Numero 184 - Febbraio 2012
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1939: il dramma polacco
di ALESSANDRO FRIGERIO
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Sandra Cavallucci, Polonia 1939, sfida al Terzo Reich. Illusioni, inganni e complicità alla vigilia della Seconda guerra mondiale - Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 2011, pp. 448, euro 28,00
Questo volume ripercorre in modo originale i principali eventi del 1938-1939, proponendo il punto di vista di Varsavia per ogni tappa del periodo precedente al secondo conflitto mondiale. Vengono così sfatati molti dei miti ricorrenti sulla vigilia del conflitto.
Il protagonista centrale dell'opera è l'ultimo ministro degli Esteri della Seconda Repubblica di Polonia, Józef Beck, un personaggio controverso e misterioso il cui animo solo pochi statisti europei riuscirono a penetrare. Il Ministro fu il principale artefice delle difficili decisioni del 1939 e subì le conseguenze delle sue scelte, opponendo un netto rifiuto alle richieste di Hitler.
L'analisi della natura delle relazioni tra la Polonia, la Germania e l'Unione Sovietica, da un lato, e dei rapporti tra la Polonia, la Francia e la Gran Bretagna, dall'altro, permette di cogliere molti significativi aspetti, spesso ignorati, di uno dei periodi più critici della storia europea. Ampio spazio viene dato alle promesse occidentali di assistenza alla Polonia, mettendo in evidenza l'incerta volontà anglo-francese e le incomprensioni su Danzica, sul revisionismo tedesco e sul ruolo sovietico nel fronte della pace.
«Esistevano alternative? I Polacchi potevano agire in modo diverso? Alla luce di tutte le considerazioni precedenti pare evidente che la Polonia non aveva alcuna alternativa realistica e che Varsavia adottò l'unica politica compatibile con la sua sovranità. In altre parole, la Polonia - e solo la Polonia tra i vari Paesi presi di mira da Hitler prima dell'apertura delle ostilità - rifiutò di divenire uno Stato vassallo e subì le conseguenze della sua scelta».
Attraverso la ricostruzione delle reazioni di Varsavia alle iniziative delle grandi potenze europee, Sandra Cavallucci, professore di Storia dell'Europa Orientale presso la facoltà di Sceinze politiche di Firenze, traccia anche il quadro della situazione dell'Europa del 1939 nel suo complesso.
C. Lottieri, Credere nello Stato? Teologia politica e dissimulazione da Filippo il Bello a Wikileaks - Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 2012, pp. 196, euro 15,00
Un'istituzione quale lo Stato moderno, che fin dai suoi primi passi si è autorappresentata quale sovrana e interprete di un potere assoluto (libero da ogni vincolo), è del tutto incomprensibile se non si coglie il legame che da sempre essa intrattiene con la teologia. Dal momento che pretende obbedienza e rivendica un controllo monopolistico della forza sul territorio, lo Stato intreccia insomma questioni istituzionali e religiose: prima rivendicando una legittimazione di carattere sacrale e utilizzando la religione quale instrumentum regni, poi prospettandosi come alternativa metafisica e fonte autentica di ogni possibile salvezza e, infine, interpretando il venir meno di ogni trascendenza e il trionfo dello strumentalismo. Il presente volume, che evoca un gran numero di questioni e autori senza avere la presunzione di individuare una soluzione definitiva a dibattiti tanto complessi, traccia un percorso volto a chiedersi se si possa davvero aver fede nello Stato, facendone il senso ultimo della nostra esistenza, e prestar fede a quanto affermano gli ideologi schierati a sua difesa. Il tema della teologia politica e quello della dissimulazione - dello Stato quale fonte di occultamento della realtà - sono d'altro canto strettamente legati, dato che l'aperta sfida che il potere moderno ha lanciato alle confessioni religiose propriamente dette lo ha costretto a moltiplicare le falsificazioni ! e gli inganni.

