></span></a> interagiva con l’ambasciatore tedesco presso la Santa Sede (Ernst Heinrich von Weizsäcker<a title="" href="#_ftn38"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[38]</sup></sup></span></a>), a livello ufficioso si attivava un’iniziativa. Dopo una riunione tra Pio XII, monsignor Montini e l’avvocato Carlo Pacelli<a title="" href="#_ftn39"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[39]</sup></sup></span></a>, fu preparato il testo di una lettera in tedesco per il comandante militare di Roma, generale Reiner Stahel.<a title="" href="#_ftn40"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[40]</sup></sup></span></a> Si chiedeva di fermare la razzìa per motivi strategici, così da non obbligare il Papa a una pubblica condanna.<br />
Carlo Pacelli consegnò la missiva al vescovo austriaco Alois Hudal.<a title="" href="#_ftn41"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[41]</sup></sup></span></a> Il documento, infatti, doveva apparire come un’iniziativa di quest’ultimo. Hudal firmò. In seguito, il p. Pancrazio Pfeiffer<a title="" href="#_ftn42"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[42]</sup></sup></span></a> consegnò la missiva a Stahel.<a title="" href="#_ftn43"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[43]</sup></sup></span></a> Questi, riuscì a stabilire un contatto telefonico con il capo delle SS Heinrich Himmler.<a title="" href="#_ftn44"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[44]</sup></sup></span></a> Lo convinse, con argomenti di strategia militare, a fermare i rastrellamenti.<a title="" href="#_ftn45"><span style="color: #000000;">[45]</span></a> Con l’ordine di Himmler cessò l’operazione tedesca a Roma. In tal modo, chi non era stato ancora raggiunto dai militari, poté sfuggire alla cattura e fu salvo.<a title="" href="#_ftn46"><span style="color: #000000;">[46]</span></a><br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>L’interazione con il capitano delle SS Dannecker</b></span></h3>
<div id="attachment_9157" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2019/12/Immagine4.png"><img class="size-thumbnail wp-image-9157" alt="Il capitano delle SS Theo Dannecker: guidò la razzia degli ebrei a Roma il 16 ottobre 1943 " src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2019/12/Immagine4-150x150.png" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Il capitano delle SS Theo Dannecker: guidò la razzia degli ebrei a Roma il 16 ottobre 1943</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Cominciò, a questo punto, un’interazione con il fiduciario di Hitler, il capitano Theodor Dannecker.<a title="" href="#_ftn47"><span style="color: #000000;">[47]</span></a> Si tentò di far liberare gli ebrei rinchiusi nel collegio militare di via della Lungara. Questo ufficiale, però, non rispondeva né al generale Albert Kesserling<a title="" href="#_ftn48"><span style="color: #000000;">[48]</span></a>, né a Stahel, né al tenente colonnello Herbert Kappler<a title="" href="#_ftn49"><span style="color: #000000;">[49]</span></a>, né a Eugen Dollmann<a title="" href="#_ftn50"><span style="color: #000000;">[50]</span></a>, né a Rudolf Rahn.<a title="" href="#_ftn51"><span style="color: #000000;">[51]</span></a> Dipendeva infatti dall’Ufficio Centrale per la Sicurezza del Reich.<a title="" href="#_ftn52"><span style="color: #000000;">[52]</span></a> Esisteva poi un’altra realtà. Il Pontefice, come documentato da più ricerche, aveva intorno (proprio all’interno dell’area vaticana) una rete di spionaggio tedesca<a title="" href="#_ftn53"><span style="color: #000000;">[53]</span></a> e fascista (OVRA).<a title="" href="#_ftn54"><span style="color: #000000;">[54]</span></a> Spie erano presenti tra i tecnici della Radio (per bloccare eventuali denunce del Papa), nella redazione dell’Osservatore Romano (per distruggere copie con articoli ostili ai regimi del tempo). La posta era controllata (anche quella trasmessa con valigia diplomatica). Da Forte Bravetta si ascoltavano le comunicazioni della Santa Sede. Inoltre, tutti gli accessi che conducevano ai Palazzi Vaticani erano controllati da tedeschi armati (oltre le postazioni militari dislocate a piazza San Pietro), e servivano autorizzazioni dell’occupante per accedere all’area vaticana<a title="" href="#_ftn55"><span style="color: #000000;">[55].</span></a><br />
Si riuscì comunque a liberare (malgrado la normativa tedesca di guerra) le coppie miste, e i figli di coppie miste. Altri ebrei, con affermazioni non veritiere, riuscirono poi a superare i controlli e a salvarsi. Ma più di mille internati rimasero nel collegio militare di via della Lungara. Fino alla stazione Ostiense, binario 1, si tentò di salvare ancora qualche ebreo.<a title="" href="#_ftn56"><span style="color: #000000;">[56]</span></a><br />
In tale contesto si deve evidenziare un ulteriore dato. Nel periodo successivo al 16 ottobre proseguirono a Roma gli arresti degli ebrei. Ma stavolta le operazioni non furono basate su elenchi forniti ai tedeschi ma sull’apporto offerto da italiani, e soprattutto dai delatori. Per tale motivo si tende a ritenere che gli elenchi in mano ai tedeschi furono probabilmente distrutti. In tal modo si ostacolò la ‘caccia all’ebreo’.<a title="" href="#_ftn57"><span style="color: #000000;">[57]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>La situazione nell’ospedale tiberino dei Fatebenefratelli</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel contesto descritto l’ospedale tiberino dei Fatebenefratelli divenne un riferimento chiave per gli ebrei in fuga. Oggi diversi studi hanno cercato di identificare le persone che vi trovarono protezione. E più nominativi sono stati individuati. Il loro numero non è stato comunque accertato in modo esatto perché vi furono dinamiche diverse. Qualcuno rimase pochi giorni dentro l’edificio. Altri, trovarono protezione per periodi più prolungati. tempo Non mancarono poi i casi di volle uscire (soprattutto per la ricerca dei propri cari) e in seguito rientrò.<br />
Per la professoressa Grazia Loparco<a title="" href="#_ftn58"><span style="color: #000000;">[58]</span></a> il numero dei protetti fu 46.<a title="" href="#_ftn59"><span style="color: #000000;">[59]</span></a> Per il medico Ossicini 61.<a title="" href="#_ftn60"><span style="color: #000000;">[60]</span></a> Per il ricercatore Oversteyns occorre calcolare anche gli ebrei accolti prima del 16 ottobre 1943. Inoltre, sia per la studiosa Picciotto<a title="" href="#_ftn61"><span style="color: #000000;">[61]</span></a> che per Guiducci<a title="" href="#_ftn62"><span style="color: #000000;">[62]</span></a> esistono dei nominativi non inclusi nei totali. In tale contesto, in base alla testimonianza del medico fra Timoteo Cambuli<a title="" href="#_ftn63"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[63]</sup></sup></span></a>, tutti i suoi colleghi, specie i dottori Marini, Salvatore Casa, Tenaglia e Vittorio Sacerdoti, si mostrarono solidali con i frati e con il primario Borromeo. Quest’ultimo, comunque, per il suo comportamento umanitario, rischiava l’arresto. Così, monsignor Montini, che in quel tempo era Sostituto della Segreteria di Stato, per garantirgli una qualche protezione gli fece avere una tessera che lo qualificava guardia nobile pontificia.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>1943. Irruzione tedesca </b></span></h3>
