Nel 1940 l'obiettivo dei servizi segreti britannici era quello di indebolire e sabotare le forze armate tedesche nei Paesi occupati, nell'ottica di suscitare rivolte locali da coordinare con quella che si voleva scatenare in Germania. Ma la guerra totale di Hitler mise in evidenza i limiti di questa strategia. Tanto più che, se il presupposto della sovversione era l'isolamento britannico, con l'ingresso in guerra di URSS e Stati Uniti la "solitudine" venne meno, ridimensionando gli obbiettivi dello Special Operation Executive
Special Operation
Executive (SOE)
(Seconda Parte)
di MIRENO BERRETTINI
La carta istitutiva dello SOE, redatta dall'ex Primo Ministro Chamberlain, venne approvata dal War Cabinet nella seduta del 22 luglio 1940. In pratica doveva essere l'equivalente, ma con attribuzioni per l'estero, del Home Defence Security Executive di Lord Swinton, creato pochi mesi prima. Il nuovo organismo nasceva come il risultato della fusione delle tre
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Arthur Neville Chamberlain.
sezioni precedentemente analizzate. Lo SO1 assunse le funzioni della vecchia Electra House, lo SO2 quelle della Section D e del MI(R), anche se quest'ultimo fu assorbito in parte anche dal War Office, mentre lo SO3 quelle di pianificazione. Una fusione che però non fu perfettamente coerente. Da un lato, perché i vari dipartimenti e i corpi sotto copertura sarebbero stati gestiti dai Ministri che al momento ne erano responsabili, dall'altro perché i tre organismi, ispirandosi a diverse filosofie organizzative, le riversarono nello SOE complicandone il funzionamento. E infatti già nel 1941 lo SO1 veniva sganciato dallo SOE per andare a costituire il nucleo essenziale del futuro Political Warfare Executive, mentre lo SO3, che già da tempo dava problemi anche a causa della mancata omogeneizzazione con lo SO2, venne soppresso. L'organismo, figlio di tre genitori, si ritrovò orfano di due di essi dopo neanche un anno di vita. Essi avevano portato in eredità la loro esperienza, ma anche i loro difetti e le loro ambiguità. Ad esempio, le operazioni di guerriglia anti-italiana in l'Albania furono difficoltose a causa della rivalità tra gli agenti della Section D e quelli del MI(R). Un dualismo che si riflesse anche nella mancanza di coordinamento per lo sviluppo della propaganda tra SO2 e SO1, e nei tentativi di quest'ultimo di contrastare, con l'invio di propri agenti, la direzione del primo sulla condotta degli affari all'estero. Ma i problemi legati alla centralizzazione erano imputabili anche a cause del tutto personali, come il difficile rapporto tra G. Jebb, Chief Executive Officer (CEO), ovvero Permanent Secretary dello SOE e in questa veste braccio destro di Dalton, con Leeper, che aveva rimpiazzato, per volere di Dalton, Campbell Stuart alla guida dell'Electra House.

Hugh Dalton otteneva la direzione delle operazioni sovversive, ma era chiaro che le autorità militari mantenevano il controllo delle sezioni di pianificazione e di direzione dei raids, mentre la responsabilità politica rimaneva saldamente nelle mani del Foreign Office. In realtà il breve memorandum lasciava possibilità all'interpretazione che l'effettiva delimitazione delle sfere di competenza e le concrete attribuzioni sarebbero state definite solo dalla prassi, dal tempo e dai rapporti di forza interni all'amministrazione, ovvero al contributo portato allo sforzo bellico. Cominciava allora un dibattito che era anche il confronto tra due modelli di sovversione, e che sostanzialmente ruotava attorno alla definizione delle sue modalità tattiche di impiego e del suo peso nella condotta strategica della guerra. Una dialettica che opponeva Dalton al Foreign Office, gli Stati Maggiori e ambienti del MI(R).

