Numero 153/154 - Luglio/Agosto 2009
Archetipo del legato integro e capace, il generale Agricola completò la conquista e la colonizzazione romana della Britannia. Le sue gesta, tramandate da Tacito, sono proprie della grande stagione che da Augusto a Traiano segnò l'apogeo delle legioni di Roma.
Agricola e la conquista
della Scozia
di MASSIMO IACOPI
Mentre il secolo della Repubblica era stato quello della piena integrazione degli alleati italiani di Roma alla cittadinanza, il primo secolo dell'Impero è quello dell'apertura verso le aristocrazie dei paesi conquistati lungo il bacino del Mediterraneo. Giulio Cesare, per primo, aveva fatto entrare in Senato i nobili della Gallia fedeli alla sua causa. Ed è appunto da una colonia fondata dallo stesso Cesare che proviene la famiglia di Agricola. Originari di Forum Iulii (Frejus), una delle più importanti città della provincia romana Narbonense, i due nonni del futuro generale occupavano le funzioni di procuratori imperiali. Il padre di Agricola, Julius Graecinus, superò una ulteriore tappa nell'elevazione sociale della famiglia entrando a far parte dell'ordine senatoriale. Oratore, filosofo e autore di un trattato sulla viticoltura che gli valse il cognome di Agricola, Graecinus rimase coinvolto, sotto il regno di Caligola, nell'affare Silanus (il padre della prima moglie di Caligola) e condannato a morte.
Gnaeus Julius Agricola, nato il 13 giugno dell'anno 40, trovò rifugio, con la madre, a Massilia (Marsiglia), trascorrendovi l'infanzia e l'adolescenza. Il giovane Agricola fece quindi il suo ingresso nella vita sociale, come tutti i cittadini romani di buona famiglia, arruolandosi nell'Esercito come Tribunus Laticlavius, posto riservato ai membri della classe senatoriale. Fu l'apprendistato militare a condurlo nell'isola di Britannia (Inghilterra).

Attorno all'anno 60, Agricola, appena ventenne, venne destinato a una delle quattro legioni a quel tempo schierate in Britannia (II Augusta, IX Hispana, XIV Gemina e XX Valeria Victrix). Egli risulta, nella sua veste di tribuno laticlavio, insieme al prefetto del campo e ai cinque tribuni augusticlavi, uno degli otto ufficiali al servizio del legato comandante della legione.
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La conquista dell'isola, dove Giulio Cesare era sbarcato due volte (nel 55 e nel 54 a.C.) senza stabilirvisi, aveva avuto realmente inizio solo nel 43 d.C., sotto il regno dell'imperatore Claudio. I primi quattro governatori della Britannia, Aulus Plautinus (43-47), Ostorius Scapula (47-52), Didius Gallus (52-57) e Quintus Veranus (57) stabilirono il controllo sulla parte sudest dell'isola. Il quinto governatore, Svetonius Paulinus (58-61), si dovette invece confrontare con le feroci tribù dei Silutes e degli Ordovices, installati nelle terre selvagge e ostili dell'attuale Galles.
Ma nel 60 Budicca, la vedova di Prasugatus, re della tribù degli Icenies, si mise alla testa di una rivolta con la tribù dei Trinovantes, mettendo a ferro e fuoco la porzione di isola controllata dai Romani. Londinium (Londra) e Verulianum (St. Albans) furono saccheggiate e i loro abitanti massacrati. Secondo Tacito «Mai, per certo, la Britannia fu più agitata né in una situazione più equivoca: veterani sgozzati, colonie incendiate, legioni attaccate; si combatteva allora per la salvezza, più tardi per la vittoria».
