ARCHEOLOGIA CRISTIANA: RICERCHE STORICHE E NUOVI RITROVAMENTI (parte 1)
di Pier Luigi Guiducci -
L’archeologia cristiana, dalle catacombe ai grandi complessi basilicali, ricostruisce la diffusione del Cristianesimo attraverso reperti, iscrizioni e luoghi di culto che attraversano l’Impero romano e il Mediterraneo. Le tecnologie moderne ampliano la lettura di questo patrimonio, rivelando una presenza cristiana capillare dall’Italia alla Siria, dalla Francia alla Terra Santa, offrendo nuove chiavi per comprendere le radici storiche delle comunità di oggi.
Tra le diverse discipline scientifiche, l’archeologia cristiana conserva un proprio ruolo. Come ogni espressione dell’archeologia in generale, sviluppa indagini e studi che intendono ampliare una conoscenza. Utilizza, inoltre, tecniche sempre più sofisticate: telerilevamento, IA, imaging multispettrale, robotica, archeometria, scavo stratigrafico ecc. Si amplia in tal modo un globale processo di acquisizione di dati. Unitamente a ciò, la valorizzazione dei reperti collegati a siti cristiani intende favorire una migliore comprensione del cammino della Chiesa in epoca antica. Non si tratta di un patrimonio solo da custodire nel tempo, di una memoria da tutelare, ma di un insegnamento che sviluppa significativi riflessi anche sulla vita delle attuali Chiese locali.
Si pensi a quanto fa riferimento al kerygma (dal greco “proclamazione”). È nota agli studiosi, ad esempio, l’immagine del pesce. La si trova diffusa nei graffiti fin dal II secolo d.C. Tale simbolo deriva dal termine ΙΧΘΥΣ (ichthys) = pesce, originato dalle iniziali della frase greca che in italiano significa: “Gesù Cristo Salvatore figlio di Dio”.
In tale contesto, l’archeologia cristiana, nei suoi diversi aspetti, rimanda in tal modo al nucleo della Buona Novella (incisioni, affreschi, battisteri…), alle testimonianze di fede rese fino allo spargimento del sangue (martyria, sepolcri), alla decifrazione di antichi testi cristiani (es. il Papiro 29 è uno dei più antichi manoscritti esistenti del Nuovo Testamento, datato paleograficamente agli inizi del III secolo d.C.; scritto in greco), al culto mariano (es. il Papyrus Rylands 470 con la preghiera del Sub tuum praesidium, III secolo d.C.; l’antica iscrizione greca “Xe mapia” che significa “Ave, o Maria”).
Infine, occorre ricordare, che i vari reperti trovati attestano anche la devozione dei fedeli verso i santi (invocazioni incise nelle catacombe, epigrafi in marmo), e le prime sedi delle nascenti comunità cristiane (implantatio Ecclesiae).
In Italia Settentrionale
Nel corso dei secoli, l’indagine archeologica in Italia ha percorso un articolato percorso scientifico che ha permesso di acquisire continui dati di notevole importanza.[1] Si riportano qui di seguito alcuni esempi riguardanti l’Italia Settentrionale.
- Aquileia: basilica (inizio IV secolo d.C.). Il museo paleocristiano di Aquileia è ospitato in un edificio che include parte delle strutture perimetrali di una basilica paleocristiana del IV secolo e ne custodisce i pavimenti a mosaico.[2]
- Milano. La basilica di Sant’Ambrogio venne edificata tra il 379 d.C. e il 386 d.C. Quella di San Lorenzo fu realizzata tra il 390 d.C. e il 410 d.C.[3]
- Albenga. Il battistero, costruito in epoca tardo-romana (V-VI secolo), è il monumento paleocristiano più importante della Liguria.[4]
- Ravenna. In questa città si trovano edifici edificati tra il V e il VI secolo d.C. Sono: il mausoleo di Galla Placidia (V secolo d.C.; decorazione musiva), il battistero Neoniano[5] (esempio di battistero paleocristiano), la basilica di Sant’Apollinare Nuovo (mosaici), il battistero degli Ariani (mosaici), la cappella arcivescovile o di Sant’Andrea (costruita agli inizi del V secolo d.C.), il mausoleo di Teodorico, la chiesa di San Vitale (con elementi di tradizione occidentale e orientale), la basilica di Sant’Apollinare in Classe (marmi, mosaici).[6]
- Chiusi. La catacomba di santa Mustiola deve il suo nome alla patrona della città e della diocesi che, secondo la tradizione, vi fu sepolta verso la metà del III secolo d.C. Il cimitero si sviluppa per oltre duecento metri all’interno di gallerie. In quest’ultime, la maggior parte delle sepolture trova posto in nicchie di forma arcuata (arcosolii), ciascuna con due o tre deposizioni chiuse da tegole e coppi.
In Italia Centrale
È particolarmente elevato il numero dei siti archeologici che attestano lo sviluppo del Cristianesimo nelle Regioni dell’Italia Centrale. Qui di seguito sono indicati solo alcuni esempi.
- Roma. Nel lungo periodo una notevole attenzione è stata rivolta all’Urbe per la sua importanza storica. A tutt’oggi le ricerche proseguono con significativi risultati. In questa città, e nell’area vaticana, si trovano catacombe[7], epigrafi[8], mosaici, pitture murali, sarcofaghi, lapidari, edifici sacri (basiliche, chiese).[9] Molti reperti si trovano anche presso Istituzioni di ricerca e studio della Chiesa antica[10], e in collezioni di reperti paleocristiani.[11]
- Bolsena. Riveste un peculiare interesse la catacomba della giovane santa Cristina, IV-V secolo. Il sito è annesso alla basilica medievale della martire, con affreschi, epigrafi (dipinte e marmoree) e collezione antiquaria di oggetti provenienti dagli scavi ottocenteschi del monumento. Nella catacomba troviamo 1600 sepolture, tra cui poche ad arcosolio (tombe familiari). Circa 1100 tombe sono state aperte e ripulite. Le altre sono ancora chiuse.
La maggior parte delle tombe non reca particolari segni di riconoscimento o scritte. Solo alcune erano dipinte (oggi si vede solo il volto di una ragazza nella prima pila delle tombe subito a sinistra dall’ingresso), o portavano scritte a colori, di cui unica ancora interamente leggibile è quella di Cestronia Castoria del 406 d.C., in corsia principale.
Alcune portavano epigrafi in marmo, che furono usate, nella ristrutturazione della basilichetta ipogea nella prima metà del X secolo, come pavimentazione. Oggi si possono leggere alcune di queste antiche testimonianze nel piccolo museo della catacomba adiacente alla grotta chiamata ‘sepolcreto longobardo’ (secolo VII).[12]
- Sant’Eutizio (Eutychius; frazione di Soriano nel Cimino). La catacomba risale al IV secolo d.C. Si trova accanto alla basilica dedicata al martire cristiano. All’interno del cimitero paleocristiano sono presenti resti pittorici, materiali di corredo ed un sepolcro ad edicola con affreschi che raffigurano gli apostoli Pietro e Paolo.[13]
- Spoleto. Rileva interesse la chiesa del San Salvatore. L’ipotesi più accreditata è quella secondo la quale l’edificio sacro fu costruito tra la fine del IV secolo e l’inizio del V secolo per onorare le spoglie di san Concordio, un cristiano martirizzato negli anni dell’imperatore Marco Aurelio.
- Campello sul Clitunno. A circa 1 km a valle delle sorgenti del fiume Clitunno, nella frazione di Pissignano, si trova una piccola chiesa a forma di tempietto corinzio. In tempi trascorsi, si pensava a un sacello romano riconsacrato come chiesa. In seguito, però,la presenza di una croce al centro del timpano, coerente e integrata al resto della decorazione scolpita, sembra provare che fu invece fin dall’inizio un edificio di culto cristiano. La sua costruzione è stata attribuita al IV-V secolo. L’ingresso principale conduce a una basilichetta. Tra le iscrizioni più significative si possono citare quelle di Lucius Petronius Dexter, vescovo morto nell’anno 322, di Sentius Respectus esorcista, e del bambino Aurelius Melitius.[14]
In Italia Meridionale
La ricerca ha riguardato inoltre molteplici altri territori. Si riportano alcuni esempi.
- Napoli. In questa città si trovano, tra l’altro, le catacombe di San Gennaro (risalenti al II-III secolo d.C.), e le catacombe di San Gaudioso (IV-V secolo d.C.).[15]
- Lacco Ameno. Gli scavi e il museo ‘Santa Restituta’, situati nei sotterranei della chiesa di Santa Restituta, sono la testimonianza diretta della vita e della cultura in Ischia dai greci ai primi cristiani (importante la sala battistero).[16]
- Cimitile (Campania). Significativa presenza di basiliche paleocristiane. Gli edifici più antichi risalgono al IV secolo d.C., ma il periodo più significativo va dalla fine del IV secolo all’inizio del V secolo.[17]
- Nola. La cripta di san Felice si trova sotto il duomo. Al suo interno sono stati rinvenuti resti di una “domus ecclesiae” (una casa-chiesa) risalente all’epoca romana, considerato il primo luogo di culto della città.
