A partire dal XV secolo l'arrivo dei coloni lusitani provocò radicali trasformazioni nelle strutture sociali delle tribù locali. La regione fu trasformata in uno tra i più fiorenti mercati per la tratta degli schiavi diretti in Brasile.
L'Angola e i Portoghesi
di MARCO CRESTANI
La prima rappresentazione dell'Angola su una carta geografica risale solo al 1591, in una tavola disegnata e pubblicata a Roma dal vicentino Filippo Pigafetta, ingegnere, scrittore e diplomatico di papa Sisto V. L'Angola è stato a lungo raccontato come terra di tesori, di ineffabili rovine archeologiche, di regine orgogliose - come la leggendaria Ginga Bandi -, di genti bellicose - Jagas e Bailundos - che procacciavano schiavi ai Portoghesi per le piantagioni del Brasile, di savane, foreste e deserti, di fauna varia e numerosa, di patrimoni d'avorio e di pelli che attiravano cacciatori e bracconieri, di miniere di diamanti e oro capaci di sedurre sognatori e furfanti.
L'interno del Paese è caratterizzato da una fascia di altopiani larga fino a 500 chilometri, coperti di savana, mentre nella provincia settentrionale di Cuanza-Norte sono presenti foreste tropicali. Il più esteso degli altopiani angolani è l'aspro altopiano del Bié, che occupa circa i due terzi del territorio angolano, con un'altitudine media di 1300 metri. A ovest del Bié, nella parte centrale del Paese, si trovano alcune catene montuose (Serra do Chilengue, Serra do Humbe) dove s'innalza la cima più alta dell'Angola, il Morro de Moco (2.620 metri). Da queste montagne nascono i più importanti fiumi angolani, tra i quali il Kwanza e il Cunene, che sfociano nell'Oceano Atlantico, il Kwango, che confluisce a nord nel fiume Congo e, infine, il Kwando e il Kubango (nome con cui è chiamato in Angola l'Okavango), che raggiungono le paludi dell'Okavango, nel Botswana settentrionale. Nella zona dell'altopiano centrale si trova Huambo, capoluogo della provincia omonima e seconda città più popolosa del Paese. Sul lato orientale, verso l'interno del continente africano gli altipiani scendono dolcemente verso il bacino dell'Alto Zambesi, caratterizzato da vaste savane.

I primi abitanti dell'odierno territorio dell'Angola erano cacciatori e raccoglitori dell'etnia
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La regina Ginga Bandi incontra gli inviati portoghesi nel 1624.
Khoisan (noti a noi europei con il nome di Boscimani). Durante il I millennio d.C. i Bantu, originari delle foreste umide della Nigeria e del Camerun, si spostarono in gruppi nelle zone circostanti dando origine a nuovi regni, tra cui quello del Congo, di cui gli Angolani furono sudditi. Nel XIV secolo nacque l'impero Bantu del Manikongo.
Sul finire il XV secolo una flotta portoghese, guidata da Diogo Cão, raggiunse le coste angolane. Prese così il via un processo di colonizzazione attuato attraverso una progressiva occupazione militare delle zone più interne del Paese. I Portoghesi si stabilirono definitivamente nella zona nel 1560 con P. Dias de Novais. Tuttavia, i vari regni presenti nel Paese si opposero tenacemente all'occupazione straniera fino alla metà del XVIII secolo.
La regione fu trasformata in uno tra i più fiorenti mercati per la tratta degli schiavi diretti verso il Brasile. Gli schiavi furono inizialmente reperiti lungo le coste dai trafficanti europei, mentre in seguito furono le etnie già entrate in contatto con i colonizzatori, per non subire le deportazioni, a procurare altri schiavi tra i popoli dell'entroterra. Le guerre e la schiavitù ridussero la popolazione angolana da 18 milioni nel 1450 a solo 8 milioni nel 1850.
Le rotte commerciali più importanti tra Angola e Portogallo, partivano dal porto di Luanda, di Lobito e Benguela, e risalivano verso Lisbona.
Dall'apparizione dei Portoghesi sullo scenario angolano, il sistema mercantile della regione subì un profondo cambiamento. I Bakongo e gli Umbundu, partner commerciali dei Portoghesi, oltre a fornire schiavi si dedicarono anche al reperimento di avorio e di gomma, sui sentieri impervi "do mato", dove i Portoghesi non si avventuravano. Di conseguenza, anche le popolazioni angolane che vivevano all'interno, pur non avendo rapporti diretti con gli occupanti portoghesi, subirono i contraccolpi di queste attività.

