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Intrigo tra Washington e Rio
di ALESSANDRO FRIGERIO
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Due valigie di dollari. Diplomazia in guerra, di Roberto Ducci - Le Lettere, Firenze 2009, pp. 86, euro 9,00
Un intrigo internazionale con la suspense della spy-story. Interno giorno: un giovane funzionario dell'ambasciata italiana a Washington viene incaricato di trasferire segretamente tre milioni di dollari a Rio de Janeiro. Il denaro, rigorosamente in contanti, è racchiuso in due valige. Il compito si presenta difficile perché i servizi segreti statunitensi probabilmente sono a conoscenza della missione. La sceneggiatura si svolge in treno, con l'apparizione di personaggi più o meno loschi, fino in Florida, quindi in nave, dal Mar dei Caraibi alle coste del Sudamerica, con il timore di una possibile intercettazione da parte di unità inglesi. E poi la tentazione del denaro, capace di provocare crisi di coscienza anche nel funzionario più integerrimo.
Avrebbe potuto offrire più di uno spunto ad Alfred Hitchcock questa storia vera, vissuta in prima persona - e narrata con ritmo avventuroso e incalzante - da Roberto Ducci, allora ventiseienne brillante speranza del corpo consolare. In sé, infatti, è una vicenda minore della diplomazia italiana nel periodo compreso tra l'ingresso in guerra del giugno 1940 e l'intervento statunitense dell'anno successivo. Ma nella sua specificità riesce a rendere le tensioni e i colori di un'epoca in cui la storia del conflitto era ancora in divenire. E offre un'immagine nuova e attiva della nostra diplomazia, capace di operare efficacemente anche al di fuori degli stretti ambiti istituzionali. Scrive Francesco Perfetti nella prefazione: «Dopo l'intervento italiano, nel giugno 1940, l'eventualità che Roosevelt fosse intenzionato a rompere gli indugi, superando le tradizionali resistenze isolazionistiche, e a portare il proprio paese in guerra, diventava sempre più concreta. [...] Di fronte a questa eventualità, l'Italia si trovò a dover affrontare, sia pure in via preventiva, il problema di mantenere i contatti con l'America Latina, a essa e alla sua cultura tradizionalmente legata, e di assicurare alle missioni diplomatiche italiane nel centro e nel sud dell'America i fondi necessari per il loro funzionamento e la loro sussistenza, fondi che, fino ad allora, transitavano attraverso gli Stati Uniti, ma che, prevedibilmente, in caso di allargamento del conflitto sarebbe stato difficile reperire».
Non sveliamo la conclusione della vicenda. Aggiungiamo solo che, terminato il conflitto, Ducci parteciperà alla Conferenza di pace e continuerà la sua carriera come ambasciatore a Helsinki, Belgrado, Vienna e Londra, oltre ad occupare la carica di Direttore politico del Ministero degli Esteri. Invano tenterà di dare alle stampe il racconto di quella sua lontana avventura. Che vede quindi la luce per la prima volta soltanto oggi, a quasi settant'anni dagli eventi.
L'Italia nella costruzione europea. Un bilancio storico (1957-2007), di P. Craveri e A. Varsori - Franco Angeli Edizioni, Milano 2009, pp. 512, euro 45,00
Sebbene esistano studi su aspetti specifici del ruolo italiano nella costruzione europea, manca un'analisi che prenda in considerazione le varie dimensioni in cui si è inserita la scelta europea dell'Italia. Il volume, ricco di fonti inedite, affronta i seguenti temi: l'Italia e la dimensione politica internazionale della costruzione europea, il ruolo italiano nelle istituzioni e nelle politiche europee, l'Italia in Europa nella percezione dei partner europei.
Chi scriverà la nostra storia? L'archivio ritrovato del ghetto di Varsavia, di S.D. Kassow - Mondadori, Milano 2009, pp. 560, euro 26,00
Di fronte alla morte imminente ci fu chi intuì, con incredibile lucidità, quello che sarebbe stato il perverso effetto del genocidio: il "dopo" avrebbe cancellato il "prima", l'orrore avrebbe divorato anche la storia e le biografie di coloro che sarebbero stati ricordati solo come "vittime ", confermando così definitivamente la prospettiva prefigurata dai persecutori.
