La storia non è costellata solo di grandi scoperte opera di illustri scienziati. Ci sono anche e soprattutto piccole invenzioni utili alla vita quotidiana, che certo non hanno donato celebrità al loro autore. Questa è la loro storia.
Homo ingenius: le invenzioni
nella storia antica.
di RENZO PATERNOSTER
La convinzione che il cervello umano si sia evoluto col passare dei secoli è errata, lo dimostrano le invenzioni che in tutte le epoche sono state realizzate. Anzi, appare chiaro come l'uomo moderno stia beneficiando in quest'epoca di migliaia di anni di conoscenza e sperimentazione accumulate durante la storia.
Allo stesso modo, anche l'assunto che una civiltà sia più progredita di un'altra è errata: la storia delle invenzioni dimostra come nessun gruppo etnico possiede (o ha posseduto in passato) la chiave della conoscenza.
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Il papiro Ebers
In tutte le epoche storiche, le generazioni contemporanee si sono trovate di fronte ad una nuova serie di problemi, caratteristici del tempo. Per questo l'uomo si è da sempre impegnato a ricercare soluzioni a tutti i problemi pratici del vivere quotidiano, in tutti i campi: medicina, alimentazione, agricoltura, trasporti, comunicazioni, urbanistica, tecnologia e poi ancora musica, vita sessuale e così via.
Prima di procedere nel nostro viaggio nel passato, occorre innanzitutto distinguere le invenzioni dalle scoperte: le prime sono una vera e propria conquista umana poiché con esse si crea qualcosa di nuovo, le seconde si limitano a far emergere ciò che già esiste in natura. Certamente le invenzioni aumentano con lo sviluppo della civiltà materiale, ma queste non sono una prerogativa della nostra modernità.
Tutti abbiamo studiato a scuola le grandi scoperte e invenzioni fatte dall'uomo nel periodo preistorico: il fuoco, l'agricoltura con l'aratro, l'artigianato con la creazione di vasellame e strumenti di pietra, la ruota.
Molti lettori potrebbero rimanere stupiti nel constatare che molte delle rivoluzionarie invenzioni risalgono a migliaia di anni fa: in India, ad esempio, già intorno al I secolo a.C. si praticava la chirurgia plastica; le enormi costruzioni egizie e maya - per fare un altro esempio - non hanno nulla da invidiare ai moderni grattacieli.

L'idea di contraccezione è molto più remota di quanto si possa pensare: risale addirittura all'antico Egitto. La più antica testimonianza di un farmaco anticoncezionale proviene da un papiro egizio che gli esperti datano attorno al 1850 a.C. Il documento, tra le altre prescrizioni, contiene tre ricette per la preparazione di suppositori vaginali. In una di queste si consiglia, "per non rimanere incinta [...] escrementi di coccodrillo" mescolati con pasta di pane ed altri ingredienti. Già trecento anni prima, in un papiro risalente al 1550 a.C., un medico egiziano di nome Kahum sosteneva la necessità di ricercare "un metodo che rendesse la donna sterile per un certo periodo di tempo". Anche gli antichi Cinesi usavano ricette antifecondative.
Sembra che gli egiziani siano stati anche i primi ad utilizzare vesciche ed intestini di animali oliati per evitare tutti i rischi derivanti dai rapporti sessuali, mentre in Oriente si usavano fogli di carta oleata sagomata, cilindri di cuoio o scaglie di tartaruga flessibili.
Rimanendo nel campo della medicina, se già nel 2200 a.C. nell'antica Mesopotamia si era costituita una legislazione medica che puniva (codice di Hammurabi) chi sbagliava le operazioni, prescriveva cure errate o non possedeva un corredo di validi strumenti chirurgici, in Egitto e in India l'arte della medicina con le sue cognizioni ha abbracciato alcuni millenni.