<div id="attachment_9158" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2019/12/Immagine5.png"><img class="size-thumbnail wp-image-9158" alt="La sala Assunta divisa da una vetrata. In fondo, dove si intravede un altare, ebbe luogo la vicenda del ‘morbo di K’ " src="http://www.storiain.net/storia/wp-content/uploads/2019/12/Immagine5-150x150.png" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"><em>La sala Assunta divisa da una vetrata. In fondo, dove si intravede un altare, ebbe</em><br /><em>luogo la vicenda del ‘morbo di K’</em></p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dopo il 16 ottobre 1943 il nosocomio dell’Isola Tiberina fu uno dei luoghi considerati sospetti dai tedeschi. Questi, avevano visto le fughe degli ebrei verso l’ospedale. Per tale motivo venne alla fine decisa un’irruzione. A fine ottobre, un ragazzo corse in ospedale per avvertire i frati e il dottor Borromeo che stavano per arrivare due camion con i tedeschi. Arrivò il primo veicolo. Il secondo, però, fece un ritardo di circa trenta minuti. Aveva sbagliato percorso. Tale fatto, consentì ai frati e al dottor Borromeo di organizzarsi. Il primario fece inserire i perseguitati in sala Assunta. In particolare, furono accolti nell’ambiente ove era posizionato un altare. Una grande vetrata separava tale zona dalla corsia che ospitava i letti di medicina uomini. Borromeo dette ai falsi degenti alcuni consigli.<br />
Tutti dovevano rimanere in silenzio. Solo lui avrebbe parlato con i tedeschi. I ‘malati’ dovevano piuttosto tossire con frequenza in direzione dei militari. Ciò avrebbe creato nei soldati la paura per un contagio. Il caposala della sala Assunta, il polacco fra Giuseppe Kuras<a title="" href="#_ftn64"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[64]</sup></sup></span></a>, chiese a fra Silvestro Ghetti<a title="" href="#_ftn65"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[65]</sup></sup></span></a> di spiegare le direttive del dottor Borromeo ai polacchi sbandati.<br />
Quando iniziò l’ispezione, il primario &#8211; in un corretto tedesco &#8211; descrisse al medico militare della Wehrmacht i casi clinici. Si arrivò poi ai falsi degenti. Borromeo spiegò che si trattava di soggetti colpiti da una patologia devastante. Tremendamente contagiosa. Anche nelle situazioni di non decesso, il paziente era segnato per sempre da gravi esiti: paralisi, demenza, cecità. In tale contesto, qualche finto malato rimase a guardare i tedeschi con occhi che esprimevano terrore. Il primario chiarì che tale comportamento segnava nel soggetto l’inizio di una fase di istupidimento. I militari, ascoltando Borromeo, si trassero indietro. Anche il loro medico preferì non rimanere a lungo nel reparto.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Il morbo di K</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il dottor Borromeo non dette un nome specifico alla malattia che si era inventato. Fu uno dei suoi aiuti, probabilmente il dottor Sacerdoti (persona finemente umorista), a definire ‘morbo di K’ la patologia descritta ai tedeschi<i>. </i>Il ‘K’ poteva essere interpretato in più modi: ad esempio morbo di Koch (tubercolosi), morbo di Krebs (disturbo del metabolismo). Nell’ambiente dei Fatebenefratelli, però, ‘K’ significava Kesserling o Kappler. Comunque, tale espressione venne utilizzata per indicare non solo gli ebrei in fuga ma ogni ricercato dalle autorità del tempo. In tempi successivi, come racconterà in seguito il dottor Salvatore Casa ai figli, ci furono altre ispezioni militari, ad opera di italiani e di tedeschi. Non vennero comunque riscontrate delle irregolarità.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Il contributo dei frati alla Resistenza</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mentre l’ospedale dei Fatebenefratelli rimaneva un rifugio per vari perseguitati, si verificò un altro fatto. Il nosocomio, grazie al consenso dei frati, fu pure luogo di incontri tra membri della Resistenza.<a title="" href="#_ftn66"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[66]</sup></sup></span></a> Nel laboratorio analisi si svolsero riunioni clandestine alle quali partecipò anche il generale dell’Aeronautica Roberto Lordi<a title="" href="#_ftn67"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[67]</sup></sup></span></a>, paziente del dott. Borromeo. In tale contesto, alcuni membri del CLN chiesero ai frati di installare una radio ricetrasmittente per attivare collegamenti con le forze alleate. Ottenuto il consenso, la radio venne posta nel Noviziato, cioè nell’unico luogo dell’ospedale dove il personale non entrava mai. Fu collegata ai tubi dell’acqua calda che partivano dallo scantinato. Ciò dava maggiore potenza al segnale. L’iniziativa, molto pericolosa, venne seguita da frate Maurizio Bialek. Con tale strumento si segnalavano alle forze alleate, e ai militari italiani rimasti fedeli alla monarchia, anche i movimenti delle truppe avversarie e i nomi delle spie romane al servizio dei nazisti.<a title="" href="#_ftn68"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[68]</sup></sup></span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>I politici: l’avvocato Spataro e la comunità dei frati</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Tra i politici che trovarono un provvisorio rifugio nel nosocomio tiberino dei Fatebenefratelli ci fu anche l’avvocato Giuseppe Spataro.<a title="" href="#_ftn69"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[69]</sup></sup></span></a> Nella sua stanza, oltre a incontrare membri del CLN, ebbe modo di scrivere articoli per il giornale clandestino ‘Il Popolo’. Tale aspetto riveste importanza con riferimento al n. 3, del 10 marzo 1944, 182° giorno dell’occupazione nazifascista. Si tratta del terzo numero anomalo, comparendo nel palchetto di sinistra il motto ‘Pace/Giustizia/Libertà’, poi &#8211; come negli altri due numeri<i> </i>anomali<i> &#8211; </i>non c’è la frase collocata normalmente sotto la testata ‘Una democrazia rappresentativa (…)’. Le quattro pagine che compongono il giornale misurano 27&#215;39 cm. Nell’articolo posto in quarta pagina della rubrica ‘Fatti, notizie e commenti’, viene contestata l’esistenza di una circolare della Chiesa volta a impedire l’ospitalità ad estranei (quindi anche agli ebrei) nei conventi. Si riporta il testo: «È assolutamente falso che la Sacra Congregazione dei Religiosi abbia diramato una circolare per proibire ai conventi di dare ospitalità ad estranei. Nessuna pubblicazione di tale ordine è apparsa negli organi ufficiali della Santa Sede né i superiori dei conventi hanno ricevuta alcuna comunicazione al riguardo».<br />
