Un episodio che contribuirà a mantenere vivo fra militari e politici iracheni
l'esasperato sentimento nazionalista che cementa ancora oggi l'attuale dittatura
IRAK 1941. RIVOLTA ANTI-INGLESE
SOTTO LA PROTEZIONE DI HITLER
di ALBERTO ROSSELLI
Fino dall'inizio della Seconda Guerra Mondiale, la Germania si trovò ad affrontare il grave problema derivante dalla penuria di petrolio e quindi di benzina: elementi indispensabili per sostenere ed alimentare lo sforzo bellico di una potenza severamente impegnata su più fronti. E proprio per questo motivo, Hitler cercò, sia mediante alleanze (vedi quelle stipulate con l'Ungheria e la Romania) sia attraverso campagne militari (come quella di Russia), di sfruttare o di impossessarsi di importanti giacimenti, anche perché i pochi e magri pozzi presenti in Austria e l'elevato costo derivante dalla fabbricazione della benzina sintetica (carburante ricavato dal carbone mediante il processo ideato dal chimico Friedrich Bergius) non riuscivano a sopperire in misura adeguata alle necessità correnti.
In questo contesto, nella primavera del 1941, l'attenzione della Germania nei confronti dei paesi mediorientali e soprattutto dell'Iraq (stato indipendente sulla carta, ma di fatto sottoposto allo stretto "controllo" della Gran Bretagna) iniziò a farsi più insistente. L'opportunità per mettere le mani sui ricchi giacimenti petroliferi dell'area mesopotamica parve improvvisamente prospettarsi realistica nella primavera del 1941, cioè in
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Una coppia di caccia pesanti tedeschi Me.110 (1941)
concomitanza con lo scoppio della rivolta antinglese capeggiata dal leader nazionalista iracheno Rashid Alì Al Gaylani. Un'occasione di cui Hitler, tuttavia, non seppe o non volle approfittare con la dovuta prontezza, reputando prematuro un eventuale coinvolgimento diretto della Germania in Medio Oriente. E tutto ciò nonostante gli incoraggianti rapporti forniti dai suoi diplomatici e dai servizi segreti da tempo presenti in Iraq circa l'effettiva possibilità di cavalcare con successo la rivolta nazionalista.
Ma a questo punto occorre fare un passo indietro. Ben prima dell'inizio del secondo conflitto mondiale, il console tedesco a Baghdad, Hans Grobba aveva iniziati a svolgere un accurato lavoro sotterraneo, avvicinando i membri del partito nazionalista arabo (già in contatto con il Movimento filonazista e antiebraico capeggiato dal Gran Muftì di Gerusalemme, Husseini) e i principali esponenti dell'esercito iracheno, convincendoli del fatto che fino a quando il governo di Londra avesse continuato a mantenere il controllo sull'ex-possedimento ottomano (alla fine della Prima Guerra Mondiale la Gran Bretagna, aveva ottenuto una sorta di protettorato sull'Iraq, garantendosi lo sfruttamento delle principali aree petrolifere del paese, di quelle del vicino Kuwait e la continuità dei collegamenti tra il Medio Oriente e l'India), l'indipendenza politica del paese, governato a partire dal 1939 dal reggente Abd al-Ilah (il re Feisal II aveva soltanto quattro anni), si sarebbe rivelata più fittizia che reale. Considerazioni, queste, che fecero facilmente breccia nella mente di Rashid Alì, influente uomo politico che, tuttavia, contrariamente al Primo ministro Nuri Said (anch'egli un fervente nazionalista, ma favorevole a mantenere buoni rapporti con l'Inghilterra), desiderava da tempo sbarazzarsi della protezione britannica.
Nel 1932, all'indomani della scadenza del "mandato" inglese sull'Iraq, il governo di Londra aveva imposto a Baghdad un nuovo trattato per garantirsi il mantenimento delle basi aeree di Shaibah, nei pressi di Bassora, e di Habbaniya, località situata a 88 chilometri dalla capitale. Non solo, una nota dell'intesa consentiva inoltre alle forze di terra britanniche - in caso di guerra - di agire indisturbate su tutto il territorio iracheno. Clausola, quest'ultima, che scattò automaticamente nel settembre del 1939, con la dichiarazione di guerra di Londra a Berlino: evento che, tra l'altro, costrinse il governo iracheno, succube dell'Inghilterra, a rompere i rapporti diplomatici con la Germania.
