In libreria: Vita di Prezzolini

prezz«Per la perspicacia realistica e spesso preveggente delle sue osservazioni su fenomeni politici, sociali, religiosi, morali e persino ecologici del mondo in cui viviamo, Prezzolini può essere considerato un nostro contemporaneo.»
Quella che Emilio Gentile ricostruisce è la vita lunga e ricchissima di Giuseppe Prezzolini. Noto soprattutto per aver fondato e diretto la celebre rivista settimanale «La Voce» – punto di riferimento imprescindibile nel dibattito culturale di inizio Novecento – Prezzolini fu uno scrittore prolifico e uno degli intellettuali più influenti del secolo scorso, amico di Giovanni Papini, di Benedetto Croce, di Ardengo Soffici, di Giovanni Amendola, di Piero Gobetti, e politicamente diviso tra l’ammirazione per Mussolini e il rifiuto dei metodi fascisti. Ma nell’Italia repubblicana fu stimato da antifascisti come il presidente Sandro Pertini e l’onorevole Giorgio Amendola. Senza risparmiare la sua critica a volte persino feroce nei confronti dei suoi connazionali, Prezzolini ha amato l’Italia con le parole e con i fatti, facendosi ambasciatore della cultura del nostro Paese all’estero e soprattutto a New York, per dieci anni come direttore della Casa Italiana della Columbia University, e vi rimase altri venti come corrispondente, prima del ritorno in patria, a Vietri sul Mare, e poi il definitivo trasferimento a Lugano. Attingendo da archivi storici e privati, e specialmente dai copiosi archivi prezzoliniani che conservano documenti di famiglia, scritti inediti e i numerosissimi scambi epistolari con le grandi personalità del suo tempo, tra le quali, non ultimo, papa Paolo vi, Gentile ci restituisce un ritratto storico ampio e approfondito non soltanto di un uomo, ma di un’intera epoca.
Emilio Gentile, L’avventura di un uomo moderno: vita di Giovanni Prezzolini – Garzanti, Milano 2026, pp. 1232, euro 48,00

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Marco Galluzzo, Berlusconi confidential: biografia non autorizzata di dieci anni al potere – Rubbettino, Soveria Mannelli 2026, pp. 254, euro 18,00
Il racconto, in gran parte inedito, dei dieci anni (2001-2011) in cui Silvio Berlusconi diresse tre governi e fu all’apogeo del suo potere. Il filo conduttore è il rapporto, molto particolare, fra il Cavaliere e una ventina di giornalisti, che lo seguivano ovunque. Dentro questa relazione speciale, emergono, in 53 capitoli, i tratti umani, personali, psicologici, di un uomo che in questo modo non è mai stato descritto prima. E vengono svelati retroscena mai resi pubblici: da un collage di Putin che finisce su una scrivania ad Antigua, a un colloquio quasi surreale di Berlusconi in una suite a Manhattan con quattro 007 americani, da una telefonata della Casa Bianca molto imbarazzante ai segreti confessati in una sauna a Tokyo, sino alla ribellione del figlio Luigi o alle lacrime di una giovane Giorgia Meloni. Cronache di un uomo, prima ancora che del politico, lontane dagli scandali (giudiziari o legati alle compagnie femminili), che restituiscono, nel suo rapporto quotidiano con i cronisti, un ritratto nuovo, intimo, privato, di un leader che ha diviso l’Italia.

Alessandro Marzo Magno, L’invenzione dei soldi: quando la finanza parlava italiano – Laterza, Roma-Bari 2026, pp. 304, euro 20,00
La finanza come la conosciamo ancora ogginasce molti secoli fa tra Genova, Venezia e la Toscana. È infatti all’Italia che si devono quasi tutti gli strumenti di cui ancora oggi ci si serve in ogni parte del mondo: dall’assegno alla girata, dallo scoperto alla partita doppia, per arrivare – incredibile ma vero – alle criptovalute.
Tra la fine del Medioevo e la prima Età moderna, in alcune città e in alcuni Stati italiani la straordinaria vivacità commerciale rende necessaria l’invenzione di una serie di strumenti operativi e previsionali che avranno un grande successo nei secoli. Quello era il tempo in cui le obbligazioni erano scritte in genovese, i banchieri internazionali parlavano toscano, i broker assicurativi sottoscrivevano polizze in veneziano. Era il tempo in cui gli italiani – pur suddivisi in tanti Stati spesso in guerra fra loro – insegnavano al resto del mondo come accedere al credito senza incorrere nei fulmini ecclesiastici sull’usura, come consolidare il debito pubblico, come far fruttare i risparmi e come evitare di farsi rovinare da un naufragio. Sembra incredibile ma anche uno strumento così attuale come la criptovaluta mostra sorprendenti somiglianze con lo scudo di marco, una valuta virtuale e sottratta al controllo dei governi messa a punto dai banchieri di Genova tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento. Nei capitoli di questo libro, Alessandro Marzo Magno ricostruisce un affresco vivacissimo di un tempo lontano a cui dobbiamo così tanto del nostro presente.

