Nel 1827 le potenze occidentali inglesi, russe e francesi hanno l'occasione di prendere il controllo del Peloponneso, favorendo la nascita dello stato greco e limitando il peso strategico della Turchia nel Mediterraneo sudorientale. La battaglia di Navarino consacrò queste mire.
Navarino, l'ultima grande battaglia della marina a vela
di MARIO VERONESI
La battaglia navale di Navarino fu combattuta il 20 ottobre 1827, durante la guerra d'indipendenza greca (1821-29). Un'armata combinata turca ed egiziana fu distrutta da una forza navale alleata, composta da navi inglesi, francesi e russe nel porto di Navarino (ora Pylos), nel sud della Grecia. La distruzione della flotta turca pose gli alleati in grado di controllare il Peloponneso, aprendo la porta per la creazione del moderno stato greco.
Ventidue anni dopo Trafalgar, dodici dopo Waterloo, si videro francesi, inglesi e russi combattere insieme. Questa battaglia internazionale si risolse in un incredibile mischia, e si concluse con la totale distruzione della flotta turco-egizia, numericamente assai più numerosa. Particolare curioso: nessuna delle cinque potenze era in guerra con una qualsiasi delle altre. Neppure si sa con precisione chi prese l'iniziativa di aprire il fuoco. E, infine, uno degli ammiragli vincitori, quello inglese, ufficialmente sconfessato dal proprio governo, fu rimosso dal comando. In breve, la battaglia di Navarino fu estremamente confusa sul piano tattico e politico. Non così sul piano dei risultati conseguiti.

Rimasta dopo il congresso di Vienna (1815) sotto la dominazione turca, nel 1821 la Grecia insorse per la propria indipendenza. Le acque tra la Turchia e la Grecia - e cioè il mar Egeo e le numerose isole che lo punteggiano - furono il teatro operativo degli insorti che, dopo aver eletto grande ammiraglio Giacomo Tombaris, armarono trentasei
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La battaglia di Navarino
brigantini. Gli attacchi greci misero in serio pericolo il traffico marittimo turco e a nulla servì l'intervento delle squadre navali nemiche manchevoli d'uomini, competenze e comando. La guerriglia navale - che proseguì dal 1821 al 1825 - mise in luce il valore e l'abilità della marineria ellenica.
Ma nonostante i successi navali, la situazione degli insorti precipitò a causa dell'intervento del vicerè d'Egitto Mehemet Alì, chiamato in soccorso dal sovrano turco Mahmud. Mehemet Alì inviò il figlio adottivo, Ibraham Pasha, che avviò un programma di sterminio volto a rimuovere tutti i greci del Peloponneso, sostituendoli con musulmani provenienti dall'Africa. I greci non poterono opporsi allo sbarco delle truppe nemiche in Morea, e Missolungi cadde dopo un lungo assedio. Fu in questo momento che Gran Bretagna, e Francia decisero di intervenire, con il movente ufficiale di porre fine a un conflitto che arrecava danni al commercio marittimo internazionale.
Per fermare il genocidio, il ministro degli esteri britannico George Canning inviò una flotta al comando dell'ammiraglio Codrington. Quanto a Nicola I - appena asceso al trono di Russia - non cercava di meglio che un'occasione per creare difficoltà all'avversario di sempre, l'Impero Ottomano, che gli sbarrava l'accesso al Mediterraneo. Fu così che nell'ottobre 1827 la divisione russa del contrammiraglio de Heyden andò a raggiungere in Adriatico, presso Zante, le flotte inglese e francese.

