Nel 1911 sposò Carlo I. Unione felice, fino alla morte dell'imperatore Francesco
Giuseppe (1916). Carlo ereditò trono, 1a Guerra Mondiale e la tragica sconfitta
ZITA, L'ULTIMA SOVRANA ASBURGO:
DALLA REGGIA AL GRIGIO ESILIO
di GIAN LUIGI FALABRINO
Negli anni passati, quando sentivo parlare di Zita, ultima imperatrice d'Austria, delle sue interviste allo storico inglese Gordon Brook-Shepherdt, delle dichiarazioni da lei fatte a proposito della tragedia di Meyerling, sempre mi sembrava impossibile che fosse ancora viva la moglie dell'ultimo imperatore. Dissolto l'impero nel 1918, morto il marito Carlo I nel 1922, Zita era sopravvissuta non soltanto al suo mondo ma anche alla prima repubblica austriaca, all'Anschluss (congiungimento) con la Germania nazista, alla seconda guerra mondiale e a questi lunghi decenni post-bellici nei quali suo figlio Otto, nato erede al trono, era stato eletto deputato al parlamento europeo. Il mondo è cambiato due volte dai tempi della sua breve stagione imperiale: e Zita d'Austria era sopravvissuta a tutto.
Ma queste non sono state le sole singolarità della sua lunghissima vita: era nata in Italia, dove i patrioti avevano detronizzato suo padre bambino nel 1859; e sarebbero stati ancora gli italiani detronizzare lei e il marito nel novembre 1918, La stessa ascesa al trono di
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Carlo e Zita d'Asburgo, dietro
Francesco Giuseppe con la moglie
Carlo e Zita fu la conseguenza di un a serie di impensabili casualità, quasi tutte tragiche.
Zita era nata il 9 maggio 1892 a Pianoro, in provincia di Bologna. Suo padre era Roberto di Borbone-Parma, ultimo titolare del ducato di Parma e Piacenza; dal quale era fuggito undicenne nel 1859. Ma aveva conservato molte proprietà in Italia, oltre che in Francia, Svizzera e Austria; si era sposato due volte e aveva avuto il bel numero di ventiquattro figli, dei quali venti raggiunsero l'età adulta. Nella loro vita tra Chambord, sulla Loira, Pianoro e la tenuta di Schwarzau, a trenta chilometri da Vienna, i ragazzi crescevano cosmopoliti e, se chiedevano al padre che cosa dovevano considerarsi, Roberto di Borbone rispondeva: "Siamo principi francesi che hanno regnato in Italia". In genere la tribù dei ragazzi principeschi passava i primi sei mesi dell'anno a Pianoro, poi a luglio, quando il caldo italiano diventava insopportabile, si trasferiva a Schwarzau: e per i traslochi della famiglia occorreva un treno speciale, come ha ricordato - già ottantenne - l'ex imperatrice:
"I nostri traslochi non erano un'impresa da poco. Tutti gli anni avevamo a disposizione per l'andata e per il ritorno un treno speciale che una volta pronto per la partenza, dopo completato il carico, era formato, se ben ricordo, da quindici o sedici carrozze e doveva essere trascinato e spinto da due locomotive per superare il passo del Semmering, poco più a Sud di Schwarzau. Oggi, naturalmente, una cosa simile riesce quasi inconcepibile eppure il treno era quasi sempre pieno zeppo perché si trasportava con noi tutta la casa, praticamente: mio padre con la sua caterva di libri e i suoi oggetti personali, noialtri venti, la servitù e il personale dell'amministrazione al completo e perfino i nostri cavalli da sella, nel loro carro bestiame riservato".
Zita aveva sette anni quando incontrò per la prima volta Carlo, proprio a Schwarzau. Più tardi, Zita fu mandata ad una scuola inglese, a Ryde, nell'isola di Wight, e poi in un collegio di suore a Zangberg, in Baviera. Quando ne tornò aveva diciassette anni ed era una brunetta, che viene descritta come carina e vivace. Proprio allora - nel 1909 - Carlo, che era ufficiale dei dragoni a Brandeis, si recava frequentemente a visitare una zia nella cittadina termale di Franzesbad: e qui rivide la compagna dei giochi di Schwarzau.
L'imperatrice ricordava il suo fidanzamento come una storia d'amore, e non come un'unione voluta per motivi dinastici. E' probabile che i due giovani si sentissero spontaneamente attratti; ma la presenza di Zita a Franzesbad e altri fatti fanno pensare che il fidanzamento fosse stato discretamente preparato e pilotato dalla Corte.
