Numero 161 - Marzo 2010
IN LIBRERIA
La guerra del marinaio Italo
di ALESSANDRO FRIGERIO
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Una tragedia italiana. 1943: l'affondamento della corazzata "Roma", di Andrea Amici - Longanesi, Milano 2010, pp. 318, euro 19,00
«Il panico ci ha fatto perdere la ragione, ma subito dopo si accendono le luci di emergenza, una lampadina per ogni livello della torre trinata, sufficiente a orientarsi e a tranquillizzarsi almeno un poco. Mentre il capo impianto chiede un rapporto al telefono, qualcuno prova ad aprire la pesantissima porta corazzata per poter fuggire senza autorizzazione. Ma la sua apertura è comandata con l'energia elettrica proveniente dalle turbodinamo o dai diesel dinamo: è bloccata». Sono gli attimi concitati, terribili e lunghissimi che i marinai della corazzata Roma, orgoglio e vanto della marina italiana, vivono nel primo pomeriggio del 9 settembre 1943 nello specchio d'acqua compreso tra l'isola di Asinara e le Bocche di Bonifacio. La flotta aveva ricevuto l'ordine di abbandonare La Spezia per sfuggire alla cattura da parte dei tedeschi. Occorreva cercare riparo in una base alleata. Alle 15 e 42 di quella tersa giornata di settembre un primo ordigno, sganciato e radiocomandato da un bombardiere tedesco decollato da Marsiglia, colpisce la Roma infilandosi tra i due fumaioli. Dieci minuti dopo una seconda esplosione squassa la zona tra il torrione di comando e la torre 2 dei grossi calibri. I tre cannoni da 381 mm e tutta la struttura corazzata che li ospita, quasi 1600 tonnellate di acciaio, vengono scaraventati in mare dalla deflagrazione delle munizioni. L'agonia dura meno di venti minuti. Pochi per una corazzata nuova di zecca che si riteneva quasi invulnerabile. Abbastanza per portare in fondo al mare 1393 uomini tra marinai, ufficiali e comandanti.
La voce narrante raccolta nel volume di Andrea Amici - appassionato di memorie marinare e fondatore dell'associazione intitolata alla sfortunata nave - è quella del nonno Italo. Le cui memorie, fortunosamente ritrovate in un cassetto, fanno da filo conduttore a tutto il racconto. L'autore ha scelto infatti di rielaborare il diario «integrandolo con molte parti autentiche non trascritte, raccontatemi da mio nonno, dai suoi compagni, e non ultimo con ricerche approfondite sia in Italia che in Spagna». Il risultato è una prospettiva minima ma non per questo meno appassionante. Il lettore non cerchi la ricostruzione degli eventi politici, l'analisi delle responsabilità nella scelta di consegnare la flotta o le polemiche legate agli ordini controversi inviati all'ammiraglio Bergamini tra l'8 e il 9 settembre. Il punto di vista di Italo Pizzo è quello stendhaliano di un moderno Fabrizio Del Dongo, capace di cogliere nel particolare la scansione degli eventi che confusamente si sviluppano intorno a lui.
Catapultato in extremis nel cuore di una guerra mondiale che si pensava ormai agli sgoccioli, Italo viene imbarcato come semplice marinaio un paio di settimane prima della tragedia. Manifesta il suo stupore di fronte a quel gioiello di tecnica costruttiva da 35.000 tonnellate in cui ogni uomo ricopre un ruolo preciso, come in un meccanismo perfetto, ben oliato ma potenzialmente fragile. Illustra nel dettaglio - e gli appassionati di tecnica militare non potranno che apprezzare - il funzionamento della grande nave da battaglia, la dislocazione dei pezzi, l'organizzazione dei turni e la vita a bordo. Ma dovrà lasciare gli ormeggi per l'appuntamento con il destino senza nemmeno aver completato il corso da fuochista. Un destino che per Italo Pizzo sarà clemente: verrà infatti recuperato da una delle unità della squadra navale in appoggio alla Roma e internato insieme agli altri naufraghi sull'isola di Minorca. Rientrerà a casa quasi due anni dopo.
