Agonismo, giochi e paideia nell’Ilias Picta della Biblioteca Ambrosiana, a Milano. Cinquantadue miniature illustrano una Iliade realizzata nei primi anni del VI secolo dopo Cristo. In mostra fino al 20 luglio nella Sala Federiciana della prestigiosa istituzione meneghina.
L’Iliade illustrata
di PAOLO M. DI STEFANO
Milano è una delle più belle città, d’Europa, certamente; d’Italia anche. Una bellezza particolare, come nascosta, mai sfacciatamente esibita, neppure là dove la consapevolezza di sé e l’orgoglio potrebbero essere valide ragioni per superare il senso della misura. Una bellezza pudica, quasi vergognosa d’essere tale. Una bellezza in perenne attesa d’essere scoperta. Che è, poi, la forza vera di questa città che ti lega proprio con la suggestione della ricerca, ti strega col fascino della curiosità, ti conduce lungo i sentieri di una caccia al tesoro senza fine.
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Realizzata in Egitto, l’Ilias Picta
giunse poi a Messina e a Milano
E ti crea consapevolezze improvvise, come quando scopri che percorrere il tratto che da piazza della Scala conduce alla Biblioteca Ambrosiana attraverso piazza dei Mercanti significa calcare fisicamente il Cardo maximus della città romana. E quando, anche lasciandoti alle spalle una stupenda raccolta di disegni di Leonardo da Vinci, scendi di quel tanto che basta per ritrovarti all’incrocio del cardo col decumano: di fronte a te, sotto i tuoi piedi, il centro della città e della storia di una civiltà non ancora sepolta; sopra di te, le testimonianze di una cultura tuttora fonte di scoperte e di nuovi saperi.
In superficie, la piazza e la chiesa del Santo Sepolcro, pare del 1030. Una storia milanese non tanto da riscoprire, quanto da... restaurare. Anch’essa paradigmatica di un pensiero milanese, secondo il quale gli interventi architettonici sono l’espressione dell’anima del tempo, e dunque contribuiscono a forgiare la nuova città, ad aggiornarla. E paradigmatica, anche, del tormento di un attualismo che mal sopporta d’esser vassallo del passato. Interessantissimi i gruppi plastici di terracotta colorata collocati nella cripta. E impedibile l’occasione di sollecitare anche da queste pagine elettroniche un restauro ampiamente meritato. E urgente, a mio parere. Il farlo sarebbe come intervenire su di un cuore che rischia il collasso. Il non farlo... Beh, Milano è troppo sensibile alla cultura per prendere in considerazione la possibilità che la Chiesa del Santo Sepolcro venga ignorata, e proprio alla vigilia di avvenimenti di rilevanza planetaria.
La sala Federiciana si apre alla sinistra della facciata. Se si preferisce, si può parlare di un nord-est che accoglie, oltre a questo antico ingresso dell’Ambrosiana, il monumento a Federico Borromeo . E un’ombra di ricordo del tempo delle crociate.

E nuovi, impensati legami. Come questo, tra l’Ambrosiana e le Olimpiadi della Cina, attraverso cinquantadue miniature illuminate illustranti una Iliade realizzata nei primi anni del sesto secolo dopo Cristo, l’Ilias picta ambrosiana, in mostra fino al 20 luglio nella Sala Federiciana.
E qui, chiedere l’aiuto del cielo non è fuori luogo. Del resto, quell’Omero a tutti noto quanto in realtà sconosciuto e misterioso, all’inizio del poema invocava aiuto per descrivere momenti di viva emozione e straordinariamente implicanti il mondo degli uomini e quello di tutti gli dei: Cantami, o Diva, del pelide Achille l’ira funesta – che infiniti addusse lutti agli Achei...” Che bella, la traduzione di Vincenzo Monti! Mai superata, a mio avviso e comunque anch’essa, con i suoi endecasillabi colmi di fascino, straripante di emozioni e di ricordi. Ricordi di scuola, anche, per coloro che, magari obtorto collo, allora, sono stati costretti a “mandare a memoria” (come si diceva) brani suggestivi quanto pericolosi al momento dell’interrogazione, appena facilitati dal fluire del ritmo impresso dal Monti.
Chiedere aiuto, dicevo, per parlare di questa mostra e di questi “ritagli pergamenacei con miniature di soggetto iliadico inquadrate in una cornice, che sull’altro verso hanno conservato frammenti del poema in scrittura maiuscola antica: furono un codice che conteneva l’intera Iliade, sontuoso quale pochi ce ne furono e ancora meno ne sono sopravvissuti, integri o mutili, da età così lontana; proprio, anzi, la difficoltà di trovare utili termini di confronto rende tutt’altro che semplice datare il libro e ascriverlo a un centro di produzione libraria e a un ambito culturale”. Ed ecco, un primo aiuto, concreto e, a suo modo, chiaro: l’ampio comunicato stampa , sintesi (o prologo?) di un lavoro – questa mostra – che ha visto l’impegno, fatto di professionalità e passione profonde, di Stefano Serventi e Pier Francesco Fumagalli per i testi, di Elena Fontana e Massimo Rodella quali coordinatori del progetto e, infine, di Paolo Lavagna, Giovanni Collo e Trifone Cellamaro per il supporto iconografico e la custodia del manoscritto.

