DAG HAMMARSKJÖLD: AL SERVIZIO DELLA PACE

di Michele Strazza -

 

Nato in una delle famiglie più influenti della Svezia, trasformò le Nazioni Unite in un protagonista attivo della diplomazia mondiale nei primi anni della Guerra fredda. Segretario generale dell’ONU dal 1953, inventò il peacekeeping moderno e difese con fermezza l’indipendenza dell’istituzione dalle grandi potenze. Morì nel 1961 in un misterioso incidente aereo mentre cercava di fermare la crisi in Congo. Premio Nobel per la Pace postumo, resta il simbolo di un potere vissuto come servizio.

 

Nato il 29 luglio 1905 a Jönköping, nella Svezia meridionale, era l’ultimo di quattro fratelli in una ricca famiglia della borghesia nordica. Il padre, Hjalmar Hammarskjöld, discendeva da diverse generazioni di funzionari pubblici e militari, al servizio del re di Svezia fin dal XVI secolo.
Se dal padre ereditò il senso delle istituzioni, dalla madre, Agnes Almquist, apprese il profondo spirito di sacrificio della religione luterana e una intensa fede cristiana.
Nel 1953, in uno dei suoi primi discorsi da segretario generale dell’ONU, così sottolineò la sua origine: «Da generazioni di soldati e funzionari governativi, da parte di mio padre, ho ereditato la convinzione che nessuna vita fosse più soddisfacente di quella del servizio disinteressato al proprio Paese o all’umanità. Da studiosi ed ecclesiastici, da parte di mia madre, ho tratto la certezza che tutti gli uomini fossero uguali come figli di Dio».
Due anni dopo la sua nascita la famiglia si trasferì a Uppsala – oggi quarta città della Svezia e sede di un’università molto antica – a seguito della nomina del padre a governatore della provincia. Il genitore fece una brillante carriera fino a diventare primo ministro svedese negli anni del primo conflitto mondiale, dal 1914 al 1917.
Furono questi, gli anni che lasciarono un indelebile ricordo nel giovane studente di legge ed economia politica presso la locale università. Quel periodo fu richiamato in uno dei suoi ultimi libri, La collina del castello, in cui le vicende della giovinezza a Uppsala, ricostruite molti anni dopo, insieme a una riflessione più matura, vengono arricchite da descrizioni e immagini poetiche catturate dal Castello cittadino, un’imponente struttura risalente al XVI secolo e sede del governatorato.

immaginedagDopo la laurea in Economia e in Giurisprudenza anche all’Università di Stoccolma intraprese la carriera di funzionario. Nel 1936 entrò nella Banca Nazionale di Svezia, prima come segretario e poi, dal 1941, come presidente. Pur non iscrivendosi ad alcun partito, ebbe anche diversi incarichi politici al ministero delle finanze e agli affari esteri e, nel 1951, fu nominato ministro senza portafoglio nel governo socialdemocratico.
Era, intanto, cominciato il suo impegno in diversi organismi internazionali come quando partecipò alla conferenza in cui fu stabilito il piano Marshall. Nel 1949 fu inviato presso l’Onu come delegato svedese. Nel 1952 presiedeva la delegazione svedese all’Assemblea generale dell’ONU e, quando il norvegese Trygve Lie, si dimise dalla carica di segretario generale delle Nazioni Unite, il Consiglio di Sicurezza indicò proprio Hammarskjöld per sostituirlo.
Il suo profilo mise d’accordo tutti, anche gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, grazie alle sue posizioni di neutralità rispetto ai due blocchi e all’appartenenza a un Paese che non aveva aderito alla Nato. La candidatura venne inoltre caldeggiata proprio dagli Stati cosiddetti “non allineati”.
Assunto l’incarico di secondo segretario generale delle Nazioni Unite il 10 aprile 1953, tutta la sua azione fu improntata a sgonfiare le diverse crisi internazionali nate nell’atmosfera della Guerra fredda.
Il periodo in cui iniziò il mandato era particolarmente difficile: la guerra di Corea era agli sgoccioli, mentre la fine del colonialismo era imminente.

Per prima cosa Hammarskjöld cercò di rafforzare le strutture amministrative e diplomatiche delle Nazioni Unite. A tale proposito redasse diversi regolamenti per definire meglio funzioni e responsabilità dei membri del Segretariato Generale al fine di garantirne l’indipendenza dalle pressioni delle varie Nazioni.
Insisté, poi, perché si creasse un gruppo di funzionari stabile, ponendo fine alla prassi del “trasferimento” di personale, per un tempo limitato, da parte di singoli Stati. Era necessario che l’organizzazione delle Nazioni Unite avesse una propria autonoma burocrazia, senza vincoli di dipendenza dai diversi Paesi.
In campo internazionale inaugurò la pratica di una “azione diplomatica preventiva” con l’intento di evitare possibili escalation delle crisi in corso.
Tutta la sua opera fu sempre improntata a una forte equidistanza dagli interessi in gioco e a un fattivo interventismo. Così, tra il 1954 e il 1955, negoziò personalmente il rilascio dei soldati americani catturati dai cinesi nella guerra di Corea.
Nel 1956, durante la crisi del Canale di Suez, si adoperò per convincere le Nazioni Unite a bloccare l’uso della forza da parte di Israele, Francia e Gran Bretagna, puntando alla creazione della “Forza di emergenza delle Nazioni Unite” (UNEF), la prima mobilitata da un’organizzazione internazionale per scongiurare le conseguenze di un conflitto armato, cioè con funzioni di “peacekeeping”.
Sotto il suo mandato il Segretariato Generale divenne un organismo esecutivo per promuovere operazioni di pace su tutto lo scacchiere internazionale.

