Voluta per liberare Gerusalemme, la quarta crociata si concluse con la conquista della Costantinopoli bizantina da parte degli eserciti cattolici. Un epilogo tragico che segnò il definitivo passaggio dall'incomprensione all'odio nei rapporti tra cristianità occidentale e orientale. Ce lo spiega questo saggio gentilmente concesso dall'Associazione Culturale Bisanzio (www.imperobizantino.it)
1204: la crociata
fratricida
di MASSIMO IACOPI
La quarta Crociata, indetta con lo scopo di riconquistare Gerusalemme, si concluse tragicamente con la presa di Costantinopoli. Ma il triste esito della conquista di un impero cristiano da parte di truppe composte da altri cristiani non si verificò senza un motivo o una logica. L'evento, infatti, segnò l'apogeo di un vecchio e sordo rancore esistente fra latini e bizantini fin dall'inizio della prima Crociata.

1096: primo scontro di culture
Già dall'arrivo delle truppe regolari della prima Crociata, il potere imperiale bizantino temeva una conquista della città e diverse ragioni obiettive erano alla base di queste preoccupazioni. In primo luogo la presenza fra i crociati di Beomondo di Taranto che, quindici anni prima in collaborazione con suo padre Roberto il Guiscardo, aveva devastato l'Impero e minacciato persino la sua esistenza. In secondo luogo, secondo Bisanzio (che non conosceva il concetto di Guerra Santa), i tesori custoditi dall'Impero romano d'Oriente, specialmente quelli religiosi, potevano eccitare le brame dei crociati che già si erano macchiati di massacri e saccheggi dei paesi attraversati, specialmente in Renania e Ungheria (1096). Un tale comportamento lasciava supporre che il comportamento dei crociati fosse sempre più assimilabile a quello di mercenari piuttosto che a quello di soldati di Cristo. Da ultimo i rapporti fra gli stessi crociati, accampati ai piedi della città imperiale e l'imperatore Alessio sembravano molto tesi.
Clicca sulla immagine per ingrandire
Si moltiplicavano le risse e i crociati cominciarono a dubitare della fiducia accordata al Basileus, che impiegava nei ranghi del suo esercito dei contingenti di Turchi Peceneghi e Cumani (tribù nomadi centro asiatiche), cioè degli infedeli, e soprattutto era solito trattare con gli emirati turchi dell'Anatolia.
Nel periodo successivo, l'incomprensione e la sfiducia reciproca fra le cristianità occidentale e ortodossa non faranno altro che aumentare. Se i crociati da un lato accettarono di consegnare a Bisanzio i castelli e le città conquistate in Anatolia, dall'altro il rifiuto di restituire Antiochia al potere imperiale segnò un'ulteriore frattura. Inoltre, in occasione della crociata di sostegno del 1101, quando Raimondo di Saint Gilles si recò a Costantinopoli per assumere il comando delle truppe, avvenne un ulteriore episodio di tensione. In tale occasione il Basileus aveva voluto rinforzare il corpo dei crociati franchi con un contingente di Turcopoli (mercenari turchi al servizio dell'Impero bizantino), ma questo, durante la successiva battaglia di Ganga, tenne un comportamento infido, abbandonando lo schieramento franco. Un atteggiamento che i crociati imputeranno alla responsabilità dell'imperatore bizantino.
Parallelamente l'Imperatore Alessio Comneno coltivava il progetto di riprendere il controllo del Medio Oriente a spese dei neocostituiti stati latini (franchi). In tal modo, nel 1106, nel momento in cui la Siria, sotto il potere di Beomondo di Taranto e successivamente di Tancredi, si trovava in serie difficoltà, il Basileus non si lasciò sfuggire l'occasione per conquistare la fortezza di Latakia.
Il Regno latino di Antiochia riuscirà a riprendere la città poco tempo dopo, ma l'esperienza nel suo complesso mostrò chiaramente ai Franchi che i Bizantini dovevano essere considerati come dei potenziali nemici, pronti ad approfittare della minima debolezza per allargare il loro dominio nella regione.