In questo caos, lo storico James Fraser ritiene probabile che Agricola abbia servito come ufficiale nella IX Legione Hispana, agli ordini del legato Petilius Cerialis. Egli giustifica questa ipotesi sulla base dei legami solidissimi che più tardi unirono questi due uomini, e che probabilmente nacquero in occasione dei drammatici avvenimenti conseguenti alla rivolta di Budicca. Nel corso di questa guerra la IX Hispana subì un terribile rovescio mentre marciava in soccorso dell'insediamento di Camulodunum (Colchester). Presa in una imboscata, la fanteria venne distrutta quasi completamente. Ma Petilius e i suoi ufficiali, fra i quali Agricola, riuscirono a salvarsi insieme alla cavalleria, riguadagnando il campo base.
Nonostante questo rovescio, Svetonius Paulinus riuscì a schiacciare la rivolta, riunendo il grosso delle forze legionarie in una battaglia decisiva. Alla fine, la Britannia, esangue, venne pacificata: 80 mila ribelli e 70 mila tra romani e alleati vi persero la vita (a dare ascolto alle cifre, forse eccessive, di Tacito). In queste circostanze Agricola acquisì una preziosa esperienza e una notevole professionalità in campo militare.

Dopo il primo comando in Britannia, Agricola ritornò a Roma. Nel 62 sposò Domitia Decidiana, da cui avrà una figlia. Nel 64 fu nominato Questore e l'estrazione a sorte gli attribuì la Provincia d'Asia, a quel tempo governata dal proconsole Silvius Titianus (fratello del futuro imperatore Ottone). Durante gli ultimi anni del regno di Nerone, esercitò con prudenza il Tribunato della Plebe, poi nel 68 divenne Pretore cura ludorum (responsabile per i giochi). Grazie alla sua discrezione e alla sua neutralità, la guerra civile seguita alla morte di Nerone non gli creò problemi. L'imperatore Galba gli affidò quindi il compito di inventariare le ricchezze dei templi. Nel 69 perse la madre, vittima dei saccheggi della flotta di Ottone in Liguria. Nel corso degli ultimi sviluppi della guerra civile Agricola decise di schierarsi sotto le bandiere di Vespasiano, al quale era legato anche Petilius Cerialis. Le truppe di Vespasiano riuscirono a imporsi prima ancora che il nuovo imperatore, allora in Oriente, potesse rientrare a Roma. La città venne quindi affidata alle cure di Muciano, luogotenente di Vespasiano. Questi cercò di circondarsi di uomini di fiducia, affidando ad Agricola, nel 70, il comando di una legione, la XX Valeria Victrix, con destinazione la Britannia.
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Statua dedicata a Julius
Agricola, a Bath
Intanto sull'isola la situazione aveva subito ulteriori evoluzioni. I due governatori succeduti a Svetonius Paulinus avevano svolto, secondo le direttive di Nerone, solo una debole attività militare. Petronius Turpillianus (61-63) e Trebellius Maximus (63-69) si erano preoccupati di mantenere la calma nella provincia senza condurre grandi operazioni. Nel 69, nel corso del suo breve regno, l'imperatore Vitellius aveva nominato Vettius Bollanus (69-71) al comando dell'isola e questa scelta venne poi riconfermata da Vespasiano.
Agricola arrivò quindi durante il governo di Bollanus, mentre questi si trovava di fronte a gravi problemi con la turbolenta tribù dei Brigantes, installata nella regione mediana della Britannia. Una fazione ostile ai romani aveva preso il potere prima ancora che Bollanus riuscisse a intervenire con le truppe per sostenere il suo alleato, il capo Cartimandua, che venne deposto e rimpiazzato da un certo Venutius.