La gabbia infranta. Gli Alleati e l'Italia dal 1943 al 1945, di E. Di Nolfo e M. Serra - Laterza, Roma-Bari 2010, pp. 320, euro 20,00
Perché ancora un libro sull'Italia e la Seconda guerra mondiale? Perché nuovi strumenti interpretativi e documenti finora inediti gettano una luce nuova sulle relazioni fra Italia e Usa, l'influenza sovietica, il passaggio dal fascismo alla democrazia. In questo volume «gli autori non si sono proposti di cambiare gli 'eroi' e i protagonisti del pantheon degli italiani che guidarono il paese dalla crisi del fascismo e della guerra sino alla ripresa democratica. È cambiato il modo in cui essi sono investiti da luci diverse, che mettono in ombra alcuni aspetti e ne illuminano altri, prima meno visibili. Nelle pagine del libro poco spazio hanno trovato le masse, le loro lotte, le loro sofferenze, le loro speranze. Si doveva cambiare registro e cercare di comprendere come e perché la gente comune fosse costretta a subire le regole di una gabbia costruita attorno a sé e di capire come questo involucro prendesse forma sino a diventare un limite invalicabile se non sporadicamente, con ripetuti tentativi per allentare le maglie della rete o di uscire dalla 'muraglia cinese' costruita attorno. Perciò in queste pagine ha trovato posto quasi soltanto l'azione di uomini: alcuni geniali, molti normali, altri mediocri, altri ancora pessimi». Ma tutti protagonisti della continuità strutturale dell'Italia in quegli anni che vanta un'anomalia: il fascismo, la guerra e la monarchia passarono lasciando meno cicatrici, e meno profonde, che in altre parti d'Europa, a dimostrazione che lo Stato nazionale era pronto a cambiare forma, non a dissolversi.
L'Italia dei cattolici. Dal Risorgimento a oggi, di G. Formigoni - il Mulino, Bologna 2010, pp. 224, euro 12,50
Fin dagli anni del Risorgimento i cattolici italiani avevano incontrato l'idea di nazione, pur rimanendo estranei a uno Stato nazionale costituitosi contro il potere temporale del papa. Il libro mette in luce una visione "guelfa" che attraversa tutta la storia d'Italia, ispirandosi a un'idea alternativa di nazione, centrata sulla tradizione religiosa. Ne discute gli effetti e le manifestazioni non sempre omogenee. All'inizio del Novecento il guelfismo contribuì a tenere lontani i cattolici dalle degenerazioni nazionaliste. Durante il fascismo, se da un lato li avvicinò al regime nazionale che aveva risolto la questione romana, dall'altro li indusse a distanziarsi dalle sue tendenze totalitarie. Nel dopoguerra si palesò un nuovo paradosso: mentre l'affermazione politica della Dc pareva sancire il successo della sempiterna "Italia cattolica", si veniva consumando la secolarizzazione della società. Questa nuova edizione dà conto del risveglio del mito guelfo, dell'attuale protagonismo pubblico della Chiesa e della nuova, ambigua funzione che il richiamo alla tradizione cattolica nazionale assume, in un'Italia sempre più pluralistica.
Anatomia delle Brigate rosse. Le radici ideologiche del terrorismo rivoluzionario, di A. Orsini - Rubbettino, Soveria Mannelli 2009, pp. 466, euro 24,00
Chi sono i brigatisti? Perché uccidono? Come si svolge la loro vita quotidiana?
A quale tradizione storico-politica appartengono? Sono le domande cui si propone di rispondere questo volume attraverso il metodo della sociologia storica comparativa.
Tra il 1969 e il 1985 l'Italia è stata di gran lunga il Paese più interessato dalle attività terroristiche. Il bilancio, per il periodo preso in considerazione, è di 428 morti, la cifra più rilevante in Europa occidentale.
L'autore, dopo una critica serrata delle interpretazioni prevalenti del terrorismo rivoluzionario nell'Italia repubblicana, sostiene che la logica dominante della prassi brigatista fu orientata da una concezione politico-religiosa dello sviluppo storico, rivolta a soddisfare, in primo luogo, un bisogno spirituale e a raggiungere un fine meta-politico: instaurare il Paradiso in Terra. I brigatisti - siano essi comunisti o fascisti - appartengono alla categoria antropologica dei "purificatori del mondo". Accomunati da un odio profondissimo verso ogni aspetto del mondo presente, condividono entrambi lo stesso obiettivo: distruggere la società borghese, considerata un luogo putrido e nauseabondo da ripulire attraverso un uso spropositato del terrore rivoluzionario.
Dal sogno teocratico di Thomas Müntzer alla rivoluzione cambogiana di Pol Pot, vengono ricostruite le origini e l'evoluzione di una tradizione rivoluzionaria che, con la parabola brigatista, giunge fino ai giorni nostri.
Ammutinamento. La vera storia della corazzata Potëmkin, di N. Bascomb - Mondadori, Milano 2010, pp. 392, euro 25,00
Nel 1905, anno cruciale per la Russia moderna, l'ammutinamento della corazzata Potëmkin fu un evento di portata epocale perché mostrò al mondo la debolezza dell'impero zarista, ormai entrato in una crisi irreversibile, e perché fu il primo passo verso quella rivoluzione che dodici anni dopo avrebbe modificato il corso del XX secolo. È forse per questo che il clamoroso gesto di ribellione a bordo della più potente e moderna nave da guerra dello zar diede ben presto vita a un'epopea in cui l'esaltazione delle virtù eroiche e del fervore rivoluzionario di chi lo compì finì per oscurarne le cause profonde e la reale dinamica.