Anche da ricerche svolte presso l’Archivio storico del Vicariato di Roma non risultano direttive che obbligano a non accogliere stranieri (e ebrei). Si evince pertanto che, in un clima di incertezza e di voci incontrollate, sono state talvolta date per certe (e annotate) frasi di persone in ansia per la situazione legata all’occupazione tedesca e in allarme per possibili perquisizioni. Nelle memorie della chiesa parrocchiale di San Gioacchino (Roma), ad esempio, alla data del 2 novembre 1943, si legge: “(…) arriva una grave notizia ‘domani avrà inizio la perquisizione di tutti gli istituti religiosi’ …”.<a title="" href="#_ftn70"><span style="color: #000000;">[70]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Maggio 1944: nuova irruzione tedesca </span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A fine maggio 1944 avvenne un fatto che avrebbe potuto avere delle conseguenze molto negative. Probabilmente, attraverso un radiogoniometro, i tedeschi captarono le onde radio trasmesse dalla ricetrasmittente posizionata nel nosocomio tiberino dei Fatebenefratelli. Il fatto era grave perché costituiva un reato penale in tempo di guerra. I militari tedeschi fecero irruzione nell’ospedale e cominciarono la ricerca dell’apparecchio. I frati della Comunità vennero ristretti in un ambiente posto sotto il refettorio. Furono minacciati di morte. Dovevano dire dov’era la ricetrasmittente. Ma nessuno parlò.<br />
Come raccontò fra Bartolomeo Coladonato<a title="" href="#_ftn71"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[71]</sup></sup></span></a>, i soldati salirono al primo piano. Qui c’era l’ufficio del priore, frate Natale Paolini.<a title="" href="#_ftn72"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[72]</sup></sup></span></a> Il responsabile della Comunità in quel momento non era presente. I tedeschi incontrarono l’economo, frate Maurizio Bialek, e chiesero del priore. Frate Maurizio si rese conto della situazione di pericolo. Rispose che avrebbe chiamato subito il priore. In realtà, come ricorda frate Fabiano, dette istruzioni a frate Clemente per far sparire la radio ricetrasmittente. Corse poi nell’area riservata ai frati, e nascose dietro a un quadro<a title="" href="#_ftn73"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[73]</sup></sup></span></a> le carte compromettenti che aveva in camera.<br />
Fatto ciò, sempre secondo la testimonianza di frate Fabiano, il fidato Scarabotti sistemò Bialek (accovacciato) sul piccolo sgabello di fra Alipio Filippini<a title="" href="#_ftn74"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[74]</sup></sup></span></a>, in un modesto armadio a muro. Vi collocò poi un mobile per meglio celare il nascondiglio. Nel frattempo, fra Clemente era riuscito a portare la radio sul terrazzo del noviziato, che era molto vicino al fiume. Buttò i pezzi in acqua.<br />
Da un articolo giornalistico del 2004 risulterebbe che uno dei soldati tedeschi posti di vedetta nei pressi dell’ospedale, notò i movimenti del frate che gettava in Tevere i pezzi della radio. Però, come poi raccontò alla figlia Vera, questo tedesco non lo segnalò. Forse tale comportamento è da addebitare all’ormai clima di disfatta diffuso tra le forze del III Reich.<a title="" href="#_ftn75"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[75]</sup></sup></span></a> Comunque, in un primo momento, i tedeschi che giravano nel nosocomio furono insospettiti da alcuni fili volanti che notarono al pianterreno. Scarabotti spiegò che si trattava di una sua idea, molto artigianale, per trasmettere corrente a una piccola pompa che inviava l’acqua della fontanella del cortile ai piani alti, rimasti a secco per un guasto esistente nell’allaccio comunale. L’ispezione proseguì. Furono arrestati alcuni soldati polacchi, ma gli ebrei non vennero riconosciuti.<a title="" href="#_ftn76"><span style="color: #000000;">[76]</span></a><i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Dopo la Liberazione</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Pochi giorni dopo ebbe fine l’occupazione tedesca di Roma. I perseguitati poterono uscire da tutti i luoghi ove si erano rifugiati. Malgrado l’ora di festa ci furono dei momenti di tensione. Frate Clemente raccontava con amarezza che si presentarono nel nosocomio dei facinorosi. Cercavano eventuali fascisti nascosti per processi sommari. A guidare il gruppo era proprio uno di quelli che era riuscito a salvarsi in precedenza grazie alla protezione dei frati. Cominciavano le violenze post-belliche. Tra queste, una si verificò non lontano dall’Isola Tiberina. Si trattò del linciaggio del direttore del carcere di ‘Regina Coeli’, dottor Donato Caretta (18 settembre 1944). Dopo pesanti sevizie, fu buttato alla fine nel Tevere. Venne finito con dei colpi di remo sul capo.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Riconoscimenti ai frati e a laici</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le azioni svolte dai frati dei Fatebenefratelli trovarono in seguito più attestati di riconoscenza. A Maurizio Bialek venne conferita nel 1946 la medaglia d’argento al valor militare.<a title="" href="#_ftn77"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[77]</sup></sup></span></a> Si riporta qui di seguito la motivazione<a title="" href="#_ftn78"><span style="color: #000000;">[78]</span></a>: «Economo di un ospedale durante la dominazione tedesca in Roma, incurante dei gravi rischi cui continuamente si esponeva, si prodigava per assistere ed occultare prigionieri di guerra alleati e patrioti, prodigando loro faticosamente e con entusiasmo tutto il necessario per la resistenza ed il sabotaggio. Concedeva coraggiosamente il libero uso dell’ospedale per le riunioni del comando militare clandestino e per l’installazione di apparecchi radio-telegrafici. Sospettato, continuava imperterrito la sua pericolosa attività. Allorché l’ospedale fu circondato da numerose forze di polizia e sottoposto a perquisizione, con mirabile sangue freddo e tempestiva azione riusciva a salvare dalla cattura numerosi patrioti ed occultare abilmente il preziosissimo materiale clandestino. Nobile esempio di patriottismo animato da alto senso di umanità e di dedizione assoluta alla causa della libertà».<br />
