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Nei primi anni '80 lo Stato sembra controbattere con efficacia agli attacchi delle BR: gli arresti dei capi storici e le prime "collaborazioni" illustri, come quella di Patrizio Peci, contribuiscono a decifrare struttura e gerarchie della famigerata organizzazione terroristica. Il sequestro del generale USA Dozier sembra un colpo di coda: un mutato scenario internazionale sta relegando le aspirazioni rivoluzionarie dei brigatisti nel cimitero della storia.
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La sfida delle Brigate Rosse
alla NATO: il sequestro Dozier
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Dopo il sequestro e l'omicidio dell'onorevole Aldo Moro - del quale a distanza di 30 anni rimangono ancora aperti molti interrogativi per come si concluse la vicenda - le Brigate Rosse, pur essendo ripetutamente colpite dalla reazione delle forze dell'ordine continuarono la loro scia di sangue e di attentati in un clima di vera e propria guerra civile. Si deve comunque tenere presente che dopo quel tragico fatto le BR erano state notevolmente ridimensionate dai numerosi arresti, dei quali il più importante fu quello di Mario Moretti, uno dei pochi capi rimasti dopo gli arresti di Renato Curcio e Alberto Franceschini, avvenuti a metà degli Anni Settanta. Infatti, dopo più di dieci anni di latitanza, Moretti venne catturato il 4 aprile 1981. Tale arresto seguì quello avvenuto l'anno precedente di Patrizio Peci, capo della colonna torinese delle BR e che divenne il primo super-collaboratore delle forze dell'ordine, permettendo in questo modo al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, responsabile delle operazioni antiterrorismo, di conoscere i segreti interni, la struttura, i nomi e le identità ancora sconosciute dei brigatisti. Infatti nei mesi successi si susseguirono centinaia di arresti in tutta la penisola, tra cui proprio quello di Moretti.
A causa di ciò il fronte terrorista si divise in diverse correnti, la cui direzione venne assunta da Giovanni Senzani, docente di criminologia già arrestato dopo la vicenda Moro e successivamente rilasciato. Proveniente da una famiglia cattolica borghese, Senzani aveva lavorato nella comunità Origina di Genova, entrando in aperto dissenso con l'allora cardinale Giuseppe Siri (1906-1989). Accanto a Senzani, che fondò la nuova formazione delle BR-PdG (Partito della Guerriglia) vi era Barbara Balzerani - nome di battaglia Sara - la Primula Rossa dell'organizzazione, che verrà arrestata nel 1985.
E' questa la situazione nella quale avvenne il sequestro Dozier. James Lee Dozier era un generale di brigata americano, laureato all'Accademia militare di West Point che aveva combattuto in Vietnam e dal giugno 1980 era diventato vice-capo di Stato Maggiore del Comando delle Forze Terrestri NATO in Sud Europa (FTASE) con sede a Verona. In pratica era coordinatore delle operazioni dell'esercito italiano dall'Appennino fino al confine orientale e disponeva di un'unità missilistica americana con base a Vicenza. Si trattava pertanto di un personaggio molto importante nella lotta che le BR avevano dichiarato all'imperialismo degli Stati Uniti. Il sequestro si inseriva così nella strategia anti-NATO che l'euroterrorismo stava perseguendo in tutta Europa già da parecchio tempo, in sintonia quindi con i movimenti pacifisti occidentali, ed in questo caso di quello italiano. che si opponeva all'installazione dei missili americani Pershing e Cruise nelle basi siciliane di Comiso e Sigonella come risposta allo schieramento dei missili di teatro sovietici SS 20. Luigi Novelli, uno degli esponenti della colonna romana delle BR ha infatti così affermato nel corso della trasmissione diretta da Giovanni Minoli "La Storia siamo noi" dedicata al sequestro Dozier (e visitabile al sito http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=423): «Si individua nell'installazione dei missili americani nel nostro paese un terreno nuovo di lotta di classe. In questo quadro maturò l'idea di rapire un militare americano». Tale operazione, che non era mai riuscita a nessun gruppo, nemmeno alla guerriglia vietnamita o sudamericana, verrà però gestita senza alcuna velleità politica e strategica e segnerà il punto di arrivo del lungo processo di decomposizione del partito armato.
Il generale Dozier venne sequestrato nella sua abitazione di Verona il 17 dicembre 1981. Quattro terroristi travestiti da idraulici suonarono alla porta del suo appartamento e, dopo una colluttazione, rapirono il militare americano che venne subito trasferito in un appartamento di Padova. Il rapimento, opera della colonna veneta delle BR che faceva capo ad Antonio Savasta, «doveva perciò servire anche a ricomporre le divisioni interne attorno a un obiettivo "gradito" a tutte le anime sparse delle BR».
