Dalla battaglia di Waterloo al conflitto guerra franco-prussiano del 1870
il piccolo portaordini alato non ha mai smesso di prestare servizio militare
PICCIONE VIAGGIATORE: PREZIOSO
ANCHE NELLA GUERRA TECNOLOGICA
di GIORGIO IACUZZO
La prima notizia che riporta l'impiego dei piccioni nella ricognizione aerea la possiamo apprendere dalla Bibbia. Noè, dopo settimane nell'Arca in balia del diluvio, fa uscire per tre volte un piccione, al terzo tentativo l'uccello ritornò portando in becco un ramoscello d'ulivo, la speranza, la prova che le terre cominciavano a riemergere.
Numerosi ritrovamenti archeologici hanno portato alla luce statuette di piccioni databili 5.000 anni prima di Cristo confermando l'adattamento ad un ambiente domestico.
Nelle zone di insediamento degli Etruschi sono state trovati numerosi siti che servivano per l'allevamento dei piccioni.
Gli scritti greci e romani ci tramandano l'utilizzo dei piccioni viaggiatori per informare sui
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Cher Ami, la piccioncina
francese decorata al valor militare
risultati delle battaglie su fronti lontani. Durante i giochi olimpici nell'Antica Grecia si usavano i piccioni per divulgare i nomi degli atleti vincitori mentre l'imperatore Nerone li utilizzava per informare famigliari e amici sui programmi delle competizioni sportive.
Nel dodicesimo secolo i piccioni erano impiegati regolarmente in una rete di servizio postale tra l'Iraq e i territori dell'attuale Siria. Nei sultanati dell'Oriente le costruzioni che ospitavano i piccioni erano una norma.
Sembra proprio che durante le crociate in Terrasanta i Cavalieri Templari appresero dagli arabi la tecnica dell'allevamento dei piccioni viaggiatori. Infatti, presso i resti degli insediamenti templari si trova sempre una torre di avvistamento con colombaia, detta anche colombera o palombara.
Per secoli i piccioni viaggiatori permisero di organizzare una diffusa e ben organizzata rete di comunicazioni.
Nel 1700 i primi giornali in Belgio e Olanda contavano sui piccioni per ricevere le informazioni dai loro corrispondenti.
La tragica battaglia di Waterloo e la sconfitta di Napoleone venne immediatamente conosciuta a Londra con relazioni portate da piccioni viaggiatori imprestati alle truppe inglesi dal banchiere Nathan Rothschild.
Un altro episodio ben conosciuto è l'impiego di questi volatili per il trasporto dei messaggi segreti nell'assedio di Parigi durante la guerra franco-prussiana. Nel 1870 e fino all'anno successivo centinaia di piccioni vennero contrabbandati da Parigi a Tours con l'impiego di aerostati ad aria calda, quando venivano rilasciati con i messaggi ritornavano ai loro tetti parigini. In quell'occasione la fotografia, allora agli albori, venne utilizzata per fotografare i messaggi e ridurli in microfilm, in questo modo ogni piccione poteva trasportare un testo contenente un milione di parole. Durante l'assedio vennero inviati, con questo sistema, 150.000 messaggi governativi, militari e segreti e oltre un milione di missive private.
Con la diffusione del telegrafo, del telefono e poi della radio i sistemi di comunicazione basati sui piccioni viaggiatori cominciarono a scomparire dalla vita civile anche se rimasero in uso nella realtà militare.
Nel 1898 il tedesco Julius Neubronner iniziò a costruire una serie di leggerissime macchine fotografiche da fissare sul petto dei volatili, dopo numerosi tentativi ed esperimenti mise a punto un apparato del peso di soli 70 grammi che poteva fissare un immagine del terreno sorvolato su un negativo quadrato da quattro centimetri di lato. Era nata la pigeon camera che venne brevettata nel 1903. Lo stesso anno venne acquisita in un certo numero di esemplari dalle brigate della Baviera.
Nella pigeon camera lo scatto della fotografia era comandato da un temporizzatore meccanico regolato sul tempo approssimato che sarebbe servito al piccione per raggiungere l'area da riprendere. Naturalmente andavano fatti ripetuti tentativi perché i piccioni addestrati non andavano sempre nella direzione voluta. Anche nel campo dell'addestramento nacquero dei miti, piccioni campioni che riuscivano a compire con estrema precisione il percorso voluto e a consentire in questo modo la ripresa dell'area d'interesse militare.
