EDITORIALE - STORIA OGGI
Spazzatura nel DNA
Che sia l'anno degli imbecilli?
O degli incapaci di precaria onestà?
di PAOLO M. DI STEFANO*
Gli imbecilli si riproducono per partenogenesi. Il che in un certo senso spiega il conosciutissimo adagio secondo il quale "la madre degli imbecilli è sempre incinta": gli imbecilli portando in se stessi la proprietà di moltiplicarsi, è come se fossero perennemente fecondati e quindi gravidi. Con una conseguenza di non secondo momento: la assoluta parità dei sessi, raggiunta in grazia di uno "status" superiore ed assorbente. L'imbecillità, appunto.
E non esiste al mondo persona che in qualche modo non abbia avuto esperienza della imbecillità , tanto vasto è il numero degli appartenenti alla categoria e tanto essi sono presenti in ogni manifestazione della vita. Forse è per questo che da qualche parte si sostiene anche che gli imbecilli sono la prova della esistenza di Dio. E deve essere proprio così, dal momento che l'onnipresenza è una delle prerogative divine.
Ed anche l'immortalità sembra afferire agli imbecilli, i quali attraversano i tempi senza un solo tentennamento, con una sicurezza certamente degna di maggior causa. E poiché anche l'immortalità fa parte delle prerogative divine, ecco un'altra delle ragioni per le quali si sostiene che la presenza degli imbecilli è prova della esistenza di Dio.
Caratteristica dell'imbecille è - tra le altre - la assoluta mancanza della coscienza di esser tale. La qual cosa comporta il rischio di essere imbecille proprio mentre si stigmatizza l'imbecillità. Un imbecille sa di esistere, e sa anche di "essere vivo", nel senso, almeno, di essere in qualche modo attivo. Ma non sa di essere un imbecille. E poiché è così, non si cura di mimetizzarsi e, tanto meno, di modificare il proprio status, e ciò non soltanto per l'ignoranza che lo distingue, ma anche e sopra tutto per la sopravvalutazione di sé che è un'altra delle sue caratteristiche. L'imbecille si sente superiore agli altri, spesso giungendo ad attribuirsi missioni di elevatissimo livello. E, poiché è imbecille, cerca di realizzarsi, incurante - perché ignorante - delle conseguenze.
Fino ad un apparente paradosso, messo in evidenza da Walter Matthau in Due sotto il divano: essere talmente imbecilli da arrivare secondi in una gara tra imbecilli. Perché secondi? Perché si è imbecilli.
E se il primo fossi io?

Gli imbecilli e il potere sembrano mantenere un rapporto privilegiato. L'imbecille in genere conquistata una fetta, per quanto infinitesimale, di potere, la indossa come una toga, se ne fregia come di una cappa di ermellino, se ne avvolge come in un manto, ed è così preso dal far sì che la toga, l'ermellino, il manto , gli orpelli in genere siano i più vistosi ed ammirati possibile da dimenticare gli obiettivi e il contenuto della carica, elevando il potere a "causa", anche perché usualmente incapaci di utilizzarlo come "mezzo" per raggiungere gli obiettivi che dovrebbero essere costitutivi della carica.
Chi non ne ha conosciuti, di imbecilli siffatti, scagli la prima pietra.
Personalmente, io ne ho conosciuti più d'uno. Tre, in particolare, li ricordo perché ancora una volta hanno significato qualcosa. Un alto dirigente d'impresa; il presidente di un ordine professionale; il preside di una facoltà universitaria. Tutti avevano in comune l'inconsapevolezza del proprio status di imbecilli; la ricerca del potere per il potere; l'incapacità di esercitare il potere ottenuto per il raggiungimento della "causa" dell'ufficio.
Tutti e tre sono stati cacciati. In forma più o meno palese, ma sono stati cacciati. Le strutture di riferimento li hanno espulsi, consce ormai dei danni provocati.
Il che dimostra qualcosa di inaspettato, forse: l'esistenza di una qualche forma di giustizia anche in questo nostro tribolatissimo e imperfettissimo mondo.
E forse, ancora una volta acquista un senso l'affermazione secondo la quale l'esistenza degli imbecilli è prova della esistenza di Dio il quale si serve di loro per ridare a noi miseri mortali quel poco di fiducia che ci aiuta a tirare avanti.

