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Costantino l'iconoclasta
di ALESSANDRO FRIGERIO
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Costantino V imperatore di Bisanzio, di Nicola Bergamo - il Cerchio, Rimini 2007, pp. 188, euro 17,00
«... dopo di lui i suoi successori non furono in grado di uguagliarne la forza guerresca, né l'abilità amministrativa e teologica». Se c'è una cosa che si può dire della vita dell'imperatore bizantino Costantino V (718-775) è che il suo regno, allora (741-755), non passò inosservato, e che solo i capricci della storia e la ristrettezza mentale di certa storiografia (soprattutto quella illuministica) hanno potuto stendere su tutti il millenario impero di Costantinopoli un assordante silenzio. Eppure Costantino fu un grande riformatore dell'impero di Bisanzio. Nato in una piccola cittadina della Siria, figlio di Leone III, dal quale ricevette in eredità un impero minacciato dagli Arabi e dai Bulgari, Costantino rafforzò le strutture militari di confine sulla base dell'insegnamento romano, che con i limes, le regioni militari di confine, ancorava l'esercito al suo territorio rendendolo più motivato e pronto all'intervento. Gli Arabi e i Bulgari, antichi nemici che premevano da sud e da nord, furono così definitivamente fermati e sbaragliati nel corso di due memorabili battaglie. La prima, navale, nel 746 contro la flotta araba a Cipro, la seconda, campale, nel 763, ad Anchilao, che segnò una dura sconfitta per l'esercito bulgaro.
Ma è all'iconoclastia che il nome dell'imperatore è strettamente legato. Lo spiega con dovizia di particolari e con una scrittura cristallina l'autore di questo volume, Nicola Bergamo, appassionato e giovane studioso di quel mondo, direttore del portale www.imperobizantino.it. L'iconoclastia, al di là degli aspetti meramente religiosi - non dimentichiamo che Costantino V, oltre ad abile guerriero e stratega, fu anche raffinato teologo e filosofo -, nascondeva in realtà risvolti politici più ampi. Era una forma di reazione del potere imperiale verso le tendenze autonomistiche della Chiesa, ma anche «verso la nobiltà terriera che si era rinforzata grazie al declino dei centri urbani, e soprattutto verso il sistema monastico che tanto drenava, in ambito umano, risorse all'impero». E siccome i monaci avevano il loro potere nella nobiltà di provincia, lo scontro iconoclasta divenne anche un confronto tra centro e periferia. L'iconoclastia fu «come una sorta di "rivoluzione social-nazionale" che porta a una nuova affermazione imperiale contro la provincia. La capitale contro il potere nobiliare». La persecuzione non colpì quindi solo le immagini ma gli stessi monaci, vittime di violenze e persecuzioni che ebbero fine solo con Leone IV.
L'autore dedica inoltre pagine interessanti al ruolo di Costantino come riformatore, amministratore e "architetto" della rinascita urbanistica di Costantinopoli. Senza trascurarne la figura per molti aspetti leggendaria, descritta dai suoi lodatori con un'enfasi pari solo a quella dei suoi altrettanto numerosi detrattori.
Storia della guerra in Vietnam. La tragedia in Asia e la fine del sogno americano, di M. Frey - Einaudi, Torino 2008, pp. 254, euro 16,80
Questo libro intende fornire un quadro completo e accessibile delle origini, sviluppi, esiti e conseguenze del piú lungo conflitto militare del XX secolo. Rispetto all'abbondante letteratura sull'argomento, per lo piú incentrata sugli aspetti militari e strategici del fenomeno, l'autore ricostruisce, in una sintesi chiara e rigorosa, le cause remote e lo sfondo generale del conflitto (lo scenario della colonizzazione e decolonizzazione dell'intera Indocina sotto il dominio francese, lo scacchiere politico del Sud-est asiatico a fronte del consolidamento dei regimi comunisti, le conseguenze per gli Stati Uniti della guerra di Corea e della guerra fredda, i problemi e i conflitti interni al paese, le contraddizioni economico-sociali) inserendo in tale quadro complesso le principali fasi politico-militari dell'escalation della guerra nella regione. Frey dà inoltre grande rilievo alle vicende interne degli Usa legate alla guerra e ai loro effetti sul lungo periodo: il movimento pacifista e le lotte studentesche, lo sviluppo della controcultura, la loro influenza sulla pubblica opinione, i diversi orientamenti nello stato maggiore americano e le conseguenze di tutto ciò sullo svolgimento della guerra e i suoi esiti.
