La storia è una catena di fatti che scorrono in perfetta continuità nel tempo. Eppure, ci sono giorni in cui questo "filo rosso" si rompe, reciso da simboliche forbici mosse dal caso e dal segno dei tempi. Una nuova collana edita da Corbaccio e curata da Sergio Romano offre volumi "monografici" dedicati ai "giorni che hanno cambiato il mondo". I primi due titoli disponibili sono La Notte dei Cristalli di Martin Gilbert e L'attacco alla Russia di John Lukacs
I giorni che hanno
cambiato il mondo
di FERRUCCIO GATTUSO
Ci sono giorni in cui l'uomo assiste ad eventi che sembrano concedergli l'illusione che lo scorrere dell'esistenza abbia un suo disegno, tragico o benefico che sia. La storia si trasforma, grazie a questi eventi, in capitoli di una narrazione. Il passato assume le forme di un racconto lineare, articolato però in passaggi, simbolici e traumatici, dopo i quali il mondo non potrebbe essere più lo stesso. La nuova collana edita da Corbaccio - e curata da un nome che fa da assoluta garanzia come quello di Sergio Romano - intende offrire al lettore alcune monografie dedicate proprio a quei momenti fatidici. Chi è appassionato di storia, può ben immaginarli: la battaglia di Waterloo, lo sbarco in Normandia, la presa della Bastiglia, il colpo di stato bolscevico del 1917, ma anche la prima proiezione cinematografica dei fratelli Lumiere a Parigi, la prima trasmissione radiofonica di Guglielmo Marconi, e così via. Da questi bivi, memorabili e più o meno casuali, passa la grande avventura dell'uomo sulla terra. Stabilire quali siano gli eventi che marcano il passaggio da un secolo all'altro è sempre stato motivo di accese discussioni tra gli storici; al contrario, identificare quei giorni che hanno "cambiato il mondo" è pratica più semplice, perché può affidarsi a una certa oggettività e allo sguardo a posteriori.

Clicca sulla immagine per ingrandire
I primi due titoli della collana targata Corbaccio sono La Notte dei Cristalli di Martin Gilbert (euro 19,60) e L'attacco alla Russia di John Lukacs (euro 16,60). In chiara evidenza in copertina, la data del giorno fatidico: 9 novembre 1938 per il "pogrom" scientificamente orchestrato dal regime nazista contro gli ebrei, 22 giugno 1941 per l'imprevisto e suicida (così avrebbe decretato la storia) attacco all'ex alleata Urss da parte della Germania hitleriana. Con un linguaggio incisivo e divulgativo, Gilbert e Lukacs si trasformano in moderni Erodoto per raccontare due momenti fondamentali della parabola nazista nel continente europeo. Due decisioni "strategiche" - quelle assunte da Hitler e dai suoi uomini di fiducia - che avrebbero reso chiaramente evidente il volto del regime nazista all'opinione pubblica mondiale. A proposito della Notte dei Cristalli, ad esempio, il quotidiano inglese "Times" commentò poche ore dopo le devastazioni ordite dai nazisti (e da una considerevole parte della popolazione civile) ai danni della comunità ebraica tedesca: «Nessun propagandista estero determinato a screditare la Germania davanti al resto del mondo potrà mai superare il racconto di incendi e percosse, di assalti condotti con perfidia su gente indifesa e innocente, che ieri ha funestato questo paese». In questi due momenti fondamentali della parabola hitleriana - La Notte dei Cristalli e l'aggressione all'Urss a nemmeno due anni dal patto Ribbentropp-Molotov (23 agosto 1939) - vengono dipinti con straordinaria efficacia i due "peccati originali" dell'ideologia nazionalsocialista: il razzismo più feroce e la volontà di dominio imperialista.

