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La modernità del fondamentalismo islamico
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Il fondamentalismo islamico dal 1945, di Beverly Milton-Edwards - Salerno Editrice, Roma 2010, pp. 222, euro 18,00
A partire dalla seconda guerra mondiale Islam e politica si sono uniti dando vita a una forza potente nota come "fondamentalismo islamico". In anni recenti questa forza ha occupato le prime pagine dei giornali, imponendosi come la più temibile minaccia alla sicurezza dell'Occidente dai tempi della guerra fredda.
Si tratta solo di un'espressione di fede fanatica ed estremista, antidemocratica e totalitaria? Da questo punto di vista i leader di molte nazioni musulmane temevano il potenziale rivoluzionario legato ai fondamentalisti; i leader dei Paesi democratici pensarono in un primo momento che l'ondata rivoluzionaria andasse bloccata, fornendo appoggio ai regimi esistenti. Analizzando le origini e lo sviluppo dei nuovi movimenti, Beverly Milton-Edwards, docente di Politica e Relazioni internazionali presso la School of Politics della Queen's University di Belfast, si sofferma sui principali ideologi che li ispirano e che hanno dato forma all'attuale pensiero politico islamico. Piuttosto che concentrarsi specificamente sulla roccaforte dell'Islam (cioè il Medio Oriente), guarda al mondo musulmano nella sua totalità, in un contesto globale, e ricostruisce una visione storica d'insieme necessaria per comprendere gli aspetti principali del fondamentalismo islamico.
Attraverso l'esame di questioni come gli effetti del colonialismo sull'Islam, il secolarismo e la reazione islamica, l'Islam e la violenza, la globalizzazione e i movimenti islamici transnazionali e l'Islam dopo l'11 settembre 2001, questo volume propone una lucida analisi delle cause e della varietà di questo moderno fenomeno che ormai coinvolge Stati diversi in tutto il mondo. «Sarebbe meglio capire ¬- spiega l'autrice - che il fondamentalismo islamico andrebbe definito un fenomeno moderno, rappresentativo della condizione moderna per le sue differenze, i suoi termini di riferimento verso le masse, i suoi mezzi e i suoi metodi e persino i suoi esponenti estremisti». Non quindi un ritorno a tradizioni passate, ma un balzo in avanti. Nel senso che il fondamentalismo è una reazione rispetto al recente passato secolare postcoloniale, fatto di laicizzazione e istituzioni di stampo occidentale che non sono riuscite a garantire prosperità e sicurezza promesse. In pratica, il fondamentalismo come rifiuto di un passato in cui la modernità, messa alla prova, non ha dato nei Paesi arabi il meglio di sé.
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Europa e Stati Uniti dopo la guerra fredda, di G. Mammarella - il Mulino, Bologna 2010, pp. 200, euro 13,00
I vent'anni trascorsi dalla caduta del Muro di Berlino a oggi sono stati i più intensi e drammatici dalla seconda guerra mondiale: hanno visto conflitti in Europa e Medio Oriente, gli Stati Uniti attaccati per la prima volta nella storia sul loro stesso suolo, una crisi economica epocale, nuove sfide come la questione climatica, la scarsità delle materie prime, l'ingresso nell'area del benessere di miliardi di persone e nuovi paesi - tutti eventi destinati a ridisegnare gli equilibri economici e politici del globo. In questo ventennio, che pone le premesse di un nuovo scenario mondiale, gli Stati Uniti come potenza egemone e l'Europa hanno vissuto una serie di cambiamenti che ne stanno ridefinendo sia il ruolo internazionale sia i rapporti reciproci: il volume li ricapitola in un'esposizione chiara e documentata, che si propone come primo bilancio critico e come ricognizione dei nodi problematici.