L'animosità si accresce
Le cose precipitarono nel corso degli anni che vanno dal 1136 al 1142. Circa mezzo secolo prima della quarta crociata l'impero bizantino si estendeva fino alle porte della Cilicia. Ruggero di Poitiers regnava su Antiochia e aveva imprigionato Leone I, il Re d'Armenia, mentre un corpo di truppe Danishmendite (popolazione di origine turca) iniziava l'invasione del suo territorio. Approfittando della confusione e della debolezza militare del principato d'Antiochia, Giovanni, il figlio di Alessio Comneno, decise di occupare la Cilicia. Egli organizzò una spedizione nel 1137 e conquistò Tarso, Adana e Mamistra, rimpiazzando in ogni luogo i vescovi cattolici locali con dei vescovi ortodossi. Mise poi l'assedio ad Antiochia nel luglio dello stesso anno. Impossibilitato ad opporsi, Raimondo non poté fare altro che accettare la condizione di diventare vassallo del Basileus e concedette la città in feudo ereditario allo stesso imperatore.
La stessa sorte toccò ai Conti di Edessa e di Tripoli di Siria che dovettero accettare la sottomissione all'imperatore di Bisanzio. Le successive operazioni militari congiunte franco-bizantine contro i territori mussulmani si risolsero in un fallimento e Giovanni trovò la morte per una caduta da cavallo nel 1142, nel corso di un'ulteriore spedizione.
Alla morte dell'imperatore la Cilicia era definitivamente perduta per gli stati latini d'Oriente e agli occhi dei Franchi l'immagine del bizantino furbo e scismatico acquisì un'ulteriore conferma, ulteriormente aggravata dalle tensioni scaturite e cristallizzatesi intorno alla disputa sui vescovati strappati ai cattolici nella stessa Cilicia.

Primo allarme
Con la seconda Crociata venne posta la questione di una possibile alleanza franca contro Bisanzio. Da un punto di vista diplomatico, gli eventi rimangono confusi. Il re di Francia Luigi VII intratteneva strette relazioni diplomatiche con Ruggero II di Sicilia. All'arrivo del re a Costantinopoli (avvenuto poco tempo dopo l'arrivo dell'esercito tedesco), Ruggero attaccò il territorio dell'Impero bizantino e Manuele Comneno, figlio di Giovanni, si sentì
Clicca sulla immagine per ingrandire
Alessio I Comneno
seriamente minacciato, paventando un'azione di concerto tra re Luigi e Ruggero. Luigi VII tentò di rassicurare il Basileus, ma la richiesta di Manuele ai franchi di riprendere per via di terra le città anatoliche cadute nelle mani dei turchi, provocò la furiosa reazione dei baroni francesi, che volevano raggiungere al più presto la terra Santa e non diventare uno strumento nella mani della politica di Bisanzio.
Corrado III, imperatore di Germania, aveva ricevuto un trattamento decisamente migliore, in quanto i due imperatori erano parenti (Irene, la sorella di Corrado, era moglie del Basileus) e gli interessi dei due personaggi in Italia erano sostanzialmente convergenti.
Un altro punto di intoppo fu la pace trattata fra Manuele e il Sultano di Konya (Iconium) nel 1146, evento che fece apparire il Basileus come un traditore agli occhi dei baroni francesi, i quali consideravano decisamente anomala qualsiasi trattativa con gli infedeli. In tal contesto una parte della nobiltà francese arrivò persino a fare pressione sul sovrano perché ordinasse l'attacco a Costantinopoli. Ma in questo caso il Re di Francia scartò l'opzione e decise di proseguire per la Terra Santa.
La progressione della Crociata verso il porto di Adalya risultò molto difficile, perché in effetti se i Bizantini avevano il controllo delle città, le truppe turche erano numerose e i Greci fornivano informazioni ai mussulmani sull'avanzata delle truppe crociate che accoglievano nelle loro città.
Intorno a questo atteggiamento chiaramente ambiguo si venne a sviluppare un profondo rancore verso i Bizantini, più vicini agli Infedeli che ai Cristiani.
Ulteriore tensione fu suscitata allorché il naviglio che riportava Luigi VII e la sua famiglia dalla Terra Santa, venne bloccato lungo il tragitto da una squadra bizantina: la regina Eleonora e alcuni membri della casa reale vennero catturati mentre il Re, giunto in Calabria, riconobbe il titolo di regale a Ruggero II di Sicilia. In tal modo egli venne a sostenere, almeno politicamente, il partito normanno, denunciando in tal modo l'alleanza di fatto esistente fra i Bizantini e gli Hohenstaufen in un comune progetto di acquisizione dei territori dell'Italia meridionale e della Sicilia.

