In libreria: Eretz Israel

25e0175p01c_9788849888195_pra_panella_piattoDistruggere l’Entità Sionista: per decenni questa è stata l’ossessione del mondo islamico e dell’Iran degli ayatollah e dei pasdaran. Il pogrom di Hamas del 7 ottobre 2023 doveva innescare questa guerra finale contro lo Stato degli ebrei. Ma Israele ha sconfitto Hamas e Hezbollah e infine, con gli Stati Uniti, ha tagliato la testa del serpente e ha distrutto l’apparato militare dell’Iran. Con le sue dure guerre vittoriose, l’ebreo ritornato alla sua terra ha così obbligato l’arabo, il musulmano sconfitto, ad abbandonare la mentalità della Guerra Santa, che in nome di Allah, insegue la vittoria totale e la sopraffazione sull’avversario, per intraprendere invece il percorso della trattativa, delle mediazioni e dell’accordo. Lo ha costretto ad abbandonare la strada del jihadismo, che lo ha sempre portato alla sconfitta. Si è così aperto uno spiraglio di tregua e addirittura di convivenza pacifica col percorso delineato da Donald Trump e accettato dall’Onu. Questo libro racconta una pace possibile, che ridisegni il futuro del Medio Oriente nel nome di Abramo. E tutto ciò che vi accade riguarda tutti noi.
Carlo Panella, Israele, lo Stato necessario: il mondo non ne può fare a meno, paesi arabi inclusi – Rubbettino, Soveria Mannelli 2026, pp. 240, euro 18,00

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Mimmo Franzinelli, La resa dei conti: dalla guerra civile alla violenza postbellica, il caso di Sant’Eufemia – Mondadori, Milano 2026, pp. 312, euro 24,00
Nel maggio del 1945, quando la guerra è ormai terminata e la libertà sembra finalmente conquistata, a Sant’Eufemia – una piccola borgata alla periferia di Brescia – un gruppo di ex partigiani uccide una quarantina di persone tra ufficiali della X Mas, funzionari della Repubblica sociale italiana e civili. Un episodio rimasto sinora sepolto negli archivi e nella memoria pubblica, che rappresenta tuttavia un caso emblematico dell’atmosfera di quel periodo storico e che oggi è qui ricostruito grazie a uno straordinario fondo documentario mai visto prima. Nel suo nuovo saggio, Mimmo Franzinelli parte da questa vicenda per ricostruire il clima umano e politico in cui maturarono le violenze che seguirono la Liberazione, spesso affrontate dalla storiografia in chiave scandalistica o moralistica, e isolate dalle circostanze che le hanno generate. Collocato nel suo contesto, l’eccidio di Sant’Eufemia permette invece di osservare da vicino le tensioni accumulate durante vent’anni di dittatura e due anni di guerra civile. La ricchezza della documentazione ritrovata consente di seguire decisioni, conflitti interni e il progressivo scivolamento verso una giustizia sommaria, sfuggito al controllo dei Comitati di liberazione nazionale. Attraverso materiali inediti, testimonianze e atti giudiziari, l’indagine di Franzinelli racconta i mesi della lotta e i giorni del furore, ripercorrendo l’occupazione tedesca, la nascita della Resistenza, la formazione delle bande ribelli, la violenza interpartigiana, la repressione nazifascista e le ambiguità del dopoguerra, nel tentativo di rispondere a un interrogativo: come può accadere che giovani protagonisti della lotta per la libertà si trasformino, a loro volta, in spietati giustizieri? Sant’Eufemia diventa dunque uno specchio della violenza che accompagna la fine di ogni guerra, quando l’odio accumulato negli anni riemerge proprio nel momento in cui le armi dovrebbero tacere. Senza semplificazioni né assoluzioni, Franzinelli restituisce così a quella stagione tutta la sua complessità storica.

