In libreria: Pio XII e la Shoah

pioxiiC’è un tema che, ciclicamente, riemerge nel dibattito pubblico: i presunti “silenzi” di Pio XII davanti alla Shoah. Un’accusa pesante, che attraversa decenni di polemiche, libri, opere teatrali e inchieste mediatiche. Con Pio XII e la Shoah. Quali “silenzi”?, lo storico Pier Luigi Guiducci sceglie di affrontare la questione non con slogan o contrapposizioni ideologiche, ma con gli strumenti del mestiere: rigore, documenti, contesto, cronologia dei fatti.
Pubblicato da EDUCatt in occasione della Giornata della Memoria 2026, il volume si presenta come un’inchiesta storica dal taglio chiaro e diretto. Guiducci parte da una domanda semplice ma decisiva: che cosa poteva davvero fare il Papa, stretto tra dittature, propaganda, minacce e in un’Europa in fiamme?
Il libro ricostruisce anzitutto gli anni tedeschi di Eugenio Pacelli, quando ancora non era pontefice ma nunzio apostolico a Monaco e poi a Berlino. Qui emerge un dato che contrasta con una certa narrazione diffusa: il futuro Papa aveva individuato con anticipo la pericolosità del nazionalsocialismo, denunciandone il neopaganesimo e l’ideologia razzista. Le prese di posizione contro l’antisemitismo, la vigilanza sui discorsi ufficiali, la messa all’Indice degli scritti del teorico nazista Alfred Rosenberg e le tensioni costanti con il regime mostrano un quadro tutt’altro che accomodante.
Il cuore del volume, però, è dedicato agli anni della guerra e allo snodo più controverso: il silenzio pubblico. Guiducci invita a distinguere tra dichiarazioni ufficiali e azioni riservate. In un’Europa dominata dal Terzo Reich, ogni parola poteva trasformarsi in rappresaglia immediata contro cattolici, ebrei, religiosi e strutture ecclesiali. Da qui la scelta di una strategia prudente ma operativa: reti di aiuto, interventi diplomatici discreti, protezione nei conventi e negli istituti religiosi, azioni coordinate con nunzi e vescovi nei territori occupati.
L’indagine di Guiducci non si limita a difendere. Allarga lo sguardo. Ricorda che già dal 1942 le potenze alleate erano informate dello sterminio in corso, ma che la priorità restava la vittoria militare. Sottolinea le responsabilità e le esitazioni dei governi occidentali. E colloca così l’operato della Santa Sede dentro un contesto internazionale segnato da silenzi ben più ampi e spesso rimossi dalla memoria collettiva.
Lo stile è asciutto, quasi cronachistico. Niente enfasi, poche aggettivazioni, molte note e riferimenti archivistici. Guiducci evita sia l’agiografia sia la polemica. Non costruisce un “processo” al Papa, ma propone una rilettura documentata che invita il lettore a farsi un’idea sulla base dei fatti.
Un altro punto forte è l’attenzione alle fonti oggi disponibili grazie all’apertura degli archivi vaticani. La ricerca storica – suggerisce – non può fermarsi alle narrazioni consolidate: deve confrontarsi con i documenti, anche quando complicano il quadro. Pio XII e la Shoah. Quali “silenzi”? è un libro che entra in un terreno sensibile con rigore metodologico e passo fermo. Non pretende di chiudere definitivamente il dibattito, ma lo riporta su un piano più solido: quello delle prove, delle circostanze concrete e delle scelte compiute in un tempo in cui ogni decisione poteva avere conseguenze drammatiche. Una lettura che offre strumenti per capire, lontana anni luce dalle interpretazioni divisive.
Pier Luigi Guiducci, Pio XII e la shoah. Quali «silenzi»? Contesto storico. Documenti. criticità. Scelte. Evidenze – EDUCatt, Milano 2025, pp. 206, euro 13,00

 