Manovre di Bisanzio
La differenza fra la prima e la seconda crociata, che tra l'altro prova l'evoluzione negativa dei rapporti fra Bizantini e crociati, sta nel fatto che Manuele Comneno non fornì alcun aiuto militare o logistico all'esercito crociato durante l'attraversamento dell'Anatolia del 1147. In qualche modo il fallimento della crociata avrebbe permesso al potere bizantino di condurre in porto i suoi progetti di conquista degli Stati latini d'Oriente.
In effetti i Bizantini avevano proposto a Beatrice di acquistare il territorio della contea di Antiochia, in cambio di una rendita vitalizia per sé e per i suoi quattro figli. Beatrice aveva naturalmente accettato, con l'accordo di Baldovino III di Gerusalemme, e ciò aveva consentito al potere bizantino di mettere piede nella regione. Ma tale cambiamento determinò un esodo massiccio di Franchi, Armeni e Siriaci dalle città cedute a Bisanzio, popolazioni che andranno a rafforzare il Regno di Gerusalemme, dimostrando ancora una volta di più che la sovranità bizantina non veniva accettata di buon grado dalle popolazioni del Medio Oriente. Durante questo periodo i pochi territori rimasti della Contea di Emessa - e che furono donati a Bisanzio nel 1150 da Baldovino III - vennero conquistati nonostante le forze del Basileus cercassero disperatamente di mantenere le piazzeforti che avevano occupato.
Clicca sulla immagine per ingrandire
Saladino
In sostanza, se i Franchi d'Oriente e il loro re Baldovino III avevano pensato di giocare la carta bizantina per creare una coalizione anti-mussulmana, questa strategia aveva evidenziato dei seri limiti. Dal punto di vista bizantino, l'imperatore Manuele era soddisfatto, perché l'acquisizione di Antiochia aveva definitivamente eliminato la minaccia normanna sull'impero, pur rimanendo in pace con i suoi vicini Turchi. Unico dispiacere era il fatto che il principe armeno di Vhaka, Thoros era riuscito a fuggire dalle prigioni di Bisanzio e a occupare una parte della Cilicia.
Tuttavia l'imperatore sperava vivamente che la questione armena sarebbe stata prima o poi regolata da un attacco selgiuchide, ma Thoros nel 1154 superò anche questa prova battendo sonoramente i Turchi. A questo punto Manuele chiese al suo vassallo Renato di Chatillon, Principe di Antiochia, di marciare contro il principe armeno, in cambio di una ingente somma di denaro. Il franco inizialmente accettò il contratto ma nel corso delle operazioni, appurato che il Basileus non sarebbe stato in grado di pagare il prezzo pattuito, si riconciliò con Thoros e decise di recuperare le spese sostenuto razziando l'isola bizantina di Cipro. Manuele perse così un importante vassallo.
De parte sua, Baldovino III non aveva rinunciato al progetto di alleanza con Bisanzio. Nel 1158 inviò dei plenipotenziari per chiedere la mano di una principessa imperiale. Manuele gli concesse quella della nipote Teodora, con una generosa dote e la promessa di protezione contro l'emiro arabo Nur ed Din. L'anno successivo Manuele si portò in Cilicia, riassumendo il pieno possesso della regione e costringendo Thoros a rifugiarsi sulle montagne del Tauro. Manuele si riconciliò anche con Renato di Chatillon senza ingiungerli di riconsegnare Antiochia ai Bizantini.
Giunto a Manistra, dove l'imperatore aveva fissato la sua residenza, Baldovino III fu accolto calorosamente da Manuele. Dopo l'incontro, la truppa, ormai al completo, si mise finalmente in movimento e l'imperatore entrò trionfalmente ad Antiochia con Renato come scudiere e Baldovino a cavallo dietro di lui. Ma l'esercito dei coalizzati non riuscì a condurre alcun serio combattimento contro i mussulmani. Davanti a un tale spiegamento di forze, Nur ed Din chiese infatti la pace prima dello scontro cruciale, ottenendola in cambio della liberazione di migliaia di prigionieri franchi - fra i quali Bertrando di Saint Gilles e numerosi cavalieri tedeschi catturati durante la seconda crociata - e della promessa dell'appoggio militare dello stesso Nur ed Din contro i Selgiuchidi.