Analoga medaglia ricevette pure il dottor Borromeo per l’impegno nel “curare partigiani, patrioti e ebrei ricercati dalla polizia nazifascista” e per “dare e far dare asilo, sostegno e conforto a tanti perseguitati”.<a title="" href="#_ftn79"><span style="color: #000000;">[79]</span></a> Il Comune di Roma gli dedicò una strada a Monte Spaccato (area Gianicolense), mentre lo Stato di Israele lo proclamò <i>Giusto tra le nazioni</i> (13 ottobre 2004). Il diploma corrispondente e la relativa medaglia d’oro furono consegnati il 2 marzo 2005 dall’ambasciatore israeliano Ehud Gol ai figli Pietro<a title="" href="#_ftn80"><span style="color: #000000;">[80]</span></a> e Beatrice<a title="" href="#_ftn81"><span style="color: #000000;">[81]</span></a> durante una cerimonia in sala Assunta.<i><br />
</i></span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Gli anni del dopoguerra </b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel 1946, quando furono rinnovate le cariche dell’Ordine, fra Maurizio Bialek venne eletto priore dell’ospedale tiberino. Riconfermato poi in tale ruolo nel 1950. Unitamente a ciò, tra il 1946 e il 1959, risulta eletto nel consiglio provinciale e in quello generale. Ricevette pure il compito di economo generale. Nel 1949, il dott. Borromeo fu scelto come successore ad interim del direttore sanitario, che era ancora il dottor Ramoni. In seguito, nel capitolo conventuale del 21 dicembre 1951, la sua nomina divenne definitiva, con voto unanime, “per la sua rettitudine e attaccamento alla Casa”. Questi suoi sentimenti vennero nuovamente evidenziati quando i frati festeggiarono i suoi 25 anni di primariato.<a title="" href="#_ftn82"><span style="color: #000000;"><sup><sup>[82]</sup></sup></span></a> Egli confidò di sentirsi “felice di avere speso con fraterna dedizione al servizio dell’ospedale i migliori anni della sua vita di medico”, e rimarcò la sua devozione ai Fatebenefratelli “alla cui famiglia sentiva di appartenere per affetto e per lunga consuetudine di lavoro comune al sollievo degli infermi”. Per tale vicinanza alla Famiglia Ospedaliera egli, considerato il fatto che nessuno dei suoi figli aveva studiato medicina, donò la sua biblioteca medica ai Fatebenefratelli.<br />
</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Qualche annotazione di sintesi</b></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il 24 agosto del 1961, in una stanza del Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina, moriva il dottor Borromeo. Nel medesimo nosocomio, in ordine di tempo, avvenne il decesso: del caposala dell’Assunta, il polacco fra Giuseppe Kuras (21 ottobre 1982), e della già citata ‘sora Lella’ (1993), quella che portava da mangiare ai perseguitati. Nel 2019, nel reparto ortopedia, ha concluso la sua vita terrena l’antico partigiano Ossicini, divenuto poi medico psichiatra e senatore. Frati e note figure del mondo politico e sociale hanno voluto terminare il proprio percorso esistenziale proprio in quell’ospedale che li vide compiere azioni profondamente umanitarie. È bello sottolineare al riguardo che i figli hanno proseguito l’impegno sociale dei padri. Mi piace ricordare che attualmente la figlia di Ossicini, Cristina, è medico pediatra all’Isola. Mentre i protagonisti di un tempo riposano oggi in diversi cimiteri (la tomba di Maurizio Bialek è al Laurentino, Roma), altri fatti riconducono agli eventi del 1943-1944. Il 21 giugno del 2016 la Fondazione Internazionale ‘Raoul Wallenberg’ ha riconosciuto che l’ospedale tiberino servì “come rifugio per persone innocenti, perseguitate dai nazisti”. Tale frase è incisa in una targa posta sul muro esterno della sala Assunta, vicino al cortile delle tartarughe. Al momento della cerimonia, tra i presenti, c’erano pure due ebrei sopravvissuti (all’epoca molto piccoli): Gabriele Sonnino e Luciana Tedesco.<a title="" href="#_ftn83"><span style="color: #000000;">[83]</span></a></span></p>
<div><strong><em><span style="color: #808080;">Note</span></em></strong></div>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a title="" href="#_ftnref1"><span style="color: #000000;">[1]</span></a> Ad esempio il Progetto ‘<i>Memoria della salvezza</i>’. Promosso dal Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC; Milano). Durato nove anni. Obiettivo: riflettere su come molti Ebrei poterono salvarsi malgrado le persecuzioni nazi-fasciste.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref2"><span style="color: #000000;">[2]</span></a> Ad esempio la <i>USC, Shoah Foundation</i> di Los Angeles, il CEDC, e la stessa Comunità Ebraica di Roma.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref3"><span style="color: #000000;">[3]</span></a> Tra le fonti principali di questo studio: G. Magliozzi o.h., <i>Morbo di K, una bugia da rischiarci la fucilazione!</i>, in: ‘Archivo Hospitalario’, n. 16, 2018, pp. 257-276.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref4"><span style="color: #000000;">[4]</span></a> Nato a Castromocho (Palencia) il 15 febbraio 1864. Emise la professione semplice il 6 gennaio 1885, quella solenne il 25 luglio 1890. Superiore generale nell’aprile 1928. Al termine dei sei anni tornò in Spagna. Eletto provinciale di Castiglia, morì durante tale incarico (14 dicembre 1936). Cf. O. M. Bueno o.h., <i>Historia de la Provincia de San Juan de Dios (Castilla) (1934-1968)</i>, Hermanos de San Juan de Dios, Madrid 1969, pp. 97-106.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref5"><span style="color: #000000;">[5]</span></a>Per il resoconto dell’udienza cf.: D. Manfellotto D. &#8211; M. Fabello o.h. &#8211; M. Nonis, <i>L’Isola della Salute</i>, in: AA.VV., <i>L’Isola Tiberina dall’antichità ai nostri giorni</i>, Pool Grafica Editrice, Roma 1996, p. 246.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref6"><span style="color: #000000;">[6]</span></a> Nato in Navarra (Osacar, Juslapeña), l’8 marzo 1879. Emise la professione semplice il 30 giugno 1905, quella solenne il 24 dicembre 1908. Venne a Roma (1922) come consigliere generale. Al termine dei sei anni vi restò ancora, prima come priore dell’Isola fino al 1934, e poi di nuovo come consigliere generale fino al 1939, quando tornò in Spagna. Morì nell’ospedale dell’Ordine (San Baudilio) il 5 maggio 1951. Da notare che dal 1937 al 1939, rimasto vacante all’Isola l’ufficio di priore, ne fu nominato vicario. Cf. G. Russotto o.h., <i>Profili ospedalieri</i><i>: p. Leonardo Ilundain. 1879-1951</i>, in ‘Vita Ospedaliera’, VI, 1951, 6, pp. 135-137.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref7"><span style="color: #000000;">[7]</span></a> Nato a Campoli del Monte Taburno (Benevento) il 31 ottobre 1877. Emise la professione semplice il 2 aprile 1899, e quella solenne il 6 giugno 1902. Ordinato sacerdote il 19 dicembre 1915. Priore all’Isola nel 1927-1928. Superiore della provincia romana dal 1928 al 1940. Morì il 1 dicembre 1956. Cf. G. Russotto o.h., <i>P. Camillo Viglione, cappellano ospedaliero edificante</i>, in ‘Vita Ospedaliera’, XII, 1957, 1, pp. 2-6.