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Il computo della data voluto da Giulio Cesare fu definitivamente riformato nel 1582 con la Bolla Inter Gravissima di Papa Gregorio XIII. Ma il nuovo calendario non fu accettato subito da tutti.
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Il 13 maggio 1572 Ugo Buoncompagni (1502-1585), vecchio professore di diritto dell'Università di Bologna, diviene Papa con il nome di Gregorio XIII. E' sotto il suo pontificato che viene adottato un nuovo calendario, oggi in uso in tutti i paesi del mondo, il Calendario Gregoriano. Prima di lui e per più di sedici secoli, la civiltà occidentale aveva utilizzato il Calendario Giuliano, dal nome di Giulio Cesare che l'aveva fatto adottare nel 45 a.C.
Per quale motivo il Papa Gregorio XIII decide di riunire, nel 1576, una dotta assemblea di astronomi, di matematici e di prelati al fine di riformare il calendario? Assai semplicemente, perché il vecchio calendario non risponde più alle esigenze: lo scostamento fra i due calcoli di riferimento, quello dell'anno giuliano e quello dell'anno tropico si accresce.
Nel 45 a.C. la durata dell'anno tropico, ottenuta osservando l'intervallo medio fra due passaggi consecutivi del sole all'equinozio di primavera è approssimativamente di 365,2423 giorni, ovvero 11 minuti e 4 secondi di meno dell'anno giuliano. Questa differenza di pochi minuti finisce per diventare nel corso dei secoli uno scarto di giorni. Per rimediarvi, il Calendario Giuliano prevede di aggiungere un giorno supplementare a intervalli regolari - ogni 4 anni - ma nel XVI secolo ciò non è più sufficiente. Fra il 325, data in cui il Concilio di Nicea fissa la data dell'equinozio di primavera al 21 marzo e il 1576 lo scostamento ha raggiunto gli undici giorni. In tal modo, sotto Gregorio XIII l'equinozio di primavera è passato all'11 marzo. Questo fatto impone un conseguente spostamento della data della Pasqua, la più importante del calendario cristiano, in quanto la stessa continua ad essere calcolata a partire dalla data teorica del 21 marzo. La Pasqua deve essere celebrata la prima domenica dopo il plenilunio che segue l'equinozio di primavera. Riformare il calendario e definire esattamente l'equinozio ha rappresentato l'oggetto di numerosi tentativi infruttuosi nel corso dei secoli.
Il vero padre del calendario, detto gregoriano, si chiama Luigi Lilio. Egli è professore di medicina all'Università di Perugia ed è questo progetto che il Papa ed i suoi consiglieri, fra cui il celebre astronomo gesuita Cristoforo Clavius, adottano nel 1582.
Lilio preconizza la soppressione di dieci giorni del calendario. Se il calcolo della data di Pasqua non gli pone dei problemi, la messa a punto di un sistema di compensazione che consenta di essere il più vicino all'anno tropico, richiede il massimo dei suoi sforzi: ben dieci anni di lavoro.
I suoi calcoli lo portano a proporre l'addizione di 97 giorni ogni 400 anni al posto dei cento con il calendario giuliano. La differenza non è enorme, ma tuttavia importante e consente di avvicinare l'anno del calendario all'anno tropico, attribuendogli una durata media di 365,2425 giorni.
L'inserimento di giorni supplementari a intervalli pertinenti consente di controllare perfettamente la data dell'equinozio e nessun giorno verrà perduto sul sole prima dell'anno 2000.
Convinta della necessità di agire, la commissione pontificia decreta che l'anno 1582 verrà amputato di 10 giorni e la Bolla Inter Gravissima del 24 febbraio 1582 ordina ai cristiani d'Europa di adottare, a partire dal 15 ottobre seguente, il nuovo calendario. «Noi prescriviamo ed ordiniamo per quanto riguarda il mese di ottobre 1582 che 10 giorni a partire dalla terza nona (5 ottobre) al giorno precedente le idi (14 ottobre), incluse, vengano soppressi». Tuttavia, la successione normale di giorni durante la settimana viene rispettata: al giovedì 4 ottobre succede il venerdì 15 dello stesso mese. Clavius spiega: «E' stato scelto ottobre perché è il mese che conta di meno nelle feste religiose. I 10 giorni perduti creeranno meno problemi alla Chiesa».
La decisione di mantenere l'equinozio al 21 marzo, data fissata dai padri del Concilio di Nicea e di renderla stabile, consente di riportare la Pasqua in primavera. La Bolla minaccia di scomunica tutti quelli che non adotteranno il nuovo calendario e scatena una tempesta di proteste provenienti dagli ambienti più diversi. In questo secolo di guerre di religione, il Papa Gregorio è un implacabile difensore della Controriforma, la risposta della Chiesa Cattolica di fronte ai progressi del Protestantesimo. All'indomani della notte di San Bartolomeo contro gli Ugonotti in Francia, nel 1572, il Papa aveva voluto celebrarne il massacro, facendo coniare una medaglia commemorativa del cattolicesimo trionfante. Per questo motivo i paesi protestanti, intravedendo in questo calendario una manovra cattolica, lo contestano e lo respingono.
Anche i principali sapienti del XVI secolo protestano. Tutti rimproverano al calendario le sue approssimazioni astronomiche. E' il caso del matematico francese François Viele, padre dell'algebra moderna; ma anche di Michael Maestlin, professore di Giovanni Keplero, uno dei primi ad aver sposato apertamente le tesi rivoluzionarie del polacco Copernico. Ma è anche il caso dell'italiano Giulio Cesare Scaligero, una autorità nel campo del sapere dell'epoca.
Questi ultimi due (Maestlin e Scaligero) pensano che il nuovo calendario non rappresenti un buon mezzo per determinare la data della Pasqua. Clavius verrà incaricato da Clemente VII, diventato papa nel 1592, di spiegare al mondo cristiano il nuovo calendario e da questa attività ne derivò un enorme opera di sintesi, l'Explicatio, pubblicata nel 1603. I lavori di Clavius, la sua lotta instancabile a favore del nuovo calendario gli valsero un posto d'onore nella storia delle scienze e oggi il più grande cratere della Luna porta il suo nome.
L'applicazione del nuovo calendario varierà a seconda delle nazioni. In Occidente e nelle regioni cattoliche della Germania verrà adottato a partire dal 1583. Nelle regioni protestanti fra il 1615 e il 1700. Una parte dei Paesi Bassi, la Norvegia e la Danimarca nel 1700. L'Inghilterra e le sue colonie, specialmente quelle americane, nel 1752. Altri paesi aspetteranno l'arrivo del XX secolo: la Grecia, liberata dal dominio ottomano, nel 1916, i Paesi Baltici e la Russia solo nel 1918.
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BIBLIOGRAFIA
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Cronologia, Cronografia e Calendario perpetuo. Dal principio dell'era cristiana ai nostri giorni, di A. Cappelli - Milano, Hoepli, 1998.
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La Controriforma, di E. Bonora - Bologna, il Mulino, 2001
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