A ristabilire la verità storica attraverso una scrupolosa ricostruzione dei fatti, e a una loro efficace drammatizzazione in un intreccio appassionante, provvede ora il documentato libro di Neal Bascomb. Pur non sottacendo l'abnegazione e l'audacia delle centinaia di semplici marinai e delle poche decine di rivoluzionari convinti di aver sposato una "causa sacrosanta ", scopo dichiarato dell'autore è radicare la loro vicenda nel variegato contesto sociale e politico in cui si svolse. Innanzitutto, il graduale disfacimento del potere autocratico russo, sconfitto qualche settimana prima, proprio sui mari, dai giapponesi e minacciato dalle insurrezioni del proletariato di contadini inurbati. Ma anche i tormenti del tentennante zar Nicola II che, spaventato dal nuovo, reprimeva nel sangue le istanze di un popolo che aveva ancora fiducia in lui. E, sull'altro versante, il settarismo dei leader socialdemocratici, esiliati in varie città europee e futuri bolscevichi, che lasciarono soli gli ammutinati salvo cercare poi di fregiarsi delle loro gesta.
Animati da sincero spirito rivoluzionario e in nome della lotta all'oppressore, i marinai della Potëmkin tentarono l'"assalto al cielo", strappando agli ufficiali il controllo della corazzata e affrontando per undici giorni a viso aperto la potente flotta del Mar Nero, in una sfida che i loro nuovi comandanti avrebbero voluto estendere a tutto l'impero. Dopo effimere vittorie e il massacro della popolazione di Odessa che sosteneva i rivoltosi, l'amaro epilogo: tradimenti e voltafaccia, catture ed esecuzioni capitali, il mancato o inefficace appoggio del "braccio politico" in terraferma, il peregrinare braccati lungo le coste e sul mare, la resa in Romania.
Ma cosa vuoi che sia una canzone. Mezzo secolo di italiano cantato, di G. Antonelli - il Mulino, Bologna 2010, pp. 264, euro 16,00
La storia siamo noi, le nostre canzoni stonate urlate al cielo lassù. C'è chi dice che nell'amor le parole non contano, conta la musica, ma proprio quando pensi che sian troppe le parole, ti accorgi che sono gocce di memoria: parole, parole, parole per questo amore fatto solo di poesia (la citazione è il sintomo d'amore al quale non sappiamo rinunciare). Questo libro riconsidera i testi delle mille canzoni italiane più vendute negli ultimi cinquant'anni, nell'intento di ricostruire - attraverso quelle parole - mezzo secolo di storia della nostra lingua. Mille testi spogliati della musica e fatti a brani; mille testi scrostati dalla vernice dello stile e della retorica e raccontati da un linguista appassionato di canzonette. Quelle delle canzoni, però, sono parole speciali: parole che restano così, nel cuore della gente. Sarà dunque il lettore a ridare a quei versi il ritmo e l'intonazione giusta, facendo di questo libro uno spartito da sfogliare, da leggere, da consultare, ma sempre canticchiando.
John Lennon, di P. Norman - Mondadori, Milano 2009, pp. 568, euro 25,00
pace coscienza personaggio mondo carattere John Lennon musica passo condanna opera ritratto figlio scomparsa Philip Norman crisi chiave storia ricerca padre epoca SCIE N. STR. meditazione droga secolo ora attenzione complesso spazio luce politica biografia Cantante, chitarrista e coautore dei maggiori successi dei Beatles, la band che ha aperto una nuova epoca nella storia della musica popolare - e poi, da solista, creatore di brani indimenticabili come Imagine -, a quasi trent'anni dalla sua tragica scomparsa John Lennon rimane non solo un'indiscussa icona pop, ma anche uno dei simboli meno controversi di quell'ondata di ribellione che negli anni Sessanta del secolo scorso si abbatté, in modi e con esiti differenti, su tutto il mondo.
È al Beatle più carismatico ed eclettico che Philip Norman, dopo la monumentale opera sui Fab Four, dedica ora la propria attenzione. Grazie a una meticolosa ricerca su fonti mai pubblicate e alle preziose testimonianze di parenti, amici e compagni di strada, ne segue passo passo le tappe fondamentali: dall'infanzia segnata dall'abbandono di entrambi i genitori agli anni turbolenti dell'adolescenza, dalle prime esperienze musicali alla fama mondiale, dal traumatico scioglimento del gruppo alle battaglie per la pace e i diritti civili. Senza tacere delle tante crisi e dell'incessante ricerca di una "risposta", che lo spinse a provare le esperienze più diverse, dai paradisi artificiali della droga alla meditazione trascendentale.
E, soprattutto, concede largo spazio agli incontri: con Paul McCartney, che formò insieme a lui uno dei più fecondi sodalizi artistici di tutti i tempi; con Cinthya Powell, che sposò all'insaputa dei fan e dalla quale ebbe il primo figlio, Julian; con Yoko Ono, personaggio trasgressivo e molto chiacchierato, che, nelle vesti di inseparabile compagna, impresse una svolta radicale alla sua carriera di musicista e alla sua coscienza politica.