***

Elena Aga Rossi, Roma tradita: Settembre 1943, la mancata difesa e l’occupazione tedesca – il Mulino, Bologna 2026, pp. 272, euro 23,00
«Con questo libro ho cercato di capire cosa successe veramente a Roma nel settembre del 1943 per tentare di dare una risposta alla domanda: se l’ordine di affrontare i tedeschi fosse stato dato chiaramente, l’esercito e il paese avrebbero combattuto?»
Nonostante la vasta produzione storiografica sull’8 settembre, restano irrisolti nodi fondamentali: perché Roma non fu difesa? Perché, dopo l’annuncio dell’armistizio, Badoglio si rifiutò di dare l’ordine di attaccare i tedeschi? Con la desecretazione degli atti della Commissione parlamentare d’inchiesta, gli studiosi hanno avuto accesso a migliaia di pagine di testimonianze e relazioni. L’analisi di questi documenti ha rivelato omissioni, falsificazioni e contraddizioni da parte dei protagonisti, impegnati a giustificarsi e a scaricare responsabilità. I vertici militari parlarono di resa inevitabile e adottarono, per giustificarsi, una sovrastima delle forze tedesche. Elena Aga Rossi ricostruisce quei giorni per restituire verità a uno dei passaggi più drammatici della storia italiana.

Alessandro Mario Amoroso e Andrea Pappalardo (a cura di), Mari in guerra – Castelvecchi, Roma 2026, pp. 210, euro 20,00
Dai miti greci ai giorni nostri, il mare è molto più di un luogo di transito, fungendo da incubatore di equilibri, rapporti di forza e interessi politici, economici e militari.
Il mare torna al centro dei conflitti globali. Dalle rotte che attraversano il Mediterraneo, il Mar Rosso e il Mar Cinese Meridionale ai fondali solcati da cavi e gasdotti, superfici e abissi delineano spazi in cui si ridefiniscono gli equilibri politici ed economici. Navi portacontainer e petroliere, infrastrutture energetiche e di comunicazione si rivelano sempre più bersagli strategici, con effetti che travalicano i teatri di guerra e coinvolgono ambiente, equipaggi e popolazioni. Il volume intreccia diritto dei conflitti armati, commercio marittimo e sicurezza, offrendo gli strumenti necessari per leggere scenari in continuo mutamento, lungo latitudini note come inedite. A partire dallo stretto di Hormuz, le tensioni internazionali si addensano attorno ai “colli di bottiglia” del mare, il cui controllo incide – da sempre – sugli assetti mondiali. Il mare si conferma così specchio delle crisi del presente e delle inquietudini del futuro.

Andrea Santangelo, Storie di comando: i generali italiani del Risorgimento – Carocci, Roma 2026, pp. 240, euro 23,00
La rappresentazione nazionale dei comandanti militari italiani ha risentito di un pregiudizio diffuso circa la loro incapacità tecnica e l’inettitudine d comando. Questo saggio ribalta l’immagine consueta della nostra storia militare risorgimentale portandoci nelle retrovie delle campagne e delle battaglie di unificazione.
L’autore mostra come ciò che spesso la storiografia ci ha raccontato sia frutto di semplificazioni, omissioni o narrazioni costruite dopo disfatte, e mette in luce figure di generali sconosciuti, le loro rivalità, gli errori strategici ma anche le intuizioni ignorate e il coraggio nelle imprese. Ne emerge un Risorgimento diverso, più complesso e umano, in cui i comandanti italiani appaiono finalmente nella loro reale dimensione, lontani dai miti scolastici e dalle letture tradizionali.

Nicola Mariani, Lupo Rattazzi, Il caso Mattei. I fatti contro il mito: cronaca di un incidente diventato complotto – LoGisma, Vicchio 2026, pp. 366, euro 27,00
27 ottobre 1962. Il piccolo aereo da turismo Morane-Saulnier 760 Paris II si schianta a poche miglia dall’aeroporto di Milano Linate. Perdono la vita Enrico Mattei, il pilota Irnerio Bertuzzi e il giornalista William McHale. Due commissioni d’inchiesta concludono che si è trattato di un incidente riconducibile alla vasta casistica aeronautica di perdita di controllo in volo. Nessuna traccia di esplosivo, nessun segno di attentato o sabotaggio: né sul relitto né sui corpi delle vittime. Eppure, nel 1994, un magistrato di Pavia decide di riaprire il caso, dando credito alle illazioni e alle voci che negli anni hanno alimentato l’ipotesi di un attentato. Nasce così una nuova inchiesta, orientata a sostenere la tesi del sabotaggio. Nicola Mariani e Lupo Rattazzi smontano con rigore e nuovi documenti la versione alternativa della tragedia, ricostruiscono l’origine ambigua della teoria dell’attentato e presentano elementi nuovi che ne mettono definitivamente in discussione le conclusioni, restituendo ai fatti reali la loro forza e alla storia la sua verità.