- Siracusa. La catacomba di Santa Lucia è il più antico cimitero cristiano della città. Custodisce il luogo in cui la giovane fu sepolta dopo il martirio. L’area risale agli anni 220- 230 d.C., si articola su tre livelli. È una delle prime testimonianze della presenza della Chiesa in Sicilia.[18]
Le catacombe di San Giovanni furono scavate tra il 315 e il 360 d.C. In seguito, vennero manomesse per la ricerca di corpi di santi, e per individuare tesori. Sono le uniche aperte al pubblico, esplorate in modo completo.[19] Diversi reperti paleocristiani sono conservati nel settore F del museo archeologico regionale ‘Paolo Orsi’. In Sicilia catacombe minori si trovano anche a Palazzolo Acreide, a Modica e in altre località.[20]
Francia
- Parigi. Presso il museo del Louvre, è possibile vedere reperti d’arte paleocristiana, come sarcofagi scolpiti, che attestano la presenza e l’iconografia cristiana nell’area dell’attuale capitale. Anche l’edificio di Notre-Dame rimane significativo. Infatti, il cantiere di questa cattedrale gotica fu costruito su una precedente chiesa paleocristiana, che a sua volta sorgeva su un tempio romano.
- Saint-Denis. La basilica di San Dionigi sorge su un antico cimitero gallo-romano, ed è luogo di sepoltura di Saint-Denis, primo vescovo di Lutezia, odierna Parigi, nell’allora Gallia romana. Il sito è di particolare importanza per la storia cristiana della regione.
- Arles. Gli Alyscamps (in provenzale: Campi Elisi) sono un’antica necropoli. Tale sito, situato lungo l’antica via Aurelia, fu utilizzato durante il periodo romano. In epoca paleocristiana acquistò importanza per la sepoltura del martire san Genesio. In una vicina cappella trovarono sepoltura anche i primi vescovi di Arles.
Musée de l’Arles Antique. Ospita una vasta collezione di reperti archeologici, inclusi sarcofagi paleocristiani e reperti provenienti dal Rodano e dal suo delta. Tale materiale documenta la vita e la fede dei primi cristiani.
Complesso Episcopale. Resti di un antico complesso cristiano. Includono il battistero e le basiliche paleocristiane, testimoniando la presenza episcopale fin dal IV secolo.
- Vence. In occasione di lavori presso un cantiere di ristrutturazione, una squadra di archeologi ha individuato i resti di una cattedrale paleocristiana risalente al V secolo d.C. Oltre alle sue fondamenta, è stato scoperto anche un battistero esterno alla chiesa, in ottimo stato di conservazione, e una trentina di sepolture. La posizione e la qualità architettonica delle tombe, situate in parte all’interno della cattedrale, indicano l’elevato status sociale dei defunti. Probabilmente erano vescovi o canonici, o laici con ruoli significativi. Tra i resti, sono stati rilevati anche tre scheletri di bambini.[21]
Spagna
- Tarragona. È un’importante area archeologica spagnola paleocristiana (III-V secolo d.C.). La necropoli costituisce uno dei più significativi cimiteri tardo-romani dell’Impero. Vi si trovano oltre duemila tombe, sarcofagi, mausolei e mosaici, e un complesso funerario legato al martirio dei santi Fructuosus, Augurius ed Eulogius, visitabile nel museo paleocristiano, e in un settore sotterraneo di un centro commerciale.[22]
- Centcelles. Desta molto interesse un mausoleo con affreschi paleocristiani e mosaici nella cupola. Tali reperti rendono questo edificio uno dei più importanti dell’arte romana in Spagna.[23]
Germania
- Treviri. Vi si trova una cattedrale doppia, edificata dopo il 326 d.C. su un palazzo imperiale (basilica di Costantino). Si tratta, in particolare, di un complesso di due basiliche cristiane affiancate, costruite in epoca tardo-romana, che fungevano da centro episcopale, con una chiesa principale (cattedrale) e un’altra basilica spesso usata per scopi battesimali o martiriali, collegate da un muro o uno spazio comune, un modello architettonico comune per le grandi metropoli del IV secolo. Sono conservate lapidi paleocristiane e architetture. Tali reperti attestano una continuità di presenza cristiana dopo la caduta dell’Impero Romano.[24]
- Francoforte sul Meno. Nel 2018, durante alcuni scavi archeologici nella periferia nord-occidentale, un team dell’Università Goethe ha individuato una tomba romana del III° secolo d.C. Il sito si trova nel cimitero di Heilmannstrasse (zona di Francoforte-Praunheim).
Sotto una pietra, gli archeologi hanno rinvenuto i resti scheletrici di un uomo. Intorno, erano disposti diversi oggetti funerari: una ciotola per l’incenso e una brocca in terracotta. Tuttavia, ciò che ha destato maggiore interesse è stato un piccolo oggetto nascosto sotto il mento dello scheletro. Questo reperto è un amuleto d’argento. Conosciuto anche come filatterio. Si tratta di una minuscola scatola quadrata che in genere conteneva strisce di pergamena incise con versetti biblici. Tutto lascia supporre che il defunto portasse l’amuleto al collo, il che suggerisce con grande probabilità che fosse un cristiano. Un dettaglio notevole, poiché il Cristianesimo, all’epoca, era ancora perseguitato.
Questo amuleto, noto come Frankfurter Silberinschrift (Iscrizione d’Argento di Francoforte), conteneva una sottile lamina d’argento arrotolata con un’incisione. A motivo della fragilità e delle dimensioni ridotte dell’oggetto, la decifrazione dell’iscrizione ha richiesto l’utilizzo di tecnologie avanzate. Nel maggio 2024, grazie a una tomografia computerizzata ad altissima risoluzione effettuata presso il Leibniz-Zentrum für Archäologie (LEIZA) di Magonza, è stato possibile creare un modello 3D dell’amuleto e “srotolare” virtualmente la lamina, rivelando 18 righe di testo in latino.
L’iscrizione recita: «Nel nome di Gesù Cristo, Figlio di Dio, Signore del mondo», indicando chiaramente la fede cristiana del proprietario dell’amuleto.
Questo ritrovamento è significativo poiché retrodata la presenza del Cristianesimo a nord delle Alpi di almeno 50-100 anni rispetto alle conoscenze precedenti.[25]
Regno Unito
- Hinton St. Mary. La diffusione del Cristianesimo in Inghilterra è documentata da alcune scoperte significative. Presso il British Museum (Londra) è conservata una delle prime immagini di Cristo. Si tratta di un mosaico (IV secolo d.C.) scoperto in un piccolo abitato nella contea di Dorset: Hinton St. Mary.
Questo reperto era posizionato in una villa. La figura di Gesù è presentata in modo autorevole, alla stregua di un senatore romano. Il simbolo Chi Ro, monogramma di Cristo, circonda il suo capo.[26]
- Lullingstone. Presso questo borgo rurale nel distretto di Sevenoaks, nel Kent, si trova una delle prime chiese cristiane delle Isole Britanniche. Nel sito, gli ambienti liturgici sono ricavati da quelli di una precedente villa romana che apparteneva a una ricca famiglia. Tale nucleo trasformò poi la propria abitazione nella “casa-chiesa” del territorio.[27]
Ungheria
- Pécs. In questa località si trova un cimitero paleocristiano. Il sito archeologico risale al IV secolo. La necropoli contiene molte tombe decorate, mausolei e cappelle funerarie. Sono stati individuati anche resti di piccole chiese, una realtà diffusa nei Balcani.[28]
Croazia
- Parenzo (Poreč). La prima versione della basilica venne dedicata a san Mauro di Parenzo. Risale alla seconda metà del IV secolo. Il pavimento mosaicato del suo oratorio, in origine parte di una grande casa romana, è ancora conservato nel giardino della chiesa. Questo oratorio venne ampliato nel corso dello stesso secolo trasformandolo in una chiesa composta da una navata e un’abside (basilicae geminae). Il pesce (simbolo di Cristo[29]) presente sul mosaico risale a quel periodo. Monete con l’effigie dell’imperatore Valente (365-378), ritrovate nello stesso luogo, ne confermano la datazione.[30]
- Salona (oggi Solin). I primi cimiteri cristiani a Salona vennero edificati già in periodi di clandestinità, sui possedimenti privati fuori città come Kapljuč, Manastirine e Marusinac. Qui, sulle tombe appartenenti a significativi membri della comunità cristiana, si sviluppò poco alla volta la venerazione delle loro spoglie. Dal desiderio dei cristiani di essere sepolti il più vicino possibile ai testimoni della fede, si formarono in seguito dei grandi cimiteri. In questi ambienti, sopra qualche cappella o memoriale, ove era sepolto una figura religiosa di spicco, furono edificate delle grandi basiliche cimiteriali.[31]
Grecia
- Tebe di Ftiotide (Acaia Ftiotide[32]). Sono state scoperte diverse basiliche paleocristiane (V-VI secolo d.C.). Tra queste, riveste importanza quella dell’Arciprete Pietro, identificata come la cattedrale locale. Presenta diverse decorazioni musive. Si ricordano, inoltre, le basiliche di San Dimitrio (Demetrio; Haghios Dimitrios), quella del vescovo Elpidio, e una basilica martiriale risalente al 431 d.C.
- Nicopoli d’Epiro (oggi presso Prevesa[33]). Tra i monumenti di età cristiana si trovano due grandi basiliche cristiane. La prima (A) è dedicata a San Dimitrio (Demetrio; iscrizione musiva). Ha tre navate, con transetto tripartito. È preceduta da un atrio porticato e nartece, cui si aggiunge una sala absidata. I pavimenti sono coperti di mosaici.[34]
- Atene. Nel centro della città si trova il museo bizantino e cristiano (Villa Ilissia). In questo edificio si conserva una significativa collezione di reperti dal III al XX secolo, inclusi mosaici e icone paleocristiane.[35]
- Corfù. L’archeologia paleocristiana è rappresentata in modo particolare dai resti della basilica di Santa Kerkyra[36] a Paleopoli (vicino all’aeroporto). Si tratta di un grande luogo di culto costruito prima del 450 d.C. con materiali antichi, distrutto più volte, di cui oggi restano mura e abside, con reperti al Museo Bizantino.
