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È la provocatoria tesi di Vladimir Bukovskij, storico dissidente dell'ex Urss, implacabile avversario dei regimi comunisti e ammonitore sul ruolo inquietante che la Russia di Putin sta assumendo nel Vecchio Continente. In un saggio e in un libro-intervista usciti quasi in contemporanea, spiega perché noi europei rischiamo di morire... "sovietici".
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Unione Europea... sovietica?
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Putin, l'Uomo dell'Anno
Sui quotidiani di domenica 9 dicembre 2007 la notizia veniva pubblicata non prima di pagina 10: Russia e Bielorussia avrebbero un progetto unitario per dare origine a un nuovo Stato. Questo processo porterebbe a una "nuova vita" per Mosca e Minsk. E darebbe nuovo smalto a una persona in particolare: Vladimir Putin. Dopo due mandati presidenziali (il terzo è escluso dalla Costituzione russa), l'uomo forte del Cremlino si gioverebbe di questo "azzeramento" per ritornare, con una nuova entità statale e un nuovo testo costituzionale, alla massima poltrona del potere. Intanto, per non rischiare, l'ex zelante ufficiale del KGB in missione a Berlino Est si è fatto cucire su misura un premierato. Dopo una discutibile campagna elettorale, il trionfo della coalizione putiniana ha portato a una "gattopardesca" soluzione, affinché tutto cambi e, in fondo, nulla cambi: Putin cederà la presidenza al "delfino" Dmitri Medvedev, e quest'ultimo ricambierà scegliendo il proprio "padrino" al ruolo di premier. Per la verità, lo ha già fatto. Da un gradino più basso, l'uomo della "rinascita dell'orgoglio nazionale russo" proseguirà a fare ciò che gli riesce meglio: gestire un potere enorme e senza argini.
Come detto, tutto questo lo si può leggere sui media, ma solo alla simbolica "pagina 10". E proprio questa, dopotutto, è la grande fortuna di Vladimir Putin: il mondo dell'informazione, quando non è intimorito dall'uomo forte del Cremlino, ne sembra in qualche modo affascinato. È storia di pochi mesi fa la scelta dei giornalisti di "Time" di concedere proprio a lui la prestigiosa copertina di "Uomo dell'Anno".
Una Cassandra di nome Vladimir Bukovskij
In questo scenario, che viene a condizionare inevitabilmente il mondo occidentale e l'Europa in particolare (la Russia ha le mani sul rubinetto energetico del vecchio continente e, durante la gestione del potere da parte di Putin, ha dimostrato di saper usare questa posizione di forza con cinismo e arte del ricatto), una voce si alza a prospettare sviluppi inquietanti: l'Unione Europea si è strutturata secondo basi regolamentari "sovietiche" e sembra andare incontro - con il compiacimento o, peggio, la complicità di alcuni governanti ed ex governanti europei - a un destino di subordinazione e sudditanza nei confronti dell'Orso russo. La voce che sostiene questa teoria è quella di Vladimir Bukovskij, ex dissidente dei tempi dell'Urss, fin da giovanissimo imprigionato per reati di opinione, successivamente recluso in un ospedale psichiatrico e infine nei lager sovietici, liberato nel 1976 grazie al celebre "scambio" con il comunista cileno Luis Corvalàn e da allora ospitato in Inghilterra, Paese del quale ha preso la nazionalità.
In Urss-Eurss ovvero il complotto dei rossi, insieme al ricercatore russo Pavel Stroilov, Bukovskij spiega in sintesi, attraverso una lunga intervista, le tesi articolate in forma di saggio in un'altra sua recente opera, dal titolo Eurss. Unione Europea delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (entrambe edite da Spirali).