Il più antico testo contenente nozioni di medicina è indiano: si tratta dell'Atharvaveda, uno dei quattro libri Veda. Secondo la religione indiana questi testi furono dettati agli uomini direttamente dal dio Brahma. La datazione dell'Atharvaveda è incerta, ma probabilmente risale a vari millenni prima di Cristo. Si tratta, però, di un esempio di medicina teurgia, ossia di terapie che consistono sopratutto in formule magiche e preghiere. Intorno al V secolo a.C., però, l'approccio teurgico è già superato con l'Ayurveda e il Libro di Susruta. L'Ayurveda è una raccolta di pratiche igieniche e nozioni di medicina empirica. Il Libro di Susruta (Susruta Sam?hita), invece, è uno dei più antichi esempi di trattato sull'anatomia e la chirurgia. Scritto da Susruta di Varanasi (Benares), vissuto fra il II secolo a.C. ed il II secolo d.C., è un testo classico composto sia in prosa che in versi e che tratta appunto della chirurgia. In quest'opera è sottolineata l'importanza del sangue e la struttura, le funzioni e le cure dei tessuti sanguigni. Susruta è di fatto considerato il padre della chirurgia; fu il primo a sviluppare le tecniche di chirurgia plastica e l'impiego di innesti epidermici oltre alle tecniche per la rinoplastica.
Sempre in India, agli inizi del II secolo d.C., ritroviamo il prezioso contributo sulla farmacologia, dovuto agli studi sulla Jatrochimica (scienza della preparazione dei farmaci minerali) da parte del celebre filosofo, medico ayurvedico e monaco buddhista Nagarjuna (II secolo dopo Cristo). Se fino ad allora venivano prese in considerazione soltanto piante medicinali ed erbe, con Nagarjuna furono inserite sostanze fino ad allora ritenute tossiche (ad esempio il mercurio che poteva essere reso innocuo grazie alle tecniche particolari sviluppate dallo stesso medico e monaco indiano).
La medicina egiziana, invece, è considerata un classico esempio di medicina protostorica. Ha basi fortemente empiriche, derivanti dall'osservazione della realtà, anche se strettamente legata alla religione. Fu anche grazie alla pratica dell'imbalsamazione dei cadaveri che gli egiziani acquisirono conoscenze anatomiche.
Alcuni papiri egizi ritrovati nel corso di lavori archeologici - soprattutto una raccolta di scritti medici risalenti al 1550 a.C. (Papiro Ebers e di Brughsch) o addirittura anche prima - confermano questa tesi, poiché si sono dimostrati veri e propri trattati di medicina, mentre il ritrovamento di utensili medici simili a quelli usati oggi negli ospedali ci fa immaginare che all'epoca avvenivano vere e proprie operazioni chirurgiche.
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Strumenti chirurgici mesopotamici
Non dimentichiamo che è stato appurato che intorno al 3000 a.C. operava la scuola medica di Osiride ad Eliopoli. Proprio in Egitto esistono testimonianze sulla pratica dell'arte odontoiatrica da parte di alcuni medici. Esaminando alcune mummie ai raggi X o studiando alcuni reperti risalenti al 3000 a.C., infatti, alcuni studiosi hanno constatato come in questo periodo si praticassero abitualmente non solo estrazioni ma anche otturazioni; venivano anche realizzati dentifrici con incenso, piombo e verderame.
Meglio documentati in materia sono invece alcuni reperti etruschi risalenti all'incirca al 700 a.C., dove si scopre che ad un paziente non solo fu estratto un dente, ma questo venne sostituito con una copia artificiale.
Anche altrove, in Cina o nelle Americhe ad esempio, grazie a ritrovamenti si è potuto stabile che i popoli indigeni conoscevano molto di medicina. In alcune grotte della California sono stati rinvenuti affreschi risalenti alla cultura Mesoamericana che riproducono similmente la struttura del DNA.
Non va dimenticato che il "padre della medicina" viene considerato Ippocrate, nato intorno al 460 a.C. Infatti, proprio con Ippocrate la medicina ebbe un indirizzo quasi definitivo, liberandosi da ogni influsso sacerdotale e conquistando quei principi essenziali della vera medicina scientifica.