L'anno seguente, Manuele organizzò una campagna contro il Sultano selgiuchide Kilij Arslan con la partecipazione di un contingente franco. Due anni più tardi, il 23 novembre 1161, Renato di Chatillon cadde nelle mani di Nur ed Din; imprigionato nelle segrete di Aleppo, vi rimarrà per 15 anni. Nulla sembra abbia fatto in questo caso l'imperatore bizantino per riscattarlo.
Solo la principessa Costanza di Poitiers, vedova di Raimondo di Poitiers e sposa di Renato, accolse con sollievo la reggenza di Baldovino III sul Principato di Antiochia. Questa prese contatto con l'imperatore che stava trattando con Melisenda di Raimondo di Tripoli per un possibile matrimonio. Nel 1161 il negoziato per il matrimonio sembrò concluso. Ma nel 1162, a sorpresa, l'Imperatore cambiò idea esprimendo la volontà di sposare Maria, figlia di Costanza, e chiedendo a Re Baldovino il permesso di prenderla in sposa. Il sovrano latino naturalmente acconsentì, scatenando la furia di Raimondo di Tripoli, che per vendicarsi dell'umiliazione patita saccheggiò le coste cipriote.
Attraverso questi intrighi Costanza sperava di mantenere per sé il potere su Antiochia, con il sostegno dell'imperatore. Ma i suoi progetti vennero contestati dai suoi sudditi e nel marzo 1164 uno dei figli le succede come principe di Antiochia.

Il miraggio di un Oriente bizantino
Tutti questi episodi contribuirono a screditare fortemente l'impero bizantino, ormai ritenuto un soggetto inaffidabile e incapace di aiutare il Reame latino Gerusalemme a consolidarsi. La politica ambigua e conflittuale di Manuele rappresentava un fattore di debolezza agli occhi dei più.
Manuele continuò la sua politica con i Franchi di Gerusalemme anche con re Amalrico, successore di Baldovino III, che si sposerà con una nipote del Basileus. Questo più stretto avvicinamento con Bisanzio si spiega con la sconfitta subita dai Franchi ad Harenc, e con il desiderio dei latini di concludere un'alleanza per poter attaccare l'Egitto, sempre minaccioso. La spedizione avrà luogo nel 1169 ma senza risultati di rilievo. In tale contesto Amalrico riconobbe nel 1171 l'egemonia bizantina e renderà omaggio al Basileus nel corso dello stesso anno a Costantinopoli.
Ed è proprio a partire da quest'epoca che l'imperatore cominciò a pensare a una riconquista definitiva dell'Anatolia. A partire dal 1175 comandò infatti la ricostruzione della fortezza di Dorilea, dove pose un'importante guarnigione, quindi iniziò a organizzare la conquista di Konya. Il Basileus chiese a Papa Alessandro III di predicare la crociata per poter liberare la via di terra dell'Anatolia attraverso al conquista di quella città. Il pontefice acconsentì alla richiesta. Ma nel 1176, l'imperatore, impaziente delle lungaggini europee attaccò da solo i Turchi e venne sconfitto nella valle del Meandro e a MyrioKephalon. L'impazienza di Manuele impedì la riconquista definitiva dell'Anatolia e allo stesso tempo non riuscì a creare condizioni di sicurezza tali da garantire ai crociati l'attraversamento della regione.
La morte del Basileus rappresentò un avvenimento chiave nelle relazioni franco bizantine. Di fatto il suo successore Andronico I cambiò radicalmente la politica seguita da Manuele e adottò un atteggiamento favorevole nei confronti del Saladino, con il quale giunse a concordare la possibile spartizione dei territori latini d'oriente una volta conquistati.