Alla fine del XVIII secolo, con l'intensificarsi della penetrazione coloniale e con lo sviluppo di nuovi porti commerciali i "bianchi" videro nell'Angola un'illimitata fonte di materie prime (avorio, gomma, spezie, schiavi) a basso costo, indispensabili per l'industria europea e per le piantagioni brasiliane. L'attenzione era rivolta verso lo sfruttamento delle materie prime e non alla loro trasformazione, che veniva fatta invece in Europa. I prodotti trasformati rientravano in Africa nei negozi dei coloni ed erano poi venduti alla popolazione locale, che in questo modo era costretta ad entrare nel sistema monetario come salariato a basso costo delle fazenda.
Nel XIX secolo la competizione per le risorse e i mercati africani scatenò la corsa alla divisione del continente in aree di occupazione esclusiva. L'amministrazione coloniale portoghese, adottando l'indirect rule (una forma di dispotismo indiretto), entrò in contatto con i Soba angolani: con loro furono stabiliti dei trattati e quando ciò non fu possibile i loro territori furono occupati con la forza. In tal modo venne consolidato il dominio coloniale portoghese, basato sul monopolio del commercio attraverso pombeiros (fornitori di schiavi) e funantes (mercanti portoghesi) e sulla costruzione di lojas (botteghe) anche all'interno.
I Portoghesi introdussero tra la popolazione cambiamenti sociali e culturali finalizzati a rendere produttivo il sistema di sfruttamento economico e a migliorare il controllo sulla popolazione. Gli amministratori coloniali erano convinti di migliorare le condizioni di vita delle popolazioni locali. Vennero così inaugurate scuole, ferrovie e opere sociali che diedero lustro a questa provincia dell'Africa portoghese.
I movimenti di opposizione ritenevano invece assai difficile che gli Angolani sfruttati e soggiogati potessero trarne qualche beneficio. Da un'attenta analisi delle diverse realtà coloniali, si può osservare che non tutti i gruppi sociali subirono gli stessi effetti. I meticci, in particolare, ricoprirono un ruolo particolare.

I Portoghesi che avevano lasciato le loro famiglie nella metropoli europee iniziarono a unirsi con le donne angolane. Le donne del posto ambivano a sposare un "bianco" e
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Schiavi su una nave diretta in Brasile
ritenevano un fatto socialmente rilevante avere dei figli meticci. I Portoghesi, d'altra parte, giustificavano questo fatto ideologicamente, con il lusitanismo, che tendeva a costruire una nazione legata al Portogallo anche dal punto di vista razziale.
È da notare che la maggior parte dei "bianchi" provenivano dai ceti sociali più bassi. I Portoghesi che popolavano la colonia erano ex galeotti deportati, a cui veniva offerta la possibilità di riscattarsi colonizzando terre lontane dalla madre patria in regime di semilibertà. Il Portogallo aveva bisogno di popolare con genti europee le terre che conquistava: i coloni venivano quindi inviati all'interno per seguire i commerci o divenivano dei soldati in caso di necessità. Nelle colonie arrivavano ladri, disoccupati, avventurieri e uomini ridotti alla miseria che non avevano alcuna attitudine al lavoro. Il governo portoghese popolò così i nuovi insediamenti con personaggi violenti e di pochi scrupoli. Molti di loro erano forzati che pur di non marcire nelle prigioni portoghesi accettavano di essere deportati nelle colonie a loro rischio e pericolo. Alcuni finivano per morire di malaria e di fame, altri invece sopravvivevano e si radicavano in mezzo alle popolazioni, spesso fatte oggetto di violenze e sopraffazioni. Non potendo più tornare in Portogallo, ai cosiddetti degregados non rimaneva che unirsi alle donne del posto.
Questa ipotesi potrebbe spiegare il grande numero di meticci presenti nella colonia. I meticci, malvisti dalla popolazione locale, che li vedeva come figli dei coloni, erano legati soprattutto ai "bianchi". Con loro si rapportavano senza quei pregiudizi che li dividevano dai "neri". I meticci divennero così uno strato sociale intermedio che faceva da cuscinetto con la popolazione nera. Avevano un ruolo di collegamento con i coloni che poco si fidavano dei "neri" . Vivendo vicino ai "bianchi", spesso si arricchivano e in certi casi ebbero il privilegio di seguire il padre in Portogallo. Accedevano all'istruzione scolastica e talvolta occupavano posti influenti, come amministratori e capi posto in sostituzione dei "bianchi".

Con la politica del contrato nei territori dell'interno si formarono insediamenti occupati interamente da contratados provenienti da etnie del sud.
Gli Umbundu e i Bailundo furono deportati nelle fazende di caffè coltivato dai Portoghesi a Uije, Sanza Pombo, Mbanza Kongo. Gli Umbundu non si mescolavano facilmente con i Bakongo, appena potevano facevano ritorno nel sud, a Huambo, Andulo, Benguela. Molti però non avevano mezzi per sostenere un viaggio così lungo e finirono per rimanere in insediamenti aperti dai Portoghesi nelle vicinanze della fazenda. Anche dopo l'indipendenza rimasero isolati dai Bakongo, che impararono a tollerarli.
Le loro tecniche di coltivazione erano superiori a quelle dei Bakongo, sapevano far uso del concime, alternavano i prodotti da seminare con la rotazione dei terreni, aravano servendosi dei buoi. I loro orti erano ben curati e sapevano sfruttare il terreno fertile vicino ai fiumi e alle paludi. Vivevano stabilmente nei loro villaggi, si differenziavano nel modo di costruire le capanne, parlavano umbundu e raramente si univano a donne bakongo.
BIBLIOGRAFIA
  • Historical dictionary of Angola, di W.M. James e S. Herlin Broadhead - Scarecrow Press, Lanham 2004;
  • Quando due elefanti lottano è l'erba che soffre: strategie e conflitti nell'Africa subsahariana, di G. Pagliani - Franco Angeli, 2000
  • Nella regione dei laghi equatoriali, di M. Piscicelli e L. Pierro - Napoli 1913.