Anche nel campo dell'ingegneria civile gli antichi non furono da meno. A parte le famose piramidi o i templi precolombiani, capolavori di architettura e di scienza delle costruzioni, altri splendori ci spiegano come simili opere non siano solo frutto di enormi forze di lavoro materiale. Il grande porto di Caesarea Maritima, in Israele, costruito tra il 22 e il 9 a.C. da Erode il Grande, tiranno di fama biblica, rimane un esempio di alta ingegnosità. Secondo una descrizione particolareggiata lasciata dallo storico Giuseppe Flavio, tale porto era dotato di un frangiflutti artificiale di sessanta metri d'ampiezza, abbastanza grande da contenere ripari ad arco per i marinai. Inoltre era circondato da una metropoli di pietra calcarea bianca e le sue strade erano tracciate secondo un progetto a reticolato e abbellite da numerose fontane d'acqua dolce.
Molti e molti anni prima, in Egitto iniziarono i lavori di un canale che collegasse il Mediterraneo con il mar Arabico. L'opera è stata la progenitrice del ben più famoso canale di Suez. I lavori iniziarono sotto il regno di Sesotris II molti anni prima della venuta del Cristo, furono poi continuati da Necao II e terminati dopo che Dario conquistò l'Egitto. Lasciata incompiuta, la sabbia del deserto col tempo la ricoprì, gli arabi ripresero i lavori. La sabbia ricoprì di nuovo il canale fino al 1869.
Rimanendo in Medio Oriente, all'inizio del nono secolo, durante il regno di Harun al-Rashid, Baghdad era la città più grande e prospera del mondo, un esempio di civiltà urbana altamente sofisticata. La città aveva una specie di ospedale gratuito con un migliaio di medici, un servizio postale regolare, un buon sistema di rifornimento idrico, una rete fognaria completa, quindicimila hammam (bagni e terme), centinaia di moschee e molte biblioteche. La città rimase uno dei principali centri culturali e commerciali del mondo islamico fino al 10 febbraio 1258, quando fu saccheggiata dai Mongoli guidati da Hulagu, nipote di Gensis Khan.
Sempre in Oriente, le antiche città pakistane di Mohenjo-Daro, Harappa, Kalibanga disponevano di un perfetto progetto di pianificazione urbanistica, con canali di scolo per i rifiuti e un'efficiente sistema idrico. Proprio la città di Mohenjo-Daro ha la più antica fognatura della storia, risalente al 2500 a.C. (in Italia la più antica fognatura risale ai primi regni di Roma, nel 578 a.C.: la Cloaca Massima, lunga seicento metri, che raccoglieva le acque nere della città capitolina per riversarle poi nel Tevere). Nelle antiche abitazioni della Corea esisteva anche un moderno impianto di riscaldamento, costituito da tubazioni sotto il pavimento dove circolava aria calda.
Restando nel campo dell'urbanistica, va registrato l'assoluto stupore degli invasori spagnoli del Messico quando nel 1519 entrarono nell'antica capitale azteca di Tenochtitlán (ora Città del Messico). In Europa non si era mai visto alcunché di paragonabile ai magnifici templi e palazzi di quella città, al suo florido mercato, ai negozi di generi vari, ai canali affollati attraversati da ponti trasportabili, agli straordinari orti galleggianti su vasta scala, alle strade con al centro una striscia di pietre colorate per delimitare le due corsie di marcia.
Va ricordato, comunque, che le prime testimonianze di case costruite con mattoni di fango seccati al sole risalgono al 7000 a.C. Uno dei luoghi più antichi che si conoscono di questi villaggi è quello di Qual'at Jarmo che sorge nella pianura di Chamchama (Iraq settentrionale).

Per quanto riguarda il vestiario, si pensava che i primi tessitori appartenessero al
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Forbici romane, 79 a.C.