Nel 1912 Neubronner presentò un nuovo modello con molte migliorie e negli anni seguenti l'apparato fotografico o dispositivi similari vennero acquisiti in gran numero dalle forze
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Piccione con una fotocamera
per ricognizione aerea
armate dei principali paesi, la Prima Guerra Mondiale era alle porte.
Già prima dell'inizio del conflitto agenti tedeschi stabilirono una vasta rete di comunicazioni basata sui piccioni in territorio inglese, sarebbero serviti per assicurare i loro collegamenti con la Germania. Una parte della struttura venne fortunosamente smantellata dalla polizia inglese grazie alla segnalazione riguardante il passeggero di un treno che era stato visto estrarre da sotto una coperta un piccione e lanciarlo dal finestrino della sua carrozza. Venne predisposto un discreto pedinamento di quella persona che, alla fine, permise di scoprire e di smantellare numerosi nascondigli e piccionaie in tutta l'Inghilterra.
Dallo scoppio del conflitto, su navi, sommergibili, aeroplani e carriarmati dei vari eserciti belligeranti la presenza dei piccioni viaggiatori era un fatto normale.
Per capire l'importanza che veniva data a questi volatili in quegli anni basterà ricordare come immediatamente dopo l'inizio delle operazioni belliche i tedeschi assaltarono alcuni allevamenti in Belgio impossessandosi di oltre un milione di piccioni viaggiatori da utilizzare in battaglia.
Non essendo in quegli anni ancora diffusa la radio, le navi da guerra e gli aeroplani dovevano necessariamente servirsi dei piccioni viaggiatori come unico sistema di collegamento con i comandi.
Nel 1916 diversi autobus a due piani londinesi vennero trasformati in piccionaie militari mobili.
L'importanza dei piccioni viaggiatori venne testimoniata dal generale Fowler, capo del dipartimento comunicazioni dell'esercito britannico, così descrisse il loro valore:
"Durante i periodi di tranquillità possiamo utilizzare messaggeri, telegrafi, telefoni, segnalazioni con bandiere e i cani ma quando si accende la battaglia e la situazione si fa caotica con mitragliatrici, artiglierie e i gas dobbiamo affidarci ai piccioni. Quando i soldati si perdono o rimangono accerchiati dal nemico in località sconosciute possiamo contare soltanto su comunicazioni affidabili. Le otteniamo solamente con i piccioni. Ci tengo a dire che essi, nel loro lavoro, non ci hanno mai tradito".
Gli aeroplani in ricognizione sul mare segnalavano con i piccioni la posizione delle flotte nemiche. I piccioni militari permisero di individuare 717 aerei precipitati in mare. Durante le battaglie sulla Marna tutti i 72 piccioni impiegati riuscirono a compiere le missioni affidate portando 78 messaggi. Durante l'offensiva sulle Argonne vennero utilizzati 442 piccioni che portarono 403 messaggi. E' stato calcolato che durante il corso della Grande Guerra il 95% dei piccioni portò a termine la missione.
Circa 20.000 furono uccisi, al loro sacrificio furono eretti monumenti nella capitale belga Bruxelles e a Lille in Francia.
Moltissimi rimasero feriti gravemente nel corso delle missioni che, comunque, riuscirono a portare a termine. Tra le truppe statunitensi e britanniche alcuni piccioni diventarono dei miti, degli eroi, come President Wilson, Big Tom, Colonel's Lady, Steady, Lord Adelaine, The Cocker, Spike e la piccioncina Cher Ami, senza dubbio il caso più noto.
Al termine del conflitto molti dei volatili militari furono riportati negli USA con grandi onori, assieme a loro c'era Kaiser, un prigioniero di guerra, uno dei più famosi piccioni dei tedeschi, venne catturato nel 1918 da soldati statunitensi durante la battaglia della Meuse. Era di un'intelligenza straordinaria, di grande bellezza ed ebbe moltissimi discendenti. Morì a 32 anni!
Nel primo dopoguerra, nonostante la diffusione della radio, l'utilizzo dei piccioni viaggiatori continuò. Negli anni '30 i diplomatici inglesi installarono una estesa rete di comunicazioni basata sui piccioni viaggiatori che andava dalla Turchia alle coste africane sull'Oceano Atlantico e dal Cairo a Città del Capo, coprendo in questo modo tutto il Medio Oriente e l'Africa.
Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale del 1939-1945 il governo inglese aveva preparato molto bene la sua rete di piccioni. Per le necessità di esercito, marina e aviazione vennero "arruolati" 200.000 piccioni dagli allevamenti civili e assegnati al National Pigeon Service, l'esercito statunitense ne acquisì circa 54.000 dalla stessa fonte impiegati in un'apposita struttura formata da 3.000 soldati e 150 ufficiali. Una speciale sezione dell'esercitò provvide a paracadutare 16.554 volatili sui paesi dell'Europa occupata, la loro base era stata ricavata nei sottotetti di un grande magazzino in Oxford Street al centro di Londra.
Ogni giorno durante tutta la Guerra migliaia di piccioni effettuavano centinaia di missioni tra le installazioni militari nell'intera Gran Bretagna, seguendo un regolare orario con una precisione tale da far invidia ai treni espressi.
A Digla, presso il Cairo, la Royal Air Force installò un servizio di piccioni particolare per operare con i paesi del Medio Oriente, del Nord Africa e dell'Italia meridionale.
In Italia l'esercito poteva contare su circa 10.000 colombi suddivisi in 40 colombaie che
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Foto panoramica scattata dalla macchina indossata da un piccione
costituivano una rete parallela a quelle basate su telegrafo e radio. Il servizio delle colombaie era affidato all'ispettorato delle truppe del Genio e ogni colombaia dipendeva dalla direzione autonoma del Genio nel territorio di residenza. A ciascuna colombaia era addetto un sottufficiale colombicultore pratico della materia.
All'inizio della guerra contro la Francia vennero attivate sulle Alpi occidentali sette colombaie fisse e nove mobili. Durante quelle operazioni la divisione alpina Taurinense, ad esempio, impiegò 60 colombi di cui 52 rientrarono con il messaggio alla propria colombaia.
Le prove pratiche effettuate dal genio con i volatili dimostrarono l'affidabilità di questi anche in condizioni climatiche sfavorevoli, soltanto il suolo coperto di neve poteva creare disorientamento ed impedire il ritorno alla colombaia di origine.
Anche il freddo intenso era un grave rischio che poteva causare perdite ma il servizio veniva assicurato inviando un maggior numero di volatili che portavano lo stesso dispaccio.
Nell'esercito italiano era d'uso scrivere il messaggio cifrato sopra strisce di carta di seta pesanti un grammo e inserite in tubetti di penna d'oca legate al timone dei piccioni. Dalle zone del fronte per maggior sicurezza ogni messaggio veniva trasmesso con tre piccioni ad intervalli di mezz'ora l'uno dall'altro.
Il trasporto dei volatili veniva effettuato con colombaie mobili suddivise in gabbie singole recanti all'esterno le caratteristiche dei singoli volatili. I volatili erano separarti per colombaia e per sesso in modo da evitare errori nella trasmissione della posta, evitare accoppiamenti o che si affezionassero a luoghi diversi dalla colombaia di origine.
L'intero servizio colombofilo militare italiano si dissolse o venne distrutto dopo l'annuncio dell'armistizio dell'8 settembre 1943, quei difficili momenti sono testimoniati dai testi degli ultimi messaggi recapitati dai piccioni.
Anni dopo rientrò in attività la colombaia militare di Roma come unico centro di addestramento del ricostruendo esercito italiano.
In estremo oriente i reparti indiani al servizio dei britannici istituirono l'Indian Pigeon Service e riuscirono ad addestrare i piccioni a volare avanti e indietro tra due piccionaie, in una potevano cibarsi nell'altra riposare. Impiegati in Malesia e Birmania questi volatili potevano navigare nella giungla più fitta fino a 30 miglia oltre le line nemiche.
I movimenti partigiani di resistenza in Francia, Olanda, Belgio e Danimarca impiegarono servizi di piccioni viaggiatori che rimanevano accuratamente occultati perché il rischio era enorme. In questi paesi gli occupanti nazisti passavano immediatamente per le armi chi veniva trovato in possesso di piccioni viaggiatori.
Altri Pigeon Services vennero istituiti dagli eserciti di Strati Uniti, Canada, Nuova Zelanda e Australia. Molti dei volatili impiegati vennero addestrati ad operare nel buio, ad essere paracadutati sulle aree controllate dalla resistenza e a superare il Canale della Manica prima dell'alba per evitare di essere intercettati e abbattuti.