Nel marzo del 1940, Rashid Alì riuscì tuttavia a diventare primo ministro, avviando una lenta ma costante politica di distacco nei confronti dell'Inghilterra e un contestuale riavvicinamento alla Germania e all'Italia che da alcuni anni manifestava chiare simpatie nei confronti di tutti i movimenti arabi antinglesi. Non a caso, nel giugno del '40, nonostante la dichiarazione di guerra dell'Italia alla Francia e all'Inghilterra, Rashid Alì si rifiutò di rompere le relazioni diplomatiche con Roma, suscitando le ire del Winston Churchill che, per dare un chiaro monito al primo ministro irakeno, fece sbarcare a Bassora una Brigata indiana. L'unità venne poi dirottata in Egitto e quindi in Sudan meridionale per essere impiegata contro le forze italiane presenti in Etiopia. Nell'autunno del '40, il governo di Londra, preoccupato dall'atteggiamento chiaramente ostile di Rashid Alì e dalla ripresa di contatti diplomatici segreti tra il suo governo e quello tedesco, esercitò pesanti pressioni sul Reggente affinché allontanasse lo scomodo primo ministro. E nel dicembre del '40, Rashid Alì venne costretto a lasciare il suo incarico al generale Taha el Hashimi, esponente del partito panarabo, ma non avverso all'Inghilterra.
All'inizio della primavera del 1941, anche sulla scorta delle vittoriose campagne portate a compimento in Europa dalla Wehrmacht, in Iraq il mai del tutto sopito sentimento antibritannico e antiebraico, diffuso nella stragrande maggioranza del Movimento nazionalista iracheno, esplode nuovamente e l'estromesso Rashid Alì ritrovò la forza per
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Assaltatore iracheno di costruzione italiana Breda Ba-65 (1941)
riproporsi quale unico ed indiscusso capo di una rivolta ormai prossima a scoppiare. In seguito ai successi conseguiti in Africa Settentrionale dall'Armata italo-tedesca, il 1° aprile 1941, i colonnelli di Rashid Alì destituirono sia il primo ministro che il re Feisal II (che tuttavia riuscì a sfuggire all'arresto rifugiandosi presso l'ambasciata americana), impadronendosi del potere ed instaurando un governo militare dichiaratamente filotedesco e antiebraico (Rashid Alì aveva accusato più volte la minoranza israelita presente da secoli in Iraq di parteggiare per gli inglesi).
La manovra, ovviamente accolta con favore dalla Germania, si rivelò però un azzardo in quanto si sviluppò troppo rapidamente e a prescindere da una necessaria intesa di tipo politico-militare con gli alleati tedeschi e italiani.
Se è vero che l'Afrika Korps era in procinto di espellere gli inglesi dalla Cirenaica e che la Siria, presidiata da forze francesi fedeli a Vichy, si dimostrava solidale con gli insorti, risultava però altrettanto vero che la Wehrmacht, l'esercito italiano di stanza in Albania e quello dell'alleato bulgaro non avevano ancora scatenato la loro grande offensiva (evento che si verificherà il 6 aprile) con la Grecia presidiata da forze britanniche, e che quindi, ad esclusione dei porti e degli aeroporti italiani del Dodecaneso, le forze dell'Asse non disponevano delle infrastrutture logistiche aeroportuali indispensabili per garantire collegamenti con gli insorti iracheni. In buona sostanza, Rashid Alì scoprì le sue carte con scarsa avvedutezza non dando il tempo ai suoi alleati di elaborare un piano coordinato, indispensabile per garantire all'Iraq (paese geograficamente isolato in quanto sia la Turchia che la Persia si rifiutarono di immischiarsi nella faccenda) il necessario appoggio militare. La fretta e la superficialità pregiudicano le potenzialità del Golden Square (o "blocco d'oro"), la rivolta attraverso la quale Rashid Alì sperava di ottenere l'indipendenza del suo paese.