Ma siccome le vie del Signore sono infinite, ecco che il cielo viene in aiuto anche attraverso i sentimenti ed i ricordi: l’essenza della storia, in fondo! Perché questa splendida Sala Federiciana che ospita la mostra, a me ha ricordato l’antica biblioteca della Facoltà di Giurisprudenza della Università di Perugia, nella quale ho conseguito la laurea (era sera, ricordo, e di fronte avevo undici docenti “di chiara fama”); e poi, la biblioteca dello Studium Bononiensis, visitata da turista, ormai dedito al marketing e dunque non vicinissimo agli antichi codici, ma capace ancora di lasciarsene commuovere. Fisicamente, sale splendide, visitando le quali non si può non avvertire il respiro della cultura, e la presenza di Spiriti Magni. A Perugia, Baldo e Bartolo; a Milano, in un cortile interno della Ambrosiana, meditano ed operano ancora Platone, Dante, San Tommaso, Petrarca, Shakespeare, Goethe, Manzoni, Chateaubriand. A Bologna...
E ricordare significa anche leggere la storia per quel tanto di emozione che essa è capace di trasmettere, sintesi com’è (o dovrebbe essere) dei significati più veri di una cronaca spesso fuorviante non per il fatto in sé (che per natura è oggettivo) , bensì per la sua lettura e quindi per la notizia che, appunto, null’altro è se non la lettura e la trasmissione dei fatti. Nascono legami, fili appena visibili, a volte, che si svolgono nei secoli, li attraversano e li illuminano.
Ecco, allora, che, attraverso una Sala Federiciana del 1609, un codice del quinto secolo dopo Cristo racconta episodi di età micenea (anteriori di millesettecento anni) ai moderni eroi di una Olimpiade che si svolge in uno dei più fascinosi e affascinanti e misteriori Paesi del mondo, la Cina, erede di una civiltà vecchia di cinquemila anni, eppur giovanissima, lanciata verso...

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La Sala Federiciana
della Biblioteca Ambrosiana
Questo, forse, è un problema, se non “il” problema: dove va la Cina? Una questione assolutamente moderna, attualissima, capace di tenere il resto del mondo col fiato sospeso, che grazie alla Biblioteca Ambrosiana ed al suo Prefetto – Monsignor Franco Buzzi- viene affrontata con lo stile della cultura di una Accademia che è l’anima più vera di Milano e, con essa, della nostra civiltà.
E poi: dovunque la Cina sia diretta, conta di arrivare con noi o contro di noi? Ecco, allora, un ulteriore motivo di interesse e di lettura di questa mostra: quello che a buon diritto può essere indicato come il nuovo corso dell’Ambrosiana, lanciata alla riconquista del suo ruolo di anima di Milano e della sua cultura, propone di attingere a radici comuni, di leggere insieme antichi codici che parlano di gare e combattimenti, che “risalgono al secolo V d.Cr., quando ormai il sito di Olimpia era stato progressivamente abbandonato, e si ricollegano con il raffinato ambiente culturale mediterraneo di una delle capitali più internazionali e cosmopolite del mondo antico, Alessandria d’Egitto...”
Che appare essere, poi, la giustificazione della storia: l’oggettivazione della cronaca, portata fuori dal tempo, e letta da occhi e culture non più passionalmente implicati.
E così come l’anima delle Olimpiadi è sempre stata quella di realizzare una comunione tra i Popoli utilizzando la parte migliore e più nobile della competizione, anche sospendendo ogni altra contesa, è possibile pensare che la conoscenza e la presa di coscienza di eventi antichi letti e tramandati da antiche miniature possa ricondurre alla coscienza della unità del genere umano e della necessità di anteporre il bene comune agli interessi individuali.
Agonismo, giochi e paideia nell’Ilias Picta dell’Ambrosiana
Milano, Biblioteca Ambrosiana, piazza Pio XI, 2
Apertura al pubblico da giovedì a domenica dal 19 giugno al 20 luglio 2008.
Biglietto di ingresso € 2,50. Il biglietto di ingresso alla Pinacoteca Ambrosiana dà diritto alla visita gratuita della mostra Ilias picta nella medesima giornata. L’esposizione è realizzata con il patrocinio dell’Istituto Italo-Cinese “Vittorino Colombo”. Catalogo e allestimento realizzati grazie al contributo dell’International Partners Charity Found.