neolitico, cioè non prima di 5.000 o 10.000 anni fa. Oggi si hanno le prove che l'arte di tessere e cucire era già praticata trentamila anni fa. Certamente i primi indumenti erano fatti di pelli e pellicce di animali seccate al sole e cucite con aghi (i primi aghi, in osso, sono datati 20000 a.C. e servivano evidentemente per cucire le pelli), poi si iniziarono ad utilizzare materiali vegetali. E' ormai certo che le donne del paleolitico inferiore fossero delle abili tessitrici. Tra le prove più importanti vi è il ritrovamento di una novantina di frammenti di argilla rinvenuti nell'ex Repubblica Ceca, datati attorno ai ventisettemila anni fa. All'inizio certamente erano capi che assomigliavano ai nostri grezzi sacchi di juta, ma la costruzione di complessi telai, che compaiono verso il 2500-2000 a.C., portò ad ottenere dei teli sempre più sottili, che iniziano a chiamarsi "tessuti" (da "texla"), ideali per confezionare mantelli, copricapi, tuniche, e altro genere di vestiario. La stessa tecnica fu poi applicata in India per le fibre di cotone e in altri Paesi per la lana.
Legate alla storia del vestiario e della tessitura sono le due città mediorientali di Mossul (Iraq) e Damasco (Siria). Alla irachena Mossul (trascrizione errata del termine arabo Mawil) sono collegate la "mussola" e la "mussolina" (tessuti finissimi inizialmente di cotone, poi di lana e di seta, molto utilizzati sia per biancheria intima o per confezionare leggerissimi abiti femminili sia anche per creare tende), mentre dalla città siriana Damasco presero il nome i tessuti "damascati" (una particolare lavorazione che dà effetti diversi di lucentezza, creando disegni stilizzati o floreali opachi su fondo satinato). Questi tessuti furono poi introdotti in Europa rispettivamente nel XII secolo e nel XVII secolo.

Anche alcuni prodotti che oggi troviamo sulle nostre tavole hanno un'origine remota. Il pane, ad esempio, era già conosciuto dall'Homo sapiens, ovviamente non come oggi si presenta sulle nostre tavole. All'inizio i cereali erano mangiati crudi, in seguito si imparò a tostarli. Questa procedura non solo migliorava il sapore, ma facilitava la conservazione impedendo il formarsi di muffe. Successivamente si passò a pestare i cereali utilizzando una base di pietra sulla quale erano depositati i grani che si schiacciavano con un'altra pietra tenuta nel pugno. Si ottenne così una farina molto grezza che, impasta con acqua, era utilizzata come alimento. La scoperta del pane, con ogni probabilità, avvenne in modo casuale quando, lasciata la poltiglia di acqua e farina vicino al fuoco, ci si accorse che induriva cambiando sapore. Si passò così a cucinare l'impasto di cereali macinati e acqua su una pietra rovente. Il primo cereale a convertirsi in pane è stato molto probabilmente l'orzo, assieme al miglio.
Gli Egizi furono abili panificatori: a loro si deve la costruzione dei primi forni con volta a cupola, che consentivano la cottura a temperature più elevate, ma anche la scoperta della lievitazione naturale. Infatti, intorno al 3500 a.C., gli Egizi scoprirono che se l'impasto di cereali era lasciato all'aria per qualche tempo si otteneva un composto più voluminoso e, dopo averlo cotto, un pane più soffice e spugnoso all'intermo. Per gli Egizi il pane non era solo una fonte di alimentazione ma anche di ricchezza. Infatti, il salario era spesso costituito da una quantità variabile di pane. Il pane divenne anche simbolo di distinzione sociale: al popolo era destinato pane di orzo o spelta ai nobili quello di farina di grano.
La tecnica di panificazione fu notevolmente migliorata dai Greci. Con loro il pane assunse nuove forme e nuovi sapori: nell'antica Grecia si arrivò a produrre circa settantadue tipi diversi di pane (alle spezie, al latte, al miele e così via), i cui nomi prendevano origine dalle forme, dal tipo di cereali usati, dagli ingredienti e dal modo di cottura. I Greci furono anche i primi a istituire forni pubblici e associazioni di panificatori che stabilivano le regole per il lavoro notturno dei fornai.
L'arte del pane si diffuse a Roma dopo la sconfitta del re macedone Perseo ad opera dei suoi schiavi greci, che ne importarono la lavorazione. I Romani raffinarono la macinazione ottenendo farine più bianche e affinate.