Come si è detto, nonostante gli euforici proclami di Hitler ("Fornirò all'esercito di Rashid Alì armi, munizioni e mezzi aerei di prima qualità"), la Germania, per non parlare dell'Italia, non era ancora in grado di supportare concretamente gli iracheni. Hitler rifuggeva poi da un prematuro, e in realtà effettivamente problematico, intervento diretto in Medio Oriente, pur dichiarandosi pronto ad inviare un certo quantitativo di aiuti agli iracheni. Pochi giorni dopo il colpo di stato, a gettare acqua sui facili trionfalismi di Rashid Alì e dei suoi colonnelli ci pensò l'ambasciatore inglese a Baghdad, Cornwallis che annunciò al primo ministro l'imminente arrivo (tra il 18 e il 29 aprile) a Bassora di due forti contingenti di truppe indiane (di cui facevano parte la 20ma Brigata indiana, un reggimento di artiglieria e il Quartiere Generale della 10ma Divisione indiana). Ciononostante, l'ambasciatore si premurò di assicurare che il contingente non si sarebbe fermato in Mesopotamia, ma avrebbe proseguito alla volta all'Egitto: dichiarazione che non rassicurò affatto i capi iracheni. Tanto più che pochi giorni più tardi, una squadriglia di bimotori da trasporto Valentia della RAF proveniente da Karachi atterrò a Bassora scaricando un paio di centinaia di soldati britannici destinati a mettere sotto controllo il porto e a rinforzare la vicina guarnigione di Shaibah.
Ovviamente, dietro questa mossa, voluta da Winston Churchill, si nascondeva un secondo fine: ripristinare il controllo britannico sull'Iraq e mettere Rashid Alì nelle condizioni di non nuocere. Intenzione che non sfuggì nemmeno al primo ministro iracheno che dovette però limitarsi ad inviare un'inutile nota di protesta all'ambasciatore inglese. Finalmente, il 30 aprile, dopo lo sbarco a Bassora del secondo contingente britannico, Rashid Alì ruppe gli indugi: ordinò al suo esercito di circondare la base aerea inglese di Habbaniya, e fece chiudere le valvole dell'oleodotto che collegava i giacimenti petroliferi di Kirkuk al porto di Haifa, dirottandone il flusso verso i depositi siriani controllati dalle forze francesi di Vichy. Visto l'andamento della situazione, il governatore della Siria, generale Fernand Dentz, si dichiarò disposto non soltanto a cedere in uso i propri aeroporti alla Luftwaffe e alla Regia Aeronautica Italiana, ma anche ad inviare, tramite convogli ferroviari, aiuti militari a Rashid Alì.
L'esercito iracheno, che negli anni Venti-Trenta era stato formato, addestrato e quasi totalmente equipaggiato dai britannici, risultava, almeno sulla carta, una compagine non del tutto trascurabile. Esso era composto da 2.177 ufficiali e 49.237 soldati suddivisi in quattro divisioni (formata ciascuna da una brigata di cavalleria, due brigate di fanteria, una brigata d'artiglieria e un battaglione pionieri), più una brigata autonoma di cavalleria e una brigata meccanizzata forte di 30 fra cingolati leggeri e autoblindo. Nell'aprile del '41, l'Iraq disponeva anche di un contingente aereo formato da circa 116 velivoli, di cui però soltanto una cinquantina bellicamente efficienti (1). Radunata nell'area di Baghdad una parte delle sue truppe migliori (una brigata di 5.000 soldati, rinforzata da due compagnie di carri armati
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Trimotore da trasporto tedesco Junkers Ju52 (1941)
leggeri e di autoblindo e 28 pezzi d'artiglieria da campagna) Rashid Alì decise di eliminare subito la pericolosa base inglese di Habbaniya dove si trovano 49 apparecchi (buona parte dei quali da addestramento) con 1.000 tra piloti e specialisti (2). Il grande caposaldo, che era circondata da un perimetro di filo spinato e bunker lungo circa 20 chilometri, era difeso da circa 1.200 soldati (reclutati tra le minoranze locali cristiane e curde), trecentocinquanta fucilieri inglesi giunti per via aerea da Karachi e da un nucleo di 18 autoblindo Rolls Royce. Data l'assenza di artiglieria, il comandante della guarnigione, il tenente colonnello Brown, ordinò ai suoi uomini, armati con soli fucili e mitragliatrici leggere, di rimettere in funzione una mezza dozzina di vecchi cannoni della Prima Guerra Mondiale utilizzati come ornamento del quartiere generale. Sulle prime, la situazione sembrava essere a tutto svantaggio dei difensori che, essendo completamente circondati, non potevano certo ricevere immediati soccorsi dal contingente indiano dislocato nell'area di Bassora. Tuttavia, il tenente colonnello Brown ben lungi dal volere abbandonare la partita, pensò di utilizzare tutti gli aerei disponibili per riequilibrare la sfavorevole situazione.
