Dal 1987 al 1995 un gruppo di giovani si riunì spontaneamente attorno
al giornalista di punta del liberalismo, per creare un movimento che puntava...
A CERCAR LA BELLA DESTRA: STORIA
DEI "RAGAZZI DI MONTANELLI"
di FERRUCCIO GATTUSO
L'associazione di "Controcorrente"
La sognarono, la invocarono, la smarrirono, e poi la conservarono nei ricordi, memori di ciò che Indro Montanelli ogni tanto diceva: "La sconfitta è il blasone delle anime ben nate". Era la "bella destra", quella destra liberale e ideale che solo in lampi brevi e illusori sembrò illuminare qualche anfratto della scena politica e culturale italiana. Romanticismo fuori tempo massimo, in un'epoca che fa del cinismo e del buonismo politicamente corretto un'altalena solo apparentemente incongruente? Forse. Eppure, se oggi la parola "destra" è tornata nell'uso (e soprattutto abuso) comune, lo si deve anche alle piccole grandi battaglie di un manipolo di giovani che, verso la fine degli anni Ottanta, si riunirono a formare un'associazione che si battezzava con lo stesso nome delle leggendarie stilettate firmate da Montanelli sulla prima pagina del "Giornale": "Controcorrente".
Nati attorno alla metà degli anni Sessanta, adolescenti per buona parte degli anni Ottanta, i ragazzi di "Controcorrente Giovani" sono stati la generazione incastonata tra le urgenze e incontinenze ideologiche del decennio "politico a tutti i costi", i Settanta, e il disimpegno senza sensi di colpa di fine secolo, fatto di rivoluzione digitale e relativismo culturale.
"Giovani senza tessera che seppero suscitare dibattiti appassionati attorno all'idea di una destra liberaldemocratica, che tolsero alla sinistra il monopolio dell'antirazzismo [...]. Individualisti per necessità, estranei tanto all'edonismo e al disimpegno degli anni Ottanta quanto ai periodici riflussi contestatari, avevano un solo modo per farsi sentire: steccare nel coro". Sono, queste, le suggestive parole tratte dall'introduzione al bel libro di Paolo Avanti e Alessandro Frigerio "A cercar la bella destra" (Mursia Editore, pp. 188, 24 euro).

Il libro è un racconto - sobrio e asciutto - degli anni che vanno dal 1987 al 1995, dalla
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Il libro di Avanti e Frigerio
vigilia del crollo del Muro di Berlino e della conseguente fine della Guerra Fredda fino all'avvento del maggioritario e del bipolarismo sulla scena politica italiana. Paolo Avanti e Alessandro Frigerio sono stati, rispettivamente e per una breve e intensa stagione, responsabile lombardo e presidente di "Controcorrente Giovani": la loro è una cronaca dal cuore dell'associazione che crebbe sotto lo sguardo benevolo, ma mai incline al paternalismo, di Indro Montanelli. Oggi giornalisti, Avanti e Frigerio dimostrano di aver appreso, nella scansione letteraria della loro storia, le buone regole della penna numero uno del giornalismo italiano: in nessuna delle quasi duecento pagine del libro si potranno trovare i tic reducisti e retorici che, di contro e troppo spesso, affliggono i narratori compiaciuti del Sessantotto o dei "formidabili anni Settanta".
I due "ex-ragazzi" di "Controcorrente" non si comportano da "ex", non cercano patenti onorifiche da spendere sulla scena culturale attuale: rivendicano semplicemente l'esistenza di una storia e il diritto di raccontarla. E siccome si parla, nel loro libro, della capacità montanelliana di "steccare nel coro", "A cercar la bella destra" può essere una bella lezione, involontaria e non arroccata su qualsivoglia pulpito, contro una delle grandi malattie italiane: il conformismo.