«La tragedia del nostro tempo, soprattutto per gli ex Paesi del blocco orientale e dell'Unione Sovietica - scrive Bukovskij - consiste nel fatto che nei confronti del comunismo non è mai stato celebrato un processo analogo a quello di Norimberga. Sono regimi criminali che hanno eliminato decine di milioni di uomini, che tuttavia non sono stati mai e in alcun luogo condannati. Questo non solo rappresenta un oltraggio alla memoria di milioni di vittime e al nostro senso di giustizia, ma genera anche una situazione obiettivamente molto pericolosa. All'inizio degli anni Novanta l'Urss non è stata ufficialmente condannata secondo lo statuto di Norimberga: proprio per questo, gli alti esponenti politici e del KGB non sono stati rimossi e allontanati dal potere, non c'è stata una spinta alla rinascita, non è nato l'impulso al risanamento e tutto è tornato su sé stesso. In Russia sventola di nuovo la bandiera rossa e di nuovo risuona l'inno sovietico: il paese ha incominciato a marciare verso il passato».
Un'Europa "sovietizzata"
Le premesse da cui parte Bukovskij in Urss-Eurss ovvero il complotto dei rossi sono quelle relative alla nascita dell'Unione Europea. «Oggi - spiega lo scrittore - si fa una grande confusione sul concetto di Unione Europea, e la confusione non è casuale, bensì imputabile alla propaganda che parte e ci raggiunge da Bruxelles. [...] Il Mercato Europeo è nato con i Trattati di Roma nel 1957; era un meccanismo molto utile ed efficace, che ha contribuito alla crescita dei Paesi membri [...] ma non ha nulla a che vedere con l'UE. L'idea dell'Unione Europea, ovvero di un unico superstato conglobante i Paesi membri, nasce con il Trattato di Maastricht del 1992, un trattato la cui formulazione, per altro, rimane alquanto oscura. Inoltre, il concetto di Unione Europea contraddice in linea di principio quello di Mercato Comune Europeo, che prevedeva la libera circolazione delle merci, dei capitali e della forza lavoro, senza particolari riserve. Al contrario, l'UE, con le sue ottantamila pagine di regolamentazione, introduce continuamente nuove limitazioni, direttive e meccanismi burocratici». Questo elefante burocratico (prima somiglianza con l'Unione Sovietica) è anche quello che, ricorda Bukovskij, si mosse come un sol uomo nel caso dell'entrata nella coalizione governativa in Austria del partito nazionalistico di Haider: «L'Ue - spiega Bukovskij - ha reagito indignata [...] e ha proclamato contro l'Austria una specie di boicottaggio [...]. Questa sorta d'intimidazione mi ha allarmato, ho incominciato a riflettere e ho trovato affinità straordinaria fra la reazione dell'UE alle vicende interne austriache e la cosiddetta dottrina Breznev, ovvero la dottrina della sovranità limitata dei Paesi facenti parte del blocco orientale» (seconda somiglianza con il sistema sovietico). Non solo: se in Urss il Soviet Supremo era un parlamento sui generis, con l'unico compito di ratificare ciò che decidevano i "vegliardi" del Politburo, l'Europarlamento finisce per assomigliare a questo Soviet Supremo. Anzi, secondo Bukovskij, ne «è l'esatta copia [...] Infatti, di norma si limita a ratificare i provvedimenti adottati dalla Commissione Europea, e se discute qualcosa, lo fa per stabilire la percentuale di grasso nello yogurt o le dimensioni dei cetrioli» (terza somiglianza con l'Unione Sovietica). Infine, come in Urss il compito storico principale era creare l'homo sovieticus, in cui sarebbero confluite tutte le tradizioni nazionali, religiose e etniche, così, afferma Bukovskij, «anche l'Unione Europea intende cancellare le nostre diversità nazionali, le nostre tradizioni e creare una nuova entità storica: l'europeo» (quarta somiglianza con l'Urss).
I segreti russi e il "sogno europeo"
Ecco perché, minaccia Bukovskij, un'Europa siffatta non può che essere preda naturale della Russia putiniana, determinata a tornare ai "fasti" egemonici dell'Urss. Senza dimenticare che più di una volta il presidente Putin è arrivato a sostenere che «la più grande tragedia del '900 è stata il crollo dell'Unione Sovietica». Dunque, come non ha mancato di puntualizzare il filosofo francese Andreé Glucksmann, non Hiroshima, o l'Olocausto, o qualsiasi altra tragedia del secolo scorso, bensì un evento che ha riportato alla libertà milioni di uomini.