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Cartolina dalla fossa. Diario di Srebrenica, di Emir Suljagic - Editrice Beit, Trieste 2010, pp. 286, euro 20,00
Questo è il primo resoconto dell'assedio di Srebrenica, preludio al più spietato crimine di genocidio perpetrato in Europa dopo la fine della Seconda guerra mondiale, con la connivenza delle Nazioni Unite e dell'Europa. Il libro rievoca l'assurdo quotidiano nell'enclave assediata fino all'11 luglio 1995, quando 30mila profughi inermi furono consegnati nelle mani dei loro carnefici da quelle stesse truppe ONU che avrebbero dovuto proteggerli: così oltre 8000 uomini e ragazzi innocenti vennero uccisi a sangue freddo, i loro corpi gettati nelle fosse comuni e poi dispersi per cancellare ogni traccia. Oggi i luoghi della strage appaiono anonimi e abbandonati, ma il nome di Srebrenica rievoca un crimine che non possiamo dimenticare.
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Con gli occhi fissi alla meta. Il movimento afroamericano per i diritti civili 1940-1965, di Nadia Venturini - Franco Angeli, Milano 2010, pp432, euro 44,00
Che cosa sapremmo del movimento per i diritti civili, se non avessimo visto Martin Luther King a Washington, nel 1963, pronunciare le parole "I have a dream"? Che cosa sappiamo delle donne, degli uomini e delle organizzazioni che costituivano il movimento? Che cosa conosciamo delle loro strategie sistematiche di lungo periodo, delle azioni spontanee o inattese che mutavano il corso degli eventi? Il volume tenta di offrire una parziale risposta a questi interrogativi, basandosi sulla storiografia americana dell'ultimo trentennio, che ha analizzato il movimento da ogni possibile angolazione: organizzazioni nazionali e locali, questioni di leadership, ruolo cruciale delle donne, nuovi temi che continuano ad emergere dalla ricerca storica. Viene proposta una scelta di tematiche che circoscrivono il movimento nel tempo e nello spazio. L'analisi si concentra sugli stati del sud, in cui vigeva il sistema della segregazione e gli afroamericani erano sistematicamente privati con vari espedienti del diritto di voto: pertanto vengono analizzate strategie ed azioni dirette volte alla desegregazione ed al conseguimento del diritto di voto. La scansione temporale parte dagli anni della seconda guerra mondiale, in cui si rafforzano le organizzazioni tradizionali ed emergono richieste che portano allo sviluppo del moderno movimento per i diritti civili a cavallo fra gli anni '50 e '60, ottenendo due importanti vittorie legislative con le leggi sui diritti civili e sul diritto di voto del 1964 e 1965.
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Il suicidio dell'Occidente, di R. Scruton - Le Lettere, Firenze 2010, pp. euro 9,50
Chi abbia avuto la possibilità di accostarsi agli scritti di Scruton non avrà difficoltà a comprendere la ragione dei tanti modi con cui è stato definito: anticonformista, geniale divulgatore, laicissimamente cattolico, astuto polemista, tuttologo illiberale, o anche, per dirla con il New Yorker, "il più influente filosofo del mondo". L'ampiezza delle tematiche affrontate da Scruton è davvero impressionante e sempre trae origine dalla sentita necessità, per l'uomo moderno, di riformulare le sue teorie all'interno di un sistema di pensiero che si attenga alla tradizione senza, al tempo stesso, trascurare l'importanza della conservazione di memorie personali e collettive. Punto di partenza della sua indagine è la crisi profonda dell'uomo occidentale, e in particolare dell'uomo europeo, che si lascia alle spalle tradizione e caratteri ereditari per perdersi sempre più in un indistinto universalismo e in un dedalo di riferimenti che sono sempre più vasti e dispersivi. Quest'ampia intervista raccolta da Luigi Iannone ha il pregio di affrontare, in breve, uno spettro molto ampio di temi attuali che possa restituirci, in sintesi, il nucleo della sua speculazione: l'idea di stato e di nazione, la necessità di un risveglio della cristianità in Europa, i rapporti tra arte, bellezza e mercato, il conflitto tra scienza e ragione, il matrimonio, l'omosessualità, l'eutanasia, il diritto alla privacy nella società contemporanea e molto altro.
