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Mazziniano, scrittore, eletto in Parlamento nelle file dell'estrema sinistra tra il 1861 e il 1882, Petruccelli Della Gattina incarnò l'immagine degli ideali libertari del XIX secolo. Si oppose alla sudditanza alla Francia di Napoleone III, contestò «la preponderanza cattolica» in Italia e nel 1871 combattè per la Comune parigina.
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Ferdinando Petruccelli Della Gattina, patriota e giornalista
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Nato a Moliterno, in Basilicata, il 28 agosto 1815 dal medico Luigi e dalla gentildonna Maria Antonia Piccininni, grazie allo zio paterno abate, medico e professore, Ferdinando Petruccelli compì gli studi di medicina a Napoli, conseguendo la laurea nel 1836. Iscritto alla Giovine Italia, partecipò attivamente alla lotta risorgimentale e venne spesso imprigionato.
Nel 1841, a 26 anni pubblicò il suo primo romanzo storico in tre volumi, Malina da Taranto, improntato alla storia di Giovanna II, e nel 1847 ne pubblicò un secondo dal titolo Ildebrando, ristampato col titolo Il re dei re. Nel febbraio 1848 fondò a Napoli il giornale "Mondo vecchio e mondo nuovo".
Eletto deputato al Parlamento napoletano per il distretto di Melfi nel 1848, fu tra coloro che firmarono la famosa protesta contro i Borboni redatta da Pasquale Stanislao Mancini. Il 15 maggio fu tra gli organizzatori dei moti in piazza e della resistenza sulle barricate di via Toledo. Fallita la rivoluzione si diede alla macchia e, l'8 settembre 1849, fuggì in Francia.
Processato in contumacia, venne condannato alla pena di morte e alla confisca dei beni. Tra le proprietà confiscate anche il fondo "Gattina", sito in agro di Moliterno sulla strada che conduceva a Tramutola. Fu a questo punto che il Petruccelli, sia per protesta sia per distinguersi dagli altri suoi parenti anch'essi condannati politici, volle aggiungere al proprio cognome l'appellativo di "Gattina".
Stette in esilio per 11 anni, passando da Parigi a Londra, viaggiando tra le principali città europee e dell'America del Nord, svolgendo la sua attività di medico e di scrittore. In questo periodo collaborò a importanti giornali francesi, belgi e inglesi, pubblicando molti libri e corrispondenze. A causa della sua partecipazione alle barricate di Parigi del 1851 venne espulso per la prima volta dal suolo francese, riparando a Londra dove si mise in contatto con Mazzini.
Ritornato in Italia, venne eletto al nuovo Parlamento nazionale il 27 gennaio 1861 (VIII legislatura) per il collegio di Brienza. Rimase alla Camera sino al 1865 sedendo all'estrema sinistra. Non approvò la formula «Vittorio Emanuele II re d'Italia per grazia di Dio», né quella di Cavour «Libera Chiesa in libero Stato», opponendosi nel 1864 alla Convenzione di settembre.
Famosa una sua interpellanza, presentata alla Camera nel luglio del 1862, sulla politica estera del governo verso la Francia di Napoleone III che definì, con una delle sue originalissime battute, «politica da ciambellani, (.) politica di riconoscenza, e poi riconoscenza, e sempre riconoscenza». La politica che invece si sarebbe dovuto seguire era: «Fare la guerra alla preponderanza cattolica nel mondo per tutto, con tutti i mezzi; combattere la preponderanza della Francia in Europa con tutti, e con tutti i mezzi». Era tempo - precisò il 26 novembre 1862 - che si ponesse fine alla leggenda della grande amicizia dell'imperatore francese verso l'Italia: «Per dieci anni Napoleone III è tratto a' capelli ora da una parte, ora da un'altra, e da dieci anni egli fa ora un passo verso di noi, ora due verso il Papa; tentenna, bilancia, esita». Era assurdo, secondo lui, che si continuasse a sperare nel sovrano francese. Il governo doveva, invece, prendere una nuova strada per la soluzione del problema romano e, in questo, caso avrebbe avuto il suo voto favorevole.
Ripresentatosi nel 1870 nel collegio di Acerenza, la sua elezione non venne convalidata. Ritornato a Parigi per la guerra Franco-Prussiana del 1870, fu di nuovo sulle barricate da cui spedì corrispondenze a vari giornali. Espulso nuovamente, nell'agosto del 1871 prese alloggio a Napoli dove, nel marzo del 1873, venne colpito da paralisi parziale che lo costrinse a dettare i suoi lavori alla moglie, Maude Paley Baronet, anch'essa scrittrice.
Dal 1874 al 1882 fu deputato del collegio di Teggiano (Salerno). Sedette ancora sui banchi dell'estrema sinistra ma non si iscrisse mai ad alcun gruppo parlamentare. Ritornato a Parigi, il 29 marzo 1890, mezzo paralitico e mezzo cieco, come egli stesso affermò, morì in ristrettezze economiche, lasciando una grande mole di pubblicazioni.
Oltre ai romanzi citati, ricordiamo Il sorbetto della regina, Il re prega, Le larve di Parigi, I pinzoccheri, I suicidii di Parigi, Giorgione, Imparia, Notti degli emigrati a Londra, Le Memorie di Giuda. Molti anche gli scritti storici. Oltre alla Storia dei Borboni di Napoli, scritta in collaborazione con Alessandro Dumas, si citano: La rivoluzione di Napoli del 1848 (1850), Storia arcana del pontificato dei Leone XII, Gregorio XVI e Pio IX (1862), Storia diplomatica dei Concili (1864), Il conte di Saint-Crist, Storia del Congresso di Vienna, Storia della Idea italiana dall'anno 665 di Roma al 1870 (1882), Storia d'Italia dal 1866 al 1880 (1881). Molto note altre due opere, I moribondi del palazzo Carignano (1862) e I fattori e malfattori della politica europea contemporanea (1881), nelle quali tratteggiava i profili di importanti uomini politici italiani ed europei. Nel 1884 pubblicò le sue Memorie di un ex deputato.
Morendo chiese alla moglie di essere cremato e di spargere le sue ceneri sul suolo inglese dove, egli disse, «Se nascerò pianta, son sicuro di esser ben coltivata; se uomo, di trovar rispetto e protezione; se bestia, avrò carezze e considerazioni del comitato che le garantisce»
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BIBLIOGRAFIA
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Storia del Parlamento Italiano, di AA.VV., vol. V - Flaccovio, Palermo 1968
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I grandi lucani nella storia della nuova Italia, di S. Cilibrizzi - Conte Editore, Napoli s.d. (ma 1956)
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Saggio di biblioteca basilicatese, di G. Gattini - La Scintilla, Matera 1908 (ristampa di Arnaldo Forni Editore, 1978)
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Ferdinando Petruccelli Della Gattina, di F. Santoro, in "La Basilicata nel Mondo", a. I, n.1, luglio-agosto 1924
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Inviato di guerra. Petruccelli Della Gattina, grande giornalista lucano dell'800, di M. Strazza, in "Il Balcone del Conte", 20 aprile 2007
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