Allorché nel 71 Vespasiano nominò Petilius Cerialis governatore della Britannia, la questione "Brigantes" non era ancora risolta. Il nuovo imperatore era però fautore di una strategia risolutamente offensiva. Inviò nell'isola una nuova legione, la II Adiutrix, in sostituzione della XIV Gemina, trasferita nel 70 sul Reno. Petilius, con Agricola come legato della XX legione, concentrò i suoi sforzi sulla sottomissione dei Brigantes. I due uomini si conoscevano e nutrivano reciproca stima, tanto che il governatore affiderà spesso ad Agricola il comando di una parte dell'Esercito. In tre anni di campagne i Brigantes furono soggiogati e le legioni romane raggiunsero per la prima volta la frontiera dell'attuale Scozia. Nel 74 Agricola lasciò la Britannia, nello stesso periodo di Petilius, per prendere il governo della Gallia Aquitana. Per l'occasione Vespasiano lo fece entrare nel numero dei patrizi Romani. Egli si impegnò nel governo di una provincia tranquilla, un compito al quale il suo talento di generale non lo predisponeva veramente: «Agricola, per una saggezza naturale, sebbene abbia a che fare con dei civili, agisce con dolcezza ed equità [.] ed ecco quello che si vede molto raramente: la sua bonomia non fa torto al suo prestigio, né la sua severità alla sua popolarità».
In Britannia il nuovo governatore, Julius Frontinus (74-77) condusse delle vigorose campagne nel Galles contro i Silutes e gli Ordovices. Al termine del mandato, i territori attuali dell'attuale Inghilterra e Galles risultarono completamente nelle mani dei Romani, che poterono organizzarvi la vita secondo le loro leggi e i loro principi di governo. Ma Vespasiano non voleva che Roma si fermasse a metà strada e accarezzava il sogno di una completa conquista dell'isola, fino alla sua estremità settentrionale, ancora sconosciuta. Per tentare di trasformare questo sogno in realtà, Vespasiano pensò ad Agricola, eletto console nel 77 al termine del suo governatorato in Aquitania. Egli venne pertanto nominato proconsole e Governatore della Britannia, in una scelta che appare logica ed evidente, tenuto conto delle conoscenze e delle qualità del generale.

Le tribù celte che occupano la Britannia esibivano l'organizzazione militare tipica delle nazioni barbare. Roma, dopo aver subito la loro legge già nei primi secoli della sua esistenza (Cimbri, Teutoni, Galli, ecc.), aveva successivamente preso le misure dei suoi avversari, sottomettendo progressivamente i Celti in Italia, in Gallia Cisalpina, in Gallia Transalpina e in Spagna. La Britannia rappresentava, pertanto, l'ultima importante area nella quale i Celti resistevano ancora alle legioni romane. Queste popolazioni basavano tutto sulla forza individuale e il combattimento corpo a corpo, caricando senza armatura e senza grande disciplina le più professionali unità romane. Nel corso degli ultimi decenni, i più grandi successi dei Britanni erano sempre derivati da imboscate ben preparate o da altre forme di guerriglia nelle regioni più ostili dei loro territori. Tutti gli scontri campali e tutti gli assedi dei loro oppida si erano conclusi con la vittoria dei Romani. Inoltre, i Romani non esitavano ad appoggiarsi a tribù alleate per recuperare dei preziosi ausiliari, idonei a spalleggiarli nella sottomissione delle tribù refrattarie. La mancanza di unità politica era comunque la principale debolezza dei Britanni: anche nel momento più pericoloso della rivolta di Budicca, le tribù fedeli a Roma erano decisamente più numerose.
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Giulio Cesare
I guerrieri facevano principalmente affidamento sulla loro fanteria, formata da combattenti vestiti di braghe, talvolta con una cotta di maglia e un elmetto, e armati di scudo e lancia. I nobili preferivano combattere con una lunga spada. I più giovani e meno esperti preferivano combattere con giavellotti o fionde. Il panorama degli strumenti militari a disposizione dei Britanni era completato da una cavalleria di qualità. In genere, ogni cavaliere combatteva affiancato da due "assistenti", che non entravano immediatamente in battaglia. Se il primo cavaliere veniva ferito, uno degli "assistenti" andava a rimpiazzarlo, mentre il secondo provvedeva a soccorre il primo riportandolo al campo. Non era raro vedere la cavalleria operare in combinazione con soldati a piedi, armati alla leggera e montati in groppa, specialmente nel contesto di una imboscata. La sola specificità dei Britanni, rispetto ai Galli ad esempio, risiedeva nell'impiego di un'arma giudicata arcaica: il carro da combattimento gestito, di norma, da due uomini. Sul campo di battaglia, i Britanni si schieravano per contingenti di tribù, riuniti in lunghe colonne dietro ai loro stendardi. Avevano l'abitudine di emettere potenti grida di guerra per spaventare il nemico. Una volta ingaggiato lo scontro il guerriero cercava lo scontro individuale uscendo dai ranghi per sfidare un avversario, un atteggiamento esattamente inverso a quello dei Romani. In termini di effettivi i Britanni potevano esprimere un contingente di 20-40 mila combattenti.

