A Modena una mostra sui nostri
antenati dell’Età del Bronzo
QUANDO I PADANI
VIVEVANO
SULLE PALAFITTE
Una dinamica comunità dall’impetuoso
sviluppo economico e civile. Il suo territorio
si estendeva oltre le Alpi
di LIONELLO BIANCHI
Una bella e interessante mostra (aperta fino a giugno) allestita sotto il patrocinio del Consiglio d’Europa (nel quadro della campagna europea intitolata "l’età del bronzo, prima età d’oro d’Europa") dal Museo Archeologico Etnologico di Modena e dalla Soprintendenza Archeologica dell’Emilia Romagna presso il Foro Boario di Modena, ha riportato alla ribalta la più antica civiltà padana, quella delle Terremare, i cui abitanti possono essere a buon diritto considerati i progenitori autentici dei padani odierni, prima dell’arrivo dei Celti (V e IV secolo a. C.) ai quali fa riferimento sovente il leader della Lega Umberto Bossi: nella ricerca delle radici comuni per la Padania bisognerebbe tener conto piuttosto di questa remota civiltà. Si tratta in effetti di una civiltà con vasti e complessi abitati sviluppatisi nell’età del bronzo dalla fine del diciassettesimo al tredicesimo secolo a. C.
Gli insediamenti di queste popolazioni si estendono non solo nella pianura padana e fino all’Umbria ma in tutta Europa. Le terremare erano villaggi di forma quadrangolare, situati generalmente nelle vicinanze di un corso d’acqua, difesi da un terrapieno e da un fossato artificiale spesso di imponenti dimensioni. Le case erano disposte secondo un criterio preordinato e razionale in uno spazio circoscritto che comprendeva anche silos (veri e propri magazzini), pozzi e altre infrastrutture.
Terramara - voce di origine emiliana probabilmente derivata dal termine latino "terra mala" o terra cattiva , come si legge nel Dizionario Enciclopedico Italiano - sta a indicare quei depositi a cumulo di terra grassa e nerastra, costituiti dai resti di estese abitazioni protostoriche. In base alle ricerche effettuate innanzittutto da L. Pigorini e G. Chierici la denominazione veniva riservata ai vasti insediamenti ritrovati nell’Emilia a ovest del Panario e nella Bassa Lombardia. Furono proprio questi due studiosi i primi a rilevare la struttura di questi agglomerati dopo gli scavi di Castellano di Fontanella nel basso Parmense.
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Lamina aurea decorata a sbalzo del |
Ciò è attestato da un materiale che si trova nelle terremare cioè l’ambra, la resina fossile proveniente da foreste del terziario, soprattutto dell’area baltica. L’aspetto lucente dell’ambra, il suo colore dorato e le sue proprietà elettrostatiche non potevano non attrarre la curiosità e l’attenzione fin da un’età molto antica. In Italia l’uso dell’ambra è accertato probabilmente a cominciare dall’età del bronzo. Difatti, perle di ambra si rinvengono anche negli abitati terramaricoli, specialmente nelle necropoli a inumazione del bronzo medio nell’area veneta dove stanno a rappresentare un preciso status symbol nelle sepolture femminili di rango elevato. Ci sono anche materiali vetrosi, pure oggetto di scambi commerciali. Si ritrovano tra i resti delle terremare bottoni conici in faience o pasta vitrea che si può facilmente presumere di produzione locale, databili all’inizio del bronzo medio.