- Salonicco (l’antica Tessalonica). La “Rotonda di San Giorgio” (IV secolo) è una chiesa sorta per volontà di Teodosio I sul preesistente monumento funerario costruito per accogliere la salma dell’imperatore Galerio (non sepolto a Salonicco). Rilevante è anche la chiesa di Panaghia[37] Acheiropoietos.[38] Si tratta di una basilica a tre navate con nartece e matroneo risalente al V secolo. Al suo interno sono conservati dei capitelli di particolare valore.
Albania
- Butrinto (Ciamuria). Il battistero che si trova in questa località è un edificio paleocristiano del VI secolo. È noto per il suo mosaico pavimentale policromo, considerato il più completo del suo genere nell’Impero Romano d’Oriente, con simboli di immortalità (pavoni) e vita eterna (Eucaristia, vaso, viticcio).[39]
Turchia
In Asia Minore sono state ritrovate molte iscrizioni, specie nella Frigia (regione storica dell’Anatolia centrale/occidentale, oggi parte della Turchia). Inoltre, rovine di antiche chiese si trovano in più località.
- Istanbul. Le grandi basiliche costantiniane hanno subìto vicende critiche. Attualmente, di alcune di loro non rimangono tracce (chiesa costantiniana dei Santi Apostoli); altre sono state sostituite nel tempo dalle moschee ottomane (es. basilica di Santa Sofia). Rimane comunque significativa, ad esempio, la chiesa di Santa Irene o chiesa della Pace (IV secolo). Il museo archeologico di Istanbul conserva inoltre reperti scultorei e decorativi di particolare interesse. Si conserva anche il sarcofago paleocristiano di fanciullo trovato nel quartiere di Sarigüzel (fine IV secolo). Rappresenta scene bibliche con figure di cristiani e pagani. La sua scultura è dettagliata. Unisce tra loro elementi pagani e cristiani.[40]
- Efeso (Smirne-Aydin). In questa località si trovano i resti della basilica di San Giovanni Apostolo. Secondo la tradizione cristiana, nel I secolo d.C. il sepolcro di questo evangelista si trovava sulla collina del tempio di Artemide. Le indagini archeologiche hanno confermato che la camera sepolcrale sotterranea risale almeno a questo periodo. Il sito si trova in una necropoli romana, ancora in uso nel III secolo d.C. e nel IV secolo. Lo si può dedurre dall’epigrafia funeraria che è stata ritrovata. La tomba era venerata dai cristiani già in un periodo precedente la pace costantiniana (313 d.C.). Con il riconoscimento ufficiale del Cristianesimo, sulla tomba dell’evangelista venne costruito un martyrium[41] quadrato di circa 19,5 m. per 18,5 m.). Intorno a tale luogo venne eretta una chiesa teodosiana cruciforme. Tale edificio venne fatto demolire dall’imperatore Giustiniano. Fu poi costruita una basilica a tre navate di notevoli dimensioni.[42]
- Meriamlik (“luogo di Maria”, oggi Ayatekla). La chiesa di Aya Tekla (Santa Tecla), conosciuta anche come Aya Thecla o Aya Thekla, è un sito storico in rovina. Il luogo venne visitato da san Gregorio di Nazianzo nel 374, e dalla pellegrina Egeria nel 384.
Siria
- Dura Europos[43] (oggi Salhiyah). Qui, è stata scoperta una Domus Ecclesiae paleocristiana (III secolo d.C.). Gli affreschi del battistero di Dura sono le sole pitture cristiane trovate in un edificio non sotterraneo anteriore alla pace della Chiesa (313 d.C.). Nel muro di fondo dietro la vasca, su sfondo rosso, è rappresentato il Buon Pastore con una pecorella sulle spalle e il gregge davanti a sé.[44]
- Hauran. Le chiese di quest’area sono note agli studiosi per la loro antichità, e per il valore storico-architettonico.
Chiesa greco-ortodossa di San Giorgio (Mar Girgis) a Ezra’a. Fu edificata nel 515 d.C. La costruzione testimonia lo stile architettonico del primo periodo cristiano in Siria.
Sito di Bosra: ex capitale della provincia romana d’Arabia. Conserva un significativo patrimonio cristiano. Nota agli studiosi italiani e siriani è la basilica di ‘Bahira il Monaco’ (abside del IV secolo d.C.) edificata su precedente costruzione.
- Qanawat (l’antica Canatha). In questa località, tra i resti di una chiesa cristiana, è conservato un sarcofago del IV secolo d.C.
- Nimreh (l’antica Namara). In quest’area rimangono i resti di una basilica cristiana che risale al IV secolo d.C.[45]
- Deir al-‘Adas[46]. In tale località si trova la chiesa di San Giorgio. È un antico edificio cristiano costruito in basalto intorno al 515 d.C. (periodo bizantino). Noto per aver conservato le reliquie di san Giorgio prima del loro trasferimento in Palestina.[47]
- Qalʿat Simʿān[48]. Vi si trovano le rovine della chiesa di San Simeone Stilita il Vecchio.[49] Qui, sono pure conservati i resti della colonna sopra la quale visse il santo per 37 anni. Dopo la sua morte, l’imperatore Zenone, tra il 476 e il 491, fece costruire un esteso complesso quale centro di pellegrinaggio.[50]
Israele
Nel territorio dell’attuale Stato di Israele sono diversi i siti archeologici che attestano la presenza cristiana nei secoli. Si trascrivono qui di seguito alcuni esempi.
- Gerusalemme.
Basilica del Santo Sepolcro. Edificata sul luogo della Crocifissione di Cristo (collina del Golgotha), e nell’area della tomba vuota di Gesù (sepolcro scavato nella roccia). È ricompresa all’interno delle mura della Città Vecchia, al termine della “Via Dolorosa”. I luoghi, venerati fin dall’origine dai cristiani, subirono profanazioni ad opera dei romani. L’imperatore Adriano, nel II secolo d.C. (circa 135 d.C.), vi fece costruire un grande tempio pagano dedicato a Venere e Roma. Fu solo nel IV secolo d.C. che, per volere dell’imperatore Costantino I (325-326 d.C.), fu possibile costruire una prima basilica cristiana. Nel 1009, tale luogo sacro venne raso al suolo dall’imam-califfo del Cairo, il fatimide al-Hakim bi-Amr Allah, regnante sull’Egitto e sulla Siria-Palestina. In seguito, fu edificata una nuova basilica.[51]
Cenacolo (città vecchia di Gerusalemme). Si trova a poche centinaia di metri dalla Porta di Sion. È considerato la “sala al piano superiore”, dove, in base ai Vangeli, avvennero più episodi: l’istituzione dell’Eucaristia, la lavanda dei piedi, la discesa dello Spirito Santo il giorno di Pentecoste, la sede della prima Chiesa.
Il riconoscimento del Cenacolo come luogo dell’Ultima Cena è attestato fin dai primi secoli del Cristianesimo. Nel IV secolo il vescovo Epifanio racconta di aver visto il Cenacolo, risparmiato dalla distruzione di Gerusalemme dell’imperatore Adriano, dopo la seconda rivolta ebraica (II secolo d.C.). Sul luogo fu costruita una basilica alla fine del IV secolo. Venne chiamata “Santa Sion” e “Madre di tutte le chiese”. Dopo la demolizione del 1219, ordinata dal sultano, rimase solo la stanza crociata del Cenacolo, con la sottostante commemorativa “Tomba di Davide”.[52]
Dominus flevit (“il Signore pianse”, Monte degli Ulivi). In questo sito si trova attualmente una chiesa che ricorda il pianto di Gesù davanti al panorama di Gerusalemme (rif. ai prossimi drammi che avrebbero colpito la città). Scavi condotti dai Frati Minori negli anni Cinquanta (XX secolo), hanno individuato resti di un’antica necropoli risalente all’epoca romana e bizantina, con una serie di tombe con sarcofagi e ossuari. Di questi, alcuni hanno evidenti segni cristiani e risalgono alla prima comunità giudeo – cristiana di Gerusalemme.[53]
Getsemani (Monte degli Ulivi). I luoghi legati all’agonia e alla cattura di Gesù sono ricordati già in epoca antica. Eusebio, nell’Onomasticon dei Luoghi Biblici, cita il Getsemani, scrivendo che si trova ai piedi del Monte degli Ulivi, “dove ora i fedeli si affrettano a fare preghiere”. Quindi, al termine del III secolo d.C., il luogo è già frequentato dai cristiani, con particolari devozioni ricordate anche dal Pellegrino anonimo di Bordeaux nel 333 d.C. e da san Cirillo nel 350 d.C. Alla fine del IV secolo, una pellegrina di nome Egeria indica per prima la nuova chiesa costruita alle pendici del Monte degli Ulivi, sul luogo ove Gesù pregò prima della Passione.[54]
Museo Archeologico (Via Dolorosa). Tale esposizione di reperti è collocata presso lo ‘Studium Biblicum Franciscanum’. Nell’atrio d’ingresso (che si sviluppa in due ambienti) si trova una breve storia dell’attività archeologica e scientifica dello Studium. La prima sala del museo è dedicata allo scavo di Nazaret. La seconda sala è dedicata allo scavo di Cafarnao, sulla sponda del lago di Galilea. Un angolo della seconda sala è dedicato allo scavo di Magdala, sempre sulla sponda occidentale del lago di Tiberiade. La terza sala è dedicata allo scavo del Dominus Flevit sulle pendici occidentali del Monte degli Olivi.