Di fronte a queste forze dall'organizzazione di tipo tribale, la macchina da guerra dei Romani appariva indubbiamente impressionate. Il numero delle legioni raggiungeva, allorché Agricola assunse il suo comando in Britannia, un totale di 29 unità. Questa fanteria pesante legionaria era ben equipaggiata, anche se il suo armamento non era completamente standardizzato. La famosa corazza articolata (lorica segmentata), caratteristica del soldato romano nelle rappresentazioni popolari del legionario, aveva fatto al sua comparsa negli anni 40 del I secolo. L'esercito era anche dotato di unità ausiliarie i cui effettivi a poco a poco avevano raggiunto quelli delle legioni. Gli ausiliari erano dei non-cittadini: essi avrebbero ottenuto la cittadinanza al termine del servizio. Per ordine di dignità, gli ausiliari erano così organizzati:
- ali di cavalleria divise in 16 turme comandate da un prefetto, quando raggiungevano un effettivo di 500 uomini, o in 24 turme comandate da un tribuno, allorché raggiungevano le mille unità;
- coorti ausiliarie, divise in sei centurie, allorché erano quinquagenarie (500) e in dieci centuria quando erano miliarie (1000; le coorti miliarie apparvero solo a partire dagli anni 69-70);
- coorti miste (equitatae), formate da 6 a 10 coorti articolate su 3-6 turme, secondo la solita regola del 500 o 1000 effettivi;
- singulares legati, unità comandate da un centurione legionario, che costituivano la guardia del corpo dei legati imperiali.
L'esercito romano raggruppava ormai 350 mila uomini. Quando Agricola assunse la carica di Governatore della Britannia, l'esercito stazionate nella provincia - con le sue quattro legioni e le sue numerose unità ausiliarie - rappresentava meno del 15% degli effettivi totali dell'esercito imperiale e meno dello 0,1% della sua popolazione, stimata allora a circa 50 milioni di abitanti. Si può vedere pertanto a che punto «le risorse militari di cui Roma poteva disporre, anche se al suo zenith, non erano minimamente comparabili, in termini di proporzioni, a quelle di cui può oggi disporre uno stato moderno». I legionari non erano, in effetti, né i più numerosi, né i meglio armati dei combattenti della loro epoca. Ma l'esercito romano risultava in ogni caso il meglio strutturato e il meglio organizzato.