Jean Pierre Darnis, Jeremy Guedj (a cura di), Italia e Francia di fronte alla Libia: dall’Ottocento ad oggi – Franco Angeli, Milano 2026, pp. 192, euro 33,00
Il volume riprende e amplia i lavori svolti nell’ambito del seminario “La Francia, l’Italia e i loro Mediterranei”. Questi incontri di ricerca hanno permesso di mettere a confronto le analisi di esperti francesi e italiani sui temi delle politiche mediterranee, partendo dalla storia fino all’indagine politologica contemporanea. La Libia si è imposta come argomento assai rilevante, anche per la sua specifica dimensione problematica nell’ambito delle relazioni fra Francia e Italia. Questa pubblicazione vuole essere un contributo a una maggior consapevolezza delle interpretazioni in materia, uno spunto volto ad arricchire lo scambio fra le comunità accademiche, al servizio di una storia che merita un lavoro comune, anche allo scopo di smussare una serie di incomprensioni delle quali nel testo si rende conto.

Jean-Jacques Hublin, La tirannia del cervello: una nuova storia dell’evoluzione umana – Castelvecchi, Roma 2026, pp. 352, euro 22,00
Dalla conquista del fuoco alla nascita delle società complesse: un affresco sorprendente che svela come il nostro cervello sia stato l’artefice silenzioso della Storia.
Uno dei più autorevoli paleoantropologi contemporanei ripercorre la storia dell’umanità mettendo al centro del successo evolutivo un organo tanto prodigioso quanto energivoro: il cervello. Immaturo alla nascita e fragile nella sua struttura, il cervello è osservato nel suo bisogno insaziabile di energia, un bisogno che ha determinato lo sviluppo di capacità cognitive, funzioni biologiche e organizzazione sociale dell’essere umano. Un organo così esigente da diventare tirannico, fino a orientare la nostra traiettoria evolutiva. Il suo crescente fabbisogno energetico, infatti, ha spinto Homo sapiens a adattarsi, cambiando la dieta e diventando carnivoro e cuoco, sviluppando la divisione del lavoro e nuovi modelli produttivi. La storia dell’umanità diventa così una caccia all’energia in un ambiente di risorse limitate.

Serena Di Nepi, Il ghetto di Roma: storia di una comunità ebraica – Carocci Editore, Roma 2026, pp. 172, euro 18,00
Istituito per volontà papale nel 1555 e abolito solo con l’Unità d’Italia nel 1870, il ghetto di Roma ha rappresentato per oltre tre secoli il simbolo più tangibile della condizione imposta alla comunità ebraica dallo Stato Pontificio. La sua storia è un racconto di resistenza e adattamento.
Serena Di Nepi ripercorre magistralmente questa vicenda complessa e stratificata: dalle sofferenze della segregazione alla breve ventata di libertà intravista nel 1798 con l’esperienza della Repubblica giacobina, fino alla definitiva conquista della libertà con la chiusura del ghetto nella Roma ormai capitale italiana. È la storia di una comunità che, nel cuore stesso della città del papa, seppe resistere, adattarsi e difendere con tenacia la propria identità religiosa e culturale.