M. Damilano, Eutanasia di un potere. Storia politica d'Italia da Tangentopoli alla Seconda Repubblica - Laterza, Bari-Roma 2012, pp. 336, euro 18,00

Nel 1992-93, sotto la spinta degli avvenimenti, Tangentopoli appare una rivoluzione. La fine della Repubblica dei partiti, nata con la Costituzione del 1948, degenerata e affondata nella paralisi e nella corruzione. Un potere che sembrava eterno entra all'improvviso in agonia e cade in modo drammatico, tra arresti, cappi sventolati in Parlamento, attentati sanguinosi. Un crollo senza paragoni nelle democrazie occidentali che nei decenni successivi trova due narrazioni contrapposte. La prima recita: c'era un sistema che ben governava, un colpo di Stato architettato da forze oscure tramite le inchieste dei pm lo ha ferito a morte... La seconda replica: c'era un regime corrotto, arriva un pool di giudici buoni con un pm venuto dalle campagne a spazzarlo via... Oggi, a vent'anni dall'inizio di Mani Pulite, è possibile finalmente uscire dalle aule di tribunale e provare per la prima volta a scrivere la storia politica di quella classe dirigente e della sua rovina. Ripercorrere le scelte dei protagonisti dell'epoca: Craxi, Andreotti, Forlani, Cossiga, Agnelli, Gardini. Le voci dei testimoni, da Antonio Di Pietro a Carlo De Benedetti. I giornali, le trasmissioni, i film, la satira, le canzoni che accompagnarono la rivolta. Gli eroi, i barbari, i suicidi, i gattopardi. Per capire perché la rivoluzione giudiziaria non sia stata accompagnata da un vero cambiamento politico, istituzionale, morale. E perché abbia lasciato il posto all'avvento di Silvio Berlusconi. Un racconto necessario, oggi che si apre una stagione completamente nuova.
A. Riccardi, L'inverno più lungo. 1943-44 Pio XII, gli ebrei e i nazisti a Roma - Laterza, Roma-Bari 2012, pp. 424, euro 13,00
Ai tempi in cui Roma è città aperta e alla mercé dei tedeschi, tra le mura e i vicoli della città si consuma una guerra di fuggiaschi e nascondigli. È una guerra nascosta e cruenta che porta i civili in prima linea: cittadini, uomini e donne di Chiesa, Pio XII in persona. Né potrebbe essere diversamente visto che Roma, di fatto e per comune sentire, non è più la capitale dell'effimero regime fascista della Repubblica sociale ma in tutto e per tutto la città del papa. E come lui - caso unico e significativo di 'resistenza alla guerra' - non combatte l'occupazione ma nemmeno cede; resiste, si impegna a sopravvivere, aiuta i ricercati a nascondersi. Gli occupanti tedeschi lo avvertono e impongono il regime duro. In una Roma assediata dove le croci uncinate sostano sotto le finestre del papa, i nazisti catturano quasi duemila ebrei; muoiono nei campi di concentramento, alle Fosse Ardeatine. All'incirca diecimila, invece, sopravvivono nascondendosi in case private, nei conventi e nelle parrocchie, negli ospedali, nelle istituzioni e nei territori della Santa Sede. Taluni di quelli che sono venuti in aiuto ai perseguitati sono stati riconosciuti come 'giusti'. Di molti - la maggioranza - si è persa ogni traccia. Lungo queste pagine Andrea Riccardi richiama dall'oblio la storia di uomini e donne comuni che, quando il male ha bussato alle loro porte, hanno mostrato un grande coraggio, hanno condotto una vita fuori dell'ordinario e sono poi tornati, semplicemente, a quella di ogni giorno.
F. De Giorgi, Mons. Montini. Chiesa cattolica e scontri di civiltà nella prima metà del Novecento - il Mulino, Bologna 2012, pp. 360, euro 28,00
Il volume ricostruisce la biografia intellettuale di Giovanni Battista Montini dalla nascita (1897) alle soglie dell'episcopato milanese nel 1954, illuminando dunque la fase, fondamentale ma non abbastanza conosciuta, della formazione del futuro Paolo VI, del suo impegno come guida delle élites giovanili cattoliche e poi nella Segreteria di Stato, a stretto contatto prima con Pio XI e poi con Pio XII. Montini maturò in quegli anni una visione caratterizzata da una grande apertura alla civiltà moderna. Attingendo anche a documenti inediti, l'autore porta alla luce le riflessioni originali di quella che fu probabilmente la personalità più importante, a livello mondiale, del Novecento cattolico italiano, inserendole nel più generale contesto della storia culturale, sul piano sia civile sia ecclesiale.