Del resto, l'imperatore era già intervenuto quando si pettegolava su un flirt tra il pronipote e la principessa Belli Hohenlohe, che non apparteneva a una famiglia di regnanti. A sua volta Carlo, sentito che sull'orizzonte di Zita stava comparendo don Jaime duca di Madrid, si affrettò a chiederla in moglie. Fidanzatisi il 13 giugno 1911, si sposarono pochi mesi dopo, il 21 ottobre, proprio a Schwazau, dove si erano conosciuti bambini. Era presente il vecchissimo imperatore Francesco Giuseppe, insolitamente allegro, che scoppiò addirittura a ridere (cosa che non avveniva mai in pubblico), quando gli fu letto il telegramma di Vittorio Emanuele III, nipote di quel re che aveva tolto il trono al padre di Zita: "Questo telegramma non viene certo dal cuore", aveva commentato Francesco Giuseppe.
La luna di miele si svolse fra Reichenau, in Tirolo, Grado, la Dalmazia e la Bosnia. Poi cominciò la vita coniugale nelle guarnigioni di provincia, dove Carlo faceva il suo tirocinio di ufficiale. Nel novembre 1912 nacque Francesco Giuseppe Otto, il primo degli otto figli della coppia imperiale. Il 28 giugno 1914 Carlo e Zita erano a Reichenau, una residenza di campagna; a mezzogiorno, mentre attendevano di pranzare arrivò un telegramma: "Profondamente addolorato comunico decesso Sua Altezza imperiale et duchessa, assassinati entrambi quest'oggi a Sarajevo. Firmato: Rumerskirch".
Gavrilo Princip aveva assassinato l'arciduca ereditario Francesco Ferdinando e la moglie morganatica: Carlo diventava Kronprinz, principe ereditario, e dopo un mese l'Europa sarebbe precipitata nel la prima guerra mondiale.
Carlo si era trovato successore di Francesco Giuseppe per una straordinaria serie di circostanze. L'unico figlio maschio dell'imperatore, Rodolfo, era morto misteriosamente a Meyerling con la giovane amante Mary Vétzera e non aveva lasciato figli maschi. Il fratello
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Un primo piano di Carlo e Zita
minore di Francesco Giuseppe, Massimiliano, diventato imperatore del Messico, era stato fucilato dai rivoluzionari, già nel 1867. L'arciduca Carlo Ludovico, secondo fratello di Francesco Giuseppe, era morto nel 1896 per aver bevuto l'acqua inquinata del Giordano, in Terrasanta. Allora era diventato principe ereditario l'arciduca Francesco Ferdinando, figlio di Carlo Ludovico; ma, a causa del suo matrimonio morganatico con una semplice contessa, fu costretto a rinunciare ai diritti al trono per gli eventuali figli, e ad accettare come erede presuntivo il fratello Otto, padre di Carlo. Prima morì Otto, a soli quarant'anni, per le conseguenze di una vita dissipata; poi fu ucciso Francesco Ferdinando: una serie di lutti e di tragedie aveva spianato la via per la successione a Carlo e alla moglie Zita.
Francesco Giuseppe morì a 86 anni, nel novembre 1916: Carlo ereditò la corona e la guerra. Fu salutato come l'uomo nuovo: i popoli dell' Impero speravano da lui il ritorno al liberalismo (il Parlamento era stato sospeso nel 1914 col pretesto della guerra), la parità federalista fra le varie nazioni, l'avvio delle trattative per la pace. Per insipienza o per l'enormità dei problemi, Carlo fallì in tutto.
La fastosa incoronazione di Budapest nel dicembre 1916 (durante la quale il Medioevo dell'Europa centrale uscì dai castelli in parata per l'ultima volta) fu la prima e ultima festa della giovanissima imperatrice. I due anni che seguirono furono un 'altalena di speranze per la pace, di preoccupazioni per la perdita del trono e, alla fine, anche di paura per la vita dopo la rivoluzione russa e l'uccisione dei Romanoff. Zita che, sposatasi a diciannove anni nel 1911, aveva già avuto il primogenito Francesco Giuseppe Otto nel 1912 e altri figli (Adelaide nel 1914, Roberto nel 1915, Felice nel 1916) ,durante il periodo di regno ebbe, a ventisei anni, Carlo Lodovico (1918). Nonostante la parte avuta dal fratello Sisto di Borbone-Parma nelle trattative segrete di pace. Zita non si occupò mai di politica: i visitatori dell' imperatore la ricordano, quando era presente ai colloqui, silenziosa, intenta a cucire e a ricamare; non parlava neppure se la conversazione si allontanava dai temi più strettamente politici.
