|
L'esperienza coloniale italiana in Africa orientale tra età liberale e fascismo. Raccontata da un amministratore militare e civile che visse in Etiopia ed Eritrea per quasi mezzo secolo.
|
|
|
L'Africa di Alberto Pollera
|
|
|
|
Quali rapporti legarono l'esperienza coloniale italiana in Africa orientale alla riflessione etnologica che andava maturando tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento? Per esplorare e ricostruire, almeno in parte, questa complessa rete di relazioni è indispensabile riferirsi ai lavori - resoconti, rapporti, relazioni, ma anche monografie - dei tanti "etnografi per caso", vale a dire coloniali, sia militari che civili, la cui produzione ha indubbiamente segnato lo sviluppo della disciplina antropologica e la pratica dell'amministrazione coloniale.
Trattando di funzionari italiani durante il dominio coloniale non si può non scrivere di Alberto Pollera che ha vissuto in Eritrea e in Etiopia per quarantacinque anni.
L'arco della sua vita copre quasi esattamente il periodo del colonialismo italiano. Giunse alla neonata colonia Eritrea nel 1894 a soli ventun anni e, salvo pochi brevi ritorni in patria, vi restò fino alla morte nel 1939. La sua figura di amministratore militare e civile della colonia Eritrea è quindi significativa per capire quali politiche venivano adottate dagli amministratori coloniali dell'Italia liberale prima, e del Fascismo in seguito.
Negli anni del colonialismo fiorì una letteratura scadente: autori come Persichelli, Murat, Tosti, Dei Gaslini scrissero libri tronfi, poco informati (quando non erano scandalosamente falsi) di un servilismo che ancora oggi offende. I libri di Pollera invece, che fossero saggi o guide, erano curiosi e dettagliati, approfondivano e appassionavano.
Barbara Sorgoni, nel suo volume Etnografia e colonialismo. L'Eritrea e l'Etiopia di Alberto Pollera (1873-1939), si propone di delineare la figura di questo amministratore coloniale così straordinaria e per molti aspetti unica.
Il percorso umano e intellettuale di Pollera è descritto attraverso l'analisi dei suoi scritti, dalle sue celebri opere monografiche sulle popolazioni eritree ed etiopiche (I Baria e i Cunama, La donna in Etiopia) ai diari dei suoi viaggi, alla corrispondenza privata, ai documenti ufficiali rinvenuti nel corposo archivio familiare.
L'esame delle carte del fondo personale e la consultazione delle fonti archivistiche ufficiali insieme ai ricordi dei familiari del funzionario lucchese hanno permesso di capire le tappe della sua carriera di amministratore coloniale: dal suo primo incarico civile come reggente del Gasc e Setit, a quello di commissario del Seraè, di regio agente commerciale prima a Dessiè e poi ad Adua, ed infine di console a Gondar.
Dallo studio della vita e delle opere di Alberto Pollera si apprezza il suo convincimento che il programma di colonizzazione non potesse prescindere dal miglioramento delle condizioni di vita materiale delle popolazioni soggette, dalla comprensione storica e culturale dei costumi locali, nonché dal riconoscimento del potere delle autorità tradizionali.
La biografia intellettuale di Barbara Sorgoni mette in luce anche alcune ambiguità e incongruenze del pensiero e dell'atteggiamento del funzionario-etnografo. Si scrive anche della sua pronta adesione al programma fascista di aggressione all'Etiopia, indecifrabile conoscendo l'opinione costantemente sostenuta circa l'opportunità di mantenere rapporti pacifici con l'impero del Negus, ma anche del silenzio dei suoi ultimi lavori sulle violenze e sulle brutalità del fascismo dopo la conquista dell'Etiopia.
Pollera subì sulla sua pelle i regi decreti che vietavano le unioni miste e quando le leggi razziali si inasprirono, favorite del giudizio fascista dell'inferiorità biologica, Pollera, per proteggere la sua famiglia (ebbe sei figli dall'unione con due donne native), accettò di vivere in una sorta di semi-clandestinità: non portò più la sua seconda compagna alle cerimonie ufficiali, eluse ogni pretesto di vita mondana, ripiegò su un onorevole concubinaggio a cui mise fine poco prima della sua morte, sposando la sua paziente compagna.
Gli studi di Pollera nascono dalla quotidiana opera di amministratore e giudice, dalle sue capacità di ascoltare e chiedere, dalla sua amicizia sincera per capi e personaggi, senza mai dimenticare la sua posizione di funzionario ed esecutore di una politica coloniale. Un ruolo che entra in crisi quando il fascismo sceglie la via della conquista brutale e del dominio razzista. Pollera verrà ancora sfruttato per le sue notevoli conoscenze della realtà eritrea e etiopica di "vecchio coloniale", ma la sua battaglia per garantire piena dignità ai figli "meticci" nel nuovo clima imperiale è purtroppo perdente.
La folla di eritrei che accorre al suo funerale nell'agosto del 1939 è la rappresentazione di un mondo scomparso. Rimangono appunto i suoi studi, con cui ancora si misurano gli etnografi di oggi.
Anche il fratello di Alberto, Ludovico Pollera, fu un funzionario coloniale di un certo rilievo. Arrivò in Eritrea nel 1895 e vi rimase fino al 1928. Nel 1900 passò dai ruoli militari a quelli civili. Ludovico Pollera ebbe una carriera particolarmente brillante. Iniziò come residente ad Agordat e poi fu commissario regionale del Barca. Nel 1912 accompagnò una compagnia di meharisti aggregata al V° battaglione ascari nelle operazioni in Libia. Fu poi a capo della Direzione Affari Civili e Politici (1918-1920). Dal 20 novembre 1920 al 13 aprile 1921 fu segretario generale reggente il Governo della Colonia Eritrea, e poi rimase alla Segreteria Generale fino al 1928. Malgrado il suo eccellente stato si servizio e la sua partecipazione, attiva e prolungata, alla vita politica della colonia, Ludovico Pollera non ha pubblicato che uno scritto.
|
|
BIBLIOGRAFIA
-
Carazzi M., La Società Geografia Italiana e l'esplorazione coloniale in Africa (1867-1900) - La Nuova Italia, Firenze 1972.
-
Del Boca A., Gli italiani in Libia. Tripoli bel suol d'amore: 1860-1922 - Laterza, Roma-Bari, 1986.
-
Del Boca A., Italiani in Africa Orientale: Dall'Unità alla Marcia su Roma - Laterza, Bari 1985.
-
Melli B., La colonia Eritrea dalle sue origini fino al 1. marzo 1899 - Luigi Battei, Parma 1899.
-
Paoli R., Martini F., Nella colonia Eritrea: studi e viaggi - Treves, Milano 1908.
-
Rochat G., Il colonialismo italiano - Loescher, Torino 1972.
-
Rosoni I., La colonia eritrea: la prima amministrazione coloniale italiana, 1880-1912 - CEUM, Macerata 2006.
-
Sorgoni B., Etnografia e colonialismo. L'Eritrea e l'Etiopia di Alberto Pollera (1873-1939) - Bollati Boringhieri, Torino 2001
-
Zaccaria M., Le note del Commissario Teobaldo Folchi e i Cenni storico-amministrativi nel Commissariato di Massaua - Milano, Franco Angeli, 2009
|
|
|