La quarta sala è dedicata agli scavi del monte degli Olivi. La quinta sala è dedicata all’epoca erodiana (I secolo a. e d.C.). Vi è poi una sala dedicata al Monte Nebo, in Transgiordania. La sala di fronte è dedicata al movimento monastico nel deserto di Giuda.[55]
- Nazareth: in questa località si trova la basilica dell’Annunciazione. Tale luogo di culto è stato edificato sui resti di una chiesa bizantina del V secolo (epoca di Teodosio II), a sua volta costruita su una sinagoga giudeo-cristiana del III secolo, di cui rimangono stipiti e colonne, che prese il posto di una domus ecclesia in cui si era trasformata la casa-grotta[56] nel I secolo d.C.
Davanti alla chiesa-sinagoga è stata scoperta una vasca battesimale.[57] La storia di questo luogo riveste un particolare interesse mariano. Viene riassunta qui di seguito.
La casa di Maria
La comunità cristiana primitiva costituì agli inizi della sua fondazione una delle varie espressioni del Giudaismo. Entrò presto in conflitto con il messianismo nazionalistico giudaico antiromano che poi la perseguitò. Per quanto doloroso, questo momento permise tuttavia l’apertura della comunità giudeo-cristiana al mondo ellenistico fino alla repentina nascita di una comunità cristiana greco-ellenista ed alla progressiva diffusione del Cristianesimo nell’Impero.
Con l’Accordo di Milano (313 d.C.), e il riconoscimento ufficiale del Cristianesimo come religione dell’Impero, sorsero presto in Palestina numerose opere edilizie cristiane, auspicate anche da Elena, madre dell’imperatore Costantino I.
Dal IV secolo in Palestina si verificò una diffusione di basiliche, chiese, cappelle e monasteri, che da Gerusalemme si estesero fino ai villaggi e ai luoghi più remoti del deserto di Giuda.
Ciò proseguì fino agli inizi del VII secolo quando la dominazione persiana e l’invasione islamica provocarono distruzione e progressivo abbandono dei luoghi santi.
Il periodo delle crociate (secolo XII e XIII) segnò un breve proseguimento delle opere cristiane. Terminò, però, con altre distruzioni e conflitti.
In seguito, si verificò uno stato di abbandono caratterizzato da una presenza di sparute comunità cristiane di monaci greci, armeni, francescani, e da visite di alcuni pellegrini.
Nel 1620, con la protezione dell’emiro del Libano Fakhr ed-Din, i francescani ebbero la possibilità di entrare in possesso di una grotta già venerata dai cristiani di Nazareth. A questo punto, eressero presto, a sud dell’attuale basilica dell’Annunciazione, una chiesa di dimensioni modeste accanto a quella grotta.
Nel 1909 il guardiano (superiore) del convento era il francescano padre Prospèr Viaud. Il suo interesse per l’archeologia e la storia lo spinse alla ricerca della basilica crociata di cui aveva letto dell’esistenza e della sua costruzione in quel luogo ad opera di Tancredi, principe di Galilea.
La sua ricerca ebbe un esito positivo quando notò che il muro nord del cortile principale del convento era di fatto un muro di contenimento dell’antico muro di quella basilica crociata. L’opera di demolizione della chiesa francescana, e di proseguimento della ricerca, fu affidata nel 1955 all’archeologo francescano Bellarmino Bagatti. Quest’ultimo, scavando sotto i mosaici di epoca bizantina, rimossi per sottoporli a restauro, scoprì su quelle mura i graffiti dei primi pellegrini tra cui il noto XE MAPIA (“Ave Maria”) che attestano l’identità cristiana del luogo.
Fino a questi ritrovamenti si era convinti che la casa di Maria – venerata in quel luogo – fosse in realtà falsa in quanto l’area era in precedenza occupata da un cimitero. Non potevano quindi sorgere nelle sue vicinanze abitazioni comuni. Ulteriori, e fondamentali scoperte furono quelle che riguardarono i resti di un’antica sinagoga giudeo-cristiana eretta sul posto, nonché le suppellettili domestiche di vita quotidiana ritrovate in tutta l’area. Tali evidenze condussero alla rapida confutazione dell’antica ipotesi in favore della nuova definizione di quell’area come appartenente al villaggio di Nazareth, e venerata fin dai primi cristiani come l’autentica casa di Maria.
- Cesarea Marittima (distretto di Haifa): il 14 giugno del 1961, l’archeologa Maria Teresa Fortuna Canivet[58] stava partecipando a una campagna di scavo presso l’antica capitale della Giudea, Cesarea marittima. Nel corso della ricerca, questa studiosa individuò un blocco di calcare che era stato reimpiegato nel locale teatro romano. Vi era incisa una iscrizione che cita il prefetto Ponzio Pilato (colui che condannò a morte Gesù). Il reperto è attualmente conservato nel museo di Israele a Gerusalemme.
- Cafàrnao (Kefar Nahum, “villaggio di Nahum”). Antico villaggio di pescatori. Posizionato sulle rive nord-occidentali del lago di Tiberiade. L’evangelista Matteo informa che Gesù vi abitò dopo aver lasciato Nazareth (Mt 4,12-17). Da qui ebbe inizio la sua predicazione con numerosi miracoli. I suoi resti sono stati ritrovati da scavi archeologici nel XX secolo. È stata individuata una sinagoga (II secolo) costruita con colonne di marmo, e un’abitazione che è stata identificata come la casa dell’apostolo Pietro. Sopra la casa è stata costruita una chiesa di forma ottagonale, sopraelevata da terra; un’apertura vetrata al centro permette di vedere i resti della casa di Pietro al di sotto.[59] Si riportano qui di seguito alcuni dati ulteriori.
La casa di Pietro
Nel 1905 furono trovati a Cafarnao i ruderi di una sinagoga di pietra bianca ed in seguito, gli scavi tra la sinagoga e il lago di Galilea portarono alla luce parecchie case di pietra, appartenenti a quell’abitato di pescatori che si estese dal I secolo a.C. al VI secolo d.C. Gli scavi permisero di stabilire che nel V secolo d.C. sorgeva in quella zona una chiesa ottagonale che fu particolarmente importante per i primi cristiani. Sotto di essa venne infatti ritrovata una casa che i primi cristiani identificarono con la casa di Pietro, dove Gesù guarì sua suocera e in cui egli stesso visse.
Nel 1968 gli scavi affrontati portarono alla luce le attese degli archeologi Virgilio Corbo e Stanislao Loffreda. Dopo aver rimosso il pavimento della chiesa ottagonale e scavato per un buon metro, apparvero i primi frammenti di intonaco su cui fu possibile leggere “Signore Gesù Cristo soccorri”. Lentamente emerse una stanza di 7 x 6,50 metri con i chiari segni di restauro e decorazione avvenuti in epoca posteriore.
Finalmente furono rinvenuti i cocci in ceramica che assicurarono all’archeologo che la casa era abitata nel periodo romano. A causa della loro altissima caratteristica di conservazione, le ceramiche sono utilissime all’archeologo per la datazione e la ricostruzione storica dell’uso di ambienti antichi portati alla luce dagli scavi.
La conferma nella identificazione venne anche dalle testimonianze di due antichi pellegrini. La prima è Egeria che alla fine del IV secolo riportava sul suo diario: “In Cafarnao, poi, della casa del principe degli apostoli, è stata fatta una chiesa le cui pareti stanno fino a oggi come furono”. La seconda di un pellegrino del VI secolo che scrisse: “Venimmo in Cafarnao nella casa del beato Pietro che attualmente è una basilica”.
In tale contesto, occorre ricordare che la ricerca archeologica non offre certezze ma rivela solo indizi molto utili per una indagine. Il ritrovamento di quella casa attesta la situazione domestica (poi religiosamente trasformata in luogo sacro) di un’abitazione di pescatori di cui il racconto dell’evangelista Marco rende testimonianza: (Gesù) “entrò nella casa di Simone e di Andrea con Giacomo e Giovanni”.
- Tabgha (“Sette fonti”): nel IV secolo d.C. venne edificata una prima chiesa bizantina.
Nel V secolo d.C. tale luogo di culto venne ampliato (mosaici ancora esistenti[60]). Nel 614 d.C. i persiani distrussero l’edificio sacro. Solo dopo un lungo periodo furono promossi scavi archeologici (1892-1932). L’attuale “chiesa della Moltiplicazione dei pani e dei pesci” è stata inaugurata nel 1984.
Nelle vicinanze, sulla spiaggia di Tabgha, è stata edificata la “chiesa del primato di san Pietro”. Questo edificio, costruito nel 1934, è il luogo in cui si ritiene che Gesù abbia fatto la sua terza apparizione ai discepoli dopo la Risurrezione.
- Magdala: antico porto situato sulla sponda occidentale del Lago di Tiberiade. Luogo nativo di Maria Maddalena.[61] Gli scavi hanno individuato anche i resti di un monastero bizantino con pavimenti a mosaico.
- Hippos-Sussita (Qalat el-Hosn): è situata sulla cima di un colle, nell’area orientale del Lago cit. Nel periodo bizantino fu sede vescovile. Tra le rovine del sito, sono state identificate otto chiese, di cui quattro sono state scavate. Tra questi edifici di culto, acquista rilevanza un edificio sacro costruito tra la seconda metà del V secolo e l’inizio del VI secolo. È indicato come ”chiesa bruciata”. La chiesa, infatti, fu distrutta durante un incendio che causò anche il crollo del tetto, probabilmente nel corso dell’invasione dei Sassanidi (dinastia persiana) all’inizio del VII secolo.
I mosaici del pavimento si sono salvati grazie a uno strato di cenere che li ha coperti e protetti per secoli. Nell’abside di questo luogo sacro i mosaici rappresentano due pesci, mentre nella navata due gruppi di tre pesci e dodici canestri con cinque pani ricordano gli altrettanti cesti di pane rimasti agli apostoli dopo che Gesù aveva miracolosamente sfamato una folla di persone.