Nel 1918, dopo la nascita del figlio Carlo Ludovico, gli eventi
precipitarono, a partire dal giugno e dalla sconfitta causata dall'ultima offensiva sul Piave. In settembre ci fu la resa della Bulgaria; Carlo si decise troppo tardi a promulgare il manifesto federalista che, nel 1916 o '17 ne avrebbe fatto il grande riformatore dell'impero: ma il 16 ottobre 1918 il federalismo dell'imperatore appariva il risultato dell'imminente sconfitta e dava il via alla dissoluzione dell'Impero. Così avvenne per il ripristino del Parlamento, anch'esso tardivo: l'assemblea nazionale provvisoria che si era riunita per la prima volta il 21 ottobre era ormai l'assemblea costituente della nuova Austria. Pochi giorni dopo, gli italiani scatenarono l'offensiva di Vittorio Veneto: dopo tre giorni di resìstenza disperata l'esercito fu travolto e, di conseguenza, furono proclamati i nuovi stati nazionali: l'impero si dissolveva, mentre gli ufficiali austriaci cercavano di trattare un armistizio onorevole. La guerra finì il 4 novembre il giorno di San Carlo: per l'ultima volta la coppia imperiale e i dignitari assistettero nella cattedrale di Santo Stefano alla messa solenne, alla fine della quale fu intonato il Gott erhalte Karl den Kaiser (Dio salvi l'imperatore Carlo).
Abbandonati dalla guardia ungherese già dal 2 novembre, Carlo e Zita rimasero a Schönbrunn (sede della reggia) fino alla notte dell'11: l'imperatore non aveva più poteri ma la repubblica non era stata ancora proclamata. Il 9 novembre Guglielmo di Germania abdicò; le pressioni del nuovo governo su Carlo aumentarono ma l'imperatore acconsentì soltanto a firmare un "atto di rinuncia": "Riconosco anticipatamente la decisione che l'Austria tedesca prenderà per la sua futura forma istituzionale. Il popolo ha assunto il Governo per il tramite dei propri rappresentanti. lo rinunzio a qualsiasi partecipazione agli affari di Stato". Era il mezzogiorno dell'11 novembre; nella notte Carlo, Zita, i famigliari e un certo numero di domestici partirono per la villa di Eckartsau. Una dichiarazione analoga, relativa ali 'Ungheria, fu stilata da Carlo due giorni dopo.
I due ex sovrani vissero per alcuni mesi nel casino di caccia di Eckartsau, sulle rive del Danubio, fra l'Austria, l'Ungheria e il nuovo stato cecoslovacco, mantenendosi ossequienti alle rigide regole del cerimoniale di corte e, contemporaneamente, conoscendo le privazioni della gente comune.
"I viveri scarseggiavano - ha raccontato Zita - e se non fosse stato per la selvaggina che abbattevamo nei boschi ci saremmo trovati a mal partito… Avremmo dovuto ricevere i
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L'assassinio di Francesco
Ferdinando a Sarajevo nel 1914
rifornimenti da Vienna, ma gli autocarri arrivavano molto irregolarmente e non di rado venivano fermati e depredati lungo la strada. C'era penuria di tutto il resto, di sapone ad esempio, sicché i bambini dovevano vestire di scuro per risparmiarci i frequenti bucati". Ma il pericolo più temuto erano le minacce della "guardia rossa".
Ancora una volta si mossero due fratelli di Zita, Sisto e Saverio, che chiesero l'intervento del presidente della Repubblica Francese, Poincaré, e del re d'Inghilterra, Giorgio V. Nel febbraio 1919 gli inglesi mandarono a Eckartsau due ufficiali e, successivamente, il colonnello Strutt. Fu quest'ultimo a organizzare la partenza della coppia imperiale per la Svizzera, dopo che il governo austriaco repubblicano aveva mandato l'ultimatum: o l'abdicazione o l'esilio. Alla fine di marzo, Carlo e Zita si stabilirono in Svizzera, nel castello di Wartegg che era proprietà dei Borbone -Parma e poi alla villa Pringings, sul lago di Ginevra. Qui Carlo e Zita, già genitori di cinque figli, ne ebbero altri due: Rodolfo (1919). e Carlotta (1921). Un'ottava figlia, Elisabetta. nacque in Spagna nel 1922, due mesi dopo la morte del padre.
E alla villa Pringings Carlo progetto i due tentativi di ricupero del trono ungherese, dopo la parentesi comunista di Bela Kun. A differenza dell'Austria. nel gennaio 1920 il parlamento ungherese aveva proclamato che l'Ungheria rimaneva un regno; e nel marzo l'ammiraglio Horthy si era fatto nominare Reggente. Oltre a ciò, il governo francese avrebbe visto con favore la restaurazione asburgica a Budapest, per impedire l'eccessiva influenza italiana. Un primo tentativo avvenne nel marzo del 1921, quando Carlo attraversò l'Austria in treno, con passaporto falso (e dormì anche a Vienna). Stupidamente, Carlo - che nell'Ungheria occidentale poteva contare su ben organizzate formazioni militari a lui fedeli - si presentò a Budapest da solo: e fu facile al Reggente rifiutare di obbedirgli e di cedergli il potere.