Il 1° ottobre, al largo delle isole Ionie, il vice-ammiraglio Edward Codrington prese il comando della squadra combinata di tre flotte. Nella baia di Navarino si trovava la squadra turco-egizia del pascià Ibragim's, che contava tre navi di linea, 23 fregate, 42 corvette, 15 brigantini e 50 mezzi di trasporto. Sotto il comando di Tagir Pasha era quella turca, mentre Mukharem Bey-sat comandava quella egiziana. L'ingresso alla baia era sorvegliato da 145 cannoni montati su batterie costiere. I turchi avevano un abile consulente, il francese Letellieu, che propose agli ammiragli Tagir e Muharem un piano ingegnoso. Le navi turche avrebbero dovuto formare con le loro navi di linea e con le fregate un gigantesco ferro di cavallo; in questo modo avrebbero aperto un fuoco incrociato sulla flotta alleata. Nel frattempo, gli alleati avevano inviato un ultimatum a Ibraim Pasha, chiedendo la fine delle operazioni contro i greci. Codrington, Heyden e il comandante francese de Reney, intanto, avevano deciso di gettare l'ancora di fronte alla flotta turco-egiziana. Le navi inglesi agli ordini di Codrington, che era a bordo dell'Asia, formarono l'avanguardia. Su l'Azov, l'ammiraglio de Heyden navigava alla sinistra degli inglesi. Non appena l'Asia gettò l'ancora e abbassò una barca con un inviato, i turchi aprirono un fuoco di moschetteria contro la lancia britannica. Codrington ordinò ritorsioni immediate e la battaglia ebbe inizio. La fregata Dartmouth aprì il fuoco, seguita da tutte le navi inglesi, francesi e russe.
I marinai russi a bordo della Gangut, Ezechiele e Castor si distinsero in battaglia, anche se le loro navi furono gravemente danneggiate. L'Azov, sostenuto dall'Asia, affondò il Muharem Bey. Entro quattro ore la battaglia di Navarino si concluse con la completa perdita della flotta turco-egiziana: furono affondate 60 navi e più di 6000 uomini trovarono la morte. Se le perdite furono relativamente leggere da parte alleata (43 vittime francesi, 75 inglesi e 59 russe, e meno di 500 feriti) il materiale aveva sofferto non poco. Tutte le unità francesi, salvo il Trident, dovettero tornare in Francia per riparazioni. La maggior parte di quelle inglesi dovette ugualmente essere avviata in bacino. Quanto ai turchi, non trovarono di meglio che completare essi stessi l'opera di distruzione della loro flotta, buttandosi in costa e incendiando le unità che ancora si trovavano a galla. Notevoli furono le conseguenze politiche, in quanto la Russia ne trasse occasione per iniziare una guerra contro gli ottomani. Codrington fu sconfessato dal governo britannico, che non gradiva un indebolimento dell'impero Ottomano. Navarino fu forse la sola vittoria che la Royal Navy non volle celebrare.

I Greci, invece, approfittarono dell'occasione per sguinzagliare i loro corsari, col
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Sir Edward Codrington
pretesto di un diritto di ispezione su tutte le navi europee che passavano a tiro. Si videro così mercantili inglesi o francesi catturati nel momento stesso in cui i loro compatrioti si battevano a Navarino per l'indipendenza greca. Codrington, richiamato nel suo paese, cadde in disgrazia. Disgrazia breve, peraltro: in seguito gli sarebbe stato affidato il comando della Channel Flett. In Francia, de Rigny fu promosso vice ammiraglio e nominato comandante della Marina, della quale sarà poi ministro sotto Luigi Filippo. La Russia assegnò ai tre ammiragli alleati la Croce di San Giorgio, promuovendo Lazarev contrammiraglio. All'Azov fu concessa una decorazione di nuova costituzione, il vessillo di San Giorgio. Secondo la tradizione, questa decorazione poteva essere trasmessa ad altre navi così chiamate in onore dell'Azov.
Il successo navale delle squadre alleate permise l'affermazione dell'indipendenza greca, ma nello stesso tempo rese evidente la tendenza russa ad espandersi nel Mediterraneo, cosa non gradita dalle altre potenze europee. Nello stesso mese degli eventi di Navarrino, la Russia dichiarò guerra alla Turchia: le sue navi bloccarono i Dardanelli, il Bosforo e i porti del mar Nero, mentre le sue cannoniere operavano sul Danubio. Per contenere l'impeto offensivo russo, Gran Bretagna e Francia intervennero a loro volta contro la Turchia, costringendola rapidamente a negoziati di pace prima che i russi raggiungessero Costantinopoli. Le potenze vincitrici imposero all'impero Ottomano il trattato di Adrianopoli (14 settembre 1829) che sancì l'indipendenza della Grecia e garantì alle navi russe il passaggio dal mar Nero al Mediterraneo attraverso i Dardanelli.
Il ministro degli esteri russo Ioannis Kapodistrias, di origini greche, rientrò in patria divenendo presidente della neonata repubblica.
BIBLIOGRAFIA
  • Venticinque secoli di guerra sul mare. Da Salamina a Midway, di J. Mordal - Mursia
  • Storia della Marina, vol. 1 Da Trafalgar a Tsushima: 1805-1905, di AA. VV. - Fabbri Editore