La pasta è un alimento che troviamo già attorno all'8000 a.C., ovviamente con nomi diversi. Essa proveniva da un impasto di cereali con acqua lasciato essiccare al sole. Il vocabolo pasta viene dal tardo latino pasta(m), dal greco pástë (?????) con significato di "farina con salsa" che deriva dal verbo pássein cioè "impastare".
Col passare dei secoli la pasta acquisì una posizione importante in Italia e in Cina, comunque secondo percorsi autonomi.
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Giocatore di palla in un affresco
di Tepantitla (America Latina)
La testimonianza più antica la troviamo in Cina e risale a circa quattromila anni fa: è un piatto di spaghetti di miglio rinvenuti presso Lajia nel nord-ovest del Paese.
Antiche tracce di paste alimentari sono state ritrovate presso gli Etruschi, gli Arabi, i Greci e i Romani. A Cerveteri, ad esempio, nella tomba della Grotta Bella risalente al IV secolo a.C., alcuni rilievi raffigurano degli strumenti ancora oggi in uso per la produzione casalinga della pasta, come la spianatoia e il mattarello. Mentre per il mondo greco e quello latino numerose sono le citazioni fra gli autori classici, fra cui Aristofane e Orazio, che usano i termini làganon (greco) e laganum (latino) per indicare un impasto di acqua e farina, tirato e tagliato a striscie. Nel quarto libro del De re coquinaria, una raccolta di ricette di Marco Gavio (nato intorno al 25 a.C. e soprannominato Apicio, dal nome del famoso ghiottone che visse nel secolo precedete), sono anche descritti minuziosamente i condimenti.
L'omologo arabo di Apicio è il musicista Ziryab, un appassionato gastronomo del IX secolo d.C. che descrisse impasti di acqua e farina assimilabili alle paste.
La prima testimonianza scritta che porta ufficialmente la pasta in Italia, risale al 1154 ed è il libro Il diletto per chi desidera girare il mondo o Libro di re Ruggero scritto dal geografo di Ruggero II di Sicilia, lo scrittore Scerif Al-Idrisi. Effettuando un viaggio intorno alla Sicilia per conto del Re Ruggero II allo scopo di conoscere usi, tradizioni e costumi delle popolazioni di quel tempo, Al-Idrisi descrisse la cittadina di Trabia, un paese a trenta chilometri da Palermo, come una zona ricca di mulini dove si fabbricava una pasta a forma di fili chiamata itrya (dall'arabo itryah che significa "focaccia tagliata a strisce"). Scrive il geografo: «A ponente di Termini è un abitato che s'addimanda 'At Tarbiah (la quadrata): incantevole soggiorno; (lieto) d'acque perenni che (danno moto a) parecchi molini. La Trabia ha una pianura e de' vasti poderi ne' quali si fabbrica tanta (copia di) paste da esportarne in tutte le parti, (specialmente nella) Calabria e in altri paesi di musulmani e di cristiani: che se ne spediscono moltissimi carichi di navi [...]».

Anche due bevande oggi presenti sulle nostre tavole, quali il vino e la birra, hanno origini antichissime.
Tracce di pianta di Vite (Vitis Vinifera) risalgono già a circa due milioni di anni fa: nel Valdarno Superiore, intorno a Montevarchi (Arezzo), sono stati ritrovati in depositi di lignite reperti fossili di tralci di Vitis Vinifera.
Alcune specie di piante selvatiche di Vite prosperavano nelle rive del mar Caspio e fu probabilmente in tale area che la pianta, verso il 3000 a.C., fu sottoposta per la prima volta a coltivazione. Si estese poi nella Mesopotamia, da qui in Egitto, attraverso il Caucaso verso le rive del mar Nero e quindi in seguito in Grecia.
Prime testimonianze dell'utilizzo della bevanda inebriante che si poteva ricavare dalla premitura e dalla successiva fermentazione del frutto della vite, si hanno intorno al 6000-5000 a.C. in Oriente. Tra queste, quelle lasciate dai Sumeri, che non solo simboleggiavano con una foglia di vite l'esistenza umana, ma già conoscevano questa bevanda. Infatti, sui loro bassorilievi ritroviamo scene di banchetti in cui sono rappresentati schiavi che attingono il vino da grandi crateri e lo servono ai commensali in coppe ricolme.