Il secondo tentativo fu compiuto in ottobre, e vi partecipò anche Zita. Trasferiti dagli svizzeri a Hertenstein e sorvegliati molto rigidamente, i due reali non avrebbero più potuto ripetere il viaggio clandestino di Carlo attraverso l'Austria. Fu così noleggiato un aeroplano con due piloti ungheresi e uno bavarese, mentre in Ungheria veniva meglio organizzato l'appoggio militare delle forze monarchiche. Il progetto del viaggio aereo fu dell'ungherese Boroviczeny, che però era preoccupato per l'ex imperatrice: Zita non aveva mai volato (e un viaggio aereo nel 1922 non era tanto ovvio come adesso) ed era in attesa dell'ottavo figlio.
Secondo Boroviczeny. al suo tentativo di dissuaderla, Zita rispose: "Non tenti di farmi cambiare idea. Sono fermamente risoluta a partecipare anch'io. Ai nostri figli non succederà niente qui in Svizzera perché sono al sicuro. L'imperatore. invece. affronta il pericolo e quindi il mio dovere di moglie va anteposto al mio dovere di madre… Sono la regina d'Unqheria e se il re vi ritorna. il mio posto è al suo fianco. "
Del volo, Zita ha raccontato: "Passammo un brutto momento quando il motore si fermò di colpo mentre stavamo sorvolando la Baviera. e l'aeroplano perdette quota. Ma i piloti riuscirono a ovviare all'inconveniente. L'imperatore e io eravamo seduti nella parte posteriore, dietro le ali, e tutti e due soffrivamo un po' di vertigini. Tuttavia né il malessere né la gravità dell'impresa ci impedirono di gustare il piacere del nostro primo volo in una giornata così bella". Ma, arrivati in Ungheria, una serie di malintesi e d'incertezze fece perdere un giorno, e il segreto non fu più mantenuto: quando il treno reale, questa volta appoggiato dalle truppe, arrivò ai sobborghi di Budapest, Horthy aveva già organizzato la resistenza. Carlo e Zita furono costretti a ritirarsi al castello di Totis, dove sfuggirono all'attentato di una banda di sei misteriosi sicari soltanto per la prontezza e il coraggio del padrone di case, il principe Esterhazy.
Ormai Carlo e Zita non potevano più tornare in Svizzera. Le potenze dell'Intesa confinarono la coppia imperiale nell'abbazia di Tihany, in attesa di decidere il luogo del loro definitivo internamento. La cronaca di quelle tre settimane, dalla fine di ottobre alla metà di novembre, dall'internamento nell'abbazia fino all'esilio a Madera si può leggere nel diario di Zita. Trasportati giù per il Danubio su un monitore britannico, rividero per l'ultima volta, da bordo, Novi Sad, Belgrado e Costantinopoli. Imbarcati sul Cardiff. il 19 novembre arrivarono a Funchal.
Per paura di un nuovo colpo di testa di Carlo. gli Alleati gli tolsero il seguito e l'appannaggio, mentre Zita - ottenuto il permesso di recarsi temporaneamente in Svizzera - scoprì che gli eccezionali gioielli che contava di vendere erano scomparsi con l'avvocato che li aveva in custodia. Gli ultimi mesi furono tristissimi, nella villa Quinta do Monte, ottenuta gratuitamente: ma era in collina. tra la nebbia e l'umidità. e non aveva neppure la luce elettrica. Carlo vi prese un raffreddore che si trasformò in polmonite: morì il 1° aprile 1922. a trentacinque anni.
Zita aveva trent'anni, e cominciò la sua vita appartata. di sopravvissuta. Dopo la seconda guerra mondiale, dalla 'Baviera dove viveva, vide il figlio primogenito Otto tornare a Vienna nel 1967, dopo lunghe trattative con la seconda repubblica austriaca.
Zita - a sua volta - si decise a tornare a Vienna soltanto nella primavera del 1982, per assistere ad una messa nella Hofburg (il palazzo imperiale) e per promettere la pubblicazione di documenti dimostranti che la tragedia di Meyerling non fu un doppio suicidio amoroso ma un doppio omicidio politico (come molti hanno sempre sospettato).
Come la sua vita di sopravvissuta. anche la sua improvvisa rentrée viennese aveva evocato gli inquietanti spettri del passato.