D.R. Headrick, Il predominio dell'Occidente. Tecnologia, ambiente, imperialismo - il Mulino, Bologna 2012, pp. 408, euro 29,00
«Per oltre cinque secoli gli europei e i loro discendenti d'oltremare hanno dominato gli oceani e gran parte delle terre e dei popoli del mondo. Questo dominio è stato sfidato molte volte, come del resto accade anche oggi. Ora che l'imperialismo è tornato alla ribalta degli eventi mondiali è tempo di rivisitarne la storia e apprenderne le lezioni».
Il mondo occidentale ha sempre cercato di conquistare e sottomettere altre società. Nel 1800 il 35 per cento del territorio del pianeta era sotto controllo occidentale; nel 1914 l'85 per cento. Ripercorrendo gli ultimi sei secoli di storia, il libro mostra come sia stata sì la superiorità di determinate tecnologie (dai velieri alle bombe «intelligenti») ad assicurare volta a volta il predominio occidentale, ma solo là dove l'ambiente era tale da consentirne un utilizzo vantaggioso: i velieri dominarono gli oceani e i mari ma non i fiumi cinesi, aerei e bombe non hanno piegato la resistenza vietnamita, né sono stati risolutivi in Iraq e in Afghanistan.

A. Marzo Magno, L'alba dei libri. Quando Venezia ha fatto leggere il mondo - Garzanti, Milano 2012, pp. 220, euro 22,00

Dov'è stato pubblicato il primo Corano in arabo? Il primo Talmud? Il primo libro in armeno, in greco o in cirillico bosniaco? Dove sono stati venduti il primo tascabile e i primi bestseller? La risposta è sempre e soltanto una:a Venezia. Nella grande metropoli europea - perché all'epoca solo Parigi, Venezia e Napoli superavano i 150.000 abitanti - hanno visto la luce anche il primo libro di musica stampato con caratteri mobili, il primo trattato di architettura illustrato, il primo libro di giochi con ipertesto a icone, il primo libro pornografico, i primi trattati di cucina, medicina, arte militare, cosmetica e i trattati geografici che hanno permesso al mondo di conoscere le scoperte di spagnoli e portoghesi al di là dell'Atlantico.
Venezia era una multinazionale del libro, con le più grandi tipografie del mondo, in grado di stampare in qualsiasi lingua la metà dei libri pubblicati nell'intera Europa. Committenti stranieri ordinavano volumi in inglese, tedesco, céco, serbo. Appena pubblicati, venivano diffusi in tutto il mondo. Aldo Manuzio è il genio che inventa la figura dell'editore moderno. Prima di lui gli stampatori erano solo artigiani attenti al guadagno immediato, che riempivano i testi di errori. Manuzio si lancia in progetti a lungo termine e li cura con grande attenzione: pubblica tutti i maggiori classici in greco e in latino, ma usa l'italiano per stampare i libri a maggiore diffusione. Inventa un nuovo carattere a stampa, il corsivo. Importa dal greco al volgare la punteggiatura che utilizziamo ancora oggi: la virgola uncinata, il punto e virgola, gli apostrofi e gli accenti. Dalla sua tipografia escono il capolavoro assoluto della storia dell'editoria, il Polìfilo di Francesco Colonna (1499), ma anche il bestseller del Cinquecento, il Cortegiano di Baldassar Castiglione, il libro-culto della nobiltà europea.
Alessandro Marzo Magno racconta la straordinaria avventura imprenditoriale e culturale della prima industria moderna. Perché nei primi magici decenni del Cinquecento a Venezia si inventa quasi tutto ciò che noi conosciamo del libro e dell'editoria. La Serenissima resterà la capitale dei libri finché la Chiesa, che considerava la libertà di stampa un pericolo, non riuscirà a imporre la censura dell'inquisizione. Pietro Aretino, prima star dell'industria culturale e prototipo degli intellettuali italiani, da idolo delle folle diventerà un reietto. E la libertà di stampa cercherà nuovi rifugi nell'Europa del Nord.