A smascherare questo diabolico disegno dedicarono le loro ultime energie un gruppo di uomini e donne del ghetto di Varsavia che contribuirono alla realizzazione dell'Oyneg Shabes, un archivio segreto creato nel 1940 dallo storico Emanuel Ringelblum. Persone molto diverse tra loro per cultura ed estrazione sociale, fiaccate dalla fame e dalle malattie, colpite in modo atroce negli affetti e tormentate da domande senza risposta, collaborarono alla raccolta di ogni genere di testimonianza che documentasse in dettaglio non solo le disumane condizioni di vita imposte dalle forze di occupazione tedesche, ma anche la disperata lotta combattuta dagli ebrei per continuare a vivere.
Protagonista assoluto di queste carte, che vennero sepolte in bidoni e scatole di latta in due momenti diversi (agosto 1942 e febbraio 1943) affinché non cadessero nelle mani dei carnefici e poi faticosamente ritrovate nel dopoguerra, è il ghetto, raccontato e analizzato con eroica onestà in tutti i suoi aspetti: la difesa a oltranza della dignità personale, i gesti di solidarietà e di coraggio, l'organizzazione della resistenza armata, ma anche gli abissi di miseria morale e materiale, il tradimento degli amici, la collusione con il nemico. Ed è proprio la varietà e il concentrato di valori e umori di questo inferno claustrofobico, concepito e gestito come un mostruoso esperimento di laboratorio da condurre sulla carne viva di uomini e donne, vecchi e bambini, che apre la via alla comprensione della lunga e complessa storia che l'ha preceduto.
Attentato alla Fiera. Milano 1928, di C. Giacchin - Mursia, Milano 2009, pp. 282, euro 16,00
Il 12 aprile 1928 tra la folla che aspetta Vittorio Emanuele III in visita a Milano per inaugurare la Fiera esplode una bomba: venti morti e quaranta feriti il tragico conto dell'attentato. Per quindici anni i vari corpi di polizia indagheranno senza risultato. Attorno alle inchieste si muove un sottobosco di spie, informatori e traditori, uomini dello Stato e ambigui antifascisti, fascisti estremisti e gerarchi corrotti. La strage provoca una lunga scia di arresti e di brutalità, rivelando uno dei lati più oscuri del potere fascista. Ma mostrerà anche insospettabili spazi di indipendenza e di coraggio investigativo, slanci di generosità e di dirittura morale. Attraverso un lungo lavoro di ricerca d'archivio e di paziente ricostruzione degli avvenimenti, l'Autore ripercorre la storia delle varie indagini e dei protagonisti facendo luce su una vicenda ancora avvolta nel mistero.
Un souvenir de Solferino, di H.J. Dunant, a cura di C. Cipolla e P. Vanni - Franco Angeli Edizioni, Milano 2009, pp. 320, euro 18,00
L'opera di Dunant, presentata in una nuova edizione critica, è la pietra miliare della nascita della Croce Rossa Internazionale. Il Souvenir narra la battaglia combattuta il 24 giugno 1859 fra l'esercito franco-sardo e quello austriaco, passata alla storia come battaglia di Solferino e San Martino. Dalle sue pagine emerge un drammatico appello all'umanità a favore della fratellanza, dei più deboli, dei feriti e dei morti che la società produce "volontariamente" con le proprie opzioni politiche.