Gli imbecilli incidono sulla immagine, e questo è un problema. L'immagine essendo il risultato di un complesso processo produttivo al quale tutta la struttura di riferimento partecipa, magari anche senza che se ne abbia piena coscienza, l'azione degli imbecilli provoca rallentamenti nel processo produttivo; oppure la nascita di un "prodotto-immagine" con qualche difetto; oppure ancora, il deterioramento della immagine esistente. E quest'ultima situazione è la più grave, vuoi perché in genere vanifica gli sforzi di tutti coloro i quali si dannano l'anima pur di creare e mantenere una immagine positiva; vuoi perché se produrre una buona immagine è un lavoro non da poco, ricostruire una immagine deteriorata è ancora più difficile e costoso.
Con una conseguenza che peraltro mi pare cominci da qualche parte ad essere presa in considerazione: coloro che provocano danni all'immagine andrebbero non soltanto messi in condizione di non nuocere, ma dovrebbero esser chiamati a rispondere delle loro azioni ed a rifondere i danni subiti dalla struttura di riferimento.

Denunciare per danni all'immagine della cultura italiana quei docenti universitari che hanno provocato la rinuncia del Papa ad essere presente all'inaugurazione dell'anno accademico potrebbe costituire un ottimo esempio di consapevolezza di cosa vuol dire gestire una università. La quale a sua volta dovrebbe proporsi come parte lesa da una presa di posizione che certamente non fa di quell' ateneo un faro di civiltà, di cultura, di libertà, di democrazia. In una parola, di cultura.
E quei docenti andrebbero comunque anche chiamati a responsabili degli atteggiamenti tenuti da quell'infima minoranza di studenti che ha minacciato e in parte attuato occupazioni e manifestazioni contro la visita del Papa. E dovrebbero essere, oltre alla università ed allo Stato, gli stessi studenti a chiedere di essere risarciti dai danni provocati da insegnamenti che inducono a comportamenti siffatti. Non che i giovani siano da considerarsi minus habentes, ma a parte il fatto che anche tra i giovani esistono gli imbecilli, c'è da considerare che essi (i giovani) sono materia malleabile, forgiando la quale si produce il cittadino ed il politico ed il dirigente di domani.
Io credo che tra i professori che manifestano intolleranza e pensano che la libertà sia possibile solo se la si pensa come loro (e che pensino è tutto da dimostrare) e che democrazia sia un lemma di origine incerta e comunque (per loro) straniera e il potere sia fine a se stesso o, al più possa e debba essere esercitato nel proprio interesse; io penso che tra costoro e quel docente universitario che, forte della sua carica, impone la promozione del figlio (ignorante) anche pretendendo il massimo dei voti, la differenza sia solo di tipo quantitativo. Andrebbero messi in condizione di non nuocere. Tutti e subito.
Con il che sembra restare insoluto il problema relativo alla "opportunità" di un invito che si sapeva avrebbe potuto scatenare qualche reazione. Ma se dovessimo ridurre la cultura agli opportunismi delle diverse fazioni, probabilmente non solo non risolveremmo mai alcun problema, ma metteremmo sempre in discussione qualsiasi conquista della civiltà e della cultura. Che è quanto è accaduto e accade per la Politica: considerarla come l'arte del compromesso e la pratica dell'opportunismo l'ha ridotta al livello attuale. O no?
Dimenticavo: la cultura italiana contemporanea, quella che "si fabbrica" a scuola e nelle università, già non gode di ottima fama. Che non è una buona ragione per concludere - come ho sentito personalmente dire - che da altre parti non è diverso, e quindi. E quindi, dico io, occorre correre ai ripari. E subito.