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref8"><span style="color: #000000;">[8]</span></a> Sulla ristrutturazione dell’ospedale dei Fatebenefratelli cf: E. Martire, <i>L’Isola della Salute. Dal</i> <i>tempio romano di Esculapio all’ospedale di S. Giovanni di Dio</i> (estratto da ‘Rassegna Romana’), Tip. Unione Arti Grafiche, Città di Castello 1934.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref9"><span style="color: #000000;">[9]</span></a> Nato a San Bernardino-Crema (Cremona) il 10 novembre 1885. Emise la professione semplice il 16 agosto 1908, quella solenne l’8 settembre 1919. Morì a Roma nell’ospedale San Pietro l’11 settembre 1967.  Cf:  G. Magliozzi o.h., <i>Nel 50° della morte di fra Faustino Giulini, infermiere di ben quattro Pontefici</i>, in: ‘Vita Ospedaliera’, LXXII, 2017, 9, p. 15. G. Russotto o.h., <i>Il fatebenefratello infermiere di San Pio X</i>, in: ‘Antologia per un Giubileo’, Centro Studi ‘S. Giovanni di Dio’, Roma 1980, vol. IV, pp. 262-270.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref10"><span style="color: #000000;">[10]</span></a> 1898-1961. Cf al riguardo il ricordo del figlio Pietro Borromeo: <i>Il Giusto che inventò il morbo di K</i>, Fermento, Roma 2007. L’avv. Pietro Borromeo nacque nel 1937. Deceduto nel 2019.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref11"><span style="color: #000000;">[11]</span></a> Proveniente da una famiglia di lontana origine milanese.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref12"><span style="color: #000000;">[12]</span></a> Sulla qualifica del dott. Giuseppe Proli come primario medico, cf la <i>Guida Monaci</i> del 1934 alla voce ‘Ospedale Fatebenefratelli’.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref13"><span style="color: #000000;">[13]</span></a> Come risulta dal libro matricola, rimase in servizio fino al 31 gennaio 1968.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref14"><span style="color: #000000;">[14]</span></a> Lo fece notare l’on. Egilberto Martire (1887-1952) nell’illustrare i lavori di rinnovamento dell’ospedale. Cf. E. Martire, <i>op. cit</i>., p. 91.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref15"><span style="color: #000000;">[15]</span></a> Cf. F. Rocchi, <i>Giovanni Borromeo</i>, in: ‘Atti dell’Accademia Lancisiana di Roma’, anno 1961-1962, fascicolo I, p. 64.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref16"><span style="color: #000000;">[16]</span></a> Cf anche: P. R. Bartrop, <i>Resisting the Holocaust. </i><i>Upstanders, partisans, and survivors</i>, ABC-CLIO Corporate, Santa Barbara (California) 2016, p. 36.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref17"><span style="color: #000000;">[17]</span></a> Come annotato a p. 41 nel registro <em>Famiglia Religiosa di S. Giovanni Calibita 1939-1953.<br />
</em><a title="" href="#_ftnref18"><span style="color: #000000;">[18]</span></a> Fu attivo a Napoli fino al 12 luglio 1961, data in cui lasciò l’Ordine, avendo ottenuto dalla Santa Sede il rescritto di secolarizzazione n. 871/61 del 30 giugno 1961.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref19"><span style="color: #000000;">[19]</span></a> Nato a Weissenhorn (Neu-Ulm) il 15 aprile 1866. Emise la professione semplice il 14 giugno 1891. Quella solenne il 14 ottobre 1894. Fu eletto superiore generale nell’aprile 1934. Nel 1939 tornò in Baviera. Morì nell’ospedale dell’Ordine a Regensburg il 15 maggio 1945. Cf. J.L. Martínez Gil o.h., <i>Superiores Generales, Santos y Beatos de la Orden de San Juan de Dios (1536-2010)</i>, Editorial Hospitalaria, Madrid 2010, pp. 423-426 (il nome del paese natio è scritto corretto solo in calce al ritratto).</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref20"><span style="color: #000000;">[20]</span></a> Nel sito della Real Academia de la Historia (Madrid) si trova la scheda ‘Ilundáin Sagüés, Leonardo’<b>. </b>Cf al<b> </b>riguardo:<b> </b><a href="http://dbe.rah.es/biografias/67813/leonardo-ilundain-sages"><span style="color: #000000;">http://dbe.rah.es/biografias/67813/leonardo-ilundain-sages</span></a>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref21"><span style="color: #000000;">[21]</span></a> Cf V. Cárcel Ortí, <i>Obispos y Sacerdotes pr</i><i>ó</i><i>fugos en Roma durante la guerra civil</i>, cf il sito: https://www.colegioespanol.org/images/formacion/vicentecarcel/9.pdf. Pagine: 20, 85, 87, 93, 96, 97, 107, 127.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref22"><span style="color: #000000;">[22]</span></a> Per le vicende iniziali dell’attuale ospedale San Pietro, cf. G. Magliozzi o.h., <i>Un Ospedale per gli anni </i>’<i>80</i>, in: ‘Vita Ospedaliera’, XXXVIII, 1983, 6, pp. 83-84<i>.<br />
</i><a title="" href="#_ftnref23"><span style="color: #000000;">[23]</span></a> Fisiopatologo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref24"><span style="color: #000000;">[24]</span></a> Sacerdoti nacque a Roma il 22 luglio del 1915 (la famiglia viveva comunque ad Ancona). Muore il 3 agosto 2005.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref25"><span style="color: #000000;">[25]</span></a> Assisteva il primario di chirurgia prof. Giulio Bombi. Quest’ultimo, ad Ancona, dopo l’armistizio, sostenne la Resistenza. Con autoambulanze della croce gialla fece arrivare in montagna armi abbandonate per rifornire i partigiani. Cf: R. Bislani, <i>Pillole di storia fidardense</i>. In: sito istituzionale del Comune di Castelfidardo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref26"><span style="color: #000000;">[26]</span></a> P.L. Guiducci, <i>La testimonianza del medico ebreo dott. Sacerdoti (1915-2005) sulle vicende del 1943-1944 a Roma</i>. <a href="http://www.storico.org/seconda_guerra_mondiale/testimonianza_medicoebreo.html"><span style="color: #000000;">http://www.storico.org/seconda_guerra_mondiale/testimonianza_medicoebreo.html</span></a>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref27"><span style="color: #000000;">[27]</span></a> <a href="http://www.papapioxii.it/approfondimenti/lopera-a-favore-degli-ebrei-di-roma/"><span style="color: #000000;">http://www.papapioxii.it/approfondimenti/lopera-a-favore-degli-ebrei-di-roma/</span></a>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref28"><span style="color: #000000;">[28]</span></a> Nato a Montaperto-Montemiletto (Avellino) il 23 settembre 1915. Emise la professione semplice il 24 ottobre 1933, e quella solenne il 24 settembre 1939. Si trovava all’Isola come maestro dei novizi e postulanti. Morì a Benevento, nell‘ospedale dell‘Ordine, il 7 settembre 1983. Cf. G. Russotto o.h., <i>La repentina scomparsa di padre Clemente, servo buono e fedele</i>, in: ‘Vita Ospedaliera’, XXXVIII, 1983, 9, pp. 120-121.