|
|
|
|
|
|
Costruire la razza nemica. La formazione dell'immaginario antisemita tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento, di Francesco Germinaro - UTET, Torino 2010, pp. 382, euro 18,00
Vil razza dannata quella dei giornalisti, degli intellettuali e dei pubblicisti. Sono loro a creare il sentire comune, a dar vita a quella categoria impalpabile che passa sotto il nome di "opinione pubblica", a suscitare idee e a creare idiosincrasie, paure irrazionali e sentimenti di odio radicale. Potrà sembrare una posizione estrema, ma la cultura dell'occidente è debitrice nei confronti della cosiddetta classe intellettuale del meglio e del peggio della storia degli ultimi due secoli. Ma se negli ultimi sessanta-settant'anni gli intellettuali hanno tradito il loro ruolo rendendosi complici delle peggiori dittature, venendo così meno al loro figura istituzionale di "cane da guardia" della democrazia rispetto alle prevaricazioni del potere, poco più di un secolo fa una parte di essi si rese complice della diffusione di un potente immaginario antisemita, che altri si sarebbero poi occupati di trasformare in "soluzione finale".
La Francia del XIX secolo è da alcuni anni sotto la lente scrutatrice degli storici perché è proprio nella patria della grande rivoluzione borghese che si sono sviluppati (vedi caso Dreyfus) i bacilli di un antisemitismo intellettuale e politico che avrebbero poi contagiato larghi strati della società europea.
Francesco Germinario, attento indagatore della cultura di destra del Novecento, si è cimentato in questo volume con un tema apparentemente secondario: la formazione dell'immaginario antisemita tra intellettuali di non eccelso rilievo, da Édouard Drumond, direttore del quotidiano francese "La libre parole" a tutta una galleria di pubblicisti e scrittori quasi sempre sottovalutati, se non sconosciuti alla pur consistente biografia sull'antisemitismo europeo (Marthin-Cagny, Uzanne, Dupont, Gohier, Bergot). Obiettivo dichiarato, dimostrare che «l'antisemitismo è da leggere come un vero e proprio universo ideologico, una grande narrazione, simile nella sua complessità e articolazione, ad altri universi ideologici quali il marxismo o il liberalismo». Con il risultato che l'antisemitismo praticato negli stati totalitari non può che essere debitore, nel suo universo teorico-politico (secondo quanto già indicato da Mosse), dell'antisemitismo sviluppatosi in epoca liberale.
Ecco allora, spiega Germinario, nascere alla fine dell'Ottocento una vera e propria teoria antisemita che individua negli ebrei occidentali (non in quelli orientali) gli artefici di un complotto mondiale ai danni della società tradizionale, in una visione cospirazionista della storia (il Sacro Romano impero, le crociate ma anche il nostro Risorgimento) che da duemila anni vede all'opera una onnipotente Spectre mondiale ebraica in cui è la razza stessa a farsi organizzazione occulta. Una trama, quella del governo unico mondiale ebraico, che ritorna nei Protocolli dei savi di Sion e che fa della società moderna l'esito della distruttiva potenza dell'ebraismo.
Gli antisemiti a cavallo tra fine Ottocento e inizio Novecento non temono però l'ebreo sionista, quanto invece quello «che ha sciolto i legami con la propria tradizione religiosa, laicizzandosi, oppure praticando un ostentato ateismo, e, resosi ormai non più distinguibile rispetto a i non ebrei, avviatosi lungo i percorsi della mobilità sociale, è divenuto deputato, giornalista, banchiere, oppure rivoluzionario. È l'ebreo non più distinguibile quello che, agli occhi dell'antisemita, provoca le peggiori disgrazie sociali».
La critica del capitalismo e della società liberale, intese come frutto della cospirazione, rappresentò il passo successivo. E i regimi totalitari fornirono la loro micidiale organizzazione per trasferire nella pratica quelle teorie.
|
|
Gli Alleati e la Resistenza italiana, di T. Piffer - il Mulino 2010, pp. 368, euro 28,00
Nel corso della seconda guerra mondiale gli Alleati presero contatto con tutti i principali movimenti partigiani europei, per armarli, organizzarli e coordinarne le azioni contro le forze naziste. Americani e inglesi crearono strutture segrete per l'organizzazione della guerriglia e la raccolta di informazioni, e inviarono agenti in tutti i territori occupati dai tedeschi. I rapporti con i movimenti di resistenza posero agli Alleati problemi di natura politica e militare, generarono spesso duri scontri all'interno dello stesso campo angloamericano e nel dopoguerra diedero luogo ad accese polemiche storiografiche. Questo libro ricostruisce la politica che gli Alleati adottarono nei confronti della Resistenza italiana e l'attività degli agenti dei servizi segreti inviati dietro le linee nemiche per stabilire i collegamenti con le formazioni partigiane. Particolare attenzione è data ad aspetti controversi, quali la presunta discriminazione nei confronti delle formazioni di sinistra, l'accesa competizione che si sviluppò in campo alleato, gli accordi tra i servizi segreti americani e il partito comunista italiano e il proclama Alexander del novembre 1944.