- Ginosar: è un kibbutz situato nella piana di Ginosar, sulla sponda occidentale del Lago di Tiberiade. In questa località si trova il museo ‘Yigal Allon’. Nell’edificio è conservata la c.d. “barca di Pietro” (o “barca di Gesù”). Si tratta di un’imbarcazione da pesca risalente al I secolo d.C., ritrovata nel 1986 sul fondo del lago. [62]
Cisgiordania
- Betlemme. Il luogo della nascita di Gesù, il Salvatore, viene identificato a Betlemme (“Grotta della Natività”), ove attualmente esiste una basilica che ricorda l’evento salvifico. Nel 1932 ebbero inizio i primi sondaggi sul piazzale antistante il santuario. Ne seguirono altri all’interno del santuario (1934).
Quest’ultima ricerca fece riemergere elementi appartenenti all’edificio sacro costantiniano del IV secolo d.C. In particolare vennero esaminati i mosaici della navata centrale, e la zona presbiteriale in forma ottagonale. Tale lavoro produsse anche una significativa letteratura scientifica.
Nel 1947 padre Bellarmino Bagatti studiò la zona del terreno francescano adiacente la basilica bizantina, e il chiostro di San Girolamo (in quel momento sottoposto a lavori di restauro). Ne derivò il ritrovamento dei resti di periodo crociato.
Il medesimo francescano spiegò le fasi di studio e di scavo nel volume Gli Antichi edifici sacri di Betlemme (Gerusalemme, 1952). Nel periodo 1962-1964, lo stesso religioso effettuò scavi sul terreno del convento. Vennero così esaminate le grotte confinanti con la “Grotta della Natività”.
- Emmaus. Per secoli l’identificazione di questo luogo rimase incerta. Attualmente, in base a testimonianze archeologiche e ai calcoli delle distanze da Gerusalemme, si considera Emmaus Qubeibeh il luogo citato nel Vangelo.
Si tratta di un centro tuttora piccolo, a circa 15 km da Gerusalemme, dove la strada si snoda tra le colline, ai margini delle grandi aree di traffico. La storia di questo villaggio è emersa con particolare evidenza negli anni 1940-1945 quando l’archeologo francescano padre Bellarmino Bagatti organizzò gli scavi che individuarono vari resti del periodo ellenistico, romano, bizantino e crociato. In tal modo, furono scoperte le tracce della chiesa più antica, inglobata in seguito nei successivi santuari.[63]
Giordania
- Pella (nei pressi del villaggio di Tabaqat Fahl): in quest’area il Cristianesimo si diffuse in modo rapido. Lo storico Eusebio racconta che questa località divenne il rifugio dei cristiani di Gerusalemme al tempo della prima rivolta giudaica, quando i romani assediarono la Città santa.[64] Il Cristianesimo continuò a espandersi a Pella nel II secolo d.C., e si estese nel periodo bizantino. In questo periodo la città faceva parte della Palestina Secunda. Giungendo a Pella dalla valle del Giordano, si notano le rovine di una chiesa situata sul lato sinistro della strada.
Questo edificio di culto è stato chiamato “chiesa di ovest” per la sua posizione rispetto al sito archeologico. Dalle pendici del Jabal Abu al-Khas si può osservare il sito cit. ove sono facilmente individuabili altre due chiese. Alla sinistra, lungo il pendio orientale del monte, si vede la “chiesa di est” che sovrasta il bacino di Pella. L’edificio fu costruito in pianta basilicale con tre absidi, preceduta da un piccolo atrio colonnato con al centro una vasca esagonale.
Nella valle si trovano le rovine del centro-città con un gruppo di edifici indicato come “complesso civico”. In questo gruppo di costruzioni emerge la chiesa, probabilmente la cattedrale, con l’atrio colonnato. Il portico nella parte orientale era pavimentato a opus sectile. Nel VI secolo furono aggiunte tre absidi adornate con finestre orientate ad est. Presso l’ingresso nord furono innalzate due enormi colonne, probabilmente provenienti dal tempio romano costruito tra la fine del I secolo e inizio del II secolo d.C. Nel VII secolo fu costruita la scala monumentale di accesso da ovest.[65]
- Gerasa (ora Jerash): i primi monumenti cristiani sono del IV secolo. Si trovano posizionati intorno a una fontana che era ritenuta “miracolosa”, al centro dell’abitato. Questa, era collocata in mezzo a un cortile, che costituiva anche l’atrio della cattedrale di Gerasa. Fu la prima chiesa costruita nella città. Tra il 464 d.C. e il 611 d.C. vennero erette altre undici chiese. Di queste, la più antica, quella di San Teodoro, formava con la cattedrale un unico complesso. Erano basiliche del tipo comune, a tre navate. Due di queste sfruttarono edifici preesistenti.
Le basiliche dei Santi Cosma e Damiano e di San Giorgio si trovavano di fianco a una chiesa a pianta circolare, con esedre, dedicata a San Giovanni. Tutte e tre risalgono al 529-535 d.C. Altra chiesa, cruciforme, con quattro ambienti alle estremità, era quella “dei Profeti e Martiri”, costruita nel 464-465 d.C. Tutti gli edifici di culto erano pavimentati a mosaico. Completano i ritrovamenti archeologici di Gerasa più di seicento iscrizioni (soprattutto in greco), e numerosi reperti (monete, vetri, et al.).[66]
- Madaba: nella chiesa greco-ortodossa di San Giorgio è conservato un mosaico bizantino della metà del VI secolo d.C. raffigurante la Terra Santa.[67] Nella città si trovano chiese (es. San Giovanni Battista; luogo di culto cattolico), e resti di antichi monasteri bizantini.
Egitto
- Il Cairo. Presso il museo copto[68] è conservata una significativa collezione di antichità copte. Si ricordano ad esempio icone dipinte su legno provenienti da antichi monasteri, tra cui raffigurazioni della Vergine Maria, di Cristo Pantocratore[69] e dei santi copti. Sono conservati, inoltre manoscritti in copto, greco e arabo, molti provengono da monasteri dell’Alto Egitto. Il visitatore osserva pure: capitelli, architravi e fregi decorati che appartenevano ad antiche chiese e monasteri; sculture che attestano la fusione tra l’arte faraonica, greco-romana e cristiana, come figure di santi con tratti stilistici egizi; una collezione di croci, incensieri, calici e lampade rituali in bronzo, rame e argento.
Alcuni pezzi risalgono ai primi secoli del Cristianesimo egiziano, e attestano l’evoluzione dell’arte sacra copta.[70]
- Alessandria d’Egitto. Nel 2008, durante gli scavi sottomarini condotti da un archeologo francese[71] nel Portus Magnus, l’antico porto orientale di Alessandria d’Egitto[72], venne individuata anche una ciotola di ceramica.[73] Su tale reperto si trova incisa una iscrizione. La frase è in greco antico: ΔΙΑ ΧΡΣΤΟΥ Ο ΓΟΙCΤΑΙC (DIA CHRSTOU O GOISTAIS). L’espressione rimane enigmatica. Diverse le ipotesi interpretative. Una proposta di traduzione di Jeremiah J. Johnston[74] è: “Per mezzo di Cristo il mago/incantatore” o “Attraverso Cristo il cantore”.
Se questa lettura fosse esatta, la ciotola sarebbe il primo reperto, al di fuori delle fonti cristiane, che attesta il ministero di Gesù Cristo. Ciò dimostrerebbe che le narrazioni sulla sua missione erano già diffuse in Egitto a pochi decenni dall’evento pasquale. In pratica, secondo l’ipotesi cit., la gente riteneva Gesù un guaritore, un operatore di miracoli, un esorcista. A questo punto, la ciotola stessa potrebbe risalire al I secolo a.C., medesimo periodo di Cristo.[75]
In tale contesto, è stato comunque ricordato che l’eventuale invocazione a Cristo in un rituale magico non permette di concludere che chi utilizzava la ciotola fosse un cristiano. Il contesto, però, in cui la ciotola è stata ritrovata è comunque significativo per comprendere il possibile significato.
- Tell Ganoub Qasr al-Aguz (oasi di al-Bahariya). In questo sito è stato possibile individuare un certo numero di costruzioni in basalto, scavate nella roccia, e altre di mattoni. Le celle dei monaci, i muri delle chiese, le iscrizioni greche sono state riportate alla luce (in buono stato di conservazione) da una missione archeologica franco-norvegese.[76] Questo luogo fu abitato dal IV all’VIII secolo d. C. La datazione al carbonio, nonché il ritrovamento di monete, ceramiche e oggetti in vetro, hanno confermato che le prime fondamenta del monastero risalgono intorno al 350 d.C., appena una trentina di anni dopo l’editto di Milano, promulgato dall’imperatore Costantino.[77]
- Baouit (o Bawit; presso l’attuale città di Kom Isfahat): in questa località si trova quanto rimane di un monastero fondato dall’abate Apollo (Apollonius, poi Apollon) tra il 385 e il 390 d.C. La comunità monastica visse un periodo di significativa prosperità nel VI-VII secolo d.C. Attualmente sono stati ritrovati i resti di due chiese e alcuni affreschi.[78]
- El-Bagawat: è la necropoli dell’antica città di Kharga, nell’oasi el-Kharga. Il cristianesimo a Kharga trova documentazione a partire dal III secolo, mentre nel millennio dal IV al XIV secolo la città fu sede di un vescovato copto. Al centro della necropoli si alza una chiesa sepolcrale, attribuita al V secolo, con la classica forma copta chiusa, a tre navate con gallerie e senza abside. Una delle caratteristiche più interessanti della necropoli sta nel fatto che nei primi secoli della sua esistenza essa fu utilizzata simultaneamente da cristiani e non-cristiani. Solo le iscrizioni e le pitture indicano se un mausoleo è di origine pagana o cristiana.[79]
- Santuario di San Mena: Mena (285-309 d.C.) fu un martire egiziano ucciso a Cotyaeum, in Frigia (una regione dell’Anatolia). Dopo la sua morte, il corpo venne ricondotto e sepolto nei pressi di Alessandria d’Egitto. Qui, dal IV secolo d.C. circa, fu costruito – intorno alla sua tomba – un complesso monastico. Nell’Alto Medioevo, questo luogo costituiva un’importante mèta di pellegrinaggio.[80]
Libia (Cirenaica)
- Al-Athrun: esiste un sito paleocristiano. Sono state individuate le rovine di due chiese bizantine, scoperte negli anni Sessanta (XX secolo). Riguardano una “chiesa orientale” sulla costa, e una “chiesa occidentale” (meglio conservata).