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref29"><span style="color: #000000;">[29]</span></a> Nato a Porto Torres (Sassari) il 2 febbraio 1921. Si trovava all’Isola come aspirante. Emise poi la professione semplice il 20 aprile 1947, e quella solenne il 25 aprile 1950. Morì a Villa San Pietro il 6 dicembre 2014. Cf. <i>La festa di fra Fabiano Sechi nella Solennità dei SS. Pietro e Paolo</i>, in: ‘Vita Ospedaliera’, LII, 1997, 9, pp. 12-13. Cf. anche: G. D’Uva, <i>In ricordo di fra Fabiano. Un uomo semplice al servizio di Gesù</i>, in: ‘Vita Ospedaliera’, LX, 2015, 1, p. 16.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref30"><span style="color: #000000;">[30]</span></a> La ‘sora Lella’ gestirà in seguito un ristorante all’Isola Tiberina. Comunque, già allora si occupava di ristorazione, vendendo al dettaglio cibi cucinati in casa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref31"><span style="color: #000000;">[31]</span></a> Consentivano una maggiore riservatezza.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref32"><span style="color: #000000;">[32]</span></a> L. Picciotto, <i>Salvarsi</i>, Einaudi, Roma 2017, p. 500.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref33"><span style="color: #000000;">[33]</span></a> 1920-2019. Studente in medicina, fece pratica nel nosocomio tiberino dei Fatebenefratelli (il padre di Ossicini, per ragioni politiche e religiose, era amico del padre del dott. Borromeo). Il 18 maggio 1943, per la sua opposizione al regime fascista, fu  arrestato dopo una retata e finì in carcere. Si riuscì comunque a liberarlo. Sull’esperienza realizzata all’Isola Tiberina Adriano Ossicini scrisse nel 1999 il libro: <i>Un&#8217; isola sul Tevere. Il fascismo al di là del ponte</i>, Editori Riuniti, Roma (uscite nuove edizioni).</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref34"><span style="color: #000000;">[34]</span></a> Cf anche: <a href="http://www.16ottobre1943.it/it/testimonianze.aspx"><span style="color: #000000;">http://www.16ottobre1943.it/it/testimonianze.aspx</span></a>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref35"><span style="color: #000000;">[35]</span></a> 1871-1951.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref36"><span style="color: #000000;">[36]</span></a> 1895-1977. Divenne in seguito cardinale. Fu vicino a don Giuseppe Morosini prima della sua fucilazione a Forte Bravetta.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref37"><span style="color: #000000;">[37]</span></a> 1877-1944. Fu aiutato da due sostituti: mons. Domenico Tardini (1888-1961; affari straordinari) e da mons. Giovanni Battista Montini (1897-1978; affari ordinari; futuro Paolo VI nel 1963).</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref38"><span style="color: #000000;">[38]</span></a> 1882-1951. Mantenne un comportamento equivoco.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref39"><span style="color: #000000;">[39]</span></a> 1903-1970. Nipote di Pio XII.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref40"><span style="color: #000000;">[40]</span></a> 1892-1955. Fu compagno di studi di Pancrazio Pfeiffer.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref41"><span style="color: #000000;">[41]</span></a> 1885-1963. Austriaco. Rettore della chiesa di Santa Maria dell’Anima.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref42"><span style="color: #000000;">[42]</span></a> 1872-1945. Tedesco. Superiore generale della Società del Divin Salvatore.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref43"><span style="color: #000000;">[43]</span></a>  Episodio descritto nella ‘<i>Positio</i>’ riguardante la causa di beatificazione del venerabile Eugenio Pacelli. Archivio Postulazione Padri Gesuiti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref44"><span style="color: #000000;">[44]</span></a> 1900-1945. Morì suicida.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref45"><span style="color: #000000;">[45]</span></a> Questa e altre conversazioni erano ascoltate dagli Alleati che le trascrivevano.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref46"><span style="color: #000000;">[46]</span></a> Stahel in seguito fu punito duramente per tale iniziativa. Venne assegnato a Vilnius e in altre località. Non fece più ritorno.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref47"><span style="color: #000000;">[47]</span></a> <a title="1913" href="https://it.wikipedia.org/wiki/1913"><span style="color: #000000;">1913</span></a>-<a title="1945" href="https://it.wikipedia.org/wiki/1945"><span style="color: #000000;">1945</span></a>. Oltre a quello di Roma, si occupò di altri durissimi rastrellamenti. Morì suicida. In merito alla trattativa sono stati ritrovati sul tavolo di p. Pancrazio Pfeiffer (dopo la sua morte) alcuni appunti. Su questo punto si rimanda a: P. van Meijl, <i>Pater Pancratius Pfeiffer SDS und sein Einsatz für die Juden während der Deutschen Besatzung in Rom (1943-1944)</i>. [Hrsg.: Österreichische Provinz der Salvatorianer, Wien]. Wien, 2007, 154 S.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref48"><span style="color: #000000;">[48]</span></a> 1885-1960. Feldmaresciallo. Dall&#8217;estate 1943, e soprattutto dopo l&#8217; 8 settembre 1943, assunse il comando supremo di tutte le forze tedesche in Italia.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref49"><span style="color: #000000;">[49]</span></a> 1907-1978. Comandante dei servizi di polizia e di sicurezza tedeschi. Arrestato da militari inglesi a fine guerra. Processato a Roma. Condannato all’ergastolo. Nel 1976 gli fu diagnosticato un tumore al colon. Trasferito a Roma all’ospedale militare del Celio. Il 15 agosto 1977 , grazie a varie complicità, fuggì in Germania. Morì il 9 febbraio 1978.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref50"><span style="color: #000000;">[50]</span></a> 1900-1985. Tra il <a title="1938" href="https://it.wikipedia.org/wiki/1938"><span style="color: #000000;">1938</span></a> e il <a title="1944" href="https://it.wikipedia.org/wiki/1944"><span style="color: #000000;">1944</span></a> Dollmann divenne un punto di riferimento per i rapporti tra i tedeschi e i dirigenti fascisti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref51"><span style="color: #000000;">[51]</span></a> 1900-1975. Plenipotenziario del III Reich e ambasciatore presso il governo della <a title="Repubblica Sociale Italiana" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_Sociale_Italiana"><span style="color: #000000;">Repubblica Sociale Italiana</span></a>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref52"><span style="color: #000000;">[52]</span></a> Il responsabile era Ernst Kaltenbrunner (1903-1946).</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref53"><span style="color: #000000;">[53]</span></a> <a href="https://www.google.com/search?sa=X&amp;biw=1366&amp;bih=625&amp;tbm=bks&amp;tbm=bks&amp;q=inauthor:%22David+Alvarez%22&amp;ved=0ahUKEwjCm-2Q9NrkAhXJZ1AKHSKeCfMQ9AgIPDAD"><span style="color: #000000;">D. Alvarez</span></a> &#8211; ‎<a href="https://www.google.com/search?sa=X&amp;biw=1366&amp;bih=625&amp;tbm=bks&amp;tbm=bks&amp;q=inauthor:%22Robert+A.