Arnaldo Testi, 4 luglio – il Mulino, Bologna 2026, pp. 184, euro 15,00
Il giorno dell’indipendenza dichiarata e dell’annuncio di una rivoluzione. Dal 1776 è la festa nazionale degli Stati Uniti: una lunga storia di celebrazioni patriottiche, tensioni politiche e trasformazioni culturali. La Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti compie 250 anni. Un documento rivoluzionario che è diventato il cuore di una religione civile repubblicana, con una liturgia che si è rinnovata e adattata nel corso del tempo. I princìpi affermati non hanno mai smesso di sollecitare interpretazioni multiple: esaltare l’America così com’è, criticarla, o proiettarla come terra promessa del cambiamento. Ripercorrere la lunga storia del 4 luglio come festa nazionale significa misurare la vitalità politica e sociale del paese, le lotte che lo hanno attraversato, il destino delle promesse che lo hanno plasmato. Significa interrogarsi su quanto possa essere duttile e mutevole una democrazia, e anche fragile, quando venga sfidata nelle sue stesse radici.

Eleanor Barraclough, Braci tra le mani: le storie nascoste dell’era vichinga – Einaudi, Torino 2026, pp. 352, euro 32,00
“Braci tra le mani” è un avventuroso viaggio attraverso le vaste regioni settentrionali della Scandinavia, dell’Islanda, delle isole britanniche, che si spinge a Occidente fino alla Groenlandia e al Nord America, e a Oriente fino a Costantinopoli. Un viaggio che parte da tre ritrovamenti distinti nel tempo e nello spazio. Tre differenti artefatti: un frammento di teschio umano sopra il quale sono incise delle rune che invocano l’intervento di forze soprannaturali; il pezzo di un gioco rinvenuto dentro alla bocca serrata di un uomo; e la cosiddetta «Pietra dell’ostaggio», che raffigura un vichingo e quello che sembrerebbe essere un suo schiavo. Tre diversi inizi che vogliono mettere in evidenza quanto labili siano i confini, spaziali e insieme temporali, con i quali siamo soliti determinare il principio e la fine di una civiltà. Il viaggio prosegue poi attraverso gli amori, le esplorazioni, le credenze e le sofferenze di un popolo tanto vasto quanto poco conosciuto al di là delle grandi saghe mitologiche ciclicamente riproposte e semplificate dalla cultura pop. Un libro che si legge con facilità, come un travolgente romanzo storico. Un’epopea minore, dove la passione per il dettaglio e la precisione della studiosa vanno di pari passo con il piacere per il racconto, e dove sembra da un lato di assistere alle vicende narrate e dall’altro di vedere in maniera vivida la ricerca che le ha portate alla luce.

Giuseppe Benedetto, Liberale è: predicare inutilmente – Rubbettino, Soveria Mannelli 2026, pp. 176, euro 18,00
Liberale è è un viaggio dentro le contraddizioni più profonde dell’Italia: un Paese dove si tassa chi lavora, si premia chi spreca e si ostacola chi produce. Dalla fiscalità generale a quella locale, fino al nodo della spesa pubblica, del debito e della burocrazia, il libro racconta come il problema non siano tanto le entrate quanto la spesa senza misura di uno Stato che ha smarrito la propria funzione. Tra accise e balzelli, aiuti e superbonus, il racconto si estende alla sanità e alle autonomie locali. La seconda parte si occupa di quello che è divenuto un vero e proprio simbolo del malgoverno: le famigerate Regioni, quelle che, con profetica preveggenza, Malagodi, già nel 1970, aveva indicato come i nascenti centri di spreco. Si analizzano le distorsioni di un sistema che, sotto il pretesto dell’assistenza, ha trasformato la spesa pubblica in consenso e la burocrazia in una tassa occulta sulla crescita. Liberale è non intende però essere un atto d’accusa: è una proposta. È la convinzione che un’Italia diversa – più sobria, più giusta, più libera – sia possibile. Diffidare dei politici che dicono come e cosa serve e non indicano con quali entrate coprire quelle spese, è il mantra einaudiano dell’autore.