Soldati e ufficiali. L'esercito italiano dal Risorgimento a oggi, di G. Oliva - Mondadori, Milano 2009, pp. 344, euro 20,00
Dal 4 maggio 1861, giorno in cui nasce ufficialmente l'esercito italiano, al 1° gennaio 2005, che segna la fine della coscrizione obbligatoria, trascorrono quasi centocinquant'anni in cui la storia dell'esercito coincide in larga parte con la storia stessa dell'Italia. Storia di interventi d'ordine pubblico, quando i reggimenti di fanti e bersaglieri dell'età liberale sono "il filo di ferro che tiene insieme la nazione dopo averla unita"; storia di ambizioni coloniali nell'Africa Orientale, in Libia, in Albania; storia drammatica di guerre, sul Carso, sull'altopiano di Asiago, sul Piave, nel deserto di el-Alamein, nelle steppe gelide del Don; di strategie nucleari e di contrapposizioni tra blocchi negli anni della Guerra fredda e, più recentemente, di missioni all'estero, dal Libano alla Somalia, dall'Iraq all'Afghanistan.
Ma anche, naturalmente, storia dell'esercito in tempo di pace: i riti della coscrizione, le simulazioni davanti ai consigli di leva, le grandi parate in occasione delle feste nazionali, i raduni delle associazioni d'arma, le caratteristiche peculiari dei diversi corpi militari (la fermezza degli alpini, l'eleganza dei cavalieri, la potenza dell'artiglieria, l'aggressività degli arditi, la competenza tecnologica del genio), le canzoni del consenso e del dissenso.
Attraverso un originale percorso di ricerca - le fonti spaziano dagli archivi all'innodia popolare, alla letteratura - Gianni Oliva ripercorre le vicende del nostro esercito cogliendone insieme l'evoluzione organizzativa e dottrinale, l'impiego bellico e l'impatto sull'immaginario collettivo.
Il secco e l'umido. Una breve incursione in territorio fascista, di J. Littel - Einaudi, Torino 2009, pp. 122, euro 18,00
«Qualche precisazione. Questo testo è stato scritto nel 2002, mentre facevo ricerche per un altro libro, poi pubblicato. È nato dall'incontro fra le tesi di uno studioso tedesco brillante e fuori dagli schemi, Klaus Theweleit, e l'opera di un fascista belga, Léon Degrelle, in cui il gioco delle immagini e della lingua fa emergere la struttura stessa del pensiero del suo autore.
Poiché il testo è scritto in francese, ho potuto tentare un'analisi più approfondita di alcune intuizioni; effettuare una verifica sperimentale di una particolare teoria del fascismo, proposta appunto da Theweleit. Una teoria che, come si potrà vedere, contiene la sua parte di verità, così come altre linee di pensiero che del resto ho avuto modo di esplorare, ampie vie maestre, semplici sgrossature, vicoli ciechi o rapide incursioni nell'oscurità, che quella teoria incrocia senza mai ricalcarle. L'argomento è infatti tale che, per quanto rigorosamente si cerchi di delimitarlo, sfugge sempre per qualche suo aspetto; sempre le sue profondità, messe a nudo, nasconderanno altre profondità insospettate, e talvolta ripiegate su se stesse, a formare un'unica superficie liscia, piatta, banale, ma sempre pronta a cedere di nuovo sotto i piedi di chi vi si avventura».
La cartiera della morte. Mignagola 1945, di A. Serena - Mursia, Milano 2009, pp. 242, euro 17,00
Tra aprile e maggio del 1945, la zona della provincia di Treviso con epicentro la cartiera Burgo di Mignagola di Carbonera fu teatro di uno dei più feroci massacri attuati da elementi partigiani nel corso della guerra civile. Delle vittime - fascisti rastrellati nella zona e civili uccisi per motivi di vendetta e rapina - solo un centinaio furono riconosciute perché quasi tutti i corpi, come dichiareranno diversi testimoni a guerra finita, furono gettati nelle acque del fiume Sile, bruciati nei forni della cartiera o sciolti nell'acido. Le maggiori efferatezze avvennero all'interno della cartiera, dove imperava Gino Simionato, detto «Falco». Il processo ai responsabili, celebrato a Treviso nell'estate del 1954, dopo aver appurato i fatti criminosi e gli autori degli stessi, si concluse col «non doversi procedere a carico degli imputati in ordine ai reati rubricati, perché estinti per effetto di amnistia».