+Graham%22&amp;ved=0ahUKEwjCm-2Q9NrkAhXJZ1AKHSKeCfMQ9AgIPTAD"><span style="color: #000000;">R.A. Graham</span></a>, <i>Spie naziste contro il Vaticano 1939-1945</i>, San Paolo, Cinisello Balsamo 2005.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref54"><span style="color: #000000;">[54]</span></a> Cf anche: G. Mecucci, <i>Le spie fasciste in Vaticano</i>, in: ‘l’Unità’, martedì 4 agosto 1998, p. 2, rubrica ‘cultura’.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref55"><span style="color: #000000;">[55]</span></a> Cf anche: P.L. Guiducci, <i>Il Terzo Reich contro Pio XII. Papa Pacelli nei documenti nazisti</i>, San Paolo, Cinisello Balsamo 2013, p. 127ss.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref56"><span style="color: #000000;">[56]</span></a> P.L. Guiducci, <i>Il Terzo Reich contro Pio XII, op. cit.</i>, p. 244.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref57"><span style="color: #000000;">[57]</span></a> A. Foa, <i>Portico d&#8217;Ottavia n. 13. Una casa del ghetto nel lungo inverno del &#8217;43</i>, Laterza, Roma-Bari 2013.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref58"><span style="color: #000000;">[58]</span></a> Suora salesiana. Storica. Docente universitaria. Pontificia Facoltà di Scienze dell&#8217;Educazione ‘Auxilium’ di Roma.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref59"><span style="color: #000000;">[59]</span></a> Cf. Appendice II, doc. n. 22 in: G. Loparco, <i>Gli ebrei negli istituti religiosi a Roma (1943-1944). Dall&#8217;arrivo alla partenza, </i>in: ‘Rivista di Storia della Chiesa in Italia’, n. 1, 2004, pp. 107-210.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref60"><span style="color: #000000;">[60]</span></a> A. Ossicini, <i>Un&#8217; isola sul Tevere, op. cit.. </i>Cf allegato.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref61"><span style="color: #000000;">[61]</span></a> Liliana Picciotto. Ricercatrice del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (Milano). Cf il suo libro: <i>Salvarsi</i> (Einaudi, Torino 2017.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref62"><span style="color: #000000;">[62]</span></a> Pier Luigi Guiducci (nato a Roma nel 1951). Docente di storia della Chiesa presso la Pontificia Università Lateranense. Lezioni di storia della Chiesa. Epoca contemporanea.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref63"><span style="color: #000000;">[63]</span></a> Nato a Fordongianus (Oristano) il 19 febbraio 1925. Emise la professione semplice il 2 luglio 1943. Prestava la sua opera all’Isola nel laboratorio analisi. Emise poi la professione solenne il 5 giugno 1948 e la rinnovò col nuovo nome di fra Archelao l’8 dicembre 1991. Venne ordinato sacerdote il 19 marzo 1977. Morì a Benevento nell‘ospedale dell‘Ordine il 2 maggio 2017. Cf <i>I 25 anni di fra&#8217; Timoteo Cambuli. </i><i>Fordongianus in festa per un figlio illustre</i>, in: ‘Il Messaggero Sardo’, anno I, n. 2, settembre 1969, p. 18.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref64"><span style="color: #000000;">[64]</span></a> Era nato in Polonia, a Lukawiec (Podkarpackie) nel 1900. Emise la professione semplice il 26 marzo 1926, e quella solenne il 7 aprile 1929. Venne a Roma nel 1936 e, tranne un intervallo di 9 anni in Inghilterra nel l‘ospedale dell‘Ordine a Scorton, da cui tornò nel 1956, fu sempre all’Isola. Qui morì il 21 ottobre 1982. Cf. G. Russotto o.h., <i>Il luminoso ricordo di fra Giuseppe Kuras o.h.</i>, in: ‘Vita Ospedaliera’, XXXVII, 1982, 11, pp. 174-175.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref65"><span style="color: #000000;">[65]</span></a> Nato il 5 febbraio 1910 a Modigliana (Forlì). Emise la professione semplice il 25 dicembre 1931, e quella solenne il 25 dicembre 1934. Morì nell‘ospedale San Pietro (Roma) il 22 luglio 1998. Cf. P. Cicinelli o.h., <i>Il ricordo e l</i><i>’</i><i>insegnamento di padre Silvestro</i>, in: ‘Vita Ospedaliera‘, LIII, 1998, 9, pp. 6-7.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref66"><span style="color: #000000;">[66]</span></a> A Roma era attivo un Comitato di Liberazione Nazionale.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref67"><span style="color: #000000;">[67]</span></a> 1894-1944. Arrestato alla fine da Kappler, venne rinchiuso a via Tasso. Fu poi eliminato alle Cave Ardeatine nel 1944.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref68"><span style="color: #000000;">[68]</span></a> Sulla collaborazione con <i>Radio Bari</i> cf. M. Francini, <i>op. cit.</i>, p. 253.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref69"><span style="color: #000000;">[69]</span></a> 1897-1979. Delegato della Democrazia Cristiana presso la giunta militare del Comitato di Liberazione Nazionale. Cf anche: M. Francini, <i>Il Tevere sotto il letto</i>, Centro di Documentazione Giornalistica, Roma 1982, p. 253.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref70"><span style="color: #000000;">[70]</span></a> Su questo punto: <a href="https://www.sangioacchino.org/node/40"><span style="color: #000000;">https://www.sangioacchino.org/node/40</span></a>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref71"><span style="color: #000000;">[71]</span></a> Nato a Rutigliano (Bari) il 20 aprile 1927. Entrò come aspirante il 26 novembre 1942 a Benevento. L‘anno seguente a motivo della guerra passò all’Isola Tiberina, dove iniziò il postulantato. Venne ammesso al noviziato il 2 gennaio 1945 e alla professione semplice l’11 febbraio 1946. Emise quella solenne il 26 aprile 1951. Il 1° novembre 1953 fu eletto priore di Frascati (cf <i>Status Provinciae Romanae Sancti Petri Apostoli Ordinis Hospitalarii S. Joannis de Deo (Fatebenefratelli)</i>, Tip. S.     Giuseppe, Roma 1954, p. 29). Fu ordinato sacerdote il 27 novembre 1989. Attualmente vive nella Comunità romana nell’ospedale San Pietro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref72"><span style="color: #000000;">[72]</span></a> Nato a Moggio (Udine) il 12 settembre 1911. Emise la professione semplice il 9 dicembre 1929. Quella solenne il 25 settembre 1935. Faceva parte della provincia milanese. Morì a Brescia il 4 giugno 1987. Cf R. Fabello o.h., <i>Fra Paolini: una vita operosa e obbediente</i>, in: ‘Fatebenefratelli’, IX, 1987, 3, p. 31.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref73"><span style="color: #000000;">[73]</span></a> Cf. M. Francini, <i>op. cit.</i>, p. 254.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref74"><span style="color: #000000;">[74]</span></a> Nato a Brescia il 20 dicembre 1863, emise i voti il 19 dicembre 1897 e trascorse l‘intera vita religiosa all’Isola. Qui morì il 12 dicembre 1952. Cf G. Russotto o.h., <i>Giornata di fra Alipio infermiere</i>, in: ‘Antologia per un Giubileo’, Centro Studi ‘S. Giovanni di Dio’, Roma 1980, vol. IV, pp. 208-219.