Un covo per "Controcorrente Giovani"
"Difficilmente - scrivono gli autori - il 1987 sarà ricordato in Italia per qualcosa in più dello sciagurato referendum sul nucleare o del trionfale Who's That Girl Tour di Madonna. Con lo stesso cuor leggero, in quell'anno, si depositava nell'urna la scheda che sanciva la vittoria del perbenismo ambientalista e si acclamava la bionda e scatenata cantante americana di origine italiana". In quegli anni di riflusso i giovani potevano forse scaldarsi per la staffetta governativa tra Craxi e De Mita? Potevano forse vedere in figure come Achille Occhetto e Giovanni Goria il "nuovo che avanza"?. Di lì a qualche tempo, molti ragazzi avrebbero trovato immaginifico rifugio nella fuga all'indietro, facendo della contestazione d'antan un rito manierista: i vecchi riti stantii e gli ancor più vecchi errori avrebbero preso le forme della corteggiata (dai media) esperienza della "Pantera". Contemporaneamente, i "carbonari" di "Controcorrente" leggevano gli autori liberali italiani e stranieri, organizzavano convegni sulla destra, inseguivano i concetti di intellettuali quasi sconosciuti tra i giovani, da Von Hayek a Popper, da Longanesi ad Aron, da Prezzolini a, ovviamente, Montanelli.
L'associazione nacque così nell'autunno del 1987, a un tavolo dell'Antica Locanda di Borghetto sul Mincio: luogo simbolico, se si pensa alle "anoressiche" abitudini culinarie del grande vecchio Montanelli. In quell'incontro, infatti, il Direttore del "Giornale" metteva in chiaro due cose: era affascinato dall'idea di allevare un gruppo di giovani miracolosamente raccolti intorno alle idee liberali (e su di essi contava per diffondere il quotidiano di via Negri non solo tra i maturi conservatori ma anche tra coloro di anagrafe più leggera) e non poteva offrire alcun vantaggio materiale o professionale. A guidare il primo nucleo di "Controcorrente Giovani" - carica che avrebbe mantenuto per capacità e
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Indro Montanelli
carisma fino alla tragica morte nel 1992 in seguito ad un incidente automobilistico - vi era Umberto Moscato, ventenne trevigiano che Montanelli avrebbe ricordato, dopo la sua scomparsa, come "un cavallo di razza" e "il figlio che avrei voluto".
"Il Giornale - spiegò Moscato in una lettera al direttore pubblicata sul quotidiano nel novembre 1987 - è sempre stato, per noi, una bandiera ideale, un simbolo di libertà e di anticonformismo, un amico (magari scomodo) da ostentare con fierezza e orgoglio nei momenti difficili: molto di più, quindi, di un semplice giornale. C'è chi compra un quotidiano per leggerlo, condividerlo e poi cestinarlo. Noi no: noi compriamo il Giornale perché ci aiuta a crescere liberi, a pensare con la nostra testa, a non cedere alle tenaglie, sempre in agguato, del conformismo e della demagogia". Una dichiarazione d'amore, questa, che non poteva lasciare indifferente il vecchio Indro, che il Giornale aveva fondato proprio per motivi ideali e di battaglia culturale in un momento storico - gli anni Settanta italiani - ammorbati da un pericoloso conformismo di sinistra.

Gli esponenti di "Controcorrente Giovani" si sarebbero ritrovati, per diversi anni, nella saletta al pianoterra all'interno della sede del quotidiano di via Negri. Quello spazio, un sabato pomeriggio al mese, servì come quartier generale per pianificare iniziative culturali e venire in contatto con alcuni dei giornalisti più prestigiosi del Giornale, da Mario Cervi a Beppe Severgnini, da Luigi Bacialli allo stesso Montanelli che, ogni tanto, abbandonava il suo ufficio al terzo piano e passava a controllare cosa stessero combinando i giovani ospiti. I primi passi dell'associazione vennero mossi in due direzioni: la diffusione del Giornale tra i coetanei, negli spazi di aggregazione e di studio, e la creazione di "cellule" regionali distribuite in tutta Italia.
Dal primo convegno del marzo 1988 ("La crisi delle istituzioni: quale Italia per i giovani?", alla presenza di personaggi come Montanelli, Cervi e l'economista Sergio Ricossa), l'associazione avrebbe stimolato l'attenzione e la curiosità dei cosiddetti addetti ai lavori e dei lettori del Giornale. Col tempo, "Controcorrente Giovani" si sarebbe dotata anche di un periodico (omonimo) nel quale le penne più agili tra i membri dell'associazione avrebbero prodotto articoli di commento, interviste e dialoghi "alla pari" con i giornalisti del Giornale. Finanziato dal Giornale, il periodico avrebbe ospitato inchieste di assoluto interesse e segnato qualche "scoop", come l'intervista a Licio Gelli, grande capo della Loggia P2, o l'acquisizione esclusiva del memoriale inedito di Gioacchino Nicoletti, prefetto a riposo e confidente di Mussolini, incaricato di mantenere un filo diretto di comunicazione con le Brigate "Matteotti" nell'inverno 1944-45.