Mostrano colonne di marmo decorate e resti di mosaici. Tali reperti attestano la presenza cristiana in Cirenaica durante il tardo impero romano e l’epoca bizantina, specie negli anni dell’imperatore Giustiniano. Sono state identificate anche delle necropoli con tombe e sarcofagi paleocristiani. Reperti significativi riguardano pure frammenti di iscrizioni latine e greche, oltre a mosaici.
- Sidi-Khrebish (antica Berenice): gli scavi hanno portato alla luce resti ellenistici, romani e una chiesa bizantina del VI secolo, oltre a numerosi reperti (lampade in ceramica, mosaici).[81]
- Cirene (Cyrene, vicino all’odierna Shahat). Con riferimento ai dati evangelici si ricorda la figura di Simone di Cirene (il “Cireneo”). Si tratta dell’uomo che fu costretto dai romani a portare la croce di Gesù durante il percorso verso il Golgota.
- Qasr Libia. Viene identificata con l’antica città di Olbia, sede vescovile nel periodo bizantino (V secolo). Del complesso religioso che qui esisteva sono rimaste le rovine di due basiliche paleocristiane. La meglio conservata è la basilica occidentale, la più recente, del VII secolo, rettangolare e a croce greca. La basilica orientale del V secolo è più piccola. Era arricchita da una decorazione a mosaico suddivisa in 50 riquadri, in origine posta sul pavimento della navata. I mosaici sono stati realizzati tra il 539 ed il 540 per volere dei vescovi Macario e Teodoro, come indica un’epigrafe. Ora sono esposti nel vicino museo. Raffigurano il mondo intero con i quattro fiumi che, come è citato nella Genesi, nascono nel Paradiso terrestre: Fison, Gheon, Eufrates e Tigris.
- Apollonia (nell’odierna Marsa Susa). Antico porto. Una parte significativa dell’antica città fu inghiottita dal mare a causa di un violento terremoto nel 365 d.C. Oggi il sito è noto per i resti di una cinta muraria, basiliche bizantine e un teatro.
- Tolemaide (presso l’attuale città di Tolmeita). In questo sito, nel 1957, sono stati individuati i resti di un’antica basilica bizantina con pavimenti ancora in buono stato, arricchita da mosaici, affreschi e manufatti come lucerne.
Libia (Tripolitania)
- ‘Ain Zara. Vi è stato scoperto un sepolcreto cristiano. Nel sito sono state rinvenute numerose iscrizioni e simboli cristiani, incisi su stele e tombe. Tra i reperti spiccano iscrizioni in latino e greco, simboli come la croce, e formule che indicano il periodo di vita e la data di morte, come “Rekessit [de ok sekulo]” (“Riposa nel secolo”), tipiche delle necropoli cristiane nordafricane.[82]
- En-Ngila. L’area è stata oggetto di sondaggi archeologici (1971) da parte di una missione dell’Università di Bologna. In questo sito riveste interesse una necropoli tardo-cristiana (60 tombe).[83] Le sepolture presentano caratteristiche diffuse nell’area di En-Ngila e della vicina Ain Zara, con forme ipogee. Sono state rinvenute nuove tombe iscritte, utili per lo studio della comunità cristiana locale e della cronologia del sito, spesso databile al periodo tardo-antico. Il luogo si inquadra nei complessi funerari bizantini della Tripolitania, mostrando analogie con altri complessi cimiteriali sotterranei della regione.
- Sabratha: un esempio di architettura paleocristiana è la basilica di Giustiniano. L’edificio sacro venne fatto costruire da questo imperatore poco dopo la riconquista bizantina dell’Africa del Nord (538 ca). Il mosaico pavimentale (visibile nel museo) ha un motivo predominante di uccelli e volatili tra foglie e rami ed esprime un chiaro gusto ellenistico.[84]
Tunisia
- Hadrumetum. Le catacombe di questa antica località si trovano a Sousse. Si tratta di una estesa necropoli paleocristiana (III-IV secolo d.C.). Sono presenti gallerie sotterranee, tombe, affreschi e simboli cristiani. Nel locale museo archeologico è possibile vedere mosaici e reperti funerari.[85]
- Thelepte (attuale Medinet-el Kedima). Fu la patria d’origine di san Fulgenzio, vescovo di Ruspe.[86] La città attraversò un periodo di benessere specie in epoca bizantina. Tra i ruderi, si trovano i resti di diverse chiese cristiane, tra cui quelli di una basilica cristiana a cinque navate, identificabile con la sede vescovile. In quest’ultimo sito un’epigrafe commemora i martiri Gennaro e compagni.[87]
- Ammaedara (oggi Haïdra). All’interno della fortezza bizantina si trovano resti di edifici religiosi, tra cui una piccola chiesa a tre navate, e una cappella incorporata nel muro occidentale.
- Cartagine: in questa località vennero edificate più basiliche cristiane. Diciassette, secondo le antiche testimonianze. Un numero, probabilmente per difetto. Scendendo dalla collina di Birsa si possono visitare le rovine di una basilica paleocristiana, la Damous-el-Karita (dall’espressione latina “domus charitatis”, casa della carità).
L’aspetto è quello di una sala a colonne (ne rimangono tronconi) molto ampia. Questo luogo sacro doveva essere posizionato al centro di un vasto complesso di edifici cristiani. Tra questi, c’era una cappella con tombe di martiri, e un battistero. Questa Damous el Karita, presenta vaste dimensioni (undici navate) su una planimetria che è stata ridisegnata nel tempo cinque volte. Si tratta, infatti, di un vasto complesso basilicale comprendente due basiliche, cappelle, un battistero a base circolare sotterraneo, mosaicato e circondato da sedici colonne, sorto sull’area di un precedente cimitero romano.[88]
Intorno a questo monumento, diverse costruzioni suggeriscono l’idea di una zona residenziale del clero. L’insieme dei resti ritrovati presenta migliaia di iscrizioni che si riferiscono alla comunità cristiana di Cartagine e bassorilievi risalenti al IV secolo d.C. Sant’Agostino[89] vi trascorreva non brevi periodi, ospite del vescovo di Cartagine. In questa basilica si tenne anche il sinodo locale del 28 agosto 397 d.C. In tale assise venne fissata l’età minima (25 anni) per l’ordinazione presbiterale. Fu vietato di amministrare il sacramento del battesimo e quello eucaristico ai morti. Ribadite le specie eucaristiche in pane e vino, imposti tre vescovi per l’ordinazione episcopale, fissato il canone della Bibbia con i deuterocanonici[90] (ove vennero accettati i codici evangelici attuali).
Algeria
- Tébessa (antica Theveste): sito archeologico di particolare importanza. Nel periodo antico esisteva un complesso cristiano che includeva anche un edificio per l’ospitalità. Attualmente rimangono i resti di una basilica (IV-VI secolo d.C.) dedicata alla martire Crispina.
- Tipasa di Mauretania. In quest’area archeologica è stato possibile documentare una presenza ecclesiale significativa. In particolare, quella di Rasinia Seconda, morta nel 237 d.C., costituisce la più antica iscrizione cristiana datata in Africa.Nell’antico abitatovennero edificate diverse basiliche cristiane con necropoli poco distanti.[91]
- Cuicul (attuale Demila). Il primo vescovo di questa località è menzionato nel 255 d.C. Tra i reperti significativi occorre ricordare una basilica cristiana del V-VI secolo, a 5 navate con cripta absidata. Tale edificio aveva un mosaico pavimentale. Esistono inoltre i resti di un’altra basilica, anch’essa con cripta absidata, che risale al IV-V secolo. Vicino a tale luogo di culto è posizionato un battistero circolare, con due gallerie anulari intorno alla piscina e pregevoli mosaici pavimentali. (continua)
[2] Cf anche: AA.VV., Aquileia Cristiana (Archeologia paleocristiana), in: ‘Forma Urbis. Itinerari nascosti di Roma Antica’, anno XVI, n. 5, maggio 2011.
[3] Cf anche: M. Sannazaro, Archeologia cristiana a Milano. Gli ultimi trent’anni, in: AA.VV., Atti del Convegno ‘30 anni di trasformazioni nelle conoscenze e metodologie archeologiche a Milano’, Archeologia Uomo Territorio, 30, 2011, pp. 45-54.
[4] M. Marcenaro, Il battistero paleocristiano di Albenga, Fondazione Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, Genova 1993.
[5] Si chiama battistero neoniano perché fu il vescovo Neone (il successore di Orso, che ne aveva iniziata la costruzione) a completarlo e a decorarne riccamente l’interno con i noti mosaici.
[6] G. Cortesi, Classe e Ravenna Paleocristiana, Edizioni A. Longo, Ravenna 1966. E. Russo, L’architettura di Ravenna Paleocristiana, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, Venezia 2003.
[7] V. Fiocchi Nicolai, F. Bisconti, D. Mazzoleni, Le catacombe cristiane di Roma, Editore Schnell & Steiner - Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, Regensburg – Roma 2025.