Giuseppe Prezzolini. L'anarchico conservatore, di G. Sangiuliano - Mursia, Milano 2008, pp. 520, euro 24,00
Raccontare l'avventura intellettuale di Giuseppe Prezzolini raccontando la sua vicenda umana. È la sfida di questa biografia che, attraverso i cento anni di vita dell'intellettuale più originale e scomodo del Novecento italiano, rilegge i più importanti fenomeni filosofici, letterari e politici del Secolo Breve. Con Prezzolini nasce la figura dell'intellettuale moderno, immerso nelle contraddizioni della società di cui è allo stesso tempo testimone e protagonista. Le avanguardie del primo Novecento, l'esperienza della «Voce», la più importante rivista culturale del secolo, la Grande Guerra, la nascita del fascismo, la Seconda guerra mondiale, il dopoguerra: Prezzolini ha marcato la vita culturale e politica italiana sfuggendo sempre alla tentazione delle ideologie e del conformismo.
è stato l'inventore di Mussolini ma si autoesiliò in America quando sentì puzza di regime; era di destra ma non nostalgico, lodò la democrazia americana ma non lo stile di vita degli Usa. Amico di Papini e Longanesi, ma anche di Amendola, Croce e Gentile, è stato il maestro di Montanelli e della Fallaci. Anarchico ma conservatore, ha fatto della libertà la sua religione e della sua vita un romanzo dove nulla è inventato.
Il dito sulla piaga, di M. Zuccari - Mursia, Milano 2008, pp. 168, euro 15,00
Nel 1948 si consumò la rottura tra Stalin e Tito. I retroscena della spaccatura nel movimento comunista internazionale sono raccontati per la prima volta grazie a una ricerca condotta su documenti inediti degli archivi comunisti e di Stato che consentono di mettere a fuoco aspetti ignorati della storia del Pci durante gli anni «caldi» della Guerra Fredda. Quali, ad esempio, l'ipotesi di un conflitto armato tra Urss e Jugoslavia allo scadere della Seconda guerra mondiale e il confronto - anche militare - tra partiti «fratelli-coltelli» di qua e di là dell'Adriatico, in particolare attraverso il Pc del «Territorio libero di Trieste». E ancora, la destalinizzazione anticipata da Pietro Secchia alla direzione del partito nel 1953 e congelata per tre anni dai vertici del Pci. Il dito sulla piaga affonda nella storia non ancora scritta delle «battaglie» tra il Pcus e i partiti comunisti europei e consente di inquadrare meglio gli anni recenti della nostra storia che da quei conflitti furono pesantemente segnati.
La sottile linea nera. Neofascismo e Servizi Segreti. Da Piazza Fontana a Piazza della Loggia, di M. Franzinelli - Rizzoli, Milano 2008, pp. 480, euro 20,00
Milano, 12 dicembre 1969: nella sede della Banca Nazionale dell'Agricoltura esplode una bomba che uccide 17 persone e ne ferisce 88. Brescia, 28 maggio 1974: otto morti e un centinaio di feriti è il bilancio dell'attentato a una manifestazione antifascista in piazza della Loggia. Sono le due stragi che segnano i punti culminanti della stagione dell'eversione nera, responsabile, tra il 1969 e il 1974, dell'85 per cento dei circa quattromila attentati politici che colpiscono l'Italia. In questo libro, lo storico Mimmo Franzinelli analizza le carte dimenticate, i documenti, le testimonianze e gli indizi trascurati di quegli eventi tragici, illuminando la complessa rete di complicità e strumentalizzazioni reciproche che coinvolge gruppi estremisti, criminali comuni, servizi segreti italiani e stranieri e ampie porzioni di apparati dello Stato.
La narrazione parte dalle inquietudini alla vigilia del Sessantotto e ricostruisce con forza sorprendente un intero panorama ideologico (tra mito del superuomo e della gerarchia, misticismo neopagano, suggestione dell'oriente e odio anticapitalista e antiborghese); risale all'eredità della Repubblica sociale e della Resistenza; giunge, attraverso un esame delle tormentate vicende giudiziarie, e in particolare dei processi per le stragi di Milano e di Brescia, a fare luce sui nomi degli assassini, assolti e ormai non più imputabili a causa di una nefasta miscela di depistaggi, deviazioni ed errori giudiziari. Intrecciando con un taglio originale fonti d'epoca e carte processuali, memoriali e interviste, documenti inediti e fotogra.e note o mai viste, La sottile linea nera ricostruisce in modo avvincente le pagine più drammatiche della nostra storia recente e ci immerge, con potere evocativo e insieme lucida consapevolezza, in un'epoca torbida che abbiamo il dovere di non dimenticare.