Dopo essersi consultato con il vice maresciallo Smart, il comandante in capo delle forze inglesi presenti nelle basi di Habbanyia e di Shaibah, Brown respinse il primo ultimatum degli iracheni e prese in contropiede il nemico con un improvviso e violento attacco dall'aria condotto da 40 tra caccia e bombardieri. Le forze di Rashid Alì subirono gravi perdite, ma tentarono egualmente alcuni assalti contro l'anello difensivo della base, venendo però respinti. I cannoni iracheni effettuano allora un nutrito tiro sulla pista dell'aeroporto provocando la distruzione di un paio di apparecchi e il danneggiamento di altri trenta. Il 2 maggio, otto bombardieri a largo raggio inglesi Wellington provenienti da Bassora bersagliano i concentramenti di artiglieria iracheni intorno ad Habbaniya, ridando coraggio agli assediati. Il giorno seguente fu però l'aviazione irachena ad attaccare l'aeroporto, causando diversi danni. Il 4 maggio, i Wellington ripresero le loro incursioni sulle posizioni nemiche, proprio mentre gli Swordfish imbarcati sulla portaerei Hermes (giunta da poco a Bassora) iniziavano a martellare le vie di comunicazione tra la Mesopotamia meridionale e Baghdad, sconvolgendo le retrovie irachene. Il 6 maggio, dopo un ultimo, vano attacco condotto dalle fanterie irachene, due battaglioni britannici appoggiati da autoblindo e aerei contrattaccano, costringendo infine il nemico a ritirarsi in direzione di Al Falluiya. Venuto meno il tentativo di conquistare Habbaniya e presagendo il pericolo di una più generale controffensiva britannica, Rashid Alì iniziò a tempestare Berlino di richieste di aiuto e a sollecitare l'invio da parte francese dei rifornimenti promessi. Nel frattempo, per cercare di ritardare l'avanzata britannica dalla Mesopotamia meridionale e dalla Palestina (da dove nel frattempo stava giungendo la 4a Brigata di cavalleria Motorizzata, rinforzata da numerosi reparti giordani e beduini, agli ordini del maggiore generale Clarke), gli iracheni effettuarono sabotaggi alle linee ferroviarie e stradali, distruggono argini e allagano vaste aree intorno al corso del Tigri e dell'Eufrate, e trasferendo notevoli quantità di carburante presso la base area di Mosul, dove sarebbero dovuti atterrare gli aerei della Luftwaffe e della Regia Aeronautica Italiana. Ma ancora una volta gli ufficiali e le truppe irachene non si rivelarono all'altezza della situazione, non riuscendo a preparare il terreno all'arrivo dei velivoli dell'Asse. Nella fretta, e complice anche la perdurante carenza di collegamenti, le truppe di Rashid Alì accatastarono infatti a Mosul quantitativi di benzina che non si riveleranno adatti ai motori degli aerei germanici. E come se non bastasse, un loro reparto centrò in pieno l'apparecchio del maggiore Axel von Blomberg (ufficiale che era giunto in Irak con il compito di fungere da collegamento tra i reparti della Luftwaffe e il comando di Baghdad) in fase di atterraggio a Mosul.
A questo punto il comando inglese accelerò l'avvio di un'offensiva concentrica contro la Mesopotamia centrale, nel timore di un massiccio intervento dell'Asse le cui forze, nel frattempo, avevano completato l'occupazione della Grecia. Effettivamente, nonostante disguidi e contrattempi, la macchina da guerra tedesca iniziava a muoversi in direzione del Medio Oriente. Non potendo intervenire direttamente con forze di terra o inviare sostanziosi contingenti via mare (l'isola di Creta e quella Cipro erano ancora in mano agli inglesi e le coste della Palestina, ma anche quelle della Siria e del Libano francesi erano sorvegliate dalla Royal Navy), Berlino spinse il governo di Vichy a muoversi per primo. E il 13 maggio 1941, il governatore Dentz inviò da Damasco a Mosul tre convogli ferroviari carichi di armi e munizioni di fabbricazione francese. Tuttavia, questo primo aiuto non soddisfece Rashid Alì che giudicò assolutamente insufficiente ed obsoleto il materiale ricevuto (3).
A partire dal 14 maggio, italiani e tedeschi iniziarono copmunque ad inviare aerei da trasporto, da bombardamento e da caccia in territorio iracheno, usufruendo del campo trampolino di Rodi Gadurrà e degli aeroporti francesi situati in territorio siriano (4).