Alberto Basciani, Francesco Magno, Moldavia e Transnistria: una storia tra Russia e Occidente – il Mulino, Bologna 2026, pp. 208, euro 17,00
Nel complicato scenario dell’Europa sud-orientale le vicende della Moldavia assumono un significato del tutto particolare, trascendendo ormai la mera dimensione locale. Lo stato moldavo è diventato, infatti, suo malgrado, un limes d’Europa, conteso internamente ed esternamente tra chi lo vorrebbe definitivamente ancorare all’UE e chi, di contro, mira a mantenerlo all’interno dell’orbita politico-culturale russa. Il libro ripercorre la vicenda storica di questa travagliata regione, dalla prima annessione zarista, nel 1812, e poi soprattutto, nel corso del Novecento, fino alle recenti elezioni politiche. Un unicum nel panorama geopolitico europeo, anche in considerazione del complesso quadro etnico-linguistico del Paese e della spinosa questione della Transnistria.

Irene Palladini, Pane e sangue: fabbrica e condizione operaia nella narrativa italiana contemporanea – Franco Angeli, Milano 2026, pp. 256, euro 35,00
Il volume si configura come una ricognizione critica di scritture tese a interrogare la condizione operaia e la realtà della fabbrica, situate nel complesso di precise dinamiche storiche e sociali. Dai prodromi di narrazioni operaie, l’analisi approda, attraverso le voci imprescindibili di Davì, Ottieri, Volponi, Balestrini, Di Ciaula, Rea, tra gli altri, alle più recenti prove di scrittura working class. A emergere, ben oltre la campionatura, è un increspato affresco di radicali mutamenti economici, politici, culturali, che investono la realtà, e la storia, del nostro Paese. Infatti, dall’orgoglio dell’aristocrazia operaia, sino al fenomeno delle dismissioni e delle dimissioni, la rappresentazione di vite al tornio e alla fresa – specola privilegiata per una più vasta, e problematica, interpretazione delle cose – si fa storia di lotte e rivendicazioni, di infortuni e morti sul lavoro, di pane e sangue, appunto. Dalle pagine emerge, in tutta evidenza, come la valenza emancipativa trascolori presto nella fiera denuncia dello sfruttamento e dell’alienazione più mortificanti, in un contesto di permanenti ingiustizie economiche e sociali. A imprimere forza d’urto alle testimonianze degli autori esaminati è, inoltre, l’urgenza di una pronuncia mai accomodante e l’elevato coefficiente di libera invenzione creativa. E l’istanza di radicale rinnovamento che sostanzia la parola è più di una patente di impegno: è necessità irrinunciabile per potere esistere (e resistere) nel tempo, sempre sotto il segno delle rose.
Lo studio è corredato di una serie di colloqui con autori che hanno sondato la costellazione della fabbrica narrata, e non di rado vissuta sulla propria pelle. L’apparato, nient’affatto marginale, concorre a consolidare talune acquisizioni e a dischiudere ulteriori prospettive di riflessione e ricerca.