Benché lo SOE esistesse solo sulla carta (la responsabilità della direzione di Electra House e della Section D erano state trasferite allo SOE solo tre giorni prima, mentre le pratiche di assorbimento del MI(R) sarebbero state ultimate solo nel novembre del 1940), il 19 agosto 1940 Dalton, Ministro della Guerra Economica, inviava un documento volto a valorizzare il ruolo del suo organismo, criticando una strategia eccessivamente difensiva ed enfatizzando l'importanza della sovversione nella guerra moderna. Proponeva invece che lo SOE fosse «chiaramente riconosciuto da tutte e tre le Forze Armate come un'altra Forza Armata indipendente», con un vero e proprio Stato Maggiore.
La risposta degli Stati Maggiori si fece attendere fino al 4 settembre 1940. I vertici militari guardavano alle operazioni speciali con un misto di interesse, speranza e scetticismo. L'attività dello SOE era considerata «strettamente supplementare», doveva cioè conformarsi con le operazioni e con i piani strategici regolari. I sabotaggi di impianti chiave, stabilimenti e comunicazioni avrebbero dovuto sommarsi agli effetti del blocco navale e degli attacchi aerei, per il raggiungimento quella sollevazione finale da sincronizzare con la pressione che gli inglesi avrebbero esercitato sulla Germania e l'Italia. L'approccio di Dalton era giudicato come un insieme di soluzioni frammentarie e casuali che avrebbe portato a sollevazioni spontanee non coordinate e mal coordinabili con azioni di guerra regolari. Più che allo SOE, i militari britannici guardavano al coinvolgimento degli Stati Uniti che già in quei giorni era considerato essenziale per passare da una posizione di difesa a una offensiva.
In ottobre il War Cabinet aveva respinto il documento di Dalton, riconoscendo comunque la necessità di bilanciare le azioni sovversive con l'organizzazione delle reti clandestine per l'insurrezione finale. Su questi termini si muoveva la prima direttiva annuale degli Stati Maggiori, datata 25 novembre 1940. Le attività sovversive dovevano essere pianificate con il dovuto riguardo alla strategia militare regolare, inserendole in un quadro che permettesse il loro sviluppo su larga scala. Il Joint Planning Staff, il Director of Combined Operations e l'Air Staff, avrebbero dovuto elaborare piani che prevedessero le attività dello SOE come parte integrante delle operazioni. Non veniva progettata la costituzione di un esercito di grandezza comparabile a quello tedesco ma solo l'organizzazione di un piccolo contingente per colpire la Germania indebolita dal blocco navale e dai bombardamenti. Inizialmente l'obiettivo dello SOE doveva essere quello di minare le forze armate tedesche, specie quelle nei Paesi occupati, mentre nel lungo termine avrebbe dovuto preparare rivolte in questi Stati, coordinandole con quella che sarebbe avvenuta in Germania e con un'operazione militare diretta.

Questa considerazione valeva in maggior misura per il documento del Joint Planning Staff del 14 giugno 1941. Fino dalla caduta della Francia, gli inglesi avevano cercato di
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I Tedeschi a Parigi.
organizzare una guerriglia capace di impegnare il maggior numero di truppe nemiche. Successivamente, avevano optato per l'impiego di piccole organizzazioni da coordinare con le operazioni regolari in vista dell'insurrezione. Il nuovo contesto nei Paesi occupati costringeva a rivedere ulteriormente questa impostazione. Fu quindi recepito un elaborato redatto dal brigadiere Van Custem, in cui si ipotizzata la creazione di eserciti clandestini. Formati da nuclei di dimensioni relativamente piccole, equipaggiati con armi per il sabotaggio e guidati da ufficiali britannici, avrebbero dovuto agire come disturbatori in preparazione della costituzione di grandi unità da combattimento. L'obiettivo era sfruttare le prime difficoltà della Germania in modo da allentarne la