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Caccia italiano Fiat CR42 (1941)
Allarmato, Winston Churchill, che temeva addirittura un'occupazione tedesca della Siria, invitò il generale Archibald Walvell (comandante in capo delle forze britanniche in Medio Oriente) e il generale Quinnan, responsabile del Corpo Aereo inglese, ad accelerare i tempi per mettere sotto controllo tutto il paese, prima che le forze dell'Asse fossero in grado di rafforzare la loro testa di ponte a Mosul. Per prima cosa, le forze inglesi, ora al comando del generale Kingstone, puntarono su Al Falluja, che venne raggiunta il 15 maggio al termine di una marcia non facile più a causa delle insidie del terreno e degli allagamenti che non a causa della resistenza nemica. Al Falluja fu conquistata dopo una breve ma violenta scaramuccia con le retroguardie irachene che vennero costrette a ritirarsi in direzione di Baghdad, onde evitare di essere presi in trappola dalle colonne motorizzate anglo-indiane che da Shaiba e Bassora stavano marciando alla volta della capitale. Il 22 maggio gli iracheni tentarono una controffensiva, ma furono respinti dai britannici. La strada per Baghdad era aperta. Il 28 maggio, i britannici conquistarono il forte di Khan Nuqta appena evacuato dal nemico che, nella fretta, si dimenticò dimenticato di tagliare le linee telefoniche che collegavano il caposaldo alla capitale. Kingstone decise di approfittarne e con l'aiuto di alcuni interpreti arabi fece trasmettere a Baghdad notizie catastrofiche circa l'andamento della campagna. Nella città si diffuse il panico. E a torto, in quanto, nonostante le perdite subite, l'esercito iracheno era ancora abbastanza numeroso e armato per potere tentare di imbastire (magari con un più incisivo apporto da parte del contingente aereo italo-tedesco) una linea di resistenza a difesa dei campi petroliferi del nord del paese. Ma nel quartiere generale di Rashid Alì regnava ormai la confusione più totale, anche perché i capi iracheni sono venuti a sapere che Hitler non avrebbe inviato alcun reparto di terra, almeno non prima di avere completato la conquista dell'isola di Creta (operazione che costrinse i tedeschi ad impiegare la quasi totalità degli Junkers Ju52 da trasporto e dei paracadutisti la cui presenza, anche parziale, in Iraq avrebbe sicuramente modificato le sorti della campagna). Comunque sia, a partire dal 15 maggio, i caccia pesanti Me110 e i bombardieri Heinkel 111 della Luftwaffe, affiancati in seguito da apparecchi italiani Fiat CR42, effettuarono dalla base di Mosul un breve ciclo di missioni contro le forze di terra e aeree britanniche, infliggendo, ma anche subendo diverse perdite (5).
A dimostrazione della leggerezza con la quale la Germania decise di affrontare l'"emergenza" irachena, basti pensare che Berlino non provvide (o non fece a tempo) a trasferire in Medio Oriente che una minima parte dell'organizzazione logistica per sostenere il ciclo operativo del piccolo corpo aereo della Luftwaffe. Ne conseguì che l'attività dei velivoli tedeschi, ma anche italiani venne a dipendere in tutto e per tutto dagli iracheni incapaci perfino di approntare piste di atterraggio decenti. Pur volendo aiutare Rashid Alì, la Germania continuò a muoversi con eccessiva lentezza e con il contagocce, pregiudicando non soltanto le sorti della rivolta irachena, ma dando anche agli inglesi l'opportunità di attaccare e di occupare la Siria e il Libano: colonie che verranno strappate con la forza alla Francia di Vichy e poi "girate" agli alleati gollisti (6).
Il 30 maggio, dopo avere infranto le ultime roccaforti di resistenza nemiche, le colonne anglo-indiane giunsero alla periferia di Baghdad, città ancora presidiata da una divisione irachena. Pur potendo concludere eroicamente la sua avventura nel corso di una battaglia finale, Rashid Alì decise però di mollare la partita. E lo stesso giorno, assieme ai principali esponenti del suo governo, abbandonò in macchina la capitale, guadagnando la frontiera persiana. In seguito, grazie all'appoggio degli agenti italiani del SIM, Rashid Alì riuscirà a fuggire anche da Teheran e a passare in Turchia (7). Dopo la partenza del primo ministro, fu il sindaco di Baghdad a prendere le redini della situazione, chiedendo un armistizio agli inglesi. E la sera del 30 maggio 1941, sul pennone del Palazzo del governo della città delle Mille e una Notte venne issata la bandiera britannica.