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref75"><span style="color: #000000;">[75]</span></a> Cf. Araujov, <i>Una nave incagliata in mezzo al Tevere</i>, in: ‘L’Unità’, 12 giugno 2004, edizione di Roma, p. 4.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref76"><span style="color: #000000;">[76]</span></a> A. Riccardi, <i>L’inverno più lungo. 1943-44: Pio XII, gli ebrei e i nazisti a Roma</i>, Laterza, Roma-Bari 2008, p. 17. Su questa vicenda cf anche: G. Benzoni, <i>La vita ribelle. Memorie di un’aristocratica italiana tra belle</i> <i>époque e Repubblica</i>, Il Mulino, Bologna 1985, p. 203.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref77"><span style="color: #000000;">[77]</span></a> Cf. <i>La medaglia d‘argento al valor militare </i>‘<i>sul campo</i><i>’</i><i> a Fr. Maurizio Bialek</i>, in ‘Vita Ospedaliera’, I, 1946, 6, p. 120.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref78"><span style="color: #000000;">[78]</span></a> Testo confermato il 3 ottobre 1952 con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Ministero della Difesa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref79"><span style="color: #000000;">[79]</span></a> Per il testo integrale della motivazione, cf il libro di Pietro Borromeo, <i>op. cit.</i>, pp. 60-61.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref80"><span style="color: #000000;">[80]</span></a> Avvocato. Morto nel 2019.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref81"><span style="color: #000000;">[81]</span></a> Coniugata Guerrieri.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref82"><span style="color: #000000;">[82]</span></a> Cf. G. Russotto o.h., <i>Nel “suo” Ospedale</i>, in: ‘Antologia per un Giubileo’, Centro Studi ‘S. Giovanni di Dio’, Roma 1980, vol. IV, pp. 305-306.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a title="" href="#_ftnref83"><span style="color: #000000;">[83]</span></a> Cf anche: <a href="http://www.lfmagazine.it/gabriele-sonnino-gli-angeli-del-ghetto/"><span style="color: #000000;">http://www.lfmagazine.it/gabriele-sonnino-gli-angeli-del-ghetto/</span></a>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><span style="color: #808080;">Per saperne di più</span></em></strong></p>
<p><em>Archivi</em></p>
<p style="text-align: justify;">-Archivio Generalizio dei Fatebenefratelli, <i>Isola Tiberina</i>, registro <i>Famiglia Religiosa di S. Giovanni Calibita 1939-1953, e </i>registro dei<i> Verbali dei Capitoli Conventuali dal 1928 al 1956.</i></p>
<p style="text-align: justify;">-Archivio della Provincia Romana dei Fatebenefratelli, antichi registri delle <i>Famiglie Religiose dei singoli Conventi.</i></p>
<p style="text-align: justify;">-Archivio del Convento di Napoli, attuale registro della <i>Famiglia Religiosa.</i></p>
<p style="text-align: justify;">-Archivio dell’ospedale San Pietro, <i>Stato di servizio</i> del dottor Giovanni Borromeo dal 17 novembre 1941 al 24 agosto 1961.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i> </i></b></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Studi vari</em></p>
<p style="text-align: justify;">AA.VV., <i>Roma, 16 ottobre 1943. Anatomia di una deportazione</i>, Guerini e Associati, Milano 2006.</p>
<p style="text-align: justify;">P. Cicinelli o.h., <i>Il ricordo e l</i><i>’</i><i>insegnamento di padre Silvestro</i>, in: ‘Vita Ospedaliera’, LIII, 1998, 9, pp. 6-7.</p>
<p style="text-align: justify;">G. D’Uva, <i>In ricordo di fra Fabiano. Un uomo semplice al servizio di Gesù</i>, in ‘Vita Ospedaliera’, LX, 2015, 1, p. 16.</p>
<p style="text-align: justify;">G. Debenedetti, <i>16 ottobre 1943</i>, Einaudi, Torino 2015.</p>
<p style="text-align: justify;">R. Fabello o.h., <i>Fra Paolini: una vita operosa e obbediente</i>, in: ‘Fatebenefratelli’, IX, 1987, 3, p. 31.</p>
<p style="text-align: justify;"><i>I 25 anni di fra&#8217; Timoteo Cambuli. </i><i>Fordongianus in festa per un figlio illustre</i>, in: ‘Il Messaggero Sardo’, anno I, n. 2, settembre 1969, p. 18.</p>
<p style="text-align: justify;">A.Foa, <i>Portico d&#8217;Ottavia 13</i>, Laterza, Roma-Bari 2013.</p>
<p style="text-align: justify;">P.L. Guiducci, <i>Tutti gli ebrei del maresciallo Lucignano</i>, in: ‘Avvenire’, 15 maggio 2019.</p>
<p style="text-align: justify;"><i>La festa di fra Fabiano Sechi nella Solennità dei SS. Pietro e Paolo</i>, in: ‘Vita Ospedaliera’, LII, 1997, 9, pp. 12-13.</p>
<p style="text-align: justify;">Id., <i>P. Camillo Viglione, cappellano ospedaliero edificante</i>, in: ‘Vita Ospedaliera’, XII, 1957, 1, pp. 2-6.</p>
<p style="text-align: justify;">Id., <i>Nel “suo” ospedale</i>, in: ‘Vita Ospedaliera’, XVI, 1961, 9, p. 282.</p>
<p style="text-align: justify;">Id., <i>Giornata di fra Alipio infermiere</i>, in: ‘Antologia per un Giubileo’, Centro Studi “S. Giovanni di Dio”, Roma 1980, vol. IV, pp. 208-219.</p>
<p style="text-align: justify;">G. Magliozzi o.h., <i>Nel 50° della morte di fra Faustino Giulini, infermiere di ben quattro Pontefici. Morì nell’ospedale San Pietro l’11 settembre 1967</i>, in: ‘Vita Ospedaliera’, LXXII, 2017, 9, p. 15.</p>
<p style="text-align: justify;">O. Marcos Bueno o.h., <i>Historia de la Provincia de San Juan de Dios (Castilla) (1934-1968)</i>, Hermanos de San Juan de Dios, Madrid 1969, pp. 97-106.</p>
<p style="text-align: justify;">J.L. Martínez Gil o.h., <i>Superiores Generales, Santos y Beatos de la Orden de San Juan de Dios (1536-2010)</i>, Editorial Hospitalaria, Madrid 2010, pp. 423-426.</p>
<p style="text-align: justify;">G. Russotto o.h., <i>Profili ospedalieri: p. Leonardo Ilundain. 1879-1951</i>, in: ‘Vita Ospedaliera’, VI, 1951, 6, pp. 135-137.</p>
<p style="text-align: justify;">Id., <i>Il fatebenefratello infermiere di San Pio X</i>, in: ‘Antologia per un Giubileo’, Centro Studi ‘S. Giovanni di Dio’, Roma 1980, vol. IV, pp. 262-270.</p>
<p style="text-align: justify;">Id., <i>Nel “suo” ospedale</i>, in: ‘Antologia per un Giubileo’, Centro Studi ‘S. Giovanni di Dio’, Roma 1980, vol. IV, pp. 305-306.</p>
<p style="text-align: justify;">Id., <i>Il luminoso ricordo di fra Giuseppe Kuras o.h.</i>, in: ‘Vita Ospedaliera’, XXXVII, 1982, 11, pp. 174-175.</p>
<p style="text-align: justify;">Id., <i>La repentina scomparsa di padre Clemente, servo buono e fedele</i>, in: ‘Vita Ospedaliera’, XXXVIII, 1983, 9, pp. 120-121.</p>
<p style="text-align: justify;"><i>Status Provinciae Romanae Sancti Petri Apostoli Ordinis Hospitalarii S. Joannis de Deo (Fatebenefratelli)</i>, Tip. S. Giuseppe, Roma 1954, p. 29.</p>
<p style="text-align: justify;">F. Tagliacozzo, <i>Gli ebrei romani raccontano la “propria” Shoah</i>, La Giuntina, Milano 2011, pp. 196 e 230.</p>
</div>
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