Guerra aperta
La tensione fra l'Oriente e l'Occidente cristiano crebbe ulteriormente proprio in occasione della
Clicca sulla immagine per ingrandire
Crociati contro Saraceni
terza Crociata. Se i re di Francia e d'Inghilterra scelsero di recarsi in Palestina via mare, Federico Barbarossa optò per l'itinerario di terra. Il suo esercito di 15.000 uomini raggiunse la frontiera bizantina il 28 giugno 1189. Ma poco dopo aver ottenuto la promessa di aiuto e di assistenza durante l'attraversamento del territorio bizantino, l'imperatore tedesco venne attaccato da un gruppo di briganti e costretto a forzare il passaggio di Traiano, in Bulgaria, che era stato fortificato e armato appositamente contro di lui. Giunto a Filippopoli ricevette una lettera del nuovo Basileus Isacco II, nella quale lo si accusava di voler conquistare Costantinopoli. Federico rispose inviando a Bisanzio due plenipotenziari, che al ritorno gli descrissero la situazione della capitale dell'impero: il Patriarca predicava al popolo contro i crociati e il Basileus negoziava con il Saladino il ritorno della Santa Croce a Bisanzio, mentre la riconquista delle varie chiese della Terra Santa avveniva sempre a favore della Chiesa Ortodossa. Preso atto della situazione, il Barbarossa decise di considerarsi in guerra contro il Basileus e, sconfitte le forze bizantine a Didimotikon, conquistò le principali fortezze di Tracia e Macedonia, entrando infine ad Adrianopoli (Edirne), a breve distanza da Bisanzio. A questo punto Isacco, temendo di vedere cadere la capitale dell'impero nelle mani dei Tedeschi, decise di fornire ai Germanici l'assistenza necessaria per l'attraversamento dell'Anatolia. Nello stesso tempo altri soldati crociati, guidati da Riccardo Cuor di Leone, inflissero un altro duro colpo ai bizantini conquistando l'isola di Cipro (1191).

La tentazione di Alessio
La morte dell'imperatore germanico Enrico VI fu all'origine della quarta Crociata. Nel 1198 papa Innocenzo III inviò una lettera all'imperatore Alessio III chiedendo sostegno logistico e rinforzi per la spedizione. Il seguito degli eventi è noto. Una delegazione di crociati, tutti franchi, arrivò a Venezia per negoziare il viaggio in Terra Santa; il Doge propose il pagamento di una somma di 85.000 marchi e una suddivisione equa del bottino conquistato dai crociati.
Ma gli avvenimenti erano resi difficili dal fatto che Alessio III aveva appena spodestato Isacco II. Il figlio di quest'ultimo, Alessio, riuscì a giungere in Occidente per chiedere aiuto. Il Papa però non volle ritardare la Crociata e decise comunque di negoziare con Alessio III.
I crociati giunti a Venezia nel giugno 1202 non erano però in grado di pagare quanto richiesto dalla Serenissima. Il Doge Dandolo propose quindi loro di aiutare Venezia a riconquistare la città di Zara, ribelle dal 1186. Ma la questione era meno limpida del previsto, dal momento che il Re d'Ungheria, anch'egli crociato, aveva esteso il suo protettorato sulla città dalmata e che il papa aveva lanciato l'interdetto contro chiunque avesse attaccato i suoi possedimenti. Dopo una lunga serie di discussioni i crociati decisero di puntare su Zara, che fu definitivamente espugnata e saccheggiata il 24 novembre 1202. Il Papa procedette alla scomunica di Venezia, mentre nel gennaio 1203 il giovane Alessio avanzò una proposta ai rappresentanti veneziani e ai baroni franchi: se l'avessero aiutato a recuperare il trono usurpato il futuro imperatore prometteva di versare a Venezia 200.000 marchi d'argento, di garantire i viveri ai crociati fino alla fine della spedizione, di offrire un contingente di 10.000 uomini e di operare a favore dell'unione delle due Chiese cristiane.
La proposta venne accettata dai baroni. Il doge Dandolo vedeva realizzarsi i suoi progetti in Oriente: una volta riconosciuto Alessio imperatore a Durazzo, egli diventava l'uomo forte del Mediterraneo e la città dei Dogi avrebbe assunto un ruolo di primo piano in tutta l'area. Il Papa condannò invece il compromesso.
Il 23 giugno 1203 le navi veneziane gettarono l'ancora a Scutari (Uskudar) e i crociati si installarono sulla sponda asiatica del Bosforo. Il Basileus Alessio III decise di inviare una lettera con la proposta di un ampio sostegno alla svolgimento della crociata, ma in risposta ottenne una richiesta di abdicazione. Poco dopo i crociati occuparono Galata e una nave veneziana scardinò la catena che bloccava l'entrata al Corno d'Oro. Simultaneamente, diverse navi veneziane attaccarono dal mare e conquistarono alcune torri di Costantinopoli (17 luglio).