Nicola Mariani, Lupo Rattazzi, Il Caso Mattei: i fatti contro il mito. Cronaca di un incidente diventato complotto – LoGisma, Firenze 2026, pp. 366, euro 27,00
27 ottobre 1962. Il piccolo aereo da turismo Morane-Saulnier 760 Paris II su cui viaggia il Presidente dell’ENI, Enrico Mattei, si schianta a poche miglia dall’aeroporto di Milano Linate, al termine di un volo proveniente da Catania. Con lui perdono la vita il pilota Irnerio Bertuzzi e il giornalista William McHale. Due commissioni d’inchiesta – una tecnica e una penale – concludono che si è trattato di un incidente riconducibile alla vasta casistica aeronautica nota come LOC-I (“Loss of Control in Flight”, perdita di controllo in volo). Nessuna traccia di esplosivo, nessun segno di attentato o sabotaggio: né sul relitto né sui corpi delle vittime. Eppure, nel 1994, un magistrato di Pavia decide di riaprire il caso, dando credito alle illazioni e alle voci che negli anni hanno alimentato l’ipotesi di un attentato. Nasce così una nuova inchiesta, orientata a sostenere la tesi del sabotaggio. In questo libro, Nicola Mariani e Lupo Rattazzi smontano con rigore e nuovi documenti la versione alternativa della tragedia. Ricostruiscono l’origine ambigua della teoria dell’attentato e presentano elementi nuovi che ne mettono definitivamente in discussione le conclusioni, restituendo ai fatti reali la loro forza e alla storia la sua verità.

AVDAU (a cura di), Ustica è di tutti: in cerca della verità non ancora trovata – LoGisma, Firenze 2026, pp. 94, euro 10,00
Il decennale di AVDAU, l’Associazione per la Verità sul Disastro Aereo di Ustica, si somma ai 46 anniversari della tragedia. Se gli anniversari servono a ricordare, noi ci arroghiamo il compito di ribadire ulteriormente l’inconcludenza delle indagini finora condotte. La verità giudiziale è duplice, quella storica è ancora controversa. I milioni di pagine e di documenti prodotti negli anni non contengono ancora il nome o i nomi dei colpevoli di ciò che accadde il 27 giugno 1980. L’unica verità accertata è che la verità su Ustica non è ancora asseverata. E questo dovrebbe indignare tutti gli italiani. Proprio per questo nel 2016 nasce AVDAU. Ne fanno parte avvocati, giornalisti, tecnici, storici, appassionati di aviazione, ufficiali in congedo dell’Aeronautica, persone che hanno vissuto sulla loro pelle questa lunghissima e irrisolta storia a cominciare dalla presidente Giuliana Cavazza che quel giorno perse la madre.
AVDAU è semplicemente l’associazione di chi crede ancora a una verità che va ricercata con determinazione e maggiore ampiezza di vedute. Molti elementi chiave sono già emersi con rigore scientifico. Ci sono perizie d’ufficio e documenti segreti recentemente declassificati che aggiungono altri elementi e nuovi spunti per indagini che però non vengono fatte. AVDAU si batte perché si vada avanti, si vada oltre, proprio grazie ai nuovi elementi che oggi conosciamo.
In questa pubblicazione, alcuni dei membri di AVDAU hanno raccontato perché hanno aderito all’associazione. Le motivazioni accomunano tutti verso lo stesso proposito: ribadire ciò che sappiamo, e cercare e indagare ancora. Con l’occasione riportiamo un breve elenco dei fatti accertati e quelli che smentiscono le principali fake-news. In Appendice, il calendario delle iniziative AVDAU 2016-2026, e una bibliografia ragionata per chi vuole saperne di più.

Eleanor Barraclough, Braci tra le mani: le storie nascoste dell’era vichinga – Einaudi, Torino 2026, pp. 352, euro 32,00
Braci tra le mani è un avventuroso viaggio attraverso le vaste regioni settentrionali della Scandinavia, dell’Islanda, delle isole britanniche, che si spinge a Occidente fino alla Groenlandia e al Nord America, e a Oriente fino a Costantinopoli. Un viaggio che parte da tre ritrovamenti distinti nel tempo e nello spazio. Tre differenti artefatti: un frammento di teschio umano sopra il quale sono incise delle rune che invocano l’intervento di forze soprannaturali; il pezzo di un gioco rinvenuto dentro alla bocca serrata di un uomo; e la cosiddetta «Pietra dell’ostaggio», che raffigura un vichingo e quello che sembrerebbe essere un suo schiavo. Tre diversi inizi che vogliono mettere in evidenza quanto labili siano i confini, spaziali e insieme temporali, con i quali siamo soliti determinare il principio e la fine di una civiltà. Il viaggio prosegue poi attraverso gli amori, le esplorazioni, le credenze e le sofferenze di un popolo tanto vasto quanto poco conosciuto al di là delle grandi saghe mitologiche ciclicamente riproposte e semplificate dalla cultura pop. Un libro che si legge con facilità, come un travolgente romanzo storico. Un’epopea minore, dove la passione per il dettaglio e la precisione della studiosa vanno di pari passo con il piacere per il racconto, e dove sembra da un lato di assistere alle vicende narrate e dall’altro di vedere in maniera vivida la ricerca che le ha portate alla luce.