Gettare l'immagine nella spazzatura ha smesso di essere un modo di dire. Da mesi, ormai, (da anni, dice qualcuno, ed afferma il vero) grazie a quanto accade in Campania l'Italia - tradizionalmente paese di eroi, poeti, musicisti, cantanti e così via - è sopra tutto il paese della spazzatura. Grazie a quel "paese d'o sole" nel quale tutte le parole sono parole d'amore. Il bello è che quando si trovano i colpevoli - non di tutto, per carità, e forse direttamente neppure di parte: e neanche di più o meno conclamata delinquenza, magari solo di incompetenza - nessuno sembra in grado di intervenire. E neppure il o i colpevoli o/e incapaci sentono il dovere di dimettersi. Tanto le loro dimissioni - a loro dire - non servirebbero a niente. Che è un bellissimo e chiarissimo modo per affermare di essere i più bravi. Inconsapevolezza dei propri limiti? Probabilmente. Connivenza con "i poteri sporchi"? Forse. Senso dello Stato orientato a considerarlo come un immenso istituto di beneficenza che deve farsi carico della ignavia del politico e dei cittadini? E' probabile.
Ma è mai possibile che da anni non si riesca ad educare una popolazione, per altri versi coltissima e civilissima, a fare la raccolta differenziata? Ma è mai possibile che nessuno conosca gli uomini che costituiscono quei "poteri sporchi"? Non è un miracolo che nessuno di questi abbia famiglia, parenti, amici, semplici conoscenti ? Che non li abbiano è chiaro, altrimenti qualcuno li avrebbe denunciati, non fosse altro che per quei danni alla salute che, d'improvviso hanno scoperto, vengono provocati negli anziani e più ancora nei bambini. Invece, sono tutti lì a protestare perché non vogliono l'inceneritore e neppure la riapertura delle vecchie discariche e neppure l'apertura di nuove.
Vogliono solo che la spazzatura da loro prodotta venga appioppata a qualcun altro. Il quale qualcun altro, peraltro, in genere si ribella: ognuno pensi alla spazzatura sua: noi non possiamo e non vogliamo farci carico della sporcizia e della incapacità dei nostri concittadini.
Che è una bella dimostrazione di solidarietà, oltre che di consapevolezza di cosa voglia significare, almeno per l'immagine del Paese, l'attenzione che il mondo così detto civile riserva all'Italia, mobilitando alla grande tutti i mezzi di comunicazione.
E magari c'è chi stigmatizza la pubblicazione di quel servizio che dimostra come responsabili di uffici preposti alla osservanza delle leggi e dei regolamenti circa la raccolta differenziata ignorino persino le convenzioni che aiutano a distinguere tra secchi per la raccolta della carta, secchi per quella della plastica , secchi per quella del vetro e secchi per i rifiuti umidi. La giustificazione data da questi ignoranti? Abbiamo cose più serie e cui pensare: siamo qui per lavorare, e non per risolvere quiz!

Dalla spazzatura alla politica il passo pare sia diventato brevissimo. Non tanto e non solo perché il problema è "anche" - si badi bene, non "soltanto": "anche" - politico, ma perché dalla politica sembra sempre più spesso prodursi spazzatura. Nelle idee e nei comportamenti di coloro che dovrebbero guidare il Paese verso traguardi rappresentanti un miglioramento della società italiana. Questo nostro tanto conclamato "faro di civiltà", teso anche a valorizzare la cultura italiana nel mondo economico attraverso quel "made in Italy" che dovrebbe trasmettere prestigio e creare ricchezza, può vantare senatori che affermano le proprie idee sputando in faccia agli avversari; ministri che sbattono la porta perché a loro dire non sufficientemente difesi dal Governo e dal Parlamento; partiti creati a misura di persona o, al massimo, di famiglia (magari allargata ai clientes); conflitti tra poteri dello Stato; tentativi di strumentalizzazione degli interventi della magistratura...
Ma tra "monnezza" e "spazzatura politica" una differenza c'è: la prima si dice essere il frutto di una indifferenziazione nella raccolta dei rifiuti; la seconda, invece, è assolutamente "differenziata", almeno nel senso che la spazzatura politica è tutta inequivocabilmente diretta a soddisfare e tutelare interessi assolutamente di parte e assolutamente individuati e riconoscibili.
Ed è in nome di questi interessi che assistiamo alla gazzarra scatenata attorno a quella legge elettorale che pare essere una delle cose più difficili da fare alle quali un qualsiasi Parlamento possa essere chiamato. Chiunque di noi abbia seguito, anche in modo disattento, le argomentazioni portate dai leader politici a favore o contro una nuova legge elettorale, si è accorto che il principale obiettivo è quello di salvaguardare i "propri" interessi e quelli del gruppo rappresentato.

In Tutti i colori della Politica - il breve ragionamento attorno alla Politica che ho dato alle stampe nel novembre scorso e che sta riscuotendo una discreta attenzione - ho provato a proporre una "via di pensiero" percorrendo la quale si potrebbe tentare di trovare una soluzione almeno ad una parte dei tanti problemi che tormentano il nostro Paese. Primo tra tutti quello di dare una risposta affidabile alla domanda "che cosa è la Politica?"
Perché se, come io sostengo, la Politica consiste nel cercare di soddisfare i bisogni della comunità amministrando correttamente le risorse a disposizione, e se questa posizione fosse condivisa senza dare la stura ai centomila "distinguo" che personalizzano il pensiero dei politici italiani, si potrebbero anche immaginare soluzioni che, almeno a mia conoscenza, non passano neppure per la mente dei politici. Figuriamoci di un intero popolo!
Queste, per esempio, elencate non in ordine di importanza, perchè, se ci si pensa, sono tutte assolutamente importanti. E, tutte, prevedono in qualche modo una qualche conoscenza della Politica da parte di quella "gente" alla quale si fa riferimento continuo, in particolare in questi ultimi giorni: la gente vuole... la gente si aspetta... la gente dice...
Ma la gente sa che cosa esattamente sia la Politica?
Ma questa è un'altra storia.
Torniamo a quelle soluzione "immaginarie" e ai principi che potrebbero concretarle.