[8] Cf anche: Le iscrizioni cristiane di Roma conservate nei Musei Vaticani. Indice dei vocaboli, a cura di Claudia Lega, Edizioni Musei Vaticani, Città del Vaticano 2000. Le iscrizioni dei cristiani in Vaticano, Materiali e contributi scientifici per una mostra epigrafica, a cura di I. Di Stefano Manzella, Inscriptiones Sanctae Sedis, 2, Musaei Vaticani, Città del Vaticano 1997.
[9] H. Brandenburg, Le prime chiese di Roma. IV-VII secolo, Nuova edizione ampliata e riscritta, LEV – Jaca Book, Città del Vaticano – Milano 2013.
[10] A Roma: Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.
[11] Cf ad esempio: Fabbrica di San Pietro; Musei Vaticani (Museo Pio Cristiano; Lapidario Cristiano; Aree archeologiche); Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana; collezione cristiana del Museo Nazionale Romano.
[12] C. Carletti, V. Fiocchi Nicolai, La catacomba di santa Cristina in Bolsena, Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, Edipuglia, Santo Spirito (Bari) 1989.
[13] P. Germano di San Stanislao, Memorie archeologiche e critiche sopra gli Atti e il cimitero di S. Eutizio di Ferento, Ditta Tipografia Cuggiani, Roma 1886.
[14] V. Cipollone, Le catacombe di Chiusi, Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, Città del Vaticano 2000.
[15] Sono nove le catacombe e i complessi ipogei sotto il Rione Sanità (Napoli), di cui solo alcuni sono stati portati alla luce, cioè San Gennaro, San Gaudioso, San Severo e il più recente ossario delle Fontanelle. Cf anche: M. Amodio, Gli studi di archeologia cristiana a Napoli dal ‘600 ad oggi, in: AA.VV., ‘Roma, la Campania e l’Oriente cristiano antico’, atti del convegno di studi (Napoli, 9-11 ottobre 2000), a cura di L. Cirillo e G. Rinaldi, Università degli studi di Napoli L’Orientale, Napoli 2004, pp. 229-253.
[16] G. Castagna, Scavi e Museo ‘Santa Restituta’ in Lacco Ameno, Museo e Scavi Santa Restituta, Lacco Ameno 1987.
[17] Cf anche: C. Ebanista, Cimitile. Il luogo delle basiliche, in: ‘Archeologia Viva’, n. 234, novembre/dicembre 2025, pp. 30-39.
[18] Si sviluppa sotto l’attuale p.zza Santa Lucia. Include un cimitero comunitario e ipogei privati, suddivisi in quattro aree. Le sezioni più antiche presentano gallerie con loculi, mentre quelle più recenti hanno cubicoli funerari disposti lungo i corridoi.
[19] Cf anche: R. Greco, Pagani e cristiani a Siracusa tra il III e il IV secolo d.C., Giorgio Bretschneider Editore, Roma 2000.
[20] O. Garana, Le catacombe siciliane e i loro martiri, Flaccovio, Palermo 1961. M. Sgarlata, Le catacombe della Sicilia Orientale, in: AA.VV., ‘Centocinquanta anni di tutela delle Catacombe cristiane d’Italia’, Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, Città del Vaticano 2002.
[21] Tra i molti studi si segnala anche: AA.VV., «Dilectissimo fratri Caesario Symmachus». Tra Arles e Roma: le reliquie di san Cesario, tesoro della Gallia paleocristiana, a cura di C. Sintès, U. Utro, A. Vell, Edizioni Musei Vaticani, Città del Vaticano 2017. F. Benoît, Sarcophages paléochrétiens d’Arles et de Marseille. Fouilles et monuments archéologiques en France métropolitaine, Centre National de la Recherche Scientifique in French, Paris 1954.
[22] Cf anche: E. Morera y Llauradó, Tarragona Cristiana. Historia del Arzobispado de Tarragona y del territorio de su Provincia (cataluña La Nueva), Instituto de Estudios Tarraconenses “Ramón Berenguer IV”, Establ. Tip. de F. Arís e Hijo, Tarragona 1967.
[23] Cf anche: J. Arce, Centcelles. El monumento tardoromano. Iconografia y arquitectura, L’Erma di Bretschneider, Roma 2002.
[24] L’attuale duomo fu costruito a partire dall’ XI° secolo. L’aspetto odierno risale al ’500.
[25] E. Vailati, Scoperto a Francoforte il primo cristiano a nord delle Alpi, in: ‘Avvenire’, 24 dicembre 2024.
[26] K.S. Painter, The Roman Site at Hinton St. Mary, Dorset, The British Museum Quarterly (trimestrale) 32: 1/2, 15-31, London 1967.
[27] M. Fulford, Lullingstone Roman Villa, English Heritage, London 2004.
[28] https://www.loquis.com/it/loquis/1086868/Necropoli+paleocristiana+di+P+cs+Sopianae.
[29] Il pesce (Ichthys) è un antico simbolo cristiano che rappresenta Gesù Cristo. È formato dall’acronimo greco “Iesous Christos Theou Yios Soter” (Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore).
[30] Cf anche: O. Marucchi, Le recenti scoperte nel Duomo di Parenzo. Estratto dal N. Bullettino di Archeologia Cristiana, anno II, n. 1-3, a cura della Società Istriana di archeologia e storia patria, Tipografia della Reale Accademia dei Lincei, Roma 1896.
[31] Cf anche: L. Crema, Edifici paleocristiani di culto a Salona, Corso di Cultura sull’Arte Ravennate e Bizantina, Università degli Studi di Bologna, Istituto di Antichità Ravennati e Bizantina, Ravenna 1960.
[32] Antica città situata nell’Acaia Ftiotide, una regione storica della Grecia settentrionale, vicino alla Tessaglia.
[33] Si trova nella Grecia nord-occidentale, nella regione dell’Epiro, su una penisola vicino all’attuale città di Preveza.
[34] Tranne le navate laterali, l’atrio, l’abside e, probabilmente, la parte centrale del transetto (dove presumibilmente era l’altare).
[35] https://www.byzantinemuseum.gr/.
[36] Santa Kerkyra, secondo il racconto tradizionale, era la figlia del governatore romano condannata a morte nel 70 d.C. da suo padre per essersi convertita alla fede cristiana.
[37] Tutta Santa.
[38] Acheiropoietos significa opera non realizzata da mano umana. L’espressione fa riferimento all’icona della Vergine Maria conservata nella basilica.
[39] A. Sebastiani, Butrinto. La città senza tempo, in: ‘Archeologia Viva’, 122, 2007, pp. 35-47.
[40] A. Pasinli, Istanbul Archaeological Museum, Milet Publishing Ltd, London 2004.
[41] Luogo di culto e memoria.
[42] Turchia. Luoghi cristiani e itinerari paolini, Terra Santa Edizioni, Milano 2015.
[43] Dura: è un termine semitico che significa “fortezza”. Europos: nome greco, dato in onore di Seleuco I° Nicatore, fondatore della dinastia seleucide e della città, che si chiamava anche lui Europo.
[44] L. A. Dirven, The Palmyrenes of Dura-Europos. A study of religious interaction in Roman Syria, Brill, Boston 1999. C. Hopkins, The Discovery of Dura Europos, Yale University Press, London 1979.
[45] H. Crosby Butler, Early Churches in Syria: Fourth to Seventh Centuries, Princeton Monographs, in: ‘Art and Archaeology’ (Princeton, N.J.: Department of Art and Archaeology, Princeton University, 1929).
[46] Il nome significa letteralmente “Monastero ( deir ) delle Lenticchie ( al-ʿadas )”.
[47] Cf anche: R. Farioli Campanati, Il mosaico pavimentale d’epoca umayyade della chiesa di S. Giorgio nel Deir al-Adas (Siria), in: ‘Milion’, Studi e ricerche d’arte bizantina, 3, 1995, pp. 257-269.
[48] “La Rocca di Simeone”.
[49] San Simeone Stilita il Vecchio (390ca-459).
[50] A. Anania, A. Carri, L. Palmieri, G. Zenoni, Siria. Viaggio nel cuore del Medio Oriente, Polaris Editore, Faenza 2009, pp. 412-421.
[51] R. Salvarani, Il Santo Sepolcro a Gerusalemme, Bams Edizioni, Montichiari (Brescia) 2018. Id., Il Santo Sepolcro a Gerusalemme. Riti, testi e racconti tra Costantino e l’età delle crociate, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2012.
[52] B. Guarrera, Le ferite del Cenacolo, in: ‘terrasanta.net’, 29 marzo 2018.
[53] M. Capuani, Gli ossuari, testimoni archeologici della prima comunità cristiana, 30 aprile 2024. Cf il seguente sito: https://www.terrasanctamuseum.org/it.
[54] Getsemani. Basilica dell’Agonia, in: https://www.custodia.org/it/santuari/getsemani-basilica-dellagonia/.
[55] https://sbf.custodia.org/sites/default/files/2019-04/museo_guida_it.pdf.
[56] In periodo antico era uso costruire a Nazareth abitazioni formate da una parte in muratura e da una grotta utilizzata per necessità domestiche.
[57] AA.VV., Nazaret + dvd, a cura di E. Compri, V. Vestrelli, Edizioni Terra Santa, Milano 2015.
[58] Maria Teresa Fortuna Canivet (1927-1982).
[59] S. Loffreda, Cafarnao. La città di Gesù, Franciscan Printing Press, Gerusalemme 1981.
[60] Il mosaico più noto, sul pavimento vicino all’altare, si riferisce al miracolo commemorato dalla Chiesa. Rappresenta un cesto di pani affiancato da due triglie di Galilea.
[61] “Maddalena” è un patronimico che indica la sua provenienza dal villaggio di Magdala.