L'impiego dei piccioni viaggiatori durante la Seconda Guerra Mondiale rivestì senza dubbio un'importanza superiore a quanto comunemente si creda, infatti, la maggior parte dei documenti a riguardo rimane tuttora secretata. Soltanto il 27 gennaio 1999 il Segretariato alla Difesa britannico a Londra rese pubblici alcuni documenti su questo argomento. Dalla loro analisi si scopre che il gerarca nazista Heinrich Himmler era, fin da ragazzo, un fanatico dell'allevamento e dell'impiego dei piccioni viaggiatori. Costrinse le SS e la Gestapo a costruire una rete di comunicazioni basata su questi volatili sia all'interno della Germania che nei paesi occupati. Addirittura Himmler era il presidente della società nazionale tedesca dei piccioni.
Dall'interrogatorio di alcuni prigionieri di guerra tedeschi il servizio segreto inglese MI5 scoprì l'importanza delle informazioni che agenti infiltrati in Inghilterra prima del conflitto facevano arrivare in Germania grazie ai piccioni viaggiatori.
Venne predisposto urgentemente un servizio per intercettare i piccioni "nazisti" servendosi di falchi addestrati che vennero sparpagliati sulle coste britanniche, dalla Cornovaglia alle isole Scilly.
A quanto sembra questa misura risultò estremamente efficace, permise di eliminare moltissimi piccioni in volo verso Germania e Francia e consentì la cattura di due "prigionieri di guerra" assieme ai messaggi che trasportavano. In seguito, ma non viene spiegato con che metodo, i due piccioni tedeschi vennero integrati nei volatili dell'Army Pigeon Service.
L'MI5 scoprì anche come nel corso del conflitto i rifornimenti di piccioni "freschi" agli agenti nazisti in Inghilterra venivano effettuati nottetempo con imbarcazioni veloci, sommergibili o per mezzo di contenitori speciali paracadutati da aerei.
Dopo il secondo conflitto mondiale non si è mai più sentito parlare dell'utilizzo dei piccioni ammaestrati. Erano diventati un sistema obsoleto oppure erano forse diventati una questione ancora più segreta? Considerando le notizie filtrate sull'utilizzo militare di altre specie animali, come i delfini per portare cariche esplosive su obbiettivi navali o i cani utilizzati per ricercare esplosivi o per portarli nelle posizioni nemiche, non ci sarebbe niente di strano.
Mentre non ci sono notizie sul loro impiego nella guerra dell'Afganistan è invece ben testimoniata la ricomparsa dei piccioni durante la recente invasione dell'Iraq, distribuiti a dozzine nei reparti anglo-americani utilizzati come sensori animali contro gli attacchi chimici e biologici delle tanto conclamate armi di distruzione di massa di Saddam Hussein.
I piccioni fanno parte delle unità che impiegano sofisticati strumenti di rilevamento e analisi scientifica degli agenti tossici. I volatili non sostituiscono i dispositivi tecnologici ma li integrano.
Dan Fallace responsabile di una squadra di rilevamento di un reggimento dei Marines sostiene: "I piccioni hanno un senso in più. Lavoriamo con sensori elettronici che costano 12.000 dollari e piccioni che costano 60 dollari ma, questi ultimi, difficilmente si rompono o forniscono letture errate. All'inizio pensavamo di utilizzare delle galline ma morirono tutte prima di arrivare qui. Ogni volatile è arrivato con la sua gabbia e la sua scorta di cibo".
Oggi il loro ruolo e di allarme, una dose di gas che per i volatili sarebbe letale consentirebbe, invece, ai soldati di prendere in tempo le adeguate misure di protezione. Gli uccelli vengono tenuti in gabbie protette dal sole ai margini degli accampamenti nel deserto, un po' alla volta stanno diventando le mascotte dei militari che li accudiscono così, un po' improvvisando, perché nessuno gli ha mai insegnato come fare.
Prima di muovere dal Kuwait verso l'interno dell'Iraq al quarto reggimento del primo battaglione della prima divisione dei Marines sono arrivati otto piccioni.
Nessuno sapeva cosa farsene e come utilizzarli, il comandante colonnello John Mayer ha suggerito di metterli sul tetto dei veicoli in testa alle colonne corazzate, "Così magari ci accorgeremo in tempo degli attacchi con l'antrace o con i gas nervini" ha commentato.
APPENDICI

TECNICA DEL SISTEMA E ADDESTRAMENTO
CHER AMI, L'EROICA PICCIONCINA DECORATA AL VALORE