Il tempo della resa dei conti
Clicca sulla immagine per ingrandire
Riccardo Cuor di Leone
Ad Alessio III non rimase che fuggire e Isacco II tornò nuovamente sul trono di Bisanzio, mentre suo figlio Alessio IV assunse la carica di co-imperatore. Innocenzo III, preso atto dei nuovi sviluppi, decise di cambiare atteggiamento e di spingere a fondo sulla promessa riunificazione delle due Chiese.
Da parte sua Alessio IV mise a disposizione le truppe per aiutare i crociati nella spedizione. La partenza dell'esercito per l'Egitto era fissata per il 29 settembre ma Alessio, sapendo che il suo trono non era ancora abbastanza saldo, avanzò ai crociati una proposta che condurrà alla sua rovina: rimandare la partenza dei Latini di un anno. Il protrarsi della convivenza fra latini e bizantini a Bisanzio condusse infatti a numerose risse fra le due fazioni, incluso il saccheggio di alcuni luoghi sacri.
Con il passare del tempo le relazioni reciproche subirono un'inarrestabile degrado e i Latini della città imperiale furono costretti a lasciare la città, portandosi nel campo crociato. In questo contesto Alessio IV tentò invano, il 1° gennaio 1204, di incendiare la flotta veneziana. Un mese più tardi una rivolta rovesciò lsacco II e uccise Alessio IV, consegnando il potere nelle mani di un oscuro cugino, Alessio Ducas Murzuphlus, che assunse il nome di Alessio V.
Da parte loro, Franchi e Veneziani vennero a trovarsi in una difficile posizione. Senza denaro, senza viveri, lontani dalla Terra Santa, e con relazioni molto conflittuali con il nuovo Basileus decisero, dopo circa due mesi di raid e di scontri con le forza bizantine, di impadronirsi di Costantinopoli e dei suoi territori. Venne organizzata una riunione nel corso della quale fu decisa la spartizione dell'impero: il bottino sarebbe stato riunito in un unico luogo, i tre quarti dei quali sarebbero stati appannaggio di Venezia per il pagamento dei debiti contratti dai Franchi. Il quarto restante sarebbe stato poi diviso fra i crociati e Venezia al cinquanta per cento. Sarebbe stato poi eletto un imperatore a cui lasciare un quarto del territorio bizantino, mentre la parte restante sarebbe stata divisa in parti uguali fra i crociati e Venezia. Venne inoltre solennemente stabilita l'interdizione di molestare le donne e di fare man bassa dei beni della Chiesa.
In questo modo si decise la fine dell'Impero bizantino d'Oriente e si misero le basi del nuovo Impero latino d'Oriente.

L'ultimo assedio di Costantinopoli
Il 9 aprile la flotta condusse il primo attacco, ma venne respinta. I giorni seguenti vennero prese due torri e realizzata una breccia nel muro di cinta. Un terzo attacco devastò la città costringendo Alessio V alla fuga. Caduta la città imperiale iniziò un orribile massacro degli abitanti. Alla fine i crociati, stanchi delle carneficina realizzata, allestiscono il loro accampamento nel cuore della città. Nei giorni seguenti si registrarono nuovi saccheggi, vandalismi e uccisioni indiscriminate. Il cronista Nicetas Choniates riassume il triste episodio in questi termini: «Essi (i crociati) spezzavano le sante immagini e gettavano a terra le reliquie dei martiri in luoghi che ho vergogna di menzionare, disperdendo in ogni dove il corpo e il sangue del nostro Salvatore... Essi distrussero il grande altare di Santa Sofia e... portarono dei cavalli e dei muli per trasportare le sante stoviglie... e il trono, nonché le porte e tutti i mobili che era possibile asportare; e quando alcune bestie scivolavano o cadevano essi le passavano a fil di spada, insozzando con il loro sangue il luogo sacro .. (un crociato) urlava degli insulti a Gesù Cristo, cantava delle canzoni scurrili e danzava impudicamente sui santi luoghi...». Il divorzio fra l'Est e l'Ovest della Cristianità era definitivamente consumato.
BIBLIOGRAFIA
(Questo saggio è stato gentilmente concesso dall'Associazione Culturale Bisanzio www.imperobizantino.it)