Addio a uno dei grandi del fumetto italiano
ORA JACOVITTI
FARÀ’ RIDERE
ANCHE
IL PADRETERNO


Nelle sue vignette e nelle vicende dei suoi strampalati e assurdi personaggi c’era l’umorismo allo stato puro

di SANDRO CHITI

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Qui sopra e sotto la riproduzione
di due raccolte jacovittiane
Il 3 dicembre 1997 deve essere successo qualche pasticcio in Paradiso. Per favore, non accusateci di essere blasfemi; lo sappiamo bene che il Paradiso è per definizione perfetto. Ma crediamo che sia stato impossibile anche al Padreterno restare del tutto indifferente all'arrivo nel Regno dei Cieli di un personaggio scoppiettante, vorticoso, inesauribile come Benito Jacovitti. Aveva solo settantaquattro anni. Troppo presto per lasciarci. Ci dicono che è morto in una clinica romana, c'è tanto di certificato medico, in fondo sembra tutto regolare... Ma noi non ci crediamo, assolutamente non ci crediamo. Jacovitti non fa parte dei personaggi che "muoiono". Se adesso si è voluto trasferire Lassù, beh, avrà avuto i suoi motivi. Ma noi, la generazione che da bambini attendeva con ansia il giovedì e sollecitava il papà a comprare "Il Giorno" per leggere le avventure di Cocco Bill nel supplemento per i ragazzi, noi non ci facciamo ingannare. E se parliamo di Jacovitti, non è per stendere un necrologio, ma solo per ricordare un grande amico che per ragioni tecniche non ci divertirà più con i suoi fumetti.
"Il Giorno dei Ragazzi": sinceramente di quel glorioso supplemento non ricordiamo altro che le pagine delle storie di quell'incredibile eroe di un West altrettanto incredibile. Cocco Bill che entra nel saloon e ordina una doppia camomilla, sparando con indifferenza nelle gengive del cattivo di turno che lo schernisce; Cocco Bill che fa sbollire gli intenti bellicosi del grande capo indiano Salame Rancido, colpendolo in testa, appunto, con un enorme salame; Cocco Bill che, come tutti gli eroi che si rispettino, punisce i cattivi e fa trionfare la giustizia con due pistole che non si scaricano mai, neanche nel duello col temibilissimo killer Peter Zing, specialista nello sputo interdentale (che faceva "zing"), ben più micidiale delle pallottole. E potremmo andare avanti ricordando mille avventure del nasutissimo eroe. Ma faremmo un torto a Jacovitti perché, se è vero che Cocco Bill fu il personaggio che lo fece "sfondare", è altrettanto vero che la sua capacità di sfornare personaggi a getto continuo era eccezionale.
L'INVENZIONE DEI 3P Benito Jacovitti nasce in quel di Termoli nell'anno 1923, si trasferisce bambino a Firenze e lì inizia, quindicenne, la sua carriera, collaborando con una oscura casa editrice di Torino, la Taurinia. Fa disegni seri (sembra incredibile!) per illustrare le "Cinque giornate di Milano". Peccatuccio di gioventù: la vena umoristica è troppo forte in lui, e troverà la sua prima espressione (divenendo poi una dilagante piena) l'anno dopo sull'indimenticabile "Vittorioso", settimanale a fumetti dell’epoca. E' qui che vedono la luce i "3P", Pippo, Pertica e Palla, tre amici inseparabili che vivono assieme le più mirabolanti avventure. Sono storie, tutto sommato, che hanno sempre un fondo moralistico. Pippo è il ragazzino saggio, generoso, leale, che si impone sul pavido ciccione (Palla) e sull'iracondo e infantile magrone (Pertica), portando sempre il trio all'immancabile vittoria. Ma pur in questa atmosfera un po' deamicisiana, legata anche agli anni in cui il nostro, giovanissimo, muoveva i primi passi da fumettista, esplode l'inconfondibile personalità di Jacovitti, insofferente di ogni schema e di ogni logica troppo rigida, sia nel disegno che nelle trame e nei personaggi. Le vignette dei 3P, in cui già compaiono salami, vermi con cappello che osservano perplessi, ossa, lische di pesce, si popolano anche di altri personaggi, comprimari fino a un certo punto. Come non ricordare la Signora Carlomagno, di età incerta, ma comunque molto vicina ai cento anni, specialista nello sparare pugni che atterrano anche un orso? E Cip, l'arcipoliziotto? Piccolo, sempre accigliato, arriva regolarmente "dopo" sul luogo del delitto col suo assistente, Gallina, e, a cose fatte, la sua frase abituale è "lo supponevo!". Come tutti i poliziotti che si rispettino, Cip ha un criminale a cui dà la caccia da sempre, e che non riesce mai ad arrestare: Zagar, ladro vestito completamente di nero, che riesce però difficile definire come "incarnazione del male". Perchè una definizione è già un inquadramento, e come si fa ad inquadrare un personaggio di Jacovitti?