Se da un lato il fallimento della Rivolta irachena del 1941 non permise al Movimento nazionalista di Rashid Alì di ottenere la totale indipendenza del paese con largo anticipo rispetto all'inizio del processo di decolonizzazione del secondo dopoguerra, questo primo, sfortunato e mal architettato tentativo di affrancamento, contribuirà comunque a mantenere vivo e a rafforzare nella casta militare e politica irachena, quel sentimento esasperatamente nazionalista che cementa ancora oggi le basi della più dispotica e coriacea dittatura mediorientale.
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NOTE:
1)
Nel 1941 l'armamento dell'esercito iracheno comprendeva fucili Lee-Enfield Mark III, mitragliatrici pesanti Maxim-Vickers, leggere Lewis da 7,7 mm. E cannoni da campagna da 4,5 pollici di fabbricazione inglese. E le forze meccanizzate erano equipaggiate con carri armati leggeri L35 Fiat da 3 tonnellate e con autoblindo inglesi Crossley e Lanchester. La Royal Iraqi Air Force disponeva di circa 25 Hawker Nisrs, nove Gloster Gladiator, quindici Breda Ba 65 di fabbricazione italiana, quindici Douglas Northrop 8A/4 e quattro Savoia Marchetti SM79B di fabbricazione italiana.

2) Sull'aeroporto di Habbaniya, si trovava la quasi totalità dell'aviazione inglese presente in Iraq allo scoppio della rivolta di Rashid Alì. Erano dislocati 32 Hawker Audax da addestramento (poi modificati e utilizzati, assieme agli Oxford, come bombardieri leggeri), otto Gordon, 26 Oxford, cinque Hart, tre caccia Gloster Gladiator, un bimotore da bombardamento leggero Bristol Blenheim e una squadriglia di aerei da trasporto Vickers Valentias. Il 19 aprile, cioè prima che le forze irachene riescano a circondare la base, la RAF farà a tempo a trasferire dall'Egitto ad Habbaniya altri 9 caccia Gladiator, rafforzando contestualmente l'organico della base di Shaibah che oltre ai vecchi bombardieri Vincent riceverà 17 moderni bimotori da bombardamento Wellington, mentre altri 7 bimotori da bombardamento leggeri Blenheim IV verranno dislocati sull'aeroporto secondario di Lydda.

3) I rifornimenti inviati dalla Francia di Vichy ammontavano a ben 15.500 fucili Lebel, 200 mitragliatrici Hotchkiss da 8 mm. E 5 milioni di proiettili; 354 pistole mitragliatrici (probabilmente MAS) con 88.850 caricatori, quattro pezzi da 75 mm. Con 9.999 colpi, quattro pezzi da 155 mm. con 6.000 colpi e 30.000 granate.

4)
Corpo di Spedizione Aereo Italiano operativo in Iraq: 11 caccia Fiat CR42 della 155ma Squadriglia al comando del capitano Sforza; due trimotori da trasporto pesante Savoia Marchetti SM82, due trimotori da trasporto Savoia Marchetti SM81 e un trimotore da bombardamento e supporto Savoia Marchetti SM79. Dal canto loro, i tedeschi inviarono (da Belgrado a Mosul, via Atene e Rodi) il FliegerKorps VIII al comando dell'Oberst Warner Junk. Questo era composto da 14 bimotori da caccia pesante Me Bf 110 e 7 bimotori da bombardamento Heinkel He 111 H6. Per il supporto logistico vennero impiegati circa 20 trimotori e bimotori da trasporto Ju 52 e Ju90 B. L'Oberst Junk, che mantenne il suo quartiere generale a Rodi, inviò ad Aleppo (Siria) il colonnello von Manteuffel con compiti di coordinamento.

5) Il 16 maggio, tre Heinkel 111 bombardano Habbaniya, distruggendo anche un caccia Gloster Gladiator. Il 17, due Me110 in fase di decollo dalla base di Mosul vengono abbattuti da due Gladiator. Tra il 19 e il 20 maggio, nel vano tentativo di alleggerire la pressione inglese su Remadieh e Al Falluja, i Me110 e gli Heinkel 111 effettuano diverse sortite. E il 20, sei Me110 attaccano nuovamente Habbaniya distruggendo due Valentia, un DC2 e un Bristol Blenheim. Il 30 maggio, poche ore prima dell'arrivo a Mosul delle truppe anglo-indiane, i quattro He111 superstiti lasciano la base e fanno rientro in Siria.