Le streghe, di W. Behringer - il Mulino, Bologna 2008, pp. 152, euro 11,00
Perché si crede alle streghe? A quali paure e speranze danno corpo? Se il fenomeno della stregoneria in Europa si è esaurito ormai da secoli, l'idea che vi siano uomini e donne in grado di fare del male grazie a mezzi soprannaturali è ancora oggi sorprendentemente diffusa, ad esempio in certe regioni dell'Africa. Fra antropologia e storia, Behringer identifica in questo libro i tratti comuni della credenza nella stregoneria, della caccia alle streghe e della lotta alla superstizione attraverso i secoli e le culture. Wolfgang Behringer ha insegnato Storia moderna nell'Università di York. Attualmente è professore nell'Università di Saarbrücken.
L' Enigma Montefeltro. Arte e Intrighi dalla Congiura dei Pazzi alla Cappella Sistina, di M. Simonetta - Rizzoli, Milano 2008, pp. 312, euro 19,00
Il 26 aprile 1478, Lorenzo de' Medici e suo fratello Giuliano, i giovani signori di Firenze, sono aggrediti nel duomo durante la messa: Lorenzo trova scampo nella sacrestia, Giuliano cade sotto i colpi dei suoi assassini, diciannove pugnalate lo lasciano a terra senza vita. Fuori dalla chiesa i seguaci dei Medici riprendono il controllo, la folla si abbandona alla giustizia sommaria e la famiglia Pazzi, considerata la principale responsabile del tentativo di colpo di stato, viene bandita per sempre dalla città.
Ma chi ha armato le mani dei congiurati? Chi ha ordito questo delitto terribile che rischia di sconvolgere il delicato equilibrio politico di quel mosaico di città-stato che era l'Italia del Rinascimento? Un rompicapo storico rimasto irrisolto per oltre 500 anni, . no a quando Marcello Simonetta è riuscito a violare il codice di una lettera cifrata che il 14 febbraio 1478 il duca di Urbino, Federico da Montefeltro, invia a Roma e che rivela il suo coinvolgimento in una congiura architettata con papa Sisto IV per sovvertire la Signoria di Firenze. Alla luce di questa scoperta lo scenario cambia completamente: l'attentato è l'atto culminante di un piano che vuole ridisegnare la mappa del potere in Italia.
L'autore, discendente di uno dei protagonisti di quegli eventi, Cicco Simonetta, cancelliere degli Sforza dal 1450, ricostruisce in questo libro gli antefatti e le conseguenze di quegli eventi in una narrazione che assume i contorni di un avvincente thriller ambientato tra splendidi palazzi, ricche corti, ra. nati artisti e mille torbidi misteri. Con un ulteriore colpo di scena ad attendere il lettore: il codice Botticelli, la chiave per scoprire il signi- . cato nascosto degli a. reschi botticelliani della Cappella Sistina e per cogliere la ra. nata crudeltà dell'ultima vendetta dei Medici.
Un saggio documentato e originale che si legge come il più appassionante dei romanzi storici.
La Magna Grecia, di L. Braccesi e F. Raviola - il Mulino, Bologna 2008, pp. 244, euro 12,00
L'area di irradiazione degli stanziamenti greci, che proliferano fra VIII e VI sec. a.C., interessa l'intero bacino del Mediterraneo, ma la fondazione di nuove città-stato assume un rilievo del tutto particolare nel Meridione della penisola italiana (Calabria, Basilicata, Campania e Puglia ionica). Qui le società coloniali elleniche raggiungono, specialmente nel VI e nel V secolo (e in parte ancora nel IV), un grado straordinario di fioritura economica e culturale, realizzando forti ambizioni di dominio politico, territoriale, egemonico. La nozione di Megale Hellàs, Magna Grecia, nasce proprio in riferimento ai livelli di civiltà, ricchezza, potenza, splendore artistico e intellettuale raggiunti e poi perduti dai Greci dell'Italìa, nel corso di una complessa evoluzione storica, parallela a quella della Sicilia ellenica. Il libro ne ripercorre, dall'età arcaica alla conquista romana, la lunga parabola di progressiva ascesa e malinconica decadenza.