CREATIVITA' ECCEZIONALE Cocco Bill nascerà nel 1956 e sarà la rampa di lancio per mandare in orbita lo straripante disegnatore. Diciamo straripante non solo perché in quegli anni Jacovitti inizia ad assumere un profilo alla Gino Bramieri anni sessanta, ma perché è la sua vena creativa che straripa, divenendo, come dicevamo sopra, una piena dilagante. Jacovitti non si attarda mai in profonde ricerche di carattere dei suoi personaggi; ama di più crearne a getto continuo, vuole divertirsi e divertirci, e ora lo può fare comodamente, perché il successo del "Giorno dei Ragazzi" gli apre le porte del Corriere dei Piccoli, del Corriere dei Ragazzi e di quotidiani, settimanali, diari scolastici, libri. Il suo disegno inconfondibile entra anche in pubblicità, il suo umorismo bislacco e forse un po' rozzo si sublima in tavole sempre più affollate, dove non si trova un millimetro quadrato libero e dove è difficile trovare un particolare che non abbia qualche caratteristica strampalata. Di personaggi Jacovitti ne avrà creati un buon centinaio. Qui ricordiamone almeno alcuni: Oltre ai già citati 3P, a Cip e Gallina, alla signora Carlomagno, a Cocco Bill, ecco Tex Revolver (predecessore di Cocco Bill) e la sceriffa Genoveffa (che nelle fondine anzichè le Colt porta due mattarelli), Carmelona Tritatonni, Gionni Peppe, Capitan Pim, Chicchirichì, Tom Ficcanaso, Jack Mandolino, Giorgio Giorgio detto Giorgio, Baby Tarallo, Johnny Galassia, Zorry Kid, con i suoi eterni nemici, Don Pedro Magnapoco (che ha una figlia scema che si chiama Alonza Alonza) e il capitano Perfidio Malandero, Fra Caramba, eccetera, eccetera, eccetera.
jacov3.jpg (30330 byte)VIGNETTE PAZZE Le tavole di Jacovitti diventano sempre più affollate, non solo perchè il nostro é appunto di una prolificità inarrestabile, ma perché sembra che non gli basti mai lo spazio per esprimere tutte le strampalerie che di certo gli vengono in mente mentre disegna altre strampalerie. E così le tavole di Zorry Kid, tanto per fare un esempio, vengono corredate di una striscia supplementare, in testa o in calce, dove compaiono vignette che nulla hanno a che fare con la storia principale. Esempio: mentre vediamo il Capitano Malandero a rapporto dal governatore della California, Don Pedro Magnapoco (che ha appena imposto una vessatoria tassa sulle dentiere e sta impartendo i soliti e inutili ordini di arresto per Zorry Kid), se alziamo gli occhi troviamo una vignetta dove è disegnato un piede che spunta da una gamba biforcuta; la didascalia dice: "piede pirlipon. S'attruga spesso nei bistronghi tarlatanati". Sfidiamo qualsiasi dottissimo critico del fumetto a trovare i profondi e reconditi messaggi contenuti in tutto ciò. Già, perché è proprio per questo che saremo sempre grati a Benito Jacovitti: ha saputo farci divertire. In un'epoca che diventava sempre più musona e grigia, egli ha fatto irruzione con la delicatezza di un panzer, è venuto a portarci il buonumore, la risata bislacca, il gusto di essere svincolati da ogni logica. Non ha mai avuto la pretesa di insegnarci qualcosa, e in questo modo ci ha dato un grande insegnamento: divertirsi e far divertire gli altri fa bene, fa un gran bene. Il disegno di Jacovitti è troppo personale per poter essere imitato, e infatti tutti quelli che hanno tentato di scimmiottarlo sono caduti miseramente, così come è impossibile imitare il suo umorismo, perché è totalmente suo. Ma soprattutto (e lo diciamo con compiacimento) sono sempre miseramente caduti tutti quei "critici" afflitti da una malattia che fino a qualche anno fa aveva carattere epidemico: la "classificomania". E' una malattia strana, che porta il paziente ad emettere continui giudizi sul prossimo, classificandolo come "di destra", "di sinistra", "di centro", "di centrodestra", eccetera. E per i contagiati dalla classificomania Jacovitti non poteva che essere fascista, visto che nel 48 aveva fatto vignette di propaganda elettorale contro il Fronte Popolare.