Circolano diverse ipotesi sulla data di arrivo di Agricola in Britannia per assume l'incarico di governatore e lanciare la sua prima campagna. Alcuni storici, come A.R. Birley, la pongono nel 77, l'anno stesso del suo consolato, mentre altri, come Fraser, propendono per il 78. Comunque sia, la successione e gli obiettivi delle sue campagne sono per contro ben noti. La prima campagna, probabilmente nel corso del 78, secondo Fraser, viene lanciata a partire dal campo romano di Deva (Chester), base della II Adiutrix, e da quella di Viriconium, base della XIV Gemina e ha per obiettivo la sottomissione definitiva degli Ordovices e dell'isola di Anglesey, in modo da intraprendere
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Domiziano
successivamente la conquista del nord senza minacce sulla retroguardia. La seconda campagna ha per obiettivo il territorio dei Brigantes (nord inglese e Lowlands scozzesi) e l'operazione viene condotta simultaneamente a partire da Deva e da Eburacum (York), i due grandi campi legionari del nord della provincia. La morte di Vespasiano e l'ascesa di Tito avvengono nel giugno 79, mentre l'operazione è ancora in corso. Tito decide rapidamente un cambiamento di politica, che si traduce in nuovi obiettivi fissati per l'anno seguente. Tito non mira più alla completa conquista dell'isola, ma orienta Agricola verso una messa in sicurezza di una frontiera militare fra l'attuale Inghilterra e l'attuale Scozia. La terza campagna, condotta da Agricola nell'anno 80, lo porta ben a nord del fiume Tyne, presumibilmente fino al fiume Tweed, allo scopo di trovare un terreno favorevole alla messa in opera di una frontiera sicura. Lo stesso obiettivo strategico viene perseguito nel corso dell'anno 81 con una quarta campagna, tendente alla pacificazione delle regioni poste a sud della linea dei fiumi Clyde-Forth. Agricola inizia a installare i primi fortini sui luoghi che diventeranno, tre quarti di secolo più tardi, il "muro di Antonino". L'anno 82 si conclude con la sottomissione delle tribù del sudovest della Scozia e con una quinta campagna. L'obiettivo fissato da Tito, che muore in settembre, viene conseguito e i territori dei Novantae, dei Votandini e dei Selgovae entrano nell'Impero.

Con l'arrivo al potere di Domiziano, la strategia romana cambia nuovamente. Agricola é ormai solidamente installato nelle terre dell'isola, le più vicine all'isola di Hibernia (attuale Irlanda). Avendo raccolto informazioni sulla popolazione e le caratteristiche di Hibernia, Agricola pensa a una sua conquista immediata: «Spesso gli ho sentito dire che con una sola legione e delle truppe ausiliarie di ridotte dimensioni si potrebbe conquistare e mantenere l'Hibernia e che tutto questo aiuterebbe anche alla completa sottomissione della Britannia, poiché in quel caso l'esercito romano sarebbe dappertutto e perché la libertà, per così dire, cesserebbe di essere nell'ottica di tali popolazioni». Si ritrova in questo brano lo stesso ragionamento di Giulio Cesare, allorché condusse operazioni periferiche contro i Germani e in Bretagna, per togliere tutti i possibili appoggi alla tribù dei Galli, contro le quali era impegnato.
Ma il nuovo imperatore Domiziano si oppone a questa ipotesi e ordina ad Agricola di concludere la conquista del nord della Britannia. La sesta campagna consisterà, pertanto, nell'anno 83, in una offensiva contro le tribù caledoniane e in particolare contro i Caledonii, i Decantae, i Dumnonii, i Taixali, i Vacomagi e i Venicones. Essa si articola in una operazione lungo la costa orientale della Scozia, a nord dell'estuario del fiume Forth. L'avanzata delle truppe romane viene condotta anche con il sostegno di una flotta che accompagna e rifornisce l'esercito. Questa flotta ha anche lo scopo di distaccare delle navi per seminare il terrore presso i caledoniani, attraverso attacchi sempre più a nord. Qualche nave viene anche inviata in missione di "esplorazione", con il compito di navigare intorno alle coste, al fine di confermare che la Britannia è proprio un'unica isola. Col progredire dell'avanzata verso il nord l'esercito romano costruisce una serie di campi temporanei, della grandezza di 15-25 ettari, al fine di mettere in sicurezza il territorio e di stabilire una linea di comunicazioni sicura per le legioni.
La vista della flotta sembra aver molto impressionato i Caledoniani, al punto che l'avanzata romana, divisa in tre grandi colonne, risulta abbastanza tranquilla. La solo controffensiva di un certo rilievo dal parte delle tribù locali viene da un attacco notturno a un campo intermedio dei distaccamenti della IX Legione Hispana. Agricola, intervenendo prontamente, riesce a ristabilire la situazione e a respingere l'avversario. Il difficile terreno delle Highlands scozzesi, con le sue paludi e le sue foreste, consente ai guerrieri celti di sfuggire ai loro inseguitori romani. Nei confronti della minaccia che costituisce la profonda penetrazione di Agricola nel nord della Scozia nell'anno 83, le tribù della Caledonia decidono l'anno seguente un "arruolamento in massa" al fine di ricacciare gli invasori. Essi trovano un capo in Calgacus.