La Notte dei Cristalli. Il 18 ottobre del 1938, a poche settimane di distanza dal famigerato patto di Monaco con cui le potenze occidentali accettavano l'ennesima resa a Hitler (la cessione della regione dei Sudeti alla Germania), il regime hitleriano procedette all'espulsione di dodicimila ebrei polacchi. Di questi, solo quattromila poterono ricevere accoglienza in Polonia: i restanti ottomila finirono in una sorta di terra di nessuno - la stazione di Zbaszyn - al confine tra Germania e Polonia, in condizioni miserevoli e in attesa di una destinazione europea o transcontinentale. Una giornalista scrisse proprio da Zbaszyn: «Nel mio taccuino ho il nome di un'anziana donna di novantatrè anni che rientrava tra quelli condotti in Polonia e anche quello di un uomo non vedente di settantasei anni di Hannover, a cui non è stato permesso di portare con sé neppure un fazzoletto». Da questo "limbo" in cui gli ebrei polacchi trascinavano le proprie esistenze, il destino si mise in azione attraverso una semplice cartolina: spedita da una giovane donna di nome Berta Grynszpan, era indirizzata al fratello Herschel, residente a Parigi. Il breve e angosciato messaggio descriveva la situazione e implorava l'invio di denaro. Il giovane Herschel Grynszpan ricevette la missiva il 3 novembre 1938, il giorno seguente lesse un resoconto sulle deportazioni in un quotidiano yiddish parigino, dopodiché decise di acquistare una pistola e, il giorno 5, si diresse verso l'ambasciata tedesca. Qui il giovane chiese di poter consegnare "un documento importante", e fu di conseguenza condotto al cospetto del segretario Ernst von Rath. Dopo aver dichiarato di essere lì «in nome dei dodicimila ebrei perseguitati», il ragazzo estrasse l'arma ed esplose tutti i colpi contro il funzionario tedesco. L'8 novembre i quotidiani del mattino tedeschi accusavano l'intera comunità ebraica di essere un popolo di assassini, sostenendo l'esistenza di una
Clicca sulla immagine per ingrandire
campagna ebraica contro la Germania nazista. Le prime misure punitive del regime vennero annunciate quello stesso giorno: interruzione della pubblicazione di tutta la stampa ebraica, espulsione dei bambini ebrei dalle scuole elementari pubbliche "ariane", primi rastrellamenti. In quelle stesse ore, a Monaco, un incontro di capi del partito nazista (riuniti per festeggiare, come ogni anno, il putsch del 1923) decise di approfittare della situazione: scatenare le SA e le SS, ordinare alla polizia di non intervenire a sedare il progrom. Lo stesso Goebbels annotò nel proprio diario: «Egli [Hitler, ndr] ha deciso: si deve permettere che le dimostrazioni continuino. La polizia non deve intervenire. Per una volta gli ebrei devono percepire la rabbia del popolo. [...] Impartisco immediatamente le istruzioni necessarie alla polizia e al Partito. [...] Applausi fragorosi. Tutti si mettono immediatamente al telefono. Ora le persone agiranno». E agirono. La Notte dei Cristalli, il 9 novembre fu programmata con cura e realizzata con metodica precisione: più di mille sinagoghe (95 nella sola Vienna) vennero devastate e date alle fiamme, un impressionante numero di negozi fu distrutto e saccheggiato (da qui, dalle vetrine infrante dei negozi, venne l'espressione Notte dei Cristalli), più di 30.000 persone vennero arrestate e avviate verso i campi di concentramento, il numero ufficiale delle vittime a disordini placati fu di 91 ebrei. Fu dopo quel giorno fatidico che la Germania nazista non poté più mascherarsi dietro i giochi tattici e le ipocrisie di Hitler e dei suoi scherani: in un paese un tempo culla della civiltà europea, crimini e violenze di stampo razzista venivano perpetrati con il beneplacito delle autorità. «La Notte dei Cristalli - scrive Martin Gilbert - costituì il preludio alla distruzione di un popolo intero, e un'indicazione di ciò che accade quando una società soccombe ai suoi istinti più bassi».