Il suo lavoro venne particolarmente apprezzato e, nel 1957, gli venne rinnovato il mandato, anche perché le superpotenze non furono in grado di contrapporgli un candidato che fornisse uguali condizioni di terzietà.
La sua azione proseguì, riscuotendo diversi successi. Nel 1958 diresse la costituzione del Gruppo di osservazione delle Nazioni Unite in Libano e dell’Ufficio delle Nazioni Unite in Giordania, portando al ritiro delle truppe inviate dagli USA e dalla Gran Bretagna.
Mostrò sempre grande attenzione alle problematiche dei Paesi in via di sviluppo che si erano resi indipendenti dalla colonizzazione. L’ultimo suo impegno fu indirizzato alla difficile situazione della Repubblica Democratica del Congo, divenuta indipendente dal Belgio che, nel 1960, fu teatro di disordini e violenze.
Qui, infatti, il nuovo governo si trovò a fronteggiare contemporaneamente la rivolta dell’esercito, la secessione della provincia del Katanga ad opera di Moise Tshombe e l’intervento delle truppe belghe. Ai disordini sicuramente non erano estranee importanti compagnie minerarie europee.
Dopo la richiesta di aiuto rivolta all’ONU, Hammarskjöld si adoperò per l’invio di una forza di pace sotto l’egida dell’Onu, scatenando la reazione dell’Unione Sovietica, sostenitrice del governo del Congo del primo ministro Lumumba, la quale chiese la rimozione del segretario generale e la sua sostituzione con una troika. L’iniziativa sovietica non ebbe successo ma la situazione peggiorò nel settembre del 1961 quando i “caschi blu” vennero attaccati dai soldati del Katanga e dovettero difendersi. Furono decine i morti lasciati sul campo da ambedue gli schieramenti.
Hammarskjöld partì allora dalla capitale del Congo, Leopoldville (oggi Kinshasa) su un quadrimotore Douglas DC-6 della compagnia charter svedese Transair, diretto a Ndola, una delle città più grandi della Rhodesia del Nord (oggi Zambia), per incontrare il presidente secessionista Tshombe al fine di negoziare un cessate il fuoco ma, nella notte tra il 17 e il 18 settembre, il velivolo si schiantò proprio vicino a Ndola, provocando la morte del segretario generale e di altre quindici persone e suscitando forti dubbi sulla natura dell’incidente.
Le diverse inchieste condotte non fugarono i dubbi su una possibile impronta dolosa dell’evento. La stessa lentezza nei soccorsi venne giudicata sospetta. Il relitto dell’aereo fu trovato solo 15 ore dopo l’incidente a soli pochi chilometri di distanza dall’aeroporto di Ndola.

Dag Hammarskjöld ricevette postumo il Premio Nobel per la Pace con la seguente motivazione: «per aver costruito un Segretariato ONU efficiente e indipendente e portato avanti una linea non subordinata nei confronti delle grandi potenze. Per aver organizzato una forza di mantenimento della pace in Medio Oriente dopo la crisi di Suez e per il suo impegno per la pace durante la guerra civile in Congo».
Nel 1963 venne pubblicato postumo anche il suo diario con il titolo Tracce di Cammino, rivelando la figura di un uomo dalla grande fede, amante della letteratura, della musica, della pittura e della botanica, attento lettore di Pascal e dei mistici, di Eckhart e di Kierkegaard. Il testo, composto di fogli sparsi dattiloscritti, ritrovati nella sua abitazione di New York, contiene numerose brevi annotazioni scritte dal suo autore. Il titolo venne suggerito proprio dallo stesso Hammarskjöldn in quanto il dattiloscritto riportava la titolazione Vägmärken, appunto “segni”, “tracce”.
Il diario, pubblicato in Svezia nel 1963, venne in breve tempo tradotto in diverse lingue. La prima edizione italiana è del 1966, per Rizzoli, con il titolo Linea della vita; una nuova edizione e traduzione, con il titolo Tracce di cammino, è stata pubblicata nel 1992 dalle Edizioni Qiqajon della Comunità monastica di Bose, poi ristampata più volte.
Nel suo diario, da lui stesso definito «…una sorta di libro bianco che narra i miei negoziati con me stesso e con Dio», scrisse «Merita il potere solo chi ogni giorno lo rende giusto». Chissà cosa avrebbe detto oggi di squilibrati capi di stato dediti solo a compiacere il proprio ego?
Dag Hammarskjöld, invece, non concedeva nulla all’effimera vanità, concentrandosi soltanto, con grande umiltà e profonda dedizione, sul servizio degli altri. Sempre tra quei fogli dattiloscritti si legge: «La mia vita senza valore per altri è peggio della morte. Quindi, in questa grande solitudine, servire tutti. Quindi: quanto grande è ciò che mi è stato donato e quale nullità ciò che io sacrifico».
Aveva chiesto «qualcosa per cui vivere e abbastanza grande per cui morire» e il destino volle accontentarlo.

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Per saperne di più
Alonzo F.S., Una vita per l’ONU, in “Historia”, n. 406, dicembre 1991, pp. 94-103.
Giampiccoli F., Dag Hammarskjold 1905-1961: un credente alla guida dell’ONU, Torino, Claudiana,2005.
Lipsey R., Dag Hammarskjöld: etica e politica, Magnano (BI), Edizioni Qiqajon, 2021.
Veronese P., Dag Hammarskjöld: c’è un Cold Case alle Nazioni Unite, in “la Repubblica”, 16 settembre 2022.
Zagni G., Chi era Dag Hammarskjöld. La storia del segretario delle Nazioni Unite che cambiò per sempre l’organizzazione, morto cinquant’anni fa in un incidente che continua a essere giudicato sospetto, in “il Post”, 18 settembre 2011.