LUCRINA FETTI PITTRICE: UNA MONACA ALLA CORTE DEI GONZAGA
di Michele Strazza –
Nel convento di Sant’Orsola a Mantova, cenacolo culturale voluto da Margherita Gonzaga, la giovane pittrice romana dimostra il suo valore, guadagnando i favori della nobile famiglia.
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Lucrina Fetti nasce a Roma, con il nome di Giustina, intorno al 1590. La famiglia è dedita all’arte: il padre Pietro è titolare di una rinomata bottega romana, mentre il fratello Domenico (1589-1623) diventerà un importante pittore.
La sua prima formazione si svolge, dunque, in ambito familiare, sotto la direzione paterna. Suo fratello Domenico, nel 1614, viene invitato a Mantova dal duca Ferdinando Gonzaga. Lo segue l’intera famiglia che riceve dallo stesso duca la somma di 150 scudi come dote per l’ingresso di Giustina nel convento di Sant’Orsola. Lo stesso avviene per le altre due sorelle Caterina e Brigida.
Il convento di Sant’Orsola era sotto la diretta supervisione di Margherita Gonzaga (1564-1618), sorella di Ferdinando IV e vedova di Alfonso II d’Este, che l’aveva fondato nel 1599.
Margherita, dopo la morte del marito, era tornata a Mantova ma si era subito resa conto di non avere alcun ruolo nella corte dei Gonzaga, completamente gestita da suo fratello, il duca Vincenzo I. Non perdendosi d’animo, era riuscita a trasformare il convento in un vero e proprio cenacolo culturale per le giovani principesse Gonzaga e le nobili cittadine, una vera e propria “corte parallela”, famosa in tutta Europa. L’istituto religioso venne, così, abbellito di affreschi e dipinti.
In questo clima culturale Giustina, assunto il nome di Lucrina, ebbe subito un ruolo importante. Margherita Gonzaga la volle, infatti, come principale artista della propria corte, incoraggiandone le produzioni e non solo su temi religiosi.
Una delle sue opere più importanti, infatti, è il Ritratto di Eleonora Gonzaga, figlia minore del duca Vincenzo e di Eleonora de’ Medici, cresciuta nel convento delle orsoline dalla zia Margherita fino al matrimonio con l’imperatore Ferdinando d’Asburgo nel 1622.
Il dipinto, eseguito a figura intera in occasione delle nozze, la ritrae in vesti maestose, in linea con l’eleganza che si addice alla moglie dell’imperatore asburgico. L’abito è raffigurato nella sontuosità e nella raffinatezza del broccato intessuto di fili d’oro e ornato da pizzi. A sinistra del corsetto si vede chiaramente il pendente con il monogramma asburgico. Altri simboli di potere sono la corona imperiale, posta sul tavolo insieme a una missiva su cui sono evidenziate le parole “alla Sacra Maestà dell’Imperatrice Gonzaga”.
In quello stesso anno, il 1622, intanto, il fratello Domenico lascia Mantova, mentre Lucrina è sempre più concentrata nelle attività del convento, occupandosi anche della parte gestionale ed economica, arricchita dai guadagni provenienti dalle diverse committenze che gli giungono.
Nel decennio 1630-1640, difatti, la sua attività artistica non conosce sosta, portando prosperità alla sua stessa famiglia.
I soggetti religiosi sono, naturalmente, al centro della sua produzione e la maggior parte di essi è collocata nella Chiesa di Sant’Orsola, annessa al relativo convento.
Nella sua guida di Mantova del 1763, Giovanni Cadioli ricorda proprio due tele di Lucrina in quella Chiesa: una Adorazione dei pastori e una Deposizione, quest’ultima forse identificabile con il dipinto della serie di otto firmata e datata “S.L.F.R.F.S.O. 1629” (“Suor Lucrina Fetti Romana fece in Sant’Orsola 1629”), oggi in parte conservata nell’Ospedale di Mantova. Cadioli cita altri dipinti collocati sugli altari: una Santa Margherita, una Santa Barbara, una Santa Maria Maddalena.
La Santa Barbara, firmata e datata 1619, è oggi in collezione privata (Roma, collezione Claudio Strinati).
Per quanto riguarda le opere conservate presso l’Ospedale Civile di Mantova, che da metà dell’Ottocento occupa gli spazi del convento, citiamo l’Annunciazione, la Coronazione di spine, l’Orazione nell’orto, la Visitazione, tutte del 1629. Nonostante la datazione e la sigla, non tutti i critici le ritengono di Lucrina, bensì copiate, “per la durezza delle composizioni derivate da modelli tardomanieristici”.
Per i ritratti di personaggi della corte dei Gonzaga si ricordano: due ritratti di Margherita di Gonzaga, quello, già citato, di Eleonora, uno di Caterina dei Medici e uno di Caterina Gonzaga. Tutti i ritratti hanno in comune i canoni della ritrattistica del tempo, dallo sfondo formale ed elegante alla postura del soggetto in tre quarti, dalla rappresentazione dettagliata dei ricchi abiti a quella dei gioielli. Nei volti prevale l’espressione reale, mancando qualsiasi approfondimento psicologico.
I dipinti possono oggi essere ammirati nel Museo del Palazzo Ducale di Mantova.
Lucrina Fetti muore a Mantova intorno al 1650 o, secondo altri, nel 1673. L’elogio funebre viene letto da Giovanni Alessandro Martinelli, abituale presenza nei funerali della corte Gonzaga, a dimostrazione dell’importanza raggiunta da questa monaca pittrice.
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Per saperne di più
Bazzotti U., “Margherita Gonzaga e il convento di Sant’Orsola”, in Domenico Fetti 1588/89-1623, catalogo della mostra a cura di Eduard A. Safarik, (Mantova), Milano 1996, pp. 45-50.
Cadioli G., Descrizione delle pitture… di Mantova, Mantova 1763, pp. 71-72, 73.
Gladen C.A., “Suor Lucrina Fetti: pittrice in una corte monastica seicentesca”, in I monasteri femminili fra Rinascimento e Barocco, a cura di G. Pomata, G. Zarri, Roma, Edizioni di storia e letteratura, 2005, pp. 123-141.
Tellini Perina C, voce “Fetti, Lucrina”, in La pittura in Italia. Il Seicento, a cura di Mina Gregori ed Erch Schleier, Milano, 1988, nuova ed. 1989, II, p. 738.
Tellini Perina C., Pittura a Mantova dal Romanico al Settecento, a cura di Mina Gregori, Milano, 1989, pp. 174, 175, 255-256, 295-296.
Zerbi Fanna M., Lucrina Fetti pittrice, in “Civiltà mantovana” (1989), nn. 23-24, pp. 35-54.