Étienne Doublier, L’Europa cambia volto: cronache dall’anno 1087 – Laterza, Roma-Bari 2026, pp. 272, euro 24,00
Un manuale di diritto canonico; due incoronazioni in Germania e in Inghilterra; i Normanni nella Sicilia araba; una scorreria navale pisano-genovese in Tunisia; il conflitto politico e religioso per il trono di Svezia; la traslazione da Myra a Bari delle ossa di san Nicola; i nomi e soprannomi nella celebre Postilla amiatina; la truffa di un mercante veneziano a Costantinopoli. Nove eventi e documenti dell’anno 1087, un anno come tanti. Nove tessere che, insieme, restituiscono il mosaico dei grandi cambiamenti dell’Europa latina al tramonto dell’alto medioevo.
Tra XI e XII secolo, l’Europa latina cambia volto: la crescita economica e l’ascesa di nuovi gruppi sociali spingono verso la delimitazione puntuale di ruoli, poteri, competenze e verso l’espansione commerciale, militare e religiosa. Questo grande tema storico si riconosce in nove eventi e documenti – non tutti eclatanti e strettamente interconnessi – dell’anno 1087, un anno come tanti, poco ricorrente nei libri di storia. L’autorità papale – come definita dal cardinale Deusdedit – si pone alla guida dell’intera Cristianità saldandosi a un territorio e non più ai singoli titolari. Le incoronazioni di Corrado il Salico in Germania e di Guglielmo il Rosso in Inghilterra fissano i princìpi della monarchia elettiva e di quella ereditaria. Il Cristianesimo si radica in Scandinavia con la vittoria del cattolico Ingold sul pagano Sven. I Normanni invadono la Sicilia araba, mentre le navi pisane e genovesi espugnano il porto di Mahdia in Tunisia. La traslazione da Myra a Bari delle ossa di san Nicola ci parla della appropriazione latina di un culto greco ma anche di vivaci marinerie e scambi commerciali. E così l’atto che comprova la truffa del mercante veneziano Vitale Zopulo ai danni del ‘collega’ Domenico Juliano, presentati per nome e cognome secondo la tendenza a definire le identità individuali riconoscibile anche nella scherzosa Postilla amiatina.

Harvey Sachs, Musica nell’Italia fascista – Il Saggiatore, Milano 2026, pp. 400, euro 28,00
Che cosa accade quando un regime decide che anche la musica deve obbedirgli? Musica nell’Italia fascista è il racconto di come il potere entrò nei teatri, nei conservatori, nelle orchestre, trasformando un intero sistema culturale in strumento di creazione del consenso.
In queste pagine Harvey Sachs ricostruisce le tappe e le modalità con cui una delle più articolate scene musicali d’Europa si adattò – spesso con sorprendente rapidità – alle regole, alle convenienze e alle menzogne del fascismo: dalla sorveglianza costante cui fu sottoposto Arturo Toscanini – costretto infine all’esilio – al carcere cui fu destinato il musicologo e critico militante Massimo Mila; dalle vicende di compositori come Respighi, Pizzetti, Casella, Malipiero, divisi tra adesione, ambiguità e dissenso, a quelle dei molti funzionari zelanti e mediocri, critici compiacenti, amministratori manovrieri che collaborarono attivamente con il regime. In questo giro di vite, anche le istituzioni, i grandi teatri d’opera e i festival furono investiti dal nuovo corso, portando, fra le altre cose, alla nascita dei sindacati fascisti dei musicisti e alla fondazione del Maggio Musicale Fiorentino come mezzo di propaganda. È una storia di episodi concreti, fatta di lettere servili, decisioni improvvise e piccoli compromessi quotidiani all’ombra della grande macchina burocratica della dittatura. Una storia che conduce fino all’infamia delle leggi razziali, responsabili dell’espulsione e della condanna di centinaia di musicisti ebrei e «non allineati».