Il racconto di Urss-Eurss ovvero il complotto dei rossi si tinge di giallo quando Bukovskij spiega come, insieme a Pavel Stroilov, sia riuscito ad ottenere un ricco materiale d'archivio prelevato di nascosto dalla Fondazione Gorbaciov prima che il "nuovo corso" russo chiudesse i rubinetti dell'informazione storica. «Nel 1991 - spiega Stroilov - quando furono estromessi dal Cremlino, Gorbaciov e il suo entourage ebbero la buona idea di trascrivere migliaia e migliaia di documenti segreti d'archivio riguardanti l'era Gorbaciov e in seguito di metterli al sicuro nella sede della fondazione nel frattempo costituita. Per una decina d'anni il materiale rimase accessibile soltanto ai collaboratori della fondazione [...] che lo sistemarono e ne fecero una banca dati elettronica». Stroilov riuscì a ottenere un permesso di consultazione come studente, con il divieto tassativo di farne una copia. Le cose andarono diversamente se Stroilov, un paio di volte alla settimana per diverso tempo, riuscì a scaricare fino a 6 megabyte di materiale alla volta, fino ad arrivare all'equivalente di centomila pagine circa. Da questi documenti sono venute, negli anni scorsi, rivelazioni sorprendenti, che hanno condizionato anche la vita politica di alcuni paesi: in Finlandia Erkki Liikanen, ex governatore della Banca Centrale ed ex membro della Commissione Europea venne smascherato come "collaboratore segreto" dell'Urss; in Romania, lo stesso ex presidente Iliescu perse le elezioni perché dai documenti risultò essere uno stretto collaboratore di Mosca. «Di recente - scrive Bukovskij - Pavel ha scritto un articolo basandosi su documenti dai quali risulta che il senatore americano Edward Kennedy, fratello del defunto presidente, collaborava con Mosca e trasmetteva informazioni di non poco conto: addirittura, comunicò la data esatta dell'inizio delle operazioni contro Saddam Hussein».
Quanto ai rapporti tra l'Europa e la Russia, Bukosvkij afferma che «stando ai documenti, l'idea del progetto [europeo] è nata dalle conversazioni intercorse a Mosca fra i leader della sinistra europea verso la metà degli anni Ottanta. Prima di allora, sia Mosca sia la sinistra europea erano contrarie all'integrazione europea: Mosca la interpretava come un progetto indirizzato contro di lei, la sinistra come un complotto ordito dai capitalisti contro il proletariato[...]. L'atteggiamento cambiò, appunto, verso la metà degli anni Ottanta, quando i dirigenti sovietici si resero conto che il sistema sovietico vacillava, e la sinistra europea temeva i cambiamenti che si stavano verificando [...]. I leader occidentali di sinistra dicevano a Gorbaciov che il crollo del socialismo a Oriente avrebbe provocato la crisi dell'idea socialista in Occidente; se invece avessero lavorato insieme, avrebbero potuto assumere il controllo del progetto europeo e trasformarlo radicalmente, facendo converge i due sistemi, con un ammorbidimento del regime a Est e con il passaggio da un regime politico socialdemocratico a uno più spiccatamente socialista a Ovest». La "casa comune europea" vagheggiata per l'appunto da Gorbaciov, destinata ad estendersi dall'Atlantico agli Urali. Difatti, prosegue Bukovskij, «il primo a recarsi a Mosca fu il comunista italiano Alessandro Natta, seguito dai socialdemocratici tedeschi. Dalla trascrizione dei colloqui appare chiara una cospirazione fra il Cremlino e i leader della sinistra europea, interessati entrambi a salvarsi politicamente la pelle. Gorbaciov lanciò lo slogan della "casa comune europea" e in Occidente si pianificò la trasformazione dell'area di libero scambio in uno stato federale».