Per quanto concerne la breve attività della Regia Aeronautica Italiana, va notato che essa inizia ad operare con ritardo nei cieli iracheni. Il 29 maggio, tre caccia Fiat CR42, di base a Kirkuk, si scontrano con una formazione mista composta da tre Audax e da due Gloster Gladiator, riportando l'abbattimento di un Audax, ma accusando la perdita di un velivolo, il cui pilota verrà fatto prigioniero. Il 30 maggio, sette CR42 attaccano a volo radente, e senza subire perdite, le colonne inglesi in avvicinamento a Baghdad. Tuttavia, al loro rientro alla base due CR42 si sfasceranno al suolo causa delle pessime condizioni della pista. Il 31 maggio, in seguito al tracollo dell'esercito iracheno, i sette CR42 ancora efficienti, l'SM79 e i due SM81 abbandonano Kirkuk alla volta dei campi siriani.

6) Dopo avere schiacciato la rivolta irachena, un grosso esercito anglo-indiano al comando del generale Henry Wilson, sostenuto da un contingente della "Francia Libera" al comando del generale Georges Catroux, invade la Siria. L'8 giugno 1941, con una manovra a tenaglia gli alleati penetrano da ovest e da sud nella colonia, difesa da un esercito di circa 35.000 soldati (di cui 18 battaglioni di fanteria e 20 squadroni di cavalleria sono formati da addestrati soldati della Legione Straniera e da elementi di colore marocchini, tunisini, algerini e senegalesi) agli ordini del generale Dentz. Pur rendendosi conto della disparità delle forze in campo e dell'impossibilità di ricevere aiuti dalla madrepatria o dalla Germania (i cui ultimi aerei presenti in Medio Oriente hanno abbandonato la Siria il 6 giugno), Dentz, che è un ottimo generale, decide di opporre una fiera resistenza, causando agli inglesi e alle forze golliste dure perdite. E soltanto il 22 giugno, Damasco cadrà nelle mani dei britannici. Il 10 luglio, Dentz accetterà di arrendersi, richiedendo ed ottenendo l'onore delle armi.

7) All'inizio del 1943, l'Iraq, ormai saldamente sotto controllo inglese, dichiarò guerra all'Asse. Mentre. Rashid Alì trovò rifugio (assieme al suo alleato-rivale, il Gran Muftì di Gerusalemme) nella Germania dove trascorse il resto della guerra, lottando a fianco dei nazisti contro le "plutocrazie occidentali" e contro gli ebrei e vagheggiando un suo ritorno in patria da vincitore. Dopo il 1945, Rashid Alì riuscì a fuggire in Arabia Saudita dove trovò asilo, rientrando in Iraq dopo la rivoluzione del 1958.
BIBLIOGRAFIA
  • Buckley, Christopher. FIVE VENTURES. London: HMSO, 1954.
  • Playfair, I. S. O. THE MEDITERRANEAN AND MIDDLE EAST, volume II: THE GERMANS COME TO THE HELP OF THEIR ALLY. London: HMSO, 1956.
  • Dudgeon, A. G. THE WAR THAT NEVER WAS. Shrewsbury: Airlife, 1991.
  • Pal, Dharm. OFFICIAL HISTORY OF THE INDIAN ARMED FORCES IN THE SECOND WORLD WAR, 1939-1945: THE CAMPAIGN IN WESTERN ASIA. Delhi (?): Combined Inter-Services Historical Section, 1957.
  • Hirszowicz, Lukasz. THE THIRD REICH AND THE ARAB EAST. London: Routledge & Kegan Paul, 1966.
  • Joseph E. Katz, Middle Eastern Political and Religious History, Analyst Brooklyn, New York
  • Bernabò Brea, Gianni. IRAQ 1941: UN'OCCASIONE PERDUTA, in Storia e Battaglie, n. 2 maggio 2000, Editoriale Lupo, Vicchio (Firenze)
  • Costa, Mario. PERCHE' HITLER NON LANCIO' I PARA' SUL MEDIO ORIENTE?, in Storia Illustrata, n. 140 luglio 1969, Arnoldo Mondatori Editore, Milano