L'attacco alla Russia. Se l'invasione della Polonia l'1 settembre 1939 da parte delle truppe tedesche decretò lo scoppio definitivo della Seconda guerra mondiale, l'aggressione nazista all'Unione Sovietica il 22 giugno 1941 costituì una nuova fase determinante del conflitto. L'attacco all'Urss comunista da parte della Germania nazista rompeva il famigerato Patto Ribbentropp-Molotov con cui Hitler e Stalin, di comune accordo, si erano spartiti a tavolino le spoglie della Polonia. Una settimana dopo la firma di quel patto, infatti, la Germania avrebbe attaccato la Polonia, sicura che gli "alleati" comunisti di Mosca non avrebbero mosso un dito. Anzi, nelle stesse ore in cui, da occidente, i nazisti ingoiavano parte della Polonia, ad est i sovietici entravano per impossessarsi dei territori a ridosso dei propri confini. In quei giorni, truppe tedesche e russe, con agenti della famigerata Gestapo nazista e dell'altrettanto famigerata NKVD sovietica, si incontrarono e abbracciarono sul ponte di Brest-Litovsk. Questa alleanza tra Hitler e Stalin può ben essere considerata la scintilla della Seconda guerra mondiale. Tutto ovviamente cambiò quando Hitler decise di liberarsi di questa alleanza, per procedere al dominio assoluto del continente europeo, al regolamento dei conti con il rivale (e "parente") totalitario comunista e con la "sotto-razza slava", e infine alla successiva trasformazione della Russia in un "granaio per la Germania". La follia del gesto hitleriano - una ripetizione diabolica dell'errore napoleonico nel secolo precedente - è ancora materia di studio tra gli storici e gli appassionati di strategia militare. Quel che è certo è che la stessa ideologia nazista imponeva un redde rationem con il rivale bolscevico.
Lo stesso esito del conflitto mondiale, con questa mossa epocale, sarebbe cambiato. Dalla disfatta nelle nevi russe, infatti, i tedeschi avrebbero dato il via a una lunga, lenta ma inesorabile ritirata, terminata solo il 2 maggio 1945, quando un soldato sovietico issò la bandiera rossa con la falce e martello in cima al Reichstag di Berlino. John Lukacs affronta le ore precedenti e successive allo storico giorno dell'invasione dell'Urss, il 22 giugno 1941, scavando nelle personalità dei due dittatori che hanno segnato la sorte dell'Europa e del mondo. Allo stesso modo, Lukacs descrive le titubanze dei vertici militari tedeschi nell'obbedire agli ordini di Hitler, l'incredulità di Stalin alle notizie dell'attacco, la sua scomparsa dalle scene e l'assoluto silenzio nei giorni immediatamente successivi (giorni in cui l'Armata Rossa subì perdite devastanti). Se la Germania hitleriana avesse vinto quella campagna - spiega Lukacs - gli Alleati occidentali, Gran Bretagna e Stati Uniti, avrebbero dovuto riconsiderare le strategie militari e politiche di quegli anni difficilissimi. Fortunatamente per le sorti della guerra, l'Urss si riprese e, a un prezzo di vite umane altissimo (imposto non solo dai tedeschi ma dallo stesso regime stalinista), riuscì a resistere. Grazie a questo immane sacrificio, Stalin si sarebbe presentato come il primo vincitore della Seconda guerra mondiale, e avrebbe avanzato pretese imperiali sullo scacchiere post-bellico.
La penna di Lukacs si sofferma sulle giornate cruciali che precedono il fatidico 22 giugno 1941, e sui grandi protagonisti di quella storica svolta. La storia, per Lukacs, è sempre parto delle scelte di alcune personalità eccezionali: studiarne formazione culturale, pensiero, carattere, moralità e immoralità diventa quindi un esercizio fondamentale.
BIBLIOGRAFIA
  • La Notte dei Cristalli, di M. Gilbert - Corbaccio, Milano 2008, pp. 308
  • L'attacco alla Russia, di J. Lukacs - Corbaccio, Milano 2008, pp. 181