Nella mente dei protagonisti, la prossima campagna, la settima per i Romani, sarà decisiva. Calgacus sembra essere riuscito, secondo Tacito, a riunire fra i 30 mila e i 15 mila uomini, rinforzati da carri di combattimento. Essi provengono dalla tribù dei Caledonii, con rinforzi da parte di guerrieri Taixali e Vacomagi. Il loro obiettivo è semplice, si tratta di non consentire ai Romani di proseguire l'invasione delle loro terre, senza una resistenza degna della bravura delle loro tribù. Essi pertanto scelgono con cura un terreno propizio a una solida posizione difensiva, per dare battaglia con buone probabilità di vincere. Basterà poi di attirarvi Agricola che ricercherà in ogni modo, anch'egli, uno scontro decisivo per concludere la campagna.
E' probabilmente nel
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Tacito
mese di maggio dell'anno 84 che le truppe di Agricola si mettono in marcia alla ricerca dell'avversario. L'esercito romano conta una forza di circa 21 mila uomini: 8 mila soldati, facenti parte di due legioni (IX Hispana e XX Valeria Victrix) con dei distaccamenti di almeno una terza legione, 8 mila uomini di fanteria tratti dalle coorti ausiliarie (Batavi e Tongriani) e 5 mila cavalieri. Per una tale effettivo, l'esercito deve essere seguito da almeno 3 mila muli allo scopo di trasportare i bagagli più pesanti (impedimenta) e si può immaginare in tale contesto la lunghezza impressionante della colonna romana. I Romani riescono ben presto a individuare i Caledoniani, schierati sul fianco del monte Graupius. La localizzazione del campo di battaglia è molto incerta: la recente ipotesi di Fraser, che pone il campo di battaglia a Cairnie Braes sulle alture del Gask Ridge, sembra la più attendibile. Nell'avvicinarsi alla posizione di Calgacus, Agricola fa installare un campo base per la notte, a circa 3 chilometri dal nemico, nell'intento di sferrare la battaglia per il giorno dopo.
Calgacus ha schierato i suo carri da combattimento sulla fronte, per scompaginare al massimo l'avanzata dei Romani, nel momento in cui partiranno all'attacco. L'avanguardia caledoniana é schierata ai piedi del Monte Graupius, subito dopo il fiume (l'Earn secondo l'ipotesi ricostruttiva del Fraser) per controllarne i punti di guado. Infine, il grosso dell'esercito é allineato indietro, sulle alture. Dal canto suo Agricola ha optato per uno schieramento che contribuisce a strutturare la sua condotta della battaglia. Le coorti ausiliarie formano un primo scaglione, fiancheggiato da ogni lato dalla cavalleria. I legionari sono schierati in secondo scaglione, alle porte del campo e tenute in riserva. Con tutta evidenza il generale romano vuole combattere e guadagnare lo scontro con l'impiego dei soli ausiliari, per evitare spargimento di sangue di cittadini romani e per meglio utilizzare le sue truppe per circostanze impreviste più difficili.

Sono i Romani che iniziano lo ostilità. Le coorti ausiliarie cominciano prudentemente la loro marcia in avanti, schierati su tre linee. Le truppe si fermano diverse volte, dopo ogni ostacolo sul terreno, in modo che gli uomini possano conservare la loro formazione a ranghi serrati e l'allineamento, Anche se questi soldati sono Germani, Tongriani e Batavi, essi hanno ricevuto l'addestramento e l'equipaggiamento da veri soldati romani. Tacito afferma che Agricola scende da cavallo per condurre di persona l'attacco delle sue coorti, ma è probabile che egli sia rimasto abbastanza lontano dallo scontro per conservare la vista d'insieme dei movimenti in corso, al fine di poterli controllare e orientare. Di fronte a questo muro di soldati, i carri caledoniani di sperdono e ripiegano.