Silvia Ferrara, Laura Bellinato, Il profumo degli dèi: fragranze del Mediterraneo antico – il Mulino Bologna 2026, pp. 192, euro 16,00
L’olio profumato si diffondeva nei templi come una presenza invisibile, ungeva i corpi delle regine e dei re, addolciva la pelle dei vivi e preparava quella dei morti. Tra le note persistenti di quella fragranza millenaria possiamo ascoltare l’eco di un mondo scomparso.
C’era una volta, tra le stanze di un palazzo miceneo, una tavoletta d’argilla diversa dalle altre: i segni incisi in lineare B custodivano i segreti di un profumo antichissimo. Poche parole e nessuna istruzione: olio da bollire, coriandolo, cipero, rosa, salvia, miele, vino. Da queste liste scarne prende avvio un viaggio travolgente che ci conduce nei palazzi di Cnosso e Pilo, tra archivi e laboratori dove il profumo era materia preziosa, rituale quotidiano, segno di potere e di bellezza. Tracce minime che parlano di artigiani, scribi, reti commerciali mediterranee, pratiche religiose e cura del corpo, restituendo l’immagine di una società raffinata: i micenei producevano olii e aromi con grande maestria e competenza sensoriale. Entreremo così nel cuore di una delle più antiche industrie del profumo, in un intreccio di dati archeologici e scambi con l’Egitto, Cipro e le culture del Mediterraneo orientale. Fino a spingerci oltre, a dare nuova vita a tracce antiche per ricreare i profumi scomparsi, restituendo odore e corpo a un sapere di migliaia di anni fa.

Maurizio Viroli, Machiavelli repubblicano – Laterza, Roma Bari 2026, pp. 552, euro 38,00
Niccolò Machiavelli è uno dei pensatori più fraintesi della storia occidentale. Da secoli il suo nome è associato al cinismo, all’inganno e alla massima «il fine giustifica i mezzi», un’eredità che ha cristallizzato la sua figura nell’immagine del consigliere dei tiranni. Questo libro si propone di scardinare questa interpretazione, restituendo al lettore il suo vero volto: quello di appassionato teorico della libertà civile e delle istituzioni repubblicane.
L’esperienza diretta di Machiavelli nella politica della Firenze rinascimentale ha plasmato una visione del mondo in cui il bene comune deve sempre prevalere sull’interesse dei pochi. Non troviamo più il solitario ‘Principe’, ma il popolo e la sua capacità di autogovernarsi attraverso leggi giuste e istituzioni solide. Per Machiavelli la grandezza di una nazione risiede soprattutto nella virtù civile di una cittadinanza attiva e partecipe.
Contrariamente alla tradizione che vede nel conflitto sociale un pericolo per lo Stato, Viroli dimostra come Machiavelli lo considerasse il respiro stesso della libertà: è dal confronto tra le diverse anime della società che nascono le difese contro le derive autoritarie.
Un libro essenziale che considera la politica non l’arte dell’inganno, bensì la scienza del vivere libero.

Luca Misculin, Mare aperto: storia umana del Mediterraneo centrale – Einaudi, Torino 2026, pp. 296, euro 14,00
Per gran parte della storia umana il mare ha suscitato una sensazione precisa: la paura. Persino in un posto come il Mediterraneo centrale, dove Europa e Africa si guardano a poca distanza. La storia di questo pezzo di mondo, di un mare che può essere un ponte ma anche una barriera invalicabile, dice molto di noi. Luca Misculin fa un vero e proprio carotaggio storico, raccontando la stratificazione di popoli, uomini e miti che si sono succeduti nel corso dei secoli. Allo stesso tempo racconta il Mediterraneo di oggi, le sue isole e i suoi porti, i suoi uccelli migratori e i cavi sottomarini che lo attraversano, i suoi luoghi piú inaccessibili, come basi militari abbandonate o piattaforme petrolifere. E, muovendosi fra le coste libiche e tunisine, Pantelleria e Linosa fino a Lampedusa, ci fa conoscere un mare tutt’altro che nostrum, mostrandoci il Mediterraneo come fosse la prima volta, con tutte le sue contraddizioni, la sua severa spietatezza, la sua straordinaria profondità storica e umana.