[62] Tra le molte pubblicazioni cf anche: P.A. Kaswalder, Galilea, terra della luce, Edizioni Terra Santa, Milano 2012.
[63] C. Tamagno, Emmaus. Sulla via dei discepoli, in: ‘terrasanta.net’, 1° aprile 2007.
[64] Eusebio di Cesarea, Historia Ecclesiastica, 3.3.5.3-4.
[65] A. Ababneh, The case of Pella in Jordan, ‘Near Eastern Archaeology’, 81, 2018, pp. 100-107. B. Bagatti, Antichi villaggi cristiani di Galilea, Studium Biblicum Franciscanum, Collectio Minor, 13, Jerusalem 1971. S. Balderstone, A New View of the Pella Churches in Terms of Dating and Analysis: The Typological Context“, Levant 41, 2009, pp. 93-106. S.J. Bourke, Pre-Classical Pella in Jordan: A Conspectus of Recent Work, ‘American Center of Oriental Research’, 25, 2013, pp. 1-5.
[66] M. Piccirillo, Chiese e mosaici della Giordania settentrionale, Franciscan Print. Press, Jerusalem 1981.
[67] B. Hamarneh, La Carta di Madaba, Edizioni del Girasole, Ravenna 2024.
[68] La Chiesa copta è la principale Chiesa cristiana d’Egitto. Sul piano teologico è caratterizzata dalla confessione monofisita (in Gesù Cristo esiste una sola natura, quella divina, che ha assorbito completamente quella umana. Tale dottrina distingue la Chiesa copta dal Cattolicesimo.
[69] Pantocratore (dal greco pan “tutto” e kratós “potere”): raffigurazione di Cristo onnipotente, sovrano di tutto l’universo.
[70] AA.VV., L’Egitto cristiano, in: ‘Il mondo della Bibbia’, 17 novembre 2008. A. Elli, Egitto. Guida storico-archeologica ai principali siti cristiani, monasteri e chiese, Edizioni Terra Santa, Milano 2024. Museo copto. Le radici cristiane dell’Egitto, in: ‘terrasanta.net’, 27 luglio 2006.
[71] Frank Goddio.
[72] Fonte: R. Trizio, Egitto. Scoperta la più antica citazione di Cristo.. non cristiana???, in: ‘Scripta manent’, https://www.youtube.com/watch?v=MxesibJPWU0, 1 dicembre 2025.
[73] Forme simili sono state trovate anche a Pergamo, datate tra la fine del II secolo a.C. e l’inizio del I secolo d.C. E le tecniche con cui è stata costruita la ciotola ricordata in questo saggio suggeriscono che il lavoro è stato eseguito probabilmente in un’officina dell’Asia minore occidentale.
[74] Fondatore e presidente della Christian Thinkers Society. Studioso del Nuovo Testamento.
[75] La ciotola è stata rinvenuta in uno strato stratigrafico della Ia metà del I secolo d.C. E l’iscrizione aggiunta dopo la cottura del vaso potrebbe comunque datarsi al I secolo a.C. secondo la datazione della ceramica, oppure alla prima metà del I secolo d.C. secondo la datazione del contesto archeologico.
[76] Si tratta di una collaborazione tra l’Istituto francese di Archeologia Orientale e la Scuola norvegese di Teologia, Religione e Società.
[77] L’imperatore Flavio Valerio Costantino I regnò dal 306 al 337 d.C.
[78] J. Cledat, D. Benazeth, M.H. Rutschowscaya, Le monastère et la nécropole de Baouit. Notes mises en uvre et éditées par Dominique Bénazeth et Marie-Hélène Rutschowscaya, Mémoires publiés par les Membres de l’Institut Français d’Archéologie Orientale 111. IFAO, Le Caire, 1999. First edition.
[79] H. Torp, El Bagawat, in: ‘Enciclopedia dell’Arte Antica’, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 1973.
[80] Le ampolle di san Mena. Religiosità, cultura materiale e sistema produttivo, a cura di M. Gilli, Roma 2002.
[81] AA.VV., Excavations at Sidi Khrebish, Benghazi (Berenice), collana ‘Libya Antiqua’, Annual of the Department of Antiquities of Libya, Fabrizio Serra Editore, Tripoli 1985.
[82] S. Aurigemma, L’Area cemeteriale cristiana di Ain Zara presso Tripoli di Barberia, Studi di Antichità Cristiana, a cura del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, V, Roma 1932.
[83] P. Angiolini Martinelli, Primi sondaggi esplorativi della necropoli tardo-cristiana di En-Ngila, in: ‘Felix Ravenna’, I, CI, 1970, pp. 277-282. C. Rizzardi, Recenti rinvenimenti epigrafici nell’area cemeteriale di En-Ngila (Tripoli), in: ‘Felix Ravenna’, s. IV, V-VI (1973), pp. 257-304 IV, 1973.
[84] Cf anche: R.M. Bonacasa, Tradizione pagana e simbologia cristiana nei mosaici giustinianei delle chiese di Sabratha e Cirene (Libia), in: AA.VV., ‘La mosaïque gréco-romaine’. IX – Colloque international pour l’étude de la mosaïque antique (9th : 2001 : Rome, Italy), volume 2. Rome: École Française de Rome, 2005. pp. 1347-1356.
[85] A. Ferrua, Hadrumetum. Le iscrizioni delle catacombe, in: ‘Aevum’, anno 47, fasc. 3/4, maggio-agosto 1973, Vita e Pensiero, Milano, pp. 189-209.
[86] Episcopato di san Fulgenzio (507-532?).
[87] Quest’ultimi, sono forse da identificare con quelli che il Martirologio romano ricorda alla data del 10 luglio.
88] A.L. Delattre, La basilique de Damous-el-Karita à Carthage, Hachette livre / Bibliothèque nationale de France, Vanves 2013.
[89] Aurelio Agostino d’Ippona (354-430; Santo). Vescovo di Ippona Regia. Dottore della Chiesa.
[90] Si tratta dei libri dell’Antico Testamento non compresi nel canone ebraico e non accettati dagli evangelici.
[91] T. Redjel, Tipasa. Aelia Tipasensis, (Musées à ciel ouvert), Araja Editions, Constantine 2011.
Per saperne di più
AA.VV., Archeologia cristiana: coordinate storiche, geografiche e culturali (secoli I-V), a cura di P. Filacchione e di C. Papi, LAS, Roma 2015.
AA.VV., Archeologia cristiana in Italia. Ricerche, metodi e prospettive (1993-2022), Atti del XII Congresso Nazionale di Archeologia Cristiana, a cura di M. Braconi, M. David, V. Fiocchi Nicolai, D. Nuzzo, L. Spera, F. Romana Stasolla, SAP Società Archeologica s.r.l., Quingentole (Mantova) 2024.
AA.VV., Semel pro semper. Trent’anni di ricerche della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra nelle catacombe d’Italia. Atti dell’incontro di studio in memoria di Fabrizio Bisconti (Roma, 14 ottobre 2022), a cura di M. Braconi, D. Cascianelli, G. Ferri, Città del Vaticano 2023.
B. Bagatti, L’archeologia cristiana in Palestina, Sansoni, Firenze 1962.
G. Cerulli Irelli, Il mondo dell’archeologia cristiana, Studia Archaeologica, 225, L’Erma di Bretschneider, Roma 2018.
F.W. Deichmann, Archeologia cristiana, L’Erma di Bretschneider, Roma 2020.
S. Falasca, G. Ricciardi, Roma Felix. Luoghi della memoria cristiana a Roma, Nuova Cultura, Roma 2025.
Fascicoli della rivista ‘Archeologia cristiana’, a cura della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra e del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, Città del Vaticano.
F. Ficco, G. Lori, G. Perego, Atlante biblico. Bibbia, storia, geografia, archeologia, San Paolo, Cinisello Balsamo 2023.
P. Figueras, Antichi tesori nel deserto. Alla scoperta del Neghev cristiano, Edizioni Terra Santa, Milano 2013.
H. Fürst, G. Geiger, Terra Santa. Israele, Palestina, Giordania, Sinai, Terra Santa Edizioni, Milano 2018.
P.L. Guiducci, Ave Maria: archeologia di una preghiera, in: ‘Storia in network’, magazine di divulgazione storica, 4 novembre 2024.
Id., L’anello della croce di Cristo. Le ricerche archeologiche nell’area del Calvario. La scoperta. Le evidenze. Lo studio, in: https://www.archeomedia.net/, marzo 2024.
Id., Le ricerche storiche sui primi secoli della Chiesa, in: ‘Storia in Network’, 1 gennaio 2017.
Id., Nuovo studio sul monogramma di Cristo situato nell’area dell’ambasciata USA a Roma, in: ‘ArcheoMedia’, rivista di archeologia on line, 30 dicembre 2023.
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R. Loreto, Storia e archeologia del Cristianesimo nella Penisola arabica, Mondadori, Milano 2024.
D. Mazzoleni, Epigrafi del mondo cristiano antico, Lateran University Press, Roma 2003.
L. Pani Ermini, M. Marinone, I materiali paleocristiani e altomedioevali del Museo archeologico nazionale di Cagliari, Istituto Poligrafico dello Stato, Roma 1981.
M. Piccirillo, La Palestina cristiana I-VII secolo, Edizioni Dehoniane, Bologna 2008.
G. Rinaldi, Archeologia del Nuovo Testamento, Carocci Editore, Roma 2020.
Ringraziamenti
Esprimo una profonda riconoscenza ai tanti religiosi dell’Ordine dei Frati Minori che, nell’arco di un non breve periodo, mi hanno aiutato nello studio dell’archeologia cristiana, e ai molti amici archeologici per i loro suggerimenti e documenti.




