Alla fine del 1400 scandalizzo’ tutto il mondo conducendo una vita corrotta e cinica
ALESSANDRO VI.
STATO DI FAMIGLIA:
SCAPOLO CON 7 FIGLI.
PROFESSIONE:
SOMMO PONTEFICE
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Rodrigo Borgia salito al soglio pontificio nell' agosto 1492 con il nome di Alessandro VI |
di PAOLO DEOTTO
E' cosa nota che un uomo innamorato fa e dice un sacco di sciocchezze. Leggiamo ad esempio questa lettera, scritta nel 1494 a Giulia Farnese, (formalmente sposa di Orsino Orsini), dal suo impetuoso amante, seccatissimo per una "scappatella" di Giulia col legittimo sposo:
"Abbiamo udito che avete nuovamente rifiutato di tornare da noi senza il consenso di Orsino. Conosciamo la malvagità della vostra anima e dell'uomo che vi guida, ma non avevamo pensato per un sol momento che sareste stata capace di venir meno al vostro solenne giuramento di non avvicinare Orsino. Ma voi l'avete fatto, mettendo a repentaglio la vostra vita stessa per recarvi a Bassanello (la tenuta degli Orsini - N.d.R.) e cedere ancora una volta ai desideri di quello stallone. Pertanto vi ordiniamo con questa, sotto pena di scomunica e di eterna dannazione, che non vi rechiate mai più a Bassanello". Chi legge potrà giustamente osservare che questo focoso amante, oltre che autoritario, doveva essere anche un po' suonato. Ma chi credeva di essere, per minacciare scomuniche e dannazioni? Il Papa?
Ebbene sì, in effetti lo era. Era Sua Santità Alessandro VI, cardinale Rodrigo Borgia, salito alla Cattedra di Pietro l'undici agosto di due anni prima. Giulia Farnese, di una quarantina d'anni più giovane di lui, era l'amante in carica pro-tempore. Per lei Rodrigo Borgia, quando non era ancora Papa, aveva lasciato la precedente amante, Vannozza Cattanei, dalla quale aveva avuto quattro figli. Il legame con una giovinetta lo aveva travolto e ringalluzzito, ma gli faceva provare anche i terribili morsi della gelosia. E, come abbiamo visto, gli faceva anche perdere un po' di senso del ridicolo, perché sarebbe stato interessante, se la minaccia contenuta nella missiva avesse avuto seguito, vedere una donna cattolica scomunicata dal Papa perché teneva fede ai propri impegni coniugali...non dobbiamo stupirci più di tanto poiché nella Roma del XV secolo era cosa più che normale che un cardinale fosse un uomo di mondo, corteggiato dalle belle donne: godeva, a tutti gli effetti, di quello che oggi è un titolo solo formale. Era un "Principe della Chiesa". E l'essere principe comportava un notevole potere e anche delle notevoli rendite economiche, un'argomento, quest'ultimo, sempre molto valido in tutte le vicende amorose. Del resto la porpora cardinalizia era da tempo un privilegio che veniva concesso, il più delle volte, per ragioni di equilibri tra le diverse famiglie baronali di Roma e le varie potenze italiane ed europee con cui doveva fare i conti lo Stato della Chiesa per mantenere la sua posizione di preminenza all'interno del complesso gioco politico, fatto anche di matrimoni dinastici, di alleanze in perenne revisione, con l'aggravante del progressivo emergere di una classe mercantile che cercava, con le sue crescenti ricchezze, di prendere la sua parte di potere, spingendo via le vecchie caste nobiliari. Insomma, per molti cardinali la vocazione al sacerdozio era un optional quanto mai secondario. E i cardinali avevano, tra l'altro, il potere di eleggere il Papa, che era sempre scelto tra di loro.
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Lucrezia, la chiacchierata figlia di Papa Borgia, presta il volto a Santa Caterina in un'opera del Pinturicchio |
La realtà era ben diversa. Questo matrimonio non fu che il primo di una lunga serie di atti formali con cui il cardinale Rodrigo Borgia intendeva dare "copertura legale" alla propria amante e ai figli che dalla stessa avrebbe avuto. Il marito morì pochi mesi dopo il matrimonio e Vannozza restò vedova per quattro anni, durante i quali dette alla luce due figli, Juan e Lucrezia, che vennero ad aggiungersi al primo, Cesare, nato un anno esatto dopo le nozze. Nei quattro anni successivi, Vannozza si sposò altre due volte, sempre con uomini scelti da Rodrigo Borgia, e mise al mondo altri due figli, Joffre e Ottaviano. Quest'ultimo fu l'unico riconosciuto dal legittimo marito, ma anche sulla paternità di Joffre esistevano dei dubbi, che lo stesso Borgia esprimeva nei momenti di collera.