Ecco, dunque, la mutazione dal Mercato Comune Europeo al superstato dell'Unione Europea, un progetto deciso nelle alte sfere, fatto proprio dalle varie dirigenze europee e imposto prima mediaticamente e poi nei fatti a un'opinione pubblica tutt'altro che naturalmente propensa all'idea. In un'altra occasione, nel gennaio 1989, racconta sempre Bukovskij, Gorbaciov ricevette una delegazione trilaterale americano-giapponese-francese, presenti Henry Kissinger, l'ex premier nipponico Yashuiro Nakasone e l'ex presidente francese Valery Giscard d'Estaing: fu proprio quest'ultimo ad affermare, nell'occasione, che l'Europa sarebbe diventata un organismo statale unitario, uno stato federale, comprendente anche gli stati ex satelliti dell'Urss. «Non disse - spiega Bukovskij - "forse diventerà", disse categoricamente "diventerà". [...] Leggendo il documento io e Pavel ci siamo messi a riflettere: nel 1989 nessuno sapeva nulla dell'integrazione allargata, dei futuri Tratti di Maastricht, di Amsterdam e di Nizza. Ma Giscard d'Estaing mostra di sapere con esattezza che nel giro di dieci, quindici anni, l'Unione Europea si sarebbe costituita, e senza che nessuno ci avesse interpellati, senza referendum di sorta. Ed ecco che a distanza di quindici anni troviamo Giscard d'Estaing a presiedere la commissione per la stesura della Costituzione Europea».
La Russia di Putin e la "finlandizzazione" dell'Europa
Dopo una lunga pausa equivalente agli anni del governo Eltisn, il progetto di "casa comune europea" dalla Russia all'Atlantico riprende slancio con l'arrivo al Cremlino di Vladimir Putin.
Bukovskij segnala il grande progetto congiunto russo-tedesco per la costruzione di un gasdotto attraverso i Paesi Baltici come uno dei capitoli principali di questa grande strategia. Un altro capitolo consisterebbe nella «invasione da parte delle imprese russe, apparentemente private, del business occidentale». Non esistendo un reale business privato in Russia, ciò che lo scrittore russo sostiene è che «stiamo assistendo a una massiccia acquisizione delle imprese occidentali da parte dello stato russo». Manovre che si estendono dalle acciaierie, all'industrie del nichel e dell'alluminio, giungendo alle raffinerie e, addirittura, alle reti di distribuzioni della benzina. Le elite politiche europee occidentali - questa la tesi di Bukovskij - se ne accorgono perfettamente ma sono complici di un'intesa. «In conclusione - è l'amara affermazione dello scrittore - oggi la Russia esercita sull'Europa Occidentale un'influenza decisamente maggiore rispetto a quella di Stalin».
Tanto più che l'attuale progetto europeo - radicalmente diverso da quello originario del Mercato Comune voluto dai padri ispiratori - fa crollare ogni difesa: «i Paesi membri dell'Unione Europea sono stati privati della loro sovranità nazionale, sacrificata a un unico superstato, in omaggio alla dottrina comunista e a un certo pensiero socialista, secondo cui lo stato, intenso come nazionale deve scomparire. [...] Sono stati fatti, quindi, molti passi avanti, e tutto questo senza il consenso dei cittadini».
Altro campanello d'allarme, secondo Bukovskij, l'istituzione dell'Europol, l'autorità poliziesca europea che «finirà probabilmente per avere maggiori poteri del KGB, nonché l'immunità diplomatica. Ora come ora, la sua funzione è quella di reprime e perseguire trentadue tipi di reato, due dei quali in particolare mi preoccupano: il razzismo e la xenofobia, concetti giuridicamente impossibili da definire [...]. In Inghilterra, un esponente politico ha affermato che chi è contrario all'immigrazione incontrollata dal terzo mondo è razzista, e chi è contrario a un'ulteriore espansione e integrazione europea è xenofobo. Dilaga l'ideologia del politically correct, che si trasforma in un'ideologia oppressiva. Questa progressiva ideologizzazione del sistema mi ricorda l'Urss».
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BIBLIOGRAFIA
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Urss-Eurss ovvero il complotto dei rossi, di Vladimiri Bukovskij e Pavel Stroilov - Spirali, Milano 2007
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Eurss Unione Europea delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, di Vladimiri Bukovskij e Pavel Stroilov - Spirali, Milano 2007
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