morsa stretta attorno all'Inghilterra. Nelle aree dove la Werhmacht fosse stata indebolita, le popolazioni avrebbero dovuto sollevarsi liberando dei territori da cui sarebbe partita la controffensiva. Una rivolta che doveva avvenire solo al raggiungimento di una superiorità aerea, navale e militare britannica. Non solo gli inglesi dovevano essere in grado di inviare almeno 10 Divisioni sul continente, ma gli stessi "insorgenti" avrebbero dovuto disporre di un considerabile quantitativo di armi e rifornimenti e un'adeguata comunicazione con le cellule dei ribelli, piuttosto che tra le unità, in modo da mantenere la direzione delle operazioni e nominare le autorità che avrebbero controllato i territori liberati. Uno stadio che ritenevano più facile da garantire se avessero avuto il dominio del mare piuttosto che dipendere dagli aerei e dalle comunicazioni radio. I termini della strategia si rovesciavano, la vittoria non sarebbe stata raggiunta tramite azioni di guerriglia e sabotaggio di piccoli gruppi con l'appoggio britannico, ma esattamente all'opposto, ovvero da parte delle armate britanniche opportunamente aiutate da eserciti clandestini. In pratica, gli inglesi tracciavano uno schema di lavoro a tre livelli, che corrispondeva anche ad una partizione di tipo cronologico: dall'appoggio organizzativo ai ribelli, al rifornimento di armi e l'invio di truppe libere nel momento della rivolta, fino allo sbarco delle forze britanniche, diretto anche a mantenere il controllo delle zone liberate. Sebbene le operazioni irregolari venissero inquadrate all'interno di una più ampia strategia britannica, e mantenessero la totale subordinazione ai militari e al Foreign Office, la sovversione acquistava una visibilità notevole: le azioni sovversive e la propaganda sarebbero state importanti come le operazioni regolati. Una valorizzazione che era solo il frutto della difficile situazione.

Il dibattito interno seguiva l'andamento generale delle operazioni belliche e lo sviluppo della situazione internazionale proprio perché i dirigenti britannici non avevano idee chiare sul suo impiego. Fu soprattutto l'entrata in guerra delle future superpotenze ad evidenziare la contraddizione di fondo nella strategia elaborata per lo SOE.
Il 22 giugno 1941 Hitler dava il via all'invasione dell'Unione Sovietica. Questo nuovo scenario soggiace al documento del 9 agosto 1941 elaborato dal Joint Planning Staff. L'impiego dei grandi eserciti clandestini veniva limitato alle sole aree dove sarebbe stato effettivamente possibile realizzare l'offensiva britannica, data l'oggettiva impossibilità di organizzarli e sostenerli ovunque. In tutti gli altri teatri le operazioni speciali tornavano ad essere concepite come sabotaggio, peraltro importante solo sul piano morale ed economico, da coordinare con le operazioni di bombardamento e gli sbarchi. Venivano rivisti l'ordine delle priorità e le modalità di equipaggiamento. L'asse delle operazioni si spostava dall'Europa meridionale ed orientale a quella nord-occidentale: Francia settentrionale, Belgio, Olanda e Norvegia. Questa era la conseguenza geopolitica dell'entrata in guerra dell'Unione Sovietica, che permetteva agli inglesi di potersi concentrare sulle aree più vicine. Ma c'erano anche motivazioni politiche, dovute alla volontà di non causare dissapori con Mosca con operazioni britanniche in aree tradizionalmente percepite di propria influenza. Veniva posticipata anche la data dell'insurrezione, che slittava con riserve dal 1941 all'autunno del 1942. La sovversione veniva quasi ridotta all'espressione armata della propaganda segreta, le veniva negato il suo valore risolutivo autonomo ai fini del conflitto.

Il definitivo affossamento delle ambizioni dello Special Operations Executive avvenne però durante la Conferenza di Terranova del 9 agosto 1941, quando gli
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Hugh Dalton.