|
|
Mao e la Rivoluzione cinese, di M. Meisner - Einaudi, Torino 2010, pp. 306, euro 21,00
Rivoluzionario e statista, marxista e nazionalista, leader di una gigantesca guerra di liberazione e tiranno, Mao Zedong è una delle icone politiche del xx secolo. Dagli anni della formazione intellettuale alla complessa adesione alle teorie marxiste e leniniste, dal programma di modernizzazione del paese al progetto utopico di perenne trasformazione rivoluzionaria della società cinese e alla rivoluzione culturale che segna l'inizio della parabola conclusiva del maoismo, Mao e la Rivoluzione cinese offre al lettore un'agile, chiara e rigorosa biografia intellettuale e politica di uno dei protagonisti della storia contemporanea.
|
|
Vita e morte nel Terzo Reich, di P. Fritzsche - Laterza, Roma-Bari 2010, pp. 352, euro 20,00
Fino a che punto i tedeschi divennero nazisti? Quanti di loro lo furono veramente? Molto e molti di più di quanto finora si sia pensato. Peter Fritzsche scruta la loro vita privata, ne esamina le lettere, i diari, le conversazioni, mostrando quanto fossero tormentati da quello che stava accadendo. Scopre i loro diversi punti di vista, il desiderio, il fascino e lo sgomento con cui affrontarono la rivoluzione nazista. «Come vasto progetto di rinnovamento politico, sociale e razziale, il nazionalsocialismo offriva al popolo tedesco diverse modalità di partecipazione. I tedeschi guardarono alle politiche naziste con paura, opportunismo e carrierismo e con diversi gradi di convinzione ideologica. E l'elenco potrebbe allungarsi ulteriormente per includere la pigrizia, l'indifferenza e l'ignoranza».
|
|
La Grande Guerra sul fronte occidentale. Marna, Verdun, Somme, Chemin des Dames, di P.P. Cervone - Mursia, Milano 2010, pp. 194, euro 17,00
Un viaggio tra i campi di battaglia sul fronte occidentale della Grande Guerra attraverso le testimonianze di generali, ufficiali e soldati che hanno partecipato ai combattimenti. Dalla Marna a Verdun, dalle colline della Somme all'altopiano dello Chemin des Dames. Qui si sono scontrati, in un lungo e tragico conflitto, gli eserciti di Germania da una parte, Francia, Gran Bretagna e infine Stati Uniti dall'altra. Il debutto dei carri armati e il tardivo massiccio impiego dell'aviazione. Lo scontro tra il generale Pershing e i comandanti alleati. I profili dei generali che per quattro anni si ostinarono inutilmente a cercare una soluzione alla logorante guerra di trincea. Oggi la memoria è affidata a musei, cimiteri e monumenti per onorare chi ha perso la vita in quella che è stata un'autentica carneficina.
|
|
Cento anni di imprese, di V. Castronovo - Laterza, Milano-Bari 2010, pp. 800, euro 45,00
La storia di Confindustria, allo scadere della ricorrenza centenaria della sua fondazione, è una parte importante della storia d'Italia dai primi del Novecento ai giorni nostri. Tra le principali componenti che hanno definito la fisionomia del nostro Paese ci sono infatti l'evoluzione e la modernizzazione del sistema produttivo, il costante confronto della rappresentanza imprenditoriale con il mondo politico, la dialettica - non solo conflittuale - con le organizzazioni dei lavoratori. Sino alle attuali sfide cruciali della globalizzazione.
|
|
Il romanzo dei Mille, di C. Fracassi - Mursia, Milano 2010, pp. 416, euro 19,00
Per le cancellerie europee erano «una banda di filibustieri». Per Cavour la loro era un'impresa «folle». Quando, nel maggio del 1860, sbarcarono a Marsala 1089 garibaldini - senza divise, con vecchi fucili quasi inservibili, poche munizioni, pochissimi soldi - la loro vittoria sull'esercito borbonico delle Due Sicilie pareva una missione impossibile. Con gli occhi stupefatti dei volontari venuti dal Nord, e attraverso i loro racconti, il libro ripercorre quelle ore e quei giorni: il finto sequestro delle navi a Genova, la tumultuosa traversata, la fredda accoglienza iniziale e il crescente entusiasmo di una popolazione sconosciuta, la fame e le pene degli accampamenti, le paure e il sangue delle lotte corpo a corpo, le barricate di Palermo. Sullo sfondo, gli intrighi della diplomazia, lo sgretolamento del regime dei Borboni, il febbrile interesse dell'opinione pubblica europea. Un'originale ricostruzione dell'impresa che fece l'Italia unita, documentata come un resoconto di viaggio, appassionante e avvincente come un romanzo.
|
|
La fine del mondo nel Medioevo, di J. Flori - Il Mulino, Bologna 2010, pp. 192, euro 11,50
Il Medioevo fu un'epoca segnata dall'attesa (speranza o paura) della fine; le profezie delle Scritture ed eventi come le invasioni, l'espansione dell'islam o il traguardo stesso dell'anno Mille disegnavano un orizzonte apocalittico che è parte integrante della fede e della cultura dell'Europa medievale. Nel riconsiderare tale concetto il libro mostra anche come, lungi dall'esaurirsi in credenze "apocalittiche e oscurantiste", la coscienza della fine futura abbia molti motivi di interesse anche per l'uomo contemporaneo.
|
|
|