Quale destra?
I ragazzi di "Controcorrente" si sentivano " di destra": ma che cosa significava tale parola in Italia? L'impresa era difficilissima, se non titanica. Come avrebbe detto in un memorabile incontro Beppe Severgnini ai perplessi membri dell'associazione: "La parola destra lasciatela alla destra. Oramai è sputtanata. É come insistere a utilizzare un'auto che vi hanno rubato per fare una rapina. Agli occhi del pubblico quella sarà sempre l'auto della rapina". La rapina, inutile dirlo, era il fascismo. I giovani di "Controcorrente" - prima delle evoluzioni che seguirono la discesa in campo di Berlusconi nel 1994, lo sdoganamento della destra ex missina in Alleanza Nazionale e la pubblicazione di numerosi testi silenziati nel mondo editoriale fino al crollo del Muro, e quindi prima dell'inevitabile inflazionamento del termine - si sentivano di combattere questa battaglia. Montanelli si era sempre definito uomo di destra, e per lui quella destra era un luogo dello spirito più che della politica: così come Giuseppe Prezzolini (uno degli autori cari a "Controcorrente Giovani"), il vecchio Indro vedeva nella destra i segni del rigore, del senso dello Stato, del realismo e della fuga da ogni ideologia. In politica, in quegli anni, Montanelli vedeva solo due figure in grado di dare uno spessore pragmatico al concetto della destra, e non erano italiane: si trattava del presidente americano Ronald Reagan e del premier britannico Margaret Thatcher, punti di riferimento naturale anche per i giovani di "Controcorrente".
Nell'asfittico scenario della politica italiana, quegli stessi giovani sembravano cogliere una vaga eco di quella destra in alcuni settori del PLI e, per quanto riguardava la politica estera, del PRI. Nell'associazione si muovevano anche altri fermenti di destra: vi erano i simpatizzanti missini, i cattolici, anche una minoranza di radicali. Componenti, queste, che trovavano facile compattezza nello scenario precedente al crollo del Muro, intorno al valore dell'anticomunismo, ma che avrebbero ricevuto colpi disgregatori con la fine delle ideologie, la dissoluzione dell'URSS e con la discesa nell'agone politico di Silvio Berlusconi (lo scontro insanabile tra il proprietario e il direttore del Giornale decretò la fine di "Controcorrente Giovani", spezzatasi in due anime, "Controcorrente Voce" e "Giornale Giovani").

La destra ideale cui faceva riferimento "Controcorrente Giovani" era - come diceva lo
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Luigi Einaudi
stesso Umberto Moscato nel primo numero del periodico dell'associazione - quella che discendeva dal pensiero liberaldemocratico e liberalconservatore: da Cavour a Luigi Einaudi, da Giovanni Giolitti e Alcide De Gasperi. Tra gli intellettuali, il già citato Raymond Aron e il filosofo spagnolo Ortega Y Gasset, e poi Prezzolini, Giovannino Guareschi. Tra i titoli della biblioteca ideale, il "Manifesto dei conservatori" di Prezzolini, "Le prediche inutili" di Einaudi, "Buio a mezzogiorno" di Arthur Koestler, le opere di Jean-François Revel, Augusto Del Noce, Panfilo Gentile.
La tentazione di agire nella società, spostando le disfide dialettiche e teoriche sul terreno dei fatti, si affacciò tra i membri di "Controcorrente Giovani" nei primi anni Novanta, soprattutto in concomitanza con il crollo del Pentapartito, della cosiddetta Prima Repubblica e con l'avvento di quella stagione passata sotto il nome di Tangentopoli. Le illusioni di quel periodo furono molte (tra cui un attiva partecipazione alla campagna referendaria per il SI al maggioritario guidata da Mariotto Segni). L'associazione chiedeva un rinnovamento politico, economico e morale: denuncia della partitocrazia, difesa dei ceti produttivi che più subivano le vessazioni dello spreco pubblico, maggiore presenza dello Stato nei settori della giustizia, della lotta alla criminalità, difesa dei valori nazionali, e lotta contro gli eccessi del materialismo e del consumismo, più Stato in politica e meno Stato in economia (privatizzazioni), diminuzione del numero dei parlamentari, dei ministeri, riforma elettorale in senso maggioritario, abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Battaglie liberali e liberiste che sarebbero diventate presto tormentone mediatico da parte di forze politiche (a destra come a sinistra, più a destra che a sinistra) che, alla prova dei fatti, non avrebbero mantenuto la parola data.
Queste grandi speranze raggiunsero il capolinea il 30 gennaio 1994 a Firenze: una burrascosa riunione (a scontrarsi, soprattutto montanelliani e berlusconiani) decretò la fine di dell'associazione. "Controcorrente Giovani e la sua destra ideale - scrivono Paolo Avanti e Alessandro Frigerio - erano morte a rate: con la scomparsa del suo fondatore, con la fine del comunismo e, colpo di grazia definitivo, con il venir meno di quella straordinaria simbiosi tra l'austero intellettualismo della destra storica, il puro liberalismo reaganiano-thatcheriano degli anni Ottanta e la destra un po' sguaiata, che parevano convivere così bene sulle pagine del quotidiano di via Negri". Crescendo, parecchi degli ex giovani di "Controcorrente" avrebbero smesso di invocare una destra che, amaramente, in Italia non sembrava poter veder la luce. Il nuovo millennio portava addirittura al superamento delle stesse categorie di destra e sinistra. Seppellendo per sempre quello che era stato un affascinante, romantico sogno novecentesco.
BIBLIOGRAFIA
  • "A cercar la bella destra" di Paolo Avanti e Alessandro Frigerio, pp188, Ugo Mursia Editore.