americani sottolinearono che lo sbarco in Europa doveva avvenire con forze superiori a quelle dell'Asse. La Gran Bretagna, che prima dell'Operazione Barbarossa aveva cercato la sua spada continentale negli eserciti clandestini, adesso la trovava nelle divisioni dell'Armata Rossa e nelle immense riserve degli Stati Uniti. Se il presupposto della sovversione era l'isolamento bellico, quando questa "solitudine" veniva a mancare, si esauriva anche la ragione dello SOE, al punto che i molti nemici di Whitehall nel maggio del 1942 arrivarono a proporne lo scioglimento, una soluzione a cui si oppose Churchill. Vennero invece rivisti i compiti e i ruoli, come delineato dalla direttiva degli Stati Maggiori del 12 maggio 1942. In essa veniva tenuto fermo il ruolo coordinatore dello SOE circa le azioni dei patrioti, specialmente cercando di evitare una insurrezione prematura. Nelle zone identificate per le future operazioni di sbarco, avrebbe dovuto organizzare ed equipaggiare dei gruppi paramilitari i cui compiti avrebbero riguardato la «cooperazione durante l'assalto». Una collaborazione che però concerneva azioni di sabotaggio, atte a prevenire l'arrivo di rinforzi alle truppe nemiche, interruzioni di segnali e antisabotaggio (antiscorch). Dopo l'invasione avrebbero invece funzionato da guida per le truppe britanniche, sfruttando quella collezione di informazioni derivante dal sistema di Intelligence creato prima. Quest'ultima innovazione rispetto al documento precedente non teneva conto delle esigenze dell'alleanza. Ed infatti venne rivista dal meeting dei Capi di Stato Maggiore del 8 agosto 1942, per quello che concerneva le operazioni dopo lo sbarco.

Sulla scia della nuova dottrina strategica dello SOE e della Grande Alleanza, nel febbraio del 1942 Dalton venne sostituito da Lord Selborne. Dalton era diventato un personaggio scomodo in vista della cooperazione con le future superpotenze. Sul leader socialista convergevano le critiche americane emerse già a Terranova, verso la condotta operativa della sovversione, ma anche le critiche politiche, ovviamente implicite e indirette, di chi nel Ministro vedeva un ostacolo allo sviluppo dei rapporti con i Mosca. Dalton infatti non avrebbe mai accettato di collaborare con i comunisti, in quanto li riteneva corresponsabili dell'ascesa di Hitler e suoi alleati in guerra. In questo cambio quindi lo SOE guadagnava una maggiore libertà operativa nei contatti con la Resistenza.
Selborne non era certamente un esperto della politica continentale, preferiva uomini d'affari ai diplomatici, ma soprattutto, a differenza del leader laburista, non pretendeva di esercitare un controllo diretto sullo SOE, come dimostra il "siluramento" di Jebb nel maggio del 1942, che aboliva il vecchio dualismo tra il Chief Executive Officer (CEO), braccio destro del Ministro, ed il Direttore Esecutivo (CD). A suggellare la svolta contemporaneamente politica e militare, vennero stabiliti accordi con il SIS e il Foreign Office, mentre nel luglio dello stesso anno si arrivava a una definizione dei rapporti con il Ministro delle Informazioni. Pur non essendo tecnicamente frutto di nessun accordo, anche la designazione a CD, nell'ottobre del 1943, del generale Sir Colin Gubbins, veterano del MI(R), può essere considerata tra gli eventi che portarono al ridimensionamento dello SOE. Gubbins era l'uomo giusto per la situazione creatasi. In quanto membro di grande rilievo del MI(R), era ben visto negli ambienti interni allo SOE, mentre come militare che poteva vantare servizio attivo nelle missioni in Norvegia, garantiva agli Stati Maggiori un controllo più stretto su Baker Street. Per bilanciare la presenza di un CD militare, venne deciso di istituire una nuova carica: il V/CD (Vice Chief), affidata al colonnello H.N. Sporborg, già Principal Private Secretary di Lord Selborne, con la condizione che, nelle sue funzioni, Sporborg avrebbe agito solo in veste civile. Nell'ottobre del 1943 infine venne accentuato il controllo degli Stati Maggiori.
Proprio nel momento in cui la situazione internazionale rendeva politicamente più semplice per gli uomini dello SOE riprendere i contatti con i dissidenti, la stessa situazione tagliava alla radice il problema sovversione, riducendo lo SOE a un ruolo subordinato in un gioco che non poteva controllare, dal momento che l'Inghilterra stessa non riusciva a farlo. Questa sarà la piattaforma organizzativa con cui lo SOE si muoverà nelle sue relazioni con l'antifascismo prima, e la Resistenza poi.
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BIBLIOGRAFIA
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