IL BISLACCO KAMASUTRA Anzi, la collaborazione al Vittorioso lo situa tra i fascisti clericali. Strano che un clericale si diletti anche a fare dei disegni per Playmen, giornale che oggi fa quasi sorridere, ma che nei primi anni settanta faceva scandalo. Qui Jacovitti disegna un bislacco "Kamasutra", anche se ha da poco fatto tavole su tavole per la campagna elettorale (politiche del 1972) di un candidato DC. Ma la confusione aumenta, e molti classificomani meditano il suicidio, considerando che Jacovitti ha disegnato anche per Linus, pubblicando vignette che sfottevano gli estremisti di destra e di sinistra. Così i fascisti (quelli veri) gli danno del "rosso", mentre i katanghesi (ve li ricordate?) vogliono rompere la testa a "quel fascista". E dai col fascista. Ma come mai un fascista pubblica vignette anche su "Tango" (allora inserto dell'Unità), presta i suoi personaggi a una campagna divorzista di Pannella, e disegna anche per il "Male"? Domande senza risposta, quanto meno, come dicevamo sopra, per i malati di classificomania. E intanto il "diario Vitt" coi disegni di Jacovitti conosce un successo strepitoso: lo vogliono più o meno tutti gli studenti, che in questa caso si scordano destra, sinistra, centro e altre panzane: quasi tre milioni di copie dal 45 all'80 parlano da sole.
La verità ci sembra molto semplice: Jacovitti è un artista, e come tale non è classificabile. L'Italia è sempre stato un paese povero di umorismo, dove spesso si è confusa la satira con il vero umorismo. Jacovitti ha il suo mondo giocoso, infantile, di scatenata libertà, come è giusto che sia per un bimbo. Perchè i puri di cuore sono bimbi, non scordiamocelo. E il suo mondo è una presa giro totale della stessa realtà: non ha bisogno di "schierarsi", perchè uno schieramento è un limite, e Jacovitti ha sempre volato più alto, sapendoci regalare delle risate allo stato puro, che non avevano bisogno dello sputo acido sull'avversario del momento. In questo senso Jacovitti ci sembra un fenomeno assolutamente "a sè".
Se vogliamo fare dei paragoni, ci viene in mente, per il cinema, "Hellzapoppin". Jacovitti è e resterà irripetibile; nel fumetto forse gli possiamo accostare il Silver di Lupo Alberto. Perchè anche lo sfigatissimo lupo e i variopinti personaggi della fattoria vivono in un loro mondo vagamente stralunato, dove il confine tra la realtà e il sogno è sempre in movimento, dove tutto è possibile come in tutte le belle fiabe. E di fiabe, di divertimento sano, ne abbiamo tutti un gran bisogno, per star meglio nello spirito e nel fisico. Quindi, grazie di tutto signor Jacovitti: sei stato un amico, uno di quelli veri. Ci hai fatto un gran bene, hai dato tanto, e hai ricevuto tantissimo: ci riferiamo soprattutto a tua moglie, alla fedele signora Floriana. Non ti ha voluto lasciar solo neanche per un giorno, aggiungendo così alla tua prorompente stravaganza un dolce tocco di poesia di altri tempi. Grazie infinite, ad entrambi.


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