1. Il principio di incompatibilità potrebbe contribuire a diminuire la quantità di spazzatura politica, per esempio stabilendo che al momento in cui un personaggio assume la carica di Ministro o di Sottosegretario, nessun membro della famiglia possa occupare cariche "politiche" negli enti pubblici, territoriali e non. Al candidato ministro potrebbe essere riservata la scelta tra l'assumere l'incarico e far dimettere immediatamente il/i familiari che occupano cariche "politiche", oppure rinunziare ad assumere il ministero o il sottosegretariato. Oppure, potrebbe stabilirsi la ineleggibilità di persone legate da vincoli di parentela e di affinità con "esercenti la professione politica".

2. Il principio di "immagine" o di "dignità" potrebbe stabilire la immediata sospensione dalla carica di tutti quei politici sui quali penda la minaccia di una azione giudiziaria. Al politico sospettato sarebbe lasciata la scelta di dimettersi o di autosospendersi prima che il tutto avvenga d'autorità.
Un corollario potrebbe essere quello di dichiarare ineleggibile il candidato eventualmente oggetto di processo penale, almeno fino a che non si sia giunti alla sentenza definitiva di assoluzione, poiché per i condannati in via definitiva l'ineleggibilità dovrebbe essere perpetua.
E si noti bene: a mio parere, una norma siffatta dovrebbe riguardare non soltanto "il penale", ma anche "il civile" e "l'amministrativo".
Secondo corollario: la correttezza del giudizio espresso dalla magistratura, in ogni momento dell'azione, è garantito, fino a prova contraria, dalla "professionalità" del magistrato il quale dovrebbe - e in genere è così - essere "preparato a fare il giudice" non soltanto dagli studi universitari, ma anche da una accurata verifica delle doti morali e civiche di una persona chiamata a giudicare gli altri. Non v'è dubbio che un margine di rischio c'è sempre, come in tutte le cose umane, ma non v'è neppure dubbio che il problema non sta nel cancellare i rischi, bensì nel ridurre per quanto possibile le probabilità che si verifichino.

3. Il principio della chiarezza dovrebbe improntare l'attività legislativa. Significa che basterebbe stabilire che, fissato l'obiettivo (quello che io chiamo "la causa" ) della norma proposta, questa debba essere stilata entro termini obbligatori, da un gruppo (ridotto!) di esperti giuristi e tecnici e soltanto dopo che essi abbiano stabilito che la legge è in modo non equivoco in grado di raggiungere l'obiettivo, approvata dalle Camere. Alle quali, in realtà, potrebbe essere riservata l'approvazione della "materia da regolare e degli obiettivi da raggiungere", che sarebbe il motore, la giustificazione, la legittimazione della attività degli esperti. Una attività "preventiva", cui potrebbe essere affiancata un'ultima lettura, più che altro formale.

4. La legge elettorale dovrebbe comunque consentire al popolo sovrano (!) di individuare ed indicare le persone fisiche alle quali esso popolo intende affidare la gestione della cosa pubblica, e di giudicarne il comportamento in base a criteri oggettivi. E questo può ottenersi a mio parere proprio attraverso una più puntuale attività dei partiti i quali, proponendo pianificazioni di gestione e non semplici e vaghi programmi potrebbero (dovrebbero) indicare anche chi verrà incaricato di attuare il piano previsto e - cosa non secondaria - approvato dagli elettori.

I nostri politici riescono a far pensare che la loro opinione sul "popolo" e sulla "gente" sia molto vicina a quella che Guareschi esprimeva quando parlava e scriveva di "popolo bue". Se così è, l'opinione va immediatamente smentita. Quel "popolo bue" potrebbe trasformarsi in un "popolo toro" ed incornare, per esempio, quei politici che notoriamente, palesemente, guidano partiti "personali"; e quelli che siano portatori di interessi in conflitto con quelli dello Stato (inteso come popolo stanziato su di un territorio); e quelli che arringano la gente dal tetto delle automobili e minacciano l'organizzazione di discese in piazza; e quelli che parlano di ricorso alle armi...
A proposito: la magistratura, così sollecita e attenta, non ha creduto di intervenire contro quel politico che, appunto, ha parlato di ricorso alle armi...

*Docente di marketing,
consulente di comunicazione
e gestione d'impresa