Ben presto la prime delle tre linee delle coorti ausiliarie, circa 2 mila uomini, arrivano alla portata dei giavellotti dell'avanguardia di Calagacus. Il tiro delle truppe di Agricola risulta meglio organizzato e più efficace. I giavellotti vanno a piantarsi negli scudi dei caledoniani, appesantendoli e rendendoli spesso inutilizzabili. Poi gli ausiliari romani si lanciano attraverso il corso d'acqua e attaccano con la spada l'avanguardia di Calgacus. Dopo solo qualche minuto essi prendono il sopravvento e respingono gli avversari, spesso sprovvisti di armature e meno addestrati al combattimento in formazione rispetto ai soldati di Agricola. Disfatta la loro prima linea, i Caledoniani giocano il tutto per tutto lanciandosi, con il favore della pendenza, in un furioso attacco. Lo scontro è breve e violento ma mai in alcun momento i Caledoniani riescono a spezzare i ranghi delle coorti. Quindi, a un segnale convenuto, le due linee seguenti di soldati ausiliari si lanciano a loro volta nello scontro, come anche i cavalieri sulle due ali. L'ampiezza della fronte raggiunge in questo momento i 3 chilometri. A questo punto lo scontro diventa generale ed è in questo momento che il prefetto Aulus Atticus viene ucciso alla testa dei suoi uomini. Rapidamente i Romani iniziano l'accerchiamento dei Caledoniani per tentare di impedirne la ritirata. Per un'ultima volta i Caledoniani lanciano i loro carri da combattimento nello scontro, allo scopo di seminare il panico fra le linee avversarie e per cercare di rovesciare la situazione, ma anche per consentire, in caso di insuccesso, il disimpegno dei loro combattenti. Ma l'azione appare una pallida contromisura, che non arriva a rovesciare le sorti dello scontro. Secondo Tacito, rimangono sul campo 360 uomini delle coorti ausiliarie e i legionari tenuti in riserva non sono neanche intervenuti nella lotta. Se Tacito magnifica nel suo racconto una battaglia costellata di atti di eroismo da entrambe le parti, lo storico Hans Delbruck si esprime diversamente, affermando che «i Britanni erano così deboli e hanno offerto così poca resistenza che la sola marcia di avvicinamento del primo scaglione dell'esercito romano è stato sufficiente a respingere i Caledoniani e che gli avvenimenti non hanno mai assunto l'aspetto di una vera battaglia campale». Comunque sia, la vittoria di Agricola è totale e l'inseguimento, che ha inizio immediatamente, porta il numero dei Caledoniani uccisi a diverse migliaia. Dopo questa battaglia Agricola può installare dei nuovi campi permanenti e inquadrare buona parte del suolo scozzese con delle guarnigioni romane.

Domiziano, probabilmente geloso di questi successi, richiamò Agricola a Roma alla fine dell'84. La Britannia rimase per un breve periodo controllata interamente dai Romani. Agricola rifiuterà qualsiasi carica e la morte lo coglierà nel 93. La battaglia del monte Graupius e la conquista della Scozia resteranno nella storia romana come uno degli apici della potenza dell'Impero. Ma la "nuova frontiera" conquistata da Agricola e materializzata nel muro di Antonino, durerà appena un secolo e cederà sotto la pressione dei Pictes.
BIBLIOGRAFIA
  • Storia Romana, di Dione Cassio;
  • Vita di Agricola, di Tacito;
  • Annali, di Tacito;
  • Storia, di Tacito;
  • Tacito, le sue verità sono le nostre, di X. Darcos - Plon, 2007
  • History of the art of War, The Barbarian Invasions, di H. Delbrück - Westport, 1990;
  • The Roman Conquest of Scotland, The battle of Mount Graupius AD 84, di J.E. Fraser - Stroud, 2005;
  • The Roman Conquest of Britain, di P. John - Stroud, 1987