Una stretta interdipendenza tra Vitis e Vinum è presente in alcuni pittogrammi sumeri risalenti alla fine del IV millennio a.C. Anche alcuni geroglifici egiziani risalenti al 2500 a.C. descrivono la presenza nel regno di vari tipi di vino.
Anche la Bibbia, nella Genesi, ci riferisce di Noè che, appena uscito dall'Arca dopo il Diluvio universale, pianta una vigna e ne ottiene vino, fornendoci testimonianza del fatto che le tecniche enologiche erano conosciute ben prima dell'epoca prediluviana.
Come per il pane, la scoperta fu causale. Essa fu dovuta a fermentazione naturale avvenuta in contenitori dove i primi ominidi riponevano l'uva usata come frutto.
Anche la birra ha origini antichissime, probabilmente tra l'8000 e il 6000 a.C. Fonti, comunque, attestano la presenza di questa bevanda presso i Sumeri intorno al 3000 a.C., che la producevano in otto varietà (una leggenda sumera vuole la dea Ninkasi manipolare il cereale germogliato). Nello stesso periodo, anche gli Egizi producevano la birra, chiamata haq, ottenendola non direttamente con cereali crudi fatti germogliare, ma con pane cotto nel cui impasto vi erano cereali germogliati. Questi "pani" si lasciavano poi fermentare per un giorno immersi in acqua, dopo di che il liquido era filtrato e la birra era pronta a bersi. La birra si presentò poi in Mesopotamia e via via in altre zone del nostro Mediterraneo.

Queste sono solo alcune invenzioni e scoperte che hanno una storia molto più lunga di quanto si creda. Si potrebbe continuare, parlando ad esempio dell'olio (la pianta dell'olivo era conosciuta già nel 6000 a.C.), oppure dell'invenzione dei numeri (la prima numerazione scritta risale al 3500 a.C. presso i Sumeri), oppure ancora delle barche (le prime imbarcazioni, anche se molto rudimentali, risalgono al 7500 a.C.) e delle navi (2500 a.C.). Anche altre invenzioni, all'apparenza semplici e insignificanti, fanno parte della storia antica: il pettine (8000 a.C), i cosmetici (3500 a.C.), il chiodo (3500 a.C.), la sedia (3000 a.C.), lo specchio (3500 a.C.), le forbici (2000 a.C.), il bottone (2000 a.C.), il gioco della palla (conosciuto già dalle civiltà precolombiane), gli sci (3000 a.C. e forse ancora più indietro nella preistoria), i pattini sul ghiaccio (1000 a.C.), la bilancia (alcuni papiri datati 3500 a.C. raffigurano quest'oggetto), la candela (3000 a.C.), l'ombrello (800-900 a.C.) e si potrebbe continuare.
A conclusione di questo brevissimo viaggio intorno alle scoperte e le invenzioni nell'antichità, si impone una considerazione: nessuna cultura può definirsi superiore ad un'altra, ciascuna è in debito verso le altre poiché solo attraverso lo scambio reciproco si è potuto godere di un progresso generalizzato. Per questo si potrebbe affermare che la chiave del progresso umano consiste non solo nella competizione, bensì anche (e forse maggiormente) nella cooperazione.
BIBLIOGRAFIA
  • Archeologia industriale, di K. Hudson - Zanichelli, Bologna 1981
  • Il libro delle antiche invenzioni. Un viaggio affascinante nel mondo delle invenzioni e dei popoli che le hanno generate, di P. James e N. Thorpe - Gruppo Editoriale Armenia, Milano 2001
  • Medioevo sul naso. Occhiali bottoni e altre invenzioni medievali, di C. Frugoni - Laterza, Roma-Bari 2007
  • L'uomo fa il mondo, di R. J. Forbes - Einaudi, Torino 1960
  • L'affascinante storia delle invenzioni: Le creazioni del genio umano attraverso i secoli - Selezione Dal Reader's Digest, Milano 1985
  • Dizionario delle scoperte scientifiche e delle invenzioni, di G. Rivieccio - Rizzoli, Milano 2001