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Oltre la guerra fredda. L'Italia del «Ponte» (1948-1953), di M. Franzinelli - Laterza, Roma-Bari 2010, pp. 382, euro 24,00
Nei sei anni compresi tra il trionfo di De Gasperi dell'aprile 1948 e la sconfitta della 'legge truffa' del giugno 1953, Piero Calamandrei, fra gli artefici della Costituzione, intensifica il suo impegno nel mensile da lui fondato e diretto, "Il Ponte", diventato riferimento culturale laico alternativo sia alla Democrazia Cristiana sia al blocco social-comunista. Queste pagine offrono una antologia della rivista nel suo periodo più vivace, con articoli su temi che spaziano dal federalismo europeo e le identità regionali alla riforma dello Stato; dall'ammodernamento della giustizia alla questione femminile; dalla funzione dell'intellettuale e l'opposizione all'influenza vaticana nelle istituzioni alle campagne contro la pena di morte, al riconoscimento dell'obiezione di coscienza al servizio militare. Il volume - articolato nelle sezioni Politica, Società e Cultura - testimonia un panorama significativo dell''altra Italia', delle potenzialità progettuali e della tensione morale di una generazione di intellettuali progressisti impegnata nel rafforzamento della democrazia. Attraverso gli scritti delle voci più significative che firmano la rivista - Aldo Capitini, Riccardo Bauer, Norberto Bobbio, Guido Calogero, Nicola Chiaromonte, Luigi Einaudi, Vittorio Foa, Franco Fortini, Arturo Carlo Jemolo, Augusto Monti, Adriano Olivetti, Gaetano Salvemini, Ignazio Silone, Leo Valiani, Ruggero Zangrandi - rivive un pezzo importante della storia d'Italia.<
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Dal governo Badoglio alla Repubblica Italiana. Saggio di storia costituzionale del "quinquennio rivoluzionario" 25 luglio 1943-1° gennaio 1948, di E. Lodolini - Associazione Italia, pp. 288, euro 26,00
Il 25 luglio 1943 fu compiuto un colpo di Stato che, per la prima volta nella nostra storia, determinò una frattura nella continuità costituzionale. Dal Regno del Sud alla Repubblica Sociale Italiana, dai governi del CLN e la Luogotenenza alla Repubblica, il presente volume analizza, sulla base degli scritti dei protagonisti di quel periodo, delle pubblicazioni che videro la luce negli anni immediatamente successivi agli eventi del 1943-1948, e delle più recenti fonti archivistiche quali quelle pubblicate nei "Documenti diplomatici italiani" e nei "Verbali del Consiglio dei Ministri", la storia del "quinquennio rivoluzionario", dal 25 luglio 1943 al 1° gennaio 1948.
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Il fascismo e la razza. La scienza italiana e le politiche razziali del regime, di G. Israel - il Mulino, Bologna 2010, pp. 448, euro 29,00
Le politiche razziali del fascismo furono dettate esclusivamente da scelte di politica estera, e in particolare dall'alleanza stretta con Hitler, oppure ebbero radici e motivazioni autoctone? Razzismo e antisemitismo furono elementi costitutivi dell'ideologia fascista? Quale fu il coinvolgimento della società italiana? E quale il contributo di scienziati e intellettuali? Sono alcuni degli interrogativi cruciali con cui negli ultimi anni si è confrontata la storiografia, nell'intento di fare luce su origini e messa in opera delle leggi razziali antiebraiche volute dal regime nel 1938. Giorgio Israel torna sull'argomento e in questo libro documenta con rigore come il razzismo di Stato trovasse sostegno in talune elaborazioni teoriche della scienza italiana, dall'antropologia all'eugenetica, alla demografia. Quanto al mondo universitario, se per un verso scontò l'espulsione degli scienziati ebrei, per un altro contribuì alla politica razziale del regime, salvo poi, nel dopoguerra, "dimenticarsi" delle compromissioni, in un processo di rimozione che in molti casi dura ancora oggi.
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Diario della spedizione dei Mille, di I. Nievo - Mursia, Milano 2010, pp. 106, euro 9,00
Il racconto in presa diretta di un protagonista dei Mille che è anche lo scrittore di maggior talento della sua generazione. L'autore delle Confessioni di un italiano, democratico convinto e devotissimo a Giuseppe Garibaldi, descrive in queste pagine sparse i suoi stupori e i suoi entusiasmi: dallo sbarco a Marsala alla presa di Palermo, è un susseguirsi di pensieri non sempre positivi. Non a caso i siciliani che fiancheggiano i Mille spesso vengono ritratti alla stregua di «semi-briganti».
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