Paolo Calcagno, La Repubblica di Genova – il Mulino, Bologna 2026, pp. 160, euro 14,00
Dal 1528 alla caduta nel 1797 in seguito all’ascesa napoleonica, questo libro ricostruisce la storia della Repubblica di Genova seguendo la trasformazione di una città marinara in una solida potenza aristocratica. Liberatasi dalle dominazioni straniere, Genova consolidò un sistema politico fondato sull’oligarchia e sul legame con il Banco di San Giorgio, cuore finanziario della Repubblica. Alleata della Spagna asburgica, seppe ritagliarsi un ruolo centrale nello scacchiere italiano ed europeo, tra crisi interne, guerre con Savoia e Francia, e rinnovate ambizioni marittime. Lungi dall’essere un secolo di decadenza, il Settecento genovese vide una sorprendente vitalità economica e portuale, preludio alla fine di uno Stato antico nelle forme ma ancora vitale nello spirito.

Seyla Benhabib, Esilio, apolidia e migrazione: giocare a scacchi con la storia da Hannah Arendt a Isaiah Berlin – Castelvecchi, Roma 2026, pp. 368, euro 22,00
Un viaggio affascinante tra le vite e le idee di alcuni tra i più influenti intellettuali ebrei del Novecento – da Arendt a Benjamin, da Adorno a Levinas – accomunati dall’esperienza dell’esilio e dell’apolidia. Il senso di appartenenza e di non appartenenza, di essere “eternamente metà altro”, ha portato queste figure di rilievo a confrontarsi con domande essenziali: che cosa significa per l’individuo essere un cittadino uguale agli altri mantenendo le proprie differenze etniche, culturali e religiose? Seyla Benhabib, coinvolta anche dalle proprie origini ebraiche, rilegge le loro opere per affrontare temi oggi più urgenti che mai: identità, cittadinanza, pluralismo e giudizio politico.

Marco Pellegrini, Il tramonto della “libertà d’Italia”: Carlo V, Clemente VII e la fine della Repubblica fiorentina (1529-1530) – Carocci Editore, Roma 2026, pp. 392, euro 39,00
Sullo sfondo di un’Italia piegata dall’egemonia del potere imperiale, Firenze non arretrò. Determinata a difendere una “libertà” che affondava le radici nei secoli più luminosi della storia cittadina, la Repubblica diede tutta sé stessa nella lotta di resistenza contro l’aggressione congiunta del papato di Clemente VII de’ Medici e dell’impero di Carlo V d’Asburgo. Il volume narra di come, tra 1529 e 1530, due opposte visioni del mondo, ma anche due differenti modelli di organizzazione sociopolitica e due formazioni militari diversamente concepite, si affrontarono in un duello in cui entrarono in gioco i destini dell’Italia intera.

Lucio Biasiori, Il bambino dell’apocalisse: vera storia del falso Anticristo di Babilonia – il Mulino, Bologna 2026, pp. 216, euro 20,00
Sul tetto della sua casa ardeva un fuoco devastatore e al posto degli angeli volavano serpenti nel cielo scuro. Non vennero pastori ad adorarlo, ma gli abitanti di Babilonia. Il bambino non incarnava umiltà: nel suo corpo abitava la vana sapienza del mondo. Agli emissari del Gran Maestro, giunti a interrogarlo, parlò come un adulto…
Prima che l’Europa fosse attraversata dal mito dei Templari, un altro ordine di monaci guerrieri aveva già alimentato per secoli le paure e le speranze collettive del continente: gli Ospitalieri di Rodi. Tutto ebbe inizio nel Trecento, con una lettera inviata dal loro Gran Maestro alle potenze europee per annunciare la nascita, a Babilonia, di un bambino misterioso: con ogni probabilità l’Anticristo, il nemico degli ultimi giorni. La notizia venne accolta con sgomento e curiosità, si propagò nello spazio e nel tempo, ritornando a più riprese, fino alla Rivoluzione francese. Ma chi era davvero quel bambino? Che cosa bisognava fare per fermarlo? Ed era poi una buona idea fermarlo? La storia di questa falsa notizia, capace di intercettare tanto i ritmi profondi dell’immaginario quanto quelli più convulsi delle congiunture politiche e religiose, rivela come miti e paure possano plasmare intere società e aiutarci a sapere di più sul loro conto.