Fu quindi l'inizio di un giallo internazionale che vide coinvolte l'Italia, l'America e la NATO. Gli Stati Uniti reagirono alla notizia con l'invio di una task-force della CIA e dell'FBI, e il presidente Reagan (1911-2004), nel corso di una conferenza-stampa disse che «gli pareva assurdo che in un paese alleato "quattro straccioni vagabondi" potessero impunemente rapire nientemeno che un generale dell'esercito statunitense». In Italia nei giorni successivi al sequestro si pensò con paura e sorpresa di assistere a una nuova vicenda Moro. Tanto più perché in questo caso era coinvolto un alto ufficiale americano il quale, nonostante la NATO avesse precisato che il generale Dozier non era in possesso di alcun segreto militare, tuttavia conosceva perfettamente la struttura complessiva delle basi in Italia, anche se forse non era al corrente dei dati più segreti relativi al "parco nucleare" puntato verso est.
Nel comunicato nr. 3 del 6 gennaio 1982 le BR-Pcc (Partito comunista combattente) spiegarono a Dozier i motivi della sua cattura. Ne riportiamo un brano: «Attraverso di te processiamo la struttura di occupazione militare, la NATO, e la politica imperialista dell'America nei confronti del proletariato italiano. Questa politica si è estesa dal 1945 ad oggi. Ha permesso agli USA, sotto il ricatto delle armi, prima con l'esercito di occupazione italiano, poi con l'esercito integrato della NATO, di costruire un ceto politico-militare completamente subordinato agli interessi delle multinazionali USA. La storia di questi governi è la storia del terrorismo di Stato, costruito dalla CIA. Dal piano Marshall all'asservimento alla politica di Reagan con i missili di Comiso, significa tracciare la storia dell'asservimento dei capitali italiani e di un ceto politico che nonostante la dimostrata delegittimazione politica e sociale, rimane in piedi solo grazie al terrore dei corpi speciali addestrati dagli americani e alla politica economica delle multinazionali USA». Vorremmo qui sottolineare come questo linguaggio di sfida nei confronti degli Stati Uniti sia per molti aspetti simile alle dichiarazioni e alle manifestazioni dei movimenti della sinistra no-global attuale, come in occasione della decisione di ampliare la base americana Dal Molin di Vicenza nel febbraio 2007.
Durante il sequestro, che venne operato con una buona dose di approssimazione ed ingenuità, i terroristi cercarono di prendere contatti con i servizi segreti bulgari, a quel tempo braccio armato nonché intermediario del ben più potente KGB sovietico, che evidentemente era interessato a ricavare notizie dal generale americano. Era infatti recente la vicenda dell'attentato a Papa Giovanni Paolo II il 13 maggio 1981, sulla quale si addensava il sospetto del coinvolgimento bulgaro. Comunque il sequestro si concluse in poco più di un mese il 28 gennaio 1982, grazie ad un'azione di forza dei Nuclei Operativi di Sicurezza (NOCS) della Polizia Italiana che irruppero nell'appartamento di Padova dove era tenuto prigioniero l'ostaggio. Tutti i quattro brigatisti all'interno dell'appartamento vennero immediatamente arrestati. La "soffiata" era arrivata da un brigatista arrestato solo due giorni prima e sottoposto a un duro interrogatorio. Va inoltre ricordato che durante il periodo del sequestro (esattamente il 9 gennaio 1982), le forze dell'ordine avevano arrestato Giovanni Senzani. Egli, come tanti altri protagonisti della lotta armata in Italia, dopo essere stato condannato all'ergastolo per l'omicidio del fratello del pentito Patrizio Peci, ha ottenuto la semilibertà nel 1999 ed ora lavora presso un centro di documentazione della Regione Toscana denominato "Cultura della legalità democratica" e inserito nel progetto Informacarcere.
Da ultimo si può avanzare un paragone tra questa vicenda e il "caso Moro". Si è infatti scritto moltissimo sul perché in quell'occasione lo Stato e i servizi di intelligence italiani non siano riusciti a seguire una traccia che li portasse alla "prigione" dello statista democristiano. A questo riguardo è importante notare come sia apparso del tutto incomprensibile lo scioglimento del nucleo anti-terrorismo del generale Dalla Chiesa nel 1975 e della riforma dei servizi segreti nel gennaio 1978, cioè poche settimane prima del rapimento avvenuto il 16 marzo 1978. Proprio a seguito del tragico epilogo di quella vicenda al generale Dalla Chiesa vennero conferiti "compiti operativi speciali" ed in questo modo venne ricostituito il Nucleo anti-terrorismo che riuscì in poco tempo a mettere a segno degli arresti eccellenti e negli anni successivi a sconfiggere definitivamente il partito armato.
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BIBLIOGRAFIA
- Il libro nero delle Brigate Rosse, di P. Casamassima - Newton Compton Editori, Roma 2007
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Brigate Rosse. Una storia italiana, di AA. VV. - Mondadori, Milano 2007
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Piombo rosso. La storia completa della lotta armata in Italia dal 1970 ad oggi, di G. Galli - Baldini Castoldi, Torino 2007
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