Agostino Attanasio, L’impresa più grande: storia della bonificazione pontina (1791-1944) – Rubbettino, Soveria Mannelli 2026, pp. 432, euro 28,00
Non è l’ennesima storia della bonifica fascista delle terre pontine e delle sue «città nuove». Questo volume racconta invece la vicenda, più antica e quasi sconosciuta nei suoi sviluppi, della bonificazione delle vere e proprie Paludi Pontine: il territorio che da Tor Tre Ponti a Terracina si estendeva su entrambi i lati della via Appia, dalle pendici della cinta collinare dei Lepini-Aurunci fino alla sponda sinistra del fiume Sisto. Nel 1777 esso venne a formare il comprensorio della bonificazione, distinto in una zona esterna e in un circondario interno, di 19 mila ettari, che da solo ne occupava i due terzi. Acquisito dalla Camera Apostolica al proprio dominio diretto, il circondario fu suddiviso, nell’ultimo decennio del Settecento, in corpi fondiari, concessi in enfiteusi da Pio VI a poche decine di possessori. Nel 1861, dopo decenni di discussioni, essi furono chiamati dal Governo pontificio a costituirsi in Consorzio per sostenere le spese di manutenzione delle opere di bonifica. Lo fecero poco e male: presieduto per decenni dai Ferraioli, poi dal principe Felice Borghese, il Consorzio rimase controllato da pochi latifondisti (gli Antonelli, i Boffi, i Montani, i Pietrosanti, i Rappini e gli Zannelli) e dominato, tra la fine del secolo e i due decenni successivi, da Michelangelo Di Stefano. Nel 1927, a causa della sua inerzia e dei contrasti interni, l’ente fu commissariato per avviare finalmente le necessarie opere di bonifica. Retto dapprima da Pierluigi Serra e poi, a partire dal 1928, da Natale Prampolini, il Consorzio realizzò in pochi anni una grandiosa impresa di trasformazione del territorio, impiegando migliaia e migliaia di operai. Il volume, che si avvale di un ampio e accurato apparato di fonti, documenta con precisione le vicende interne al Consorzio e le opere di bonifica compiute, inserendole nel quadro della «questione della terra» e nel contesto politico e sociale della regione pontina negli anni decisivi che precedettero l’avvento del fascismo.

Laura Pepe, Sparta – Laterza, Roma-Bari 2026, pp. 256, euro 13,00
Che cosa sappiamo di Sparta? Città guerriera, popolata di eroi programmati per combattere a difesa della patria senza temere la morte. Società dove il singolo non conta di fronte alla comunità. Soprattutto, Sparta è l’antitesi di Atene: se questa è la culla della democrazia, della filosofia, della poesia, della libertà, Sparta è la roccaforte dell’oligarchia, città senza cultura, austera ed essenziale. Ma è davvero così? Questo libro prova ad andare oltre lo stereotipo. Di Sparta sappiamo essenzialmente quello che ci ha raccontato la sua storica rivale, Atene. Ma a leggere bene tra le testimonianze del passato, emerge un’altra storia, tutta da raccontare.

Giuliano Volpe, Archeologia: storia e metodi, paesaggi e persone – Laterza, Roma-Bari 2026, pp. 240, euro 20,00
Nell’ultimo mezzo secolo l’archeologia ha molto modificato e arricchito il proprio bagaglio metodologico e ampliato i propri campi d’azione a livello temporale, spaziale e tematico. Questo libro offre un punto di vista aggiornato sull’evoluzione della disciplina, valorizzandone le molteplici opportunità.
Giuliano Volpe è professore ordinario di Archeologia all’Università di Bari, dove insegna Metodologia della ricerca archeologica e Archeologia pubblica. Insegna Metodologia della ricerca archeologica anche alla Scuola Archeologica Italiana di Atene. È stato rettore dell’Università di Foggia, consigliere e presidente del Consiglio superiore per i Beni culturali e paesaggistici del MiBACT e presidente della Federazione delle Consulte Universitarie di Archeologia.